Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘calo’

Calo redditi agricoli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 maggio 2021

Gli agricoltori non sono stati ripagati per i loro sforzi durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria, mentre l’incremento dei consumi alimentari è andato a esclusivo beneficio della grande distribuzione, dimostrando ancora una volta il profondo squilibrio delle forze in campo – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Gli ultimi dati Eurostat rivelano che il reddito agricolo nell’Unione è diminuito in media dell’1,5%, ma in Italia il calo è più che triplicato (4,9%). Tra i fattori determinanti, ci sono le difficoltà logistiche e di reclutamento di manodopera dovute alle restrizioni che hanno causato un calo complessivo della produzione e dell’occupazione nel settore primario.Il coronavirus ha evidenziato tutte le forze e le fragilità dell’agricoltura. Se da una parte il nostro settore ha dimostrato di saper resistere anche a una crisi del tutto inedita, dall’altra si conferma lo scarso peso negoziale dei produttori che restano l’anello debole della filiera agroalimentare – continua Tiso. La Pac è stata fondamentale per evitare che le ricadute fossero ancora peggiori, grazie alle misure di gestione dei mercati e ai trasferimenti diretti che permettono a molte imprese di proseguire le loro attività.Si aprono adesso due capitoli fondamentali: l’utilizzo dei fondi del Recovery Plan e la definizione della nuova Politica agricola comune, che dovrebbe entrare nella fase decisiva in queste settimane. Il settore primario non è chiamato solo a contribuire alla ripresa economica, ma anche a permettere agli agricoltori di far sentire la loro voce quando è il momento di negoziare i prezzi e di prendere decisioni a livello europeo e nazionale.

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Natalità in calo. Trasformare in bene un apparente male

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 maggio 2021

L’istat (dati provvisori) ci fa sapere che nel 2020 i nati sono 404mila, i morti 746mila. Tasso di fecondità: 1,24 figli per donna, rispetto a 1,27 del 2019 (https://www.aduc.it/notizia/natalita+calo+istat_137941.php). L’effetto covid si registra solo per le nascite di dicembre, perché solo da marzo 2020 abbiamo vissuto la pandemia (concepimento a marzo, nascita dopo nove mesi a dicembre). Per una comprensione di quanto la pandemia possa aver condizionato il calo occorrerà attendere i dati 2021.I motivi attuali: – oltre all’avanzare del cambio di una cultura che non ha più centralità nella famiglia minimo di 4 persone e che, nella sua forma estrema, fa crescere i nuclei single, maschili e femminili; – oltre al progredire dell’emancipazione individuale (soprattutto femminile) che induce a concepire figli più in là negli anni e, di conseguenza, meno disponibilità e interesse per una prole; – il motivo principale non può che essere economico. I figli costano. Il nostro modello di Stato assistenziale è deficitario di per sé e per la burocrazia. A ragion veduta si dice sia basato sui nonni. In famiglia sono sempre di più le donne che aggiungono il loro reddito a quello dell’uomo, ma non necessariamente per i figli, quanto per una conquistata libertà individuale anche di spesa.Occorre prendere atto che la società e la famiglia sono cambiate. In meglio, soprattutto per le donne, anche se c’è ancora molto da fare. Nuova società che integra migranti da Paesi poveri: i figli più numerosi rispetto ai nostri nuclei e che, nonostante un certa xenofobia nazionalista rumorosa ma numericamente scarsa, non potrà che essere in crescita. Ma al momento si tratta di una crescita limitata, anche se non da sottovalutare. Poi dobbiamo aggiungere gli effetti del covid, quello in corso e quelli futuri.Le reazioni a questa situazione sono di due tipi: incentivare la natalità o prendere atto della realtà. L’incentivazione ci appare anomala perché non risponde agli interessi dei singoli che, pur se incentivati (i bonus bebé, per esempio, si sono sprecati in questi ultimi anni), non hanno mostrato grande interesse in merito. Prender atto della realtà significa far stare bene quelli che ci sono, adattando assistenza, strutture e infrastrutture a questo bene.In sostanza: il numero non fa la forza di un’economia, uno Stato, una società (come è stato nei due secoli precedenti), ma la qualità può fare questa forza. Qualità significa benessere degli esistenti, proiettati anche al futuro. O forse qualcuno crede che chiuderemo i confini ad ogni immigrazione, e/o in famiglia le donne torneranno a svolgere la funzione di allevatrici come in passato? Non vediamo, infatti, altri motivi, ad un cambio di tendenza.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Divorzi e separazioni in calo nell’anno del Covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2021

