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Posts Tagged ‘brasile’

Teatro Palladium: “Parole e musiche dal Brasile”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 giugno 2021

Roma. 9 giugno ore 18:30 Teatro Palladium, Piazza Bartolomeo Romano 8 ingresso gratuito. Concerto di musica brasiliana con Maddalena Pennacchia (Roma Tre, voce), Alessandro Marzi (percussioni), Stefano Nencha (chitarra) e Stefano Nunzi (basso) e con la partecipazione speciale di Nicola Stilo Conduce Max De Tomassi. Un viaggio di musica e parole nel mondo della canzone brasiliana, nato da un progetto di ricerca musicale sul genere brazilian-jazz condotto da Maddalena Pennacchia (Roma Tre, voce), Alessandro Marzi (percussioni), Stefano Nencha (chitarra) e Stefano Nunzi (basso), e di prossima pubblicazione per l’etichetta AlfaMusic.Il concerto esplora la ricchezza della musica tradizionale brasiliana partendo dagli anni Trenta con autori come Dorival Caymmi e Pixinguinha, fino ai contemporanei Djavan, Chico Buarque e Guinga, passando per la grande stagione della bossa nova segnata dal genio di Tom Jobim. Conduce l’imperdibile appuntamento Max De Tomassi, autore e conduttore radiofonico (Rai Radio 1) tra i più autorevoli esperti internazionali di musica e cultura brasiliana; ospite speciale della serata il virtuoso del flauto jazz Nicola Stilo.Lo spettacolo si inserisce nell’ambito di un programma di diffusione della lingua portoghese e delle culture lusofone tra gli studenti delle scuole del Lazio e del Veneto (PCTO) nato per iniziativa del Dipartimento di Lingue Letterature e Culture Straniere, e sostenuto dal POT UniSco dell’Università di Padova e dalla Fondazione Palladium. Il concerto verrà trasmesso in diretta streaming sul canale Youtube del teatro. https://teatropalladium.com/

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Brasile: Protesta contro la nuova legge sulla demarcazione

Posted by fidest press agency su sabato, 29 Maggio 2021

La Commissione Costituzione e Giustizia della Camera dei Deputati brasiliana ha votato un progetto di legge che cambierebbe la procedura di demarcazione dei territori indigeni a scapito della popolazione indigena. Come riferisce l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), l’Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile (APIB) ha annunciato ampie proteste contro di essa. Se questa legge entrerà in vigore, la situazione dei popoli indigeni del Brasile si deteriorerà ulteriormente. L’accaparramento delle terre e i conflitti aumenteranno, e i grandi latifondisti disboscheranno ancora di più la foresta pluviale. Sarà allora più facile forzare il contatto con i popoli in isolamento volontario, il che è pericoloso per queste persone. Il progetto di legge, con il numero PL 490/2007, è anche incostituzionale e viola la Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che il Brasile ha ratificato nel 2002: Il progetto di legge potrebbe permettere, per esempio, la realizzazione di strade, l’insediamento di grandi aziende agricole e zootecniche, o l’estrazione mineraria, senza il consenso preventivo, libero e informato delle comunità interessate. Il progetto di legge toglierebbe qualsiasi territorio “la cui occupazione serve l’interesse pubblico rilevante dell’Unione” dall'”usufrutto esclusivo” dei popoli indigeni – anche se è stato sotto la proprietà indigena per decenni. “Il progetto di legge insomma è un affronto ai popoli indigeni del Brasile. Sappiamo tutti che pericolo e che rischi comporterà tutto questo”, queste le parole di Kretã Kaingang, coordinatore dell’APIB. Il riconoscimento di nuovi territori diventerebbe praticamente impossibile una volta che la legge dovesse entrare in vigore. Nuove demarcazioni sarebbero concesse solo attraverso leggi separate, il che complicherebbe enormemente quello che è già un processo lungo. Inoltre, le possibilità di ricorso in tutte le fasi del complesso processo amministrativo sarebbero notevolmente ampliate e sarebbe anche incostituzionale: il progetto di legge utilizza il cosiddetto “Marco Temporal” (punto di riferimento temporale). In base a questo principio, solo i popoli indigeni che possedevano la terra il 5 ottobre 1988, data di promulgazione della costituzione, possono rivendicare un diritto su di essa. Tutto questo ignora la storia di espulsioni, spostamenti forzati e atti di violenza contro queste popolazioni.

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L’agroalimentare in Brasile: prospettive di crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 aprile 2021

San Paolo, Brasile, Aumento pari al 2,06% dell’agroalimentare nel dicembre 2020, PIL del settore a fine anno di €0,30 bilioni (R$2 bilioni) su un totale pari a €1,10 bilioni (R$ 7,45 bilioni). Questi i numeri dell’agrobusiness in Brasile, che nonostante la diffusione della pandemia e il conseguente impatto sull’economia brasiliana, ha concluso il 2020 mantenendo le proprie attività, ottenendo buone performance e mostrando rilevanti potenzialità di crescita per il 2021. In questo contesto, il Ministero brasiliano dell’agricoltura, allevamento e approvvigionamento (Mapa) ha compiuto 160 anni con una nuova sfida: promuovere misure per garantire l’approvvigionamento di cibo e mantenere operativi i servizi essenziali, come l’ispezione sanitaria, oltre a ridurre gli impatti della crisi sul reddito dei produttori rurali, soprattutto di piccole e medie dimensioni. Il Mapa ha quindi istituito il Comitato CC-Agro-COVID19, formato da 14 membri delle segreterie ministeriali, la Società di Fornitura Nazionale (Conab) e la Società Brasiliana di Ricerca Agricola (Embrapa). “Si tratta di una grande opportunità per le aziende italiane che dispongano di offerte tecnologiche interessanti per la filiera dell’agrobusiness, per esempio macchinari agricoli, tecnologie per l’agricoltura 4.0 e, in generale, soluzioni per contribuire a migliorare i processi di lavorazione della terra così come i processi industriali, in ambito per esempio refrigerazione, efficienza energetica, efficienza di utilizzo della materia prima” – ha commentato l’Avvocato Giacomo Guarnera, Socio Fondatore di Guarnera Advogados – “Nonostante la complessità del periodo attuale, settori come l’agroalimentare resistono nel Paese e continuano a essere attrattivi per le imprese italiane.” Scenario economico e prospettive di crescita Considerato il più grande produttore mondiale di caffè e succo d’arancia, il secondo più grande produttore di zucchero, semi di soia in cereali, manzo e pollo e il terzo nella produzione di mais, il Brasile non è stato inferiore nei tempi del Coronavirus. Secondo i dati più recenti del ministero dell’Agricoltura, l’agroalimentare brasiliano ha esportato €0,96 miliardi (R$ 6,47 miliardi) nel febbraio 2021 (+2,8% rispetto allo stesso mese dello scorso anno). Il Brasile, inoltre, è il quarto esportatore mondiale di prodotti agricoli (dietro l’Unione Europea, gli Stati Uniti e la Cina). Il settore genera anche numerosi posti di lavoro, assorbendo praticamente un lavoratore brasiliano su tre. Secondo la più recente Indagine Nazionale (PNAD), su un totale di 94,4 milioni di lavoratori intervistati, il 32,3% (cioè 30,5 milioni) apparteneva all’grobusiness.

