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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘canone’

Rai: canone e informazione pubblica. Gli intoccabili contro la libertà di informazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Sulla Rai sembra proprio che tutti i politici, di maggioranza e di minoranza, non riescano ad esprimersi se non in termini di potere e lottizzazione. E’ di ieri l’audizione del vice-premier e ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, in commissione vigilanza della Rai. E il nostro incipit è banalmente confermato. Nonostante le guerre guerreggiate del suo partito e del suo incaricato, Vito Crimi, sottosegretario a capo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria, col piano di decrescita del finanziamento pubblico all’editoria per “disintossicare le testate dai soldi pubblici e dalla politica” … nonostante questo, quando si è di fronte alla Rai, scatta il meccanismo degli intoccabili, categoria in cui si annoverano tutti coloro che, per nomina partitica, amministrano e lavorano alla tv di Stato. Certo, il nostro ministro, che è populista dichiarato, non può fare a meno di sostenere che uno degli obiettivi del suo governo è
far calare il canone/imposta della Rai dagli attuali 90 euro all’anno, ma al di là dell’esternazione che lui ritiene le porti popolarità, tutto quello che riguarda la Rai, e solo preoccupazione per meglio spartirsela, dando un pezzetto a tutti, sì da tenerseli buoni, ma tenendo il grosso per sé.
Questa sarebbe l’alternativa per l’informazione: meno soldi ai privati, conferma del carrozzone della tv di Stato e migliore spartizione. “Non c’é alcun cenno di privatizzazione dei canali Rai nel contratto di servizio”; e sulle accuse di dumping per la pubblicità: “consiglio ai privati di rivolgersi all’Antitrust”…. Che – ricordiamo noi – sulla materia si è ampiamente pronunciata in passato, confermando lo stato dei fatti.
Il referendum del 1995 che chiedeva la privatizzazione della Rai… inesistente… e dire che più popolari dei referendum cosa ci dovrebbe essere…. forse noi abbiamo un concetto e una pratica diversa di “popolare”?
Niente, ordinaria amministrazione. I politici che, quando erano all’opposizione, facevano gli alternativi e che una volta al potere sostengono di voler “disintossicare le testate dai soldi pubblici”… certo, danno loro meno soldi, visto che sono quasi tutte testate di opposizione alla politica del governo, tanto loro -oggi al potere – non ne hanno bisogno, chè la Rai basta e avanza. Questa la chiamano libertà di informazione.

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Il canone del telefono fisso va pagato ogni mese e non dopo 28 giorni

Posted by fidest press agency su domenica, 26 marzo 2017

telefono“La decisione dell’Agcom che ha stabilito che il canone del telefono fisso va pagato ogni mese e non dopo 28 giorni ci soddisfa pienamente, in linea con la battaglia che Ap ha portato avanti in Parlamento. Avevamo infatti già sottoposto la questione al Governo nei giorni scorsi, attraverso una specifica interrogazione in commissione Finanze alla Camera, proprio perché contrari a questa discutibile operazione portata avanti unilateralmente da diverse compagnie telefoniche a discapito della trasparenza e della chiarezza verso gli utenti e a danno di milioni di famiglie e imprese”. Così il capogruppo di Ap in commissione Finanze alla Camera, Filippo Piccone.
“Sollecitiamo il Governo a continuare a vigilare sui modi in cui le imprese fornitrici di servizi di telecomunicazioni, che ovviamente sono essenziali per cittadini e imprese, modificano i contratti. Di fronte ai ricorsi e alle probabili contestazioni, ci aspettiamo che l’Esecutivo si ponga al fianco di Agcom e a difesa dei consumatori”.
Per Dino Cimaglia, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori: ” E’ una delibera dell’Autorità per le Comunicazioni che ha stabilito per la telefonia fissa la fatturazione deve essere mensile, mentre per la telefonia mobile la cadenza non può essere inferiore ai 28 giorni.
“Bene che alcune regole siano state messe nero su bianco dall’Authority, ma si poteva fare di più. Sul credito residuo, ad esempio, le compagnie dovrebbero mettere a disposizioni degli utenti tutte le opzioni elencate, dall’sms alle app, così da dare un’ampia gamma di scelta ai clienti. Rispetto alla cadenza di fatturazione non inferiore ai 28 giorni per la telefonia mobile, si tratta di una mera ratifica di quanto già deciso dalle compagnie”.

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Canone Rai: attenti alle 2 scadenze del 31 gennaio 2017

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2017

Rai: sede di romaEntro il 31 gennaio ci sono due importanti scadenze per quanto riguarda il canone Rai. E’ il termine ultimo, infatti, sia per presentare la dichiarazione di non possesso della tv che per pagare il canone in unica soluzione con modello F24. In particolare:
A) Dichiarazione di non possesso della tv. I titolari di utenze per la fornitura di energia elettrica per uso domestico residenziale che non hanno la tv devono presentare la dichiarazione sostitutiva di non detenzione dell’apparecchio televisivo entro il 31 gennaio 2017, altrimenti saranno costretti a pagare come minimo il canone del primo semestre, pari quest’ anno a 45,94 euro (il canone annuale è passato da 100 a 90 euro).
Ricordiamo che non ha alcuna importanza se la dichiarazione era già stata fatta per il canone 2016. A differenza della dichiarazione di addebito su altra utenza (ossia il quadro B del modellino), quella di non detenzione della televisione, con la quale si deve dichiarare che nessun componente della famiglia anagrafica ha una tv in alcuna casa, ossia il quadro A del modellino (“Dichiarazione sostitutiva di non detenzione” della televisione), va ripresentata ogni anno.
Il periodo di presentazione della dichiarazione, per essere esonerati dall’intero canone 2017, va dal 1° luglio 2016 al 31 gennaio 2017. Se, quindi, non è stata già inviata in questo lasso di tempo, si deve provvedere entro la fine del mese.
Se la dichiarazione non è stata inviata con un certo anticipo (20 dicembre per l’invio con plico raccomandato), le prime rate del canone 2017, con tutta probabilità sia quella di gennaio che di febbraio, pari a 9 euro al mese, saranno nel frattempo addebitate dalla compagnia elettrica.
In tal caso, il consumatore ha una doppia possibilità:
1) effettuare il pagamento parziale della fattura, saldando la sola quota energia, secondo le modalità definite da ciascuna impresa elettrica, indicando nella causale di versamento l’imputazione del pagamento.
2) effettuare il pagamento integrale della bolletta e poi presentare domanda di rimborso.
B) Pagamento con modello F24. In alcuni casi particolari è previsto il pagamento del canone in unica soluzione con modello F24. Mentre nella fase transitoria, ossia nel 2016, questa modalità di versamento andava effettuata entro il 31 ottobre, a regime, ossia dal 2017 in poi, il pagamento va effettuato entro il 31 gennaio.
Di seguito i principali casi di chi deve versare entro il 31 gennaio con modello F24:
1) Quando nessun componente della famiglia anagrafica, tenuta al versamento del canone, è titolare di contratto elettrico di tipo domestico residenziale.

