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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘brexit’

Brexit de Bertoldi (FdI): testimonia fallimento Ue delle consorterie

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

“La Brexit testimonia il fallimento di questa Unione europea, che Fratelli d’Italia dal 26 maggio vuole cambiare profondamente. Mettendo da parte l’Europa degli eurocrati e dei burocrati che non appartiene ai popoli europei ma piuttosto alle consorterie. Quanto accaduto in Gran Bretagna deve portare a riflettere e a ripensare questa Unione, affinchè non si ripetano altri tentativi di abbandono unilaterale. Fratelli d’Italia lavorerà nell’ottica di rafforzare l’Europa, dandole nuova vitalità ma soprattutto recuperando lo spirito originario dei Trattati di Roma. Per questo siamo solidali con il popolo britannico che non si è piegato ad un’Unione a trazione franco-tedesca, che non ha garantito parità di trattamento tra le varie Nazioni. Il 26 maggio chi voterà Fratelli d’Italia sappia che lo farà per cambiare davvero tutto in Europa”. Lo ha detto in Aula il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro sul decreto Brexit.

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La proroga della Brexit non deve rallentare l’accordo sul futuro bilancio UE

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Le regioni e le città chiedono un accordo in tempi brevi sul bilancio dell’UE per il 2021-2027 e garanzie contro l’interruzione dei finanziamenti degli attuali piani d’investimento.
In risposta alle conclusioni del Consiglio europeo straordinario sulla Brexit, il Comitato europeo delle regioni (CdR) – l’assemblea dei governi locali e regionali dell’UE – ha ribadito la necessità che gli Stati membri adottino con urgenza il bilancio a lungo termine dell’UE per il 2021-2027 per garantire che le regioni e le città siano in grado di preparare adeguatamente nuovi piani e mitigare l’impatto del recesso del Regno Unito.
Tale invito è stato rivolto durante un dibattito tra i 350 leader locali e regionali europei che compongono il Comitato e Jean Arthuis , presidente della commissione Bilanci del Parlamento europeo. Entrambe le assemblee politiche dell’UE sono profondamente preoccupate per l’impatto finanziario delle decisioni adottate dagli Stati membri in sede di Consiglio europeo straordinario.Affinché si possa far fronte alle sfide del prossimo decennio, il CdR e il Parlamento europeo hanno chiesto e continuano a chiedere con forza e senza mezzi termini ai 27 Stati membri di aumentare il loro contributo al bilancio dell’UE, portandolo dall’1 % all’1,3 % del reddito nazionale lordo. Il Comitato si è detto contrario a tutte le riduzioni proposte per i fondi regionali dell’UE , ossia ai tagli del bilancio della politica di coesione, che dovrà garantire il sostegno dell’Unione alle regioni le cui economie saranno più colpite alla Brexit. Per quanto riguarda i piani d’investimento in corso, il Comitato ritiene che gli impegni finanziari assunti dall’UE debbano essere rispettati fino all’ultimo anno disponibile per i pagamenti (il 2023), evitando qualsiasi riduzione o dilazione (al nuovo ciclo finanziario) di tali impegni.Il Comitato ha valutato l’impatto potenziale della Brexit in una serie di studi e di dibattiti politici svolti negli ultimi due anni, tra cui tre dibattiti aperti con il capo negoziatore dell’UE Michel Barnier . I diritti dei cittadini, nonché i potenziali costi per i porti, l’industria della pesca, il turismo, l’agricoltura, la ricerca e l’istruzione, sono emersi come le preoccupazioni fondamentali dei leader locali dell’UE e del Regno Unito. Il Comitato ha adottato in materia due risoluzioni politiche (nel marzo 2017 e nel maggio 2018 ) e ha di recente iniziato a lavorare all’individuazione degli strumenti migliori per la cooperazione regionale transfrontaliera dopo la Brexit.

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Burberry London anticipa la Brexit

