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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°158

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Il Sistema della Diffamazione contro Giuseppe Conte e il Governo Del Cambiamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Di MoVimento 5 Stelle. Il Governo del cambiamento è sotto attacco. Dopo il terrorismo sullo spread e le indebite interferenze di politici e burocrati europei oggi è il turno della stampa americana. Il bersaglio su cui sparare è Giuseppe Conte, il candidato Presidente del Consiglio che abbiamo individuato insieme alla Lega. Il New York Times si inventa dal nulla uno scoop senza notizia, dipingendo Conte come un millantatore di titoli che non avrebbe.In realtà Conte non millanta un bel nulla. In un curriculum lungo 12 pagine e ricco di titoli meritevoli segnala anche di aver “perfezionato e aggiornato” i suoi studi alla NY University, avendoci “soggiornato” nel periodo estivo dal 2008 al 2012. Non c’è alcun riferimento a master o titoli di altro genere, ma la semplice e puntuale descrizione della sua attività di studioso e docente universitario. A conferma di quanto Conte scrive nel curriculum c’è anche lo scambio di mail con Mark Geistfeld, autorevole studioso della responsabilità civile della NYU School of Law. L’agenzia di stampa Adnkronos, in possesso delle mail, scrive che: “Lo scambio di mail proverebbe dunque che Conte trascorreva parte delle sue vacanze estive nella università newyorkese, avvalendosi della biblioteca e di scambi culturali, sfociati anche in collaborazioni, con i colleghi dell’ateneo statunitense. Durante il soggiorno del 2014, come si evince dalle mail, Conte incontrò e interagì con Geistfeld. E proprio da questo scambio è nato l’inserimento del docente statunitense nel comitato scientifico della storica rivista ‘Giustizia civile’, edita da Giuffrè, di cui Conte è direttore. Dalle ricerche effettuate in quell’anno è scaturito un volume che Conte starebbe ultimando sulla responsabilità civile, un testo che opera un serrato confronto con i sistemi di common law. Nella prima mail spedita da Conte a Geistfeld, rigorosamente in lingua inglese, il premier indicato da Di Maio conferma la volontà – espressa nei mesi precedenti al diretto interessato- di inserire il collega della NYU nella rivista in questione e chiede un incontro per consegnargli una copia del fascicolo”. E ancora: “Conte, nelle mail in possesso dell’Adnkronos, annuncia la sua presenza a New York, dunque chiede al collega di incontrarlo per parlare del progetto. In caso contrario, propone di lasciare la copia del fascicolo alla NYU, dove si trova nel momento in cui inoltra la mail a Geistfeld per ultimare, spiega, un nuovo volume sul tema della formazione del contratto. Segue la risposta del docente statunitense, che dà appuntamento a Conte per il martedì successivo, alle 11, nel suo ufficio, la ‘Room 411A”.
Intanto anche il professor Mads Andenas, studioso di diritto contrattuale europeo e già direttore del londinese British Institute of International and Comparative Law difende Conte su Twitter scrivendo che: “I professori studiano in biblioteca per tali soggiorni durante le vacanze estive, e non sono ‘staff’ o ‘students”, e Conte “ha spiegato di aver soggiornato presso scuole di giurisprudenza di lingua inglese in estate per migliorare il suo inglese e la sua preparazione. Altri professori di giurisprudenza lo fanno e molti altri dovrebbero farlo. Il professor Conte fa parte dell’Editorial Board of European Business Law Review”.La colpa di Conte, quindi, sarebbe di essere stato troppo preciso nel curriculum? O di aver viaggiato per il mondo per arricchire il suo profilo? La verità è che il New York Times manipola le parole per restituire un’immagine artificiosa di un professionista serio e autorevole.
Ma quello del giornale americano non è l’unico attacco gratuito che Giuseppe Conte sta subendo in queste ore. La giornalista Jeanne Perego afferma che l’Internationales Kulturinstitut di Vienna, dove il prof. Conte ha seguito un corso per approfondire il linguaggio settoriale del tedesco giuridico, in realtà non esiste. La stessa fonte, però, afferma subito dopo che si tratta di una scuola di lingue. Delle due l’una: o il suddetto istituto non esiste oppure è, appunto, una scuola di lingue dove Giuseppe Conte, come correttamente riportato nel suo curriculum, ha frequentato un corso di tedesco; lingua, tra l’altro, che ogni giurista del suo livello dovrebbe conoscere.Infine il capitolo Stamina. È lo stesso fondatore del controverso metodo di cura, Davide Vannoni, a smentire ogni rapporto con Giuseppe Conte: “Non c’è nulla di vero, non ho mai conosciuto Giuseppe Conte e non ci ho nemmeno mai parlato direttamente. Conte è uno dei mille avvocati che hanno sostenuto altrettante richieste di pazienti che cercavano di ottenere le cure Stamina presso l’Ospedale di Brescia”. E alla domanda sul perché Conte abbia difeso una famiglia in cura con Stamina, Vannoni replica: “Per un’azione di giustizia, c’era una legge che lo consentiva, la Turco-Fazio”. Ma la stampa italiana, manco a dirlo, rilancia senza pudore queste menzogne da quattro soldi, in un gioco al massacro che ha come unico obiettivo la diffamazione del nascente governo M5S-Lega. In prima linea c’è naturalmente Repubblica, il giornale della tessera numero 1 del Pd. Ora dopo ora le infamanti accuse verso Giuseppe Conte si sciolgono come neve al sole. La campagna diffamatoria è talmente esplicita e grossolana che riuscirà solo a rafforzarci. Quando siamo arrivati ad un accordo con la Lega eravamo consapevoli di quello che ci aspettava. Troppi sono gli interessi in gioco, troppe le resistenze al cambiamento. Chi ci attacca senza ritegno sappia che non molleremo di un centimetro. Lo dobbiamo ai 17 milioni di italiani che contro tutti e tutto ci hanno dato il loro voto. (fonte: il blog delle stelle)

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“Come cambia il lavoro nelle pubbliche amministrazioni?”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Parma Giovedì 24 maggio, dalle ore 14.30 alle ore 18.30, nell’Aula Filosofi del Palazzo Centrale dell’Università di Parma (via Università, 12), si terrà il seminario di Diritto del Lavoro dal titolo “Come cambia il lavoro nelle pubbliche amministrazioni?” organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali. L’incontro di studio vedrà quali illustri relatori il Prof. Sandro Mainardi, Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna; il Prof. Alessandro Boscati, Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università degli Studi di Milano; il Prof. Carlo Zoli, Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna; e il Prof. Enrico Gragnoli, Ordinario di Diritto del Lavoro presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Ateneo di Parma.Alle relazioni seguiranno due interventi programmati dell’Avv. Riccardo Marini, componente dell’Unità Organizzativa Legale dell’Università di Parma, e del Prof. Fabio Pantano, Ricercatore di Diritto del Lavoro presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma.

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Contratto per il governo del cambiamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 maggio 2018

