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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘brunetta’

P.A. e Scuola: Brunetta annuncia l’assunzione di 100 mila nuovi dipendenti l’anno per 5 anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 aprile 2021

Anief condivide la volontà della Funzione Pubblica di investire in nuove procedure concorsuali per individuare chi andrà a ricoprire il 15% di posti che si andranno a liberare nel prossimo lustro: “il sistema di reclutamento – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è talmente inadeguato da essere praticamente bloccato pur in presenza di decine di migliaia di candidati già selezionati e che chiedono solo di essere immessi in ruolo. Solo nella scuola ogni anno si aggiungono in media 25-30 mila pensionamenti e non si riesce più nemmeno a coprire quelli. Poi ci sono i posti vacanti avanzati delle mancate assunzioni dei periodi precedenti. Col risultato che solo tra gli insegnanti mancano oggi oltre 100 mila titolari: poi ci sono altrettanti posti in deroga o in organico di fatto, che fanno dell’Italia il Paese europeo con più cattedre libere e che ogni anno cambiano docente. L’idea di fondo dal nuovo ministro per la PA è quindi comprensibile, ma a patto che preveda pure procedure riservate a chi, in possesso di adeguati titoli e specializzazioni, ha dimostrato sul campo di portare avanti egregiamente la professione. Il sindacato è convinto che la valutazione dei titoli e dei servizi espletati sia utile, in questi contesti, per graduare ma non per selezionare: nella scuola, tutti i candidati – precari storici e giovani – hanno pieno diritto a misurare le loro competenze, conoscenze e capacità. Bisogna prevedere per loro un canale speciale di assunzione con graduatoria unica finale da cui assumere direttamente”. Anief ricorda che fino ad oggi i concorsi pubblici non hanno prodotto risultati soddisfacenti. E questo, assieme alle ultime riforme pensionistiche, ha collaborato senz’altro ad alzare la media d’età del dipendente pubblico, che nella scuola tocca l’apice. Siamo arrivati al punto che si lascia il lavoro alle soglie dei 70 anni, ma non si riesce nemmeno più a coprire il turn over. Per questo, i concorsi straordinari, rivolti ai precari di lunga data, non possono essere più essere selettivi, ma vanno utilizzati tutti gli idonei e coloro che risultano in graduatoria, anche sulla base di titoli e servizi. Servono quindi corsi abilitanti periodici, senza più numero chiuso, oltre alla riapertura annuale delle GaE, le assunzioni da graduatorie d’Istituto e l’addio all’organico di fatto. È bene mettere in attuo la direttiva 1999/70/CE del Consiglio UE che stabilizza in modo automatico coloro che hanno svolto più di tre anni su posto libero. il Comitato dei diritti sociali europei ha avallato il ricorso Anief n. 146/2017.

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Pensioni PA: Nel piano Brunetta spunta lo “scivolo” per lasciare prima

