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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°33

Posts Tagged ‘cambiamento’

Cambiamento climatico

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2022

L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l’organismo delle Nazioni Unite fondato nel 1988 che realizza periodici rapporti sulla scienza del cambiamento climatico, ha redatto una sintesi in linguaggio divulgativo del rapporto del Working Group I pubblicato nell’agosto del 2021.Questo Summary for all riassume in modo accessibile a tutti i fondamenti scientifici del cambiamento climatico, spiegando le sue cause, i suoi impatti e le sue soluzioni. Commenta Sandro Fuzzi, dirigente di ricerca presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR e autore IPCC: Come osserva Giorgio Vacchiano, docente di Gestione e pianificazione forestale presso Università degli Studi di Milano, «i rapporti di IPCC non ci raccontano solamente la gravità della minaccia climatica, ma anche che conosciamo già tutte le soluzioni e abbiamo, in teoria, tutte le risorse per metterle in atto. Investire in mitigazione e adattamento diventa quindi una scelta politica, un’azione coraggiosa e indispensabile che dobbiamo chiedere a chi ci amministra. Ogni decimo di grado è importante: non abbiamo una data di scadenza per lottare contro la crisi climatica. Ma per farlo è necessario che tutti, a partire dalle giovani generazioni, abbiano ben presente in quali tipi di futuro la nostra azione – o inazione – collettiva ci porterà a breve».

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La lotta al cambiamento climatico è solo al quinto posto

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 ottobre 2022

L’impatto della pandemia e della guerra in Ucraina e la conseguente crisi inflazionistica hanno inciso in maniera negativa sull’interesse delle persone verso le problematiche ambientali, sociali e di governance (ESG), sostituite da nuove priorità, come la lotta all’aumento del costo della vita, la garanzia di un’assistenza sanitaria di qualità e a prezzi accessibili e il rafforzamento dell’economia. È quanto emerge dalla seconda edizione dell’ESG Monitor, l’indagine di SEC Newgate – tra i primi 30 gruppi globali di consulenza per la comunicazione – che monitora il livello di consapevolezza delle persone sulle problematiche ambientali, sociali e di governance e come queste stiano influenzando i comportamenti d’acquisto e l’opinione nei confronti di governi e imprese. La survey, che ha coinvolto 12 Paesi e territori fra Europa, America, Asia e Pacifico per un totale di oltre 12.000 intervistati, affronta un tema che sarà oggetto di discussione durante COP27, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si terrà a Sharm el Sheikh a novembre. Proprio il confronto con i dati dello scorso anno mette in luce come gli eventi globali come la guerra in Ucraina e il protrarsi della pandemia e i loro effetti, come l’aumento dei prezzi dell’energia e il forte incremento del costo della vita, abbia distolto attenzione negli italiani verso le tematiche ESG: l’interesse scende infatti dal valore di 7,9[2] del 2021 al 7,3 di oggi.Si tratta comunque di un dato elevato, più alto rispetto a quanto espresso a livello globale (6,5). Inoltre, gli intervistati italiani attribuiscono la massima importanza all’impegno delle aziende sulle questioni riguardanti la sostenibilità (8,1) e affermano che le loro decisioni d’acquisto quotidiane sono comunque influenzate dalle azioni delle imprese (6,9) in ambito ESG.Se dunque le esigenze personali immediate, come il prezzo, la qualità e la convenienza, si rafforzano rispetto a valori e priorità più altruistici, restano ancora elevate le aspettative sulle azioni di cui imprese e governi devono farsi carico in merito alle questioni ambientali, sociali e di governance. Le aziende, perciò, dovranno stare molto attente a non scaricare sui consumatori costi non necessari e a privilegiare le iniziative volte a sostenere realmente le categorie più vulnerabili. Entrando nel merito dei temi ESG, quello che gli italiani reputano più importante per le aziende sono la tutela dell’ambiente (19%), la lotta ai cambiamenti climatici (15%) e i diritti dei lavoratori (15%). Le questioni ambientali sono considerate dal 62% degli intervistati uno dei principali problemi di cui le aziende dovrebbero occuparsi, a fronte del dato globale del 46%. Severo il giudizio degli italiani sulle azioni del governo in ambito ESG (5,0 punti su 10), sensibilmente più basso rispetto al 5,5 del 2021, mentre le organizzazioni no profit si confermano al primo posto per le azioni ESG con un voto medio di 5,9.Insufficienti anche le valutazioni delle imprese: le grandi aziende si posizionano in fondo alla classifica (5,4 punti su 10), seguite dalle PMI (5,7) e dal consumatore in generale (5,6). Quanto ai singoli settori, i più apprezzati per l’impegno ESG sono grande distribuzione organizzata, agricoltura e tecnologia e telecomunicazioni, mentre il settore delle bevande alcoliche, quello chimico e quello del trasporto aereo hanno ricevuto il punteggio più basso. Qui le valutazioni italiane, oltre ad aver registrato cali significativi, sono state generalmente inferiori rispetto alla media globale. Lo scenario globale: pandemia e guerra in Ucraina modificano le priorità in tutto il mondo. By http://www.secnewgate.com.

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Ora siamo alle prese con la destra al potere e con la speranza di un reale cambiamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