Roma. Il lockdown sembrava essere la tempesta perfetta per le coppie in crisi e invece, stare insieme 24 su 24, pare abbia fatto bene all’amore. Almeno nel Bel Paese. Se la convivenza forzata ha fatto “esplodere” le coppie di mezzo mondo lo stesso non può dirsi per l’Italia, almeno stando agli ultimi dati forniti dalla sezione Famiglia del Tribunale di Roma e elaborati dall’Associazione Diritto e Psicologia della Famiglia ( DPF). Nell’anno nero della pandemia si è inaspettatamente registrata una diminuzione del 15 % del numero delle separazioni rispetto all’anno precedente. Di contro si è rivelato un aumento, sia pure lieve delle separazioni consensuali (+2%) che hanno rappresentato così il 76% di quelle totali. Nessuna corsa al divorzio anche tra gli ex già legalmente separati tanto che nel 2020 i divorzi sono diminuiti del 20% con un aumento del 3% di quelli in via giudiziale, ovvero di quelli in cui le parti non sono riuscite a trovare un accordo (28% contro il 25% dell’anno precedente). Nelle separazioni consensuali aumenta dell’8% l’utilizzo della negoziazione assistita, una procedura che consente di arrivare allo scioglimento del matrimonio “in via amichevole” con una significativa riduzione dei tempi e dei costi di una lunga guerra giudiziaria. Nel 2020 ci sono stati 831 divorzi giudiziali contro i 929 dell’anno precedente. Scendono a 1943 le separazioni consensuali, 556 in meno rispetto al 2019. In calo anche i divorzi congiunti che passano da 1955 a 1293. In crescita solo i numeri di chi si dice addio avvalendosi della negoziazione assistita: 832 divorzi e 1161 separazioni. L’anno precedente i matrimoni finiti con una stretta di mano erano stati 825, 1092 le separazioni. Cosa significano questi numeri? Secondo il presidente della sezione famiglia del Tribunale di Roma, Marta Ienzi, il calo dei divorzi è solo la conseguenza di un anno “sospeso” e che il prossimo anno i divorzi sono destinati ad aumentare. «Il Covid a marzo scorso paralizzò il paese, non si sapeva a cosa stavamo andando incontro, c’era una profonda incertezza. Nelle ultime settimane stiamo invece registrando un’impennata di nuove iscrizioni di separazioni e divorzi, circa 300 ogni due settimane. Temo che il prossimo anno i numeri saranno ancora più alti. C’è da dire che i coniugi dovranno fare i conti con la crisi finanziaria che ha investito il paese – ha detto Ienzi- I giudizi che trattiamo sono sempre intrisi di emotività. La realtà è che separarsi è un lusso e bisogna poterselo permettere. Troppe volte vediamo donne disperate perché gli ex non ottemperano agli obblighi del mantenimento. Noi giudici facciamo il possibile ma penso che, sulla questione, dovrebbe metterci seriamente le mani il legislatore».

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Istat: calo occupati senza precedenti, nel 2020 -456 mila

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2021

Secondo l’Istat, nel 2020, in media, si osserva un calo dell’occupazione senza precedenti (-456 mila, -2,0%).”Nonostante il blocco dei licenziamenti, un terremoto ha colpito i lavoratori italiani” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “E’ evidente, quindi, che in una situazione così grave la misura non va prorogata solo fino a giugno, ma almeno fino alla fine dell’estate, dato che, anche se, miracolosamente, per allora fossero completate le vaccinazioni, non sarebbe risolta la grave crisi che attanaglia le nostre industrie” conclude Dona.

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Industria calzaturiera: Brusco calo del fatturato

