Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 27 n° 290

Posts Tagged ‘cambiamento’

Caso Azzolini: Il cambiamento che non c’è stato

Posted by fidest on Thursday, 30 July 2015

aula senato“Oggi al Senato avrei votato secondo le indicazioni della Giunta per Immunità, senza impedire l’arresto di Azzollini”. Lo afferma la vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani, dopo il no del Senato alla richiesta di arresto di Antonio Azzollini.
“Non solo mi sembra corretto rispettare l’approfondito lavoro della Giunta, che così risulta quasi svilito, ma – aggiunge Serracchiani – resto convinta che la politica abbia il dovere di mantenere la massima trasparenza nei confronti dei cittadini e della giustizia. Temo che si sia persa un’occasione per dare un buon segnale di cambiamento”.

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La Rai cambia? Mah! Intanto difendiamoci

Posted by fidest on Sunday, 1 March 2015

Rai: sede di romaGrandi discussioni sulla Rai. Bloccata l’Opas di Fininvest su Raiway, e’ in atto un confronto sulla riforma organizzativa e di governance, intorno al quale si sente e si legge di tutto e di piu’… con le corporazioni in prima linea nel difendere le proprie posizioni di rendita.
Su Raiway, come avrebbe potuto essere altrimenti? Non e’ in discussione la privatizzazione, visto che a decidere l’amministratore delegato sara’ sempre il ministero del Tesoro, e la riorganizzazione dei telegiornali e’ comunque una questione interna aziendale. Certo, e’ un’azienda di capitale pubblico, ma non abbiamo dubbi che l’ottica di riorganizzazione sara’ piu’ attenta agli attuali equilibri e numeri politici/partitici piuttosto che al mercato; del resto, chi decide e’ convinto (e allo stato non potrebbe -tecnicamente- essere altrimenti) che i partiti siano ancora l’espressione politica dei cittadini, per cui o radicalizza la situazione o si comporta come sta facendo. Gli elementi per questa radicalizzazione ci sarebbero. Il corpo elettorale italiano, nel 1995 con un referendum, aveva indicato la propria preferenza per una gestione privata della cosiddetta informazione pubblica radiotelevisiva, ma forse e’ ancora troppo presto perche’ il legislatore faccia caso a quanto accaduto 20 anni fa. Del resto, non ci hanno messo 28 anni fa per dare attuazione al referendum sulla responsabilita’ civile dei magistrati, perche’ con l’informazione e intrattenimento di Stato dovrebbero metterci meno? Una battuta? Mica tanto! L’attuale discussione sul destino della Rai segue quella che, negli ultimi mesi del 2014, aveva avvampato gli animi e le fantasie sul cosiddetto canone o abbonamento (l’imposta che si paga per il possesso di un apparecchio tv). Anche li’ c’era di tutto e di piu’. Alla fine non e’ cambiato nulla. E a casa dei contribuenti continuano ad arrivare le richieste/minacce della Rai che pretende il pagamento dell’imposta perche’ presume l’esistenza di un apparecchio tv nella casa di ogni residente. Immaginiamo che tutto sia rimandato alla prossima indagine e al prossimo incarico al sottosegretario Antonello Giacomelli, attore politico/mediatico in quei mesi (e anche oggi) in cui sembrava che dovessero farci pagare questa imposta perche’ esalavamo un respiro.
Finira’ nel nulla anche la discussione di questi primi mesi del 2015? Chissa’! Di certo non sara’ abolita l’imposta/canone. Questo vuol dire che la Rai continuera’ a non essere sul mercato, ad agire in abuso di posizione dominante rispetto ai propri concorrenti che si devono accontentare solo della pubblicita’ oppure devono far pagare i loro abbonati (veri, perche’ pagano per aver scelto di voler vedere dei programmi, e non finti come quelli della Rai, che chiama tali i contribuenti fiscali).
Nel frattempo, per i cittadini/utenti, dispensiamo un consiglio gia’ dato in altre occasioni: visto che siamo in tanti ad avere Internet anche nelle tasche dei pantaloni e nelle borsette, se proprio vogliamo vedere dei programmi Rai, e’ bene ricordarsi che la visione di questi attraverso la Rete (dove vengono trasmessi in diretta) non comporta il pagamento dell’odiata imposta/canone. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Giustizia: giovedì 26 febbraio confronto a Roma con i Giovani di Confapi

