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Posts Tagged ‘cambiamenti climatici’

Relazione speciale dell’ONU sull’impatto del riscaldamento globale sui cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

Il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha pubblicato una relazione speciale sugli impatti del riscaldamento globale, che è aumentato di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, e sulle tendenze delle emissioni di gas a effetto serra su scala mondiale ivi connesse. La relazione fornisce ai decisori politici a livello mondiale una base scientifica solida a sostegno del loro impegno per ammodernare l’economia, affrontare i cambiamenti climatici, promuovere lo sviluppo sostenibile e eliminare la povertà. La Commissione ha accolto con favore la relazione, che offre una base scientifica solida anche per i prossimi negoziati sui cambiamenti climatici in programma a dicembre a Katowice, in Polonia.
Il Commissario Moedas e il Commissario Arias Cañete hanno dichiarato: “L’UE è da sempre in prima linea quando si tratta di affrontare le cause profonde dei cambiamenti climatici e di promuovere una risposta comune mondiale al problema nel quadro dell’accordo di Parigi. La Commissione riconosce il contributo prezioso di questa relazione e sta lavorando a una proposta di strategia dell’UE per la riduzione a lungo termine delle emissioni di gas a effetto serra, da presentare a novembre, che conterrà una visione globale per l’ammodernamento della nostra economia, delle nostre industrie e del settore finanziario. L’UE si sta impegnando a ridurre le emissioni di gas a effetto serra in linea con gli obiettivi relativi alla temperatura dell’accordo di Parigi e a rendere la nostra economia più moderna, innovativa, competitiva e resiliente. Continueremo a lavorare per affrontare le sfide correnti e per prepararci a quelle a venire. Tutte le parti in causa devono intensificare gli sforzi per tener fede agli impegni presi nel quadro dell’accordo di Parigi.”

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Cambiamenti climatici e risorse

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

Vincenzi“Premesso che la sicurezza idrogeologica assoluta non esiste, ma che la violenza dei cambiamenti climatici ha reso inadeguata la gran parte della rete idraulica del Paese, approfitto dell’immagine mediatica di un’ Italia divisa a metà, cioè maltempo al Nord e siccità al Sud, per ribadire che l’anello di congiunzione fra le due realtà è il Piano Nazionale degli Invasi, da noi proposto, unitamente alla Struttura di Missione #italiasicura, con la doppia valenza di prevenzione dalle alluvioni e di riserva idrica.”
Ad affermarlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), che prosegue: “Lo ricordo perché, posticipata l’emergenza del lago di Bracciano e quindi della città di Roma, la nostra proposta rimanga forte nell’agenda politica in vista della prossima Legge di Stabilità. Non bastano al Paese, al territorio, all’economia, all’occupazione, gli stanziamenti già decisi dal Governo: i 300 milioni del Piano Irriguo Nazionale, il cui termine per la presentazione dei progetti è stato posticipato al 31 Agosto ed i 295 milioni, assegnati dal C.I.P.E., di cui ancor auna volta chiediamo i bandi. Oltre alla attivazione concreta di queste risorse – sottolinea il Presidente ANBI- ne servono di aggiuntive, perché lo impongono le emergenze, che da settimane flagellano il Paese e che oggi minano drammaticamente industrie turistiche come quelle di Cortina d’Ampezzo e del Trentino Alto Adige dimostrando, una volta di più, l’urgenza di intervenire per mettere in sicurezza idrogeologica anche i territori a monte dei grandi centri urbani, cui sono state doverosamente destinate risorse. Lo chiedono i territori, ma soprattutto le vittime, che continuano a contarsi ed alle cui famiglie non può andare che la nostra operosa solidarietà, convinti che non è il maltempo il responsabile… . All’inizio dell’autunno, i Consorzi di bonifica riproporranno l’annuale report di progetti definitivi ed esecutivi per la riduzione del rischio idrogeologico; mettere in sicurezza il territorio da siccità ed alluvioni può essere un importante volano per la ripresa economica. Servono, però, scelte politiche e operative, che continuiamo a chiedere a gran voce.” (foto: vincenzi)

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“What happens in the Arctic doesn’t stay in the Arctic”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

Philippine climateAlla vigilia della giornata mondiale degli oceani, Greenpeace pubblica un rapporto scientifico che svela come l’Artico si stia scaldando due volte più in fretta che qualsiasi altra regione del mondo, con possibili gravi ripercussioni sull’intero clima terrestre. Nell’emisfero nord del Pianeta, in particolare, potranno aumentare i fenomeni meteorologici estremi.Come suggerisce il titolo del nuovo rapporto di Greenpeace (“What happens in the Arctic doesn’t stay in the Arctic”, ciò che accade nell’Artico non resta confinato nell’Artico), l’alterazione di questo ecosistema unico e prezioso può aggravare gli effetti dei cambiamenti climatici e avere ripercussioni anche sulle nostre vite.Il rapporto ricorda infatti che estati con scarsa copertura di ghiacci artici sono spesso associate a un aumento della temperatura superficiale del Mediterraneo. La relazione tra questi fenomeni non è ancora chiara ma è stata registrata la presenza di particolari fenomeni atmosferici che si aggiungono ad altri fattori, collegati al cambiamento climatico, come disturbi nella formazione delle nuvole, effetti sulla Corrente del Golfo e cambiamenti nell’umidità dei suoli.
A causa del riscaldamento globale, negli ultimi 30 anni l’area artica coperta di ghiacci si è ridotta in modo sostanziale estate dopo estate, diminuendo la capacità della superficie ghiacciata di riflettere la luce solare (un fenomeno conosciuto come albedo) e aumentando il calore assorbito dal mare, che a sua volta contribuisce allo scioglimento dei ghiacci, in un circolo vizioso molto pericoloso.Come se non bastasse, il ritiro dei ghiacci rende più facile lo sfruttamento delle risorse naturali nel Mar Glaciale Artico: pesca, trasporto marittimo e trivellazioni in cerca di combustibili fossili fanno gola a molti e minacciano la sopravvivenza di questo fragile ecosistema.Da tempo Greenpeace chiede che le acque internazionali che circondano il Polo Nord diventino un Santuario Artico in cui sia vietata qualsiasi attività industriale estrattiva. Nelle prossime settimane l’OSPAR, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell’Artico, potrebbe decidere di istituire un’area protetta di oltre 226 mila chilometri quadrati, realizzando così il primo pezzo del Santuario.Quasi otto milioni di persone hanno già firmato la petizione internazionale di Greenpeace per impedire lo sfruttamento dell’Artico, unendosi all’appello dell’associazione ambientalista affinché questo questo vitale oceano di ghiaccio possa essere preservato a difesa del clima terrestre.

