Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°56

Posts Tagged ‘brexit’

European Commission adopts two contingency proposals to help mitigate impact of “no-deal” Brexit on EU fisheries

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 gennaio 2019

Given the continued uncertainty in the UK surrounding the ratification of the Withdrawal Agreement, the Commission has today adopted two legislative proposals to help mitigate the significant impact that a “no-deal” Brexit would have on EU fisheries.This is part of the Commission’s ongoing preparedness and contingency work and will help ensure a coordinated EU-wide approach in such a scenario. The first proposal is to allow fishermen and operators from EU Members States to receive compensation under the European Maritime and Fisheries Fund for the temporary cessation of fishing activities. This will help off-set some of the impact of a sudden closure of UK waters to EU fishing vessels in a no-deal scenario.The second proposal amends the Regulation on the Sustainable Management of the External Fleets. The aim of this proposal is to ensure that the EU is in a position to grant UK vessels access to EU waters until the end of 2019, on the condition that EU vessels are also granted reciprocal access to UK waters. The proposal also provides for a simplified procedure to authorise UK vessels to fish in EU waters and EU vessels to fish in UK waters – should the UK grant that access. This proposal is limited to 2019 and is based on the agreement in the Agriculture and Fisheries Council of 17 and 18 December 2018 on the fishing opportunities for 2019. These contingency measures cannot mitigate the overall impact of a “no-deal” scenario, nor do they in any way replicate the full benefits of EU membership or the terms of any transition period, as provided for in the Withdrawal Agreement. They are limited to these specific areas where it is absolutely necessary to protect the vital interests of the EU and where preparedness measures on their own are not sufficient. As a rule, they will be temporary in nature, limited in scope and adopted unilaterally by the EU.
These proposals are subject to the co-decision procedure. The Commission will work with the European Parliament and the Council to ensure the adoption of the proposed legislative acts so that they are in force by 29 March 2019.

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Incognita Brexit: dal Regno Unito +47% le ricerche di immobili in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 gennaio 2019

Non è ancora chiaro quali esiti avrà la manovra della Brexit e soprattutto quali saranno le conseguenze sulle aziende e i lavoratori nel Regno Unito. Sta di fatto che i nostri connazionali impiegati Oltremanica hanno iniziato a temere gli scenari che li vedrebbero costretti ad abbandonare il Paese e cominciano a guardare al mercato immobiliare italiano per correre ai ripari. Lo dimostrano i risultati delle ricerche provenienti dal Regno Unito su Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) che, a gennaio 2019, hanno registrato un boom del 47% rispetto allo stesso mese del 2018. Chi comincia a cercare informazioni su quanto costerebbe eventualmente prendere casa in Italia parte dalle locazioni: l’80% delle ricerche provenienti da UK riguarda infatti immobili in affitto. Le ricerche iniziano con un budget medio di 1.800 euro al mese per un bilocale, per poi abbassarsi a 1.200 euro una volta constatato quanto i prezzi del mattone siano più bassi in Italia rispetto al Regno Unito. Ad esempio, affittare un bilocale nel quartiere Isola di Milano, uno dei più gettonati in città, costa circa il 30% in meno di un immobile di pari categoria nella zona di Camden a Londra, una di quelle residenziali più in voga al momento.
Milano è la città che attira maggiormente l’attenzione di chi teme di dover tornare in Italia (+70% le ricerche da UK in un anno). A seguire si trovano Torino (+55%) e Roma (+35%). Chi guarda al portale immobiliare per informarsi su un eventuale trasferimento, tiene d’occhio almeno due diverse città, non avendo ancora un’idea precisa su dove si troverà il nuovo posto di lavoro. Una curiosità riguarda Roma: la Capitale non è mai indicata come prima ricerca, ma viene sempre considerata un’alternativa a Milano e Torino.
Analizzando la provenienza geografica delle ricerche, Liverpool è in testa alle città britanniche da cui si registra il maggior incremento di traffico, raddoppiato rispetto allo scorso anno (+103%). La seconda città da cui si è rilevato un picco di traffico è Bristol (+95%), seguita da Edimburgo (+75%) e Londra (+45%). «Un’eventuale migrazione di ritorno dal Regno Unito al nostro Paese, concentrata in particolare nelle grandi città dove ci sono maggiori occasioni di lavoro, porterebbe a un’ulteriore accelerazione del mercato degli affitti e quindi ad altri aumenti dei canoni di locazione – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – Bisogna anche considerare che nel Nord Europa la cultura dell’affitto, come alternativa a lungo termine al possesso, è da sempre consolidata rispetto all’Italia: chi lavora da diversi anni nei Paesi britannici ha assimilato verosimilmente questa mentalità e preferirebbe, anche tornando in patria, la formula della locazione, che tra l’altro è meno vincolante se si è incerti su dove si dirigerà la propria carriera».

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Brexit. La Pietra (FdI): governo tuteli Made in Italy

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

“L’Italia deve arrivare preparata alla Brexit per tutelare le eccellenze e i prodotti dell’agricoltura della nostra Nazione e più in generale il nostro made in Italy. Questo tenendo conto della recente bocciatura da parte del Parlamento britannico della proposta di accordo sulla Brexit con l’Unione Europea, che rischia di determinare gravi conseguenze economiche nell’intera area UE, ed in particolare in Italia”. A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra, componente della Commissione Agricoltura, presentando un’interrogazione al ministro delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio.
“Il mercato britannico ha una forte incidenza sulla bilancia commerciale nazionale e sulla crescita del nostro Pil – spiega il senatore di FdI-. L’agroalimentare italiano vale il 6 per cento delle importazioni del Regno Unito e questo settore rappresenta il quarto mercato per il nostro export. In assoluto il Regno Unito ha un’incidenza dell’8 per cento sulle nostre vendite estere, con un valore pari a circa 3,3 miliardi di euro, con un aumento del 43 per cento nell’ultimo decennio riferito all’acquisto di prodotti Made in Italy”.”Per questo il governo non può assistere a quello che accade e deve attivarsi, affinchè la Brexit non penalizzi le nostre produzioni, ma piuttosto diventi un’opportunità di crescita” conclude il senatore La Pietra.