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

Mandare a casa dipendenti pubblici con un incentivo all’esodo: il progetto sarebbe contenuto nel piano del ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, le cui linee guida sono state annunciate ieri in audizione alle commissioni Lavoro e Affari costituzionali di Camera e Senato, sulle linee programmatiche del dicastero, e oggi a Palazzo Chigi, attraverso il “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” alla presenza del presidente del Consiglio, Mario Draghi, e dello stesso ministro per la PA. Secondo alcune anticipazioni della stampa nazionale, il ministro starebbe lavorando su uno “scivolo” per la pensione, con un incentivo volontario all’esodo. Il piano dovrebbe essere finanziato anche con i soldi per il Recovery Plan. Le stime ufficiali ci dicono che nell’ultimo biennio 2019-20 sono stati 190mila i dipendenti pubblici andati in pensione. Mentre nei prossimi tre o quattro anni si prevedono addirittura 300mila uscite. Secondo quanto riporta il Messaggero, per raggiungere questo obiettivo si vuole dunque creare un meccanismo volontario di incentivo all’esodo che riguardi i lavoratori vicini all’età pensionabile, a partire da coloro che non hanno professionalità adeguate a restare nella PA, soprattutto a seguire l’innovazione tecnologica e non più motivate. Si tratterebbe quindi di un anticipo pensionistico a tutti gli effetti, i cui dettagli tuttavia non sono al momento chiari.
I numeri della Legge di Bilancio ci dicono che nel Meridione ci sono 2.800 posti per i giovani: quindi si vogliono attivare concorsi più veloci per nuove assunzioni, così da favorire anche il ricambio generazionale laddove l’età media dei dipendenti pubblici è superiore ai 50 anni (quasi il 17% del totale ha invece più di 60 anni). Nella scuola, ricordiamo, l’età dei dipendenti è ancora più alto, considerando che la maggior parte dei docenti e del personale Ata si attesto nella fascia 51-67 anni. Nella relazione sulle linee programmatiche della PA, il ministro Renato Brunetta a proposito delle pensioni e delle nuove assunzioni ha dichiarato che “le cessazioni delle fasce con maggiori anzianità contribuiscono a elevare la quota di laureati che tuttavia non supera il 40%. È urgente ripensare i meccanismi di reclutamento”. Sono diverse le ipotesi avanzate per le pensioni e in particolare per affrontare la spinosa questione di Quota 100 e il suo superamento dopo la scadenza naturale prevista alla fine del 2021. Con la fine di Quota 100, con la quale alla pensione si accede con 62 anni di età e 38 di contributi, si crea lo scalone di 5 anni per la pensione di vecchiaia oggi ferma a 67 anni. Nei giorni scorsi è stata avanzata da Graziano Delrio del PD l’ipotesi di Quota 92 ovvero pensioni a 62 anni e 30 di contributi per coloro che fanno lavori usuranti. Tra le altre ipotesi per le pensioni, scrive Money, risulta anche l’uscita a 63 o 64 anni con un calcolo interamente contributivo dell’assegno, ma anche il blocco della pensione anticipata INPS a 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, infine le pensioni con Quota 102 con 64 anni di età e 38 di contributi, ma senza penalizzazioni.

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Draghi e Brunetta vogliono velocizzare il Pubblico Impiego

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2021

Anche se siamo ancora ad un livello di pura enunciazione, ci sembra possibile e anche sensato iniziare a porci qualche domanda sulla direzione strategica che il nuovo esecutivo imprimerà alla funzione della pubblica amministrazione e al suo funzionamento. Per dirla con una battuta, sarà l’anno del Dragone? Dalle dichiarazioni di Draghi in Parlamento, finalizzate alla fiducia per il proprio governo, emergono alcuni elementi che vanno analizzati con attenzione se si vuol capire l’idea di Stato di questo governo e i progetti per la Pubblica Amministrazione e per i lavoratori pubblici. Difficile parlare di delusione, dal momento che sembra si vada proprio nella direzione che avevamo temuto e annunciato.
Una delle parole chiave è stata “Velocizzazione”: velocizzare lo “smaltimento del lavoro arretrato accumulato durante la pandemia”. A parte il fatto che non legare la parola alla situazione degli organici e alle necessarie assunzioni in una PA sempre più carente di personale risulta a dir poco velleitario, è senz’altro molto significativo che tra l’arretrato non venga nemmeno citata la situazione più grave che riguarda l’allungamento delle liste d’attesa in sanità e la conseguente impossibilità di curarsi per milioni di cittadini. Una circostanza che non viene citata nemmeno nel passaggio specifico sulla sanità che è apparso come una mera enunciazione di intenti, ma non supportata da elementi concreti, a partire dalle risorse necessarie alle assunzioni delle decine di migliaia di operatori necessari alla nostra sanità, come l’epidemia in corso ha ampiamente dimostrato.Velocizzazione anche per il processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, ma non una parola sulla necessità di regolarizzare il cosiddetto “Smart Working” all’interno del quale milioni di dipendenti si sono ritrovati catapultati in modo assolutamente casuale e che al momento è vissuto soprattutto come un trasferimento di postazione di lavoro e di tutti i costi correlati (connessione, riscaldamento, dispositivi, corrente, buoni pasto) sui lavoratori e le loro famiglie, senza alcuna ipotesi di redistribuzione delle ingenti somme risparmiate dalle amministrazioni per la nuova situazione logistica. Importante anche il passaggio sulla velocizzazione dei processi di assunzione su base meritocratica, che sembrano tanto richiamare la volontà di creare una Pubblica Amministrazione impostata con criteri aziendali e manageriali secondo un’idea che si allontana – e molto- da quella di uno Stato che garantisca servizi essenziali e di qualità (gratuitamente), a cominciare da sanità scuola e ricerca, riprendendo nelle proprie mani quelle funzioni strategiche che sempre più sono state abbandonate per affidarle alle avide attenzioni dei privati.Infine, nessun passaggio sulla necessità di porre fine al sempre più diffuso precariato dentro la P.A., determinato dai processi di esternalizzazione e di privatizzazione.In tutto questo, la scelta di Brunetta come ministro della Funzione Pubblica non è certo rassicurante. Bisogna però stare attenti a non immaginare riproposizioni identiche di stagioni politiche con caratteristiche diverse da quella attuale – nessuno pensa alla riedizione di una stagione di pura austerità di montiana memoria – , ma allo stesso tempo bisogna avere il coraggio e l’ambizione di definire sempre meglio gli scenari nei quali combatteremo, insieme ai lavoratori pubblici, uno scontro decisivo sulla loro funzione complessiva e sulle finalità del loro lavoro.