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Brasile: distruzione dell’ambiente e Coronavirus

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

In Brasile, dopo le proteste a livello nazionale delle ultime settimane, il presidente Jair Bolsonaro potrebbe essere riuscito ad evitare un possibile impeachment. Dopo la rielezione dei presidenti di entrambe le camere del parlamento lunedì scorso, il processo sembra non avere alcuna possibilità. Per i popoli indigeni, questo implica che non ci sarà nessuna prospettiva di miglioramento nei prossimi due anni. L’espansione aggressiva dell’economia continuerà ad avere la precedenza sui diritti umani fondamentali, sui diritti delle terre indigene e sulla protezione dell’ambiente e del clima per il prossimo futuro. L’indirizzo politico dato da Bolsonaro incoraggia le invasioni illegali dei territori indigeni che sono direttamente legate al degrado ambientale. Queste invasioni sono aumentate del 135% da quando è entrato in carica, con la deforestazione delle foreste pluviali che ha raggiunto livelli record e tredici volte più incendi boschivi nelle terre
indigene. C’è anche un numero significativamente maggiore di miniere nelle terre indigene: le richieste ufficiali per questo sono aumentate del 91% sotto Bolsonaro. Anche se non è nemmeno legalmente possibile, ci sono attualmente 58 nuove autorizzazioni minerarie approvate su terre indigene in Amazzonia. Solo nel territorio Yanomami, sono attualmente attivi oltre 20.000 minatori d’oro illegali. Questi invasori non solo stanno distruggendo gli habitat e i mezzi di sussistenza delle popolazioni indigene, ma sono anche un’importante porta d’ingresso per il coronavirus. Secondo uno studio dell’Instituto Socio-Ambiental brasiliano, un solo invasore potrebbe arrivare ad infettare 1600 indigeni. La pandemia ha anche messo in evidenza il razzismo istituzionale contro la popolazione indigena del Brasile. Il piano nazionale di vaccinazione del Ministero della Salute ha escluso più della metà degli indigeni. Le comunità indigene riferiscono anche di pastori evangelici che tentano di convincere gli indiani a non vaccinarsi. Le informazioni false sono diffuse via radio, il che le rende purtroppo molto efficaci. Gli indigeni sono stati colpiti in modo sproporzionato dalla pandemia. Secondo uno studio sierologico a livello nazionale, gli indigeni hanno cinque volte più probabilità di contrarre il virus rispetto alla popolazione bianca. Il tasso di mortalità era del 16% superiore alla media della popolazione nel dicembre 2020. Le misure preventive contro le malattie infettive sono limitate dalle condizioni di vita di molti indigeni, che vivono in famiglie numerose e in spazi ristretti. Allo stesso tempo, c’è spesso una mancanza di acqua pulita e di infrastrutture sanitarie.

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Il fuoco minaccia insediamenti indigeni in Brasile

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

Non solo l’Amazzonia sta bruciando: il biotopo umido del Pantanal sta vivendo la peggiore crisi degli ultimi decenni. Una grave siccità e gli incendi provocati dall’uomo stanno attualmente minacciando una delle più grandi zone umide interne della terra. Il Pantanal è un biotopo di zona umida ricco di specie, che è protetto e dal 2000 è patrimonio naturale dell’umanità dell’UNESCO. Il popolo Guató, tra gli altri, vive in questa zona. È uno degli ultimi rappresentanti del popolo della canoa. Circa 80 famiglie appartenenti a questo popolo sono minacciate dagli incendi della terra indigena Baía dos Guató. Le 35 famiglie del popolo Bororo nel territorio indigeno del Perigara hanno perso 8.100 ettari di terra negli incendi, più del 75% della loro terra. Il territorio indigeno Tereza Cristina ha perso il 12% dei suoi 3.300 ettari.Le popolazioni colpite hanno perso casa, cibo e medicine naturali, che sono il loro sostentamento. Ora i Guatós, in particolare, temono che i pesci possano morire a causa dell’inquinamento dei fiumi se gli incendi dovessero continuare durante la stagione delle inondazioni. Senza pesci perderebbero un’importante fonte di cibo. L’area distrutta continuerà a crescere fino alla fine della stagione secca. Lo sottolinea anche il Burn Monitor dell’Instituto Centro de Vida (ICV), che controlla il numero di incendi nel Mato Grosso. L’ICV analizza il Global Fire Emissions Database della NASA e dell’Istituto Nazionale per la Ricerca Spaziale (Inpe). I dati mostrano 148 incendi nelle aree indigene del Pantanal da gennaio ad agosto di quest’anno. Di questi, l’81% è stato osservato in agosto – in quel periodo, i venti forti aumentano il rischio di propagazione degli incendi.Le cifre descrivono un aumento significativo degli incendi sulle terre indigene in questo bioma. Nel 2019 c’erano stati cinque incendi nello stesso periodo, e nessuno nel 2018. Secondo il Centro nazionale brasiliano per la prevenzione e la lotta contro gli incendi boschivi, il Pantanal ha già perso circa il 15% della sua superficie a causa delle fiamme. Si tratta di oltre 2,3 milioni di ettari. Tra gennaio e il 10 settembre 2020, ci sono stati 12.703 incendi nel Pantanal. Questo è il numero più alto per questo periodo da quando l’Inpe ha iniziato il monitoraggio nel 1998.

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Brasile: 26.000 cercatori d’oro sui territori Yanomami

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2020

Le popolazioni indigene in Brasile soffrono da decenni a causa degli invasori illegali che estraggono l’oro, disboscano le foreste per il legname o bruciano la foresta pluviale per l’allevamento del bestiame e la coltivazione della soia nei loro territori. Oltre alla violenza e alla distruzione ambientale che gli invasori portano con sé, lo scoppio della pandemia di coronavirus ha aumentato il rischio di infezione. Su richiesta di Yanomami e Ye’kwana, la Commissione per i diritti umani dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA) chiede ora al governo brasiliano che intervenga con misure adeguate.L’Associazione per i popoli minacciati (APM) è a conoscenza del fatto che sono circa 26.000 i cercatori d’oro attivi solo nelle zone di Yanomami e Ye’kwana. Per l’estrazione dell’oro si usa molto mercurio che contamina i fiumi dove gli indigeni pescano e da cui ottengono l’acqua potabile. Le cave sono anche il terreno ideale per la diffusione delle zanzare che trasmettono la malaria. I cercatori tra l’altro non temono eventuali violenze: solo quattro settimane fa hanno sparato a due Yanomami. Ora gli invasori stanno portando il coronavirus anche nelle comunità indigene e almeno 280 indigeni sono stati già infettati in questi territori.Quest’ultimo è probabilmente il motivo principale per cui la commissione dell’OSA riconosce ora la gravità della situazione e avanza richieste al governo brasiliano. Il governo deve ora lavorare con le comunità indigene colpite per sviluppare e attuare misure per tenere gli invasori permanentemente fuori dai territori. Se le misure saranno effettivamente adottate e quanto saranno efficaci è più che discutibile. Finora il governo di Bolsonaro ha negato qualsiasi azione che possa proteggere le popolazioni indigene o l’ambiente. Il presidente stesso ha più volte incoraggiato l’estrazione dell’oro, il disboscamento e il taglio e l’incendio degli alberi. Bolsonaro, che nel frattempo ha contratto il Covid-19, ha usato la sua stessa malattia per minimizzare ulteriormente la pandemia.Il territorio degli Yanomami è la più grande area indigena del Brasile e copre 96.000 chilometri quadrati. Gli Yanomami contano oltre 26.000 persone e vivono in 321 comunità. Alcune comunità sono state contattate solo di recente e otto vivono in isolamento volontario.

