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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘cancro’

La profilazione estesa può cambiare la lotta al cancro

Posted by fidest press agency su domenica, 18 settembre 2022

Un solo test è in grado di ricercare e analizzare oltre 340 mutazioni, con vantaggi diretti per almeno il 40% dei pazienti. Nel dettaglio, il 56% dei pazienti che hanno effettuato la profilazione molecolare estesa della loro neoplasia è stato al centro della discussione da parte di un gruppo multidisciplinare. Di questi, oltre la metà ha avuto la possibilità di ricevere immediatamente o, dopo una terapia scelta dal Centro di riferimento, farmaci a bersaglio molecolare o immunoterapia. Inoltre, nel 18% dei casi il test ha fornito indicazioni utili a correggere la chemioterapia, identificata come la migliore prima di conoscere il risultato della profilazione estesa, e il 12% ha avuto la possibilità di accedere ad altri studi presenti nel nostro Paese. In conclusione, circa il 40% dei pazienti ha ottenuto opportunità terapeutiche aggiuntive dalla profilazione genomica estesa, rispetto alla valutazione delle sole mutazioni note per la possibile associazione con farmaci a bersaglio molecolare. Inoltre, nel 16% dei casi, è stata identificata un’alterazione della cellula tumorale presente nell’intero organismo e che predispone all’insorgenza del cancro. Quest’ultimo è il punto di partenza per eseguire, a cascata, una consulenza oncogenetica per ricercare questa mutazione anche tra gli altri familiari e, quindi, aprire un ombrello protettivo su tutta la famiglia. Sono questi i principali risultati emersi dallo studio “Rome Trial”, promosso dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’Università di Roma La Sapienza e dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata. I dati sono presentati al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), che si chiude oggi a Parigi. “Nell’oncologia di precisione deve essere superato l’assioma mutazione/farmaco – afferma il Prof. Paolo Marchetti, Direttore Scientifico IDI di Roma, Ordinario di Oncologia all’Università La Sapienza di Roma e Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata -. È necessario studiare nell’insieme quante più alterazioni possibili per comprendere non solo il possibile bersaglio, ma anche le sue vie di interazione. Con il nostro studio abbiamo analizzato oltre 780 pazienti di diversi centri della Penisola. Abbiamo dimostrato che un’ampia profilazione genomica all’interno di uno specifico Molecular Tumor Board (MTB), cioè un gruppo multidisciplinare, determina vantaggi importanti per quei malati che possono ricorrere a farmaci a bersaglio molecolare o all’immunoterapia, indipendentemente dalla sede iniziale della neoplasia e dalla disponibilità di studi preliminari di attività”.

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Cancro epatico: il tumore silenzioso

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2022

Il tumore del fegato è stato anche chiamato “tumore silenzioso” perché, soprattutto nelle fasi iniziali non dà alcun segno ma quando la malattia si diffonde iniziano a comparire sintomi peraltro poco specifici, che possono presentarsi anche in malattie del tutto diverse. Il tumore primitivo del fegato è il sesto più frequentemente diagnosticato al mondo, con circa 841.000 nuovi casi segnalati nel 2018. Inoltre, è la terza causa più comune di mortalità cancro-correlata nel mondo, con oltre 780.000 decessi nel 2018. Con una sopravvivenza a cinque anni del 18%, il cancro al fegato è il secondo tumore più letale dopo il cancro al pancreas. Sulle nuove frontiere di cura nel tumore del fegato è intervenuto Andrea Dalbeni della UOC di Medicina Generale per lo Studio e il Trattamento della Malattia Ipertensiva dell’AOUI di Verona: “Nuovi approcci terapeutici sono oggi disponibili da trattamenti chirurgici, loco-regionali a nuove terapie sistemiche con combinazioni di immunoterapia e TKI in nuove modalità di “treatment stage migration” e con terapie destinate a diventare sempre più personalizzate. Il team multidisciplinare che prevede le figure dell’epatologo, internista, chirurgo, oncologo, radiologo, endoscopista, costituisce oggi il miglior approccio nella gestione del paziente con tumore del fegato ed epatopatia cronica sottostante”. Renato Romagnoli, Professore Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Chirurgia 2U, Centro Trapianto Fegato AOU Città della Salute e della Scienza, Torino ha sottolineato l’importanza dello screening nei pazienti epatopatici noti e l’attenzione ai fattori di rischio di epatopatia nella popolazione generale. Bruno Daniele, Direttore di Oncologia medica dell’Ospedale del Mare di Napoli, ha fatto una distinzione tra pazienti con eziologia virale e pazienti con eziologia non virale, sottolineando l’importanza di mettere in campo un’opera di sensibilizzazione tra gli specialisti per scrinare quei pazienti con rischio anche di epatocarcinoma. “Allora ecco diventa ancora più fondamentale che tutti i PDTA, che ribadiscono l’importanza della multidisciplinarietà, diventino una realtà più concreta – ha sottolineata Sara Lonardi, Direttore f.f. dell’Oncologia 3 presso IRCCS Istituto Oncologico Veneto di Padova -. La mia impressione è che in Italia oggi PDTA e gruppi multidisciplinari siano tra le parole più abusate e male utilizzate degli ultimi anni. Deve essere fatta una riflessione su qual è il ruolo dei centri di riferimento, su cosa significa gruppo multidisciplinare, e credo che invece sia proprio la precocità e l’unitarietà della presa in carico che possono dare la chiave per allungare la sopravvivenza e migliorare la qualità di vita. Tutto questo a isorisorse non siamo più in grado di farlo, dobbiamo chiedere un aiuto. Nella complessità che cresce, dobbiamo essere consapevoli che devono aumentare le competenze e le persone in termini numerici”. (abstract) http://www.motoresanita.it

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Farmaci attivati dalla luce per combattere il dolore da cancro