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2021

Il report di Assocalzaturifici analizza nel dettaglio l’export, da cui emerge che tra i primi 10 mercati esteri in valore cresce solo la Corea del Sud (+14,3% nei primi 11 mesi), che cede peraltro il -5,2% in quantità. Contengono le perdite la Svizzera (-7,6%, destinazione dei prodotti realizzati dalle aziende terziste per le griffe internazionali del lusso) e la Cina (-4,4%), protagonista di un forte recupero (+43%) nel bimestre ottobre-novembre. Marcato calo delle vendite sia verso i partner dell’Unione Europea (-13% in valore la UE27) che fuori dai confini comunitari (-18%), dove il Nord America perde il -30% in valore, l’area CSI il -20%, il Medio Oriente il -25%, il Far East il -13%. L’attivo del saldo commerciale è atteso ridursi a 4,2 miliardi di euro (in flessione del -14% sul 2019). Al crollo dei livelli di attività nella prima parte dell’anno, causato dal lockdown, ha fatto seguito, nei due trimestri successivi, solo un’attenuazione della caduta (rimasta peraltro a doppia cifra), anziché un rimbalzo. La seconda ondata del virus in autunno ha subito interrotto i primi timidi segnali di risalita (a settembre vendite estere e acquisti delle famiglie in Italia avevano eguagliato i volumi dell’analogo mese 2019). Nel trimestre conclusivo dell’anno, in particolare, export e consumi (con le vendite natalizie compromesse dalle misure restrittive) sono risultati ancora largamente insoddisfacenti. In merito ai consumi, secondo il Fashion Consumer Panel di Sita Ricerca per Assocalzaturifici, in Italia nel 2020 sono state acquistate 26 milioni di paia in meno rispetto al 2019. Il prezzo medio al paio risulta sceso del -6,8% anche per il maggior utilizzo, nei mesi di quarantena, di pantofoleria e calzature informali di minor valore medio unitario.I segmenti merceologici più colpiti sono quelli delle scarpe “classiche” per uomo e donna (con cali di poco inferiori al -30% in quantità), mentre per le calzature da bambino e le sportive/sneakers le flessioni sono nell’ordine del -15%. Meno pesante, la frenata per il segmento pantofoleria/relax, sceso del -6,1% in paia e del -5,3% in spesa.Per quanto riguarda i canali di vendita, crescita decisa dell’online (+30% in quantità e +17% in spesa). La quota sul totale valore di tale modalità di shopping (peraltro in costante ascesa negli anni recenti) è passata dal 14,1% del consuntivo 2019 al 21,4%. Solo sette anni prima (2013) gli acquisti su internet coprivano appena il 3,6% della spesa per calzature delle famiglie.
Gli altri canali di vendita hanno invece chiuso il 2020 con profonde perdite: -28% le paia acquistate presso il dettaglio tradizionale (ma con un -42% in spesa); -44,4% quelle presso gli ambulanti; tra il -20 e il -25% quelle comprate nelle catene di negozi, nei grandi magazzini o nelle grandi superfici specializzate.

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Istat: a gennaio le vendite calano del -3% rispetto al mese precedente e del -6,8% sull’anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 marzo 2021

Dati che purtroppo rispecchiano quelli di ieri sulla povertà assoluta nel nostro Paese, rivelando le condizioni drammatiche in cui si trovano molte famiglie.Unico dato in controtendenza è quello relativo alle vendite online, che segnano una forte crescita del +38,4% confermando il radicarsi di un’abitudine che ha conosciuto un forte exploit dal periodo del lockdown.In grave crisi gli esercizi di piccole dimensioni ed i negozi di vicinato che, dopo aver rivelato tutta la loro utilità in termini di servizio di prossimità durante e dopo il lockdown, ora rischiano di soccombere alla crisi in atto.Questi dati, nel complesso, devono far riflettere il Governo sulla necessità di avviare misure straordinarie per contrastare gli effetti della crisi determinata dalla pandemia in corso.È indispensabile restituire solidità e dare opportunità di crescita al sistema economico, sfruttando le risorse messe a disposizione dell’Europa per il rilancio dell’occupazione, della produzione e dello sviluppo. In tale processo è fondamentale affermare un nuovo modello improntato alla sostenibilità sociale, mettendo in primo piano la lotta alle disuguaglianze, alla povertà, alle disparità sociali.

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Pil: Istat, nel quarto trimestre in calo dell’1,9%

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2021

Secondo l’Istat, nel quarto trimestre del 2020 il Pil è diminuito dell’1,9% rispetto al trimestre precedente e del 6,6% nei confronti del quarto trimestre del 2019.”Il dato preoccupante è quello della spesa delle famiglie residenti che precipita, nonostante nel quarto trimestre ci siano anche le spese di Natale, del 2,7% rispetto al terzo trimestre e che crolla addirittura del 9,9% sul quarto trimestre del 2019″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Purtroppo la caduta dei consumi è la cartina di tornasole della grave crisi economica che stiamo attraversando. Poiché quelli delle famiglie, stando ai dati di oggi, rappresentano il 58,65% del Pil, è di tutta evidenza che o siamo in grado con una riforma fiscale di ridare capacità di spesa ai ceto meno abbienti o non si va da nessuna parte, visto che se gli italiani non spendono i commercianti non vendono e, di conseguenza, le imprese non producono” conclude Dona.

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Calo drammatico delle vendite nel 2020

