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Posts Tagged ‘cancro’

L’insufficienza cardiaca legata a un aumento del rischio di alcuni tipi di cancro

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2021

I pazienti con insufficienza cardiaca hanno maggiori probabilità di sviluppare il cancro rispetto ai loro coetanei senza tale patologia di base, secondo uno studio presentato a Heart Failure 2021, meeting online della Società europea di cardiologia (Esc), e pubblicato su ESC Heart Failure. «Chiaramente questo è stato uno studio osservazionale, e i risultati non dimostrano che l’insufficienza cardiaca provochi il cancro. Tuttavia, suggeriscono che i pazienti con insufficienza cardiaca possono beneficiare delle misure di prevenzione per il cancro» specifica subito Mark Luedde, della Christian-Albrechts-Università di Kiel e della Cardiology Joint Practice Bremerhaven, in Germania, che ha guidato lo studio.I ricercatori hanno valutato l’associazione tra insufficienza cardiaca e sviluppo di nuovi tumori in un’ampia coorte, utilizzando le informazioni di un database rappresentativo a livello nazionale, che copre 1.274 ambulatori di medicina generale in Germania. Nell’analisi sono stati inclusi 100.124 pazienti con insufficienza cardiaca e 100.124 individui senza malattia come controllo. I pazienti con insufficienza cardiaca e quelli senza la patologia sono stati accoppiati individualmente per sesso, età, obesità, diabete e frequenza di visite mediche. Nessun partecipante aveva il cancro all’inizio dello studio. Durante un periodo di osservazione di 10 anni, l’incidenza del cancro è stata significativamente più alta tra i pazienti con insufficienza cardiaca (25,7%) rispetto a quelli senza insufficienza cardiaca (16,2%). Nelle donne, l’incidenza del cancro era del 28,6% in caso di presenza di insufficienza cardiaca e del 18,8% in assenza della malattia di base. Negli uomini i tassi corrispondenti erano del 23,2% e del 13,8%. Sono state trovate associazioni significative tra insufficienza cardiaca e tutti i tipi di cancro valutati. Il maggior aumento del rischio è stato osservato per il cancro del labbro, del cavo orale e della faringe (hazard ratio [HR] 2,10), seguito dal cancro dell’apparato respiratorio (HR 1,91). (fonte doctor33)

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Sempre più donne in Italia stanno combattendo contro una forma di cancro

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2021

L’incidenza dei tumori nelle donne è in aumento: nel 2020 si sono registrati circa 6.000 nuovi casi in più rispetto allo scorso anno. In totale sono oltre 1 milione e 922mila le donne che vivono nella Penisola con una neoplasia. In particolare, due malattie oncologiche femminili, il tumore del seno e quello dell’ovaio, presentano un “valore aggiunto” in quanto impattano in larga misura sulla sfera emotiva oltre che sul corpo della paziente. Per questo è fondamentale che l’approccio terapeutico sia multidisciplinare e che preveda una stretta collaborazione e integrazione delle conoscenze di diversi specialisti per definire la miglior strategia assistenziale. E’ quanto emerge oggi da Donna e Cancro from the bench to bedside, evento formativo online che gode del patrocinio dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). “Solo quello alla mammella rappresenta più del 14% di tutte le nuove diagnosi di tumore in Italia – afferma la Dott.ssa Nicla La Verde, Consigliere Nazionale AIOM – Direttore dell’Oncologia dell’Ospedale Sacco di Milano e Responsabile Scientifico del webinar -. Ad oggi, nonostante gli importanti progressi ottenuti in ambito terapeutico e la diffusione delle metodiche di screening, la neoplasia si associa ad elevati tassi di morbidità e mortalità. Il carcinoma ovarico invece interessa complessivamente 49.800 donne ed è una malattia particolarmente insidiosa. Negli ultimi anni grazie all’identificazione di mutazioni genetiche ed alterazioni molecolari responsabili dei processi di carcinogenesi, siamo riusciti ad individuare farmaci innovativi capaci di agire in modo selettivo su specifici target molecolari. Più in generale i trattamenti che utilizziamo possono determinare degli effetti collaterali importanti, come amputazione del seno, alopecia, menopausa, disturbi nella sfera della sessualità, infertilità e limiti alla procreazione, tutti fattori che stravolgono e obbligano a ridisegnare il proprio modo di essere e sentirsi donna. L’approccio multidisciplinare alla paziente deve prevedere la cooperazione di oncologi, ginecologi, senologi, anatomo patologi, esperti di sterilità, fisioterapisti, psicologi e altri professionisti sanitari. Dopo anni di “evidence based medicine” lo scenario si sta evolvendo verso la “personalized medicine” che mette al centro del percorso di cura la paziente e anche gli aspetti più rilevanti della sua femminilità. Esemplare in questo senso è la possibilità di concepimento dopo l’insorgenza della patologia. È possibile, grazie a nuove tecniche e terapie, coniugare il desiderio di maternità con la diagnosi e la cura di tumore. Inoltre, numerosi studi scientifici hanno dimostrato come l’avere un figlio non aumenti le possibilità di recidiva di tumore”. Durante il webinar Donna e Cancro, ampio spazio è dedicato al tema della libertà di scelta di cura della paziente.

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Legame biologico tra carne rossa e rischio di cancro

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

Mangiare meno carne rossa è un consiglio medico diffuso per prevenire il cancro del colon-retto, ma finora non tutti gli esperti erano convinti che ci fosse un vero legame tra i due, non riuscendo a comprendere appieno la mutazione delle cellule coinvolte dal suo consumo. Un nuovo studio, pubblicato questa settimana sulla rivista scientifica Cancer Discovery, è riuscito a identificare le caratteristiche specifiche del danno al DNA causato da una dieta ricca di carne rossa. E incrimina quest’ultimo come cancerogeno, consentendo al tempo stesso di aprire la strada alla diagnosi precoce della malattia o allo sviluppo di nuove cure. Non si tratta di smettere del tutto di mangiare carne rossa: “Raccomando moderazione e una dieta equilibrata”, afferma Marios Giannakis, oncologo presso il Dana-Farber Cancer Institute. Gli studi scientifici hanno finora stabilito un legame tra i due chiedendo alle persone con questo cancro le loro abitudini alimentari. Ma questo tipo di lavoro dipende molto dai dati su cui si basa e nel 2019 un team di ricercatori ha creato polemiche, affermando che era altamente incerto che ridurre il consumo di carne rossa avrebbe ridotto la mortalità per cancro. “Se diciamo che la carne rossa è cancerogena, (…) deve esserci un meccanismo che la causa”, ha detto Marios Giannakis, che ha guidato questo nuovo studio. Dopotutto, gli scienziati molto tempo fa hanno scoperto come funziona il fumo di sigaretta per causare il cancro e come determinati raggi UV penetrano nella pelle per causare mutazioni genetiche, controllando il modo in cui le cellule crescono e si dividono. Marios Giannakis e i suoi colleghi hanno quindi sequenziato il DNA di 900 pazienti con cancro del colon-retto, selezionati da un gruppo di 280.000 persone che hanno partecipato a studi di diversi anni, comprese domande sul loro stile di vita. La forza di questo approccio è che i partecipanti non potevano sapere che avrebbero sviluppato questo cancro, a differenza di un interrogatorio sulle abitudini alimentari effettuato una volta iniziata la malattia. Le scansioni hanno rivelato una mutazione specifica, che non era mai stata identificata prima, ma che indicava un tipo di mutazione del DNA chiamata alchilazione. Non tutte le cellule contenenti queste mutazioni diventeranno necessariamente cancerose ed erano presenti anche in campioni sani. Ma questa mutazione era significativamente associata al consumo di carne rossa (sia lavorata che non trasformata) prima dell’insorgenza della malattia. Al contrario, non è stato esaminato il consumo di pollame, pesce o altri fattori. “Con la carne rossa, ci sono composti chimici che possono causare alchilazione”, spiega Marios Giannakis. Si tratta di composti che possono essere prodotti dal ferro, molto presente nelle carni rosse, o dai nitrati, che si trovano spesso nelle carni lavorate. Questa mutazione era molto presente anche nel colon distale, che è una parte del colon che studi precedenti hanno suggerito fosse fortemente legata al cancro del colon-retto derivante dal consumo di carne rossa. Inoltre, tra i geni più colpiti dall’alchilazione ci sono quelli che il lavoro precedente ha dimostrato essere i più probabili innescare il cancro del colon-retto quando mutato. Questi diversi elementi presi insieme costruiscono un caso solido, come nel lavoro investigativo, secondo Marios Giannakis. I pazienti con il più alto livello di tumori da alchilazione avevano un aumento del rischio di morte del 47%. Alti livelli di alchilazione sono stati osservati solo nei tumori di pazienti che mangiavano in media più di 150 grammi di carne rossa al giorno. Per il ricercatore, questa scoperta potrebbe aiutare i medici a identificare quali pazienti sono geneticamente più predisposti all’alchilazione, al fine di consigliare loro in modo specifico di limitare il consumo di carne rossa. E individuare i pazienti che hanno già iniziato ad accumulare queste mutazioni potrebbe aiutare a identificare quelli a maggior rischio di sviluppare tale cancro o di rilevare la malattia molto presto. Inoltre, poiché il livello di alchilazione sembra essere un indicatore della gravità della malattia, potrebbe essere utilizzato per fornire loro una prognosi sulla loro aspettativa di vita. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, comprendere come si sviluppa il cancro del colon-retto apre anche la strada allo sviluppo di trattamenti per interrompere o invertire questo processo, per prevenire l’inizio della malattia.

