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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Come prevenire i calcoli renali

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

calcoli renaliRoma. La presenza di calcoli renali è una condizione in continua crescita ed è frequentemente associata a patologie come ipertensione, osteoporosi, malattie cardiovascolari, insulino-resistenza. Le cause della malattia possono essere genetiche e ambientali. L’alimentazione è sicuramente il fattore ambientale più importante, ma la formazione di calcoli può essere prevenuta anche con alcuni farmaci. Sono questi i temi principali del terzo meeting internazionale sulla nefrolitiasi dal titolo “Calcoli renali nella pratica: un corso avanzato” svoltosi recentemente a Roma. Il meeting è stato organizzato dalla Divisione di Nefrologia e Dialisi della Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli”, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Un maschio italiano su dieci e una donna su venti ha sofferto una volta nella vita di calcoli renali, piccole aggregazioni di sali minerali che si formano nel tratto urinario. E tra questi quattro su dieci prima o poi nella vita vengono nuovamente colpiti da calcoli» spiega Giovanni Gambaro, docente di Nefrologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e co-presidente del meeting. «Come ridurre i rischi di recidive? Innanzitutto è consigliabile aumentare l’introito di liquidi, in modo da aumentare il volume di urina. Per questo motivo è utile bere almeno tre litri di acqua al giorno. È consigliabile bere quando si è sotto stress, per esempio sul luogo di lavoro, e se non è possibile durante il lavoro, almeno bere abbondantemente prima di iniziare.
È utile anche ridurre l’assunzione di ossalati. Piccole quantità di acido ossalico vengono eliminate giornalmente con le urine sotto forma di ossalati. Nell’organismo l’acido ossalico è introdotto in parte con gli alimenti, ma può essere anche di origine endogena. In seguito a deviazioni congenite o acquisite del metabolismo, forti quantità di ossalati vengono eliminate con le urine (ossaluria); l’ossalato di calcio, che è insolubile, tende a precipitare nel rene, provocando la formazione di calcoli e disturbi della funzionalità renale. «Una lista di alimenti che contengono ossalati. Però una quantità più o meno grande di ossalati è presente in così tanti cibi che evitarne l’assunzione è davvero difficile. Per cui per contrastare l’effetto degli ossalati è consigliabile assumere una sufficiente quantità di calcio, in modo che l’ossalato venga cristallizzato già nel colon evitando che l’assalto aumenti nelle urine. Per questo scopo è raccomandato il consumo di acqua minerale ricca di calcio, con una quantità di calcio superiore a 400 mg per litro oppure latte, soprattutto quando si consumano i pasti o gli snack» prosegue Gambaro.
L’errore più comune è infatti eliminare il calcio – quindi per esempio formaggi e latticini – dalla dieta, perché in realtà il calcio aiuta l’espulsione dei componenti chimici che formano i calcoli. Anzi, secondo i nutrizionisti si dovrebbe assumere circa un grammo di calcio al giorno, mentre una dieta media italiana arriva a mezzo grammo.
Per quanto riguarda la dieta, è meglio ridurre il consumo di alimenti “acidi”, soprattutto quelli contenenti proteine animali, consumando al massimo una porzione al giorno, e mangiare almeno tre porzioni di alimenti “alcalini”, quindi frutta e verdura, che aumentano la produzione di citrato, il più importante inibitore della cristallizzazione dei sali di calcio nelle urine. Inoltre il consumo di una dieta ricca di alimenti alcalini riduce decisamente il rischio di calcoli renali». Anche le bevande a base di agrumi – limoni, arance e pompelmo – sono consigliate in tutte le calcolosi perché contengono citrati, una prevenzione naturale contro le recidive. Se le misure dietetiche e l’aumento del consumo di acqua non hanno successo, possono essere utilizzati alcuni farmaci, come il citrato di potassio e i diuretici tiazidici, che aumentano il riassorbimento renale di calcio.

