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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘brexit’

Sassoli: Profondamente preoccupato per la mancanza di progressi nei negoziati sulla Brexit

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, a seguito dell’incontro con il capo negoziatore dell’UE Michel Barnier“Tra poco più di tre mesi, il diritto comunitario non sarà più applicabile nel Regno Unito. Il tempo non è dalla nostra parte e francamente sono profondamente preoccupato, considerando la mancanza di progressi nei negoziati in questa fase avanzata. L’UE rispetta la sovranità del Regno Unito e ci aspettiamo che il Regno Unito rispetti i nostri principi fondamentali su cui siamo stati trasparenti e chiari fin dall’inizio. Pur non volendo un accordo ad ogni costo, esortiamo il Regno Unito a lavorare con noi in maniera costruttiva e a trovare dei compromessi che siano nell’interesse di entrambe le parti. Per quanto riguarda l’attuazione dell’accordo di recesso, la fiducia e la credibilità sono fondamentali. Ci aspettiamo che il Regno Unito rispetti pienamente gli impegni che ha negoziato e sottoscritto l’anno scorso – soprattutto per quanto riguarda i diritti dei cittadini e l’Irlanda del Nord. Pacta sunt servanda. Qualsiasi tentativo da parte del Regno Unito di minare l’accordo avrebbe gravi conseguenze. L’Unione, con le sue istituzioni e gli stati membri, sono impegnati e profondamente uniti pe un accordo giusto in favore dei cittadini europei e britannici. Confermiamo tutto il nostro sostegno e la nostra fiducia nel negoziatore Michel Barnier”.

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Stati Uniti d’Europa. Regno Unito, Brexit e pandemia. Dove vanno i britannici?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Essere stato. E’ l’infinito passato del verbo essere e ci ricorda il Regno Unito. Un tempo era l’Impero Britannico, esteso dalle Americhe all’Australia, dall’Egitto al Sud Africa, dall’India all’Irlanda. Oggi si limita al Regno Unito, minato da fermenti autonomistici della Scozia e dell’Irlanda del Nord.Il Regno Unito rappresenta il 3,2% del Pil mondiale, a fronte di colossi quali gli Usa, la Cina e la stessa Unione europea ma, quattro anni fa, si svolse il referendum per la Brexit, i cui negoziati sono ancora in corso per definirne le modalità e il tutto è complicato dall’impatto della pandemia sul tessuto sociale ed economico britannico che, per tre quarti, è dato dal settore dei servizi.Quali scelte geopolitiche ed economiche per il Regno Unito? Gli Usa dell’America First? La Cina espansiva di Xi? Un ritorno in ambito europeo? O una posizione indipendente, memore dei fasti antichi, ma che deve fare i conti con la realtà? Non ci pare che l’attuale dirigenza politica britannica, in particolare del premier Boris Johnson, abbia la capacità di trovare spazi per una posizione indipendente. Si è visto da come ha affrontato la pandemia e abbiamo serie perplessità sulla capacità di affrontare quella economica.Dicevano, nel Regno di Sua Maestà, che la nebbia sulla Manica isolava l’Europa, ora, per volontà britannica, ha isolato il Regno Unito. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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“Un focus sugli impatti della Brexit per le imprese e per i commercialisti”

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

E’ il documento pubblicato dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti. “Un focus sugli impatti della Brexit per le imprese e per i commercialisti”. Il lavoro è una ricognizione dello scenario economico, finanziario e legislativo connesso all’attuazione della Brexit, una guida operativa in relazione alle principali tematiche toccate dal cambiamento in corso. I cambiamenti che scaturiranno, anche in funzione delle tempistiche e delle modalità definitive di uscita dalla UE, appaiono di enorme rilevanza non solo per i professionisti interessati per attività professionale in loco o perché seguono direttamente clientela UK in Italia o italiana in UK, ma anche per chi affianca imprese italiane, anche di minori dimensioni, che hanno flussi import-export con il Regno Unito. Non da ultimo per chi svolge compiti di revisione e/o incarichi sindacali in società che – direttamente od indirettamente – subiscano impatti di compliance e/o di mercato dalla Brexit stessa.Tra le principali problematiche operative, le modifiche alla regolamentazione, alla decorrenza e alle modalità di adempimento degli obblighi ai fini doganali, IVA e Intrastat, la “passaportabilità” delle licenze finanziarie/assicurative e delle certificazioni farmaceutiche, nonché quelle legate alla regolamentazione della sicurezza sui prodotti. Attenzione anche alle tematiche riguardanti il diritto di stabilimento per ragioni di lavoro e la reciproca tutela dei cittadini all’estero e quelle relative agli impatti della Brexit nelle valutazioni di risk management e di audit per le imprese italiane coinvolte. Il documento include una significativa raccolta di normativa e link a documentazione istituzionale e/o di commento al processo attuativo delle decisioni bilaterali UK/UE.

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Stati Uniti d’Europa e Brexit. Il passaporto e le nuove politiche dell’UK. Lezione per l’Ue