Posted by fidest on Monday, 23 February 2015

campidoglioRoma Campidoglio giovedì 26 Febbraio dalle 16 nella Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini. Nel corso dell’incontro il presidente nazionale dei giovani di Confapi Angelo Bruscino si confronterà tra gli altri con Sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Ferri, il Capogruppo dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo Gianni Pittella, il componente della Commissione Giustizia al Senato Nico D’Ascola, il componente della Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati Gianfranco Chiarelli , con l’Ambasciatore Repubblica di Serbia Ana Hrustanovic, il Primo Segretario Ambasciata Stati Uniti d’America John Barbian, il Presidente Cassa Forense Nunzio Luciano, il Presidente di Federnotai Carmelo Di Marco e il Presidente Fondazione C.R.E. Roma Europa Domenico Naccari. “Da anni dichiara il presidente dei Giovani Imprenditori di Confapi Angelo Bruscino- i si parla di riforma della Giustizia, in un’ottica di revisione costituzionale. A noi imprenditori, invece, piacerebbe parlare di un cambiamento della giustizia finalizzato a obiettivi pragmatici, come quelli di ridare efficienza e modernità a un paese come il nostro, nel quale la durata dei processi civili di primo grado è di 493 giorni, mentre nei paesi aderenti al Consiglio d’Europa è di 287 giorni.
Oggi l’Italia è inserita secondo la classifica “Doing Business 2013” della Banca Mondiale, al 160° posto, sui 185 paesi analizzati, per la durata di una normale controversia commerciale. Meglio di noi fanno nazioni come l’Iraq, il Togo e il Gabo, peggio solo l’Afghanistan …” Cosa significa per questo paese una giustizia civile inefficiente? Si traduce in una riduzione degli investimenti, soprattutto di quelli provenienti dall’estero; crea asimmetrie nei tassi d’interesse tra diverse regioni del paese; comporta rigidità nel mercato del lavoro; limita la concorrenza nei settori produttivi, nei servizi, e nelle professioni; provoca una distorsione della struttura delle imprese. Per fermarsi solo ai danni più rilevanti! Secondo uno studio della Banca d’Italia, la lentezza del nostro sistema di giustizia equivale alla perdita di un 1% del Pil, altre stime calcolano che smaltire l’enorme mole di cause pendenti frutterebbe alla nostra economia il 4,9% del Pil.Per attuare-continua Bruscino- una riforma della giustizia che ridia a questo paese anche la dignità giuridica che merita e che rilanci l’economia e gli investimenti utili per la crescita basterebbero poche cose: disincentivare l’abuso processuale che rallenta le cause reali adeguando ad esempio il tasso legale a quello di mercato; incentivare la sottoscrizione di polizze di tutela legale a copertura dei costi processuali, sul modello di diversi paesi europei; introdurre i sistemi di Alternative Dispute Resolution, come la negoziazione diretta con valore di titolo esecutivo in presenza degli avvocati, tavoli paritetici, mediazione e arbitrato; incentivare i tribunali che adottino più rapidamente il processo telematico; introdurre la pratica dei giovani nell’Ufficio del Giudice, ossia laureati selezionati secondo criteri qualitativi che affianchino il giudice, configurando la pratica (tra l’altro positivamente sperimentata a Milano) come normale procedura concorsuale per ottenere l’accesso alla magistratura e come tirocinio abilitante per l’avvocatura.
Basterebbe poco, per dare una sterzata al nostro sistema. Il governo sembra già volere candidarsi a voler far sue alcune di queste proposte, noi ci auguriamo che con la stessa forza dimostrata nel portare avanti le altre riforme, si avanzi velocemente sulla strada che porti questo paese ad avere la Giustizia che merita.” “Il tema della giustizia civile e dei meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie-dichiara il Coordinatore Dipartimento ADR e Arbitrato Fondazione AIGA Massimiliano Castellone- si pone, in questo preciso momento storico, in una posizione di assoluta centralità. L’accesso alla giustizia ordinaria diventa sempre più difficile ed oneroso, i tempi sono sempre più lunghi, l’inefficienza della macchina–Giustizia è sempre più marcata ed evidente. Ciò impone ad una avvocatura lungimirante e propositiva di lavorare per il perseguimento di strumenti alternativi di risoluzione delle controversie realmente moderni ed innovativi, oltre che efficaci, che partano dal coinvolgimento diretto dei primi operatori del Diritto, cioè gli avvocati. Abbiamo organizzato quest’evento, che vede relatori illustri sul piano nazionale ed internazionale, anche al fine di discutere delle recenti novità legislative, che hanno introdotto importanti ed innovativi strumenti alternativi al giudizio civile ordinario, quali l’arbitrato endo-processuale e la negoziazione assistita. Il tema verrà peraltro trattato raffrontando la nostra legislazione con ordinamenti di altri Paesi, dove c’è una maggiore consapevolezza del tema. Partendo da tutto ciò, saranno elaborate proposte di miglioramento dell’attuale normativa italiana; proposte che verranno sottoposte, sin dalle prossime settimane, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed al Ministero della Giustizia.”

