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Effetto dirompente della Brexit sulle imprese europee

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

londra

The Bridges Not Walls movement drop a banner reading “Bridges Not Walls’ from Tower Bridge in London to coincide with banner drops all over the UK sending a clear message to Donald Trump the 45th president of the United States to build bridges not walls on the day of his inauguration. (photo by Andrew Aitchison)

Londra. Una recente indagine di Willis Towers Watson rivela che circa i due terzi (59%) delle imprese europee con interessi nel Regno Unito vede la Brexit come “ennesimo momento di discontinuità” piuttosto che come una “sfida fondamentale” il 26% degli intervistati, inoltre, dichiara di aver timori al riguardo per il proprio business.La survey, che ha coinvolto circa 100 dirigenti HR europei, appartenenti principalmente a grosse multinazionali, evidenzia inoltre preoccupazioni relative al recruitment, alla retention, alle retribuzioni e ai benefits dei talenti di cui necessita il Regno Unito.
I risultati dell’indagine arrivano in un momento cruciale della Brexit, il governo del Regno Unito ha invocato l’articolo 50 e lo scorso 29 marzo sono iniziati i negoziati formali per lasciare l’UE.Edoardo Cesarini, Amministratore Delegato di Legacy Towers Watson, Willis Towers Watson, commenta: “La Brexit è una questione cruciale per le imprese che hanno forti interessi economici nel Paese ma piuttosto che essere vista come una sfida è percepita come un disagio. Questa relativa fiducia è incoraggiante per la pianificazione e la crescita, ma molte aziende sono chiaramente preoccupate su come mantenere nel Regno Unito personale qualificato e su come attrare e ricompensare i talenti provenienti dal resto dell’Unione Europea”.Più di un terzo (36%) degli intervistati ha dichiarato che le imprese per cui lavorano sono più preoccupate riguardo l’attrarre e trattenere nel Regno Unito cittadini europei con competenze specifiche. Una percentuale simile (31%) sta attualmente affrontando il un problema della mobilità del personale di alto livello tra il Regno Unito e l’Unione Europea e il 29% evidenzia come sia più di una priorità per tutto il resto dei dipendenti.
Inoltre, da quando c’è stato il referendum, il 24% delle imprese ha già valutato la tipologia delle competenze e il numero del personale minimo necessario nel Regno Unito, mentre il 29% lo sta facendo o ha intenzione di farlo entro i prossimi tre mesi.Edoardo Cesarini aggiunge: “Le imprese sono preoccupate per gli ostacoli alle competenze che potranno essere messi in atto nel post-Brexit e stanno facendo il punto della situazione. Molti hanno indicato la mobilità del personale come un problema, sia per le posizioni manageriali senior che per ruoli specialistici.“L’ansia di mantenere personale non britannico è già palpabile. L’abbassamento del valore della sterlina ha avuto come conseguenza retribuzioni meno attraenti. Di fronte a questo, alcune aziende stanno cercando di affrontare la questione aumentando la retribuzione e gli incentivi”.Dall’indagine è emerso inoltre che uno su cinque degli intervistati (20%) ha ammesso che la questione della retribuzione nel Regno Unito è diventata più di un problema per i non residenti nel Regno Unito. Allo stesso modo, quando gli viene chiesto se hanno fatto delle variazioni al costo della vita per gli expatriate, il 15% dichiara di averle fatte o di averle progettate per realizzarle entro i prossimi tre mesi, il 16% ha dichiarato di prendere in considerazione la questione.Per maggiori informazioni: willistowerswatson.com

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Esce in libreria per Rubbettino “Exeunt. La Brexit e la fine dell’Europa”

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 aprile 2017

Exeunt“Exeunt”, se ne vanno. È emblematico il titolo del nuovo libro di Roberto Caporale, un monito e allo stesso tempo una constatazione. Un volume che affronta la svolta europea del post-Brexit in una chiave certamente originale, una sorta di terza via tra i cori benpensanti del “Serve più Europa” e i ringhi dei nuovi demagoghi che scoprono (in ritardo) le deficienze del progetto europeo. Un libro che esce in concomitanza con un momento di accelerazione dello strappo della Gran Bretagna alla bandiera stellata su campo azzurro, strappo che già molti mettevano in dubbio e che ora invece dà nuova linfa ai movimenti antieuropei. Per Roberto Caporale, economista e manager con un bagaglio di importanti esperienze internazionali, si è entrati ora in una fase complicatissima durante la quale si farebbe bene ad “abbassare la voce” e depoliticizzare il negoziato.
Una scelta, quella della Gran Bretagna, che non apre così facilmente la stura agli antieuropeisti del Bel Paese. Sempre Caporale mette in guardia dall’associare la Gran Bretagna agli altri paesi UE. La prima ha una proiezione globale di gran lunga superiore a quella degli altri paesi membri. È una potenza nucleare, è membro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Per la Gran Bretagna l’Unione Europea è più un canale commerciale attraverso il quale vendere merci e servizi. Le uscite di altri Paesi dall’Eurozona sono da considerarsi catastrofiche e irrealistiche.
Come se ne esce allora? Riformando l’Europa con granelli di sabbia non con le martellate: rivedendo il principio di sussidiarietà, dando maggiore importanza ai parlamenti nazionali e riducendo al contempo il potere della Commissione, semplificando drasticamente la normative comunitaria, considerando le cooperazioni rafforzate come “regola” e non come eccezione, ma soprattutto recuperando una dimensione diplomatica che probabilmente qualcuno aveva erroneamente giudicato superflua.
Quella dell’Unione europea è la storia di due piani che si sovrappongono, si confondono e si inseguono nella cronaca e nella storia. Il primo, pragmatico e tutto da salvare, consiste nello spazio di libertà creato dal Mercato unico, dalla pace e dal dialogo voluti dai suoi fondatori, dal viaggiare senza controlli, dal lavorare, comprare ed esportare ovunque. Il secondo è quello del “credo europeista” che non ammette eresie ma solo abiure finanziarie, officiato da una sovrastruttura autocratica che nulla ha a che vedere con le ragioni dell’efficienza economica, che mette a rischio i nostri rapporti atlantici, che vuole creare un Mondo Nuovo. Grazie alla Brexit si può finalmente parlare d’Europa in modo desacralizzato, in un percorso tra passato e futuro, lontano dal confronto ormai stereotipato tra europeisti ed euroscettici. Roberto Caporale, economista e manager, ha lavorato in istituzioni bancarie internazionali e ricoperto posizioni di vertice in diverse aziende pubbliche. Ha svolto attività di Consigliere per il Ministro dell’Economia e delle Finanze e per la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ha scritto di economia e politica per numerosi quotidiani nazionali. (foto: Exeunt)