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

Roma La boutique Burberry di via dei Condotti chiude: così 34 lavoratori si ritroveranno in mezzo alla strada. La comunicazione è arrivata al sindacato direttamente dall’azienda, con i lavoratori già in agitazione: il futuro per gli addetti alle vendite della lussuosa griffe è più che mai incerto. Una vera e propria incognita l’occupazione così come per i colleghi dei negozi di Fiumicino, in 9 sull’orlo del licenziamento causa chiusura del punto vendita del Terminal 1. Nel caso degli store aeroportuali nessun accordo con il rifiuto dei licenziamenti con incentivo e l’incontro in Regione Lazio previsto per domani.
“In discussione denuncia sembrerebbe anche almeno una boutique di Castel Romano. Quella di Burberry è una vera e propria ‘Brexit’. A farne le spese saranno i lavoratori. Una vera e propria beffa soprattutto per quelli che per anni nel negozio di via dei Condotti hanno dovuto subire vere e proprie vessazioni tra videosorveglianza, perquisizioni e maltrattamenti. La boutique della vergogna ce la ricordiamo tutti” – denuncia Francesco Iacovone del Cobas nazionale riferendosi ai fatti venuti fuori nel 2016 quando alcuni dei commessi trovarono la forza di denunciare i soprusi. Burberry nell’occasione allontanò immediatamente manager e direttore, ritenuti responsabili degli accadimenti.
“Ben 34 le procedure di licenziamento in arrivo per il personale di Burberry di via dei Condotti. Uno store immerso nella via dello shopping tra le più affascinati al mondo, presente nel cuore della Capitale dal 2004: 740 metri quadri di collezioni monomarca distribuiti su due piani di un edificio del XVIII secolo. Alla base della rinuncia al negozio “principe” ci sarebbe l’indisponibilità del locatario a cedere ancora quegli spazi alla griffe del trench più famoso del mondo. Chiediamo con forza che l’azienda, per tutelare i lavoratori, utilizzi degli strumenti difensivi: cassa integrazione o contratti di solidarietà, in attesa di trovare un nuova spazio per la boutique” conclude Iacovone.

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Visa-free access to the EU for UK nationals after Brexit: vote in committee

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

Civil Liberties MEPs will vote on Wednesday on the proposal to exempt UK citizens of visa requirements to enter the EU for short stays after Brexit.
The Civil Liberties Committee will hold an extraordinary meeting on Wednesday at 8.30, with the vote on the UK visa waiver as the single item on the agenda. MEPs will vote on the outcome of the trilogue negotiations.If approved, UK nationals will be exempted from visa requirements for stays in the EU of up to 90 days in any 180-day period, from the day following the country’s withdrawal from the Union, provided the UK offers the same conditions to EU nationals travelling to the UK.
The proposal was endorsed on Tuesday by the Council’s Committee of Permanent Representatives (COREPER). If approved by the Civil Liberties Committee, it will be put to the vote by the full House on Thursday 4 April. The legislation needs to be adopted and published in the Official Journal of the EU before the 12 of April, for the case of a no-deal Brexit on that date.

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La Brexit e la questione del confine irlandese

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 aprile 2019

Roma Martedì 9 aprile, alle ore 18.30, presso l’Aula magna Regina della John Cabot University, via della Lungara 233, Trastevere conferenza-dibattito sulla Brexit e la questione del confine irlandese fra i maggiori atenei americani d’Europa, con sede nel cuore di Roma, a Trastevere – a cura dall’Istituto Guarini per gli Affari pubblici.
L’incontro si aprirà con la conferenza della professoressa Tara Keenan, a cui seguirà un pubblico confronto a cui parteciperanno diplomatici, studiosi di politica estera, esperti della materia e ricercatori.«Nel caso molto probabile in cui la frontiera fra le due Irlande diventasse più rigida a seguito della Brexit, esiste il rischio concreto di una ripresa della violenza e anche del terrorismo, a distanza di 21 anni dagli accordi del Venerdì Santo», ha dichiarato il professor Federigo Argentieri, direttore dell’Istituto Guarini per gli Affari pubblici della JCU.

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Brexit preparedness: EU completes preparations for possible “no-deal” scenario

