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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘buona scuola’

Governo ottiene dalla Consulta il rinvio dell’udienza sulla legittimità del corso riservato voluto dalla Buona Scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Avevamo già preannunciata la notizia del rinvio (link: https://fidest.wordpress.com/2018/11/18/governo-ottiene-dalla-consulta-il-rinvio-delludienza-sulla-legittimita-del-corso-riservato-voluto-dalla-buona-scuola/) ma da più parti ci è stato chiesto di confermare quanto scritto probabilmente perché increduli che l’iniziativa governativa fosse realmente avvenuta. Abbiamo rigirata la richiesta agli organi sindacali (Udir, Anief nello specifico) e il riscontro ha confermato quanto da noi già rilanciato e con la seguente precisazione:
“Tra le motivazioni della richiesta del governo alla Consulta la possibilità che alcuni ricorrenti possano superare l’attuale procedura e la volontà di modificare le regole dell’attuale concorso e d’intervenire per legge sull’argomento. Udir ricorda che ha presentato due emendamenti specifici per semplificare le future assunzioni e far partecipare al corso riservato gli attuali ricorrenti e i presidi incaricati per risolvere una volta per tutte la vertenza. 
La grande attesa si è arrestata improvvisamente: erano tantissimi i ricorrenti pronti ad assistere “all’udienza del 20 novembre in cui la Consulta avrebbe dovuto riunirsi per pronunciarsi in merito alla legittimità della legge 107, nella parte in cui al comma 88 discrimina i ricorrenti del concorso Ds 2011 rispetto ai ricorrenti del 2004 – 2006”. Tra le motivazioni, a quanto pare, ci sarebbero le nefaste conseguenze che deriverebbero dal riconoscimento, da parte della Corte, dell’illegittimità “costituzionale dei commi 87 e 88 della legge 107/2015”. Inoltre, “una pronuncia di accoglimento metterebbe a rischio tutti i dirigenti sanati dalla legge 107/2015 che dovrebbero fare ritorno ai ruoli di appartenenza, per non parlare dei posti disponibili, che spetterebbero ai ricorrenti del 2011 e non potrebbero essere più assegnati ai vincitori del concorso 2018”.
La questione risulta molto complessa e ingarbugliata: Udir, nato con l’intento di stare dalla parte dei DS, ha abbondantemente fatto riferimento alla giustezza di un sistema di reclutamento più snello, che permetta l’ottimo funzionamento degli istituti. Con l’intento di portare avanti tale progetto, all’Atto della Camera 1334 in discussione in questo momento presso la V Commissione Bilancio, il giovane sindacato ha presentato 7 emendamenti, tra i quali quello per l’ammissione dei ricorrenti 2011 e dei presidi incaricati a un nuovo corso riservato. Tale risoluzione consentirebbe la composizione della controversia giudiziaria ancora in corso prima del pronunciamento della Consulta sul tema, nonché la copertura dei posti vacanti all’esito delle domande di pensionamento che decorreranno dal 2019. Infatti, ‘per le assunzioni relative ai dirigenti scolastici, all’articolo 28, dopo il comma 1’, il sindacato ha proposto di aggiungere che è “estesa anche agli aspiranti che hanno in corso un contenzioso avverso il decreto direttoriale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 13 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale, n. 56 del 15 luglio 2011”. Inoltre, “sono ammessi, altresì, tutti i soggetti non in quiescenza che, alla data di entrata in vigore della presente legge, abbiano svolto la funzione di dirigente scolastico per almeno un triennio a seguito di conferma degli incarichi di cui all’articolo 1-sexies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43”. Per quanto riguarda la copertura finanziaria, si provvederebbe attraverso l’impiego di “risorse destinate alla contrattazione collettiva nazionale di lavoro in favore dei dirigenti scolastici integrate da quelle previste dall’articolo 1, comma 86, della legge 13 luglio 2015, n. 107, come modificata dall’articolo 1, comma 591, della legge 29 dicembre 2017, n. 205.” Inoltre, con l’altro emendamento rivolto alla semplificazione concorso DS 2018, “alle procedure di reclutamento dei dirigenti scolastici si applicano le disposizioni normative previgenti a quanto previsto dall’articolo 1, comma 217, della Legge 28 dicembre 2015 n. 208 di modifica dell’articolo 29, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165”: quindi, “con Decreto del Ministro dell’istruzione sono abolite le disposizioni relative all’obbligo di frequenza del corso di formazione dirigenziale di cui al Decreto ministeriale del 3 agosto 2017, n. 138 e disposta l’assunzione diretta dei vincitori all’esito della procedura concorsuale”.

