Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘buio’

“Stiamo camminando al buio”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

“Ci tengono in uno stato di incoscienza e quando le persone non conoscono la situazione reale son difficili da sensibilizzare. In questo momento nessuno conosce dati in grado di raccontare la situazione reale. Nemmeno gli scienziati. Quelli diffusi attualmente riferiscono uno scenario vecchio di due settimane, quindi inutili nell’offrire una risposta coerente e non tengono conto dell’andamento epidemico. Nemmeno l’RT è un dato utile, non riporta la velocità del contagio e di quanto la situazione stia peggiorando”. Questa la dichiarazione di Enrico Bucci, Adjunct Professor presso la Temple University di Philadelphia e consigliere dell’Associazione Luca Coscioni intervenuto nel corso del webinar “Webinar Covid 19: Le proposte al Governo dell’Associazione Luca Coscioni”.“Osservando i dati di occupazione degli ospedali emerge che moltissime regioni, se paradossalmente destineranno tutti i posti letto ai pazienti Covid e a nessun’altra malattia, tra 2\3 settimane avranno raggiunto la capienza massima. Per questo è necessario avere dati certi subito, perché è indispensabile sapere se le misure attualmente in atto sono efficaci e hanno un impatto oppure no. Abbiamo bisogno di dati sentinella su un campione anche piccolo: su 200 mila tamponi che si fanno al giorno, ne basterebbero una decina di migliaia a settimana per avere una situazione chiara di cosa sta succedendo. “L’unico dato significativo disponibile – continua Bucci – è quello legato al riempimento degli ospedali. Se vogliamo ottenere collaborazione dai cittadini bisogna mostrare i dati solidi, non abbiamo più tempo, fra un tre settimane /un mese ce ne accorgeremo, ma staremo piangendo i nostri cari”. Sul tema dei test a campione l’Associazione Luca Coscioni, attiva a livello internazionale a tutela del diritto alla scienza e alla salute, in settimana ha presentato un’interrogazione parlamentare, attraverso un’azione del deputato Gennaro Migliore. “Dal mese di marzo 2020 abbiamo sviluppato insieme a due ex presidenti dell’Istat, Giorgio Alleva e Alberto una proposta, senza ricevere una risposta, riguardante la possibilità di testare con il tampone un campione statistico, che comprenda sintomatici e asintomatici – dichiara Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – ; Chiediamo una campionatura sulla reale diffusione del virus in Italia, ‘un campione probabilistico quindicinale anche di poche migliaia di unità’, che avrebbe un valore informativo di grande utilità a un costo relativamente molto basso. Oltre a una percentuale di errore minima, non maggiore del 5%. Potrebbe dare grande forza ai numeri e al dibattito corrente, fornire fondamento migliore alle decisioni delle istituzioni preposte e impegnare a un rispetto più convinto i destinatari, cittadini e imprese. Come Associazione Luca Coscioni chiediamo al Governo e al Parlamento di ascoltare i due scienziati e di prendere urgentemente i provvedimenti necessari per realizzare il monitoraggio proposti”.

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Libro: Un sussurro nel buio di Louisa May Alcott

