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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 25

Posts Tagged ‘brexit’

Le Brexit est une très mauvaise nouvelle

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 gennaio 2020

Cet événement sans pareil est bien plus significatif que le simple fait de passer de 28 à 27 Etats membres. La sortie du Royaume-Uni prive l’Union européenne de la puissance dont ce grand pays est porteur. C’est un rétrécissement de population pour l’Union, qui passera le 31 janvier sous la barre du demi-milliard d’habitants (à 446 millions), ainsi qu’une perte sèche d’influence et de rayonnement. Un mauvais signal est envoyé au monde quand l’UE cherche à y peser de manière plus géopolitique. C’est enfin sinon le renoncement du moins l’éloignement pour longtemps du projet d’unir le continent auquel, n’en déplaisent aux Anglais, appartient la Grande-Bretagne. Pour paraphraser Paul Valéry, avec le Brexit, nous autres, Européens, nous savons maintenant que nous sommes mortels.Le retrait légal et symboliquement fort du Royaume-Uni présente au moins des vertus pédagogiques. Tout regrettable qu’il soit, le fait que le Brexit ait bien lieu montre la nature originale de notre Union. Celle-ci n’est pas un nouvel empire, contrairement à ce qu’en dépeignent ses détracteurs. L’article 50 du traité européen, clause de sortie qu’on croyait destinée à rester un cas d’école théorique, s’applique effectivement. Mais la possibilité désormais bien réelle de sortir de l’Union renvoie au choix tout aussi effectif d’y rester. Depuis le référendum britannique de 2016, les Vingt-Sept auront implicitement réaffirmé le choix de rester. Un Etat n’est pas membre de l’UE par défaut mais par volonté. C’est une pédagogie de la démocratie.Autre vertu pédagogique du Brexit, celle du réalisme. La sortie donne un enseignement grandeur nature de ce qu’est l’Union européenne en pratique. La longue négociation de l’accord de retrait et sa pénible ratification britannique auront permis aux Britanniques et, au-delà, à tous les Européens de (re)découvrir ce que signifie, concrètement, le marché intérieur, ce qu’apporte l’union douanière et ce que représente la citoyenneté européenne, entre autres. C’est au moment de quitter l’Union que toutes ces réalisations, le plus souvent invisibles au quotidien, trop évidentes pour être remarquées, sont soudainement apparues comme palpables, qu’elles prennent du relief et tout leur sens. Le Brexit fait une démonstration par l’absurde de ce qu’est l’Union européenne en profondeur.
Une démonstration que les Européens se sont faites aussi à eux-mêmes. Si « Brexit means Brexit », comme l’avait souligné Theresa May, « EU means EU », ont répondu en somme les Européens, d’une seule voix, sous la conduite de leur négociateur, Michel Barnier. Contrairement aux funestes prévisions du Brexiter Nigel Farage, l’Union européenne ne s’est pas évaporée à la suite du Brexit. Elle a prouvé au contraire la solidité éprouvée de sa construction. En un mot, l’Europe existe, les Brexiters l’ont rencontrée.L’événement valait une édition spéciale de notre newsletter, avec nos toutes dernières analyses des effets du Brexit dans les opinions publiques, de ses conséquences immédiates au Parlement européen ainsi qu’une reprise de nos nombreux récents décryptages et interventions médiatiques de ce qui reste, sur le fond, un triste épisode.

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Brexit: MEPs concerned about citizens’ rights

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

In a resolution adopted on Wednesday, MEPs take stock of citizens’ rights in the context of Brexit and highlight that their consent to the Withdrawal Agreement will take into account “experiences gained and assurances given” about their protection. Parliament expresses concerns especially about the application-based approach used in the UK EU Settlement Scheme, the absence of physical proof for successful applicants, and its accessibility, among other issues.MEPs question the set-up and independence of the UK’s “independent authority” foreseen in the Withdrawal Agreement, stating that they would welcome the establishment of a joint European Parliament – UK Parliament scrutiny mechanism.The adopted text calls for information campaigns to be launched to prepare citizens and urges governments in EU27 member states to adopt consistent and generous measures to provide legal certainty for UK citizens residing in their territory.The resolution was adopted with 610 votes in favour, 29 against and 68 abstentions following a debate on Tuesday that focussed largely on the future of freedom of movement and limiting the impact of Brexit on citizens’ lives.Video of statements by Nikolina Brnjac, representing the Croatian Presidency of the Council and by Ursula von der Leyen, President of the Commission.

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Stati Uniti d’Europa: La Scozia dopo la Brexit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

