Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘calo’

Vendite al dettaglio in calo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 agosto 2022

Stime Istat vendite al dettaglio giugno: crescita in valore, calo in volume. Si compra meno ma si spende di più. I più penalizzati (-7/8%) elettrodomestici e vari tlc, mentre gli alimentari sono negativi con meno dell’1%. Una sostanziale stabilità con tendenza al ribasso, considerando anche che questo mese “pre-estivo” non è mai stato di grande slancio per le vendite al dettaglio, visto che in tanti (quest’anno più che mai) fanno i conti in tasca con maggiore attenzione per poter poi spendere per una vacanza. Sarà sintomatico per meglio capire se siamo alla canna del gas o meno, vista la fiammata inflazionistica di luglio e i rincari stratosferici dei servizi turistici, il comportamento nei mesi di luglio e agosto. Da aggiungere, la “variante” del governo che è caduto e, di conseguenza la maggiore preoccupazione dei consumatori verso continuità e crescita delle sovvenzioni statali e delle prospettive di riforme e cambiamenti in meglio. Comunque, la nostra economia sta tenendo, le nostre percentuali non sono difformi da quelle degli altri partner comunitari ed internazionali. Questo grazie all’armonia istituzionale – nazionale, europea ed internazionale – messa in pratica dai governi che abbiamo avuto. Speriamo che questo sia considerato dall’elettore che il 25 settembre rinnoverà il Parlamento. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Fiducia consumatori in calo

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2022

La stima Istat per la fiducia dei consumatori registra un calo a luglio, da 98,3 a 94,8 (1) con un minimo che non si registrava da maggio 2020. Nessun numero è drammatico ma è sintomatico del sentire negativo dei consumatori, soprattutto per quello che è stato l’avvenimento negativo per eccellenza nel mese di luglio, sfiducia e caduta del governo; sentimento che porta a considerare negativi i prossimi periodi, visto che è l’Esecutivo che decide su sostegni e contributi per far fronte alla tre crisi gravi che continuano a caratterizzare il periodo: guerra, energia e covid.La caratteristica degli acquisti, infatti, è verso i beni durevoli, anche perché in questo periodo estivo, una delle spese maggiori tipiche (turismo) è tra quelle che sta maggiormente subendo rincari.Visto che nei prossimi periodi le situazioni per le crisi non sembrano essere verso il superamento, ma instabilità e peggioramento, il consumatore fa bene a scommettere solo sul lungo periodo.Si spera che questa lezione economica sia tale per chi offre servizi e prodotti per i consumatori (la cui fiducia è anche in calo), sì da farli ricredere che non è con aumenti selvaggi e continui che potranno risolvere le loro difficoltà.Mai come in questo periodo è necessaria una grande alleanza tra gli attori del mercato, produttori e consumatori. Il governo Draghi ci stava provando, ma qualcuno ha ritenuto opportuno fosse più importante qualche deputato o qualche potere in più per se stesso piuttosto che maggiore sicurezza e felicità per consumatori e produttori. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Domanda di case in calo

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2022

Questi primi sei mesi del 2022 vedono un mattone ancora di segno più. Infatti, rispetto allo stesso periodo di un anno fa, i prezzi salgono di un ulteriore 1%. Secondo i dati elaborati da Immobiliare.it Insights, business unit di Immobiliare.it specializzata in studi di mercato, a giugno la cifra richiesta per l’acquisto di una abitazione a livello nazionale è stata di 2.063 euro al metro quadro.Il Nord si conferma il motore propulsivo del Paese, in particolare è il Nord Est a performare meglio anno su anno, con un aumento dei prezzi pari al 3,5%. Il Nord Ovest si ferma ad un +2,7%. Situazione di sostanziale stabilità per il Centro e il Sud (+0,1% entrambi). Male invece il confronto con i primi sei mesi del 2021 per le Isole, che vedono un calo nel valore delle case dell’1,4%.