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Precari con 36 mesi e laureati beffati dalla Buona Scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 agosto 2018

C’è grande attesa per il prosieguo del reclutamento dei nuovi insegnanti e proprio in questi giorni giungono aggiornamenti, non entusiasmanti, circa i concorsi destinati ai docenti non in possesso di abilitazione: si tratta dei due concorsi per docenti con 3 anni di servizio negli ultimi otto e concorsi per laureati con 24 CFU in disciplineantropo-psico-pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche. Intanto i concorsi, presumibilmente, non potranno essere banditi prima del 2019, poiché numerosi sono i passaggi necessari per la stesura di Regolamento, decreto e bando. Ma, purtroppo, non verranno banditi concorsi in tutte le regioni. Dunque il transitorio, così come ideato dall’art. 17 del D.lgs. 59/17 attuativo della legge 107/15, dopo l’emanazione del primo concorso riservato ai docenti abilitati nella scuola superiore, che ha visto meno della metà di essi presentare la domanda e uno su cinque di ruolo, ora potrebbe bloccarsi in alcune parti del Paese lasciando migliaia di supplenti e aspiranti giovani insegnanti condannati al limbo per assenza di posti. Ovviamente c’è qualcosa che non quadra: prima hanno preteso un cospicuo investimento in soldi ed energie ai laureati per conseguire i 24 CFU, dopo che gli hanno negato la partecipazione al concorso 2016 per legge, nonostante una sentenza del Consiglio di Stato ottenuta da Anief ne avesse consentito l’estensione nella precedente tornata del 2012. Ora, a quanto pare, possono starsene a casa. Il sindacato chiede allo Stato coerenza: non può ignorare le nuove generazioni di laureati nel Paese più vecchio al mondo per insegnanti. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Che il transitorio non fosse la soluzione lo abbiamo ribadito anche per l’infanzia e la primaria, dove è stato mutuato un percorso ibrido, ma sostanzialmente speculare a quello che non sta funzionando per le scuole superiori. Alla luce di queste indiscrezioni, chiediamo con maggior determinazione che siano riaperte le GaE come prevede l’emendamento salva-precari approvato dal Senato nel Milleproroghe, emendamento che difenderemo in piazza l’11 settembre alla ripresa dei lavori parlamentati durante lo sciopero proclamato dalla nostra sigla sindacale.

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“Non intendiamo stravolgere la buona scuola”