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Dura lex sed lex

Posted by fidest on Monday, 18 March 2013

Se non vogliamo andare molto lontani nel tempo e ci limitiamo alla storia italiana di questi ultimi anni dobbiamo riconoscere che avrebbe avuto un diverso corso se chi è stato eletto in una lista fosse rimasto coerente con il suo mandato elettorale. Tralasciamo, per carità di patria, i volta gabbana a pagamento. Mi riferisco a chi ha affermato di averlo fatto per libera scelta, per un caso di coscienza, ecc. Sono persone che meriterebbero apprezzamento se fossero stati conseguenti dimettendosi dalla carica assunta per volontà popolare. Costoro hanno, invece, disatteso il mandato ricevuto perché chi li ha votati lo ha fatto aderendo a un progetto politico di cui ne facevano parte e si ponevano come fedeli interpreti. La stessa costituzione che rispetta chi può cambiare opinione dovrebbe aggiungere che lo stesso parlamentare dovrebbe ripresentarsi al suo elettorato e farsi giudicare dallo stesso per le sue mutate idee su quello che è stato il suo partito o movimento che sia. Questa è coerenza e mi pare che anche in altri ambiti della vita da quella civile a quella economica se un manager esce dalla linea guida aziendale è rimosso, se non licenziato. A tutto questo dovremmo aggiungervi il noto vizietto tipicamente italiano e che un politico di lunga militanza aveva così riassunto: se due italiani scendono in politica avremmo di certo due nuovi partiti e tre correnti. E allora che i facciano pure i due partiti e relative correnti, ma vadano a farli altrove. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Paesaggi del cambiamento tra scienza e esistenza

Posted by fidest on Wednesday, 16 January 2013

Lugano, il 22 gennaio 2013, nel 2° Simposio organizzato dall’Università L.U.de.S. in memoria del suo fondatore, Professor Paolo Sotgiu.
Il Simposio, dal titolo “Scientia et Juventus. Paesaggi del cambiamento tra scienza ed esistenza”, intende affrontare il concetto di cambiamento, cercando di intercettarne natura e figure, quali si manifestano nella medicina, nella biologia, nella filosofia, nell’arte, nell’economia, nella scienza e
nelle dinamiche sociali e storiche. Tra i relatori, tutti di alto profilo, ricordiamo:
• Umberto Veronesi, Direttore scientifico IEO, Presidente Fondazione Umberto Veronesi, “L’evoluzione della ricerca tra genetica, robotica, informatica e nanotecnologie”
• Isabella Bossi Fedrigotti, Scrittrice, giornalista – “Corriere della Sera”, “L’evoluzione del
giornalismo nell’epoca tecnologica”
• Ivan Capelli, Giornalista ed ex-pilota F1,“Dalla Formula 1 alla Formula Uomo: un passaggio antropologico ineludibile”
• Gaetano Pecorella, Senatore della Repubblica Italiana, Dir. Dip. Scienze Giuridiche e SocilaiUniv. L.U.de.S. “Il Giudice come protagonista del cambiamento”

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Politica: italiani pronti al cambiamento