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Calo del 30 per cento dei raccolti di foraggi

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Maggio 2022

Calo dei raccolti dei foraggi per il 30 per cento. Un’altra grave problematica investe le aziende zootecniche della Regione Lazio già alle prese con l’emergenza peste suina africana che sta mettendo a dura prova gli allevamenti dell’Agro Romano e con il caro materie prime. Ora tutto il settore zootecnico deve confrontarsi con la riduzione dei raccolti dovuta alla siccità in atto. La Cia Roma lancia un appello urgente e chiede che venga convocato un tavolo di crisi che coinvolga Regione Lazio, Consorzi di Bonifica e le organizzazioni agricole. “E’ evidente – sottolinea Italo Pulcini, vicepresidente Cia Roma – che è mancata una programmazione da parte delle istituzioni. L’acqua già pagata a caro prezzo ora scarseggia e già i magri redditi delle aziende zootecniche rischiano una ulteriore riduzione di reddito significativa. A rischio un settore primario e il paesaggio agrario regionale. Chiediamo che non si perda ulteriore tempo e che attorno a un tavolo istituzioni ed aziende si possano discutere di soluzioni a breve e lungo termine. E’ necessario – spiega ancora il vicepresidente Pulcini – ripensare l’intero comparto agricolo e zootecnico alla luce dei mutamenti del clima”.

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Popolazione residente in calo

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

Istat fa sapere che la popolazione residente 2021 è -253mila rispetto al 2020 e il saldo naturale nascite-morti è di -310mila. Tutto molto condizionato dalla pandemia ancora in corso, che in due anni ha generato un calo di 616mila unità. Si tratta dello 0,4% di calo della popolazione: al 31 dicembre 2021 i residenti in Italia sono quasi 59 milioni. Dati che fanno preoccupare chi ritiene che i saldi demografici debbano sempre essere in crescita ma, collocati nelle dinamiche demografiche mondiali in crescita, ci confortano. In Paesi come il nostro le crescite e i cali sono più sotto controllo rispetto alle esplosioni incontrollate dei Paesi del terzio e quarto mondo, esplosioni che, rispetto agli attuali 8 miliardi, sembra che nel 2050 porteranno il Pianeta a 10 miliardi di individui. Numeri che, oltre ad essere problematici lì dove si registrano, lo sono anche perché non possono che alimentare flussi migratori e relative problematiche connesse. Il ruolo del nostro Paese, non contribuendo all’esplosione demografica, è quindi positivo. Non solo, ma gli consente di meglio attrezzarsi per aiutare i Paesi con natalità poco controllate. Dati del genere nel contesto di crisi mondiale per guerra e carenze di materie prime confortano per il solo fatto che non aggiungono problemi a problemi.François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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Calo redditi agricoli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 Maggio 2021

Gli agricoltori non sono stati ripagati per i loro sforzi durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria, mentre l’incremento dei consumi alimentari è andato a esclusivo beneficio della grande distribuzione, dimostrando ancora una volta il profondo squilibrio delle forze in campo – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Gli ultimi dati Eurostat rivelano che il reddito agricolo nell’Unione è diminuito in media dell’1,5%, ma in Italia il calo è più che triplicato (4,9%). Tra i fattori determinanti, ci sono le difficoltà logistiche e di reclutamento di manodopera dovute alle restrizioni che hanno causato un calo complessivo della produzione e dell’occupazione nel settore primario.Il coronavirus ha evidenziato tutte le forze e le fragilità dell’agricoltura. Se da una parte il nostro settore ha dimostrato di saper resistere anche a una crisi del tutto inedita, dall’altra si conferma lo scarso peso negoziale dei produttori che restano l’anello debole della filiera agroalimentare – continua Tiso. La Pac è stata fondamentale per evitare che le ricadute fossero ancora peggiori, grazie alle misure di gestione dei mercati e ai trasferimenti diretti che permettono a molte imprese di proseguire le loro attività.Si aprono adesso due capitoli fondamentali: l’utilizzo dei fondi del Recovery Plan e la definizione della nuova Politica agricola comune, che dovrebbe entrare nella fase decisiva in queste settimane. Il settore primario non è chiamato solo a contribuire alla ripresa economica, ma anche a permettere agli agricoltori di far sentire la loro voce quando è il momento di negoziare i prezzi e di prendere decisioni a livello europeo e nazionale.