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La Grande Barriera Corallina australiana ha raggiunto un livello di sbiancamento mai raggiunto prima

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 aprile 2016

coralBRISBANE (AUSTRALIA) E’ rimasto solo il 7 per cento dei coralli non toccato dagli effetti devastanti dei cambiamenti climatici.È quanto denuncia l’ARC Center of Excellence per Coral reef Studies della James Cook University, in Australia, in uno studio diffuso oggi dopo un’ampia campagna di monitoraggio aerea e sottomarina. Secondo quanto rilevato, il 93 per cento dei 2 mila e 300 kilometri della Grande Barriera Corallina sarebbe oggetto di fenomeni di sbiancamento, e le indagini effettuate sull’area più a nord della Barriera mostrano come la mortalità tra i coralli sbiancati sia tra il 50 e il 90 per cento.«Un evento così estremo non era mai stato osservato prima, segno che il riscaldamento globale, causato dalla nostra dipendenza dalle fonti fossili, sta sancendo la fine di questo paradiso sottomarino», commenta Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia. «Abbiamo bisogno al più presto di politiche globali che tutelino le aree più vulnerabili dei nostri mari e contribuiscano con rapidità e incisività alla transizione verso un modello di sviluppo sostenibile, basato su energie rinnovabili».Nonostante da anni gli scienziati richiamino l’attenzione sui pericoli che questo meraviglioso ecosistema marino sta correndo, secondo Greenpeace i dati diffusi oggi confermano che il rischio di perdere per sempre inestimabili patrimoni sottomarini è purtroppo concreto se i governi non interverranno per cambiare subito le proprie politiche energetiche. È necessario abbandonare al più presto i combustibili fossili – carbone, petrolio e gas – per puntare su efficienza energetica e rinnovabili.

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Cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2015

ambienteA pochi giorni dall’inizio della ventunesima Conferenza sui cambiamenti climatici, la COP21, un libro apre finalmente la discussione pubblica in Italia alla vigilia del Summit che potrebbe avviare una svolta su una delle più grandi sfide del nostro tempo. Nella Parigi ferita dalle stragi terroristiche, i grandi della Terra, dal prossimo 30 novembre, dovranno definire un accordo internazionale vincolante per il controllo del riscaldamento globale, e una nuova dimensione economica, politica e culturale per il contrasto ai cambiamenti climatici che aumentano le catastrofi naturali e lo stress in molte aree del Pianeta, con danni sociali ed economici ormai da allarme rosso.
E’ in questo contesto che Francesca Santolini con il libro “Un nuovo clima” (Edizioni Rubbettino) riesce a presentare, per la prima volta, la fotografia aggiornata e completa dell’Italia che fa sistema nella lotta ai cambiamenti climatici, con il quadro dei rischi, delle azioni e delle opportunità facendo parlare tutti i protagonisti di quella che dovrà essere la madre di tutte le battaglie.
Il libro raccoglie dati e interventi degli Stati Generali sui Cambiamenti Climatici organizzati dal Governo nel giugno 2015. Un’iniziativa del tutto inedita nella nostra storia politica, che ha coinvolto ministeri, associazioni, ecologisti, regioni, enti locali, aziende di stato, mondo del lavoro e dell’imprenditoria, della cultura e della ricerca scientifica. Il volume punta dritto sugli obiettivi da raggiungere a Parigi, con riflessioni, proposte e provocazioni dei massimi esponenti nel dibattito pubblico e della politica: dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi al Ministro francese Ségolène Royal, dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti a quello delle Infrastrutture Graziano Del Rio, dal Sottosegretario Claudio De Vincenti al parlamentare ambientalista Ermete Realacci, dal Cardinale Peter Turkson che ha curato l’enciclica “Laudato Sì” di Papa Francesco ai grandi manager di Stato come Francesco Starace (Enel) e Mauro Moretti (Finmeccanica) e molti altri big e protagonisti.Il libro sarà presentato martedì 24 novembre all’Ambasciata di Francia in Italia, Piazza Farnese, 67. Interverranno: Catherine Colonna (Ambasciatrice di Francia in Italia), Gian Luca Galletti (Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territoro e del Mare), Mauro Moretti (Amministratore Delegato di Finmeccanica), Ermete Realacci (Presidente Commissione Ambiente della Camera dei Deputati), Carlo Tamburi (Direttore Country Italia Enel), Erasmo D’Angelis (Direttore de l’Unità). Sarà presente l’autrice Francesca Santolini.
Nel giugno 2015 il Governo ha organizzato gli Stati Generali sui Cambiamenti Climatici. Un’iniziativa del tutto inedita nella nostra storia politica, con la quale al centro dell’agenda nazionale è stata posta la necessità di uno sforzo corale dei mondi delle associazioni, delle amministrazioni locali, del lavoro e dell’imprenditoria, della cultura e della ricerca per definire nel concreto l’impegno italiano nella gestione del cambiamento climatico. Un passaggio fondamentale nel cammino che l’Italia sta percorrendo verso la ventunesima Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro sui Cambiamenti climatici (UNFCCC). La cosiddetta COP21, in programma a Parigi nel dicembre di quest’anno, che rappresenta un momento chiave nel processo di contrasto al cambiamento climatico. Questo volume presenta alla discussione pubblica le riflessioni che hanno animato questa straordinaria occasione di dialogo su una delle più grandi sfide del nostro tempo. Riflessioni e interventi sul ruolo dell’Unione europea e dell’Italia nella definizione di un nuovo accordo internazionale per il controllo del clima, sulla nuova dimensione economica del contrasto al riscaldamento globale, sulla sfida che l’emergenza climatica pone alla politica nazionale e mondiale. (foto: copertina)

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Migrazioni e cambiamento climatico

