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L’UNHCR condanna i rimpatri forzati di rifugiati dal Camerun

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime profonda preoccupazione per le notizie relative ai rimpatri forzati messi in atto dal Camerun questa settimana nei confronti di diverse migliaia di rifugiati provenienti dallo Stato del Borno, nella Nigeria nordorientale, segnato dalle violenze. Tali fatti seguono il ritorno forzato di 267 rifugiati nigeriani avvenuto il 16 gennaio: si erano riparati in Camerun nel 2014. L’Alto Commissariato delle Nazioni per i Rifugiati esprime viva apprensione per la sicurezza e il benessere di tutte queste persone. Si stima che circa 9.000 nigeriani siano fuggiti in Camerun precedentemente nella settimana dopo che miliziani hanno attaccato e saccheggiato il piccolo villaggio di frontiera di Rann, nello Stato del Borno. I miliziani hanno scatenato il terrore attaccando postazioni militari, civili e strutture umanitarie. Almeno 14 persone sarebbero rimaste uccise.
“Tale attacco era assolutamente imprevisto e mette ora a rischio le vite di migliaia di rifugiati”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Mi appello al Camerun affinché continui a portare avanti la propria politica improntata all’apertura delle frontiere e all’ospitalità e affinché ponga fine ai rimpatri immediatamente, nel pieno rispetto degli obblighi concernenti la protezione dei rifugiati, conformemente sia alla propria legislazione nazionale, sia al diritto internazionale”.
Attualmente il Camerun accoglie oltre 370.000 rifugiati, di cui circa 100.000 provenienti dalla Nigeria.

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UNHCR intensifica il sostegno alle persone in fuga dal Camerun in Nigeria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 dicembre 2017

camerunL’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, sta intensificando la sua presenza nel sud-est della Nigeria per fornire assistenza salvavita alle migliaia di persone che continuano a fuggire dalle aree anglofone del Camerun. Da quando in ottobre sono aumentate le tensioni tra le forze di sicurezza e gli indipendentisti nella regione anglofona del Camerun, personale UNHCR e governativo ha registrato circa 7.204 arrivi nelle aree remote del Cross River State in Nigeria, e si riporta che altre migliaia di persone siano in attesa di essere registrate.Circa il 70 percento dei richiedenti asilo registrati provengono dalle aree di Akwaya, nel sud–ovest del Camerun. Per la maggior parte si tratta di donne e bambini, ospitati dalle comunità locali in prossimità del confine. L’UNHCR è preoccupata del fatto che la popolazione locale raggiunga presto la sua capacità massima, mentre le agitazioni in Camerun non si fermano e molti altri richiedenti asilo continuano ad arrivare.Le piogge torrenziali tipiche della stagione, hanno aggravato le condizioni delle strade nelle aree più remote, ostacolando la distribuzione degli aiuti. L’UNHCR e le altre organizzazioni partner stanno distribuendo cibo, beni di prima necessità e fornendo cure mediche. L’UNHCR sta anche dispiegando più personale nella regione e si sta coordinando con i partner e le autorità locali e nazionali per rispondere ai bisogni di tutte le persone coinvolte.Per far fronte agli arrivi e rafforzare il coordinamento e l’intervento di risposta dell’UNHCR saranno necessarie ulteriori risorse. Al momento, in Nigeria, l’UNHCR e le organizzazioni partner hanno elaborato un piano d’emergenza nell’eventualità di nuovi arrivi.

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Unicef: 5,6 milioni di bambini a rischio di malattie legate all’acqua in Camerun, Ciad, Niger e Nigeria

