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Roma 2021: Volt presenterà il suo candidato nella coalizione di centrosinistra

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

“Il cantiere dei lavori per la Roma che vogliamo nasce sotto i migliori auspici”.Queste le parole dei rappresentanti di Volt Roma, capitolo romano di Volt Italia, a seguito dell’invito del segretario del Partito Democratico di Roma Andrea Casu, a partecipare al primo incontro per un tavolo di coalizione delle forze progressiste della Capitale.“Noi ci siamo e presenteremo il nostro programma ed un nostro candidato per le primarie, con lo scopo di lavorare insieme a tutte le energie e le esperienze che si battono per il riscatto della nostra Città”.L’obiettivo è portare una politica nuova nella Capitale che la renda inclusiva, europea, partecipata e universale. Volt ha intenzione di portare, nella coalizione, il lavoro fatto durante gli ultimi due anni, grazie all’energia ed alle idee di centinaia di volontari romani. La Visione è sognare insieme una Città che guarda al futuro una: Roma Capitale Europea.

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Accordo per fornire 200 milioni di dosi del candidato vaccino anti-COVID-19 di Janssen

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

New Brunswick, N.J.– Johnson & Johnson ha annunciato che la Commissione Europea (CE), per conto dei Paesi membri dell’Unione Europea (UE), ha approvato un contratto preliminare di acquisto secondo cui Janssen fornirà 200 milioni di dosi del suo candidato vaccino contro il COVID-19 ai Paesi membri dell’UE a seguito dell’approvazione o autorizzazione da parte delle autorità regolatorie. I Paesi membri dell’UE avranno anche l’opzione di acquistare fino a 200 milioni di dosi supplementari.Questo accordo segue la conclusione dei colloqui esplorativi avviati con la CE. L’azienda ha un dialogo in corso con diversi interlocutori, tra cui governi nazionali e organizzazioni mondiali, per rendere il candidato vaccino accessibile a livello globale, una volta che ne sia stata dimostrata l’efficacia, la sicurezza e che sia stato approvato dalle autorità regolatorie.Separatamente dall’accordo con la CE, nel quadro più ampio dell’impegno dell’azienda nel contrastare la pandemia di COVID-19, Johnson & Johnson ha annunciato che prevede di destinare fino a 500 milioni di dosi del vaccino per assicurare l’accesso ai Paesi a più basso reddito; le consegne inizieranno a metà del prossimo anno dopo l’approvazione o autorizzazione degli organi competenti. Consapevoli dello straordinario fabbisogno globale di vaccini anti-COVID-19, lavoriamo senza sosta per accrescere ancor più il numero di dosi disponibili. Johnson & Johnson sta sviluppando e testando il candidato vaccino di Janssen contro il COVID-19 in conformità a rigorosi standard etici e a solidi principi scientifici. L’azienda sta valutando un regime a dose singola nel suo trial registrativo di fase 3 su larga scala, esteso a diversi Paesi, iniziato in settembre (ENSEMBLE).[i] Più avanti nel corso di quest’anno si prevede l’inizio di un secondo studio di fase 3 con un regime a due dosi. Johnson & Johnson è impegnata a garantire la trasparenza e a condividere delle informazioni relative allo studio ENSEMBLE di Fase 3.1 Il vaccino sperimentale di Janssen contro il COVID-19 utilizza la tecnologia AdVac®. La stessa tecnologia è stata usata per sviluppare il regime vaccinale di Janssen contro l’Ebola approvato dalla CE, ed è alla base dei suoi candidati vaccini per i virus HIV, RSV e Zika.[ii] Ad oggi, più di 100.000 persone sono state vaccinate utilizzando la piattaforma AdVac® di Janssen.[iii] Sulla base delle conoscenze sulla stabilità dei nostri vaccini, prevediamo che il nostro candidato vaccino sia compatibile con i canali di distribuzione standard senza la necessità di nuove infrastrutture distributive.

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Il caso di Floyd: Trump presidente assente, candidato presente