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

Cosa succede in UK per i nuovi passaporti? Tornano al vecchio colore blu pre-1988 e con grande entusiasmo dei sovranisti di Oltremanica, ma con un particolare: saranno fatti in Polonia da una ditta francese che ha vinto un appalto (311 milioni di euro per undici anni) sconfiggendo un concorrente britannico che ha dovuto, di conseguenza, licenziare 170 dipendenti. Situazione che ha provocato un tweet umoristico che sta circolando sulla stampa britannica non filo-Brexit: “Tutti coloro che hanno votato per la Brexit sapevano esattamente per cosa stavano votando. Aspettare tre volte di più al controllo passaporti, con un passaporto che ha creato posti di lavoro in Polonia e licenziamenti in Gran Bretagna”.
E’ noto che l’Uk non comunitaria si appresta a diventare una sorta di Singapore in terra europea. E già questo ci lascia perplessi sui messaggi che sono stati inviati agli elettori per convincerli sulla bontà della Brexit, che avrebbe dovuto essere una sorta di “Uk first” (per parafrasare l’“America first” di Donald Trump)… un sovranismo economico che si basa sul “off shore” del proprio territorio e delle proprie politiche… non ci sembra proprio quanto previsto e promesso. Ma, dirà qualcuno, c’è il Commonwealth che avrà il suo peso…. Ma a parte che c’era anche quando l’Uk era nell’Unione Europea, dubitiamo che possa essere alternativo e migliorativo (politicamente ed economicamente) rispetto alla nostra Ue. Comunque, tutto è possibile, vedremo.Lasciando l’Uk al proprio orgoglio del passaporto identitario, questo episodio non va sottovalutato per capire, non tanto i nostri cugini britannici, ma le politiche della nostra Unione europea.
Una domanda: possibile che gli elettori britannici si siano fatti convincere a lasciare l’Ue anche in virtù del colore del proprio passaporto? Cos’è che non ha funzionato tra Ue e Uk e, di conseguenza, cosa potrebbe anche e ancora non funzionare tra l’Ue e gli altri Stati membri, a partire da quelli che mentre di giorno dicono di voler lasciare l’Unione, di notte lavorano per starci meglio e prendere più sussidi possibile?
La risposta “semplice” che forniamo è “la tangibilità”, cioè la percezione che per ogni Stato membro l’Unione valga “2+2=5”, rispetto al “2+2=3” che varrebbe non facendoci parte. A parte gli addetti ai lavori e i beneficiari diretti di varia tacca, se si prova a chiedere ad un cittadino medio perché appartenere all’Unione fa sì che 2+2 faccia 5 piuttosto che 4, crediamo che saremo travolti da sguardi che si perdono nel vuoto o frasi di un generico sfiancante.
In Italia più che altrove… e infatti, non a caso, buona parte dei fondi comunitari che sono messi a disposizione dall’Unione per la nostra economia, tornano a destinazione perché inutilizzati. Perché? Forse perché anche noi italiani siamo legati al colore del passaporto come alcuni politici britannici? Un po’ è vero, perché nella terra dell’ignoranza un simbolo (per quanto marginale possa essere, come il passaporto) può svolgere un ruolo determinante. E questo accade perché il nostro Paese, e non solo, non è un primatista nella cosiddetta educazione civica… che già è praticamente inesistente per le istituzioni nazionali, figuriamoci per quelle comunitarie. Quale lezione ricaviamo dal rinato passaporto britannico e dalla nostra non-educazione civica? Certamente non dirci che dobbiamo essere più bravi, incisivi, attenti, professionali, etc. E’ da sempre che ce lo diciamo, e torniamo sempre allo stesso punto morto (dove l’assalto ai supermercati in questi giorni di coronavirus sono solo l’ultima espressione del nostro minimalismo civico, e logico). Da soli non ce la possiamo fare. Abbiamo bisogno di aiuto. E questo non ci può che arrivare dall’Unione, di cui siamo fondatori. E la questione non riguarda solo l’Italia, ma anche, per esempio, Polonia e Ungheria e tutti quegli elettori che nei propri Paesi danno consensi ai partiti sovranisti che, mediamente, sono tutti antieuropeisti.
Il messaggio civico che rivolgiamo all’Ue è proprio questo: dacci migliori e più intense occasioni per farci partecipi e protagonisti della nostra Unione. E’ questo il messaggio che rivolgiamo alla prossima (dal 9 maggio). Se l’Unione non si impegnerà per una maggiore democrazia, trasparenza e sovranità post-nazionale, i cittadini europei non avranno scrupoli ad abbandonare il multilateralismo e l’integrazione regionale per le politiche dei nazionalisti. Come gli elettori hanno fatto nel 2016 nel Regno Unito, grazie anche alla nostalgia del colore del loro passaporto… e se poi ci si renderà conto che il colore del passaporto può essere una sorta di trappola rispetto al dover tener fede al proprio appartenere all’economia di mercato, è bene che se ne abbia consapevolezza già da ora e non dopo. Il tempo non gioca a favore. Anzi. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Polizze, non tutta la Brexit viene per nuocere: il recesso senza penali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 febbraio 2020

Sono circa dieci milioni, per l’esattezza 9,7, gli italiani in possesso di una polizza emessa da una delle 53 compagnie con sede legale nel Regno Unito operanti in Italia, di cui appena sei nel ramo vita e le restanti nel ramo danni, per una raccolta annua di circa 1,7 miliardi di euro. Dati dell’Ivass, Authority del settore, che lo scorso anno ha dedicato uno studio agli effetti della Brexit nel comparto. Brexit che, sebbene ancora in alto mare riguardo i metodi, è avvenuta lo scorso 1 febbraio. Da quel giorno le imprese britanniche sono a tutti gli effetti considerate imprese non comunitarie, la loro licenza è decaduta e per continuare a svolgere l’attività assicurativa in Italia hanno dovuto costituire una sede stabile nell’Unione Europea e ottenere la relativa autorizzazione. E’ stata prevista un’apposita norma per consentire alle società in via transitoria di proseguire l’attività fino all’ottenimento delle nuove licenze. Nessun timore per gli assicurati, poiché i contratti in essere continueranno ad essere validi fino alla scadenza e senza modifica alcuna alle condizioni. Non occorre quindi sottoscrivere nuovi contratti, né tanto meno estinguere quelli esistenti. Particolare attenzione dovrà porre chi possiede polizze di investimento all’estero, dato che dalla dichiarazione dei redditi 2021 i proventi saranno considerati di origine non Comunitaria, come lo saranno le stesse polizze anche ai fini della compilazione del Modello RW.A proposito di licenze comunitarie, molte compagnie stanno aggirando l’ostacolo cedendo i contratti ad una società del gruppo residente in un Paese dell’Unione, specie Lussemburgo e Paesi Bassi.La cessione dei contratti è sottoposta al vaglio di un Tribunale inglese chiamato a pronunciarsi su eventuali opposizioni, e diviene definitiva dopo l’omologazione.I termini e le condizioni contrattuali continuano ad essere validi fino alla scadenza e senza modifica alcuna alle condizioni, ma vi è un particolare aspetto che viene incontro ai tanti sottoscrittori “incastrati” nei prodotti. La normativa prevede infatti che, dopo l’approvazione del trasferimento tramite il Bollettino di vigilanza Ivass, la compagnia invii al cliente una raccomandata per avvisarlo della facoltà di recedere senza penalizzazioni entro 60 giorni dalla pubblicazione. Per i tanti sottoscrittori di polizze con contenuto di investimento, si tratta di un’occasione per uscire dal prodotto senza sostenere le penali, che spesso sono molto elevate. Da notare che si riceve non il capitale investito, bensì il controvalore corrente senza appunto l’applicazione di penali. Importo che può essere investito in maniera più efficiente. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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Le insolvenze commerciali nel Regno Unito potrebbero crescere ancora