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Brexit: è giunto il momento che il Regno Unito chiarisca la sua posizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Nel dibattito che ha fatto seguito al voto della Camera dei Comuni del Regno Unito, i deputati hanno sottolineato che la difesa dei i diritti dei cittadini UE resta la priorità del PE. Dopo la bocciatura dell’accordo di ritiro da parte della Camera dei Comuni del Regno Unito ieri sera, spetta ora al governo e al Parlamento britannico di comunicare all’UE dove si trova una maggioranza positiva e che tipo di relazione vogliono con l’Unione europea, hanno sottolineato i deputati.L’accordo di ritiro è il miglior e unico compromesso possibile nell’ambito delle ‘linee rosse’ stabilite dal governo britannico, ha sottolineato Michel Barnier, negoziatore capo dell’UE per la Brexit, poiché garantisce la certezza del diritto nei casi in cui la Brexit crea incertezza. L’UE non accetterà che gli orientamenti già stabiliti siano indeboliti, in particolare per quanto riguarda il processo di pace e il confine con l’isola d’Irlanda e i diritti dei cittadini, ha poi aggiunto Frans Timmermans per la Commissione europea.
Guy Verhofstadt (ALDE, BE), coordinatore Brexit del PE, ha chiesto un dialogo fra i partiti nel Regno Unito al fine di costruire una maggioranza positiva per sbloccare la situazione di stallo ed eventualmente ridefinire le ‘linee rosse’ del Regno Unito. Ha anche sottolineato che una nuova posizione negoziale da parte del Regno Unito potrebbe consentire di prendere in considerazione un rapporto futuro più profondo tra il Regno Unito e l’UE.Un’uscita senza condizioni non sarebbe nell’interesse di nessuno, concordano i deputati europei. L’UE intensificherà i lavori di preparazione con gli Stati membri e il PE, ha aggiunto Melania Ciot, a nome della presidenza rumena del Consiglio.

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“The political agenda of these days is dominated by Brexit”

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

But it is the decisions on the Eurozone that will make the upcoming European Council and Eurosummit a success or failure” states Sandro GOZI, President of the Union of European Federalists. “After years of discussions and long negotiations, there is no reason to further postpone or water-down decisions needed to fix the architecture and policies of the Eurozone. We need to seize this opportunity as long as the current economic upswing lasts”.
The European Federalists set out their proposals in an open letter to the Heads of State and Government:The Banking Union needs to be supported as soon as possible by a common fiscal backstop.The European Stability Mechanism should be able to support Member States in difficulty at an early stage and with more flexibility of action.
The European Commission and the European Parliament should have a greater role in designing, approving and implementing assistance programmes.The Eurozone should have its own budget, prospectively financed by own resources, for investments but also for stabilisation of the Eurozone economy. The proposals submitted by France and Germany are welcome but greater ambition is needed on the size, role and governance of the Eurozone budget.
A European unemployment (re)-insurance scheme could support Member States hit by high unemployment and help stabilising the Eurozone economy.

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Presidente Tajani sulla Brexit: “La priorità è salvaguardare i cittadini”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

“La Brexit per noi è soprattutto garantire i diritti dei cittadini, preservare la pace in Irlanda del Nord, salvaguardare i lavoratori e le aziende europee”. Questo il messaggio del Presidente Tajani sull’accordo raggiunto con il Regno Unito da parte dal capo negoziatore per la Brexit, Michel Barnier. “Crediamo fermamente nella democrazia e nella necessità di rispettare la decisione dei cittadini britannici. La strada da percorrere è ancora lunga, ma sono fiducioso che questo accordo possa porre le condizioni per un nuovo legame con il Regno Unito, che abbandona l’Unione Europea, non l’Europa”, ha aggiunto Tajani a seguito della Conferenza dei Presidenti dei gruppi politici del Parlamento europeo, ai quali Barnier ha presentato i termini dell’accordo.“Vorrei ringraziare Michel Barnier per il suo lavoro e per lo spirito costruttivo che ha caratterizzato le nostre relazioni. Tengo anche a sottolineare l’apporto essenziale del Gruppo direttivo sulla Brexit del Parlamento europeo”.“L’accordo sembra rispettare le condizioni poste dal Parlamento europeo: il Regno Unito non potrà godere degli stessi benefici dei Paesi che restano nell’Unione e saranno tutelati pienamente gli interessi dei cittadini europei. E’ una ulteriore dimostrazione della solidarietà e dell’unità d’intenti che caratterizzano gli Stati Membri dell’Ue”. “Il Parlamento dovrà approvare l’accordo e avrà dunque l’ultima parola. Continueremo a seguire da vicino tutti gli sviluppi per assicurarci che gli interessi di tutti i cittadini europei siano tutelati”. – ha concluso il Presidente Antonio Tajani.

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Brexit: la Commissione adotta una comunicazione sui preparativi per il recesso del Regno Unito dall’UE

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Il 30 marzo 2019 il Regno Unito lascerà l’UE e diverrà un paese terzo. Questo determinerà effetti per i cittadini, le imprese e le amministrazioni sia nel Regno Unito sia nell’UE. Le ripercussioni spaziano dall’introduzione di nuovi controlli alla frontiera esterna che separerà l’UE dal Regno Unito fino alla validità dei certificati, licenze e autorizzazioni rilasciati dal Regno Unito, passando per l’applicazione di norme diverse sui trasferimenti di dati.Accogliendo l’invito a intensificare i lavori per prepararsi a tutti i livelli e a tutti gli esiti possibili, formulato dal Consiglio europeo (Articolo 50) il mese scorso, la comunicazione adottata oggi dalla Commissione esorta gli Stati membri e i privati ad accelerare i preparativi.
Sebbene l’UE lavori incessantemente per un accordo che garantisca un recesso ordinato, l’uscita del Regno Unito causerà indubbiamente perturbazioni, ad esempio nelle catene di approvvigionamento, che si raggiunga o no un accordo. Poiché non è ancora certo che alla data prevista sarà disponibile un accordo di recesso ratificato né che cosa eventualmente esso comporterà, ci si prepara a tutte le evenienze per assicurare che le istituzioni dell’UE, gli Stati membri e i privati siano comunque pronti. Anche se sarà raggiunto un accordo, con il recesso il Regno Unito cesserà comunque di essere uno Stato membro e non godrà quindi più dei benefici di uno Stato membro. Prepararsi al fatto che il Regno Unito diverrà un paese terzo è pertanto di importanza fondamentale, anche se UE e Regno Unito raggiungeranno un accordo.
Prepararsi al recesso del Regno Unito non è tuttavia responsabilità soltanto delle istituzioni dell’UE: si tratta di un impegno comune, condiviso a livello unionale, nazionale e regionale, che coinvolge in particolare anche gli operatori economici e altri soggetti privati. Ciascuno deve intensificare l’impegno per prepararsi a tutte le evenienze e assumersi la responsabilità della propria situazione specifica.