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

“Tutti gli americani sono sconvolti per la morte brutale di George Floyd, alla cui famiglia il mio governo promette giustizia”. Così Donald Trump riconosceva la tragica fine del cittadino afro-americano a Minneapolis. Il 45esimo presidente ha però subito continuato commentando la violenza di alcuni manifestanti dicendo che “le vittime principali sono i cittadini” e che lui farà di tutto “per proteggerli”. Le sue azioni successive ci rivelano che si trattava di parole vuote perché invece di agire da leader e unificare il Paese ha subito approfittato della nuova crisi per la sua campagna politica, creando scontri e nemici da sconfiggere.L’ennesima morte di un afro-americano causato da abusi di poliziotti bianchi ha scatenato manifestazioni che abbiamo visto in precedenza. La stragrande maggioranza sono pacifiche ma emergono anche gesti violenti di una piccola minoranza che cerca di approfittarne per scopi personali, sminuendo il messaggio pacifico espresso dalle folle. Trump ha reagito come spesso fa, identificando i nemici per annientarli con la forza. Parlando con i governatori americani l’attuale inquilino della Casa Bianca ha consigliato a tutti di usare la mano dura contro i manifestanti dicendo che devono “dominare invece di perdere tempo” poiché in caso contrario “verranno sopraffatti”. Bisogna, ha continuato Trump, “arrestare i trasgressori, processarli, e metterli in carcere per molto tempo”. Se i governatori non riusciranno a mantenere la pace Trump ha minacciato che se ne incaricherà lui mobilitando le forze armate.Le proteste nelle maggiori città americane hanno incluso Washington D.C. e hanno anche avuto un impatto sulla sicurezza di Trump. Per un’ora il 45esimo presidente, la moglie Melania e il figlio Barron, sono stati costretti a rifugiarsi nel bunker sotterraneo della Casa Bianca come hanno consigliato i servizi di sicurezza. Non sarà stato piacevole per Trump e ovviamente ha reagito per dare l’impressione di essere in comando e libero di fare quello che vuole. Trump è uscito dalla Casa Bianca a piedi dirigendosi alla vicinissima Saint John Episcopal Church, la cosiddetta “Chiesa dei presidenti”, oltrepassando le urla della folla. Le forze dell’ordine sono state costrette a lanciare lacrimogeni e proiettili di gomma per aprire il varco al presidente. Davanti alla chiesa Trump si è fatto fotografare alzando un braccio, tenendo in mano la Bibbia. Al suo lato erano presenti anche il ministro della Difesa Mark Esper e il Chairman of the Joint Chiefs of Staff (Capo delle Forze Armate), esibendo il potere militare del presidente. Uno spot elettorale per dimostrare ai suoi sostenitori religiosi evangelici che è sempre con loro e che userà i militari per mantenere l’ordine. Il vescovo della Chiesa, però, la reverendo Marianne Budd, ha più tardi espresso la sua indignazione per non avere ricevuto un preavviso della visita e soprattutto per l’uso inappropriato del luogo sacro da parte di Trump. In un’intervista alla Pbs (Public Broadcasting Service) Budd ha detto che tutti sono benvenuti alla Chiesa per pregare. Trump, invece, secondo Budd, ha usato la Chiesa per i suoi scopi politici e per promuovere un’agenda di incitamento alla violenza invece di calmare le acque. “Tutto ciò che ha fatto è stato per infiammare la violenza” invece di essere guida “morale del Paese”, continuando a “dividerci”, ha aggiunto la reverendo.Il vescovo Budd ha in effetti suggerito il percorso a Trump per agire in modo presidenziale a beneficio di tutti gli americani invece di concentrarsi su ciò che gli potrebbe produrre frutti elettorali. Da presidente, il magnate di New York ha continuato la sua politica di stabilire nemici e poi sconfiggerli. Senza accettare responsabilità, Trump ha, per esempio, cercato di incolpare altri per la pandemia che ha causato la morte a più di 110mila americani. Nella crisi attuale scatenata dall’uccisione di Floyd, il 45esimo presidente ha seguito la stessa strada, minacciando a destra e manca. L’attuale inquilino della Casa Bianca si è dichiarato “the law and order president” (il presidente della legge e dell’ordine) per reiterare la sua strategia con cui mettere fine alle manifestazioni che hanno anche causato danni alla proprietà privata. Ha minacciato di invocare “The Insurrection Act”, legge del 1807, che gli permetterebbe di usare le forze armate per stabilire la pace. Si tratta di un annuncio che richiama non solo la campagna elettorale di Richard Nixon ma anche le misure fascistoidi spesso usate in Paesi autoritari.Ma siamo negli Stati Uniti e nonostante il fatto che le forze armate obbediscano Trump come commander-in-chief, il ministro della Difesa Esper ha preso le distanze sull’uso delle forze militari nell’interno del Paese. Esper ha dichiarato dal Pentagono che non supporta l’invocazione dell’Insurrection Act nella situazione attuale.Trump non l’avrà presa bene e non sorprenderebbe se Esper dovesse essere licenziato nell’immediato futuro come spesso avviene con collaboratori che non appoggiano la sua linea estremista. Le manifestazioni del caso di George Floyd hanno inevitabilmente occupato i media i quali hanno quasi dimenticato la pandemia del Covid-19 che ha causato quasi 2 milioni di contagi e la morte a più di 110mila americani. Ha messo anche da parte il fatto che 40 milioni di posti di lavoro si sono persi nelle ultime settimane. La parte più pericolosa però è il fatto che Trump non ha detto né fatto nulla per calmare gli animi e preparare una strategia per le ingiustizie razziali che continuano a dominare la società statunitense. Gli americani se ne sono accorti e si sono dichiarati solidali ai manifestanti (64 percento solidali, 27 percento no), secondo un sondaggio della Reuters/Ipsos. Lo stesso sondaggio ci informa che solo il 39 percento approva la condotta di Trump sui manifestanti e il 55 percento disapprova. Ci informa inoltre che Joe Biden ha un margine di 10 punti su Trump per le presidenziali di novembre (47 a 37 percento). La strategia di Trump di concentrare i suoi sforzi sulla sua rielezione non sembra promettente. Ciononostante il 45esimo presidente è incapace di usare il dialogo invece del conflitto, per il bene del suo futuro politico, ma soprattutto per il bene del Paese. (by Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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Johnson & Johnson annuncia un candidato vaccino contro COVID-19