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

Si prevede che le insolvenze continueranno a crescere nel Regno Unito, con un aumento del 7% o maggiore nel 2020. Allo stesso modo, è atteso un aumento delle insolvenze in gran parte dell’Europa, sebbene a un ritmo più moderato. Le insolvenze nel Regno Unito sono cresciute in modo significativo dal 2018, aumentando di un altro 8% su base annua nel 2019. Il settore del commercio al dettaglio continua a registrare un numero maggiore di insolvenze a causa della minore fiducia dei consumatori e delle dinamiche proprie del settore. Data la forte dipendenza dalle opportunità stagionali, i rivenditori spesso guardano alle vendite di dicembre per migliorare il fatturato. Purtroppo le vendite al dettaglio sono complessivamente diminuite a novembre e dicembre, secondo il British Retail Consortium.Per i settori che dipendono dalle importazioni, in particolare l’alimentare e l’agricoltura, la Brexit continua a rappresentare una minaccia di maggiori costi di importazione e logistici che potrebbero essere difficilmente assorbiti. Il settore delle costruzioni, a sua volta, è già colpito da investimenti alquanto deboli, e la minaccia dell’aumento dei costi per attrarre lavoratori, insieme alla perdita di manodopera qualificata composta da cittadini europei che lavorano nel Regno Unito, potrebbero aumentare ulteriormente il rischio di insolvenza.Impatto più moderato sull’UE, ma aumentano i rischi al ribasso. Nel resto d’Europa, invece, l’impatto sulle insolvenze sarà più moderato, a parte quei Paesi con legami commerciali più stretti con il Regno Unito, come l’Irlanda, che hanno maggiori probabilità di essere esposte al rischio. L’impatto sulle insolvenze per altri importanti partner commerciali come Belgio, Paesi Bassi e Danimarca, e per il resto dell’Europa, dovrebbe essere visibile ma più limitato. Per quanto riguarda l’Italia, l’impatto diretto della Brexit sarà verosimilmente più limitato rispetto ad altri partner commerciali, data la minore incidenza dell’interscambio commerciale e degli investimenti.Comunque, il clima rimane instabile e, nel complesso, il rischio di fallimenti aziendali è più elevato rispetto alle probabilità di un impatto più modesto. Si prevede che i settori industriali con una forte dipendenza dalle esportazioni nel Regno Unito, come quello automobilistico, tessile e dei beni ad alto valore tecnologico, subiranno un impatto più significativo.Mentre le previsioni economiche generali rimangono modeste, le singole imprese continuano a conseguire successi, e quindi non deve essere sottovalutata l’opportunità di crescita commerciale, sia durante che oltre il periodo di transizione. Una delle chiavi del successo è una solida strategia di gestione del rischio, che combina l’accesso a una business intelligence affidabile per consentire un processo decisionale consapevole e la capacità di proteggere l’azienda dai rischi commerciali.

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Insolvenze: possibili scenari post-Brexit secondo Atradius

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

Amsterdam. A oltre tre anni dal voto per la Brexit, Regno Unito e Unione Europea si sono separati con un accordo strutturato di recesso. Venerdì 31 gennaio 2020 a mezzanotte (CET), l’uscita del Regno Unito è diventata realtà. Mentre ora l’attenzione si rivolgerà alle future relazioni commerciali tra il Regno Unito e l’Europa, gli impatti economici a breve termine per il Regno Unito continuano a creare difficoltà alle imprese.Archiviata la Brexit, il Regno Unito può ora iniziare a negoziare nuovi accordi commerciali, il più importante dei quali riguarda le future relazioni commerciali con l’UE. Gli attuali accordi restano in vigore fino al 31 dicembre 2020. Tuttavia, i tempi stretti rendono come più probabile solo un accordo limitato, che potrebbe potenzialmente comportare una tormentata revisione nel 2021. Inoltre, se le due parti non riuscissero a negoziare un accordo commerciale entro la fine del periodo di transizione, rischierebbero di ricadere sotto regole del WTO. Le pressioni sul contesto economico e le incertezze sottostanti continuano a mettere a dura prova il Regno Unito e tutti i mercati dell’UE.Il lungo periodo di incertezza ha creato un sentimento negativo, che persisterà probabilmente nel 2020 in assenza di indicazioni certe sulle future relazioni commerciali tra Regno Unito e UE. Dopo la stagnazione nel 2019, prevediamo che gli investimenti delle imprese nel Regno Unito rimangano stabili anche quest’anno, a causa della bassa fiducia e l’elevata incertezza. La crescita economica del Regno Unito dovrebbe rallentare all’1,0% nel 2020, in parte attenuata dal sostegno fiscale e monetario delle banche centrali. Molte imprese già significativamente debilitate da condizioni di volatilità iniziate con il referendum 2016, rimangono soggette al rischio insolvenza.