Posted by fidest on Friday, 20 April 2012

“Il nuovo movimento nazionale deve nascere subito, gli italiani sperano in un cambiamento totale ed epocale alle prossime politiche. Non è uno scatto in avanti, ma una deci­sione ponderata presa, non da ieri, da tutto il Terzo polo”. Lo afferma la senatrice di Futuro e Libertà, Barbara Contini, in un’intervista pubblicata oggi sul “Il Futurista”.“Urgono persone leali, one­ste e pulite per contrastare l’antipolitica venuta fuori nell’ultimo biennio. All’interno di molti partiti, datati o seminuovi, riscontro la presenza di galantuomini rimasti però in silenzio, così come molti cittadini: è giunto il momento di restituire loro la parola”, aggiunge la senatrice”. “Sui nomi la priorità deve essere la competenza di chi amministra; in questi quattro anni in Senato ho registrato grandi scoraggiamenti, che ho contrastato con la forza di rimanere indenne da ogni collusione con gen­te che francamente non mi piaceva e non mi piace. In questo senso dovrà andare la nuova proposta: competenza, novità e trasparenza. Gli italiani sono pronti al cambiamento, – conclude la Contini – la politica si dimostri all’altezza di un compito a cui non ha assolto né nella prima né nella secon­da repubblica”.

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Una manovra per il cambiamento

Posted by fidest on Monday, 12 December 2011

Monti, tremonti o anarchia?

Image by Michele Ficara Manganelli via Flickr

(parte seconda) Mario Monti ci ha presentato una manovra che non convince. Non lo è per le ragioni che ritengo banali, anche se per i diretti interessati sono importanti e riguardano le pensioni e taluni inasprimenti fiscali. Ciò che delude riguarda la mancanza di una politica economica in grado di rilanciare la domanda, lo sviluppo e l’occupazione. Mi limito a questo riguardo a riprendere le parole contenute in una petizione rivolta ai parlamentari italiani da un gruppo di economisti e docenti universitari da quasi tutte le università italiane. Dopo una doverosa premessa nella quale senza mezzi termini si richiama la classe politica nazionale alle sue responsabilità, non avendo saputo attuare “politiche che favorissero lo sviluppo del paese” si rileva, come conseguenza, “la stagnazione dell’economia domestica”. Ma le ragioni vanno anche oltre nell’indicare “l’assenza, nella costruzione dell’Unione Monetaria, di un quadro di politiche fiscali e monetarie coordinate volte alla crescita, alla piena occupazione, all’equilibrio commerciale fra gli stati membri, e a una maggiore equità distributiva nei paesi e fra i paesi”. E si soggiunge: “La crisi europea e il suo aggravamento, in particolare con l’attacco ai titoli del debito pubblico italiano, trovano la loro origine in questa assenza e sono solo parzialmente riconducibili alla progressiva caduta di credibilità del governo sinora in carica. La mancata iscrizione tra i compiti della Banca Centrale Europea del tradizionale ruolo di prestatore di ultima istanza nei confronti dei debiti sovrani ha contribuito ad esporre all’attacco i titoli del debito italiano e di altri paesi europei. Le misure intraprese dai paesi dell’Eurozona per sostenere i debiti sovrani, e in primo luogo il cosiddetto Fondo Salva-Stati, risultano del tutto insufficienti anche per i debiti delle economie più piccole, e a maggior ragione per quelli dei paesi più grandi. Per di più le misure di restrizione dei bilanci pubblici che vengono richieste in cambio di quegli aiuti hanno aggravato la recessione e la stessa crisi finanziaria nei paesi beneficiari. Attualmente l’Eurozona è senza una bussola”. Manca quindi una politica europea che consenta “un più pieno coordinamento delle politiche fiscali, monetarie e salariali in Europa, che includa a pieno titolo la piena occupazione fra gli obiettivi”. Sta quindi al governo Monti “ottenere una garanzia ferma e illimitata della BCE sul debito sovrano italiano e degli altri paesi dell’Eurozona, volto a ricondurre i tassi di interesse ai livelli pre-crisi -intervento da tempo sostenuto anche dall’Amministrazione americana e da molti autorevoli economisti di diverso orientamento teorico”. Per contro: “Un nuovo esecutivo, tecnico o politico, che si configurasse invece come mero esecutore delle richieste europee, quali espresse nelle scorse settimane, determinerebbe un aggravamento della crisi economica e finanziaria in Italia e in Europa, con devastanti conseguenze sociali e l’insostenibilità degli attuali accordi, monetari e commerciali,nell’UE.” Ecco perchè la manovra presentata da Monti non ci convince più ancora dei tagli che preannuncia e dei sacrifici che richiede. Un paese non si deprime per accontentare qualcuno oltr’Alpe ma per ridargli fiducia riaccendendo i motori della crescita e riconciliandolo con le istituzioni. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)  per la parte prima clicca qui

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Peoples of Europe, rise up!