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

Secondo le rilevazioni appena diffuse dall’Istat, le vendite al dettaglio nell’anno appena concluso hanno subìto una diminuzione complessiva del -5,4%. I valori diminuiscono, su base annua, sia per la grande distribuzione (-21,1%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-14,4%). Altrettanto prevedibile l’incremento registrato dal commercio online, che tocca quota +34,6%.A pagare il prezzo più alto in termini di calo delle vendite è il comparto non alimentare (-12,2%), soprattutto a causa delle chiusure dei negozi disposte allo scopo di contrastare l’emergenza sanitaria in corso: l’unica eccezione è costituita da un ulteriore incremento, già riscontrato nelle precedenti rilevazioni, dei prodotti per l’informatica e per le telecomunicazioni, legato con ogni probabilità alla crescente diffusione dello smart work nonché alla necessità di svolgere l’attività scolastica a distanza.Le restrizioni che si sono rese necessarie per contenere il contagio da coronavirus hanno di certo un peso determinante nel quadro che emerge dalle rilevazioni dell’Istituto di Statistica, tuttavia non si può neanche negare che questi stessi dati dimostrino una condizione di forte disagio in cui versano molte famiglie. Alla luce di tali premesse emerge con drammatica evidenza la necessità e l’urgenza di pianificare interventi mirati per crescita e sviluppo, affiancati da un sistematico contrasto delle disuguaglianze socioeconomiche ancora presenti in tutto il Paese. Facciamo appello al Parlamento e delle forze politiche affinché si agisca con responsabilità e si possa presto predisporre un piano per investire le risorse finanziarie attualmente disponibili con lo scopo ben preciso di rilanciare l’economia, restituire stabilità alle famiglie e rafforzare il sistema sanitario.

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Istat: Pil, IV trimestre 2020 -2%, anno -6,6%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2021

Secondo l’Istat, nel quarto trimestre del 2020 il Pil è sceso del 2% sul trimestre precedente e del 6,6% su base annua.”Un crollo drammatico, anche se scontato e previsto” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il problema non è il Pil del 2020, che si conferma in flessione più o meno del 9%, -8,8%, lievemente meglio di quanto previsto dal Governo, quanto quello del 2021. La previsione di una crescita per quest’anno pari al 6% è ormai una chimera. Con il tonfo del reddito disponibile delle famiglie, difficilmente i consumi potranno decollare anche una volta finita la pandemia. Insomma, la ripresa ci sarà, ma sarà più lenta e graduale. Ecco perché nel 2021 il Pil ovviamente crescerà, ma molto meno delle attese, anche per l’effetto di trascinamento sui primi mesi del 2021 della flessione registrata oggi dall’Istat” conclude Dona.

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Covid: CNCC, in centri commerciali vendite in calo del 30%

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2021

Secondo i dati dell’Osservatorio del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (CNCC), per le attività presenti nelle gallerie e nei centri commerciali le vendite nel 2020 hanno registrato un calo del 30%.”Dati drammatici! E’ una scelta perfida, iniqua e sciagurata continuare a voler tenere chiusi, nelle giornate festive e prefestive, gli esercizi presenti all’interno dei centri commerciali, anche nelle regioni che ora sono diventate zona gialla” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Una scelta contraddittoria rispetto a quanto era possibile fare in periodi molto più preoccupanti di questo dal punto di vista epidemiologico. Senza contare che poi gli assembramenti proseguono indisturbati nei centri storici, senza alcun controllo, senza nessuno che ti misuri la febbre. Chiediamo, quindi, al nuovo Governo di cambiare linea” prosegue Dona.”A tal proposito, nonostante la quasi totalità dei centri commerciali lo faccia lo stesso, ricordiamo che per i Dpcm i supermercati e i centri commerciali non sono obbligati a rilevare la temperatura corporea. Domandiamo, quindi, ai tecnici: ma non sarebbe meglio rendere sempre obbligatoria la rilevazione della temperatura corporea tutti i giorni, invece di chiudere i negozi solo nel weekend, anche a fronte di ingressi contingentati?” conclude Dona.(Mauro Antonelli)

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Natalità in calo. Perché è un bene

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2020

Per Istat la natalità è in calo in Italia nel 2019, e stesso andamento per i primi mesi 2020 Crediamo sia un bene nonostante quasi tutte le politiche degli Stati vorrebbero il contrario e dicono di impegnarsi in merito.Nel mondo la popolazione sta esplodendo: 7,83 miliardi a dicembre 2020 secondo l’ONU, erano 6 miliardi nel 1999 e 2,5 nel 1950 . E se nel Sahel (uno dei tanti possibili esempi) ci sono tassi di natalità di circa 8 bambini per donna, la cosa ci riguarda: questi bimbi cresceranno in un territorio inospitale per diversi motivi, poi cercheranno di sopravvivere e andranno anche via, chiedendo ospitalità ai Paesi limitrofi più ospitali e a quelli più ricchi tipo Ue, Italia inclusa. C’è una lezione che la pandemia covid ci sta insegnando e che stiamo vivendo direttametne sulla nostra pelle: tutto il mondo è connesso. In economia, salute e politica. Le iniziative e le misure a livello extranazionale sono sempre più determinanti per la vita. Nel dubbio e nel nostro piccolo, si pensi a cosa accadrebbe se non esistesse l’Unione Europea.Certamente è “assurdo” che ci siano donne che partoriscono 8 figli e altre (quelle di cittadinanza italiana) 1,18. Ma mentre cerchiamo di rendere efficaci le politiche di equilibrio demografico basate, oltre che sulla cultura, anche su contraccezione e aborto, la crescita continua.E’ per questo che è un bene quando una popolazione come quella italiana, nonostante le politiche di incentivi alla natalità, decide spontaneamente di non adeguarsi: la cultura delle singole e dei singoli mostra livelli di consapevolezza e responsabilità a cui le istituzioni dovrebbero attingere. Vincenzo Donvito, presidente Aduc (n.r. Noi abbiamo sempre insistito sul fatto che esistono due diritti dai quali non si può prescindere: il diritto alla vita e quello a vivere. Ci sta bene che il diritto alla vita sia garantito ma non possiamo accettare che l’altro diritto sia costantemente violato con la povertà, l’emarginazione e quanto altro. Se noi riteniamo imprescindibili il rispetto dei due diritti allora dobbiamo convincerci che esiste un limite alle nascite che va tenuto in considerazione)