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Brexit, gli impatti su assicurazioni auto, sanitarie e di viaggio

Posted by fidest press agency su domenica, 2 febbraio 2020

La Gran Bretagna non fa più parte dell’Unione europea. Facile.it, in collaborazione con il giornalista Paolo Fiore, si è chiesto cosa cambierà per gli italiani che viaggeranno e guideranno nel Regno Unito, ed ecco cosa abbiamo scoperto.
La prima notizia è che non scatteranno grandi cambiamenti dall’oggi al domani, ma anche per quanto riguarda le assicurazioni ci sarà un periodo di transizione, che dovrebbe scadere il 31 dicembre 2020. Modifiche più consistenti potrebbero invece scattare dal Capodanno 2021. Ma la loro entità dipende dall’esito dei negoziati in corso.
I cittadini dell’Ue potranno continuare a viaggiare verso la Gran Bretagna con le stesse regole. “Quest’anno non ci sono modifiche nei documenti di viaggio”, spiega il governo britannico. Per ora, quindi, niente visto. Basteranno un passaporto valido o la carta d’identità. Quest’ultima potrebbe non essere più accettata dal 2021. Se così fosse, Londra avviserà comunque i viaggiatori, indicando con ampio anticipo la data in cui le regole cambieranno. Gli automobilisti in possesso di una patente europea potranno continuare a guidare in Gran Bretagna anche dal primo febbraio. Non serve, al momento, una licenza internazionale. Se si percorrono le strade britanniche con il proprio veicolo, l’auto deve essere chiaramente assicurata. Si deve dare prova che lo sia portando materialmente con sé la “carta verde”, sulla quale devono essere indicati nome dell’assicurato, targa dell’auto e periodo della copertura assicurativa.
Dal 2021 potrebbero esserci alcuni cambiamenti. Improbabile che, in linea generale, venga richiesta a tutti gli automobilisti una licenza internazionale. È possibile però che, al termine del periodo di transizione, ci sia uno scenario più frammentato: gli accordi sulle licenze di guida potrebbero dipendere infatti da accordi con i singoli Stati e variare da Paese a Paese. Per chi viaggia verso la Gran Bretagna, resta valida la tessera europea di assicurazione malattia. Consente di accedere più agevolmente alle cure mediche, ma non copre tutte le spese. Le autorità britanniche raccomandano quindi di sottoscrivere, in ogni caso, un’assicurazione sanitaria che copra l’intera durata della permanenza. Dal 2021, la tessera europea potrebbe non essere più valida. Ma, ancora una volta, dipende dalle intese che verranno raggiunte. Il governo britannico ha fatto sapere che “l’obiettivo è sottoscrivere accordi di assistenza sanitaria reciproca con l’Ue o con singoli Paesi”, in modo da “fornire cure mediche a un costo ridotto o, in alcuni casi, gratuite”.
Il 25 giugno 2018 l’Eiopa (l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) ha richiamato l’attenzione sulla necessità che le imprese di assicurazione e gli intermediari assicurativi europei informino i clienti “sul possibile impatto della Brexit sui contratti assicurativi in essere” e “sulle misure adottate per garantire, dopo la Brexit, la continuità del servizio e l’esecuzione dei contratti stipulati”. Nel corso del 2020, quindi, le compagnie dovrebbero inviare ai clienti comunicazioni nel caso in cui cambiassero alcune condizioni legate alle polizze in essere.

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Redistribution of seats in the European Parliament after Brexit

Posted by fidest press agency su domenica, 2 febbraio 2020

As of 1 February, the number and distribution of seats in the Parliament changes following the UK’s withdrawal from the EU.
From 1 February, the European Parliament will have 705 seats, compared with 751 (the maximum allowed under the EU treaties) before the UK’s withdrawal from the EU on 31 January 2020.Of the UK’s 73 seats, 27 have been redistributed to other countries, while the remaining 46 will be kept in reserve for potential future enlargements.Who are the new MEPs? All new MEPs were elected at the May 2019 European Elections. Depending on national rules, some names have already been confirmed, while others are still pending. You can find all current MEPs on the European Parliament’s dedicated webpage.

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Stati Uniti d’Europa. Brexit: lasceremo una candela accesa

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

Roma. Lasceremo una candela accesa alla finestra, affinchè il popolo britannico possa ritrovare la casa comune che è l’Europa.
Lo facciamo dal 1 febbraio 2020, quando il Regno Unito ha abbandonato l’Unione europea.Il “valzer delle candele”, cantato ieri dai parlamentari europei, non è quello dell’addio ma quello dell’arrivederci, perché solo con una Europa unita si è potuta evitare una Terza guerra mondiale e in questi tre quarti di secolo, dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa ha raggiunto livelli di benessere mai conosciuti prima.Il nazionalismo, oggi mascherato da sovranismo, ha portato alle tragedie del secolo scorso. E’ bene ricordarlo.
La libera circolazione di persone, di merci, di servizi e capitali è stata alla base di una unione fra sistemi economici.
Il varo del Parlamento europeo, prima come Assemblea comune nel 1952, poi definitivamente con le elezioni a suffragio universale nel 1979, costituisce un altro traguardo per arrivare a una federazione degli Stati europei. L’introduzione dell’euro è stato un ulteriore passo per l’integrazione comunitaria.Altri traguardi ci attendono: una politica estera e una difesa comune, la unificazione delle norme fiscali e dei codici civili e penali, sono mete da conquistare.Lo faremo insieme, oggi con 27 Paesi, domani con altri che vorranno aderire o ritornare. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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A weaker post-Brexit Britain looks to America

