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Nasce alla Sapienza Università di Roma il Master in “Marketing e Market Access Farmaceutico”

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 ottobre 2014

universita-la-sapienza-romaE’ indirizzato principalmente ai professionisti della salute. Il Master, diretto dalla prof. Annarita Vestri, è stato presentato a Roma nell’ambito del convegno “Tecnologie mediche: coniugare innovazione e sostenibilità” svoltosi oggi a Roma. Affronterà vari temi: dalla diffusione delle malattie, allo sviluppo delle nuove cure e alla loro valutazione economica, presenterà simulazioni di decisioni riguardanti casi reali per apprezzarne le conseguenze non solo sul piano finanziario ma anche sul versante del benessere sociale e, non ultimo, sul piano etico. “Il nostro progetto formativo si pone l’obiettivo di colmare alcune lacune la cui risoluzione potrà agevolare e rilanciare il dialogo con i decisori, in particolare per le situazioni che richiedono la valutazione dell’utilizzo appropriato di una tecnologia e la allocazione efficiente delle risorse,” spiega Annarita Vestri. “Per fare market access, infatti, sarà sempre più necessario ricorrere alla teoria delle decisioni e cioè applicare tecniche di analisi e strumenti quantitativi a fenomeni complessi allo scopo di prevederne il comportamento. Sia chiaro però – precisa Vestri – che non si tratta di affidare ad algoritmi matematici le scelte di politica sanitaria, ma non possiamo ignorare che l’utilizzo di appropriati strumenti valutativi possano indirizzare le decisioni per garantire al meglio la salute dell’intera popolazione in un futuro di crisi economica e di ricerca di sostenibilità”.Secondo le stime di MEDI-PRAGMA, società di servizi che da oltre 30 anni analizza i fenomeni italiani nel settore della salute, attualmente sono circa 1.800 gli specialisti aziendali che operano sul territorio italiano per agevolare a livello locale i processi di adozione ed accesso alle cure. Una schiera di professionisti che dal 2010 al 2014 è quasi raddoppiata (+ 80%). Un fenomeno in controtendenza rispetto al progressivo assottigliarsi delle reti di informazione scientifica sostituite in parte anche dal ricorso agli strumenti della comunicazione digitale. Attualmente, tra i primi cento produttori di tecnologie mediche presenti in Italia, in termini di fatturato, il 55% si è dotato di un’organizzazione formale di market Access. Negli altri casi le aziende fanno fronte ad eventuali problematiche con la costituzione di task force dedicate o rivolgendosi a società di servizi specializzate. Su questo terreno le aziende produttrici di tecnologie mediche si sono mosse in ordine sparso per cui ancora oggi tra le varie organizzazioni di market access sussiste una forte disparità di valori, di obiettivi e di operatività.“In tutto il mondo i sistemi sanitari esercitano vari tipi di influenze sulle decisioni di medici ed operatori sanitari nel tentativo di contenere i costi crescenti delle prestazioni e salvaguardare gli equilibri di bilancio,” dice ancora Vestri. La situazione è resa ancora più complicata dalla recessione economica che limita pesantemente le capacità dei governi di incrementare o anche solo garantire la disponibilità di risorse tali da assicurare livelli di assistenza adeguati a fronteggiare il progressivo aumento della domanda alimentato da cronicità, invecchiamento della popolazione e disponibilità di nuove cure.Se è indubbio che la leva economica sia uno dei principali imputati nelle situazioni di diniego o limitazione, oppure di ritardo nell’accesso alle cure, in particolare per quelle di nuova generazione, è altrettanto evidente che sarebbe semplicistico ridurre il tutto alla sola insufficienza di risorse economiche. Infatti, atteso che le cure ottengano il placet delle autorità sanitarie competenti solo se efficaci e sicure, il loro accesso da parte dei pazienti, ove ne ricorrano le condizioni, può essere invece rallentato o precluso in conseguenza della frammentazione dei processi decisionali locali, delle burocrazie e del diverso grado di efficienza dei sistemi sanitari regionali.“Questo moltiplicarsi di decisori e percorsi normativi, che ha l’effetto di dilatare i tempi di risposta alle istanze dei pazienti, a volte con esiti poco trasparenti, ha insinuato in maniera surrettizia nel sistema sanitario italiano un ulteriore livello di negoziazioni ed autorizzazioni a cui i produttori di tecnologie mediche hanno dovuto adeguarsi mettendo in campo specialisti di accesso alle cure o market access, con la missione di assicurare la giusta terapia al giusto paziente nei tempi giusti,” aggiunge Vestri.Al di là dell’abilità nel districarsi nella palude delle burocrazie, il market access ha progressivamente assunto i connotati di un processo complesso che incrocia diverse discipline, dalla statistica all’economia alle scienze mediche, richiedendo, inoltre, doti negoziali e di comunicazione non comuni. La trasformazione sarà ancora più accentuata con l’entrata a regime dei nuovi strumenti di regolamentazione dell’accesso al mercato per i farmaci innovativi, tipo l’adaptive licensing, a cui guardano con grande interesse le autorità sanitarie europee ed italiane, nella speranza di trovare una soluzione alla pressante esigenza di riuscire a coniugare innovazione e sostenibilità. Anche tra i decisori le incertezze in materia di accesso non sono rare. Dai responsabili delle politiche sanitarie ci si attenderebbero scelte razionali basate sulle informazioni scientificamente affidabili che consentano di garantire ai pazienti l’accesso alle migliori cure disponibili. Ciò richiede capacità e competenze per identificare le informazioni rilevanti, elaborare un giudizio, scegliere la soluzione ritenuta più idonea in confronto alle alternative disponibili ed applicarla. Purtroppo, non sempre i decisori hanno attitudine all’utilizzo e familiarità con alcuni strumenti di analisi e di supporto alle decisioni che, lungi dall’offrire soluzioni meccanicistiche, possano aiutare ad assumere decisioni appropriate e soprattutto a valutarne le conseguenze.