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Covid-19 e i suoi effetti nei rapporti contrattuali in Brasile

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

San Paolo, Brasile. In Brasile, gli effetti causati dalla pandemia di Covid-19 non hanno tardato ad arrivare, considerando che, con la crescita esponenziale del numero di contagi, in data 03 febbraio 2020, attraverso la Decisione n. 188, il Ministero della Sanità ha dichiarato l’Emergenza Sanitaria Nazionale e, il 22 marzo, è stata decretata la quarantena nello Stato di San Paolo, attraverso il Decreto Statale nº 64881. In tal senso, in virtù delle misure di precauzione adottate la Potere Pubblico, soprattutto con la decretazione della quarantena volta a implementare l’isolamento sociale al fine di contenere la propagazione del virus, il Paese avverte già gli impatti economici e sui rapporti giuridici dovuti alla chiusura temporanea delle imprese e stabilimenti commerciali non essenziali, nonché al divieto di eventi pubblici o privati con agglomerazione di persone.A fronte di questo scenario, per le imprese e stabilimenti commerciali si è palesata la difficoltà riguardante i mancati adempimenti contrattuali, soprattutto quelli commutativi e di esecuzione continuativa o successiva, la cui operazione è stata drasticamente influenzata dalla pandemia.A tal proposito, in molti si sono chiesti se siano obbligati a rispettare il contratto se, a causa della pandemia di Covid-19, le loro attività sono state compromesse da tale situazione.Per chiarire la questione, la Legislazione Brasiliana prevede l’istituto giuridico del caso fortuito o forza maggiore, di cui all’Articolo 393 del Codice Civile, ossia un evento straordinario e imprevedibile, non legato alla volontà e che sfugge al controllo delle parti, evento questo che modifica completamente lo scenario in cui sono stati stipulati i contratti.Pertanto, sarebbe possibile considerare la pandemia di Covid-19 come un caso di forza maggiore, per giustificare l’esclusione della responsabilità di una delle parti contraenti in determinati inadempimenti contrattuali, essendo necessario tuttavia analizzare ciascun caso, considerando che la configurazione di forza maggiore dipenderà da come il Codiv-19 abbia influito sull’obbligo nel caso concreto e, inoltre, come le parti abbiano affrontato la situazione.Un altro importante aspetto è verificare se esista una clausola contrattuale che regoli le ipotesi applicabili in caso di insorgenza di forza maggiore e in che modo la previsione della forza maggiore influirà sull’obbligo previsto nel contratto. Infatti, l’affermazione dell’impedimento quando, in realtà, il debitore avrebbe altri modi per adempiere al proprio obbligo, non riuscirebbe a configurare l’ipotesi di cui all’Art.393 del Codice Civile.Inoltre, in situazioni come questa di natura eccezionale, è importante analizzare se l’esecuzione del contratto non sarebbe eccessivamente onerosa per una delle parti, generando un forte squilibrio contrattuale.In questo caso, il debitore può utilizzare la regola contenuta nell’articolo 479 del Codice Civile che consente la rinegoziazione delle condizioni contrattuali, per evitare la risoluzione.Inoltre, l’Articolo 478 cumulato con l’Articolo 317, entrambi del Codice Civile, tratta dell’onerosità eccessiva e della teoria dell’imprevisto.Di conseguenza, nei contratti di esecuzione continuativa o differita, se l’esecuzione di una delle parti diventi eccessivamente onerosa, con un vantaggio estremo per l’altra parte, in virtù di eventi straordinari e imprevedibili, il debitore può richiedere la risoluzione del contratto,Inoltre, nel caso in cui le parti abbiano interesse a mantenere il contratto, le stesse possono invocare la clausola rebus sic stantibus, implicita in tutti i contratti continuativi, salvo espressa previsione in senso contrario, la quale prevede che il cambiamento della situazione comporterebbe, di fatto, una modifica nell’esecuzione degli obblighi imputabili a ciascun contraente. “In tal senso, avvalersi di orientamenti applicati in situazioni ordinarie e di clausole rigide non sembra essere la soluzione migliore. Dopotutto, in tempi di pandemia e con la situazione critica instauratasi, le parti dovrebbero, oltre a rivedere gli obblighi concordati, cercare mezzi alternativi per risolvere i loro conflitti. – commenta Giacomo Guarnera, Avvocato e Socio Fondatore di Guarnera Advogados, studio legale internazionale italo-brasiliano – Pertanto, si raccomanda alle parti coinvolte e sempre sulla base della buonafede, di cercare possibili alternative per superare questo momento e, principalmente, per diminuire le perdite e i danni già causati dalla pandemia. Tuttavia, nel caso in cui le parti non riescano a raggiungere un accordo, sarà necessario ricercare una soluzione in giudizio.”

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Brasile: Quali opportunità per le imprese italiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

San Paolo, Brasile, 208 milioni di persone la cui metà si colloca nella cosiddetta classe media con accesso a buoni livelli di benessere e consumo, un PIL stimato in € 1.865 miliardi, il 12% delle risorse mondiali di acqua fresca, bandi di gara per € 36 miliardi nel settore energia, fino al 2023 investimenti minimi all’anno da € 70 mld per dotare il Paese di infrastrutture e un notevole fabbisogno tecnologico (fonte: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale): questo il quadro in sintesi delle opportunità in Brasile, alla luce anche del pacchetto di riforme amministrative e fiscali che verrà presentato a marzo 2020 e che avrà un forte impatto sulle aziende presenti sul territorio o che lì vogliono andare.
Sono 1.200 le imprese italiane presenti con più di 200.000 dipendenti. Il Bel Paese è il quinto “fornitore” e il nono “cliente” del Brasile. I prodotti più esportati sono quelli ad alto contenuto tecnologico, in particolare automotive, macchinari e attrezzature, meccanica di trasmissione, apparecchiature d’imballaggio e medicinali.Il Gruppo Guarnera, con la Guarnera Advogados e con GSA Advice, in 30 anni di attività ha accompagnato più di 300 iniziative imprenditoriali italiane in Brasile.Dal punto di vista della fiscalità internazionale, il Brasile ha siglato accordi per evitare la doppia imposizione con diversi paesi, tra cui l’Italia; gli accordi prevedono possibilità di accredito/compensazione dell’imposta pagata a uno Stato e le relative percentuali da considerare; l’accordo tra Brasile e Italia (datato 08.05.81) prevede, all’art. 23, comma 3, l’esenzione, da parte del governo italiano, dell’imposta sul reddito incidente sui dividendi provenienti da una società brasiliana e ricevuti da una società italiana, purché quest’ultima detenga almeno il 25% del capitale della società brasiliana.10 “regole d’oro” da seguire in BrasileUn’impresa italiana che punti ad avere successo sul mercato brasiliano, dovrebbe rispettare 10 regole d’oro, in particolare:
1. Comprendere al meglio il continente Brasile e la cultura brasiliana
2. Non sottovalutare la competitività brasiliana
3. Attenzione alle regole: conoscere le barriere d’entrata
4. Eseguire un’ottima analisi di mercato e valutare attentamente l’eventuale partner locale
5. Definire un Business Plan realistico con i piedi per terra e che contenga le peculiarità tributarie brasiliane
6. Capire l’importanza della logistica
7. Preparare, con l’aiuto di un consulente locale, il Tax Engineering per il progetto Brasile (27 normative statali per l’imposta sulle vendite)
8. Preparare un piano B e C per la parte finanziaria e di cash flow
9. Comprendere le norme specifiche in materia societaria, valutaria e fiscale per gli operatori stranieri in Brasile
10. Preparare un modello di Governance e Controllo di Gestione nella società locale