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Il cancro è la seconda causa di morte nei paesi occidentali

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2021

Diminuirne l’incidenza e la mortalità è l’obiettivo di politiche internazionali come il Cancer Plan europeo. In attesa che le politiche a lungo termine diano i loro risultati, i clinici si confrontano con nuove tecniche diagnostiche, terapie innovative e approcci di gestioni. Al centro il paziente e le sue peculiarità tra cui la perdita di peso e la malnutrizione, causate da un metabolismo alterato a causa della malattia e fattore prognostico negativo. Le linee guida ESPEN e lo studio PreMiO (1) hanno evidenziato un supporto nutrizionale inadeguato nel 51,1% dei malati di cancro e una perdita di peso involontaria già alla prima visita oncologica. E nel 2011 è stato messo a punto il ‘Parallel Pathway’ ossia un percorso di valutazione e intervento nutrizionale messo in atto da una equipe multidisciplinare (2). Obiettivo, intercettare tempestivamente la perdita di preziosa massa muscolare, preservare e integrare quella rimasta, scongiurare gli effetti avversi della perdita di peso tra cui la cachessia, ossia una grave sindrome da deperimento che impedisce la prosecuzione delle cure ed è causa di morte nel 20% dei pazienti oncologici. Ma vediamo più nel dettaglio i risultati dell’indagine: l’analisi della consapevolezza della malnutrizione ha rivelato che il 51% degli intervistati non aveva potuto iniziare o aveva dovuto ridurre la terapia antitumorale per problemi nutrizionali, e il 48% è stato costretto ad interrompere le terapie. Nonostante il 99% del campione sia a conoscenza dei problemi nutrizionali e metabolici dei propri pazienti e l’85% conosca il Percorso Parallelo metabolico-nutrizionale e il 71% fosse a conoscenza delle Linee di Indirizzo del Ministero (2017), il 54% ritiene che queste non siano adeguatamente implementate nelle Regioni italiane. Esiste uno scollamento tra le conoscenze e l’applicazione di soluzioni: il 99% degli intervistati sostiene che l’introduzione del Percorso Parallelo di nutrizione sarebbe utile a migliorare gli outcome e il 95% è consapevole che la perdita di massa magra è fattore di rischio per una maggiore tossicità delle terapie ma alla questione sulla necessità di eseguire uno screening nutrizionale su tutti i pazienti, il 32% non è d’accordo di eseguire uno screening a tappeto e il 41% coinvolge il nutrizionista solo su casi specifici. Mentre in un centro su 4 le Linee di Indirizzo del 2017 semplicemente non vengono applicate. Non sufficiente inoltre il 49% dei centri in cui la valutazione nutrizionale è importante, si, ma viene effettuata ‘occasionalmente’. E solo nel 25% dei casi il paziente viene valutato alla prima visita (il 47% ne valuta al primo incontro solo alcuni, e l’11% ‘quando è possibile’ il che implica perdere tempo prezioso data l’importanza della tempestività dell’intervento). Prova di conoscenza del range di perdita di peso che deve allertare un intervento: un oncologo su 4 sostiene che sia quando la perdita di peso supera il 10% del peso corporeo. Anche qui è troppo tardi, la risposta corretta è tra il 5 e il 10% così come indicato dal 67,5% del campione. Infine, solo il 18% degli oncologi che hanno risposto fanno parte anche del team nutrizionale, ma l’81% ritiene che sarebbe utile farne parte per una assistenza multidisciplinare. In sintesi lo screening e il monitoraggio nutrizionale dovrebbero essere routine di una buona pratica clinica nel trattamento del cancro, eppure tre recenti sondaggi globali sugli operatori sanitari hanno rivelato una gestione inadeguata: il 48% dei partecipanti attende un calo ponderale superiore al 15% prima di diagnosticare una cachessia tumorale e prescrivere un trattamento di supporto (mentre è sufficiente tra il 5 e il 10%) e dal 61 al 77 dei malati di cancro non ha ricevuto alcun trattamento per la cachessia prima di raggiungere lo stadio IV di malattia, troppo tardi per poter ottenere una inversione significativa.Studi su modelli animali di cachessia neoplastica hanno dimostrato che fermare la perdita muscolare può portare ad una sopravvivenza prolungata anche senza interferire sul decorso della malattia. Ecco perché il mantenimento della massa muscolare deve essere un obiettivo terapeutico per migliorare la quantità e la qualità della sopravvivenza. Il programma di trattamento deve includere nutrizione, supplementi nutrizionali, terapia farmacologica, movimento, riabilitazione motoria e consulenza psicologica.