By Enrico Cisnetto. Soltanto gli stolti, gli autolesionisti e gli affetti da ideologite acuta possono augurarsi che il prossimo governo Meloni fallisca. Chi ama l’Italia e non nutre alcuna animosità preconcetta deve sinceramente sperare che il primo governo di destra dal dopoguerra ad oggi sappia affrontare la difficilissima congiuntura che stiamo vivendo e che ci toccherà vivere, peggiorata, nei prossimi mesi. E anche che, nel farlo, riesca anche a risolvere qualcuno dei tanti problemi strutturali che il Paese si trascina da decenni. Peraltro, i primi passi della leader di Fratelli d’Italia, improntati alla cautela e alla sobrietà e accompagnati dalla utilissima evocazione del “senso di responsabilità”, fanno ben sperare. Inoltre, il mandato elettorale è pieno, sia sotto il profilo numerico che quello politico, non fosse altro per la sonora sconfitta degli avversari, non a caso arrivati al capolinea della loro contraddittoria storia. Per questo appaiono fuori luogo tanto la retorica antifascista che trasuda dai salotti intellò, televisivi e non, quanto l’indignazione preventiva che ha trovato il suo apogeo nell’occupazione del liceo Manzoni di Milano per contestare un governo che ancora non c’è.Detto questo, ci sono molti limiti sia nella vittoria del destra-centro (come d’ora in avanti va chiamato il vecchio centro-destra) che nella prospettiva che essa ha aperto. Sarebbe bene che non venga considerato un atto di disfattismo analizzarli. Anzi, chi dovrebbe tenerne conto nell’impostare la sua azione è proprio Giorgia Meloni. Il primo limite è racchiuso nei numeri elettorali e nella loro traduzione in seggi. Rispetto 2018, la coalizione vincente ha preso 300 mila voti in meno, sicuramente ascrivibili all’aumento di ben 9 punti percentuali del numero degli astenuti (ma sono pur sempre cittadini che non sono stati convinti ad andare alle urne e votare il destra-centro). Questo porta la coalizione ad assommare solo il 26% dei consensi sul totale degli aventi diritto al voto. Partire con una dotazione di un italiano su quattro non rappresenta una gran base sociale per governare con forza il Paese.Inoltre, non può e non deve sfuggire ad un’analisi rigorosa del voto il fattore “nuovismo”. Cioè il fatto che con la crescente volatilità del consenso elettorale, figlia dello scontento per i risultati ottenuti in cambio da ogni partito già testato alla prova del governo, nei cittadini è andata accentuandosi la tendenza a provare leader e forze politiche “vergini”. O vissute come tali. È stato così per Berlusconi, Prodi, Renzi, Grillo, Salvini. Salvo disamorarsi subito dopo averli provati nel cimento del governo. Una parte cospicua del bottino elettorale di Meloni e di FdI ha questa caratteristica. Non averlo a mente sarebbe per i beneficiati un grave errore, perché significherebbe avere in mano già il biglietto di ritorno prima ancora di aver fatto il viaggio di andata. Insomma, essere consapevoli che un conto è vincere le elezioni e un conto è governare – concetto che nel vecchio centro-destra faticava a entrare in testa – sarebbe già un punto di partenza importante perché potrebbe indurre ad innescare un virtuoso processo di legittimazione reciproca tra destra e sinistra. La cui mancanza è una delle grandi tare del sistema politico che si è formato dal 1994 in poi e uno dei principali generatori della più pericolosa delle tossine populiste, cioè l’anti-politica. In termini di seggi, poi, salvo eventuali riconteggi il destra-centro può contare su un margine di 34 deputati alla Camera (235 rispetto alla soglia di maggioranza di 201), che allo stato delle cose appare tranquillizzante. A palazzo Madama tale margine è invece solo di 8 senatori (la quota di maggioranza è 104 e non di 101 come si dice erroneamente, perché vanno calcolati anche i senatori a vita), uno scarto non del tutto rassicurante. Anche perché, oltre alle solite transumanze, c’è da considerare che proprio tra i senatori si pescheranno diversi membri sia per il governo che per altri ruoli istituzionali, abbassando così il numero dei votanti appartenenti alla maggioranza.Poi c’è il limite, di cui la premier in pectore è pienamente consapevole, derivante dal fatto che la coalizione vincente è un cartello elettorale e non una solida alleanza politica. Sarebbe noioso far qui l’elenco delle mille divergenze, anche su temi cruciali come quelli delle relazioni internazionali e della politica estera, che distinguono le forze politiche di maggioranza, e ancor più delle differenze caratteriali dei loro leader che finiscono per metterli ferocemente in contrapposizione. Nulla di sotterraneo. Tutto è emerso alla luce del sole, durante la campagna elettorale e subito dopo il voto. D’altronde, questo è il tratto che accomuna la vicenda politica italiana da Berlusconi in poi: per chi va al governo i problemi più gravi sono quelli di casa e i nemici peggiori sono gli amici. Per Meloni il più evidente si chiama Salvini, ma non è l’unico.Già dalla scelta dei presidenti di Camera e Senato, dalla formazione e dalla guida delle Commissioni e dall’attribuzione degli incarichi parlamentari, se ne avrà un assaggio. E si capirà di quale stoffa è fatto il pragmatismo della prossima premier, di cui è indubbiamente dotata. Per esempio, ripristinare la vecchia e sana prassi dell’attribuire una delle due camere all’opposizione, sarebbe un atto di saggezza politica davvero apprezzabile. A maggior ragione il banco di prova sarà la formazione dell’esecutivo, esercizio su cui è facile prevedere si scaricheranno tutte le tensioni e le contraddizioni che attraversano il destra-centro, così come toccherà capire se ci sarà, e in quale direzione, l’assestamento di un sistema politico da tempo malato terminale e che le elezioni non hanno certo guarito. Meloni è consapevole di avere a disposizione una classe dirigente mediocre e di dover soddisfare forti aspettative interne e internazionali. Per questo pare intenzionata a gestire con il Quirinale – e magari raccogliendo qualche consiglio di Draghi – le nomine ministeriali più delicate, così come sembra orientata a dire di no a nomi vecchi e impresentabili delle nomenclature, anche del suo partito. Di sicuro dalla composizione dell’esecutivo discenderà il primo giudizio dei mercati (per ora sospeso, ma lo spread arrivato quasi a 260 punti non è tranquillizzante) e delle cancellerie occidentali. Subito dopo saranno la manovra di bilancio e le scelte più immediate su crisi energetica e inflazione, da cui discendono il grado di probabilità (alto) e l’intensità (finora moderata) della recessione che potrebbe colpirci a cavallo dell’anno, a dirci se Meloni e il suo governo sapranno superare indenni il percorso a ostacoli che hanno di fronte. Di certo Bruxelles starà con gli occhi puntati su Roma. Sia perché non potrà permettersi di avere uno dei paesi fondatori che guarda più all’Ungheria di Orban e al cartello di Visegrad (pur in disfacimento) che al tradizionale asse franco-tedesco, specie in questa fase di recrudescenza della guerra scatenata dalla Russia. Sia perché avendo a suo tempo fatto del Next Generation Ue una scommessa sulla capacità dell’Italia di affrontare finalmente i suoi atavici problemi strutturali, non potrà permettere che le risorse del Pnrr vadano sprecate o spese per altri fini. Ma anche da parte di Washington ci sarà grande attenzione, specie se le prossime mosse di Putin dovessero mettere l’Italia di fronte a scelte di campo nette, senza margini di ambiguità.Difficile fare pronostici. Il nuovo governo potrebbe effettivamente durare sei mesi – come ripete ossessivamente Calenda, sbagliando perché non è questo che ci si aspetta dal Terzo Polo – se le spinte centrifughe dentro la maggioranza si faranno pesanti (occhio che la smania di Berlusconi di recitare il ruolo del garante della coalizione rischia di rivelarsi più un problema che un aiuto). O anche se il peso dell’inesperienza della Meloni e dei suoi, e dei retaggi del loro passato, si dovesse rivelare maggiore di quello dell’entusiasmo e del realismo, che certo non le mancano. Oppure, viceversa, potrebbe consolidarsi e avanzare nel corso della legislatura, trovando paradossalmente nella epocalità dei problemi che si troverà ad affrontare più un vantaggio che uno svantaggio. Ripeto, le prime mosse saranno decisive. Da esse si capirà se lo sguardo del governo e del nuovo assetto politico sarà rivolto a quella parte del Paese che è in grado di portarlo fuori dal declino se solo gli sarà assicurata più libertà e meno vincoli. O se, al contrario, si penserà che occorrano massicce dosi di statalismo e sovranismo per affrontare i problemi. Forse sarà bene che Giorgia Meloni, tra un toto-ministri e l’altro, si legga il discorso pronunciato poche ore fa da Tim Cook, numero uno della Apple, ricevendo una laurea Honoris causa all’università Federico II di Napoli: “siamo di fronte a problemi immensi, ma vince chi fa innovazione”. (fonte: http://www.terzarepubblica.it

