Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

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Politiche: tutto cambiare per nulla cambiare

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Il dibattito che alcuni partiti politici stanno affrontando, mettendolo in mostra nelle casse di risonanza dei media, sa, per molti versi, del surreale. Prima di tutto perché sono per lo più argomenti vecchi che con una certa nonchalance sono contrabbandati per nuovi di zecca ad uso e consumo della memoria corta degli italiani. La verità è che da alcuni lustri il Paese si è adagiato sui successi del passato se non regredendo. Penso alle tante battaglie civili e sindacali per i diritti dei lavoratori che sono stati vanificati da qualche anno a questa parte per rincorrere le varie multinazionali che notoriamente emigrano dove riescono ad ottenere più lauti profitti e si sa lo fanno, soprattutto, sulla pelle dei loro dipendenti. Oggi, per giunta, siamo stati “ingabbiati” da regole europee che in nome della stabilità finanziaria dei conti pubblici non ci permettono di crescere come dovremmo e per giunta ci costringono a fare il “lavoro sporco” trasformando l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa. Tutto questo per non parlare dei nostri mali endemici quali la giustizia, la scuola, il sistema creditizio e via di questo passo. Sono tali e tanti i nostri problemi sul tappeto che ci vien spontaneo chiederci il perché i tanti soloni che oggi pontificano essendo stati al governo del paese non vi abbiano già provveduto invece di lasciar incancrenire le tante situazioni emergenti. Oggi, forse, potremmo imboccare una strada virtuosa votando chi non è compromesso con il passato incestuoso e offrendogli un’apertura di credito sul nostro futuro. Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti che vanno ramenghi per il mondo a caccia di un lavoro onorevole e chi langue in Italia tra mille difficoltà. (Riccardo Alfonso)

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Vogliamo cambiare il premier?

Posted by fidest press agency su sabato, 18 luglio 2020

Da qualche mese a questa parte si sta maturando l’idea di un cambiamento della governance del Paese a partire dal suo premier. Lo dicono le opposizioni a chiare lettere, e possiamo capirlo, ma ora è la volta di alcune componenti dell’attuale maggioranza esprimendo note critiche, sull’attuale esecutivo, sempre più pungenti. La domanda che ci facciamo è dove vogliono arrivare? Per diventare cosa? C’è chi pensa ad una nuova coalizione incorporando una fetta dell’opposizione che fa capo a Berlusconi ed escludendo i pentastellati ma inglobandone alcuni dissidenti. C’è chi ritiene necessario un rimescolamento delle carte andando a nuove elezioni. Ma se in apparenza le intenzioni possono essere comprensibili, se non accettabili, resta il fatto che siamo al cospetto di una classe politica che ha come sua prima vocazione quella della litigiosità permanente a prescindere. Vi è poi il sospetto che a dar fuoco alla sterpaglia vi è l’avidità di quanti vorrebbero gestire a proprio uso e consumo la mole dei fondi europei in arrivo. A questo punto dovremmo dare ragione a quanti in Europa pensano che l’Italia finirebbe con il non saper cogliere il momento storico favorevole per una serie di riforme necessarie per la sua rigenerazione. E l’esempio del passato lo sta ad indicare. Non possiamo sempre e comunque chiederci: ma io che ci guadagno? Guardiamoci intorno con animo sgombro dai pregiudizi e solo così potremmo renderci conto che non possiamo andare avanti con una giustizia che per ottenere una sentenza definiva impiega dagli otto ai dodici anni se non di più, con una rete intermodale che fa acqua da tutte le parti ed è incapace di alzare il suo livello qualitativo sia per la circolazione delle merci sia delle persone, con una istruzione che non riesce ad interfacciarsi con il sistema produttivo del paese, con un’agricoltura che stenta a crescere, con un sistema sanitario che dovrebbe essere universale ma che sta scivolando verso logiche privatistiche e di profitto e il tutto condito dal fatto che abbiamo platealmente disatteso i due diritti fondamentali: quello alla vita e al vivere. (Riccardo Alfonso)

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La sanità deve cambiare. Se non ora quando?

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

“Ringraziamo il Presidente del Consiglio e il Governo per l’incontro avuto nel corso degli Stati Generali dell’Economia. E’ il concreto riconoscimento sia del formidabile impegno delle professioni sanitarie in questa emergenza, nell’ospedale e nella comunità, sia dell’importanza di tutto il comparto sanitario nella vita, anche economica, del Paese” . Così Andrea Mandelli, presidente della FOFI, commenta l’audizione della Consulta delle Professioni Sanitarie svoltasi ieri a Villa Pamphili. Nel suo intervento Mandelli ha ricordato i sanitari vittime della COVID-19, tra i quali 15 farmacisti, per sottolineare che da questa tragedia occorre trarre insegnamenti e stimoli importanti. “Sono convinto che nulla potrà essere come prima, a cominciare dalla sanità italiana, e questo significa innanzitutto rinforzare l’assistenza nel territorio attraverso la collaborazione interprofessionale, come indicato recentemente anche dal Rapporto ‘Realising the Potential of Primary Health Care’ dell’OCSE” spiega Mandelli. “La farmacia dei servizi, il cui modello è stato messo a punto dalla Federazione e di cui riprenderà presto la sperimentazione interrotta dalla pandemia, è la chiave per offrire alla prima linea dell’assistenza strumenti che sarebbero stati utili a risolvere molti dei disagi per i pazienti che si sono presentati nella fase acuta dell’emergenza. Basti pensare alla telemedicina. Altri due punti per noi fondamentali sono la semplificazione – la lotta alla burocrazia – e la digitalizzazione della sanità. Fascicolo sanitario elettronico e Dossier farmaceutico sono già stati strutturati e resta soltanto da “azionare l’interruttore”. Per quanto riguarda la necessità di semplificare le procedure amministrative, ho ricordato che il Testo Unico delle leggi sanitarie, promulgato nel 1934, ha di gran lunga superato l’età pensionabile, ed è ora di mettere mano a questa materia”. La Federazione, anche attraverso un documento presentato nell’occasione alla Presidenza del Consiglio, ha toccato tutti i punti della sua visione dell’evoluzione del SSN: dall’ampliamento delle funzioni del farmacista ospedaliero alla revisione della distribuzione del farmaco, per rendere i medicinali di nuova generazione prescrivibili e dispensabili sul territorio, al coinvolgimento dei farmacisti nelle campagne vaccinali. E ha sottolineato che si devono affrontare il tema della remunerazione della rete delle farmacie, “che oggi fronteggia una situazione economica negativa, e il contratto dei collaboratori che, soprattutto dopo quanto accaduto in questi mesi, deve riconoscere anche sul piano retributivo il loro status di professionisti sanitari” prosegue il presidente della FOFI. “Ma se vogliamo perseguire l’evoluzione della nostra professione è fondamentale rivedere la formazione universitaria, il trattamento degli specializzandi in farmacia ospedaliera e l’esame di Stato, per adeguarli alle nuove competenze e all’innovazione scientifica e tecnologica. La terribile esperienza della pandemia deve tradursi in una spinta al cambiamento, al progresso, ad atti concreti. Se non ora quando?” conclude Mandelli.