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2022

Il dolore è uno dei problemi più importanti per alcuni pazienti oncologici. Anche se quello che viene definito “dolore di fondo” può essere controllato da farmaci oppioidi come la morfina, a volte si verificano episodi rapidi e improvvisi di sofferenza molto intensa, definiti BTP (BreakThrough cancer Pain). Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Molecular Sciences apre ora la porta alla possibilità di dare sollievo a questi pazienti attraverso l’optofarmacologia, in altri termini utilizzando farmaci attivati dalla luce.La ricerca è stata condotta, su modelli animali, dal Laboratorio di Neurofarmacologia dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, l’Università “Luigi Vanvitelli” di Napoli e l’Istituto di Chimica Avanzata della Catalogna di Barcellona, in Spagna. Il concetto di base è di somministrare farmaci che circolano nel corpo senza produrre alcun effetto ma che si “svegliano” quando vengono illuminati da una sorgente luminosa.Il farmaco sperimentato in questo studio, in particolare, regola l’attività del recettore mGlu5, appartenente alla categoria dei recettori metabotropici del glutammato (elementi cruciali nella trasmissione di segnali tra le cellule del sistema nervoso). La molecola è già nota per la sua azione analgesica, ma i suoi effetti collaterali ne impediscono l’utilizzo.“Per questo motivo – dice Serena Notartomaso, biologa nel Laboratorio di Neurofarmacologia del Neuromed e prima autrice del lavoro scientifico, assegnataria di un Progetto Giovani Ricercatori finanziato dal Ministero della Salute – l’idea è di ‘ingabbiare’ il farmaco all’interno di una struttura molecolare capace di dissolversi quando viene esposta a una determinata frequenza luminosa. In questo modo la molecola può circolare in tutto il corpo senza avere alcun effetto fino a che non viene illuminata, cosa che otteniamo attraverso un LED impiantato in una specifica regione del cervello, il talamo, cruciale nella trasmissione degli impulsi dolorosi. A questo punto, in pochi millisecondi, il farmaco sarà attivato, ma esclusivamente in quel punto, senza arrecare alcun effetto sul resto dell’organismo”.Grazie a questa tecnica i ricercatori sono riusciti a ottenere un’azione analgesica estremamente rapida. “Naturalmente – dice Ferdinando Nicoletti, Professore Ordinario di Farmacologia, Università Sapienza, Roma e Responsabile del Laboratorio di Neurofarmacologia dell’Istituto IRCCS Neuromed, Pozzilli – saranno necessarie ulteriori ricerche prima di giungere a una applicazione concreta negli esseri umani. Quello a cui si sta pensando è di impiantare dei LED all’interno del corpo, controllabili dall’esterno. Il paziente potrebbe semplicemente attivare il farmaco attraverso un interruttore”. (fonte: Raffaella Marino ADNKRONOS COMUNICAZIONE)

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Il cancro del pancreas è la terza causa di morte nei Paesi occidentali

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2022

L’elevato indice di mortalità (il 95% a 5 anni dalla malattia) è legato ad una diagnosi e sintomi tardivi, ad un accertamento della malattia insoddisfacente e all’inefficacia della terapia. Nel 10% dei casi, il tumore è associato a malattie genetiche e a familiarità.Alcune studi internazionali hanno dimostrato che è possibile fare una diagnosi precoce di una popolazione a rischio, utilizzando lo screening come metodo e la risonanza magnetica nucleare (Rmn) come migliore strumento sul piano costi-benefici. Ma solo la certezza dell’efficacia ne giustificherebbe una pratica clinica estesa a tutta la popolazione.Da qui, l’avvio di un “Trial controllato sull’efficacia dello screening del cancro al pancreas” presso l’ospedale Arnas Civico di Palermo, messo a punto dal team della Medicina interna 1, diretta da Alberto Maringhini, in collaborazione con l’Ordine dei medici provinciale guidato dal presidente Toti Amato, consigliere nazionale della Fnomceo.“Lo studio – ha spiegato il direttore Maranghini – nasce da due premesse: aumento della mortalità per cancro al pancreas e la necessità di salvare vite, selezionando in Sicilia i soggetti più a rischio di lesioni precancerose e tumori solidi localizzati per valutare benefici, rischi e costi dello screening e della sorveglianza. L’obiettivo è migliorare la sopravvivenza di un paziente o salvargli la vita”.Una volta censiti, ha continuato Maringhini spiegando il percorso “i pazienti saranno randomizzati, ovvero divisi in due gruppi per sorteggio e visitati. Un gruppo sarà sottoposto ogni anno, per 2 anni, a Rmn e ColangioRmn, l’altro farà solo un esame ecografico dell’addome. Sulla base del numero di carcinomi scoperti e la percentuale di sopravvivenza dei soggetti del primo gruppo, rispetto al secondo, si deciderà se proseguire l’osservazione per altri 3 anni”. “Purtroppo, la sorveglianza – ha proseguito – non può essere estesa a tutta la popolazione per due ragioni. La prima è che durante lo screening vengono rilevate lesioni, la cui natura benigna o maligna non è mai chiara da una prima osservazione. Succede che alcuni dei pazienti con lesioni benigne si debbano sottoporre ad indagini invasive, in certi casi anche ad intervento chirurgico, che possono causare morbilità e mortalità. Inoltre, alcune lesioni potrebbero essere identificate tardivamente, senza quindi migliorare la percentuale di sopravvivenza. La seconda ragione riguarda i costi. La diagnostica prevista sottrarrebbe molte risorse alla cura di altre malattie o ad altre necessità altrettanto importanti. La nostra indagine mira perciò ad un trial controllato per salvare quante più vite possibile”. Queste le categorie, oggetto di censimento, da sottoporre a screening: i soggetti che hanno avuto in famiglia almeno due casi di tumore al pancreas; pazienti affetti dalla sindrome di Peutz-Jeghers o dalla sindrome di Lynch; portatori di mutazione Jolie (tumori familiari della mammella, dell’ovaio e del pancreas). E ancora, soggetti con sindrome familiare da mole-melanoma atipici multipli, pazienti affetti da Atassia-teleangectasia, o da pancreatite ereditaria. https://prevenireiltumoredelpancreas.it/

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La chirurgia si conferma fulcro della cura nel cancro dello stomaco

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2022

E’ attuabile con tecniche mininvasive ma il futuro dei trattamenti punta deciso all’immunoterapia nelle fasi avanzate di malattia, intervallata alla chemioterapia. Si moltiplicano gli studi di genetica molecolare per differenziare i diversi tipi istologici di tumore gastrico e arrivare ad un’oncologia di precisione.I massimi esperti italiani di tumori gastrici, riuniti in una Tavola rotonda promossa in diretta streaming su Facebook e YouTube dall’Associazione “Vivere senza stomaco si può”, approfondiscono le tendenze e le novità emerse al recente International Gastric Cancer Congress di Houston, che si aggiungono alle cure già presenti per queste patologie. Il cancro dello stomaco è la quinta neoplasia più comune, la quarta causa di morte per tumore. Nel 2020 sono state un milione le nuove diagnosi di tumore gastrico nel mondo con 770.000 decessi; in Italia 23.000 le nuove diagnosi e circa 8.500 i decessi. Attualmente 82.400 sono le persone viventi dopo una diagnosi di cancro dello stomaco (Fonte: I numeri del cancro in Italia 2020 – 2021).Il cancro dello stomaco è associato a prognosi sfavorevole, due le criticità in Italia: la mancanza di diagnosi precoce e di percorsi diagnostico-terapeutici definiti in Centri di riferimento dotati della necessaria esperienza.