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Libro: “Eurostorie di ordinario successo in tempo di Brexit”

Posted by fidest press agency su martedì, 24 luglio 2018

Roma Martedì 24 luglio 2018 ore 17.30 Sala della Guerra Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea viale delle Belle Arti, 131 (dal martedì alla domenica 8.30 – 19.30 ultimo ingresso 18.45 ingresso libero), la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ospita la presentazione del volume Eurostorie di ordinario successo in tempo di Brexit, curato da Monica Didò e Francesco Tufarelli. Intervengono: Rocco Buttiglione, Emanuela Del Re, Michele Gerace, Sandro Gozi, Raffaele Torino, Gianni Pittella,modera Tiziana De Simone.
La pubblicazione costituisce il quarto contributo della collana Quovadis Europa, edita da Lithos, e si propone di affrontare il tema delle quotidiane opportunità offerte dall’Unione Europea e dalle sue politiche al tempo della Brexit. L’opera si compone di tredici capitoli, ognuno dei quali curato da un diverso autore e spazia dalla trasparenza e la legalità alle politiche culturali, dalla formazione alla rivoluzione Erasmus, dalla via Europea al Digitale all’Europa Sociale, dalla politica agricola comune alla politica del turismo, dalle macro regioni europee al sistema di sicurezza e difesa europea, non dimenticando il discusso capitolo del bilancio europeo.In un momento nel quale, non sempre in buona fede, si tendono ad enfatizzare criticità e problemi di ordine vario, andando a rifugiarsi in miopi politiche nazionalistiche, gli autori del volume sottolineano, attraverso esempi concreti, come la normalità in Europa sia caratterizzata dai successi degli ultimi sessant’anni.Il volume nato nel corso del “semestre che non c’è” ossia quello che avrebbe dovuto essere il semestre di presidenza britannica del Consiglio dell’Unione Europea, esce alla vigilia delle elezioni europee del 2019, per rammentare ai cittadini italiani ed europei, specialmente a quelli che per la prima volta andranno alle urne, le ragioni reali dello stare insieme e il motto che nel 1957 ha guidato i Presidenti dei sei Paesi fondatori: mai più guerra in Europa.

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Unione europea e Brexit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Non conviene uscire dall’Unione europea. Se qualcuno ha dubbi, può toglierseli osservando quello che succede nel Regno Unito.Sul piano politico la realtà britannica è evidente: l’Ukip, il partito che era nato con l’intento di portare il Regno Unito fuori dalla Unione europea è scomparso, sbugiardato per le falsità distribuite a piene mani durante la campagna referendaria per la Brexit. L’attuale premier Theresa May vede il suo governo sfaldarsi ogni giorno nello scontro tra i duri e i morbidi della Brexit.Nel mondo ci sono due potenze politiche ed economiche, gli Usa e la Cina, ai quali fa da contraltare l’Unione europea, che ha il 7% della popolazione mondiale, produce il 25% della ricchezza mondiale e spende il 50% in welfare. Non crediamo che il Regno Unito voglia diventare il 51esimo Stato degli Stati Uniti, il che sarebbe una sorta di nemesi storica: il colonialista colonizzato; isolarsi, con i processi in atto di globalizzazione, vuol dire essere stritolati (questo vale anche per i nostri sovranisti che sognano ancora la Repubblica Veneta). Dunque, alla premier May non rimane che trattare con l’Unione europea, al meglio, certo, per entrambe le parti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Verso la Brexit: Toscana protagonista dei rapporti con Regno Unito e Irlanda

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

Firenze. E’ di oltre 34 miliardi di euro, in netta crescita, l’interscambio commerciale dell’ultimo anno fra Italia e Regno Unito, di questi un decimo (3,8 miliardi) passa dalla Toscana, con il nostro Paese che vanta un surplus di circa 11 miliardi. Con l’Irlanda l’import-export è arrivato a quasi 6 miliardi, in grande crescita nell’ultimo anno (+13,8%) e la Toscana che ha una quota superiore al 5%. E’ partendo dalla realtà di questi numeri e di fronte allo scenario dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea fissata per il 29 marzo 2019 che la Camera di Commercio italiana per il Regno Unito (ICCIUK), con il patrocinio di Camera di Commercio, Comune e Città metropolitana di Firenze, ha organizzato il Forum Italy-UK-Irlanda. Fra gli altri, hanno partecipato alla mattina di discussioni l’ambasciatore irlandese a Roma Colm Ó Floinn, il responsabile del dossier EU Exit all’ambasciata britannica a Roma Jakob Lund, la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni, la vicensindaca di Firenze Cristina Giachi, il presidente della Camera di Commercio di Firenze Leonardo Bassilichi e il presidente di Confindustria Firenze Luigi Salvadori, insieme a esponenti del mondo imprenditoriali, ai senatori Laura Garavini, Vito Rosario Petrocelli e al sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi. I panel tecnici dopo l’intervento iniziale di Massimo Messeri si sono concentrati su sanità, cibo e turismo, manifattura, settore bancario e finanziario, cultura e innovazione. Ha chiuso la mattinata il presidente di ICCIUK Leonardo Simonelli. Al centro della discussione come rafforzare la competitività delle imprese in un momento in cui sembrano vincenti le strategie «glocal», che puntano a valorizzare le opportunità della globalizzazione pur tutelando identità, tradizioni e realtà locali, e le testimonianze delle aziende che sono riuscite a consolidare gli storici legami con il Regno Unito e quelli più recenti, ma in costante crescita, con la Repubblica d’Irlanda. Fra i settori dove gli scambi sono maggiormente attivi fra il nostro Paese e la Gran Bretagna nell’export il tessile, l’’abbigliamento, la pelle, gli accessori (13,3% del totale) e i prodotti alimentari (13,1%), nell’import i mezzi di trasporto (22,9%), il farmaceutico (10,3%) e il chimico (9,2%). Con l’’Irlanda è il settore farmaceutico il più vivace: rappresenta il 51,3% nell’import e il 40,5% nell’export, seguito dal chimico (16,1% nell’import, 12,4% nell’export).