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Natalità in calo. Trasformare in bene un apparente male

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 Maggio 2021

L’istat (dati provvisori) ci fa sapere che nel 2020 i nati sono 404mila, i morti 746mila. Tasso di fecondità: 1,24 figli per donna, rispetto a 1,27 del 2019 (https://www.aduc.it/notizia/natalita+calo+istat_137941.php). L’effetto covid si registra solo per le nascite di dicembre, perché solo da marzo 2020 abbiamo vissuto la pandemia (concepimento a marzo, nascita dopo nove mesi a dicembre). Per una comprensione di quanto la pandemia possa aver condizionato il calo occorrerà attendere i dati 2021.I motivi attuali: – oltre all’avanzare del cambio di una cultura che non ha più centralità nella famiglia minimo di 4 persone e che, nella sua forma estrema, fa crescere i nuclei single, maschili e femminili; – oltre al progredire dell’emancipazione individuale (soprattutto femminile) che induce a concepire figli più in là negli anni e, di conseguenza, meno disponibilità e interesse per una prole; – il motivo principale non può che essere economico. I figli costano. Il nostro modello di Stato assistenziale è deficitario di per sé e per la burocrazia. A ragion veduta si dice sia basato sui nonni. In famiglia sono sempre di più le donne che aggiungono il loro reddito a quello dell’uomo, ma non necessariamente per i figli, quanto per una conquistata libertà individuale anche di spesa.Occorre prendere atto che la società e la famiglia sono cambiate. In meglio, soprattutto per le donne, anche se c’è ancora molto da fare. Nuova società che integra migranti da Paesi poveri: i figli più numerosi rispetto ai nostri nuclei e che, nonostante un certa xenofobia nazionalista rumorosa ma numericamente scarsa, non potrà che essere in crescita. Ma al momento si tratta di una crescita limitata, anche se non da sottovalutare. Poi dobbiamo aggiungere gli effetti del covid, quello in corso e quelli futuri.Le reazioni a questa situazione sono di due tipi: incentivare la natalità o prendere atto della realtà. L’incentivazione ci appare anomala perché non risponde agli interessi dei singoli che, pur se incentivati (i bonus bebé, per esempio, si sono sprecati in questi ultimi anni), non hanno mostrato grande interesse in merito. Prender atto della realtà significa far stare bene quelli che ci sono, adattando assistenza, strutture e infrastrutture a questo bene.In sostanza: il numero non fa la forza di un’economia, uno Stato, una società (come è stato nei due secoli precedenti), ma la qualità può fare questa forza. Qualità significa benessere degli esistenti, proiettati anche al futuro. O forse qualcuno crede che chiuderemo i confini ad ogni immigrazione, e/o in famiglia le donne torneranno a svolgere la funzione di allevatrici come in passato? Non vediamo, infatti, altri motivi, ad un cambio di tendenza.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Divorzi e separazioni in calo nell’anno del Covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2021