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

Brussels.As it is increasingly likely that the United Kingdom will leave the European Union without a deal on 12 April, the European Commission has today completed its “no-deal” preparations.At the same time, it continues supporting administrations in their own preparations and urges all EU citizens and businesses to continue informing themselves about the consequences of a possible “no-deal” scenario and to complete their no-deal preparedness. This follows the European Council (Article 50) conclusions last week calling for work to be continued on preparedness and contingency. While a “no-deal” scenario is not desirable, the EU is prepared for it. Following a request by Prime Minister Theresa May, the European Council (Article 50) agreed on Thursday 21 March to extend the UK’s departure date to 22 May 2019, provided the Withdrawal Agreement is approved by the House of Commons by 29 March 2019 at the latest. If the Withdrawal Agreement is not approved by the House of Commons by then, the European Council has agreed to an extension until 12 April 2019. In that scenario, the United Kingdom would be expected to indicate a way forward before this date.While the European Union continues to hope that it will not be the case, this means that if the Withdrawal Agreement is not ratified by Friday 29 March, a “no-deal” scenario may occur on 12 April. The EU has prepared for this scenario and has remained united throughout its preparations. It is now important that everyone is ready for and aware of the practical consequences a “no-deal” scenario brings.In a “no-deal” scenario, the UK will become a third country without any transitionary arrangements. All EU primary and secondary law will cease to apply to the UK from that moment onwards. There will be no transition period, as provided for in the Withdrawal Agreement. This will obviously cause significant disruption for citizens and businesses.
In such a scenario, the UK’s relations with the EU would be governed by general international public law, including rules of the World Trade Organisation. The EU will be required to immediately apply its rules and tariffs at its borders with the UK. This includes checks and controls for customs, sanitary and phytosanitary standards and verification of compliance with EU norms. Despite the considerable preparations of the Member States’ customs authorities, these controls could cause significant delays at the border. UK entities would also cease to be eligible to receive EU grants and to participate in EU procurement procedures under current terms. Similarly, UK citizens will no longer be citizens of the European Union. They will be subject to additional checks when crossing borders into the European Union. Again, Member States have made considerable preparations at ports and airports to ensure that these checks are done as efficiently as possible, but they may nevertheless cause delays.
Since December 2017, the European Commission has been preparing for a “no-deal” scenario. It has published 90 preparedness notices, 3 Commission Communications, and has made 19 legislative proposals (see below). The Commission has held extensive technical discussions with the EU27 Member States both on general issues of preparedness and contingency work and on specific sectorial, legal and administrative preparedness issues. The Commission has now also completed its tour of the capitals of the 27 EU Member States. The aim of these visits was to provide any necessary clarifications on the Commission’s preparedness and contingency action and to discuss national preparations and contingency plans. The visits showed a high degree of preparation by Member States for all scenarios.
Member States have also been engaged in intensive national preparations. An overview of residency rights in the EU27 Member States is available here, as well as direct links to national preparedness websites.
To date, the Commission has tabled 19 legislative proposals. 17 proposals have been adopted or agreed by the European Parliament and the Council. Formal adoption of all those files by the European Parliament and Council is currently taking place. Two proposals are to be finalised by the two co-legislators in due course.As outlined in the Commission’s Brexit Preparedness Communications, the EU’s contingency measures will not – and cannot – mitigate the overall impact of a “no-deal” scenario, nor do they in any way compensate for the lack of preparedness or replicate the full benefits of EU membership or the favourable terms of any transition period, as provided for in the Withdrawal Agreement. These proposals are temporary in nature, limited in scope and will be adopted unilaterally by the EU. They are not “mini-deals” and have not been negotiated with the UK. The EU has maintained – and will continue to maintain – a fully united position throughout its preparations, and during any possible “no-deal” period.

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Brexit: Il Regno Unito uscità senza accordo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

A seguito della richiesta del primo ministro Theresa May, giovedì 21 marzo il Consiglio europeo (articolo 50) ha concordato di prorogare la data dell’uscita del Regno Unito al 22 maggio 2019, a condizione che l’accordo di recesso sia approvato dalla Camera dei comuni entro il 29 marzo 2019. In caso di mancata approvazione entro questa data, il Consiglio europeo ha accettato una proroga fino al 12 aprile 2019. In questo scenario, il Regno Unito dovrebbe indicare la via da seguire prima di tale data.
In caso di uscita senza accordo, il Regno Unito diventerà un paese terzo senza regime transitorio. Da quel momento tutto il diritto primario e derivato dell’UE cesserà di applicarsi al Regno Unito e non vi sarà il periodo di transizione previsto dall’accordo di recesso, il che ovviamente causerà notevoli disagi ai cittadini e alle imprese.
In questo scenario, le relazioni del Regno Unito con l’UE saranno disciplinate dal diritto pubblico internazionale generale, che comprende le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio. L’UE sarà tenuta ad applicare immediatamente la propria normativa e le proprie tariffe alle frontiere con il Regno Unito, inclusi i controlli e le verifiche del rispetto delle norme doganali, sanitarie e fitosanitarie e la verifica di conformità alle norme dell’UE. Nonostante i notevoli preparativi delle autorità doganali degli Stati membri, i controlli potrebbero causare importanti ritardi alla frontiera. Inoltre, i soggetti del Regno Unito non potranno più essere ammessi a beneficiare delle sovvenzioni dell’UE e a partecipare alle procedure di aggiudicazione degli appalti dell’UE secondo le attuali modalità. Analogamente, i cittadini britannici non saranno più cittadini dell’Unione europea, e saranno sottoposti a controlli supplementari quando attraversano le frontiere nell’UE. Anche in questo ambito gli Stati membri hanno effettuato importanti preparativi nei porti e negli aeroporti per garantire la maggiore efficienza possibile dei controlli, ma potranno comunque verificarsi dei ritardi.
Ad oggi la Commissione ha presentato 19 proposte legislative: 17 proposte sono state adottate o approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio. È attualmente in corso l’adozione formale di tutti gli atti da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Due proposte saranno finalizzate dai due colegislatori a tempo debito.

