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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

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Vaccino Covid e calunnie contro Israele: la storia si ripete

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

By Ugo Volli. Che Israele abbia avuto la miglior politica di reazione al Covid e soprattutto di vaccinazione, lo scrivono da tempo i giornali di tutto il mondo e lo riconoscono i complimenti ufficiali di molti stati e le richieste di aiuto da parte di altri. Ma poteva questo riconoscimento, così importante in un tempo in cui il mondo fa molta fatica a gestire efficacemente la pandemia, essere accettato senza fastidio dai nemici di Israele? Certamente no. Ma come negare i numeri, l’indubbia efficacia dell’organizzazione sanitaria israeliana? Si sono visti due sistemi di diffamazione. Uno, piuttosto minoritario, è dire: certo ce l’hanno fatta a dare il vaccino velocemente a tutti, ma è l’efficacia dei plutocrati o addirittura dei nazisti. Plutocrati perché si sono pagati il vaccino al prezzo del mercato, senza tirare sul prezzo come ha fatto l’Europa. La ragione di questo comportamento “dispendioso” è molto semplice, anzi sono due: la prima è etica, l’ebraismo mette la vita al di sopra di ogni calcolo e anche di ogni norma religiosa o quasi: non bisogna badare al budget quando si tratta di salvare chi potrebbe morire. La seconda è che ogni giorno di chiusura dell’economia costa molto di più dei vaccini, ed è sciocco non investire. Quanto al “nazismo” molti hanno attribuito il successo a una sorta di dittatura militare sanitaria. E’ una sciocchezza, le norme israeliane sull’epidemia sono come quelle di molti paesi occidentali, solo applicate con più rigore, forse. E l’esercito non c’entra niente, le vaccinazioni sono state prese in carico dalle quattro mutue cui sono iscritti i cittadini israeliani e sono state realizzate con l’aiuto di tutti e un fortissimo incoraggiamento politico. Vale la pena di vedere questo recente video autoironico di Netanyahu per un esempio, e anche per capire perché il primo ministro israeliano è così popolare nel publlico, anche se odiato da politici e giornalisti. Il secondo sistema è stato largamente usato dagli antisemiti di tutto il mondo e consiste nel dire: sì, ma Israele è razzista, perché non dà il vaccino ai palestinesi. E’ una bufala gigantesca. Partiamo da questo. Per “palestinesi” si possono intendere gli arabi che vivono fra il Mediterraneo e il Giordano, che siano cittadini israeliani o dell’Autorità Palestinese. Gli arabi israeliani rientrano fra la popolazione di Israele in tutte le statistiche e anche in questa, dunque sono stati vaccinati come tutti gli altri. Anzi, una particolare attenzione è stata fatta per coinvolgerli, anche se nel loro ambiente talvolta ci sono delle resistenze alle iniziative dello stato: non avrebbe avuto il minimo senso avere una minoranza consistente (fra il 15 e il 20%) non vaccinata e libera di circolare e proseguire il contagio. Quanto ai sudditi dell’Autorità Palestinese, per la stessa ragione sono stati vaccinati quelli che vengono a lavorare in Israele. Quanto agli altri, l’Autorità Palestinese non ha chiesto il vaccino e anzi ha protestato quando Israele ha cercato di allestire un posto di vaccinazione sul Monte del Tempio, dove al venerdì vengono a pregare in decine di migliaia. Israele ha proposto di aiutare nelle vaccinazioni non perché obbligato, ma per l’interesse comune a limitare il contagio. Non ne aveva la minima responsabilità C’è uno strano atteggiamento da considerare qui con attenzione. I nemici di Israele si sgolano a dire che “la Palestina è uno stato indipendente ”. Ma se è uno stato indipendente, che obbligo ha Israele di curane la sanità? Qualcuno ha protestato con l’Italia per non aver dato il vaccino non diciamo alla Svizzera o alla Slovenia, ma a San Marino, la cui indipendenza di fatto è piuttosto discutibile? No, nessuno ha protestato, l’Italia non ci ha pensato e San Marino ha preso i vaccini dalla Russia. Dall’altro i nemici di Israele dicono che Israele è responsabile per la sanità e dunque per la vaccinazione. Ma la politica sanitaria si estende in profondità nella vita di un paese, implica la gestione delle acque, degli ospedali, dei rifiuti, della medicina di base; e poi anche il controllo effettivo sul fatto che le norme siano seguite. Sarebbero d’accordo i nemici di Israele, se da Gerusalemme si stabilissero i turni e le precedenze delle vaccinazioni, le procedure degli ambulatori, i protocolli delle cure che si seguono a Ramallah? Che resterebbe dell’autonomia palestinese, stabilita a Oslo, anche senza parlare della loro pretesa di uno stato indipendente? E in effetti c’è un testo giuridico che traglia la testa al toro su questo problema: sono gli stessi Accordi di Oslo firmati da Israele, dall’OLP e come osservatori da Usa, Urss e Unione Europea,in cui c’è una clausola precisa che assegna esplicitamente la sanità fra le materie che devono essere gestite autonomamente dall’Autorità Palestinese.E allora perché ne parlano, i critici di Israele? Perché ci ritornano sopra? E’ semplice, perché c’è un’antica tradizione antisemita per cui gli ebrei sono incolpati per le epidemie che trasmetterebbero agli altri per malvagità, sapendo come evitarle – una menzogna evidente. Accadde nel 1348, ai tempi del Perarca, e poi nel Seicento, per l’epidemia narrata dai “Promessi Sposi” e poi cento altre volte: ogni epidemia è stata pretesto di attacchi ai quartieri ebraici, di stragi, di conversioni forzate e saccheggi. Ora tutto questo non è possibile, almeno non con Israele; ma dire che gli ebrei sono capaci di evitare l’epidemia ai danni degli altri è rimasto fra le calunnie antisemite e come tutte queste viene oggi applicata soprattutto allo stato di Israele.