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

The titans of Brexit have a tendency to gush over Britain’s bond with America. Before the referendum in 2016, Boris Johnson—now prime minister, then mayor of London—predicted that, outside the European Union, the thriving British would be “even better and more valuable allies of the United States”. Britain’s relationship with America had long been “special”, enthused Liam Fox as trade secretary in 2018. But Brexit provided a “once-in-a-generation opportunity to raise it to a new level”. Yet in the week that Britain actually leaves the eu it finds itself at loggerheads with America on tax, trade and technology. If the British government persists with plans for a digital-services tax that would hit tech giants, America has said it will retaliate with punitive tariffs on British car exports. And despite heavy American lobbying and suggestions that the countries’ intelligence-sharing could be at risk, Mr Johnson decided on January 28th to allow Britain to buy 5g telecoms kit from Huawei of China. Mike Pompeo, America’s secretary of state, had warned against letting China “control the internet of the future”. (font: The Economist)

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Ridistribuzione dei seggi del Parlamento europeo dopo la Brexit

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

A partire dal 1° febbraio, il numero e la distribuzione dei seggi in Parlamento cambia a seguito del ritiro del Regno Unito dall’UE.
Dal 1° febbraio, il Parlamento europeo avrà 705 seggi, rispetto ai 751 (il massimo consentito dai trattati UE) precedenti al ritiro del Regno Unito dall’UE, il 31 gennaio 2020.Dei 73 seggi del Regno Unito, 27 sono stati ridistribuiti ad altri Paesi, mentre i restanti 46 sono posti in riserva per eventuali futuri allargamenti.Chi sono i nuovi deputati?Tutti i nuovi deputati sono stati eletti alle elezioni europee del maggio 2019.A seconda delle procedure nazionali, alcuni nomi sono già stati confermati, mentre altri sono ancora in attesa di notifica. Tutti i nominativi dei deputati al Parlamento europeo potranno essere consultati sulla pagina web dedicata, che è costantemente aggiornata.Distribuzione dei seggiLa ridistribuzione dei seggi assicura che nessun paese dell’UE perda alcun deputato, mentre alcuni paesi guadagnano da uno a cinque seggi, per far fronte alla sotto-rappresentazione dovuta ai cambiamenti demografici.La nuova distribuzione tiene conto delle dimensioni della popolazione degli Stati membri e della necessità di un livello minimo di rappresentanza per quelli più piccoli.Il principio di “proporzionalità degressiva” significa che i paesi più piccoli hanno meno deputati rispetto ai paesi più grandi, ma anche che i deputati di un paese più grande rappresentano più elettori, rispetto ai loro omologhi dei paesi più piccoli.
Il Parlamento continuerà a influenzare i negoziati UE-Regno Unito per le future relazioni, mentre la Brexit avrà un impatto anche sulla composizione delle commissioni e delle delegazioni interparlamentari.

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The UK will succeed economically after Brexit

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

The EU Parliament ratified the EU-UK Withdrawal Agreement. It is an historic day”, says Gunnar Beck, Member of the EU Parliament and Brexit spokesman for the Identity & Democracy Group, “because this is the first time a country is leaving the EU. Undeterred by numerous prophets of doom, the majority of the British people voted to leave the EU to assume greater responsibility for their own decisions and secure a prosperous future.From a German perspective, Britain’s departure is both sad and good news. Britain is one of Germany largest trading partners, and Germany’s besieged automobile industry will come under further pressure. However, Brexit is also a great chance for all Europeans. The UK will succeed economically, and this will send a signal to others that the EU is stifling rather than promoting growth and success. It will be a wholesome lessons, especially for my German compatriots who have been taught, wrongly, that there is no future outside the EU.”

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Brexit deal approved by the European Parliament

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 gennaio 2020

• UK Withdrawal Agreement cleared the second-to-last hurdle before entering into force
• Qualified majority vote in the Council to conclude the process, Brexit set to take place on 31 January 2020
The Withdrawal Agreement was approved by the European Parliament on Wednesday evening by 621 votes in favour, 49 against and 13 abstentions.In a debate with the Croatian State Secretary for European Affairs Nikolina Brnjac on behalf of the Presidency of the Council, Commission President Ursula von der Leyen, and the EU’s Chief Negotiator Michel Barnier, Parliament took stock of the withdrawal process so far and the challenges ahead.Commenting on the historic importance of the vote, most speakers on behalf of the political groups highlighted that the UK’s withdrawal will not be the end of the road for the EU-UK relationship and that the ties that bind the peoples of Europe are strong and will remain in place. They also mentioned that there are lessons to be learnt from Brexit that should shape the future of the EU and thanked the UK and its MEPs for their contribution throughout the UK’s membership. Many speakers warned that the negotiations on the future relationship between the EU and the UK are going to be difficult, especially taking into account the timeframe provided in the Withdrawal Agreement.