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Come cambiare la comunicazione aziendale

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

«I social media sono un luogo dove le persone vanno primariamente a parlare di ciò che gli accade nella loro vita privata, soprattutto con le persone che contano per loro. Le aziende sono sempre state un ospite necessario, e non sempre felicemente invitato, perché mentre tutti abbiamo i nostri interessi lavorativi, nessuno va sui social media per consumare intenzionalmente la pubblicità -spiegano Marino Pessina e Chiara Porta, Ceo e direttore responsabile dell’agenzia di comunicazione giornalistica Eo Ipso (www.eoipso.it)-. In questo momento le tradizionali strategie aziendali messe in atto sui social rischiano di essere inadeguate. Alla luce della situazione attuale, le aziende che già utilizzano regolarmente i social devono apportare profonde modifiche al linguaggio usuale e quelle che tendono a ignorare o utilizzare poco i social hanno la necessità di creare una conversazione con il pubblico, sfruttando l’intero ecosistema digitale e tutte le diverse tessere all’interno di ciascuna piattaforma. Stare zitti in attesa che tutto passi non aiuterà, servirà solo a farvi scomparire a poco a poco. Comunicare, quindi, ma farlo con uno scopo. Promuovendo al contempo un senso di sostegno, comunità e riconoscimento di ciò che il mondo sta vivendo in questo momento».Si lotta per sopravvivere, anche se si è chiusi. La domanda che tutte le aziende si dovrebbero porre in questo momento per impostare una strategia di comunicazione sui social è: “Come posso usare la mia presenza sui social media per supportare la mia comunità?” L’obiettivo non è quello di promuovere la propria attività, ma di offrire leadership e supporto durante questo periodo senza precedenti. Questa è un’opportunità fenomenale per creare connessioni significative. Un’opportunità che, lo speriamo vivamente, non si ripeta più in questo modo.

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Anno nuovo, voglia di cambiare e di migliorarsi

Posted by fidest press agency su domenica, 29 dicembre 2019

I social media stanno influenzando la percezione sociale di bellezza, con una maggiore attenzione al proprio aspetto. L’ultima bizzarria del web sono le cosiddette “evil lips”, anche dette “octopus lips”, una assurda tendenza estetica popolare soprattutto in Russia: “Con i filler si ottengono due incurvature al labbro di sopra e a quello di sotto, per un effetto davvero poco naturale – spiega il professor Rauso -. E’ solo una delle tante stranezze legate al mondo di chirurgia e medicina estetica che compaiono sui social e sulla cronaca, ma bisogna ricordare che riguardano solo un numero davvero esiguo di persone, anche se l’esposizione mediatica potrebbe far pensare diversamente”.Botulino per trentenni. Oltreoceano va di moda organizzare “Botox Birthday Party” per i trent’anni: “Da noi il fenomeno è meno evidente, per fortuna, ma esiste e va crescendo – afferma il vice-presidente FIME -. La fascia di pazienti che aumenta più in fretta è quella degli under 40, che si regalano degli iniettabili per il viso, in particolare per riempire le “linee degli 11”, ossia i solchi che si formano tra le sopracciglia, le cosiddette rughe glabellari”.
Ringiovanire grazie ai filler più naturali e a lunga durata. Esiste, da qualche anno, una nuova generazione di filler che consente di ottenere risultati naturali e duraturi; alcuni di questi non utilizzano più il BDDE con “agente legante” (cross linker) ma bensì il PEG.Si inietta in profondità, ripristinando la morfologia del volto, fin dall’impalcatura ossea, che nel tempo tende a rimaneggiarsi e riassorbirsi, con tecniche che hanno un’impronta quasi chirurgica. “I “vecchi” filler venivano iniettati solo nei tessuti più superficiali, come cute e sottocute, mentre oggi, grazie a nuovi studi sull’invecchiamento, si è capito che l’esclusivo aumento di volume superficiale crea solo un “anomalo gonfiore”, concetto ben lontano dal ringiovanimento – afferma Rauso -. Oggi, utilizzando i filler con una corretta reologia e infiltrandoli nel modo corretto (a contatto con le strutture scheletriche del volto), riusciamo a replicare i risultati che, 20 anni fa, si raggiungevano tramite l’inserimento delle protesi facciali”.Visi troppo gonfi. Anche con i filler di nuova generazione, bisogna evitare di rivolgersi a medici non opportunamente formati in estetica o che facciano passare la procedura come “una semplice punturina”: “I rischi sono di due tipi – spiega il professor Rauso -. Con iniezioni in profondità, è possibile lesionare nervi e vasi sanguigni di calibro maggiore rispetto ad i capillari che si incontrano in superficie. In secondo luogo, si può ottenere la “puffy face”, ossia visi con un effetto gonfio poco naturale”. Uno degli effetti meno amati della medicina estetica.30 minuti per un naso nuovo. Ideale per correggere piccole asimmetrie o gibbi, la medicina estetica consente di modificare l’aspetto del proprio viso solo con un filler. “Non ci sono tempi di ricovero postoperatori, è possibile sollevare la punta del naso o ridurre la percezione della gobba” sostiene Rauso, che conclude: “Attenzione, tra tutte le procedure eseguite con filler questa è quella con più alti rischi vascolari”.