Posted by fidest press agency su martedì, 12 Maggio 2020

Traduzione e cura di Alessandra Calanchi 144 pp. – 12,00 € Galaad Edizioni. Autrice del bestseller Piccole donne, Louisa May Alcott affronta in questo racconto un tema analogo, trattando di una giovane ereditiera prossima al matrimonio; tuttavia, il tono e l’atmosfera sono ben diversi e se da un lato alludono al genere gotico, dall’altro anticipano in modo sorprendente la riflessione femminista sulla violenza fisica e psicologica entro le mura domestiche. Non è eccessivo sostenere che il racconto si concentra esattamente su questioni di genere, compreso il femminicidio – reale o tentato – ben prima della nascita del termine. Uscito per la prima volta, anonimo, nel 1863, Un sussurro nel buio affronta infatti tematiche ancor oggi cruciali quali l’accusa di pazzia, la libertà delle scelte individuali, il legame madre-figlia, i rapporti di potere all’interno della famiglia tradizionale. Il tutto con l’apparente leggerezza di uno stile brillante e con l’aiuto di un intreccio avvincente.
Louisa May Alcott nacque a Germantown (Pennsylvania) il 29 novembre 1832, seconda di quattro figlie. Suo padre, Amos Bronson, filosofo trascendentalista, collaborò con Emerson e Thoreau; sua madre Abby May fu suffragetta e attivista. Spinta da un desiderio di autonomia economica, la Alcott lavorò sin da giovanissima come governante, insegnante, sarta. A diciannove anni iniziò a pubblicare articoli e racconti per varie riviste, ma usò per la prima volta il suo vero nome nelle Flower Fables (1855). Femminista e abolizionista, durante la Guerra di Secessione si arruolò come infermiera, un’esperienza che raccontò nel romanzo Hospital Sketches (1863). La sua fama di scrittrice è legata principalmente a Little Women (Piccole donne e Piccole donne crescono, 1868-69), che fu all’epoca un vero e proprio bestseller. Seguirono Piccoli uomini (1871) e I ragazzi di Jo (1886). Morì a Boston il 6 marzo 1888.

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Buio: Lo spettatore crea il suo incubo

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2017

buioRoma 12 gennaio, ore 21.00. Teatro dell’Orologio, Via dei Filippini, 17/a. Un incubo, un viaggio nel lato oscuro dei sogni in cui a guidare è lo spettatore, coinvolto dagli attori in uno spettacolo creato intorno alle paure e alle ansie del pubblico stesso.
È questo Buio, il nuovo appuntamento al Teatro dell’Orologio di Roma il 12 gennaio 2017, all’interno della rassegna di teatro interattivo “Il Teatro come non l’avete mai visto” che dopo i tre sold out delle serate precedenti continua a destare la curiosità di addetti ai lavori e semplici curiosi, fino al coinvolgimento degli attori de La Siti in Radio Due Social Club.Immaginate di camminare per la strada. Immaginate di incontrare qualcuno o qualcosa che riconoscete, ma non sapete perché. Lascerete andare tutte le vostre paure, i vostri timori. Vedrete in scena qualcosa che vi appartiene profondamente, saranno proprio i vostri incubi, non quelli di qualcun altro. Vivrete un’esperienza indimenticabile, unica, che non vi lascerà più gli stessi.Continua così, con uno spettacolo che questa volta esplora il lato oscuro della psiche del singolo spettatore, la rassegnaprodotta da La SITI – Scuola Internazionale di Teatro all’Improvviso, che ospita eventi teatralicompletamente interattivi che coinvolgono il pubblico, fin da quando appare la pubblicità dello spettacolo: creando campagne pubblicitarie teaser, inserendo indizi nelle locandine, lasciando al pubblico che vuole giocare, moltissime possibilità di divertirsi dal lancio del progetto, alla sua messa in scena nella quale sono chiamati a partecipare in prima persona. Un gioco unico, irripetibile e imperdibile che vede una delle più antiche tecniche di messa in scena (l’improvvisazione teatrale), servita dal più innovativo dei sistemi produttivi.A guidare il progetto due giovanissime artiste, attrici e creative: Giorgia Mazzuccato (allieva, fra gli altri, di Dario Fo, Franca Rame, Marco Baliani, vincitrice del Roma Fringe Festival e Miglior Spettacolo al Teatro L’Avogaria di Paolo Poli) e Maria Beatrice Alonzi (creatrice di fenomeni media come Estetista Cinica e i Live di Periscope). Due talenti classe 1990, che hanno già dato vita a eventi virali come #ballarecomeuncretino con la National Gallery e la mappa dei teatri metropolitana di Roma, e che nella capitale da novembre propongono la prima rassegna di teatro interattivo al Teatro dell’Orologio.
Buio Regia di Giorgia Mazzucato Con Andrea Bartolomeo, Andrea Vannini, Camilla Gelormini, Cristiano Marazzi, Francesca Mareggiato, Francesca Pieraccioli, Giovanni Salvatori, Maria Elisa Messina, Nancy Mazzella, Paola Campagna, Silvana Lagrotta, Stefano Buffa, Vincenzo Pesce. Biglietto 12 euro. (foto: buio)

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Referendum costituzionale e non solo. Il secolo buio e quello dei lumi?