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Gettito canone Rai

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2017

Rai: sede di romaIl Mef ha comunicato che nel periodo gennaio-novembre 2016 le entrate per il canone televisivo finora pervenute ammontano a 2.050 milioni di euro. “Si tratta di un dato certamente positivo in termini finanziari, da noi ampiamente previsto fin dal novembre 2015. Il metodo adottato, infatti, non è mai stato da noi contestato rispetto alla sua efficacia nella lotta all’evasione, quanto rispetto all’onere a carico degli onesti contribuenti costretti a fare dichiarazioni per le doppie utenze elettriche diversamente intestate o a dover dichiarare a vita, di non avere una tv” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“In ogni caso si tratta di un extragettito di 300 milioni che attesta anche la bontà di una seconda previsione da noi fatta. Ossia che il canone è ancora troppo elevato, nonostante la riduzione da 100 a 90 euro prevista per il 2017. Per avere un gettito invariato rispetto al 2015, infatti, il canone, prendendo per definitivo il dato di oggi, dovrebbe essere al massimo di 85 euro, ossia 5 euro in meno” conclude Dona.L’associazione ricorda, infine, che l’art. 1 comma 153 della legge n. 208/2015 prevede che per superare la presunzione di detenzione di un apparecchio tv è ammessa una dichiarazione da inviare all’Agenzia delle entrate ma questa “ha validità per l’anno in cui è stata presentata”. A differenza della dichiarazione di addebito su altra utenza (ossia il quadro B del modellino), quindi, la dichiarazione di non detenzione (quadro A) va ripresentata ogni anno e va inviata entro il prossimo 31 gennaio.

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Imposta/Canone Rai. Attenzione alle fregature per il nuovo anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

Rai: sede di romaSi potrebbe dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio. In materia di imposta per il possesso di un apparecchio tv, il cosiddetto (a sproposito) canone, credevamo che il regime fiscale nostrano si fosse acquietato con il nuovo sistema di esazione in bolletta elettrica e, per quanto balzano, sempre credevamo fosse servito ad evitare tutti gli aspetti piu’ odiosi e vessatori che hanno caratterizzato la riscossione in questi anni. Ma appunto: credevamo, peccando di ingenuita’.
Ora hanno trovato un metodo per vessare ancora di piu’ i contribuenti, con un metodo in cui primeggia l’abitudine normativa che vede sempre lo Stato che ha ragione e il contribuente che ha sempre torto fino a prova contraria (il contrario di come dovrebbe essere l’impostazione del nostro sistema giuridico).
Chi non possiede un apparecchio tv, quest’anno, come ogni anno, deve inviare la dichiarazione (non bastava una prima volta e caso mai l’invio della modifica del proprio status? No: perche’ rinunciare a quelli che se ne dimenticano e a quelli che sbagliano….) entro il 31 gennaio 2017. Tutto normale? No! C’e’ la fregatura. Se non si invia la dichiarazione telematica entro il 31 dicembre (20 dicembre per quella postale), l’addebito mensile in bolletta di 10 euro (9 se passa la riduzione del canone prevista in finanziaria) per il mese di gennaio, verra’ comunque addebitato e andra’ pagato; per riaverlo indietro bisognera’ fare domanda che non esclude la raccomandata A/R per chi non e’ in possesso di mezzi telematici certificati.
Quindi. Tra il sistema costoso -in tempo e denaro- di richiesta di rimborso, con costi che vanno ben oltre i 9/10 euro, e il balletto delle date (31 gennaio 2017 la scadenza, 31 dicembre per l’invio telematico dell’esenzione senza addebito in bolletta, 20 dicembre per l’invio postale sempre dell’esenzione), il contribuente medio… diciamo che potrebbe essere portato a fare confusione e/o a rinunciare ai 9/10 euro perche’ forse nella vita ha qualcosa di piu’ importante da fare.
Ecco che il cerchio e’ chiuso. Ed e’ altamente probabile che l’Erario incassi qualche milioncino di importi non dovuti, si’ da poter meglio finanziare i programmi della Rai, le testate giornalistiche che altrimenti sarebbero in difficolta’ perche’ sono poco viste o poco acquistate, le associazioni di consumatori coi loro giornalini, e “compagnia cantando”… cioe’ tutto quello che attinge come un lattante al seno della “prosperosa e benigna balia”.Bella porcata! E noi che -sempre e perennemente ingenui- avevamo fatto un pensierino per elogiare un sistema pulito ed equo e giusto di riscossione che veniva dopo decenni bui di malvessazioni. Ci siamo illusi. Benvenuti -o ben rimasti- nel sistema fiscale che tutti, appena possono, cercano di fregare, anche perche’ hanno imparato da chi dovrebbe essere il loro maestro di rettitudine. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Imposta/canone Rai. Interpellanza parlamentare sulla violazione della legge di Stabilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2016