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BREXIT – BDO: sterlina debole, inflazione e IVA spine nel fianco della Gran Bretagna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 aprile 2017

sterlinaLondra. Rallentamento dei consumi e inflazione galoppante sono i primi nodi che la Gran Bretagna in fase di transizione verso Brexit si trova a dover affrontare. Secondo BDO, network internazionale di revisione contabile e consulenza aziendale, infatti, l’impatto economico di una sterlina sempre più debole nei confronti dell’euro porterà più dolori che benefici.Il recente studio Manufacturing Outlook Q1 2017 di BDO rivela che la prima vera sfida per l’economia inglese si giocherà sul terreno dei salari e dei consumi. Il settore alimentare sarà quello che avrà un impatto maggiore sulle tasche dei consumatori inglesi: i costi di importazione, alla luce della debolezza della sterlina, faranno lievitare i costi retail del food&beverage tra il 5 e il 10%. Ci si aspetta che gli inglesi reagiscano a questo trend nella maniera più immediata, ovvero frenando il consumo di questi beni.
L’inflazione in aumento, a cui non sta corrispondendo un aumento dei salari, porterà quindi a un rallentamento dei consumi. La sterlina rimarrà debole, continuando a spronare l’export britannico ma anche il segmento del turismo. Per l’inflazione, in particolare, si stima un aumento del 2,8% nel corso del 2017. Bisognerà attendere il 2018, secondo BDO, perché l’inflazione faccia qualche passo indietro.
Il 2016 è stato un anno di crescita per la manifattura britannica, con un +0,7% fatto segnare dalla produzione industriale nazionale: un risultato oltre le aspettative. Negli ultimi mesi dell’anno scorso, le statistiche hanno mostrato un incremento in più della metà dei segmenti industriali, segno che il referendum su UE non ha causato danni irreparabili all’industria inglese. Gli indicatori di questo inizio d’anno fanno pensare che questi trend positivi siano stati trasportati anche nel 2017, con la sterlina debole che continua a gonfiare le vele dell’export britannico. Le aziende in Gran Bretagna pianificano investimenti e assunzioni per il prossimo futuro, segno che il manifatturiero inglese ha le capacità e le abilità per rispondere alle esigenze dei clienti a livello internazionale.Le previsioni di BDO per il primo trimestre del 2017 in UK sono tutte positive: sia il mercato domestico sia il mercato estero vengono stimati in crescita, così come la fiducia delle imprese, il livello occupazionale e gli investimenti. Esaminando i soli dati economici, i trend positivi dovrebbero continuare anche nel corso del secondo trimestre dell’anno, grande influenza sullo scenario generale la avranno i negoziati dopo l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, prevista per il 29 marzo, che segnerà l’inizio della “Brexit” ufficiale, ovvero l’uscita ufficiale della Gran Bretagna dalla UE.Il report di BDO Business Trends ci dà un quadro preciso della situazione inglese in piena Brexit di questi primi mesi del 2017. Salvo l’indice relativo all’occupazione, rimasto stabile rispetto al mese precedente al valore di 101,9, tutti gli altri indici registrano in febbraio un calo rispetto al mese precedente. L’indice sull’occupazione rimane ai livelli più alti registrati dal maggio 2016, con un tasso di occupazione che rimane al livello record di 74,6% e un tasso di disoccupazione di solo il 4,8%. A ciò non corrisponde, tuttavia, un adeguato incremento della media dei redditi dei lavoratori. Si prevede un possibile indebolimento del mercato del lavoro nei prossimi mesi, a causa del clima di incertezza generale, che potrebbe portare a un ritardo nei processi di assunzione. “I rapidi cambiamenti dal punto di vista tecnologico e regolatorio, la crescita di movimenti politici populisti, un rapporto incerto con i Paesi UE e le opportunità nascenti di accordi commerciali in tutto il globo stanno facendo sì che i confini che una volta davano forma al modo di fare business del manifatturiero inglese stiano cambiando o scomparendo – prosegue Del Bianco di BDO Italia. – I risultati di questo Q1, tuttavia, mostrano quanto l’industria britannica si stia rivelando resiliente a tutti questi cambiamenti in atto.” Nel mese di febbraio, l’output index ha subito un leggero calo rispetto al mese precedente, passando dal 97,5 di gennaio al 97,2 di febbraio…[…]

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Brexit e Articolo 50: Il dado è tratto

Posted by fidest press agency su martedì, 4 aprile 2017

londra

The Bridges Not Walls movement drop a banner reading “Bridges Not Walls’ from Tower Bridge in London to coincide with banner drops all over the UK sending a clear message to Donald Trump the 45th president of the United States to build bridges not walls on the day of his inauguration. (photo by Andrew Aitchison)

Londra. Di Mark Whitehead, Head of Equity Income Martin Currie (Gruppo Legg Mason). La decisione della Gran Bretagna di avviare le procedure previste dall’articolo 50 ufficializza il divorzio dall’Unione Europea e autorizza l’inizio dei negoziati nel più breve tempo possibile. Che cosa significa questo per le imprese britanniche e quali rischi – o quali opportunità – possono nascere dalla Brexit?
Com’era prevedibile, la sterlina è stato il barometro principale sin dal referendum: la debolezza della valuta ha cominciato a impattare l’inflazione e a sollevare timori per le conseguenze sui salari netti. Le vendite al dettaglio hanno registrato buoni risultati nel complesso, ma il periodo di riferimento è secondo noi troppo breve per poter trarre conclusioni.
Nel mercato azionario, i settori dei beni discrezionali, dell’immobiliare (costruzioni edili) e dei servizi di pubblica utilità sono stati particolarmente sensibili, ed è probabile che rimangano tali. I primi due sono particolarmente vulnerabili a qualsiasi ulteriore contrazione sui redditi reali, mentre i margini dei servizi di pubblica utilità hanno risentito di un conto in sterline più salato sulle importazioni dell’energia. I timori di un esodo delle società internazionali, che sarebbero intenzionate a trasferire le proprie sedi centrali, sono forse eccessivi, ma è ingenuo pensare che le condizioni attuali non subiranno alcuna variazione.
Un esempio specifico è il recente avvertimento, arrivato dai piani alti dell’UE, secondo cui le compagnie aeree britanniche dovranno spostare la loro sede centrale se vogliono mantenere le rotte all’interno del continente europeo.Dall’altra parte, gli esportatori hanno beneficiato molto della debolezza della sterlina, ma potrebbe essere un vantaggio effimero se i negoziati si dovessero concludere con l’adozione di una linea dura (tra cui un ritorno dei dazi doganali) – ironicamente, una situazione che il mercato valutario sta già scontando.
Che cosa aspettarsi?La probabilità di una linea dura dei negoziati – ovvero l’uscita dal mercato comune europeo e l’unione doganale – sembra aumentare e i toni adottati finora suggeriscono che i politici stiano preparando i cittadini a uno scenario del genere. L’esatto costo in termini monetari di tale separazione, per il governo di Londra, non è ancora chiaro – anche se i media hanno anticipato delle prime stime – e cresce il rischio che questo tema richieda molti sforzi in futuro, a spese di discussioni più importanti e complesse come quelle inerenti alle relazioni commerciali. Per quanto riguarda l’agenda politica, non c’è alcun dubbio che i negoziati su Brexit distoglieranno l’attenzione dalle problematiche interne, nei due anni in cui questi si svolgeranno. Tra questi emergono gli ambiziosi piani di sviluppo industriale del primo ministro Theresa May, di cui uno dei pilastri è il rilancio degli investimenti infrastrutturali in settori come i trasporti, la banda larga e l’energia.
In breve, l’articolo 50 segna l’inizio di un processo di negoziazioni probabilmente movimentato e ci aspettiamo diversi periodi di volatilità, via via che i mercati inizieranno a comprendere gli impatti sulle imprese. Cercheremo di sfruttare le anomalie di mercato che potrebbero nascere durante questa fase.
Legg Mason è una società di gestione patrimoniale che opera su scala globale, con attivi in gestione (AUM) pari a 722,9 mld USD al 28 febbraio 2017. Legg Mason offre soluzioni di gestione attiva degli asset presso numerosi centri d’investimento presenti in tutto il mondo. La sede ufficiale si trova a Baltimora, Maryland.