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

NEW BRUNSWICK, N.J. Il Gruppo Johnson & Johnson ha annunciato oggi la selezione del migliore candidato vaccino contro COVID-19 tra i prototipi risultanti dalle ricerche su cui lavora da gennaio 2020; la significativa espansione della partnership già esistente tra Janssen Pharmaceutical Companies of Johnson & Johnson e l’ente Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) e il rapido incremento della capacità manifatturiera del Gruppo, con l’obiettivo di provvedere alla fornitura a livello globale di più di un miliardo di dosi di vaccino. Il Gruppo prevede di avviare gli studi clinici 1 sull’uomo del suo migliore candidato vaccino al massimo entro settembre 2020 e anticipa che i primi lotti di vaccino contro il COVID-19 potrebbero essere disponibili per l’uso inemergenza nei primi mesi del 2021. Si tratta di un arco di tempo notevolmente accelerato rispetto alle tipiche procedure di sviluppo di un vaccino.
Nell’ambito di tale impegno, Johnson & Johnson sta anche aumentando la capacità manifatturiera del Gruppo a livello mondiale, includendo un nuovo stabilimento produttivo negli Stati Uniti e aumentando la capacità produttiva negli altri paesi. La capacità aggiuntiva contribuirà alla rapida produzione del vaccino e permetterà la fornitura di più di un miliardo di dosi a livello globale. Il Gruppo prevede di avviare la produzione a rischio a brevissimo e si impegna a offrire un vaccino sostenibile al pubblico, disponibile su base no profit, per affrontare l’emergenza della pandemia.“Apprezziamo moltissimo la fiducia e il sostegno del governo statunitense per gli sforzi da noi profusi in ambito R&S” ha aggiunto Paul Stoffels, M.D., Vice President dell’Executive Committee e Chief Scientific Officer, Johnson & Johnson. “Il team globale di Johnson & Johnson ha intensificato i propri processi di ricerca e sviluppo a livelli mai visti, e i nostri team lavorano incessantemente insieme a BARDA, nostro partner scientifico, e con le autorità sanitarie mondiali. Siamo molto contenti di aver identificato un candidato vaccino tra i prototipi nati dalle ricerche su cui lavoriamo da gennaio. Ci stiamo muovendo con una tempistica accelerata verso gli studi clinici di Fase 1 sull’uomo, che effettueremo al massimo entro settembre 2020 e, sostenuti dalla capacità produttiva mondiale che stiamo aumentando parallelamente a questi studi clinici, prevediamo di avere un vaccino pronto per l’emergenza all’inizio del 2021.”
Johnson & Johnson ha iniziato ad impegnarsi nel gennaio 2020 nella ricerca di potenziali candidati vaccini, non appena la sequenza del nuovo coronavirus (COVID-19) è divenuta disponibile. I team di ricerca di Janssen in collaborazione con Beth Israel Deaconess Medical Center, che fa parte della Harvard Medical School, hanno costruito e testato diversi candidati vaccini usando la tecnologia AdVac® di Janssen.Grazie alle collaborazioni con scienziati appartenenti a diverse istituzioni accademiche, i prototipi di vaccino sono stati testati per identificare quelli più promettenti nel produrre una risposta immunitaria nei test preclinici.
Da più di 20 anni, Johnson & Johnson investe miliardi di dollari nella produzione di farmaci antivirali e vaccini. Il programma di vaccino per COVID-19 sta facendo leva sulle tecnologie AdVac® e PER.C6® di Janssen che garantiscono la capacità di sviluppare rapidamente nuovi candidati vaccini e aumentare la produzione del candidato vaccino prescelto. La stessa tecnologia è stata usata per sviluppare e produrre il vaccino dell’Azienda contro Ebola e sviluppare i candidati vaccini contro Zika, RSV e HIV che sono in stadio di sviluppo clinico di Fase 2 e Fase 3.Oltre allo sforzo rivolto allo sviluppo di vaccini, BARDA e Johnson & Johnson hanno esteso la loro collaborazione anche per accelerare il lavoro attuale di Janssen di screening delle banche dati molecolari, comprese le molecole di altre aziende farmaceutiche. Il Gruppo mira a identificare potenziali trattamenti contro il nuovo coronavirus. Johnson & Johnson e BARDA stanno entrambi finanziando questa parte della collaborazione. Questo impegno nell’analizzare e identificare tutti gli antivirali viene condotto in collaborazione con il Rega Institute for Medical Research (KU Leuven/Università di Lovanio), in Belgio.COVID-19 appartiene ad un gruppo di virus denominati coronavirus che attaccano l’apparato respiratorio. Attualmente non esiste nessun vaccino, terapia o cura approvato per COVID-19.www.jnj.com/coronavirus.