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Best’s Briefing: U.K. Insurers Rated by AM Best Well Prepared for Brexit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

The terms and timing of the United Kingdom’s withdrawal from the European Union (EU) remain uncertain following the vote in the House of Commons on March 12, 2019 rejecting the deal agreed with the EU by Prime Minister Theresa May’s government, and the subsequent vote in favour of requesting an extension of Article 50. If an extension is granted by the EU, Brexit will be delayed beyond March 29, 2019.In a week of significant activity, the U.K. Parliament also voted to reject a no-deal Brexit under any circumstances. Although U.K. insurers have welcomed this outcome, the industry is frustrated that the terms of an orderly withdrawal are still not agreed. Nevertheless, AM Best notes in a new briefing, “U.K. Insurers Rated by AM Best Well Prepared for Brexit”, that regardless of when or under what terms the U.K. leaves the EU, rated U.K.-domiciled insurers are generally well prepared.When the U.K. withdraws from the EU, and at the end of any transition period, passporting rights that currently exist between the U.K. and the European Economic Area (EEA) are expected to cease, and U.K.-domiciled insurers will no longer be able to issue insurance contracts in the EEA. It is also possible that if there is no trade deal encompassing financial services, U.K. insurers will not be able to service existing contracts in certain EEA countries by settling and paying claims. Companies domiciled in other EU countries that conduct insurance business in the U.K. also will be affected by a loss of passporting rights. However, the impact will be cushioned by the U.K. government’s Temporary Permissions Regime, which will allow EEA insurers to operate in the U.K. for a maximum of three years post Brexit while they seek authorisation from U.K. regulators.

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Brexit: Unione Europea e Regno Unito al bivio?

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

Parma giovedì 7 marzo a partire dalle 15.30 nell’Aula dei Filosofi dell’Università di Parma. Il seminario è aperto non solo agli studenti ma a tutti gli interessati. Fra meno di un mese, alla mezzanotte del 29 marzo, la Brexit si trasformerà da neologismo ormai entrato a far parte dell’immaginario collettivo a realtà. In quella data, infatti, il lungo e tormentato percorso di distacco del Regno Unito dall’Unione Europea dovrebbe completarsi. Il condizionale è d’obbligo perché, come raccontano le cronache anche in queste ultime ore, la premier britannica Theresa May è impegnata in un serrato dibattito interno alla propria maggioranza e alle Camere per valutare se chiedere di far slittare la data, mentre da Bruxelles i toni per il dialogo si alternano a quelli per un “no deal” senza condizioni che vedrebbe dunque Londra definitivamente fuori dall’Europa.In questo delicato scenario, gli interrogativi che è opportuno porsi riguardano le conseguenze che la scelta britannica comporterà non solo per il Paese d’Oltremanica ma anche per i cittadini europei, e quindi anche per gli italiani. Nel seminario, moderato da Lucia Scaffardi, professoressa di Diritto costituzionale italiano e comparato all’Università di Parma, e introdotto da Giacomo Degli Antoni, professore di Politica economica sempre all’Ateneo di Parma, interverranno due esperti del tema come Justin Orlando Frosini, professore di Diritto pubblico comparato all’Università Bocconi di Milano, e Giovanni Graziani, già professore di Economia politica all’Università di Parma, che illustreranno gli aspetti giuridici ed economici della Brexit.

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Legislazione di emergenza in caso di Brexit senza accordo, a che punto siamo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Finora la Commissione ha presentato 19 proposte legislative, sulle quali sono stati compiuti progressi significativi in seno al Parlamento europeo e al Consiglio, che ne hanno adottate o concordate 7. Dodici proposte devono ancora essere finalizzate dai colegislatori, che stanno procedendo speditamente. Sono anche stati adottati alcuni atti non legislativi, compresi 10 atti delegati, 6 atti di esecuzione e 3 decisioni della Commissione. Tutti i testi sono disponibili qui. Come sottolineato nelle precedenti comunicazioni della Commissione sui preparativi in vista della Brexit, le misure di emergenza non mitigheranno né potranno attenuare l’impatto complessivo di un mancato accordo, non compenseranno in alcun modo la mancanza di preparazione, né replicheranno tutti i vantaggi dell’appartenenza all’UE o le condizioni favorevoli di un eventuale periodo di transizione, come previsto nell’accordo di recesso. Queste proposte hanno un carattere temporaneo, una portata limitata e saranno adottate unilateralmente dall’UE; non si tratta di “mini accordi” e non sono state negoziate con il Regno Unito.Oltre a questa attività legislativa, la Commissione ha intensificato il proprio impegno ad informare proattivamente il pubblico sull’importanza di prepararsi ad una Brexit senza accordo. Ha pubblicato 88 avvisi e 3 comunicazioni dettagliate sui preparativi in vista della Brexit. Questa settimana ha inoltre intensificato l’attività informativa rivolta alle imprese dell’UE per quanto concerne dogane e imposte indirette.La Commissione continua a tenere dibattiti tecnici con i 27 Stati membri sia su questioni generali relative alle misure preparatorie e di emergenza che su questioni specifiche settoriali, giuridiche e amministrative.Tra gennaio e marzo 2019 la Segretaria generale aggiunta della Commissione Céline Gauer e un gruppo di funzionari della Commissione hanno programmato visite alle capitali dei 27 Stati membri per fornire i chiarimenti necessari sulle azioni preparatorie e di emergenza della Commissione e per discutere dei preparativi e dei piani di emergenza nazionali. Oggi si trovano in Lettonia. Finora le visite hanno evidenziato un elevato grado di preparazione degli Stati membri a tutte le eventualità.