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La BCE compie ulteriori passi per integrare il cambiamento climatico nella politica monetaria

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2022

A cura di Katharine Neiss, chief European economist di PGIM Fixed Income. I cambiamenti annunciati oggi confermano che la BCE è uno degli istituti centrali leader nell’integrazione delle considerazioni sul clima nelle politiche. Detto questo, la BCE sta giustamente svolgendo un ruolo complementare piuttosto che primario in materia di cambiamento climatico, dato il suo mandato per la stabilità dei prezzi. Allineandosi agli obiettivi dei governi, dando l’esempio e incentivando i piani di investimento delle imprese affinché siano coerenti con gli obiettivi climatici concordati, l’impatto positivo sarà incrementale nel tempo. Per questo motivo, le misure annunciate sono semplicemente troppo limitate rispetto alla portata della sfida climatica e non dovrebbero essere considerate come un sostituto per la notevole quantità di investimenti pubblici e privati necessari. La svolta annunciata dalla BCE è stata ben comunicata ai mercati ed effettuata in modo ordinato e prevedibile, in linea con le migliori pratiche. La direzione di marcia delle banche centrali, tra cui la BCE e la Banca d’Inghilterra, verso l’inserimento di considerazioni sul clima all’interno dei programmi sulle partecipazioni in obbligazioni societarie, ha dato un segnale importante: esse si stanno mettendo al passo con le tendenze dei mercati pubblici, che si riflettono già nei prezzi.

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Dopo la pandemia, gli italiani hanno voglia di cambiamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2022

A partire dal lavoro, che deve essere più compatibile con le esigenze di vita personale e più appagante sotto il profilo professionale ed economico. Stando all’indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro dal titolo “Italiani e lavoro nell’anno della transizione”, condotta in collaborazione con SWG, più della metà dei lavoratori del Belpaese (55%) vuole cambiare lavoro, perché insoddisfatto dell’occupazione attuale e il 15% è alla ricerca di una nuova occupazione. Salari bassi e scarsa crescita professionale alla base dell’insoddisfazione. Ma anche la ricerca di un maggior benessere personale. Decisivo, in tal senso, lo smart working: modalità promossa a pieni voti dall’84,2% dei lavoratori “agili”. “Rivoluzione tecnologica e smart working – afferma Marina Calderone, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro – stanno cambiando i modelli organizzativi e definendo un nuovo approccio verso il lavoro. Lo smart working è una modalità che ben concilia il lavoro con la vita privata, ma va ben strutturato perché diventi un’opportunità per il futuro”.

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Deloitte: il cambiamento climatico costerà fino a 178 trilioni di dollari

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2022

Nel 2070 la perdita media annua del Pil si assesterebbe sul -7,6%, rispetto a uno scenario non affetto dal cambiamento climatico. Al contrario, accelerando rapidamente il processo di decarbonizzazione, l’economia globale potrebbe guadagnare 43 trilioni di dollari nei prossimi cinque decenni. È quanto emerge dal report Global Turning Point Report 2022 di Deloitte. Secondo il report, sono quattro gli elementi chiave su cui agire per favorire la decarbonizzazione a livello globale: la collaborazione tra settore pubblico e privato, per la costruzione di politiche efficaci volte a guidare il cambiamento; investimenti da parte delle imprese e dei governi, per promuovere cambiamenti strutturali nell’economia globale tali da privilegiare le industrie a basse emissioni e accelerare la transizione verde; l’impegno, in ogni area geografica, a gestire i rispettivi “turning points”, ossia il momento in cui i benefici della transizione verso la neutralità carbonica superano i corrispondenti costi, guidando così una crescita regionale positiva; sulla base del relativo turning point, i sistemi economici e sociali locali devono promuovere un futuro più sostenibile, ovvero un’economia decarbonizzata in grado di crescere a tassi maggiori rispetto a una equivalente economia carbon-intensive. I messaggi chiave del Global Turning Point Report di Deloitte sono allineati con le evidenze del VI Assessment Report – WG II dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), che sottolinea come un ritardo nell’azione di mitigazione delle emissioni climalteranti metta a rischio il futuro dell’uomo e del pianeta. Il costante aumento della temperatura media terrestre e il livello attuale e prospettico delle emissioni antropiche impongono così urgenti azioni di adattamento, le quali però, superata la soglia di 2°C, oltre a divenire assai più costose, perderebbero anche drasticamente efficacia. Il Mediterraneo poi è considerato un vero e proprio “hotspot” del cambiamento climatico: si è riscaldato e continuerà a riscaldarsi più della media mondiale.

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Schengen adieu o goodbye. Cambiare verso il peggio?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2022

Schengen è lo spazio di libera circolazione senza controlli alle frontiere, uno dei successi proiettati al futuro della costruzione comunitaria: non solo persone e merci, ma anche diritto, economia, salute, difesa/sicurezza e politica, quello che noi federalisti utopisti chiamiamo “Stati Uniti d’Europa”. Schengen fino a poco tempo fa era la cancellazione di code alle dogane, esibizione di passaporti, barriere fisiche e fili spinati. Per l’appunto “era”, ché dopo gli attacchi terroristici e la crisi dei migranti del 2015, alcuni Stati hanno reintrodotto i controlli e alcuni non li hanno mai tolti anche per la pandemia. Secondo la Corte di Giustizia Ue, le deroghe a Schengen non possono durare più di sei mesi (1) e, siccome molti Paesi i controlli li vogliono, ecco che si sta per cambiare la norma. Riflessioni e iniziative perché una norma così determinante per la costruzione del federalismo europeo non è gradita… troppi problemi… si fa prima a riaffermare il potere decisionale degli Stati nazionali, ché altrimenti si compromette la politica internazionale e non federalista dell’Unione. All’insegna di “modernizzare Schengen” (slogan e impegno dell’attuale presidenza francese) i sei mesi di deroga diventerebbero infiniti, con obiettivo principale la chiusura delle frontiere esterne ai migranti (2): ogni singolo Stato applicherebbe con propria decisione meccanismi di solidarietà che godranno di contributi finanziari, dando priorità a chi ha diritto a protezione internazionale e ai più vulnerabili rispetto ai cosiddetti migranti economici; chi non accetta migranti sul suo territorio potrà contribuire finanziariamente o logisticamente a questa politica. Sembra l’istituzionalizzazione e generalizzazione del “modello” (disperazione umana, economica e politica) delle isole greche: tenere migranti da espellere e richiedenti asilo ai confini esterni dell’Ue.Cambiare tutto per generalizzare e istituzionalizzare il peggio che prima era circoscritto. Queste le intenzioni francesi per dire sostanzialmente “adieu” a Schengen. Al momento non si sa – tipo Germania (3) – quali siano le intenzioni di chi invece vorrebbe solo dire “goodbye”. A fronte anche di quanto in corso in Polonia, principale Paese di accoglienza degli sfollati e profughi ucraini, esperienza per la quale una certa voce in capitolo avrebbe valore.François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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Fit for 55: uso terreni agricoli per rafforzare lotta al cambiamento climatico

