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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘bufale’

Coronavirus e informazione. Tra bufale e irresponsabilità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2020

L’ultima che abbiamo letto, sul vaccino della Pfizer è che contiene un microchip, collegato alla tecnologia 5G. I russi avrebbero isolato il chip e pubblicato il relativo schema elettrico.Il tutto finalizzato al controllo dei vaccinati.Per inciso, lo schema elettrico del chip, riportato su un “social”, non ha ovviamente nulla a che vedere con la realtà, infatti, rappresenta il circuito elettrico di un distorsore musicale, ma ai più ingenui, chiamamoli così, frequentatori di comunicazioni sociali, la notizia fa presa, magari inattesa del vaccino russo.Così come ha fatto presa la notizia sull’origine del virus che, nella fantasia di molti, era nato in un laboratorio, cinese, americano o russo che sia, messo a punto per indebolire l’avversario.Bufale a tutto tondo, ma tant’è!Più grave sono state le bufale concernenti il Coronavirus come virus poco più grave di quello influenzale, o clinicamente morto o che sarebbe scomparso con il caldo, nell’estate o della mascherina che provoca il cancro, o che il 95% dei positivi sono asintomatici. Sui vaccini abbiamo sentito evocare trasformazioni genetiche nelle persone vaccinate, come si diceva nel 1700 all’epoca di Jenner, quando alle persone vaccinate si diceva che spuntavano le corna.Vero è che la medicina non è una scienza esatta, occorre, quindi, applicare il metodo scientifico che porta alla conoscenza della realtà: si raccolgono dati, si elaborano ipotesi e si fanno verifiche. Nulla di tutto questo è stato applicato nelle dichiarazioni sopra riportate.Poi ci sono i morti per Coronavirus o con il Coronavirus, sempre sulla linea comunicativa che il Coronavirus è poco pericoloso. Elucubrazioni, smentite clamorosamente da indagini statistiche.In ultimo, la negazione di politici sulla pericolosità del Coronavirus, con l’ostentazione pubblica della omissione di indossare la mascherina. E qui siamo alla irresponsabilità per fini elettorali. Peggior comportamento non c’è. Ora, con l’approvazione del vaccino Pfizer, e di altri che verranno, l’attenzione graverà, con articoli e dichiarazioni, sulle reazioni avverse al vaccino che, per ora, rappresentano lo zero virgola qualcosa dei vaccinati e non ha provocato effetti letali, mentre i morti da Coronavirus sono 72 mila in Italia e quasi 1,8 milioni nel mondo.La risposta che dovremmo dare è: è stato applicato il metodo scientifico che porta alla conoscenza della realtà? Chè il tempo delle favole e della ingenuità, per molti di noi, è passato da tempo.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Governo. Tav e le bufale che circolano ancora

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

Era il 1857 quando il parlamento subalpino, per volontà di Cavour, approvò la legge che autorizzava il traforo del Frejus che collegava l’Italia alla Francia.Nel 1871 si inaugurava il tunnel, un anno dopo la presa di Porta Pia a Roma e la caduta dello Stato Pontificio.Anche allora si sosteneva che ci sarebbero state gravi conseguenze ambientali. Stesse argomentazioni odierne contro il Tav, il treno Torino-Lione. Ma vediamo i fatti:
Il 92% delle merci che circola tra Italia e Francia, viaggia su gomma, solo l’8% su ferro.Una sproporzione enorme che impatta sull’ambiente con le emissioni di Tir, auto e congestione del traffico.Il perché dello scarso utilizzo odierno del trasporto su ferro è nelle caratteristiche del tracciato ferroviario e della galleria del vecchio Frejus, vale a dire:
1) i raggi di curvatura che diminuiscono la velocità;
2) l’eccessiva pendenza, che rende necessario l’uso di due o tre motrici;
3) il limitato numero di vagoni merci;
4) le caratteristiche dei nuovi container che rendono poco conveniente il trasporto su ferro.
Il progetto TAV prevede:
a) treni merci lunghi oltre 750 metri, con una capacità di trasporto di 2.000 tonnellate;
b) l’abbattimento della pendenza dal 30 per mille a 12 per mille;
c) l’utilizzo di una sola motrice;
d) il riallineamento delle curve.
Ricordiamo, per inciso, che l’area interessata, la Val di Susa, è attraversata, per 70 km, dalla autostrada A32 che arriva al traforo autostradale del Frejus, il quale è stato raddoppiato senza che, a nostra memoria, ci siano state le proteste che abbiamo visto per il TAV. Insomma, ambientalismo a senso unico.C’è poi la diceria della Corte dei conti europea che avrebbe bocciato il Tav.E’ una bufala.La Corte dei conti europea ha affermato che gli extra costi, per la realizzazione del Tav, sono dovuti ai ritardi dei governi ed è noto che i ritardi hanno un costo.E’ un monito per coloro, Di Maio in testa, che si sono gingillati sull’analisi costi-benefici del Tav, peraltro sette favorevoli e uno contrario, cui abbiamo assistito per opera dell’allora ministro cinque stellato Toninelli, per il quale per un altro tunnel, quello del Brennero, era operativo e automobilistico quando, invece, doveva essere completato ed è ferroviario.Le bufale sono come le ciliegie: una tira l’altra. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il Meccanismo europeo di stabilità, ovvero il Salva Stati. Salvini e la bufale del tradimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2019