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Gli ultimi decenni hanno visto grandi progressi nella comprensione della biologia del cancro

Posted by fidest press agency su sabato, 2 aprile 2022

Progressi nelle tecnologie genomiche, profilazione del tumore a livello della singola cellula, caratterizzazione funzionale dei geni, potenziata dall’avvento del cosiddetto “bisturi genetico”, il CRISPR/Cas9, una sorta di forbice molecolare in grado di rieditare il genoma della cellula, e che facilita l’identificazione di bersagli terapeutici. Rendere la target therapy efficace anche per i bersagli tumorali più ostici, è un obiettivo ambiziosissimo che richiede un grande impegno in tre ambiti principali: chimica farmaceutica, biologia molecolare e studi clinici. Uno sforzo senza precedenti si sta facendo con la ricerca traslazionale che può trasformare le scoperte scientifiche in pratica clinica. “I nostri giovani ricercatori – osserva Marina Cerimele, Direttore Generale degli IFO – hanno dato in occasione del workshop, una idea molto dettagliata della ricerca traslazionale applicativa che si conduce al Regina Elena, mettendo anche in mostra le loro altissime qualità professionali oltre agli entusiasmanti risultati raggiunti.”

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Codacons su acrilammide e cancro

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2022

Acrilammide, a molti probabilmente il nome non dice quasi nulla, ma si tratta di una sostanza che si forma naturalmente negli alimenti amidacei durante la normale cottura ad alta temperatura. La principale reazione chimica che ne è la causa è nota come “reazione di Maillard”, la stessa reazione chimica che conferisce ai cibi l’aspetto abbrustolito e li rende più gustosi. Purtroppo, studi condotti con animali di laboratorio hanno dimostrato il legame tra l’aumento del rischio di sviluppare tumori e l’esposizione all’acrilammide, a dosi molto elevate. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato l’acrilammide tra i “probabili cancerogeni per l’uomo”, mentre l’EFSA (l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare), pur dichiarando che il rischio è molto basso, invita a limitarne il consumo. Codacons: “Un recentissimo studio condotto dall’Università Federico II di Napoli e Roma San Raffaele su 90 campioni di baby food ha evidenziato una concentrazione molto alta in quasi tutti i prodotti, in particolare modo nei biscotti. (fonte: Codacons Lombardia

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Alleanza Contro il Cancro

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2022

La radiomica – interpretazione quantitativa di biommagini tramite l’utilizzo di software specifici – è anche ricerca pediatrica, finalizzata al miglioramento della qualità del percorso diagnostico e terapeutico dei piccoli pazienti. Il Working Group di Radiomica di Alleanza Contro il Cancro, gruppo di lavoro della Rete Oncologica Nazionale fondata dal Ministero della Salute, ha infatti sviluppato, nell’ambito di uno studio congiunto che coinvolge ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – Istituti associati alla Rete – un modello predittivo per il neuroblastoma, il tumore solido extracranico più frequente nei bambini diagnosticata prima del sesto anno di vita nel 90% dei casi, con un’incidenza di circa 1/70.000 nella popolazione di riferimento. Per definire il corretto iter diagnostico-terapeutico di questa malattia, è fondamentale studiarne specifici biomarcatori tissutali che ne descrivono aspetti biologici chiave, come l’amplificazione dell’oncogene MYCN. Queste procedure di caratterizzazione sono generalmente eseguite utilizzando frammenti di tessuto tumorale, ottenuti mediante biopsie. «Per affiancare la diagnostica tradizionale e ridurne l’invasività, ove possibile, è stato realizzato un modello radiomico che consente di predire l’esistenza di alcune mutazioni del tumore, utilizzando le immagini TAC di stadiazione di malattia» spiega Luca Boldrini, coordinatore scientifico del WG Radiomica di Alleanza Contro il Cancro. «Queste immagini – prosegue – vengono sempre acquisite nella fase diagnostica in avvio del percorso di cura del piccolo paziente e la loro analisi radiomica ci consente di trarne il massimo vantaggio, potenzialmente accelerando i tempi e riducendo anche i costi della fase diagnostica. Il modello predittivo che abbiamo realizzato grazie al grande lavoro dei colleghi del Dipartimento di Diagnostica per Immagini e del Dipartimento di Oncoematologia, Terapia Cellulare, Terapie Geniche e Trapianto Emopoietico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù rappresenta il primo contributo di ricerca europeo su questa tematica e s’inserisce in un ambito di grande innovazione a livello mondiale». Una vera e propria biopsia virtuale, quindi, che oltre a ridurre l’invasività arricchisce il tradizionale processo diagnostico radiologico di numerose informazioni quantitative che l’occhio ed il cervello umano non possono percepire o gestire ottenendo caratterizzazioni dei tessuti in esame normalmente impossibili con gli approcci tradizionali. http://alleanzacontroilcancro.it

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I deputati chiedono una strategia dell’UE più efficace per sconfiggere il cancro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2022

Bruxelles. Poiché oltre il 40 % di tutti i tumori è prevenibile mediante azioni coordinate “in relazione ai determinanti della salute di carattere comportamentale, biologico, ambientale, professionale, socioeconomico e commerciale”, i deputati chiedono misure di prevenzione efficaci a livello nazionale ed europeo, fondate su competenze scientifiche indipendenti. Le misure raccomandate includono il finanziamento di programmi che incoraggiano le persone a smettere di fumare. Nel testo si evidenzia anche che il consumo nocivo di alcol è un fattore di rischio per molti carcinomi differenti, e si chiede di inserire nell’etichettatura delle bevande alcoliche informazioni su un consumo moderato e responsabile di alcol. Il Parlamento chiede inoltre l’adozione di sistemi europei di etichettatura obbligatori sulla parte anteriore delle confezioni dei prodotti alimentari e la fissazione di valori limite di esposizione professionale per almeno 25 altre sostanze. Tra le altre principali raccomandazioni contenute nella relazione figurano: · garantire il “diritto all’oblio” (in base al quale gli assicuratori e le banche non dovrebbero tenere conto della storia clinica delle persone affette da cancro) a tutti i pazienti dell’UE dieci anni dopo la fine del trattamento (e fino a cinque anni per i pazienti che sono stati diagnosticati prima dei 18 anni di età); · aggiungere altri tipi di cancro (oltre al cancro al seno, al collo dell’utero e al colon-retto) al nuovo programma di screening sostenuto dall’UE; · assicurare una maggiore trasparenza del settore farmaceutico, in particolare per quanto riguarda le componenti di definizione dei prezzi, i criteri di rimborso e i prezzi netti dei medicinali nei diversi Stati membri.