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

Il Parlamento ha adottato la sua posizione negoziale su una proposta di legge per migliorare i pozzi naturali di assorbimento del carbonio nel settore dell’Uso del suolo, dei cambiamenti di uso del suolo e forestale (Land use, land use change and forestry sector – LULUCF), con lo scopo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Il testo legislativo è stato approvato con 472 voti favorevoli, 124 contrari e 22 astensioni. Pozzi di carbonio per aumentare l’obiettivo UE di riduzione dei GHG al 57% nel 2030. I deputati sostengono la proposta della Commissione secondo cui l’obiettivo UE per l’assorbimento netto di gas a effetto serra nel settore LULUCF per il 2030 dovrebbe essere di almeno 310 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Tale aumento porterebbe di fatto l’impegno di riduzione dei gas a effetto serra UE al 57% entro il 2030.I deputati propongono infine di istituire un meccanismo relativo alle perturbazioni naturali per il periodo 2026-2030, a disposizione di quei Paesi UE che non sono stati in grado di raggiungere i loro obiettivi annuali a causa di perturbazioni naturali come gli incendi boschivi. Infine, ribadiscono la loro posizione secondo cui i pozzi di carbonio naturali sono fragili e volatili e quindi, contrariamente alla proposta della Commissione, non dovrebbero essere messi in comune con le emissioni del settore agricolo.

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Un futuro a prova di cambiamento climatico

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 Maggio 2022

A cura di Pauline Grange, gestore investimento responsabile e Jess Williams, analista, investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments. La crisi climatica è ormai una realtà in molte parti del mondo. La quantità di eventi meteorologici estremi registrati nel 2021 è stata eccezionale in base a qualsiasi parametro. Le interruzioni lungo le catene produttive sono dovute anche alle condizioni meteorologiche: le inondazioni che hanno colpito Europa, Stati Uniti e Cina hanno colpito le attività logistiche e produttive. La temperatura media globale si sta rapidamente avvicinando a 1,5 °C. I governi si stanno rendendo conto della necessità di proteggere città e popolazioni dagli effetti del cambiamento climatico e di modernizzare le infrastrutture per isolare meglio le città dall’emergenza climatica, accelerando gli investimenti per scongiurare gli scenari peggiori.Poiché si prospetta un aumento delle alluvioni, dovremo rendere città e infrastrutture a prova di esondazione: un recente rapporto pubblicato dalla First Street Foundation rivela che quasi il 25% delle infrastrutture critiche degli Stati Uniti (utility, aeroporti, porti, ecc.) è a rischio di inondazione. D’altro canto, episodi di siccità sempre più gravi metteranno sotto pressione i nostri sistemi idrici e questo, abbinato alla crescita demografica, significa che la scarsità di acqua sarà un problema a cui dovranno far fronte sempre più paesi. Ciò richiederà massicci investimenti per aggiornare le reti idriche obsolete e promuovere il riciclo delle acque reflue. Riteniamo che questo straordinario sforzo di investimento in infrastrutture ed edifici possa creare un super ciclo pluriennale di investimenti di cui molti sottovalutano la portata. In questo momento è quindi fondamentale investire in aziende posizionate per beneficiare dei flussi di capitale green attesi sul mercato.

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Quando si parla di lotta al cambiamento climatico, non si può non menzionare il ruolo determinante delle singole città

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2022

Secondo Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico, i centri urbani sono responsabili dell’80% del consumo energetico e delle emissioni.Dati non di poco conto visto che influenzano significativamente la salute delle persone e quello dell’intero pianeta, ma la soluzione può arrivare dalle stesse città se si attua un cambiamento di rotta che vuole il ripensamento dell’urbe in ottica sostenibile. Ed è proprio qui che s’inserisce il ruolo dei GreenHero che proprio nelle grandi città vivono e lavorano.Ad inquinare maggiormente sono le megalopoli cinesi ma anche Mosca, Istanbul, Tokyo e New York. A metterlo in evidenza è una elaborazione di Ener2Crowd, basata sui dati della ricerca “Keeping Track of Greenhouse Gas Emission Reduction Progress and Targets in 167 Cities Worldwide” condotta da Ting Wei, Junliang Wu e Shaoqing Chen, ricercatori della School of Environmental Science and Engineering della Sun Yat-sen University in Cina.«La città italiana più inquinante in assoluto è Torino, settima in Europa ed al 52mo posto del ranking mondiale, con 23 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti immesse in atmosfera ogni anno» puntualizzano gli analisti di Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico.E proprio a partire dalle grandi città, il nuovo modello di finanza etica di Ener2Crowd permetterà di ridurre l’inquinamento, grazie all’appetito degli investitori per i prodotti finanziari in grado di combattere il climate change che garantiscono comunque un ottimo ritorno economico.Nelle grandi città italiane, inoltre, risiedono la maggior parte dei GreenHero: i maggiori investitori della piattaforma Ener2Crowd si trovano infatti a Roma, Milano, Napoli e Torino, dove oggi questa forma di investimento è una realtà all’ordine del giorno.La città più inquinante del Continente Europeo rimane Mosca —al settimo posto del ranking mondiale— con 112 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti immesse in atmosfera ogni anno, seguita da Istanbul —al quattordicesimo posto del ranking mondiale— con 72,9 milioni di tonnellate di Co2 e da Francoforte con 46 milioni di tonnellate di Co2. E seguono sul podio europeo San Pietroburgo (43 Mt Co2 eq.) Atene (39 Mt Co2 eq.), Berlino (28 Mt Co2 eq.) e Torino (23 Mt Co2 eq.) che è appunto settima in Europa ed al 52mo posto del ranking mondiale.Lo studio trova riscontro anche nei dati del Parlamento Europeo, secondo il quale all’interno dell’Ue le grandi città sono responsabili di emissioni di CO2 in una misura che arriva fino all’80% del totale. L’idea di Ener2Crowd.com è quella di convincere quella massa critica di risparmiatori che da sempre puntano sugli investimenti più sicuri possibili —che una volta erano gli immobili ed i titoli di Stato— oggi in fuga dai prodotti finanziari dai rendimenti irrisori e non più solidi come un tempo.

