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Posts Tagged ‘cancro’

Cancro, linea guida per i trattamenti di precisione. Identificati 600 bersagli

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Medicina di precisione ancora in fase iniziale, mancano fondi e tecnologie. Un nuovo studio pubblicato su Nature ha portato un grande contributo alla produzione della Cancer Dependency Map, ovvero una linea guida per i trattamenti anticancro di precisione che potrà aiutare i pazienti a ricevere terapie più efficaci.I ricercatori del Wellcome Sanger Institute e di Open Targets, a Cambridge, nel Regno Unito, hanno utilizzato la tecnologia CRISPR per interrompere l’attività di quasi 20.000 geni in oltre 300 modelli provenienti da 30 tipi di cancro, e per scoprire quali di questi fossero essenziali per la sopravvivenza delle varie forme tumorali. In seguito, hanno sviluppato un nuovo sistema per assegnare una priorità e classificare ben 600 bersagli farmacologici promettenti per lo sviluppo di nuovi trattamenti.In questo studio di proporzioni notevoli, il più grande finora effettuato sull’argomento, gli esperti si sono concentrati su tumori comuni, come quello al polmone, al colon e alla mammella, e su tumori che hanno particolari bisogni clinici insoddisfatti, come quello al polmone, all’ovaio e al pancreas, nei quali la necessità di nuovi trattamenti è urgente. «Scienziati e aziende farmaceutiche stanno esplorando nuove terapie mirate che uccidano selettivamente le cellule cancerose, lasciando illeso il tessuto sano» afferma Francesco Iorio, co-primo autore dello studio. «Attualmente produrre nuovi trattamenti efficaci è molto difficile, infatti sviluppare un singolo farmaco può costare uno o due miliardi di dollari, ma circa il 90% dei medicinali viene abbandonato perché non adatto all’uso o inefficace durante lo sviluppo. Pertanto, la selezione di un buon target farmacologico all’inizio del processo può essere considerata la parte più importante della scoperta di nuovi farmaci» prosegue.Un bersaglio tra quelli scoperti che appare particolarmente notevole in diversi tipi di cancro è la elicasi RecQ della sindrome di Werner (WRN). Il gruppo di lavoro ha infatti osservato che le cellule tumorali che presentano un percorso di riparazione del DNA difettoso, e che costituiscono i tumori con instabilità dei microsatelliti, richiedono proprio la presenza di WRN per la loro sopravvivenza. L’instabilità dei microsatelliti è importante per la ricerca, in quanto si verifica in molti diversi tipi di cancro, tra cui il 15% dei casi di cancro del colon e il 28% dei tumori dello stomaco. Questa identificazione offre quindi un’entusiasmante opportunità per sviluppare i primi trattamenti contro il cancro mirati a contrastare la presenza di WRN.«Per la prima volta, e in maniera guidata dai dati, siamo in grado di offrire una guida sui geni che potrebbero costituire obiettivi terapeutici per lo sviluppo di nuovi farmaci anti-cancro» afferma Matthew Garnett, co-autore principale. Come ricorda l’esperto, la Cancer Dependency Map è un enorme sforzo volto a identificare tutte le debolezze che esistono nei diversi tumori, che permetterà di potenziare la prossima generazione di farmaci. «In definitiva, speriamo che tutto questo avrà un impatto sul modo in cui trattiamo i pazienti, e che molti più pazienti possano ottenere terapie efficaci. Ora questo strumento sarà liberamente disponibile per gli scienziati di tutto il mondo per capire in che modo un cancro si caratterizzi come tale, e come sia possibile prendere di mira i diversi tipi di cancro in modo molto più efficace di quanto sia faccia attualmente» conclude. (fonte: doctor33 – Nature. 2019. Doi: 10.1038/s41586-019-1103-9
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30971826)

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Elimina gli alcolici dalla tua giornata e non ti viene il cancro: Si! No! Forse?

Posted by fidest press agency su sabato, 27 aprile 2019

L’alcol è una sostanza edonica, ma nel creare piacere può indurre dipendenza e certamente danno a vari organi e apparati. Se questo è vero per tutti, è altrettanto vero che per i giovani rappresenta un rischio ancora maggiore, poiché i ragazzi lo metabolizzano male, ne abusano spesso senza neanche rendersene conto, si abituano ad un approccio alle bevande alcoliche che può durare tutta una vita, lo usano per ‘sballare’ senza spendere granché e senza avere rapporti con l’illegalità. Spesso, sobri o ubriachi, inconsapevoli, si mettono alla guida di veicoli e muoiono (o fanno morire). Per tutte queste e per altre tante ragioni non può esistere uso di alcol fra i giovani. Non può essere altresì promosso l’uso indiscriminato di alcol in tutte le altre popolazioni (adulti e anziani). Ciò detto, vanno tuttavia fatte alcune considerazioni su recenti articoli della letteratura scientifica che già di per sè presentano un grosso bias fra il titolo e il contenuto. “L’alcol fa venire il cancro, l’alcol è un cancerogeno primario, anche un bicchiere di vino ne aumenta il rischio”… Questo dicono i titoli di recenti articoli. Tuttavia, leggendo gli stessi lavori, si evince che l’associazione forte è, anche a basse dosi di alcol, solo per cancro della mammella dopo la menopausa, della prostata (su cui tuttavia incide la presenza di insulino-resistenza) e forse del melanoma (su cui pesa come fattore confondente l’esposizione a raggi solari). Addirittura si documenta effetto protettivo dell’alcol per tumore vescicale, renale, ovarico e linfomi. Se la ricerca bibliografica sui fattori determinanti il cancro viene fatta per dieta e ambiente, emergono strettissime associazioni causa-effetto per eccesso di carboidrati, obesità e diabete, ridotta attività fisica, fumo, esposizione a contaminanti alimentari utilizzati nell’industria o nell’agricoltura (nitrosamine, idrocarburi policiclici, cadmio, arsenico, policromobufenili, diossine, pesticidi, interferenti endocrini, e altri ancora), contatto con sostanze utilizzate nel lavoro industriale (ad esempio collanti o clorofenoli nelle lavanderie o nei ristoranti, distruttori endocrini derivanti da una non corretta gestione dei rifiuti, e così via). Più recentemente, particolare importanza nella patogenesi dei tumori viene data all’uso di sostanze anabolizzanti-dopanti nelle palestre. Tutto ciò ha fatto sì che l’American Institute for Cancer Research nel 2018 (Alcoholic drinks and the risk of cancer, CUP, Continuous Update Project analysing research on cancer prevention and survival, World Cancer Research Fund), dopo attenta revisione della letteratura, abbia rivisto le proprie posizioni rispetto al 2007. Un primo problema metodologico posto dagli autori è la valutazione del contenuto alcolico di un drink (unità di misura con cui si valuta il consumo di alcolici). Ad esempio, in Gran Bretagna il vino è servito in un bicchiere di 250 ml contro i 125 ml generalmente considerato in Italia! L’altro discorso metodologico riguarda i ‘confounders’ quali appunto tutti quei fattori intrinseci (metabolici, ormonali, genetici, eccetera) o estrinseci (altre abitudini voluttuarie, dieta, esposizioni ambientali e lavorative, sede di residenza e altro ancora) che certamente possono influenzare l’insorgenza di cancro. Gli autori concludono sulla stretta associazione tra alcol e cancro-tumore mammella in epoca pre-menopausale e, carcinoma squamoso dell’esofago (nessuna relazione con adeno-carcinoma). Per fegato, colon e stomaco bisogna superare dai 30 ai 45 grammi di alcol/die per avere una significativa associazione, e per il pancreas non vi è alcun dato conclusivo. Infine un lavoro di marzo 2019 (Int J Cancer 2019), in cui sono stati valutati come fattori di rischio per tumore il fumo, l’alcol, l’indice di massa corporea, la dieta, l’attività fisica, il digiuno prolungato, le infezioni e le polluzioni ambientali, mostra come circa il 35 per cento di nuovi casi di tumore nell’adulto siano collegati all’associazione di più fattori, fra cui particolarmente la ridotta attività fisica e il fumo.“Quello che ci preme sottolineare, afferma il presidente della Sige Domenico Alvaro, professore di gastroenterologia dell’università ‘la Sapienza di Roma’ – é il ruolo delle società scientifiche e, nel caso in oggetto, della Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige) nella interpretazione e diffusione delle novità scientifiche riguardanti la salute dell’uomo”.