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2° Anniversario dal voto sulla Brexit: un bilancio di Investec AM

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Commento a cura di John Stopford, Head of Multi-Asset Income di Investec Asset ManagementDue anni dopo il voto sulla Brexit e a meno di un anno dall’uscita del Regno Unito dall’UE, è importante riflettere su come questo processo stia influenzando l’economia inglese e i mercati.
L’incertezza sulla Brexit ha represso gli investimenti e ha contribuito a portare a una crescita davvero contenuta della produttività. Ciò ha indotto la Bank of England ha rivedere al ribasso il potenziale di crescita e iniziare ad aumentare i tassi. Il motivo è più legato a una mancanza di capacità di riserva che al tema della solidità economica, perciò dubitiamo che i tassi di interesse possano aumentare rapidamente o in modo molto ampio e di conseguenza riteniamo che i titoli di Stato inglesi a lunga scadenza abbiano valutazioni abbastanza ragionevoli nonostante una posizione fiscale meno incoraggiante. Per il momento riteniamo che vi siano migliori opportunità altrove, come in Australia, che paga un rendimento reale discreto.L’azionario del Regno Unito resta in balia della sorte e dipende molto su base relativa dalle oscillazioni della sterlina, vista l’ampia esposizione non UK al FTSE 100.
La sterlina è molto prezzata per una soft Brexit, che sembra probabile se consideriamo i numeri del Parlamento, ma resta un rischio di coda di un brusco crollo se non si raggiungerà un accordo prima che il Regno Unito lasci l’Unione Europea.Commento a cura di Garland Hansmann, Portfolio Manager di Investec Asset Management
La Brexit è stata ovviamente al centro del flusso di notizie riguardanti il Regno Unito e, in qualche misura, l’Europa. La questione centrale è la portata dell’impatto che la Brexit ha avuto finora sul mercato del credito del Regno Unito. La risposta non è ancora del tutto chiara, visto che è difficile isolarne gli effetti.Ad esempio, se prendiamo in considerazione il settore retail del Regno Unito, molte tipologie di obbligazioni hanno performato male. Pensiamo a bond di società come Iceland, Shop Direct, Matalan, Debenhams e New Look, che hanno visto performance negative.Sembra chiaro che il retail sia un settore in difficoltà. Si potrebbe pensare che si tratti di una sequenza di cattive performance individuali, combinata con la dura concorrenza dei rivenditori online. Potrebbe essere vero, ma l’essere in un ambiente in cui il potere di spesa dei consumatori è significativamente diminuito in conseguenza dell’indebolimento della sterlina di certo non aiuta.L’economia del Regno Unito sta sottoperformando le economie degli altri Paesi “omologhi” nel mondo e, in generale, sta scontando le conseguenze economiche della decisione di uscire dall’UE, che certamente pesano sulle compagnie.Va anche detto che la Brexit ha avuto probabilmente un effetto in qualche modo negativo sulle obbligazioni corporate del Regno Unito e sul mercato del credito. In ogni caso, identificare l’entità dell’effetto Brexit è difficile, specialmente se si confrontano i rendimenti del mercato statunitense high yield con quelli del Regno Unito.Entrambi hanno avuto rendimenti annualizzati pari a circa il 7,5% p.a. dal giorno prima del voto sulla Brexit.Per i nostri portafogli continuiamo a preferire emittenti al di fuori del Regno Unito che abbiano un’esposizione contenuta alle conseguenze della Brexit.

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Gli europei che hanno trascorso cinque anni nel Regno Unito dovranno pagare 73 euro per rimanere dopo la Brexit

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Il Ministero dell’Interno britannico giovedì ha comunicato alcuni dettagli sul futuro dei cittadini dell’UE che vivono nel Regno Unito dopo la Brexit. A partire dal 29 marzo 2019, data di partenza dal paese dell’Unione Europea, gli europei che hanno vissuto nel paese per cinque anni dovranno pagare 65 sterline (73 euro), dare il proprio nome e indirizzo e, inoltre, dimostrare che non hanno una fedina penale sporca per qualificarsi per lo “status regolare” e poter rimanere nel Regno Unito senza limiti. I bambini sotto i 16 anni dovranno pagare solo 32,50 sterline (37,22 euro). “I cittadini dell’UE possono richiedere lo stato di residenza in tre semplici passaggi per un prezzo inferiore al passaporto”, ha dichiarato il ministero dell’Interno in un comunicato stampa. I cittadini europei che hanno vissuto nel Regno Unito per almeno cinque anni devono richiedere lo “status regolare” durante il periodo di transizione concordato tra Londra e Bruxelles. D’altra parte, quelli che sono arrivati ​​più di recente dovrebbero richiedere il pre-sede. I cittadini che ottengono quest’ultimo status possono continuare nel Regno Unito fino a quando non raggiungono l’età di cinque anni, momento in cui devono presentare domanda per il posto. Il Dirigente conservatore ha spiegato che la scadenza per richiedere entrambe le categorie sarà prorogata fino al 30 giugno 2021 – sei mesi dopo la fine del periodo di transizione concordato tra Londra e Bruxelles – e le persone che lo otterranno saranno trattate come cittadini britannici in relazione a assistenza sanitaria, istruzione e pensioni. “I cittadini dell’UE danno un grande contributo alla nostra economia e alla nostra società, sono nostri amici, familiari e colleghi e noi vogliamo che rimangano”, ha dichiarato il ministro dell’Immigrazione, Caroline Nokes. Inoltre, i familiari di queste persone che vivono in un altro paese possono recarsi nel Regno Unito anche dopo la fine del periodo di transizione, a condizione che il rapporto di parentela esistesse prima del 31 dicembre 2020 e continua ad esistere una volta trasferito nel Regno Unito. “Stiamo dimostrando reali progressi e non vedo l’ora di sentire ulteriori dettagli su come l’Unione europea farà accordi reciproci per i cittadini britannici che vivono nell’UE”, ha detto Nokes. L’esecutivo di Theresa May si aspetta che oltre tre milioni di cittadini europei facciano questa richiesta una volta disponibile, prevedibilmente entro la fine dell’anno. L’applicazione, che sarà disponibile nelle 23 lingue dell’UE, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, può essere effettuata online attraverso la pagina Executive o un’applicazione per il telefono cellulare. Una volta che l’applicazione è completata. il Ministero lo studierà e darà una risposta nel “tempo più breve possibile”. ” Non cerchiamo scuse per non concedere questo status, ci deve essere un ottimo motivo per cui non lo si ottiene”, ha detto il ministro dell’Interno Sajid Javid giovedì in una commissione della camera alta del parlamento.