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2015

climate_changeDal 2008 al 2014, oltre 157 milioni di persone sono state costrette a spostarsi per eventi meteorologici estremi. Tra le cause che costringono famiglie e comunità ad abbandonare le proprie abitazioni ci sono soprattutto tempeste e alluvioni. Tra il 2008 e il 2014, secondo IDMC (Internal Displacement Monitoring Centre), queste hanno rappresentato l’85% della cause, seguite dai terremoti. Sempre l’IDMC ha calcolato che oggi le persone hanno il 60% per cento in più di probabilità di dover abbandonare la propria casa di quanto non ne avessero nel 1975. I dati sono contenuti nel rapporto “Migrazioni e cambiamento climatico” a cura di CeSPI, FOCSIV e WWF Italia rilasciato alla vigilia della COP di Parigi.Aumento delle temperature dell’aria e della superficie dei mari, cambiamento delle precipitazioni (frequenza, intensità); innalzamento del livello dei mari causato dalla fusione dei ghiacci; eventi “regionali” come Nino e monsoni asiatici stanno portando all’intensificazione della competizione tra popolazioni, Stati e imprese per il controllo e l’utilizzo delle risorse naturali che potrebbe causare conflitti e quindi provocare migrazioni forzate.Lo scenario più estremo dell’ultimo rapporto dell’IPCC prevede entro il 2100 un incremento dell’innalzamento del livello dei mari di 98 cm. James Hansen, eminente climatologo già direttore del Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA, prevede un possibile aumento del livello del mare di 5 metri entro cinquanta anni, se si raggiungessero e superassero i 2°C di aumento della temperatura. Ciò vorrebbe dire la perdita della maggior parte delle città costiere. Per i piccoli stati insulari e le regioni dei delta dei fiumi, l’innalzamento del livello dei mari potrebbe avere conseguenze catastrofiche, soprattutto se associato all’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi come i tifoni. Con un aumento delle temperature di 4 gradi, sarebbero a rischio il Mediterraneo, il Nord Africa e il Medio Oriente, ma anche i paesi dell’America Latina e i Caraibi. A essere colpite anche tutte le attività economiche umane, a partire dall’agricoltura. E’ purtroppo facile prevedere che questo porterà intere popolazioni a subire enormi difficoltà nel soddisfacimento dei bisogni elementari, specie se alla scarsità delle risorse e alla gravità dei fenomeni meteorologici estremi siassoceranno conflitti per il controllo delle risorse, aumento della violenza e disgregazione sociale.Gli effetti del cambiamento climatico interagiscono inoltre con altre variabili, di tipo socio-economico ma anche di politiche di uso del suolo e di gestione della risorsa idrica: cementificazione e pratiche agricole che riducono la capacità del terreno di assorbire l’acqua, accaparramento di terre e “land grabbing” sono tra quelle pratiche destinate ad amplificare gli effetti dei cambiamenti climatici, ponendo le premesse per migrazioni forzate. Il report individua 5 “forme” di spostamento: migrazioni di carattere internazionale; a carattere permanente e di spostamento di interinuclei familiari; sfollati interni e profughi a livello internazionale a causa di calamità naturali improvvise (il caso limite delle piccole isole del Pacifico, Kiribati o Tuvalu); ricollocazione di intere comunità per ridurre la loro esposizione a grandi rischi naturali e climatici. Il fenomeno migratorio è complesso e le cause sono interagenti (in Siria questioni politiche si sonointrecciate con la più forte siccità degli ultimi 40 anni), ma CeSPI, FOCSIV e WWF Italia chiedono alle istituzioni e propongono alla società civile una riflessione sugli strumenti legali internazionali: affinché non siano discriminanti verso le persone in difficoltà o che hanno necessità di spostarsi, ma riconosca i diritti a chi fugge dai sempre più frequenti disastri ambientali causati dai cambiamenti climatici; occorre creare nuovi regimi dei flussi a livello regionale fondati sul riconoscimento dei diritti dei migranti, integrati nei piani di adattamento al cambiamento climatico.I cambiamenti climatici, le ricadute sulle popolazioni più vulnerabili e le conseguenti migrazioni sono al centro del pellegrinaggio “Una Terra. Una Famiglia Umana / People’s Pilgrimage” organizzato da FOCSIV – Volontari nel Mondo, per la tappa italiana, e guidato da Yeb Sano, ex – ministro ed ex-negoziatore per i cambiamenti climatici della Repubblica delle Filippine, che sta attraversando, in questi giorni, l’Italia alla volta di Parigi per la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima (COP21) di dicembre. Il pellegrinaggio per letappe italiane è sostenuto dalla Coalizione Italiana per il Clima, di cui il WWF è parte.

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A scuola per scoprire l’Antartide

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2015

antartideCamerino Il mondo incantato dell’Antartide entra nelle scuole delle province di Macerata e Ascoli, grazie ai ricercatori della Geologia UNICAM coinvolti nella spedizione italiana che si è svolta durante lo scorso inverno, in collaborazione con l’Università Pisa e altri centri di ricerca. Il dr. Gabriele Giuli è stato impegnato in un affascinante progetto, la ricerca delle meteoriti cadute sul terreno ghiacciato dell’Antartide, anche con periodi trascorsi in tenda in campi remoti, in condizioni e temperature talvolta proibitive, malgrado l’estate polare. Lo studio delle meteoriti raccolte, al quale parteciperanno anche laureandi in geologia, continuerà all’Università di Camerino, in preparazione per la prossima spedizione. Ma la spedizione in Antartide non è finita qui! Da quando è rientrato in UNICAM il dr. Giuli sta effettuando seminari ed incontri nelle scuole, invitato dai docenti di Scienze, per parlare del suo viaggio, dell’esperienza che ha vissuto, di meteoriti e del loro significato ed importanza per lo studio della Terra e del sistema solare. Le scuole coinvolte nel progetto (dalle primarie alle secondarie superiori) hanno dimostrato un enorme interesse e l’entusiasmo degli studenti per questi temi è risultato eccezionale. Tanto da far pensare di continuare il progetto anche per il prossimo anno scolastico. Stesso entusiasmo da parte delle scuole è stato riservato ad Alessia Cicconi che con il suo doppio ruolo di insegnante di Scienze e dottoranda UNICAM sulla didattica delle scienze della Terra ha preso parte alla stessa spedizione, concentrandosi sullo studio del ghiaccio e della criosfera e agli effetti dei cambiamenti climatici. La prof. Cicconi ha effettuato alcuni collegamenti dall’Antartide con le scuole, via skype, e ora sta facendo delle attività nelle scuole per concludere, per ora, il progetto didattico. Progetti certamente non conclusi ma invece appena iniziati, che forniranno nuovi spunti per le scuole nel prossimo anno scolastico (foto antartide)

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Settimana Unesco: 18-24 novembre 2013