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L’UNHCR accoglie con favore la decisione del Brasile di riconoscere lo status di rifugiato a migliaia di venezuelani

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, accoglie con favore la decisione presa dal Brasile di riconoscere prima facie lo status di rifugiato a migliaia di richiedenti asilo venezuelani. Circa 21.000 venezuelani soggiornanti nel Paese hanno beneficiato con decorrenza immediata della decisione presa giovedì dalla Commissione nazionale brasiliana per i rifugiati (CONARE).
A partire da questo momento, le domande di asilo presentate da cittadini venezuelani che soddisfano i criteri previsti in Brasile saranno prese in esame mediante una procedura accelerata, senza dover sostenere i rituali colloqui. Questa decisione costituisce una pietra miliare per la protezione dei rifugiati nella regione e fa seguito a quella presa a giugno di quest’anno con cui la CONARE riconosce che la situazione in Venezuela è caratterizzata da violazioni di diritti umani gravi e diffuse conformemente a quanto previsto dalla Dichiarazione di Cartagena sui rifugiati del 1984.Per poter beneficiare delle nuove disposizioni, i richiedenti asilo venezuelani devono trovarsi in Brasile, non essere titolari di alcun permesso di soggiorno nel Paese, essere maggiorenni, possedere un documento d’identità rilasciato dal Venezuela e non avere precedenti penali a carico in Brasile. Le autorità brasiliane stimano che siano circa 224.000 i venezuelani che vivono attualmente nel Paese. Ogni giorno, una media di 500 venezuelani continua a varcare il confine per entrare in Brasile, soprattutto nello Stato settentrionale isolato di Roraima.
Il Governo brasiliano continua a guidare la risposta umanitaria a favore dei venezuelani più vulnerabili in arrivo nel Paese, promuovendo, allo stesso tempo, metodi innovativi, accessibili e solidali volti a sostenerne l’inclusione socioeconomica.
Ad oggi, sono oltre 750.000 le domande di asilo presentate da cittadini venezuelani nel mondo, la maggior parte in Paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Il Brasile ha registrato oltre 120.000 richiedenti asilo, secondo i dati ufficiali più recenti. La decisione annunciata giovedì a Brasilia avrà un impatto positivo sulla protezione dei venezuelani nel Paese e, inoltre, contribuirà ad allentare la pressione sul sistema di asilo nazionale brasiliano.L’UNHCR ribadisce di essere pronta a continuare a garantire supporto tecnico e operativo per rafforzare le capacità del sistema nazionale di esaminare le domande di asilo. L’Agenzia è impegnata affinché sia assicurato maggiore sostegno internazionale alla risposta dello Stato brasiliano e auspica che il Brasile continui a svolgere un ruolo leader nella regione in relazione alla protezione di quanti sono costretti a fuggire, specialmente nell’ambito dell’attuale crisi venezuelana.In seguito all’aggravarsi della situazione all’interno del Venezuela, all’inizio dell’anno l’UNHCR aveva esortato i Governi a riconoscere lo status di rifugiato ai cittadini venezuelani mediante procedure di determinazione collettiva, quali l’approccio di riconoscimento prima facie adottato ora dal Brasile. L’UNHCR rinnova tale appello agli altri Paesi della regione, dal momento che la portata degli attuali esodi pone sfide complesse e potrebbe portare al collasso del sistema di asilo.

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La deforestazione nell’Amazzonia brasiliana

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Ha raggiunto tra agosto 2018 e luglio 2019 il tasso più alto registrato dal 2008. Ben 9.762 chilometri quadri, secondo i dati del Programma di monitoraggio satellitare della foresta amazzonica brasiliana (Prodes) dell’Istituto brasiliano di ricerche spaziali (INPE). Un indice sviluppato da questo Istituto mostra che nei primi tre mesi del monitoraggio (agosto-ottobre 2019) è aumentata del 100 per cento l’area interessata da allarmi di deforestazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.“La politica del presidente Bolsonaro sta annientando la capacità del Brasile di combattere la deforestazione, favorendo chi commette crimini ambientali e incoraggiando le violenze verso Popoli Indigeni e comunità forestali tradizionali” dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. “Agire per porre fine alla deforestazione – dell’Amazzonia e di tutte le foreste del Pianeta – deve essere un obiettivo globale della Comunità Internazionale. Il governo brasiliano deve proteggere la foresta e i suoi abitanti, mentre governi nazionali e Ue devono impegnarsi concretamente e proporre una legislazione in grado di garantire che il cibo che mangiamo e i prodotti che utilizziamo non vengano prodotti a scapito dei diritti umani e delle foreste del Pianeta».L’Unione Europea, durante l’ultimo G7, ha dichiarato di voler difendere l’Amazzonia stanziando fondi contro gli incendi ma, al tempo stesso, ha elaborato, a fine luglio, un Piano d’azione contro la deforestazione che non affronta i costi ambientali e umani delle politiche commerciali e agricole dell’Ue, continuando a permettere a una manciata di multinazionali di accedere a nuovi mercati a scapito della necessità di valutare il costo ecologico, climatico e umano degli accordi commerciali in cui l’Ue è coinvolta. “L’Accordo di libero scambio Ue-Mercosur, che coinvolge il Brasile e altri tre stati del Sud America (Argentina, Paraguay e Uruguay), almeno così com’è, aumenterà le importazioni di materie prime agricole in Europa (a cominciare da carne e soia), con conseguenze devastanti per il clima, le foreste e i diritti umani, sacrificati ancora una volta sull’altare del profitto” conclude Borghi.Greenpeace chiede che l’Accordo UE-Mercosur sia sospeso finché le foreste non saranno adeguatamente protette e che comprenda misure efficaci per rispettare l’Accordo di Parigi sul clima, la Convenzione sulla diversità biologica e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. La distruzione delle foreste è una delle principali cause del cambiamento climatico e della massiccia estinzione delle specie a cui stiamo assistendo. Proteggere le foreste e promuovere pratiche agricole sostenibili ed ecologiche, è fondamentale per affrontare la crisi climatica che stiamo attraversando.

