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Codici: con Calenda il Pd volta le spalle ai consumatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 aprile 2019

L’Associazione Codici boccia la candidatura di Carlo Calenda con il Partito Democratico alle prossime elezioni Europee. L’annuncio fatto sabato scorso dal Segretario del Pd Nicola Zingaretti, con al fianco anche l’ex Ministro dello Sviluppo Economico, non è infatti una buona notizia per i consumatori.“Nel febbraio scorso – ricorda il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – Calenda si è distinto per un’uscita che definire infelice è poco. Chiamò le associazioni dei consumatori ‘fabbriche inutili di polemiche’ e, come se non bastasse, si vantò dei tagli che attuò proprio nei loro confronti. Parliamo di uno dei peggiori Ministri dello Sviluppo Economico della storia italiana – afferma il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – e lo dicono i fatti. Il Paese sta pagando i danni provocati dalle scelte che ha preso su Ilva ed Alitalia, senza dimenticare Almaviva, Embraco e Fincantieri. Vedere Calenda tra i protagonisti di un progetto elettorale ci preoccupa – sottolinea il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – perché ci saremmo aspettati, e l’avevamo anche auspicato, che nei programmi per le elezioni Europee venisse dato spazio anche ai consumatori, ma in senso positivo e propositivo, non candidando chi si vanta di aver danneggiato chi li tutela”.

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I lavoratori Almaviva e GSE dimostrano che Calenda afferma il falso

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

calenda-carloIl tweet del ministro dello Sviluppo Economico è stampato in formato gigante, a caratteri cubitali: ” (…) Sui 153 c’è il problema della chiusura di tutta la sede di Roma”.A esporlo stamane davanti alla sede romana di Almaviva Contact sono le lavoratrici e i lavoratori dell’azienda, per lo più madri di famiglia: ex licenziati illegittimamente, 153 già reintegrati da un Giudice del Lavoro (sono attese a breve altre sentenze), ma immediatamente dopo trasferiti in Sicilia, a 800 km di distanza dalle loro famiglie, in piena violazione della Legge 300/1970: per loro non c’è giorno di festa che tenga, la lotta per riconquistare il posto di lavoro non si ferma.
La situazione davanti ai cancelli è a dir poco surreale. A un paio di metri dagli ex dipendenti Almaviva lasciati in mezzo a una strada, infatti, altri lavoratori timbrano il cartellino ed entrano in turno: tra questi ultimi anche i dipendenti GSE, la cui manodopera è prestata all’azienda di Tripi attraverso un singolarissimo appalto, pure giudicato illecito dal tribunale del Lavoro di Roma. Ma quindi la sede di Roma non era chiusa, come diceva il ministro?
“Noi siamo in 88 a lavorare qui dal 27 dicembre, per l’appalto del call center GSE. Tra l’altro questo appalto è anche stato dichiarato illecito da un giudice, ed una parte di noi stanno già lavorando direttamente in GSE mentre i restanti che stanno aspettando la sentenza del 8 febbraio vengono a lavorare tutti i giorni ad Almaviva” dice Rosetta, Rsu di Gse.La vertenza-simbolo d’Italia, che nel 2017 ha rappresentato più plasticamente che mai la più sfrontata arroganza a cui si può spingere un’azienda nel pretendere l’abbassamento del costo del lavoro, torna dunque in primo piano già in questo inizio di anno nuovo. Quella stessa arroganza per cui se un lavoratore non è disposto a ridursi alla fame – o a spaccare la sua famiglia – merita di perdere il lavoro per cui ha sacrificato giorni, notti, anni della sua vita. In bella mostra, pure in formato gigante, oggi c’è anche un altro bel cinguettìo del ministro Calenda: “(…) Ho cercato di evitare i licenziamenti, ma le RSU hanno sbagliato a non firmare l’accordo”.”A noi non ci hanno licenziato le RSU come vogliono far credere, ma loro con il loro comportamento. Quello che hanno fatto le RSU è stato applicare la volontà dei lavoratori per come era stata espressa nelle assemblee sindacali. Noi abbiamo rifiutato perché comportava un peggioramento dei nostri diritti, ed il Governo non ha fatto altro che avallare le richieste di Tripi. Come all’epoca assecondarono le dichiarazioni di Tripi sulla crisi della sede di Roma, giustificate solo attraverso delle slide preparate dall’azienda, anche oggi continuano a dare sponda alla proprietà di Almaviva dicendo che la sede è chiusa mentre non è vero, giustificando così il trasferimento a Catania dei 153 lavoratori che hanno vinto la sentenza di reintegro. Il Governo continua a dar retta alle chiacchere e non hai fatti.” – dice invece Lorella, lavoratrice Almaviva.I lavoratori Almaviva che non hanno ceduto a un ricatto tanto vergognoso infatti non hanno colpe, piuttosto un grande merito: quello di aver insegnato a tutti i lavoratori italiani cos’è la Dignità del Lavoro. Quella stessa Dignità che la nostra Carta Costituzionale recita all’articolo 1: “L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro”. Leggete bene, Tripi e Calenda: “sul Lavoro”, non sulla schiavitù. (Comitati di lavoratori Almaviva e Gse)

