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La Fed stampa dollari. I Brics comprano oro

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2013

The Federal Reserve: The Biggest Scam In History

The Federal Reserve: The Biggest Scam In History (Photo credit: CityGypsy11)

Se bastasse creare dal nulla liquidità per rilanciare l’economia e uscire dalla crisi, saremmo da tempo nel paese di bengodi, soprattutto negli Usa. Ma così non è. Pertanto la recente decisione assunta della Federal Reserve di continuare ad immettere nel sistema nuova liquidità rivela semplicemente che essa non è più in grado di staccare la spina dell’alimentatore di risorse ad un sistema sempre più “drogato”. Certo le borse hanno risposto in modo vivace con l’aumento dei listini, ma non è detto che ciò sia un reale segnale positivo. Infatti la stessa Fed, dopo il meeting del suo Open Market Committee, ha dovuto ammettere che “se dovesse continuare l’irrigidimento delle condizioni finanziarie (con l’aumento dei tassi di interesse), osservato nei mesi recenti, il processo di miglioramento dell’economia e del mercato del lavoro potrebbe rallentare.” L’inevitabile conseguenza di tale “filosofia”è che negli Usa si proseguirà con la “politica monetaria accomodante”, immettendo 85 miliardi di dollari al mese per comprare nuovi titoli del Tesoro e derivati asset-backed-security. Anche il governatore Bernanke, il cui mandato sta per scadere, ha ribadito che i “quantitative easing” continueranno fino a che negli Usa il tasso di disoccupazione non scenderà sotto il 6,5%. E questo si spera avvenga entro la fine del 2014, nel frattempo avremmo però circa 1.500 miliardi di nuovi dollari sui mercati internazionali. Anche il bollettino trimestrale della Banca dei Regolamenti Internazionali di settembre solleva forti dubbi sugli “effetti benefici” dei “quantitative easing” e dettaglia invece le sue riverberazioni nefaste in particolare nelle economie emergenti.La BRI ricorda che quando lo scorso maggio la Fed ventilò appena l’ipotesi di un cambiamento di politica monetaria, gli interessi obbligazionari ebbero un’impennata con effetti negativi in molti settori finanziari e in varie parti del mondo. Vi fu una “corsa alla svendita” di titoli con una conseguente caduta dei prezzi. Il ritiro di capitali dai mercati emergenti provocò, come noto, una forte svalutazione di alcune loro monete. L’analisi della Bri sottolinea che, anche dopo le assicurazioni date dalla Fed, dalla Bce e dalla Bank of England lo scorso luglio, l’aumento dei tassi di interesse di lungo periodo è continuato in quanto i mercati si attendevano una stretta nelle condizioni finanziarie a livello mondiale. La situazione è estremamente volatile. Nonostante questo aumento già di per sé destabilizzante, gli interessi a lungo termine restano comunque bassi e spingono la finanza a cercare prodotti e operazioni ad alto rischio. Di conseguenza è cresciuta l’immissione di bond e di prestiti nei settori finanziari più esposti e rischiosi. Proprio come accadde subito prima dell’esplosione della crisi finanziaria globale. Ad esempio, la percentuale dei “leveraged loans”, crediti molto simili ai subprime, e cioè quelli concessi a creditori già altamente indebitati e di dubbia affidabilità, ha già raggiunto il 45% del mercato dei “finanziamenti in pool” (quelli elargiti da un gruppo di banche). Si noti che tale percentuale è superiore del 10% rispetto ai precedenti massimi registrati prima del crac della Lehman.In contro tendenza, in verità bisogna osservare che le politiche monetarie dei Paesi del Brics e di altri importanti Paesi emergenti mirano ad aumentare le proprie riserve auree.Si stima che nel 2013 la sola Cina dovrebbe comprare almeno 1.000 tonnellate di oro. Cina, Russia e India assieme potrebbero quindi acquistare circa il 70% di tutto l’oro prodotto nel 2013. Si rammenti che già nel 2012 la Russia ha aumentato le sue riserve aure dell’8,5% portandole ad un totale di circa 1.000 tonnellate. Non si tratta di una strana infatuazione per il metallo prezioso, ma di una coerente strategia monetaria e geo-economica. La maggioranza dei Paesi del mondo sa che il dollaro diventa ogni giorno più debole e instabile proprio per la continua creazione di nuovi biglietti verdi. Siamo alla resa dei conti? Si arriverà in tempi brevi al famoso paniere di monete e di oro proposto dai Brics in sostituzione del dollaro? E l’Europa cos’ha da dire? (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia del governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)

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L’espansione nelle economie emergenti dei paesi BRIC sarà un importante fattore di crescita nell’attuale scenario economico

