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Asma e BPCO: controlli gratuiti in tutta Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Campagna di consulenze specialistiche gratuite dal 21 al 25 maggio 2018. L’iniziativa offrirà l’opportunità ai circa 8 milioni di italiani, che soffrono di asma o di BPCO, di effettuare una visita di controllo e ricevere informazioni utili per una migliore gestione della propria malattia presso i circa 50 Centri specialistici distribuiti su tutto il territorio nazionale.
Promossa da FederASMAeALLERGIE Onlus – Federazione Italiana Pazienti, con il patrocinio della Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica (SIAAIC) e della Società Italiana di Pneumologia (SIP/IRS), e con il supporto non condizionato di AstraZeneca, l’iniziativa torna quest’anno con un’importante novità: la BPCO. Sulla scia del successo dell’edizione dello scorso anno, che ha permesso a più di 1.100 pazienti con asma di ricevere consulenze gratuite, la campagna 2018 coinvolge infatti anche le persone con BPCO, una frequente condizione patologica cronica dell’apparato respiratorio che solo in Italia colpisce tra il 6% e l’8% dei soggetti con età superiore ai 40 anni e che l’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica come quarta causa di morte con la previsione che divenga la terza causa entro il 2020.Obiettivo della Control’ASMA&BPCOweek è quello di sensibilizzare pazienti e opinione pubblica sui rischi connessi a due comuni patologie respiratorie, troppo spesso trascurate perché sottovalutate. Basti pensare che solo poco più della metà dei pazienti con asma (56%) assume farmaci in maniera continuativa e regolare, mentre il 44 % evita di prenderli o li sospende o ne cambia il dosaggio senza consultare il proprio medico. Tra i motivi più frequenti di non aderenza alle terapie emerge che il 33% dei pazienti pensa di stare meglio e di non averne più bisogno, il 21% crede che i farmaci servano solo quando si manifesta la difficoltà a respirare, infine il 18% è convinto che la malattia non richieda una terapia così prolungata.
Un problema, questo della mancata aderenza al trattamento, spesso sottostimato sia dai pazienti con asma sia da quelli con BPCO. Nel caso di quest’ultima, la non aderenza alle terapie può portare a riacutizzazioni e a ricoveri ospedalieri. Importante, per questa patologia, è la personalizzazione del trattamento farmacologico che deve essere guidato principalmente dalla gravità dei sintomi e dal rischio di riacutizzazioni, oltre che dagli effetti collaterali, dalle comorbidità, dalla risposta del paziente e dalla sua capacità di usare i diversi inalatori per il rilascio dei farmaci. Quelli broncodilatatori a lunga durata d’azione, che anche in associazione con corticosteroidi per via inalatoria sono in grado di contrastare la ostruzione bronchiale al flusso dell’aria, sono i farmaci di scelta nel trattamento della BPCO. Differente è la questione quando si parla di asma, patologia per cui l’uso dei broncodilatatori a breve durata di azione (SABA) necessita di un’inversione di marcia.Oltre all’importanza di seguire le raccomandazioni del medico o specialista per tenere sotto controllo la patologia ed evitare che peggiori drasticamente attraverso l’uso di farmaci, fondamentale per asma e BPCO è un corretto e sano stile di vita. La BPCO è causata dalla inalazione di particelle nocive, soprattutto fumo di sigaretta, che causano infiammazione cronica con meccanismi diversi. Oltre al fumo, l’inquinamento, le esposizioni professionali e le infezioni respiratorie rappresentano i principali rischi per l’insorgenza della BPCO.
Per l’asma, pur essendo lo sforzo fisico uno dei principali fattori scatenanti le crisi respiratorie, non è necessario vietare alcuna attività sportiva. Al contrario, l’attività sportiva dovrebbe far parte del programma terapeutico delle persone asmatiche, in particolare di coloro i quali manifestano i sintomi durante lo sforzo (asma da sforzo). È infatti dimostrato come un allenamento costante aiuti a potenziare la muscolatura, inclusa quella respiratoria, favorendo in questo modo la funzione polmonare. Anche in questo caso, come per la BPCO, seguire scrupolosamente le indicazioni del medico e in particolare la terapia prescritta consentirà di svolgere l’attività fisica senza conseguenze per la propria salute.
Sono circa 50 i Centri specialistici di Pneumologia o Allergologia distribuiti su tutto il territorio nazionale in cui sarà possibile, per quanti abbiano già ricevuto una diagnosi di asma o BPCO, effettuare una visita di controllo gratuita. Per accedervi, i pazienti avranno a disposizione un Numero Verde (800 62 89 89), attivo fino al 25 maggio dal lunedì al venerdì (09.00- 13.00/14.00-18.00), tramite cui è possibile prenotare la propria visita di controllo gratuita per una valutazione dello stato della malattia e ricevere informazioni utili alla sua gestione. A supporto dell’iniziativa, inoltre, il sito internet http://www.controlasmabpcoweek.it e una pagina Facebook http://www.facebook.com/controlasmabpcoweek dove poter trovare indicazioni e approfondimenti.