“Se non riesci a ricordare dove hai messo le chiavi, non pensare subito all’Alzheimer; inizia, invece, a preoccuparti se non riesci a ricordare a cosa servono le chiavi.” E’ una frase di Rita Levi Montalcini (1909-2012), senatrice, neurologa e premio Nobel per la medicina. Ricordiamo questa frase a proposito del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), ovvero il Salva Stati, che fu approvato dal governo Conte1, del quale facevano parte il M5S e la Lega, e anche dal governo Conte2, de quale fa parte il M5s e il Pd. Non pensiamo che Matteo Salvini, segretario della Lega, e Luigi Di Maio, capo politico del M5s, siano affetti da Alzheimer, ma che abbiano dimenticato a cosa sia servita, o serva, la loro presenza nei governi Conte.”Che ce stavate a fa, ar governo? A contà le portrone?”, si direbbe a Roma. A cosa siete serviti come vicepremier e ministri?In una trasmissione RAI, Salvini afferma che il Mes rischia di far saltare i risparmi degli italiani; di qui l’accusa di alto tradimento e, di conseguenza, la richiesta di condanna alla galera. Ora, Salvini, che è nelle istituzioni dal 1993, quindi pagato con i soldi del contribuente, forse non ha letto (non pretendiamo studiato), e neanche se l’è fatta spiegare, la proposta del Mes, che lui stesso aveva approvato, quando era al governo. Insomma, Salvini ha approvato il Mes a sua insaputa. Rimane il fatto che ieri ha approvato il Mes, atto per il quale invoca l’accusa di alto tradimento per chi lo approva oggi, ma è proprio Salvini che dovrebbe autodenunciarsi per alto tradimento.La finalità del Mes non è quella di imporci la ristrutturazione automatica del debito pubblico (si ricordi quello che è successo alla Grecia), ma di stimolarci verso un rientro del debito e un aumento del Pil. Per questo obiettivo ci sono ben 704 miliardi di euro a disposizione.Certo è che, se invece di buttare 20 miliardi per Quota 100, voluta da Salvini, li avessimo utilizzati per diminuire le tasse, oggi gli italiani ringrazierebbero e l’economia potrebbe decollare verso indici più alti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Notizie false, post-verità, bufale. Dal bar ai social media

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 novembre 2017

facebookUn tempo era il bar, tra un caffè e una grappa si facevano battute che erano prese per vere e, riportate al altri con relative aggiunte, costituivano l’insieme divulgativo nella comunità.
Oggi ci sono i social media, ma il meccanismo disinformativo è lo stesso, con aumento della diffusione di quelle che vengono definite notizie false (fake news), post- verità e bufale (ci scusino i bovini per l’uso improprio). Un’indagine di Reuters Institute for the study of Journalism rileva che, chi è connesso, usa Facebook a stragrande maggioranza e la metà lo utilizza come fonte di notizie.
Un notissimo sito elenca le notizie false che sono pubblicate sui social media (anche sui giornali). E’ impressionante il numero di bufale che ci sono propinate: dai ladri che sono risarciti e le vittime che vanno in galera, agli immigrati che distruggono l’albero di Natale, agli immigrati che spengono le cicche nel piatto di spaghetti offerto da un centro di accoglienza (al grido “mentre 7 milioni di italiani vivono sotto la soglia della povertà”), alla partecipazione ai funerali di Totò Riina della Boldrini e della Boschi. Insomma, ce n’è per tutti.Purtroppo la disinformazione è, come si suol dire, virale, e moltissimi cadono in inganno. Vero è che ognuno ha diritto all’imbecillità, ma quel che ci preoccupa di più sono le mezze verità, le insinuazioni e i processi mediatici contro i quali il cittadino, chiunque esso sia, difficilmente può difendersi. In questo sono campioni i cosiddetti talkshow.Per gli utenti un rimedio, parziale, ci sarebbe. Ad ogni notizia che suscita la nostra indignazione dovremmo aggiungere una considerazione: chi ci guadagna? Perché maggiori sono gli ascoltatori televisivi, o i seguaci sui social media, maggiori sono i guadagni dei gestori.
E’ una considerazione che vale come vaccinazione. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Le bufale sul miracoloso aumento dell’occupazione