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Ilva, inaccettabile ricatto del ministro Calenda: Prima dei profitti c’è l’uomo

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

ilvaIl ministro Calenda ha deciso la sospensione immediata del confronto con ArcelorMittal sulla procedura di cessione del gruppo Ilva tacciando di irresponsabilità la Regione Puglia e il sindaco di Taranto, promotori di un ricorso formale contro il decreto che accoglie il piano ambientale presentato dal colosso dell’acciaio. Il tentativo è chiaro. Condizionare le scelte della magistratura e drammatizzare la vicenda al solo scopo di chiudere quanto prima la cessione ad ArcelorMittal. Era già accaduto nel passato recente che il governo, contrapponendosi alla magistratura e alle istituzioni locali, minacciasse la chiusura dell’acciaieria.Oggi viene nuovamente agitato lo spettro dello spegnimento degli altoforni sulla base del principio inaccettabile della deroga al diritto alla salute sull’altare dei profitti e della produzione di acciaio. Il ricatto sembra essere ormai strumento di governo di ogni crisi aziendale, di ogni operazione industriale che mette in gioco occupazione, salute e ambiente. A questo ricatto non ci stiamo e non ci staranno i lavoratori dell’Ilva.
Non solo. Le dure affermazioni del ministro Calenda nei confronti di chi ha avanzato il ricorso mettono in discussione uno dei pilastri della democrazia. La Regione Puglia e il comune di Taranto si muovono nella assoluta legalità del contrasto ad un piano ambientale che non corrisponde ai bisogni dei lavoratori e del territorio. Tutta l’operazione di cessione del gruppo Ilva è ammantata da un alone di non trasparenza sempre più evidente. Lo stesso decreto di assegnazione del gruppo Ilva ad ArcelorMittal firmato dal ministro Calenda non è stato reso pubblico. Per queste ragioni, nel dare il nostro sostegno al ricorso presentato, denunciamo nuovamente l’inadeguatezza del piano ambientale su tempi e interventi.Lo scorso 28 novembre siamo stati costretti a prendere atto della mancanza delle condizioni per una discussione seria su piano industriale e ambientale e abbiamo lasciato il tavolo. L’incontro con i vertici di ArcelorMittal ospitato dal ministero dello sviluppo economico vedeva una presenza abnorme e scriteriata di una miriade di organizzazioni tra le quali qualcuna rappresentativa in Ilva solo di se stessa. Un metodo di confronto poco serio che affonda nel mare magnum della confusione di una discussione assembleare il valore assoluto che invece dovrebbe avere e che attiene al presente ed al futuro di centinaia di migliaia di uomini e donne e del territorio.