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Dopo il cancro l’impotenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Ogni anno questo problema affligge migliaia di italiani che dopo l’intervento di asportazione radicale della prostata (prostatectomia) possono avere deficit erettile. Il disturbo condiziona pesantemente la qualità di vita e il rapporto di coppia. Se le terapie con farmaci sono inefficaci, la soluzione definitiva è l’impianto di protesi peniene di ultima generazione, che consentono il ritorno a una normale sessualità.In questo campo l’Andrologia dell’Azienda Usl di Piacenza, diretta dal dottor Stefano Fiordelise, fa scuola a livello nazionale. In particolare, l’ospedale di Castel San Giovanni è riferimento per la chirurgia protesica peniena, riconosciuto dalla Società Italiana di Andrologia (SIA). Le tecniche utilizzate dall’equipe del dottor Fiordelise saranno protagoniste il 12 aprile del corso NASA (National Academy of Surgical Andrology). Una giornata di full immersion nella chirurgia andrologica protesica per giovani andrologi selezionati dalla SIA. Il dottor Fiordelise eseguirà interventi di alta specialità, tra i quali l’impianto di protesi peniene per la disfunzione erettile. “Si tratta”, spiega Fiordelise, “di un’iniziativa nazionale della SIA, nata per favorire il perfezionamento chirurgico e diagnostico in andrologia rivolto ai giovani andrologi e al fine di incentivare e far conoscere i vantaggi di questi impianti”.Sono circa 3 milioni gli italiani over 50 affetti da impotenza, conseguenza indesiderata dell’asportazione radicale della prostata .“L’asportazione chirurgica della prostata”, spiega Fiordelise, “nonostante le tecniche laparoscopiche, robotiche e la nerve sparing che risparmia i nervi dell’erezione, causa comunque impotenza in circa il 30-40% dei pazienti. Durante l’intervento infatti i nervi dell’erezione possono subire quei danni che causano la disfunzione erettile, spesso definitiva. Per tornare al vigore sessuale di prima e quindi tornare ad amare pienamente, la soluzione definitiva è l’impianto di protesi peniene tricomponenti di ultima generazione. Rispetto a quelle del passato, le tricomponenti inducono un’erezione simile a quella fisiologica”.
Una semplice pressione. “L’impianto della protesi”, continua l’esperto, “è un intervento sicuro e si effettua con l’inserimento, all’interno dei corpi cavernosi del pene, di due tutori espansibili. L’uomo può ottenere un’erezione, che ha la stessa sensibilità e capacità di orgasmo presenti prima dell’intervento. L’Andrologia dell’Azienda Usl di Piacenza vanta circa 800 visite andrologiche all’anno e numerosi sono gli interventi di implantologia protesica, che si eseguono all’ospedale di Piacenza senza alcuna costo per il paziente.

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16a Conferenza Internazionale sul cancro al seno di St. Gallen

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

I Nuovi dati recentemente presentati sul cancro al seno di St. Gallen ribadiscono ulteriormente l’utilità del test Oncotype DX Breast Recurrence Score® al fine di ottimizzare le raccomandazioni alla chemioterapia in pazienti con tumore al seno in stadio precoce con o senza interessamento linfonodale.Un’analisi aggiornata del Registro dei Servizi Sanitari di Clalit, la più grande struttura sanitaria in Israele, ha esaminato le cartelle cliniche di oltre 1.300 pazienti affette da cancro al seno senza interessamento linfonodale, applicando il valore soglia del Recurrence Score® determinato dallo studio TAILORx. La ricerca ha dimostrato che l’utilizzo della chemioterapia era allineato rispetto al valore del Recurrence Score e che le pazienti con un punteggio fino a 25, la maggior parte delle quali trattate solo con l’ormonoterapia, hanno avuto esiti eccellenti a 10 anni, con bassi tassi di recidive a distanza.Inoltre i risultati di uno studio real life su più di 80.000 pazienti, basato sull’analisi del database Surveillance, Epidemiology and End Results (SEER) dell’Istituto Nazionale Tumori (NCI) statunitense, hanno confermato che l’esito del test Oncotype DX Breast Recurrence Score consente di prevedere i benefici da chemioterapia: le pazienti con un risultato fino a 25 non ricevono alcun beneficio dalla chemioterapia.

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Le cicatrici del cancro nel libro “18 millimetri di indifferenza”

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Sarà presentato a Viareggio presso Villa Argentica, il 27 marzo prossimo, con la Onlus ‘Amici per sempre’, con il patrocinio della Provincia di Lucca il libro “18 millimetri di indifferenza”, della scrittrice vercellese Barbara Appiano. I proventi del libro saranno devoluti interamente alla stessa Onlus, creata dal Primario della Chirurgia dell’ospedale di Desio Dott. Maggioni Dario, e in seguito il libro sarà presentato presso lo stesso ospedale, alla presenza dei malati oncologici.Onlus i cui fini sono quelli di finanziare la ricerca, dare assistenza agli ammalati, e erogare borse di studio agli studenti più meritevoli, ad essere dedicato alIl libro, dedicato dalla scrittrice ai Dott.Francesco Dessi e Dott.Valter Berardi che l’hanno liberato dalle “particelle scomunicate da Dio” parte dalla scoperta del cancro dalla scrittrice, per arrivare a profonde riflessioni sul significato del cancro, della malattia e delle nostre stesse esistenze.
“18 millimetri di indifferenza” è un libro sperimentale in cui a parlare è la stessa malattia, perché la Appiano giunge alla conclusione che “il tumore abbia una sua forma di coscienza, oltre che una spinta del cervello frontale, o limbico, che é la parte emozionale della mente2.Da qui la convinzione della scrittrice per cui “sia il nostro stesso subconscio a decidere di farci ammalare”, con dimostrazioni di questa sua tesi nello stesso libro .Perché per Barbara Appiano “il tumore è il complemento oggetto della nostra vita spesa male, a distruggere prima il pianeta, e poi noi” e perché “il tumore è la più perversa forma di suicidio assistito”.Questa la prefazione del libro scritto dalla Prof.ssa Francisetti Brolin Sonia.”Nella rapidità dei tempi moderni, dominati dal motto “tutto e subito”, sono sempre più presenti due spettri: la nostalgia e il cancro. Spesso questi incubi sono passati sotto silenzio, come se la damnatio memoriae servisse a un’atetesi implicita, mentre, in realtà, acquisiscono maggior forza tra le nostre paure. In tal senso, Barbara Appiano, parlando della propria esperienza di malata oncologica, ci mostra e ci insegna, quale pedagogista di un nuovo umanesimo, una via per capire il tumore e sconfiggerlo.Il testo, attraverso ventiquattro capitoli, al pari dei libri dei poemi epici, incarna una novella enciclopedia tribale, per usare una espressione di Parry in relazione all’Iliade, Infatti, l’autrice tenta di fornire un libretto di istruzioni per la vita, nella quale ci accompagnano sempre, ancelle del Fato, le malattie, anche se l’uomo si illude di essere immortale. Solitamente, le narrazioni sulla sconfitta di un brutto male, eufemismo rassicurante, sono scritte in prima persona dal vincente, il paziente che ha sconfitto l’intruso. Barbara Appiano, invece, fa parlare in prima persona la cellula tumorale, il Bosone di Higgs, che è stato costretto a cedere di fronte alla sua forza d’animo.La scrittura, con un approccio di pavesiana memoria, diventa, dunque, un metodo per liberarci dalla codardia, che spesso spinge il malato ad arrendersi alla malattia per sfinimento. Il tumore, difatti, è correlato a un altro grande male del nostro secolo, cioè la nostalgia, intesa quale malinconia, solitudine, che rende il singolo, ormai indebolito nella sua essenza di animale sociale, una facile preda del Bosone.
Il Bosone predatore, un’immagine forse un poco forte a una prima lettura, rappresenta bene l’istinto di predazione dell’umanità stessa, un istinto negativo, se le ambizioni e le ansie distruggono la nostra physis, ma positivo, se si tratta della capacità, insita in noi, di reagire al gioco d’azzardo di una vita che, tante volte, ci pone davanti a un tavolo da poker, a cui, pur controvoglia, dobbiamo giocare una partita. Così, con fatalismo dirompente, l’autrice racconta la scoperta, durante una mammografia, di una massa tumorale di diciotto millimetri, ma, con il suo abituale taglio ironico e uno stile inconsueto, il tumore viene presentato come un condannato a morte, perché, se non si pensa alla malattia, il cancro muore, sopraffatto dalla nostra vis.
Nel suo idealismo, Barbara Appiano cede ai lettori e, in particolare, ai pazienti oncologici, nonché alle loro famiglie, i propri sogni, le visioni oniriche di una pioniera, pronte per essere scongelate e scaldate nel cuore di chi, purtroppo, è più debole di fronte alle emergenze esistenziali della vita”.