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L’aut aut di Salvini su Forza Italia?

Posted by fidest press agency su martedì, 29 maggio 2018

“Mi rivolgo con simpatia a Matteo Salvini replicandogli che non è tempo per lui di porre aut aut a Forza Italia, su Cottarelli o su qualsiasi altro tema, minacciando in caso di risposta sgradita di mandare all’aria la storica alleanza di centrodestra.Tocca invece al leader della Lega rispondere ad un quesito elementare: intende prepararsi alle assai prossime elezioni facendosi carico con Forza Italia e Fratelli d’Italia del programma in dieci punti elaborato insieme, ed in cui sta la chiave dell’autentico cambiamento che abbiamo promesso agli italiani? O forse vuole trasformare in manifesto elettorale il ‘contratto’ elaborato con i 5 Stelle presentandosi con loro davanti agli italiani?Il problema non è Cottarelli, che non avrà comunque la fiducia, ma la scelta di Salvini per il presente e per il futuro.Rinnega l’alleanza che per 25 anni si è costruita in Italia tra liberali, federalisti e destra democratica intorno a Berlusconi, oppure, sull’onda del recente infelice fidanzamento della Lega con M5S, preferisce infilare se stesso e i suoi nell’altro forno, quello dell’avventurismo giustizialista e irresponsabile dei grillini?
Non c’è più tempo, si decida. Per noi la firma sotto il programma scritto assieme è sacra. Ci dica se lo è anche per lui, o se preferisce quella siglata unilateralmente con Di Maio. Faccia presto, che la casa brucia”. Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Brunetta: per il governo situazione di stallo