Roma. Il lockdown sembrava essere la tempesta perfetta per le coppie in crisi e invece, stare insieme 24 su 24, pare abbia fatto bene all’amore. Almeno nel Bel Paese. Se la convivenza forzata ha fatto “esplodere” le coppie di mezzo mondo lo stesso non può dirsi per l’Italia, almeno stando agli ultimi dati forniti dalla sezione Famiglia del Tribunale di Roma e elaborati dall’Associazione Diritto e Psicologia della Famiglia ( DPF). Nell’anno nero della pandemia si è inaspettatamente registrata una diminuzione del 15 % del numero delle separazioni rispetto all’anno precedente. Di contro si è rivelato un aumento, sia pure lieve delle separazioni consensuali (+2%) che hanno rappresentato così il 76% di quelle totali. Nessuna corsa al divorzio anche tra gli ex già legalmente separati tanto che nel 2020 i divorzi sono diminuiti del 20% con un aumento del 3% di quelli in via giudiziale, ovvero di quelli in cui le parti non sono riuscite a trovare un accordo (28% contro il 25% dell’anno precedente). Nelle separazioni consensuali aumenta dell’8% l’utilizzo della negoziazione assistita, una procedura che consente di arrivare allo scioglimento del matrimonio “in via amichevole” con una significativa riduzione dei tempi e dei costi di una lunga guerra giudiziaria. Nel 2020 ci sono stati 831 divorzi giudiziali contro i 929 dell’anno precedente. Scendono a 1943 le separazioni consensuali, 556 in meno rispetto al 2019. In calo anche i divorzi congiunti che passano da 1955 a 1293. In crescita solo i numeri di chi si dice addio avvalendosi della negoziazione assistita: 832 divorzi e 1161 separazioni. L’anno precedente i matrimoni finiti con una stretta di mano erano stati 825, 1092 le separazioni. Cosa significano questi numeri? Secondo il presidente della sezione famiglia del Tribunale di Roma, Marta Ienzi, il calo dei divorzi è solo la conseguenza di un anno “sospeso” e che il prossimo anno i divorzi sono destinati ad aumentare. «Il Covid a marzo scorso paralizzò il paese, non si sapeva a cosa stavamo andando incontro, c’era una profonda incertezza. Nelle ultime settimane stiamo invece registrando un’impennata di nuove iscrizioni di separazioni e divorzi, circa 300 ogni due settimane. Temo che il prossimo anno i numeri saranno ancora più alti. C’è da dire che i coniugi dovranno fare i conti con la crisi finanziaria che ha investito il paese – ha detto Ienzi- I giudizi che trattiamo sono sempre intrisi di emotività. La realtà è che separarsi è un lusso e bisogna poterselo permettere. Troppe volte vediamo donne disperate perché gli ex non ottemperano agli obblighi del mantenimento. Noi giudici facciamo il possibile ma penso che, sulla questione, dovrebbe metterci seriamente le mani il legislatore».

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Istat: calo occupati senza precedenti, nel 2020 -456 mila

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2021

Secondo l’Istat, nel 2020, in media, si osserva un calo dell’occupazione senza precedenti (-456 mila, -2,0%).”Nonostante il blocco dei licenziamenti, un terremoto ha colpito i lavoratori italiani” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “E’ evidente, quindi, che in una situazione così grave la misura non va prorogata solo fino a giugno, ma almeno fino alla fine dell’estate, dato che, anche se, miracolosamente, per allora fossero completate le vaccinazioni, non sarebbe risolta la grave crisi che attanaglia le nostre industrie” conclude Dona.

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Industria calzaturiera: Brusco calo del fatturato

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2021

Il report di Assocalzaturifici analizza nel dettaglio l’export, da cui emerge che tra i primi 10 mercati esteri in valore cresce solo la Corea del Sud (+14,3% nei primi 11 mesi), che cede peraltro il -5,2% in quantità. Contengono le perdite la Svizzera (-7,6%, destinazione dei prodotti realizzati dalle aziende terziste per le griffe internazionali del lusso) e la Cina (-4,4%), protagonista di un forte recupero (+43%) nel bimestre ottobre-novembre. Marcato calo delle vendite sia verso i partner dell’Unione Europea (-13% in valore la UE27) che fuori dai confini comunitari (-18%), dove il Nord America perde il -30% in valore, l’area CSI il -20%, il Medio Oriente il -25%, il Far East il -13%. L’attivo del saldo commerciale è atteso ridursi a 4,2 miliardi di euro (in flessione del -14% sul 2019). Al crollo dei livelli di attività nella prima parte dell’anno, causato dal lockdown, ha fatto seguito, nei due trimestri successivi, solo un’attenuazione della caduta (rimasta peraltro a doppia cifra), anziché un rimbalzo. La seconda ondata del virus in autunno ha subito interrotto i primi timidi segnali di risalita (a settembre vendite estere e acquisti delle famiglie in Italia avevano eguagliato i volumi dell’analogo mese 2019). Nel trimestre conclusivo dell’anno, in particolare, export e consumi (con le vendite natalizie compromesse dalle misure restrittive) sono risultati ancora largamente insoddisfacenti. In merito ai consumi, secondo il Fashion Consumer Panel di Sita Ricerca per Assocalzaturifici, in Italia nel 2020 sono state acquistate 26 milioni di paia in meno rispetto al 2019. Il prezzo medio al paio risulta sceso del -6,8% anche per il maggior utilizzo, nei mesi di quarantena, di pantofoleria e calzature informali di minor valore medio unitario.I segmenti merceologici più colpiti sono quelli delle scarpe “classiche” per uomo e donna (con cali di poco inferiori al -30% in quantità), mentre per le calzature da bambino e le sportive/sneakers le flessioni sono nell’ordine del -15%. Meno pesante, la frenata per il segmento pantofoleria/relax, sceso del -6,1% in paia e del -5,3% in spesa.Per quanto riguarda i canali di vendita, crescita decisa dell’online (+30% in quantità e +17% in spesa). La quota sul totale valore di tale modalità di shopping (peraltro in costante ascesa negli anni recenti) è passata dal 14,1% del consuntivo 2019 al 21,4%. Solo sette anni prima (2013) gli acquisti su internet coprivano appena il 3,6% della spesa per calzature delle famiglie.
Gli altri canali di vendita hanno invece chiuso il 2020 con profonde perdite: -28% le paia acquistate presso il dettaglio tradizionale (ma con un -42% in spesa); -44,4% quelle presso gli ambulanti; tra il -20 e il -25% quelle comprate nelle catene di negozi, nei grandi magazzini o nelle grandi superfici specializzate.