Posted by fidest on Saturday, 15 October 2011

Roma - Via dei Fori Imperiali vista dal Vittoriano

Image via Wikipedia

Roma 15 ottobre – Partenza ore 14.00 da Piazza della Repubblica Ci siamo. Oggi è la giornata globale di mobilitazione che ha adottato come slogan “united for global change/uniti per il cambiamento globale”. Non solo in Italia e in Europa ma in tutto il mondo milioni di persone si mobiliteranno contemporaneamente: saranno infatti oltre 800 le manifestazioni che riempiranno le strade e le piazze di 719 città di 71 paesi sparsi nei 5 continenti per rivendicare diritti e politiche sociali a sostegno dei giovani, dell’occupazione, del welfare contro le misure di austerity imposte dagli organismi finanziari internazionali con il beneplacito dei governi nazionali.
Da questa notte diverse centinaia di autobus da oltre 70 città di tutto il paese partiranno per raggiungere la capitale, dove nel pomeriggio di sabato si snoderà il grande corteo unitario.
L’appuntamento è per le ore 14.00 a Piazza delle Repubblica. Il corteo attraverserà via Cavour, via dei Fori Imperiali, via Labicana e via E.Filiberto prima di raggiungere piazza San Giovanni. A San Giovanni saranno allestiti diversi speakers’ corner per dare ai manifestanti la possibilità di prendere parola. Dal punto voce principale si susseguiranno i rappresentanti delle principali lotte in corso in Italia, dai cassintegrati della Fiat, agli studenti, ai precari, ai lavoratori dello spettacolo, alle vertenze in difesa del territorio e dei beni comuni.
In Italia l’appello internazionale è stato raccolto da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone che hanno dato vita al Coordinamento 15 ottobre. La grande manifestazione nazionale non sarà che una tappa della ripresa di spazio pubblico di mobilitazione permanente, necessario per cambiare l’Italia e il nostro continente e restituire democrazia, partecipazione, diritti.

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“L’Italia è il Paese che amo”

Posted by fidest on Sunday, 4 September 2011

Berlusconi: "Gli elettori? A noi!

Image by lordcima via Flickr

Era il Silvio Berlusconi degli esordi, quello delle calze sulle telecamere, dei videomessaggi distribuiti urbi et orbi come il verbo del nuovo messia liberale. Era il 1994 e il Cavaliere sfoderava sempre il sorriso a 100 denti, le sue intemerate erano al massimo il “mi consenta”. Erano bei tempi. C’era voglia di cambiamento. Poi venne eletto e l’Italia cambiò addirittura in peggio, perché il virus del berlusconismo ha contagiato istituzioni, politica, cultura, società. Ci vorranno anni per debellarlo. Insomma, quello era il Berlusconi degli esordi, con la carica pubblicitaria di un “Mastro Lindo” che voleva pulire il Paese. Oggi si riduce a parlare con unLavitola qualunque, che se non sbaglio ora è latitante, e a dire “vado via da questo paese di merda”. Uao, complimenti mister B. Proprio lei che lo governa da dieci anni (a parte i soli due anni di governo Prodi)?! Non si vergogna neanche un po’ di queste parole?! In quella frase c’e’ tutto il personaggio: uno che se ne fotte dei problemi dei cittadini e che pensa solo ai suoi interessi (i suoi affari sono saliti alle stelle da quando è in politica) e a salvare se stesso. Degli altri, degli italiani, non gliene frega niente. Presidente se lo ritiene opportuno se ne vada. Basta dare un’occhiata sulla rete per rendersi conto che moltissimi hanno preso questo sfogo (me ne vado) come un auspicio.Se ne vada mr B, ha già fatto troppi danni, ma non offenda l’Italia, che, nonostante questo governo di uomini piccoli piccoli, resta un grande paese. E si metterà alle spalle questo brutto periodo, dimentichera’ lei, Bossi, Tremonti, il dito medio, i “vaffanculo”, le mignotte, i bunga bunga, i ministeri al Nord (peraltro ancora chiusi perché l’importante è lo spot, la sostanza non conta). Se ne vada per la sua strada, l’Italia ha un lungo cammino da compiere. (Massimo Donadi deputato Idv)