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Fattibilità di una piattaforma in grado di diagnosticare il cancro del colon retto

Posted by fidest press agency su martedì, 25 maggio 2021

Il Centro di ricerca del Parco scientifico e tecnologico di Pula (Ca) gestito dal socio unico Sardegna Ricerche, insieme alla società Ennova Research hanno recentemente sottoscritto un accordo di collaborazione per sviluppare congiuntamente progetti di ricerca e promuovere applicazioni nel campo dell’energia e ambiente, ICT e scienze della vita. Complementarietà e sinergia di CRS4 e Ennova Research riguarderanno in particolare le applicazioni e l’uso di tecnologie abilitanti relative alla sanità, all’intelligenza artificiale, al cloud computing, ai big data e al calcolo parallelo, alla domotica, alle smart city e all’Internet delle cose (IoT).Il primo progetto che da avvio a questa collaborazione, finanziato dell’Azienda ospedaliera-universitaria di Cagliari (AOU), è lo studio di fattibilità di una piattaforma che, a partire da immagini ecografiche e attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale, aiuti i medici a diagnosticare più facilmente il tumore al colon retto, patologia particolarmente invalidante, con un alto tasso di mortalità se non individuata per tempo.L’attività in corso tra CRS4 e Ennova Research rientra all’interno di un appalto pre-commerciale di ricerca e sviluppo bandito dall’AOU di Cagliari, al quale sono stati ammessi anche altri 4 soggetti. Superata la prima fase di studio sulla fattibilità di uno strumento a supporto della diagnosi medica, tutti gli ammessi concorreranno alle fasi successive per la realizzazione e la sperimentazione della piattaforma.Giacomo Cao, amministratore unico del CRS4 sottolinea: “Questa collaborazione si inserisce nell’ambito di tutte quelle attività che il Centro porta avanti da tempo nel settore della salute digitale, che rappresenta, a sua volta, un’importante frontiera di ricerca e sviluppo a livello regionale, nazionale e internazionale”.“La partnership tra CRS4 e Ennova Research è una combinazione fortissima”, dice Raffaele Andreace, amministratore delegato di Ennova Research. “Ennova Research ha un dna improntato alla ricerca e sviluppo, per portare sul mercato soluzioni innovative, human-driven e tech-driven con metodologie industriali. La profonda esperienza del CRS4 nel settore della salute digitale ci permetterà di concepire, progettare e realizzare la prossima generazione di prodotti e piattaforme digitali per la sanitá. Lavorando come una sola squadra, sbloccheremo il pieno potenziale delle tecnologie abilitanti in tali ambiti a vantaggio di tutti, inclusi certamente i nostri clienti e partner”. By CRS4

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In Italia ogni anno circa 270 mila cittadini sono colpiti dal cancro

Posted by fidest press agency su sabato, 22 maggio 2021

Attualmente, il 50% dei malati riesce a guarire, con o senza conseguenze invalidanti. Dell’altro 50% una buona parte si cronicizza, riuscendo a vivere più a lungo. Ci sono però ancora problemi: dalla presa in carico del paziente alla revisione organizzativa, dall’accesso uniforme a terapie innovative ai problemi nutrizionali che moltissimi pazienti presentano. Il coordinamento tra Centri ‘Hub e Spoke’ e medicina territoriale, è fondamentale nei processi organizzativi/gestionali. Per fare il punto sul tema, Motore Sanità ha organizzato un nuovo incontro ‘ONCOnnection – La medicina di precisione: un nuovo snodo chiave del percorso diagnostico-terapeutico’, serie di webinar incentrati sul mondo dell’oncologia, realizzati grazie al contributo incondizionato di Pfizer, Amgen, Boston Scientific, Nestlé Health Science, Takeda, Kite a Gilead Company, Janssen Pharmaceutical Companies of Johnson & Johnson e Kyowa Kirin. “A lungo in ambito oncologico ci siamo concentrati sulla patologia, raggiungendo risultati importanti anche con poche conoscenze specifiche dei processi biologici che sono alla base della malattia. Oggi sappiamo, invece, che non possiamo più pensare che esista “il” tumore ma tanti sono “i” tumori, e ogni persona presenta una malattia diversa con un’evoluzione differente. Siamo anche consapevoli del fatto che il nostro patrimonio genetico, unico per ciascuno di noi, interagisce in maniera altrettanto peculiare con l’ambiente circostante. Per questo dobbiamo guardare ad ogni paziente come un individuo “unico” e applicare una medicina di precisione che possa consentirci di ottenere i migliori risultati tenendo conto della genetica e dell’epigenetica, ovvero delle caratteristiche biologiche della malattia, delle caratteristiche cliniche del paziente, unendo le diverse discipline e competenze e quanto di meglio, in termini di tecnologia e terapia, provenga dalla ricerca. In altre parole, dobbiamo guardare a ogni paziente come già aveva suggerito Ippocrate nel Prognostico: cercando di capire cosa sia meglio per quella singola persona.”, ha dichiarato Rossana Berardi, Direttore Clinica Oncologica, Direttore Scuola di Specializzazione in Oncologia Medica, Direttore Centro di Riferimento Regionale di Genetica Oncologica, Ospedali Riuniti di Ancona”Il profondo cambiamento a cui stiamo assistendo nel campo dell’oncologia umana è principalmente dovuto ai progressi nell’ambito genetico e genomico. Il nuovo modello di “oncologia mutazionale” ha consolidato il principio ben noto di “medicina di precisione” con lo sviluppo di terapie a bersaglio molecolare sempre più efficaci. In questo nuovo scenario è fondamentale che la Rete Oncologica Piemonte Valle d’Aosta garantisca, nella pratica clinica, il mantenimento di appropriatezza, omogeneità e sostenibilità economica dei test genomici richiesti, nonché renda disponibili specifiche competenze scientifiche e cliniche per la scelta delle terapie mediche. La profilazione molecolare di campioni tumorali e l’espansione dei dataset di “big data” genomici renderanno infatti sempre più complessa l’interpretazione dei dati da parte dei clinici, facendo crescere il divario tra le conoscenze cliniche e le implicazioni della genomica nella cura del cancro. In tale contesto è fondamentale il ruolo dei Tumor Board Molecolari, all’interno dei quali operano differenti specialisti, che si pongono l’obiettivo di fornire risposte ed indirizzi a supporto della Rete Oncologica Regionale, sia in riferimento alla governance del sistema che sugli aspetti clinici, al fine di governare l’accesso ai nuovi approcci terapeutici secondo appropriatezza, garantire un’offerta di qualità alla rete, promuovere l’omogeneità nelle procedure sul territorio regionale, e definire un’organizzazione basata sull’equilibrio costo/efficacia, anche per la definizione di criteri per l’accesso all’innovazione in campo terapeutico-assistenziale.”, ha detto Franca Fagioli, Direttore ff Rete Oncologica Piemontese – Direttore SC Oncoematologia Pediatrica e Centro Trapianti – Presidio Ospedaliero Infantile Regina Margherita – AOU Città della Salute e della Scienza di Torino

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Cancro della prostata: enzalutamide è stata approvata dalla Commissione Europea

Posted by fidest press agency su domenica, 9 maggio 2021

Astellas Pharma Inc. (TSE: 4503, Presidente e CEO: Kenji Yasukawa, Ph.D., “Astellas”) ha oggi annunciato l’approvazione da parte della Commissione Europea (CE) di una ulteriore indicazione per la somministrazione una volta al giorno della terapia orale enzalutamide negli uomini adulti con cancro della prostata metastatico sensibile agli ormoni (mHSPC, conosciuto anche come carcinoma prostatico metastatico sensibile alla castrazione o mCSPC). Gli uomini che ricevono una diagnosi di tumore mHSPC hanno in linea generale una prognosi sfavorevole, con una sopravvivenza mediana di circa 3-4 anni, una situazione che mette in evidenza la necessità di nuove opzioni di trattamento. Con tale indicazione, enzalutamide è al momento la sola terapia orale approvata dalla CE per il trattamento di tre tipi distinti di carcinoma prostatico avanzato: il cancro della prostata non metastatico e metastatico resistente alla castrazione (CRPC) e l’mHSPC. L’approvazione da parte della CE si basa sui risultati dello studio di fase 3 ARCHES, che ha valutato il trattamento con enzalutamide in uomini con mHSPC.