Messaggio da Luigi Di Maio. Oggi, venerdì 18 maggio, si vota dalle 10.00 alle 20.00 sul contratto per il governo del cambiamento. Leggi il contratto e vota ora su Rousseau!Oggi si è finalmente definito in tutte le sue parti il Contratto per il Governo del Cambiamento. Sono davvero felice. Sono stati 70 giorni molto intensi, sono accadute tantissime cose, ma alla fine siamo riusciti a realizzare quanto avevamo annunciato in campagna elettorale.Un contratto di governo che vincola due forze politiche, che sono e rimangono alternative, a rispettare e fare quanto hanno promesso ai cittadini. Sono davvero felice perchè in questo contratto non ci sono solo delle proposte, non c’è solo un’idea di Paese, non ci sono solo le nostre battaglie storiche. In questo contratto ci sono le persone che ho incontrato in campagna elettorale. C’è la qualità della vita delle mamme che lavorano, ci sono i giovani della mia generazione che pensano al futuro, ci sono le famiglie in difficoltà, ci sono i lavoratori che hanno diritto a un salario dignitoso, gli insegnanti vittime di una riforma scellerata, gli italiani che sono emigrati all’estero, ci sono gli anziani che mantengono intere famiglie con la propria pensione, ci sono gli imprenditori che fanno grande il made in Italy, ci sono le forze dell’ordine che tutelano la nostra sicurezza, ci sono i pescatori, ci sono le vittime di reati di violenza che non devono essere lasciati soli dallo Stato.Ci sono gli italiani in questo contratto. Ci sono io in quanto cittadino italiano. Ci sei tu qui dentro. Leggi questo contratto e sentiti parte di questa ondata di cambiamento che sta per infrangersi sulle speranze di chi voleva che tutto restasse così com’era e sentiti orgogliosamente italiano oggi perchè una nuova era sta per cominciare. La cosa più bella è che ognuno di voi, come me, oggi possa dire: #IoSonoNelContratto.Per tutta la giornata di oggi, a partire dalle 10 e fino alle 20, saranno attive su Rousseau le votazioni sul contratto per il governo del cambiamento. Se voi deciderete che è la strada giusta da percorrere, nonostante quello che dicono tutti i giornaloni italiani e stranieri, nonostante qualche burocrate a Bruxelles, nonostante lo spread, allora come capo politico del MoVimento 5 Stelle firmerò questo contratto per far finalmente partire il governo del cambiamento. Adesso è il vostro momento. Abbiamo lavorato più di 70 giorni per arrivare fino a qui e proporre quanto tutti insieme abbiamo detto in campagna elettorale. Poi questo week end i nostri attivisti, i nostri iscritti, i nostri portavoce saranno nelle piazze di tutta Italia per far conoscere i contenuti di questo contratto.Sono soddisfatto di quanto abbiamo fatto e ringrazio ognuno di voi per essermi stato vicino in questi mesi. Ringrazio tutti i nostri che hanno preso parte al tavolo che in una settimana, in tempi record, ha redatto questo contratto: Alfonso Bonafede, Laura Castelli, Giulia Grillo, Danilo Toninelli, Vincenzo Spadafora, Daniel De Vito, Tommaso Donati e Rocco Casalino. Ringrazio anche la delegazione della Lega. Ringrazio gli attivisti che non si sono mai fermati. E’ anche grazie a voi e alla vostra tenacia se oggi siamo qui e sarà grazie a voi se cambieremo l’Italia. Cliccare per leggere il contratto: http://notizie2.ilblogdellestelle.it/t/922637/28818429/7521/2/

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Pentastellati: C’è chi cambia il Paese e c’è chi lo ha distrutto. Più ci attaccano, più ci motivano!

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 maggio 2018

By MoVimento 5 Stelle. Dopo gli strafalcioni costituzionali della riforma Boschi sonoramente bocciata dagli italiani, è grottesco che esponenti del Pd e affini parlino di “mancanza di cultura costituzionale” del MoVimento 5 Stelle, che ha rappresentato invece un baluardo della nostra Carta. Altrettanto ridicole sono le analogie tra il Comitato di conciliazione previsto dalla bozza del Contratto di Governo e il gran consiglio del fascismo, analogie che dimostrano una grande ignoranza della storia costituzionale italiana ed europea.Innanzitutto, il Comitato di conciliazione è uno strumento tipico dei contratti di Governo stipulati tra forze politiche diverse, come dimostra la decennale esperienza tedesca. Rispetto a quanto previsto dalla bozza di contratto tra MoVimento 5 Stelle e Lega, il Comitato di conciliazione ha il compito di creare un ponte tra Parlamento, Governo e forze politiche contraenti: è infatti composto dal Presidente del Consiglio, dal Ministro competente per materia, dai presidenti dei gruppi parlamentari, dal Capo politico del MoVimento 5 Stelle e dal segretario della Lega. Ha un ruolo quindi totalmente diverso sia dal Consiglio dei Ministri sia dal Parlamento, perché il suo obiettivo è esclusivamente quello di ricomporre le controversie che dovessero sorgere rispetto all’interpretazione o all’applicazione di norme del contratto, oppure di arrivare a una posizione comune rispetto a tematiche non presenti nel contratto o con carattere di urgenza, cioè imprevedibili al momento della sottoscrizione del contratto. Non è un organo occulto e non è in contrasto con la Costituzione, perché una sede di compensazione non limita le prerogative istituzionali delle Camere e del Consiglio dei Ministri, ma anzi esalta il principio di leale collaborazione istituzionale.

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Le bolle della contemporaneità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Ne ho ristretto il campo a solo tre, anche se a ben considerare potrei aggiungerne un altro paio. Tre per contemperare l’importanza che annetto ad altrettanti eventi di portata mondiale quali sono il proletariato e la sua forza organizzata in un grande movimento che nato dalla mente di Marx si è trasformata in un’idea di “stato” per poi “scoppiarci tra le mani”. Nello stesso tempo si è consolidato il capitalismo come il patriziato del parvenu e anch’esso oggi sembra voler esaurire la sua forza espansiva e fare la fine della prima bolla. La terza è più romantica e al tempo stesso capace di defilarsi alla nostra osservazione e ai venti del cambiamento: è quella che possiamo definire la “nobiltà dell’antico lignaggio”. Ad attraversarli vi è l’essere umano con le sue passioni, le sue tensioni ideali, le sue aberrazioni. Sono le bolle che abbiamo creato per suscitare una speranza, per indicare una strada, per definire un ruolo, per legare le generazioni che si avvicendano a un precetto di fede, a una visione del mondo ora egualitario ora esclusivo di alcune minoranze privilegiate per antico censo o per nuovi meriti. A guardarli crescere, prosperare e morire vi è quell’enorme folla che si chiama umanità.
E dire che il tutto è stato promosso ora in suo nome ora per illuderla che lo fosse, ora per sostenerla ora per tradirla.
Oggi mi chiedo se non è giunto il tempo per prendere coscienza di una nuova consapevolezza che sta diffondendosi intorno a noi e dentro di noi e che sta diventando qualcosa di diverso di una bolla. Forse è una bolla tecnologica e nulla di più ma è destinata, se non altro, a risvegliare le nostre coscienze.
Non possiamo più tollerare che la miseria estrema condanni a una morte prematura milioni di bambini e le loro madri.
Non possiamo più tollerare che la violenza e la sopraffazione soffochi la nostra identità.
Non possiamo più tollerare che la disinformazione ci renda complici degli interessi partigiani di una minoranza di nostri simili e dei loro illeciti traffici.
Non possiamo più tollerare che per un’idea formale si faccia strage di innocenti come l’idea della guerra santa, dell’integralismo religioso e del fanatismo politico.
Dobbiamo spezzare questa spirale velenosa che intorbida i nostri sentimenti e ci spinge ad atti di superbia contro i nostri simili e la stessa natura che ci circonda.
Dobbiamo cercare la strada maestra senza lasciarci attrarre dalle vie secondarie e dal rischio di finire in un vicolo cieco anche se a prima vista appaiono più belle e seducenti.
Dobbiamo imparare a essere costruttori di un disegno coerente quando pensiamo che le risorse dell’umanità non possono essere distrutte dalle guerre e che le guerre non devono essere alimentate dai mercanti di armi e a monte dalle fabbriche che le producono.
Dobbiamo essere votati a un disegno di solidarietà dove la mano che stringe quella del nostro vicino è la mano di chi ama e sa di essere riamato. (Riccardo Alfonso)

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Rutilio Grande: Una vita dedicata al cambiamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 febbraio 2018

rutilio grandeRoma Venerdì 23 febbraio 2018, ore 15:00 Aula Magna della Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4 Conferenza Rutilio Grande Una vita dedicata al cambiamento. La conferenza è promossa dall’Ambasciata di El Salvador presso la Santa Sede in collaborazione con l’Istituto di Spiritualità della Gregoriana. L’evento si svolge nella cornice del 41° anniversario dell’assassinio del gesuita Rutilio Grande, amico fraterno del beato Oscar Romero, che ne celebrerà i funerali pronunciando una famosa omelia sulla categoria cristiana della “liberazione”. Dopo i saluti di P. Anton Witwer SJ, Preside dell’Istituto di Spiritualità della Gregoriana , l’onorevole Jaime Alfredo Miranda (Vice Ministro degli Affari Esteri, Repubblica di El Salvador) spiegherà il contesto economico-politico agli albori del conflitto civile in El Salvador. P. German Ramón Rosa Borjas SJ, collaboratore storico della causa di beatificazione di P. Rutilio Grande, ne traccerà un profilo biografico e pastorale, mentre il Postulatore Generale della Compagnia di Gesù, P. Pascual Cebollada Silvestre SJ, interverrà in merito alla causa di beatificazione.Nel corso dell’incontro saranno proiettati anche una video-testimonianza di P. Salvador Carranza SJ, confratello molto vicino a P. Rutilio Grande, e il documentario “Rutilio Grande. Una vida consagrada al cambio”, curato dalla Universidad Centroamericana “José Simeón Cañas” di San Salvador.Le conclusioni e i ringraziamenti saranno affidati a S.E. Sig. Manuel R. López, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica di El Salvador presso la Santa Sede.