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Le regioni non devono essere lasciate sole ad affrontare la Brexit

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2018

Gli enti locali e regionali dell’Unione europea non devono essere “lasciati soli” ad affrontare le sfide poste dal recesso del Regno Unito dall’UE: questo il messaggio lanciato dal Comitato europeo delle regioni il 17 maggio, in una risoluzione che esprime la preoccupazione del CdR per lo stallo dei negoziati tra il Regno Unito e l’UE.La risoluzione , adottata all’unanimità, pone “in primo piano” la necessità di evitare il crearsi una frontiera fisica nell’isola d’Irlanda. In essa, inoltre, il CdR sostiene che, per “mitigare” gli effetti negativi della Brexit sulle economie regionali, l’UE dovrebbe mantenere una politica forte di sviluppo regionale, potrebbe avvalersi delle sue politiche in materia di agricoltura e di pesca e può aver bisogno di rendere più flessibili le regole in materia di aiuti di Stato. Nella risoluzione il CdR esorta altresì la Commissione europea a valutare “l’eventuale necessità di un fondo di stabilizzazione per le regioni maggiormente colpite dal recesso del Regno Unito dall’UE”.Il CdR non ha alcun ruolo formale nei negoziati con il Regno Unito, ma alcuni dei suoi membri e gli enti che essi rappresentano adotteranno una posizione formale in merito – anche per quanto riguarda gli aspetti legati al commercio – all’interno dei rispettivi quadri giuridici nazionali.In proposito il Presidente del CdR Karl-Heinz Lambertz ha dichiarato che “il recesso del Regno Unito dall’UE il 29 marzo 2019 rischia di causare gravi problemi per gli enti locali e regionali in tutta l’UE. I negoziati sulla Brexit hanno finora dedicato troppo poca attenzione alle implicazioni della Brexit per le regioni e le città di tutta Europa. Dato che ad oggi vi sono ancora scarse indicazioni circa il futuro delle relazioni tra Regno Unito e UE, gli enti locali e regionali stanno già sforzandosi di elaborare dei piani. Ma il punto di partenza deve essere quello di evitare una frontiera fisica in Irlanda e di proseguire i programmi dell’UE – come EU PEACE e Interreg – che hanno contribuito a costruire la pace nell’isola fin dall’accordo del Venerdì santo”.”Questo” ha aggiunto il Presidente Lambertz “dovrebbe essere il momento di essere pragmatici, tanto nei negoziati con il Regno Unito quanto nel bilancio dell’UE dopo la Brexit; e invece ad oggi vediamo proposte volte a ridurre i nostri fondi più importanti per la solidarietà e gli investimenti – quelli della politica di coesione – anziché scorgere indicazioni chiare e concrete che i fondi sociali, per l’agricoltura e per la pesca saranno utilizzati per attenuare l’impatto della Brexit”.Lambertz e i rappresentanti dei cinque gruppi politici del CdR si recheranno in visita a Dublino il 22 maggio e il giorno dopo in Irlanda del Nord per incontrare i rappresentanti dell’associazione degli enti locali e delle imprese di quei territori e visitare la frontiera che attraversa l’isola.Due indagini, una condotta dal CdR tra gli enti locali e regionali in esso rappresentati e l’altra condotta da Eurochambres tra una più ampia selezione di enti subnazionali e camere di commercio di tutta l’UE, indicano che, dopo lo stesso Regno Unito, il paese probabilmente più colpito dagli effetti della Brexit sarà proprio la Repubblica d’Irlanda. Sempre secondo tali indagini – nonché secondo uno studio accademico commissionato dal CdR – altre regioni particolarmente esposte a questi effetti saranno quelle di Germania, Paesi Bassi, Belgio e Francia. Nella risoluzione il CdR fa notare come il lavoro svolto indichi che, finora, la maggior parte delle regioni non è riuscita a valutare il possibile impatto dell’uscita del Regno Unito dall’UE, data in particolare l’incertezza che circonda i negoziati e le future relazioni tra le due parti.La mappatura delle ripercussioni della Brexit è uno dei frutti dell’impegno – assunto dal CdR in una risoluzione precedente, adottata nel marzo 2017 – “ad intensificare attivamente il dialogo con gli enti locali e regionali maggiormente interessati da tale processo, in modo da poter tracciare, per il negoziatore dell’UE. un quadro completo degli sviluppi della situazione a livello locale e regionale”.

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Transition: the hitchhiker’s guide to the brexit galaxy

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

By Elvire Fabry, Marco De Toffol. Brexit will enter into force on 29 March 2019. Without an agreement on the terms of future relations between the European Union and the United Kingdom, the UK will revert to accessing the EU single market under WTO rules and reestablishing customs controls. This scenario is known as a “fall from the cliff-edge”, as tariff and non-tariff barriers will penalise companies significantly. This scenario of economic chaos cannot be ruled out as the UK government is stalling in making clear its priorities between recovering its sovereignty and losing its access to the single market.
This Policy paper by Elvire Fabry, senior research fellow at the Jacques Delors Institute, and Marco de Toffol, research assistant at the Jacques Delors Institute, analyses the terms of this transition, the arrangements of this uncomfortable asymmetry which are still under debate (free movement of people, possible recourse mechanism for the UK to protect its interests, etc.) as well as the policy areas for which a post-Brexit agreement must be found now, without waiting for the transition to come to an end (civil aviation, ring-fencing of the UK contribution to the EU’s framework programme for research and innovation, etc.). Added to this is the challenge of transitioning all free trade agreements signed by the EU with third countries. Negotiations are moving from bilateral to trilateral aspects. Lastly, a transition of limited duration would be relatively easy to negotiate if it mainly consists of maintaining the status quo ahead of the development of the future UK-EU relations into a steady state of operation. It will prove more delicate and could become a Brexit purgatory if a longer transition period has to be envisaged. The stakes at play during this transition can only be appreciated by considering the British dilemma and the complex choice they will have to now make to avoid a long transition. It is only when London decides on the level of regulatory convergence it wishes to maintain with the EU that negotiators will be able to begin to draft a post-Brexit agreement and prevent the no deal scenario which may still be possible at the end of the transition.