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Parlamento europeo: Anteprima della sessione plenaria

Posted by fidest press agency su domenica, 2 aprile 2017

strasburgo-parlamento-europeoBrexit: i deputati fissano le condizioni per l’accordo d’uscita I gruppi politici presenteranno nel dibattito di mercoledì le loro priorità sulla Brexit, appena prima dell’avvio dei negoziati sull’uscita del Regno Unito dall’UE. I deputati voteranno successivamente una risoluzione per definire ufficialmente le condizioni e gli obiettivi del Parlamento nello svolgimento dell’intera procedura.
Il Presidente della Germania Frank-Walter Steinmeier terrà un discorso al Parlamento Europeo Il neoeletto Presidente Federale della Germania, Frank-Walter Steinmeier, si esprimerà in Plenaria martedì a mezzogiorno durante una seduta solenne. In precedenza ministro degli esteri della Germania, Steinmeier è diventato il 12° Presidente Federale della Repubblica Tedesca il 12 febbraio 2017 ed è entrato in carica il 19 marzo.
Dispositivi medici: i deputati approveranno norme di sicurezza a livello UE più severe
Il Parlamento voterà mercoledì per introdurre procedure di controllo e certificazione più severe per garantire la piena conformità legale e la tracciabilità dei dispositivi medici, quali le protesi al seno e all’anca. I deputati inoltre voteranno una normativa più stringente sulle informazioni e i requisiti etici per i dispositivi medico-diagnostici utilizzati ad esempio durante i test di gravidanza e del DNA.
Emissioni auto: dibattito e votazione finale sulle raccomandazioni della commissione d’inchiestaI deputati discuteranno e voteranno martedì le raccomandazioni alla Commissione europea e agli Stati membri per rimediare alle falle nei controlli sulle case automobilistiche ed evitare ulteriori frodi nei test delle emissioni.
Ultimo passo verso l’abolizione del roaming. L’accordo informale tra il Parlamento e il Consiglio sui tetti ai prezzi all’ingrosso che gli operatori si applicano tra di loro per offrire i servizi di roaming sarà discusso mercoledì sera, con votazione finale giovedì.
Olio di palma: i deputati chiederanno di vietarne l’uso nei biocarburanti Secondo una risoluzione non vincolante in votazione martedì, I deputati sostengono l’abbandono graduale, entro il 2020, dell’utilizzo degli oli vegetali nei biocarburanti, incluso l’olio di palma, che sono causa di deforestazione e un sistema unico di certificazione per l’olio di palma importato nell’UE.
Dibattito su incitamento all’odio, populismo e fake news sui social media. L’incitamento all’odio, il populismo e le fake news sui social media saranno discussi in Plenaria mercoledì pomeriggio. I deputati dibatteranno quale sia la risposta possibile dell’UE a questi fenomeni, così da prevenire interferenze nel processo democratico, in particolare durante le elezioni.
Migranti: i deputati chiedono misure multilaterali eccezionali. In una risoluzione che sarà discussa martedì e posta in votazione mercoledì, i deputati richiederanno misure multilaterali per controllare il numero, senza precedenti, di migranti in movimento in tutto il mondo e per far cessare le morti nel Mediterraneo.
Il Presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem invitato in Parlamento a discutere le riforme per la Grecia
Scandalo VW: revisione delle norme per omologazione auto per prevenire nuove frodi sulle emissioni
Proteggere i piccoli investitori e aiutare le PMI nell’accesso alle diverse fonti di capitali
Bilancio UE lungo termine: 6 miliardi di euro in più per affrontare l’occupazione, la crescita e la migrazione.

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Brexit: i deputati fissano le condizioni per l’accordo di uscita del Regno Unito

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 marzo 2017

bruxelles-1Bruxelles. La Conferenza dei Presidenti ha adottato una mozione di risoluzione, proposta dai leader di quattro gruppi politici e dalla commissione per gli affari costituzionali, nella quale sono esposte le condizioni per l’approvazione finale da parte del Parlamento europeo di qualsiasi accordo di uscita con il Regno Unito. Il progetto di risoluzione sarà discusso e votato dal Parlamento mercoledì prossimo in Plenaria.Nella mozione si riserva grande importanza al trattamento equo dei cittadini dell’Unione e si sottolinea la necessità che non ci sia discriminazione tra i cittadini britannici che vivono nell’UE e i cittadini UE che vivono nel Regno Unito.
Il Regno Unito deve continuare a godere di tutti i suoi diritti e a rispettare tutti gli obblighi coperti dai Trattati UE finché non lascerà l’UE, inclusi gli impegni finanziari a lungo termine dell’attuale bilancio UE, e anche qualora quest’ultimi proseguissero oltre la data di uscita.
Il Regno Unito dovrà inoltre continuare, finché non lascerà l’UE, ad accettare le quattro libertà dell’UE (libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali), la giurisdizione della Corte europea di Giustizia, i contributi generali al bilancio e l’adesione alla politica commerciale comune dell’UE. I deputati insistono poi sull’importanza di affrontare la questione del confine tra l’Irlanda (Eire) e l’Irlanda del Nord.“Un’uscita ordinata è requisito assoluto e precondizione per qualsiasi partnership futura tra l’UE e il Regno Unito. Ciò non è negoziabile. Con il privilegio di appartenere all’Unione si assumono delle responsabilità e assumersi tali responsabilità significa garantire le quattro libertà. Le quattro libertà sono il collante di tutto e sono indivisibili”, ha dichiarato il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.
Secondo i gruppi politici e la commissione per gli affari costituzionali, l’avvio da parte del Regno Unito di accordi commerciali con Paesi terzi prima dell’uscita dall’UE sarebbe contro le regole. Si aspettano inoltre una sincera collaborazione del Regno Unito nei negoziati delle politiche dell’UE finché non lascerà l’Unione. Infine, avvisano che gli accordi bilaterali tra il Regno Unito e uno o più Paesi UE, per esempio riguardanti le istituzioni finanziare con sede nel Regno Unito, costituirebbero delle violazioni ai Trattati UE.“Per noi, è una priorità assoluta definire i diritti dei cittadini il più presto possibile. Deve essere la prima questione da affrontare nei negoziati. I cittadini non devono diventare merce di scambio”, ha sottolineato Guy Verhofstadt, coordinatore sulla Brexit per il Parlamento europeo.
I deputati sono fermamente convinti che i vantaggi di essere un membro dell’UE non possano essere gli stessi di un Paese che lascia. Secondo la mozione redatta da Manfred Weber (PPE), Gianni Pittella (S&D), Guy Verhofstadt (ALDE), Philippe Lamberts e Ska Keller (Verdi) e dal Presidente della commissione per gli affari costituzionali, Danuta Hübner, la relazione futura tra l’UE e il Regno Unito potrebbe essere un accordo di associazione. Tale accordo richiederebbe il rispetto costante, da parte del Regno Unito, degli standard europei in materia di ambiente, cambiamenti climatici, lotta all’evasione e elusione fiscale, concorrenza leale, commercio e politica sociale.
I deputati concordano sul fatto che i colloqui sulle eventuali disposizioni transitorie possano iniziare sulla base di piani per il futuro rapporto tra l’UE e il Regno Unito, tuttavia solo nel caso in cui siano stati compiuti buoni progressi per la procedura d’uscita. Un futuro accordo di relazione può essere concluso solamente quando il Regno Unito avrà effettivamente lasciato l’UE; un accordo transitorio non può durare più di tre anni.