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Cambiamento climatico sulle produzioni agricole

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2022

Con più di 1400 eventi estremi il 2021 ha registrato in Italia un aumento del 65% di tempeste, bufere, grandinate e bombe d’acqua alternate a ondate di calore, che hanno provocato gravi danni da nord a sud, con pesanti ripercussioni economiche sulle produzioni agroalimentari. Si tratta di un trend consolidato, che non fa che peggiorare sensibilmente ogni anno, mettendo a rischio l’eccellenza del nostro made in Italy.Gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici vanno prevenuti e mitigati a partire dal campo e a questo serve l’agrometeorologia, la scienza che, utilizzando le tecnologie più sofisticate, studia le interazioni dei fattori meteorologici ed idrologici con l’ecosistema agricolo-forestale e con l’agricoltura intesa nel senso più ampio. Si valuta il rischio climatico di uno specifico territorio, in situ, appunto, per avere parametri climatici “sito specifici”, ossia su misura dell’azienda, grazie ai quali individuare le migliori scelte da fare: dalle pratiche agronomiche alla gestione dell’irrigazione, dalla previsione delle rese produttive alla più efficace difesa dai parassiti delle colture. Dati preziosi, quelli agrometeorologici, che consentono all’azienda di ridurre le conseguenze derivanti da gelate o grandinate o altri eventi climatici estremi. Ciò permette, quindi, miglioramenti produttivi attraverso l’individuazione delle più appropriate misure per l’adattamento dei sistemi agricoli a un determinato contesto agroambientale, soprattutto con una gestione più corretta e sostenibile dell’irrigazione, resa possibile dai modelli previsionali agrometeorologici.

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Change marketing. Gestire il cambiamento partendo dalla corporate identity

Posted by fidest press agency su sabato, 12 marzo 2022

E ‘il nuovo libro di Marco Daturi. Editore: Libri D’Impresa Prezzo: € 22,00 cartaceo, € 9,99 e- è la parola chiave di questi anni: due decenni in cui abbiamo assistito a mutamenti epocali che le generazioni passate non hanno vissuto nell’arco di una vita. Cambia la vita personale, cambia l’economia e cambiano le aziende. In questo contesto è quanto mai attuale il nuovo libro di Marco Daturi, Change Marketing, che esce per Libri d’impresa ed è disponibile su Amazon e tutte le librerie on line. Nel libro viene illustrato il Corporate Identity Matrix Framework, uno strumento di lavoro utile per fornire una strutturata e comprensibile overview della corporate identity, una guida per la comunicazione. «Si tratta di una revisione della Corporate Brand Identity and Reputation Matrix presentata da Mats Urde e Stephen A. Greyser in The Corporate Brand Identity and Reputation Matrix per lo studio del Premio Nobel -spiega Marco Daturi-. Abbiamo utilizzato questo metodo per molte realtà di diverse dimensioni e settori di attività e ci ha aiutato a mettere l’ordine che spesso veniva solo dato per scontato».Tra best practice, descrizione del metodo e una ricca sezione dedicata agli strumenti da utilizzare un questi anni caratterizzati dal marketing 5.0, che deve coniugare le nuove tecnologie alle diverse generazioni e ai nuovi modelli di business, il libro è una guida utile a imprenditori e professionisti per restare e diventare sempre più competitivi. Marco Daturi – Exploring marketing since 1993, questo il suo slogan. Da quell’anno, durante gli studi universitari, ha iniziato a lavorare nel marketing. Laureato in economia e commercio, ha poi tracciato una linea netta per la sua professione con un master in marketing e vari corsi di specializzazione.Ha lavorato per grandi multinazionali, professionisti e piccole medie imprese, gestendo centinaia di progetti in settori diversi e occupandosi in prima persona dal marketing strategico a quello operativo.Nativo digitale con venticinque anni di anticipo, ha grande passione per la tecnologia e la digitalizzazione, in cui opera direttamente come early adopter ed esprime con il figlio nella loro creative room.

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Climart: Immagini del cambiamento

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2022

Roma Sabato 26 febbraio, a partire dalle ore 11:00, presso la Biblioteca Villino Corsini – Villa Pamphilj si terrà la presentazione del volume curato dagli scienziati Daniele Melini e Spina Cianetti per Pacini Editore e INGV Editore. L’emergenza climatica raccontata alle giovani generazioni da 25 studenti di un Liceo artistico di Roma, accompagnati da due scienziati dell’INGV: ecco “ClimArt – immagini del cambiamento”, il progetto realizzato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dal Liceo Artistico “Alessandro Caravillani” di Roma per trasmettere e comunicare, attraverso il linguaggio universale dell’arte, le evidenze scientifiche sullo stato di salute del nostro pianeta e per risvegliare nelle coscienze la consapevolezza che non è più possibile rimandare azioni comuni a salvaguardia dell’ambiente. È un grido di allarme e di angoscia, ma anche un messaggio di speranza per il futuro. Alla presentazione, che sarà aperta dal Presidente dell’INGV prof. Carlo Doglioni, saranno presenti insieme ai protagonisti il prof. Carlo Eufemi, Dirigente Scolastico del Liceo Caravillani, il dott. Leonardo Sagnotti, Direttore del Dipartimento Ambiente dell’INGV ed esperto di cambiamenti climatici, e la prof.ssa Manuela Policicchio, in rappresentanza del team di docenti che ha seguito il progetto. Curato da Daniele Melini e Spina Cianetti, ricercatori dell’INGV, il volume pubblicato da Pacini Editore e da INGV Editore, affronta attraverso pensieri e opere grafiche realizzate dagli studenti del Caravillani alcuni temi cruciali collegati all’emergenza climatica: l’effetto serra, il riscaldamento globale, l’innalzamento dei mari, lo sviluppo sostenibile e le minacce per gli ecosistemi. Il capitolo iniziale, relativo ai ‘segni vitali del pianeta’, rappresenta una introduzione di carattere scientifico-divulgativo con cui i ricercatori Melini e Cianetti, raccontando i progressi della scienza nello studio della Terra e del suo ‘stato di salute’, chiariscono fenomeni e squilibri che da ormai diversi decenni richiamano alla responsabilità di mettere in atto azioni e comportamenti concreti per salvarla. I proventi del libro, in vendita nelle librerie, saranno utilizzati dal Liceo Artistico “Alessandro Caravillani” per finanziare altri progetti. Le opere pittoriche e grafiche raccolte nel volume saranno esposte in mostra all’interno della Biblioteca Villino Corsini – Villa Pamphilj da sabato 26 febbraio a domenica 6 marzo 2022; sarà possibile visitare l’esposizione negli orari di apertura della biblioteca.