Posted by fidest press agency su martedì, 27 giugno 2017

crisi idrica.jpgcrisi idrica2Secondo l’UNICEF oltre 5,6 milioni di bambini sono sempre più esposti a rischio di contrarre malattie legate all’acqua, come colera e infezioni diarroiche, considerato l’inizio della stagione delle piogge nelle aree colpite dal conflitto nei paesi attorno al Lago Ciad. La minaccia di epidemie in Camerun, Ciad, Niger e Nigeria coincide con la sempre più diffusa insicurezza a livello regionale e l’aumento dei movimenti di popolazione, in particolar modo nel nord est della Nigeria.“Le piogge complicheranno ulteriormente quella che è una già difficile situazione umanitaria, dato che milioni di bambini, già resi vulnerabili dal conflitto, stanno adesso affrontando una potenziale diffusione di malattie opportunistiche”, ha dichiarato Marie Pierre Poirier, Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Africa Occidentale e Centrale. “Acqua non sicura, servizi igienico sanitari non adeguati e scarse condizioni igieniche possono causare epidemie di colera e di epatite E – malattia mortale per le donne in gravidanza e i loro bambini – mentre i ristagni d’acqua possono attrarre zanzare portatrici di malaria. Evitare la malattia è la nostra priorità.”Le inondazioni e le strade ricoperte dal fango dovrebbero limitare seriamente l’accesso umanitario alle aree remote per diverse settimane, mentre i bisogni dei bambini e delle famiglie sono già in forte crescita a causa dell’insicurezza sempre più diffusa in tutta la regione.In Nigeria, i problemi di sicurezza hanno reso complicata la predisposizione di aiuti in vista della stagione delle piogge e l’UNICEF è preoccupato per la disponibilità di acqua pulita per un gran numero di persone che stanno ritornando dal Camerun.
crisi idrica1Nella regione di Diffa in Niger, 150.000 persone vivono in rifugi di fortuna e saranno esposte a piogge forti e a scarse condizioni igieniche.
5,6 milioni di bambini che hanno bisogno di aiuto nella regione del Lago Ciad si stanno muovendo nei 4 paesi in diverse condizioni di vita dalle comunità ospitanti ai campi per sfollati interni e rifugiati.L’UNICEF utilizza metodologie basate sui bisogni delle comunità per distribuire acqua pulita e servizi igienico sanitari nelle diverse e complesse situazioni in cui i bambini stanno vivendo.Nella regione del Lago Ciad, l’UNICEF e i suoi partner stanno lavorando nelle comunità a più alto rischio di epidemie di colera per dare informazioni alle famiglie sugli effetti della malattia e sulle pratiche di pulizia delle mani per evitare che l’infezione si diffonda. In Niger, Camerun e Ciad sono stati predisposti, nei magazzini vicino ai campi per sfollati interni, medicine di base e sapone in caso di epidemie di colera.La risposta legata all’acqua e ai servizi igienico sanitari nel bacino del Lago Ciad ha ricevuto meno del 20% degli 80 milioni di dollari necessari per rispondere ai bisogni urgenti delle popolazioni per il 2017. Nonostante la mancanza di fondi, quest’anno l’UNICEF sta coordinando la risposta alla crisi per il settore Acqua e Servizi Igienico sanitari con l’obiettivo di fornire a 2,7 milioni di persone aiuti idrici di base per sopravvivere. (foto: crisi idrica)

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I 50 anni dei Focolari tra il popolo Bangwa del Camerun