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2016

costituzioneMi ha colpito una mail ricevuta questa mattina dopo che nella notte tra il 29 e il 30, come ogni settimana, abbiamo spedito la nostra newsletter “Avvertenze” agli associati. Chi ce l’ha inviata ha scritto “Cancellate la mia iscrizione. Faziosi!”. Che e’ la stessa reazione che ho registrato talvolta verso Aduc in altri contesti come, per esempio, i forum di discussione del nostro web, dove ognuno scrive cio’ che vuole e non c’e’ una nostra moderazione, liberta’ che, per difenderla per chiunque, ci e’ costata cause penali e contese giudiziarie di vario tipo. Ovviamente sto parlando di piccoli numeri, considerato che gli associati Aduc ad oggi sono circa 150.000 e che la grande maggioranza di questi sembra gradire il servizio indipendente a sua disposizione.
Noi di Aduc siamo pero’ sensibili a cio’ che ci viene scritto e detto, e non ci basta fare spallucce quando non riusciamo a comunicare con qualcuno, a maggior ragione se questo qualcuno e’ venuto a contatto con il nostro servizio. Quindi ci rileggiamo tutto, approfondiamo, cerchiamo di capire. E nella fattispecie, come anche in passato, il nostro essere giudicati faziosi lo abbiamo rilevato in un nostro diffuso modi di comunicare ed esplicitare le opportunita’ e le riduzioni del danno.
In questi giorni, nel nostro Paese e’ di strettissima attualita’ la campagna referendaria, che vede le due parti (SI’ e NO) spesso confrontarsi con toni e argomenti da rissa e delegittimazione, anche se entrambe sostengono di non farlo. Nel nostro piccolo siamo intervenuti per ricordare che, come in ogni contesa elettorale, e a maggior ragione quando si puo’ e si deve scegliere su un argomento preciso e non per questo o quell’altro partito (un referendum per l’appunto), e’ bene votare di testa: informarsi, capire le ragioni di chi propone le modifiche costituzionali e di chi ritiene che invece nulla andrebbe cambiato. Niente di rivoluzionario, per carita’, ma ci e’ sembrato che questo andava ribadito, soprattutto dal nostro osservatorio di associazione, che’ ogni giorno abbiamo a che fare con la razionalita’ e l’irrazionalita’ del nostro sistema economico ed amministrativo, aiutando ed invitando chiunque a farsi fare meno male.
Oltre a questo, altro argomento di stringente attualita’ su cui siamo fortemente impegnati, anche se mediaticamente meno considerato, e’ la cosiddetta globalizzazione ed europeizzazione.
Nel primo caso -globalizzazione- siamo impegnati nell’evidenziare come agli indiscutibili vantaggi economici di un mercato senza confini e con dazi sempre piu’ bassi, se si continua ad affidare lo stesso al caso e/o alla trattativa delle multinazionali coi singoli Stati, non e’ detto che questi vantaggi possano continuare ed ampliarsi; e per questo occorrono regole, ordinamenti e convenzioni -nonche’ democrazia, e non solo economica- stabilite dalla politica.
Nel secondo caso -europeizzazione- siamo impegnati ad informare e spiegare che ad oggi, tutto quello che siamo riusciti ad ottenere, sono solo vantaggi economici e di diritti, e che se qualche volta cio’ non sembra (o sembra il contrario) e’ proprio perche’, anche in questo caso come per la globalizzazione, occorrono migliori regole e piu’ democrazia.
C’e’ un filo conduttore tra la nostrana campagna elettorale referendaria in corso e la insufficienza di regole e democrazia in sede mondiale ed europea: la disinformazione e la non-informazione, piu’ o meno urlata non guardando al di la’ del proprio naso e senza pensare ai figli di tutti (nel mondo), che viene veicolata molto facilmente grazie ai sempre maggiori strumenti individuali (Rete in primis). E qui ci siamo inseriti noi, cercando di ricordare e stimolare la ricerca e la curiosita’ individuale, mettendo a disposizione noi stessi e i servizi che abbiamo creato. La domanda che ci siamo posti e’: secolo buio o dei lumi? La risposta e’ ovvia e diamo il nostro contributo. Ognuno e’ figlio di se stesso, di cio’ che mangia, di cio’ che sente, di cio’ che vede, di cio’ che ascolta, di cio’ che sogna e di cio’ che pensa. Noi abbiamo bandito una tavola in cui si puo’ scegliere cio’ che piu’ interessa. Ma qualcuno ci giudica, per questo, faziosi. Il lavoro da svolgere è difficile e siamo solo all’inizio. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Il buio del venerdì e la luce della domenica