Posted by fidest press agency su martedì, 5 settembre 2017

opportunita-lavoroIn concomitanza con la pubblicazione dei dati ISTAT sull’occupazione, stiamo assistendo ad un coro di esaltazione, da parte di esponenti del Governo e del segretario del PD, di quello che viene presentato quasi come un nuovo miracolo economico, distorcendo e manovrando i dati a proprio uso e consumo.
Partiamo dal chiarire a quale categoria ci si riferisca quando si parla di occupazione: a) gli occupati veri e propri, cioè chi lavora;
b) disoccupati, chi non lavora ma cerca lavoro, ovvero persone in cerca di occupazione;
c) gli inattivi ovvero chi non lavora e non lo cerca, spesso avendo perduto ogni speranza di trovarlo.
L’ISTAT ieri ha comunicato che fra giugno e luglio di quest’anno si stimano 59.000 occupati in più ma anche 61.000 disoccupati in più, ciò significa che più ‘inattivi’ hanno cercato un’occupazione, il loro numero diminuisce ma aumenta il numero dei disoccupati, evidentemente la loro ricerca di lavoro non ha dato i frutti sperati!
Altra evidenza importante che dovrebbe suggerire più prudenza a Renzi è che l’aumento dell’occupazione non ha significato nuovi posti di lavoro ma semplicemente registra la permanenza al lavoro degli over 50 a causa della riforma Fornero: in questa fascia di età si concentra infatti la crescita dell’occupazione; di contro si registra un crollo dell’occupazione nella fascia di età tra i 35/49 anni con 116.000 occupati in meno a causa di crisi aziendali e ristrutturazioni, specie nell’industria.
Per i giovani sotto i 25 anni di fronte a 47 mila nuovi posti di lavoro nuovi, se ne contano meno 8.000 nella fascia d’età 25/34 anni ma il dato più significativo è che il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato arrivando addirittura al 35,5%.
Infine un dato importantissimo, che fa giustizia della propaganda renziana, viene dal confronto tra rapporti di lavoro fissi cioè a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato: nel primo trimestre di quest’anno a fronte di 477.000 rapporti precari, i contratti a tempo indeterminato sono stati appena 32.460, molti di meno di quanto registrato nei due anni passati, a giugno addirittura sono diminuiti di 12.755 unità. La spiegazione? Semplice la fine degli incentivi/decontribuzione che nei tre anni precedenti aveva accompagnato l’entrata in vigore del Jobs Act, un rilancio drogato dell’occupazione i cui effetti sono cessati con il venir meno degli sgravi.
Altro che il milione di posti di lavoro creati dal Jobs Act come proclama Renzi! I dati analizzati bene ci dicono che nel nostro paese le fasce più deboli – le donne che registrano un tasso di disoccupazione in aumento e i giovani – con questo andazzo sono condannati, se va bene, ad un futuro di precariato permanente andando ad ingrossare quella grossa fetta si povertà assoluta che già oggi in Italia conta più di 5 milioni di persone. Non c’è proprio niente di cui rallegrarsi c’è solo da mobilitarsi e lottare smascherando le bufale di Renzi, del PD e del governo.