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Nuova edizione nazionale di FarmaMagazine

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

farmamagazineÈ stata presentata a Roma l’edizione nazionale di FarmaMagazine, la rivista con la più elevata tiratura (1,7 milioni di copie) e la più alta diffusione in Italia, distribuita ai cittadini gratuitamente in farmacia. Il periodico, prodotto da Edra, editore specializzato nell’ambito della salute e della medicina, e Federfarma, che rappresenta le oltre 17mila farmacie private, è un esempio concreto del valore strategico che la comunicazione riveste nell’ambito della Salute. Proprio a questo tema è stato dedicato l’evento “Educare alla Salute per curare l’Italia”, un’occasione per illustrare la nuova iniziativa, durante la quale i rappresentanti del mondo farmaceutico e gli esponenti politici si sono confrontati sul nuovo modo di educare alla Salute in un’epoca di innovazione e cambiamenti continui. FarmaMagazine, con stile informale e linguaggio colloquiale, intende offrire al lettore informazioni utili sulla salute, sottolineando il ruolo sociale e sanitario che la farmacia italiana svolge sul territorio. Consegnata gratuitamente dal farmacista in farmacia, la rivista entrerà nelle famiglie raggiungendo presumibilmente quasi 5 milioni di lettori di tutte le età.
“FarmaMagazine è uno straordinario strumento attraverso il quale le farmacie veicolano messaggi di salute scientificamente corretti. Non solo. La rivista è anche un canale al quale le istituzioni possono affidare la comunicazione di notizie socialmente utili alla collettività.”. “Fare educazione sanitaria e promuovere la prevenzione primaria permette alla farmacia di contribuire, oltre che a alla salute, anche alla sostenibilità della sanità, con interventi tempestivi e meno costosi per il SSN – dichiara Marco Cossolo, presidente Federfarma – Con l’obiettivo di dare ai cittadini una sanità migliore, Federfarma sta proseguendo nello sviluppo di piattaforme per la realizzazione e la gestione dei nuovi ruoli/servizi della farmacia, quali telemedicina, prestazioni infermieristiche e fisioterapiche. Si sta inoltre muovendo per coinvolgere maggiormente le farmacie nell’assistenza ai malati cronici”.FarmaMagazine non è solo una rivista cartacea, ma anche un sistema multicanale. La “voce del farmacista” è comodamente scaricabile anche tramite App, disponibile su Google Play e App Store, su web e sui social, consentendo di accedere rapidamente e con facilità a tutti i contenuti presenti sul cartaceo.

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Cambiano i requisiti che disciplinano i dispositivi medici

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

dispositivi medici.Con il nuovo Regolamento UE per i Dispositivi Medici (MDR), le facoltà degli Organismi Notificati relativamente alla valutazione delle evidenze cliniche dopo l’immissione dei prodotti sul mercato si ampliano, includendo gli audit non annunciati ed il campionamento e i test sui prodotti.
“Inoltre, i fabbricanti di dispositivi medici saranno tenuti a raccogliere una quantità molto maggiore di dati clinici rispetto a quello che avviene attualmente, così da poter condurre una continua valutazione dei potenziali rischi e benefici sulla sicurezza”, afferma Dr Bassil Akra, Direttore del Centro di Eccellenza Clinico di TÜV SÜD Product Service.Ad esempio, i fabbricanti saranno tenuti a condurre continui aggiornamenti della valutazione clinica e della relativa documentazione per l’intero ciclo di vita del prodotto, a questo scopo dovranno raccogliere sistematicamente e proattivamente i dati clinici. Inoltre, i fabbricanti di dispositivi di classe IIa, IIb e III dovranno produrre un rapporto di sicurezza per ogni singolo dispositivo e, se necessario, per ciascuna categoria o gruppo di dispositivi. Questi rapporti dovranno essere aggiornati a intervalli regolari, con revisione annuale obbligatoria per i fabbricanti di dispositivi di Classe IIb e III. Nel caso di impianti (classe IIa e IIb) e dispositivi di classe III, il report dovrà essere regolarmente valutato da un Organismo Notificato. I fabbricanti di dispositivi impiantabili e dispositivi di classe III (ad eccezione dei dispositivi su misura) dovranno emettere report riepilogativi sulla sicurezza degli stessi e sulle prestazioni cliniche, oltre ad aggiornare annualmente il rapporto.
Il nuovo Regolamento sulla Diagnostica In-Vitro (IVDR) si differenzia dalla normativa precedente per numerosi aspetti. I cambiamenti più importanti riguardano l’ampliamento del campo di applicazione del Regolamento, un nuovo sistema di classificazione delle classi dei prodotti, dalla A alla D, basato sul rischio, regole molto più rigorose che disciplinano la documentazione tecnica e la valutazione delle prestazioni cliniche ed un maggior coinvolgimento degli Organismi Notificati nell’approvazione dei dispositivi IVD, classi da B a D che rappresentano circa il 70% di questi prodotti. “I fabbricanti devono anche essere consapevoli del fatto che l’Unione Europea non ha previsto la ‘grandfather clause’’ nella messa a punto del nuovo IVDR”, sottolinea Dieter Schönwald, responsabile per i dispositivi diagnostici in vitro di TÜV SÜD Product Service. “Ciò significa che tutti i dispositivi per la diagnostica in-vitro immessi sul mercato UE dovranno essere riesaminati secondo i nuovi requisiti e potrebbero richiedere una nuova certificazione”. I produttori di IVD hanno tempo fino a maggio 2022 per presentare evidenza che i loro prodotti sono conformi alle nuove disposizioni del IVDR.
Per soddisfare la crescente domanda in termini di sicurezza, qualità ed efficacia, i produttori di dispositivi medici devono intraprendere sempre più spesso una valutazione di completa biocompatibilità per prodotti e materiali, così da poter determinare eventuali effetti su tessuti biologici, cellule e fluidi corporei. Lo standard più comune per la valutazione biologica dei materiali e dei dispositivi medici è definita dalla famiglia delle ISO 10993. La scelta dei test tiene conto della composizione chimica dei materiali, comprese le condizioni di esposizione, nonché la natura, la frequenza, la tipologia, la durata del contatto del dispositivo verso il paziente. Questi test devono essere eseguiti in base a rigide linee guida e preferibilmente in conformità alle buone pratiche di laboratorio (GLP – Good Laboratory Practices).I laboratori TÜV SÜD offrono una gamma completa di test di biocompatibilità in accordo alle GLP e alla famiglia delle norme ISO 10993 e hanno grande esperienza nell’ambito dei dispositivi medici e delle relative regolamentazioni nei principali mercati. È possibile eseguire un’ampia gamma di test biologici per dispositivi medici o materiali, nel pieno rispetto di norme e regolamenti internazionali, come: EN, US FDA, JMHLW, ISO, USP, ICH e ASTM. (foto. dispositivi medici)