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Covid e cancro: individuata caratteristica dei pazienti oncologici

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2021

Forti evidenze scientifiche indicano che il COVID-19 ha un esito clinico *particolarmente sfavorevole nei pazienti oncologici. I Ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) in collaborazione con colleghi dell’Azienda Ospedaliero Universitaria S’Andrea, Facoltà di Medicina e Psicologia di Roma, hanno cercato di aggiungere un tassello alla comprensione dei meccanismi alla base di questo fenomeno attraverso una ricerca che è andata a valutare numerosi parametri in cellule immunitarie circolanti nei tre seguenti gruppi di pazienti: pazienti affetti solo da patologia tumorale, pazienti con COVID-19 senza cancro e pazienti con COVID-19 e cancro. Il risultato dello studio infatti è molto intrigante. L’analisi genomica ha permesso di identificare uno specifico profilo di espressione genica dei linfociti di pazienti COVID-19 con cancro, a prescindere dal tipo di tumore (tumori solidi ed ematologici). La coorte studiata è rappresentativa di diversi tipi di cancro e i risultati sono altamente riproducibili I geni identificati dai ricercatori sono influenzati da molecole che regolano la risposta infiammatoria e la proliferazione cellulare. “Ulteriori risultati originali sono stati ottenuti nei pazienti COVID-19, con malattie tumorali dal gruppo dei ricercatori dell’Azienda Ospedaliero Universitaria S’Andrea- evidenzia la Prof.ssa Rita Mancini. Questi risultati fanno emergere un potenziale ruolo del gene HRAS e della carenza acuta di ormone tiroideo nella proliferazione tumorale nei pazienti COVID-19 con malattia severa.” Queste scoperte originali potranno aprire nuove strade di indagini dirette a sviluppare nuove strategie per affrontare le vulnerabilità immunologiche specifiche del sottogruppo di pazienti COVID-19 affetti da cancro, e per meglio definire le correlazioni tra COVID-19 e malattie neoplastiche. La vaccinazione alla popolazione procede rapidamente e i pazienti affetti da cancro sono tra i soggetti fragili che hanno la priorità. Assistiamo oggi a una riduzione dei pazienti gravi di COVID-19 anche fra i malati di cancro. Tuttavia, è evidente che non tutti i pazienti oncologici rispondono correttamente alla vaccinazione, in particolare, i pazienti onco-ematologici, sottoposti a diversi trattamenti. E’ pertanto di notevole e attuale importanza studiare i meccanismi molecolari e raccogliere più informazioni possibili sull’interazione tra il virus SARS-CoV-2 e le malattie tumorali. Lo studio è stato svolto all’interno del progetto COMETA finalizzato, tra i vari obiettivi, a misurare l’impatto della pandemia su pazienti fragili e ottenere migliori risultati clinici con il supporto dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

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In Italia ogni anno circa 270mila cittadini sono colpiti dal cancro

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 luglio 2021

Attualmente, il 50% dei malati riesce a guarire, con o senza conseguenze invalidanti. Dell’altro 50% una buona parte si cronicizza, riuscendo a vivere più o meno a lungo. Da qui la proposta di Paolo Pronzato, Direttore Oncologia Medica IRCCS San Martino, Genova e Coordinatore DIAR Oncoematologia Regione Liguria: parlare di cancro come di una malattia cronica, senza banalizzazioni. “Una malattia cronica particolare”, ha precisato nel corso del webinar ‘ONCOnnection IL PAZIENTE AL CENTRO? DAL LABIRINTO ASSISTENZIALE AD UNA RETE DI SERVIZI ORGANIZZATA’, promosso da Motore Sanità. ”Non è come le altre, come ad esempio l’ipertensione arteriosa, perché il paziente oncologico richiede di essere osservato dall’oncologo e dal team multidisciplinare molto frequentemente. Quando noi immaginiamo la territorializzazione di certi servizi oncologici e pensiamo di portare la terapia oncologica più vicina, la portiamo in ospedali più piccoli, perché al di fuori dell’ospedale è praticamente impossibile ricreare quelle condizioni di sicurezza e di appropriatezza per quanto riguarda la somministrazione dei farmaci oncologici. Però è ben vero che, essendo la malattia diventata cronica, essendoci una incidenza estremamente elevata, parti del percorso devono essere fatte sul territorio, fuori dall’ospedale. Per esempio con accessi alle cure intermedie, con il potenziamento dell’assistenza domiciliare, con lo spostamento al di fuori dell’ospedale di funzioni che vanno completamente ripensate”. Oggi lo scenario cambia per una serie di motivi: sempre più frequentemente, sia come diagnosi di esordio, sia come diagnosi nel decorso di malattia, si verifica il cosiddetto scenario della malattia oligometastatica, come ha spiegato bene Pierfranco Conte, Direttore SC Oncologia Medica 2 IRCCS Istituto Oncologico Veneto, Padova – Coordinatore Rete Oncologica Veneta: “significa un paziente che è in buone condizioni, che ha un carico di malattia seppur metastatico relativamente limitato e che, se inserito in un programma di approccio multidisciplinare, può per certe patologie tumorali ambire a un “programma terapeutico curativo” in presenza di metastasi. Ormai abbiamo molti esempi, come tumori del polmone con metastasi cerebrali che guariscono. Esiste una frazione crescente anno dopo anno di pazienti metastatici, dove l’obiettivo diventa oggi obbligatoriamente la guarigione. Perseguibile se, noi oncologi per primi, cominciamo a discutere queste situazioni in maniera multidisciplinare. Non vengono guariti dai soli farmaci, ma dall’integrazione di farmaci nuovi e potenti con radioterapie mirate, interventi chirurgici mini invasivi, terapie radiologiche interventistiche e così via”.

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L’insufficienza cardiaca legata a un aumento del rischio di alcuni tipi di cancro