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Cambiare il sistema non il clima

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

Sundays for future: lavorare la domenica nel commercio favorisce i cambiamenti climatici. Aumenta la diffusione degli imballi, della plastica, dei rifiuti. Aumenta lo smog prodotto dai mezzi di trasporto della logistica e dei clienti impazziti alla ricerca disperata di un parcheggio. Lo shopping di domenica avvelena anche te: digli di smettere! «Il consumismo è uno dei principali artefici dei cambiamenti climatici – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – e il cambiamento delle abitudini di acquisto, inoculato come un veleno dalle multinazionali, ha portato la domenica ad essere un giorno come un altro. Un giorno che ha lasciato lo spazio dedicato allo sport, alla socialità, al riposo, e si è trasformato nel giorno più inquinante della settimana.» «E se da un lato i lavoratori hanno visto degradare le condizioni salariali e i diritti sono ormai disgregati – prosegue il rappresentante sindacale – i cittadini sono complici inconsapevoli di un sistema che li relega a consumatori h 24 sette giorni su sette e concorre all’inquinamento globale. Il Governo non può non tenere conto di questo problema e deve scegliere da che parte stare.» «E allora noi, dopo aver sfilato assieme a quell’immensa onda verde per le strade delle nostre città venerdì scorso, lanciamo Sundays for future: una domenica che rispetti l’ambiente e i lavoratori. Una giornata di consapevolezza che faccia riflettere chi pensa erroneamente che lo shopping sia un diritto e racconti il danno prodotto dalle multinazionali 7 giorni su 7.» – conclude Iacovone

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Come cambiare il nostro modus vivendi in Italia e nel mondo?

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

A volte si ha la netta sensazione che gli italiani siano un popolo senza regole. Soprattutto nelle grandi città e in particolare quelle da Firenze in giù diventa una regola parcheggiare in seconda fila, sostare dove è proibito, passare con il rosso e sentirsi affrancato dal rischio di pagare una multa se si percorre una strada in senso vietato o si viaggia nella corsia riservata ai bus e ai taxi. E’ una prima e più visibile immagine di una tendenza che tocca molti altri aspetti della vita in comune. L’altra più vistosa e inquietante è quella della sistematica dissacrazione delle istituzioni dal parlamento alle amministrazioni locali, dalla giustizia dei tribunali alla Consulta e non esclude l’inquilino del Quirinale. I più critici non si fanno scrupolo di fare di tutta l’erba un mazzo sentenziando che siamo un popolo di corrotti, corruttori e corruttibili. Ma è anche un modo di soppesare con la bilancia, mal tarata, i comportamenti dei media e degli stessi lettori o ascoltatori che siano. Ci rifacciamo, nello specifico, al fatto più recente di un vice brigadiere dei carabinieri che è stato ucciso con ben undici coltellate da un giovane americano e già la sua difesa ritiene d’avere le carte in regola per farlo scarcerare e forse persino rimpatriarlo solo perché si è riusciti ad imbastire una campagna di dubbi e di sospetti in seguito a una foto dove un suo compagno di ventura e complice veniva ripreso all’interno di una stazione dei carabinieri seduto, ammanettato e bendato. Il fatto che sia morto un servitore dello stato ucciso con una violenza inaudita con un pugnale, si dice di quelli in dotazione ai marines, sembra voler poco contare agli occhi di una certa opinione pubblica pronta a impietosirsi sulla persona sbagliata se la messinscena viene ben orchestrata da taluni organi di stampa adusi all’arte della disinformazione e della mistificazione. E nel mondo le notizie che quotidianamente ci pervengono sono ancora più inquietanti. Pensiamo alle manifestazioni di piazza con feriti, scontri, arresti e quanto altro ad Hong Kong, a Mosca, alla guerra civile in Siria che dura da sei anni e da quella più recente in Libia innescata da ambizioni personali e lotte tribali. Negli Usa, poi, gli odi razziali suscitano di continuo sparatorie ed uccisioni. E a tutte queste violenze si aggiungono, sia pure sotto traccia, altre numerose ma non meno drammatiche dove le prime vittime sono spesso donne, bambini e anziani. Ma ciò che mi addolora, maggiormente, è il cinismo di alcuni giovani, sovente minorenni, che non trovano di meglio, per scacciare la noia, di prendersela con le persone più deboli: anziani e handicappati con calci, spintoni e parolacce. E a volte ci scappa anche il morto o delle invalidità permanenti. (Riccardo Alfonso direttore Centri studi politici e sociali della Fidest)

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Questo weekend tutti ai banchetti per cambiare l’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 maggio 2018

Il contratto di governo che stiamo scrivendo in questi giorni è la più grande novità politica degli ultimi 20 anni perché porterà al governo dell’Italia quello che hanno chiesto i cittadini: il cambiamento. Non è un caso che non ci sia neppure un media che faccia il tifo per questo governo. Di solito la maggior parte diventano filo-governativi o si schierano dalla parte del vincitore. In questo caso non è così e questo mi motiva come non mai nella risoluta volontà di portare a casa questo risultato. Il Reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, la legge Fornero che sarà solo un brutto ricordo, l’eliminazione delle pensioni d’oro, lo stop al business dell’immigrazione, una tassazione più bassa per le imprese. In sintesi dentro questo contratto ci sono i cittadini, in questo contratto ci sei tu e la qualità della tua vita.Tutto questo e molto altro ormai lo stiamo sfiorando con le dita. Infatti vedete tornare lo spread e tutti questi spauracchi che vogliono far credere agli italiani che il cambiamento è pericoloso. Sono gli stessi che dicevano che se avesse vinto il no al referendum sarebbe crollata l’economia. Ora ci dicono che rischiamo di fare la fine della Grecia, ma quella fine alla Grecia gliel’hanno fatta loro e le loro fallimentari politiche. Chi si tira indietro la dà vinta ai nemici del cambiamento.Questo week end invito tutti gli attivisti del MoVimento 5 Stelle a colorare l’Italia di giallo e riempire le piazze di gazebo e banchetti che informano i cittadini sui punti del contratto di governo che stiamo per stipulare. I materiali verranno forniti a tutti i gruppi locali non appena il contratto sarà ultimato. Informo anche tutti gli iscritti del MoVimento, ai sensi dell’articolo 4 comma b dello Statuto del MoVimento 5 Stelle, che nei prossimi giorni saranno chiamati a votare online su questo contratto di governo. La data e l’orario definitivi saranno comunicati non appena avremo il contratto ultimato, e credo che ormai sia questione di ore. E’ il momento del coraggio. Non un passo indietro!