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European Commission adopts two contingency proposals to help mitigate impact of “no-deal” Brexit on EU fisheries

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 gennaio 2019

Given the continued uncertainty in the UK surrounding the ratification of the Withdrawal Agreement, the Commission has today adopted two legislative proposals to help mitigate the significant impact that a “no-deal” Brexit would have on EU fisheries.This is part of the Commission’s ongoing preparedness and contingency work and will help ensure a coordinated EU-wide approach in such a scenario. The first proposal is to allow fishermen and operators from EU Members States to receive compensation under the European Maritime and Fisheries Fund for the temporary cessation of fishing activities. This will help off-set some of the impact of a sudden closure of UK waters to EU fishing vessels in a no-deal scenario.The second proposal amends the Regulation on the Sustainable Management of the External Fleets. The aim of this proposal is to ensure that the EU is in a position to grant UK vessels access to EU waters until the end of 2019, on the condition that EU vessels are also granted reciprocal access to UK waters. The proposal also provides for a simplified procedure to authorise UK vessels to fish in EU waters and EU vessels to fish in UK waters – should the UK grant that access. This proposal is limited to 2019 and is based on the agreement in the Agriculture and Fisheries Council of 17 and 18 December 2018 on the fishing opportunities for 2019. These contingency measures cannot mitigate the overall impact of a “no-deal” scenario, nor do they in any way replicate the full benefits of EU membership or the terms of any transition period, as provided for in the Withdrawal Agreement. They are limited to these specific areas where it is absolutely necessary to protect the vital interests of the EU and where preparedness measures on their own are not sufficient. As a rule, they will be temporary in nature, limited in scope and adopted unilaterally by the EU.
These proposals are subject to the co-decision procedure. The Commission will work with the European Parliament and the Council to ensure the adoption of the proposed legislative acts so that they are in force by 29 March 2019.

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Incognita Brexit: dal Regno Unito +47% le ricerche di immobili in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 gennaio 2019

Non è ancora chiaro quali esiti avrà la manovra della Brexit e soprattutto quali saranno le conseguenze sulle aziende e i lavoratori nel Regno Unito. Sta di fatto che i nostri connazionali impiegati Oltremanica hanno iniziato a temere gli scenari che li vedrebbero costretti ad abbandonare il Paese e cominciano a guardare al mercato immobiliare italiano per correre ai ripari. Lo dimostrano i risultati delle ricerche provenienti dal Regno Unito su Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) che, a gennaio 2019, hanno registrato un boom del 47% rispetto allo stesso mese del 2018. Chi comincia a cercare informazioni su quanto costerebbe eventualmente prendere casa in Italia parte dalle locazioni: l’80% delle ricerche provenienti da UK riguarda infatti immobili in affitto. Le ricerche iniziano con un budget medio di 1.800 euro al mese per un bilocale, per poi abbassarsi a 1.200 euro una volta constatato quanto i prezzi del mattone siano più bassi in Italia rispetto al Regno Unito. Ad esempio, affittare un bilocale nel quartiere Isola di Milano, uno dei più gettonati in città, costa circa il 30% in meno di un immobile di pari categoria nella zona di Camden a Londra, una di quelle residenziali più in voga al momento.
Milano è la città che attira maggiormente l’attenzione di chi teme di dover tornare in Italia (+70% le ricerche da UK in un anno). A seguire si trovano Torino (+55%) e Roma (+35%). Chi guarda al portale immobiliare per informarsi su un eventuale trasferimento, tiene d’occhio almeno due diverse città, non avendo ancora un’idea precisa su dove si troverà il nuovo posto di lavoro. Una curiosità riguarda Roma: la Capitale non è mai indicata come prima ricerca, ma viene sempre considerata un’alternativa a Milano e Torino.
Analizzando la provenienza geografica delle ricerche, Liverpool è in testa alle città britanniche da cui si registra il maggior incremento di traffico, raddoppiato rispetto allo scorso anno (+103%). La seconda città da cui si è rilevato un picco di traffico è Bristol (+95%), seguita da Edimburgo (+75%) e Londra (+45%). «Un’eventuale migrazione di ritorno dal Regno Unito al nostro Paese, concentrata in particolare nelle grandi città dove ci sono maggiori occasioni di lavoro, porterebbe a un’ulteriore accelerazione del mercato degli affitti e quindi ad altri aumenti dei canoni di locazione – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – Bisogna anche considerare che nel Nord Europa la cultura dell’affitto, come alternativa a lungo termine al possesso, è da sempre consolidata rispetto all’Italia: chi lavora da diversi anni nei Paesi britannici ha assimilato verosimilmente questa mentalità e preferirebbe, anche tornando in patria, la formula della locazione, che tra l’altro è meno vincolante se si è incerti su dove si dirigerà la propria carriera».