Rai: sede di romaFirenze. Tra pochi giorni partira’ la riscossione del canone Rai in bolletta, un meccanismo concepito dalla legge di stabilita’ che prevede la presunzione del possesso di una tv se nel luogo di residenza di ciascun contribuente e’ attiva una utenza elettrica.Si e’ trattato di un provvedimento emesso in tutta fretta, che non ha consentito per la sua attuazione di effettuare tutte le necessarie verifiche sui contribuenti, cio’ chiedere alle anagrafi comunali la composizione dei nuclei anagrafici, per evitare doppie imposizioni di canone/imposta Rai nello stesso nucleo familiare. Probabilmente ci sarebbe voluto troppo tempo, o forse le anagrafi comunali non erano pronte e organizzate per inviare i dati di 23 milioni di famiglie anagrafiche.Per ovviare, Ministero dello Sviluppo economico e Agenzia delle Entrate hanno trovato una soluzione alternativa, che viola la legge di stabilita’ e che danneggia i cittadini: anziche’ fare i dovuti controlli anagrafici hanno attribuito il canone a tutte le utenze residenziali, onerando i cittadini contribuenti a dichiarare se e’ al contrario e il canone non fosse da loro dovuto perche’ pagato gia’ da altro familiare.Cosi’ facendo Agenzia delle Entrate e Ministero dello sviluppo economico hanno violato in un colpo solo la legge di stabilita’, lo Statuto del Contribuente e la legge sul procedimento amministrativo.Per fare chiarezza su tali violazioni, e per chiedere al Governo come intenda porre rimedio a tali violazioni e se sia intenzione del Governo assumere iniziative normative urgenti al fine di posticipare la riscossione in bolletta elettrica del canone Rai e consentire una corretta e compiuta informazione dei contribuenti, e’ stata presentata ieri – su segnalazione dell’Aduc – una interpellanza parlamentare da parte dei Deputati Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Mirella Liuzzi, Vincenzo Caso, Emanuele Scagliusi, Giuseppe L’Abbate e Manlio di Stefano.Cuore dell’interpellanza e’ il meccanismo di individuazione dei soggetti tenuti al pagamento che la legge di stabilita’ individua nella residenza del contribuente e nell’esistenza in quel luogo di utenza elettrica e che AdE e Ministero stravolgono trasformandolo in titolarita’ di una utenza elettrica residenziale. La conseguenza di questo stravolgimento e’ che il contribuente paghera’ un canone Rai non dovuto oppure – in caso di invio della dichiarazione sostitutiva – si esporra’ al recupero di 5 anni di importi pregressi da parte della societa’ elettrica.
Si tratta a nostro avviso di un meccanismo non casuale, pensato per batter cassa – soldi non dovuti nelle casse dell’erario oppure un aiuto economico indiretto alle societa’ elettriche (che si aggiunge ai 28 milioni di euro che riceveranno per il servizio reso).
L’Agenzia delle entrate ha infatti deciso di partire non e’ come previsto dalla legge di stabilita’ – dal dato anagrafico messo a disposizione dei comuni, ma dall’intestazione di una utenza elettrica residenziale. Tale dato tuttavia non necessariamente rispecchia l’effettiva residenza dell’intestatario in quell’immobile, poiche’ per le piu’ varie ragioni (da un mancato aggiornamento incolpevole ad una consapevole omissione nella comunicazione contrattuale con la societa’ elettrica), e’ possibile che questi sia titolare di utenza elettrica intestata ma abbia residenza anagrafica altrove, con il proprio nucleo familiare che gia’ paga il canone Rai. L’intestatario si trova quindi davanti ad una scelta: puo’ inviare la dichiarazione sostitutiva per non dover pagare illegittimamente il canone Rai gia’ pagato dal familiare, cosi’ esponendosi alla modifica della tariffa elettrica applicata e al ricalcolo degli ultimi 5 anni di consumi con la tariffa non residenziale oppure si vede
costretto ad accettare di pagare una imposta non dovuta di 100,00 euro (importo probabilmente di gran lunga inferiore all’ipotesi di ricalcolo delle tariffe elettriche).Cosi’ facendo, l’Agenzia delle entrate pone il cittadino nella condizione di pagare una imposta non dovuta, intromettendosi nella gestione di un rapporto contrattuale di tipo privatistico e favorendo indebitamente o l’erario o le casse dei gestori elettrici, quale indiretta remunerazione ulteriore rispetto a quella gia’ cospicua (almeno 28 milioni di euro in due anni) prevista dal decreto ministeriale.Si obiettera’ che e’ giusto che chi ha usufruito di tariffe piu’ basse cui non aveva diritto e’ giusto che paghi.
Corretto, indubbiamente. Non corretto invece che lo Stato approfitti di questo “ricatto” per introitare imposte non dovute. E il fatto che il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, audita l’8 giugno scorso innanzi alla Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria della Camera dei deputati, abbia candidamente affermato che “il problema si avrebbe qualora il cittadino abbia piu’ di un’utenza intestata come prima casa, il che vorrebbe dire che e’ scorretto, perche’ ne puo’ avere solo una. Quindi, o varia, o paga il canone. Lo dico scherzando, ma la legge cosi’ e’”, e a nostro avviso e’ particolarmente grave.Qui il testo dell’interpellanza: http://parlamento.aduc.it/iniziativa/imposta+canone+rai+interpellanza+parlamentare_24571.php
Emmanuela Bertucci, legale Aduc

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Imposta/canone Rai. Siamo arrivati alla scadenza del 16 maggio… ora comincia il bello