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A scuola le “bufale” sull’olio d’oliva

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 giugno 2017

olio-delle-colline2“L’ideologia alimentare può danneggiare la salute e lo sviluppo degli studenti”. E’ quanto sostiene la piattaforma di Campagne liberali nella lettera aperta inviata al ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin e a molti assessori regionali e comunali che operano sul territorio nell’ambito delle politiche sulla salute e sulla scuola.”Sempre più scuole hanno indetto bandi di gara per la distribuzione automatizzata di merendine, cibi e bevande, stabilendo l’esclusione di prodotti che contengono olio di palma e con contenuto di grassi saturi oltre il 50%. E ci arrivano testimonianze di insegnanti che educano i propri alunni a evitare il consumo di olio di palma: una posizione ideologica – puntualizza la nota – molto simile alle bufale o ai fake combattuti su Internet per i rischi che fanno correre a persone e consumatori e che si va a inserire in una guerra commerciale piuttosto che in una reale valutazione dei valori nutrizionali di certi ingredienti”.
“Numerosi studi hanno dimostrato che il consumo di olio di palma in una dieta bilanciata non è nocivo, anzi è una sostanza naturale che migliora la qualità di molti prodotti. In particolare poi, abbiamo realizzato una ricerca che– afferma Campagne liberali – ha preso in esame le etichette che riportano la dicitura “senza olio di palma” e quelle di prodotti che continuano ad usare olio di palma: dal confronto è emerso che non solo le prime non spiega ai consumatori “con cosa” sia stato sostituito l’olio di palma, ma soprattutto si evidenzia che tale sostituzione ha comportato in uno stesso prodotto grassi saturi in maggiore quantità e magari più dannosi”.Per Campagne Liberali: “Invece di un’imposizione ideologica mascherata da salutismo, si devono fornire a giovani e studenti il metodo e gli strumenti per compiere scelte libere e consapevoli, tanto più per ciò che riguarda la propria dieta alimentare e la propria salute. Per questo abbiamo invitato i ministri e gli amministratori locali ad avviare, proprio a partire dalle aule delle scuole un “dibattito scientifico che non sia discriminatorio, ma che operi a garanzia dell’educazione e della libertà di scelta”.

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Le 4 bufale dei democratici sul CETA