Braveheart (Cuore impavido) è un film che narra, in forma di storia romanzata, le vicende del patriota ed eroe nazionale scozzese William Wallace (1270-1305), in lotta contro gli inglesi e per l’indipendenza della Scozia.Ci è venuta in mente la storia di Wallace a proposito della Brexit, cioè dell’uscita del Regno Unito dalla Unione europea. Con la vittoria elettorale di Boris Johnson, la procedura per il distacco è ormai avviata ma c’è il problema della Scozia, dove il Partito nazionalista scozzese è fortemente contrario alla Brexit e, se del caso, a favore della indipendenza dal Regno Unito.I risultati del referendum consultivo del 2016, che sanzionò la Brexit, hanno, però, confermato la contrarietà degli scozzesi alla separazione dalla Ue.Il premier britannico Boris Johnson non vuole che si svolga un referendum in Scozia, che sancisca la volontà del popolo scozzese di rimanere nella Ue, mentre il premier scozzese, Nicola Sturgeon, spinge affinchè gli scozzesi si esprimano.Non ci sarà una ribellione armata, come ai tempi di Wallace, ma la determinazione degli scozzesi di rimanere nella Ue è fortemente maggioritaria. Hanno capito che è l’unione che fa la forza e stare dentro la Ue porta vantaggi enormemente maggiori di quelli di rimanere nel piccolo Regno Unito. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La Brexit non ricada sulle opportunità per i giovani e la visione della Generazione Erasmus

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 gennaio 2020

“La decisione presa dalla Camera dei Comuni inglese, per quanto prevedibile nelle ultime settimane e senza alcuna conseguenza pratica immediata, è un brutto segnale non solo per i giovani britannici ma per tutti quelli europei, per il quale il programma Erasmus rappresenta una delle più significative opportunità di crescita personale e di formazione.” dichiara a caldo Vittorio Gattari, Presidente di Erasmus Student Network Italia, la principale organizzazione internazionale che si occupa di mobilità studentesca. “Il paradosso che rende ancora più ingiusto tutto ciò è che, come noto, i giovani britannici nel 2016 votarono largamente contro la Brexit e a favore della permanenza nell’Unione Europea e sono quindi vittime incolpevoli di quella scelta.” Non è retorico quindi, secondo il Presidente Gattari, parlare di “vero e proprio scontro generazionale”.Il voto di ieri non comporta l’immediata uscita del Regno Unito dal programma Erasmus+, ma il segnale politico, in vista dei negoziati con l’Unione Europea, è sicuramente in controtendenza rispetto alla visione di una Generazione Erasmus in grado di diventare “Gioventù Europea”. I ragazzi tuttavia non smettono di guardare avanti. “Come Erasmus Student Network Italia — conclude Gattari — chiediamo con forza che il Regno Unito continui a far parte del programma, anche eventualmente sotto forme diverse che sono già previste per altri paesi, membri e non-membri dell’UE. Bisogna fare tutto il necessario per non privare migliaia di giovani di un diritto, quello all’esperienza Erasmus, che permette di studiare, lavorare e formarsi in un ambiente internazionale, comunitario, aperto, e che tutti i dati dimostrano essere straordinariamente positivo in termini di sviluppo di competenze trasversali e opportunità di trovare lavoro”.
ESN Italia è la branca italiana di Erasmus Student Network, la più grande organizzazione di studenti volontari in Europa.ESN supporta lo sviluppo di programmi di mobilità studentesca in più di 1.000 Istituti di Alta Formazione in oltre 40 Paesi secondo il principio Students Helping Students.Ogni anno sono circa 2.000 i volontari italiani che si impegnano nell’accoglienza degli studenti Erasmus per l’arricchimento della società attraverso gli studenti internazionali. (by Alessandra Palmulli)

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“Get Brexit done” Boris Johnson si aggiudica le elezioni. Possibili impatti