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Linguaggio medico ostico: i malati ne risentono

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

Una mancata adesione alle cure può prendere avvio da una scarsa alfabetizzazione sanitaria, ovvero da una bassa capacità di trarre indicazioni dalle informazioni offerte dal sistema sanitario. Questo, almeno, stando a una ricerca condotta nel Regno Unito da Gill Rowlands, della London South Bank University (Lsbu), è dovuto al fatto che la comunicazione sanitaria è troppo complicata. «Lo studi» chiarisce subito Claudio Cricelli, presidente Simg «non fa riferimento al rapporto tra curante e assistito, ma prende in considerazione solo la correlazione tra ci&o grave; che è scritto (cartellonistica di Asl e ospedali, lettere, foglietti illustrativi, etichette di farmaci, indicazioni stradali oppure raccomandazioni prima dell’effettuazione di un esame diagnostico o chirurgico) e utenti del servizio sanitario». Lo studio della Lsbu dimostra che circa il 43% dei soggetti di età compresa tra i 16 e i 65 anni non è in grado di comprendere tali informazioni, e la quota sale al 61% qualora l’informazione richieda anche capacità matematiche (“come indicazioni posologiche, con riferimento al numero di compresse da assumere, o a dosaggi da calcolare in base al peso corporeo” chiarisce Cricelli). Secondo i calcoli della ricerca britannica, sarebbero circa 21 i milioni di persone in età lavorativa non in grado di utilizzare le informazioni sulla salute. Gli esiti dello studio sono stati presentati alla Camera dei Comuni, dove è stato preso l’impegno di “migliorare il modo di comunicare informazioni sanitarie per assicurarsi che tutti i pazienti del Ssn possono ottenere il massimo beneficio dai servizi disponibili”. «In realtà non ci sarebbe bisogno di traslare una ricerca di questo tipo in Italia per capirne l’esito» afferma Cricelli. «Da noi il linguaggio della Pubblica amministrazione e della burocrazia è assolutamente incomprensibile e astrusa per la maggior parte delle persone, e la comunicazione conseguentemente farraginosa. Senza contare che gli inglesi hanno ottenuto risultati non positivi pur avendo dalla loro una lingua che si caratterizza per semplicità e concisione».(fonte doctorrnews33)

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Nuova ricerca inglese sul declino delle capacità cognitive