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Parlamento europeo :Agenda Settimana 5 – 11 marzo 2018

Posted by fidest press agency su domenica, 4 marzo 2018

Riunioni delle commissioni, Bruxelles
Brexit. La Conferenza dei Presidenti del Parlamento Europeo (Presidente del Parlamento europeo e leader dei gruppi politici) presenterà un progetto di risoluzione sul quadro delle future relazioni UE-Regno Unito, che sarà votato dal Parlamento la settimana successiva. Il presidente del PE Antonio Tajani e il coordinatore della Brexit Guy Verhofstadt terranno una conferenza stampa alle 17:30. (Mercoledì)
Giornata Internazionale della donna 2018 I deputati europei e i deputati nazionali si ritroveranno in occasione della conferenza “Affermazione delle donne e delle ragazze nei media e nelle TIC: la chiave per il futuro”. Vilija Blinkevičiūtė, presidente della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, Věra Jourová, la commissaria europea per la giustizia, i consumatori e la parità di genere saranno tra i relatori. Saranno presenti inoltre il direttore di “Les suffragettes” Sarah Gavron e il fondatore del festival MadwomenFest Pilar Jurado. (Giovedì 8 marzo)
Per la Giornata internazionale della donna, il servizio stampa del PE organizza un seminario per giornalisti sulle donne nei media e nelle TIC. L’obiettivo di questo evento è generare un dibattito tra i principali attori dei media, gli eurodeputati e gli esperti invitati. (Mercoledì)
Migrazione – Libia I rappresentanti dell’UNHCR che lavorano in Libia, paese attraversato dalla maggior parte dei migranti e richiedenti asilo che raggiungono l’UE, discuteranno con la commissione per le libertà civili, la commissione per gli affari esteri e la delegazione per le relazioni con i paesi del Maghreb sulla situazione dei migranti nei centri di detenzione. Tra gli argomenti all’ordine del giorno, l’approccio della guardia costiera libica per le operazioni di salvataggio in sicurezza e il sostegno finanziario dell’UE alle autorità libiche per la gestione delle migrazioni. (Lunedi)
Elezioni in Sierra Leone. Una delegazione di eurodeputati si recherà in Sierra Leone per osservare la regolarità delle elezioni presidenziali, parlamentari e amministrative locali che si terranno il 7 marzo. Incontreranno, tra gli altri, la Commissione elettorale nazionale e il National Election Watch il giorno prima delle elezioni. I deputati assisteranno alle votazioni, al conteggio e all’elaborazione dei risultati. Infine, terranno una conferenza stampa venerdì. (Lunedi al venerdì)
Preparazione della plenaria I gruppi politici si prepareranno per i dibattiti della plenaria di marzo e voteranno, tra l’altro, sullo stato dei negoziati Brexit, il vertice UE che si terrà il 22 e 23 marzo, il bilancio a lungo termine dell’UE dopo il 2020, il pacchetto servizi transfrontalieri, il piano d’azione della Commissione sulla strategia per i combustibili alternativi, il coordinamento delle politiche economiche e della base imponibile comune per le società. I deputati continueranno inoltre le loro discussioni con i capi di Stato o di governo dell’UE sul futuro dell’Europa, questa volta con il primo ministro portoghese António Costa.

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WNS DecisionPoint Launches Dedicated Section on Brexit

Posted by fidest press agency su sabato, 17 febbraio 2018

WNS (Holdings) Limited (NYSE: WNS), a leading provider of global Business Process Management (BPM) services, today announced it has launched a dedicated section on Brexit through DecisionPoint, the company’s thought leadership platform designed to provide organizations with strategic business insights.The new Brexit section outlines the history of Brexit, discusses Article 50 and the Great Repeal Bill, and provides insights into possible Brexit scenarios moving forward. In addition, DecisionPoint analyzes potential impacts on five key sectors of the UK economy: Healthcare, Financial Services, Airlines, Automobiles, and Travel & Leisure. For each of these areas, a unique five-year forecast is provided which looks at potential differences between “hard” and “soft” Brexit scenarios.“WNS DecisionPoint was established to provide organizations with timely access to unique business insights based on empirical evidence and domain knowledge,” said Keshav R. Murugesh, Group CEO, WNS. “Given the significant global impact of the Brexit referendum and subsequent Brexit process, we felt it was important to help uncover unique sector-specific insights for senior executives with significant business and investment interests in the U.K. and EU.” WNS DecisionPoint combines WNS’ research-driven analytics and domain expertise with contributions from some of the world’s leading institutions, including Knowledge@Wharton, the online business analysis journal of the Wharton School of the University of Pennsylvania. WNS DecisionPoint provides executives with access to a unique repository of industry insights, market research and strategic analysis to help generate improved performance.

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L’uscita del Regno Unito dall’UE è un evento sopravvalutato