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. Tre anni fa, in un fine settimana di inizio estate, Boris Johnson viveva una lacerante indecisione. A poche settimane dal referendum che avrebbe deciso le sorti della Brexit, ancora non si era espresso: ma il voto era ormai vicino, ed era tempo di prendere una decisione, che sarebbe stata resa pubblica in un editoriale sul Daily Telegraph, uno dei più influenti giornali conservatori. Così, per schiarirsi le idee, Johnson decise di scrivere due articoli: uno nel quale sosteneva la necessità di restare nell’UE e un altro nel quale sposava la causa della Brexit, l’articolo che poi decise di pubblicare.La scelta che Johnson prese durante quel fine settimana ha condizionato la politica e la storia recente della Gran Bretagna e dell’Unione Europea. Il suo contributo è stato, secondo molti osservatori, cruciale nel condizionare il referendum sulla Brexit, soluzione che era osteggiata dal suo stesso partito. Per spiegare il voltafaccia al suo rivale e compagno di scuola David Cameron scelse un’immagine di Rudyard Kipling: “Scusami, la Brexit finirà schiacciata come una rana sotto un erpice. Ma questa era la scelta che dovevo fare…”. A tre anni dal referendum, sotto un erpice sono invece finite moltissime delle convenzioni della politica britannica, la cui geografia è uscita sconvolta dalle ultime elezioni. David Cameron non è più in politica e il partito Conservatore, riorganizzato da Johnson intorno a una agenda concentrata sulla Brexit, ha stravinto un’elezione trionfando in molte zone del Paese storicamente di sostegno ai laburisti. L’etoniano Johnson ha conteso al socialista Corbyn i voti della “working class” in moltissime località che non avevano un rappresentante conservatore anche da 50 o 70 anni.
Il Partito Laburista, che ha subito la peggiore sconfitta degli ultimi trent’anni, ha pagato gli errori strategici nel posizionarsi rispetto alla questione politica più importante per gli elettori. Al contrario Johnson è riuscito a polarizzare il voto delle persone favorevoli alla Brexit e il desiderio – condiviso da coloro che avevano votato “leave”, ma non solo – di chiudere il più presto possibile la questione, dopo tre anni di stallo e crisi. Boris Johnson è riuscito nel capolavoro politico di non farsi associare con la gestione della crisi politica e istituzionale da parte del suo partito sotto la guida di Theresa May e di presentarsi come l’uomo in grado di risolvere lo stallo, spostando la piattaforma del suo partito verso una forma inedita di nazionalismo. “Chiudiamo la Brexit” questo è stato il mantra che ha ripetuto come un’ossessione.
Ma possiamo considerare veramente chiusa la questione? Probabilmente no. L’unica certezza è che la Brexit avverrà veramente e che la maggioranza a Westminster ha i margini e la compattezza per gestire il processo politico senza più ripensamenti. Boris, galvanizzato da una vittoria più ampia delle aspettative, ha parlato di “un mandato chiaro” e ha fatto trapelare l’intenzione di procedere a tappe forzate per rispettare la deadline di dicembre. L’accordo che Johnson ha siglato con l’Unione Europea, tuttavia, è di fatto un modo per rimandare alcune delle questioni più rilevanti da un punto di vista economico, politico e finanziario. Le parti in causa avranno ora fino a dicembre 2020 per definire i propri rapporti. Questo particolare è ovviamente di grande rilevanza nel valutare l’impatto della Brexit sui mercati nel medio termine:
1. È possibile che nei prossimi mesi alcune catene del valore subiranno le conseguenze dell’incertezza legata al negoziato ed eventualmente di nuove regole. Non bisogna inoltre sottovalutare la sfida operativa e logistica che la Brexit pone sulle amministrazioni pubbliche, per continuare a garantire una circolazione senza intoppi delle merci.
2. In questo momento è impossibile escludere la possibilità di una “Brexit dura”, ovvero una Brexit senza accordo commerciale: un’eventualità che probabilmente si rifletterebbe in senso negativo sul mercato.
3. Questa incertezza è legata a un processo politico e negoziale che vivrà di varie fasi. È prematuro in questo momento prevedere quale sarà la nuova postura delle parti.
In definitiva è ragionevole immaginare che la “fase 2” della Brexit resterà un potenziale fattore di mercato almeno per un altro anno. Ci possiamo aspettare che il tema comincerà ad assumere maggiore rilevanza man mano che la scadenza di dicembre si avvicina senza che le parti abbiano definito un accordo. Tuttavia. è plausibile che il risultato elettorale possa agevolare l’apertura di una nuova fase nel rapporto tra UK e UE: eliminando complessità del processo politico. Boris Johnson è ora forte di un chiaro mandato, mentre l’Unione Europea potrebbe assumere un atteggiamento più benevolo ora che la possibilità di invertire il processo Brexit è affievolita. D’altra parte, Johnson non ha mai avuto mano libera per spiegare che tipo di Brexit desiderasse veramente, oscillando tra posizioni più morbide e più oltranziste a seconda dell’opportunità politica, ora finalmente avrà la possibilità di chiarificare meglio la sua agenda. Sicuramente il risultato elettorale rimanda eventuali criticità e sarà importante valutare come le parti approcceranno il negoziato.C’è poi la questione del confine Nord Irlandese. Stando all’accordo che Johnson dovrebbe approvare, si dovrebbe risolvere la questione stabilire un confine non intrusivo nel Mar d’Irlanda. Va da sé che questa operazione presenta più di una criticità. Per citare un documento del ministero dell’Interno britannico pubblicato dal Financial Times, sarà una sfida “strategica, politica e operativa”.Più in generale, il successo dei partiti nazionalista in Scozia e nell’Irlanda del Nord sta a testimoniare che il progetto unitario e unitarista di Johnson (One Nation Conservative Party) ha più di qualche ostacolo: l’Inghilterra sembra oggi aver preso una direzione marcatamente diversa dal resto dell’Unione. Per ovviare a queste difficoltà Johnson metterà mano al portafoglio, allargando i cordoni della spesa pubblica: nel medio termine è da valutare l’effetto sugli spread per l’obbligazionario governativo, anche se un ritorno alla spesa potrebbe avere un effetto positivo sulla crescita.Nel breve periodo, il Pound e il FTSE hanno celebrato con un mini-rally (anche perché è scongiurato l’aumento della tassa sui profitti presentato dai Laburisti). Guardando al futuro, la situazione oltre manica merita di continuare a essere guardata con attenzione. E considereremo tutti questi aspetti quando si tratta di valutare il nostro posizionamento su azionario e bond governativi britannici, che resta comunque limitato.

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Brexit and the Healthcare Industry

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 ottobre 2019

“Brexit and the Healthcare Industry: Implications for Pharma – Q2 2019” report has been added to ResearchAndMarkets.com’s offering.It has been over three years since the UK voted to leave the EU. After the UK and the EU agreed to a second delay to Brexit, it is due to happen on 31 October, 2019 and negotiations are still ongoing to determine the UK’s relationship with the EU after Brexit.This report provides an assessment of how the pharmaceutical industry expects Brexit to affect the healthcare sector, both within and outside of Britain. This study will be repeated in autumn this year, to gauge the changing sentiment towards Brexit from within the healthcare industry.