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2013

“I Paesaggi della Bellezza: dalla valorizzazione alla creatività” sarà il titolo della prossima Settimana UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2013, che si terrà tra il 18 ed il 24 di novembre.A due anni dalla conclusione del Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile (2005-2014) la Commissione si accinge a celebrare l’ottava edizione della “Settimana”, con temi particolarmente pro-positivi e capaci di entusiasmare e stimolare un’ampia partecipazione dei cittadini: paesaggio, bellezza, creatività.La ricchezza del nostro paese risiede soprattutto nella bellezza dell’insieme dei nostri patrimoni, naturali e culturali, racchiusi in modo inscindibile nel nostro paesaggio. Il nostro paesaggio è il capolavoro dell’interazione tra la nostra creatività – la bellezza delle nostre città, dei nostri monumenti, delle nostre tradizioni, del nostro tessuto produttivo – e il nostro ambiente.Cosa rappresenta oggi il nostro paesaggio e, ancor di più, cosa ne sarà di esso domani? Se da una parte dobbiamo pensare alla tutela e valorizzazione di ciò che abbiamo, dobbiamo altrettanto pensare – proprio nell’ottica dello sviluppo sostenibile – al futuro e alla nostra visione di ciò che sarà, alla creazione di “nuova bellezza”: nel nostro modo di spostarci, di vivere e organizzare le nostre città e i nostri centri, nel nostro modo di produrre, crescere e soprattutto innovare, in tutti i campi. Più che un vincolo, l’ambiente e la sostenibilità sono l’occasione per creare, innovare, produrre bellezza. E’ quindi fondamentale che le nuove generazioni vengano incoraggiate non solo a conservare e tutelare, ma a trarre ispirazione e slancio creativo nel pensare al “nuovo”, al futuro e al loro sviluppo sostenibile.Per questi motivi il prossimo novembre centinaia di realtà – istituzioni, scuole, associazioni, imprese, fondazioni, università – daranno vita, sotto l’egida e il coordinamento della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, ad un ricco calendario di eventi in rete, i più diversi: convegni, laboratori, escursioni, mostre, giochi, spettacoli, dimostrazioni pratiche…La manifestazione sarà l’occasione per condividere competenze, sensibilità, conoscenze e capacità necessarie per salvaguardare il nostro ricco patrimonio culturale e naturale, nonché la nostra salute e le risorse vitali per l’umanità. Tutti coloro che sono a vario livello impegnati nell’educazione alla sostenibilità sul territorio sono invitati ad aderire promuovendo iniziative da inserire nel programma nazionale.La Settimana si inquadra nel ‘DESS – Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005 – 2014’, campagna mondiale proclamata dall’ONU e coordinata dall’UNESCO, allo scopo di diffondere valori, conoscenze e stili di vita orientati al rispetto del bene comune e delle risorse del pianeta. A scegliere il tema dell’anno è il Comitato nazionale DESS che si compone di tutte le principali realtà che operano a ogni livello in Italia per promuovere la “cultura della sostenibilità”: istituzioni, associazioni, rappresentanze socio-economiche, ONG, centri di ricerca e formazione, reti di scuole, agenzie ambientali.Le precedenti edizioni della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile sono state dedicate ai temi dell’Energia (2006), dei Cambiamenti Climatici (2007), della Riduzione e Riciclaggio dei Rifiuti (2008) e della Città e Cittadinanza (2009), della Mobilità Sostenibile (2010) dell’Acqua (2011), dell’Alimentazione (2012) ed hanno avuto uno straordinario e crescente successo di partecipazione, fino alle oltre 800 iniziative del 2012.
La Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO confida nel massimo coinvolgimento e nell’azione sinergica di tutte le sedi che, anche a livello informale, contribuiscono a formare i valori e i comportamenti della nostra società.

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Cambiamenti climatici: adattamento o estinzione?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

Pavia 9 giugno 2011 – ore 17:00 Aula Volta – Università di Pavia, incontro con Andrea Mondoni, che propone un viaggio dalle Alpi all’Himalaya per scoprire i progetti di ricerca e conservazione che l’Ateneo pavese propone in alcune tra le zone più affascinanti e sensibili del pianeta. Nel mondo numerose specie vegetali spontanee si sono estinte negli ultimi due secoli e molte altre sono pesantemente minacciate, soprattutto per cause antropiche. I cambiamenti climatici, assieme alla perdita d’uso del suolo e all’inquinamento, sono tra le principali cause di estinzione. Negli ultimi anni l’Università di Pavia ha avviato numerose azioni concrete di conservazione della natura. Dal 2005, in collaborazione con il Centro Flora Autoctona della Regione Lombardia, il nostro ateneo ha istituito la Banca del Germoplasma delle Piante Lombarde. Recentemente l’Unione Europea e la Provincia di Trento hanno finanziato un progetto che ha come obiettivo quello di valutare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle specie che vivono ai margini dei ghiacciai. Un viaggio dalle Alpi all’Himalaya per scoprire i progetti di ricerca e conservazione in alcune tra le zone più affascinanti e sensibili del pianeta. Dott. Andrea Mondoni (Dip. di Scienze della Terra e dell’Ambiente)

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Milioni di persone a rischio fame