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Paolo Gentiloni, candidato italiano per il portafoglio economico

Posted by fidest press agency su sabato, 5 ottobre 2019

Nel suo intervento introduttivo, Gentiloni ha sottolineato come la crescita economica e la trasformazione delle economie non debbano andare contro le pressanti priorità ambientali e sociali. Si è impegnato a concentrarsi sulla riduzione del debito pubblico, incoraggiando al tempo stesso l’uso di qualsiasi spazio fiscale disponibile per gli investimenti. Anche la revisione del quadro fiscale a livello comunitario sarà fra le azioni prioritarie del suo mandato, ha aggiunto.I deputati hanno mostrato particolare interesse nelle intenzioni di Gentiloni relative al Patto di stabilità e di crescita; alcuni per chiedere garanzie sull’applicazione delle regole UE, altri per capire il suo punto di vista su come il Patto potrebbe essere riformato. Molti deputati hanno inoltre sottolineato la necessità, per la Commissione, di affrontare in maniera più adeguata evasione fiscale e paradisi fiscali, in particolare introducendo un’aliquota minima UE dell’imposta sulle società, ampliando l’elenco dei paesi considerati paradisi fiscali e negoziando con gli Stati membri dell’UE che si comportano come paradisi fiscali.I deputati hanno poi chiesto a Gentiloni come concretizzare la proposta per un regime europeo di riassicurazione delle indennità di disoccupazione e quali strumenti potrebbero essere utilizzati per gestire in maniera migliore le politiche anticicliche. Nel corso dell’audizione, i deputati hanno infine sollevato la questione del rafforzamento della dimensione sociale del semestre europeo e hanno chiesto come poter avanzare sui dossier bloccati in seno al Consiglio dei Ministri UE.

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Prossimo governo: Per Brunetta il candidato del centro-destra è Salvini o un suo delegato

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2018

“Abbiamo convenuto prima del voto che il partito della coalizione con più consensi avrebbe espresso il nome, e ora spetta alla Lega. Il candidato è Salvini; ma potrebbe anche essere qualcuno che lui indicherà, sempre dentro un metodo di consenso”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista al “Corriere della Sera”.
Andrete al Quirinale in delegazioni separate? “Non ne abbiamo ancora parlato. Ma intendiamo dare rappresentazione di unità sia formale che sostanziale”. Il vostro interlocutore privilegiato è il Pd. Con i 5 Stelle esclude di dialogare? “In politica non si deve mai dire mai. Però, per la loro natura e per le cose che hanno detto non solo negli ultimi giorni, si sono autoesclusi. Credono di essere il centro del mondo, ma non lo sono: non hanno la maggioranza assoluta e hanno pochissimo potere di coalizione”.Contrariamente a quanto credevate, neppure il centrodestra ha ottenuto la maggioranza assoluta. Che errori avete commesso? “Il punto è un altro: nessuno pensava a un Pd sotto il 20%, e da LeU ci si aspettava un 6. Il crollo della sinistra ha liberato milioni di voti che sono andati verso i 5 Stelle. Soprattutto in Campania, Puglia e Sicilia questo ci ha fatto perdere i collegi, allontanandoci da una vittoria netta”. In Forza Italia c`è chi, come il presidente della Liguria Giovanni Toti, critica la scelta delle candidature e arruolamento della quarta gamba centrista. “All`amico Toti ricordo che circa 170 eletti in Parlamento non sono una sconfitta”. Ma la Lega vi ha superato. “Stiamo analizzando i motivi. Forse il flusso in uscita da sinistra è andato in parte alla Lega: sulla sicurezza è apparsa più credibile rispetto ai nostri toni responsabili”.