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Brexit: dichiarazione del Presidente PE Sassoli dopo voto di Westminster

Posted by fidest press agency su sabato, 26 ottobre 2019

Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli : sul tavolo resta richiesta di estensione. “Dopo il voto del Parlamento Britannico e l’annuncio del Primo Ministro Boris Johnson di bloccare la procedura di ratifica, sul tavolo resta la richiesta del governo britannico di una estensione fino al 31 Gennaio.Penso sia raccomandabile, come richiesto dal Presidente Donald Tusk, che il Consiglio Europeo l’accetti. Tale estensione permetterà al Regno Unito di chiarire la propria situazione e, per quanto riguarda il Parlamento europeo, di esercitare le proprie prerogative.”

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Brexit senza accordo: mantenere i fondi UE 2020 per il Regno Unito

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 ottobre 2019

Il Parlamento europeo ha approvato una misura per garantire che i fondi UE per il 2020 restino disponibili nel caso in cui il Regno Unito lasci l’Unione europea senza un accordo. Il progetto di regolamento proroga al 2020 il piano di emergenza approvato dal Parlamento europeo il 17 aprile 2019, limitato al 2019.L’obiettivo è quello di ridurre al minimo l’impatto negativo che il ritiro del Regno Unito potrebbe avere sui beneficiari dei finanziamenti UE e sul bilancio dell’Unione europea in caso di “no deal”. La misura comprende programmi quali Orizzonte 2020, Erasmus+ e le politiche agricole e regionali.La proposta consentirebbe di prorogare i pagamenti ai beneficiari britannici per tutto il 2020, a condizione che il Regno Unito continui a versare i propri contributi e accetti i controlli e le verifiche necessarie.Il progetto di raccomandazione del relatore Johan Van Overtveldt (CRE, BE), Presidente della commissione bilanci, che ha sostenuto l’approvazione della proposta, è stato adottato con 543 voti favorevoli, 30 contrari e 46 astensioni.

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Massimiliano Salini (FI/PPE) “Brexit: Bene l’accordo di oggi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 ottobre 2019

“Dopo mesi di chiacchere inconcludenti oggi si è raggiunto un accordo sulla Brexit che però deve essere ratificato ancora dal parlamento Britannico e non sarebbe la prima volta che questo viene respinto. Per questo motivo prima di festeggiare bisogna aspettare. Questa resta una sconfitta per tutta l’Europa che deve capire che è arrivato il momento di cambiare prima di perdere ulteriori pezzi. Ora abbiamo di fronte due strade una riguarda la necessità di mantenere in vita i rapporti di libero scambio con Londra il secondo interessa direttamente i 700 mila italiani nel regno unito che devono essere salvaguardati”

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Brexit: Sassoli da Bercow: estensione utile in caso di referendum o elezioni

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2019

“Un’eventuale richiesta da parte delle istituzioni del Regno Unito di estensione del termine di recesso dovrebbe servire a ridare la parola ai cittadini britannici tramite referendum o elezioni generali”. Così David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, al termine dell’incontro con John Bercow, Speaker della Camera dei Comuni. Il presidente Sassoli ha riferito che le due opzioni – referendum e elezioni politiche – sono contenute nella Risoluzione votata dall’Europarlamento nel settembre scorso. “Con John Bercow c’è stata piena consonanza – ha detto Sassoli – sull’importanza del ruolo dei nostri Parlamenti nella gestione della Brexit. E vi è la comune consapevolezza che una uscita disordinata del Regno Unito dall’Unione Europea – ha concluso – sarebbe contro gli interessi dei cittadini britannici ed europei”.

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Brexit: nuovo Parlamento europeo riafferma pieno sostegno alla posizione dell’UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2019