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Nuove armi contro il cancro alla prostata

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Farmaci, certo, ma anche nuove realtà di intervento chirurgico e di microscopica verifica del risultato ottenuto, grazie anche all’impiego del robot. Questo accade all’ospedale di Baggiovara, presso Modena. Si tratta di due “strumenti” che vedono protagonista il professor Bernardo Rocco, primario presso l’ospedale e direttore della Struttura complessa di Urologia, un punto d’eccellenza. Dice il professore: “Nel 2006 introdussi la chirurgia robotica multidisciplinare allo IEO di Umberto Veronesi a Milano, sviluppando in particolare l’approccio al tumore alla prostata. Fu il mio momento magico”. Rocco è stato negli USA per anni come assistente del professor Vitul Patel, uno dei grandi padri fondatori della robotica medica, diventando clinical instructor proprio per quello specifico settore del quali è oggi leader conosciuto e riconosciuto a livello mondiale.
Prima novità: il PrECE, (Predicting Extra Capsula Extension of Prostate cancer) un sistema predittivo, basato su nomogramma che indica lo stato di aggressività locale del tumore, messo a punto proprio dal professor Rocco in collaborazione con il più grande centro di prostectomia robotica degli States quello di Celebration, in Florida. “PrECE”, spiega il professor Rocco, “sviluppato su basi statistiche per ogni paziente guida il chirurgo nell’individuare il piano di intervento sulla ghiandola malata. Se il nomogramma prevede la presenza di un tumore confinato alla ghiandola prostatica si potrà effettuare un intervento nerve sparing, cioè con risparmio dei nervi deputati all’erezione; in caso di neoplasia più avanzata si procederà invece a una più ampia resezione chirurgica per garantire la sicurezza oncologica. Il sistema predittivo consente inoltre di sfruttare e incrementare al massimo i numerosi e vantaggi della chirurgia robotica, tra i quali spicca la maggior precisione dell’intervento chirurgico, e questo si ottiene grazie anche alla visualizzazione tridimensionale in diretta”.Presso l’urologia di Baggiovara non è solo all’ordine del giorno il PrECE, ma anche la microscopia confocale ex vivo (eseguita su tessuto asportato) introdotta dal professor Giampaolo Bianchi, ex direttore dell’urologia del policlinico di Modena può consentire una diagnosi immediata del tumore della prostata. Prosegue il professor Rocco :”utilizzata in campo urologico per la prima volta al mondo dall’università di Modena, consente di ottenere l’analisi istologica sul tessuto asportato in un minuto contro i 30 del classico esame. Permette così di effettuare un maggior numero di biopsie intraoperatorie volte a confermare la totale asportazione di tutto il tumore fino all’ultima cellula malata . La microscopia confocale si effettua con un particolare microscopio a riflettanza e fluorescenza posizionato in sala operatoria. Ciò che il microscopio “vede” viene trasferito su un pc e le immagini digitalizzate possono essere così condivise con qualunque patologo ovunque si trovi nel mondo, abolendo la necessità di disporre di in ospedale di un laboratorio e del personale addetto. I risultati preliminari del suo utilizzo presso l’università di Modena e Reggio Emilia e l’ospedale di Baggiovara sono stati pubblicati sul prestigioso British Journal of Urology International”.Miglioramento della diagnostica microscopica tecnologie e tecniche chirurgiche sempre più innovative, focalizzate con precisione sul paziente e sulla sua malattia: questa è la missione che la Clinica di Urologia di Modena intende perseguire.

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Working Group Immunoterapia di Alleanza Contro il Cancro

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

Grazie al lavoro degli oltre 250 ricercatori che cooperano con il Working Group Immunoterapia di Alleanza Contro il Cancro – la Rete Oncologica Nazionale fondata dal Ministero della Salute – entro il 2019 si concretizzeranno i primi risultati del progetto di creazione e validazione dell’algoritmo ideato per predire la responsività di un Paziente a un trattamento immunoterapico o, in alternativa, ad altre soluzioni terapeutiche. L’obiettivo primario è evitare al Paziente di ricevere terapie poco idonee e potenzialmente tossiche e consentire – come conseguenza – al SSN, di ridurre le spese associate a terapie non efficaci né nel breve, né nel lungo periodo.A questo task è coinvolta una molteplicità di professionisti – ricercatori, clinici, bioinformatici, biologi, anatomo patologi e chirurghi – degli Istituti associati alla Rete, ciascuno con un compito fondamentale. «Siamo partiti da uno studio retrospettivo – spiega Concetta Quintarelli, segretario del WG Immunoterapia, responsabile del Laboratorio di terapia Genica e Cellulare presso l’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – condotto su alcune decine di Pazienti. Per ognuno di essi siamo in procinto di ottenere uno score immunologico da validare in una corte di Pazienti prospettici in cura per carcinoma del polmone, arruolati nello studio clinico multicentrico e coordinato da Vanesa Gregorc dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano».
Grazie ai risultati dello studio retrospettivo «potremo iniziare le analisi anche nei nuovi Pazienti – spiega ancora – che riceveranno immunoterapia come prima linea terapeutica, al fine di verificare l’efficacia dell’algoritmo predittivo di risposta anche in questa categoria di Pazienti. Tutto ciò è stato possibile solo perché gli Istituti partecipanti hanno messo in moto una macchina operativa in cui più unità hanno dato il loro contributo fondamentale, dagli Uffici che si occupano dell’approvazione della progettualità da parte dei Comitati Etici, alle Unità cliniche che selezionano i pazienti idonei per le loro caratteristiche ad essere arruolati nello studio, alle anatomie patologiche che sono state impegnate in prima linea nella sezione e preparazione dei materiali biologici da studiare».
Il progetto è molto ambizioso poiché, come sottolineato dalla stessa Quintarelli «il materiale biologico viene sottoposto a quattro differenti analisi, che non potrebbero essere eseguite se non sussistesse una forte collaborazione tra diversi IRCCS: RNASeq presso Istituto Regina Elena, WES (Whole Exome Sequencing) presso Istituto Europeo di Oncologia, TCR (T Cell Receptor) sequencing presso Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e tipizzazione HLA (Human Leukocyte Antigens) presso Ospedale San Raffaele IRCCS di Milano. Lo studio è disegnato dentro un range di casi compreso tra i 50 e i 100 – al fine di disporre del potere statistico necessario all’elaborazione. Elaborazione bioinformatica che è fortemente basata sul grande impegno del gruppo di Bioinformatica dell’IRCCS Regina Elena in collaborazione con IEO. I bioinformatici stanno al momento elaborando una piattaforma che sia in grado di integrare le quattro classi di dati in una matrice (l’algoritmo) per offrire corrispondenza tra l’outcome del Paziente e il fenotipo caratterizzato con i test. Soddisfazione, oltreché dai vertici di ACC, è stata espressa dal DS del Regina Elena, Gennaro Ciliberto, che ha sottolineato l’importante ruolo dell’IRCCS romano nello studio dell’immunoscore del polmone, strumento prognostico che misura l’incidenza del microambiente tumorale sulla risposta immunitaria.

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Il vetrino è sempre più una vera e propria arma contro il cancro