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Come prevenire i calcoli renali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

reneRoma dall’8 al 10 giugno 2017 Grand Hotel Palatino, in Via Cavour 213/M meeting, organizzato dalla Divisione di Nefrologia e Dialisi della Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli”, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. La presenza di calcoli renali è una condizione in continua crescita ed è frequentemente associata a patologie come ipertensione, osteoporosi, malattie cardiovascolari, insulino-resistenza. Le cause della malattia possono essere genetiche e ambientali. L’alimentazione è sicuramente il fattore ambientale più importante, ma la formazione di calcoli può essere prevenuta anche con alcuni farmaci. Saranno questi i temi principali del terzo meeting internazionale sulla nefrolitiasi dal titolo “RENAL STONES IN PRACTICE: an advanced course” in programma a
«Gli interventi più importanti del meeting, presentati da relatori internazionali provenienti da Europa, Stati Uniti e America Latina, saranno l’epidemiologia della malattia, l’associazione con altre patologie, la genetica, l’influenza della dieta e le diverse opzioni per prevenire i calcoli» spiega Giovanni Gambaro, Docente di Nefrologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e co-presidente del meeting.

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I calcoli renali aumentano il rischio d’infarto

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2013

Milano, I calcoli renali sembrano aumentare il rischio di malattia coronarica e quindi di infarto. A dimostrarlo uno studio pubblicato nei giorni scorsi su Lancet, che ha coinvolto per vent’anni più di 242 mila persone sane, uomini e donne, tra i 25 e i 75. Quasi 20 mila hanno sviluppato nel corso degli anni calcoli renali e quasi 17 mila di loro sono andati incontro ad un infarto del miocardio, dimostrando quindi che il rischio di infarto in chi ha calcoli al rene aumenta di più del 50%, soprattutto tra le donne.“La calcolosi renale è un problema molto diffuso che interessa 10 uomini su 100 e 7 donne su 100 – ha spiegato Lidia Rota Vender, presidente di ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus -. Sapevamo già che aterosclerosi, ipertensione, diabete e sindrome metabolica sono più frequenti in chi soffre di calcolosi renale. Oggi con questo studio sappiamo anche che i calcoli renali vanno inclusi tra i fattori di rischio dell’infarto”.I responsabili di questo aumentato rischio non sono ancora chiari. Potrebbero essere i disturbi del metabolismo del calcio: un consumo troppo basso di calcio potrebbe favorire la liberazione del calcio contenuto nelle ossa e quindi aumentarne l’eliminazione attraverso il rene, facilitando la deposizione di piccoli ammassi “calcarei”, un po’ come accade nel sistema idraulico delle case quando una acqua troppo ricca di sali favorisce la formazione del calcare sui tubi, che progressivamente li ostruisce riducendo il passaggio dell’acqua. Allo stesso tempo, poiché il calcio è lo ione che permette al sangue di coagulare, un eccesso di calcio circolante potrebbe favorire un aumento della coagulazione del sangue e quindi la formazione di trombi nelle arterie e nelle vene. Altri possibili colpevoli potrebbero essere il processo di invecchiamento, per cui i reni perdendo la propria funzionalità favoriscono il deposito di calcio nei condotti, e l’osteopontina, una proteina coinvolta nel processo di calcificazione dell’osso, che si trova in quantità elevata nelle persone che soffrono di trombosi coronarica, infarto del miocardio o aterosclerosi, che se non eliminata dai reni si accumula nel sangue.“Il legame tra calcoli renali e trombosi va indagato più in profondità, perché i meccanismi che lo regolano non sono chiari, così come non è chiaro perché i calcoli siano più diffusi tra i bianchi, le donne e i diabetici – ha concluso Lidia Rota Vender -. Quel che è certo è che una patologia piuttosto comune come i calcoli va considerata un fattore che aumenta il rischio di trombosi, dato che aiuterà la pratica clinica quotidiana, soprattutto in un’ottica di prevenzione. I prossimi anni saranno decisivi per capirne qualcosa di più e trovare strategie più raffinate di prevenzione e approcci terapeutici sempre più precoci ed efficaci”.Ma c’e’ di più. Con il caldo il rischio di colica renale aumenta. Responsabile numero uno è la disidratazione. Il grande caldo fa aumentare la sudorazione e, se non ci si idrata bene, le urine diventano più concentrate e aumenta il rischio che si formino calcoli di ossalato di calcio. Chi rischia di più? I giovani adulti, tra i 25 e i 40 anni, soprattutto maschi, che hanno una familiarità per questo problema, o che hanno già avuto episodi in passato. Per evitare sorprese è fondamentale bere molto, soprattutto se si fa molta attività sportiva. L’acqua è l’ideale; cautela con tè e bevande arricchite di sali minerali: possono favorire la precipitazione di calcoli di ossalato di calcio.

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