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Brexit. La Pietra (FdI): governo tuteli Made in Italy

Posted by fidest press agency su domenica, 27 gennaio 2019

“L’Italia deve arrivare preparata alla Brexit per tutelare le eccellenze e i prodotti dell’agricoltura della nostra Nazione e più in generale il nostro made in Italy. Questo tenendo conto della recente bocciatura da parte del Parlamento britannico della proposta di accordo sulla Brexit con l’Unione Europea, che rischia di determinare gravi conseguenze economiche nell’intera area UE, ed in particolare in Italia”. A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra, componente della Commissione Agricoltura, presentando un’interrogazione al ministro delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio.
“Il mercato britannico ha una forte incidenza sulla bilancia commerciale nazionale e sulla crescita del nostro Pil – spiega il senatore di FdI-. L’agroalimentare italiano vale il 6 per cento delle importazioni del Regno Unito e questo settore rappresenta il quarto mercato per il nostro export. In assoluto il Regno Unito ha un’incidenza dell’8 per cento sulle nostre vendite estere, con un valore pari a circa 3,3 miliardi di euro, con un aumento del 43 per cento nell’ultimo decennio riferito all’acquisto di prodotti Made in Italy”.”Per questo il governo non può assistere a quello che accade e deve attivarsi, affinchè la Brexit non penalizzi le nostre produzioni, ma piuttosto diventi un’opportunità di crescita” conclude il senatore La Pietra.

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Brexit: è giunto il momento che il Regno Unito chiarisca la sua posizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Nel dibattito che ha fatto seguito al voto della Camera dei Comuni del Regno Unito, i deputati hanno sottolineato che la difesa dei i diritti dei cittadini UE resta la priorità del PE. Dopo la bocciatura dell’accordo di ritiro da parte della Camera dei Comuni del Regno Unito ieri sera, spetta ora al governo e al Parlamento britannico di comunicare all’UE dove si trova una maggioranza positiva e che tipo di relazione vogliono con l’Unione europea, hanno sottolineato i deputati.L’accordo di ritiro è il miglior e unico compromesso possibile nell’ambito delle ‘linee rosse’ stabilite dal governo britannico, ha sottolineato Michel Barnier, negoziatore capo dell’UE per la Brexit, poiché garantisce la certezza del diritto nei casi in cui la Brexit crea incertezza. L’UE non accetterà che gli orientamenti già stabiliti siano indeboliti, in particolare per quanto riguarda il processo di pace e il confine con l’isola d’Irlanda e i diritti dei cittadini, ha poi aggiunto Frans Timmermans per la Commissione europea.
Guy Verhofstadt (ALDE, BE), coordinatore Brexit del PE, ha chiesto un dialogo fra i partiti nel Regno Unito al fine di costruire una maggioranza positiva per sbloccare la situazione di stallo ed eventualmente ridefinire le ‘linee rosse’ del Regno Unito. Ha anche sottolineato che una nuova posizione negoziale da parte del Regno Unito potrebbe consentire di prendere in considerazione un rapporto futuro più profondo tra il Regno Unito e l’UE.Un’uscita senza condizioni non sarebbe nell’interesse di nessuno, concordano i deputati europei. L’UE intensificherà i lavori di preparazione con gli Stati membri e il PE, ha aggiunto Melania Ciot, a nome della presidenza rumena del Consiglio.

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“The political agenda of these days is dominated by Brexit”

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

But it is the decisions on the Eurozone that will make the upcoming European Council and Eurosummit a success or failure” states Sandro GOZI, President of the Union of European Federalists. “After years of discussions and long negotiations, there is no reason to further postpone or water-down decisions needed to fix the architecture and policies of the Eurozone. We need to seize this opportunity as long as the current economic upswing lasts”.
The European Federalists set out their proposals in an open letter to the Heads of State and Government:The Banking Union needs to be supported as soon as possible by a common fiscal backstop.The European Stability Mechanism should be able to support Member States in difficulty at an early stage and with more flexibility of action.
The European Commission and the European Parliament should have a greater role in designing, approving and implementing assistance programmes.The Eurozone should have its own budget, prospectively financed by own resources, for investments but also for stabilisation of the Eurozone economy. The proposals submitted by France and Germany are welcome but greater ambition is needed on the size, role and governance of the Eurozone budget.
A European unemployment (re)-insurance scheme could support Member States hit by high unemployment and help stabilising the Eurozone economy.