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2010

Per alcuni fedeli soffrire come Cristo in croce è una grazia di Dio. Giovanni Paolo II nella lettera apostolica “Salvifici doloris” (1984), scriveva: “Attraverso i secoli e le generazioni è stato costatato che nella sofferenza si nasconde una particolare forza che avvicina interiormente l’uomo a Cristo, una particolare grazia. Ad essa debbono la loro profonda conversione molti santi, come da esempio San Francesco D’Assisi, ecc. Frutto di una tale conversione non è solo il fatto che l’uomo scopre il senso salvifico della sofferenza, ma soprattutto che nella sofferenza diventa un uomo completamente nuovo…Questa interiore maturità e grandezza spirituale nella sofferenza certamente sono frutto di una particolare conversione e cooperazione con la Grazia del Redentore crocifisso. E’ lui stesso ad agire nel vivo delle umane sofferenze per mezzo del suo Spirito di verità, per mezzo dello Spirito consolatore. E’ lui a trasformare, in un certo senso, la sostanza stessa della vita spirituale, indicando all’uomo sofferente un posto vicino a sé.” Ora, esaltare la sofferenza, farne l’elogio, è irriguardoso verso tutti coloro che soffrono e non vorrebbero soffrire per niente. Una donna, a Lourdes, parlando a nome d’alcuni cristiani malati, ebbe a dire a Giovanni Paolo II: “Noi persone malate, più che essere aiutate dalle parole cristiane, vi troviamo spesso ragione di inasprirci, di rivoltarci. Quando si dice che ‘Dio prova coloro che ama’, noi sappiamo che è falso”. Gesù, nel Vangelo, non esalta il dolore. Può essere anche vero ciò che il Pontefice scrive circa l’interiore maturità e grandezza spirituale cui alle volte si giunge attraverso la sofferenza, ma bisogna pur dire che è ben triste la condizione degli uomini, se per elevarsi spiritualmente sono costretti a soffrire! Il Papa, inoltre, a parte il pericolo in cui incorre di irritare chi soffre, e di suscitare una sorta d’indifferenza verso il loro dolore, sembra dimenticare completamente il lato negativo della sofferenza. In moltissimi uomini che hanno sofferto, lo Spirito di verità non ha agito per nulla nel senso indicato dal Pontefice. Moltissimi uomini si abbrutiscono proprio a causa delle sofferenze. Non tutti coloro che soffrono diventano “uomini nuovi” in senso positivo. E bisogna anche dire che guerre e genocidi non avvengono solo per sete di potere e di ricchezze, ma  anche per assicurarsi una vita senza dolori, senza privazioni, stenti, fame.
Spesso la sofferenza è distruttiva non solo del fisico ma anche dello spirito. Quanti uomini a causa della sofferenza hanno perso la fede in Dio? Nulla dice, però, Giovanni Paolo II, riguardo  alla sofferenza dei bambini. Anche i bambini scoprono il senso salvifico della sofferenza? Anche i bambini giungono a interiorre maturità e grandezza spirituale? Ma se il dolore è un bene in sé, perché dovremmo preoccuparci tanto dei fortunati che soffrono? E perché prendercela tanto con coloro che recano patimenti ad altri,  giacché in fondo, pur compiendo una malvagità, farebbero il loro bene?  A differenza di Gesù, molti santi hanno invocato la sofferenza, senza rendersi conto che la sofferenza come soddisfazione di un desiderio (o di un bisogno?) è già meno sofferenza. Soffre molto di più colui che soffre, ma non vorrebbe soffrire per niente.  