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2011

Decenni di progressi nella lotta contro la fame rischiano di essere annullati da un sistema alimentare al collasso e dai cambiamenti climatici. Il nuovo rapporto “Coltiva un futuro migliore”, diffuso da Oxfam, rivela che in assenza di interventi efficaci i prezzi alimentari continueranno a salire e le crisi alimentari peggioreranno riducendo altri milioni di persone alla fame. Questi effetti possono essere evitati solo riformando l’attuale sistema di produzione e condivisione del cibo. Il rapporto è diffuso in occasione del lancio della nuova campagna di Oxfam “Coltiva. Il cibo. La vita. Il pianeta”, che intende sostenere un movimento mondiale per assicurare a tutti cibo a sufficienza. Tra le personalità che hanno aderito alla campagna ci sono l’ex presidente del Brasile Lula, l’arcivescovo Desmond Tutu e l’attrice Scarlett Johansson. Secondo il rapporto, i sintomi del collasso del sistema alimentare mondiale sono chiari: fame in aumento, produttività agricola stagnante, la lotta per il controllo delle terre fertili e dell’acqua, alimenti più cari. E’ l’inizio di una nuova era della scarsità. Oxfam prevede che il prezzo di derrate essenziali come il mais, che ha già raggiunto un livello record, aumenterà di più del doppio nei prossimi 20 anni. L’aumento sarà per circa il 50% causato dai cambiamenti climatici e colpirà soprattutto i più poveri del pianeta, che spendono fino all’80% del loro reddito per nutrirsi. Inoltre, entro il 2050 la domanda di cibo aumenterà del 70%, proprio mentre la nostra capacità di incrementare la produzione sta diminuendo.
La nuova campagna di Oxfam farà i nomi dei governi che con le loro politiche mettono a rischio il mercato alimentare e delle imprese che ricavano profitti dalle falle del sistema. Gli esempi sono numerosi, nel sud e nel nord del mondo. Sebbene l’India abbia raddoppiato le dimensioni della sua economia tra il 1990 e il 2005, il numero di affamati nel paese è aumentato di 65 milioni, più della popolazione italiana, perché lo sviluppo economico ha escluso le popolazioni rurali povere. Oggi un affamato su quattro vive in India. Gli Stati Uniti, ignorando l’attuale crisi, continuano a utilizzare il 15% del mais prodotto a livello mondiale per ottenere biocarburanti. Per comprendere l’effetto di questa politica, basta pensare che i cereali necessari per riempire il serbatoio di un SUV possono nutrire una persona per un anno. Infine, si stima che tre società, Archer Daniels Midland, Bunge e Cargill controllino il 90% del commercio mondiale dei cereali. Le loro attività contribuiscono a rendere i prezzi volatili, generando un’instabilità da cui queste imprese traggono profitto.

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Acqua protagonista settimana Unesco

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2011

Si terrà dal 7 al 13 novembre 2011 sotto l’egida della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO. Centinaia di iniziative animeranno le piazze, le scuole, i teatri, le biblioteche di tutta Italia per ricordare la più importante fonte di vita e di benessere del pianeta e i fattori che la minacciano, dai cambiamenti climatici ai modelli di consumo, dagli sprechi alla cattiva gestione. Un’occasione di riflessione e di formazione per diffondere una “cultura dell’acqua”, bene indispensabile a tutte le attività umane, patrimonio comune e inalienabile delle generazioni presenti e future. La Settimana s’inquadra nel DESS – Decennio di Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005-2014, campagna mondiale proclamata dall’ONU e coordinata dall’UNESCO che vede l’adesione entusiasta di moltissime realtà: istituzioni, associazioni, scuole, università, agenzie ambientali, enti di ricerca etc. La campagna ha affrontato nei diversi anni i vari aspetti dello sviluppo sostenibile: l’Energia (2006), i Cambiamenti Climatici (2007), i Rifiuti (2008), la Città e la Cittadinanza (2009), la Mobilità (2010), traducendosi in un appuntamento consolidato all’insegna di una società più equa ed armoniosa. A scegliere il tema dell’anno è il “Comitato Nazionale per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile”, che si è riunito la scorsa settimana a Roma e ha individuato il tema dell’acqua per i suoi aspetti ecologici, scientifici, ma anche artistici e culturali, per il suo nesso con il sapere, la conoscenza e la diversità culturale, per il suo ruolo nella lotta alla povertà e nel perseguimento degli Obiettivi del Millennio. Anche quest’ anno gli enti, le scuole e le organizzazioni interessate ai temi della sostenibilità sono invitate a partecipare e a organizzare iniziative. Il coordinamento della manifestazione è a cura della Commissione Nazionale Italiana UNESCO, in collaborazione con le Regioni e le Province autonome. La realizzazione delle iniziative è a carico delle organizzazioni che aderiscono. La Commissione Nazionale Italiana UNESCO confida nel più ampio coinvolgimento delle sedi educative e culturali affinché, grazie al contributo di tutti, la Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile diventi sempre più un’occasione di crescita, di consapevolezza e di impegno, sia dei cittadini che delle istituzioni. Ulteriori dettagli, con le modalità di adesione, saranno pubblicati sul sito http://www.unescodess.it.

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Copenaghen: persa occasione storica

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2009

L’accordo di oggi sancisce il trionfo delle parole sui fatti, dell’apparenza sulla sostanza. Per Oxfam International e Ucodep, i leader presenti al vertice di Copenaghen hanno trasformato un momento storico in un fallimento storico: le due organizzazioni chiedono che l’accordo non sia un punto di arrivo, ma solo la base di partenza dei colloqui sul clima nel 2010. Non è chiaro se ciò sarà possibile, perché la Conferenza delle parti, con un’acrobazia linguistica, non ha “adottato” il testo ma si è limitata “a prenderne nota”.  La rinuncia a siglare un trattato legalmente vincolante entro il 2010 è una duro colpo, soprattutto per le popolazioni più vulnerabili. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che 150mila persone muoiono ogni giorno a causa dei cambiamenti climatici. Ogni minuto di ritardo costa nuove vite umane.  La proposta contiene l’annuncio di 100 miliardi di dollari l’anno per aiutare i paesi poveri a fronteggiare i cambiamenti climatici. In realtà, si tratta di un obiettivo e non di un risultato già assicurato: i paesi poveri non hanno infatti alcuna certezza di ricevere i fondi necessari per adattarsi ai cambiamenti climatici e ridurre le emissioni. La somma di 100 miliardi di dollari, inoltre, è solo metà di quella necessaria. Questa differenza può avere conseguenze drammatiche: solo nell’Asia del sud e nell’Africana subsahariana, per esempio, c’è bisogno di un miliardo e mezzo di dollari per impedire nuove morti per malaria e diarrea causate dal clima.  Non c’è poi certezza che i 100 miliardi saranno aggiuntivi rispetto agli impegni presi sull’Aiuto pubblico allo sviluppo. Ciò significa che, nei paesi in via di sviluppo, i fondi potrebbero essere sottratti all’istruzione e all’assistenza sanitaria per finanziarie difese contro le inondazioni o sostenere gli agricoltori più poveri. I 100 miliardi di dollari potrebbero infine non essere fondi pubblici, ed essere quindi erogati secondo l’agenda dei donatori privati più che sulla base delle reali emergenze.    Preoccupante anche l’assenza, nella bozza di accordo, di obiettivi specifici di riduzione delle emissioni entro il 2020, essenziali secondo gli scienziati per garantire che il riscaldamento globale non superi i due gradi.