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2016

camerunA Fontem, dal 14 al 17 dicembre 2016, la solenne celebrazione a conclusione dell’anno di ringraziamento indetto dal vescovo di Mamfe, mons. Andrew Nkea«Attraverso il Movimento dei Focolari Dio ha visitato il popolo Bangwa […] Hanno vissuto il patto dell’amore scambievole con il popolo Bangwa e insegnato la spiritualità dell’unità e la fraternità universale […] Hanno ridotto la mortalità infantile dal 90% a praticamente lo zero; hanno lavorato duramente per eliminare la mortifera mosca Tsetse che faceva di Fontem una valle di morte; migliaia di persone non avrebbero avuto una buona formazione scolastica senza di loro; hanno messo alla portata di tutti buone condizioni sanitarie […] Ora è il momento di celebrare l’amore di Dio per tutto il popolo di Lebialem».Questi alcuni passaggi della lettera con cui mons. Andrew Nkea, vescovo di Mamfe, aveva indetto il 2016 come anno giubilare di ringraziamento a Dio per l’arrivo dei Focolari tra il popolo Bangwa. Assieme ad una preghiera da recitare ogni giorno, la lettera ripercorre i momenti salienti di questi 50 anni, ricordandone i protagonisti e quanti nel corso di questa storia hanno dato la vita. Essa esprime anche il sentire dei Fon – re dei territori della regione –, dei responsabili delle istituzioni e di tutta la popolazione.Risale al 1966 l’arrivo dei primi focolarini medici a Fontem. Rispondere all’emergenza in cui si trovava allora il popolo Bangwa diventò una priorità per tutto il Movimento dei Focolari. Chiara Lubich vi fece la prima visita nello stesso anno, accolta con grande festa dal re, il Fon Defang, dai notabili e da tutto il popolo. Vi ritornerà altre due volte. Nel maggio 2000 così si rivolge ai Bangwa radunati nella grande spianata davanti al palazzo del Fon: «Non mi sento di staccarmi da voi senza avere fatto un patto solenne. Un patto d’amore vicendevole, forte e vincolante. È come una specie di giuramento, in cui ci impegniamo ad essere sempre nella piena pace fra noi e a ricomporla ogni volta si fosse incrinata».
A conclusione di quest’anno giubilare, dal 14 al 17 dicembre 2016, si terrà la celebrazione solenne del 50º, alla cui preparazione sono stati parte attiva i Fon e i responsabili delle istituzioni, e che nell’ottobre scorso ha acquisito dimensione nazionale con la sua presentazione, a Yaoundé, al Primo Ministro Philémon Yang.In programma il giubileo del college Our Lady Seat of Wisdom, che con 500 allievi all’anno è tra i cinque migliori istituti pre-universitari nel sistema anglofono del Camerun; testimonianze sulla vita e il lavoro dei Focolari a Fontem; una Conferenza Internazionale sul Dialogo Interreligioso tra Cristianesimo e Religione tradizionale africana, nell’esperienza degli ultimi 50 anni tra il popolo Bangwa.
Oggi è forse l’inculturazione del cristianesimo a venire più in evidenza. Per il filosofo e teologo africano Martin Nkafu, direttore del Dipartimento delle Scienze Umane e Sociali dell’Area Internazionale di Ricerca alla Pontificia Università Lateranense di Roma, «il cristianesimo non ha cambiato la mentalità della gente; nell’aderire a Cristo, il Bangwa mantiene la sua personalità, la sua cultura, una visione integra della realtà, e ciò gli permette – per usare le parole di Giovanni Paolo II a Nairobi nel 1982 – di potere essere autenticamente africano e profondamente cristiano».
Tra le iniziative realizzate durante l’anno, il pellegrinaggio dei Fon a Roma nel settembre scorso, per celebrare il Giubileo della Misericordia con papa Francesco e ripercorrere i luoghi di Mafua Ndem, la “regina inviata da Dio”, come fu intitolata Chiara Lubich dal Fon Lucas Njifua Fontem in occasione del suo ultimo viaggio in Camerun. Ma anche un concorso dal titolo “L’intervento di Dio nella storia e vita del popolo Nweh Mundani”, promosso lungo tutto l’anno tra le scuole elementari e secondarie del distretto, con poesie, canzoni, composizioni letterarie e quiz; hanno partecipato con i propri lavori 700 ragazzi di 21 scuole, con il coinvolgimento di altri 4000.
La ricorrenza mobilita e collega anche i Bangwa che negli ultimi decenni hanno lasciato il Camerun. Una Commissione per lo Sviluppo, con esponenti in Camerun e in altri Paesi, ha iniziato un dialogo con gli enti dello Stato in vista di azioni concrete nel campo dell’educazione, della salute, della gioventù e della condizione della donna.
La celebrazione di questo 50º è seguita con partecipazione dai Focolari nel mondo. La presidente Maria Voce ha accompagnato da vicino il cammino di preparazione, mentre a Fontem saranno presenti il copresidente Jesús Morán e i consiglieri centrali per l’Africa.

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Nuovo afflusso di rifugiati nigeriani in Camerun, pronte a partire le operazioni di trasferimento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2015