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A tutto packaging per India e Brasile con Colines

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Colines, che è tra i primi cinque player al mondo con riferimento al livello tecnologico nel comparto dei macchinari per l’estrusione di materie plastiche, rafforza il presidio sui mercati emergenti ad alto potenziale, grazie a due nuove operazioni del valore complessivo di 2,2 milioni di euro con SACE SIMEST, il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP.Queste operazioni confermano e consolidano la partnership con SACE SIMEST, già al fianco di Colines per commesse in mercati quali Arabia Saudita, Ecuador e Svizzera. Grazie al Polo SACE SIMEST, la società novarese ha la possibilità di associare alla propria offerta commerciale un pacchetto finanziario sempre più di interesse per la propria clientela. Inoltre, l’azienda ha beneficiato anche del supporto degli uffici internazionali di SACE SIMEST a Mumbai e Sao Paulo, che da diversi anni sono a sostegno delle imprese italiane nei due Paesi. Nella propria attività di progettazione e costruzione, Colines può vantare una presenza sul territorio italiano segnata da cinque stabilimenti di produzione, cui vanno aggiunte la sede operativa negli USA e i servizi commerciali e di assistenza nelle aree mondiali di diretto interesse.“La possibilità di rafforzare la nostra presenza – spiega il CEO di Colines, Eraldo Peccetti – in mercati come quello indiano e brasiliano, per noi altamente strategici al pari di quello statunitense, su cui abbiamo ampliato sensibilmente il nostro volume d’affari negli ultimi tempi, è per noi un aspetto fondamentale nell’ottica di un processo di crescita dell’azienda che è iniziato da tempo e che vogliamo proseguire nei prossimi anni. Per noi SACE SIMEST è un partner prezioso per crescere sui mercati internazionali”.
Attiva dal 1973, Colines è specializzata nella realizzazione e commercializzazione di macchinari per la produzione di materiali plastici quali pellicole per film medicale e barriera per alimenti, film estensibili, lastre da packaging destinati ai converters, i quali poi realizzano il prodotto finito per i grandi brand del settore automotive, logistica, grafica, edilizia e affini. Colines ha dimostrato nel tempo grande capacità innovativa, qualità testimoniata anche dai numerosi brevetti attivi. Nell’arco di quarant’anni di attività, l’azienda ha saputo trasformarsi da impresa familiare a grande realtà vocata all’export, riconosciuta a livello internazionale come un’eccellenza nel proprio settore. Ha visto crescere il suo giro d’affari da 25 a 42 milioni di euro negli ultimi quattro anni, con un incremento del 68%, e per l’esercizio in corso l’obiettivo è fissato a 60 milioni di euro, con l’export che vale circa il 98% del fatturato.
Nel 2018 è rientrata nella classifica delle “1000 companies to inspire Europe” stilata dal London Stock Exchange Group per segnalare le PMI più dinamiche e in crescita a livello continentale che hanno il potenziale per trasformare l’economia europea e offrire importanti opportunità alle nuove generazioni.

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Arresto Battisti: Aspettiamo che questo assassino entri in un carcere italiano per non uscirne più”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 gennaio 2019

“L’arresto di Cesare Battisti è un’ottima notizia che tutti aspettiamo da troppo tempo e che conferma oltre tutto come, quando c’è la volontà, la giustizia faccia sempre il suo corso e come l’attività di chi lavora per la legalità, caparbiamente e instancabilmente, come la nostra straordinaria intelligence, produca sempre i suoi risultati. Ora l’ottimismo c’è, ma cauto. Vogliamo credere in tutti i modi che non si verifichino problemi o lungaggini di sorta con l’estradizione. E’ chiaro che aspettiamo il prossimo determinante passo di vedere questo criminale arrivare in Italia ad occupare il posto che gli spetta in una cella dove dovrà restare fino all’ultimo dei suoi giorni. Nel passato abbiamo visto accadere in questa dolorosa vicenda delle cose indegne del rispetto dovuto a un Paese civile e democratico come l’Italia, e soprattutto delle tante famiglie che Battisti ha distrutto con la propria violenza. Un orrore che non ha proprio nulla di ‘politico’, ma che identifica semplicemente un crudele assassino che deve saldare il proprio debito senza sconti, senza ulteriori ritardi, e senza alcuna ulteriore possibile copertura. Nulla potrà attenuare la frustrazione di aver visto per tanto tempo un pluriomicida vivere in libertà, mentre le famiglie che ha devastato hanno subito la condanna del lutto e della sofferenza a vita, e mentre le Istituzioni che hanno tanto lavorato per far luce sui suoi crimini hanno subito la beffa dell’attesa. Ma adesso non è più tempo di vedere sfumare ciò che un intero Paese attende. Adesso deve arrivare inesorabile il momento di mettere questo criminale senza scrupoli davanti alle proprie responsabilità, al proprio vergognoso passato nel quale ha seminato orrore e lutto, per pagare finalmente il conto alla giustizia italiana”.Così Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia di Stato, Federazione sindacale di Polizia, dopo l’arresto in Bolivia dell’ex terrorista latitante Cesare Battisti, già condannato in Italia per quattro omicidi, commessi tra il 1977 e il 1979.

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Far conoscere gli autori Italiani in Brasile con gli ebook

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

In soli tre anni di attività editoriale i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno iniziano una nuova avventura editoriale di respiro internazionale anzi intercontinentale. Grazie all’intraprendenza del Direttore dell’Accademia Italiana Pellegrini (il link a fine comunicato) la Dott.ssa Ilaria Bisanti (salentina d.o.c.) che vive e lavora in Brasile come direttore dell’Accademia Pellegrini e la voglia di esportare cultura italiana all’estero dell’editore Stefano Donno ecco che arriva il primo ebook su Amazon Kindle. Ed ecco che The Doors, in direzione del prossimo whiskey bar: il libro di Giuseppe Calogiuri diventa un ebook per il Brasile e per tutti i lettori nel mondo di lingua portoghese. Si tratta di un’iniziativa nata nello spirito di portare avanti per la casa editrice un’idea di comunità letteraria che attivi collaborazioni e promuova cultura oltre i confini italiani. L’iniziativa ha incontrato il favore della Dott.ssa Ilaria Bisanti che ha voluto attivarsi anche per il futuro in una collaborazione che porterà gli autori interessati a farsi conoscere nella terra multicolore, multietnica e multiculturale del Brasile “Ci vuole coraggio. Sì, ci vuole molto coraggio nel chiedermi di scrivere una prefazione a un libro su di una band degli anni ’60. Perché, anche a voi che leggete, qual è il primo pensiero che vi viene in mente? Sicuramente uno di quegli insopportabili gruppi frikkettoni, hippie, pacifisti, lenti e insulsi sul modello di Mamas&Papas o Jefferson Airplane (ne sono certo). Per fortuna, anche in quegli anni terribili dal punto di vista musicale qualche luce affiorava nel buio. E, forse, una luce più di tutte, quella di The Doors! Ed è di questa luce che questo libro vi parla.iQdB edizioni di Stefano Donno (i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

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Il Brasile intensifica le azioni di risposta per far fronte all’aumento di arrivi di cittadini venezuelani