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Pescara: Un brindisi per il clima

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2009

Pescara 18 dicembre a partire dalle 16 in piazza della Rinascita ci sarà uno stand per continuare a discutere di energie rinnovabili, emissioni di CO2, nucleare, con la possibilità di sottoscrivere la petizione “Sole per tutti”. Alle 17.30 i Circoli e la Segreteria di Legambiente Abruzzo sullo sfondo dello striscione “Fermiamo la febbre del pianeta” lanceranno con i cittadini un brindisi di buon augurio perché Copenaghen rappresenti una svolta nell’impegno di tutti contro i cambiamenti climatici. Sono stati invitati i rappresentanti della Provincia e del Comune di Pescara. Negli ultimi anni, infatti, le principali agenzie per l’ambiente mondiali hanno riscontrato una netta accelerazione dei fenomeni causati dal surriscaldamento globale, sottolineando che le conseguenze dei cambiamenti climatici sulle persone e sulla natura sono già oggi più rapide e gravi di quanto previsto. Il pianeta sta attraversando una fase critica, da cui è possibile uscire solo attraverso un rapido intervento concertato a livello globale.

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Cambiamenti climatici e povertà

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2009

Sono giorni cruciali a Copenhagen per i negoziati sul clima e il CINI – Coordinamento Italiano Network Internazionali, composto da ActionAid, AMREF, Save the Children, Terre des hommes, VIS, WWF e World Vision – richiama la stretta relazione tra clima e povertà: se non si giungerà a un nuovo trattato per far fronte in modo efficace ed equo ai cambiamenti climatici, saranno i più poveri del mondo, i più vulnerabili, a pagare il prezzo più alto.  Tra il 1990 e il 1998 ci sono stati 568 disastri naturali di grandi dimensioni, di cui il 94% in Paesi in via di sviluppo e 262 milioni di persone annualmente, nel periodo 2000-2004, sono state colpite da disastri legati al clima. Se l’innalzamento degli oceani procederà al ritmo attuale, entro il 2100 il solo Bangladesh avrà prodotto 35 milioni di rifugiati ambientali. Il cambiamento climatico esporrà al rischio della fame 49 milioni di persone entro il 2020. 1 miliardo e 800 milioni di persone soffriranno di scarsità d’acqua entro il 2025, la maggior parte in Asia e Africa. L’aumento delle temperature porterà a una recrudescenza di malattie infettive quale ad esempio la malaria in vaste aree, tra cui il Brasile, il Sud Africa, il Corno d’Africa. La produzione agricola potrebbe ridursi fino al 50% entro il 2020 in alcuni Paesi. Circa il 95% dell’agricoltura africana dipende dal regime delle precipitazioni e si stima che 70 milioni di africani potrebbero subire gli effetti di alluvioni entro il 2080. Il cambiamento climatico e il degrado ambientale, attualmente non vengono adeguatamente fronteggiati a causa delle condizioni di emergenza continua in cui vertono le popolazioni della maggior parte dei Paesi in via di sviluppo. Tali Paesi pagano quindi più pesantemente le conseguenze di una situazione di cui i Paesi ricchi sono in larga parte responsabili. Per questa ragione spetta a questi ultimi il compito di assicurare che la Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite per l’Accordo sul Cambiamento Climatico (COP 15) conduca a un nuovo trattato per far fronte in modo efficace ed equo ai cambiamenti climatici. Queste, secondo il CINI, le misure necessarie: Trovare un accordo su un regime climatico forte e vincolante a partire dal 2012, firmando un nuovo Protocollo di Copenhagen che sancisca dei nuovi impegni, migliorando quelli di Kyoto; Assicurare che le emissioni di carbonio raggiungano un picco entro il 2017 per poi diminuire rapidamente subito dopo, allo scopo di tagliare entro il 2050 le emissioni globali di almeno l’80% rispetto ai livelli del 1990; Trovare un accordo sulla decarbonizzazione delle economie dei Paesi industrializzati entro il 2050 e la riduzione delle emissioni di almeno il 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020; Agevolare la transizione verso un’economia a basso consumo di carbonio nei Paesi in via di sviluppo, fornendo 160 miliardi di dollari all’anno per mitigazione e l’adattamento, permettendo l’accesso alle tecnologie pulite; Sostenere un’azione immediata contro il cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo; Sostenere l’obiettivo di sospendere tutte le attività di deforestazione entro il 2020.

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Greenpeace scende in piazza per Copenhagen

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2009

In occasione della giornata mondiale di mobilitazione sui cambiamenti climatici, i gruppi locali di Greenpeace scendono in Piazza in 25 città Italiane (Le città coinvolte: Bari, Bologna, Castelli Romani, Catania, Firenze, Genova, Lecce, Livorno, Martesana, Milano, Napoli, Olbia, Padova, Palermo, Pescara, Ravenna, Roma, Salerno, Sassari, Taranto, Trieste, Varese, Venezia, Verona, Viareggio.) per chiedere che a Copenhagen venga raggiunto un accordo storico per salvare il clima da cambiamenti climatici catastrofici. L’attività rientra all’interno dell’iniziativa “100 Piazze per il Clima”, organizzata dalla coalizione “In marcia per il Clima” a cui Greenpeace aderisce. Tre giorni fa Greenpeace era salita sul Colosseo, a Roma, e aveva aperto uno striscione di 300 metri quadrati con scritto “Copenhagen: accordo astorico adesso!”. I volontari di Greenpeace stanno oggi portando lo stesso messaggio in altre 25 città italiane, facendo foto davanti ai più famosi monumenti storici del Paese. Le questioni cruciali sul tavolo dei negoziati rimangono ancora aperte. Per sbloccare la situazione occorre che i Paesi industrializzati si impegnino a ridurre le proprie emissioni di gas serra del 40% al 2020, e a garantire risorse finanziarie pari a 110 miliardi di euro all’anno per fronteggiare i cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo. Il risultato di Copenhagen dovrà essere un accordo legalmente vincolante con impegni differenziati per tutti. “Mai come ora milioni di persone nel mondo si stanno mobilitando per chiedere di salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici” commenta Francesco Tedesco, responsabile Campagna energia e Clima di Greenpeace. “È ora responsabilità dei Paesi industrializzati non perdere altro tempo e non mandare stupidamente in fumo questa occasione, purtroppo non abbiamo un altro Pianeta”. http://www.100piazze.it

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Contro povertà e cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2009