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 settembre 2013

MILANO – 17 settembre 2013 – Si prevede che il mercato globale delle tenute meccaniche crescerà a ritmo costante in tutti i principali settori di utenti finali nel lungo periodo. Particolarmente utili per il mercato saranno i settori oil & gas, chimico e farmaceutico, nonchè l’espansione della base installata di pompe e compressori nelle economie emergenti dei paesi BRIC. “Global Mechanical Seals Market”, rileva che il mercato globale ha prodotto entrate per circa 2691,5 milioni di dollari nel 2012 e stima che questa cifra raggiungerà quota 3558,4 milioni di dollari nel 2015. “Si prevede che l’espansione nelle economie emergenti come ad esempio Brasile, Russia, Cina e India rappresenterà un importante fattore di crescita nell’attuale scenario economico, – osserva Ashwin Annareddy, Program Manager di Frost & Sullivan. – “Ora che i mercati in Nord America ed Europa occidentale hanno raggiunto la maturità, l’attenzione si sposterà sui servizi post-vendita e sui miglioramenti dei prodotti”. Le normative UE ben consolidate per il riciclo dell’energia e l’efficienza energetica hanno costretto i fornitori di pompe ad introdurre progressivamente nuove funzionalità dei prodotti. L’Unione Europea ha inoltre linee guida stringenti relative alle emissioni fuggitive a causa di perdite delle apparecchiature. In America, gli standard dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA) per le emissioni richiedono pratiche operative specifiche per il rilevamento e la riparazione delle perdite delle apparecchiature. I produttori in queste regioni, pertanto, devono migliorare l’affidabilità, le funzionalità ed il ciclo di vita dei prodotti. La domanda in questi mercati regionali maturi sarà sostenuta da una piattaforma di funzionalità innovative, pompe migliori ed efficienza dei motori, un miglior rapporto prezzo-prestazioni ed un rapido servizio post-vendita. Una delle minacce principali per la crescita del mercato è rappresentata dall’aumento dell’adozione di pompe a trascinamento magnetico senza tenuta. I settori oil & gas, chimico e petrolchimico necessitano che le tenute meccaniche siano conformi allo standard API 682. Tuttavia, la conformità a questo standard richiede investimenti considerevoli in ricerca e sviluppo, che i produttori di tenute regionali non sono in grado di sostenere. Anche la crescente soddisfazione dei clienti pone una sfida significativa ai produttori di pompe. Gli utenti finali di oggi si aspettano non solo la consegna in tempi rapidi di prodotti di alta qualità, ma anche una serie di servizi efficaci a sostegno dei propri acquisti. “Poiché l’affidabilità delle tenute meccaniche è un criterio di acquisto critico, la ricerca e sviluppo di diversi materiali di costruzione, l’ingegnerizzazione dei prodotti basata sul valore, l’assistenza in situ per i sistemi installati e la condivisione del valore sono la chiave per un’efficace comunicazione del maggiore valore offerto agli utenti finali, – suggerisce Annareddy. – Complessivamente, i produttori devono sviluppare un ampio portfolio di prodotti ed un solido sistema di supporto tecnico, rafforzando allo stesso tempo la diffusione nelle regioni emergenti”.

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BRICS development bank can rival IMF and World Bank

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2013

Professor of International Business Geoffrey Wood believes the new BRICS development bank can rival the International Monetary Fund (IMF) and the World Bank if it can reconcile its competing agendas. Leaders of the so-called BRICS nations – Brazil, Russia, India, China and South Africa – are in Durban putting together the new bank, which will initially focus on infrastructure and development projects. The BRICS nations make up 40 per cent of the world’s population and 17 per cent of world trade and though where it will be based and how much capital it will have is yet to be decided Professor Wood, of Warwick Business School, can see it becoming a big attraction for emerging markets.
“The track record of the IMF and World Bank austerity policies are very mixed, and there is little doubt that many nations would welcome an alternative to these bodies,” said the Warwick Business School Professor. “This is likely to make the BRICS development bank hugely influential if, indeed. But, in the short term, this is contingent on the extent to which it reconciles the competing agendas of the BRICS countries. “Most people assume that the current economic crisis has led to a great strengthening of the power of the World Bank and the IMF, and that this power is largely uncontested. What is interesting however, are the limits of the power of these bodies. “The aftermath of the Asian financial crisis saw a number of countries in Asia – and Russia as well – stockpiling foreign exchange reserves precisely so they did not have to make recourse to the IMF or World Bank again. “The proposed BRICS development bank represents an important new development, that, potentially further circumscribes the influence of these bodies. “The BRICS development bank will be extremely attractive to many developing countries who have had their fingers burned through engaging with the World Bank and the IMF. “In theory, the BRICS bank could erode the role and status of the IMF and the World Bank. However, the details of how the BRICS bank is governed and how it will operate remain unclear. What is even unclear is the amount of initial capitalization; very different sums of money are being bandied about. It will certainly be some years before the bank is operational, but in the long term it could have a significant impact.” The bank would have access to a huge and growing market, though the power struggle between the nations involved could lead to difficulties says Professor Wood.“China holds vast foreign exchange reserves and is likely to be, in some manner or other, the dominant player in the BRICS bank,” said Professor Wood.
“As the weakest BRICS member, South Africa has perhaps most to gain from establishing the bank, although all may gain from the international clout the new body may confer.“South Africa is the smallest BRICS member and has become increasingly reliant on minerals exports, which provide volatile revenue streams and, ultimately are a depleting resource.“South Africa could be faced by a balance of payments crisis in the future, and the BRICS bank could potentially be a lifeline for it.”

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