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I mercati emergenti nella fase del cambiamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 febbraio 2022

A cura di Gene Frieda, Global Strategist e Pramol Dhawan, Head of Emerging Markets Portfolio Management di PIMCO. Negli ultimi due decenni, i mercati emergenti sono stati tipicamente “condition takers”, ogni paese ha un certo grado di sensibilità alla crescita economica cinese e ai tassi di interesse statunitensi. Tuttavia, crediamo che questi tradizionali driver esterni vedranno diminuire la loro importanza. Infatti, prevediamo un rallentamento della crescita del PIL cinese che vedrà ridotta la propria influenza sulle congiunture economiche dei mercati emergenti. E il contesto di tassi d’interesse statunitensi “bassi per più tempo” dovrebbe ridurre l’influenza della Federal Reserve statunitense sui flussi di capitale verso i mercati emergenti, a nostro avviso. In futuro, riteniamo che i mercati emergenti dovranno probabilmente affrontare una serie più complessa di fattori esterni, tra cui la rivalità tra Stati Uniti e Cina, il cambiamento climatico e gli sforzi connessi a esso, la rapida diffusione della tecnologia e il populismo politico. Il risultato dovrebbe essere una crescita economica globale volatile e meno armonizzata, con opportunità d’investimento maggiormente differenziate tra i vari paesi. Di seguito delineiamo i rischi e le opportunità che intravediamo da alcuni fattori di disturbo secolari: Probabilmente guidato almeno in parte dalle preoccupazioni per le politiche di contenimento degli Stati Uniti, il governo cinese sembra allontanarsi da una rapida crescita guidata dal debito e dagli investimenti a favore di una crescita più lenta ma più equa. Anche se la Cina e gli Stati Uniti stanno iniziando ad affrontare la crescente disuguaglianza di reddito, ci aspettiamo che la disuguaglianza all’interno della maggior parte dei paesi emergenti, e tra paesi emergenti e paesi e mercati sviluppati, peggiori nel prossimo decennio. Una variabile da tenere d’occhio è la demografia. Essendo i paesi che riteniamo siano più colpiti dal riscaldamento globale, i mercati emergenti potrebbero avere tutto da guadagnare da una rapida transizione dal brown al green. Ci aspettiamo che maggiori investimenti privati e pubblici in fonti di energia pulita diventino un importante motore di dinamismo. Per alcuni, la portata della transizione verde può essere vista come analoga allo shock positivo della domanda dei primi anni 2000 che è risultato dal boom della Cina. Tuttavia, questo boom sarà probabilmente più duraturo e di portata molto più limitata. Le tecnologie verdi, tra cui l’energia rinnovabile, i veicoli elettrici, l’idrogeno e la cattura del carbonio, tendono ad avere un’intensità di metalli maggiore rispetto ai loro equivalenti basati sui combustibili fossili. Di conseguenza, è probabile che la transizione verso il verde intensifichi la domanda di metalli importanti, tra cui rame, nichel, cobalto e litio. Ancora una volta, cercheremo quei paesi e quelle aziende che potenzialmente ne trarranno i maggiori benefici. Tuttavia, è probabile che i costi di transizione delineati sopra comportino un aumento dei prezzi dell’energia e, data l’importanza degli input energetici per la produzione alimentare, dei prezzi dei prodotti alimentari in molti paesi dell’Europa orientale. Di conseguenza, ci aspettiamo una maggiore volatilità dell’inflazione e una tensione più forte tra gli obiettivi chiave tipici della politica monetaria di inflazione stabile e una piena occupazione. I tassi d’inflazione all’interno dei mercati emergenti potrebbero diventare meno sincroni, offrendo ancora una volta un’importante fonte potenziale di performance differenziata per i gestori attivi. Forse ci stiamo imbarcando in un nuovo sistema per gli investimenti nei mercati emergenti. Crediamo che i mercati locali emergenti continuino a offrire un’ampia gamma di opportunità. I paesi di frontiera di bassa qualità sono probabilmente diversi. Questi paesi, a nostro avviso, ricorreranno a programmi sostenuti da finanziamenti multilaterali e, in alcuni casi, da insolvenze del debito esterno? In questo caso, crediamo che la valvola di sfogo della pressione sarà costituita da programmi sostenuti da finanziamenti multilaterali e, in alcuni casi, da inadempienze del debito esterno. Il nostro quadro d’investimento incorpora quelli che riteniamo essere questi rischi da “buco nero”. Tuttavia, crediamo anche che si debba dare maggior peso al rischio di liquidità e al rischio politico, dato che varie forme di controllo dei capitali e di interventi non convenzionali sui mercati tornano a far parte degli strumenti dei politici dei paesi emergenti. In generale, riteniamo che i premi di rischio dei mercati emergenti si distinguano in positivo, sebbene ci si debba aspettare molta volatilità in futuro. (abstract)

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Il cambiamento della Pubblica Amministrazione parte dalle persone

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 gennaio 2022

I loro nomi, le loro storie e le loro opinioni sul futuro delle amministrazioni impegnate nella sfida del PNRR sono raccolti nell’”Almanacco degli innovatori 2021”, il libro pubblicato da FPA, società del gruppo DIGITAL360. L’Almanacco racchiude oltre 100 interviste realizzate da Gianni Dominici, Direttore generale di FPA, nell’arco di 15 mesi a partire dallo scoppio dell’emergenza Covid-19, con l’obiettivo di raccontare questo periodo di crisi, ma anche di grandi cambiamenti, attraverso la voce delle persone che lavorano nella PA o per la PA. Tra i protagonisti del cambiamento della PA raccontati nel libro, ci sono rappresentanti di istituzioni che avevano già cominciato a sperimentare lo Smart Working prima della pandemia, funzionari dei comuni impegnati a rendere i servizi digitali accessibili, docenti che hanno lavorato per una scuola innovativa, protagonisti di progetti di formazione ed empowerment di dipendenti pubblici, promotori di soluzioni che applicano i principi del co-design o degli open data nella pubblica amministrazione. Innovatori come Stefania Allegretti, Direttrice dell’Ufficio sviluppo organizzativo e del personale della Provincia Autonoma di Trento che, ben prima della pandemia, è diventata modello per l’adozione dello smart working, la formazione del personale e l’accompagnamento al cambiamento, realizzando tra gli altri il progetto di affiancamento intergenerazionale “Pat4Young” grazie a cui giovani neo-assunti sono stati inseriti a fianco di lavoratori senior, in una logica di scambio reciproco delle competenze. O come Elena Gamberini, Direttrice Generale dell’Unione dei Comuni Bassa Reggiana, ente che promuove la gestione associata dei servizi, grazie a cui piccole amministrazioni del territorio sono riuscite a fronteggiare l’emergenza cooperando, e che ha avviato nei mesi scorsi il progetto CittadINpratica per la digitalizzazione delle pratiche edilizie, un progetto fortemente innovativo per il territorio. O Ilenia Imola, Funzionario del Comune di Rimini, che per l’amministrazione ha sperimentato processi innovativi e nuovi modelli organizzativi, mettendo il digitale al servizio delle “connessioni umane”, con l’obiettivo di “fare squadra”, lavorare insieme per raggiungere obiettivi comuni, aumentare il benessere dell’organizzazione. E ancora Monica Cavallini, Project Manager del progetto “Scuola Digitale Liguria” con cui la società in house della Regione dal 2016 ha supportato l’innovazione digitale per la didattica coinvolgendo i docenti in tutorial online e videoconferenze, un’esperienza diventata fondamentale per la DAD nell’emergenza, grazie a una comunità di docenti che ha lavorato insieme. E poi Salvatore Urso, ingegnere del settore ICT Sanità della Regione Emilia-Romagna, da anni impegnata in politiche di digitalizzazione sanitaria, che durante l’emergenza Covid19 ha creato un sistema di monitoraggio per utilizzare servizi di telemedicina nelle aree montane appenniniche meno accessibili. E Giuseppe Gigante, Dirigente di INAIL Puglia, che ha promosso il progetto ‘Gli ScacciaRischi: le olimpiadi della prevenzione’: un videogioco che aiuta a riconoscere ed evitare i pericoli in casa, a scuola e negli ambienti di lavoro, attraverso dieci livelli di gioco e quiz. Tra i protagonisti dell’Almanacco, anche rappresentanti di start up e associazioni, come Ilaria Ricotti, Responsabile comunicazione e relazioni istituzionali di Too Good To Go, app contro lo spreco alimentare con circa 5 milioni di utenti in Italia, e Andrea Borruso, Presidente dell’associazione OnData, tra i promotori della campagna #datibenecomune, nata per chiedere alle istituzioni il rilascio di tutti i dati disaggregati sull’emergenza Covid e che oggi sta chiedendo al governo di rilasciare i dati necessari per consentire il monitoraggio dei progetti del PNRR. E insegnanti “visionari”, come Daniele Manni, docente di informatica e auto-imprenditorialità nell’Istituto “Galilei-Costa-Scarambone” di Lecce, dove aiuta gli studenti a creare delle micro e piccole imprese innovative, primo italiano a vincere, nel 2020, il Global Teacher Award, importante riconoscimento che premia 50 docenti tra 107 paesi al mondo.