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Regionali Sicilia: candidatura Musumeci

Posted by fidest press agency su sabato, 12 agosto 2017

nello-musumeci«Se mio padre Giuseppe Alessi fosse vivo voterebbe per Nello Musumeci alla presidenza della Regione». Lo ha dichiarato l’on. Alberto Alessi, leader della Democrazia cristiana e figlio di uno dei padri fondatori dello Statuto siciliano, nel corso di un cordiale incontro con Musumeci avvenuto al Palazzo dei Normanni. Alessi, accompagnato da una delegazione di dirigenti dc, ha espresso all’esponente di DiventeràBellissima il pieno sostegno della sua formazione politica nella campagna elettorale del 5 novembre per la presidenza «senza se e senza ma e senza quando e senza quanto». Nel corso del colloquio, Alessi ha proposto a Musumeci un «Piano quinquennale per la Sicilia, un nuovo “rinascimento” con il richiamo ai valori ed al coraggio dei costituenti» ed ha assicurato un «appello a tutti i democristiani dell’Isola perchè uniscano le loro forze a favore della candidatura di Musumeci. Noi siamo autonomisti perchè unitari – ha concluso Alessi – ed unitari perchè autonomisti» (foto: musumeci)

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Marchionne candidato del centro-destra?

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 luglio 2017

marchionne«Leggo sulla stampa che Silvio Berlusconi, di fronte a giornalisti ed editori, avrebbe fatto il nome di Sergio Marchionne quale candidato premier del centrodestra. Mi aspetto da Silvio Berlusconi una smentita, perché immaginare come premier italiano uno che paga le tasse in Svizzera, ha portato la sede legale della azienda che dirige, la Fiat, in Olanda e quella fiscale in Gran Bretagna, pur avendo la presunzione di vendere macchine “italiane”, significa aver perso il lume della ragione. Significa non avere rispetto dei milioni di italiani che fanno i salti mortali per produrre e lavorare qui, che qui pagano le tasse e che non sono scappati dopo aver preso miliardi di euro dallo Stato italiano. Dopo Calenda, ministro del governo Renzi, e Mario Draghi, presidente della BCE, un altro nome incompatibile con la nostra idea d’Italia. Solo un patriota può aiutarci a uscire dalla palude. Marchionne non lo è. Berlusconi pare voler fare di tutto per dividere un centrodestra in grado di vincere». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Il “lamento dei pensionati”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2011

Primo maggio, i pensionati di oggi i lavorator...

Image by balpa via Flickr

Fortunato Sommella – segretario regionale del Partito Pensionati in Campania – in una nota ci segnala la forte delusione del suo partito e dei suoi associati per l’elezione a sindaco di De Magistris. La loro indicazione di voto era infatti per Lettieri. A mio avviso il flop elettorale di questo partito è la conseguenza di un atteggiamento ondivago rispetto alla realtà del paese. Sommella è senza dubbio una brava ed onesta persona e ciò sorprende maggiormente la sua propensione per un candidato, e ancor più un partito, che ha sempre osteggiato i pensionati. Basta seguire i “proclami” del suo segretario nazionale Fatuzzo, che non passa giorno nel segnalare il disagio esistenziale della categoria e gli sberleffi subiti dall’attuale governo, per capire quanta poca fiducia i pensionati italiani possono nutrire per chi oggi ci governa. Nel merito, inoltre, va fatta una doverosa osservazione. A Milano e a Napoli non hanno vinto tanto i Pisapia o i De Magistris quanto la voglia degli italiani di un rinnovamento della classe politica oggi gravemente compromessa nella sua credibilità, nel suo impegno, nella sua stessa legittimità nel porsi alla guida del paese o a militare all’opposizione. Non è qualunquismo ma lo specchio di una realtà nella quale si rinnova negli italiani la voglia di politica, ma di una politica pulita e non compromessa. Di questo proprio i pensionati dovrebbero essere i più consapevoli per vita vissuta, per esperienza maturata negli anni.
A Napoli come a Milano e come in tutta Italia ci saremmo aspettati un partito che avesse detto: lasciamo liberi i nostri associati di giudicare i candidati e le coalizioni ricordando loro che nulla potrà venire di buono dall’attuale classe politica se non si rinnova, se non si apre verso il sociale, se non da segni di rispetto per chi ha lavorato e ancora oggi conserva intatti i suoi valori per la famiglia, la società e concorre pur nel suo crescente disagio esistenziale a dare un supporto ai giovani e ad incoraggiarli nella loro crescita. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Giro nuovo candidato a sindaco di Roma?

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2011

Le dichiarazioni dell’on. Giro del Pdl finalmente rivelano le reali intenzioni del centro-destra romano e annunciano fatalmente la fine dell’esperienza Alemanno. Il suo attacco all’intervento dell’On. Gasbarra pubblicato oggi sul Corriere della Sera ha il sapore di licenziamento dell’attuale primo cittadino di Roma e ne certifica il suo fallimento. E, considerato che Gasbarra ha già battuto il centro destra all’epoca dell’elezione dell’esponente del PD alla Presidenza della Provincia di Roma, si capisce che i suoi timori per una eventuale candidatura di Gasbarra siano fondati. Rimane il fatto che Giro non ha mai convinto i romani con le sue uscite bizzarre. Se comincia così la sua campagna elettorale per Roma, attaccando frontalmente nei metodi e nelle forme un suo potenziale concorrente, abbiamo buone notizie per la capitale. Milano insegna. (On. Gianfranco Zambelli)

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Lettieri: De Magistris in politica per scudo immunità

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2011

“I napoletani sanno che non si pu lasciare la città, in un momento storico fondamentale per la rinascita, nelle mani di un ex magistrato che ha fallito nel suo lavoro e che è entrato in politica per avere lo scudo dell’immunità che infatti sfrutta continuamente”. Lo ha detto il candidato del centrodestra alle elezioni comunali di Napoli Gianni Lettieri al giornale online Clandestinoweb.com.