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2021

I pazienti con insufficienza cardiaca hanno maggiori probabilità di sviluppare il cancro rispetto ai loro coetanei senza tale patologia di base, secondo uno studio presentato a Heart Failure 2021, meeting online della Società europea di cardiologia (Esc), e pubblicato su ESC Heart Failure. «Chiaramente questo è stato uno studio osservazionale, e i risultati non dimostrano che l’insufficienza cardiaca provochi il cancro. Tuttavia, suggeriscono che i pazienti con insufficienza cardiaca possono beneficiare delle misure di prevenzione per il cancro» specifica subito Mark Luedde, della Christian-Albrechts-Università di Kiel e della Cardiology Joint Practice Bremerhaven, in Germania, che ha guidato lo studio.I ricercatori hanno valutato l’associazione tra insufficienza cardiaca e sviluppo di nuovi tumori in un’ampia coorte, utilizzando le informazioni di un database rappresentativo a livello nazionale, che copre 1.274 ambulatori di medicina generale in Germania. Nell’analisi sono stati inclusi 100.124 pazienti con insufficienza cardiaca e 100.124 individui senza malattia come controllo. I pazienti con insufficienza cardiaca e quelli senza la patologia sono stati accoppiati individualmente per sesso, età, obesità, diabete e frequenza di visite mediche. Nessun partecipante aveva il cancro all’inizio dello studio. Durante un periodo di osservazione di 10 anni, l’incidenza del cancro è stata significativamente più alta tra i pazienti con insufficienza cardiaca (25,7%) rispetto a quelli senza insufficienza cardiaca (16,2%). Nelle donne, l’incidenza del cancro era del 28,6% in caso di presenza di insufficienza cardiaca e del 18,8% in assenza della malattia di base. Negli uomini i tassi corrispondenti erano del 23,2% e del 13,8%. Sono state trovate associazioni significative tra insufficienza cardiaca e tutti i tipi di cancro valutati. Il maggior aumento del rischio è stato osservato per il cancro del labbro, del cavo orale e della faringe (hazard ratio [HR] 2,10), seguito dal cancro dell’apparato respiratorio (HR 1,91). (fonte doctor33)

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Sempre più donne in Italia stanno combattendo contro una forma di cancro

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2021

L’incidenza dei tumori nelle donne è in aumento: nel 2020 si sono registrati circa 6.000 nuovi casi in più rispetto allo scorso anno. In totale sono oltre 1 milione e 922mila le donne che vivono nella Penisola con una neoplasia. In particolare, due malattie oncologiche femminili, il tumore del seno e quello dell’ovaio, presentano un “valore aggiunto” in quanto impattano in larga misura sulla sfera emotiva oltre che sul corpo della paziente. Per questo è fondamentale che l’approccio terapeutico sia multidisciplinare e che preveda una stretta collaborazione e integrazione delle conoscenze di diversi specialisti per definire la miglior strategia assistenziale. E’ quanto emerge oggi da Donna e Cancro from the bench to bedside, evento formativo online che gode del patrocinio dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). “Solo quello alla mammella rappresenta più del 14% di tutte le nuove diagnosi di tumore in Italia – afferma la Dott.ssa Nicla La Verde, Consigliere Nazionale AIOM – Direttore dell’Oncologia dell’Ospedale Sacco di Milano e Responsabile Scientifico del webinar -. Ad oggi, nonostante gli importanti progressi ottenuti in ambito terapeutico e la diffusione delle metodiche di screening, la neoplasia si associa ad elevati tassi di morbidità e mortalità. Il carcinoma ovarico invece interessa complessivamente 49.800 donne ed è una malattia particolarmente insidiosa. Negli ultimi anni grazie all’identificazione di mutazioni genetiche ed alterazioni molecolari responsabili dei processi di carcinogenesi, siamo riusciti ad individuare farmaci innovativi capaci di agire in modo selettivo su specifici target molecolari. Più in generale i trattamenti che utilizziamo possono determinare degli effetti collaterali importanti, come amputazione del seno, alopecia, menopausa, disturbi nella sfera della sessualità, infertilità e limiti alla procreazione, tutti fattori che stravolgono e obbligano a ridisegnare il proprio modo di essere e sentirsi donna. L’approccio multidisciplinare alla paziente deve prevedere la cooperazione di oncologi, ginecologi, senologi, anatomo patologi, esperti di sterilità, fisioterapisti, psicologi e altri professionisti sanitari. Dopo anni di “evidence based medicine” lo scenario si sta evolvendo verso la “personalized medicine” che mette al centro del percorso di cura la paziente e anche gli aspetti più rilevanti della sua femminilità. Esemplare in questo senso è la possibilità di concepimento dopo l’insorgenza della patologia. È possibile, grazie a nuove tecniche e terapie, coniugare il desiderio di maternità con la diagnosi e la cura di tumore. Inoltre, numerosi studi scientifici hanno dimostrato come l’avere un figlio non aumenti le possibilità di recidiva di tumore”. Durante il webinar Donna e Cancro, ampio spazio è dedicato al tema della libertà di scelta di cura della paziente.

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Legame biologico tra carne rossa e rischio di cancro

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

Mangiare meno carne rossa è un consiglio medico diffuso per prevenire il cancro del colon-retto, ma finora non tutti gli esperti erano convinti che ci fosse un vero legame tra i due, non riuscendo a comprendere appieno la mutazione delle cellule coinvolte dal suo consumo. Un nuovo studio, pubblicato questa settimana sulla rivista scientifica Cancer Discovery, è riuscito a identificare le caratteristiche specifiche del danno al DNA causato da una dieta ricca di carne rossa. E incrimina quest’ultimo come cancerogeno, consentendo al tempo stesso di aprire la strada alla diagnosi precoce della malattia o allo sviluppo di nuove cure. Non si tratta di smettere del tutto di mangiare carne rossa: “Raccomando moderazione e una dieta equilibrata”, afferma Marios Giannakis, oncologo presso il Dana-Farber Cancer Institute. Gli studi scientifici hanno finora stabilito un legame tra i due chiedendo alle persone con questo cancro le loro abitudini alimentari. Ma questo tipo di lavoro dipende molto dai dati su cui si basa e nel 2019 un team di ricercatori ha creato polemiche, affermando che era altamente incerto che ridurre il consumo di carne rossa avrebbe ridotto la mortalità per cancro. “Se diciamo che la carne rossa è cancerogena, (…) deve esserci un meccanismo che la causa”, ha detto Marios Giannakis, che ha guidato questo nuovo studio. Dopotutto, gli scienziati molto tempo fa hanno scoperto come funziona il fumo di sigaretta per causare il cancro e come determinati raggi UV penetrano nella pelle per causare mutazioni genetiche, controllando il modo in cui le cellule crescono e si dividono. Marios Giannakis e i suoi colleghi hanno quindi sequenziato il DNA di 900 pazienti con cancro del colon-retto, selezionati da un gruppo di 280.000 persone che hanno partecipato a studi di diversi anni, comprese domande sul loro stile di vita. La forza di questo approccio è che i partecipanti non potevano sapere che avrebbero sviluppato questo cancro, a differenza di un interrogatorio sulle abitudini alimentari effettuato una volta iniziata la malattia. Le scansioni hanno rivelato una mutazione specifica, che non era mai stata identificata prima, ma che indicava un tipo di mutazione del DNA chiamata alchilazione. Non tutte le cellule contenenti queste mutazioni diventeranno necessariamente cancerose ed erano presenti anche in campioni sani. Ma questa mutazione era significativamente associata al consumo di carne rossa (sia lavorata che non trasformata) prima dell’insorgenza della malattia. Al contrario, non è stato esaminato il consumo di pollame, pesce o altri fattori. “Con la carne rossa, ci sono composti chimici che possono causare alchilazione”, spiega Marios Giannakis. Si tratta di composti che possono essere prodotti dal ferro, molto presente nelle carni rosse, o dai nitrati, che si trovano spesso nelle carni lavorate. Questa mutazione era molto presente anche nel colon distale, che è una parte del colon che studi precedenti hanno suggerito fosse fortemente legata al cancro del colon-retto derivante dal consumo di carne rossa. Inoltre, tra i geni più colpiti dall’alchilazione ci sono quelli che il lavoro precedente ha dimostrato essere i più probabili innescare il cancro del colon-retto quando mutato. Questi diversi elementi presi insieme costruiscono un caso solido, come nel lavoro investigativo, secondo Marios Giannakis. I pazienti con il più alto livello di tumori da alchilazione avevano un aumento del rischio di morte del 47%. Alti livelli di alchilazione sono stati osservati solo nei tumori di pazienti che mangiavano in media più di 150 grammi di carne rossa al giorno. Per il ricercatore, questa scoperta potrebbe aiutare i medici a identificare quali pazienti sono geneticamente più predisposti all’alchilazione, al fine di consigliare loro in modo specifico di limitare il consumo di carne rossa. E individuare i pazienti che hanno già iniziato ad accumulare queste mutazioni potrebbe aiutare a identificare quelli a maggior rischio di sviluppare tale cancro o di rilevare la malattia molto presto. Inoltre, poiché il livello di alchilazione sembra essere un indicatore della gravità della malattia, potrebbe essere utilizzato per fornire loro una prognosi sulla loro aspettativa di vita. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, comprendere come si sviluppa il cancro del colon-retto apre anche la strada allo sviluppo di trattamenti per interrompere o invertire questo processo, per prevenire l’inizio della malattia.