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Cambiamento climatico e paesi emergenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 luglio 2017

pechinoPechino. Il cambiamento climatico è un’emergenza globale, ma sono le urgenze locali a spingere sempre di più i mercati emergenti nella loro strada verso un’economia con meno emissioni di carbonio e più eco-sostenibile.Le ragioni vanno al di là della politica internazionale. Molti mercati emergenti, nel momento in cui affrontano problemi legati all’energia e all’inquinamento di acqua, aria e terra, sono incentivati da urgenze locali, non globali, ed è la pressione domestica a far sì che i governi rispondano alle questioni ambientali più importanti.
Prendete la Cina, ad esempio, dove l’OCSE stima che milioni di persone bevano acqua contaminata con inquinanti come arsenico, fluoruro, pesticidi agricoli e fuoriuscite di rifiuti interrati. In più, la popolazione dovrebbe aumentare di altri 20 milioni di persone, arrivando a 1.4 miliardi nel 2022. Tuttavia, il 10% del suolo agricolo cinese è inquinato, e lo sfruttamento intensivo di aree come la Pianura della Cina settentrionale – uno dei maggior produttori di farina e mais – ha consumato la falda freatica, e ciò rappresenta da sola una grave minaccia per la sicurezza alimentare.Con il livello idrico che scende anno dopo anno, la quantità di terra coltivabile a disposizione è sempre meno, la popolazione sempre di più, e aumenta anche il costo del rifornimento di acqua, perché per trovarla si deve scavare più a fondo.
La Cina non è l’unico Paese a dover affrontare la sfida ambientale. India e Bangladesh, ad esempio, stanno assistendo a uno dei più gravi aumenti di mortalità per effetto dell’inquinamento atmosferico. In quanto a decessi, l’India si sta avvicinando ai livelli della Cina, dove si stima che, nel 2013, l’inquinamento atmosferico abbia ucciso 366.000 persone.Il piano quinquennale cinese per lo sviluppo socio-economico del 2016-2020, in cui il governo delinea le sue strategie e definisce gli obiettivi prioritari dello sviluppo, va nella direzione di una maggior conservazione e riutilizzo delle risorse idriche, con il Paese che cerca di ridurne il consumo del 23% per unità di PIL. Le autorità hanno anche dichiarato che i contravventori saranno puniti severamente.
Da un punto di vista più ampio, il piano quinquennale prevede che la Cina rispetti i propri impegni dell’accordo di Parigi, tagliando la sua intensità energetica del 15%. E’ bene notare che i target sull’energia e sul carbone del dodicesimo piano quinquennale sono stati già raggiunti e superati, dal momento che l’intensità energetica è scesa del 18.2%. L’ultimo piano alza gli obiettivi di riduzione del diossido di zolfo e ossido di azoto, due dei maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico.Tra i mercati emergenti, iniziative eco-sostenibili – come C40, una rete di metropoli unite nella lotta al cambiamento climatico – continuano a crescere. Novantuno città, che rappresentano il 25% del PIL globale, incluse Pechino, Hong Kong, Shangai, Deli, Mumbai, San Paolo, Rio de Janeiro e Buenos Aires, hanno firmato per portare avanti, con l’iniziativa C40, azioni significative, misurabili e sostenibili contro il cambiamento climatico.
Anche se il cambiamento climatico è un’emergenza globale che continuerà a rimanere in alto all’agenda geopolitica internazionale, la maggior parte dei motivi che sostengono politiche ecosostenibili nei mercati emergenti dipende da questioni locali. Quindi, l’uscita degli Stati Uniti dagli accordi sul clima di Parigi può avere un impatto sull’impegno dei mercati emergenti diverso da quanto temuto inizialmente. Come afferma David Sheasby, Head of Governance and Sustainability di Martin Currie, affiliata del gruppo Legg Mason: “Alcuni problemi trascendono i confini delle nazioni, e dipendono più dalla volontà delle persone che dai capricci dei politici.”

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I nuovi ‘cicli di vita’ in Italia “Ecco come siamo cambiati”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 maggio 2017

IMG_0489Da un lavoro presentato al Sime (medicina estetica) da Raimondo Cagiano de Azevedo dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma e da Cinzia Castagnaro dell’Università telematica ‘Guglielmo Marconi’
● Nel corso degli ultimi 100 anni, la dinamica naturale e migratoria ha notevolmente modificato la popolazione residente in Italia, sia in termini di struttura che di stock: mentre fino alla prima metà degli anni sessanta è la componente naturale che determina il ritmo dell’accrescimento della popolazione, dalla seconda metà fino ad oggi, questa si presenta più debole e la crescita diminuisce
● Verso la fine degli anni ‘90 la popolazione riprende ad aumentare, ma stavolta grazie alla componente migratoria. A partire dal 2015, la popolazione residente inizia a decrescere, e invecchia. L’obiettivo dello studio è mostrare le fasi che hanno attraversato i fenomeni demografici, che hanno portato a nuovi cicli di vita che non corrispondono più a quelli del passato. Un lavoro ‘certosino’, in cui tutti i dati sono di fonte Istat. I dati relative alla popolazione residente provengono dai dati censuari a partire dal 1931, e dalle ricostruzioni intercensuarie. I dati sui flussi migratori provengono dalla Ricostruzione della popolazione residente e del bilancio demografico. I dati sui matrimoni provengono dalla Rilevazione dei matrimoni. I dati sui nati provengono dalla Rilevazione delle nascite (fino al 1998) e dalla Rilevazione degli Iscritti in Anagrafe per nascita. Al 1° gennaio 2017 si stima che la popolazione ammonti a 60 milioni 579 mila residenti, 86 mila unità in meno sull’anno precedente.
La bassa natalità e l’aumento della speranza di vita, e dunque l’aumento del contingente di popolazione alle età più avanzate, collocano il nostro Paese tra i più vecchi del mondo, insieme a Giappone (indice di vecchiaia pari a 204,9 nel 2015) e Germania (159,9 nel 2015). Negli ultimi anni le nascite, dopo una fase di lieve aumento durata fino a fine 2007, hanno sperimentato una nuova fase di decrescita, avviatasi nel 2008, dovuta ad alcuni effetti di struttura conseguenti alle significative modificazioni della popolazione femminile in età feconda, convenzionalmente fissata tra 15 e 49 anni. La fecondità, che rappresenta la propensione alla riproduzione di una popolazione, vede scendere il suo indicatore a 1,34 figli in media per donna nel 2016 (da 1,35 del 2015); ciò è dovuto al calo delle donne in età feconda per le italiane e al processo d’invecchiamento per le straniere: le straniere hanno avuto in media 1,95 figli nel 2016 (contro 1,94 nel 2015); le italiane sono rimaste sul valore del 2015 di 1,27 figli. L’aumento della fecondità registrato a partire dalla seconda metà degli anni Novanta (nel 1995 il minimo storico di 1,19 figli per donna), che aveva portato a 1,46 nel 2010 il suo indicatore sintetico, sembra dunque terminato. La fase di diminuzione della fecondità avviatasi con la crisi presenta una particolarità: la forte contrazione dei primi figli; in un contesto di bassa fecondità, come quello italiano, il numero medio di primi figli per donna è circa il 50% della fecondità complessiva. In particolare, la permanenza dei giovani, sempre più prolungata, nella famiglia di origine sposta in avanti il calendario della prima unione. Nel 2015 vivono nella famiglia di origine l’80,9% dei maschi 18-30enni (oltre 3 milioni e 200.000) e il 69,7% delle loro coetanee (oltre 2 milioni e 700.000). La prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine è dovuta a molteplici fattori, tra cui: IMG_0469l’aumento diffuso della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi formativi, le difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e la condizione di precarietà del lavoro stesso, le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni. Al 1° gennaio 2017 i residenti hanno un’età media di 44,9 anni, due decimi in più rispetto alla stessa data del 2016. Gli individui di 65 anni e più superano i 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione totale; quelli di 80 anni e più sono 4,1 milioni, il 6,8% del totale, mentre gli ultranovantenni sono 727 mila, l’1,2% del totale. Gli ultracentenari ammontano a 17 mila. Da una lettura integrata svolta dall’Istat attraverso la 90 anni di storia, è possibile apprezzare, grazie allo strumento delle piramidi per età, l’impatto delle transizioni demografiche sulla struttura della popolazione. Nell’arco di tre generazioni di madri e figlie la piramide della popolazione si rovescia. L’Italia è, infatti, uno dei paesi con il più basso peso delle nuove generazioni: la quota di queste classi di età dal 1926 al 2016 si è pressoché dimezzata. Nel 2016 la popolazione fino a 24 di età è scesa sotto il 25 per cento. Si tratta di sei milioni di giovani in meno per l’Italia. Queste trasformazioni strutturali hanno un forte impatto sui livelli di fenomeni quali nascite, matrimoni, occupazione ecc. La prima generazione considerata è la Generazione della ricostruzione, costituita dai nati dal 1926 al 1945, grande protagonista del secondo dopoguerra. Segue la Generazione del baby boom (1946-1964). La Generazione di transizione (1966-1980) segna il passaggio tra il vecchio e il nuovo millennio; i suoi membri sono cresciuti tra la fine del blocco sovietico e l’allargamento a Est dell’Unione europea. Sono entrati nel mondo del lavoro con più lauree e master dei propri genitori ma sono anche i primi a subire le conseguenze della recessione, con minori opportunità di lavoro sia in termini di quantità sia di qualità. Con il termine Millennial sono indicati in letteratura coloro che sono entrati nella vita adulta nei primi 15 anni del nuovo millennio, quindi orientativamente con Generazione del Millennio si intendono i nati negli anni Ottanta e fino alla metà degli anni Novanta. Infine, i più giovani, indicati come la Generazione delle reti, costituita da coloro che sono nati e cresciuti nel periodo in cui le nuove tecnologie informatiche si sono maggiormente diffuse e hanno quindi percorso tutto o buona parte del loro iter formativo nell’era di internet, il che li connota per essere sempre connessi con la rete. Passando dalla Generazione della ricostruzione alla Generazione di transizione emerge un cambiamento dei percorsi verso la vita adulta. L’80 per cento degli uomini nati negli anni Quaranta aveva avuto almeno un evento familiare entro i 30 anni d’età (erano cioè andati a vivere da soli o si erano sposati e/o avevano avuto un figlio). Questa proporzione diminuisce costantemente, arrivando al 60 per cento degli uomini nati negli anni Settanta. Ancora più evidente il cambiamento del corso di vita femminile: se un tempo, per le nate negli anni Quaranta e Cinquanta, fino al 75 per cento delle donne aveva vissuto un evento familiare prima del venticinquesimo compleanno, ciò ha riguardato il 56,5 per cento delle nate degli anni Sessanta e il 46,6 per cento di quelle degli anni Settanta (par. 2.3 I percorsi verso la vita adulta). Nel 2015 il 70,1 per cento dei giovani di 25-29 anni della Generazione del millennio e il 54,7 per cento delle loro coetanee vive ancora in famiglia con il ruolo di figli. Nel 1995, per le persone fra 25 e 29 anni della Generazione di transizione queste proporzioni erano rispettivamente il 62,8 per cento per gli uomini e il 39,8 per cento per le donne. La prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine è dovuta a molteplici fattori, tra cui: l’aumento diffuso della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi formativi, le difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro e la condizione di precarietà, gli ostacoli a trovare un’abitazione. L’effetto di questi fattori è stato amplificato negli ultimi anni dalla congiuntura economica sfavorevole che ha spinto sempre più giovani a ritardare ulteriormente le tappe verso la vita adulta, tra cui quella della formazione di una famiglia. Sempre meno matrimoni per Generazione del millennio e Generazione di transizione. In particolare, il protrarsi della permanenza dei giovani nella famiglia di origine spinge in avanti il calendario della prima unione. I cicli di vita risentono dunque della dinamica di formazione e scioglimento delle unioni, del rinvio della fecondità e della prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine, nonché dell’aumento della sopravvivenza. Tra i passaggi più significativi che si sono modificati nel ciclo di vita degli adulti vi è la fase in cui la coppia rimane senza più figli in casa (‘nido vuoto’), avendo tutti lasciato la famiglia di origine, e quella in cui si diventa nonni. (in abstract)