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Lo afferma il Prof. Mauro Truini, Presidente Nazionale della Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica – Divisione Italiana della International Academy of Pathology (SIAPEC-IAP) –. Tale concetto è riportato dalle più prestigiose riviste internazionali. Le cellule prelevate con esame citologico, talora anche in fasi precoci dello sviluppo delle neoplasie, ma più spesso in pazienti inoperabili, consentono non solo la diagnosi ma anche lo studio delle alterazioni dei geni indispensabile per la selezione dei pazienti oncologici per una terapia mirata e personalizzata. Con una diagnostica molecolare, che è ormai parte integrante della nostra attività quotidiana, aiutiamo l’oncologo nella scelta corretta di un trattamento, che sia il più adatto al paziente per le differenti neoplasie. Possiamo così favorire l’appropriatezza prescrittiva ed evitare ai pazienti e all’intera collettività terapie inutili se non addirittura controproducenti con risparmi importanti per l’interno sistema sanitario nazionale.” “La possibilità di fare una diagnostica precoce è propria della diagnosi citologica “to obtain more with less”. Cioè riuscire ad ottenere sempre più informazioni dallo studio di poche cellule è alla base del nostro lavoro – afferma la Prof. Esther Diana Rossi Co-direttore scientifico per la SIAPEC-IAP con il Prof Syed Ali co-direttore scientifico per la IAC del Tutorial che inizierà oggi a Roma -. La citologia riveste un ruolo sempre piu’ importante nella diagnosi delle patologie neoplastiche e non-neoplastiche. Interveniamo per esempio con le nostre diagnosi in un gran numero dei casi di carcinoma della mammella, la neoplasia femminile più diffusa nel nostro Paese e che solo lo scorso anno ha colpito 52.800 donne. Per questa patologia dobbiamo stabilire la presenza di determinate caratteristiche delle cellule neoplastiche che possono rendere efficaci le terapie. Non dobbiamo dimenticare inoltre il ruolo che la citologia ha sempre più acquisito per la diagnosi pre-operatoria delle neoplasie tiroidee e delle ghiandole salivari. L’utilizzo di tecniche ancillari, come l’immunocitochimica e la biologia molecolare possono consentire una diagnosi pre-operatoria che ci guidi nel management clinico o chirurgico più adeguato”. La maggior parte degli esperti citopatologi riuniti a Roma per il tutorial hanno contribuito con ruoli leader alla stesura di linee guida internazionali e sistemi di classificazioni delle lesioni della tiroide, delle ghiandole salivari, del polmone e della mammella, consentendo una apertura chiara e bidirezionale tra il patologo/citopatologo ed il clinico. “Chiediamo quindi alle istituzioni sanitarie, locali e nazionali, che ci siano maggiori investimenti in questa branca della medicina sia per la formazione degli specialisti, che come già succede nel Regno Unito, sono sempre meno, che nell’acquisto di nuove tecnologie”. L’appello della SIAPEC-IAP arriva nel corso di un Tutorial dell’International Academy of Cytology (IAC) che prende il via oggi e si svolge fino a sabato a Roma. L’evento vede la partecipazione di oltre 100 specialisti e vuole promuovere le conoscenze sulle ultime novità della diagnostica citologica attraverso le relazioni di alcuni tra i massimi esperti mondiali. “La personalizzazione del protocollo in base alla risposta dei pazienti alla terapia è una realtà consolidata nella pratica clinica – aggiungono Guido Fadda, Professore dell’Istituto di Anatomia e Istologia Patologica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Giovanni Negri Professore di Anatomia Patologica all’Ospedale di Bolzano, entrambi Responsabili del comitato italiano di Citologia della SIAPEC-IAP e relatori al Tutorial di Roma -. Emblematica in questo senso è l’evoluzione del trattamento del carcinoma polmonare per il quale effettuiamo esami ed analisi di precisione spesso su una minima quantità di cellule grazie all’agoaspirato. Nel caso del tumore polmonare, nonostante gli evidenti progressi, non siamo riusciti ancora ad ottenere risultati soddisfacenti in termini di sopravvivenza. Ogni anno si registrano oltre 33.800 decessi in tutta la Penisola. Una sempre migliore conoscenza dei meccanismi molecolari può essere la chiave per contrastare con maggiore efficacia questa pericolosa neoplasia. La ricerca deve quindi proseguire in questa direzione così come la collaborazione tra oncologo e anatomo-patologo che va rafforzata”. Il Tutorial di Roma sarà anche l’occasione di presentare le ultime novità scientifiche emerse sull’HPV test (Papilloma virus umano). “Il virus HPV causa complessivamente nelle varie sedi corporee 6.500 cancri ogni anno in Italia – conclude il prof. Truini –. Tali neoplasie HPV correlate sono in crescita ed hanno sede nel cavo orale e faringeo, nell’ultimo tratto intestinale, nel pene, nella vulva e vagina e nel collo dell’utero. Da qui la necessità di uno studio anche con metodiche molecolari per la precisa caratterizzazione di tali neoplasie e per il loro corretto trattamento. Anche in questo caso possiamo favorire una personalizzazione dei trattamenti anti-tumorali. Inoltre auspichiamo che tutte le Regioni adottino al più presto l’HPV test nel programma di screening per il carcinoma del collo dell’utero”.
Il Tutorial IAC di Roma analizzerà tutti gli ambiti di applicazione della Citologia e tutti i validi benefici che tale ramo dell’Anatomia Patologia può fornire nella diagnosi e management dei pazienti, sottolineando come una visione globale, multidisciplinare, rappresenti il percorso ottimale sempre nell’interesse del paziente.

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Oncologia: Il cancro e la malnutrizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Altro che Campania felix, la regione del Vesuvio non scoppia di salute, al contrario: i campani vivono in media 4 anni meno dei toscani e muoiono più spesso di tumore (10,7 ogni 10mila abitanti) contro il 9,0 ogni 10 mila della media nazionale nella fascia di età tra i 20 e i 64 anni.Alla mortalità per cancro contribuisce anche la malnutrizione, intesa come perdita di peso si, di massa grassa, ma soprattutto della preziosa massa muscolare. Un fenomeno che solo negli ultimi anni è stato valutato nella sua gravità tanto da essere definita una vera malattia concomitante e una conseguenza diretta della maggior parte dei tumori. Il Convegno Nutrients beyond Nutrition (Nutrienti oltre la nutrizione) giunto alla sua settima edizione e previsto per il prossimo 1 febbraio all’Hotel Parker vedrà riuniti importanti esperti italiani ed europei schierati per scambiarsi conoscenze e strategie terapeutiche su quello che viene considerato un vero e proprio killer. “La malnutrizione nei pazienti oncologici ha una prevalenza stimata in un range variabile tra il 15 e l’80% a seconda degli studi” sottolinea il Professor Maurizio Muscaritoli, Coordinatore Scientifico del Convegno e Presidente SINuC (Società di Nutrizione Clinica e Metabolismo) “eppure la perdita di peso nei malati viene considerato ‘normale’ anche dai medici che ancora non hanno percorsi di valutazione del rischio malnutrizione o specialisti in nutrizione clinica nei reparti. La perdita di massa muscolare è un convitato di pietra che se ignorato ha pesanti conseguenze: in alcuni casi è una controindicazione all’intervento chirurgico, determina fatigue, alterazioni metaboliche, complicazioni, perdita delle funzioni dei vari organi. Dobbiamo pensare ai muscoli come ai mattoni che formano tutto il nostro organismo: in presenza di un soggetto malnutrito è spesso necessario ridurre la dose di farmaci e modificare il programma di radioterapia sino ad interrompere le cure. Un paziente malnutrito avrà maggiori effetti collaterali, subirà una maggiore tossicità e un organismo debole risponde meno alle terapie”. Basterebbe una valutazione sin dalle prime fasi di malattia e un programma di intervento per evitare questi rischi: sappiamo che il tumore ha un metabolismo accelerato, consuma energie per alimentarsi e produce mediatori infiammatori che determinano la perdita di grasso e soprattutto di proteine. “Eppure la nutrizione clinica ha strumenti efficaci per affrontare e contrastare il problema: da una nutrizione a base di cibi semiliquidi e alimenti a fini medici speciali iperproteici, ma anche l’applicazione di un sondino naso-gastrico (per brevi periodi) al fine di aggirare i problemi di anoressia, deglutizione e disfagia che rendono difficile raggiungere l’apporto di nutrienti necessari” spiega il Professor Franco Contaldo Professore ordinario Medicina Interna, Università Federico II Napoli anticipando il tema della sua relazione “mentre la nutrizione enterale, tramite un sondino collegato all’addome è indicato per periodi più lunghi. Si tratta, va ricordato, di misure temporanee, utili a permettere al paziente si ottenere il migliore risultato possibile”.

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Giornata mondiale contro il cancro: l’importanza della preservazione della fertilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

In Italia sono circa 373.000 i nuovi casi stimati di tumore maligno del 2018 (esclusi i tumori cutanei non melanoma): 194.000 negli uomini, 178.000 nelle donne. Complessivamente in Italia ogni giorno circa 1.000 persone ricevono una diagnosi di tumore maligno.
In particolare, sono circa 5.000 le donne under 40 colpite ogni anno da tumore con un tasso di sopravvivenza a cinque anni stimato intorno al 65% con picchi che arrivano all’85% quando si tratta di linfomi e cancro alla mammella. Quest’ultimo rappresenta la neoplasia più frequente nel sesso femminile.“Poiché il tempo per preservare la fertilità prima dell’inizio della terapia oncologica è limitato – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – risulta essenziale che la paziente sia informata il prima possibile sulle opportunità disponibili attraverso le tecniche di procreazione medicalmente assistita. La tecnica più diffusa oggi è la vitrificazione degli ovociti, che permette di crioconservare gli ovuli maturi ottenuti dalla stimolazione ovarica per usarli successivamente quando la donna sarà guarita, con risultati analoghi all’impiego di ovociti freschi. In casi particolari, come quello delle neoplasie ematologiche in cui non è possibile effettuare un ciclo di iperstimolazione ovarica standard, lo specialista in medicina riproduttiva può offrire la conservazione del tessuto ovarico oppure l’aspirazione ovarica e la maturazione in vitro (IVM) degli ovociti che non richiede stimolazione ormonale, come appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Fertility and Sterility2”. IVI è al fianco delle pazienti oncologiche già dal 2007, offrendo il programma gratuito di preservazione della fertilità “Madre dopo il cancro” grazie al quale più di 1.200 donne affette da neoplasie hanno potuto preservare presso le cliniche IVI la propria fertilità senza dover sostenere alcun costo e senza nessun obbligo di utilizzo.Con la vitrificazione degli ovociti, grazie all’assenza di formazione di cristalli di ghiaccio, i tassi di sopravvivenza degli ovociti dopo lo scongelamento sono elevati e permettono quindi di posticipare la maternità con ragionevoli garanzie.Grazie alla crioconservazione del tessuto ovarico è invece possibile ripristinare la funzione ovarica, consentendo di ottenere parti spontanei e riportando, inoltre, i livelli ormonali a valori normali ed evitando gli effetti secondari tipici della menopausa precoce. Si tratta di una tecnica in via sperimentale rivolta a quelle pazienti per le quali non è possibile effettuare la vitrificazione degli ovociti, perché devono iniziare subito le chemioterapie o perché la stimolazione ormonale è controindicata a causa della tipologia della neoplasia.