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Elezioni Torino

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

L’On. Stefano Esposito  Deputato PD Piemonte dichiara: Ora basta. Il PD non è un partito di pagliacci. Il fatto che Silvio Viale risulti essere candidato anche alle amministrative del capoluogo lombardo nella lista “Legalizziamo Milano” rende inaccettabile la sua candidatura nella lista del PD per il Comune di Torino. Viale in queste settimane ha supplicato di essere inserito nella lista democratica, dimenticandosi di informare i diretti interessati della sua ‘doppia candidatura’. Un atteggiamento che altro non è che una presa in giro sia nei confronti del candidato Sindaco Piero Fassino, che ha condotto un’opera di rispettoso convincimento dei dirigenti locali del PD, sia degli iscritti e militanti del PD che hanno difeso la ragioni della candidatura di Viale nonostante che l’esponente radicale abbia più volte dato prova di non portare rispetto per le regole che disciplinano il nostro partito e abbia utilizzato in modo disinvolto la sua ‘doppia iscrizione’.  Ma, come è noto, a tutto c’è un limite, superato il quale viene meno la credibilità e la serietà stessa del partito. Chi utilizza il PD come una porta girevole e irride la sue regole e i suoi organi dirigenti non può essere accettato come candidato: pertanto chiedo l’immediata esclusione di Silvio Viale dalla lista del PD.

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Mastella: candidato sindaco a Napoli

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2011

“Mi candido come sindaco a Napoli”. Lo ha detto Clemente Mastella in diretta alla Zanzara in onda da Strasburgo su Radio 24. “E la lista  – prosegue  – la chiamerò WHY NOT! – dice scherzando riferendosi all’altro candidato sindaco De Magistris. ” Non saluto De Magistris perché mi ha rovinato la vita in maniera voluta. Io non ho mai fatto schifezze e non le avrei fatte di certo a casa mia, a Catanzaro”. Poi conclude l’ex ministro di Giustizia a Radio 24: “Con il senno di poi, non mi sarei dimesso. In Italia solo io e Cossiga ci siamo dimessi e oggi non lo farei”   (Maria Luisa Chioda)

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I bookmaker inglesi e le primarie Pd

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 febbraio 2011

Parto da una notizia che mi è pervenuta via e-mail: Il “rottamatore” Matteo Renzi, sindaco di Firenze, si sbilancia in un pronostico sulle prossime primarie del Pd: «Non credo che i candidati saranno Rosy Bindi e Pierluigi Bersani». I bookmaker, come riferisce Agipronews, smentiscono subito il “Renzi-Pensiero” e nelle  quote sul prossimo candidato a Premier del centro-sinistra disegnano un sfida alla pari proprio fra Pierluigi Bersani e Rosy Bindi. Per la sigla internazionale Bet1128 sono loro, a quota 1,80, i favoriti per il ruolo di leadership. Staccata di poco l’ipotesi Nichi Vendola che pagherebbe 2,20, un ritorno di Romano Prodi non è da escludere a priori e si gioca a 5 volte la scommessa. A 7,00 Luca Cordero di Montezemolo, per l'”intruso” Beppe Grillo la quota salirebbe fino a 10,00. Chiudono il tabellone Walter Veltroni (a 13,00) e Antonio Di Pietro (a 15,00).Se dovessimo tener da conto queste “quote” le candidature credibili nel pd sono due: Bindi e Bersani. Ancora una volta si torna alla logica degli apparati incapaci di rompere con il passato e di proporre uomini o donne e con essi idee nuove. Di certo, a mio avviso, merita di più la Bindi in quanto mostra d’essere maggiormente rappresentativa per i media, ha una apprezzabile facilità d’eloquio e meno “paternalista” suo segretario. D’altra parte pare che ci dobbiamo accontentare di queste due candidature e augurarci il meno peggio, ovvero la Bindi. E’ tempo che una donna si candidi per la presidenza del consiglio. In fatto di donne avevo già suggerito a Berlusconi alla vigilia del 14 dicembre, prima che incassasse la fiducia, di fare un gesto tra il nobile e il provocatorio e di candidare alla sua successione la ministra Giorgia Meloni. Non è certo, per bellezza, paragonabile a Mara Carfagna o alle bellezze del suo entourage, ma rispetto alle altre ha per lo meno il vantaggio di aver fatto politica fin dall’adolescenza e per uno stesso partito quello di cui era segretario Gian Franco Fini. Qualcuno, a questo punto, potrebbe obiettare che non è questione di donne. Probabilmente ha ragione se penso alle prese di posizione anti apparato partitocratico della Carfagna e della Gelmini e che è bastato un incontro con Berlusconi per ritornare in squadra con la coda fra le gambe. E allora dobbiamo proprio gettare la spugna e accontentarci di ciò che passa il convento senza fiatare? Probabilmente si e ciò significa che l’unico partito che potremmo ingrossare è quello degli astensionisti che già oggi rappresentano il 40% dell’elettorato. Mi chiedo solo dove è andato a nascondersi l’uomo che potrà battere Berlusconi, perché da qualche parte ci deve pur essere, ma nessuno, per ora, sembra volerlo seriamente. In passato c’era riuscito per ben due volte Romano Prodi ma a fargli le scarpe ci hanno pensato i suoi stessi alleati. Ora non sarebbe più credibile. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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I “tabù” della politica italiana