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Il 46% degli italiani sta prendendo in considerazione l’ipotesi di cambiare lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 gennaio 2022

Tra i propositi degli italiani per il nuovo anno, a fianco di probabili diete e iscrizioni in palestra, c’è anche quello di cambiare lavoro. Secondo un’indagine condotta da Indeed – portale numero 1 al mondo per chi cerca e offre lavoro – oltre il 46% degli italiani sta pensando di cambiare lavoro. Proposito che 1 su 10 ha già iniziato “a mettere in cantiere” nel 2021. Cosa si cerca in una nuova occupazione? Guadagnare di più rimane la spinta principale a cambiare lavoro (54%), ma si fanno largo altre ragioni. L’incertezza degli ultimi due anni ha ridato fascino alla solidità. Si punta ad aziende che abbiano buone prospettive di sviluppo (18%) e a lavori sicuri (15%), nonché a buoni pacchetti di benefit (16%). Per chi ancora non può, la possibilità di lavorare da casa (16%) rappresenta una buona motivazione per cambiare. Più di 1 italiano su 10, inoltre, punta a lavorare in un ambiente che sia inclusivo, di cui condivide la cultura aziendale. Cambiare non spaventa. Più del 50% dei partecipanti all’indagine di Indeed ha una visione ottimista del mercato del lavoro e delle opportunità di carriera che si potranno aprire nel 2022. Un atteggiamento fiducioso che trova conferma negli intenti dei datori di lavoro. Il 20% prevede, infatti, di assumere a ritmo più sostenuto rispetto al pre-pandemia. Probabilmente per via di buone prospettive di sviluppo (8 aziende su 10 contano su un incremento del business nel 2022) ma anche in virtù del turn over che, nel corso del 2021, è aumentato secondo il 33% dei recruiter. In particolare, per le aziende che impiegano più di 500 persone (45%). Gianluca Bonacchi, Recruitment Evangelist di Indeed spiega “La pandemia ha modificato non solo priorità e preferenze dei lavoratori. Ha fondamentalmente cambiato la percezione di cosa debba intendersi per buon lavoro. Oggi le persone vogliono prima di tutto sentirsi al sicuro. Vogliono, inoltre, poter contare su una certa dose di flessibilità nell’espletamento delle proprie mansioni; sia in termini di orari, sia di luoghi. Non ultimo, apprezzano tutti quei benefit e quelle forme di supporto capaci di offrire un sostegno che va al di là della pura dimensione lavorativa, a sostegno del benessere personale del singolo e della vita al di là del lavoro”.Per attrarre e mantenere i migliori talenti, le aziende si dicono pronte a introdurre una serie di nuove policy nel 2022: dall’incremento della possibilità di lavorare da casa (42%), all’organizzazione degli spazi di lavoro in modo da garantire distanziamento (40%); dall’ offerta di supporto psicologico (37%), al miglioramento dei benefit (32%) ma anche creazione di occasioni di socializzazione (32%), per ovviare alla mancanza del contatto quotidiano.

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Cambiamento climatico

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2022

Chiediamo a tutti i governi un’azione urgente e decisa per combattere il cambiamento climatico. La crisi climatica colpisce prima di tutto gli esseri umani, soprattutto chi è stato costretto ad abbandonare le proprie case. Per oltre 80 milioni di rifugiati e sfollati in tutto il mondo, il cambiamento climatico rappresenta la più grande minaccia in un mondo già segnato da violenze e conflitti. 4 persone su 5 costrette a fuggire da conflitti e persecuzioni provengono dai paesi più colpiti da questa crisi e noi dobbiamo agire ora per proteggerli e sostenerli.Incendi, inondazioni, siccità, sono sempre più frequenti. Le conseguenze sono devastanti: insicurezza alimentare, migrazioni forzate, distruzione dei mezzi di sussistenza e nuovi conflitti.Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza che richiede una risposta collettiva. I suoi effetti saranno catastrofici per tutti noi, ma ancor di più per rifugiati e sfollati che si trovano proprio nei paesi più coinvolti da questa emergenza. Secondo studi recenti, senza un drastico intervento per ridurre il rischio di disastri climatici, entro il 2050, 200 milioni di persone ogni anno avranno bisogno di assistenza umanitaria a causa degli effetti del cambiamento climatico.Negli ultimi 70 anni, l’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, è stata in prima linea nei conflitti per proteggere le persone costrette a fuggire dalle proprie case da conflitti e violenza. Oggi il cambiamento climatico è diventata la prima linea e noi siamo sul campo per proteggere bambini, donne e uomini da questa nuova crisi. Tutti i paesi devono ridurre la propria impronta ambientale e sfruttare la crisi del COVID-19 per avviare una transizione verso modelli di sviluppo sostenibili. Per questo, chiediamo ai governi di agire, ORA. Non possiamo più aspettare.