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Cambiamento climatico (ETS): approvata la riduzione delle quote di emissioni di carbonio

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2017

climateIl Parlamento europeo ha approvato mercoledì la riduzione delle quote di emissione di gas serra disponibili sul mercato del carbonio dell’UE (ETS), in modo da riallineare la politica climatica dell’UE con gli obiettivi dell’accordo di Parigi.I deputati hanno sostenuto la proposta della Commissione di ridurre ogni anno del 2,2% il numero di “crediti di carbonio” (quote di emissione) da mettere all’asta, mentre vogliono raddoppiare la capacità della riserva stabilizzatrice del mercato per il 2019 di assorbire l’eccesso di quote sul mercato. La proposta legislativa è stata approvata con 379 voti a favore, 263 contrari e 57 astensioni.
I deputati hanno approvato la proposta della Commissione di accrescere il cosiddetto “fattore di riduzione lineare” – la riduzione annuale di crediti da mettere all’asta, per ottenere una riduzione delle emissioni di carbonio – del 2,2%, invece dell’attuale 1.7%. Il Parlamento vuole inoltre che tale fattore resti sotto osservazione per aumentarlo al 2,4% dal 2024, al più presto.I deputati vogliono raddoppiare la capacità della riserva stabilizzatrice del mercato di assorbire l’eccesso di crediti disponibili. Ciò consentirebbe di assorbire fino al 24% di crediti in eccesso venduti all’asta ogni anno, per i primi quattro anni. I deputati hanno inoltre convenuto che dal 1° gennaio 2021 siano ritirati 800 milioni di quote immesse nella riserva stabilizzatrice del mercato.Due fondi saranno istituiti e finanziati dalla vendita all’asta delle quote ETS. Un fondo di ammodernamento consentirà di aggiornare i sistemi energetici degli Stati membri e un fondo di innovazione fornirà un sostegno finanziario per le energie rinnovabili, la cattura e lo stoccaggio del carbonio e per progetti di innovazione a basso tenore di carbonio.I deputati propongono inoltre un “fondo per una transizione equa”, per mettere in comune i ricavi dell’asta allo scopo di promuovere la formazione e la rilocalizzazione della manodopera colpita dalla transizione dei posti di lavoro in un’economia “decarbonata”.
Per i deputati, il settore dell’aviazione dovrebbe ricevere il 10% in meno rispetto alla media del 2014-2016, per allineare gli obiettivi di riduzione a quelli degli altri settori. I ricavi delle vendite all’asta delle quote del settore del trasporto aereo sarebbero utilizzati per azione in favore del clima nell’UE e nei Paesi terzi.In assenza di un sistema analogo dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO), le emissioni di CO2 rilasciate nei porti dell’Unione e durante le tratte effettuate da e verso tali porti devono essere contabilizzate. I deputati propongono la creazione di un “fondo per il clima del settore marittimo” per compensare le emissioni del trasporto marittimo, migliorare l’efficienza energetica, agevolare gli investimenti in tecnologie innovative e ridurre le emissioni di CO2.I deputati avvieranno ora i negoziati con la Presidenza Maltese del Consiglio al fine di raggiungere un accordo sul disegno di legge, che ritornerà poi al Parlamento per la sua approvazione finale.

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Venezia La ricerca che cambia

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2016

veneziaVenezia Giovedì 1 Dicembre 2016, ore 9:00 / 2 Dicembre 2016 Università IUAV di VeneziaPalazzo Badoer La Prof.ssa Lucia Nucci, in rappresentanza del Dottorato Paesaggi della Città contemporanea. Curriculum architetture dei paesaggi urbani, partecipa al tavolo La ricerca nell’area della Pianificazione e progettazione urbanistica e territoriale: temi, problematiche, potenzialità coordinato dal Prof. Michelangelo Savino, che si terrà giovedì 1 dicembre nell’ambito del secondo convegno nazionale dei Dottorati italiani dell’Architettura, della pianificazione e del design La ricerca che cambia che si terrà all’Università Iuav di Venezia il 1° e 2 dicembre 2016.