Posted by fidest press agency su martedì, 30 gennaio 2018

london-centralLondra. Richard Colwell, Responsabile azioni britanniche. Nel 2017 le azioni britanniche hanno raggiunto i massimi storici, ma hanno perso terreno rispetto ai listini globali (in termini di dollari USA). L’esposizione degli investitori globali alle azioni britanniche è scesa ai bassi livelli del 2009, quando il sistema bancario era a rischio. Se è vero che ciò riflette i timori riguardo al calo della sterlina e alle prospettive economiche per il Regno Unito riconducibili alle ripercussioni negative dei negoziati sulla Brexit, è altrettanto vero che ha schiuso nuove opportunità per il 2018.I mercati azionari scontano le previsioni sull’andamento futuro, per cui il clima di incertezza politica trova già ampio riscontro nelle valutazioni. Per gli investitori attivi, non contano i flussi di notizie ma le valutazioni. È impossibile prevedere in che modo procederanno i negoziati sulla Brexit o in che modo incideranno sull’economia. Occorre in ogni caso tenere presente che il mercato azionario britannico è il terzo maggiore al mondo e che vi opera anche una folta schiera di società multinazionali, per cui non si limita a riflettere le sorti britanniche. Oltre il 70% del fatturato delle società incluse nell’indice FTSE 100 proviene da altri paesi. Questi titoli scambiano a sconti elevati rispetto ai loro omologhi europei e statunitensi, il che offre alle azioni britanniche un cuscinetto in grado di proteggerle contro gran parte delle flessioni anticipate.
Ironia della sorte, anche se il mercato britannico ha raggiunto un massimo in termini assoluti, le opportunità di acquistare titoli poco costosi sono ora più numerose rispetto agli anni passati. Oltre ad accusare un ritardo rispetto all’ascesa dei mercati internazionali, il mercato azionario britannico ha evidenziato anche forti divari di performance al suo interno. Interi segmenti del mercato sono fortemente penalizzati perché sono considerati vittima della Brexit o suscettibili di risentire di turbolenze legate alle tecnologie.Considerando una serie di parametri di valutazione, che si tratti del rendimento da dividendi o del rapporto prezzo/utili, le azioni britanniche sono convenienti rispetto ad altri mercati sviluppati. In base al rapporto prezzo/valore contabile, le valutazioni rispetto agli Stati Uniti hanno toccato minimi che non si registravano dall’apice della bolla del 2000 nei comparti delle telecomunicazioni, dei media e della tecnologia. In effetti, 85 dei titoli compresi nell’indice FTSE 350 hanno di recente archiviato minimi relativi su un arco di 53 settimane.Se gli investitori continuano a evitare le azioni britanniche e le valutazioni restano relativamente basse, le aziende internazionali dovrebbero continuare a sfruttare lo sconto in termini di valutazione offerto dal Regno Unito, nonché la debolezza della sterlina, e presentare offerte di acquisto per le loro omologhe britanniche. Tra gli esempi di questo tipo per il 2017 figurano WS Atkins, un’azienda che offre servizi di ingegneria, e Berendsen, una società operante nel settore delle lavanderie, entrambe acquistate da controparti internazionali. Senza dimenticare le mire di Kraft nei confronti di Unilever.Le aziende comunemente descritte come vittime della Brexit sono tra quelle maggiormente sottovalutate. Alcuni titoli azionari in settori come il tempo libero, il commercio al dettaglio e i media viaggiano su valutazioni osservate l’ultima volta durante il rallentamento congiunturale del 2009. Quali di essi riusciranno a destreggiarsi in un contesto congiunturale che si preannuncia più debole, e conquistare quote di mercato? In alternativa, quali azioni scontano già uno scenario economico catastrofico? O forse queste azioni nazionali britanniche stanno assistendo a un momento simile a quello verificatosi nel primo trimestre del 2009 – che si è poi rivelato essere l’ultima importante occasione di acquisto?
L’andamento dei negoziati sulla Brexit non è facilmente prevedibile, ma i vertici delle aziende dovrebbero sempre prepararsi in vista del futuro anziché lamentarsi dello scenario caotico associato alla Brexit. Del resto, l’incertezza è una caratteristica intrinseca del mondo degli affari. Anziché attendere di avere chiarezza, i gestori dovrebbero pertanto vagliare la capacità di tenuta dell’azienda nel futuro, e all’occorrenza rivederne il modello aziendale.

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Brexit: i deputati preoccupati per le priorità del governo britannico

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 gennaio 2018

european parliamentBruxelles, Parlamento europeo.
· Parte più difficile delle trattative sulla Brexit inizia ora
· Il governo del Regno Unito non dovrebbe dare per scontato l’accordo sulle disposizioni transitorie
· I deputati sostengono una maggiore cooperazione sulla difesa dell’UE
In un dibattito con il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e il Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, sulle conclusioni del Vertice UE del 14-15 dicembre, i deputati hanno avvisato il governo britannico a non dare per scontato un accordo di transizione sulla Brexit e hanno sottolineato la necessità di formalizzare l’accordo di ritiro il più rapidamente possibile.
Hanno inoltre invitato il governo britannico a definire chiaramente la sua visione per le future relazioni con l’UE, evitando di celebrare appratenti novità come la possibilità di scegliere il colore dei passaporti, possibilità che è sempre esistita. Alcuni deputati hanno chiarito che nessun paese che è al di fuori dell’Unione europea può avere condizioni migliori di chi ne è membro.
I negoziati UE-Regno Unito sono destinati ad essere difficili, ma ciò è dovuto al fatto che tutte le parti interessate stanno cercando di trovare le soluzioni migliori per i cittadini. Il coordinatore della Brexit del Parlamento europeo, Guy Verhofstadt (ALDE, BE), ha evidenziato la necessità di garanzie per quanto riguarda le procedure di richiesta di soggiorno per i cittadini UE che desiderano vivere nel Regno Unito in futuro, ribadendo che il nuovo status di residenza proposto dal governo britannico non dovrebbe entrare in vigore prima della fine del periodo di transizione.I deputati hanno inoltre espresso il loro sostegno i passi concreti recentemente compiuti verso una maggiore cooperazione in materia di difesa tra i Paesi dell’UE e hanno chiesto di avanzare nella riforma della zona euro e di predisporre di nuove misure UE per affrontare le sfide migratorie e la disoccupazione giovanile.

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“Riflettere sul futuro dell’Europa”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 dicembre 2017