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Figc e Parlamento europeo insieme contro il cambiamento climatico

Posted by fidest press agency su martedì, 7 dicembre 2021

On line il video ‘Voglio un pianeta così’ che illustra le finalità del progetto LifeTACKLE La Federazione italiana Giuoco Calcio (FIGC) e l’Ufficio in Italia del Parlamento europeo uniscono gli sforzi per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di fare passi avanti concreti nel fermare il cambiamento climatico.Le due realtà, già da tempo, hanno messo in campo importanti iniziative a carattere ambientale e azioni concrete con il coinvolgimento di testimonial, ricercatori e attivisti di livello internazionale. Oggi la campagna del Parlamento europeo in Italia ‘Voglio un pianeta così’, che illustra il progetto ‘LifeTACKLE’ di cui la FIGC è partner, compie un ulteriore passo in avanti attraverso la diffusione di un video che ha come obiettivo quello di informare un pubblico sempre più vasto sulle finalità di questi due progetti.”L’Unione europea si è impegnata a ridurre le emissioni di CO2 del 55% entro il 2030 e di azzerarle entro il 2050″, ha spiegato Valeria Fiore, community manager dell’Ufficio in Italia del Parlamento europeo e coordinatrice della campagna ‘Voglio Un Pianeta Così’. “I pacchetti legislativi conosciuti come Green Deal e ‘Fit for 55’ sono fondamentali se vogliamo fermare un orologio che corre veloce, ma altrettanto fondamentali sono le piccole grandi storie di testimonial e attivisti che raccontiamo con la nostra iniziativa e che, ogni giorno, dimostrano come ci si può impegnare concretamente per dare un contributo a questa battaglia fondamentale per il futuro di tutti noi.”

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Sassoli: Necessarie misure immediate ed efficaci per mitigare il cambiamento climatico

Posted by fidest press agency su domenica, 5 dicembre 2021

Nel suo discorso, Sassoli ha fatto un bilancio dei risultati degli ultimi mesi e ha parlato delle sfide della prossima presidenza. “Nel corso di questo mandato, il Parlamento europeo aveva delineato due priorità fondamentali.” “La prima, politica, consisteva nel rafforzare il ruolo di scrutinio e la partecipazione dei parlamenti degli stati membri dell’Unione per il Mediterraneo nell’importante dibattito relativo al cambiamento climatico e al drammatico impatto che questo sta avendo nella nostra regione. Il cambiamento climatico, per lungo tempo sottostimato e trascurato, è diventato ora il centro del dibattitto politico come dimostrato dalla eccezionale partecipazione alla recente conferenza sul clima di Glasgow, il cui risultato, per quanto apprezzabile, è stato a mio avviso inferiore alle aspettative.” “L’Europa si è dotata di un’ambiziosa agenda verde, il cosiddetto Green Deal, che intende ridurre drasticamente le emissioni nocive e, dunque, il riscaldamento climatico e promuovere un’economia e uno stile di vita più sostenibile ed in linea con questi importanti obbiettivi.” “Questo sforzo non può che venire dall’Europa nella sua integralità inclusi i paesi più lontani dal Mediterraneo. L’Europa è nata come un progetto comune basato sulla solidarietà e la condivisione di valori e di principi fondamentali. E il cambiamento climatico è appunto una sfida fondamentale a cui tutti sono chiamati a contribuire.” “La portata della sfida di oggi è senza precedenti. La pandemia di COVID-19, ci sta dimostrando che in casi come questi le frontiere non contano più perché nessuno è al riparo da questi fenomeni e la collaborazione tra paesi del Mediterraneo non è un lusso, non è un’opzione che possiamo decidere di non seguire, ma è invece una necessità impellente per tutti. Non è più giustificabile che l’uno o l’altro dei paesi mediterranei, siano essi della sponda nord o della sponda sud, siano lasciati soli a gestire queste sfide epocali. Tutto ciò non solo è moralmente inaccettabile ma è anche pericoloso e a lungo termine estremamente costoso.” “La dichiarazione congiunta che ci apprestiamo ad adottare oggi deve rappresentare la base di un percorso condiviso. Il messaggio che auspico possa partire dalla nostra Assemblea parlamentare, rivolto alle principali istituzioni europee, internazionali, ed ai governi dei partner dell’Unione del Mediterraneo, deve essere chiaro ed univoco: si concretizzi l’adozione di misure immediate ed efficaci di mitigazione dei cambiamenti climatici, e si stanzino le risorse finanziarie adeguate a questa colossale sfida.” “Questo sforzo non può che venire dall’Europa nella sua integralità inclusi i paesi più lontani dal Mediterraneo. L’Europa è nata come un progetto comune basato sulla solidarietà e la condivisione di valori e di principi fondamentali. E il cambiamento climatico è appunto una sfida fondamentale a cui tutti sono chiamati a contribuire. È importante che il nuovo segretariato possa assicurare la continuità dei nostri lavori, permettere una gestione più opportuna dei fondi disponibili e una politica di comunicazione più moderna e efficiente. Grazie alla intensa cooperazione con gli altri membri dell’ufficio di presidenza abbiamo potuto, in tempi brevi, raggiungere risultati importanti ma molto resta ancora da fare per rilanciare il processo di cooperazione euro-mediterraneo e rafforzare la cooperazione tra i nostri parlamenti.”

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“Pictet Asset Management abbraccia il cambiamento con Destinazione Futuro”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2021

Solo identificando i cambiamenti strutturali del mondo in cui viviamo, della società e dell’economia è possibile cogliere le migliori opportunità di investimento e giungere preparati alla “Destinazione Futuro”. È questo il titolo evocativo del nuovo webshow organizzato da Pictet Asset Management, in programma giovedì 2 dicembre, dalle ore 18:30, e che sarà possibile seguire sul sito di Pictet AM. L’evento mira a sensibilizzare il pubblico sull’importanza di non respingere e anzi abbracciare il cambiamento nella pianificazione dei propri investimenti, attività che non può prescindere da un’ottica di lungo periodo.Tanti sono i fattori destinati ad avere un impatto significativo sulle nostre vite e sulla nostra modalità di concepire gli investimenti. Ci sono cambiamenti in diversi settori – come: tecnologia, ambiente e healthy living – che stanno guidando le grandi transizioni della nostra epoca. È inevitabile chiedersi, infatti, quale ruolo avranno Big Data e Intelligenza Artificiale in un mondo destinato a diventare sempre più digitale. O, ancora, se vivremo parte delle nostre vite nell’universo virtuale del Metaverso. I cambiamenti dettati dalla pandemia hanno inciso sul volto che assumeranno le città del futuro? E, ancora, la medicina, la nutrizione, che direzione stanno prendendo? A queste e molte altre domande Pictet AM proverà a dare risposta in occasione di un evento interattivo e dinamico, in cui il focus saranno i Megatrend, le forze che modellano le nostre vite.

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