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Il bluff di Renzi: Equitalia cambia solo nome, i pignoramenti rimangono

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2016

EquitaliaSe la minestra è rancida non basta cambiare l’etichetta sul barattolo per renderla commestibile. Il governo, su Equitalia, sceglie il principio gattopardesco del ‘tutto cambi per non cambiare nulla’. Sparisce il riscossore di Stato? No, sparisce il nome, ma resta un soggetto non integrato ed esterno all’Agenzia delle entrate che eredita e incorpora tutto il carrozzone Equitalia, che si prende baracca, burattini (e burattinai), compresi i famigerati aggi e gli spietati obiettivi quantitativi di riscossione.Al di là della sanatoria sulle vecchie cartelle, senza una modifica strutturale delle norme rimarranno balzelli pesantissimi sui nuovi ruoli e rimarrà lo sbilanciamento delle prerogative nel rapporto cittadino-fisco. Il M5S ha presentato una proposta di legge in tal senso, a prima firma Carlo Sibilia accanto a quella di Azzurra Cancelleri, che abolisce davvero Equitalia e che riporta le funzioni in seno ad Agenzia delle Entrate. Con il decreto del governo, invece, dal 2017 ci saranno le stesse problematiche che ci sono oggi: resterà il carrozzone clientelare, resteranno i favori agli amici degli amici, le cartelle insabbiate e quelle pazze, le ganasce facili e i pignoramenti veloci.E tempo qualche mese, i cittadini chiederanno l’abolizione anche di Agenzia delle entrate-Riscossione. La sanatoria delle cartelle, poi, è un condono per i grandi evasori, perché saltano le sanzioni. Un vero favore a chi non dichiara affatto (tipico dei furbetti, mentre invece l’artigiano che non ce la fa a pagare, di norma dichiara ma non versa). Inoltre, una rateazione così serrata, in appena quattro soluzioni al massimo, non può essere allettante per professionisti e piccole imprese che comunque hanno problemi di liquidità. Mentre non rappresenta un problema per i grandi soggetti che evadono in modo fraudolento cifre molto alte. Al premier piacerebbe copiare il M5S. Ma non può, perché ha le mani legate da lobby e potentati. La propaganda non funziona, gli italiani non abboccano. Noi invece andremo al governo, e renderemo finalmente lo Stato a misura di cittadino. (fonte: blog grillo)

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On. Tassone: non basta un cambiamento se non è vero e positivo!

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2016

respect-costituzioneSul referendum ho registrato opinioni le più varie. Un argomento che prevale fra i sostenitori del Sì sarebbe che la riforma della Costituzione, varata dal Parlamento, è il primo cambiamento che si fa dopo decenni di tentativi e promesse. Si dice, votiamo Sì perché c’è “finalmente” qualcosa di nuovo. Questo non è assolutamente vero. La legge elettorale nel 1994 (Mattarellum) avviò una sostanziale e di fatto modifica costituzionale. I fautori presentarono il nuovo sistema elettorale come la panacea di tutti i mali che avrebbe interrotto la proliferazione dei governi, assicurato la stabilità e l’alternanza. Un sistema ingessato, quindi, sarebbe andato, dopo la caduta del muro di Berlino. verso la normalizzazione agganciandosi alle democrazie più evolute. Sappiamo come è andata a finire. Dal ’94 si sono succeduti più governi e quella legislatura si esaurì dopo due anni. Non è andata meglio con il “Porcellum” anzi tutto è naufragato nella instabilità e nella girandola degli esecutivi. La riforma formale della costituzione attraverso la legge elettorale (indicazione attraverso la scheda del presidente del consiglio, un premio di maggioranza smisurato ecc.) ha prodotto un mostro. È un mostro fu prodotto dalla riforma della Costituzione del 2001, auspice le sinistre (i “genitori” di Renzi e compagni), in vigore fino ad oggi. Nel 2005 fu varata una riforma che prevedeva il superamento del bicameralismo perfetto, la riduzione dei parlamentari ma fu respinta dal corpo elettorale nel referendum. Non è vero quindi che non ci siano state “novità”. Quando si dice che dopo tanti anni di mancate riforme costituzionali oggi si fa qualcosa non è giusto. È vero che le commissioni parlamentari costituite “ad hoc” sono saltate ma riforme ci sono state. Ma i cambiamenti non presuppongono il meglio e le modiche hanno prodotte il peggio. La legge oggi sottoposta a referendum chiude definitamente gli spazi della politica e assottiglia la democrazia. Ma tutti i malanni del nostro sistema non possono essere guarite attraverso scorciatoie. Il dato è politico. Riguarda i processi di partecipazione che vanno rafforzati. Il cambiamento vero e positivo si assicura attraverso un recupero culturale dove una Nazione si ritrovi con la forza del suo passato e nella volontà di andare avanti senza iattanza. Altrimenti la stabilità è solo desiderio. Se non c’è volontà politica e coscienza non si va da nessuna parte. Per questo ci battiamo per il No perché la Politica non scompaia!

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L’istruzione cambierà il mondo se cambia il mondo dell’istruzione

Posted by fidest press agency su domenica, 16 ottobre 2016

istruzionePolonia, USA, Italia; tre realtà assolutamente diverse e per certi aspetti lontane, ma accomunate dalla stessa consapevolezza: la trasmissione della cultura, l’istruzione e la formazione non possono più restare al palo, ferme agli strumenti ed alle metodologie del secolo scorso. “E-learning”e “Digital teaching” non sono più una scelta, ma una necessità, perché ai ragazzi di oggi è necessario insegnare a pensare in termini nuovi, giacchè hanno bisogno di crescere a contatto con l’innovazione: è questo uno dei temi al centro dell’International Inventors Exhibition, in corso di svolgimento, fino a domenica, al Palaexpo di Venezia Marghera Konrad Maj, dell’Università di studi sociali di Varsavia, ha illustrato il caso concreto del quartiere, nel quale ha sede il suo istituto ed ha dimostrato come un approccio innovativo, fondato sulla costituzione di una specifica piattaforma Internet, abbia permesso di operare concretamente per il rilancio di quell’area. Da una condizione di vecchio e degradato artigianato, grazie ad un approccio innovativo, ci si è evoluti ad una compartecipazione di progetti di sviluppo sociale ed economico.Scala più ampia è quella affrontata dal MIT di Boston, la celebre università statunitense: Claudia Urrea ha raccontato come, nel suo ateneo, l’E-learning abbia una ‘storia’ che inizia nel 1983 e che oggi arriva a coinvolgere 200.000 studenti di varie università, l’85% degli studenti del MIT, 18 programmi di altre istituzioni accademiche d’oltreoceano. «L’istruzione che diamo ai nostri figli – afferma la professoressa Urrea – non è adeguata per risolvere i problemi, che domani loro dovranno affrontare: dalla tutela dell’ambiente ai problemi economico sociali di un mondo che cambia». Ecco allora il riuscito tentativo di ‘reinventare’ l’università con l’uso della rete e di protocolli affidabili per nuovi modi di insegnare e di imparare.In Italia, Verona qualcosa sta già realizzando in questa direzione: Matteo Cristani ha creato all’ateneo scaligero, una ‘connessione documentale’ che, sulla base di strumenti a standard internazionale, genera un collegamento innovativo tra gli argomenti che vengono di volta in volta affrontati. Basta aprire un documento che, all’upload, viene a formarsi una catena di riferimenti utili sia a chi insegna, sia a chi deve imparare. La tecnologia ha cambiato completamente il modo di insegnare anche nelle scuole salesiane di alta formazione. Come ha spiegato Alberto Grillai, l’introduzione in aula di un i-Pad per ciascun studente ha cambiato radicalmente il lavoro degli insegnanti, chiamati oggi a governare una rete chiusa interna e ad insegnare ai ragazzi, che ben conoscono l’uso dei tutorial Youtube, a condurre una ricerca via web. In quattro anni, le scuole salesiane coinvolte sono diventate 26 a livello nazionale, con oltre 2.500 studenti chiamati a ‘imparare il futuro’. (foto: istruzione) (fonte: D-nest web srl)

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Quando si dice “Cambiamo la costituzione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 settembre 2016

logo-fidest-jpgLa nostra Costituzione è stata redatta in un periodo storico molto importante per gli italiani in particolare. Eravamo da poco usciti da una guerra fratricida, con immani distruzioni e da una dittatura che aveva scavato un solco profondo tra le due anime del paese: i fascisti e gli antifascisti. E’ nata, quindi, con la forte idea di trasmetterci i sani principi di una democrazia, nella libertà, nella giustizia e nella salvaguardia dei più deboli. Tutto questo si ottiene se sono garantiti il buon governo e i necessari contrappesi per evitare l’arbitrio del potere. Non possiamo dimenticare che Mussolini è andato al governo del paese mentre c’era la democrazia e gli italiani potevano esprimere la loro volontà politica con il voto e fare le loro scelte partitiche. Questo lo sapevano bene i nostri padri costituenti tanto che hanno pensato a una costituzione che sapesse scongiurare tale evenienza con opportuni bilanciamenti tra i vari poteri dello stato. Tutto questo oggi con la proposta di un nuovo modello costituzionale non c’è più garantito. E’ questo il pericolo, la vera ragione per dire No all’avventurismo e agli interessi di parte. (Riccardo Alfonso Centro studi Fidest)