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Istat: a gennaio le vendite calano del -3% rispetto al mese precedente e del -6,8% sull’anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 marzo 2021

Dati che purtroppo rispecchiano quelli di ieri sulla povertà assoluta nel nostro Paese, rivelando le condizioni drammatiche in cui si trovano molte famiglie.Unico dato in controtendenza è quello relativo alle vendite online, che segnano una forte crescita del +38,4% confermando il radicarsi di un’abitudine che ha conosciuto un forte exploit dal periodo del lockdown.In grave crisi gli esercizi di piccole dimensioni ed i negozi di vicinato che, dopo aver rivelato tutta la loro utilità in termini di servizio di prossimità durante e dopo il lockdown, ora rischiano di soccombere alla crisi in atto.Questi dati, nel complesso, devono far riflettere il Governo sulla necessità di avviare misure straordinarie per contrastare gli effetti della crisi determinata dalla pandemia in corso.È indispensabile restituire solidità e dare opportunità di crescita al sistema economico, sfruttando le risorse messe a disposizione dell’Europa per il rilancio dell’occupazione, della produzione e dello sviluppo. In tale processo è fondamentale affermare un nuovo modello improntato alla sostenibilità sociale, mettendo in primo piano la lotta alle disuguaglianze, alla povertà, alle disparità sociali.

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Pil: Istat, nel quarto trimestre in calo dell’1,9%

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2021

Secondo l’Istat, nel quarto trimestre del 2020 il Pil è diminuito dell’1,9% rispetto al trimestre precedente e del 6,6% nei confronti del quarto trimestre del 2019.”Il dato preoccupante è quello della spesa delle famiglie residenti che precipita, nonostante nel quarto trimestre ci siano anche le spese di Natale, del 2,7% rispetto al terzo trimestre e che crolla addirittura del 9,9% sul quarto trimestre del 2019″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Purtroppo la caduta dei consumi è la cartina di tornasole della grave crisi economica che stiamo attraversando. Poiché quelli delle famiglie, stando ai dati di oggi, rappresentano il 58,65% del Pil, è di tutta evidenza che o siamo in grado con una riforma fiscale di ridare capacità di spesa ai ceto meno abbienti o non si va da nessuna parte, visto che se gli italiani non spendono i commercianti non vendono e, di conseguenza, le imprese non producono” conclude Dona.