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Brexit: avvio ufficiale delle trattative

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

teresa-may

“L’avvio ufficiale dell’iter di separazione da Bruxelles con la notifica britannica all’Ue dell’articolo 50 con la nota firmata ieri dal Premier May, invita ad affrontare la questione Brexit con pragmatismo, abbandonando definitivamente gli inutili commenti circa l’evitabilità o meno di questo percorso e concentrando invece l’attenzione sulle priorità del momento, in primis la tutela dei diritti dei cittadini Ue e dei 600mila italiani residenti sul territorio britannico, su cui molte garanzie sono state ventilate ma che al momento meritano interventi puntuale e risolutivi”. Lo dichiara in una nota Aldo Di Biagio, senatore di AP-CE e relatore dell’indagine conoscitiva sugli esiti della Brexit sui cittadini italiani avviata presso il Comitato sulle questioni degli italiani all’estero in congiunta con le Commissioni Esteri e Politiche dell’Unione Europea. “L’istruttoria avviata in questi giorni al Senato, – spiega Di Biagio – con il coinvolgimento in audizione di referenti istituzionali italiani ed europei e dei Dicasteri competenti vorrà dare un contributo significativo all’attività del Governo italiano in sede Europea nella prospettiva di sollecitare gli opportuni interventi di garanzia e tutela dei nostri cittadini, al momento letteralmente abbandonati in una condizione di opacità informativa e di diffidenza amministrativa sul territorio britannico”.

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Brexit: Riunione del presidente e dei capigruppo del Parlamento europeo dopo l’attivazione dell’Articolo 50

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 marzo 2017

european parliamentLa Conferenza dei Presidenti del Parlamento Europeo si riunisce oggi 29 marzo 2017 alle ore 16 a Bruxelles per organizzare la sessione plenaria di Aprile a Strasburgo. Fra gli altri argomenti all’ordine del giorno, si discuterà anche della prevista notifica del Regno Unito riguardo l’attivazione dell’Articolo 50, con cui l’amministrazione britannica dovrebbe dare il via formale ai negoziati per lasciare l’Unione Europea.Il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, i capigruppo, il rappresentante del Parlamento europeo ai negoziati con il Regno Unito Guy Verhofstadt e la presidente della commissione per gli Affari Costituzionali Danuta Hubner, si confronteranno sui primi passi da intraprendere e in particolare su una risoluzione che verrà probabilmente votata la prossima settimana a Strasburgo e che rappresenterà il punto di vista del Parlamento europeo sulle trattative future fra Ue e Regno Unito.Una conferenza stampa congiunta del Presidente Antonio Tajani e del rappresentante del Parlamento europeo ai negoziati Guy Verhoofstad (ALDE, BE) sarà tenuta alla fine dell’incontro (intorno alle 17.15) nella sala conferenze stampa Anna Politkovskaya (PHS 00A050).Il Servizio Audiovisivo del Parlamento seguirà gli arrivi e farà un giro di tavolo all’inizio della riunione della Conferenza dei Presidenti.

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Brexit, si prevedono tempi bui per la sterlina

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 marzo 2017

sterlinaTheresa May presenterà all’Unione europea la richiesta formale di attivare l’articolo 50, la procedura che dovrebbe portare la Gran Bretagna fuori dall’Ue, il prossimo 29 marzo. Giusto in tempo, insomma: May si era impegnata a procedere per la fine di marzo. Da quel momento serviranno circa due anni perché la Brexit sia effettiva: i 24 mesi servono per le discussioni tra autorità europee e britanniche per stabilire sia le modalità di uscita del Regno Unito sia il futuro rapporto tra Londra e Bruxelles.
Dal 23 giugno (giorno del referendum) la sterlina ha avuto un crollo verticale comparata alle valute del G10 e dei mercati emergenti. Anche peggio del peso messicano. Soltanto la lira turca, sulla soglia della guerra civile ha performato peggio della sterlina.Da gennaio 1999 (nascita dell’Euro) la Gran Bretagna è passata da un debito/PIL sotto il 40% all’89% di oggi. La media del debito/PIL dei paesi con l’Euro invece è passata da poco meno del 70% al 90%.
Dalla crisi del 2009 in poi sono ancora più evidenti i vantaggi della moneta unica dal punto di vista dei conti pubblici. Da quella data infatti la Gran Bretagna non è mai riuscita ad avere un deficit/PIL inferiore al 3% toccando anche punte del 10% nel 2010.
Il settore finanziario è quello più minacciato dalla Brexit e il rischio è che nonostante la discesa della sterlina l’Europa costringa le banche a traslocare. L’Europa è il primo partner commerciale con la Gran Bretagna, che senza accordi rischia di pagare in termini di inflazione gli eventuali dazi, specie nel settore agricolo.La Gran Bretagna, per far dimenticare gli svantaggi della Brexit, sta aumentando pericolosamente il suo debito alle prossime generazioni che non hanno votato al referendum.Si prevedono tempi duri per la sterlina. Il consiglio è di investire short sulla valuta a meno di eventuali accordi miracolosi in zona Cesarini, ma tutto sembra essere oramai deciso. (Commento a cura di Massimo Siano, Head of Southern Europe per ETF Securities)

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Brexit e gli italiani nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

gran bretagna“Verrà avviato presso il Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero, con richiesta di congiunzione con la Commissione Politiche dell’Unione Europea, l’esame dell’affare assegnato sulle conseguenze della Brexit per la collettività italiana residente nel Regno Unito al fine di analizzare le criticità che al momento condizionano i nostri connazionali ed individuare dei meccanismi di supporto informativo ed amministrativo, tramite il Maeci, ai nostri connazionali al momento privi di un riferimento chiaro circa le dinamiche di tutela dei propri diritti acquisiti sul territorio”. Lo dichiarano i senatori Claudio Micheloni e Aldo e Di Biagio, che sarà relatore per il Comitato. “Tra gli obiettivi vi è quello di sottoporre al Governo un dossier, arricchito da analisi delle singole fattispecie e dalle testimonianze raccolte attraverso audizioni e sul territorio attraverso incontri con le comunità e con i comitati di rappresentanza, al fine di definire un impegno dell’Italia a tutela dei connazionali nelle sedi di negoziato tra Bruxelles e Londra”. I senatori concludono: “L’istruttoria del comitato fa seguito all’interrogazione n. 4-07107 da noi presentata e sottoscritta da 25 senatori di ogni schieramento, a conferma dell’interesse condiviso e assolutamente trasversale dell’esigenza di tutela di oltre 600mila connazionali”.