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Dai nuovi materiali alle scoperte sul cancro: a cosa serve studiare la complessità

Posted by fidest press agency su martedì, 25 dicembre 2018

Il Centro per la Complessità e i Biosistemi (CC&B) dell’Università di Milano ha ottenuto due importanti finanziamenti nell’ambito della scienza dei materiali e della biomedicina: uno dal Consiglio Europeo per la Ricerca (ERC) per il progetto METADESIGN coordinato da Stefano Zapperi, professore di fisica teoria e direttore del Centro; l’altro dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) per condurre uno studio – diretto da Caterina La Porta, professoressa di patologia generale e membro del CC&B, e Micheal Pusch, ricercatore all’Istituto di Biofisica del CNR – il ruolo di due proteine da poco identificate nell’invasività tumorale. I metamateriali sono materiali artificiali la cui struttura è stata ingegnerizzata in modo da avere proprietà fisiche e meccaniche eccezionali. La loro progettazione è una sfida scientifica e tecnologica di grande portata e con un enorme potenziale per quanto riguarda le applicazioni nel campo dell’ingegneria. Nel suo precedente progetto – SIZEFFECTS, anch’esso finanziato dall’ERC – Zapperi aveva studiato l’effetto del disordine sulle caratteristiche meccaniche di diversi materiali usando algoritmi numerici in grado di calcolare il movimento di grandi quantità di piccole particelle. Il progetto METADESIGN, che ha ottenuto un finanziamento ERC Proof of Concept, raccoglierà l’eredità di SIZEFFECTS sfruttando gli stessi algoritmi per progettare metamateriali meccanici che siano realizzabili con una stampante 3D.Al giorno d’oggi, la progettazione di metamateriali tende a focalizzarsi su meccanismi già conosciuti e ben compresi, essendo principalmente basata sulle esperienze precedenti e sull’intuito. Grazie agli algoritmi sviluppati nel progetto METADESIGN, Zapperi ambisce a produrre attuatori – cioè quei componenti di una macchina che muovono e controllano meccanismi e sistemi – generici fatti di metamateriali e dotati di un’ampia gamma di possibili movimenti e alti livelli di rendimento.«I metamateriali hanno innumerevoli possibilità in termini di flessibilità e applicazioni, dalla robotica alla moda, fino agli strumenti biomedici», afferma Zapperi. «Il nostro approccio computazionale ci consente di progettarli esplorando configurazioni che non sarebbero ottenibili con i metodi convenzionali».Gli ioni possono muoversi attraverso la membrana cellulare grazie a una serie di canali proteici e la regolazione di questo flusso ionico in entrata e in uscita è fondamentale per molti processi cellulari. Fra i quali ci sono anche l’invasività delle cellule dei melanomi e l’adesione dei linfociti che circolano nel sangue a cellule specializzate – un processo chiamato homing, che contribuisce allo sviluppo di una risposta immunitaria specifica.L’obiettivo del progetto AIRC di Pusch e La Porta è lo studio di due canali molecolari recentemente scoperti per capire che ruolo giocano nell’invasività tumorale. Come prima cosa, i ricercatori caratterizzeranno il profilo molecolare di questi canali e, tramite una serie di esperimenti, ne verificheranno l’importanza nei processi di diffusione delle metastasi e nell’homing dei linfociti. Successivamente, svilupperanno molecole sintetiche disegnate apposta per interagire con queste proteine cercando quindi di ostacolare la capacità delle cellule tumorali di diffondersi e invadere altri tessuti.«Più informazioni abbiamo sulle basi molecolari dell’invasività tumorale, più potremo cercare di contrastarla», commenta La Porta. «L’identificazione di specifici strumenti chimici in grado di colpire in maniera mirata queste proteine potrebbe aprire la strada a nuove strategie chemioterapeutiche per combattere il melanoma e per aumentare l’efficacia dell’immunoterapia».

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Alleanza contro il cancro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Punto di riferimento italiano nella ricerca traslazionale, Alleanza Contro il Cancro – la Rete Oncologica Nazionale – ha attivato working group per singole patologie la cui matrice è rappresentata dal WG Genomics «piattaforma di ricerca trasversale agli altri gruppi clinici – spiega il professor Ruggero de Maria, Presidente ACC – creata per facilitare l’accesso ai ricercatori del network alle tecnologie di analisi molecolare».
Il core della ricerca traslazionale: identificare il miglior trattamento per il Paziente. Centrale, nell’architettura del WG, il cui segretario è Luca Mazzarella dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano – è l’infrastruttura informatica nazionale coordinata da un core di bioinformatici basato allo IEO. Il team sovrintende all’attività dei ricercatori dei singoli Istituti associati ACC; in ogni Centro, infatti, un bio informatico e un wet biologist sono incaricati del processamento, dell’analisi e del successivo trasferimento dei dati ottenuti dai clinical trials alla piattaforma computazionale nazionale. Le informazioni mutazionali confluite al core sono integrate con quelle della letteratura scientifica per predisporre application / banche dati dotate di un’interfaccia user friendly che l’oncologo può utilizzare per individuare il miglior trattamento possibile per il Paziente sulla base del suo profilo molecolare.
Il futuro: maggiori interazioni con la ricerca farmacologica, integrazione delle modalità di analisi molecolare e Dna circolante. Sono tre le traiettorie principali verso cui si orienterà il lavoro futuro del WG Genomics. Anzitutto, per il bene del Paziente, sarà essenziale massimizzare la collaborazione con i WG clinici della Rete e le interazioni con gli stakeholders della ricerca farmacologica. «Perché è chiaro che se alla disponibilità tecnologica più avanzata di poter caratterizzare ogni individuo – spiega Mazzarella – non corrisponderà un’ampia gamma di farmaci taylored, lo sforzo resterà sterile e infruttuoso. Sempre più importante, in secondo luogo, risulterà l’integrazione tra molteplici modalità di analisi molecolare: mutazioni puntiformi, incremento della sensibilità sulle varianti strutturali, utilizzo di informazioni di espressione e di modalità tecnologicamente più avanzate come la RNA Sec e sequenziamento di particolari aspetti della biologia tumorale (geni codificanti i recettori delle cellule T o il sistema dell’HLA)». È certo, infine, sempre per Mazzarella, un forte sviluppo delle tecnologie di analisi del Dna circolante (biopsia liquida) che permetterà di analizzare pannelli ampi di mutazioni ma, anche, ad esempio, metabolomica o proteomica nel sangue. Supereremo così uno dei principali ostacoli all’implementazione della medicina di precisione che è dato dalla continua richiesta di materiale bioptico del Paziente. Il WG Genomics ha in atto una forte collaborazione con il WG Polmone (basato all’Ospedale IRCCS San Raffaele di Milano), un progetto pilota denominato ACC Lung di cui Mazzarella è co-p.i. assieme a Vanesa Gregorc. Altri clinical trials sono in corso di approvazione / disegno di cui il WG Genomics si pone come partner per assistere l’implementazione delle piattaforme.

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Sono quasi 3,4 milioni gli italiani che oggi convivono con un cancro

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

Roma 9 novembre, alle ore 11.30 presso l’Aula Multimediale dell’Università “La Sapienza” di Roma conferenza stampa di presentazione della tournée dove interverranno tra gli altri Francesco Cognetti (Direttore Oncologia medica Istituto Regina Elena di Roma), (La Sapienza), Francesco Gesualdi (Direttore Generale AIL), Giacomo Perini (Giovane paziente oncologico e socio dell’Associazione Pancrazio), Francesco Bugamelli (Presidente Associazione Pancrazio), Silvana Zambrini (Vice Presidente della FAVO), Federico Pantellini (Medical Team Leader Oncology Roche S.P.A). Eppure sembra ancora difficile immaginarlo come una malattia cronica, vissuta con relativa serenità. Sdoganare il tumore in questa chiave è stato l’obiettivo di un gruppo di giovani pazienti oncologici e studenti di medicina, in scena con l’opera teatrale I fuori sede, la prima dedicata all’esperienza di un tumore in giovane età. La storia liberamente tratta dalla vita di Giacomo Perini (in scena), riparte dall’Ambra Jovinelli di Roma (12 novembre) per toccare poi i principali teatri italiani. Ideata dall’Associazione Pancrazio, scritta da Maria Teresa Carpino, Gigi Palla e Giacomo Perini ha ricevuto l’apprezzamento della Federazione Italiana Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) e dell’Associazione Italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma Onlus (AIL). I fuori sede rientra nel più ampio progetto Racconti di vita, campagna di sensibilizzazione sulle gravi patologie oncologiche attraverso la formula del teatro, resa possibile da un grant non condizionato di Roche S.P.A.