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Calo drammatico delle vendite nel 2020

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

Secondo le rilevazioni appena diffuse dall’Istat, le vendite al dettaglio nell’anno appena concluso hanno subìto una diminuzione complessiva del -5,4%. I valori diminuiscono, su base annua, sia per la grande distribuzione (-21,1%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-14,4%). Altrettanto prevedibile l’incremento registrato dal commercio online, che tocca quota +34,6%.A pagare il prezzo più alto in termini di calo delle vendite è il comparto non alimentare (-12,2%), soprattutto a causa delle chiusure dei negozi disposte allo scopo di contrastare l’emergenza sanitaria in corso: l’unica eccezione è costituita da un ulteriore incremento, già riscontrato nelle precedenti rilevazioni, dei prodotti per l’informatica e per le telecomunicazioni, legato con ogni probabilità alla crescente diffusione dello smart work nonché alla necessità di svolgere l’attività scolastica a distanza.Le restrizioni che si sono rese necessarie per contenere il contagio da coronavirus hanno di certo un peso determinante nel quadro che emerge dalle rilevazioni dell’Istituto di Statistica, tuttavia non si può neanche negare che questi stessi dati dimostrino una condizione di forte disagio in cui versano molte famiglie. Alla luce di tali premesse emerge con drammatica evidenza la necessità e l’urgenza di pianificare interventi mirati per crescita e sviluppo, affiancati da un sistematico contrasto delle disuguaglianze socioeconomiche ancora presenti in tutto il Paese. Facciamo appello al Parlamento e delle forze politiche affinché si agisca con responsabilità e si possa presto predisporre un piano per investire le risorse finanziarie attualmente disponibili con lo scopo ben preciso di rilanciare l’economia, restituire stabilità alle famiglie e rafforzare il sistema sanitario.

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Istat: Pil, IV trimestre 2020 -2%, anno -6,6%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2021

Secondo l’Istat, nel quarto trimestre del 2020 il Pil è sceso del 2% sul trimestre precedente e del 6,6% su base annua.”Un crollo drammatico, anche se scontato e previsto” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il problema non è il Pil del 2020, che si conferma in flessione più o meno del 9%, -8,8%, lievemente meglio di quanto previsto dal Governo, quanto quello del 2021. La previsione di una crescita per quest’anno pari al 6% è ormai una chimera. Con il tonfo del reddito disponibile delle famiglie, difficilmente i consumi potranno decollare anche una volta finita la pandemia. Insomma, la ripresa ci sarà, ma sarà più lenta e graduale. Ecco perché nel 2021 il Pil ovviamente crescerà, ma molto meno delle attese, anche per l’effetto di trascinamento sui primi mesi del 2021 della flessione registrata oggi dall’Istat” conclude Dona.

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Covid: CNCC, in centri commerciali vendite in calo del 30%

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2021

Secondo i dati dell’Osservatorio del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (CNCC), per le attività presenti nelle gallerie e nei centri commerciali le vendite nel 2020 hanno registrato un calo del 30%.”Dati drammatici! E’ una scelta perfida, iniqua e sciagurata continuare a voler tenere chiusi, nelle giornate festive e prefestive, gli esercizi presenti all’interno dei centri commerciali, anche nelle regioni che ora sono diventate zona gialla” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Una scelta contraddittoria rispetto a quanto era possibile fare in periodi molto più preoccupanti di questo dal punto di vista epidemiologico. Senza contare che poi gli assembramenti proseguono indisturbati nei centri storici, senza alcun controllo, senza nessuno che ti misuri la febbre. Chiediamo, quindi, al nuovo Governo di cambiare linea” prosegue Dona.”A tal proposito, nonostante la quasi totalità dei centri commerciali lo faccia lo stesso, ricordiamo che per i Dpcm i supermercati e i centri commerciali non sono obbligati a rilevare la temperatura corporea. Domandiamo, quindi, ai tecnici: ma non sarebbe meglio rendere sempre obbligatoria la rilevazione della temperatura corporea tutti i giorni, invece di chiudere i negozi solo nel weekend, anche a fronte di ingressi contingentati?” conclude Dona.(Mauro Antonelli)

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Natalità in calo. Perché è un bene