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Diretta online contro il cancro

Posted by fidest press agency su domenica, 25 aprile 2021

Lunedì 26 aprile alle 15 e si potranno rivolgere domande ai relatori. Per presentare il nuovo progetto, lunedì 26 aprile si tiene una conferenza stampa virtuale. Intervengono: Francesco Cognetti (Direttore Oncologia Medica Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e Presidente di Insieme Contro il Cancro); Giovanni Scambia (Past President Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia – SIGO); Riccardo Masetti (Direttore della UOC di Chirurgia Senologica del Policlinico Gemelli di Roma); Alessandra Fabi (Responsabile Medicina di Precisione Neoplasia della Mammella presso Policlinico Universitario Gemelli di Roma) e Paola Malaguti (Dirigente medico presso l’oncologia medica 1 INT Regina Elena). In questa occasione saranno presentati i risultati di un sondaggio condotto oltre 2.000 donne italiane. in Italia ogni anno sempre più donne d’età compresa tra i 50 e i 69 anni si ammalano di cancro. Le malattie oncologiche devono fare meno paura rispetto al passato e lo dimostrano i dati di sopravvivenza che risultano in aumento. Ciò nonostante, se vogliamo riuscire a sconfiggere i tumori, è fondamentale il ruolo della prevenzione sia primaria che secondaria. Bisogna quindi condurre stili di vita sani anche dopo i 50 anni e, a partire da una certa età, sottoporsi regolarmente a semplici esami salvavita. Per questo la Fondazione Insieme contro il Cancro promuove una nuova campagna nazionale: “Menopausa meno… male!”. Si pone l’obiettivo di valorizzare la salute della donna non più in età fertile, aiutarla nell’affrontare al meglio questo cambiamento e diffondere una nuova cultura della prevenzione e della gestione dei piccoli e grandi disturbi che questa fase della vita può comportare. La registrazione è obbligatoria e va effettuata prima dell’inizio dell’evento.

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Dispositivo con intelligenza artificiale per la diagnosi del cancro del colon-retto

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2021

È la prima volta per la ricerca italiana, la prima volta per l’americana Food and Drug Administration (FDA) e la prima volta per l’intelligenza artificiale (AI) applicata alla diagnostica precoce del tumore al colon: con dati non generati negli USA, l’FDA approva il primo dispositivo medico che usa un algoritmo dell’intelligenza artificiale validato nell’AI Center di Humanitas, per aiutare i medici a rilevare lesioni sospette per il cancro al colon, in tempo reale durante una colonscopia. Lo studio, disegnato e coordinato dal prof. Alessandro Repici, direttore del Dipartimento di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva di Humanitas e docente di Humanitas University, ha visto la partecipazione degli ospedali Regina Margherita di Roma e Valduce di Como.GI Genius, così si chiama il dispositivo endoscopico ad intelligenza artificiale applicato alla colonscopia, aiuta a rilevare il 13% in più di adenomi (polipi) o lesioni tumorali del colon generando marcatori e suoni a basso volume che segnalano al medico dove è necessaria una valutazione visiva più approfondita. «Il dispositivo, applicato alla colonscopia tradizionale, suggerisce al medico aree del colon che potrebbe non aver notato – dice il prof. Alessandro Repici – riducendo il rischio umano di non vedere lesioni sospette e aumentando la precisione diagnostica per il tumore del colon retto. Tuttavia, il device non si sostituisce allo specialista, né agli esami di laboratorio e non fornisce alcuna valutazione diagnostica, né suggerisce come gestire i polipi sospetti – sottolinea l’esperto -. Spetta al medico decidere se la lesione sia sospetta, e come procedere secondo la pratica clinica standard e le linee guida».L’agenzia FDA ha valutato la sicurezza e l’efficacia di GI Genius attraverso uno studio tutto italiano, multicentrico, prospettico, randomizzato e controllato, condotto su 700 pazienti, di cui il 35% in Humanitas, di età compresa tra 40 e 80 anni che si sottoponevano a una colonscopia per lo screening o alla sorveglianza del cancro colon-rettale, a seguito di sangue nelle feci o sintomi gastrointestinali. I partecipanti allo studio hanno effettuato colonscopia standard con il dispositivo AI o solamente colonscopia standard. «L’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata alla colonscopia tradizionale è stata in grado di identificare adenomi o carcinomi confermati dagli esami di laboratorio con una precisione diagnostica aumentata del 13% – sottolinea il prof. Repici. – Il lavoro sta proseguendo con ulteriori studi di approfondimento in questo ambito». Il cancro colon-rettale è il secondo tumore più frequente in Italia (il primo è cancro alla mammella)*. In genere inizia da adenomi (polipi intestinali) che si formano sulla parete del colon o da altre lesioni precancerose nel retto o nel colon (intestino crasso). La colonscopia endoscopica, esame che fa parte dello screening del cancro colon-rettale e del piano di sorveglianza, viene eseguita da medici endoscopisti per rilevare alterazioni o anomalie nel rivestimento del colon e del retto. La colonscopia comporta il passaggio di un endoscopio, ovvero un tubo sottile e flessibile con una telecamera all’estremità, attraverso il retto e per tutta la lunghezza del colon, che permette al medico esperto di visualizzare eventuali segni di cancro o lesioni precancerose.

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Piano europeo di lotta contro il cancro

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2021

La Commissione europea presenta il piano europeo di lotta contro il cancro, priorità fondamentale della Commissione von der Leyen nel settore della salute e colonna portante di una solida Unione europea della salute. Muovendo da nuove tecnologie, ricerca e innovazione, il piano definisce il nuovo approccio dell’UE in materia di prevenzione, trattamento e assistenza, affrontando la malattia in tutte le sue fasi – dalla prevenzione alla qualità della vita di chi ne è affetto e di chi l’ha sconfitta – e concentrandosi sulle azioni alle quali l’UE può apportare il massimo valore aggiunto.Il piano si articola in quattro aree d’intervento fondamentali, nelle quali sono previste 10 iniziative faro e numerose azioni di supporto. Per realizzarle saranno attivati tutti gli strumenti di finanziamento della Commissione, con uno stanziamento complessivo di 4 miliardi di € destinati ad azioni di lotta contro il cancro in provenienza dal programma EU4Health, da Orizzonte Europa e dal programma Europa digitale, solo per citarne alcuni.
Prevenzione, attraverso azioni finalizzate ad arginare i principali fattori di rischio, ad esempio il tabagismo (affinché entro il 2040 la percentuale di popolazione che fa uso di tabacco sia inferiore al 5 %), il consumo nocivo di alcol, l’inquinamento ambientale e le sostanze pericolose. La campagna “HealthyLifestyle4All” promuoverà inoltre l’alimentazione sana e l’attività fisica. Per prevenire i tumori causati da infezioni, il piano punta a vaccinare almeno il 90 % della popolazione bersaglio di ragazze nell’UE e ad aumentare considerevolmente la copertura vaccinale dei ragazzi entro il 2030.
Individuazione precoce, migliorando l’accesso alla diagnostica e la sua qualità e appoggiando gli Stati membri di modo che entro il 2025 il 90 % della popolazione dell’UE che soddisfa i requisiti per lo screening del tumore al seno, del tumore del collo dell’utero e del tumore del colon-retto abbia la possibilità di sottoporvisi. A tal fine sarà proposto un nuovo programma di screening sostenuto dall’UE.Diagnosi e trattamento, mediante azioni volte a offrire una migliore assistenza integrata e completa e a correggere le disparità di accesso a cure e medicinali di alta qualità. Di qui al 2030 il 90 % degli aventi diritto dovrebbe avere accesso a centri nazionali integrati di cancerologia facenti parte di una rete UE. Entro la fine del 2021 sarà inoltre varata una nuova iniziativa di diagnosi e trattamento del cancro per tutti allo scopo di migliorare l’accesso a diagnosi e trattamenti innovativi, mentre un’iniziativa europea per comprendere il cancro (UNCAN.eu) aiuterà a individuare le persone ad alto rischio di sviluppare tumori comuni.Miglioramento della qualità della vita dei malati di cancro e dei sopravvissuti, compresi gli aspetti di riabilitazione e di possibile recidiva o metastasi, e misure per facilitare l’integrazione sociale e il reinserimento lavorativo. Sarà avviata un’iniziativa a favore di una vita migliore per i malati di cancro incentrata sull’assistenza durante il follow-up.Per promuovere le nuove tecnologie, la ricerca e l’innovazione sarà inoltre creato un centro di conoscenze sul cancro, che aiuterà a coordinare le iniziative scientifiche e tecniche a livello dell’UE. Sarà varata un’iniziativa europea sulla diagnostica per immagini (imaging) dei tumori, tesa a sostenere lo sviluppo di strumenti computerizzati in grado di far progredire la medicina personalizzata e le soluzioni innovative. Particolare attenzione sarà rivolta ai più piccoli nell’ambito di un’iniziativa per aiutare i bambini affetti da cancro, allo scopo di garantire che abbiano accesso a un’individuazione, una diagnosi, un trattamento e un’assistenza rapidi e ottimali. Per individuare tendenze, disparità e disuguaglianze tra Stati membri e regioni sarà infine istituito nel 2021 un registro delle disuguaglianze.