Gesù non desidera la croce per se stessa, ma l’accetta in vista della redenzione e della salvezza degli uomini: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te. Allontana da me questo calice!”. Il Signore parlò di necessità della sofferenza per sé ( Lc 17, 25), ma non per gli uomini. Anzi, cercò in ogni modo di evitare sofferenze inutili ai suoi apostoli, e la sua predicazione e i suoi miracoli miravano a togliere il dolore dal mondo. Si potrebbe obiettare: ma non fu Gesù a dire: “Se uno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”? Sì, ma la croce deve essere l’inevitabile conseguenza di un comportamento improntato a verità e giustizia; seguire il comandamento di Gesù dell’amore verso il prossimo, può comportare sofferenza e perfino la morte. E’ assurdo pensare che la scelta della sofferenza in sé possa produrre il bene. I santi, i martiri, gli eroi, scelgono la via della verità e della giustizia, sapendo perfettamente che possono andare incontro a sofferenze, o anche rimetterci la vita. Ma quella della sofferenza, e anche della morte, deve essere l’unica via percorribile, altrimenti diventa una scelta egoistica, un sacrificio senza senso, un non-sacrificio: chi sceglie la via della sofferenza e della morte, al fine di diventare santo, martire, eroe, non sarà mai né santo, né martire, né eroe.  Per maggiore chiarezza voglio ricordare un gesto che fu autentica imitazione di Cristo. Il sacerdote polacco Massimiliano Maria Kolbe, proclamato santo proprio da Giovanni Paolo II, si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia, destinato al bunker della fame nel campo di concentramento di Auschwitz. Ecco, se padre Kolbe si fosse offerto ai tedeschi per farsi torturare e uccidere senza nessuna ragione se non quella di soffrire come e con Cristo, non sarebbe stato un santo, ma solo un idiota. Molti cristiani, ed in particolare alcuni santi, sono rimasti al buio del venerdì, dimenticando la luce della domenica. Hanno dimenticato che Gesù andò incontro alle donne che lo avevano cercato al sepolcro, e disse loro: «Rallegratevi!». Molti cristiani preferiscono continuare a piangere, nell’illusione di far piacere a Dio. (Renato Pierri Scrittore – Ex docente di religione cattolica)

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Elezioni? Salto nel buio

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 settembre 2010

Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani Lo scioglimento anticipato della legislatura è quanto di più antipopolare e antidemocratico possa capitare al Paese. Ancora una volta i grandi temi dell’economia, del lavoro, della giustizia, del dissesto idrogeologico resterebbero fuori dall’agenda politica e di governo. Si voterebbe, poi, nelle stesse condizioni di negazione dei diritti civili e politici che rendono la nostra democrazia reale tra le più a rischio di involuzioni totalitarie e golpiste. Il popolo italiano, non solo gli imprenditori, ne è consapevole, come dimostra il recente rilevamento dell’Ipr Marketing che indica nel 77% gli italiani  contrari al voto anticipato. Inseguire Bossi e i tanti che, implicitamente, accettano lo sfascio per interessi di bottega, renderà definitivamente nauseabondo il rapporto tra i cittadini, la politica e le stesse istituzioni.