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

Secondo le ultime stime del governo, più di 800 cittadini venezuelani arrivano in Brasile ogni giorno. Poiché la complessa situazione politica e socio-economica del paese continua a peggiorare, le persone in arrivo hanno un sempre più disperato bisogno di cibo, alloggio e assistenza sanitaria. Molti necessitano anche di protezione internazionale.
Dall’inizio del 2017 sono oltre 52.000 i venezuelani arrivati in Brasile. Si stima che 40.000 siano entrati dallo Stato del Roraima, situato nella zona settentrionale e piuttosto isolata del paese, e vivano nella capitale Boa Vista.
A fronte di un crescente afflusso di persone, sta diventando sempre più difficile fornire servizi pubblici come assistenza sanitaria e i servizi igienico-sanitari. Le autorità hanno recentemente dichiarato lo stato di emergenza e hanno stanziato 190 milioni di BRL (circa 58 milioni di dollari USA) per garantire l’assistenza umanitaria d’urgenza alle persone provenienti dal Venezuela.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) lavora a stretto contatto con il governo federale brasiliano per registrare i venezuelani e garantire che tutte le persone in arrivo abbiano documenti validi. Una volta registrati, i richiedenti asilo venezuelani e le persone munite di permessi di soggiorno speciali hanno il diritto di lavorare e accedere all’assistenza sanitaria, all’istruzione e ad altri servizi di base.La Commissione governativa federale brasiliana istituita per far fronte all’emergenza venezuelana e coordinare la risposta umanitaria nel Roraima, sta collaborando con l’UNHCR per garantire ai cittadini venezuelani l’accesso all’assistenza sanitaria, una sistemazione adeguata e la distribuzione di articoli di primo soccorso come kit per l’igiene personale e materassi.
L’UNHCR e le autorità brasiliane sono sempre più preoccupate per i crescenti pericoli che devono affrontare i venezuelani che vivono in strada, tra cui lo sfruttamento sessuale e la violenza. Per far fronte al fabbisogno di alloggi e attenuare tali rischi, nelle ultime due settimane sono stati aperti due nuovi punti di accoglienza a Boa Vista, ognuno dei quali è in grado di ospitare 500 persone ed è quasi al completo. Viene data priorità alle famiglie con bambini, alle donne incinte, alle persone anziane e alle persone con esigenze specifiche.
I due centri di accoglienza sono gestiti dall’UNHCR e gli operatori presenti in loco effettuano registrazioni biometriche e rilasciano tesserini di riconoscimento utili per ricevere aiuti alimentari e di altro genere. Allo stesso tempo le autorità federali, attraverso l’esercito brasiliano, distribuiscono tre pasti caldi al giorno e garantiscono la sicurezza fisica. Il governo municipale sta inoltre effettuando una serie di vaccinazioni sul posto.Nel frattempo, l’UNHCR sta lavorando con le autorità per identificare i cittadini venezuelani disposti a trasferirsi volontariamente dal Roraima in altre zone del Brasile. Tale ricollocamento rappresenta una soluzione a lungo termine per le persone bisognose e un alleggerimento della pressione sulle comunità locali e sui servizi forniti nello Stato di Roraima. In settimana sono previsti due voli in partenza da Boa Vista, organizzati dalla Forza aerea brasiliana. Uno è partito ieri, con a bordo 104 venezuelani diretti a Sao Paulo. Il secondo è programmato per oggi con destinazione Sao Pablo e Cuiabá, capitale dello Stato del Mato Grosso situato nel centro del paese.Ad oggi, sono circa 600 i venezuelani trasferiti in altre città, dove le autorità locali e gruppi della società civile li stanno aiutando nel percorso di integrazione e autonomia. Un’indagine UNHCR condotta dall’Università Federale di Roraima ha rivelato che il 77 per cento dei venezuelani attualmente residenti nel Roraima sperano di trasferirsi in altre zone del Brasile.L’UNHCR esprime la propria gratitudine al governo brasiliano per gli interventi attuati, tra cui mantenere i confini aperti ai cittadini venezuelani e garantire che tutti i rifugiati e richiedenti asilo in Brasile abbiano accesso ai diritti e ai servizi di base.
Di recente l’UNHCR ha rivolto un appello ai donatori finalizzato alla raccolta di 46 milioni di dollari USA per attuare il Piano di risposta regionale per i venezuelani nei principali paesi ospitanti, incluso il Brasile. Finora, ha ricevuto solo il 4 per cento dei finanziamenti necessari. Chiediamo alla comunità internazionale un maggiore sostegno al Brasile, che è stato generoso nella sua risposta e ha bisogno di ulteriore supporto per migliorare la capacità di accoglienza, prevenire la discriminazione contro i venezuelani e assicurare una coesistenza pacifica.

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Brasile sulla strada giusta, ma necessari ulteriori progressi per stabilizzare andamento debito

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

A cura di Paulo Salazar, Senior Equity Analyst Emerging Markets di Candriam Investors Group.  È stata una vera e propria montagna russa. Il quadro macroeconomico del Brasile è cambiato notevolmente dall’impeachment di Dilma Rousseff di circa 2 anni fa. Il Paese è stato in grado di superare la cattiva amministrazione generale e i grandi squilibri generati dagli esperimenti politici insoliti, pur dovendo al contempo confrontarsi con il più grande scandalo di corruzione della sua storia.Il governo attuale non è perfetto, ma è stato in grado di istituire un team economico di alto livello e di far passare in congresso una serie di mini-riforme che ha permesso al colosso latinoamericano di ritornare nel mirino degli investitori. Il Brasile è attualmente in un momento favorevole del ciclo economico e opera nel quadro di una serie di politiche convenzionali e ortodosse. Quest’anno la crescita ha messo a segno un picco considerevole, le dinamiche del mercato del lavoro e la fiducia dei consumatori stanno crescendo, mentre i tassi di interesse rimangono ai minimi storici grazie all’inflazione debole e a una divisa ben ancorata.
Eppure, sono necessari ulteriori progressi per stabilizzare l’andamento del debito, con la riforma pensionistica – altamente impopolare – attualmente in discussione che svolge un ruolo chiave in questo processo. La tempistica non è ideale, visto che i politici di strette vedute si iniziano a preoccupare delle elezioni di quest’anno. Gli investitori sono stati compiacenti sperando che, se non oggi, la situazione possa almeno risolversi quanto prima.Tutti vogliono una chance. La conferma della condanna di Lula per corruzione e riciclaggio di denaro ha praticamente eliminato un rischio di coda importante per i mercati. In uno scenario in cui nessun altro spicca, anche il Presidente Temer scommette su un prossimo mandato, malgrado un timido 5% negli indici di gradimento. Ad eccezione del membro del Congresso Jair Bolsonaro, gli altri candidati presentano un consenso imbarazzante a una sola cifra. Con il voto previsto non prima di ottobre, questa sarà la corsa presidenziale più aperta degli ultimi decenni!Una corruzione cronica e un sistema politico inefficace, violenza, servizi pubblici e infrastrutture da terzo mondo restano questioni di lungo corso da affrontare. Tuttavia, ogni viaggio inizia con un passo e, con il sentiment degli investitori che diventa più positivo, sembra che il peggio sia stato evitato. Malgrado il buon andamento dell’anno scorso, il Brasile è rimasto indietro rispetto ai suoi peer e vediamo un potenziale di rialzo per titoli specifici sull’onda di fondamentali in miglioramento.

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La tecnologia laser italiana sbarca in Brasile

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

san paolo brasileCon il supporto assicurativo di SACE, che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, CYLASER ha esportato macchinari in Brasile per 1,5 milioni di euro.L’intervento di SACE ha consentito alla PMI vicentina, leader nella fabbricazione di impianti per il taglio laser in fibra ottica e sistemi di saldatura, di offrire al cliente brasiliano dilazioni di pagamento competitive, assicurandosi contro il mancato pagamento per cause di natura commerciale e politica, e di ottenere liquidità immediata attraverso la cessione pro soluto dei crediti assicurativi.“Forte dell’esperienza acquisita negli anni e del proprio know-how, l’azienda ha deciso di ampliare la propria produzione aprendosi ai mercati internazionali” – ha dichiarato Martina Campana, Amministratore di CYLASER –. Anche grazie a SACE, CYLASER sta operando in America Latina, con una particolare attenzione al Brasile, un mercato con ottime prospettive per il futuro”. CYLASER è attiva dal 2004 nella produzione e commercializzazione di impianti industriali per il taglio laser in fibra di metalli e offre soluzioni personalizzate di automazione e movimentazione pezzi che contribuiscono al raggiungimento di alti livelli di produttività.