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Cancro del polmone non a piccole cellule

Posted by fidest press agency su martedì, 19 gennaio 2021

Takeda Italia annuncia la disponibilità anche per i pazienti italiani di brigatinib in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con cancro del polmone non a piccole cellule (NSCLC), avanzato ALK positivo (chinasi del linfoma anaplastico) non trattati precedentemente con inibitori ALK che affianca l’indicazione al trattamento in monoterapia di pazienti adulti con NSCLC positivo per ALK, in stadio avanzato, precedentemente trattati con crizotinib ottenuta il 26 ottobre 2020.Brigatinib è un inibitore della tirosin-chinasi di nuova generazione studiato per colpire selettivamente e inibire le alterazioni genetiche ALK.

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Invecchiamento cellulare e cancro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

Svelare le connessioni tra invecchiamento cellulare e cancro è l’obiettivo del gruppo di ricerca coordinato da Luca Proietti De Santis, Responsabile dell’Unità di Genetica Molecolare dell’Invecchiamento del Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università della Tuscia. I risultati più recenti dello studio sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro sono stati pubblicati sulla rivista PNAS e sono frutto di un’importante collaborazione con gruppi di ricerca italiani e francesi guidati, rispettivamente, da Silvia Soddu, Responsabile dell’Unità Network cellulari e bersagli terapeutici molecolari dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, e da Jean-Marc Egly, dell’Institut de Génétique et de Biologie Moléculaire et Cellulaire di Strasburgo. I risultati hanno svelato il ruolo delle proteine CSA e CSB nella fase finale della divisione cellulare, garantendo la corretta separazione delle cellule figlie. Più precisamente i dati dimostrano che queste due proteine partecipano alla degradazione di una terza proteina, PRC1, il che dà il via al “taglio” del “ponte” cellulare che teneva unite le due cellule figlie. Quando sono mutate, le due proteine CSA e CSB danno origine alla sindrome di Cockayne, in cui vi è un invecchiamento precoce. La scoperta chiarisce il ruolo delle due proteine, che sono al crocevia tra i processi che conducono all’invecchiamento cellulare, quando esse non sono funzionanti, o alla crescita tumorale, quando invece funzionano troppo. Il processo di divisione di una cellula è monitorato da un macchinario molecolare che, in conclusione, promuove la rottura del ponte cellulare , una struttura proteica transitoria che collega fino all’ultimo le due cellule figlie che si stanno separando. “Abbiamo osservato – spiega De Santis, coordinatore dello studio – che le proteine CSA e CSB si trovano proprio al centro del ponte intercellulare. Le alterazioni di queste proteine comportano un disordine nella divisione e la formazione di ponti intercellulari lunghi e di cellule multinucleate che potrebbero spiegare alcune caratteristiche della sindrome di Cockayne”.

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Obesità adolescenziale e rischio di cancro in età adulta

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2020

È noto come l’obesità sia un fattore di rischio per numerosi tipi di tumore, tanto che ci si aspetta che l’eccesso ponderale superi presto il fumo come principale fattore causale modificabile di neoplasie. È ancora incerto a quale età questo fattore debba iniziare a essere indagato e modificato (Furer A, et al. Lancet Diabetes Endocrinol 2020; Editorial. Lancet Diabetes Endocrinol 2020; Sung H, et al. Lancet Public Health 2019; Reinher T. Lancet Diabetes Endocrinol 2020). Furer et al. hanno condotto «uno studio di coorte che ha valutato 2.3 milioni di adolescenti (16-19 anni) durante la visita medica obbligatoria per il servizio militare in Israele (anni 1967-2010)» segnala Carla Micaela Cuttica, Ssd Endocrinologia, EO Ospedali Galliera, Genova.«Lo studio si poneva i seguenti obiettivi: 1) primario: possibile associazione fra Bmi nell’adolescenza e incidenza di cancro nell’età media adulta (prima dei 50 anni) tra il 1967 e il 2012 (dati tratti dal Registro oncologico nazionale israeliano); 2) secondario: mortalità per tutte le cause nei membri di questa coorte che avevano avuto una diagnosi di cancro tra il 1967 e il 2017». Hanno partecipato allo studio 2.298.130 soggetti (928.110 donne, 1.370.020 uomini). «I nuovi casi di tumore nel periodo 1967-2012 sono stati 29.488 nelle donne e 26.353 negli uomini» riporta Cuttica. «L’incidenza di cancro è risultata aumentare gradualmente con i percentili di Bmi: HR 1.26 (IC 1.18-1.35) fra gli uomini con obesità in età adolescenziale. Nelle donne non era evidente un’associazione tra obesità adolescenziale e diagnosi di cancro, ma l’associazione diventava significativa (HR 1.27, IC 1.13-1.44) se si escludevano i tumori della mammella e del collo dell’utero, che erano inversamente correlati all’obesità». È già stata descritta una correlazione inversa tra Bmi e carcinoma mammario nelle donne in pre-menopausa, rileva Cuttica, a differenza delle donne in post-menopausa in cui l’associazione è positiva, in relazione probabilmente ai diversi sottotipi tumorali con differente espressione dei recettori estrogenici (Kim JY, et al. Breast Cancer Res Treat 2019). «In entrambi i sessi» riporta l’endocrinologa «valori più elevati di BMI (≥ 85° percentile) erano associati con aumentato rischio oncologico dopo 10 anni. L’età media alla diagnosi di cancro era 43.2 ± 11.9 anni per gli uomini e 40 ± 10.4 anni per le donne. I tumori più frequenti sono stati: nell’uomo linfoma (Hodgkin e non Hodgkin) 17.4% (3878 casi), melanoma 11.9% (3139 casi) e tumori colon-retto 7.7% (2104 casi) e nella donna tumore mammario 32.7% (9639 casi) e del collo uterino 19.9% (5875 casi). L’associazione più forte fra Bmi adolescenziale e tipo di tumore è stata osservata nell’uomo per tumore mammario, pancreatico e renale, mentre nelle donne per i tumori di utero, fegato e vie biliari e pancreas». Per quanto riguarda l’associazione evidenziata fra Bmi e cancro della tiroide, gli autori sottolineano come possa essere stata influenzata dall’aumentato utilizzo dell’ecografia. «L’associazione fra aumentato Bmi in adolescenza e incidenza di cancro è stata più evidente nei soggetti entrati nello studio più tardivamente, a sottolineare il fatto che l’obesità è in aumento negli anni più recenti» fa notare Cuttica.«La percentuale di rischio proiettato attribuibile alla popolazione è risultata 5.1% (4.2-6.1) per gli uomini (ogni tipo di cancro) e 5.7% (4.2-7.3) per le donne (esclusi tumore mammario e del collo uterino). Le morti per cancro fra il 1967 e il 2017 sono state 8.351 per gli uomini e 5.218 per le donne. Il BMI adolescenziale è risultato essere positivamente associato a un aumentato rischio di mortalità, per tutti i tipi di cancro e per entrambi i sessi (inclusi mammella e carcinoma cervicale per le donne): a) uomini: HR 1.11 (1.02-1.21) se in sovrappeso e HR 1.33 (1.18-1.49) se obesi in adolescenza; b) donne: HR 1.26 (1.14-1.40) se in sovrappeso e HR 1.89 (1.56-2.28) se obese in adolescenza». Lo studio presenta vari limiti: a) il Bmi è stato registrato solo in età adolescenziale, perciò non ci sono dati sul tempo di esposizione all’eccesso di peso; tuttavia l’aumentato rischio di cancro prima dei 30 anni fra gli individui con alto Bmi in adolescenza ne sottolinea l’importanza; b) non ci sono dati sui fattori di rischio correlati allo stile di vita (es. consumo di alcol, abitudine al fumo); c) mancano dati sulle comorbilità che potrebbero interferire sull’incidenza di cancro e sulla mortalità; d) è ipotizzabile che possano esserci ulteriori fattori che influenzano sia il rischio di cancro che il Bmi (ad esempio scarsa attività fisica, fattori nutrizionali, esposizione a interferenti endocrini) (Reinher T. Lancet Diabetes Endocrinol 2020). Questi invece i punti di forza dello studio: a) numerosità dello studio; b) follow-up a lungo termine; c) lo studio corrobora l’aumento di cancro obesità-correlato riscontrato in una coorte di giovani negli Stati Uniti (Sung H, et al. Lancet Public Health 2019). «In conclusione» commenta Cuttica «l’associazione evidenziata fra Bmi adolescenziale e tumore può spingere a cambiamenti nelle metodiche di screening precoce del cancro. Interventi efficaci sul Bmi in adolescenza (Cardel MI, et al. Jama 2019) possono diventare un obiettivo importante per la prevenzione oncologica. Sono comunque necessari altri studi per confermare i dati su differenti popolazioni ed etnie e per cercare di comprendere le possibili complesse correlazioni fra i vari fattori predisponenti all’insorgenza di cancro». (fonte Doctor33)