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Il cancro è la seconda causa di morte nei paesi occidentali

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2021

Diminuirne l’incidenza e la mortalità è l’obiettivo di politiche internazionali come il Cancer Plan europeo. In attesa che le politiche a lungo termine diano i loro risultati, i clinici si confrontano con nuove tecniche diagnostiche, terapie innovative e approcci di gestioni. Al centro il paziente e le sue peculiarità tra cui la perdita di peso e la malnutrizione, causate da un metabolismo alterato a causa della malattia e fattore prognostico negativo. Le linee guida ESPEN e lo studio PreMiO (1) hanno evidenziato un supporto nutrizionale inadeguato nel 51,1% dei malati di cancro e una perdita di peso involontaria già alla prima visita oncologica. E nel 2011 è stato messo a punto il ‘Parallel Pathway’ ossia un percorso di valutazione e intervento nutrizionale messo in atto da una equipe multidisciplinare (2). Obiettivo, intercettare tempestivamente la perdita di preziosa massa muscolare, preservare e integrare quella rimasta, scongiurare gli effetti avversi della perdita di peso tra cui la cachessia, ossia una grave sindrome da deperimento che impedisce la prosecuzione delle cure ed è causa di morte nel 20% dei pazienti oncologici. Ma vediamo più nel dettaglio i risultati dell’indagine: l’analisi della consapevolezza della malnutrizione ha rivelato che il 51% degli intervistati non aveva potuto iniziare o aveva dovuto ridurre la terapia antitumorale per problemi nutrizionali, e il 48% è stato costretto ad interrompere le terapie. Nonostante il 99% del campione sia a conoscenza dei problemi nutrizionali e metabolici dei propri pazienti e l’85% conosca il Percorso Parallelo metabolico-nutrizionale e il 71% fosse a conoscenza delle Linee di Indirizzo del Ministero (2017), il 54% ritiene che queste non siano adeguatamente implementate nelle Regioni italiane. Esiste uno scollamento tra le conoscenze e l’applicazione di soluzioni: il 99% degli intervistati sostiene che l’introduzione del Percorso Parallelo di nutrizione sarebbe utile a migliorare gli outcome e il 95% è consapevole che la perdita di massa magra è fattore di rischio per una maggiore tossicità delle terapie ma alla questione sulla necessità di eseguire uno screening nutrizionale su tutti i pazienti, il 32% non è d’accordo di eseguire uno screening a tappeto e il 41% coinvolge il nutrizionista solo su casi specifici. Mentre in un centro su 4 le Linee di Indirizzo del 2017 semplicemente non vengono applicate. Non sufficiente inoltre il 49% dei centri in cui la valutazione nutrizionale è importante, si, ma viene effettuata ‘occasionalmente’. E solo nel 25% dei casi il paziente viene valutato alla prima visita (il 47% ne valuta al primo incontro solo alcuni, e l’11% ‘quando è possibile’ il che implica perdere tempo prezioso data l’importanza della tempestività dell’intervento). Prova di conoscenza del range di perdita di peso che deve allertare un intervento: un oncologo su 4 sostiene che sia quando la perdita di peso supera il 10% del peso corporeo. Anche qui è troppo tardi, la risposta corretta è tra il 5 e il 10% così come indicato dal 67,5% del campione. Infine, solo il 18% degli oncologi che hanno risposto fanno parte anche del team nutrizionale, ma l’81% ritiene che sarebbe utile farne parte per una assistenza multidisciplinare. In sintesi lo screening e il monitoraggio nutrizionale dovrebbero essere routine di una buona pratica clinica nel trattamento del cancro, eppure tre recenti sondaggi globali sugli operatori sanitari hanno rivelato una gestione inadeguata: il 48% dei partecipanti attende un calo ponderale superiore al 15% prima di diagnosticare una cachessia tumorale e prescrivere un trattamento di supporto (mentre è sufficiente tra il 5 e il 10%) e dal 61 al 77 dei malati di cancro non ha ricevuto alcun trattamento per la cachessia prima di raggiungere lo stadio IV di malattia, troppo tardi per poter ottenere una inversione significativa.Studi su modelli animali di cachessia neoplastica hanno dimostrato che fermare la perdita muscolare può portare ad una sopravvivenza prolungata anche senza interferire sul decorso della malattia. Ecco perché il mantenimento della massa muscolare deve essere un obiettivo terapeutico per migliorare la quantità e la qualità della sopravvivenza. Il programma di trattamento deve includere nutrizione, supplementi nutrizionali, terapia farmacologica, movimento, riabilitazione motoria e consulenza psicologica.