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Queste sono le parole che ha pronunciato il premier Conte nel suo discorso alla Camera. Parole che stridono con una campagna elettorale in cui l’abrogazione della cosiddetta “Buona scuola” era stato uno dei cavalli di battaglia dei partiti che oggi sono al governo. Anche noi crediamo che la “Buona scuola” non vada stravolta, ma totalmente abolita! Insieme a tutte le sue folli deleghe che entreranno in vigore a tutti gli effetti dal prossimo anno scolastico: riduzione orari ai professionali, revisione delle assegnazioni del sostegno agli studenti con disabilità, nuovo esame di stato con valutazione delle prove invalsi e dell’alternanza scuola lavoro, riforma del sistema scuola 0-6. Tutta la legge renziana che andava a curare la supplentite con la perversione dei posti di potenziamento che hanno determinato una mobilità impazzita sul territorio nazionale a causa di un algoritmo errato e che ha avuto come unico risultato la creazione di un pezzo di corpo docenti burocratizzato o, peggio, addetto al tappabuchismo. È questa la legge “Buona scuola” che il nuovo governo Lega-Movimento 5 stelle non vuole abolire? È questo un governo del cambiamento? Un governo che con qualche modifica non intende in alcun modo cambiare l’impianto politico della riforma voluta dal PD di Renzi e dall’Europa? Chiamata diretta e ambiti territoriali con aumento della discrezionalità dei dirigenti scolastici, alternanza scuola-lavoro e sottrazione di ore di didattica per allenare gli studenti minorenni al lavoro senza tutele, formazione-farsa eccedente l’orario di servizio e bonus premiale per diffondere nelle nostre scuole una mentalità aziendalista in cui il merito si gioca sull’asservimento e la rinuncia alla partecipazione democratica negli organi collegiali. La legge 107, cosiddetta “Buona scuola”, la stanno sperimentando da tre anni i lavoratori della scuola ed i loro studenti. Ed è per questo che con il voto delle ultime elezioni politiche hanno punito con grande chiarezza il partito democratico che di quella legge si era fatto promotore, ideatore e strenuo difensore. Le elezioni politiche reclamavano con quel voto di protesta un nuovo corso, un cambiamento radicale che non può essere mediato da piccoli ritocchi di facciata o da misere variazioni. Occorre una scelta coraggiosa, è necessario che il Parlamento eletto ascolti i lavoratori della scuola, gli studenti e le famiglie: non c’è altra via se non quella dell’abolizione della legge 107.Pensiamo che il “governo del cambiamento” debba davvero cambiare e proporre soluzioni anche per questioni fondamentali che richiedono interventi immediati:
– un piano di rientro dei docenti esiliati attraverso un cospicuo aumento degli organici e la diffusione del tempo pieno anche nelle regioni del sud Italia;
– l’immissione in ruolo dei diplomati magistrali, dei laureati in scienze della formazione primaria e di tutti i precari docenti e ATA con 36 mesi di servizio;
– eliminazione del FIT e ingresso diretto al ruolo degli abilitati.
Chiederemo immediatamente un incontro al nuovo ministro per capire se il “cambiamento” è reale o se ancora una volta ci toccherà prendere atto delle promesse elettorali e della propaganda di una politica che non vuole parlare di scuola per fare davvero della pubblica istruzione una delle colonne più importanti del nostro welfare.

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Vincono M5S e Lega, contrari alla riforma della scuola di Renzi. Appello Anief: ora si passi ai fatti

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2018

L’Anief ha seguito con attenzione gli sviluppi di questa tornata elettorale, ma in rigoroso silenzio, convinta che l’azione sindacale non debba interferire con le decisioni dell’urna dei cittadini. Ora, però, che le scelte degli italiani sono state fatte, le percentuali di voto sono definite e i segretari di partito stanno prendendo le dovute decisioni, la giovane organizzazione sindacale ha il dovere di sottolineare un fatto inequivocabile: i primi due partiti risultati al termine dello scrutinio delle votazioni, il M5S e la Lega Nord, hanno in più occasioni dichiarato, e ufficialmente sottoscritto nel programma elettorale, che avrebbero cancellato la riforma della Buona Scuola. Ora che hanno l’opportunità di farlo, è bene che non si tirino indietro.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quella riforma è stata approvata contro il volere del 99 per cento degli insegnanti e del personale Ata: è stato un diktat imposto dall’alto, che il popolo della scuola non ha mai perdonato al Pd. Adesso, però, si volta pagina. È bene che lo si faccia davvero. E in tempi rapidi. Il nostro settore non può permettersi deviazioni o ripensamenti. Ci sono degli aspetti della Legge 107 che vanno cancellati in fretta: dalla chiamata diretta dei docenti, basata su una discrezionalità assurda, al bonus del merito che esclude troppi candidati senza spiegazioni, e all’alternanza scuola lavoro, spinta all’eccesso senza le dovute garanzie per gli studenti. Per non parlare delle assunzioni fuori provincia, regolate da un algoritmo impazzito, con migliaia di insegnanti costretti a spostarsi di centinaia di chilometri, pur avendo i posti liberi vicino casa. Ma ci sono due aspetti che necessitano di un’azione ancora più celere: approvare una soluzione legislativa che riapra le GaE a tutti gli abilitati e superi la sentenza in adunanza plenaria sui maestri assunti con diploma magistrale; trovare delle risorse vere, non dei palliativi, per il rinnovo del contratto della scuola. Non è un caso che sono questi i motivi centrali dello sciopero e della manifestazione di piazza, prevista per il prossimo 23 marzo, nel giorno dell’avvio dei lavori del nuovo Parlamento, organizzata dal nostro sindacato.