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2012

(Centro Maderna) Secondo uno studio inglese, il cervello umano inizia il suo processo di lento declino a partire dai 45 anni e non dai 60 come finora era stato sostenuto da molti studi scientifici. La ricerca è stata segnalata dal “British Medical Journal”: un gruppo di ricercatori inglesi, francesi e americani, guidato da Archana Sing-Manoux dell’University College di Londra, ha studiato come l’età modifichi le funzioni cognitive e cioè la memoria, la capacità di ragionamento e l’attitudine a comprendere le cose. Sempre secondo la ricerca, l’attività di ragionamento e memoria calano del 3,6% negli uomini e nelle donne tra i 45 e i 49 anni. La situazione peggiora con il passare degli anni e il calo arriva al 9,6% negli uomini tra i 65 e i 70 anni ma si ferma al 7,4% nelle donne della stessa età.
Gli studiosi hanno reclutato oltre 7 mila persone che facevano già parte di un più ampio studio, noto come Whitehall Study II, e partito nel 1985, con l’obiettivo di studiare i derminanti sociali della salute. Gli studiosi hanno seguito il gruppo per dieci anni, sottoponendolo per tre volte a una serie di test per valutare la memoria, il vocabolario, la capacità di comprensione visiva e uditiva, la fluidità semantica e fonologica. I risultati hanno dimostrato che i punteggi relativi a tutte le funzioni cognitive, tranne il vocabolario, si riducevano con il passare degli anni e che il declino era più veloce nelle età più avanzate.

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Nuova giunta Alemanno: delude

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2011

“Anche questa nuova giunta Alemanno è destinata a fallire, ad essere bocciata dal Tar del Lazio. Per l’ennesima volta il sindaco prende in giro la città e i suoi cittadini”. Così il senatore del Pd Raffaele Ranucci commenta la nuova giunta capitolina. E aggiunge: “Piuttosto che dilettarsi in fantasiose e inconsistenti alchimie politiche, Gianni Alemanno dovrebbe pensare a una giunta che sappia realmente governare Roma, con serietà, continuità e capacità. È questo il compito che un buon sindaco deve saper assolvere. E’ il suo dovere nei confronti dei romani ormai stufi di assistere, da ben tre anni, alle bieche liti tra i partiti della maggioranza e, addirittura, a quelle tra le loro correnti. Il caro prezzo che pagano è il drastico deterioramento della qualità della loro vita quotidiana”, conclude Ranucci.

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“La periferia si mette in mostra”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2011

Con i giovani scrittori e poeti, tra i 18 e i 35 anni, che hanno partecipato al relativo Concorso Letterario di Poesia e Narrativa indetto dall’Assessorato alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani di Roma Capitale. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di valorizzare e incoraggiare la capacità creativa dei giovani, sostenendone l’inserimento nel mondo delle arti e delle professioni, nell’ambito dei Piani Locali Giovani – Città Metropolitane, promossi e sostenuti dal Dipartimento della Gioventù – Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con l’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani. Alla cerimonia di premiazione presso l’Aula Magna del Liceo Farnesina di Roma erano presenti l’Assessore alla Famiglia, all’Educazione e Giovani di Roma CapitaleGianluigi De Palo, il Direttore del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici Giovanni Williams, l’Assessore alle Attività e Servizi Culturali, Sport, Politiche Scolastiche del Municipio Roma XX Marco Perina, e gli autori delle opere finaliste: per le opere di Narrativa, Sara Galeotti con “Quando sono nato anche il cielo era nero”, Filippo Bizzaglia con “Roma non è qui”, Maria Chiara Orsini con “Cerbiatto (un palo della luce)”; per la Poesia, Barbara Perisse con “Angolazione”, Gabriele Maria Mattei con “Centocelle”, Carla Vincenti con“Goccia a goccia”. Presenti anche i membri della giuria che hanno valutato le opere: Simonetta Bartolini, scrittrice, giornalista e critico letterario, Presidente di giuria; Luca Stanchieri, scrittore, psicologo, coach, Presidente dell’AICP – Associazione Italiana Coach Professionisti;Michelangelo La Neve, sceneggiatore, scrittore e fumettista; Costanza Melani, scrittrice, giornalista e autrice di programmi televisivi, e oltre un centinaio di studenti delle V classi dell’Istituto ospite. L’evento è stato coordinato e presentato da Emanuela Mazza, scrittrice, coach e trainer. Agli autori delle opere vincitrici sono stati assegnati premi in denaro: ai primi classificata per ciascuna categoria, € 1.500,00, ai secondi classificati € 500,00, e ai terzi classificati € 250,00. (de palo)