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2020

Per Istat la natalità è in calo in Italia nel 2019, e stesso andamento per i primi mesi 2020 Crediamo sia un bene nonostante quasi tutte le politiche degli Stati vorrebbero il contrario e dicono di impegnarsi in merito.Nel mondo la popolazione sta esplodendo: 7,83 miliardi a dicembre 2020 secondo l’ONU, erano 6 miliardi nel 1999 e 2,5 nel 1950 . E se nel Sahel (uno dei tanti possibili esempi) ci sono tassi di natalità di circa 8 bambini per donna, la cosa ci riguarda: questi bimbi cresceranno in un territorio inospitale per diversi motivi, poi cercheranno di sopravvivere e andranno anche via, chiedendo ospitalità ai Paesi limitrofi più ospitali e a quelli più ricchi tipo Ue, Italia inclusa. C’è una lezione che la pandemia covid ci sta insegnando e che stiamo vivendo direttametne sulla nostra pelle: tutto il mondo è connesso. In economia, salute e politica. Le iniziative e le misure a livello extranazionale sono sempre più determinanti per la vita. Nel dubbio e nel nostro piccolo, si pensi a cosa accadrebbe se non esistesse l’Unione Europea.Certamente è “assurdo” che ci siano donne che partoriscono 8 figli e altre (quelle di cittadinanza italiana) 1,18. Ma mentre cerchiamo di rendere efficaci le politiche di equilibrio demografico basate, oltre che sulla cultura, anche su contraccezione e aborto, la crescita continua.E’ per questo che è un bene quando una popolazione come quella italiana, nonostante le politiche di incentivi alla natalità, decide spontaneamente di non adeguarsi: la cultura delle singole e dei singoli mostra livelli di consapevolezza e responsabilità a cui le istituzioni dovrebbero attingere. Vincenzo Donvito, presidente Aduc (n.r. Noi abbiamo sempre insistito sul fatto che esistono due diritti dai quali non si può prescindere: il diritto alla vita e quello a vivere. Ci sta bene che il diritto alla vita sia garantito ma non possiamo accettare che l’altro diritto sia costantemente violato con la povertà, l’emarginazione e quanto altro. Se noi riteniamo imprescindibili il rispetto dei due diritti allora dobbiamo convincerci che esiste un limite alle nascite che va tenuto in considerazione)

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Fiume Po: Calo delle portate tra il 40 e il 50%

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2020

Dopo un mese di ottobre caratterizzato da precipitazioni abbondanti, superiori alla media stagionale, soprattutto sui rilievi Alpini e Appenninici che hanno causato anche una piena “morbida” del Grande Fiume, il mese di Novembre ha fatto registrare un calo evidente e non comune di portata del Fiume Po. Livelli che non dovrebbero subire particolari aumenti visto che, ad eccezione di alcune piogge sparse, anche per i prossimi giorni non si attendono precipitazioni di rilievo e pertanto continuerà la fase di esaurimento dei flussi di risorsa idrica. Per fornire un’idea più chiara del fenomeno si possono prendere in esame gli stessi volumi di acqua invasati nei bacini montani e oggetto di monitoraggio che risultano oggi pari a 851 Mm rispetto al mese precedente. In termini percentuali si tratta di circa il 53 % del volume massimo invasabile nel distretto del Po (e cioè oltre 1600 milioni di mc). Sotto il profilo del contributo offerto alle portate dalla neve poi va detto che il mese di ottobre è stato caratterizzato da importanti apporti, superiori ai valori stagionali, su tutto l’arco alpino oltre i 2000-2200 m mentre su quello Appenninico le nevicate sono state sporadiche e confinate ad alte quote con accumuli in linea con i valori tipici di ottobre. Nella prima decade di novembre poi non si sono registrati apporti nevosi e le concomitanti alte temperature hanno favorito la fusione di buona parte del manto nevoso formatosi ad ottobre, ad oggi l’accumulo della neve è però inferiore alle medie di lungo periodo. I grandi laghi regolati alpini risultano ora nel complesso di poco superiore alle medie e rispetto al mese precedente il loro volume accumulato è in costante, ma lento incremento. “Nell’attuale contesto di mutamento climatico, ogni mese difficilmente può essere paragonato allo stesso degli anni precedenti e la stagionalità consolidata nel tempo viene molto spesso sovvertita da valori fuori dalle medie consuete sia sotto il profilo delle temperature, che in alcune zone hanno raggiunto 4-6 gradi in più, sia sotto il profilo delle precipitazioni – ha commentato il Segretario Generale dell’Autorità Distrettuale del Fiume Po-Ministero dell’Ambiente Meuccio Berselli – . Storicamente il mese di novembre infatti è sempre stato il periodo delle piogge intense e delle possibili alluvioni, anche quelle più gravi, mentre oggi facciamo i conti con portate assolutamente inferiori e non comuni”.

