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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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European Subsea Cables Conference – Call for Papers

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 gennaio 2020

The European Subsea Cables Association (ESCA), the European trade association for submarine power and telecommunications cables announces that its next bi-annual Plenary will be held 18th to 19th March 2020 at the InterContinental Marseille – Hotel Dieu, Marseille, France. The bi-annual ESCA Plenary session provides members with the opportunity to listen to speaker presentations on current industry affairs and items of interest on the Subsea Cable Sector from, but not limited to, an operational, environmental and legislatory perspective. The evening dinner also provides the opportunity for networking with colleagues and invited guests.Over 60 delegates from the ESCA membership; submarine cable system owners, maintenance authorities, system manufacturers, cable ship operators, consultants and submarine cable route survey companies from many different countries, will discuss and exchange technical, legal and environmental information affecting the industry.To this end ESCA now seeks abstracts on related topics, noting final papers must be technically correct and should be of interest to ESCA Members that will be attending the Plenary.

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La guerra sporca ad Assange

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 dicembre 2010

Nelle democrazie occidentali vige un principio semplice e chiaro: nessuno può essere incriminato se il fatto non costituisce reato. Dovrebbe saperlo bene il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che per anni è stato direttore dell’Harvard Law Review. E dovrebbero saperlo i politici americani, che giustamente fanno sfoggio di una delle costituzioni liberali più antiche, datata 1789. Eppure quando c’è di mezzo Julian Assange ogni garanzia democratica sembra essere superflua. Per gli americani, il guru di Wikileaks s’è permesso il lusso di ledere gli interessi nazionali, pubblicando i famosi cables, e quindi gli va data una lezione, a prescindere da eventuali responsabilità giuridiche. Una lezione che sia da monito per i tanti emuli che già promettono di seguirne le orme. Bisogna quindi estradarlo in America, processarlo e possibilmente imprigionarlo.
In queste ore a Washington si stanno scervellando su come formulare delle accuse nei confronti di Assange. Il dipartimento di giustizia si sta arrampicando sugli specchi pur di poter giustificare una richiesta di estradizione alla Svezia. Lo ammette candidamente in una conferenza stampa il procuratore generale, Eric Holder. Rispondendo alle domande dei giornalisti, conferma di star valutando se utilizzare o meno l’Espionage Act, una legge del 1917 che mira a punire chi ruba e diffonde informazioni sensibili per la sicurezza nazionale. Ma non è l’unica opzione. «Ci sono altre norme, altri strumenti che abbiamo a disposizione». Per capire, però, la forzatura giuridica che gli americani si apprestano a fare, bisogna fare un passo indietro e ricordare come è avvenuta la fuga di notizie. Assange, almeno per quanto si sa, non si è personalmente introdotto negli archivi informatici della Casa Bianca, ma si è limitato a raccogliere i file dall’ex analista dell’esercito a stelle e strisce, Bradley Manning, per pubblicarli sul suo sito. E di fatti Manning è stato già beccato dalla polizia e oggi si trova nel carcere di Quantico, in Virginia, sotto stretta sorveglianza, non potendo vedere né amici né parenti. Qual è quindi il reato di cui si sarebbe macchiato il pur sfuggente e misterioso Assange? Non certo quello che ricade sotto l’Espionage Act, come ricordano alcuni funzionari del dipartimento di giustizia, sentiti dal New York Times. Quella legge serve a punire chi materialmente è responsabile della fuga di notizie (quindi Manning) e non il giornalista che pubblica i documenti, che è invece protetto dal primo emendamento della Costituzione americana, quello che tutela la libertà d’espressione. Non a caso Holder sta cercando altre strade per incriminare Assange. Una può essere quella che porta al reato di ricettazione, e cioè la diffusione di materiale rubato. Ma anche in questo caso alcuni giuristi americani smontano l’imputazione: i file sono riproduzioni digitali che il governo tuttora possiede, non c’è quindi nessun furto. Altrimenti, oltre ad Assange, bisognerebbe portare in tribunale anche i giornali che li hanno pubblicati, New York Times in testa, come vorrebbe lo scriteriato Joe Lieberman, senatore indipendente a capo della commissione per la sicurezza nazionale. C’è poi chi tira in ballo la violazione del copyright, dimenticando però che il governo americano non è un’azienda e i cables non sono protetti dal diritto d’autore. Insomma, è abbastanza evidente come l’amministrazione Usa stia cercando di tagliare un reato su misura per Assange. Ora, sicuramente è lecito che Obama faccia di tutto per mettere i bastoni fra le ruote al giornalista australiano. Dagli attacchi degli hacker governativi a Wikileaks alle pressioni verso la Svizzera perché chiuda i suoi conti, passando per la chiusura coatta di carte di credito e PayPal. Ma è parimenti illegale incriminare una persona che reati, almeno a quanto risulta finora, non ne ha commessi, e che invece si appella alla libertà d’espressione e di informazione. Chi tira fuori la storia di Al Capone e dell’evasione fiscale è evidentemente in malafede. (Luigi Micca)

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