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E’ tempo di cambiare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2018

di Pasquale Di Lena Oinos – vivere divino (numero speciale per il prossimo Vinitally) In Anteprima
La situazione che vive il globo e, col globo, il nostro Paese, tutti noi, uomini e donne; le piante; gli animali; la natura; il territorio di tanti piccoli e grandi territori, è davvero allarmante, visto che non c’è niente che dà segnali di miglioramento, ma solo peggioramento.
L’aumento di quattro volte, nel corso di mezzo secolo, dell’estrazione di materie prime dall’ambiente, 88,6 miliardi di tonnellate di fronte ai 22 miliardi di tonnellate del 1970, con ben 19 milioni di morti premature l’anno. Se non si rispettano gli impegni presi a Parigi dalla quasi totalità dei governi di tutti i paesi del mondo, ci sarà un aumento crescente delle temperature, con i relativi processi di desertificazione, con l’Italia che vedrà 1/5 della sua superficie agricola colpita. Sempre l’Italia paga il prezzo più alto con la perdita del 33% della superficie agricola totale per colpa dell’erosione del suolo, che riguarda anche l’Europa per 12 milioni di ettari, pari al 7,2% del totale dei terreni agricoli. Per non parlare dell’Amazzonia, degli Oceani sempre più acidi; dell’accesso all’acqua, in particolare di quella potabile; della salute; del bisogno di cibo e, nel contempo, del suo spreco. Una serie di prove concrete di pericoli per la Terra e la biodiversità, per la fertilità dei terreni, per i volumi e la qualità delle produzioni agricole, proprio quando continua l’aumento della popolazione e c’è sempre più bisogno di cibo.
L’uomo deve fare tutto quanto è possibile per cambiare la situazione, capire le abitudini sbagliate e credere che si è ancora in tempo a interrompere, modificare un cammino che sta portando tutti verso il baratro.
Sapere che c’è bisogno di una cultura nuova in grado di seguire e interpretare i mutamenti in atto, di uscire dallo stato di isolamento di ognuno per tornare a vivere con gli altri la realtà e, insieme, partecipare, sognare, amare. Bisogno di strumenti, anche nuovi, capaci di rilanciare e sostenere questa partecipazione alle scelte.
Sono i dati, i processi in atto, gli allarmi degli scienziati a far pensare che siamo prossimi al punto di non ritorno se non si rispettano i patti sottoscritti a Parigi sui cambiamenti climatici, e che, non so quando, questo mondo finirà se non si mettono in atto politiche, scelte che danno davvero il segno di un’inversione di tendenza che lascia intravedere, lungo il percorso nuovo tracciato, diversi traguardi e tutti importanti.
Scelte prioritarie per credere e far credere che è possibile invertire la rotta, cambiare direzione e evitare il baratro, e, insieme, lavorare per realizzare il sogno di uno sviluppo diverso, sinonimo di salute e di un altro tipo di benessere, quello che porta a sentire di nuovo e più vicino il profumo della felicità.
Il mondo, in particolar modo l’Italia, ha bisogno dei suoi territori e di sostenibilità, di pace, terreni fertili, di cibo sano e paesaggi belli. Ha bisogno di pane, nel suo significato di essenzialità; olio di oliva, quale armonia di sapori, continuità; vino, quale convivialità, piacere. Il mondo ha bisogno di consumare questi ed altri beni che ogni territorio dà, ma, anche, di produrli in modo diverso.
Se è vero questo, ci sono le opportunità offerte dallo sviluppo di bio distretti, un processo all’insegna della sostenibilità di interi territori, più o meno estesi, che vede tutti gli attori, pubblici e privati, protagonisti delle scelte e delle strategie che servono a spendere e valorizzare le risorse proprie e non a nasconderle o abbandonarle, distruggerle.
Non più politiche settoriali, spesso competitive fra loro, bisognose di compromessi, ma una politica per ogni singolo territorio, quale solo e unico contenitore di valori e di risorse, origine della qualità ed espressione della biodiversità. Il modo migliore per capire tutte le sinergie possibili, umane e naturali, che necessitano per avviare e far crescere uno sviluppo diverso, a misura dell’uomo e della natura, non contro.
Un modo per rendere più chiara e più fattibile la programmazione, e, con la messa a punto di progetti adeguati, cogliere gli obiettivi prefissati, quali la valorizzazione dei beni del territorio, non solo il cibo espresso dall’agricoltura, ma, anche, l’arte e la cultura; la storia e le tradizioni, l’insieme dei valori che esprimono la nostra identità.
Bio distretti per affrontare meglio il cambiamento climatico, sapendo che le colture bio hanno, di fronte anche a situazioni di siccità gravi, la possibilità di produrre di più e meglio grazie alla maggiore capacità del suolo di trattenere l’acqua. Un territorio, quello bio, che ha la possibilità di ridare vita alla vita che l’agricoltura convenzionale e, in modo particolare, quella industrializzata, ha ridotto a poca cosa con l’uso esagerato ed esasperato della chimica.
E, sempre nel segno della discontinuità, la possibilità di una ricollocazione dei mercati, necessaria per ritessere il rapporto produttore- consumatore e renderlo dialogo, fiducia, amicizia, consapevolezza della preziosità del territorio con la sua storia e la sua cultura; le sue tradizioni, quelle legate all’alimentazione, in particolare; la sua agricoltura, fatta di rotazioni e avvicendamenti, esperienza e saperi, e, anche e soprattutto, fonte di paesaggi e di bellezza , oltre che di bontà.
Il glocale, con la sua capacità di aprire al dialogo e di sviluppare sinergie importanti, ha tutto per combattere e vincere contro il globale, il grande mercato nelle mani delle multinazionali che vogliono piena liberalizzazione e privatizzazione, a scapito delle sovranità nazionali e delle identità dei popoli. Il glocale quale grande ricchezza da distribuire tra chi lo vive, lo anima, lo coltiva, lo cura, ne sente i profumi, lo gusta e lo mette a disposizione di quanti hanno bisogno o voglia di bontà e di bellezza, di diversità.