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David Albahari: Il buio

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 aprile 2010

Il buio è ambientato nella dilacerata Jugoslavia post-titoista travolta da crisi sociali, politiche e ideologiche. Il protagonista-io-narrante avverte che probabilmente sarà ucciso, e vuole raccontare la propria storia. Vuole spiegare perché è chiuso da dodici giorni in una stanza di albergo, perché ha cercato di camuffare il proprio aspetto, perché vive in uno stato di perenne ansia. La sua vita è cambiata: prima del crollo del comunismo faceva il traduttore di scrittori americani, frequentava i salotti culturali, i party letterari e raccontava tutto quello che vedeva e sentiva all’amico Davor Milo, agente per la sicurezza dello stato a Belgrado. Ora, nascosto in un albergo canadese, deve farla franca, riuscire a ingannare onnipresenti e invisibili cani da guardia che lo vogliono morto poiché sospettano che lui complotti contro le istituzioni dello Stato. Incentrata su una vicenda apparentemente personale e individuale, l’opera si dilata e va ben oltre le caratteristiche storico-ambientali per trasformarsi in un efficace paradigma delle molteplici vicissitudini individuali nel mondo comunista, non solo jugoslavo. (David Albahari Pagine: 160 ISBN 978-88-497-0632-1 Prezzo: € 14,00 besa editrice)
David Albahari è nato a Peç (Kòsovo, Serbia) nel 1948. È autore di volumi di racconti: Tempo di famiglia (1973), Storie ordinarie (1978), Descrizione della morte (1982 – Premio Ivo Andri?), Convulsioni nel magazzino (1984), Semplicità (1988), La mantellina (1993, Premio Stanislav Vinaver); e di romanzi: Il giudice Dimitrijevi? (1978), Lo zinco (1988), Un breve libro (1993), L’uomo di neve (1995). Ha pubblicato il saggio di estetica L’infigurable (2000).

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Teatro: Ascoltando il buio

Posted by fidest press agency su martedì, 6 aprile 2010

Roma, 7 maggio – ore 21:30  Auditorium S. Chiara  (Via Caterina Troiani, 90 – Eur Torrino nord) di Daniela De Lillo e Lucia Di Cosmo  Mario Marozzi – Ètoile del Teatro dell’Opera di Roma Gaia Straccamore – Prima ballerina del Teatro dell’Opera di Roma Noemi Arcangeli, Giordano Cagnin, Andrea Costa, Michela Fontanini, Manuel Parruccini, Dalila Sapori, Andrea Stasio – ballerini del Teatro dell’Opera di Roma e con gli artisti della Compagnia L’Albero di Minerva: Fabrizio Bordignon, Ghita Casadei, Daniele Miglio, Simona Pettinari, Vittoria Rossi scene e costumi: Tiziano Fario video: Antonella Attenni e Giordano Cagnin coreografie: Riccardo Di Cosmo regia: Daniela De Lillo e Riccardo Di Cosmo organizzazione: Valeria Stanziale e Lidia Giansanti  In collaborazione con la Coop. Moiselle Le Blanc. “E’ una storia straordinaria quella dell’umanità. Una storia di grandi rivoluzioni e di grandi cambiamenti. Una storia di crescita e di speranza, ma anche di morte e di dolore. Una storia segnata dalle grandi scoperte scientifiche e tecnologiche, segnata anche da stermini di massa, schiavitù, guerre fratricide e crudeltà. In questo spettacolo vogliamo ripercorrere alcune delle tappe più dolorose della vita dell’essere umano, compiendo un viaggio spazio-temporale ai confini della follia. Lo sterminio dei pellerossa americani, la segregazione dei neri d’Africa, la vergogna dell’olocausto e dei campi di concentramento nazisti, la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, fino agli avvenimenti più recenti. Lo spettacolo sarà  accompagnato da una mostra fotografica di Philippe Antonello, un viaggio attraverso i vari continenti per raccontare il “dietro le quinte” di tutti gli episodi del film “All the invisibile children”, sette cortometraggi diretti da Mehdi Charef, Emir Kusturica, Spike Lee, Katia Lund, Jordan Scott & Ridley Scott, Stefano Veneruso, John Woo”. http://www.municipio12.it (ascoltando il buio)