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Governo, Sammarco (Ap): “Da Calenda fondate preoccupazioni”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 febbraio 2017

calenda-carlo“Il ministro Calenda ha espresso in maniera chiara e fondata una serie di preoccupazioni sul presente e sul futuro del Paese. Le emergenze elencate sono sotto gli occhi di tutti, sono dati di fatto ineludibili, le quali, insieme al confronto con l’Europa su economia e immigrazione, necessitano di un Governo che sia sostenuto e non continuamente delegittimato. Una situazione di incertezza che potrebbe solamente aggravarsi, col rischio di ritrovarci nel mirino degli speculatori finanziari, in caso di un salto nel buio. Non abbiamo bisogno di ingovernabilità, che sarebbe scontata se andassimo al voto anticipato con una legge elettorale pasticciata. Tutte le forze politiche aprano, dunque, una seria riflessione nell’interesse del paese e mettano da parte le risse politiche che non portano da nessuna parte”. Lo dichiara il deputato di Area popolare Gianni Sammarco. E’ un concetto condiviso anche dall’on.le Renato Brunetta a nome di Forza Italia.  Gli fa eco da un’altra tribuna l’on.le Maurizio Lupi presidente dei deputati di area Popolare che afferma: “Carlo Calenda ha un pregio: ha il coraggio di dire chiaramente come stanno le cose e di parlare nell’interesse del Paese e non di una parte politica. La sua intervista sul Corriere della Sera è totalmente condivisibile e dovrebbe farci tutti riflettere. Il dibattito sulla legge elettorale – che va fatta rapidamente, di cui c’è evidentemente bisogno, ma c’è bisogno di una buona legge e non di una legge purchessia – non deve distogliere il governo e chi ha ancora un po’ di responsabilità in questo Paese dall’affrontare i gravi e urgenti problemi che lo affliggono, che pesano cioè sui cittadini. Non sto a rifare l’elenco, quello proposto da Calenda mi sembra esauriente. È dalla risoluzione di questi problemi che la classe politica può riacquistare credibilità e riavvicinarsi alla gente, non dagli artificiosi e strumentali dibattiti su vitalizi che non ci sono più”. Non è dello stesso avviso l’on.le Giorgia Meloni che dichiara: “«Il ministro Calenda esegue gli ordini di Napolitano e oggi dice: “Votare a giugno è un rischio: dobbiamo mettere in sicurezza il Paese e le riforme di Renzi”. In altre parole, per il ministro dello Sviluppo Economico la democrazia è un pericolo per l’Italia e il popolo non può esercitare la sua sovranità perché bisogna mettere al sicuro le ridicole riforme di Renzi bocciate dagli italiani il 4 dicembre. Ma siamo impazziti? Calenda se ne faccia una ragione: il tempo a Palazzo Chigi dei maggiordomi delle lobby e dei poteri forti è scaduto e l’Italia Sovrana vuole andare al voto ora elezionisubito». In conclusione una sintesi degli umori dei politici ci viene da Pizzolante che dichiara: “Andare al voto a giugno, con una legge elettorale che non garantisce maggioranze e in uno stato di piena emergenza economica e sociale è un’errore. È avventurismo politico. Ha ragione il presidente Napolitano, non si fanno le elezioni anticipate per tattiche interne ad un partito. E ha ragione il Ministro Calenda quando ci ricorda e lo ricorda anche a Renzi, che l’Italia deve chiudere dossier importanti su terremoto, crisi bancaria, conflitto con l’Europa, impegni internazionali, nuove emergenze economiche, il piano immigrazione per fronteggiare gli sbarchi estivi”.(n.r. A nostro avviso di là delle ragioni degli uni e degli altri una cosa ci sembra chiara: il centro destra è diviso sull’opzione elettorale e il contrasto appare insanabile e di certo foriero di una frattura non facilmente ricomponibile anche sui programmi e i rapporti con l’unione europea. Preme tuttavia rilevare, sull’intera questione, la necessità che il Paese ritrovi un modello di governabilità stabile. Abbiamo già perso un anno per rincorrere una riforma costituzionale che ha di fatto congelato i tanti e complessi problemi da risolvere e ora prolunghiamo questa “agonia” con almeno altri sei mesi d’ingovernabilità e con il rischio, se non si fa una buona legge elettorale, d’avere governi che si reggeranno su una manciata di voti e con il rischio che si dovrà tornare nuovamente a votare.)

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