Posted by fidest press agency su sabato, 11 febbraio 2017

strasburgo-parlamento-europeoIl prossimo 15 febbraio il Parlamento Europeo, riunito a Strasburgo, sarà chiamato a ratificare il CETA, l’accordo di libero scambio tra Canada e Unione Europea. Il “fratello piccolo” del TTIP ha destato l’opposizione della società civile, perché vettore degli stessi rischi più volte documentati e mai confutati.La Campagna Stop TTIP Italia, in vista di questa scadenza, ha intensificato la pressione sugli eurodeputati italiani favorevoli al CETA. In seguito al bombardamento di e-mail, telefonate e contatti via social network, è emersa una spaccatura all’interno del gruppo socialdemocratico, cui aderiscono i parlamentari del Pd. A fronte di alcune defezioni, però, una gran parte dei S&D sposano acriticamente le tesi dei promotori dell’accordo, dietro i quali si celano interessi commerciali enormi, spesso molto distanti dalle priorità dei cittadini e dei consumatori.«I messaggi di risposta ricevuti in questi giorni sembrano un copia e incolla di slogan propagandistici – dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Un tentativo maldestro di rassicurare migliaia di cittadini preoccupati, spesso ben più informati degli stessi loro rappresentanti».In particolare le posizioni pro CETA dei socialdemocratici si basano su numerose gravi omissioni e su alcuni assunti tutti da dimostrare, vere e proprie “bufale” che Stop TTIP Italia è in grado di smontare, una per una.
1) Con il CETA, gli europei risparmieranno 500 milioni di euro in tariffe doganali Non è vero. Saranno soltanto le aziende che esportano in Canada ad avere questo vantaggio, che in verità è piuttosto risibile se rapportato al valore degli scambi, che già oggi ammonta a più di 50 miliardi di euro. Le ricadute di questo abbattimento delle tariffe, non andranno a vantaggio del pubblico. Stando alle stime comprese nel documento della Commissione sull’applicazione provvisoria del trattato, il CETA inciderà sul versante delle entrate per l’UE, una volta completata l’attuazione dell’accordo, poiché i dazi non riscossi raggiungeranno un importo pari a 311 milioni di euro. Con il CETA, inoltre, studi indipendenti parlano di un aumento di PIL per l’Europa, in dieci anni, tra lo 0.003% e lo 0.08% e per il Canada tra lo 0.03% e lo 0.76%. Praticamente nullo.
2) Migliora la convalida dei titoli universitari e professionali. Che cosa significa questo? Il CETA stabilisce il reciproco riconoscimento dei titoli professionali tra UE e Canada. Ma mentre in Italia è necessario superare un esame di Stato per esercitare diverse professioni, in Canada è sufficiente un’abilitazione. Equiparare i due sistemi avrebbe l’effetto di mettere in concorrenza i lavoratori italiani ed europei, più formati, con quelli canadesi.
3) Per le imprese europee aumenteranno le quote di accesso agli appalti pubblici in Canada. Non si tratta di un vantaggio per tutti, ma di un affare per pochi. Infatti, l’apertura delle gare pubbliche alle imprese estere, siano europee in Canada o canadesi in Europa, può avvenire soltanto cancellando le regole sul cosiddetto “contenuto locale”. Le amministrazioni pubbliche non potranno più decidere di avvantaggiare piccole e medie imprese del territorio e favorire la manodopera locale. Ancora una volta, si tratta di un aumento della concorrenza con benefici solo per i grandi attori commerciali.
4) L’accordo non modificherà le regole europee su sicurezza alimentare o protezione dell’ambiente. Assolutamente falso. Occorre premettere che alcune regole sulla protezione dell’ambiente sono già state modificate grazie alla pesante attività di lobby del governo canadese e delle grandi imprese promotrici del CETA. Ne è un esempio la Direttiva sulla qualità dei carburanti, svuotata dalla Commissione Europea con l’obiettivo di preparare il terreno all’importazione di petrolio da sabbie bituminose. Questo combustibile fossile, tra i più inquinanti al mondo, senza le pressioni legate al CETA sarebbe ancora vietato in Europa.
Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, i rischi connessi all’accordo sono altissimi. Si prospetta un abbandono di fatto del principio di precauzione. Triplicheranno infatti le quote di importazione di grano, che in Canada è pesantemente trattato con il glifosato e a causa dell’umidità e delle basse temperature sviluppa micotossine nocive per l’uomo. Aumenteranno le quote per latte e carne da un Paese le cui gli animali vengono trattati con ormoni della crescita vietati in Europa. Nominalmente anche il Canada rispetta il principio di precauzione, ma insieme agli Stati Uniti si appellò contro il bando presso l’Organismo di risoluzione delle dispute della WTO (DSB), e vinse proprio perché la WTO dichiarò che un concetto come la precauzione, anche se riconosciuto nella legislazione ambientale internazionale, non era rilevante ai fini commerciali. L’Europa, per mantenere il bando, fu condannata a riconoscere a Usa e Canada delle compensazioni. Le risposte degli eurodeputati socialdemocratici, inoltre, dimenticano completamente di citare la pericolosa apertura dei servizi pubblici fondamentali come, acqua, sanità e istruzione agli investitori canadesi. Il CETA sarebbe il primo accordo commerciale contenente una “lista negativa dei servizi”, cioè un sistema di apertura al mercato basato sulla formula “elencalo o perdilo”. Fino ad oggi era obbligatorio segnalare i comparti che si intendeva privatizzare, non quelli da conservare in mano al pubblico.Nemmeno una parola anche sull’ICS, la corte sovranazionale che dovrebbe dirimere le cause intentate dagli investitori agli Stati. Già bocciata dall’Associazione dei magistrati europei e dalla principale associazione di giudici tedeschi, non rispetta nemmeno le richieste avanzate dallo stesso Parlamento Europeo, in una risoluzione votata anche dai socialdemocratici.Inoltre, molte corporation statunitensi tra le quali Walmart, Chevron, Coca Cola e ConAgra, possiedono controllate in Canada, e il CETA potrebbe permettere loro di operare nei mercati europei in condizioni di favore, utilizzando l’ICS anche senza un accordo tra USA e UE come il TTIP.L’impatto democratico del CETA sarà aggravato ulteriormente dalla “cooperazione normativa”. L’UE dovrà consultare il Canada (e viceversa) prima di introdurre nuove leggi o regolamenti, e dovrà attendere i “consigli” di tutti gli stakeholder. In barba alle urgenze dell’interesse pubblico.