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Fattibilità di una piattaforma in grado di diagnosticare il cancro del colon retto

Posted by fidest press agency su martedì, 25 Maggio 2021

Il Centro di ricerca del Parco scientifico e tecnologico di Pula (Ca) gestito dal socio unico Sardegna Ricerche, insieme alla società Ennova Research hanno recentemente sottoscritto un accordo di collaborazione per sviluppare congiuntamente progetti di ricerca e promuovere applicazioni nel campo dell’energia e ambiente, ICT e scienze della vita. Complementarietà e sinergia di CRS4 e Ennova Research riguarderanno in particolare le applicazioni e l’uso di tecnologie abilitanti relative alla sanità, all’intelligenza artificiale, al cloud computing, ai big data e al calcolo parallelo, alla domotica, alle smart city e all’Internet delle cose (IoT).Il primo progetto che da avvio a questa collaborazione, finanziato dell’Azienda ospedaliera-universitaria di Cagliari (AOU), è lo studio di fattibilità di una piattaforma che, a partire da immagini ecografiche e attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale, aiuti i medici a diagnosticare più facilmente il tumore al colon retto, patologia particolarmente invalidante, con un alto tasso di mortalità se non individuata per tempo.L’attività in corso tra CRS4 e Ennova Research rientra all’interno di un appalto pre-commerciale di ricerca e sviluppo bandito dall’AOU di Cagliari, al quale sono stati ammessi anche altri 4 soggetti. Superata la prima fase di studio sulla fattibilità di uno strumento a supporto della diagnosi medica, tutti gli ammessi concorreranno alle fasi successive per la realizzazione e la sperimentazione della piattaforma.Giacomo Cao, amministratore unico del CRS4 sottolinea: “Questa collaborazione si inserisce nell’ambito di tutte quelle attività che il Centro porta avanti da tempo nel settore della salute digitale, che rappresenta, a sua volta, un’importante frontiera di ricerca e sviluppo a livello regionale, nazionale e internazionale”.“La partnership tra CRS4 e Ennova Research è una combinazione fortissima”, dice Raffaele Andreace, amministratore delegato di Ennova Research. “Ennova Research ha un dna improntato alla ricerca e sviluppo, per portare sul mercato soluzioni innovative, human-driven e tech-driven con metodologie industriali. La profonda esperienza del CRS4 nel settore della salute digitale ci permetterà di concepire, progettare e realizzare la prossima generazione di prodotti e piattaforme digitali per la sanitá. Lavorando come una sola squadra, sbloccheremo il pieno potenziale delle tecnologie abilitanti in tali ambiti a vantaggio di tutti, inclusi certamente i nostri clienti e partner”. By CRS4

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In Italia ogni anno circa 270 mila cittadini sono colpiti dal cancro

Posted by fidest press agency su sabato, 22 Maggio 2021

Attualmente, il 50% dei malati riesce a guarire, con o senza conseguenze invalidanti. Dell’altro 50% una buona parte si cronicizza, riuscendo a vivere più a lungo. Ci sono però ancora problemi: dalla presa in carico del paziente alla revisione organizzativa, dall’accesso uniforme a terapie innovative ai problemi nutrizionali che moltissimi pazienti presentano. Il coordinamento tra Centri ‘Hub e Spoke’ e medicina territoriale, è fondamentale nei processi organizzativi/gestionali. Per fare il punto sul tema, Motore Sanità ha organizzato un nuovo incontro ‘ONCOnnection – La medicina di precisione: un nuovo snodo chiave del percorso diagnostico-terapeutico’, serie di webinar incentrati sul mondo dell’oncologia, realizzati grazie al contributo incondizionato di Pfizer, Amgen, Boston Scientific, Nestlé Health Science, Takeda, Kite a Gilead Company, Janssen Pharmaceutical Companies of Johnson & Johnson e Kyowa Kirin. “A lungo in ambito oncologico ci siamo concentrati sulla patologia, raggiungendo risultati importanti anche con poche conoscenze specifiche dei processi biologici che sono alla base della malattia. Oggi sappiamo, invece, che non possiamo più pensare che esista “il” tumore ma tanti sono “i” tumori, e ogni persona presenta una malattia diversa con un’evoluzione differente. Siamo anche consapevoli del fatto che il nostro patrimonio genetico, unico per ciascuno di noi, interagisce in maniera altrettanto peculiare con l’ambiente circostante. Per questo dobbiamo guardare ad ogni paziente come un individuo “unico” e applicare una medicina di precisione che possa consentirci di ottenere i migliori risultati tenendo conto della genetica e dell’epigenetica, ovvero delle caratteristiche biologiche della malattia, delle caratteristiche cliniche del paziente, unendo le diverse discipline e competenze e quanto di meglio, in termini di tecnologia e terapia, provenga dalla ricerca. In altre parole, dobbiamo guardare a ogni paziente come già aveva suggerito Ippocrate nel Prognostico: cercando di capire cosa sia meglio per quella singola persona.”, ha dichiarato Rossana Berardi, Direttore Clinica Oncologica, Direttore Scuola di Specializzazione in Oncologia Medica, Direttore Centro di Riferimento Regionale di Genetica Oncologica, Ospedali Riuniti di Ancona”Il profondo cambiamento a cui stiamo assistendo nel campo dell’oncologia umana è principalmente dovuto ai progressi nell’ambito genetico e genomico. Il nuovo modello di “oncologia mutazionale” ha consolidato il principio ben noto di “medicina di precisione” con lo sviluppo di terapie a bersaglio molecolare sempre più efficaci. In questo nuovo scenario è fondamentale che la Rete Oncologica Piemonte Valle d’Aosta garantisca, nella pratica clinica, il mantenimento di appropriatezza, omogeneità e sostenibilità economica dei test genomici richiesti, nonché renda disponibili specifiche competenze scientifiche e cliniche per la scelta delle terapie mediche. La profilazione molecolare di campioni tumorali e l’espansione dei dataset di “big data” genomici renderanno infatti sempre più complessa l’interpretazione dei dati da parte dei clinici, facendo crescere il divario tra le conoscenze cliniche e le implicazioni della genomica nella cura del cancro. In tale contesto è fondamentale il ruolo dei Tumor Board Molecolari, all’interno dei quali operano differenti specialisti, che si pongono l’obiettivo di fornire risposte ed indirizzi a supporto della Rete Oncologica Regionale, sia in riferimento alla governance del sistema che sugli aspetti clinici, al fine di governare l’accesso ai nuovi approcci terapeutici secondo appropriatezza, garantire un’offerta di qualità alla rete, promuovere l’omogeneità nelle procedure sul territorio regionale, e definire un’organizzazione basata sull’equilibrio costo/efficacia, anche per la definizione di criteri per l’accesso all’innovazione in campo terapeutico-assistenziale.”, ha detto Franca Fagioli, Direttore ff Rete Oncologica Piemontese – Direttore SC Oncoematologia Pediatrica e Centro Trapianti – Presidio Ospedaliero Infantile Regina Margherita – AOU Città della Salute e della Scienza di Torino