In una risoluzione che ribadisce il sostegno del PE a una Brexit “ordinata”, i deputati hanno affermato che l’accordo di recesso è equo, equilibrato e garantisce la certezza del diritto.
Il Parlamento europeo continua a sostenere una “Brexit ordinata” basata sull’accordo di ritiro già negoziato, come ribadito dai deputati nella risoluzione approvata mercoledì con 544 voti favorevoli, 126 contrari e 38 astensioni.Inoltre, nel testo si sottolinea che l’attuale accordo di recesso tiene conto delle “linee rosse” del Regno Unito e dei principi dell’UE, fornendo una soluzione equa ed equilibrata.L’accordo salvaguarda i diritti e le scelte di vita di cittadini europei e britannici, offre un meccanismo di risoluzione rispetto agli obblighi finanziari del Regno Unito e risponde alla richiesta del Regno Unito di un periodo di transizione. Inoltre, fornisce il necessario meccanismo di backstop per salvaguardare lo status quo in Irlanda, proteggendo l’Accordo del Venerdì Santo e garantendo la cooperazione nord-sud. Nella risoluzione, i deputati confermano di essere pronti a ritornare alla proposta originaria dell’UE, per un dispositivo di protezione solo per l’Irlanda del Nord. Si dichiarano inoltre disponibili a esaminare “soluzioni alternative” che siano giuridicamente e operativamente credibili e in linea con i principi guida dell’UE. Tuttavia, I deputati sottolineano che non daranno il proprio consenso a un accordo di recesso che non preveda alcun meccanismo di salvaguardia.
Per quanto riguarda i recenti sviluppi, il Regno Unito dovrebbe assumersi la piena responsabilità di un’uscita senza accordo e delle gravi conseguenze che ciò comporterebbe.
Inoltre, uno scenario “no deal” non eliminerebbe gli obblighi e gli impegni del Regno Unito in materia di transazioni finanziarie, protezione dei diritti dei cittadini e rispetto dell’Accordo del Venerdì Santo. Tali condizioni preliminari sono necessarie per l’approvazione da parte del Parlamento di qualsiasi relazione futura tra l’UE e il Regno Unito. In quest’ottica, i deputati accolgono con favore la pianificazione di misure di preparazione e di emergenza in caso di un recesso senza accordo, adottate dalle istituzioni e dagli Stati membri. La salvaguardia dei diritti e delle scelte di vita dei cittadini UE nel Regno Unito e dei cittadini britannici nell’UE resta la massima priorità del Parlamento europeo, mentre i deputati esprimono preoccupazione per l’attuazione del regime del Regno Unito in materia di registrazione di residenza. I deputati incoraggiano gli altri 27 Stati membri ad adottare un approccio coerente e generoso al riguardo e a fornire la certezza del diritto ai cittadini britannici residenti in tutta l’UE. I deputati si dicono aperti a un’eventuale proroga del periodo di negoziazione di cui all’articolo 50, se richiesto dal Regno Unito, a condizione che sia giustificata e con uno scopo specifico, ad esempio per evitare un’uscita senza accordo, svolgere elezioni generali o un referendum, revocare l’articolo 50 o approvare un accordo di recesso. Tuttavia, tale proroga non dovrebbe incidere sul lavoro e sul funzionamento delle istituzioni UE. A seguito della decisione del Vertice straordinario del Consiglio europeo del 10 aprile 2019 di accettare la richiesta del Regno Unito di prorogare il termine di cui all’articolo 50, il Regno Unito dovrebbe lasciare l’UE entro il 31 ottobre.Nella risoluzione viene confermato il sostegno del nuovo Parlamento all’attuale approccio dell’UE, in vista del decisivo Consiglio europeo di ottobre. Qualsiasi accordo di ritiro e futuro accordo di associazione o accordo internazionale con il Regno Unito dovrà essere approvato dal Parlamento europeo.

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Brexit preparedness: Fisheries – Questions and answers

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

The United Kingdom submitted on 29 March 2017 the notification of its intention to withdraw from the Union pursuant to Article 50 of the Treaty on European Union. This means that unless a ratified withdrawal agreement1 establishes another date, all Union primary and secondary law will cease to apply to the United Kingdom from 30 March 2019, 00:00h (CET) (‘the withdrawal date’). The United Kingdom will then become a ‘third country’.
In view of the considerable uncertainties, in particular concerning the content of a possible withdrawal agreement, all stakeholders processing personal data are reminded of legal repercussions, which need to be considered when the United Kingdom becomes a third country. Subject to any transitional arrangement that may be contained in a possible withdrawal agreement, as of the withdrawal date, the EU rules for transfer of personal data to third countries apply. Aside from an “adequacy decision”, which allows the free flow of personal data from the EU without the EU data exporter having to implement any additional safeguards or being subject to further conditions, the EU’s data protection rules (both under the current Directive 95/46 and under the new General Data Protection Regulation 2016/679, “GDPR” – which will apply as from 25 May 2018) allow a transfer if the controller or processor has provided “appropriate safeguards”. These safeguards may be provided for by:
1 Negotiations are ongoing with the United Kingdom with a view to reaching a withdrawal agreement.
2 Furthermore, in accordance with Article 50(3) of the Treaty on European Union, the European Council, in agreement with the United Kingdom, may unanimously decide that the Treaties cease to apply at a later date.
3 A third country is a country not member of the EU.
4 For the continued application of EU safeguards of personal data processed while the United Kingdom was a Member State, the Commission has published an essential principles paper here: https://ec.europa.eu/commission/publications/position-paper-use-data-and-protection-informationobtained-or-processed-withdrawal-date_en.
Preparing for the withdrawal is not just a matter for EU and national authorities but also for private parties. As regards the implementation of the GDPR, and in particular the new tools for transfers to third countries (e.g. approved Codes of Conduct and approved certification mechanisms entailing binding commitments by the controllers and processors receiving the data in the third country), the Commission (DG JUST) is working with interested parties and data protection authorities to make the best use of these new instruments. Moreover, the Commission has set up a stakeholder group comprised of industry, civil society and academics, in which this topic will be discussed.

