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Budget del ricoverato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

Esistono due aspetti dello stesso problema: il dovere dell’assistenza e il diritto di farsi assistere. Ciò significa che tale situazione è da considerarsi prioritaria nella gestione delle politiche per la salute della comunità internazionale. E’ un valore che non è secondo ad altri, così come lo sono il bisogno di alimentarsi e l’aria per respirare.
Se noi trasformiamo questi bisogni primari e vitali in una merce di scambio per realizzare profitti possiamo, di fatto, limitare il diritto alla vita e alla salute di milioni di esseri umani e consentirne l’accesso solo a chi ha risorse economiche e vive in aree protette. E’ questo l’aspetto più doloroso e drammatico offerto dalle logiche consumistiche che, dalla rivoluzione industriale del XVI secolo, hanno, di fatto, disumanizzato il rapporto sociale e tracciato un solco sempre più profondo tra chi cerca il necessario per vivere e chi vive nel superfluo.
Questa pessima distribuzione delle risorse oggi raccoglie più i frutti del malessere che quello dei benefici derivanti dal progresso delle scienze e della cultura della solidarietà. E’ una contraddizione che provoca gravi ricadute nel rapporto stato-cittadini. Qui non possiamo pensare che il disagio proviene perché mancano le risorse. E’ perché sono sprecate con i focolai di guerra che si accendono qua e là nel mondo. E’ perché favoriamo gli illeciti arricchimenti per l’interesse di pochi.
E’ perché cerchiamo di concentrare le ricchezze nelle mani di una ristretta cerchia di persone favorendo un uso improprio di tali disponibilità.
Il nostro è anche il periodo in cui si semina l’ipocrisia con una solidarietà di facciata, la disinformazione per non farci vedere la tempesta che si avvicina, e la politica delle promesse innescando la speranza, ma che si rende sempre più lontana nel tempo, per non onorarla. E lo facciamo nelle piccole e grandi cose. Da questa premessa partono taluni escamotage come quello del budget del ricoverato che non trova regole statuite, ma è, nei fatti, una realtà. Eppure i segnali ci sono e sono molto preoccupanti.
Partono dal budget assegnato alle spese sanitarie dalla finanziaria, dalla ripartizione alle regioni e dalle convenzioni stipulate con i nosocomi pubblici e privati. In altri termini lungo questa filiera la parola d’ordine è quella che bisogna spendere di meno, bisogna restringere i tempi di degenza e si cercano delle priorità persino per fasce di età.
E’ questo l’aspetto che ci fa dire che esiste il budget del ricoverato e anche di chi si cura in casa e sta diventando una mina vagante nella cultura popolare che incomincia a generare “mostri” di cinismo, se ci lasciamo convincere che la vita è un bene solo se siamo sani e che i malati cronici non sono altro che dei vuoti a perdere. (Riccardo Alfonso)

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Budget del ricoverato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 febbraio 2018

Esistono due aspetti dello stesso problema: il dovere dell’assistenza e il diritto di farsi assistere. Ciò significa che tale situazione è da considerarsi prioritaria nella gestione delle politiche per la salute della comunità internazionale. E’ un valore che non è secondo ad altri, così come lo sono il bisogno di alimentarsi e l’aria per respirare.
Se noi trasformiamo questi bisogni primari e vitali in una merce di scambio per realizzare profitti possiamo, di fatto, limitare il diritto alla vita e alla salute di milioni di esseri umani e consentirne l’accesso solo a chi ha risorse economiche e vive in aree protette. E’ questo l’aspetto più doloroso e drammatico offerto dalle logiche consumistiche che, dalla rivoluzione industriale del XVI secolo, hanno, di fatto, disumanizzato il rapporto sociale e tracciato un solco sempre più profondo tra chi cerca il necessario per vivere e chi esiste nel superfluo.
Questa pessima distribuzione delle risorse oggi raccoglie più i frutti del malessere che quello dei benefici derivanti dal progresso delle scienze e della cultura della solidarietà. E’ una contraddizione che provoca gravi ricadute nel rapporto stato-cittadini. Qui non possiamo pensare che il disagio proviene perché mancano le risorse. E’ perché sono sprecate con i focolai di guerra che si accendono qua e là nel mondo. E’ perché favoriamo gli illeciti arricchimenti per l’interesse di pochi. E’ perché cerchiamo di concentrare le ricchezze nelle mani di una ristretta cerchia di persone favorendo un uso improprio di tali disponibilità.
Il nostro è anche il periodo in cui si semina l’ipocrisia con una solidarietà di facciata, la disinformazione per non farci vedere la tempesta che si avvicina, e la politica delle promesse innescando la speranza, ma che si rende sempre più lontana nel tempo, per non onorarla. E lo facciamo nelle piccole e grandi cose. Da questa premessa partono taluni escamotage come quello del budget del ricoverato che non trova regole statuite, ma è, nei fatti, una realtà. Eppure i segnali ci sono e sono molto preoccupanti. Partono dal budget assegnato alle spese sanitarie dalla finanziaria, dalla ripartizione alle regioni e dalle convenzioni stipulate con i nosocomi pubblici e privati.
In altre parole lungo questa filiera la parola d’ordine è quella che bisogna spendere di meno, bisogna restringere i tempi di degenza e si cercano delle priorità persino per fasce di età. Se spendiamo 100 per un 30/40enne dobbiamo, per la stessa malattia, utilizzarne la metà per un settantenne e giù di lì, tanto la speranza di vita, per quest’ultimo, è residua e il suo “esserci” diventa sempre più un costo senza benefici per la comunità. Lo stesso ragionamento vale per il tipo di malattie da curare che diventa trasversale alla stessa età. Esistono, infatti, patologie che ci portiamo, a volte, fin dalla nascita e che richiedono prestazioni sanitarie molto costose tanto che l’organismo erogatore cerca di sostenerle sempre meno. E’ questo l’aspetto che ci fa dire che esiste il budget del ricoverato e anche di chi si cura in casa e sta diventando una mina vagante nella cultura popolare che incomincia a generare “mostri” di cinismo, se ci lasciamo convincere che la vita è un bene solo se siamo sani e che i malati cronici i non sono altro che dei vuoti a perdere. (Riccardo Alfonso)