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Calunnie? Niente di personale

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2013

Vorrei mettermi nei pensieri, ma solo per un momento, di quelli che ogni giorno devono inventarsi, l’idea vincente per attrarre l’attenzione dei media per il loro capo. E’ un lavoro improbo e non è infrequente che la trovata diventi infelice o faccia scattare un’imprevedibile reazione a catena dagli effetti non certo esaltanti per chi l’ha promossa.
Questo discorso non vale solo per i politici ma anche per molte altre categorie di persone che per il ruolo che svolgono hanno come interfaccia il grosso pubblico. In tutto questo bailamme ai “furori” degli uni si contrappongono, inevitabilmente quelli delle vittime costrette alla difensiva, ma alla fine questa “bolla accusatoria” si sgonfia da sola perché non sono le persone come tali a essere colpite ma ciò che rappresentano. Nella fattispecie potremmo dire che si è trattato di una sorta di avvertimento. E il ragionamento potrebbe essere stato questo: voi raccattate la “spazzatura?” E io ve la rimando con gli interessi. E la vittima designata si è ritrovata tra l’incudine e il martello. Questi giochetti fatti di calunnie, insinuazioni, sospetti, creati spesso ad arte per lanciare segnali ambigui e in linguaggi cifrati sono l’aspetto più rilevante di una decadenza dei costumi che il palazzo non dovrebbe raccogliere per darsi una visibilità, i media dovrebbero ignorare e la gente evitare di seguire con tanta curiosità. Mi confessa un editore: è impossibile non tener conto di tali provocazioni. Diventano un grosso affare poiché fanno aumentare la tiratura dei giornali e attraggono pubblicità. E le vittime? Sono solo un danno collaterale, inevitabili ma “niente di personale” (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Preti pedofili

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 Maggio 2010

Introvigne Massimo La vergogna, il dolore e la verità sull’attacco a Benedetto XVI Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2010, 1 ed.  Codice ISBN-10: 8821568407 Codice ISBN-13: 978-8821568404 Formato: 13,5×21, brossurato, 96 pagine Prezzo di copertina: € 8,00 Un libro che indaga a fondo un tema attuale e scottante, con lo scopo di distinguere la verità dal sospetto generalizzato della lobby laicista. Sulla base di testi autorevoli come la Lettera ai cattolici dell’Irlanda di Benedetto XVI, l’autore condensa i frutti di anni di ricerche sociologiche focalizzandosi sullo sconcertante dilagare della pedofilia nella Chiesa. La vergogna e il disonore di simili atti sono una profonda ferita, che non va però confusa con statistiche fasulle e calunnie diffuse solo per creare notizia. Le origini di questo fenomeno vanno cercate negli anni Sessanta, a cavallo tra rivoluzione e contestazione. In appendice vengono riportati De Delictis Gravioribus (2001) e Lettera ai cattolici dell’Irlanda (2010).
Massimo Introvigne è un sociologo che ha al suo attivo trent’anni di studi e oltre quaranta volumi dedicati in particolare al pluralismo religioso e ai casi di violenza collegati alla religione. Dirige a Torino il CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), una delle maggiori istituzioni mondiali che si occupano di rilevare e descrivere i fenomeni religiosi in Italia e nel mondo; è vice-presidente dell’APSOR (Associazione Piemontese di Sociologia delle Religioni) e vice-responsabile nazionale di Alleanza Cattolica.

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