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Brexit senza accordo

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 giugno 2019

Data l’incertezza che nel Regno Unito continua a circondare la ratifica dell’accordo di recesso concordato con il governo del paese a novembre 2018 e in considerazione della situazione politica generale in cui versa il paese sul piano nazionale, l’ipotesi di uscita senza accordo il 1º novembre 2019 resta indubbiamente un esito possibile, seppur non auspicabile.Dal dicembre 2017 la Commissione europea si prepara ad un’uscita senza accordo. Ad oggi la Commissione ha presentato 19 proposte legislative: 18 sono state adottate dal Parlamento europeo e dal Consiglio, mentre un accordo politico è stato raggiunto sulla diciannovesima (il regolamento di emergenza sul bilancio dell’UE per il 2019) la cui adozione formale è attesa nel corso di questo mese. La Commissione ha inoltre adottato 63 atti non legislativi e pubblicato 93 avvisi sui preparativi alla Brexit. Data la proroga del termine di cui all’articolo 50, la Commissione ha esaminato tutte queste misure per verificare che continuassero a raggiungere gli scopi voluti, giungendo alla conclusione che restano idonee, e che quindi non serve modificarle nella sostanza né prevedere nuove misure prima della nuova data di recesso.La Commissione ricorda che spetta ai singoli portatori di interessi prepararsi ad ogni evenienza. Poiché l’uscita senza accordo resta uno degli esiti possibili, la Commissione raccomanda vivamente a tutti loro di approfittare dei tempi della proroga per fare il necessario per prepararsi al recesso del Regno Unito dall’UE. La comunicazione odierna passa in rassegna gli ampi preparativi effettuati nell’UE a 27 in settori quali i diritti dei cittadini in materia di soggiorno e di sicurezza sociale, le dogane e la fiscalità, i trasporti, la pesca, i servizi finanziari e i medicinali, dispositivi medici e sostanze chimiche.In caso di uscita senza accordo il Regno Unito diventerà un paese terzo senza che intervenga un regime transitorio. Dal momento dell’uscita tutto il diritto primario e derivato dell’UE cesserà di applicarsi al Regno Unito e non vi sarà il periodo di transizione previsto dall’accordo di recesso: le perturbazioni per cittadini e imprese sarebbero ovviamente considerevoli e le conseguenze economiche gravi, con un impatto – fatte le debite proporzioni – di gran lunga superiore nel Regno Unito che negli Stati membri dell’UE a 27.Come indicato dal Presidente Juncker dinanzi al Parlamento europeo il 3 aprile 2019, in caso di uscita senza accordo il Regno Unito dovrebbe obbligatoriamente affrontare le tre questioni principali riguardanti la separazione prima che l’UE prenda in considerazione l’avvio di discussioni sulle future relazioni. Le questioni vertono sulla necessità di: 1) tutelare e difendere i diritti dei cittadini che hanno esercitato il diritto alla libera circolazione prima della Brexit, 2) onorare gli obblighi finanziari assunti dal Regno Unito in qualità di Stato membro, 3) mantenere la lettera e lo spirito dell’accordo del Venerdì santo e la pace nell’isola d’Irlanda, nonché l’integrità del mercato interno.Preparativi e misure di emergenza dell’UE per un’uscita senza accordo: mantenere alta l’attenzione in determinati settoriPrepararsi al recesso del Regno Unito è un impegno comune delle amministrazioni pubbliche e degli operatori economici. La Commissione ha tenuto approfondite discussioni tecniche con gli Stati membri dell’UE a 27 sia su questioni generali per quanto concerne i preparativi e le misure di emergenza che su specifiche questioni settoriali, giuridiche e amministrative. Ha anche visitato tutte le capitali degli Stati membri dell’UE a 27, constatando ovunque un elevato grado di preparazione degli Stati membri a tutti gli scenari possibili.

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Brexit/Fisheries: Commissioner Vella presents contingency plans to mitigate “no-deal” impact

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

The acts, tabled by the Commission in January, have been agreed by Member States and European Parliament at the end of March, in record time. Underscoring that the EU stands shoulder to shoulder with its fishermen, the Commissioner explained that the Commission has taken measures to mitigate the impact on fisheries in case of a no-deal Brexit.
The first preparedness measure amends the Regulation on the Sustainable Management of the External Fleets, with the aim of creating the appropriate legal framework for continued reciprocal fishing access by EU and United Kingdom vessels to each other’s waters during 2019, provided the UK grants such access for EU vessels.The second measure allows fishermen and operators from EU Members States to receive compensation for the temporary cessation of fishing activities, due to Brexit, under the European Maritime and Fisheries Fund. This will help to off-set some of the impacts of a sudden closure of UK waters to EU fishing vessels.

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Brexit de Bertoldi (FdI): testimonia fallimento Ue delle consorterie

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

“La Brexit testimonia il fallimento di questa Unione europea, che Fratelli d’Italia dal 26 maggio vuole cambiare profondamente. Mettendo da parte l’Europa degli eurocrati e dei burocrati che non appartiene ai popoli europei ma piuttosto alle consorterie. Quanto accaduto in Gran Bretagna deve portare a riflettere e a ripensare questa Unione, affinchè non si ripetano altri tentativi di abbandono unilaterale. Fratelli d’Italia lavorerà nell’ottica di rafforzare l’Europa, dandole nuova vitalità ma soprattutto recuperando lo spirito originario dei Trattati di Roma. Per questo siamo solidali con il popolo britannico che non si è piegato ad un’Unione a trazione franco-tedesca, che non ha garantito parità di trattamento tra le varie Nazioni. Il 26 maggio chi voterà Fratelli d’Italia sappia che lo farà per cambiare davvero tutto in Europa”. Lo ha detto in Aula il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro sul decreto Brexit.