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European Parliament:The week ahead 27 January – 02 February 2020

Posted by fidest press agency su sabato, 25 gennaio 2020

Bruxelles Plenary session and committee meetings:
Brexit. Parliament is scheduled to hold its final vote in plenary on the Withdrawal Agreement on Wednesday at 18:00. To enter into force, any withdrawal agreement between the EU and the UK needs to be approved by MEPs by a simple majority of votes cast.
2020 Commission Work Programme. Commission President Ursula von der Leyen, in the presence of the college of Commissioners, will present the Commission’s work programme for this year and then debate it with MEPs (Thursday).
International Holocaust Remembrance Day. Parliament will hold a ceremony to commemorate the liberation of the Auschwitz Nazi concentration camp 75 years ago. Liliana Segre, Italian senator for life and Auschwitz survivor, will address MEPs during the ceremony (Wednesday).
Common chargers. MEPs will vote on a resolution calling for measures to make common chargers a reality for consumers and reduce e-waste. According to estimates, old chargers generate more than 51 000 tonnes of electronic waste per year (Thursday).
Migration. The urgent humanitarian situation on Greek islands, especially that of children, will be debated with the Commission and the Council. MEPs may ask for urgent measures to ensure those affected are protected, relocated and offered family reunification (Wednesday).
Gender pay gap. In response to the Commission’s announced proposals to close the gender pay, including legally binding pay transparency measures, MEPs will vote on their input on the matter. The resolution also winds up a debate held during January’s plenary session (Thursday).
Western Balkans. Speakers of the parliaments of Albania, Bosnia and Hercegovina, Kosovo, Montenegro, North Macedonia and Serbia as well as the president of Croatia’s Parliament will gather to discuss the Western Balkans’ European perspectives. The summit is organised under the patronage of President Sassoli, in cooperation with the Committee on Foreign Affairs and the Delegation for relations with the Western Balkans (Tuesday).
Redistribution of EP seats. As of 1 February, the number and distribution of seats in the Parliament changes following the UK’s withdrawal from the EU. Of the UK’s 73 seats, 27 will be redistributed to other countries, while the remaining 46 will be kept in reserve for potential future enlargements.Conference of Presidents. EP President David Sassoli will chair an extraordinary Conference of Presidents on Tuesday at 10.00, where Commission President Ursula von der Leyen will present the Commission’s work programme to heads of political groups.
President’s diary. EP President David Sassoli will meet UNICEF Executive Director Henrietta Ford and UNHCR High Commissioner Filippo Grandi, on Monday. On Tuesday, Mr Sassoli will meet incoming Maltese Prime Minister Robert Abela and Federalimentare President, Ivano Vacondio, as well as open the Parliamentary Summit on the Western Balkans and host a New Year’s reception. On Wednesday, he will meet the President of the Anna Lindh Foundation, Elisabeth Guigou, participate in the reception to commemorate Holocaust Remembrance Day as well as a ceremony for UK MEPs. Finally, on Thursday, President Sassoli will meet European Council President Charles Michel and Commission President Ursula von der Leyen in Bazoches to discuss the preparation for the upcoming Conference on the Future of Europe.
Press briefing. The EP Press Service will hold a press briefing on the week’s activities at 11.00 a.m. on Monday, in the “Anna Politkovskaya” EP press conference room.

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Le Brexit est une très mauvaise nouvelle

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 gennaio 2020

Cet événement sans pareil est bien plus significatif que le simple fait de passer de 28 à 27 Etats membres. La sortie du Royaume-Uni prive l’Union européenne de la puissance dont ce grand pays est porteur. C’est un rétrécissement de population pour l’Union, qui passera le 31 janvier sous la barre du demi-milliard d’habitants (à 446 millions), ainsi qu’une perte sèche d’influence et de rayonnement. Un mauvais signal est envoyé au monde quand l’UE cherche à y peser de manière plus géopolitique. C’est enfin sinon le renoncement du moins l’éloignement pour longtemps du projet d’unir le continent auquel, n’en déplaisent aux Anglais, appartient la Grande-Bretagne. Pour paraphraser Paul Valéry, avec le Brexit, nous autres, Européens, nous savons maintenant que nous sommes mortels.Le retrait légal et symboliquement fort du Royaume-Uni présente au moins des vertus pédagogiques. Tout regrettable qu’il soit, le fait que le Brexit ait bien lieu montre la nature originale de notre Union. Celle-ci n’est pas un nouvel empire, contrairement à ce qu’en dépeignent ses détracteurs. L’article 50 du traité européen, clause de sortie qu’on croyait destinée à rester un cas d’école théorique, s’applique effectivement. Mais la possibilité désormais bien réelle de sortir de l’Union renvoie au choix tout aussi effectif d’y rester. Depuis le référendum britannique de 2016, les Vingt-Sept auront implicitement réaffirmé le choix de rester. Un Etat n’est pas membre de l’UE par défaut mais par volonté. C’est une pédagogie de la démocratie.Autre vertu pédagogique du Brexit, celle du réalisme. La sortie donne un enseignement grandeur nature de ce qu’est l’Union européenne en pratique. La longue négociation de l’accord de retrait et sa pénible ratification britannique auront permis aux Britanniques et, au-delà, à tous les Européens de (re)découvrir ce que signifie, concrètement, le marché intérieur, ce qu’apporte l’union douanière et ce que représente la citoyenneté européenne, entre autres. C’est au moment de quitter l’Union que toutes ces réalisations, le plus souvent invisibles au quotidien, trop évidentes pour être remarquées, sont soudainement apparues comme palpables, qu’elles prennent du relief et tout leur sens. Le Brexit fait une démonstration par l’absurde de ce qu’est l’Union européenne en profondeur.
Une démonstration que les Européens se sont faites aussi à eux-mêmes. Si « Brexit means Brexit », comme l’avait souligné Theresa May, « EU means EU », ont répondu en somme les Européens, d’une seule voix, sous la conduite de leur négociateur, Michel Barnier. Contrairement aux funestes prévisions du Brexiter Nigel Farage, l’Union européenne ne s’est pas évaporée à la suite du Brexit. Elle a prouvé au contraire la solidité éprouvée de sa construction. En un mot, l’Europe existe, les Brexiters l’ont rencontrée.L’événement valait une édition spéciale de notre newsletter, avec nos toutes dernières analyses des effets du Brexit dans les opinions publiques, de ses conséquences immédiates au Parlement européen ainsi qu’une reprise de nos nombreux récents décryptages et interventions médiatiques de ce qui reste, sur le fond, un triste épisode.