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Decreti “Buona Scuola”: pubblicati fra luci e ombre

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 Maggio 2017

SCUOLA

Sono stati dunque pubblicati in Gazzetta Ufficiale (n. 112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23) i decreti applicativi della cosiddetta “Buona Scuola”.FISH, in questo scenario, rileva alcuni elementi di cambiamento soprattutto dalla lettura del decreto legislativo 66/2017 che riguarda appunto l’inclusione degli alunni. Viene chiarito il procedimento di riconoscimento della disabilità, sino ad oggi di handicap, che negli ultimi anni aveva assunto situazioni diversificate nelle varie regioni italiane con gravi disagi per le famiglie. Il riconoscimento della disabilità degli alunni viene ora ricondotta ai criteri dell’ICF, uno strumento scientifico internazionale che dovrebbe consentire la più puntuale definizione del profilo di funzionamento delle persone. Viene valorizzato, in tal senso, anche il ruolo delle famiglie e delle loro associazioni, riconoscendone la rilevanza anche nella definizione del PEI, il piano educativo individualizzato e del progetto di vita. Per ragioni di opportunità e per la portata innovativa di tali aspetti, l’entrata in vigore è posposta al 2019, in attesa anche di congrue indicazioni e decreti applicativi.La continuità didattica dovrebbe, secondo il decreto, essere maggiormente garantita. Viene potenziata la formazione iniziale dei futuri docenti per il sostegno sia della scuola dell’infanzia e primaria che della scuola secondaria.Risulta rafforzato anche il ruolo dell’Osservatorio scolastico ministeriale, ora espressamente previsto da una norma di legge, i cui compiti sono di maggiore collaborazione con l’amministrazione scolastica nel campo dell’inclusione.Sulla delicata questione del tetto massimo di alunni per classe, FISH riconosce il miglioramento rispetto alla formulazione iniziale che prevedeva “di norma” un tetto di 20 alunni, significando con ciò che si sarebbe potuto eccezionalmente superarlo senza limiti. Nel nuovo testo, grazie alla pressione di FISH, scompare quel “di norma”. Ciò significa che continua ad essere vigente la regola attuale: il tetto di 20 alunni può essere eccezionalmente aumentato ma non oltre il 10%, cioè due alunni in più.Altri aspetti, tuttavia, continuano a lasciare molte perplessità.Il testo del decreto insistitamente ripete che le innovazioni si svolgeranno sulla base delle risorse finanziarie disponibili, quasi che i diritti possano essere compressi da limiti di bilancio. E in tal senso esistono sentenze numerose della Corte costituzionale e del Consiglio di Stato che garantiscono l’inviolabilità del diritto allo studio degli alunni con disabilità.Il testo del decreto 66 conserva degli elementi di ambiguità: non è più precisata la sede in cui effettuare la quantificazione delle risorse necessarie per ciascun alunno. Invero si prevede che il Dirigente scolastico invii le proposte al GIT sulla base di tutti i dati relativi a ciascun alunno contenuti nella valutazione e nel PEI. È questo uno degli elementi più rilevanti che ci si augura vengano chiariti nelle Linee guida che si prevede vengano emanate entro 180 giorni dall’entrata in vigore del decreto.FISH ha già chiesto di partecipare alla stesura di tale documento, ottenendone rassicurazioni dal Ministro Fedeli.Ma c’è un’ulteriore criticità. Nessuna novità in materia di didattica inclusiva nella formazione iniziale dei futuri insegnanti curricolari: il numero di crediti formativi richiesti rimane immutato rispetto agli obblighi attuali.“Questa lacuna – commenta Vincenzo Falabella – è un aspetto assai grave perché continuerà ad alimentare la delega del progetto inclusivo ai soli docenti per il sostegno: è un fronte su cui la Federazione già annuncia un rinnovato impegno.”