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Andrea Riccardi a palazzo Gallenga con il suo libro “Tutto può cambiare”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Perugia. Sarà presentato giovedì 5 aprile, alle 17.30, nell’aula Magna di palazzo Gallenga dell’Università per Stranieri di Perugia il libro “Tutto può cambiare” di Andrea Riccardi. Il volume, una conversazione del fondatore di Sant’Egidio con Massimo Naro, edito da San Paolo, è pubblicato in occasione del cinquantesimo anniversario della Comunità di S. Egidio.
Alla presentazione interverranno insieme agli autori il rettore Giovanni Paciullo, il card. Gualtiero Bassetti, il prof. Marco Impagliazzo. Modera il giornalista Rosario Carello, della Tgr dell’Umbria.
Il volume, si legge dalla quarta di copertina, è «una lettura non convenzionale, cui attingere per vivere nella complessità della globalizzazione, senza averne paura e senza essere spaesati. Con una bussola chiara: un Vangelo capace di creare speranza anche nelle situazioni più difficili e una grammatica della convivenza per ricucire tessuti sociali frammentati, nelle grandi solitudini contemporanee…».
Dallo scritto di Riccardi «emerge una riflessione sulla Comunità di Sant’Egidio, maturata nella periferia umana e urbana del mondo, su percorsi di riconciliazione e di pace che cambiano ogni giorno in meglio la vita di tanti, nelle zone più disagiate d’Italia, in Paesi lacerati da conflitti e da guerre».
Andrea Riccardi (1950), romano, storico del cristianesimo e dell’età contemporanea, autore di numerosi saggi e studi, ha insegnato a Bari, a Roma e Parigi. Editorialista del Corriere della Sera, di Avvenire, de La Vanguardia, è tra i più autorevoli analisti della storia della Chiesa contemporanea e dell’impatto delle religioni nell’età della globalizzazione.
Massimo Naro (1970) insegna teologia sistematica a Palermo nella Facoltà Teologica di Sicilia e dirige il Centro Studi sulla Cooperazione «A. Cammarata» originale laboratorio culturale in cui alla storia del movimento cattolico si accompagnano ricerche in ambito religioso, socio-economico, politico.

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Politiche: tutto cambiare per nulla cambiare

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 gennaio 2018

montecitorio

Il dibattito che alcuni partiti politici stanno affrontando, mettendolo in mostra nelle casse di risonanza dei media, sa, per molti versi, del surreale. Prima di tutto perché sono per lo più argomenti vecchi che con una certa nonchalance sono contrabbandati per nuovi di zecca ad uso e consumo della memoria corta degli italiani. La verità è che da alcuni lustri il Paese si è adagiato sui successi del passato se non regredendo. Penso alle tante battaglie civili e sindacali per i diritti dei lavoratori che sono stati vanificati da qualche anno a questa parte per rincorrere le varie multinazionali che notoriamente emigrano dove riescono ad ottenere più lauti profitti e si sa lo fanno, soprattutto, sulla pelle dei loro dipendenti. Oggi, per giunta, siamo stati “ingabbiati” da regole europee che in nome della stabilità finanziaria dei conti pubblici non ci permettono di crescere come dovremmo e per giunta ci costringono a fare il “lavoro sporco” trasformando l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa. Tutto questo per non parlare dei nostri mali endemici quali la giustizia, la scuola, il sistema creditizio e via di questo passo. Sono tali e tanti i nostri problemi sul tappeto che ci vien spontaneo chiederci il perché i tanti soloni che oggi pontificano essendo stati al governo del paese non vi abbiano già provveduto invece di lasciar incancrenire le numerose situazioni emergenti. Oggi, forse, potremmo imboccare una strada virtuosa votando chi non è compromesso con il passato incestuoso e offrendogli un’apertura di credito sul nostro futuro. Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti che vanno ramenghi per il mondo a caccia di un lavoro onorevole e chi langue in Italia tra mille difficoltà. (Riccardo Alfonso)

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Cambiare la costituzione: Perché?

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

referendum-noRoma 25 novembre ore 9,30 Uffici centrali Agenzia delle Entrate via C. Colombo 426 Prosegue il forte impegno dell’USB per il NO al referendum costituzionale: nell’ambito della giornata di mobilitazione nazionale indetta dal Coordinamento per il NO sociale al referendum, l’USB P.I. Agenzie fiscali organizza un’assemblea/dibattito dal titolo “CAMBIARE LA COSTITUZIONE: PERCHÉ’?” Interverranno:
Gianni Ferrara – Prof. Emerito Diritto Costituzionale Università “la Sapienza”
Carlo Guglielmi – Forum Diritti/Lavoro
Pierpaolo Leonardi – Esecutivo confederale USB
“Mentre il Governo Renzi e l’Unione Europea provano a terrorizzare lavoratori e cittadini dipingendo conseguenze nefaste nell’ipotesi di vittoria del NO, cresce nel paese la consapevolezza che respingere le modifiche costituzionali significa anche rilanciare l’opposizione sociale e sindacale alle politiche antipopolari messe in campo da un’oligarchia finanziaria, autoproclamatasi al governo dell’Europa”, spiega Alessandro Giannelli, dell’Esecutivo nazionale USB P.I. Agenzie Fiscali.
“L’assemblea/dibattito di domani – prosegue il sindacalista – vuol rappresentare le diverse sfaccettature dell’opposizione alla riforma costituzionale e smascherare il vero obiettivo che si nasconde dietro la modifica di ben 47 articoli della Costituzione, ovvero ridurre gli spazi di democrazia attraverso la modifica della seconda parte della Costituzione, per perpetrare più agevolmente l’attacco al mondo del lavoro, pubblico e privato, e più in generale ai diritti sociali contenuti nella prima parte della Carta costituzionale”.
“Un attacco che chiama in causa anche il comparto fiscale, ove al disinvestimento in un settore strategico, si accompagnano politiche fiscali che, mentre strizzano l’occhio ai grandi evasori anche attraverso la vergogna della voluntary disclosure, continuano ad esasperare la tassazione nei confronti del lavoro dipendente e dei pensionati”, conclude Alessandro Giannelli.