Nel corso di una conferenza stampa tenuta presso la Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati i rappresentanti Campagna del Millennio delle Nazioni Unite, di Caritas  Italiana, di Uisp e WWF Italia – principali promotori in Italia della mobilitazione mondiale Stand Up 2009 – hanno consegnato all’On. Enrico Pianetta, Presidente del Comitato Permanente per gli Obiettivi del Millennio della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, i risultati italiani delle giornate mondiali  “Stand up! Take action!” contro la povertà e i cambiamenti italiani che hanno visto essere l’Italia il primo  paese in Europa per numero di partecipanti: lo scorso ottobre, dal 16 al 18, 820.800 italiani hanno  aderito alla mobilitazione contro la povertà Stand Up.  “820.800 italiani che hanno ricordato al Governo e al Parlamento che non ci sono scusanti per non rispettare  gli impegni presi per sconfiggere la povertà nel mondo.– ha dichiarato Marta Guglielmetti, coordinatrice  per l’Italia della Campagna del Millennio dell’ONU – 820.800 italiani significa un italiano ogni 70. Un cittadino ogni 70 sa che gli Obiettivi del Millennio si possono ancora raggiungere e vuole che il Governo e il  Parlamento agiscano subito a partire dall’aumento dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo nella Legge Finanziaria  oggi in discussione in Parlamento. Per questo oggi ci facciamo portavoce delle richieste di questi 820.800 italiani consegnando all’On. Pianetta in quanto Presidente del Comitato per gli Obiettivi del Millennio della  Camera dei Deputati una targa che simboleggia il volere dei cittadini. Una targa analoga verrà inviata al Presidente della Camera Gianfranco Fini. Il Parlamento è rappresentanza del volere dei cittadini, ci auspichiamo che i parlamentari sappiano ascoltare la voce degli italiani e agire di conseguenza.”
“A pochi giorni dal Vertice di Copenhagen, le oltre 820 mila persone che hanno fatto stand up sono
altrettante, pressanti richieste perché i leader del pianeta vincano la più grande sfida mai affrontata dalla  civiltà umana – ha detto Michele Candotti, direttore generale del WWF Italia – Serve un trattato efficace, equo e legalmente vincolante per garantire il futuro del mondo e la sopravvivenza di milioni di persone, e con l’aiuto di tutti possiamo ottenerlo. Il clamore suscitato dagli annunci di possibili ritardi e le  correzioni che ne sono seguite hanno confermato che la volontà politica dipende dal peso della volontà di centinaia di milioni di persone.”  “Dallo scorso anno – sottolinea don Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana- sono raddoppiate le  persone che la campagna è riuscita a coinvolgere. Un dato confortante, frutto di percorsi educativi messi in atto sul territorio anche grazie all’impegno delle Caritas diocesane. Non gesti vuoti, ma espressioni di una ormai diffusa consapevolezza sulla “glocalità” dei fenomeni. L’auspicio è che il governo e più in generale il legislatore sappiano tenerli nella debita considerazione”.  “Lo sport sociale e per tutti si è mobilitato per la dignità delle persone e siamo davvero soddisfatti di aver  dato un contributo concreto alla riuscita della campagna – dichiara Filippo Fossati, presidente nazionale Uisp – adesso ci aspettiamo una risposta altrettanto concreta dalle istituzioni e dalla politica. Risposta che  sinora non è arrivata”.  Durante la conferenza stampa è intervenuta Laura Ciacci, portavoce della Coalizione Italiana contro la  povertà (GCAP ITALIA) ribadendo la richiesta rivolta ai parlamentari di emendare il testo delle Legge  Finanziaria 2010 presentata dal Governo per incrementare gli aiuti al sud del mondo e di presentare un piano di riallineamento

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Clima: l’Ue punta al ribasso

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2009

Una proposta inadeguata e con un difetto fondamentale: non c’è alcuna garanzia che i fondi saranno aggiuntivi e non, invece, ricavati dalle risorse già destinate all’Aiuto pubblico allo sviluppo. Così Oxfam International e Ucodep commentano l’accordo raggiunto oggi al vertice Ue di Bruxelles. L’Europa propone al resto del mondo un finanziamento pubblico globale compreso tra 22 e 50 miliardi di euro l’anno per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare la sfida dei cambiamenti climatici. Secondo Oxfam e Ucodep, il limite massimo della somma ipotizzata dall’Ue – 50 miliardi l’anno di denaro pubblico – corrisponde a meno della metà di quanto i paesi in via di sviluppo hanno veramente bisogno per adattarsi ai danni prodotti dai cambiamenti climatici e perseguire un futuro a basso contenuto di carbonio.  I capi di stato e di governo europei, inoltre, non hanno fornito indicazioni sulla quota che l’Europa dovrà assicurare. I leader europei si sono limitati a spiegare che la quota UE sarà calcolata in base al contributo dell’Europa alle emissioni globali e alle capacità finanziarie degli stati membri. La Commissione europea ha già specificato che un tale criterio porterebbe a un contributo Ue tra i 2 e 15 miliardi di euro l’anno. Oxfam e Ucodep chiedono invece all’Europa di stanziare almeno 35 miliardi di euro di denaro pubblico a favore di un fondo unico per il clima, gestito dalle Nazioni Unite, che possa contare almeno su 110 miliardi di euro l’anno. Al contempo, gli Usa dovrebbero assicurare un contributo di proporzioni comparabili.  Le risorse finanziarie devono inoltre essere aggiuntive rispetto all’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps). Se gli aiuti per salute e istruzione saranno deviati per combattere i cambiamenti climatici, Oxfam e Ucodep stimano infatti che le porte della scuola si chiuderebbero per 75 milioni di bambini, mentre 8,6 milioni di persone perderebbero l’accesso al trattamento contro Hiv/Aids. “L’Europa si è impegnata ad aumentare l’aiuto pubblico allo sviluppo per raggiungere lo 0,7% del PIL. I fondi per il clima devono essere aggiuntivi a quest’ultimo impegno. Altrimenti, i paesi ricchi stanno semplicemente dicendo ai paesi più poveri del mondo di scegliere tra costruire strutture di difesa contro le inondazioni e costruire scuole. Se i paesi ricchi ‘rubano’ dal bilancio per gli aiuti per pagare il loro debito climatico, la lotta contro la povertà farà marcia indietro”, avverte Elise Ford, responsabile dell’ufficio Oxfam di Bruxelles.