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Cancro al polmone: “Urgente uno screening nazionale”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 ottobre 2018

Roma. Si è chiuso da poco il 4° Meeting Nazionale ALCASE, il meeting italiano di pazienti, ex-pazienti e familiari di persone colpite dal cancro al polmone e si comincia a trarre le prime conclusioni sullo stato della malattia in Italia. Sono stati circa 60 i partecipanti provenienti da tutta Italia, che si sono riuniti a Milano con l’intento di rinnovare il loro comune impegno nella lotta contro il cancro del polmone. Nel contesto del meeting di Milano, realizzato con il contributo non condizionato di AstraZeneca, Leonardo Cenci è stato insignito del premio di eccellenza giornalistica della Global Lung Cancer Coalition (GLCC) per il suo libro: “Vivi, Ama, Corri. Avanti tutta!”. Il premio, nella sua edizione precedente, era stato assegnato a Paola Staccioli, scrittrice e “cancer survivor” della stessa malattia che quest’anno si è aggiudicata il Global Award (la versione internazionale del premio) per il suo blog su Repubblica.it, “Le O2”. La stessa GLCC era idealmente presente al Meeting ALCASE con Maureen Rigney, giunta a Milano in rappresentanza di una organizzazione americana molto influente, la LCA, Lung Cancer Alliance(lungcanceralliance.org). La Rigney ha presentato la propria organizzazione e alcuni dei suoi successi, fra cui il “Recalcitrant Research Act”, grazie al quale milioni di dollari del governo federale sono stati destinati alla ricerca biomedica riguardante, nello specifico, il cancro del polmone a piccole cellule. Si è poi soffermata sull’importanza delle relazioni internazionali, ed in particolare sui rapporti di LCA con la GLCC e con ALCASE Italia.
Un tema molto discusso nel corso del meeting è stato la necessità di avviare un programma nazionale di screening per il cancro al polmone, come già realizzato da 4 anni negli Stati Uniti e come avviene da molti anni, per altri tipi di tumore, nel nostro paese.“I fondamentali scientifici che giustificherebbero l’introduzione dello screening anche in Italia e in Europa ci sono tutti: lo screening riduce la mortalità per cancro al polmone del 20% (o persino di più secondo i dati dell’europeo Nelson Trial, appena presentati alla recentissima conferenza mondiale, WCLC-2018, di Toronto). Manca solo un sostanziale elemento: la volontà politica di salvare decine di migliaia di vite umane” ha commentato Gianfranco Buccheri, Direttore Scientifico di ALCASE. Oltre allo screening si è parlato infine di come affrontare lo “stigma” che circonda il cancro del polmone (ovvero il marchio di colpevolezza che percepiscono i malati, anche quando non hanno mai fumato nella loro vita) e della necessità di abbattere il “muro del silenzio”, in quanto si parla molto poco di questa malattia, in generale e sui media in particolare, nonostante il fatto che la scienza abbia recentemente ottenuto importanti successi nell’assicurare una vita prolungata e di qualità a chi un tempo aveva un’aspettativa di vita di solo pochi mesi.
Il cancro del polmone è la prima causa di morte con 33.531 decessi nel 2012 (da l’e-Atlas della GLCC: http://www.lungcancercoalition.org/e-atlas/?country=it). Prima causa di morte per cancro nel mondo, con 2,09 milioni di persone colpite ogni anno e 1,7 milioni di morti (una mortalità quasi tre volte superiore a quella del tumore della mammella, dati OMS). Se diagnosticato in uno stadio iniziale è guaribile nel 60-70% dei casi (95% nello stadio Ia, quello più favorevole). Purtroppo, la maggior parte dei pazienti viene diagnosticato in uno stadio avanzato o molto avanzato, il che fa crollare le possibilità complessive di guarigione al 15%.

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Terzo Annual Meeting di Alleanza Contro il Cancro

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 ottobre 2018

Milano Dal 29 al 31 ottobre prossimi, all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, si svolgerà il terzo Annual Meeting di Alleanza Contro il Cancro, la rete oncologica fondata dal Ministero della Salute alla quale HSR è associato.
L’apertura dei lavori è fissata per il 29 ottobre alle 13.30 alla presenza, tra gli altri, del direttore della Ricerca e Innovazione del Ministero della Salute,Giovanni Leonardi, del Presidente di ACC, Ruggero de Maria e del direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, Gianvito Martino, mentre per la chiusura (31 ottobre ore 12 circa) è prevista una tavola rotonda sul tema Prospettive future della ricerca oncologica in Italia ed Europa – moderata dal direttore Scientifico di AIRC, Federico Caligaris Cappio, e dal direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena, Gennaro Ciliberto – in cui il presidente ed il direttore Scientifico di Alleanza Contro il Cancro, Ruggero De Maria e Pier Giuseppe Pelicci, discuteranno con il Sottosegretario alla Salute, Armando Bartolazzi e con il Chief Scientific Officer di Cancer Core Europe, Fabien Calvo.
Una tre giorni dal titolo New Technologies and Strategies to Fight Cancer cui sono accreditati oltre 200 partecipanti – tra ricercatori e clinici – con una faculty di 23 relatori di valenza internazionale, che si confronteranno sulle ultime conquiste e i più recenti progressi nella lotta ai tumori. Particolare focus viene dedicato in questa terza edizione alla caratterizzazione delle alterazioni genomiche dei tumori – e alla conseguente individuazione di nuovi bersagli farmacologici – nelle neoplasie del polmone, colon, mammella, melanoma, sarcoma e glioblastoma, nonché nei tumori ereditari. In agenda anche prospettive e nuove strategie in ambito immuno-terapeutico.

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Emergenza cancro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

Roma mercoledì 19 settembre 2018, a partire dalle ore 9.30, presso l’Auletta dei Gruppi Parlamentari” SIMA, con la collaborazione di CONFASSOCIAZIONI Ambiente, organizzano la conferenza ‘Emergenza cancro: fattori ambientali modificabili e stili di vita non corretti’.
“Nel 2016 il Ministero della Salute ha diramato una mappa delle zone più inquinate in Italia, associata all’eventuale aumento di tumori in queste aree – ha continuato MIANI -. I dati mostrano un aumento anche del 90% di malattie tumorali nelle zone inquinate. Questo tema deve essere portato all’attenzione dei media, della popolazione e delle Istituzioni perché interessa la salute dei cittadini ma ha anche importanti ricadute economiche sul SSN e sui bilanci delle Regioni interessate. Quello che facciamo oggi avrà ricadute positive o negative tra trenta anni. Le nostre scelte devono tenere conto di questo. Abbiamo una sola vita per affermare il bene e per donare un ambiente sostenibile ai nostri figli e nipoti. I dati scientifici ci dicono oggi che l’incidenza tumorale interessa soprattutto la fascia 0 – 19 anni di età. Il momento giusto per cambiare rotta è adesso. Domani potrebbe essere troppo tardi.”
Interverranno, tra gli altri: Giancarlo GIORGETTI Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Gian Marco CENTINAIO Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e Turismo, Massimo GARAVAGLIA Sottosegretario MEF, Massimo INGUSCIO Presidente CNR, Giovanni MALAGÒ Presidente CONI, Martina CAMBIAGHI Assessore Sport e Giovani Regione Lombardia, Renato LAURO Rettore Emerito dell’Università di Roma Tor Vergata, Antonio Felice URICCHIO Rettore Università di Bari, Elio FRANZINI Rettore Università di Milano, Corrado CLINI Presidente REC, Alessandro MIANI Presidente SIMA, Antonio PERSICI Presidente CONFASSOCIAZIONI Ambiente, Mariastella GELMINI Capogruppo Forza Italia Camera dei Deputati, Maria Domenica CASTELLONE Senatore M5S, Igor IEZZI Deputato Lega, Angelo DEIANA Presidente CONFASSOCIAZIONI, Vincenzo GIOVINE Vice Presidente Consiglio Nazionale dei Geologi, Ezio BONANNI Presidente Osservatorio Nazionale Amianto, Claudia Maria TERZI Assessore alle Infrastrutture e Trasporti Regione Lombardia, Vito Felice URICCHIO Direttore CNR IRSA, Francesco BRUZZONE Senatore Lega, Vicepresidente Commissione Territorio, Ambiente, Beni Ambientali, Daisy PIROVANO Senatore Legai, Gianni Pietro GIROTTO Senatore M5S, Presidente Commissione Industria, Commercio, Turismo, Antonio FEDERICO Deputato M5S, Segretario Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici, Alberto DOSSI Presidente Gruppo Sapio, Presidente H2 Italia, Matteo SALVINI Vice Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro dell’Interno, Marco BUSSETTI Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Tiziana NISINI Senatore Lega, Claudio BARBARO Senatore Lega, Presidente CONFASSOCIAZIONI Sport e Benessere, Alan Christian RIZZI Sottosegretario alla Presidenza Regione Lombardia, Gianluca DI ASCENZO Presidente Codacons.”