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2010

“C’è almeno un tabù che vale tanto per la destra – e diciamo anche per il presidente della Camera, Gianfranco Fini – quanto per la sinistra: è tabù il modo in cui Silvio Berlusconi, a capo del Governo, indica come suo candidato a ministro degli Esteri di 500 milioni di Europei Massimo D’Alema, noto ‘comunista’; fallito il tentativo, per D’Alema è arrivata poi la presidenza del Copasir”. Così il leader radicale Marco Pannella, nella conversazione settimanale con Massimo Bordin ai microfoni di Radio Radicale, commenta quella che reputa “l’attualità politica più evidente che ci troviamo a vivere”.  Pannella nota a questo proposito come “nella mozione del Comitato di Radicali Italiani ci sia la presa di distanza da un’attualità che invece viene letta come quella di una situazione democratica che si deteriora soprattutto per colpa della maggioranza e del leader della maggioranza, malgrado l’opposizione più o meno felice del Pd. No, questa è una visione sbagliata – ha detto il leader radicale – qui c’è un’unica realtà di regime”. Alla vigilia dell’incontro tra vertici Radicali e del Pd, Pannella spiega: “Credo di poter dire che questo mio incalzare per comprendere, mostrare o essere smentito e corretto, sia un battaglia non solo compatibile ma
assolutamente necessaria alla democrazia italiana e al Pd, necessaria perché svela le cose che purtroppo Fini e nemmeno gli altri hanno il coraggio di svelare, cioè cosa c’è dietro a un comportamento di Berlusconi nei confronti di una parte di quel potere che lui chiama ‘comunista’”. Numerosi i riferimenti al Presidente della Camera: “Da un anno e mezzo non ho avuto l’onore o il piacere di parlare con Fini tranne per un suo merito che devo ricordare, perché sulla base del nostro colloquio accettò di vedere di nuovo il Dalai Lama questo autunno. Se ne avessi avuta la possibilità, questo avrei consigliato all’amico Fini: guarda, devi fare sempre di più il Presidente della Camera. Gli avrei detto: se quello che hai consentito finalmente alla radicale Rita Bernardini, cioè per la prima volta a uno delle decine di migliaia di parlamentari italiani di fare quello che il regolamento prescrive – di conoscere i bilanci e i documenti – se questo lo avessi fatto coinvolgendo la Segreteria del Parlamento, avresti potuto fare un’opera immensa, perché lì ti saresti confrontato con la capacità di moralizzare attraverso la mera opera di conoscenza che oggi è affidata solo a Rita e ai nostri mezzi”. (fonte radicali)

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Tasse, Province e un “sensuale” Berlusconi