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Cancro tiroideo in giovani donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Il cancro della tiroide è uno dei carcinomi più comuni diagnosticati negli adolescenti e nei giovani adulti, con un’incidenza in rapido aumento negli ultimi tre decenni. La chirurgia è il trattamento standard per i pazienti con carcinoma tiroideo differenziato (Dtc) seguita, quando indicato, dal trattamento con iodio radioattivo (Rai). È stato appena pubblicato online su “Thyroid” uno studio di un gruppo di ricercatori olandesi, guidato da Marceline P. Wiek del Netherlands Cancer Institute-Antoni van Leeuwenhoek Hospital di Amsterdam, il cui scopo era valutare i possibili effetti della terapia con Rai sulla funzione ovarica e sulla fertilità nelle donne.Gli autori hanno effettuato una ricerca sistematica sui database PubMed, Embase e Web of Science fino a gennaio 2020. Inoltre, è stata eseguita una meta-analisi riguardante: a) i livelli di ormone anti-Mulleriano (Amh) dopo Rai; b) un confronto dei livelli di Amh prima e un anno dopo Rai; c) i tassi di gravidanza nelle pazienti con cancro della tiroide che avevano ricevuto Rai rispetto a quelle con cancro della tiroide che non avevano ricevuto Rai. In totale su 36 studi ammissibili per lo screening full-text sono stati inclusi 22 studi. La maggior parte di questi ultimi aveva un disegno retrospettivo. «Irregolarità mestruali erano presenti nel primo anno dopo la RAI nel 12% e fino al 31% delle pazienti» riportano Wiek e colleghi. «Circa l’8%-16% delle donne ha manifestato amenorrea nel primo anno dopo la Rai. Le pazienti che hanno ricevuto il trattamento con Rai (dose mediana 3700 MBq[range 1.110-40.700 MBq]) ha avuto la menopausa a un’età leggermente più giovane rispetto alle donne che non hanno ricevuto il trattamento con Rai, rispettivamente a 49,5 e 51 anni (P <0,001)». L'Amh aggregato dei sette studi che riportavano le concentrazioni di Amh dopo Rai era di 1,79 ng/ml. Di questi, quattro studi hanno riportato concentrazioni di Amh prima e 1 anno dopo la Rai. La differenza media era di 1,50 ng/ml, che era significativa. «Infine», sottolineano gli autori «la meta-analisi ha mostrato che le pazienti sottoposte a Rai non avevano un rischio ridotto di rimanere incinte».«La maggior parte degli studi selezionati indica che la terapia Rai per Dtc non è associata a una diminuzione a lungo termine dei tassi di gravidanza. Tuttavia, nel primo anno subito dopo il trattamento Rai molte donne hanno avuto irregolarità nel loro ciclo mestruale e alcuni studi hanno rilevato livelli di Amh significativamente più bassi, entrambi con una possibile diminuzione della fertilità poco dopo il trattamento con I-131 per Dtc. Quindi, potrebbe essere prudente per le donne con un forte desiderio di maternità negli ultimi anni riproduttivi ricevere una consulenza sui potenziali effetti del trattamento» affermano i ricercatori. «Sono necessari studi prospettici per confermare questi risultati» concludono Wiek e colleghi, i quali ribadiscono la raccomandazione di un counselling alle pazienti sui possibili effetti dello I131 e di integrare le conoscenze odierne nella consulenza multidisciplinare. By Arturo Zenorini fonte: Endocrinologia33)

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Alleanza contro il cancro

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

Affronterà tematiche cruciali per l’oncologia italiana il quinto annual meeting di Alleanza Contro il Cancro, keynote della ricerca traslazionale in programma dal 28 al 30 ottobre in virtual mode organizzato quest’anno assieme a IEO – Istituto Europeo di Oncologia (aderente alla Rete) e Università Statale di Milano. Tre giorni di aggiornamento e confronto dal titolo New Technologies and Strategies to Fight Cancer cui si sono già accreditati quasi 700 tra ricercatori e clinici – e una faculty di valenza internazionale che riferirà sulle ultime conquiste e i più recenti progressi nella lotta ai tumori. Tre le sessioni: sviluppi preclinici, prevenzione e diagnosi precoce e trattamenti innovativi. HIGH DEFINITION ONCOLOGY. In evidenza, nella seconda sessione, il panel dedicato alla High Definition Oncology e alle implicazioni che la condivisione e il trattamento di dati sensibili tra infrastrutture può comportare. È, questo, un task decisivo nella mission di ACC cui è affidata, oltre ai progetti Car-T e GerSom, anche Health Big Data, iniziativa finanziata con 55 milioni di euro dal Ministero della Salute il cui obiettivo, grazie all’incrocio delle informazioni provenienti dagli IRCCS italiani, è l’accelerazione della transizione verso la medicina di precisione e personalizzata. COVID19 AND CANCER. In evidenza anche l’impatto che Covid19 ha avuto e sta avendo sui pazienti oncologici e alle sfide che i malati di tumore, non solo dal punto di vista clinico, dovranno affrontare nei prossimi mesi. Ne parleranno Silvio Brusaferro, Presidente ISS, Franco Locatelli, omologo al Consiglio Superiore della Sanità, Paolo Corradini (Istituto Nazionale Tumori Milano e Università Statale di Milano), Giuseppe Curigliano (IEO IRCCS e Università Statale di Milano) Giuseppe Ippolito (Direttore Scientifico INMI Ospedale Spallanzani Roma), Gianni Rezza (Direttore Generale Prevenzione, Ministero della Salute) e Nicola Silvestris (IRCCS Giovanni Paolo II Bari). La tavola rotonda sarà preceduta da un intervento di Sergio Abrignani, Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare e professore ordinario all’Università Statale di Milano.La terza e ultima giornata del meeting sarà quasi interamente dedicata all’analisi e alle priorità attuali e future di ACC con le relazioni del Presidente, Ruggero De Maria, del coordinatore scientifico, Pier Giuseppe Pelicci (Direttore Ricerca IEO), del Direttore Ricerca e Innovazione del Ministero della Salute, Giovanni Leonardi e dei segretari degli 11 working group della Rete.