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Cancro: Un male che si può sconfiggere

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 settembre 2018

Oggi il 54% degli uomini e il 63% delle donne colpiti dal cancro sconfiggono la malattia. In un ventennio (1990-2009) la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata rispettivamente del 15% e dell’8%. Un obiettivo raggiunto grazie alle campagne di prevenzione e ad armi sempre più efficaci, come le terapie mirate (dette anche target therapy), che esercitano la loro azione su uno specifico bersaglio molecolare risparmiando le cellule sane. Per far capire a tutti i cittadini gli importanti risultati ottenuti grazie alla ricerca scientifica in questo campo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ha realizzato il libro “Terapie mirate 100 domande 100 risposte”, disponibile sul sito http://www.aiom.it e distribuito in tutti i reparti di Oncologia. La pubblicazione, realizzata con il contributo non condizionato di AstraZeneca, è presentata in un incontro con i giornalisti oggi a Milano. Le terapie mirate oggi non sono più ‘chiuse’ nei laboratori ma disponibili per curare i pazienti, sono cioè parte della realtà clinica di ogni giorno. La loro funzione è di ‘disturbare’ la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali, bloccando questi processi o rallentandoli. È come se i farmaci a bersaglio molecolare accendessero la luce rossa di un semaforo e le cellule malate non riuscissero più a proseguire lungo la strada della crescita. Ne consegue che il tumore e le metastasi, in alcuni casi, possono ridursi di dimensione e, in altri, anche mantenendo la stessa grandezza, rallentano o arrestano completamente la loro crescita. Le terapie mirate rappresentano uno dei più importanti strumenti dell’oncologia di precisione: la cura non è più scelta solo in base alla sede di sviluppo della neoplasia, ma anche in relazione alle sue caratteristiche biologiche”. Questi trattamenti infatti sono efficaci in alcuni sottogruppi di tumori che presentano specifiche alterazioni molecolari.
Nel 2017 nel nostro Paese sono stati stimati circa 369mila nuovi casi di cancro. “Alla scoperta di un’alterazione molecolare con ruolo predittivo deve far seguito una terapia mirata – continua Stefania Gori -. Il carcinoma del polmone non a piccole cellule con mutazioni dell’EGFR o con traslocazione di ALK o di ROS1, i tumori della mammella o dello stomaco con amplificazione di HER2, il melanoma cutaneo con mutazioni di BRAF, il carcinoma del colon-retto privo di mutazioni di KRAS o di NRAS o di BRAF rappresentano alcuni esempi di sottogruppi molecolari di neoplasie, per i quali sono già oggi disponibili specifici trattamenti in grado di modificare in maniera significativa il decorso della malattia in fase avanzata o metastatica”. “Anche se il numero di marcatori e relativi farmaci approvati finora è relativamente limitato – afferma Fabrizio Nicolis, Presidente Fondazione AIOM -, è possibile prevederne un notevole incremento nei prossimi anni, perché numerose molecole in grado di agire su specifiche alterazioni genetico-molecolari sono in sperimentazione”. Nei pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico, al momento di intraprendere un trattamento, dovrebbe essere effettuata la valutazione dello stato mutazionale dei geni KRAS e NRAS. “Queste proteine – afferma Gabriella Farina – funzionano come ‘interruttori’ che attivano i meccanismi di crescita e replicazione delle cellule tumorali e possono essere nello stato normale o mutato. L’introduzione nella terapia dei nuovi farmaci biologici anti-EGFR ha determinato un ulteriore significativo miglioramento dell’efficacia clinica dei trattamenti, con una sopravvivenza che può superare i 30 mesi nella fase metastatica. Lo stato normale dei geni KRAS e NRAS indica che il paziente ha maggiori probabilità di rispondere alla terapia a base di anticorpi monoclonali anti-EGFR, mentre nei casi in cui sia presente la mutazione dei due geni queste terapie non sono indicate perché non efficaci. Le persone con carcinoma del colon-retto metastatico privo di mutazioni di KRAS o di NRAS rappresentano circa il 40-45% del totale”. La mutazione del gene EGFR è individuata nel 10-15% dei casi di tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso (l’alterazione di ALK è presente nel 5%). Tra i tanti tipi di terapie biologiche attualmente disponibili, sono due quelle efficaci in questa neoplasia: gli inibitori della crescita tumorale e gli anticorpi monoclonali.
“Sosteniamo con entusiasmo questo progetto di AIOM – conclude Francesca Patarnello, Vice President Market Access & Government Affairs di AstraZeneca – che avrà un impatto positivo per i pazienti e per i cittadini. AstraZeneca è impegnata da anni nello sviluppo di farmaci sempre più innovativi che migliorino la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti ma crediamo fortemente che il nostro impegno nella lotta contro il cancro debba essere al fianco delle istituzioni al fine di promuovere una corretta informazione”.

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Working Group Mammella di Alleanza Contro il Cancro

Posted by fidest press agency su domenica, 6 maggio 2018

È possibile ottenere, dalle alterazioni della cellula tumorale, elementi di predizione per lo sviluppo di terapie molecolari specifiche? Si può, in sostanza, con le conoscenze attuali, disegnare un identikit terapeutico preventivo per ciascun Paziente? Il Working Group Mammella di Alleanza Contro il Cancro, la più grande rete di ricerca oncologica italiana fondata nel 2002 dal Ministero della Salute, concentra la maggior parte dei propri sforzi in questa direzione.«Lo studio in corso e condiviso tra 16 dei 23 Istituti che formano ACC – spiega Lucia Del Mastro, segretaria del WG basato all’ospedale policlinico IRCCS San Martino di Genova – si focalizza su un sottotipo tumorale in cui oggi è più difficile raggiungere una percentuale di guarigioni elevata. Il nostro obiettivo è individuare marcatori predittivi di risposta per personalizzare il trattamento terapeutico».Nel mirino dei ricercatori il carcinoma mammario «triplo negativo» per il quale, proprio per la sua «negatività» ai tre principali bersagli utilizzati per il trattamento delle altre forme di tumore della mammella (recettore degli estrogeni, dei progestinici e il recettore Her2) non esistono trattamenti specifici.Il percorso indicato da Del Mastro passa attraverso l’utilizzo di un oncochip (codice genetico costruito in laboratorio capace di individuare anomalie importanti nelle cellule tumorali) che servirà per individuare un pannello di geni le cui alterazioni possono essere sì responsabili della resistenza ai farmaci ma, al contempo, predittive della risposta a nuovi trattamenti biologici mirati, molto più efficaci e con una percentuale di tossicità estremamente inferioreOltreché nelle competenze dei ricercatori e dei clinici che lo compongono, la forza del WG Mammella, come per tutti gli altri di ACC, sta nella consistenza dei numeri: «I casi trattati ogni anno dalle 16 strutture che afferiscono al WG – spiega Dal Mastro – sono circa 10 mila, un numero molto elevato rispetto all’incidenza nazionale della neoplasia. Il lavoro in rete ci consente una maggiore speditezza e più elevate probabilità di successo nella ricerca di nuove soluzioni terapeutiche». Responsabile pre-clinico del WG è Maria Grazia Daidone dell’INT di Milano mentre il coordinatore clinico è Marco Colleoni dell’IEO, sempre del capoluogo lombardo. Circa una donna su otto, nel corso della sua vita, sviluppa un tumore della mammella. Soltanto in Italia, lo scorso anno, ne sono stati diagnosticati oltre 50 mila nuovi casi (+ 500 negli uomini). «È la neoplasia più frequentemente individuata nelle donne e l’età media di insorgenza si attesta intorno ai 60 anni. Va parallelamente annotata – aggiunge ancora Del Mastro – una progressiva riduzione della mortalità legata sia alla possibilità di diagnosi precoce sia ai miglioramenti terapeutici, siano essi chemioterapici, endocrini o biologici. In particolare, negli ultimi 15 anni, l’applicazione di questi trattamenti dopo l’intervento ha innalzato la quota delle Pazienti lungo sopravviventi (a 5 anni) dall’81% all’85%. In questo senso l’Italia detiene uno dei tassi più elevati a livello europeo».

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La scommessa per battere il cancro