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

“Il centrodestra ha vinto le elezioni, ma non ha i numeri per governare e così il M5s è il primo partito ma non ha la maggioranza in nessuna delle due Camere. Siamo in una situazione di stallo che si potrà risolvere se nessuno porrà veti e vincoli irresponsabili. Resto fiducioso”.
Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Mattino”.Nodi che spetterà sciogliere al presidente Mattarella. “È un suo diritto, oltre che un dovere. Anche se ci auguriamo che non si verifichi alcun eccesso di interventismo da parte del Quirinale degno di altre epoche presidenziali. Sono certo che quello stile con il presidente Mattarella sia stato definitivamente archiviato”.Reggerà l’intesa con Salvini e vi presenterete uniti alle consultazioni? “Gli accordi erano quelli e resteranno tali, la Lega ha solo una quindicina di parlamentari in più di Forza Italia e spetterà a Salvini dimostrare di avere pari stile di Berlusconi nel fare la sintesi delle varie anime della coalizione. Berlusconi faceva così anche quando noi avevamo ottenuto oltre il 30% dei consensi e la Lega viaggiava intorno al 5%. Salvini è stato bravissimo nel portare in quattro anni il suo partito al 18%. È stato uno straordinario leader della Lega, ora dovrà dimostrare di esserlo anche del centrodestra. Ma i problemi sono altri.All`amico Salvini dico che ora l`importante è essere presenti in Europa: il pericolo è che la Ue, stanca di aspettarci, prenda decisioni fondamentali senza l`apporto dell`Italia. Il problema non è uscire dall`euro o sforare il 3% del patto di bilancio, entro giugno si deciderà la distribuzione dei fondi strutturali e la governance economica come per l`unione bancaria. Già sono state riconfermate le sanzioni alla Russia senza dirci nulla, sono queste le vere emergenze a cui si aggiungerà il compito di mettere a punto il prossimo Def. Risposte che dobbiamo dare per il senso istituzionale che sempre abbiamo dimostrato”.

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Brunetta e i leader del centro-destra

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

“Siamo tutti con Matteo Salvini – partendo da un rapporto di pari dignità, fondato sulla collegialità, senza dissensi o tensioni – nel suo tentativo di formare il prossimo governo di centrodestra. All’interno della nostra coalizione ci eravamo dati una regola: il partito che avrebbe preso più voti alle elezioni politiche avrebbe avuto l’onore e l’onere di indicare il presidente del Consiglio.Quel partito è stato la Lega e il candidato premier è legittimamente Salvini, al quale va il nostro appoggio e la nostra incondizionata lealtà.Chiarito questo aspetto non irrilevante, ricordo a me stesso che il centrodestra, vivaddio, non ha un solo leader, ma almeno tre: Silvio Berlusconi, lo stesso Salvini e Giorgia Meloni. Salvini rappresenta il centrodestra unito, in questa delicata fase, per tentare di dare un governo al Paese, ma è e resta il leader della sola Lega”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

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Brunetta sulle presidenze camere: non margilizziamo il PD

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

“Ho incontrato” “una delegazione del Movimento 5 Stelle che rispettosamente mi ha proposto la propria linea di accordo istituzionale: una presidenza per loro ed una al centrodestra. Pur riconoscendo che il loro partito è il primo gruppo in Parlamento e noi la compagine che ha più parlamentari, ho rilevato che non si può marginalizzare un partito come il Pd che comunque è il secondo più votato alla Camera”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Mattino”. Ma il Pd al momento sembra essersi tirato fuori da ogni gioco. “Lasciamogli il tempo di elaborare la sconfitta, in questo momento non voglio essere feroce rigirando il coltello nella piaga. Auspico invece che il Pd sia un attore fondamentale di questa fase politica e credo che non possano tirarsi fuori. Questo atteggiamento non servirebbe né al Paese né a loro”.

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Caso Boschi-Vegas

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 dicembre 2017

renato-brunettameloni“Premesso che Forza Italia ha votato contro la sfiducia individuale all’allora ministro Boschi, in tutta questa vicenda mi viene da dire: che non ci sia stata una mancanza di trasparenza? Non voglio usare parole grosse – ha mentito al Parlamento, conflitto di interessi –, ma che non ci sia stata una mancanza di trasparenza?”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, durante l’audizione di Giuseppe Vegas, presidente Consob.“La Boschi era perfettamente informata sui matrimoni bancari pur non avendo competenza. Banca Etruria riguardava il suo collegio elettorale? Va bene, però se uno decide di fare il ministro della Repubblica dovrebbe avere un minimo di contenimento, diciamo così. Se poi c’è un padre di mezzo, e una vicepresidenza del padre di mezzo, questo contenimento dovrebbe mantenerlo ancora di più”.“Dopo questa audizione la mia personale valutazione è che, sia in merito al decreto sulle banche popolari – con la vicenda De Benedetti e i suoi 5-6 milioni di euro investiti poco prima del decreto proprio sulle dieci banche coinvolte dal decreto stesso – sia sul caso Boschi-Vegas, ci sia stata improntitudine da parte di chi era al governo, Renzi compreso, e una grave mancanza di trasparenza, forse dovute anche ad una mancanza di esperienza”.
Per l’on.le Giorgia Meloni non ci sono dubbi. scrive, infatti, su Facebook: “Il sottosegretario Maria Elena Boschi ha mentito al Parlamento e agli italiani dichiarando più volte di non essersi mai interessata a Banca Etruria. Menzogna svelata dal presidente della Consob in Commissione banche. D’altronde è il segreto di pulcinella che il PD e i banchieri sono un tutt’uno indissolubile. Pretendiamo le dimissioni della Boschi, e anche il resto del governo, asservito alle banche, dovrebbe dimettersi. Purtroppo non lo faranno, ma tra pochi mesi ci penseranno gli italiani”.