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 giugno 2010

Promesse. Non mantenute ma, visto che il popolo italiano e’ privo di memoria, si puo’ continuare all’infinito a promettere e non mantenere. Ricordiamo il candidato Silvio Berlusconi nel 2001, in occasione delle elezioni nazionali, che sottoscrisse un patto con gli italiani per fissare le tasse al 23% fino a 100mila euro e al 33% sopra tale cifra. Non se n’e’ fatto nulla. Ricordiamo il candidato Silvio Berlusconi nel 2008, in occasione delle elezioni nazionali, che promise l’abolizione delle Province. Non se n’e’ fatto nulla. Un mese fa si promise di abolirne qualcuna, salvando quelle sopra i 220mila abitanti e confinanti con uno stato estero (evidentemente si voleva esaltare il ruolo della Polizia Provinciale che avrebbe dovuto contrastare l’invasione delle nemiche truppe elvetiche e francesi). Quella promessa, parzialissima, e’ durata qualche giorno; non aveva senso inserirla in un decreto fiscale e si e’ rivelata per quello che era: cortina fumogena che serviva a velare la vera essenza del decreto fiscale. Nei prossimi giorni il Parlamento discutera’ del Codice delle Autonomie che prevede la abolizione della Province con meno di 200mila abitanti (siamo scesi nel numero di abitanti). Ci sono gia’ le eccezioni, per esempio quelle che hanno un territorio montano. Gia’, allora perche’ non aboliamo le Comunita’ montane, come promesso del presidente Berlusconi? Altra promessa non mantenuta. L’altro ieri il presidente Berlusconi ha detto che vuole partecipare a degli spot per promuovere il turismo in Italia. Il motivo e’ che la sua voce e’ “sensuale”. Improvvisamente abbiamo capito cio’ che ammalia gli italiani: le “sensuali” promesse del nostro presidente del Consiglio. Saranno turbati anche i nostri sogni? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Regionali Lombardia

Posted by fidest press agency su martedì, 30 marzo 2010

Il candidato di centrodestra Roberto Formigoni è euforico. Ha battuto il candidato di centrosinistra Filippo Penati con oltre il 56% dei voti. Una vittoria subito riconosciuta da Penati che si è complimentato con lo sfidante.

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Cortei pdl e giunta Alemanno

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2010

Dichiarazione di Riccardo Magi – segretario Radicali Roma e candidato per la lista Bonino Pannella alle elezioni regionali nel Lazio: “Con i due cortei del Pdl di oggi il protocollo d’intesa per la  disciplina della campagna elettorale, solennemente firmato dai maggiori partiti il 19 febbraio scorso nella riunione presieduta dal prefetto Pecoraro, con i vertici del Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Roma, della Questura, della Guardia di Finanza, con il Comandante della Polizia Municipale, con i rappresentanti della giunta comunale e regionale, è definitivamente carta straccia. In quel documento sottoscritto appena un mese fa anche dai rappresentanti del Pdl “gli intervenuti si impegnano a non effettuare cortei nel periodo della campagna elettorale”. Già in passato abbiamo sollevato il problema di incostituzionalità dell’applicazione di tali protocolli ma il sindaco Alemanno si è pronunciato per una “rigida applicazione degli stessi anche perchè chi lo ha firmato rappresenta il 95% delle forze politiche e sindacali e anche chi è fuori dal protocollo si deve attenere ad esso”, e più di un corteo è stato impedito.  All’assessore alle politiche della mobilità chiediamo di conoscere in base a quale norma sia stato stabilito l’utilizzo gratuito della metropolitana nelle stazioni interessate dal corteo, a quanto ammonti il “pagamento congruo” effettuato dal Pdl per questo “servizio” e quale sia la procedura affinché anche le altre forze politiche possano richiederlo. Il fallimento dell’amministrazione comunale è totale anche nel far rispettare l’affissione negli spazi assegnati alle liste, nel sanzionare le affissioni selvagge dilaganti e nel rimuoverle, come sarebbe suo obbligo per legge”.

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Serata molisana

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 marzo 2010

Roma 19 marzo, dalle ore 18,30, presso l’Alpheus (via del Commercio 36, zona Piramide), è prevista una serata molisana con:- gli attori molisani Stefano Sabelli e Ivana De Luca, che renderanno un omaggio letterario e musicale al poeta Eugenio Cirese; – lo stilista molisano Stefano Mastropaolo, presenterà in anteprima la collezione primavera-estate 2010 con una sfilata di moda;- buffet. L’ingresso è libero. L’iniziativa, in collaborazione con l’associazione, è promossa dal molisano (di Casalciprano) Mario De Luca, candidato IDV per la Regione Lazio

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La Val di Vara ha il suo candidato

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2010

Alessandro Mainardi dichiara: “Dopo anni di ‘latitanza’, finalmente anche la Val di Vara ha un candidato di centro-sinistra che ha la possibilità di entrare a far parte del Consiglio regionale. Da troppi anni, infatti, il centro sinistra non si è reso conto del potenziale che la mia terra può esprimere. Un potenziale in termini turistici, naturalistici, produttivi. Aspetti relativamente curati ma perché no, anche con una loro veste elettorale. La Val di Vara, con i suoi 575 km quadrati di estensione ed i suoi oltre 30.000 abitanti, è il territorio più esteso della provincia della Spezia. L’impegno è  quello di lavorare sui problemi reali della Valle durante tutto l’arco dell’anno e non solo a mezzo di spot nel breve periodo della campagna elettorale. Dove prima vi era l’abbandono politico, oggi è entrata a pieno titolo la bandiera dell’Italia dei Valori di Antonio Di  Pietro e di tutti quegli uomini e quelle donne che, giornalmente, si interessano dei problemi della collettività.”

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