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Presidente Tajani sulla Brexit: “La priorità è salvaguardare i cittadini”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

“La Brexit per noi è soprattutto garantire i diritti dei cittadini, preservare la pace in Irlanda del Nord, salvaguardare i lavoratori e le aziende europee”. Questo il messaggio del Presidente Tajani sull’accordo raggiunto con il Regno Unito da parte dal capo negoziatore per la Brexit, Michel Barnier. “Crediamo fermamente nella democrazia e nella necessità di rispettare la decisione dei cittadini britannici. La strada da percorrere è ancora lunga, ma sono fiducioso che questo accordo possa porre le condizioni per un nuovo legame con il Regno Unito, che abbandona l’Unione Europea, non l’Europa”, ha aggiunto Tajani a seguito della Conferenza dei Presidenti dei gruppi politici del Parlamento europeo, ai quali Barnier ha presentato i termini dell’accordo.“Vorrei ringraziare Michel Barnier per il suo lavoro e per lo spirito costruttivo che ha caratterizzato le nostre relazioni. Tengo anche a sottolineare l’apporto essenziale del Gruppo direttivo sulla Brexit del Parlamento europeo”.“L’accordo sembra rispettare le condizioni poste dal Parlamento europeo: il Regno Unito non potrà godere degli stessi benefici dei Paesi che restano nell’Unione e saranno tutelati pienamente gli interessi dei cittadini europei. E’ una ulteriore dimostrazione della solidarietà e dell’unità d’intenti che caratterizzano gli Stati Membri dell’Ue”. “Il Parlamento dovrà approvare l’accordo e avrà dunque l’ultima parola. Continueremo a seguire da vicino tutti gli sviluppi per assicurarci che gli interessi di tutti i cittadini europei siano tutelati”. – ha concluso il Presidente Antonio Tajani.

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Brexit: la Commissione adotta una comunicazione sui preparativi per il recesso del Regno Unito dall’UE

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Il 30 marzo 2019 il Regno Unito lascerà l’UE e diverrà un paese terzo. Questo determinerà effetti per i cittadini, le imprese e le amministrazioni sia nel Regno Unito sia nell’UE. Le ripercussioni spaziano dall’introduzione di nuovi controlli alla frontiera esterna che separerà l’UE dal Regno Unito fino alla validità dei certificati, licenze e autorizzazioni rilasciati dal Regno Unito, passando per l’applicazione di norme diverse sui trasferimenti di dati.Accogliendo l’invito a intensificare i lavori per prepararsi a tutti i livelli e a tutti gli esiti possibili, formulato dal Consiglio europeo (Articolo 50) il mese scorso, la comunicazione adottata oggi dalla Commissione esorta gli Stati membri e i privati ad accelerare i preparativi.
Sebbene l’UE lavori incessantemente per un accordo che garantisca un recesso ordinato, l’uscita del Regno Unito causerà indubbiamente perturbazioni, ad esempio nelle catene di approvvigionamento, che si raggiunga o no un accordo. Poiché non è ancora certo che alla data prevista sarà disponibile un accordo di recesso ratificato né che cosa eventualmente esso comporterà, ci si prepara a tutte le evenienze per assicurare che le istituzioni dell’UE, gli Stati membri e i privati siano comunque pronti. Anche se sarà raggiunto un accordo, con il recesso il Regno Unito cesserà comunque di essere uno Stato membro e non godrà quindi più dei benefici di uno Stato membro. Prepararsi al fatto che il Regno Unito diverrà un paese terzo è pertanto di importanza fondamentale, anche se UE e Regno Unito raggiungeranno un accordo.
Prepararsi al recesso del Regno Unito non è tuttavia responsabilità soltanto delle istituzioni dell’UE: si tratta di un impegno comune, condiviso a livello unionale, nazionale e regionale, che coinvolge in particolare anche gli operatori economici e altri soggetti privati. Ciascuno deve intensificare l’impegno per prepararsi a tutte le evenienze e assumersi la responsabilità della propria situazione specifica.

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Libro: “Eurostorie di ordinario successo in tempo di Brexit”

Posted by fidest press agency su martedì, 24 luglio 2018

Roma Martedì 24 luglio 2018 ore 17.30 Sala della Guerra Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea viale delle Belle Arti, 131 (dal martedì alla domenica 8.30 – 19.30 ultimo ingresso 18.45 ingresso libero), la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ospita la presentazione del volume Eurostorie di ordinario successo in tempo di Brexit, curato da Monica Didò e Francesco Tufarelli. Intervengono: Rocco Buttiglione, Emanuela Del Re, Michele Gerace, Sandro Gozi, Raffaele Torino, Gianni Pittella,modera Tiziana De Simone.
La pubblicazione costituisce il quarto contributo della collana Quovadis Europa, edita da Lithos, e si propone di affrontare il tema delle quotidiane opportunità offerte dall’Unione Europea e dalle sue politiche al tempo della Brexit. L’opera si compone di tredici capitoli, ognuno dei quali curato da un diverso autore e spazia dalla trasparenza e la legalità alle politiche culturali, dalla formazione alla rivoluzione Erasmus, dalla via Europea al Digitale all’Europa Sociale, dalla politica agricola comune alla politica del turismo, dalle macro regioni europee al sistema di sicurezza e difesa europea, non dimenticando il discusso capitolo del bilancio europeo.In un momento nel quale, non sempre in buona fede, si tendono ad enfatizzare criticità e problemi di ordine vario, andando a rifugiarsi in miopi politiche nazionalistiche, gli autori del volume sottolineano, attraverso esempi concreti, come la normalità in Europa sia caratterizzata dai successi degli ultimi sessant’anni.Il volume nato nel corso del “semestre che non c’è” ossia quello che avrebbe dovuto essere il semestre di presidenza britannica del Consiglio dell’Unione Europea, esce alla vigilia delle elezioni europee del 2019, per rammentare ai cittadini italiani ed europei, specialmente a quelli che per la prima volta andranno alle urne, le ragioni reali dello stare insieme e il motto che nel 1957 ha guidato i Presidenti dei sei Paesi fondatori: mai più guerra in Europa.