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Paolo Ghelfi Metodi ed esperienze per l’organizzazione

Posted by fidest on Saturday, 16 July 2011

Come ottenere il massimo con minor fatica Geva Edizioni pp. 302, € 18,00 Organizzare. È questo l’argomento trattato nelle pagine di Metodi ed esperienze per l’organizzazione. Come ottenere il massimo con minor fatica, un saggio, edito da Geva edizioni, che tratta temi “ever green”particolarmente utili in tempi di ristrettezze economiche, stress e “vita di corsa” e propone ai lettori l’abitudine di interpretare il cambiamento, colto o ricercato, come una opportunità; con gli strumenti più idonei dell’organizzazione. Una sorta di manuale in cui vengono indicati metodi per ottenere il massimo dei risultati ottimizzando le risorse disponibili; nella vita lavorativa, di studio, sociale e nei piccoli grandi fatti che caratterizzano la vita di ognuno.
Paolo Ghelfi,nato a Genova, è consulente di direzione e organizzazione e docente in seminari di organizzazione e metodi di analisi, problem solving e project management. Autore di diversi saggi, già direttore di una rivista specializzata in software (Note di Software, realizzata da Honeywell Information Systems Italia e Università di Milano – Dipartimento di Scienze dell’informazione).
Nella Prefazione del saggio, Sandra Migliaccio evidenzia la volontà dell’autore di“insegnare” alle persone a prepararsi al cambiamento, anziché rifiutarlo; capire e affrontare e proporre l’innovazione con il giusto atteggiamento senza rifugiarsi dietro preconcetti negativi. Per non rimanere spiazzati, per non restare intrappolati nell’ormai comune concetto, come scrive l’autore, secondo cui «ciò che è nuovo non ci appartiene perché non idoneo alla nostra realtà».
Strumenti essenziali dell’organizzazione sono le informazioni e il loro trattamento ed utilizzo, le idee e gli spunti che nascono dal confronto, dallo scambio di opinioni, nell’ambito lavorativo, formativo, familiare, ludico e sociale:un concetto che va a rimarcare la veridicità dell’importanza della conoscenza e del sapere, che consente di guidare e “governare”. Con una prima parte dedicata alle decennali esperienze lavorative nel campo del management e dell’organizzazione imprenditoriale dell’autore, ricca di aneddoti storici e di attualità, il saggio prosegue documentando metodi organizzativi particolarmente efficaci e termina con la presentazione dei risultati di un’inchiesta incentrata sulla percezione che le persone hanno dell’organizzazione.
Il libro può essere acquistato nella propria libreria di fiducia, sul sito dell′editore http://www.gevasrl.com oppure sulle principali librerie on line.

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Idv e le contraddizioni degli altri

Posted by fidest on Wednesday, 13 July 2011

“Nei giorni scorsi Italia dei Valori ha dimostrato di essere credibile comportandosi in modo coerente rispetto a un preciso impegno preso con gli elettori: riformare lo Stato abbattendo gli inutili costi della politica. IDV ha fortemente voluto l’abolizione delle province e finalmente il provvedimento è andato al voto in aula; c’era la possibilità di dare un segnale di cambiamento, c’era la possibilità di infliggere un duro colpo a questa traballante maggioranza.
Siamo riusciti ad evidenziare le contraddizioni di PDL e Lega che per anni hanno preso in giro gli Italiani con i loro spot “ruba voti” puntualmente disattesi nei fatti; abbiamo registrato con delusione l’astensione del Partito Democratico che con il suo voto “pilatesco” ha vanificato il nostro impegno. Pazienza! Noi continuiamo con rinnovata determinazione, consapevoli del nostro ruolo e dell’urgenza di dar vita a una vera alternativa di governo. Per questo prosegue la nostra battaglia parlamentare, per questo ci ritroveremo a Vasto i prossimi 16-17-18 settembre, per questo stiamo organizzando in ottobre gli Stati generali del partito che affineranno i punti del nostro programma, per questo a fine novembre ospiteremo il congresso ELDR per i quali siamo interlocutori seri e affidabili”. E’ quanto dichiara in un comunicato la segreteria dell’Idv.