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Fiume Po: Calo delle portate tra il 40 e il 50%

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2020

Dopo un mese di ottobre caratterizzato da precipitazioni abbondanti, superiori alla media stagionale, soprattutto sui rilievi Alpini e Appenninici che hanno causato anche una piena “morbida” del Grande Fiume, il mese di Novembre ha fatto registrare un calo evidente e non comune di portata del Fiume Po. Livelli che non dovrebbero subire particolari aumenti visto che, ad eccezione di alcune piogge sparse, anche per i prossimi giorni non si attendono precipitazioni di rilievo e pertanto continuerà la fase di esaurimento dei flussi di risorsa idrica. Per fornire un’idea più chiara del fenomeno si possono prendere in esame gli stessi volumi di acqua invasati nei bacini montani e oggetto di monitoraggio che risultano oggi pari a 851 Mm rispetto al mese precedente. In termini percentuali si tratta di circa il 53 % del volume massimo invasabile nel distretto del Po (e cioè oltre 1600 milioni di mc). Sotto il profilo del contributo offerto alle portate dalla neve poi va detto che il mese di ottobre è stato caratterizzato da importanti apporti, superiori ai valori stagionali, su tutto l’arco alpino oltre i 2000-2200 m mentre su quello Appenninico le nevicate sono state sporadiche e confinate ad alte quote con accumuli in linea con i valori tipici di ottobre. Nella prima decade di novembre poi non si sono registrati apporti nevosi e le concomitanti alte temperature hanno favorito la fusione di buona parte del manto nevoso formatosi ad ottobre, ad oggi l’accumulo della neve è però inferiore alle medie di lungo periodo. I grandi laghi regolati alpini risultano ora nel complesso di poco superiore alle medie e rispetto al mese precedente il loro volume accumulato è in costante, ma lento incremento. “Nell’attuale contesto di mutamento climatico, ogni mese difficilmente può essere paragonato allo stesso degli anni precedenti e la stagionalità consolidata nel tempo viene molto spesso sovvertita da valori fuori dalle medie consuete sia sotto il profilo delle temperature, che in alcune zone hanno raggiunto 4-6 gradi in più, sia sotto il profilo delle precipitazioni – ha commentato il Segretario Generale dell’Autorità Distrettuale del Fiume Po-Ministero dell’Ambiente Meuccio Berselli – . Storicamente il mese di novembre infatti è sempre stato il periodo delle piogge intense e delle possibili alluvioni, anche quelle più gravi, mentre oggi facciamo i conti con portate assolutamente inferiori e non comuni”.

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Ue-19: produzione industriale torna in calo, Italia ultima

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

A settembre, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è scesa dello 0,4% nell’Eurozona rispetto ad agosto. L’Italia, con -5,6% si colloca in ultima posizione.”Dato pessimo e preoccupante, specie se si considera che ora l’Italia è già riprecipitata in un nuovo semi-lockdown che rende questi valori obsoleti. Non va meglio, purtroppo, neanche se si confrontano i dati di settembre con quelli pre-crisi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo lo studio dell’associazione, infatti, rispetto a gennaio 2020 (cfr. tabella n. 1), l’Italia è in quartultima posizione, con -5,3%. Germania resta la peggiore con -8,9%, al 2° posto Malta con -8,3%, al 3° l’Olanda con -5,5%. In territorio positivo solo 5 Paesi: Polonia (+0,8%), Croazia (+0,8%), Norvegia (+2,3%), Lettonia (+2,6%), Lituania (+3,9%), la migliore. Va un po’ meglio, si fa per dire, il confronto con febbraio, ultimo mese pre-lockdown. Andando in ordine crescente, l’Italia è in decima posizione, con -4%. Sul podio negativo, sempre la Germania con -9,3%, poi Estonia, -9,1% e al 3° Malta con -7,6%. Solo 3 Paesi hanno valori positivi: Grecia (+0,2%), Croazia (+0,5%) e Lituania (+5,2%).