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The multi-billion-euro exit charge that could sink Brexit talks

Posted by fidest press agency su martedì, 14 febbraio 2017

brexit-talksTHE mother of parliaments has spoken. On February 8th a large majority of MPs backed a bill authorising the government to begin Britain’s withdrawal from the European Union by triggering Article 50 of the EU treaty. (A few dissenters were told off for singing “Ode to Joy”, the EU’s anthem, in the chamber.) After approval from the Lords, it should become law in March. But a different sort of Brexit bill is approaching, and will be harder to manage. It could yet scupper the whole process. Before Britain’s referendum last June, Leave campaigners promised voters that Brexit would save the taxpayer £350m ($440m) a week. That pledge was always tendentious. But officials in Brussels are drawing up a bill for departure that could mean Britain’s contributions remain close to its membership dues for several years after it leaves. In a new report for the Centre for European Reform, a think-tank, Alex Barker, a Financial Times correspondent, puts the figure at anything between €24.5bn ($26.1bn) and €72.8bn.
The bill comprises three main elements. All, in Brussels’s view, derive from the legal obligations implied by Britain’s EU membership. The first, and largest, covers the gap between payments made in the EU’s annual budget and the larger “commitments” made under its seven-year budgetary framework, approved by Britain and the 27 other EU governments. This overhang has been steadily growing. Britain’s share of what Eurocrats call the reste à liquider (or amount yet to be paid) would be around €29.2bn, Mr Barker estimates.
The second element covers investment commitments to be executed after Britain leaves the EU in 2019. Most of this is “cohesion” funding for poorer countries (think motorways in Poland). Mr Barker reckons Britain’s share could amount to €17.4bn. The government will struggle to explain why voters should be on the hook for payments made after Brexit. But the European Commission will argue that Britain’s approval of the current budget, which runs until 2020, obliges it to cough up.Pensions make up the third component. The liabilities for the EU’s unfunded scheme stand at over €60bn. Britain may be prepared to cover its own nationals. But European officials insist that all liabilities are a joint responsibility, as Eurocrats work for the EU, not their national governments. This may be the fiercest row of all. Brussels’s demand will combine these three elements with a few miscellaneous items, and may adjust for Britain’s share of EU assets, its budget rebate and payments it is due from the EU (see chart). (by The Economist) (photo: Brexit talks)

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Brexit and the EU budget: threat or opportunity?/Brexit et budget de l’UE: menace ou opportunité?

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 gennaio 2017

brexit.jpgThe British decision to leave the European Union (EU) was influenced by the debate about the EU budget, but it is the opposite also true? Will British withdrawal have a decisive influence on the EU budget? In this policy paper, Jörg Haas, research fellow in our office in Germany, the Jacques Delors Institut – Berlin, and Eulalia Rubio, senior researcher on economic and social affairs, estimate how Brexit would impact the EU’s public finances. The authors draw up four scenarios that tline how the EU could react to the expected budget shortfall after Brexit and provide estimates of how the individual Member States might be affected by the different options. They analyse the political implications of these four scenarios for the upcoming negotiations about the next Multiannual Financial Framework (MFF), which will start in 2018. Overall, the policy paper concludes that Brexit could have a quite significant, although not devastating, impact on the EU budget and would likely deepen the existing cleavage between ‘net contributors’ and ‘net recipients’. This poses a number of tough challenges for the EU but could also support efforts to reform the current system.
La décision britannique de quitter l’Union européenne (UE) a été influencée par le débat sur le budget de l’UE, mais le contraire est-il également vrai ? Le retrait britannique aurait-il une influence déterminante sur le budget de l’UE? Dans ce policy paper, Jörg Haas, chercheur au Jacques Delors Institut – Berlin et Eulalia Rubio, chercheur senior à l’Institut Jacques Delors, analysent de quelle façon le Brexit aurait une incidence sur les finances publiques de l’UE. Les auteurs imaginent quatre scénarios qui exposent la façon dont l’UE pourrait réagir au déficit budgétaire escompté après le Brexit et présentent également des estimations de la façon dont chacun des États membres pourrait être affecté par les différentes options. Ils analysent les implications politiques de ces scénarios pour les prochaines négociations du cadre financier pluriannuel (CFP) qui débuteront en 2018.
Dans l’ensemble, le policy paper conclue que le Brexit pourrait avoir un impact important, bien que non dévastateur, sur le budget de l’UE et qu’il approfondirait probablement le clivage existant entre les « contributeurs nets » et les « bénéficiaires nets ». Il en résulte un certain nombre de défis difficiles pour l’UE, mais cela pourrait également soutenir les efforts de réforme du système actuel. (photo: brexit)

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Frost & Sullivan: Le aziende troveranno un modo per affrontare la Brexit

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2017

londraLondra. Gary Jeffery, Senior Partner di Frost & Sullivan, commenta le implicazioni per le aziende, nel Regno Unito e altrove, dopo il discorso del Primo Ministro britannico sulla Brexit.“Dunque, il governo ha presentato la sua prima mossa sulla Brexit, composta da quattro principi (sarebbero cinque in realtà, ma contiamo Certezza e Chiarezza come mezzo ciascuno) e dodici obiettivi. Il Primo Ministro britannico Theresa May ha delineato un piano ambizioso per mantenere un rapporto di libero scambio con l’UE, pur restando al di fuori del mercato unico, e stabilire accordi commerciali preferenziali con altre nazioni a livello globale, in particolare Cina e Stati Uniti, con Trump – un forte sostenitore della Brexit – che promette di negoziare rapidamente un accordo commerciale con il Regno Unito. Naturalmente, il messaggio era molto pro-UK e conteneva anche qualche critica delle istituzioni dell’UE.Tuttavia, la prima reazione dell’Europa è in qualche modo positiva. I leader europei vogliono vedere l’attuazione dell’Articolo 50. Una “hard Brexit” è percepita come migliore per l’UE, in quanto non compromette la sua ragion d’essere. Dovrebbe creare opportunità per continuare la collaborazione e il commercio. È inoltre più probabile che sia possibile concordare una “hard Brexit” entro il difficile limite dei due anni, piuttosto che un complicato rapporto più “soft”.Mentre Theresa May ha tentato di fornire chiarezza e certezza, la natura del nostro rapporto post-Brexit con l’UE e le altre nazioni commerciali globali è tutt’altro che certo e resterà tale per lungo tempo. Dopotutto, ci sono altri 27 punti di vista nazionali da prendere in considerazione prima che sia possibile un accordo. Come risponderanno all’idea del Regno Unito di un’uscita netta (“hard exit”) addolcita dalla continuazione di un trattamento preferenziale?Il nostro consiglio per le aziende (sia nel Regno Unito che altrove) resta lo stesso di quel giorno memorabile di giugno:
*Valutare l’impatto di diversi scenari di Brexit (in termini di tariffe e barriere, controlli di immigrazione, etc.) su tutti gli aspetti della catena di valore del proprio business e sul modello di business adottato.
*Cercare nuove opportunità di crescita per compensare le sfide future nei mercati esistenti.
*Unire le forze con altri soggetti nel proprio settore per fare pressione sui governi nazionali e negoziare nel proprio interesse. Il governo del Regno Unito sembra conoscere SUV, ali di aeroplani e servizi finanziari. Ma conosce anche prodotti chimici specialistici, compressori, strumenti ortopedici, terapeutici e simili?
Le aziende troveranno un modo per far fronte alla Brexit. Agendo ora, c’è la possibilità di aiutare a plasmare la Brexit in modo che possa offrire delle opportunità alla propria azienda e al proprio settore.”