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La flat tax per cambiare l’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2016

renato-brunettaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Ho partecipato con estremo piacere e grande entusiasmo, al ‘Festival del Lavoro 2016’, intervenendo al panel ‘Flat Tax: favorirà il recupero dell’evasione?’.
Sul piano del fisco, da cui occorre cominciare per ridare slancio all’economia, i temi sono due: ridurre le aliquote e semplificare le regole. La risposta è una: Flat tax, per l’appunto, vale a dire aliquota unica per tutti. Pur garantendo la progressività del sistema fiscale, sancita dall’articolo 53 della Costituzione. Proposta condivisa con gli amici della Lega e di Fratelli d’Italia e ampiamente dibattuta in occasione del primo appuntamento del ‘Cantiere’, che si è tenuto sabato scorso a Parma. Un primo tassello per costruire l’unità del centrodestra ed un programma condiviso da opporre a quello del Partito democratico e del Movimento 5 stelle alle prossime elezioni politiche.
Proposta per la prima volta nel 1956 per gli Stati Uniti da Milton Friedman, la Flat tax fu sviluppata e approfondita dagli economisti Robert E. Hall, Alvin Rabushka e Kurt Leube, della Stanford University. In Italia il partito politico che per primo ha proposto la Flat tax è stato Forza Italia nel 1994, con Silvio Berlusconi e Antonio Martino.
L’idea è stata ripresa negli ultimi anni da Matteo Salvini, che ne ha fatto uno dei punti fondanti del suo programma. Così Silvio Berlusconi nel libro ‘Donne d’Italia’ di Bruno Vespa: ‘Con i soldi che ha speso Renzi in un anno e mezzo, avrebbe fatto la Flat tax già tre volte. Per la gente potrebbe essere anche l’unico punto del programma, ci voterebbe solo per questo. L’unica strada che ci è davvero rimasta per ripartire’.
In effetti Renzi ha buttato via tanti miliardi con le sue mance per comprarsi il consenso, si pensi agli 80 euro, che non hanno avuto nessun effetto. Almeno con la Flat tax si rivoluziona davvero il paese. Gli 80 euro cosa ci hanno lasciato? Niente. La Flat tax cambia l’Italia. Sono riforme vere come la Flat tax che riportano il paese a crescere. A cui affiancare, poi, come è giusto, anche la riforma, vera, del lavoro, della Pubblica amministrazione, della giustizia, fino al presidenzialismo.
L’insieme di tutto questo può portare l’Italia non solo ad avere tassi di sviluppo costanti sopra il 2%, o in ogni caso coerenti con le migliori performance europee, ma anche capacità di creare occupazione in misura tale da colmare il nostro gap nei confronti dei paesi con i quali siamo in competizione. Al contrario, l’attuale impianto fiscale italiano risale alla riforma Visentini del 1973: più di 40 anni fa. Un’altra epoca geologica. A distanza di tanto tempo, bisogna prendere atto che la semplice manutenzione del sistema, un continuo affastellarsi di norme, non basta più. Anzi, ha addirittura avuto effetti controproducenti, in termini di complicazione amministrativa e aumento dell’evasione fiscale. Ne deriva che non basta più l’accanimento terapeutico. Quel che, invece, è necessario è ripensare alla base l’intero impianto impositivo”.

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“Ecco come possiamo cambiare la Chiesa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2016

padovaPadova Giovedì 30 giugno 2016 il Padova Pride Village, la più grande manifestazione LGBTI del Nord Italia, ospiterà Monsignor Krzysztof Charamsa che sarà impegnato nel dibattito, moderato dal giornalista del Messaggero Marco Pasqua: “Ecco come possiamo cambiare la Chiesa”.Sul palco anche Damiano Migliorini, teologo veneto e co-autore del libro “L’amore omosessuale. Saggi di psicoanalisi, teologia e pastorale. In dialogo per una nuova sintesi”. L’occasione è l’uscita per Rizzoli, proprio giovedì, del volume «La prima pietra» libro autobiografico in cui Krzysztof Charamsa racconta del suo coming out e il confronto della sua omosessualità in Vaticano. E’ la prima presentazione in Italia.Krzysztof Charamsa è stato professore di teologia alla Pontificia università gregoriana e al Pontificio ateneo Regina Apostolorum. Il 3 ottobre 2015 ha perso tutti i suoi incarichi ecclesiali ed accademici, quando – all’indomani del sinodo sulla famiglia – in un gesto di personale liberazione del coming out, ha rivelato di essere un uomo omosessuale innamorato di un altro uomo.Attualmente è scrittore, pensatore, attivista LGBTIQ e femminista, impegnato contro qualsiasi discriminazione e, in particolare, nella difesa della dignità e dei diritti delle minoranze sessuali. Vive felicemente a Barcellona insieme con suo compagno, il catalano Eduard Planas.La riflessione di Monsignor Charamsa si avvicina alle tematiche LGBTI vedendole come uno stimolo al cambiamento della Chiesa Cattolica, per il necessario e urgente ripensamento della Dottrina, in funzione di un percorso di cambiamento dall’attuale posizione, ambigua e velata di omofobia a una posizione di confronto con il sapere scientifico ed esperienziale dell’umanità.Durante il confronto fra Krzysztof Charamsa e Damiano Migliorini si affronterà il tema, difficile ma cruciale, del rapporto fra pastorale cattolica e temi LGBTI e in definitiva fra chiusura e apertura del mondo cattolico rispetto alle persone LGBTI, anche alla luce della recente dichiarazioni di Papa Francesco sulle persone gay espresse nella conferenza stampa di ritorno dal viaggio in Armenia. Ingresso libero e gratuito.