camerunLa regione del Far North in Camerun ha assistito a un nuovo afflusso di rifugiati durante il fine settimana, dopo gli scontri avvenuti nel nord-est della Nigeria tra forze militari regionali e insorti. Secondo quanto dichiarato dalle autorità camerunensi, sono circa 16.000 i rifugiati nigeriani entrati nel paese dopo essere stati colpiti dalle continue violenze in corso nei villaggi lungo il confine. Secondo le autorità, altri rifugiati starebbero oltrepassando la frontiera in queste zone in cui le condizioni di sicurezza sono estremamente instabili, soprattutto nelle remote aree di confine di Makaria, Logone Birni e Fotokol – che si trovano a sud del lago Ciad e che nelle ultime settimane hanno subito ripetuti attacchi da parte degli insorti nigeriani.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sta lavorando in stretto contatto con il governo del Camerun per trasferire i rifugiati il ​​più velocemente possibile lontano dalle aree di conflitto alla volta di un sito di transito a Kousseri, che si trova a 90 chilometri dal confine e 370 chilometri a nord di Minawao, sede di un campo profughi già allestito. A causa del conflitto in corso nel territorio camerunense tra forze militari e ribelli, l’UNHCR non ha accesso alle zone di confine dove sono arrivati ​​i rifugiati. Insieme ai partner umanitari, tra cui il Programma Alimentare Mondiale, l’International Medical Corps, IEDA Relief e Public Concern, l’Agenzia è pronta a condurre attività di screening nel sito di transito e a fornire ai nuovi arrivati assistenza di emergenza in campo sanitario, alimentare e della fornitura di acqua e cibo.I convogli per il trasferimento dal confine di Kousseri partiranno domani, 4 marzo. Dopo le procedure di screening, l’UNHCR potrà quindi organizzare trasferimenti quotidiani di 2.000 rifugiati nel campo di Minawao, dove sono già in corso operazioni di costruzione di alloggi e di impianti igienico-sanitari. A Minawao, l’Agenzia fornirà inoltre assistenza di base, tra cui coperte, set da cucina e sapone. Il campo ospita attualmente 32.621 rifugiati nigeriani.
Il governo del Camerun continua a fornire scorte per i convogli umanitari e di trasferimento per garantire la protezione fisica dei rifugiati e degli operatori umanitari. A causa delle condizioni di sicurezza nella regione e della prospettiva di un maggior numero di arrivi di rifugiati, l’Agenzia sta valutando la possibilità di creare un secondo campo profughi, più lontano dal confine, ritenuto insicuro. Data la scarsità di acqua nella zona nei pressi di Minawao, l’UNHCR sta cercando di trovare un’area ottimale per la costruzione del nuovo campo, che fornisca livelli adeguati di acqua potabile per la popolazione di rifugiati in rapida crescita della regione del Far North.
A screening completo, il numero totale di rifugiati nigeriani in Camerun è stimato in 66.000 unità, di cui 41.571 già verificati dall’UNHCR.In Niger, all’inizio di febbraio attacchi di ribelli alle città di Bosso e Diffa hanno causato un deterioramento della situazione umanitaria nella regione, con l’esodo di circa 50.000 persone verso la città di Zinder (situata 500 chilometri a ovest della città di Diffa) e in tutta la regione di Diffa. I team dell’UNHCR riferiscono che le persone stanno progressivamente ritornando nelle loro case a Diffa, mentre Bosso rimane tutt’ora virtualmente disabitata.L’UNHCR, insieme alle autorità regionali, alle agenzie delle Nazioni Unite e alle ONG partner, ha effettuato una rapida valutazione delle aree della regione di Diffa dove si trovano le persone sfollate. La situazione è particolarmente preoccupante intorno al lago Ciad, in particolare a nord di Bosso, a causa della presenza di mine. L’accesso a queste popolazioni, che hanno un disperato bisogno di cibo, acqua e alloggio, è fortemente limitato. Un sensibile aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e delle materie prime di base nei mercati sta aggravando ulteriormente la già difficile situazione socio-economica della popolazione sfollata e della comunità ospitante.
Nella parte occidentale della regione di Diffa, l’UNHCR riprenderà nei prossimi giorni – in collaborazione con la Commissione Nazionale per l’Eleggibilità – il trasferimento volontario dei rifugiati dai villaggi di accoglienza al confine verso il campo profughi di Sayam Forage, situato 50 chilometri a nord della frontiera. L’Agenzia sta anche lavorando per all’allestimento di un altro campo di accoglienza per rifugiati e sfollati, nell’eventualità che la situazione nella regione di Diffa dovesse continuare a peggiorare.Secondo le autorità, negli ultimi due anni oltre 100.000 persone hanno trovato rifugio in Niger, tra cui rifugiati nigeriani e cittadini del Niger di ritorno in patria. La scorsa settimana, lo stato di emergenza nella regione di Diffa è stato prorogato per altri tre mesi dal Parlamento del Niger.Il conflitto nel nord-est della Nigeria ha anche costretto circa 18.000 persone a fuggire in Ciad occidentale, di cui oltre 15.000 dall’inizio di gennaio, dopo gravi attacchi avvenuti nella città di Baga nel Borno State in Nigeria. Ad oggi, l’UNHCR ha trasferito 3.800 di queste persone nel sito di Dar es Salam.Inoltre, sono quasi un milione le persone sfollate nel nord est della Nigeria, secondo i dati forniti dal Nigeria Emergency Management Agency.