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Conti pubblici: Brunetta, ogni giorno arriva nuovo rimprovero da Commissione Ue

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

ministero-finanzeDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Ormai non passa giorno senza che dall’Europa non arrivi un rimprovero al Governo Gentiloni e al suo ministro dell’economia Padoan su come i due gestiscono (malissimo) i conti pubblici italiani.Gli ultimi sono chiari inviti all’Italia da parte della Commissione Europea ad effettuare una manovra correttiva sui conti pubblici entro il prossimo maggio. Intervento che, in un primo momento, era stato quantificato in 3,5 miliardi ma che, con l’andare del tempo, è lievitato ad oltre 5 miliardi, in quanto la Commissione ha stimato che per raggiungere gli obiettivi concordati con Bruxelles all’Italia mancano 1,7 miliardi per il 2017 e 3,5 per il 2018.Da qui, l’invito dei funzionari europei a prendere tutte le misure necessarie per poter rispettare le regole del Patto di Stabilità e Crescita, con una correzione che vale almeno lo 0,3% del Pil. Questo l’inappellabile giudizio dell’Europa sulla Legge di Bilancio 2018, attualmente in discussione in Parlamento.Il problema è che i disastri lasciati dall’attuale Governo dovranno essere riparati dal prossimo. L’eredità che i governi di centro-sinistra lasciano in dote al futuro esecutivo è, quindi, pesantissima.
Una irresponsabilità aggravata dalle continue bugie raccontate agli italiani dal duo Padoan-Gentiloni, che hanno fatto sempre credere che il deficit e il debito fossero assolutamente sotto controllo. Invece, se gli interventi correttivi non verranno fatti la prossima primavera, è quasi certo che l’Italia verrà commissariata dalle autorità europee, con conseguente perdita di ogni sovranità nell’effettuare scelte politiche ed economiche.Ieri, un’altra stoccata al governo Gentiloni era arrivata dal vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombroskis, che ha dichiarato senza mezze misure che “il debito dell’Italia è fonte di instabilità e un grande costo per l’economia italiana” e ha fatto capire come le circostanze estremamente favorevoli di cui gli ultimi governi di centro-sinistra hanno goduto durante la loro permanenza al potere, in primis quella dei bassissimi tassi di interesse fissati dalla Banca Centrale Europea, potrebbero presto finire, e che la somma di un cambiamento della politica monetaria in ottica restrittiva e di un ritorno dell’inflazione potrebbe essere causa di instabilità per il paese.
Da qui, l’ennesimo suggerimento al governo Gentiloni di muoversi a fare le riforme richieste e a ridurre l’enorme stock di debito pubblico, prima che il costo del denaro torni a salire. Il Commissario Dombroskis ha anche ricordato come la crescita italiana sia inferiore alla media degli altri paesi europei, mentre la disoccupazione si attesta su livelli più alti della media.L’ennesimo rimprovero di Bruxelles è arrivato appena dopo che il presidente del consiglio Gentiloni e il ministro Padoan si sono lanciati, ancora una volta, in dichiarazioni trionfali sullo stato dell’economia italiana.Solo pochi giorni fa, lo ricordiamo, l’altro vice-presidente della Commissione, Jyrki Katainen, aveva invitato il governo a dire la verità agli italiani sullo stato dei conti pubblici. Un suggerimento che non è purtroppo servito a nulla, visto la coppia Gentiloni-Padoan ha subito dopo ricominciato a raccontare le solite bufale”.