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Budget del ricoverato

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

ospedaleEsistono due aspetti dello stesso problema: il dovere dell’assistenza e il diritto di farsi assistere. Ciò significa che tale situazione è da considerarsi prioritaria nella gestione delle politiche per la salute della comunità internazionale. E’ un valore che non è secondo ad altri, così come lo sono il bisogno di alimentarsi e l’aria per respirare.
Se noi trasformiamo questi bisogni primari e vitali in una merce di scambio per realizzare profitti possiamo, di fatto, limitare il diritto alla vita e alla salute di milioni di esseri umani e consentirne l’accesso solo a chi ha risorse economiche e vive in aree protette. E’ questo l’aspetto più doloroso e drammatico offerto dalle logiche consumistiche che, dalla rivoluzione industriale del XVI secolo, hanno, di fatto, disumanizzato il rapporto sociale e tracciato un solco sempre più profondo tra chi cerca il necessario per vivere e chi esiste nel superfluo.
Questa pessima distribuzione delle risorse oggi raccoglie più i frutti del malessere che è dei benefici derivanti dal progresso delle scienze e della cultura della solidarietà. E’ una contraddizione che provoca gravi ricadute nel rapporto stato-cittadini. Qui non possiamo pensare che il disagio proviene perché mancano le risorse. E’ perché sono sprecate con i focolai di guerra che si accendono qua e là nel mondo. E’ perché favoriamo gli illeciti arricchimenti per l’interesse di pochi. E’ perché cerchiamo di concentrare le ricchezze nelle mani di una ristretta cerchia di persone favorendo un uso improprio di tali disponibilità.
Il nostro è anche il periodo in cui si semina l’ipocrisia con una solidarietà di facciata, la disinformazione per non farci vedere la tempesta che si avvicina, e la politica delle promesse innescando la speranza, ma che si rende sempre più lontana nel tempo, per non onorarla. E lo facciamo nelle piccole e grandi cose. Da questa premessa partono taluni escamotage come quello del budget del ricoverato che non trova regole statuite, ma è, nei fatti, una realtà. Eppure i segnali ci sono e sono molto preoccupanti. Partono dal budget assegnato alle spese sanitarie dalla finanziaria, dalla ripartizione alle regioni e dalle convenzioni stipulate con i nosocomi pubblici e privati.
In altre parole lungo questa filiera la parola d’ordine è quella che bisogna spendere di meno, bisogna restringere i tempi di degenza e si cercano delle priorità persino per fasce di età. Se spendiamo 100 per un 30/40enne dobbiamo, per la stessa malattia, utilizzarne la metà per un settantenne e giù di lì, tanto la speranza di vita, per quest’ultimo, è residua e il suo “esserci” diventa sempre più un costo senza benefici per la comunità. Lo stesso ragionamento vale per il tipo di malattie da curare che diventa trasversale alla stessa età. Esistono, infatti, patologie che ci portiamo, a volte, fin dalla nascita e che richiedono prestazioni sanitarie molto costose tanto che l’organismo erogatore cerca di sostenerle sempre meno. E’ questo l’aspetto che ci fa dire che esiste il budget del ricoverato e anche di chi si cura in casa e sta diventando una mina vagante nella cultura popolare che incomincia a generare “mostri” di cinismo, se ci lasciamo convincere che la vita è un bene solo se siamo sani e che i malati cronici i non sono altro che dei vuoti a perdere.