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M5S e le sue “due anime”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2013

In questi giorni si stanno intensificando gli inviti al movimento perché assecondi la formazione del governo Pd. Il dibattito pare abbia coinvolto anche gli iscritti e i simpatizzanti e per quello che ci è dato di sapere attraverso una serie di e-mail inviate sul blog di Grillo. Credo, a questo riguardo, sia importante una precisazione. Grillo non è un fanatico moralista che vuole disfarsi dei signori della politica che da 20 anni si sono crogiolati con i loro inciuci. Ne avrebbe buon diritto, ovviamente. Il suo obiettivo è di mettere gli elettori italiani davanti alle loro responsabilità. Se ancora si vota il Pdl di Berlusconi e il Pd di Bersani questo significa che l’animo conciliante degli italiani si traduce in una forma di masochismo poiché finiamo di farci male da soli. Occorre che il sistema imploda e metta a nudo le rispettive responsabilità e si faccia piazza pulita di un sistema partitico, padronale o delle primarie che sia, che è andato in corto circuito ma stranamente a dirsi è proprio il popolo degli elettori a non accorgersene. D’altra parte non giriamoci tanto intorno. Pd e Pdl si sarebbero di certo messi d’accordo se non ci fosse stato nel mezzo la forza elettorale significativa del M5S. D’altra parte è poco credibile l’appello di fare il governo in fretta perché la casa brucia come se non lo sapessero da almeno dieci anni a questa parte. E quelli che avrebbero dovuto cambiare le cose dov’erano? A cercare oggi, come in passato, ancora una volta di spartirsi le poltrone. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Province: astuzie per non cambiare

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 febbraio 2012

“In parlamento c’è chi parla con lingua biforcuta. A parole, tutti si dicono favorevoli all’abolizione delle province ma poi, nelle commissioni, si ripropongono vecchi giochini gattopardeschi affinché nulla cambi” lo dichiarano, in una nota congiunta Massimo Donadi, presidente dei deputati di IDV e David Favia, capogruppo IDV in Commissione Affari costituzionali. “Ieri, alla prima riunione del Comitato ristretto della I commissione, siamo stati gli unici a insistere per l’abolizione delle province. Gli altri partiti, invece, Pd e Pdl in testa, continuano a proporre soluzioni pasticciate che, di fatto, mirano a lasciare le cose così come stanno. Questo in barba alle promesse fatte in campagna elettorale e alle 400 mila firme di cittadini che, con una proposta di iniziativa popolare, hanno chiesto l’abolizione delle province” spiegano Donadi e Favia. “La proposta del Pd di creare, al posto delle province, le cosiddette “aree vaste” è un’astuzia costituzionale, un modo come un altro per non abolirle. Così come quella del Pdl che vuole trasformare le province in enti di secondo livello ma che di fatto non le cancella” spiegano Donadi e Favia. “Noi chiediamo una misura draconiana. Le province vanno abolite perché sono inutili e costose e andremo avanti nella nostra battaglia” concludono i parlamentari IDV.

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Taxi: Fiumicino-Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2012

Una corsa in taxi dall’aeroporto di Fiumicino a Roma (entro le mura Aureliane) costa 60 o 40 euro? Dipende. Da cosa? Dalle licenze ai tassisti. Se vengono rilasciate dal Comune di Roma la tariffa e’ 40 euro, se, invece, vengono rilasciate dal comune di Fiumicino la tariffa sale a 60 euro, il 50% in piu’. Occorre mettersi nei panni di un turista, che difficilmente conosce la lingua italiana, riservata a pochi eletti, che scende all’aeroporto intercontinentale “Leonardo da Vinci” di Fiumicino (RM) e che prende un taxi: per arrivare a Roma, se sara’ fortunato, gli tocchera’ un taxi del comune di Roma e paghera’ 40 euro, se invece sara’ sfortunato, prendendo quello del Comune di Fiumicino, paghera’ 60 euro. I taxi, ovviamente sono in fila uno dietro l’altro ed e’ complicato scegliere: occorrera’ guardare sulla carrozzeria se c’e’ scritto l’uno o l’altro Comune. Chi spieghera’ il mistero all’ignaro turista giapponese che, oltre a pagare cifre astronomiche per un pranzo, dovra’ anche pagare di piu’ per lo stesso servizio di trasporto? Una notizia del genere ci fara’ sommergere dalle risate a livello internazionale. Oggi i tassisti sono in sciopero. Le resistenze e la tutela del proprio “particulare”, come diceva Guicciardini, sono emblematiche cosi’ come lo erano le norme che consentivano differenti prezzi per lo stesso percorso: una storia che dura da anni. Liberalizzare le licenze ci sembra la strada migliore per rompere incrostazioni decennali. Con il nuovo decreto dovrebbe cambiare qualcosa. Per gli utenti, speriamo.(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Crisi e ora la verità

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2011

"If I, taking care of everyone's interest...