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Al buio non parliamo delle stagioni

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2010

Roma.13 febbraio 2010 presso la libreria Il Mattone sita in Via Giacomo Bresadola, Il libro di  Marialuisa Amodio sarà presentato in anteprima nazionale.  Marialuisa Amodio, nella sua raccolta “Al buio non parliamo delle stagioni”, vincitrice della seconda edizione del Premio “Narrando”, guida il lettore, attraverso gli echi sottili e insinuanti della memoria, nell’improbabile spazio dell’ordinario, nell’irreale latente nel quotidiano, in una dimensione di cui è impossibile e poco opportuno parlare, ma che è inconoscibilmente e irraggiungibilmente, terribilmente e assolutamente, dentro di noi in ogni stagione della nostra vita. (Francesca Toglia) Marialuisa tesse questa sua tela tra l’ammiccante e il commovente con un filo pulito di inchiostro noir che non conosce le sbavature ed è questo un aspetto che particolarmente mi rincuora. Una volta tanto nel leggere ho sentito emergere una personalità originale e, mi permetto, anche di grande interesse. Il fatto che, a differenza di tanti “nuovi”scrittori non abbia sentito la necessità di imitare chi l’ha preceduta è una qualità che merita una lode specifica. Scrivere “con” il lettore e non “per” il lettore è indice di talento vero. (Dalla prefazione di Tullio Dobner, traduttore ufficiale del maestro del noir Stephen King)
Marialuisa Amodio, è nata a Matera nel 1979. Ha studiato cinema e arti visive all’Accademia dell’Immagine a L’Aquila e si è laureata in antropologia culturale a Roma.
Finalista del Campiello Giovani nel 1997, ha recentemente pubblicato vari racconti in antologie: 2007-2027. Come siamo. Come saremo? (Universal); Amore 2.0 (Edizioni 9muse); Vamp 2009 (Area 31 Press);  Al buio non parliamo delle stagioni è il suo primo libro

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Ragazzi nella shoah

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 gennaio 2010

Roma 19 gennaio ore 18.00 via S. Francesco di Sales, 5 Casa della Memoria e della Storia  Presentazione del libro che racconta come i bambini vissero l’Olocausto attraverso le loro lettere, i racconti e le testimonianze. Nel volume sono raccolti, infatti, racconti, lettere e testimonianze. Oltre all’autrice all’incontro saranno presenti Anna Dalla Mura, che commenterà le immagini del volume e Giuliano Compagno, dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma e Vera Michelin, presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati, che porterà la sua testimonianza. Ad arricchire l’incontro la lettura di alcuni brani e dei video che raccontperiodo, buio,eranno quel periodo buio e triste. Il volume ci accompagna ricostruendo quei terribili anni: la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, l’apertura nel 1940 del campo Auschwitz-Birkenau, le sperimentazioni, la gassificazione degli zingari. Dopo quel 2 agosto 1944 il silenzio mortale dell’intero lager divenne davvero definitivo perché l’unica cosa in grado di spezzarlo erano stati i canti e i giochi dei piccoli zingari. Intanto le lettere dei bambini, alcune mai spedite, ci raccontano quel pianto soffocato, l’ansia per i genitori scomparsi, la paura della solitudine, il bisogno di affetto. Ma anche la sensazione della brezza mattutina sulla pelle che lava pensieri terribili, il latte caldo con pane e marmellata offerto da qualche contadino che offre riparo e rifugio. «E poi i prati, i fiori, il cielo, il sole faceva sentire che non tutti erano nemici, c’erano anche degli amici», come si legge in una lettera. Nei crematori di Auschwitz-Birkenau, che erano in funzione giorno e notte, venivano bruciati circa 1500 corpi alla volta e le loro ceneri utilizzate nella fertilizzazione dei campi oppure gettate negli stagni, o nei corsi d’acqua circostanti. Fino a quel 27 gennaio 1945 quando i soldati sovietici liberarono il campo di Auschwitz-Birkenau. Oggi, grazie ad una legge del 20 gennaio 2000, il Parlamento italiano ha stabilito che il giorno 27 gennaio sia riconosciuto come Giorno della Memoria.  L’incontro ha il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, delle Biblioteche di Roma e della Casa della Memoria e della Storia