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Petizione al Parlamento sul budget del ricoverato

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2009

Il Presidente di Cristiani per servire dr. Franco Previte invia ai presidenti del Parlamento italiano una petizione sul tema del Budget del ricoverato e del malato. Tra l’altro Previte scrive: “ritenendo sempre, come è nella normalità, che la vita va difesa per la sua assoluta e suprema  dignità, anche quando è debole ed indifesa compreso il mondo della sofferenza; considerato che, pare, si vada affermando, anche nel campo della disabilità in genere, il “budget  del ricoverato” e cioè che superato l’intervento finanziario il paziente, in qualsiasi condizione di salute si trova, verrebbe dimesso dalla struttura ospedaliera, ancor più grave se agonizzante, in fase  terminale ed in età avanzata, come si va “ventilando” nelle corsie ospedaliere,  se quanto sopra si va avverando, non possiamo che ritenere essere pura eutanasia!” E precisa: “Come avevamo più e più volte temuto con Petizioni giacenti presso i due Consessi, se le  “proposte” inerenti gli artt. 23 e 25 della “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità”, (Prot.Distr.General A/61/611, adottata il 6 dicembre 2006 dall’ONU e ratificata in toto dal Governo  in carica con il disegno di legge n.2121 art. 2 del 20 febbraio 2009), vengono applicate in riferimento alla salute riproduttiva, queste possono introdurre l’eutanasia, con la negazione del diritto alla vita e con la possibilità che vittima predestinata sia la categoria di tutti i disabili o handicappati. Questa nuova ed inconcepibile “forma di risparmio” a danno del ricoverato che va sotto il nome  di “budget del ricoverato” se dovesse trovare riscontro, confermando le voci che “girano”, sarebbe  contro l’art.25 lettera f) della “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità” che stabilisce di: “Impedire il rifiuto dell’assistenza sanitaria o dei servizi sanitari nonché di alimenti o liquidi a  causa della disabilità”. Inoltre contro la Costituzione Italiana, Trattati Internazionali e la Costituzione Europea che ribadisce l’individuo è persona, un essere umano a qualunque età e condizione esso si trova.  Atteso invano che il Servizio Sanitario Nazionale o meglio il Ministro della Salute ed il Governo  rispondano al nostro appello considerando che è inalienabile il diritto alla vita di ogni paziente  disabile, “budget o non budget del ricoverato”, poiché col silenzio tutt’ora in itinere non si può che  supporre di incamminarci sulla strada dell’imbarbarimento, inizio della fine della nostra civiltà.  In merito, anche a nome dell’opinione pubblica, ritenendo che è doveroso, essenziale non  procrastinabile il chiarimento di questa possibile “situazione”, si chiede al Senato della Repubblica  ed alla Camera dei Deputati, con sollecita urgenza, di far conoscere qual è la verità.”

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Le Istituzioni e il silenzio sul “budget del ricoverato”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2009

Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, che quest’anno celebra il 7 febbraio 2010 la 32° Giornata per la vita,  pone il profondo concetto che “ogni vita è degna di essere vissuta” spingendo le persone povere di mezzi economici, ma ricche di umanità, a “gustare la vita” e pensare che “non è la ricchezza a costituire la dignità della vita”, ma la ricchezza del dono della vita  che un Essere Superiore ci ha dato e che va difesa in ogni momento critico, soprattutto “quando viene spinta nel delitto dell’aborto o dell’eutanasia”. Nel Messaggio i Vescovi sono solidali con quelle madri che, nonostante il turbinio della recessione economica, non sono minimamente tentate di rinunciare od  interrompere la gravidanza. 1.) Purtroppo vediamo spesso che a causa di debolezze e fragilità, forse dettate da precarie condizioni, si trovano neonati abbandonati nei cassonetti dei rifiuti urbani nel momento cardine della loro vita.  Altri aspetti molto più complessi e delicati si presentano frequentemente, differenti caso per caso, allorquando il Tribunale dei Minorenni allontana temporaneamente il bambino dalla madre per proteggerlo e tutelarne l’integrità. Altri ancora quando piccoli o grandicelli subiscono il trauma del divorzio dei genitori e si incamminano in difficili percorsi anche di integrazione in nuclei familiari  “allargati” e non riescono a capire dove sta la verità e violentemente traghettati sulla riva della carente loro fanciullezza che doveva essere piena e serena . 2.) Ritengo sempre, com’é nella normalità, che la vita-dono prezioso- va difesa anche quando è debole ed indifesa. Nei momenti più difficili della vita quotidiana, specie della vita altrui in cui la sofferenza  non è sopportabile, non possiamo noi, quali membri di una società civile formata soprattutto di cattolici, di  restare nella scatole chiuse dell’egoismo, ma bisogna avere il coraggio di prendere coscienza della nostra sensibilità interiore per valutare quella vita altrui di sofferenza, “con lo sguardo rivolto al Santo .Vangelo”, come ci insegna il Cardinale .Dionigi Tettamanzi  grande Pastore e difensore sociale.. Serve una rete di umanità e di solidarietà, soprattutto quando la vita è in pericolo  a causa della disabilità o della vecchiaia. Abbiamo richiesto, con un appello al Ministro della Salute al Presidente del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati nonché al Presidente del Consiglio dei Ministri, di chiarire, se quanto si vocifera (e che costituisce una grande preoccupazione fra la gente) risponda al vero, perché il diritto inalienabile alla vita compete ad ogni paziente, anche se disabile, in quanto ogni ricoverato deve essere (budget o non budget) considerato ed assistito fino all’ultimo respiro della vita perché un bene prezioso che va dal concepimento fino alla morte. (Franco Previte presidente Cristiani per servire) http://digilander.libero.it/cristianiperservire

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