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“Manifesto sulla Bpco”

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

federanzianiSenior Italia FederAnziani, la federazione della terza età, aderisce al “Manifesto sulla Bpco”, stilato e sottoscritto in comune accordo con altre organizzazioni rappresentative del mondo sanitario, medico-medico scientifico e dei pazienti per una gestione ottimale della patologia.
La Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), oggi quarta causa di morte, si avvia a diventare entro il 2020, la terza causa a livello globale con una previsione di 6 milioni di morti. In Italia la patologia colpisce, secondo i dati ISTAT, il 5,6% delle persone adulte, cioè circa 3,5 milioni di persone, con tassi di incidenza più elevati nelle regioni meridionali. Essa è responsabile del 55% delle morti per Malattie Respiratorie. Ciononostante, tutti gli studi condotti evidenziano come questa patologia, che colpisce in modo più rilevante i pazienti senior, sia ancora fortemente sotto diagnosticata e, quindi, sottostimata.All’impatto sulla salute dei pazienti si aggiunge inoltre quello economico sul Servizio Sanitario Nazionale per la durata della sua storia naturale e le invalidità che determina. Difatti, oltre alla sua grande frequenza e diffusione, alla mortalità elevata e alla scarsa qualità di vita, la BPCO è rilevante anche per il risvolto economico e sociale in termini di sofferenze, disabilità e costi sanitari sia diretti (richiesta di prestazioni sanitarie anche di emergenza) che indiretti (riduzione della vita lavorativa, coinvolgimento dell’assistenza sociale o familiare), risultando dunque tra le malattie più costose. Si stima, infatti, che l’impatto economico della patologia sia pari a 2.723,00 euro all’anno per paziente tra costi diretti e indiretti. Il costo diretto maggiore è rappresentato dalle risorse assorbite per far fronte ai ricoveri ospedalieri, soprattutto nei soggetti più compromessi nella fase avanzata della malattia, con un valore medio annuo per paziente di euro 1.970,42. In questo quadro drammatico, Senior Italia FederAnziani è da sempre impegnata per fare fronte all’emergenza generata da questa patologia, lavorando in sinergia con i diversi attori del sistema sanitario, come membro presso il Ministero della Salute di GARD – Italia, che fa parte dell’iniziativa dell’OMS “Alleanza Globale contro le Malattie Respiratorie Croniche – GARD”, e infine ponendo le criticità e le soluzioni sostenibili rispetto a tale patologia al centro del lavoro comune di medici, pazienti, infermieri, farmacisti e istituzioni nel suo Congresso Nazionale. “Dal punto di vista del paziente senior”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “è centrale la promozione di una maggiore consapevolezza rispetto a questa patologia. Purtroppo spesso la mancanza di respiro viene accettata da chi ne soffre come dovuta all’età, come una conseguenza inevitabile del passare degli anni. Ma sappiamo che non è semplicemente così. L’unica certezza che si ha è che, sottovalutando i primi sintomi, si ritarda o si perde del tutto la possibilità di una diagnosi tempestiva e quindi di una presa in carico ottimale. Migliorare la consapevolezza sulla patologia e sui fattori di rischio, la conoscenza dei sintomi per i quali è opportuno rivolgersi prima possibile al proprio medico di fiducia, promuovere una maggiore sinergia tra medico di medicina generale e specialista, raccomandare l’utilizzo della spirometria a tutti i pazienti con il sospetto clinico di BPCO, aiutare il paziente nell’auto-gestione della propria malattia, anche attraverso la riabilitazione respiratoria, sono le azioni prioritarie da mettere in campo, che come organizzazione di pazienti sosteniamo e siamo pronti a lavorare in un comune impegno di tutti i soggetti coinvolti perché finalmente siano soluzioni operative e pienamente efficaci”.

