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Milioni di persone a rischio fame

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2011

Decenni di progressi nella lotta contro la fame rischiano di essere annullati da un sistema alimentare al collasso e dai cambiamenti climatici. Il nuovo rapporto “Coltiva un futuro migliore”, diffuso da Oxfam, rivela che in assenza di interventi efficaci i prezzi alimentari continueranno a salire e le crisi alimentari peggioreranno riducendo altri milioni di persone alla fame. Questi effetti possono essere evitati solo riformando l’attuale sistema di produzione e condivisione del cibo. Il rapporto è diffuso in occasione del lancio della nuova campagna di Oxfam “Coltiva. Il cibo. La vita. Il pianeta”, che intende sostenere un movimento mondiale per assicurare a tutti cibo a sufficienza. Tra le personalità che hanno aderito alla campagna ci sono l’ex presidente del Brasile Lula, l’arcivescovo Desmond Tutu e l’attrice Scarlett Johansson. Secondo il rapporto, i sintomi del collasso del sistema alimentare mondiale sono chiari: fame in aumento, produttività agricola stagnante, la lotta per il controllo delle terre fertili e dell’acqua, alimenti più cari. E’ l’inizio di una nuova era della scarsità. Oxfam prevede che il prezzo di derrate essenziali come il mais, che ha già raggiunto un livello record, aumenterà di più del doppio nei prossimi 20 anni. L’aumento sarà per circa il 50% causato dai cambiamenti climatici e colpirà soprattutto i più poveri del pianeta, che spendono fino all’80% del loro reddito per nutrirsi. Inoltre, entro il 2050 la domanda di cibo aumenterà del 70%, proprio mentre la nostra capacità di incrementare la produzione sta diminuendo.
La nuova campagna di Oxfam farà i nomi dei governi che con le loro politiche mettono a rischio il mercato alimentare e delle imprese che ricavano profitti dalle falle del sistema. Gli esempi sono numerosi, nel sud e nel nord del mondo. Sebbene l’India abbia raddoppiato le dimensioni della sua economia tra il 1990 e il 2005, il numero di affamati nel paese è aumentato di 65 milioni, più della popolazione italiana, perché lo sviluppo economico ha escluso le popolazioni rurali povere. Oggi un affamato su quattro vive in India. Gli Stati Uniti, ignorando l’attuale crisi, continuano a utilizzare il 15% del mais prodotto a livello mondiale per ottenere biocarburanti. Per comprendere l’effetto di questa politica, basta pensare che i cereali necessari per riempire il serbatoio di un SUV possono nutrire una persona per un anno. Infine, si stima che tre società, Archer Daniels Midland, Bunge e Cargill controllino il 90% del commercio mondiale dei cereali. Le loro attività contribuiscono a rendere i prezzi volatili, generando un’instabilità da cui queste imprese traggono profitto.

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