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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 19

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Prezzi, la calma prima della tempesta

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 ottobre 2021

Le stime preliminari di settembre diffuse dall’Istat potrebbero indurre ad una certa serenità, visto che l’aumento percentuale è del 2,6 su base annua mentre, a livello mensile, registra un calo dello 0,1. L’aumento annuale sarebbe giustificato perché tutte le attività, un anno fa, erano più ferme rispetto ad oggi, e quando l’economia marcia i prezzi aumentano. Il piccolo calo di settembre rispetto ad agosto, proprio perché piccolo, fa parte dell’onda lunga della rimonta estiva che è stata decisamente notevole. Ma dietro l’angolo c’è l’aumento dei prodotti energetici, determinanti per tutte le tipologie di consumi e prodotti. Dal 1 ottobre scattano il 40% della luce e 31% del gas, mitigati per i prossimi tre mesi dai provvedimenti del governo che ne dimezzeranno la portata. Provvedimenti che hanno un grande assente, la benzina, i cui prezzi stanno salendo sempre più con record che non si vedevano da anni. E visto che il prezzo del barile di petrolio sui mercati internazionali sta registrando livelli altissimi, per i prossimi mesi ci sarà da aspettarsi il peggio. Purtroppo il governo e il legislatore sembrano assenti di politiche in materia se non quelle dei tamponi. Si tratterebbe di metter mano essenzialmente alle componenti fiscali, sì che la materia prima energia costasse poco e favorisse consumi e attività produttive… una scelta che non è in nessuna agenda parlamentare e partitica.

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BCE: Calma apparente. Che cosa cova sotto la cenere?

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Cosa ci si aspettava dal meeting di oggi? A marzo, la BCE aveva preannunciato che gli acquisti del PEPP sarebbero aumentati in maniera significativa nel seguente trimestre, una misura volta a tenere i tassi sotto controllo. Dal meeting di marzo, i tassi delle curve europee sono effettivamente rimasti sotto controllo, anche a fronte di un aumento molto contenuto degli acquisti netti del PEPP (da un ritmo di ca 15 a 17bn a settimana). Molto probabilmente il trend in discesa dei tassi a lungo termine americani ha aiutato la BCE.Nel meeting di oggi, la BCE ha lasciato i tassi invariati come era scontato attendersi. Come sempre in queste circostanze, il tono e i commenti della BCE sono di particolare interesse. Il mercato oggi era interessato a tre temi: se la BCE giudica l’aumento degli acquisti PEPP sufficiente o intende accelerare; se e quando intende successivamente ridurre gli acquisti nel PEPP (tapering) e a che condizioni; come la BCE vede i rischi riguardo allo scenario macroeconomico in Europa.Che risposte ha dato la Lagarde oggi? Nel corso della conferenza stampa, la Lagarde ha ripetuto che è prematuro parlare di riduzione degli acquisti netti del PEPP e che questi ultimi continueranno a superare i livelli di inizio anno (gennaio e febbraio), specialmente se valutati su base mensile (il mercato tende a focalizzarsi sui dati settimanali, più volatili). Ciò indica acquisti nell’ordine di 80-90 miliardi al mese, rispetto ai 50-60 di gennaio-febbraio.In risposta a una domanda sulla crescita, la Lagarde ha sostenuto che i rischi non sono cambiati rispetto a marzo e che la zona Euro tornerà ai livelli di attività pre-pandemici nella seconda metà del 2022. La Lagarde ha aggiunto però che questo non vuol dire che ci sarà una vera e propria normalizzazione, visto che il livello del PIL rimarrà sotto il potenziale (ci sarà un output gap).Sarebbe bello, ma non si può. In risposta a una domanda sulla Fed, la Lagarde ha ammesso che sarebbe auspicabile una normalizzazione della politica monetaria in Europa che coincida con quella degli Stati Uniti, ma le condizioni macroeconomiche semplicemente non lo consentono. In altre parole, gli USA sono molto più avanti su cammino della crescita e inflazione rispetto all’eurozona. Nel complesso, il tono della conferenza stampa è apparso in linea con le attese, forse al margine dovish.Le tensioni interne sembrano però destinate a crescere. In generale, sul tema della comunicazione la BCE può sembrare ambigua, ma dobbiamo ricordare che per la BCE l’ambiguità è una scelta obbligata. La Presidente Lagarde si trova a mediare tra le varie anime del Consiglio, che sono spesso in disaccordo tra di loro, come si evince chiaramente dalle dichiarazioni pubbliche.Durante la pandemia, la BCE era riuscita a raggiungere un’unità di intenti che aveva sorpreso il mercato e offerto un assist importante alla politica fiscale. Uscendo dalla pandemia, queste tensioni inevitabilmente ritorneranno alla superficie. Da un lato, i falchi spingono per una riduzione del QE quanto prima e un ritorno alla normalità. Dall’altro, la maggioranza del Consiglio registra invece un’inflazione attesa ancora sotto il target e – con ogni probabilità – un livello del PIL dell’eurozona ancora sotto il potenziale. Pertanto, ogni discussione su tapering rimane prematura.La Lagarde ha inoltre ripetuto che la BCE non è legata a rigidi targets (ad es. un formale Yield Curve Control), anche se, comunque la si voglia chiamare, è palese che la BCE intende per ora continuare sul sentiero di un controllo dei rendimenti (implicito o esplicito) tramite acquisti di titoli governativi. Sarà interessante vedere se a giugno, con i vaccini in aumento e (sperabilmente) un’economia in ripresa, questo messaggio potrà cambiare in linea con le nuove previsioni macro. Per adesso, questo sembra poco probabile.