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BPCO, una malattia che gli europei conoscono poco

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 settembre 2017

European public opinion“Hai mai sentito parlare di BPCO?” Due volte su tre, la risposta a questa domanda è “no”. Soltanto il 45% dei tedeschi, il 44% degli inglesi, il 41% degli spagnoli, appena il 20% dei belgi e, fanalino di coda, il 10% degli italiani, infatti, ha risposto di sì. A rivelarlo è un’approfondita indagine realizzata a luglio da GfK Eurisko in cinque paesi europei (Italia, Germania, Spagna, Regno Unito, Belgio) su un campione di 4.250 persone dai 18 anni in poi. In media, “ha sentito parlare di BPCO” il 35% degli intervistati e soltanto il 10% ha associato la sigla alla Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva. Un numero sorprendentemente basso per una malattia che colpisce 348 milioni di persone nel mondo e che entro il 2020 sarà la terza causa di decesso. L’indagine GfK Eurisko “La BPCO (Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva) le conoscenze, i vissuti, l‘impatto sulla qualità di vita”, svela molti aspetti di questa malattia e della percezione che se ne ha. Correttamente, viene considerata grave o molto grave nella quasi totalità dei casi (95%) e nella classifica delle patologie più severe viene messa al quinto posto, dopo cancro, infarto, ictus e Alzheimer. Anche riguardo alla prevenzione c’è un buon livello di consapevolezza: i dati mostrano che per la maggior parte delle persone che la conoscono, la BPCO può essere prevenuta non fumando o smettendo di fumare (84%) e facendo controlli periodici (63%). Il fumo, in particolare, è considerato la causa principale dell’insorgere della malattia (da oltre l’80% di chi ne ha sentito parlare), seguito dall’inquinamento (54%) e dalla familiarità (37%).“È indispensabile che si alzi la guardia su questa malattia, che nel mondo causa tre milioni di morti ogni anno”, afferma Leonardo M. Fabbri, già Professore di Medicina Interna e Respiratoria presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, Visiting Professor di Medicina Interna e Respiratoria all’Università di Ferrara e Gothenburg (Svezia). “Secondo l’indagine GfK Eurisko – continua Fabbri – l’opinione pubblica la pone al quinto posto tra le malattie più invalidanti, dopo gli eventi cardiovascolari. Ma pochi forse sanno che oggi la mortalità di chi è ricoverato in ospedale per infarto è del 15% a tre anni, mentre la mortalità di un paziente con BPCO ricoverato per una riacutizzazione della malattia, cioè un peggioramento acuto dei sintomi, è del 50% nello stesso periodo”.
I sintomi della malattia più presenti risultano essere la stanchezza (48%), la mancanza di fiato/fiato corto (dispnea, 46%), la tosse secca (40%), il senso di oppressione sul petto e la difficoltà a respirare (31%).Ma al di là dell’elenco dei singoli sintomi, i dati svelano il grande impatto della malattia sulla qualità della vita. La BPCO influenza la vita in generale nel 75% dei casi, il lavoro e le attività quotidiane nel 66%, la vita sociale, le relazioni e la vita familiare nel 56% e la vita di coppia nel 51%.
Scendendo più nel dettaglio, nel 79% dei casi i pazienti hanno difficoltà a fare qualsiasi tipo di attività sportiva; nel 62% non riescono a dedicarsi come vorrebbero al proprio hobby; nella stessa percentuale (62%) non riescono a prendersi cura dei bambini o a giocare con loro; il 56% limita i viaggi, il 53% la vita affettiva, il 47% gli incontri con gli amici e il 42% le uscite per andare al ristorante, al cinema, a teatro, al pub.
Solo il 35% dei pazienti intervistati assume un solo farmaco, il 42% ne assume due e ben il 23% ne assume tre o più. Questo per molti significa dover gestire più inalatori: un problema che si riflette sull’aderenza al trattamento. Se il 75% segue le prescrizioni del medico, infatti, uno su quattro non riesce: la metà perché si sente meglio e pensa di non aver bisogno del farmaco, il 41% perché si dimentica, il 13% perché “assumere tante medicine lo fa sentire malato”. Altri commentano che “è difficile utilizzare differenti tipi di inalatore”, che la cura non è efficace e che è una cura complicata, ed è facile commettere errori.
In ultimo, l’indagine ha sondato quali siano i bisogni ancora insoddisfatti di questi pazienti. Ebbene, la stragrande maggioranza – 85% – vorrebbe un farmaco che lo facesse stare meglio, il 77% vorrebbe un farmaco che agisse più in fretta, il 65% vorrebbe usare un solo inalatore, il 60% vorrebbe dover assumere un solo farmaco.