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What does Brexit mean to Property Investors & Developers?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2016

brexitA commentary from Rick Nicholls, Managing Director, Bastien Jack Group Ltd, UK property developer.Initial shock at the prospect of leaving the EU sent the markets into decline, but have they not reacted pretty much as anticipated? Never letting a crisis go without opportunity, selling high to force a low, and then buy back? Since then there has been some indication stability is returning to the markets though GBP to USD and Euro are still trading lower. This is a good thing for UK exports, making them more competitive, assisting those companies that rely on export markets to grow. The UK vote for Brexit probably doesn’t mean that the housing market in the UK is about collapse either. While some uncertainty in the short term may reduce house price growth, for the longer-term property investor, this could be a good opportunity for investing.In the 24 hours after the Brexit vote, the value of sterling fell on foreign exchange markets. Not by as much as predicted but by around 6% against the euro and 8% against the dollar. As I’m writing this, the pound is now worth €1.11. This fall means the European property investor has more sterling to spend.Demand for property, specifically in London from foreign investors is still likely to increase, interest has been high from China and Asia as their currency exchange has automatically allowed them a discount on current prices. This though is likely to bea short window of opportunity as we see markets recover from the initial shock.
There is concern that demand for housing will fall in London and the UK. However, parliamentary research produced for the 2015 Parliament put demand at between 232,000 to 300,000 new housing units per year through to 2020. Demand for new homes is exceeding supply by around 150,000 every year. This demand, fed by the number of new households created each year, is unlikely to fall below the level of supply.
One of the main negotiations the UK and EU will have to discuss is the free movement of people. Despite the ‘Leave’ campaign suggesting a limit to immigration, we now understand there needs to be movement but objective negotiations will have take place. This will form a significant part of the negotiations to leave the EU.Outside the EU, the Prime Minister’s current visit to India has the subject of immigration firmly on the agenda for a post Brexit trade deal.The uncertainty of the exact outcome of Brexit may cause the property investor a little nervousness, but the fundamentals for UK property remain strong.In terms of capital growth, there are a number of comparable data choices but the Real House price tracker provides more meaningful guide to house prices and has been adjusted for the effects of inflation over the same period. Results confirm the increases in house prices have risen faster than inflation, and includes the last recession where the fall can be seen as a correction when compared to the overall property performance.There has been widespread comment as to the likely effects on house prices, with falls of between 5% and 10% for areas outside London, though little evidence can be found to support this so far.
Annual rent rises too have accelerated in recent years and these are not limited to London. Bristol and Brighton both enjoyed increases, averaging circa 18% in 2015 compared to the previous year. The insurer Homelet reported similar rises in the North (Newcastle upon Tyne and Edinburgh) with around 16% over the previous year. Ultimately the increases are attributable to what’s happening in their specific area and will be influenced by strong fundamentals. Perhaps Hull can expect some positive growth when it is crowned City of Culture?
Rents in London have continued to rise with greater pace than other areas in the UK but have slowed since 2014, therefore a narrowing of the rent inflation gap between London and the rest of the UK.Even with the recent policy change for buy-to-let investors paying additional stamp duty, more people have turned to BTL investments perhaps as an alternative to low interest rates, bolstered with the knowledge the pace of house building has not kept up with demand therefore sustaining their investment. At the time of the referendum result, there was speculation the base rate would reduce from 0.5% to 0.25% which did take place in August. The Bank of England indicated they would consider reducing further if the economy worsened, which so far has not been the case. It was also confirmed at the time, they also would add money to support confidence and restrict banks freezing liquidity, if not this would probably cause a further credit crunch and restrict mortgage finance. The governor of the Bank of England, Mark Carney, confirmed the reserve of £250bn can be made available if required.Carney further commented the substantial capital held and large liquidity gives banks the flexibility to continue to lend to businesses and individuals even during challenging times. This suggests provision and safeguards are in place to maintain current lending to suit demand.Since the referendum, the markets have rallied well and only recently fallen as investors are perhaps concerned that central banks around the globe are easing up on the monetary policies given the uncertainty of the US election result.In the UK, mortgage approvals by the main banks increased in September after a 19-month low in August. They were lower than the year before but speaking with our local agents, they suggest it’s down to a lack of supply of new build property rather than purchasing confidence.There are four main areas for focus as we get to grips with the prospect of the UK outside the EU.
1) Calm – we have some indication this is already with us; the markets do seem to have calmed. This is probably due to all the positions the markets took on ‘Remain’ have now well and truly played out. It’s not over yet though, the volatility is set to continue until Article 50 has been triggered and a new directional plan from the government for the UK to leave is known.
2) Change – Nothing ever stays the same, what works for today may not be right for tomorrow. A pertinent example is Kodak, they tried to ignore new technology hoping it would go away by itself on the basis of it being too expensive, too slow, too complicated etc. It wasn’t and their market changed irreversibly in a relatively short period of time, moving from wet film to digital technology.
3) Opportunity – Leaving the EU does provide opportunity. With price correction, there is opportunity to procure better land deals than prior to the referendum, as there may be fewer developers with available funding. Contractors had full order books and build costs had become very high prior to the referendum. We are aware some development contracts have been cancelled as a result of Brexit. Therefore, there might be more opportunity to reduce build costs as price elasticity plays out. The current volatility will ease. The fact the UK has to build more houses to meet demand won’t change.
Bastien Jack Group Ltd has a strong project pipeline and always procures sites which have strong fundamentals and in areas where people want to live. There is a huge amount of due diligence which goes into every site appraisal including courting many local agents and advisors to confirm local demand and Gross Development Values. Speaking with agents in our pipeline areas, they have confirmed confidence is still strong and enthusiastic house viewings are still going ahead. As long as lending is still being offered and liquidity remains within the economy, there remains a great opportunity for us to progress.

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Brexit: Ancora contributi per gli studenti UE nelle università del Regno Unito

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2016

erasmusRoma «Apprendiamo che, nonostante il Governo britannico stia ultimando le procedure per uscire dall’Unione Europea, la possibilità di ottenere un prestito per i propri studi continuerà ad essere garantita anche per l’anno accademico 2017/2018 anche agli studenti europei che vogliano iscriversi nelle università nel Regno Unito. E’ forse questa una decisione dettata dal calo delle iscrizioni attestato dalle ultimi indagini, come quella della Universities and Colleges Admissions Service (Ucas), secondo cui le candidature degli studenti europei sono calate del 9%. Un dato, anche se ancora parziale, che rafforza le valutazioni negative emerse subito dopo Brexit. I tempi necessari a far uscire il Regno Unito dall’Europa sono ancora lunghi e soprattutto incerti ma, forse, è proprio questa indeterminatezza che sta generando confusione tra i nostri studenti, spingendoli verso destinazioni che sentono più “accoglienti”. Bisogna augurarsi che il fenomeno rimanga circoscritto e che la decisione britannica non interrompa quella spinta a viaggiare che ha animato l’intera “generazione Erasmus”. Purtroppo altri segnali, ancora più gravi e marcati, si stanno addensando intorno al tema dell’accoglienza. La facilità a comunicare, e quindi a conoscere, sarà forse il deterrente più sicuro e incisivo per contrastare il contenimento degli scambi e la divulgazione dei risultati scientifici tra le università». (fonte: Ufficio stampa Università Roma Tre)

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Gli studenti si salvano dalla Brexit

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

università roma tre“L’abbiamo appreso ieri dal governo britannico. Siamo lieti che gli studenti dell’Unione Europea che intendono fare domanda per un corso di laurea in un’università del Regno Unito per l’anno accademico 2017/2018 continueranno a beneficiare, per tutta la durata dei loro corsi di studio, dei prestiti e delle sovvenzioni messi a disposizione degli studenti comunitari. Ciò significa che il Regno Unito continuerà a ricevere i fondi europei messi a disposizione a tal fine». Così Mario Panizza, rettore dell’Università degli Studi Roma Tre. «Dalle analisi è emerso che i giovani hanno votato ‘no’ all’uscita dall’Ue, testimoniando la netta distinzione tra le generazioni che hanno vissuto prima e dopo il varo del Progetto Erasmus. Evidentemente il governo inglese ha tenuto conto anche di questa circostanza, che conferma quanto i confini dell’Europa per i giovani non possano fermarsi al di qua del Canale della Manica».Il rettore Panizza sottolinea inoltre che «grazie anche all’esperienza internazionale europea, si è determinata una maggiore facilità negli scambi e una forte riduzione dei costi. Con Erasmus, in particolare, non hanno più viaggiato per l’Europa solo i ricchi. La “generazione Erasmus”, che anche grazie alla mobilità intereuropea si è conquistata negli anni posti di rilievo in ambito culturale, scientifico e nella gestione della cosa pubblica, non dovrà per ora fare a meno degli scambi culturali e scientifici con i giovani britannici».