Posted by fidest press agency su domenica, 15 maggio 2016

Rai: sede di romaLunedi’ 16 maggio scade la possibilita’ di inviare l’autodichiarazione alla Rai per chi non deve pagare il canone in quanto non possiede un apparecchio tv e, soprattutto, per chi deve stare attento a capire come funziona il tutto ed evitare di pagarlo due o tre volte. Il tutto connesso alla presunzione di possesso di un apparecchio tv per il solo fatto di essere intestatario di una bolletta della luce. Un meccanismo complicato e confusionario che, da quando e’ stato deciso con la legge di Stabilita’ dello scorso 1 gennaio, non solo e’ cambiato diverse volte, ma a tutt’oggi manca ancora la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto che disciplina le modalita’ attuative del pagamento, decreto che doveva essere approvato lo scorso 15 febbraio. Ma si sa, le scadenze per il contribuente sono tassative, mentre per lo Stato sono indicative: quindi se il primo sbaglia/ritarda sono dolori al portafogli, mentre se altrettanta manchevolezza la fa lo Stato,nonsuccede nulla… e se ci sono le conseguenze, queste ultime ovviamente le paga solo il contribuente. Niente di nuovo. E’ il nostro Stato e il nostro regime fiscale. Ma -stìano attenti lor signori- noi non ci rassegniamo, anche se e’ questo che si vuole che accada. E al momento, oltre a declamare, borbottare, rilevare, sottolineare, denunciare, cerchiamo di operare al meglio per la riduzione dei danni che i contribuenti/sudditi sono costretti a subire… e proprio in virtu’ di quelli che -se per altri sono dei limiti- per noi sono elemento di distinzione a apprezzamento positivo da parte dei piu’: il nostro essere associazione di volontariato senza scopo di lucro e che per scelta non accetta nessuna forma di finanziamento pubblico.
Riduzione del danno -dicevamo. In questi mesi, da quando e stata piu’ o meno definita questa modalita’ di pagamento del canone tramite bolletta elettrica, abbiamo risposto a centinaia di migliaia di richieste di consigli. Diffuso decine e decine di comunicati talvolta ripresi dai media. Partecipato a centinaia di trasmissioni radiofoniche e televisive, e ringraziamo chi, invitandoci, ha svolto un vero servizio pubblico di informazione che la Rai invece non ha svolto; se non con scarsissima informazione, basata quasi esclusivamente su spot pubblicitari sulle proprie reti e in rarissime apparizioni in trasmissioni in fasce orarie secondarie, in cui sono stati invitati ad esporre le nuove modalita’ solo funzionari dello Stato (contravvenendo cosi’, in modo spudorato e fazioso, alla loro cosiddetta funzione oggettiva di informazione pubblica. Il contraddittorio -a nostro modesto avviso- e’ l’anima dell’informazione).Se oggi una piccola informazione in merito c’e’ stata, e quindi non solo propaganda, questo e’ stato grazie ad associazioni come la nostra e alle poche emittenti tv (nazionali e locali) che hanno sfidato il tacito patto di non belligeranza che sembra vigere tra chi vive solo dei propri introiti pubblicitari e deve competere con chi -la Rai- oltre alla pubblicita’ (la cui presenza in una sede istituzionale come quella dell’emittente di Stato, di per se’ distorce, narcotizza e sovraespone il medesimo mercato) ha i soldi dello Stato.L’ultima nostra impresa di informazione -e quindi di servizio pubblico non retribuito- e’ stata la diffusione di un video tramite il nostro canale YouTube (https://www.youtube.com/watch?v=rWDT9kNFRPE), con cui ci siamo limitati a tre informazioni -le piu’ rispondenti alle migliaia di casistiche in merito- per evitare che i contribuenti facciano errori e paghino il non dovuto o piu’ dello stesso.Ma la vicenda non finisce qui: lo sanno -a nostro avviso furbescamente architettato- anche gli inventori di questo nuovo metodo di presunzione di possesso di un apparecchio tv e di pagamento della relativa imposta, Ora comincia il bello. Non tanto perche’ ogni anno, entro il 31 gennaio, ogni singolo contribuente dovra’ ripetere le autodichiarazioni che avra’ ora inviato entro lunedi’ 16 maggio, ma perche’ visto il contesto burocratico e amministrativo confusionale, impreciso, strutturalmente difettoso e incomprensibile, crediamo che le contestazioni che i singoli contribuenti saranno costretti a presentare per gli “errori” loro e dell’amministrazione, saranno molto numerose. E siccome la procedura di rivalsa, per quanto non impossibile e non particolarmente costosa (una raccomandata A/R e il proprio tempo), e’ concepita per scoraggiare i creditori dello Stato ad attivarla, noi ci stiamo attrezzando per renderla piu’ semplice e fruibile, tramite i nostri abituali servizi di informazione e modulistica specifica. La solita riduzione del danno, quindi. Ma con la piu’ che mai marcata consapevolezza che non abbiamo nessuna intenzione di trasformarci in una sorta di centro clinico ospedaliero volontario e permanente (cosi’ come avviene per molti settori dello Stato che, senza il volontario, collasserebbero, ma siamo solo una sorta di ambulatorio da campo, provvisorio e duttile a tutte le esigenze, proiettato per estirpare il cancro alla sua radice, cioe’ l’abolizione del canone/imposta (con l’attuale e con ogni altro metodo di riscossione che potra’ essere architettato). E quindi la fine del servizio pubblico d’informazione radiotelevisivo gestito dal medesimo Stato, servizio oggi in aperto e famigerato abuso di posizione dominante con gli altri attori del mercato radiotelevisivo. Visionari, utopisti, assertori della fine dello Stato sociale che si esprime anche attraverso informazione e intrattenimento del medesimo Stato? No, semplicemente democratici, per dare attuazione a quella volonta’ popolare che, grazie ad un referendum del 1995, avrebbe dovuto imporre allo Stato la privatizzazione del servizio di informazione pubblica, magari mettendolo all’asta per il miglior offerente, senza showman, showgirl e intrattenimenti demenziali concepiti per spartire gli spazi tra le fazioni partitiche che si sono impossessate del nostro Stato.Qui il nostro canale web specifico sul canone rai con tutte le informazioni del caso e in prospettiva: http://tlc.aduc.it/rai/ (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Canone RAI: la tragica commedia