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La proroga della Brexit non deve rallentare l’accordo sul futuro bilancio UE

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Le regioni e le città chiedono un accordo in tempi brevi sul bilancio dell’UE per il 2021-2027 e garanzie contro l’interruzione dei finanziamenti degli attuali piani d’investimento.
In risposta alle conclusioni del Consiglio europeo straordinario sulla Brexit, il Comitato europeo delle regioni (CdR) – l’assemblea dei governi locali e regionali dell’UE – ha ribadito la necessità che gli Stati membri adottino con urgenza il bilancio a lungo termine dell’UE per il 2021-2027 per garantire che le regioni e le città siano in grado di preparare adeguatamente nuovi piani e mitigare l’impatto del recesso del Regno Unito.
Tale invito è stato rivolto durante un dibattito tra i 350 leader locali e regionali europei che compongono il Comitato e Jean Arthuis , presidente della commissione Bilanci del Parlamento europeo. Entrambe le assemblee politiche dell’UE sono profondamente preoccupate per l’impatto finanziario delle decisioni adottate dagli Stati membri in sede di Consiglio europeo straordinario.Affinché si possa far fronte alle sfide del prossimo decennio, il CdR e il Parlamento europeo hanno chiesto e continuano a chiedere con forza e senza mezzi termini ai 27 Stati membri di aumentare il loro contributo al bilancio dell’UE, portandolo dall’1 % all’1,3 % del reddito nazionale lordo. Il Comitato si è detto contrario a tutte le riduzioni proposte per i fondi regionali dell’UE , ossia ai tagli del bilancio della politica di coesione, che dovrà garantire il sostegno dell’Unione alle regioni le cui economie saranno più colpite alla Brexit. Per quanto riguarda i piani d’investimento in corso, il Comitato ritiene che gli impegni finanziari assunti dall’UE debbano essere rispettati fino all’ultimo anno disponibile per i pagamenti (il 2023), evitando qualsiasi riduzione o dilazione (al nuovo ciclo finanziario) di tali impegni.Il Comitato ha valutato l’impatto potenziale della Brexit in una serie di studi e di dibattiti politici svolti negli ultimi due anni, tra cui tre dibattiti aperti con il capo negoziatore dell’UE Michel Barnier . I diritti dei cittadini, nonché i potenziali costi per i porti, l’industria della pesca, il turismo, l’agricoltura, la ricerca e l’istruzione, sono emersi come le preoccupazioni fondamentali dei leader locali dell’UE e del Regno Unito. Il Comitato ha adottato in materia due risoluzioni politiche (nel marzo 2017 e nel maggio 2018 ) e ha di recente iniziato a lavorare all’individuazione degli strumenti migliori per la cooperazione regionale transfrontaliera dopo la Brexit.

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Burberry London anticipa la Brexit

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

Roma La boutique Burberry di via dei Condotti chiude: così 34 lavoratori si ritroveranno in mezzo alla strada. La comunicazione è arrivata al sindacato direttamente dall’azienda, con i lavoratori già in agitazione: il futuro per gli addetti alle vendite della lussuosa griffe è più che mai incerto. Una vera e propria incognita l’occupazione così come per i colleghi dei negozi di Fiumicino, in 9 sull’orlo del licenziamento causa chiusura del punto vendita del Terminal 1. Nel caso degli store aeroportuali nessun accordo con il rifiuto dei licenziamenti con incentivo e l’incontro in Regione Lazio previsto per domani.
“In discussione denuncia sembrerebbe anche almeno una boutique di Castel Romano. Quella di Burberry è una vera e propria ‘Brexit’. A farne le spese saranno i lavoratori. Una vera e propria beffa soprattutto per quelli che per anni nel negozio di via dei Condotti hanno dovuto subire vere e proprie vessazioni tra videosorveglianza, perquisizioni e maltrattamenti. La boutique della vergogna ce la ricordiamo tutti” – denuncia Francesco Iacovone del Cobas nazionale riferendosi ai fatti venuti fuori nel 2016 quando alcuni dei commessi trovarono la forza di denunciare i soprusi. Burberry nell’occasione allontanò immediatamente manager e direttore, ritenuti responsabili degli accadimenti.
“Ben 34 le procedure di licenziamento in arrivo per il personale di Burberry di via dei Condotti. Uno store immerso nella via dello shopping tra le più affascinati al mondo, presente nel cuore della Capitale dal 2004: 740 metri quadri di collezioni monomarca distribuiti su due piani di un edificio del XVIII secolo. Alla base della rinuncia al negozio “principe” ci sarebbe l’indisponibilità del locatario a cedere ancora quegli spazi alla griffe del trench più famoso del mondo. Chiediamo con forza che l’azienda, per tutelare i lavoratori, utilizzi degli strumenti difensivi: cassa integrazione o contratti di solidarietà, in attesa di trovare un nuova spazio per la boutique” conclude Iacovone.

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Visa-free access to the EU for UK nationals after Brexit: vote in committee

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

Civil Liberties MEPs will vote on Wednesday on the proposal to exempt UK citizens of visa requirements to enter the EU for short stays after Brexit.
The Civil Liberties Committee will hold an extraordinary meeting on Wednesday at 8.30, with the vote on the UK visa waiver as the single item on the agenda. MEPs will vote on the outcome of the trilogue negotiations.If approved, UK nationals will be exempted from visa requirements for stays in the EU of up to 90 days in any 180-day period, from the day following the country’s withdrawal from the Union, provided the UK offers the same conditions to EU nationals travelling to the UK.
The proposal was endorsed on Tuesday by the Council’s Committee of Permanent Representatives (COREPER). If approved by the Civil Liberties Committee, it will be put to the vote by the full House on Thursday 4 April. The legislation needs to be adopted and published in the Official Journal of the EU before the 12 of April, for the case of a no-deal Brexit on that date.