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Brexit: MEPs concerned about citizens’ rights

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

In a resolution adopted on Wednesday, MEPs take stock of citizens’ rights in the context of Brexit and highlight that their consent to the Withdrawal Agreement will take into account “experiences gained and assurances given” about their protection. Parliament expresses concerns especially about the application-based approach used in the UK EU Settlement Scheme, the absence of physical proof for successful applicants, and its accessibility, among other issues.MEPs question the set-up and independence of the UK’s “independent authority” foreseen in the Withdrawal Agreement, stating that they would welcome the establishment of a joint European Parliament – UK Parliament scrutiny mechanism.The adopted text calls for information campaigns to be launched to prepare citizens and urges governments in EU27 member states to adopt consistent and generous measures to provide legal certainty for UK citizens residing in their territory.The resolution was adopted with 610 votes in favour, 29 against and 68 abstentions following a debate on Tuesday that focussed largely on the future of freedom of movement and limiting the impact of Brexit on citizens’ lives.Video of statements by Nikolina Brnjac, representing the Croatian Presidency of the Council and by Ursula von der Leyen, President of the Commission.

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Stati Uniti d’Europa: La Scozia dopo la Brexit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

Braveheart (Cuore impavido) è un film che narra, in forma di storia romanzata, le vicende del patriota ed eroe nazionale scozzese William Wallace (1270-1305), in lotta contro gli inglesi e per l’indipendenza della Scozia.Ci è venuta in mente la storia di Wallace a proposito della Brexit, cioè dell’uscita del Regno Unito dalla Unione europea. Con la vittoria elettorale di Boris Johnson, la procedura per il distacco è ormai avviata ma c’è il problema della Scozia, dove il Partito nazionalista scozzese è fortemente contrario alla Brexit e, se del caso, a favore della indipendenza dal Regno Unito.I risultati del referendum consultivo del 2016, che sanzionò la Brexit, hanno, però, confermato la contrarietà degli scozzesi alla separazione dalla Ue.Il premier britannico Boris Johnson non vuole che si svolga un referendum in Scozia, che sancisca la volontà del popolo scozzese di rimanere nella Ue, mentre il premier scozzese, Nicola Sturgeon, spinge affinchè gli scozzesi si esprimano.Non ci sarà una ribellione armata, come ai tempi di Wallace, ma la determinazione degli scozzesi di rimanere nella Ue è fortemente maggioritaria. Hanno capito che è l’unione che fa la forza e stare dentro la Ue porta vantaggi enormemente maggiori di quelli di rimanere nel piccolo Regno Unito. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La Brexit non ricada sulle opportunità per i giovani e la visione della Generazione Erasmus

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 gennaio 2020

“La decisione presa dalla Camera dei Comuni inglese, per quanto prevedibile nelle ultime settimane e senza alcuna conseguenza pratica immediata, è un brutto segnale non solo per i giovani britannici ma per tutti quelli europei, per il quale il programma Erasmus rappresenta una delle più significative opportunità di crescita personale e di formazione.” dichiara a caldo Vittorio Gattari, Presidente di Erasmus Student Network Italia, la principale organizzazione internazionale che si occupa di mobilità studentesca. “Il paradosso che rende ancora più ingiusto tutto ciò è che, come noto, i giovani britannici nel 2016 votarono largamente contro la Brexit e a favore della permanenza nell’Unione Europea e sono quindi vittime incolpevoli di quella scelta.” Non è retorico quindi, secondo il Presidente Gattari, parlare di “vero e proprio scontro generazionale”.Il voto di ieri non comporta l’immediata uscita del Regno Unito dal programma Erasmus+, ma il segnale politico, in vista dei negoziati con l’Unione Europea, è sicuramente in controtendenza rispetto alla visione di una Generazione Erasmus in grado di diventare “Gioventù Europea”. I ragazzi tuttavia non smettono di guardare avanti. “Come Erasmus Student Network Italia — conclude Gattari — chiediamo con forza che il Regno Unito continui a far parte del programma, anche eventualmente sotto forme diverse che sono già previste per altri paesi, membri e non-membri dell’UE. Bisogna fare tutto il necessario per non privare migliaia di giovani di un diritto, quello all’esperienza Erasmus, che permette di studiare, lavorare e formarsi in un ambiente internazionale, comunitario, aperto, e che tutti i dati dimostrano essere straordinariamente positivo in termini di sviluppo di competenze trasversali e opportunità di trovare lavoro”.
ESN Italia è la branca italiana di Erasmus Student Network, la più grande organizzazione di studenti volontari in Europa.ESN supporta lo sviluppo di programmi di mobilità studentesca in più di 1.000 Istituti di Alta Formazione in oltre 40 Paesi secondo il principio Students Helping Students.Ogni anno sono circa 2.000 i volontari italiani che si impegnano nell’accoglienza degli studenti Erasmus per l’arricchimento della società attraverso gli studenti internazionali. (by Alessandra Palmulli)

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“Get Brexit done” Boris Johnson si aggiudica le elezioni. Possibili impatti