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Mons. Francesco Montenegro su Lampedusa

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

Larcivescovo di Agrigento, ha rilasciato ilseguente comunicato:  “Lampedusa, porzione della Chiesa e della Provincia di Agrigento, collocata come avamposto non solo geografico nel mediterraneo, è alla ribalta nazionale e internazionale per le vicende legate all’intenso flusso migratorio di persone alla ricerca di una vita più dignitosa e sicura. In queste ed in tante altre circostanze è emerso lo spirito che anima questa terra, la cui capacità di accoglienza e di solidarietà non è stata intaccata dalla durezza delle condizioni di vita conosciute soprattutto nel passato ed è messa a dura prova dagli sbarchi degli ultimi mesi. Mentre esprimo forte vicinanza ai Lampedusani auspico che le autorità preposte trovino soluzioni concrete che tutelino, insieme, i diritti umani fondamentali degli immigrati e gli interessi dei Lampedusani, che vogliono continuare a vivere in modo dignitoso di turismo, senza rinunciare al principio dell’accoglienza che li ha contraddistinti fino ad oggi.  Chiedo con forza la salvaguardia della dignità di ciascuno, cittadini e migranti, il rispetto dei diritti per le popolazioni di Lampedusa e Linosa, che soffrono a causa della carenza cronica di sanità, trasporti e istruzione. Quanto al progetto di realizzare una tendopoli a Lampedusa, se come cristiani non possiamo venire meno al Vangelo – “…ero forestiero e mi avete ospitato” – riteniamo tuttavia che la sua collocazione nei terreni adiacenti alla “Casa della Fraternità” parrocchiale o altrove, è solo una precaria risposta per offrire un tetto in attesa di un trasferimento dei profughi, che deve essere prontamente superata da un efficace programma di accoglienza e la creazione di centri spalmati sul territorio italiano, in modo da non gravare solo sull’isola che rischia di trasformarsi in una polveriera.   In questo senso, i trasferimenti dal centro sono inspiegabilmente lenti e vanno immediatamente potenziati per decongestionate il centro d’accoglienza e per evitare sia il turbamento dell’ordine pubblico che il collasso dell’economia locale, fondata essenzialmente sul turismo.   Atteggiamenti diversi non farebbero giustizia ad una popolazione che ha dimostrato grande sensibilità nei confronti di un fenomeno di proporzioni non più fisiologiche con caratteristiche di vera emergenza umanitaria e che rischiano di degenerare ulteriormente a causa della instabilità politica del Nord Africa. Lampedusa deve essere un luogo di transito per gli immigrati e non un luogo di accoglienza duratura altrimenti l’isola rischia l’implosione. Vista la situazione e le proporzioni del fenomeno migratorio occorre più collaborazione tra gli enti istituzionali ed un ruolo più attivo dell’Unione Europea per un’azione che salvaguardi, come detto, i diritti dei migranti come quelli dei cittadini lampedusani. In questo senso lo sforzo di tutte le istituzioni ed a tutti i livelli deve essere quello di affrontare questa emergenza dando quelle risposte civili che sono dovute a chi fugge da una situazione drammatica dal proprio paese ma, nello stesso tempo, non si può dare la sensazione che la popolazione incolpevole di Lampedusa abbia a pagare un prezzo troppo alto solo perché geograficamente confinata in una terra che viene considerata come l’accesso più immediato per l’Europa da chi viene dal Nord Africa”.