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Contrastare la diffusione delle ‘bufale’ e del linguaggio d’odio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2017

Boldrini laura“Articolo21 aderisce e rilancia la proposta avanzata da Roberto Natale, già presidente Fnsi e oggi portavoce della presidente della Camera Laura Boldrini, per contrastare la diffusione delle ‘bufale’ e del linguaggio d’odio a partire dalle giovani generazioni.”
Lo dichiarano Barbara Scaramucci ed Elisa Marincola, rispettivamente presidente e portavoce dell’associazione per la libertà di espressione. “Dobbiamo impegnarci personalmente – continua il comunicato – ad avviare un confronto diretto con i ragazzi, attraverso progetti comuni con le scuole, avvio di luoghi, prima di tutto digitali, di dialogo e organizzazione di cicli di incontri. Non si tratta solo di portare il giornalismo in aula, bisogna innanzitutto, come sottolineato da Natale nell’editoriale pubblicato sul nostro sito, ascoltare e capire il loro approccio alla rete e la richiesta di informazione che i più giovani esprimono. “Noi mettiamo a disposizione la rete delle nostre associate e dei nostri associati, composta non solo da giornalisti ma anche da studiosi, artisti, scrittori, attivisti, con differenti e ricche esperienze alle spalle, ma anche con età diverse e quindi capacità diverse di parlare e ascoltare. Chiediamo a Miur e Fnsi di attivare quel protocollo d’intesa, a titolo gratuito, firmato un anno fa dal segretario generale Lorusso e dall’allora ministra Giannini, e avviamo un programma che sia duraturo e sistematico e non mero strumento di propaganda: in gioco c’è la credibilità di tutto il sistema democratico.”

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Statistiche. Occhio alle bufale della Rete

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2011

Nella società dell’immagine e del presenzialismo, spesso a farne le spese e’ la realta’ dei fatti; realta’ che, travisata, viene spacciata come modello a cui fare riferimento e su cui, di conseguenza, incastonare il proprio business. La rete Internet si presta molto a questo e a farne le spese sono le statistiche, cioe’ quelle che dovrebbero essere lo specchio di un’opinione media ma che, nello specifico, sono solo lo specchio dei furbi. Esempi ce ne sono tanti, anche fuori di Internet, il televoto per esempio: chi meglio si organizza per telefonare e votare vince il premio in palio. Viviamo nella societa’ in cui per esprimere consenso e’ desueto l’uso del “si’” ma frequentissimo il “si’, assolutamente” e altrettanto per la negazione, oppure ad una situazione o una cosa che piace tanto non si affianca piu’ un “molto” ma “assai” (anche grammaticalmente errato), e cosi’ via fino alle bottiglie delle bibite, ormai rare quelle da 25 cl, diffusissime quelle da mezzo litro. Per noi, associazione che difende ed afferma i diritti degli utenti e dei consumatori, questo e’ un fenomeno disdicevole e siamo in prima fila nel denunciarlo. Chiamare e indicare le cose col proprio nome e cognome, senza l’abituale forzatura superlativa (talvolta frutto anche di inganni) e’ indice di consapevolezza ed equilibrio. Cioe’ due condizioni che fanno il cittadino piu’ attento a riconoscere le varie fregature. (fonte Aduc)

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Contro le bufale nucleari di Enel

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2010

Il nucleare è un affare francese. Non certo per la nostra economia! Enel cerca di imbonire le imprese italiane promettendo che il 70% degli investimenti per la costruzione di quattro reattori nucleari EPR sarà nella parte non nucleare (dunque non coperta da brevetti francesi) per un controvalore di circa 12 miliardi di euro.  Secondo l’azienda elettrica francese EDF – alleata di Enel nel riportare il nucleare in Italia – risulta, invece, che gli investimenti nelle parti non convenzionali degli impianti EPR, ovvero le uniche che potrebbero riguardare le imprese italiane, non superano il 40% degli investimenti totali.  Per fortuna quello che Enel non dice, lo dicono altri: EDF, STUK, Citigroup, AREVA. Nella nostra analisi “Bufale nucleari” abbiamo analizzato dichiarazioni e cifre degli operatori più competenti nel settore che fanno uscire allo scoperto tutte le bugie di Enel.  Sicuramente Enel continuerà la sua propaganda nucleare, ma l’esperienza degli unici due EPR in costruzione, in Finlandia e in Francia, ha già ampiamente dimostrato che per questo tipo di impianti ritardi, problemi nella sicurezza e costi fuori controllo non sono un rischio ma una regola. È quello che oggi abbiamo ricordato alle imprese italiane. Continueremo a farlo.

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