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I bottoni di Draghi

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2021

di Marco Patriarca. I nostri ex sovranisti, ex anti-europei, ex democristiani ed ex comunisti, dopo la dissoluzione della loro politica, ancora orbi dell’ultimo governo Conte, ancora disquisiscono sulla natura tecnica o politica del governo Draghi; sperando comunque che duri poco. Intanto il governo si annuncia europeista, liberal-democratico, promosso e ispirato da Sergio Mattarella, dunque, del tutto politico. La scelta dei ministri e dei sottosegretari sembra assicurare che, nel pieno di una recessione economica e sociale difficile, lunga e pericolosa, Draghi si trovi pronto ad operare il paziente Italia dal centro della stanza dei bottoni governativi. Il problema però, come ha osservato Lucio Caracciolo, non è il governo. Il problema sono i bottoni. Anche spingendo bene quello giusto potrebbe non succedere nulla. Infatti la massima parte delle riforme degli interventi a valere sui fondi del New Generation-EU, che il governo dovrà guidare, hanno carattere pubblico e i mille bottoni che dovranno attivarlo sono in mano alle amministrazioni pubbliche, molte delle quali sono burocrazie lente, rigide e fatiscenti. Riformare significa anche cambiare mentalità, procedure e spesso persone. In Italia non si cambia mai nulla e le misure governative, per quanto necessarie ed utili, appena scendono giù per li rami delle pubbliche amministrazionisi impantanano. I ranghi intermedi della PA infatti ritengono (ovunque nel mondo) di avere una superiorità tecnica sui cambiamenti delle loro aree di competenza: il governo -essi affermano- ci può dire “che cosa” ma siamo noi competenti a dire “come”. È in quel “come” che annidano emendamenti, dettagli, interessi, malintesi e trucchi. Inoltre, anche l’Italia è una democrazia compiuta, è però una democrazia feudale: castelli, fortezze e palazzi, scambio economico e baratto politico, autarchia locale, privilegi di casta, litigiosità interna al feudo e guerra tra feudi; tutti uniti però nell’assalto (soprattutto economico) al potere e all’autorità centrale. Oggi in Italia i feudi sono di un altro tipo: partiti, banche, enti statali ed aziende pubbliche, grandi imprese, sindacati, ordini professionali, authority ed enti locali che hanno altrettanti diritti ed obblighi verso masse di cittadini anonimi, verso grandi e piccole aziende industriali, di servizi e di comunicazione di cui regolano in vario modo le vicende economiche. Ma mentre nel primo caso i vassalli avevano un rapporto diretto, stretto e quasi organico con il feudatario locale, al quale dovevano rispondere, i secondi oggi ne hanno uno lontano e politicamente mediato con lo stato italiano e rispondono solo ad elettori spesso ingannati; di conseguenza i vassalli ne perdono la fiducia e studiano, quasi sempre con successo, come aggirarlo. Nella gestione del NG- EU questo non dovrà avvenire e Draghi, con tutta la sua autorità dovrà impiegare anche tutta la sua soft power per battere le resistenze dei partiti; i quali continuano a ritenere di essere gli esclusivi maestri della politica politicante, quella vera, quella loro.
Di Salvini, Meloni, Zingaretti, Bersani, Di Maio e Conte ormai conosciamo il passato prossimo, ed i rispettivi curricula, abbastanza per indovinare il loro futuro politico. Draghi è diverso, il suo ruolo sarà anche quello, di dare l’esempio agli altri, come predicava Luigi Einaudi, lavorando per il futuro dell’Italia e non per accontentare partiti che lo sostengono. Oltre alla sua competenza, è questa la soft power che potrà fare del suo governo un successo per l’Italia e per l’Europa. Come scriveva Fyodor Dostoevsky “Ai nostri tempi non si sa più affatto chi s’ha da stimare in Russia. E bisogna riconoscere -concludeva amaramente- che, per un paese, non saper più chi s’ha da stimare è un’atroce calamità.” fonte: http://www.societalibera.org

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Dalla stanza dei bott O ni, alla stanza dei bott I ni

Posted by fidest press agency su martedì, 1 Maggio 2012

Berlusconi: voto a ottobre, sinistra avanti unica nostra chance l’alleanza con Casini Il leader Udc non chiude ma avverte: «L’unità si fa con i programmi, non con nominalismi» (Il Messaggero del 30 aprile 2012) E Rosario Amico Roxas commenta: “Per Berlusconi l’unità si fa seguendo i sondaggi; se tali sondaggi lo dessero vincente, allora non accennerebbe nemmeno a Casini e lo svilirebbe come “voto inutile” stante la dimensione elettorale.
Casini, con questo intervento, si illudere di poter portare il cavaliere ad un dialogo politico, ideologico, costruttivo, mirato al paese e non agli interessi personali.Berlusconi insiste.., non si rende conto nemmeno che Casini ha interessi diametralmente opposti ai suoi, per cui “non c’è trippa ppe gatti”, e non si tratta solo di interessi personali come accade per il cavaliere.
Gli interessi del cavaliere sono banali: giustizia da aggiustare secondo le sue esigenze, gratuità per mediaset delle frequenze TV, nessuna patrimoniale che possa intaccare i suoi “affetti più cari”.
Finalmente Casini lo ha fatto presente, rintuzzando il prode AlFano; dov’era lo scudiero del cavaliere quando veniva tolta, demagogicamente, l’ICI anche ai grandi patrimoni, sottraendo quella liquidità immediata che avrebbe scongiurato l’attuale condizione provocata da Berlusconi?
Dov’era quando veniva regalato quello scudo fiscale, del quale hanno goduto i grandi evasori, le mafie, i corrotti, i corruttori e i corruttibili, con il cavaliere alla testa del drappello, seguito dai suoi scudieri?
E’ patetico che il responsabile dell’attuale situazione si esibisca come la soluzione ai problemi; un ritorno del cavaliere ri-trasformerebbe la stanza dei bottOni, nella già vista stanza dei bottIni.(Rosario Amico Roxas)

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