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Ricerca sulle donne al volante

Posted by fidest press agency su martedì, 8 marzo 2011

Fino ad oggi le donne hanno dovuto convivere con il fastidioso luogo comune “donne al volante pericolo costante”. Ma cosa ne pensano le dirette interessate? L’Osservatorio sui Servizi di LINEAR Assicurazioni, la compagnia on line del gruppo Unipol, attraverso una ricerca condotta dall’istituto Nextplora, ha dato voce al mondo delle automobiliste. Il primo dato che emerge è una spiccata consapevolezza delle proprie capacità al volante: il 61% delle donne intervistate dichiara infatti di guidare come gli uomini. Una su tre (30%) è anzi certa che le donne siano più abili dei colleghi automobilisti alla guida. In particolare, le donne ritengono che il proprio stile di guida abbia fatto un notevole salto di qualità nel corso degli ultimi anni. Il 71% dell’universo femminile dichiara infatti di sentirsi più sicuro che in passato quando chiamato a destreggiarsi nel traffico giornaliero. Giudizio avvalorato dal 32% di intervistate che afferma di preferire lo stile di guida di un conducente donna,  perché più prudente, a cui si aggiunge un ulteriore 46%, che dichiara di non avere alcun pregiudizio legato al sesso del guidatore. Allo stesso campione è stato chiesto di esprimersi anche sull’atteggiamento tenuto da uomini e donne alla guida. Il primo dato che balza all’occhio è che, per una considerevole fetta  delle intervistate (43%), quando si è al volante si è tutti particolarmente nervosi, indipendentemente dal sesso, una considerazione condivisa dagli stessi uomini (32%). Se si tratta poi di indicare chi sia più aggressivo alla guida, la metà delle interpellate (50%) propende per l’uomo. Pregiudizio sfatato dunque?  Ancora non del tutto. Se si analizzano infatti le risposte espresse dalla componente maschile del campione, si nota come sia ancora presente un radicato gruppo di uomini (28%) che crede che il posto di guida sia di competenza esclusivamente maschile. A conferma di questa presunzione, un uomo su due (49%) non cederebbe mai il volante ad una donna. Alla domanda: “Quali sono i principali difetti di una donna al volante?”,  le stesse riconoscono di avere ancora qualche carenza. In particolare il 31% ammette di avere difficoltà col parcheggio così come per il 37% i motori restano un mistero.LINEAR Assicurazioni è la compagnia del Gruppo Unipol specializzata nella vendita di polizze auto su internet (www.linear.it) e al telefono (800.11.22.33). Dal 1996 la Compagnia ha l’obiettivo primario di offrire direttamente un servizio di qualità ad un prezzo fortemente competitivo. Linear è la Compagnia della “Tribù del rispetto”: rispetto reciproco tra assicurati e assicuratori, rispetto di procedure agili, rispetto di tempi di liquidazione, rispetto di ogni singola esigenza, rispetto del risparmio, rispetto delle promesse fatte.

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Pd Emilia-Romagna: Coordinatrice delle donne

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2011

Forlì (FC) Lucia Bongarzone è la prima Coordinatrice delle donne del Partito Democratico in Emilia-Romagna. Il prestigioso incarico regionale le è stato conferito al termine della riunione dell’Esecutivo regionale delle donne Pd di venerdì scorso, che l’hanno scelta come propria portavoce e rappresentante.  “Si tratta di un riconoscimento importante e decisamente positivo – commenta Marco Di Maio, segretario territoriale del Pd forlivese – sia perchè conferisce a Lucia un incarico che ha la capacità e le caratteristiche per svolgere al meglio; ma soprattutto perchè è la dimostrazione che Forlì e il suo territorio stanno recuperando un ruolo da protagonisti sulla scena politica regionale. Un ruolo fondamentale anche per abbattere steccati e campanili che oggi devono essere superati per costruire una prospettiva di crescita e sviluppo duratura e sostenibile”. Questo invece il commento di Lucia Bongarzone: “Sono felicissima di questo nuovo incarico che svolgerò in modo assolutamente collegiale con l’esecutivo regionale che mi ha eletta. Il nostro compito sarà soprattutto quello di far capire che le  donne non costituiscono un problema, ma sono una risorsa, una forza straordinaria di rinnovamento, che la loro diversità è un valore, le loro competenze, i loro saperi, la loro determinazione elementi propulsivi, da valorizzare e su cui investire come risorse per costruire futuro. Lavoreremo per una maggiore presenza delle donne nella politica, nelle istituzioni, nelle posizioni di vertice, nei luoghi che contano per cercare di avvicinarci così sempre più ai modelli di sviluppo europei dove la presenza delle donne in questi luoghi è già un dato di fatto”. Lucia Bongarzone e Marco Di Maio hanno partecipato insieme a centinaia di altre donne e uomini in piazza Saffi domenica pomeriggio alla manifestazione “Se non ora quando?”, in difesa della dignità delle Donne e della Repubblica.