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Frutta e verdura migliorano Bpco

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2010

Mangiare molta frutta e verdura aiuterebbe a migliorare le condizioni di salute di chi soffre di broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), una malattia che colpisce l’apparato respiratorio e che, se non curata, determina difficoltà sempre maggiori nella respirazione. Lo hanno dimostrato alcuni ricercatori greci sottoponendo, per tre anni, 120 pazienti affetti da Bpco all’assunzione di grandi quantità di frutta e verdura oppure a un’alimentazione completamente priva di questi alimenti. Nelle persone che hanno mangiato abbondantemente frutta e verdura si sono non solo ridotti di circa la metà i casi in cui la malattia è peggiorata ma sono stati riscontrati anche dei veri e propri miglioramenti delle funzionalità polmonare. «I benefici derivanti dal consumo di frutta e verdura che abbiamo riscontrato in individui colpiti da questa grave malattia respiratoria sono, a nostro avviso, da attribuire alla proprietà antiossidanti di questi alimenti» ha dichiarato Demosthenes Makris del Department of Critical Care Medicine, University of Thessaly School of Medicine, Larissa in Grecia. «Riteniamo fondamentale l’adozione di stili di vita sani e un’alimentazione ricca di frutta e verdura per un’appropriata gestione di una condizione patologica che spesso determina una qualità della vita davvero bassa in chi ne è colpito» (L.A.)

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Smettere di fumare per far tacere la BPCO

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2009

Un nuovo studio, sponsorizzato da Pfizer, dimostra che il 42,3% dei fumatori affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) di grado lieve/moderato che hanno assunto vareniclina (Champix) sono riusciti a smettere di fumare e a rimanere astinenti durante le ultime quattro settimane di trattamento (settimane 9-12) rispetto all’8,8% dei pazienti a cui è stato somministrato placebo. I dati sono stati presentati al CHEST 2009, 75° Convegno annuale internazionale scientifico dei Pneumologi dell’American College (ACCP). Lo studio, multicentrico, in doppio cieco e controllato verso placebo ha coinvolto 499 adulti che avevano fumato in media 10 sigarette o più al giorno nell’anno precedente e fumavano in media da 41 anni e avevano una forte dipendenza dalla nicotina. Il trattamento con vareniclina (n=248) o placebo (n=251), è durato 12 settimane. Alla fine delle 52 settimane, il 18,6% dei partecipanti che avevano assunto vareniclina è rimasto astinente dal fumo, rispetto al 5,6% di quelli che avevano assunto placebo. Gli effetti collaterali più comuni sono stati nausea, attività onirica anomala e insonnia. Gravi effetti collaterali derivanti dalla terapia si sono manifestati nel 2,8% dei soggetti trattati con vareniclina rispetto al 4,4% dei pazienti che hanno assunto placebo. Si è registrato un caso di ideazione suicidaria tra i pazienti in trattamento con placebo e nessuno con vareniclina.

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La bpco provoca 4 decessi al minuto

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2009

Svolta nella lotta alla BPCO: dopo anni di ricerche, finalmente messa a punto una nuova classe di farmaci, inibitori della fosfodiesterasi 4 (PDE4), ha dimostrato di ridurre le complicanze polmonari, migliorando significativamente la qualità di vita del paziente. La BPCO è una malattia polmonare cronica, fortemente sottodiagnosticata e sottostimata. A livello mondiale, è responsabile di quattro decessi al minuto e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) prevede che sarà la terza causa principale di morte entro il 2030. In Italia si calcola vi siano 2.600.000 pazienti con questa malattia. I risultati dei quattro studi sperimentali di fase III con roflumilast, capostipite di questa nuova classe di farmaci, sono risultati di tale rilevanza scientifica da essere pubblicati domani sulla prestigiosa rivista medica The Lancet. Le prove sperimentali di fase III controllati con placebo del roflumilast hanno valutato il trattamento in due studi su 12 mesi e in due studi su sei mesi, che hanno coinvolto 4.500 pazienti in dieci paesi, Italia inclusa. Ed hanno dimostrato che questa molecola ha prodotto una riduzione statisticamente significativa e clinicamente rilevante delle complicanze (crisi respiratorie che devono essere trattate con steroidi sistemici o che comportano il ricovero), anche nei pazienti che stavano già assumendo broncodilatatori. “Il roflumilast nei prossimi anni potrebbe diventare l’unica alternativa completamente nuova per il trattamento della BPCO – afferma Leonardo Fabbri, Professore di Medicina Respiratoria all’Università di Modena e Reggio Emilia e uno fra i principali autori degli studi -. I risultati erano fortemente attesi e mostrano, oltre a confermare i miglioramenti importanti, prolungati e statisticamente significativi della funzionalità polmonare, che il roflumilast ha anche rivelato una tendenza alla riduzione delle complicanze, se somministrato concomitantemente ai broncodilatatori a lunga durata d’ azione per via inalatoria. Ci auguriamo che le autorità europee (EMEA) e statunitensi (FDA), approvino al più presto questa nuova compressa orale a singola somministrazione giornaliera”. Roflumilast è frutto della ricerca Nycomed e Forest Laboratories.

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