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Obama e i “sinistroidi” professionisti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2010

“Dovrebbero sottomettersi all’antidoping”. Parla Robert Gibbs, portavoce di Barack Obama, mentre attacca l’estrema sinistra, i “sinistroidi per professione”, i quali non sono mai soddisfatti con la politica del presidente. Il portavoce della Casa Bianca dovrebbe essere sempre pacato nelle sue dichiarazioni specialmente quando rappresenta un presidente che ha la reputazione di mantenere la calma costantemente. Ciononostante Gibbs non aveva tutti i torti. L’estrema sinistra del Partito Democratico non può essere soddisfatta completamente con l’operato di Obama né lo sarà mai perché in fin dei conti Obama è un centrista. Lo era anche durante la primaria democratica specialmente con il suo programma di riformare il sistema sanitario americano. In comparazione ai piani esposti da Hillary Clinton e John Edwards, i suoi avversari nella primaria democratica, il piano di Obama aveva un odore troppo “repubblicano”. Che cosa avevano ammirato i “sinistroidi di professione” in Obama durante l’elezione primaria? Beh, all’inizio non molto, dato che si erano schierati principalmente con John Edwards.  C’era però una presa di posizione fondamentale dell’Obama candidato che aveva “sedotto” l’estrema sinistra. Si tratta, come si sa, dell’opposizione di Obama alla guerra in Iraq mentre la Clinton e Edwards avevano votato per autorizzarla. Una volta però completata la primaria, la sinistra ha lavorato per fare eleggere Obama perché l’alternativa sarebbe stato John McCain il quale avrebbe in grande misura continuato la politica di George Bush. In un certo senso è proprio ciò che ha fatto Obama secondo i professionisti della sinistra. La guerra in Iraq non è ancora finita e quella in Afghanistan continua con metodi non tanto diversi da quelli di Bush. Obama è anche attaccato per non avere permesso ai gay di servire apertamente nelle forze armate, per la sua mancanza di riformare l’immigrazione, per la mancata chiusura di Guantánamo, e in linea generale per avere continuato la politica estera di Bush.
Le accuse della sinistra non sono completamente infondate ma Obama si può difendere dicendo che nonostante la ferrea opposizione dei repubblicani è riuscito a riformare il sistema sanitario ed ha approvato un pacchetto di stimolo che dovrebbe aiutare l’economia. Obama però non è rimasto a guardare dato che oltre all’insoddisfazione della sinistra ha dovuto combattere i repubblicani e specialmente l’ala estrema del Gop. Sembra, infatti, che la macchina mediatica della destra non si sia resa conto che l’elezione presidenziale sia finita.  Il ventotto percento degli americani di fede repubblicana continua a credere che Obama non sia nato negli Stati Uniti e il trentaquattro percento crede che sia, infatti, musulmano. Lo vedono come un socialista che rovinerà il Paese con la sua politica marxista come si sente dal tam-tam mediatico di Rush Limbaugh e della Fox News. Né la sinistra né la destra però coglie il “cuore” della politica e dell’ideologia di Obama. Il nuovo residente della Casa Bianca non è estremista e ha sempre cercato i compromessi. A cominciare dalla riforma sulla sanità che nonostante tutte le accuse di creare un sistema socialistico all’europea continua ad insistere sull’idea che tutti devono comprare l’assicurazione medica. Si tratta, infatti, di un sistema che continua con presupposti fondamentali dell’iniziativa privata anche se mette alcuni freni alla cupidigia delle aziende di assicurazione. Le critiche della sinistra possono aiutare Obama a spingere nella giusta direzione come lo hanno fatto nel caso di presidenti del passato. Si veda l’esempio di Franklin Delano Roosevelt con la creazione del Social Security e il New Deal e il programma della Great Society di Lyndon Johnson. È difficile però fare comparazioni considerando il fatto che ogni periodo storico è dominato da dinamiche diverse. C’è poi il fatto che il Partito Repubblicano si è spostato talmente a destra che i repubblicani dell’epoca di Roosevelt non lo riconoscerebbero al giorno d’oggi. Le pressioni della sinistra “professionista” non sono però da sottovalutare. Forse i sinistroidi sono troppo idealisti e non tutti i loro programmi si potranno implementare ma la sinistra indica il cammino ideale per una giusta società. (Domenico Maceri)

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