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Il grande bluff della “Buona Scuola”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

ministero-pubblica-istruzione(fonte: Movimento 5 stelle) A quasi cinque mesi dall’inizio dell’anno scolastico, tantissime scuole italiane si ritrovano ancora senza docenti, senza insegnanti di sostegno e con l’organico incompleto. La riforma di Renzi che doveva eliminare la “supplentite” e il “precariato”, non ha fatto nè l’uno nè l’altro. Ha solo contribuito a generare altro caos e altri disagi. Renzi aveva spacciato la sua riforma come la grande rivoluzione che doveva cambiare la scuola e il Paese e invece ha scontentato tutti: docenti, precari, studenti e famiglie, presi in giro da un governo che aveva promesso di ascoltarli e di coinvolgerli, per poi ignorarli e fare una riforma sulle loro teste e sulla loro pelle. Lo stesso metodo e la stessa arroganza che abbiamo rivisto per gli otto decreti legislativi che completano la riforma e che sono ora all’esame del Parlamento.
Renzi diceva ‘basta precari e basta supplentite’ e invece ancora oggi circa 40mila docenti precari sono rimasti nelle Gae. Per loro c’è solo il precariato, a cui si aggiunge la beffa di mesi e mesi di lavoro dello scorso anno scolastico non ancora retribuiti.
Il piano di assunzioni del governo si è rivelato un disastro. Il M5S lo aveva annunciato e così è stato, come poi lo stesso Renzi è stato costretto ad ammettere. Ci siamo ritrovati con insegnanti costretti a spostarsi centinaia di Km da casa, dal sud al nord del Paese, con situazioni paradossali in cui docenti con punteggi più alti sono stati penalizzati nell’assegnazione delle cattedre rispetto a chi aveva punteggi più bassi. Per non parlare degli effetti del potenziamento dell’organico: insegnanti usati come tappabuchi, molto spesso parcheggiati nella sala professori senza fare nulla.Una situazione folle di cui abbiamo chiesto conto al governo senza mai ottenere risposte chiare.E alla quale abbiamo contrapposto un serio Piano di stabilizzazione dei precari – sia i docenti che sono ancora nelle Graduatorie ad esaurimento, sia quelli della seconda fascia con abilitazione – che si basa non sulla chiamata diretta da parte dei presidi ma sullo scorrimento delle graduatorie in base ai punteggi, cioè sul merito e non sulla discrezionalità del singolo.
Ad oggi moltissimi docenti hanno chiesto e ottenuto il riavvicinamento nelle proprie Regioni e di conseguenza moltissime cattedre sono rimaste vuote. A settembre 2016 quasi una cattedra su 10 era senza insegnante titolare. In totale sono 207mila i docenti trasferiti (che diventano 257mila aggiungendo i circa 50mila docenti precari che annualmente prendono servizio in istituti scolastici diversi) e due milioni e mezzo gli studenti che hanno avuto uno o più insegnanti diversi rispetto all’anno precedente. Alla faccia della continuità didattica!
Sembra assurdo, ma a decidere le assegnazioni dei docenti alle cattedre è stato un algoritmo che il Miur ha pagato profumatamente. Su questo sistema il M5S sin da subito aveva espresso forti dubbi e ancora oggi rimangono troppe ombre, a fronte di troppi errori e troppi soldi spesi.I tanti disagi della scuola diventano veri e propri drammi quando parliamo degli insegnanti di sostegno. Qui il precariato è una piaga che viene pagata cara soprattutto dagli studenti disabili, che avrebbero bisogno di più cura e attenzione.Negli ultimi tre mesi 60 mila docenti di sostegno hanno cambiato posto, con la conseguenza che il 43% dei ragazzi disabili ha cambiato insegnante di sostegno, perdendo così il proprio punto di riferimento. Il M5S, da quando è entrato in Parlamento, non ha mai smesso di chiedere al governo un impegno serio proprio per risolvere questo problema: lo abbiamo fatto con una risoluzione per garantire la ‘continuità didattica’, approvata ma poi ignorata dal governo Renzi; e con numerosi atti con i quali abbiamo chiesto l’assunzione degli insegnanti specializzati sul sostegno sui posti vacanti. Una scuola migliore è possibile, il M5S è pronta a realizzarla.