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Per comprare il loro posto al sole i paperoni italiani preferiscono Spagna e Brasile

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 dicembre 2017

Villa IbizaL’inverno è alle porte e per tutti è tempo di prepararsi ai mesi più freddi dell’anno. Per tutti o quasi: per qualche fortunato infatti le festività natalizie sono il momento perfetto in cui partire verso la seconda casa al caldo. LuxuryEstate.com (https://www.luxuryestate.com), partner di Immobiliare.it per il settore degli immobili di prestigio, ha analizzato le richieste dei nostri connazionali scoprendo come Spagna e Brasile siano i due Paesi più gettonati per comprare proprietà di lusso che consentano di svernare. E per un posto al sole in questi due Stati il budget medio degli italiani è pari rispettivamente a 3,5 e 2,5 milioni di euro.
Non sono queste però le cifre più alte per garantirsi una casa al caldo durante il nostro inverno: sono infatti gli Emirati Arabi il Paese dove si è disposti a spendere di più per comprare una casa di lusso, con budget medi di 4,5 milioni di euro.
Scorrendo la top 10 dei Paesi più gettonati dagli italiani che acquistano proprietà di lusso nei Paesi caldi (o perlomeno con un clima mite tutto l’anno), dopo Spagna e Brasile, seguono la Repubblica Dominicana e il Portogallo. Qui però i budget si riducono, pur rimanendo sempre al di fuori della portata dei più, e sono pari rispettivamente a 1,8 e 2,5 milioni di euro.
La Florida di Miami conquista il quinto posto: qui il budget medio dei ricchi acquirenti immobiliari è pari a 1,8 milioni di euro.
La vicina, ma più tiepida, Malta è al sesto gradino della classifica con budget medi di 3,5 milioni di euro. È pari a 3,5 milioni la cifra media che invece i paperoni del nostro Paese mettono in conto per comprare casa alle Barbados, la sesta meta esotica più ambita in assoluto.
La sua vicinanza geografica, insieme a un mercato che è ancora molto più economico di altri, ha portato nella top 10 anche la Grecia. Gli italiani che puntano alle isolette con un clima più temperato rispetto agli inverni italiani sono disposti a spendere in media 900.000 euro, la cifra più contenuta della classifica.Il Sud Africa chiude la classifica e attira paperoni italiani disposti a spendere, in media, 1,9 milioni di euro.
Andando nel dettaglio dei due Paesi caldi più amati dai ricchi italiani che vogliono comprare una seconda casa al sole, si scopre che per la Spagna la meta più ambita è senza dubbio Ibiza, in cui si concentra oltre una ricerca su tre (35%) di quelle relative a questo Stato. Il 20% di chi vuole comprare una proprietà di lusso in Spagna, invece, sogna Marbella e mette in conto budget medi che superano i 5 milioni di euro. Al terzo posto della classifica spagnola si trova l’isola di Palma de Mallorca con la sua Port d’Andratx.
Per quanto riguarda il Brasile la città più gettonata è quella di Salvador, che attira il 20% degli italiani che desiderano una casa in questo Stato. A seguire si trovano Florianopolis e Rio de Janeiro. In quest’ultima città si concentrano ricerche con budget stellari che, in media, superano i 6 milioni di euro. (foto: Villa Ibiza)

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Brasile: in aumento il numero di omicidi tra gli adolescenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 ottobre 2017

Rio de JaneiroRio de Janeiro. Il numero di omicidi tra gli adolescenti in Brasile continua a crescere, soprattutto negli stati nordorientali del paese e riguardano principalmente ragazzi neri. Queste sono le principali conclusioni di Indice de Homicidios na Adolescencia 2014 (IHA), studio realizzato in collaborazione tra UNICEF, il Ministero dei Diritti Umani (MDH), l’Osservatorio delle Favelas e Laboratorio di Analisi della Violenza e l’Università Statale di Rio de Janeiro (LAV-Uerj).Lo studio analizza gli omicidi di adolescenti tra i 12 e i 18 anni in 300 comuni brasiliani con più di 100mila abitanti. Secondo i dati raccolti, al 2014, per ogni mille adolescenti tra i 12 ei 18 anni, 3,65 ragazzi rischiano di essere uccisi prima di compiere 19 anni. Se le condizioni analizzate non cambieranno, entro il 2021, nei 300 comuni presi in analisi 43.000 adolescenti potrebbero esseri uccisi.
Il numero di morti di bambini sotto un anno di età è stato ridotto da 95.938 nel 1990 a 37.501 nel 2015. Nello stesso periodo, il numero di adolescenti di età compresa tra 10 e 19 anni uccisi è aumentato da 4.754 a 10.290, secondo Datasus (Dipartimento del Ministero della Salute Brasiliano).
Dal 2012, il numero di adolescenti morti per aggressione tra i 12 ei 18 anni è proporzionalmente più alto rispetto al numero di morti registrato nel resto della popolazione (nel 2014 ogni 100.00 adolescenti ne morivano 31,6, in generale nel resto della popolazione morivano 29,7 persone ogni 100.000).Un altro punto importante che lo studio mette in evidenzia è la concentrazione della violenza nel nord est del paese. Delle 10 capitali più violente per un adolescente, 7 sono nella regione nordorientale. Fortaleza registra il più alto IHA, con 10,94 omicidi ogni 1.000 adolescenti, seguita da Maceió (9,37). Le città di Rio de Janeiro e São Paulo hanno registrato le posizioni 19 e 22 tra le capitali (con tassi rispettivamente del 2,71 e del 2,19).Il sesso, il colore, l’età e i mezzi utilizzati negli omicidi incidono sulla probabilità per un adolescente di essere vittima di violenza letale. Nel 2014 gli adolescenti maschi avevano 13,52 possibilità in più di morire rispetto ad una ragazza adolescente, mentre un ragazzo adolescente nero aveva 2,88 probabilità in più di morire rispetto ad un adolescente bianco. Il rischio di essere ucciso per arma da fuoco è di 6,11 volte superiore rispetto ad altri mezzi.
Un altro studio condotto dall’UNICEF, l’Assemblea Legislativa dello Stato del Ceará e il Governo dello Stato del Ceará, Trajetoria Interrompidas, traccia un’analisi degli omicidi che si sono verificati a Fortaleza e in altri sei comuni del Ceará. La maggior parte delle vittime il 97,95% erano maschi, di questi il 65,75% erano neri o mulatti, residenti nelle periferie. La maggior parte degli adolescenti uccisi erano poveri: il 67,1% viveva in famiglie con uno o due salari minimi – e il 70% non frequentava la scuola da almeno sei mesi. A Fortaleza, la metà degli omicidi di adolescenti si è verificata in media a 500 metri da casa della vittima.