europa-comunitariaMilano. “Nel corso della mattina abbiamo affrontato le questioni relative alla Brexit, e vorrei sottolineare che dobbiamo ragionare sul perché c’è stata la Brexit: quali sono le ragioni sociali che hanno portato alla Brexit? Non è, infatti, sufficiente dire che il Regno Unito nei prossimi anni subirà delle conseguenze pesanti dal punto di vista economico in seguito alla scelta di uscire dell’Europa per evitare che ci siano altre rotture nell’UE. Dobbiamo, invece, fare i conti con le ragioni di fondo della Brexit e queste stanno in una rottura del rapporto di fiducia tra i cittadini, le istituzioni europee e l’Unione stessa. Questo rapporto è in crisi da tempo. L’Europa nella sua fase iniziale di costruzione è stata vissuta per una gran parte dei cittadini come una straordinaria opportunità ed è stata davvero una straordinaria opportunità. Le giovani generazioni vivono come normali cose che si sono costruite nel tempo (la libera circolazione, l’Erasmus…). Oggi, però, di fronte alla crisi e all’incertezza del futuro, l’Europa è stata vissuta e presentata come un vincolo. Si è discusso dei vincoli di bilancio, il controllo sulla spesa pubblica, le norme che impongono agli Stati di sistemare in tempi certi i conti e questo si è tradotto nell’avere meno risorse da investire e interventi pesanti per riequilibrare il sistema previdenziale. L’Europa, dunque, è stata vissuta dai cittadini esclusivamente come una costrizione. Oggi, quindi, il punto è capire come si ricostruisce un’Europa che deve essere vissuta come fonte di opportunità”. Lo ha detto il senatore PD Franco Mirabelli (Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato) all’incontro “Riflettere sul futuro dell’Europa” organizzato dal Consiglio Regionale della Lombardia.“Abbiamo bisogno di costruire un’Europa politica perché l’Europa economica e finanziaria oggi hanno creato un distacco. Proseguendo in questa direzione, l’Europa si indebolirà ulteriormente. – ha proseguito Mirabelli – Di fronte alla crisi, alle difficoltà dell’oggi e di fronte ai grandi problemi che l’Europa mostra di non saper affrontare in maniera unitaria, si sono create delle situazioni per cui ha prevalso la risposta antistorica e sbagliata del tornare indietro, rinchiudendosi nei vecchi confini nazionali e nel protezionismo che è il contrario di ciò che occorrerebbe fare”.“Sono molti i grandi temi su cui l’Europa può fare bene la propria parte. – ha puntualizzato il senatore PD – La sicurezza è uno di questi. Oggi c’è una grande domanda di sicurezza di fronte agli attacchi terroristici e l’Europa deve saper dimostrare di poter affrontare questo problema in maniera coesa. Lo sforzo che si sta facendo per costruire una difesa europea è sicuramente un segnale importante in questo senso. Un altro segnale importante è rimettere mano al Trattato di Dublino perché implica l’affermare che tutti si devono occupare dell’immigrazione, in quanto non può essere un problema che viene delegato soltanto ai Paesi di confine o di approdo dei migranti. Un altro grande tema riguarda la possibilità di costruire davvero un ragionamento unitario sulla fiscalità ma, soprattutto, dobbiamo occuparci di Europa sociale in maniera un po’ diversa da come è stato fatto fino ad ora se si vuole ricostruire una credibilità. La questione dei diritti dei lavoratori, ad esempio, è un tema di cui l’Europa deve tornare ad occuparsi. L’Europa, infatti, non può soltanto affermare che il sistema previdenziale italiano deve stare in equilibrio ma deve anche sostenere che i salari in Italia e negli altri Paesi abbiamo lo stesso livello. Non ci può essere una competizione tra Paesi europei sui diritti del lavoro o sul costo dei salari”.“Un aspetto importante – ha concluso Franco Mirabelli – riguarda l’assetto istituzionale dell’Unione Europea. Costruire un’Europa politica vuol dire costruire un meccanismo diverso da quello attuale rispetto alla rappresentanza. Oggi ci sono tre organismi: Parlamento Europeo (eletto dai cittadini), Commissione Europea e Consiglio Europeo (formato dai Governi dei singoli Stati) e chi decide realmente è sempre il Consiglio mentre dobbiamo spostare sul Parlamento Europeo il potere decisionale perché è lì che i cittadini hanno scelto i propri rappresentanti attraverso il voto. Probabilmente anche il Presidente della Commissione Europea sarebbe bene che venisse eletto dai cittadini per dare un vero peso politico all’Europa. L’Europa deve diventare, quindi, un luogo in cui un vero organismo democratico decida per tutti sulle grandi questioni e agli Stati nazionali siano riservate alcune competenze”.

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Fatturato immobiliare in aumento ovunque in UE, tranne in UK per la Brexit

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

fondo immobiliareIn Europa fondi immobiliari e Reit rappresentano i veicoli più idonei a intercettare la domanda di servizi di gestione professionale da parte dei detentori di patrimoni immobiliari, e svolgono un ruolo di crescente importanza nell’ambito dell’attività di Asset management. Nei principali Paesi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Lussemburgo, Olanda, Spagna e Svizzera), il 2017 si dovrebbe chiudere con un patrimonio di oltre 550 miliardi di euro, in aumento di circa l’8 per cento rispetto all’anno precedente. A fronte di una situazione di stabilità o incremento modesto in alcuni Paesi, come Italia, Olanda o fondi aperti tedeschi, la crescita acquista maggiore vigore in altri mercati. É il caso dei fondi riservati tedeschi, dei fondi non quotati francesi e dei veicoli lussemburghesi. Questi sono alcuni dei dati emersi oggi a Roma nel corso della presentazione dell’aggiornamento del Rapporto 2017 “I Fondi immobiliari in Italia e all’estero”, realizzato da Scenari Immobiliari in collaborazione con lo Studio Casadei che ha curato la parte di analisi finanziaria.I principali mercati immobiliari europei confermano la fase positiva evidenziata a partire dal 2016. Nonostante lo scenario economico e politico incerto, il fatturato immobiliare è aumentato ovunque, fatta eccezione per il Regno Unito, dove il brusco rallentamento dell’attività nel periodo post-Brexit ha comportato una consistente flessione. Italia e Francia hanno registrato un aumento analogo nel 2016 con un’accelerazione nel 2017. La Germania ha evidenziato una fase di stabilizzazione, mentre la Spagna è tra i Paesi caratterizzati da un ritmo di crescita sostenuto, che proseguirà nel biennio a seguire.
La crescita del mercato immobiliare italiano, che si lascia alle spalle una lunga crisi, consolida il buon andamento del settore dei fondi immobiliari (407 quelli attivi). Secondo le proiezioni, sulla base dei dati delle semestrali e delle indicazioni dei gestori, il nav a fine anno sarà vicino o poco sopra i 50 miliardi di euro. Si tratta di uno stock superiore a quanto detenuto dal sistema assicurativo, previdenziale e bancario italiano. E ha avuto un incremento del 4,2 per cento rispetto all’anno precedente. Il patrimonio immobiliare diretto arriva a quasi 55 miliardi di euro, comprese le operazioni di sviluppo. Le previsioni per il 2018 sono di un leggero incremento di nav e patrimonio, visto che il flusso in uscita sarà significativo. A fine anno il saldo dovrebbe essere positivo, anche per la presenza di nuovi operatori di matrice estera. (foto: fondo immobiliare)

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