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Brunetta: “Renzi vuole le elezioni subito? Vada da uno psicanalista”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 febbraio 2017

Banca d'Italia“Il Paese è allo sbando. I conti pubblici non tornano, siamo emarginati in Europa, stanno venendo a galla tutte le marchette e tutte le spese pazze di Renzi. Il sistema bancario sta crollando, è fallito l’approccio renziano all’emergenza terremoto. Abbiamo il problema dell’ordine pubblico, quello dei migranti, una politica estera inesistente. Addirittura, dopo la risposta di Padoan alla lettera dell’Ue, si parla di Italia sulla via del commissariamento. E cosa vuole Renzi? Le elezioni anticipate. Ha la fregola delle elezioni anticipate per salvare se stesso, per non andare al Congresso, per avere ancora un barlume di visibilità e di esistenza politica. Non se ne può proprio più. Basta”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Dubbio”.“Ha ragione da vendere Calenda: prima viene il Paese, e poi tutto il resto, elezioni anticipate comprese. Renzi se ha dei problemi esistenziali trovi qualche altra formula per risolverli. Vada da uno psicanalista, si trovi un lavoro, vada a studiare all’estero, ma basta fare del male ancora a questa povera Italia. Renzi vuole andare subito al voto per evitare il confronto all’interno del Partito democratico. Si vada alle elezioni quando sarà necessario, con una legge elettorale adeguata, per avere un governo. È inaccettabile andarci, purchessia, pur di salvare il soldato Renzi. E’ da irresponsabili e da avventuristi. Basta, basta Renzi, basta con il Pd renziano. C’è la rivolta dei deputati del Pd, ed anche dei deputati renziani del Pd. Nessuno lo vuole più”.

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Centro-destra: La Lega e gli accordi dell’ultima ora

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 settembre 2016

salvini“Con la Lega abbiamo governato insieme dieci anni negli ultimi ventidue. Era la Lega di Bossi e di Maroni, adesso è la Lega di Salvini. La Lega non è mai stata un alleato facile, eppure con la Lega abbiamo cambiato l’Italia, abbiamo governato l’Italia”.
Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.“Quando Salvini dice ‘presidenzialismo’, siamo perfettamente d’accordo; quando Salvini dice ‘federalismo’, siamo perfettamente d’accordo perché era la nostra riforma costituzionale; quando Salvini dice ‘un nuovo rapporto con l’Europa’, ancora una volta siamo d’accordo perché questa Europa della Merkel non ci è mai piaciuta, non è mai piaciuta a Berlusconi.La base politico-programmatica, storica e culturale, per una grande alleanza, ma anche per un soggetto politico unico del centrodestra c’è. E lo dico al mio amico Stefano Parisi: con la Lega non si fanno gli accordi all’ultimo momento in vista delle elezioni, questa è la prima Repubblica, la vecchia Repubblica, questa è la vecchia politica. Nel centrodestra occorre costruire un soggetto nuovo, unitario, con un programma, capace di intercettare il vento del Nord, quello stesso vento che sta facendo fuori la Merkel e che chiede sicurezza, crescita, sviluppo, meno egemonismi e più solidarietà in Europa”, ha concluso Brunetta.

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Brunetta: La vittoria del No ci aiuta a voltar pagina