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

Rai: sede di romaNon me ne vogliano quelli che pensano che Matteo Renzi sia un riformatore perché ogni giorno, su ogni tema che annuncia poi assistiamo a provvedimenti che vengono cambiati in corso d’opera, anche di notte perché anche per loro ultime ammissioni – ci sono degli errori (esempio ultimo le pensioni di reversibilità che sparivano). Ai grandi proclami di cambiamento di Matteo Renzi segue sempre l’incapacità di trasformarli in leggi operative, chiare e rispettose del cittadino che è sottoposto a pagare i relativi contributi, tasse, imposte e via dicendo. Sul canone RAI l’ennesima telenovela con colpi di scena degni del Goldoni, infatti, tracciato il canovaccio (da parte di Matteo Renzi), poi gli attori (ministri, sottosegretari, funzionari, addetti e via dicendo) improvvisano sulla scena, di confusione in confusione, sperando nel lieto finale ma a farne le spese sono i cittadini, quelli che pagano sempre e puntualmente con grandi sacrifici. Purtroppo queste commedie, incredibile ma vero, ci fanno rimpiangere le gestioni democristiane e socialiste del 900 e che vedevano i cittadini partecipare direttamente scendendo in piazza contro decreti capestro e contro gli intrallazzi. Oggi il novello Goldoni la fa franca perché la maggioranza dei cittadini si incavola solo davanti al televisore e/o al computer. Per la verità alcuni settori, alcuni lavoratori hanno capito e sono andati a manifestare sotto casa di Matteo Renzi invece di bloccare Roma e i romani, ma sono stati un’eccezione che conferma la “regola” del NONimpegno fisico in strada, in piazza da parte dei cittadini ignorati, vessati. Indubbiamente c’è bisogno di fermare l’Italia, c’è bisogno di un paio di cittadini che partano a piedi, uno da Bolzano e uno da Trapani, meta ROMA per chiedere che questo Parlamento sia mandato a casa e si vada subito a nuove elezioni. Una marcia invitando i cittadini a unirsi a loro per la dignità e il rispetto delle regole, del buon senso, della Costituzione della Repubblica Italiana e personalmente se accade io sarò con loro. Un GRAZIE agli attivisti dell’ADUC che come in questo caso ci informano delle vicende con i loro comunicati stampa. (A leggervi, Pier Luigi Ciolli)

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Paga canone Rai chi ha tv, anche la radio, ma non altri device

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

televisori“Rimane l’impianto della normativa in vigore. E’ il possesso di un televisore il requisito per il pagamento del canone, non degli altri device. Nella norma abbiamo solo aggiunto una presunzione del possesso del televisore che è il contratto di fornitura elettrica per l’abitazione in cui si è residenti. Questo è il presupposto, in futuro vedremo per prendere in esame l’evoluzione tecnologica” Lo ha detto il sottosegretario Antonello Giacomelli a 24Mattino su Radio 24 e ha aggiunto “Secondo i dati Istat – ha sottolineato – il 97% degli italiani possiede un televisore. Eppure questo non emerge dai dati sul pagamento del canone”.
Alla domanda del conduttore di Radio 24 Alessandro Milan se anche chi ha una radio debba pagare il canone, Giacomelli risponde: “Secondo me non è importante quello che uno ascolta e come fruisce. Il requisito rimane lo stesso, il possesso di un apparecchio atto a ricevere. Sono esclusi, al momento, computer, tablet e smartphone”

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Canone Rai: Navigare a vista… tutti!

