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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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I passi di danza di Berlusconi

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2011

Lettera al direttore. Mi veniva da sorridere questa mattina quando, uscendo dal supermercato Coop, alcuni signori del Pd mi hanno chiesto una firma. “Per che cosa?”, ho chiesto. E loro: “Per cacciare Berlusconi”. Bersani insiste: “Il premier faccia un passo indietro”. Ho pensato ad una maestra che una volta mi raccontò di un ragazzino irrequieto, un po’ ribelle, il quale, per spirito di contraddizione, faceva sempre il contrario di ciò che gli si chiedeva. Un giorno, desiderando che uscisse assieme ai compagni dalla classe appena suonata la campanella, e poiché sapeva che lui apposta, come il solito, si sarebbe attardato restando tranquillo seduto nel banco, la maestra gl’intimò: “Tu non ti muovere, ché devi uscire per ultimo”. Fu il primo a balzare in piedi. Ora, è vero che Berlusconi non è ingenuo come il ragazzino ribelle, però, siccome dirgli di fare un passo indietro è perfettamente inutile, converrebbe provare a chiedergli di fare un passo avanti. Non si sa mai. In ogni modo la firma l’ho messa. Non si sa mai. (Veronica Tussi)

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Bersani al bromuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2010

Editoriale fidest L’aria paciosa di Bersani è diventata per gli italiani sinonimo di rassegnazione e di protesta sterile. D’altra parte ben poco di alternativa avrebbe potuto offrire, al popolo dei suoi elettori votanti e astenuti, il Pd che già in precedenza si era mostrato con il volto di Franceschini, moderno don Chisciotte pronto a scendere in campo lancia in resta contro i “mulini a vento” del cavaliere scambiati per tante inespugnabili roccaforti. In altre parole siamo passati da una “aggressività spuntata” ad un soporifero. Ben altro tono notiamo sull’altra barricata dove si cerca di fare tutto e il contrario di tutto. Un presidente che “legifera” trasformando la sua residenza romana a Palazzo Grazioli in un parlamento dove si decide e si lascia alla sede istituzionale di prendere atto e di ratificare. Un presidente che si può permettere da sedici anni di prendere in giro il parlamentino della Confindustria con le stesse promesse e le solite ricette senza mai mettersi davanti ai fornelli per realizzarle. Non ne ha bisogno: tanto lo applaudono lo stesso. E’ uno di loro. Ora siamo giunti alla incoronazione della politica degli annunci, quelli per dirla con il cinismo gattopardesco è “del tutto cambiare per nulla cambiare”. Ma non crediamo che a milioni di italiani questa salsa alla melassa farcita di stuzzichini al bromuro faccia molto piacere anche se non la disdegnano nel loro menù. Siamo sempre più convinti che la scelgano come il male minore. E’ come sentirsi in trappola traditi dalla non politica del centro sinistra, da una opposizione che sembra accontentarsi di sterili proteste, da una leadership opaca che teme le prese di posizione timorosa di alienarsi i poteri forti. La verità è che oggi chi comanda vale quanto un milione di italiani e gli altri vanno sottozero. La verità è che la politica e l’economia e la finanza del Paese con i suoi addentellati multinazionalisti e globalizzati la fanno, a dirla grossa, un paio di milioni di italiani ma basta e avanza per quel resto della popolazione fatta di travet lavoratori monoreddito, disoccupati, cassa integrati, precari, pensionati e per i quali l’unica loro ambizione è di respirare l’aria che viene loro elargita dalla grande e totalizzante minoranza. Un giorno forse sentiremo la campanella della fine ora d’aria, ma non vorremmo che fosse troppo tardi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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