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I numeri del cancro in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

Roma 8 ottobre 2020, ore 11.30 Istituto Superiore di Sanità, Viale Regina Elena 299. Il volume sarà presentato a Roma in una conferenza stampa con gli interventi di Silvio Brusaferro (Presidente Istituto Superiore di Sanità), Massimo Rugge (Presidente AIRTUM), Giordano Beretta (Presidente Nazionale AIOM), Anna Sapino (Presidente SIAPEC-IAP), Stefania Gori (presidente Fondazione AIOM), Maria Masocco (Responsabile scientifico PASSI e PASSI d’Argento, Istituto Superiore di Sanità) e Franco Locatelli (Presidente del Consiglio Superiore di Sanità)È stato invitato il Ministro della Salute, Roberto Speranza. Il numero di posti disponibili per seguire la conferenza stampa in presenza è limitato, per le norme sul distanziamento fisico. Quanti nuovi tumori saranno diagnosticati in Italia nel 2020? Saranno più colpiti gli uomini o le donne? Quanti saranno i decessi? Quanti sono oggi i giovani malati? Quante persone vivono dopo la diagnosi? Sono alcune delle domande a cui risponde il volume “I numeri del cancro in Italia 2020”, il censimento ufficiale in grado di offrire una panoramica aggiornata sui numeri delle neoplasie relativi all’anno in corso. Questa pubblicazione, firmata dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), dalla Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (SIAPEC-IAP), da Fondazione AIOM, PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) e PASSI d’Argento rappresenta un appuntamento annuale, indispensabile sia per gli addetti ai lavori che per i cittadini per conoscere l’impatto dei tumori con i dati epidemiologici relativi agli ultimi 12 mesi.

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Prevenire il cancro del colon-retto attraverso l’Intelligenza Artificiale

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

PENTAX Medical, una divisione del Gruppo HOYA, presenta PENTAX MEDICAL DISCOVERY™ con l’obiettivo di supportare la lotta contro il tumore del colon-retto. Disponibile a partire da oggi anche nei mercati EMEA e APAC*, PENTAX MEDICAL DISCOVERY™ è un innovativo rilevatore di polipi dotato di Intelligenza Artificiale (IA) e studiato per fornire supporto agli endoscopisti durante la colonscopia nell’individuazione di potenziali lesioni.“I vantaggi che PENTAX MEDICAL DISCOVERY™ offre al personale medico sono straordinari. Sin dall’inizio, infatti, il nostro obiettivo era quello di portare l’Intelligenza Artificiale in sala operatoria nel modo più intuitivo possibile. Volevamo offrire allo staff medico la possibilità di utilizzare questa innovativa tecnologia per ottenere una diagnosi clinica più accurata e migliorare l’assistenza al paziente”, ha affermato Wolfgang Mayer, Managing Director, R&D, PENTAX Medical Augsburg, Germania. Da sempre PENTAX Medical si impegna a diffondere l’implementazione dell’Intelligenza Artificiale per migliorare la salute e il comfort dei pazienti, nonché la professionalità delle istituzioni mediche. Grazie a una tecnologia di automazione intelligente e servizi a supporto per combattere malattie, tumori e infezioni, PENTAX Medical crede fortemente che l’Intelligenza Artificiale possa offrire un supporto ulteriore a medici e pazienti.

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Cancro del colon-retto: le possibili conseguenze del rinvio degli screening dovuto alla pandemia di Covid-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

I risultati di uno studio guidato da ricercatori dell’Università di Bologna, dell’Università di Parma e IRCCS Humanitas, pubblicati sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology, stimano le conseguenze che il rinvio degli esami di screening per il cancro del colon-retto, dovuto alla pandemia di Covid-19, potrebbero avere sulla ritardata diagnosi di malattia e sull’aumento della mortalità. Lo studio stima che ritardi nello screening di oltre 4-6 mesi aumenterebbero significativamente la diagnosi di casi più avanzati di cancro colorettale, e se i ritardi superassero i 12 mesi, sarebbe destinata ad aumentare anche la mortalità. Dopo i mesi di sospensione dovuti al lockdown, l’attività di screening è spesso ripresa in misura ridotta, ma in alcune realtà si sta cercando di trovare percorsi alternativi. «Qui a Bologna il programma di screening, in collaborazione con le associazioni delle farmacie, ha riorganizzato l’accesso al test del sangue occulto fecale facilitando l’adesione. Questa modalità evita l’accesso nelle strutture sanitarie e aumenta il numero dei punti di riconsegna», aggiunge Ricciardiello. «È necessario continuare a lavorare per aumentare ancora il numero degli utenti che aderiscono al programma». Pubblicato sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology con il titolo Impact of SARS-CoV-2 pandemic on colorectal cancer screening delay: effect on stage shift and increased mortality, lo studio è stato coordinato da Luigi Ricciardiello (Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università di Bologna – U.O. Gastroenterologia, Policlinico di Sant’Orsola) e Luigi Laghi (Università di Parma, IRCCS Humanitas), con la collaborazione delle statistiche Clarissa Ferrari (IRCCS Fatebenefratelli di Brescia) e Michela Cameletti (Università di Bergamo). Lo studio è stato realizzato anche grazie al sostegno di Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro: i due ricercatori Luigi Ricciardiello e Luigi Laghi sono titolari di Investigator Grants AIRC quinquennali.

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Servono più risorse da destinare alla cura del cancro nel nostro Paese