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2015

Rai: sede di romaSembra proprio l’imposta/canone sul possesso di un apparecchio tv, imposta per pagare il servizio pubblico radiotelevisivo, sara’ riscossa attraverso la bolletta elettrica. Cosi’ dice la “manovra” del Governo, senza, per il momento, fissare i particolari. Sui quali siamo molto curiosi per capire fino a dove si puo’ spingere la creativita’ e la fantasia dell’arroganza del potere: l’impresa -per noi comuni mortali e contribuenti- sembra ardua: cercare di far digerire un mattone a tutti i contribuenti interessati e -visto l’andazzo attuale che non esclude quello futuro- anche a quelli non interessati che vengono abbindolati pur di far versare loro un po’ di soldi all’Erario televisivo.
Navigare a vista. E’ quello che probabilmente ha cominciato a fare uno dei maggiori quotidiani italiani (Corriere della Sera) quando, presentando in modo schematico quest’aspetto della “manovra”, ha vergato: “… La tassa non sara’ piu’ legata al possesso di un televisore e lo strumento della bolletta elettrica dovrebbe permettere di snidare proprio la maggior parte degli evasori. Oltre a problemi tecnici, le compagnie elettriche sono contrarie”. Domanda irriverente (?): visto che scrivete che la tassa non sarà più legata al possesso di un apparecchio tv… tutti gli utenti della luce dovranno pagarla? No, forse non volevate dire questo, percà dopo dite che il pagamento in bolletta servirà a scovare gli evasori… e quindi? Un po’ di confusione, crediamo: Navigare a vista, per l’appunto.
Non solo, ma mentre il solito quotidiano scrive che “le compagnie elettriche sono contrarie”, non possiamo non leggere che invece l’Enel (compagnia tutt’altro che secondaria nel settore, e non solo) si’ e seduta al tavolo del Governo “confermando il loro atteggiamento collaborativo sulla questione”.
La stessa fonte autorevole ci fa inoltre sapere che se non si paghera’ l’imposta/canone in bolletta, la luce non verra’ tagliata perche’ la corrente elettrica e’ un bene primario. Chissa’ cosa ne pensano tutti gli utenti che, alla faccia del servizio primario, si vedono tagliare il servizio quando non pagano una bolletta che contestano per un qualche motivo, ma non perche’ non vogliono pagare, ma vorrebbero solo capire perche’ e’ arrivato un bollettone o perche’ si sono ritrovati con un nuovo gestore senza avero chiesto e pagare solo il giusto. Ma quale bene primario… non lo e’ neanche l’acqua e l’aria, figuriamoci la luce. Navigare a vista, per l’appunto.
Allora. Al tavolo del Governo c’e’ l’Enel (che agisce sul mercato elettrico in abuso di posizione dominante contro i suoi concorrenti che acquistano dallo stesso gruppo Enel il prodotto/luce che poi vendono) e non le centinaia di altre aziende del cosiddetto mercato liberalizzato. Posizione dominante di Enel anche per le decisioni in merito? Sembra di si’. Alla faccia della liberalizzazione!
Ma chi gliel’ha fatta fare al Governo di concepire una cosa del genere? Forse siamo ingenui noi nel credere che i Governi debbano semplificare la vita dei cittadini e dei contribuenti. Non solo, ma siamo ingenui nel credere che il problema principale dell’imposta/canone della Rai non debba essere la sua riscossione, ma studiare e attuare quello che gli italiani avevano gia’ chiesto alcune decine di anni fa con un referendum: privatizzare il servizio pubblico radiotelevisivo e -aggiungiamo noi- affidarlo con un pubblico appalto al miglior offerente.
Siamo ingenui ma non fessi. Perche’ della decisione dell’imposta/canone in bolletta, non navigando a vista, percepiamo solo un aumento della conflittualita’ Erario/contribuente, su una questione gia’ ora altamente conflittuale:
– nel merito: lo Stato che paga parcelle altissime a showman e showgirl che non si capisce cosa c’entrino col servizio pubblico, a meno che qualcuno sia convinto che la cultura debba essere di Stato, invece di un servizio pubblico di sola informazione;
– nel metodo: dicono che piu’ di uno su quattro non paghi questa imposta… ma come fanno a dirlo? Perche’ partono dal presupposto che tutti abbiano in casa un apparecchio tv e quindi: su tutti gli iscritti all’anagrafe il 73% paga l’imposta, quindi il 27% e’ evasore…. peccato che siamo nel 2015 e, oltre ai nemici del “rettangolo nero” di per se’ (non tanti ma sempre in crescita), ci sono i milioni di persone che si informano tramite Internet, dispositivo per il quale l’imposta non si paga (per ora… ci avevano provato qualche anno fa, ma hanno fatto brutalmente marcia indietro). Quindi. Chi naviga a vista? Tutti, noi inclusi. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Spot canone Rai 2014. Pubblicita’ ingannevole? Denuncia all’Antitrust

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2014

Firenze, Anche quest’anno la tv di Stato, per ricordare agli italiani che possiedono un apparecchio tv il pagamento dell’imposta di possesso per finanziare il servizio pubblico televisivo (1) -dovuta anche se non si guarda mai la Rai- ha messo in onda sui propri canali uno spot pubblicitario (2). “Il canone si deve, il canone si vede”, questo lo slogan dello spot che, se gia’ non si sa che che cosa sia il cosiddetto canone/abbonamento, non aiuta per niente a comunicare quello che vorrebbe (il pagamento di un’imposta, per l’appunto). Non solo, ma siccome allo slogan basato sulla parola “canone”, passano poi in rassegna i loghi di tutta l’offerta del servizio pubblico (3), il messaggio che viene percepito da chi non e’ gia’ informato in merito, e’ che si tratti del pagamento di un canone per la visione dei vari canali Rai. Per questo motivo abbiamo deciso di chiedere l’intervento dell’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato, perche’ verifichi se non ci siano gli estremi di una pubblicita’ ingannevole.

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RAI. Quando l’imposta (il canone) non garantisce informazione

Posted by fidest press agency su martedì, 1 maggio 2012

la vostra crisi non la paghiamo

la vostra crisi non la paghiamo (Photo credit: Giulia van Pelt)

Roma, Paghiamo l’imposta, chiamata eufemisticamente canone, per avere una tv pubblica che garantisca l’informazione. Ci troviamo a sovvenzionare una struttura occupata dai partiti che fanno il bello e il cattivo tempo. Caso esemplare sono le dichiarazioni che l’on. Pier Ferdinando Casini ha fatto ieri nel corso della trasmissione televisiva “Che tempo che fa”: lui e’ all’opposizione da 10 anni. Ci sembra che la memoria di “Pierdi” vacilli. Dal controllo risulta che il nostro onorevole e’ stato membro autorevole della maggioranza che appoggiava il governo Berlusconi, dal 2001 al 2006, tant’e’ che in quel quinquennio ha presieduto la Camera dei Deputati. Forse l’on. Casini voleva dire che era all’opposizione da 5 anni che sono, pero’, la meta’ dei 10 dichiarati. Inoltre il nostro onorevole e’ presente sulla scena politica da piu’ di 30 anni (ne ha 57), prima con la Dc, poi con altre formazioni politiche e certamente non e’ estraneo alle decisioni che hanno portato il nostro Paese nelle condizioni attuali. L’intervista poteva essere l’occasione di rendere un pubblico servizio ai cittadini-contribuenti, informandoli delle proposte attuali e delle responsabilita’ passate del leader politico di turno, ma questo e’ praticamente impossibile: la RAI e’ governata dai partiti, entrambi sovvenzionati dai contribuenti. Non avremo mai un pubblico servizio di informazione ma una notifica della realta’, cosi’ come interpretata da alcune formazioni politiche. A nostre spese, si intende!