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Nuova tassazione delle rendite finanziarie

Posted by fidest on Saturday, 9 July 2011

Premettiamo che le manovre finanziarie andrebbero commentate quando escono definitivamente dall’ultimo ramo del parlamento. Dall’approvazione del testo in consiglio dei ministri alla pubblicazione in gazzetta ufficiale della versione definitiva può succedere di tutto. Per quanto riguarda la riforma fiscale, poi, anche l’approvazione definitiva del disegno di legge delega non porterebbe a niente di immediato perché il disegno di legge delega, come dice il nome, delega il Governo a fare la riforma che deve essere sviluppata con i decreti attuativi che devono ancora una volta passare per il vaglio del Parlamento. Ad oggi, quindi, di concreto ci sono solo alcuni principi generali ed il salasso relativo all’imposta di bollo sul dossier titoli che ha – purtroppo – ottime possibilità di concretizzarsi a breve. Allo stato attuale si può dire che quel “diavolo” di Tremonti è riuscito ancora una volta a fare la cosa giusta nel modo sbagliato. L’armonizzazione delle rendite finanziarie, elevando l’aliquota dal 12,5% (che è oggettivamente bassa) al 20% per tutti i tipi di rendite finanziarie è una cosa sensata. Era nell’aria ormai da moltissimi anni, almeno un decennio (ne abbiamo parlato diverse volte su questo sito, ad esempio: “La demagogia sulla tassazione delle rendite finanziarie”
Il problema è che l’aliquota oggettivamente bassa del 12,5% portava con se una serie di assurdità e distorsioni che in alcuni casi portano a tassare delle rendite finanziari inesistenti quando non si arriva al paradosso di tassare le perdite. Ciò che risulta però particolarmente odiosa è la stangata relativa all’imposta di bollo sui dossier titoli che passa da poco meno di 35 euro a 120 euro per poi salire addirittura a 150 euro nel 215 per i dossier titoli con meno di 50.000 euro. Per i dossier titoli con più di 50.000 euro l’imposta sarà pari a 380 euro. Ciò significa che per i piccoli risparmiatori le tasse complessive che si devono pagare per investire su singoli titoli si aggirano tra il 30 ed il 50%!
Facciamo quattro conti, con il bollo a regime (post 2013), se passasse la manovra così com’è.
Su 10.000 euro, un piccolo risparmiatore che investe in un’obbligazione al 4%, ottiene 400 euro lordi, ma a lui ne rimangono in tasca solo 170: tassato al 57,5! Anche un risparmiatore meno piccolo che investe 50.000 euro, sempre al 4%. Ottiene 2.000 euro lordi, ma a lui rimangono 1.220 euro: tassato al 39%! Con i titoli di stato le cose andrebbero leggermente meglio. Per 10.000 euro la tassa è del 50%. Del 31,5% per 50.000 euro! E’ del tutto evidente che con questa tassazione è insensato, per cifre alla portata dei piccoli risparmiatori investire in singoli titoli finanziari.
Così abbiamo risolto il problema dell’educazione finanziaria: i cittadini con piccole cifre non devono investire in singoli titoli, basta avere i depositi in banca e poi ci penseranno le banche. Fino ad oggi, del resto, hanno dato ottima prova di saperlo fare bene… Ma la costituzione non proteggeva il risparmio? Non si parlava, un po’ di tempo fa, dell’importanza dell’azionariato popolare?
C’è una cambiamento di strategia in tutto questo oppure è solo un modo per cercare di arraffare denaro dove è più facile farlo?