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«Repair and Prepare: l’Euro et la croissance après le Brexit»

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2016

debatParis Lundi 17 octobre 2016 12h30 > 14h30 Sciences Po, amphithéâtre Erignace, 13 rue de l’Université. L’Institut Jacques Delors organise un débat autour de son rapport «Repair and Prepare: l’Euro et la croissance après le Brexit» publié en partenariat avec la Fondation Bertelsmann. 12h30 > 12h35 – Mot d’accueil
Enrico LETTA, Président de l’Institut Jacques Delors, Doyen de l’Ecole des affaires internationales de Sciences Po Paris (PSIA)
12h35 > 12h45 – Présentation du Rapport
Henrik ENDERLEIN, Directeur du Jacques Delors Institut – Berlin
12h45 > 14h30 – Débat autour du Rapport
• Guillaume DUVAL, journaliste chez Alternatives Économiques
• Pascal LAMY, Président Emeritus de l’Institut Jacques Delors
• Enrico LETTA, Président de l’Institut Jacques Delors
• Claire WAYSAND, Inspectrice générale des Finances
Débat avec les participants
Débat animé par Catherine CHATIGNOUX, journaliste aux Échos
Le projet d’intégration européen connaît actuellement l’une des périodes les plus difficiles de son histoire longue de 60 ans. Le vote du Brexit crée d’importantes incertitudes politiques et économiques. La croissance est toujours faible à travers le continent, alors que la dette et le chômage demeurent à des niveaux trop élevés dans de nombreux Etats membres. Le leadership politique en Europe est affaibli par la montée des partis populistes et non traditionnels.Les mesures de stabilisation de la zone euro adoptées au cours des dernières années ne seront pas suffisantes pour protéger l’euro contre de nouvelles crises ni pour améliorer les perspectives de croissance de la zone euro. Une approche attentiste pourrait sembler commode actuellement mais s’avèrerait économiquement coûteuse et politiquement dangereuse à moyen terme. Si nous souhaitons que la monnaie commune assure la stabilité, la croissance économique et la solidité politique, nous devons nous préparer et réformer la zone euro dès maintenant. A cette fin, un groupe de travail de haut niveau a réuni dans un rapport les meilleures idées de réforme pour l’Union économique et monétaire et les a traduites en une stratégie de réforme globale en trois piliers : i) une trousse de secours pour la zone euro ; ii) Réformes et investissement pour la croissance ; et iii) Partage des risques et partage de souveraineté. (photo: debat)

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Brexit e Uk: Governare guardando al passato. E uccidendo il futuro?

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2016

teresa-may

Londra. Dopo il referendum che ha stabilito la Brexit, dopo i primi contatti diplomatici per capire come e quando funzionera’ il processo di abbandono del’Unione Europea entro marzo 2017, e la sottolineatura agli scozzesi indipendentisti riottosi che il procedimento di abbandono sara’ come Regno Unito, tocchiamo con mano un fenomeno politico, economico, culturale e sociale che gia’ conosciamo e abbiamo conosciuto in passato. Lo stesso di chi auspica la vittoria del referendum ungherese contro l’arrivo di immigrati sul loro territorio, e di tanti altri che ci ricordano ad ogni pie’ sospinto che l’Ue ci fa male e che staremmo meglio senza.
Niente di nuovo, per carita’, ma fa sempre specie sentire queste affermazioni del premier Theresa May per ribadire il tipico “God save the Queen” che ha fatto la storia di questi ultimi secoli… visto che il Regno Unito e’ stato innegabilmente uno dei maggiori e piu’ importanti protagonisti nella storia degli ultimi secoli (ricordiamo -per i piu’ disattenti- che anche noi italiani, se oggi siamo un Paese libero, lo dobbiamo all’alleanza atlantica che ci libero’ dal Fascismo e da una monarchia inetta, e i britannici ne erano parte importante al pari degli americani).
Fa specie perche’ ci eravamo un po’ abituati ai britannici, ma ora hanno deciso quello che hanno deciso. E ben vengano tutti i procedimenti di rispetto del voto popolare, delle norme comunitarie, cosi’ come ben vengano coloro che non hanno intenzione di fare nessuno sconto o favore a questa loro scelta (2): il fatto che sono britannici e’ si importante, e continueranno a svolgere un ruolo molto importante in Europa e nel mondo, ma non per questo si devono aspettare remissione o attesa o paura da parte di chi, continuando nella sfida verso gli Stati Uniti d’Europa, non ha intenzione di dover aspettare o dipendere da loro e da politiche come le loro.
La riflessione che ci e’ stato stimolata da questo calendario delle norme comunitarie per l’addio definitivo dell’United Kingdom al nostro sogno, e’ di questo tipo: cos’e’ la politica e il governo della stessa? Mera gestione dell’esistente o, a partire da questo, costruzione del futuro per se stessi in quanto esseri umani che condividono il Pianeta con gli altri?
La nostra capziosa domanda e’ evidente che ci porta alla seconda opzione. Non siamo ideologici, mondialisti e comunitari e unitari per posizione presa, ma proprio per aver fotografato il presente e cercare di imparare le lezioni della storia. Il secolo scorso e’ stato il culmine di una storia tragica per l’Europa: ce le siamo date di santa ragione in ogni confine e i profughi di un Paese europeo meno libero di un altro hanno popolato fino al secolo scorso i borghi e i sobborghi di tante capitali di Stati nazionali del nostro continente. L’Ue ha significato -e significa- prima di tutto questo superamento. E se a qualcuno sembra poco, si faccia avanti e ci dica il suo perche’: lo ascolteremo pronti a controbatterlo. Poi c’e’ il resto, anche quello brutto: l’eurocrazia al primo posto, seguita dalla mancanza di unita’ diretta di decisione dei popoli europei, e poi la lentocrazia, le assurdita’ di vario tipo, etc. Poi c’e’ il resto bello, quello che ha reso -noi ed altri- un Paese
moderno e ricco e ‘piu’ libero e con piu’ diritti. Ma non e’ di questo che vogliamo qui parlare. Ora ci interessa un discorso solo politico e culturale, di quei discorsi senza i quali non si costruisce nulla che non assomigli a qualcosa tipo accordi di scambi bi o multilaterali, quelli che portano a far fare sgambetti ad ogni pie’ sospinto al tuo partner perche’, prima di tutto, devi svolgere il servizio di far fede alla tua nazione, a qualunque prezzo.
A noi ci basta il riferimento alla sparizione delle guerre del secolo scorso sul nostro continente, al sangue e ai morti che sono stati rimpiazzati con le parole, per capire che quella e’ la strada da seguire. Aggiungendo anche che, rispetto al secolo scorso, siamo oggi protagonisti di una delle piu’ grandi migrazioni umane degli ultimi secoli. Migrazioni a cui, se non diamo una risposta politica e territoriale ampia, corriamo il rischio di dare spazio e continuare a lasciare sangue e vita proprio a quei Paesi non europei da cui provengono i migranti, e/o quei Paesi la cui ricchezza e politica prospera e si sviluppa su questo sangue e questi corpi e queste menti straziate (Paesi ricchi del petrolio del Golfo, prima di tutti, insieme a color che ci giocano a carte mentre, nel contempo, siedono anche su altri tavoli dicendo il contrario -Russia tra questi).
Torniamo ai nostri amici dell’United Kingdom. Loro sono sicuri -e in base a questa sicurezza che si muove ora il loro primo ministro Theresa May- di fare bene a se stessi e al mondo tornando ad uno di quei modelli del secolo scorso di cui abbiamo gia’ detto. Bene! Che ci sbattano il grugno. Noi, intanto, lotteremo anche per loro: con tanti difetti, tante parzialita’ e tante assurdita’, ma partendo da un presupposto da cui loro sono scesi tirando i remi in barca e rilanciando in mare quei famosi velieri che nei secoli scorsi hanno reso gloriosi e famosi i loro naviganti/colonizzatori…. Dimentichi che non siamo piu’ nel periodo in cui i galeoni servivano per portare dei liberi verso i nostri Paesi perche’ fossero schiavi, ma le bagnarole (i galeoni di oggi) portano schiavi (in tutti e diversi sensi, soprattutto politici ed economici e culturali) che anelano a vivere ed essere liberi…. e forse qualcosa da dare e insegnare loro ce l’abbiamo…
1 – Londra negozierà l’uscita dall’Unione europea “come Regno Unito e lasceremo l’Ue come Regno Unito. Non ci sarà nessuna deroga alla Brexit”. E’ quanto ha dichiarato oggi la premier britannica Theresa May al Congresso dei Tories, facendo chiaro riferimento alla Scozia che ha votato per rimanere nell’Ue e ha più volte dichiarato di non voler lasciare l’Unione. Immediata la replica su Twitter della leader scozzese Nicola Sturgeon secondo cui per May “la voce e gli interessi della Scozia non contano”. “Strano approccio per qualcuno che vuole tenere unito il Regno Unito”, ha commentato. (Askanews del 02/10/2016)
2 – ci e’ piaciuta un’intervista del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che, sul Corriere della Sera del 30/09/2016, ha detto:Boris Johnson mi ha detto che vuole mantenere l’accesso al mercato unico e poter alzare le tasse per gli studenti italiani che sono a Londra. Gli ho risposto che se lo può scordare». E lui (domanda l’intervistatore). Calenda risponde: «Dice che venderemo meno spumante nel Regno Unito. Gli ho risposto che venderanno meno fish e chips in 27 Paesi» (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Brexit: between British Europhobia and continental Euroscepticisms/Le “Brexit” entre europhobie britannique et euroscepticismes continentaux