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Il Governo della Buona Scuola cancella 100 istituti

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2016

ministero pubblica istruzioneCon il nuovo anno scolastico, spariranno 51 scuole. La perdita arriva a 102 istituti, perché il taglio riguarda altrettante sedi sottodimensionate, che scenderanno da 385 a 334. In tutto, si passerà da 8.382 scuole dello scorso anno a 8.281. È la solita operazione in chiave spending review, aggravata dal dato Miur che ha certificato un incremento di allievi. E a rifilarla è quell’Esecutivo che, più di tutti, si è professato promotore di una scuola di qualità.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): in questo modo si costringono i presidi a fare i salti mortali per gestire due o anche tre scuole a testa, con spesso una decina di plessi distanti chilometri tra loro. Dal 1° settembre saranno 2mila, uno su quattro, gli istituti che andranno in reggenza. In questo modo continueremo ad avere scuole abbandonate al loro destino, affidate a vicari sottopagati e a presidi, a loro volta, con stipendi dimezzati e costretti a vivere alla giornata e a tamponare a distanza le emergenze. Nel silenzio più assoluto, torna in auge l’opera di razionalizzazione del numero di istituti scolastici, il cosiddetto “dimensionamento” conseguente all’elevazione del numero minimo di alunni iscritti in ogni scuola, che si aggira attorno a quota 900, e collocati in classi “pollaio”, sempre più frequentemente oltre quota 30 alunni: dopo la cancellazione di quasi 4mila istituti, pari ad un terzo di quelli esistenti, a seguito della Legge 133/2008, negli ultimi anni avevamo assistito ad uno stop dei processi di fusione e cancellazione di scuole, ma ora il trend negativo riprende a discapito della qualità dell’offerta formativa.Dal Governo in carica, che dal primo giorno del suo insediamento si professa promotore della Buona Scuola, del resto, non ci si poteva aspettare altro atteggiamento. Ancora di più dopo che il Miur ha certificato che dal mese di settembre saranno iscritti nei nostri istituti scolastici circa 8.700 studenti in più. Invece, sorprendentemente, dopo aver saputo che vi saranno 2.020 Ata in meno, si è appreso in questi giorni dai dirigenti Miur che con il nuovo anno scolastico, si perderanno ben 51 scuole. Da una lettura più attenta, ci accorgiamo che la perdita arriva a 102 istituti in meno, perché ne spariscono altri 51 cosiddetti “sottodimensionati”, i quali scenderanno da 385 a 334. Complessivamente, in pratica, si passerà da 8.382 istituti autonomi dello scorso anno, a 8.281.Il dato è confermato anche dal numero ridotto dei dirigenti scolastici da assegnare alle scuole: attraverso il decreto ministeriale n. 528/2016, ora al vaglio della Corte di Conti, l’amministrazione ha comunicato che, sottraendo dal computo complessivo gli istituti sottodimensionati, da affidare alle reggenze, rimangono a disposizione dei presidi 8.072 posti. Molti meno, rispetto ai circa 8.500 sopravvissuti al feroce “dimensionamento” voluto dalla coppia Tramonti-Gelmini, che ne cancellò uno su tre. Lo stesso discorso vale per i Dsga, per la cui copertura di tantissimi posti si continuano ad utilizzare assistenti amministrativi e si continua a rimandare l’avvio del concorso.“Quanto sta accadendo è una contraddizione – sostiene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario organizzativo Confedir – perché prima si dice che la scuola pubblica è nel listino delle priorità di questo Governo, e poi, si approva la Buona Scuola, delegando agli istituti un carico di responsabilità sinora mai affidato. Ora, però, in ossequio alla spending review imposta dal Ministero dell’Economia, si decide di comprimere gli alunni in sempre meno scuole, costringendo i presidi a fare i salti mortali per gestirne sempre più spesso due o anche tre a testa, con spesso un totale di dieci-dodici plessi distanti a volte decine di chilometri tra loro”. “Tra l’altro – continua Pacifico -, essendo slittato in autunno il concorso per i nuovi dirigenti, per il quale si profilano altri ricorsi, e avendo dato approvazione ad assumere appena 200 idonei del concorso 2011, considerando pure i pensionamenti, da settembre saranno circa 2mila, uno su quattro, come avevamo preventivato, gli istituti che andranno in reggenza. In questo modo, continueremo ad avere delle scuole abbandonate al loro destino, affidate a vicari sottopagati e a presidi, a loro volta, con stipendi dimezzati rispetto ai colleghi di PA e privato, costretti a vivere alla giornata e a tamponare a distanza le emergenze quotidiane”.