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Va in scena l’arte con la A maiuscola

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2011

Roma 19 febbraio 2011 dalle 18.00 alle 22.00.  Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” – Via Margutta, 55 Ciascun artista lavora con tecniche diverse e affronta tematiche differenti per esprimere il proprio talento, testimoniare le proprie capacità e comunicare al pubblico le proprie emozioni. E’ questo il filo conduttore sulla base del quale ha preso corpo l’esposizione “Sette artisti, sette stili”.
La kermesse, che è uno degli incontri fissi nel calendario della nota Galleria, ha un obiettivo ambizioso: sviluppare nello spettatore una coscienza critica che gli permetta di riconoscere, nella produzione realizzata da ogni artista, la capacità di ciascuno di loro così come di apprezzare le differenze presenti nella loro visione.   L’organizzazione dell’esposizione è stata curata dal Maestro Elvino Echeoni unitamente ad Adriano Chiusuri e Remo Panacchia. A prendere parte a questo piacevole scambio artistico: Fernanda Andrea Cabello (in arte Fany), Pina Di Marcantonio, David Gollins, Marco Krasinski, Riccardo La Monica, Antonella Magliozzi e Andrea Roggi.
Fernanda Andrea Cabello (Fany): pittrice, ceramista e scultrice, si avvicina all’arte da autodidatta. A Buenos Aires impara le prime tecniche di ceramica. Poi apprende le varie tecniche decorative su maiolica, stile medievale “Socarrat” e “Siglo XVIII”, e cuerda seca e approfondisce lo studio della ceramica, il “Finto mosaico”, il “Tiffany”, il raku, il naked, la chimica degli smalti e delle terre sigillate.
Pina Di Marcantonio: diplomatasi come modellista e figurinista prima  e come stilista poi, ha intrapreso la pittura come autodidatta spinta da un’innata passione che ben presto si manifesta e prende vita nelle sue opere.
David Gollins: ha iniziato la carriera artistica come illustratore di libri, prima di passare al teatro come scenografo e direttore.
Marco Krasinski: sin da giovanissimo sviluppa il suo poliedrico gusto artistico in giro per il mondo. Dopo un periodo di studi e lavoro a Roma, New York, Londra, Trieste e Sopot, torna definitivamente nella Città Eterna per dedicarsi alla musica e all’arte. Presenta una serie di dipinti ad olio dal titolo evocativo: Blood Beauty. E’ produttore e frontman della trash-metal band Fomento (Coroner Records) e del progetto dance Tunz Tunz.
Riccardo La Monica: dopo aver frequentato l’Istituto di Arte, Artigianato e Restauro, lavora come restauratore di dipinti, materiali lapidei e mosaici a Roma.
Antonella Magliozzi: Originaria di Formia (Latina), Antonella acquisisce conoscenze e tecniche pittoriche dal padre Ciro, cui continua a ispirarsi.
Andrea Roggi: inizia a dipingere giovanissimo. Il passaggio alla scultura è stato graduale, anche se i suoi quadri sono stati sempre caratterizzati da una configurazione spaziale.