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2016

brexitThe British vote to leave the European Union (EU) has given rise to a variety of reactions, most notably that of a prophecy according to which the announced “Brexit” would be the trigger of a European construction disintegration process.About 100 days after this vote, given the many other challenges, in particular external issues, that the EU is facing, and which require a common mobilisation of its Member States and peoples, this Policy paper by our director Yves Bertoncini aims to stress that Brexit is actually a specific case : the Europhobia expressed by a majority of the British people must not be confused with the rise in contradictory Euroscepticisms observed across the continent.Yves Bertoncini concludes this Policy paper by noting that, even though it must now plan its divorce from the UK, the EU is facing a “crisis of co-owners” arguing over a revision of their co-habitation rules rather than the start of a wave of exits heralded by the future Brexit. A shortest version of this Policy paper is published in the Octobre-November issue (n° 602) of La Revue de l’Union européenne (Dalloz). Le vote britannique en faveur d’une sortie de l’Union européenne (UE) a suscité une multitude de réactions dont se dégage la prophétie selon laquelle le futur “Brexit” serait le point de départ d’un processus de désintégration de la construction européenne. Près de 100 jours après ce vote, compte tenu des nombreux autres défis, notamment externes, auxquels l’UE est confrontée, et qui nécessitent une mobilisation commune de ses États membres et de ses peuples, ce Policy paper de notre Directeur Yves Bertoncini a pour objet de souligner que le “Brexit” relève en réalité du cas d’espèce : l’europhobie exprimée par une majorité du peuple britannique ne saurait être confondue avec les poussées eurosceptiques contradictoires observables sur le continent.Yves Bertoncini conclut ce Policy paper en précisant que, même si elle doit désormais organiser son divorce avec le RU, l’UE est davantage confrontée à une “crise de copropriétaires” qui se disputent pour revoir les règles de leur cohabitation, qu’au début d’une vague de déménagements qu’annoncerait le futur “Brexit”. Une version plus courte de ce Policy paper est publiée dans le numéro d’octobre-novembre n° 602 de La Revue de l’Union européenne (Dalloz). (photo: brexit)

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Repair and prepare: l’euro et la croissance après le Brexit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 settembre 2016

repair and prepare.pngLes réformes et l’approfondissement de l’Union économique et monétaire européenne sont décisifs pour l’avenir de l’UE. Si l’euro échoue, c’est l’ensemble du projet européen qui sera en péril. Telles sont les principales conclusions du rapport « Repair and prepare : l’euro et la croissance après le Brexit » élaboré par un groupe international d’experts réunis sous notre égide et celle de la Fondation Bertelsmann et préfacé par Jacques Delors.Ce groupe est dirigé par Henrik Enderlein, directeur de notre Bureau en Allemagne, le Jacques Delors Institut – Berlin et professeur à la Hertie School of Governance, et Enrico Letta, président de l’Institut Jacques Delors et ancien Premier ministre italien.Les autres membres du groupe sont:
Jörg Asmussen, Directeur général, Lazard; ancien secrétaire d’État au ministère fédéral des Finances et au ministère fédéral du Travail et des Affaires sociales, ancien membre du directorat de la Banque centrale européenne ;
Laurence Boone, chef économiste, AXA;
Aart De Geus, Directeur général de la Bertelsmann Stiftung;
Pascal Lamy, President emeritus de l‘Institut Jacques Delors, ancien Directeur général de l’Organisation mondiale du commerce (OMC);
Philippe Maystadt, Président du Centre international de formation européenne (CIFE), Président honoraire de la Banque européenne d’investissement (BEI), ancien Vice-premier ministre et Ministre des Finances de Belgique ;
Maria João Rodrigues, Membre du Parlement européen, Vice-Présidente du groupe S&D, responsable de la politique économique et sociale;
Gertrude Tumpel-Gugerell, Consultante émérite, Austrian Institute of Economic Research (WIFO), ancien Membre du directoire de la Banque centrale européenne ;
António Vitorino, avocat, ancien Président de l’Institut Jacques Delors ; ancien Commissaire européen à la Justice et aux Affaires intérieures.
Les recommandations de ce Rapport reposent sur la conviction que seule une refonte complète de l’UEM et des mécanismes de crise actuels peut garantir la pérennité de l’UE. Le rapport propose un plan de réforme en trois phases de l’Union économique et monétaire:
1. Un « kit de premiers soins » pour l’Union monétaire corrigeant les faiblesses dans la gestion de crises et la coordination.
2. La croissance au sein de l’UE doit être renforcée par une combinaison d’investissements et de réformes.
3. L’euro doit s’appuyer à moyen terme sur un partage complet des risques et de la souveraineté.
Cette approche va de pair avec la poursuite du développement du mécanisme européen de sécurité, le MES, pour en faire un Fonds monétaire européen soumis à un contrôle parlementaire strict. (photo:repair and prepare)

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