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Canone/imposta Rai

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2012

Ieri sera sul tardi la Rai ha diffuso una propria precisazione in merito al canone speciale richiesto alle aziende per il possesso del pc:
“Con riferimento alla questione relativa al pagamento del canone di abbonamento alla tv, si precisa che le lettere inviate da Rai non si riferiscono al canone ordinario (relativo alla detenzione dell’apparecchio da parte delle famiglie) ma si riferiscono specificamente al cosiddetto canone speciale cioe’ quello relativo a chiunque detenga -fuori dall’ambito familiare (es. Imprese, societa’, uffici)- uno o piu’ apparecchi atti o adattabili alla ricezioni di trasmissioni radiotelevisive. Cio’ in attesa di una piu’ puntuale definizione del quadro normativo-regolatorio”.
La Rai, esattore d’imposta per quella relativa al possesso di un apparecchio atto o adattabile alla ricezione di programmi tv, con questa sua uscita per mettere i puntini sulle “i” ha fatto un atto di doppia valenza:
ARROGANZA. Sostanzialmente dice: il quadro normativo-regolatorio deve essere definito, ma intanto voi pagate e poi si vedra’ (il ministero interrogato dal Parlamento non ha ancora risposto pur riconoscendo l’anomalia della situazione, cosi’ come l’Agenzia delle entrate che ha demandato la definizione di chi e per cosa si debba pagare all’organismo politico, il ministero per l’appunto),
BUGIA. Non e’ vero che la Rai chiede il pagamento dell’imposta/canone per il possesso di un pc solo alle aziende, ma sono anni che lo chiede alle famiglie mentre non lo chiedeva fino ad oggi alle aziende. Si vedano qui le necessarie informazioni: http://tlc.aduc.it/rai/comunicato/campagna+dell+aduc_14572.php (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Rai e le multe dell’Agcom

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 maggio 2011

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha sanzionate alcune emittenti televisive per violazione delle norme sulla campagna elettorale in corso. Tra l’altro sono state sanzionate TG1, per 258.230 euro e Tg2 per 100.000 euro. Il problema e’ che mentre le televisioni private, TG5, TG4 e Studio Aperto, pagheranno di tasca propria, quelle pubbliche, TG1 e TG2, scaricheranno i costi delle multe sull’utente, il quale sostiene la RAI con il cosiddetto canone (imposta). E’ una partita di giro: l’utente paga il canone (imposta) al ministero dell’Economia, questo lo gira alla RAI, che viene sanzionata dall’Agcom la cui multa finisce nelle casse del ministero dell’Economia. Insomma, la multa 358.230 euro la pagheranno gli utenti, cioe’ noi cittadini contribuenti che di tasse ne paghiamo gia’ troppe. Una semplice proposta: facciamo pagare, di tasca propria, i dirigenti che sbagliano, in questo caso i direttori di TG1 e TG2. Sicuramente non ci proveranno piu’. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La Rai? Uno stato nello stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2011

Sembra proprio che la Rai non sia la televisione di Stato ma una sorta di Stato nello Stato, che si detta le proprie leggi e decide come e se rispettare quelle dello Stato che si sobbarca, attraverso l’imposizione ai contribuenti dell’imposta/canone, l’onere di finanziarla. La conferma l’abbiamo dal nuovo Contratto di servizio firmato proprio ieri da Rai e ministero dello Sviluppo economico. Vi si prevede di pubblicare su Internet gli stipendi dei dipendenti con modalità che saranno stabilite entro 90 giorni. A parte che ci crederemo solo quando vedremo questi dati, ci domandiamo perche’ cio’ non sia accaduto fino ad oggi cosi’ come lo prevedevano i precedenti contratti di servizio.E’ del 2008 una nostra denuncia alla Procura generale e alla Procura Regionale della Corte dei Conti per la mancata pubblicazione sul sito web della Rai dei nomi e relativi importi percepiti dai consulenti e professionisti esterni. Ancora oggi sul sito apposito predisposto dalla Rai per la pubblicazione di questi dati appare la scritta “Lavori in corso”. E’ dello stesso anno una interrogazione in merito, da noi sollecitata, dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca, interrogazione a cui il ministero non ha mai fornito risposta. Possibile che gli amministratori della tv di Stato debbano farla franca dopo aver cosi’ palesemente violato un contratto, violazione che prevede tra l’altro l’illegittimità dei relativi pagamenti? Se uno di noi, possedendo un apparecchio tv, non paga l’imposta/canone, come minimo gli fanno il fermo amministrativo dell’auto, fino al sequestro della stessa se non ottempera. Ma la Rai è uno Stato nello Stato…. Qui il canale web sul canone Rai: http://tlc.aduc.it/rai/

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Canone/imposta Rai

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2011

Non è una novità che lo Stato utilizzi tutti i metodi per ottenere il pagamento dell’imposta per il possesso d’un apparecchio atto alla ricezione del segnale radiotelevisivo, meglio noto come canone Rai: anche gli agenti in borghese. La notizia apparsa sul quotidiano online Lecceprima.it ci racconta di due finanzieri che hanno multato il titolare di una tabaccheria per uno schermo la cui unica funzione era trasmettere le estrazioni dei concorsi a premi di Lottomatica. Nessuna possibilità di trasmettere le trasmissioni Rai o di qualunque altra tv. Un’ingiustizia, come quella di far passare con tanti ingannevoli e martellanti annunci l’odioso balzello come fosse abbonamento alla televisione pubblica.  Che il canone Rai sia tra le imposte più odiate dagli italiani è cosa nota, com’è altrettanto noto che a turno molti dei partiti presenti in Parlamento si facciano beffe dei cittadini aizzandoli ad evaderlo, salvo poi non alzare un dito per abolirlo ed anzi impegnandosi solamente ad occupare e lottizzare la televisione pubblica. Al di la’ d’ogni stucchevole discussione su quale sia l’apparecchio idoneo a ricevere il segnale tv (cellulari, pc, videocitofoni, ecc.) la soluzione migliore per la questione resta soltanto una: abolire il canone. canale per l’abolizione del canone/imposta: http://tlc.aduc.it/rai/ (Alessandro Gallucci, legale Aduc)