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È partita la corsa all’ebook

Posted by fidest on Friday, 8 July 2011

La diffusione del formato elettronico sta rivoluzionando il mercato editoriale, ed è talmente rapida da risultare incontenibile. Sarebbe un grossolano errore non capire la portata del cambiamento, che porterà enormi vantaggi agli autori che cavalcheranno la tigre tempestivamente. Basta frontiere, basta passaggi commerciali, nei quali si perdono guadagni e si arrestano percorsi altrimenti destinati a ben altri sviluppi. Con l’e-book è finalmente il momento di una linea diretta autore/lettore, una verifica immediata della propria potenzialità. Per questo ormai sempre più autori stanno pubblicando il loro e-book con Magazzino51, consci di poter finalmente decidere in perfetta autonomia del proprio percorso commerciale. Il catalogo on line aumenta quotidianamente. Con soli 48 Euro puoi cominciare subito a misurarti nel mondo editoriale e a vendere il tuo libro in ogni angolo del mondo: <<http://www.magazzino51.com/index.php/page/section/autori_ebook2>&gt;

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Referendum: gli elettori vogliono il cambiamento

Posted by fidest on Monday, 13 June 2011

Roma – «Il risultato più importante è rappresentato dalla straordinaria partecipazione al voto. Non vincono i partiti, che anzi vengono in qualche modo messi all’angolo, ma vince la democrazia partecipata». È quanto afferma il Segretario nazionale di Giovani Insieme, Carmelo Lentino, commentando i dati relativi alla partecipazione ai Referendum abrogativi del 12 e 13 giugno. «Il popolo, anche attraverso il referendum, si riappropria del proprio diritto a decidere sul proprio futuro e dimostra in questo modo che ha piena consapevolezza dell’importanza dello strumento. Non lo leggo – prosegue Lentino – come un segnale contro il Governo anche se, in assoluto, ha sbagliato chi invitava a non esercitare il diritto-dovere di voto». «Tutti prendano consapevolezza – conclude il Segretario di Giovani Insieme – che i cittadini voglio scegliere e vogliono riappropriarsi del proprio futuro. Spetta quindi al Parlamento cambiare la legge elettorale, affinché finalmente i cittadini possano scegliere anche i membri delle due Camere».

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Napolitano: l’Italia che cambia

Posted by fidest on Friday, 3 June 2011

Giorgio Napolitano

Image by Air Force One via Flickr

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del pranzo al Quirinale per i 150 anni dell’Unità d’Italia, ha presentato la fotografia di una nazione profondamente cambiata, a partire dal vuoto lasciato dal fascismo, passando per gli straordinari passi democratici del Paese, fino ad arrivare ai problemi economici e sociali che attualmente inombrano il progresso italiano. Oscar Tortosa, responsabile per la Politica Interna dell’Italia dei Diritti, ha espresso profondo assenso verso la riflessione di Napolitano, sottolineando l’importanza dei giovani per la crescita della Nazione: “Il presidente ha ricordato l’importanza dei valori che hanno reso il nostro Paese una democrazia, puntualizzando allo stesso tempo sulle grandi disparità italiane, cause di una recessione economica e morale. Non si tratta di Nord e Sud, ma di chi ha governato in questi anni seguendo una concezione prettamente liberistica – spiega l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -, la quale ha portato all’inevitabile sopraffazione di alcuni potenti sui deboli”. Il capo dello Stato evidenzia il peso di problemi di fondo non risolti, di contraddizioni non superate e di squilibri e tensioni persistenti che intralciano i passi in avanti dell’Italia. “Ringrazio Napolitano, ieri lautamente applaudito, per il reale messaggio trasmesso al mondo – continua Tortosa -. Pensando alle elezioni amministrative della scorsa settimana, ci si rende conto che non sono i partiti ad aver vinto, bensì i giovani. Quanto è accaduto nelle piazze è straordinario, Pisapia e de Magistris sono stati testimoni di un importante avvenimento, le giovani generazioni hanno voglia e coraggio di cambiare le cose, rappresentano la vera rivoluzione culturale. E’ ora che la classe politica cominci a muoversi realmente per ricostruire l’Italia – conclude l’esponente del movimento extraparlamentare -, abbandonando quella visione egoistica che ha teso e tende a comprimere la nuova classe emergente. Bisogna dare spazio ad una nuova società, quella dei migliaia di giovani che chiedono di poter costruire un Paese migliore”.

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