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 settembre 2016

costituzione1Se vince il ‘no’ al referendum “cambia tutto il panorama politico italiano: collasserà il Pd renziano, il Parlamento dovrà impegnarsi a fare una nuova legge elettorale con una forte base proporzionale e si aprirà una fase costituente nel centrodestra: noi non possiamo continuare come abbiamo fatto negli ultimi cinque anni”. In cui c`era Berlusconi. “C`è ancora”. Non come candidato premier. “Si vedrà. In ogni caso, di fronte alla nuova fase politica il centrodestra deve allargare il suo perimetro e ragionare sulle regole per la leadership per via legislativa”.
Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista al “Quotidiano Nazionale”.
Parla di primarie per legge? “Bisogna aprire una discussione su come definire la leadership nei partiti e se poi questa avrà effetto a livello istituzionale. Non bastano le regole interne ai movimenti, altrimenti rischiamo di aver leader scelti in rete o con primarie con il valore delle elezioni di un presidente di una bocciofila, come quelle che hanno incoronato Renzi, che diventano premier”, sottolinea Brunetta.” Per me la vittoria del ‘sì’ – che può arrivare solo grazie all`appoggio di Goldman Sachs, dei poteri forti e delle tivù – non dara stabilità al Paese ma aprirà la strada al trionfo dell`antipolitica. Malgrado ciò che sostiene Napolitano solo con una vittoria del ‘no’ ci potrà essere una nuova stagione costituente. Ed io ritengo che possa candidarsi a governare quella parte politica che meglio saprà interpretare la fase referendaria”. Vale a dire?
“Intanto, con la difesa della Costituzione. E poi dando risposte agli italiani in termini di sicurezza dal terrorismo, dall`immigrazione incontrollata e di tutela del risparmio”.

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Boeri in confusione mentale?

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2015

tito-boeriDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Leggendo le ineffabili, fuorvianti e arroganti dichiarazioni rilasciate da Tito Boeri a ‘Mix24’ di Giovanni Minoli, possiamo affermare senza alcun timore di smentita che il presidente ‘pro tempore’ dell’Inps è in grande difficoltà e palesemente in confusione mentale. Ricordiamo a Boeri che le nostre critiche, espresse nelle scorse settimane, nei suoi confronti hanno sempre riguardato il suo travalicare sistematicamente il ruolo per il quale è stato chiamato a fine 2014 da Matteo Renzi, pare su indicazione di Carlo De Benedetti, suo editore a ‘Repubblica’. Il presidente dell’Inps è solo ed esclusivamente il presidente dell’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, non è né presidente del Consiglio, né ministro del Lavoro o del Welfare.
Forse questo non è ben chiaro a Boeri che, in più d’una occasione e in modo palese recentemente, ha preso iniziative unilaterali e non concordate, fuori dal suo raggio d’azione (un vero e proprio abuso di potere), mettendo con le sue smanie di protagonismo in forte imbarazzo il governo (che lo ha più volte clamorosamente smentito e messo in un angolo), e gettando nel contempo nel panico i pensionati italiani.
Il presidente dell’Inps continua ancora adesso, con le risibili e populiste dichiarazioni di questa mattina, a travalicare il suo ruolo attaccando immotivatamente parlamentari che hanno tutto il diritto/dovere di criticare, se sbagliati, i comportamenti di un presidente di un ente pubblico. Per quando riguarda l’allusione fatta da Boeri ai vitalizi, beh, con il sottoscritto sbaglia indirizzo. Io faccio parte di quella generazione di parlamentari che, dopo la riforma fatta dall’Ufficio di presidenza della Camera tra il 2011 e il 2012, ha deciso di rinunciare al vecchio vitalizio, a favore di un trattamento pensionistico contributivo (pro rata), in relazione agli anni trascorsi in Parlamento. Piuttosto Boeri, per amor di trasparenza, potrebbe parlarci del suo trattamento (notoriamente privilegiato) salariale, fiscale e pensionistico derivante dal lungo periodo (1987-1996) lavorativo all’Ocse di Parigi. Sarebbe interessante per i pensionati italiani e magari anche formativo (per chi volesse approfondire leggere il documento ‘Staff regulations, rules and instructions applicable to officials of the organisation – november 2015’, e in particolare l’’Annex X – Pension scheme rules’ – revision at 1st December 2002).
Boeri si informi prima di dire baggianate, faccia meno politica, pensi ai traballanti conti dell’Inps, e alle ingenti spese di ristrutturazione e rappresentanza dei suoi uffici, in centro a Roma di fronte a Palazzo Chigi. Con la stima di sempre”.

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