Image by Foto_di_Signorina via Flickr

Se vogliamo avvalorare la tesi che il governo Berlusconi si è retto sul compromesso con i “poteri forti” di restare al governo del paese alla sola condizione di gestire solo l’ordinaria amministrazione, anche se, da imbonitore da pari suo, è stato largo di promesse ma scarsissimo in realizzazioni, dobbiamo arguire che nel momento in cui gli è toccato di porre mano alle riforme è entrato letteralmente in tilt. La stessa sua squadra e gli stessi parlamentari che ha personalmente avallati, dopo accurata selezione, hanno avuto, indistintamente, i requisiti gattopardeschi del “tutto cambiare per nulla cambiare”. Se questo è lo scenario ragione vuole che la sua uscita di campo è stata avallata a tavolino. D’altra parte non poteva far saltare letteralmente quel poco di buono che aveva fatto in politica con la nascita di un movimento di centro destra e che costituisce non tanto una sua eredità politica quanto quella di un sistema alternativo posto nella natura delle cose. In altri termini una scelta che nel 1994 era valida e che oggi non è escludibile, anche se a reggerne le sorti saranno altri. Se tutto questo ha una ragione d’essere Mario Monti ha oggi il solo compito di “decantare” una situazione politica conflittuale e una logica di mercato che non consente giochi di potere e si richiama a scelte immediate e risolutive in tempi brevi poiché il caso Italia va ad intrecciarsi seriamente con quello della finanza e dell’economia internazionale. Noi, come sistema Italia, non abbiamo ancora assimilato del tutto la rottura di una logica protezionistica dell’occidente che aveva una sua ragione d’essere ante caduta del muro di Berlino per cui l’Italia andava preservata dall’influenza imperialista dell’Urss e che oggi ci lascia decisamente fuori dal suo ombrello protettivo essendo venute meno le ragioni di allora. Ma Berlusconi ha anche un altro peccato da farsi perdonare: è la sua solida amicizia con Putin che, tra l’altro, lo ha spinto nelle braccia di Gheddafi e ad intrallazzare con i governi amici della Russia: Iran e Siria in testa. Ora, fatte tutte queste premesse, logica vuole che il governo Monti debba solo servire, da una parte a tranquillizzare i mercati e, dall’altra, a preparare i partiti alle prossime elezioni politiche che, verosimilmente, dovrebbero tenersi prima della prossima estate. E’ come se sul ring i due pugili contendendi fossero stati messi in condizioni di parità iniziale e che l’incontro che ne segue è affidato alla bravura che sanno mettere a frutto che può essere un Ko di uno dei due ma più versosimilmente una vittoria ai punti. E i segnali in questo senso ci sono tutti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Pensioni: E’ possibile cambiare sistema?

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2011

baby pensionato al lavoro

Image by giuseppesavo via Flickr

Per il Centro studi della Fidest, area previdenziale, la risposta è affermativa. La previdenza può coabitare con un contributo mensile che non sia più indicato sotto la voce “pensioni” bensì in quella di “rendite”. Il vantaggio è indubbio in quanto il tutto andrebbe ancorato ad un progetto “assicurativo” che permetterebbe ogni 10 anni di incassare una somma corrispondente al 20% della media delle retribuzioni percepite nello stesso periodo. In questo modo eviteremmo, tra l’altro, i limiti di età e i disagi derivanti da periodi di disoccupazione, sotto occupazione, ecc. E con l’aggiunta della possibilità che nel corso dell’attività lavorativa si possano individuare, in base all’età, le prestazioni più idonee. L’esempio tipico è dato dal giocatore di calcio. Di solito a 35 anni appende gli scarpini al chiodo ma non per questo diventa automaticamente un pensionato. Si cercherà un altro lavoro. Se, invece, si inserisce un elenco delle professioni e dei mestieri tendenzialmente più adatti alla propria condizione fisica si può intervenire in tempo utile per una rimodulazione del proprio impegno lavorativo. Ed è proprio di questi giorni la protesta dei sindacati di polizia riguardo gli agenti cinquantenni che sono stati chiamati ad interventi in servizi d’ordine pubblico e posti a confronto di giovanissimi manifestanti. Per loro potrebbe essere disponibile, con carattere di opzione volontaria, una serie di lavori “sedentari” (in attività amministrative o di supporto in altri compiti d’istituto). Sul fronte assistenziale il rapporto andrebbe modificato passando dall’assistenza universale alla “prevenzione universale” modificando la filiera che porta i pazienti dal medico di base ad altre forme terapeutiche. Il tutto non solo non comporterebbe costi aggiuntivi per l’erario ma faciliterebbe il risparmio, razionalizzandolo, della spesa pubbica. A questo punto è appena il caso di soggiungere che questa proposta (ovviamente molto dettagliata nella sua versione originale) ha trovato consensi tra i tecnici ma diffidenze tra i politici poiché si ridurrebbero le loro interferenze essendo il metodo proposto in grado di facilitare i controlli incrociati e permettere di seguire il decorso assistenziale in automatico attraverso un chip del paziente che viene aggiornato in tempo reale dal medico di base e tanto da consentire, ad esempio, che non si ripetano i controlli medici, l’uso inappropriato di farmaci e le analisi durante i ricoveri, e consentire l’utilizzo del proprio sangue nel caso di un intervento chirurgico progranmnato anzitempo. Ora ci chiediamo perché gli addetti ai lavori non ne parlano? Perché insistono sull’esistente? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Pd: Cambiare ora si può. Insieme

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 maggio 2011

Pier Luigi Bersani scrive: “A risultati definitivi possiamo dire vinciamo noi e perdono loro. Tra vittorie al primo turno e ballottaggi che si terranno tra due settimane su 35 candidati sono 28 quelli del PD. Hanno perso il PDL, la Lega, Berlusconi che ha voluto trasformare il voto in un referendum sul suo governo. Ho riso di gusto quando ho sentito i coordinatori del PDL dire che alle amministrative c’è stato ‘un pareggio’. Se per loro 3-0 è un pareggio, per me va bene così. Gli elettori hanno dato al PDL una scoppola micidiale, e non è solo il risultato ottenuto nelle grandi città a renderci orgogliosi: avevamo chiesto in questa campagna elettorale un segnale di cambiamento ed e è arrivato in maniera inequivocabile. Dal nord soffia un vento su tutto il Paese, come ho detto in conferenza stampa vinciamo a Torino e Bologna, andiamo al ballottaggio a Milano e Trieste e sono importanti le affermazioni ottenute dai candidati democratici negli altri centri della Lombardia ai danni della Lega, proprio a casa loro.
Sono felice per Piero Fassino e Virginio Merola, eletti al primo turno a Torino e a Bologna, dove l’ultima volta c’era stato il ballottaggio. Due rappresentanti del PD scelti dagli elettori del centrosinistra alle primarie. A Milano c’è stato uno straordinario successo di Giuliano Pisapia e al tempo stesso una straordinaria affermazione del Partito Democratico, primo partito in città. Non c’è niente di strano, le primarie si fanno apposta per scegliere il candidato che ha più possibilità di vincere. Ora nei ballottaggi di Milano e Napoli questo segnale va confermato per far capire a tutti che nell’azione di governo si può e si deve essere democratici, come in tutti i paesi del mondo che non si sono messi in vena il ‘ghe pensi mi’. Sono convinto che anche a Napoli e negli altri luoghi in cui non è stato possibile avere il centrosinistra unito al primo turno troveremo la chiave per compattarci e vincere”.

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