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Cittadinanza iure sanguinis? Dieci anni in lista d’attesa presso i Consolati italiani in Brasile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

san paolo brasileIl sottotitolo potrebbe essere: “Del Belpaese, delle sue inefficienze e di chi le paga”, perchè parliamo di nuovo di cittadinanza, questa volta per discendenza. Il discendente di cittadino italiano è a sua volta cittadino italiano (se l’avo non si ha ottenuto la naturalizzazione in altro stato e se non c’è interruzione nella trasmissione della cittadinanza italiana), anche se l’avo cittadino italiano è emigrato all’estero due secoli fa.Qui potremmo aprire – beninteso, solo provocatoriamente – una parentesi sull’attuale dibattito sullo ius soli per chi nasce e vive una vita in Italia e sull’assenza di dibattito circa l’opportunità di riconoscere la cittadinanza italiana a persone che da 4 generazioni non hanno alcun contatto con l’Italia (il classico bisnonno/a nato/a dopo la metà dell’ottocento).Per i fautori del binomio “cittadino italiano – sistema di valori italiani”, la norma che consente la cittadinanza iure sanguinis potrebbe (o dovrebbe?) essere abolita. Ma non diamo spunti, che c’è il rischio che vengono colti.Potremmo poi aprire una ulteriore parentesi sull’identikit del perfetto italiano sul quale misurare stranieri, discendenti di italiani e italiani doc, ma la mia riflessione riguarda altro. Per motivi di lavoro sto analizzando l’intera giurisprudenza italiana in materia di cittadinanza iure sanguinis. Le pronunce sono prevalentemente relative alla discendenza per linea materna, poiché prima dell’intervento della Corte costituzionale la donna nata prima del 1948 non trasmetteva la propria cittadinanza ai figli e la perdeva se si coniugava con cittadino straniero.Per la linea di discendenza maschile, non essendoci mai stata contestazione alcuna, sarebbe sufficiente rivolgersi al consolato italiano e chiedere il rilascio di un documento di identità della Repubblica Italiana.
Eppure, fra tutte le sentenze italiane sull’argomento, ogni tanto ce ne sono alcune anche per la linea paterna. Ci si aspetterebbe, in una situazioni di ordinario disbrigo delle pratiche dei nostri uffici all’estero, che il tribunale rigetti la domanda per carenza di interesse ad agire. Detto in parole povere, non puoi venire ad intasare i tribunali, chiedendo in giudizio qualcosa che un ufficio della pubblica amministrazione ti rilascia su semplice richiesta. Invece i tribunali accolgono le domande giudiziali sulla base di queste motivazioni:“Emerge tuttavia che l’attore abbia presentato sin dal 2006, al Consolato Generale d’Italia a San Paolo (SP-Brasile) la richiesta di riconoscimento del proprio status civitatis Italiano iure sanguinis, […] . L’ istanza è stata accettata dal Consolato e rubricata al “n.progressivo xxx” della “lista di attesa” delle richieste di riconoscimento della cittadinanza Italiana per l’anno “2006” […]. Ebbene, la documentazione prodotta dall’attore, consente di apprezzare che il Consolato Generale d’Italia a San Paolo (SP-Brasile) – voce “lista d’attesa per il riconoscimento della cittadinanza italiana”) […] alla data del 05.08.2015, aveva in corso la evasione le richieste formulate nel marzo 2005; dall’esame della lista richieste pubblicata sul website del Consolato Generale d’Italia a San Paolo si evince la dimensione del fenomeno, e la condizione di sostanziale paralisi in cui versano gli uffici competenti in ragione della mole delle domande presentate; in ogni caso la richiesta di […] non risulta presa in esame a 9 anni dalla sua presentazione, né vi è modo di ritenere che sia prossima ad una definizione; il decorso di un lasso temporale di tale irragionevolezza rispetto all’interesse vantato, equivale ad un diniego di riconoscimento del diritto, e per ciò solo giustifica l’interesse a ricorrere alla tutela giurisdizionale” (Tribunale di Roma, sentenza del 16 febbraio 2016)Le liste d’attesa per la cittadinanza italiana iure sanguinis possono essere consultate sul sito dei Consolati. Al solo consolato di San Paolo, la lista d’attesa delle prenotazioni fatte dal 2008 ad oggi contiene 49.150 domande di cittadinanza iure sanguinis (molte delle quali non riguardano un unico soggetto, ma anche altri richiedenti, ad esempio i figli); in tutto il Brasile le domande di cittadinanza iure sanguinis in attesa di evasione erano 111.058 al febbraio 2016.A marzo del 2016 lavoravano le domande di undici anni prima… La situazione ad oggi è la medesima, ed è anche stata oggetto di una interrogazione parlamentare del 2016, strumento che – si sa – serve più a “mettere agli atti” che altro, poiché quasi mai portano ad una reale soluzione del problema.E delle inefficienze della pubblica amministrazione italiana nelle sedi distaccate estere si fa carico il sistema giudiziario, che diventa ufficio della pubblica amministrazione. Tutto ciò, è chiaro, pagato comunque dai cittadini, che con le loro tasse fanno funzionare sia la macchina giustizia che la pubblica amministrazione.Quindi il cittadino paga gli stipendi degli uffici consolari, il sistema giudiziario e – oltre al danno la beffa – le spese legali di questi procedimenti poiché giustamente il Ministero dell’interno viene sistematicamente condannato al pagamento delle spese processuali, circa 3.000/4.000 euro a processo.Proviamo ad immaginare cosa accadrebbe se quei 111.058 futuri italiani in attesa decennale avessero il guizzo di rivolgersi ad un tribunale italiano: la condanna alle spese legali ammonterebbe almeno a 300 milioni di euro, sempre nostri.Sì, forse è proprio questo il vero identikit del perfetto italiano. Siete sicuri di voler ottenere la cittadinanza? (Emmanuela Bertucci, legale, consulente Aduc)

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Italia e Brasile uniti nel segno della pietra naturale

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

carrara cave di marmoSta per concludersi a Vitória, nello stato brasiliano di Espirito Santo la 43ª edizione di Vitória Stone Fair/Marmo+Mac Latin America, la manifestazione di riferimento in Sudamerica per l’industria di marmi, graniti e tecnologie di lavorazione.Un settore che vede la nazione verdeoro come 5° esportatore di materiali lapidei al mondo (dopo l’Italia) con oltre 1,1 miliardi di dollari di controvalore raggiunto nel 2016. Mercati di riferimento si confermano la Cina, per il granito grezzo (con il 62% delle vendite totali), mentre i marmi lavorati sono diretti per i 4/5 verso Stati Uniti, Canada e Messico. Per quattro giorni, fino al 9 giugno, 300 aziende espositrici da 19 paesi si danno quindi appuntamento a Vitória, in attesa di buyer e operatori specializzati nel campo di costruzioni, architettura e design in arrivo da quasi 80 nazioni. Si tratta di una fiera con radici nel più importante distretto della pietra in Brasile, responsabile dell’80% dell’export nazionale di marmi, ma che poggia su know how tutto italiano. Ad organizzarla, infatti, è Milanez&Milaneze, controllata di Veronafiere do Brasil che fa parte del gruppo Veronafiere.«Il Brasile si conferma una piazza strategica per la filiera lapidea internazionale – commenta Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere Spa –. Come organizzatori in Italia di Marmomac, salone leader a livello mondiale per il comparto della pietra naturale, abbiamo le competenze e l’esperienza per continuare a far crescere l’evento di Vitória. In questi anni abbiamo così supportato la presenza di aziende e operatori italiani in Brasile, favorendo al contempo l’incoming di buyer brasiliani a Marmomac, quasi 800 nel 2016, pari al 43% di tutti quelli provenienti dal Sudamerica».

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