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Camerun: progetti

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 maggio 2010

Roma 14 maggio 2010 ore 17 Via della Dogana Vecchia,5 Fondazione Basso – Sezione Internazionale Tre progetti di rientro per lo sviluppo del paese L’iniziativa, attraverso la presentazione dei tre progetti avviati e realizzati in Camerun, si pone l’obiettivo di discutere una strategia alternativa alle forme tradizionali di aiuto che relegano, spesso, gli africani alla funzione di meri fruitori dei programmi di sviluppo. I progetti avviati in Camerun rappresentano l’esempio concreto di quella coniugazione possibile fra migrazione e sviluppo per la crescita del continente africano. I tre promotori dei progetti sono cittadini di origine camerunese emigrati in Italia che avevano maturato il desiderio di rientrare in patria, con una loro idea progettuale, sia per il completamento del  proprio percorso migratorio sia per mettere a disposizione del loro paese di origine le competenze acquisite durante l’esperienza migratoria in Italia. I migranti, in questa nuova ottica, riconoscendo la loro responsabilità sociale nei confronti del proprio paese, diventano ideatori e  protagonisti diretti del processo di sviluppo africano.  Modera e introduce l’incontro, , Pia Foglia – Coordinatrice del progetto Bando Africa.  Intervengono: Martin Nkafu Nkemnkia- Docente presso le Pontificie Università Gregoriana e Lateranense, Mariantonietta Romano- dell’Associazione Sol Mansi e membro del gruppo di lavoro del “Bando Africa” e Serge Noubondieu –  Ingegnere dell’Associazione Ingegneri Africani e membro del gruppo di lavoro del “Bando Africa”.  Parteciperanno al dibattito rappresentanti delle comunità e associazioni camerunesi in Italia.

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Il Camerun e lo sviluppo del paese

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2010

Roma 14 maggio 2010 ore 17 Sala  Conferenze la Fondazione Basso Via della Dogana Vecchia, 5 organizza la conferenza Il Camerun. Tre progetti di rientro per lo sviluppo del paese.  nell’ambito del ciclo di incontri Nuove forme di cooperazione allo sviluppo nel continente africano  Modera e introduce l’incontro, , Pia Foglia – Coordinatrice del progetto Bando Africa.  Intervengono: Martin Nkafu Nkemnkia- Docente presso le Pontificie Università Gregoriana e Lateranense, Mariantonietta Romano- dell’Associazione Sol Mansi e membro del gruppo di lavoro del “Bando Africa” e Serge Noubondieu –  Ingegnere dell’Associazione Ingegneri Africani e membro del gruppo di lavoro del “Bando Africa”.  Parteciperanno al dibattito rappresentanti delle comunità e associazioni camerunesi in Italia. L’iniziativa, attraverso la presentazione dei tre progetti avviati e realizzati in Camerun, si pone l’obiettivo di discutere una strategia alternativa alle forme tradizionali di aiuto che relegano, spesso, gli africani alla funzione di meri fruitori dei programmi di sviluppo.  I progetti avviati in Camerun rappresentano l’esempio concreto di quella coniugazione possibile fra migrazione e sviluppo per la crescita del continente africano. I tre promotori dei progetti sono cittadini di origine camerunese emigrati in Italia che avevano maturato il desiderio di rientrare in patria, con una loro idea progettuale, sia per il completamento del  proprio percorso migratorio sia per mettere a disposizione del loro paese di origine le competenze acquisite durante l’esperienza migratoria in Italia. I migranti, in questa nuova ottica, riconoscendo la loro responsabilità sociale nei confronti del proprio paese, diventano ideatori e  protagonisti diretti del processo di sviluppo africano.

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