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La Buona Scuola passa dai genitori in rete con le istituzioni

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2015

Una rivoluzione sulle politiche familiari a livello di amministrazioni locali e nazionali, un fisco più equo, una Buona Scuola che riconosca e promuova il primato educativo dei genitori, famiglie sempre più protagoniste del bene comune perché formate e informate, rilanciare il ruolo attivo dell’associazione familiare. Questi gli obiettivi del convegno “Le istituzioni sostengono la famiglia nella formazione dei figli”, in programma domani, 12 settembre, dalle ore 17 alle 20 nella biblioteca comunale di San Vito Romano (via Borgo Mario Theodoli). A promuoverlo l’Age (Associazione italiana genitori) e l’Irsef Lazio (Istituto di ricerche e studi sull’educazione e la famiglia per l’avvio dei giovani al lavoro) in collaborazione con l’amministrazione comunale.Ad aprire i lavori il sindaco di San Vito Romano Maurizio Pasquali, che rifletterà sul ruolo delle istituzioni nel sostegno alla famiglia nella formazione dei figli. Seguirà l’intervento di

Pupils in primary school  -ALLIANCE-INFOPHOTO

Pupils in primary school -ALLIANCE-INFOPHOTO

, presidente dell’Age, su “Educare fina dalla culla- Genitori per tutta la vita”. Quindi, due relazioni sulla Buona Scuola, la riforma del sistema scolastico che muoverà i primi passi con l’avvio del nuovo anno scolastico: Giuseppe Richiedei, past president dell’Age, delinierà la strada per una buona scuola per i genitori, mentre Sabina Greco, responsabile Age presso Coface e Epa (due organismi europei per i genitori), fornirà uno spaccato del ruolo della famiglia a scuola in Europa e presenterà l’App europea per genitori su bullismo e cyberbullismo che l’Age ha appena lanciato in Italia. A moderare il convegno Giuseppina Zumpano, presidente Irsef Lazio.“In un momento difficile come quello che stiamo vivendo – spiega Fabrizio Azzolini, presidente dell’Age – occorre fare rete per sostenere con forza la famiglia per farne il cuore vero delle nostre città, dei nostri paesi, della società tutta. Non sono poche le sfide che i genitori devono affrontare, le famiglie hanno bisogno di risposte immediate. Priorità come i giovani, il lavoro, la terza età, difficoltà economiche e sociali, emergenza educativa, formazione e istruzione dei ragazzi. Ma anche tariffe e posti negli asili nido, trasporto scolastico, Irpef, strisce blu, quoziente famiglia, Tasi, Isee. Tutti aspetti che nel bene o nel male coinvolgono la famiglia. Non si può infatti ragionare per compartimenti stagni. Non se lo può permettere la politica, locale e nazionale. Non se lo può permettere l’associazionismo familiare. Il rischio per entrambi è diventare autoreferenziali, lontani dal territorio”.“Senza le famiglie questo Paese non va da nessuna parte. Sebbene stanche, disorientate, spaventate per il futuro incerto dei figli e famiglie stanno prendendo consapevolezza del loro peso – sottolinea Pina Zumpano, presidente Irsef Lazio -. Con questo convegno, Age e Irsef Lazio, in collaborazione con il Comune, vogliono sostenere i genitori nel loro ruolo di protagonisti a scuola e primi educatori dei figli attraverso un focus particolare sulla riforma della Buona Scuola approvata a luglio. Lavorare su temi concreti che toccano la vita dei cittadini-genitori e ad aiutarli a rilanciare nelle nostre comunità politiche familiari nuove ed efficaci sono priorità dell’associazionismo familiare. Temi che necessitano per una reale attuazione di trovare un valido supporto negli amministratori locali nella definizione di strategie utili al miglioramento della qualità di vita di genitori e figli. Fare rete è una garanzia per chi persegue l’obiettivo di una città a misura di tutte le famiglie”.

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