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La Brexit e la questione del confine irlandese

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 aprile 2019

Roma Martedì 9 aprile, alle ore 18.30, presso l’Aula magna Regina della John Cabot University, via della Lungara 233, Trastevere conferenza-dibattito sulla Brexit e la questione del confine irlandese fra i maggiori atenei americani d’Europa, con sede nel cuore di Roma, a Trastevere – a cura dall’Istituto Guarini per gli Affari pubblici.
L’incontro si aprirà con la conferenza della professoressa Tara Keenan, a cui seguirà un pubblico confronto a cui parteciperanno diplomatici, studiosi di politica estera, esperti della materia e ricercatori.«Nel caso molto probabile in cui la frontiera fra le due Irlande diventasse più rigida a seguito della Brexit, esiste il rischio concreto di una ripresa della violenza e anche del terrorismo, a distanza di 21 anni dagli accordi del Venerdì Santo», ha dichiarato il professor Federigo Argentieri, direttore dell’Istituto Guarini per gli Affari pubblici della JCU.

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Brexit preparedness: EU completes preparations for possible “no-deal” scenario

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

Brussels.As it is increasingly likely that the United Kingdom will leave the European Union without a deal on 12 April, the European Commission has today completed its “no-deal” preparations.At the same time, it continues supporting administrations in their own preparations and urges all EU citizens and businesses to continue informing themselves about the consequences of a possible “no-deal” scenario and to complete their no-deal preparedness. This follows the European Council (Article 50) conclusions last week calling for work to be continued on preparedness and contingency. While a “no-deal” scenario is not desirable, the EU is prepared for it. Following a request by Prime Minister Theresa May, the European Council (Article 50) agreed on Thursday 21 March to extend the UK’s departure date to 22 May 2019, provided the Withdrawal Agreement is approved by the House of Commons by 29 March 2019 at the latest. If the Withdrawal Agreement is not approved by the House of Commons by then, the European Council has agreed to an extension until 12 April 2019. In that scenario, the United Kingdom would be expected to indicate a way forward before this date.While the European Union continues to hope that it will not be the case, this means that if the Withdrawal Agreement is not ratified by Friday 29 March, a “no-deal” scenario may occur on 12 April. The EU has prepared for this scenario and has remained united throughout its preparations. It is now important that everyone is ready for and aware of the practical consequences a “no-deal” scenario brings.In a “no-deal” scenario, the UK will become a third country without any transitionary arrangements. All EU primary and secondary law will cease to apply to the UK from that moment onwards. There will be no transition period, as provided for in the Withdrawal Agreement. This will obviously cause significant disruption for citizens and businesses.
In such a scenario, the UK’s relations with the EU would be governed by general international public law, including rules of the World Trade Organisation. The EU will be required to immediately apply its rules and tariffs at its borders with the UK. This includes checks and controls for customs, sanitary and phytosanitary standards and verification of compliance with EU norms. Despite the considerable preparations of the Member States’ customs authorities, these controls could cause significant delays at the border. UK entities would also cease to be eligible to receive EU grants and to participate in EU procurement procedures under current terms. Similarly, UK citizens will no longer be citizens of the European Union. They will be subject to additional checks when crossing borders into the European Union. Again, Member States have made considerable preparations at ports and airports to ensure that these checks are done as efficiently as possible, but they may nevertheless cause delays.
Since December 2017, the European Commission has been preparing for a “no-deal” scenario. It has published 90 preparedness notices, 3 Commission Communications, and has made 19 legislative proposals (see below). The Commission has held extensive technical discussions with the EU27 Member States both on general issues of preparedness and contingency work and on specific sectorial, legal and administrative preparedness issues. The Commission has now also completed its tour of the capitals of the 27 EU Member States. The aim of these visits was to provide any necessary clarifications on the Commission’s preparedness and contingency action and to discuss national preparations and contingency plans. The visits showed a high degree of preparation by Member States for all scenarios.
Member States have also been engaged in intensive national preparations. An overview of residency rights in the EU27 Member States is available here, as well as direct links to national preparedness websites.
To date, the Commission has tabled 19 legislative proposals. 17 proposals have been adopted or agreed by the European Parliament and the Council. Formal adoption of all those files by the European Parliament and Council is currently taking place. Two proposals are to be finalised by the two co-legislators in due course.As outlined in the Commission’s Brexit Preparedness Communications, the EU’s contingency measures will not – and cannot – mitigate the overall impact of a “no-deal” scenario, nor do they in any way compensate for the lack of preparedness or replicate the full benefits of EU membership or the favourable terms of any transition period, as provided for in the Withdrawal Agreement. These proposals are temporary in nature, limited in scope and will be adopted unilaterally by the EU. They are not “mini-deals” and have not been negotiated with the UK. The EU has maintained – and will continue to maintain – a fully united position throughout its preparations, and during any possible “no-deal” period.

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