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Italia: Calo della produzione industriale a settembre

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a settembre cala del 5,6% su agosto.”Italia nei guai! L’ottimo rimbalzo di agosto, grazie al quale si erano recuperati i valori pre-Covid, non solo è già finito, ma il Paese è arretrato come i gamberi. Insomma, smaltiti questa estate gli ordini arretrati, la produzione arranca nuovamente. Un segnale pessimo, per non dire drammatico, considerato che ora l’Italia è già riprecipitata in un nuovo lockdown che rende questi valori, già orrendi, appartenenti ad una precedente era geologica” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Rispetto a gennaio, la produzione di settembre risulta inferiore, nei dati destagionalizzati, del 5,3%, -4% su febbraio, ultimo mese pre-crisi, mentre in agosto si era già in territorio positivo con un +1,7%. Per i beni di consumo non durevoli il gap da recuperare è pari al 5,5% su gennaio e al 4,8% su febbraio. Va meglio per i beni durevoli che, nonostante crollino dell’11,4% su agosto, tengono rispetto a febbraio con +0,2%, dato che in agosto si era verificata una straordinaria performance: +13,1% su febbraio ” conclude Dona.

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Rc auto: con il Covid tariffe in calo del 10,5%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it la pandemia ha avuto un impatto significativo sul prezzo delle polizze tanto che, ad ottobre 2020, per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano in media 492,03 euro, valore in calo del 10,51% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.Una diminuzione che, come spiegano dal comparatore, è legata sia agli effetti prodotti dal primo lockdown, sia alle politiche delle compagnie assicurative che, in virtù del risparmio ottenuto nel 2020 a seguito del calo complessivo dei sinistri stradali, hanno scelto di ridurre i prezzi offerti ai clienti, soprattutto attraverso il canale online.Anche le nuove limitazioni alla mobilità introdotte dal Governo stanno iniziando ad avere i primi effetti. Già il primo giorno dell’entrata in vigore delle regole di chiusura previste dal DPCM del 4 novembre scorso si è registrato un calo importante delle richieste di RC auto nelle regioni in fascia rossa (-9% rispetto ad un -4% rilevato a livello nazionale).Nella stessa zona è stato rilevato anche un crollo delle richieste di polizze destinate a nuovi veicoli (-22% contro un +6% rilevato, ad esempio, nelle aree in fascia gialla).

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Imprese: Aiuti per chi resta aperto ma ha un calo di fatturato

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

“Nelle prossime settimane va fatto un passo in più. Vogliamo intervenire anche nei confronti di quelle attività che non hanno chiuso per i DPCM ma che hanno subito cali di fatturato. Immaginiamo di poterli aiutare, come Movimento 5 Stelle stiamo cercando di costruire una misura per chi è rimasto aperto ma ha subito un calo di fatturato. È un momento delicato, aver scelto di differenziare aperture e chiusure, di non chiudere tutto, ci deve far pensare anche a soluzioni nuove. Che è quello che abbiamo imparato di più in questa emergenza, dobbiamo agire passo dopo passo. Di fronte a situazioni straordinarie vanno immaginate soluzioni straordinarie, è quello che stiamo facendo”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, a “Il caffè della domenica”, condotto da Maria Latella su Radio 24.