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Cancro della prostata: enzalutamide è stata approvata dalla Commissione Europea

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Maggio 2021

Astellas Pharma Inc. (TSE: 4503, Presidente e CEO: Kenji Yasukawa, Ph.D., “Astellas”) ha oggi annunciato l’approvazione da parte della Commissione Europea (CE) di una ulteriore indicazione per la somministrazione una volta al giorno della terapia orale enzalutamide negli uomini adulti con cancro della prostata metastatico sensibile agli ormoni (mHSPC, conosciuto anche come carcinoma prostatico metastatico sensibile alla castrazione o mCSPC). Gli uomini che ricevono una diagnosi di tumore mHSPC hanno in linea generale una prognosi sfavorevole, con una sopravvivenza mediana di circa 3-4 anni, una situazione che mette in evidenza la necessità di nuove opzioni di trattamento. Con tale indicazione, enzalutamide è al momento la sola terapia orale approvata dalla CE per il trattamento di tre tipi distinti di carcinoma prostatico avanzato: il cancro della prostata non metastatico e metastatico resistente alla castrazione (CRPC) e l’mHSPC. L’approvazione da parte della CE si basa sui risultati dello studio di fase 3 ARCHES, che ha valutato il trattamento con enzalutamide in uomini con mHSPC.

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Diretta online contro il cancro

Posted by fidest press agency su domenica, 25 aprile 2021

Lunedì 26 aprile alle 15 e si potranno rivolgere domande ai relatori. Per presentare il nuovo progetto, lunedì 26 aprile si tiene una conferenza stampa virtuale. Intervengono: Francesco Cognetti (Direttore Oncologia Medica Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e Presidente di Insieme Contro il Cancro); Giovanni Scambia (Past President Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia – SIGO); Riccardo Masetti (Direttore della UOC di Chirurgia Senologica del Policlinico Gemelli di Roma); Alessandra Fabi (Responsabile Medicina di Precisione Neoplasia della Mammella presso Policlinico Universitario Gemelli di Roma) e Paola Malaguti (Dirigente medico presso l’oncologia medica 1 INT Regina Elena). In questa occasione saranno presentati i risultati di un sondaggio condotto oltre 2.000 donne italiane. in Italia ogni anno sempre più donne d’età compresa tra i 50 e i 69 anni si ammalano di cancro. Le malattie oncologiche devono fare meno paura rispetto al passato e lo dimostrano i dati di sopravvivenza che risultano in aumento. Ciò nonostante, se vogliamo riuscire a sconfiggere i tumori, è fondamentale il ruolo della prevenzione sia primaria che secondaria. Bisogna quindi condurre stili di vita sani anche dopo i 50 anni e, a partire da una certa età, sottoporsi regolarmente a semplici esami salvavita. Per questo la Fondazione Insieme contro il Cancro promuove una nuova campagna nazionale: “Menopausa meno… male!”. Si pone l’obiettivo di valorizzare la salute della donna non più in età fertile, aiutarla nell’affrontare al meglio questo cambiamento e diffondere una nuova cultura della prevenzione e della gestione dei piccoli e grandi disturbi che questa fase della vita può comportare. La registrazione è obbligatoria e va effettuata prima dell’inizio dell’evento.

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Dispositivo con intelligenza artificiale per la diagnosi del cancro del colon-retto

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2021

È la prima volta per la ricerca italiana, la prima volta per l’americana Food and Drug Administration (FDA) e la prima volta per l’intelligenza artificiale (AI) applicata alla diagnostica precoce del tumore al colon: con dati non generati negli USA, l’FDA approva il primo dispositivo medico che usa un algoritmo dell’intelligenza artificiale validato nell’AI Center di Humanitas, per aiutare i medici a rilevare lesioni sospette per il cancro al colon, in tempo reale durante una colonscopia. Lo studio, disegnato e coordinato dal prof. Alessandro Repici, direttore del Dipartimento di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva di Humanitas e docente di Humanitas University, ha visto la partecipazione degli ospedali Regina Margherita di Roma e Valduce di Como.GI Genius, così si chiama il dispositivo endoscopico ad intelligenza artificiale applicato alla colonscopia, aiuta a rilevare il 13% in più di adenomi (polipi) o lesioni tumorali del colon generando marcatori e suoni a basso volume che segnalano al medico dove è necessaria una valutazione visiva più approfondita. «Il dispositivo, applicato alla colonscopia tradizionale, suggerisce al medico aree del colon che potrebbe non aver notato – dice il prof. Alessandro Repici – riducendo il rischio umano di non vedere lesioni sospette e aumentando la precisione diagnostica per il tumore del colon retto. Tuttavia, il device non si sostituisce allo specialista, né agli esami di laboratorio e non fornisce alcuna valutazione diagnostica, né suggerisce come gestire i polipi sospetti – sottolinea l’esperto -. Spetta al medico decidere se la lesione sia sospetta, e come procedere secondo la pratica clinica standard e le linee guida».L’agenzia FDA ha valutato la sicurezza e l’efficacia di GI Genius attraverso uno studio tutto italiano, multicentrico, prospettico, randomizzato e controllato, condotto su 700 pazienti, di cui il 35% in Humanitas, di età compresa tra 40 e 80 anni che si sottoponevano a una colonscopia per lo screening o alla sorveglianza del cancro colon-rettale, a seguito di sangue nelle feci o sintomi gastrointestinali. I partecipanti allo studio hanno effettuato colonscopia standard con il dispositivo AI o solamente colonscopia standard. «L’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata alla colonscopia tradizionale è stata in grado di identificare adenomi o carcinomi confermati dagli esami di laboratorio con una precisione diagnostica aumentata del 13% – sottolinea il prof. Repici. – Il lavoro sta proseguendo con ulteriori studi di approfondimento in questo ambito». Il cancro colon-rettale è il secondo tumore più frequente in Italia (il primo è cancro alla mammella)*. In genere inizia da adenomi (polipi intestinali) che si formano sulla parete del colon o da altre lesioni precancerose nel retto o nel colon (intestino crasso). La colonscopia endoscopica, esame che fa parte dello screening del cancro colon-rettale e del piano di sorveglianza, viene eseguita da medici endoscopisti per rilevare alterazioni o anomalie nel rivestimento del colon e del retto. La colonscopia comporta il passaggio di un endoscopio, ovvero un tubo sottile e flessibile con una telecamera all’estremità, attraverso il retto e per tutta la lunghezza del colon, che permette al medico esperto di visualizzare eventuali segni di cancro o lesioni precancerose.

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