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Unione europea e Brexit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Non conviene uscire dall’Unione europea. Se qualcuno ha dubbi, può toglierseli osservando quello che succede nel Regno Unito.Sul piano politico la realtà britannica è evidente: l’Ukip, il partito che era nato con l’intento di portare il Regno Unito fuori dalla Unione europea è scomparso, sbugiardato per le falsità distribuite a piene mani durante la campagna referendaria per la Brexit. L’attuale premier Theresa May vede il suo governo sfaldarsi ogni giorno nello scontro tra i duri e i morbidi della Brexit.Nel mondo ci sono due potenze politiche ed economiche, gli Usa e la Cina, ai quali fa da contraltare l’Unione europea, che ha il 7% della popolazione mondiale, produce il 25% della ricchezza mondiale e spende il 50% in welfare. Non crediamo che il Regno Unito voglia diventare il 51esimo Stato degli Stati Uniti, il che sarebbe una sorta di nemesi storica: il colonialista colonizzato; isolarsi, con i processi in atto di globalizzazione, vuol dire essere stritolati (questo vale anche per i nostri sovranisti che sognano ancora la Repubblica Veneta). Dunque, alla premier May non rimane che trattare con l’Unione europea, al meglio, certo, per entrambe le parti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Verso la Brexit: Toscana protagonista dei rapporti con Regno Unito e Irlanda

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

Firenze. E’ di oltre 34 miliardi di euro, in netta crescita, l’interscambio commerciale dell’ultimo anno fra Italia e Regno Unito, di questi un decimo (3,8 miliardi) passa dalla Toscana, con il nostro Paese che vanta un surplus di circa 11 miliardi. Con l’Irlanda l’import-export è arrivato a quasi 6 miliardi, in grande crescita nell’ultimo anno (+13,8%) e la Toscana che ha una quota superiore al 5%. E’ partendo dalla realtà di questi numeri e di fronte allo scenario dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea fissata per il 29 marzo 2019 che la Camera di Commercio italiana per il Regno Unito (ICCIUK), con il patrocinio di Camera di Commercio, Comune e Città metropolitana di Firenze, ha organizzato il Forum Italy-UK-Irlanda. Fra gli altri, hanno partecipato alla mattina di discussioni l’ambasciatore irlandese a Roma Colm Ó Floinn, il responsabile del dossier EU Exit all’ambasciata britannica a Roma Jakob Lund, la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni, la vicensindaca di Firenze Cristina Giachi, il presidente della Camera di Commercio di Firenze Leonardo Bassilichi e il presidente di Confindustria Firenze Luigi Salvadori, insieme a esponenti del mondo imprenditoriali, ai senatori Laura Garavini, Vito Rosario Petrocelli e al sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi. I panel tecnici dopo l’intervento iniziale di Massimo Messeri si sono concentrati su sanità, cibo e turismo, manifattura, settore bancario e finanziario, cultura e innovazione. Ha chiuso la mattinata il presidente di ICCIUK Leonardo Simonelli. Al centro della discussione come rafforzare la competitività delle imprese in un momento in cui sembrano vincenti le strategie «glocal», che puntano a valorizzare le opportunità della globalizzazione pur tutelando identità, tradizioni e realtà locali, e le testimonianze delle aziende che sono riuscite a consolidare gli storici legami con il Regno Unito e quelli più recenti, ma in costante crescita, con la Repubblica d’Irlanda. Fra i settori dove gli scambi sono maggiormente attivi fra il nostro Paese e la Gran Bretagna nell’export il tessile, l’’abbigliamento, la pelle, gli accessori (13,3% del totale) e i prodotti alimentari (13,1%), nell’import i mezzi di trasporto (22,9%), il farmaceutico (10,3%) e il chimico (9,2%). Con l’’Irlanda è il settore farmaceutico il più vivace: rappresenta il 51,3% nell’import e il 40,5% nell’export, seguito dal chimico (16,1% nell’import, 12,4% nell’export).

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