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Calo prezzi alberghi

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat dell’inflazione di agosto, stilando la classifica delle città e delle regioni che hanno registrato i minori rincari annui per quanto riguarda i servizi ricettivi e di ristorazione, distinguendo quelli di alloggio da quelli di ristorazione. Dall’analisi emerge che le principali località turistiche sono in deflazione per quanto riguarda i prezzi degli alberghi. Eclatante il dato di Venezia, città turistica per eccellenza, che registra un calo dei prezzi degli alloggi del 22,2% rispetto ad agosto 2019, collocandosi al secondo posto della graduatoria nazionale che vede al primo posto Trapani, con un calo annuo del 29,8%, ossia quasi un terzo. Al terzo posto Grosseto, -14,8%, poi Lucca, -13,9% e al quinto posto Rimini, -10,3% (cfr. tabella n. 1). In media nazionale i prezzi scendono su base tendenziale del 2,1%. “E’ evidente che questa deflazione record è il segno della crisi e del minor afflusso turistico di italiani e di stranieri registrato questa estate per via dell’emergenza Covid. Al crollo della domanda gli albergatori hanno reagito come potevano e dovevano, ossia abbassando i prezzi, così da cercare di contenere le perdite. Un calo dei prezzi di cui si sono avvantaggiati i consumatori, risparmiando sul costo della vacanza. Purtroppo temiamo che non sia bastato per risollevare il settore né il calo dei prezzi né il bonus vacanze, decisamente sottoutilizzato. Vista la drammatica situazione serviva una scossa maggiore. Per questo avevamo proposto al Governo di eliminare l’Iva per 3 mesi per tutto il settore turistico, così che allo sconto fatto dagli albergatori si sarebbe potuto aggiungere quello a carico dello Stato, rendendo più appetibili le vacanze” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Dall’altra parte della classifica, i rialzi annui più alti per Parma (+11,4%), Cosenza (11,1%) e Cuneo (+8,4%).”Tra la città più in deflazione e quella con i maggiori rincari, ossia tra Trapani e Parma, ci sono oltre 40 punti percentuali di differenza (41,2), segno di come la reazione degli albergatori sia stata molto differente a seconda della città e, soprattutto, dei flussi turistici, evidentemente molto diversificati. Alcune località hanno maggiormente risentito della riduzione dei turisti stranieri. Non per niente, le regioni più in deflazione (cfr. tabella n. 2) sono la Toscana, al primo posto con una flessione dei prezzi degli alberghi del 6,7%, poi il Veneto (-6,5%) e al terzo posto la Liguria (-6,3%). Alzano i prezzi, invece, nel Trentino Alto Adige, con il rialzo record del 5,3% ed in Campania, +4,1%.Secondo l’analisi dell’associazione, invece, i ristoranti hanno lievemente aumentato i prezzi. In media nazionale, infatti, in agosto salgono del 2,1% su base annua e non si registrano disparità così evidenti sul territorio nazionale. Solo 3 città (cfr tabella n. 3) hanno impercettibilmente ridotto i loro prezzi: Livorno (-0,2%), La Spezia (-0,1%) e Bergamo (-0,1%). I rialzi maggiori per Trapani (+4,6%), Grosseto (+4,2%) e Pordenone (+3,9%). per quanto riguarda le regioni (cfr. tabella n. 4) stabili i prezzi solo in Valle d’Aosta. I maggiori rincari in Friuli-Venezia Giulia (+2,7%) e Trentino (+2,1%).

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Calo imposta soggiorno in Veneto

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2020

La forte contrazione del movimento turistico ha un impatto diretto anche sulle casse degli enti locali. L’effetto più immediato riguarda l’imposta di soggiorno, introdotta da 131 Comuni del Veneto, che vale più del 5% delle entrate tributarie per i Municipi veneti che l’hanno istituita.La Fondazione Think Tank Nord Est ha analizzato i bilanci di previsione dei Comuni veneti per valutare la portata di questo mancato introito: a inizio 2020, in una situazione pre-covid, si stimava un incasso complessivo di oltre 82 milioni di euro per gli enti locali del Veneto. La maggior parte di queste risorse riguarda il veneziano, con più di 53 milioni di euro di introiti previsti a inizio anno. Di questi, ben 36 milioni sarebbero stati incamerati dal Comune di Venezia; oltre 5 milioni da Jesolo; 4 milioni da San Michele al Tagliamento – Bibione; 3,8 milioni da Cavallino-Treporti; 2 milioni e mezzo da Caorle. Numeri importanti si prospettavano anche per la provincia di Verona, con oltre 16 milioni di euro di incassi previsti: 5 milioni di introiti per il capoluogo Verona; 1,9 milioni Peschiera del Garda; 1,8 milioni Bardolino; 1,7 milioni Lazise; 1,3 milioni Malcesine. Il padovano avrebbe incassato 6,3 milioni di euro, di cui 2,7 milioni Abano Terme, 2,2 milioni Padova e 1,2 milioni Montegrotto Terme. Alla provincia di Belluno sarebbero andati più di 3 milioni di euro, di cui 1,6 milioni alla sola Cortina. Il trevigiano stimava di incamerare 1,8 milioni di euro, il vicentino prevedeva un introito di quasi 1,2 milioni, mentre la provincia di Rovigo avrebbe ottenuto poco più di mezzo milione di euro. Nei giorni scorsi, il Governo è venuto incontro ai Comuni turistici destinando 100 milioni di euro quale ristoro parziale delle minori entrate derivanti dall’imposta di soggiorno. Il riparto del fondo è stato effettuato in proporzione al gettito di ciascun ente e per il momento sono stati distribuiti 90 milioni di euro. Quasi 14 i milioni di euro ottenuti dalle località venete: una cifra che copre il 17% del gettito previsto prima del coronavirus. Di conseguenza, i Comuni del Veneto dovrebbero recuperare più di 68 milioni di euro: una cifra impossibile da raggiungere con gli scarsi flussi turistici del 2020. Quasi 9 i milioni di euro destinati dallo Stato ai Municipi veneziani, di cui 6,2 milioni a Venezia (rispetto ad un gettito previsto di 36 milioni di euro) e 852 mila euro a Jesolo. Alla provincia di Verona sono stati dedicati 2,9 milioni di euro, di cui quasi un milione al capoluogo scaligero. Poco più di un milione di euro di ristoro ai Comuni del padovano, mezzo milione di euro al bellunese, quasi 300 mila euro ai Municipi trevigiani, meno di 200 mila euro alla provincia di Vicenza e poco meno di 100 mila euro al Polesine.
“Quest’anno sarà difficile incassare anche solo la metà di quanto preventivato dai Comuni a inizio 2020 – spiega Antonio Ferrarelli, presidente della Fondazione Think Tank Nord Est – ma le amministrazioni locali non devono rinunciare ad investire nel settore turistico. Al contrario, se non vogliono compromettere anche le prossime stagioni, è necessario che le poche risorse a disposizione vadano destinate a progetti in grado realmente di aumentare la competitività delle destinazioni turistiche. In questa situazione di difficoltà per il turismo – conclude Ferrarelli – pubblico e privato devono lavorare insieme su progettualità di area vasta per mettere a sistema e valorizzare tutte le eccellenze del territorio.”