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L’ambiente incontra l’arte

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2009

Roma, 7 ottobre 2009 – ore 11.30 Villa Wolkonsky  Residenza dell’Ambasciatore britannico in Italia Via Ludovico di Savoia Conferenza Stampa su L’ambiente incontra l’arte  al festival internazionale del film di Roma Saranno presentate le iniziative di Ambasciata britannica, British Council, FAO, Fondazione Sigma-Tau, Greenpeace, Legambiente e WWF in collaborazione con il Festival Internazionale del Film di Roma, che dedica il Focus di quest’anno all’Ambiente e all’importante contributo che il cinema e le arti possono portare alla sfida globale contro i cambiamenti climatici. Dopo i saluti del padrone di casa Edward Chaplin, Ambasciatore britannico in Italia Introduzione di: Gaia Morrione, Festival Internazionale del Film di Roma Intervengono: Emanuela Sias, Communications Manager British Council Cape Farewell: dall’artico a Roma, per il clima Fulco Pratesi, Presidente Onorario WWF La nostra impronta sulle risorse del pianeta Andrea Pinchera, Direttore Comunicazione e Raccolta Fondi Greenpeace Greenpeace: salvare il clima, una corsa estrema Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Nazionale Legambiente Dott. Magid Chaar, Capo Ufficio Stampa FAO Pino Donghi, Segretario generale Fondazione Sigma-tauLa scienza incontra il cinema Modera: Pierluigi Puglia, Senior Press Officer, Ambasciata britannica

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Per prevenire gli eventi atmosferici estremi

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2009

<Nell’esprimere vicinanza alle famiglie delle vittime e solidarietà alle genti siciliane colpite dalla violenza degli eventi atmosferici delle scorse ore, sento il bisogno di evidenziare come tali accadimenti non siano più eventi isolati, bensì conseguenza dei cambiamenti climatici sulla Penisola, caratterizzati da piogge violente, concentrate nel tempo e nello spazio. Di fronte a tali evenienze, la  generale condizione idrogeologica del territorio è inadeguata e, per quanto di nostra competenza, richiede urgentemente il varo di un Piano nazionale di manutenzione straordinaria della rete idraulica, che A.N.B.I. richiede da anni e per il quale, ancora oggi, non sono previste risorse da parte dello Stato.> A dichiararlo è Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.). Secondo il Ministero dell’Ambiente,  il 69,7% dei Comuni siciliani ricade in aree classificate ad alto rischio idrogeologico, interessando 20.590  ettari di superficie. Lo stesso Ministero dell’Ambiente stimò in Sicilia, nel 2003, un fabbisogno complessivo per la difesa del suolo di 1.800 milioni di euro.  La fragilità del territorio siciliano è aggravata dalla progressiva contrazione della Superficie Agricola Utilizzata (S.A.U.) e dalla crescita, spesso disordinata, dell’urbanizzazione con  il conseguente aggravarsi delle condizioni di manutenzione idraulica del territorio. Il Censimento dell’Agricoltura, nel 1990, rilevava una S.A.U. pari a 1.508.901 ettari, equivalente al 62,2%  della superficie della Sicilia (2.570.723 ettari). Il  rilevamento ISTAT-INEA del 2003 indicava una riduzione della Superficie Agricola Utilizzata a 1.249.015  ettari con una perdita, in 13 anni, pari a 349.886 ettari, pari al 21,8%. Ipotizzando un’analoga riduzione anche per i prossimi anni, nel 2016 si avrebbe una S.A.U. di  975.694 ettari con una perdita, rispetto al 1990, di 623.207 ettari,  pari al 24,2% della intera superficie regionale, vale a dire una superficie superiore a quella delle province di Palermo e Trapani.<Di fronte a tale quadro, nei cui confronti non emergono segnali di inversione di tendenza – conclude Gargano – è evidente il ruolo fondamentale, che i Consorzi di bonifica, rimasti l’unico presidio territoriale permanente, svolgono ed il cui riconoscimento passa, in Sicilia, anche attraverso un rapido ritorno all’ordinario regime democratico. E’ di fondamentale importanza assumere la consapevolezza che la sicurezza del territorio e dei cittadini, non più rinviabile nel tempo, è condizione indispensabile per qualsiasi ipotesi di sviluppo. Ricordo che, proprio un anno fa, analoga sciagura aveva colpito il cagliaritano; da allora poco o nulla è cambiato e la situazione idrogeologica del Paese continua a peggiorare.>

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Cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2009

sculture ghiaccioPechino In occasione dell’apertura dei negoziati di Copenaghen sui cambiamenti climatici, Greenpeace ha posizionato cento sculture di ghiaccio presso il “Tempio della Terra” a Pechino. Le sculture raffigurano dei bambini e simboleggiano il futuro incerto di oltre un miliardo di persone in Asia la cui sopravvivenza è minacciata dalla mancanza di risorse idriche. I cambiamenti climatici, infatti, stanno causando la perdita dei ghiacciai himalayani che riforniscono i fiumi  Gange, Yangtze, Mekong, il Fiume Giallo e altri importanti bacini.  Allo stesso tempo un’altra scultura di ghiaccio, che raffigura il numero “100” su un mappamondo gigante, è stata inaugurata a Nuova Delhi, per segnare l’inizio del conto alla rovescia per Copenaghen. Le sculture sono state realizzate con le acque dei fiumi himalayani. Le stime dell’IPCC indicano che agli attuali tassi di aumento delle temperature, l’80 per cento dei ghiacciai dell’Himalaya, il “terzo polo” del Pianeta dopo Artico e Antartide, andrà perduto nel giro di trent’anni.  Per evitare i peggiori impatti del clima, i più recenti studi scientifici mostrano che occorre fermare la crescita delle emissioni di CO2 entro il 2015 e devono essere portate il più vicino possibile allo ZERO entro il 2050. Greenpeace esorta i Paesi industrializzati, come gruppo, a ridurre le proprie emissioni di gas serra di almeno il 40% entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990. I Paesi in via di sviluppo devono invece ridurre la crescita delle proprie emissioni del 15-30% entro la stessa data. I Paesi industrializzati devono aiutare i Paesi in via di sviluppo a centrare questo obiettivo contribuendo con circa 110 miliardi di euro all’anno fino al 2020. Oltre alle attività a Pechino e Nuova Delhi, continua la spedizione nell’Artico della nave rompighiaccio “Arctic Sunrise”, per documentare la rapidità della perdita delle masse glaciali dell’Artico. Sul Monte Rosa, infine, gli attivisti di Greenpeace hanno aperto un banner di 5.200 metri sul ghiacciaio di Gorner, con il messaggio “Our climate, Your decision”, e hanno installato un campo di protezione del clima con lo scopo di mostrare la necessità di un’azione urgente.

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