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La brasiliana JBS e la deforestazione delle sue filiere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

In seguito anche alle denunce di Greenpeace, la brasiliana JBS, la maggiore azienda di lavorazione della carne a livello mondiale, ha annunciato che eliminerà la deforestazione dalle proprie filiere non prima del 2035, per raggiungere la neutralità carbonica (zero emissioni nette) entro il 2040. “Le foreste e altri importanti biomi rimarranno quindi in pericolo per altri 14 anni: chi continuerà ad acquistare da JBS rimarrà complice di deforestazione. Inoltre, JBS non ha intenzione di intervenire sulla principale fonte delle sue emissioni di gas a effetto serra: la produzione di carne. Inoltre, nel 2009, JBS si era già impegnata a eliminare la deforestazione dell’Amazzonia dalle sue filiere entro il 2011, ma non è stato così. Servono azioni urgenti e concrete per la salvaguardia delle foreste ” commenta Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.Nel 2020, anno segnato dalla pandemia di Covid-19 e da importanti stravolgimenti economici, le esportazioni di carne bovina del Brasile hanno stabilito un nuovo massimo storico.Nella recente indagine “Foreste al macello III – Il caso Pantanal”, Greenpeace International ha identificato quindici aziende agricole, legate ai devastanti incendi dello scorso ottobre nel Pantanal, che sono fornitori attuali o recenti (2018 – 2019) delle principali aziende brasiliane di lavorazione delle carne: JBS, Marfrig e Minerva. Tra il 1 gennaio 2019 e il 31 ottobre 2020, l’Italia si è affermata come il principale importatore di carne brasiliana dell’Ue e il sesto a livello mondiale. Nel nostro Paese, infatti, sono state importate 17.338 tonnellate di carne e prodotti a base di carne per un valore di circa 96 milioni di dollari, da dodici stabilimenti appartenenti a JBS, Marfrig e Minerva. Mentre il Pantanal bruciava, tra il 1 luglio 2020 e il 31 ottobre 2020, sono state spedite in Italia 2.980 tonnellate di carne e prodotti a base di carne (il 17 per cento del totale da gennaio 2019), che sono finiti in ristoranti, mense, hotel e catering del nostro Paese.”Il tempo degli impegni disattesi è finito. L’Ue deve approvare al più presto una legge per imporre alle aziende e al settore finanziario di non essere più complici della distruzione degli ecosistemi e di violazioni dei diritti umani” conclude Borghi.

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