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Calo dei consumi nella ristorazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

Sono ancora troppo pochi gli italiani tornati al bar per fare colazione, o al ristorante per un pranzo o una cena. Ecco quanto emerge dall’indagine condotta dal Centro Studi di Fipe-Confcommercio per analizzare le cause del drastico calo di consumi che ha colpito in maniera drammatica il comparto dei pubblici esercizi. I numeri, purtroppo, sono molto chiari: il 72% non ha ancora mai fatto colazione al bar, il 67,9% un pranzo fuori casa e il 69,4% una cena. Peggio va solo per il dopocena ma è noto che questa sia un’occasione di consumo che riguarda principalmente la fascia giovanile della popolazione. Per quanto riguarda le ragioni che inducono a non andare al bar o al ristorante la fa da padrone, nell’immaginario dei consumatori, il timore del contagio: Il covid-19 fa ancora paura per ben il 66,5% degli intervistati. Tra le altre motivazioni che fanno da deterrente ai consumi fuori casa troviamo le diverse disposizioni di sicurezza che rendono meno godibile l’esperienza al ristorante (41,5%), mentre per chi lavora l’adozione dello smart working ha di fatto quasi azzerato le occasioni di consumo della colazione, della pausa caffè e del pranzo.Chi decide di andare al ristorante o al bar è anzitutto attento alle misure di sicurezza sanitaria (47,4%) e al distanziamento tra i tavoli (35,2%). Grande importanza viene data alla presenza di tavoli all’aperto non solo per le ovvie ragioni collegate alla stagione ma anche per una maggiore percezione di sicurezza (34%). In ogni caso il 92,2% degli intervistati ritiene che l’osservanza delle disposizioni di sicurezza da parte degli esercenti sia molto o abbastanza soddisfacente. Un’ evidenza che ci porta a dire che ristoranti e bar sono luoghi sicuri.La convivialità resta al centro dell’esperienza per il 45,5% degli intervistati, che si passi del tempo con la propria famiglia o con gli amici (45,5%), mentre quasi 1 su 3 si dichiara contento per il fatto stesso di essere tornato a mangiare fuori casa (29,1%). Sotto questo profilo il consumo si fa più intimo e si tendono a privilegiare i luoghi conosciuti e già frequentati in passato. Si esprime così quasi il 90% degli intervistati.

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Istat: Fiducia dei consumatori in calo

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2020

L’Istat rileva un calo della fiducia dei consumatori a giugno, mentre sale quella delle imprese.Il livello rimane comunque ancora distante da quello precedente l’emergenza coronavirus.Pesa su tale andamento, che segna un passo indietro rispetto a maggio, “la diminuzione del clima economico relativo alla situazione del Paese e di quello futuro”.Le famiglie, dopo i primi cenni di ottimismo mostrati all’indomani della fase più grave della pandemia, si stanno rendendo conto della portata epocale della crisi in atto e sono giustamente allarmate. Anche perché, in molto casi, vivono sulla propria pelle situazioni di difficoltà e di disagio.Tale situazione mostra l’estrema fragilità della nostra economia, che richiede con la massima urgenza interventi incisivi ed efficaci con cui avviare la costruzione di basi solide per una vera e propria ripresa. In tal senso è opportuno che il Governo operi con prontezza e responsabilità per sfruttare a pieno gli stanziamenti europei, indirizzandoli a una ripresa sostenibile, tesa a riequilibrare disuguaglianze e ristabilire equità.“È questo il momento di operare scelte coraggiose, attraverso l’adozione di misure strutturali capaci di garantire all’Italia nuove opportunità di crescita.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.

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