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2018

In oncologia la medicina di precisione e i farmaci innovativi stanno rivoluzionando il campo della cura ma prevedono un ripensamento in termini di costi e di sostenibilità per il sistema sanitario nazionale. L’impatto dell’oncologia sulla spesa pubblicaprevidenziale è importante: come prestazioni erogate (pensioni di inabilità e assegni di invalidità) i tumori rappresentano la prima voce, con circa 540mila prestazioni erogate tra il 2001 e 2015.
La situazione in Toscana rispetto ai farmaci innovativi e oncologici è comparabile con le regioni con le migliori best practice, come Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Come per il resto d’Italia, tuttavia, la Regione Toscana fa i conti con la sostenibilità e l’appropriata fruibilità delle cure e con l’ ‘etica del diniego’.
Al convegno organizzato da Motore Sanità – “La cura del cancro: implicazioni etiche, sociali ed economiche” si sono discussi i grandi progressi della ricerca scientifica e un nuovo modo di pensare alla malattia.
«La crescente attenzione per l’oncologia oscilla tra tematiche prettamente scientifiche e aspetti organizzativi, con significative ricadute economiche – ha introdotto i lavori Gianni Amunni,direttore generale dell’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro) -. Abbiamo scelto di mettere insieme questi approcci diversi perché l’oncologia è oggi un banco di prova dalla reale capacità di tenere insieme scienziati, economisti, bioeticisti, management e industria. E’ una scommessa che porta il tema cancro in una dimensione più ampia e ne evidenzia gli aspetti “culturali e valoriali”».
La rete oncologica regionale toscana è considerata antesignana rispetto all’evoluzione delle risposte rivolte a pazienti oncologici. «Lo step ulteriore di potenziamento della rete oncologica al quale stiamo lavorando è rivolto alla costituzione di reti oncologiche per patologia, all’interno della rete oncologica regionale» ha dichiarato Monica Calamai, direttore generale dei Diritti di Cittadinanza e Coesione Sociale della Regione Toscana-. «Sul fronte della terapia, abbiamo farmaci innovativi che vanno ad impattare in modo determinante con la prospettiva di vita e il decorso di malattia dei pazienti, tuttavia ogni innovazione tecnologica o farmacologica, prima di essere introdotta, non può prescindere da una riorganizzazione del sistema perché è da qui che vengono recuperate le risorse per orientarle sul farmaco, altrimenti la gestione del sistema diventa complessa.La delibera dello scorso febbraio va in questa direzione prevedendo l’utilizzo dei farmaci innovativi oncologici con i percorsi diagnostici terapeutici assistenziali e con i modelli organizzativi».
L’oncologo si trova di fronte al grande progresso delle terapie oncologiche ma si scontra con i limiti attuali della genetica oncologica. «Le svariate alterazioni genomiche realizzano nella cellula neoplastica un network di alterazioni fenotipiche, che supera il blocco di singoli passaggi e può vanificare, soprattutto nel lungo periodo, l’applicazione di farmaci a bersaglio singolo – ha spiegato il professor Paolo Pronzato, direttore di oncologia medica 2 dell’ospedale San Martino Genova -. Approcci estremamente innovativi hanno guardato alla possibilità di ottenere la caratterizzazione genomica di ogni singolo tumore per applicare in ogni singolo caso la molecola corrispondente alla alterazione riscontrata: questo approccio è oggi fattibile grazie alla applicazione di metodiche di indagine genomiche più largamente disponibili: Next Generation Sequencing e NextNextGenerationsSequencing (Single Cell, Single Molecule)».
L’immunoterapia ha ottenuto risultati estremamente importanti in termini di aumento di sopravvivenza dei pazienti «il futuro richiede di aumentare il numero dei pazienti che possono beneficiare dei trattamenti immunoterapici, capendo quindi quali meccanismi rendono alcuni tumori resistenti all’immunoterapia per contrastarlo – ha spiegato il dottor Michele Maio, direttore del Centro di Immuno-Oncologia e Uoc di immunoterapia Oncologica Aou Senese -. In questo ambito le linee di ricerca sono: utilizzare nuovi farmaci immunoterapici, agire sul microambiente tumorale e sul tumore rendendolo maggiormente visibile al sistema immunitario. Questi studi ci potranno permettere di identificare le caratteristiche molecolari e immunologiche del tumore di ciascun singolo paziente arrivando, sperabilmente, a personalizzare la terapia per ciascuno. In questi ambiti di studio si sta muovendo la ricerca clinica e preclinica anche in Italia, ad esempio attraverso il “Progetto Reti” lanciato nel 2017 dal Ministero della Salute proprio con l’obiettivo di mettere insieme centri importanti a livello nazionale e con grande esperienza nell’ambito dell’immunoterapia del cancro».
L’appropriatezza prescrittiva è fondamentale per limitare i costi derivati dall’utilizzo improprio di analisi molecolari e del loro risultato in ambito terapeutico. «L’introduzione di tecnologie all’avanguardia permette di allargare il portfolio di offerta di test molecolari con analisi mutazionali sempre più ampie, che identificano i cosiddetti outlyer, ossia tumori che escono dai normali percorsi di crescita e possono beneficiare di specifiche terapie – ha spiegato Anna Sapino, direttore scientifico dell’Istituto per la ricerca e la cura del cancro – Fondazione del Piemonte per l’Oncologia Irccs di Candiolo -. Questo processo di identificazione di pazienti portatori di tumori “rari dal punto di vista molecolare”, deve essere favorito per offrire un trattamento il più personalizzato possibile, ma anche monitorato in considerazione del costo/beneficio economico e sociale».
Per garantire la sostenibilità delle cure nel tempo cioè nel futuro«la soluzione è la ClinicalGovernance, cioè un diverso modo di pensare e di agire, un cambiamento nelle regole e nelle relazioni, un nuovo patto tra medicina e società – ha avanzato Roberto Banfi,responsabile del settore Politiche del Farmaco e appropriatezza della Regione Toscana -. Il monitoraggio dei dati sanitari rappresenta una risorsa e una chiave di lettura delle patologie e di programmazione delle terapie. In questi anni abbiamo capito che i registri sono elementi importantissimi in sanità e in questo settore, il matching tra i registri Aifa dei farmaci e i registri per patologia di Ispro ci consentirà di verificare e confrontare le patologie e i trattamenti farmacologi in Regione Toscana con l’obbiettivo di mappare tutti i centri, l’applicazione dei protocolli terapeutici al fine di garantire all’utenza una omogeneità di risposta al bisogno oncologico sul territorio regionale».
L’impatto dell’oncologia sulla spesa pubblicaprevidenziale è importante. «La spesa totale calcolata tra il 2001 e 2015 per le malattie neoplastiche a carico dell’Inps, ammonta a 14 miliardi (pari al 20% del totale delle spese per disabilità fornita dall’Inps, di cui il 49% relativa alle pensioni, il 32,5% all’invalidità e il restante 19% all’inabilità – ha spiegato Francesco Saverio Mennini, professore di Economia sanitaria all’Università di Roma “Tor Vergata” -. Questo ci fa comprendere come le nuove terapie antitumorali (immunoncologia, terapie geniche eccetera), caratterizzate da una notevole efficacia, possono permettere una forte riduzione dei costi purché resi disponibili in un tempo appropriato (accesso precoce alla terapia). E’ necessario quindi utilizzare un nuovo paradigma che non consideri l’intervento sanitario solo come in costo ma come una opportunità per migliorare l’efficacia e ridurre i costi nel medio-lungo periodo, ovviamente sarà necessario studiare dei nuovi modelli di finanziamento affinché si possa garantire il trade off tra efficienza e innovazione».
«Di fronte al problema cancro – ha dichiarato Angelo Del Favero, direttore dell’Istituto Superiore di Sanità–non è di poco conto il problema della sostenibilità soprattutto per un sistema sanitario come quello italiano che mira a conservare il suo principio universalistico. La sfida attuale di fronte a questo tema complesso è quella di individuare strategie di valutazione sulle tecnologie per garantire equità nell’accesso ed efficacia nelle cure».
Sull’etica del diniego, infine, così ha spiegato il dottor Antonio Panti,componente della Commissione nazionale deontologica FnomCeO.«La necessità di dire di no è sempre stata presente alla medicina, tanto più oggi, in oncologia, quando si possono ancor più alimentare false speranze e nello stesso tempo, incidere sulla sostenibilità del servizio sanitario».

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Le terapie adottive con cellule T generano opportunità di crescita per nuove cure contro il cancro

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

Milano. Secondo l’ultima analisi condotta da Frost & Sullivan intitolata Immuno-oncology Therapeutics Market—Adoptive T-cell Therapies, Forecast to 2022, il mercato delle terapie immuno-oncologiche genererà ricavi pari a 3,9 miliardi di dollari entro il 2022. Promettenti test clinici sulle terapie CAR-T (basate su cellule T con recettori chimerici per l’antigene) e TCR (rivolte a uno specifico recettore delle cellule T) hanno dato vita a importanti partnership del valore di miliardi di dollari tra le grandi case farmaceutiche, le piccole imprese e le istituzioni di ricerca. Frost & Sullivan prevede che le piccole e medie imprese che sviluppano prodotti innovativi nell’ambito dell’immuno-oncologia otterranno un cospicuo reddito da investimento attraverso le collaborazioni. Le aziende specializzate in terapie cellulari aiuteranno ad affrontare le sfide legate a questa classe altamente specifica di farmaci mirati.
Il nuovo studio di Frost & Sullivan analizza quali terapie adottive con cellule T (CAR-T e TCR) vengono attualmente sviluppate e per quali indicatori, i prodotti che verranno lanciati nei prossimi sette anni, gli operatori chiave e le relative attività di investimento, i costi implicati, le sfide per lo sviluppo, la commercializzazione delle terapie adottive con cellule T e gli ostacoli legati ai costi elevati delle terapie specialistiche che chi paga deve affrontare.
“Le terapie CAR-T sono le ultime cure contro il cancro e trasformano i modelli di cura dei tumori considerati finora difficili da trattare, con Juno, Gilead e Novartis che si contenderanno il ruolo di leader. La diminuzione degli effetti avversi, come la riduzione della sindrome da rilascio di citochine (CRS) e dei tempi del processo ”vein-to-vein” contribuirà al successo del prodotto. La ricerca attuale mira a sviluppare terapie allogeniche che sostituiscano quelle autologhe specifiche per ogni paziente con terapie standardizzate realizzabili con donatori non consanguinei — un trattamento accessibile a un maggior numero di pazienti” afferma Barbara Gilmore, Senior Industry Consultant per il settore Transformational Health di Frost & Sullivan.

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