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

Per affrontare la fase 3 della pandemia e un’eventuale seconda ondata del Covid nel prossimo autunno. In Italia, i tumori costano ogni anno circa 20 miliardi di euro: le uscite per i farmaci antineoplastici, nel 2018, hanno raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni e i costi diretti a carico dei pazienti e delle famiglie sono stimati pari a 5,3 miliardi di euro. Alla cura di tumori in stadio più avanzato corrispondono uscite sempre maggiori per le terapie. E la sospensione degli screening, la diminuzione delle visite oncologiche ambulatoriali e la cancellazione o il rinvio di numerosi interventi chirurgici, determinati dall’emergenza Covid negli ultimi mesi, rischiano di causare un aumento del numero di diagnosi di cancro in fase avanzata nei prossimi anni nel nostro Paese, con la necessità di più risorse. “È forte la preoccupazione dei pazienti che un’eventuale seconda ondata del virus in autunno possa provocare gli stessi danni a cui abbiamo assistito nella fase 1, in assenza di provvedimenti migliorativi dell’assistenza sia territoriale che ospedaliera – afferma Francesco Cognetti, Presidente di Fondazione Insieme contro il Cancro e coordinatore del Tavolo Tecnico -. Come affermato in molte occasioni dal Ministro Speranza, serve un significativo e immediato aumento delle risorse da destinare alla sanità. Le malattie croniche hanno un impatto enorme sulla spesa sanitaria. Basta pensare che, in Italia, quasi 11 milioni di persone vivono con patologie oncologiche, ematologiche e cardiovascolari. Il sistema nella fase acuta della pandemia ha prodotto grandi risultati grazie ad un buon sistema ospedaliero e al sacrificio degli operatori sanitari, che sono stati in grado di superare le lacune organizzative della medicina territoriale”. Il Fondo sanitario nazionale per il 2020, pre-Covid, era pari a 116,474 miliardi di euro. La spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL, in Italia, nel 2018, è stata pari al 6,5%. Grandi Paesi europei come Germania (9,5%), Francia (9,3%) e Regno Unito (7,5%), nel 2018, hanno registrato percentuali di spesa pubblica in sanità rispetto al PIL decisamente più alte delle nostre (Fonte OCSE).“Buona parte delle criticità, emerse durante l’emergenza Covid-19, si riferiscono a carenze relative alla sanità pubblica territoriale, che inevitabilmente hanno determinato un sovraffollamento degli ospedali – spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Nel 2019, in Italia, sono stati stimati 371mila nuovi casi di cancro. Per quel che attiene all’assistenza oncologica, riteniamo, come spiegato nel Documento, che una serie di attività quali i follow-up dei pazienti non più in trattamento, le attività di screening e di riabilitazione oncologica e tutte le problematiche attinenti alla gestione delle cronicità possono essere gestite in strutture sanitarie territoriali ad hoc di nuova istituzione, con una forte e strutturata collaborazione tra specialisti ospedalieri e medici di medicina generale”.“Inoltre – conclude il prof. Cognetti – serve forte impulso alla ricerca traslazionale e clinica, soprattutto nel settore della medicina personalizzata, privilegiando soltanto i progetti più validi e promettenti al fine di aumentare la selettività dei trattamenti con il risultato della massima efficacia e minore tossicità. Dovrà essere previsto un uso più esteso dei test genomici con capacità già dimostrata di markers prognostici e predittivi dei trattamenti oncologici, anche al fine di evitare, per esempio, la chemioterapia adiuvante in molte pazienti con cancro della mammella operato, così ponendo fine alle assurde discriminazioni attualmente in atto tra le Regioni a questo riguardo”.Nel webinar intervengono anche Franco Locatelli (Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, membro del Comitato tecnico scientifico della Protezione Civile e delegato del Ministro della Salute), Sergio Amadori (presidente AIL, Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma), Elisabetta Iannelli (Segretario Generale Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia – FAVO) e Antonio Gaudioso (Segretario Generale Cittadinanzattiva).

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I malati di cancro promuovono l’oncologia italiana per la gestione dell’emergenza Covid

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

Il 93% dei pazienti dichiara che lo staff sanitario è stato sempre raggiungibile via telefono o mail in questi ultimi mesi. Per il 97% i centri oncologici hanno pienamente rispettato le norme di sicurezza stabilite dalle autorità competenti. Otto malati su dieci ritengono che il personale medico-sanitario abbia dato la giusta attenzione alle loro ansie e preoccupazioni relative alla pandemia. L’89% afferma di avere ricevuto indicazioni precise sui dispositivi di protezione individuale (guanti o mascherine) al momento dell’accesso ai reparti o ai day hospital. E tutti i pazienti oncologici, sia sintomatici che non, sono stati sottoposti al tampone per il Coronavirus. E’ quanto sostiene un’indagine condotta su oltre 700 pazienti oncologici, provenienti da tutto il territorio nazionale, e promossa dall’Università Politecnica delle Marche e dagli Ospedali Riuniti di Ancona. Dalla ricerca emergono anche forti preoccupazioni circa le possibilità di contagio. Sette pazienti su dieci temono di essere colpiti dal Covid-19 e di poter, a loro volta, trasmetterlo a parenti e amici. “L’indagine dimostra come l’oncologia del nostro Paese sia riuscita finora a contenere gli effetti negativi di una pandemia devastante – spiega la prof.ssa Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Politecnica delle Marche e Direttore della Clinica Oncologica Ospedali Riuniti di Ancona -. I giudizi espressi dai pazienti sono, infatti, largamente positivi sia per quanto riguarda il rispetto delle regole di sicurezza che il livello di assistenza garantito. Tutti noi oncologi siamo stati chiamati ad uno sforzo enorme in quella che è stata l’ora più buia del sistema sanitario nazionale. Il malato oncologico è fragile perché soffre già di una patologia molta seria ed è giustamente preoccupato per le sue condizioni e per l’incolumità dei suoi cari. E’ perciò fondamentale riuscire ad instaurare un dialogo corretto, preciso e rassicurante con pazienti e caregiver. Le informazioni che dobbiamo dare, a una categoria molto particolare di uomini e donne, devono essere chiare e via via aggiornate in base alle nuove evidenze scientifiche emerse. Questo sta già avvenendo nei reparti attivi sull’intero territorio nazionale. Il 59% dei pazienti afferma che è stato concesso il giusto tempo, durante i colloqui con i medici, per comprendere le raccomandazioni da seguire in questa situazione d’emergenza”. Dalla ricerca nazionale, condotta dall’ateneo e dall’ospedale marchigiano, si riscontrano anche forti timori sul ricorso ad alcuni trattamenti anti-cancro. Il 53% degli intervistati teme che la chemioterapia possa aumentare le probabilità di contagio mentre il 35% pensa la stessa cosa dell’immunoterapia. “Per i pazienti colpiti da tumore esiste davvero un maggiore rischio di essere colpiti dal Covid in quanto potenzialmente immunodepressi – prosegue la prof.ssa Berardi -. In caso di contagio la gestione degli effetti negativi del virus sull’organismo risulta molto più complessa. Secondo gli ultimi dati della letteratura scientifica la mortalità dei pazienti oncologici con Coronavirus è tripla rispetto alla popolazione generale. Il timore maggiore è derivato dal fatto che i malati devono frequentare le strutture sanitarie per visite, esami e terapie. La chemioterapia può determinare un’ulteriore immunodepressione in quanto riduce i globuli bianchi. E’ una delle controindicazioni più insidiose e in questo particolare momento storico viene percepita come ancora più pericolosa. Al tempo stesso viene giustamente riconosciuta la migliore sicurezza di un trattamento innovativo e molto efficace come l’immunoterapia. E’ utilizzata da diversi anni in un numero crescente di neoplasie e rispetto alla chemio ha minori effetti collaterali anche a livello delle nostre difese immunitarie. Solo un giusto dialogo da parte dei clinici può rassicurare i pazienti e stimolarli a proseguire con le cure oncologiche. Rispettando le norme di sicurezza è possibile continuare a curare i malati anche nei prossimi mesi quando, come sostengono gli epidemiologi, la curva epidemica potrebbe risalire in concomitanza dell’arrivo della brutta stagione”. “La ricerca è stata resa possibile grazie al costante e prezioso supporto del dott. Michele Caporossi, direttore generale degli Ospedali Riuniti di Ancona e del Prof. Gian Luca Gregori, Rettore dell’Università Politecnica delle Marche – conclude la prof.ssa Berardi -. Ringrazio infine Zelmira Ballatore, Filippo Merloni, Nicoletta Ranallo e Lucia Bastianelli per il prezioso aiuto nella realizzazione dell’indagine”.

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