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Ue-19: produzione industriale torna in calo, Italia ultima

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

A settembre, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è scesa dello 0,4% nell’Eurozona rispetto ad agosto. L’Italia, con -5,6% si colloca in ultima posizione.”Dato pessimo e preoccupante, specie se si considera che ora l’Italia è già riprecipitata in un nuovo semi-lockdown che rende questi valori obsoleti. Non va meglio, purtroppo, neanche se si confrontano i dati di settembre con quelli pre-crisi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo lo studio dell’associazione, infatti, rispetto a gennaio 2020 (cfr. tabella n. 1), l’Italia è in quartultima posizione, con -5,3%. Germania resta la peggiore con -8,9%, al 2° posto Malta con -8,3%, al 3° l’Olanda con -5,5%. In territorio positivo solo 5 Paesi: Polonia (+0,8%), Croazia (+0,8%), Norvegia (+2,3%), Lettonia (+2,6%), Lituania (+3,9%), la migliore. Va un po’ meglio, si fa per dire, il confronto con febbraio, ultimo mese pre-lockdown. Andando in ordine crescente, l’Italia è in decima posizione, con -4%. Sul podio negativo, sempre la Germania con -9,3%, poi Estonia, -9,1% e al 3° Malta con -7,6%. Solo 3 Paesi hanno valori positivi: Grecia (+0,2%), Croazia (+0,5%) e Lituania (+5,2%).

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Italia: Calo della produzione industriale a settembre

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a settembre cala del 5,6% su agosto.”Italia nei guai! L’ottimo rimbalzo di agosto, grazie al quale si erano recuperati i valori pre-Covid, non solo è già finito, ma il Paese è arretrato come i gamberi. Insomma, smaltiti questa estate gli ordini arretrati, la produzione arranca nuovamente. Un segnale pessimo, per non dire drammatico, considerato che ora l’Italia è già riprecipitata in un nuovo lockdown che rende questi valori, già orrendi, appartenenti ad una precedente era geologica” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Rispetto a gennaio, la produzione di settembre risulta inferiore, nei dati destagionalizzati, del 5,3%, -4% su febbraio, ultimo mese pre-crisi, mentre in agosto si era già in territorio positivo con un +1,7%. Per i beni di consumo non durevoli il gap da recuperare è pari al 5,5% su gennaio e al 4,8% su febbraio. Va meglio per i beni durevoli che, nonostante crollino dell’11,4% su agosto, tengono rispetto a febbraio con +0,2%, dato che in agosto si era verificata una straordinaria performance: +13,1% su febbraio ” conclude Dona.

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Rc auto: con il Covid tariffe in calo del 10,5%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it la pandemia ha avuto un impatto significativo sul prezzo delle polizze tanto che, ad ottobre 2020, per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano in media 492,03 euro, valore in calo del 10,51% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.Una diminuzione che, come spiegano dal comparatore, è legata sia agli effetti prodotti dal primo lockdown, sia alle politiche delle compagnie assicurative che, in virtù del risparmio ottenuto nel 2020 a seguito del calo complessivo dei sinistri stradali, hanno scelto di ridurre i prezzi offerti ai clienti, soprattutto attraverso il canale online.Anche le nuove limitazioni alla mobilità introdotte dal Governo stanno iniziando ad avere i primi effetti. Già il primo giorno dell’entrata in vigore delle regole di chiusura previste dal DPCM del 4 novembre scorso si è registrato un calo importante delle richieste di RC auto nelle regioni in fascia rossa (-9% rispetto ad un -4% rilevato a livello nazionale).Nella stessa zona è stato rilevato anche un crollo delle richieste di polizze destinate a nuovi veicoli (-22% contro un +6% rilevato, ad esempio, nelle aree in fascia gialla).

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