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La televisione è cambiata negli ultimi venti anni

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

guzzantiPaolo GenoveseDa quindici anni non compare in video con un suo programma e al Giffoni Film Festival Sabina Guzzanti incontra i giurati di Generator +13, quei ragazzi che non hanno mai potuto vederla perciò sul piccolo schermo, ma che comunque ne conoscono le gesta. Quelle cinematografiche di “Viva Zapatero” e de “La trattativa” fino all’epopea web di TG Porco che le ha consentito di ritornare in tv nella prossima stagione di La7.
Accoglienza calorosissima quella che le riserva Giffoni e la Guzzanti recepisce e rilancia: “Sono commossa”. E poi entra subito nel merito della questione: “Ho qualche problema a lavorare in televisione – ha così esordito – mi cacciano sempre. Ora mi hanno fatto tornare grazie al Tg Porco che ho girato a casa mia, con un green screen, un prodotto fatto in casa, solo per la circolazione web, ma abbiamo fatto una decina di milioni di visualizzazioni”.
Inevitabile il riferimento alla politica: “Non mi sono mai candidata, non ho mai fatto politica. Mio padre è stato senatore di Forza Italia per un periodo. Forza Italia non mi è mai piaciuta. Su questo io e i miei fratelli abbiamo rotto molto le scatole a nostro padre. La politica nel mondo sta vivendo un momento molto basso, il problema è che da un po’ di tempo a questa parte si registra un indebolimento della democrazia. Il neo-liberismo ha fatto fa sì che la democrazia diventi come una formalità, il voto dei cittadini conti sempre meno, la partecipazione sia impossibile, l’informazione censurata, la cultura di regime. Tutto ciò indebolisce la politica e così fanno politica sempre più spesso i disinteressati al bene comune, coloro, cioè, che sono interessati più ai fatti propri”.Oggi che ruolo ha la tv? Per Sabina Guzzanti l’evasione a tutti i costi ha ucciso la televisione: “Quando era libera – ha dichiarato – la tv scatenava una grande partecipazione, la gente si arrabbiava e aveva la sensazione che le cose potessero cambiare. Oggi questa sensazione non c’è più. Ti riempiono la testa di programmi che sono Next Generationfatti apposta per renderci passivi. La vita si è fatta angosciante e l’istinto ci porta alla fuga perché non vuoi pensare a niente. Dovremmo smettere di farci riempire la testa di cose stupide”. Se la morte della satira è una banalità che ciclicamente si ripete, per la Guzzanti l’Italia vive un momento di difficoltà sotto il profilo della qualità e della tenuta democratica del Paese: “Penso – ha detto sollecitata dai ragazzi – che con Berlusconi ci sia stato un arresto dello sviluppo democratico. Siamo tornati a mettere in discussione il diritto allo studio che è un fondamento della democrazia. Sono riemersi i fantasmi del passato. Oggi il fascismo sembrerebbe non esserci più, ma in realtà alla fine le soluzioni prospettate, come quelle per l’immigrazione, sono le stesse, sono violente”.
Nelle domande dei ragazzi di Giffoni emerge l’apprezzamento per Sabina Guzzanti non solo come artista, ma come donna libera: “Per quindici anni – ha spiegato – non ho lavorato in tv. Anche per questo ho iniziato a fare cinema, poi a fare documentari e poi ho fatto altri film. Non c’è nulla che si possa fare per fermare una persona. La tenacia è tutto nella vita. Il futuro si costruisce, non lo si attende. Se tu attendi fai in modo che il tuo futuro lo decida qualcun altro al posto tuo e, invece, noi dobbiamo riuscire a costruire il futuro che vogliamo”. foto: guzzanti, Paolo Genovese, Next Generation)

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Le amministrative che fanno riflettere

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2016

raggi ceLe recenti votazioni per le amministrative possono avere più modi per essere lette dai soliti commentatori politici che a seconda delle loro “inclinazioni” esaltano, da una parte il successo di Cinque stelle a Roma e a Torino in chiave antigovernativa o sono più propensi ad evidenziare la vittoria a Bologna e a Milano del Pd e a giustificare l’exploit di Cinque stelle asserendo che vi sia riuscito per l’appoggio avuto dal popolo del centro destra. La verità, quella che si vuole esorcizzare mandando segnali contraddittori ai rispettivi lettori è che gli italiani sono stanchi di questo “teatrino della politica” che sta sommergendo l’Italia, nella corruzione diffusa, nelle false riforme, nella scarsa attenzione ai problemi veri che affrontano quotidianamente le persone con città sommerse dall’immondizia, dalla mancanza di sicurezza nelle case e per le strade, dalla povertà diffusa, dall’alto tasso di disoccupazione e dalle frodi bancarie che succhiano i risparmi e di una giustizia ai limiti del collasso.
Mi chiedo cosa possono fare di diverso i sindaci pentastellati rispetto ai loro predecessori con questo andazzo che pesa come un macigno sulle loro teste se la stessa mentalità della gente non cambia e si comincia a pensare che il vero cambiamento deve partire dall’idea che a governare una comunità non si fa delegando gli altri ma tutti insieme, coralmente.
Per anni siamo stati “educati” alla disubbidienza, al poco rispetto delle regole, al discredito dei tutori dell’ordine, all’anarchia. Quante volte abbiamo, come cronisti, denunciato gli abusi, le violenze di strada e ci siamo accorti che si arrestano un giorno i delinquenti per poi vederseli il giorno successivo nei stessi luoghi a fare con più arroganza le stesse cose. In alcune città ci dicono che non vi sono posti nelle carceri e che, quindi, è necessario essere cauti nei provvedimenti restrittivi. Se è questo il modo per far rispettare le regole di convivenza civile e non quello di avvisare gli inadempienti che possono essere individuati e sanzionati severamente, in specie se recidivi, mi chiedo se non abbiamo toccato il fondo e trasformato le nostre città in una sorta di farwest.
Oggi la risposta dell’opinione pubblica è scoordinata. Si è votato Renzi dando fiato a un imbonitore votati come siamo alla disperata ricerca di un’ancora di salvataggio, ma alla fine ci siamo accorti che è stata solo un’operazione gattopardesca: tutto cambiare per nulla cambiare. Oggi, allo stesso modo, guardiamo i pentastellati ma questa volta è diverso perché essi ci mettono davanti a una cruda realtà: se vogliamo salvarci da un sistematico disfacimento della società civile, da una ruberia generalizzata non basta limitarci a mettere una scheda nell’urna ma è necessario rimboccarci le maniche perché non è più il tempo di lasciarci condurre per mano come dei bambini ma di essere i veri protagonisti del cambiamento, tutti insieme, nessuno escluso. E’ il popolo degli onesti che per nostra fortuna è ancora maggioranza in Italia come nel mondo a doverlo fare per non essere soffocati dal fango che già tende a sommergerci del tutto. Siamo avvisati. Rendiamoci artefici del nostro futuro. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Museums & new marketing strategies: incontro con Laura Miller, Solomon R. Guggenheim NY