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Roma: contributo canone locazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2011

È stata pubblicata  all’Albo Pretorio la graduatoria provvisoria  relativa  alle domande presentate dal 6 maggio 2010 al 5 luglio 2010  per la concessione del contributo integrativo per il pagamento del canone di locazione di cui all’art. 11 della  legge 431/98, ANNUALITA’ 2009. Gli interessati potranno consultare la graduatoria recandosi presso il  Municipio di appartenenza o presso il Dipartimento Patrimonio e Casa  Direzione Politiche Abitative, sito in Quadrato della Concordia 4, il martedì  dalle 9.30 alle 13 e giovedì dalle  9.30 alle 15. Avverso la suddetta graduatoria provvisoria potrà essere presentata opposizione, utilizzando l’apposito modulo disponibile presso gli stessi uffici  entro il 12 marzo 2011. Lo comunica l’Ufficio delle Politiche abitative di Roma Capitale.

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Canone/Imposta Rai

Posted by fidest press agency su martedì, 11 gennaio 2011

Dallo scorso 31 marzo le Poste sono impegnate, dopo accordo con l’Antitrust, ad inserire sui bollettini postali per il pagamento del cosiddetto canone Rai, anche le apposite caselle per l’indicazione del numero IBAN; in questo modo la concorrenza sarebbe salva, perche’ l’utente non sarebbe obbligato a pagare l’imposta solo attraverso le Poste, al costo di euro 1,10 euro per il pagamento allo sportello (piu’ il tempo per fare la fila) e a 1 euro per il pagamento sul conto postale on line o 2 euro con carta di credito, che diventano 2% dell’importo quando si versano piu’ di 100,00 euro. Il pagamento potrebbe essere effettuato anche attraverso la propria banca, alle condizioni del proprio rapporto che, spesso, prevede un certo numero di operazioni gratuite.
“Fatta la norma gabbato lo santo”! Perche’ la Rai invia a case dei contribuenti il bollettino delle Poste, ma sulle caselle dell’Iban non si puo’ scrivere nulla in quanto ci sono degli asterischi. Non solo, ma se si va sul sito della Rai, l’unico metodo di pagamento indicato e’ quello con bollettino postale.

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Canone Rai ed evasori

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2010

Nessun problema per bar e ristoranti in merito al pagamento del canone Rai.  La tassa obbligatoria dovuta per il possesso del televisore è sempre stata pagata dai pubblici esercizi che ne sono dotati. Prova ne sia il controllo serrato da parte di Siae ed ultimamente anche da parte di Scf (consorzio fonografici) con cui da tempo Fipe si relaziona e stipula convenzioni.  Bene fa il direttore Masi a tirare in ballo uffici, enti, amministrazioni pubbliche e imprese, poiché forse non è loro consuetudine tenere a mente questa tassa e subire i controlli di una eventuale evasione. Oltretutto, è proprio la Rai a ricordare che gli abbonamenti speciali sono 263.000: un numero molto vicino a quello dei pubblici esercizi che assieme agli alberghi non superano le 250.000 unità. Considerando che non tutti gli esercenti posseggono un televisore, i conti tornano.

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Rai privatizzata? Bene, ma senza canone

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

Si è aperto un confronto sulla possibile privatizzazione del gestore dell’informazione e dell’intrattenimento di Stato. L’autorevole posizione del presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha fatto da ponte ad un’opzione che da anni una sparuta minoranza, tra cui annoveriamo anche la nostra associazione, ha cercato di valorizzare. La privatizzazione sarebbe anche un primo timido passo per incrinare l’abuso di posizione dominante che la Rai ha nei confronti delle altre emittenti. Ma ci sono tre aspetti determinanti che devono essere affrontati e risolti:
1 – l’imposta che si paga per il possesso di un apparecchio tv e che, chiamata ridicolmente canone o abbonamento, serve a finanziare la Rai;
2 – la gestione e spartizione partitica di gestione e conduzione;
3 – l’assenza di capitali pubblici.
Nel primo caso, pur essendo il canone/imposta largamente utilizzato da diversi Paesi europei, ci sono comunque realta’ che lo hanno abolito (Spagna, per esempio), risolvendo in questo modo gli eterni -e sempre in crescita- problemi di odio, disaffezione ed evasione che questa imposta genera nei contribuenti. In In teoria la privatizzazione dovrebbe/potrebbe comportare un’eliminazione di questa imposta ma, siccome la tassazione creativa e’ una delle pratiche piu’ diffuse dei nostri governanti, porre questa abrogazione come punto fermo per la vendita del servizio, crediamo sia piu’ che necessario. Anche nel secondo caso, in teoria una privatizzazione dovrebbe/potrebbe escludere il mercato di poltrone e di prebende partitiche con cui la Rai oggi vive. Una volta assegnata per gara la gestione all’azienda XY, il problema sarebbe solo di questa azienda e della qualita’ del servizio che dovrebbe rendere. Ma anche qui, siccome la fame degli attuali commensali della Rai e’ vorace e infinita, le norme sull’esclusione dei partiti dovrebbero essere esplicite e implacabili. Il terzo caso, infine, e’ meno esplicito dei primi due. Uno dei capisaldi delle privatizzazioni italiane sono le societa’ partecipate in cui Comuni, Province, Regioni, Stato, etc detengono, in maggioranza o meno, il capitale. Fenomeno che fa si’ che, per esempio, abbiamo aeroporti, societa’ idriche, energetiche e di igiene ambientale che sono gestite dagli stessi che hanno bandito le gare (quando ci sono). Cioe’ il contrario di quello che dovrebbe essere: procrastinando di fatto metodi e modi della gestione pubblica e scoraggiando investimenti e iniziative private negli specifici settori.  Un libro dei sogni?

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