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. Tre anni fa, in un fine settimana di inizio estate, Boris Johnson viveva una lacerante indecisione. A poche settimane dal referendum che avrebbe deciso le sorti della Brexit, ancora non si era espresso: ma il voto era ormai vicino, ed era tempo di prendere una decisione, che sarebbe stata resa pubblica in un editoriale sul Daily Telegraph, uno dei più influenti giornali conservatori. Così, per schiarirsi le idee, Johnson decise di scrivere due articoli: uno nel quale sosteneva la necessità di restare nell’UE e un altro nel quale sposava la causa della Brexit, l’articolo che poi decise di pubblicare.La scelta che Johnson prese durante quel fine settimana ha condizionato la politica e la storia recente della Gran Bretagna e dell’Unione Europea. Il suo contributo è stato, secondo molti osservatori, cruciale nel condizionare il referendum sulla Brexit, soluzione che era osteggiata dal suo stesso partito. Per spiegare il voltafaccia al suo rivale e compagno di scuola David Cameron scelse un’immagine di Rudyard Kipling: “Scusami, la Brexit finirà schiacciata come una rana sotto un erpice. Ma questa era la scelta che dovevo fare…”. A tre anni dal referendum, sotto un erpice sono invece finite moltissime delle convenzioni della politica britannica, la cui geografia è uscita sconvolta dalle ultime elezioni. David Cameron non è più in politica e il partito Conservatore, riorganizzato da Johnson intorno a una agenda concentrata sulla Brexit, ha stravinto un’elezione trionfando in molte zone del Paese storicamente di sostegno ai laburisti. L’etoniano Johnson ha conteso al socialista Corbyn i voti della “working class” in moltissime località che non avevano un rappresentante conservatore anche da 50 o 70 anni.
Il Partito Laburista, che ha subito la peggiore sconfitta degli ultimi trent’anni, ha pagato gli errori strategici nel posizionarsi rispetto alla questione politica più importante per gli elettori. Al contrario Johnson è riuscito a polarizzare il voto delle persone favorevoli alla Brexit e il desiderio – condiviso da coloro che avevano votato “leave”, ma non solo – di chiudere il più presto possibile la questione, dopo tre anni di stallo e crisi. Boris Johnson è riuscito nel capolavoro politico di non farsi associare con la gestione della crisi politica e istituzionale da parte del suo partito sotto la guida di Theresa May e di presentarsi come l’uomo in grado di risolvere lo stallo, spostando la piattaforma del suo partito verso una forma inedita di nazionalismo. “Chiudiamo la Brexit” questo è stato il mantra che ha ripetuto come un’ossessione.
Ma possiamo considerare veramente chiusa la questione? Probabilmente no. L’unica certezza è che la Brexit avverrà veramente e che la maggioranza a Westminster ha i margini e la compattezza per gestire il processo politico senza più ripensamenti. Boris, galvanizzato da una vittoria più ampia delle aspettative, ha parlato di “un mandato chiaro” e ha fatto trapelare l’intenzione di procedere a tappe forzate per rispettare la deadline di dicembre. L’accordo che Johnson ha siglato con l’Unione Europea, tuttavia, è di fatto un modo per rimandare alcune delle questioni più rilevanti da un punto di vista economico, politico e finanziario. Le parti in causa avranno ora fino a dicembre 2020 per definire i propri rapporti. Questo particolare è ovviamente di grande rilevanza nel valutare l’impatto della Brexit sui mercati nel medio termine:
1. È possibile che nei prossimi mesi alcune catene del valore subiranno le conseguenze dell’incertezza legata al negoziato ed eventualmente di nuove regole. Non bisogna inoltre sottovalutare la sfida operativa e logistica che la Brexit pone sulle amministrazioni pubbliche, per continuare a garantire una circolazione senza intoppi delle merci.
2. In questo momento è impossibile escludere la possibilità di una “Brexit dura”, ovvero una Brexit senza accordo commerciale: un’eventualità che probabilmente si rifletterebbe in senso negativo sul mercato.
3. Questa incertezza è legata a un processo politico e negoziale che vivrà di varie fasi. È prematuro in questo momento prevedere quale sarà la nuova postura delle parti.
In definitiva è ragionevole immaginare che la “fase 2” della Brexit resterà un potenziale fattore di mercato almeno per un altro anno. Ci possiamo aspettare che il tema comincerà ad assumere maggiore rilevanza man mano che la scadenza di dicembre si avvicina senza che le parti abbiano definito un accordo. Tuttavia. è plausibile che il risultato elettorale possa agevolare l’apertura di una nuova fase nel rapporto tra UK e UE: eliminando complessità del processo politico. Boris Johnson è ora forte di un chiaro mandato, mentre l’Unione Europea potrebbe assumere un atteggiamento più benevolo ora che la possibilità di invertire il processo Brexit è affievolita. D’altra parte, Johnson non ha mai avuto mano libera per spiegare che tipo di Brexit desiderasse veramente, oscillando tra posizioni più morbide e più oltranziste a seconda dell’opportunità politica, ora finalmente avrà la possibilità di chiarificare meglio la sua agenda. Sicuramente il risultato elettorale rimanda eventuali criticità e sarà importante valutare come le parti approcceranno il negoziato.C’è poi la questione del confine Nord Irlandese. Stando all’accordo che Johnson dovrebbe approvare, si dovrebbe risolvere la questione stabilire un confine non intrusivo nel Mar d’Irlanda. Va da sé che questa operazione presenta più di una criticità. Per citare un documento del ministero dell’Interno britannico pubblicato dal Financial Times, sarà una sfida “strategica, politica e operativa”.Più in generale, il successo dei partiti nazionalista in Scozia e nell’Irlanda del Nord sta a testimoniare che il progetto unitario e unitarista di Johnson (One Nation Conservative Party) ha più di qualche ostacolo: l’Inghilterra sembra oggi aver preso una direzione marcatamente diversa dal resto dell’Unione. Per ovviare a queste difficoltà Johnson metterà mano al portafoglio, allargando i cordoni della spesa pubblica: nel medio termine è da valutare l’effetto sugli spread per l’obbligazionario governativo, anche se un ritorno alla spesa potrebbe avere un effetto positivo sulla crescita.Nel breve periodo, il Pound e il FTSE hanno celebrato con un mini-rally (anche perché è scongiurato l’aumento della tassa sui profitti presentato dai Laburisti). Guardando al futuro, la situazione oltre manica merita di continuare a essere guardata con attenzione. E considereremo tutti questi aspetti quando si tratta di valutare il nostro posizionamento su azionario e bond governativi britannici, che resta comunque limitato.

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