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2016

teatrino di palazzo grassiVenezia Mercoledì 29 giugno 2016, ore 18.00 teatrino di Palazzo Grassi Conferenza in lingua inglese. Ingresso libero. La conferenza si concentrerà sulla gestione del cambiamento all’interno delle istituzioni culturali, in particolare del marketing come strumento di strategie per incrementare i diversi target di pubblico.La conferenza è il secondo appuntamento organizzato al Teatrino in collaborazione con Innovation Foundries – azienda italiana che promuove l’innovazione integrando educazione, ricerca e project management – e fa seguito all’incontro dedicato al ruolo delle tecnologie digitali nel mondo dei musei che a luglio 2015 ha visto protagonista Sree Sreenivasan, Chief Digital Officer del Metropolitan Museum of Art. L’incontro con Laura Miller si inserisce nel programma della Summer School Italia Innovation Program, organizzata da Innovation Foundries e volta a far interessare giovani menti imprenditoriali e innovative al futuro del Made in Italy. Palazzo Grassi, che anche quest’anno rappresenterà il settore Arts and Culture, accanto ad altri 9 partner di eccellenza appartenenti al Food and Wine, Fashion, High-End Manufacturing e Design, sfiderà i partecipanti provenienti dalle migliori università del mondo nella risoluzione di un progetto innovativo, accompagnati da lezioni e sessioni di mentorship tenute da docenti ed esperti di business internazionali.Un gruppo di studenti della Summer School avrà l’opportunità di sviluppare un progetto legato al marketing museale in collaborazione con lo staff di Palazzo Grassi della durata di un mese. All’interno di questo percorso, l’incontro con Laura Miller del 29 giugno sarà un momento di approfondimento e un’occasione per aprire il confronto sul marketing museale al pubblico.
Dopo una brillante carriera all’interno di American Express, Laura Miller è entrata a far parte nel 1995 dell’organico del Solomon R. Guggenheim Museum. Una professionalità proveniente dal mondo dei servizi finanziari – apparentemente molto distante dal quello culturale – capace però di portare in dote al museo la sua profonda conoscenza dei differenti target di pubblico.
Laura Miller, inoltre, insegna alla New York University nel Department of Arts dal 2004. Il suo corso più recente è High Impact Marketing and Media Relations for New Museum Ventures. (foto: teatrino di palazzo grassi)

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Amministrative Roma: Qualche consiglio ai candidati Raggi e Giachetti prima del ballottaggio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2016

la sapienzaIl prof. Di Donato A. Limone, Ordinario di informatica giuridica e Direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche ed economiche, Università degli studi di Roma “Unitelma Sapienza” ci ha fatto pervenire un interessante comunicato che riproduciamo con la speranza che i candidati romani al ballottaggio riescano a tovare il tempo “nella saggia tradizione politica italiana (quella seria) quando i consigli si danno e si ascoltano: soprattutto quando si tratta di consigli utili, funzionali al cambiamento dei modelli di “Governance” e “Government”. E non facciamoci illusione. Senza il cambiamento istituzionale ed organizzativo Roma Capitale rischia di sprofondare ancora di più in una condizione di totale ingovernabilità.
“Abbiamo già in dettaglio analizzato l’attuale statuto del comune di Roma Capitale – esordisce il professore – (per approfondimenti leggi PAdigitale. Osservatorio dei candidati sindaci per Roma 2016: serve un nuovo Statuto che non ignori il digitale e anche Elezioni a Roma. I programmi? Una lista di impegni senza tempi, costi, trasparenza e innovazione) e lo abbiamo “distrutto” in quanto lo statuto non supporta una Città Capitale, nemmeno un comune di 10.000 abitanti.Lo statuto deve essere cambiato con un testo moderno, semplice, comprensibile, su concetti della società dell’informazione, su misura della Capitale d’Italia, della Città Metropolitana, di un sistema di Municipi veri e non “finti” tenuti in piedi per sistemare qualche buca stradale, di una amministrazione moderna e digitale, semplificata, trasparente. Con una governance partecipata ed un management fatto da funzionari pubblici ad “esclusivo servizio di Roma Capitale”. Uno statuto per i cittadini e le imprese e non per la burocrazia. Prima azione dunque del nuovo sindaco: cambiare lo statuto subito. E’ una vergogna tenere uno statuto come quello attuale anche solo per un fatto linguistico (grammatica, sintassi, semantica) ed estetico. Il modello di amministrazione della Città Capitale dovrà essere progettato e realizzato su due livelli: il primo, con un gruppo ristretto di dirigenti responsabili dell’attuazione del programma di governo capitolino, della totale semplificazione e decertificazione amministrativa, della realizzazione dell’amministrazione digitale.
Si tratta di un modello “dimagrito” ed essenziale che opera per “progetti” approvati dalla Giunta e non più per “pratiche” (vecchia amministrazione anni 70). Con una mobilità “naturale” (almeno annuale) e premi a seguito di verifica di obiettivi raggiunti e con una produttività valutata sulla qualità dell’azione amministrativa e sulla soddisfazione dei cittadini. Ovviamente nominare un Organismo Indipendente di Valutazione (OIV) che sia in grado di valutare con sistemi di analisi delle performance, sia riferite al singolo dirigente sia riferita alla/alle strutture di sua competenza. Progetti pubblicati sul sito all’atto della approvazione degli stessi; pubblicazione del sistema di valutazione dei dirigenti e dei dipendenti e delle valutazioni dell’OIV dei dirigenti durante la realizzazione dei progetti (almeno ogni 4 mesi); pubblicazione sul sito dei CV dei componenti dell’OIV dai quali risulta la reale capacità degli stessi di valutare, avendo per esempio partecipato almeno ad una ristrutturazione totale di una amministrazione comunale (altrimenti non sanno di cosa stanno parlando!). Tutte le regole sono nella legge 241/90 (chi la conosce?), nel dlgs 150/2009 (per la valutazione dei dirigenti e per l’OIV); legge 183/2011, art. 15 (decertificazione totale); dlgs 33/2013 e sm (per la pubblicazione sul sito ed il massimo della trasparenza verso i cittadini: oggi c’è la tendenza a creare le condizioni per non pubblicare gli atti, i dati, i documenti, i progetti, gli appalti pubblici, i verbali di collaudo dei lavori, delle forniture, dei servizi ecc.”
E soggiunge: “Il modello organizzativo non può non essere strettamente correlato al “metamodello” dell’amministrazione digitale. Il modello di base che supporta qualsiasi modello di organizzazione specifico di una amministrazione. Prima di tutto un’amministrazione nativamente digitale, con procedimenti semplificati e digitalizzati, con istanze digitali che si avviano dal sito di Roma Capitale. Un sito facile da consultare con procedure/procedimenti semplificati e decertificati. Un’amministrazione pubblica in rete: poco costosa e per niente ridondante, che opera per il benessere dei cittadini e che rende “pulito” e facile il lavoro di ufficio (senza contorsioni burocratiche di sapore psicoanalitico). Una organizzazione che opera nella logica del telelavoro. Le regole dell’amministrazione digitale sono tutte definite dal Codice dell’Amministrazione digitale (dlgs 82/2005 e sm).”
Una parola, ovviamente, va spesa anche per i Municipi: “I Municipi o sono autonomi con budget certo e finalizzati ai servizi diretti ai cittadini oppure è meglio ritornare alle “circoscrizioni”. Allora il sindaco deve affrontare subito questo problema sia a livello di statuto sia a livello organizzativo e dei servizi in rete.”
Per arrivare a questa sintesi:
Le azioni da “avviare” nel primo mese di governo (è possibile):
Nuovo statuto da mettere in cantiere immediatamente.
Scelta del nuovo modello di organizzazione con un approccio “positivo” ma deciso: pochi dirigenti responsabili del programma politico.
Operare per “progetti”: nuova metodologia da diffondere formando i dirigenti e i funzionari.
Avviare la semplificazione amministrativa per eliminare carta, costi di procedure tortuose e dannose, oneri per i cittadini.
Realizzare un sito per i cittadini e non per la burocrazia.
Adottare un nuovo modello istituzionale ed organizzativo per i Municipi.
Con i comuni della Città metropolitana avviare una pianificazione strategica della stessa Città metropolitana. Il sindaco pubblica sul sito tutte le azioni da avviare nel primo mese e il cronoprogramma delle stesse azioni nelle fasi di attuazione. Se queste azioni non saranno avviate nel primo mese rischiano di non essere mai realizzate. I cittadini apprezzeranno il cambio di stile, di comunicazione, di relazione con la comunità locale.” (fonte: Key4biz Focus)
(n.r.) E ora da cronista che da anni ha preso nota dai vari amministratori di Roma e dei loro programmi regolarmente disattesi mi domando se devo ancora illudermi che ci potrà essere un cambiamento. Prevale nella capitale la convinzione che se vincerà Giacchetti riprenderanno fiato i soliti affaristi mentre se vince la Raggi le creeranno tali e tanti ostacoli che alla fine o vivacchierà, come i suoi predecessori, o dovrà gettare la spugna. 

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