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Aurelio Gravina: Il buio, l’oblio…esserci

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2009

graviaMantova fino al 19/11/2009 la Galleria -Arianna Sartori – Arte & Object design- di Mantova in Via Ippolito Nievo, 10, ospita la mostra dell’artista milanese Aurelio Gravina intitolata Il buio, l’oblio- esserci.  Non e’ possibile ricondurre il suo lavoro esclusivamente ad una radice. In una direzione che si potrebbe ampiamente dire neoespressionista, Gravina recupera suggestioni tra loro molto varie, che vanno da Baselitz, Kiefer e Richter fino alla figu-razione ideologica di Baratella e Spadari, ma non disdegna neppure le profondità psicologiche ed emotive del nostro reali-smo esistenziale, ne’ le tensioni segnico-gestuali di Scanavino o di Dova. Ma il suo legame originario con la cultura figura-tiva, da un lato, e con quella letteraria, teatrale e socio-politica degli anni Sessanta e Settanta, dall’altro, e’ riformulato oggi attraverso il filtro martellante, e pero’ raffreddato, dei media, che tutto assimilano in un confronto solo apparentemente in-genuo: dall’immagine di cronaca alla fotografia d’archivio, ai capolavori della grande tradizione del realismo occidentale.  Ne risulta una pittura straordinariamente aggiornata dal punto di vista dei soggetti, dell’impaginazione e della stesura, ma come sedimentata, resa senza tempo dal rigore che la domina e la trasforma in una sorta di sfida, in un perenne combatti-mento con l’immagine. L’impressione e’ che in queste operazioni egli si vieti ogni vezzo e ogni compiacimento fine a se’ stesso di materia, di pennellata, di gesto, ma al tempo stesso rifiuti di trovare per il proprio lavoro una giustificazione che sia esterna all’atto pittorico stesso. L’intonazione dei bianchi – di volta in volta opachi e aridi oppure mossi, pastosi e rilu-centi – e’ il campo sul quale si misurano le figurazioni tra frammento, memoria e sogno delle opere piu’ recenti, in un rin-corrersi, alternato, di -tutto pieno- e di grandi vuoti disorientanti-. (G. Zacchetti)
Aurelio Gravina, nato a Francavilla Marittima, vive e lavora a Milano, ha già all’attivo una ventina di mostre personali. Scenografo, attore e regista, laureato all’Accademia di Belle Arti di Milano, lavora in teatro con il gruppo Out Off, in par-ticolare con il poeta e pittore Giancarlo Pavanello con cui nel 1979 crea il gruppo Teatro di Babele che lavora sperimen-tando l’uso della scrittura poetica nel teatro. Nel 1995 comincia la ricerca nel campo pittorico, tentando di fondere le tec-niche sperimentate in teatro, ovvero usando la tela come spazio scenico dove il segno pittorico diventa attore; recentemen-te ha inaugurato con il Comune di Zavattarello, la mostra dal titolo -Histoire-, l’irrealtà della Storia, presso il Museo d’Arte Contemporanea Castello Dal Verme di Zavattarello (PV). (gravina)

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