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Programma alimentare mondiale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2011

Bruxelles Il responsabile del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha dichiarato che rafforzerà la partnership con la Commissione Europea (EC), per fornire assistenza umanitaria ed aiutare sempre più milioni di persone a ricevere il cibo nutriente di cui hanno bisogno per nutrire le loro famiglie.  Nel 2010, il WFP ha registrato un aumento del 30 per cento nelle contribuzioni da parte di ECHO (Dipartimento per gli Aiuti Umanitari e la Protezione Civile), soprattutto a sostegno di programmi in Africa sub-sahariana e in Asia.  La Commissione Europea si vede impegnata, nel 2011, ad aumentare la capacità del WFP di realizzare iniziative quali il programma di “contante e vouchers”, che ha l’obiettivo di fornire a chi non ha cibo sufficiente una scelta più ampia di alimenti da acquistare e, contemporaneamente, dare un sostegno ai mercati locali.  Inoltre, in un periodo di passaggio nella fase post trattato di Lisbona, il WFP e la Commissione Europea lavoreranno assieme su nuove strategie che colleghino l’assistenza alimentare allo sviluppo e che coinvolgano l’utilizzo di nuovi strumenti come quelli di ‘contante e voucher’ per migliorare l’accesso al cibo.  Nel 2010, grazie all’aiuto umanitario e al sostegno finanziario per lo sviluppo della Commissione Europea, il WFP ha raggiunto milioni di persone in oltre 34 paesi nel mondo. Il WFP ha ricevuto un totale di 219,5 milioni di € dalla Commissione Europea. Se si aggiungono le contribuzioni ricevute dai singoli paesi europei, la contribuzione totale dell’Unione Europea arriva a 970,1  milioni di dollari (circa 735 milioni di €).
ECHO ha contribuito con oltre 194 milioni di € alle operazioni del WFP – un aumento di oltre il 30 per cento rispetto ai contributi erogati nel 2009 – sostenendo gli interventi del WFP in 34 crisi, quali il terremoto di Haiti, le inondazioni in Pakistan, la sicurezza alimentare nel Sahel e i conflitti in Sudan. Ha inoltre fornito fondi per il rafforzamento del WFP, in particolare nei campi della logistica e delle verifiche dei bisogni alimentari. Attraverso il suo settore allo sviluppo (Europe Aid), la Commissione Europea ha anche sostenuto i progetti del WFP sulla nutrizione e sul rafforzamento della produzione agricola. Oltre 25 milioni di € sono stati ricevuti per progetti in Afghanistan, Guinea, Kenia, Niger, Bangladesh e Gibuti, per aiutare a prevenire la fame grazie a programmi che utilizzano il cibo come uno strumento per costruire beni, diffondere le conoscenze e costruire comunità più forti e dinamiche.
Il WFP è la più grande agenzia umanitaria del mondo e l’organizzazione delle Nazioni Unite che combatte la fame nel mondo. Ogni anno, in media, il WFP fornisce cibo ad oltre 90 milioni di persone in più di 70 paesi. http://www.wfp.org/it

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Competitivi con ricerca e innovazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 gennaio 2011

Nonostante le distorsioni prodotte dall’invasione di prodotti a basso costo e di bassa qualità, sappiamo che il futuro delle economie si basa sulla capacità di innovazione, sulla competizione tecnologica dei mercati e sulla conseguente riorganizzazione dei cicli produttivi. Perdere il passo della ricerca e della modernizzazione equivarrebbe a mettersi fuori gioco.
Recentemente la Germania ha fornito dei dati riguardanti il suo impegno nella ricerca che riteniamo meritino un’attenta valutazione in Italia. Nonostante i due passati anni di profonda crisi, il settore industriale tedesco ha mantenuto alto il livello di investimenti nel settore della Ricerca e Sviluppo. Solo gli investimenti privati dovrebbe raggiungere i 60 miliardi di euro nel 2011. Appena 5 anni fa le industrie tedesche investivano 50 miliardi di euro l’anno in R&S. La Germania dà, quindi, molta importanza alla ricerca tanto da avere un’organizzazione, la Stiftverband fuer Investitionen in Forschung und Etwicklung, finanziata dalle industrie per monitorare il settore. Nel 2009 il ministero tedesco della ricerca ha aumentato del 5% il budget per la formazione tecnica e per i centri di ricerca statali.  In Germania il Gerd (gross expenditure on research and development), cioè gli investimenti pubblici e privati nella ricerca, nell’ultimo decennio è stato circa il 2,5% del Pil. Nel 2009, in piena crisi globale, era già  salito al 2,8% e alla fine del 2010 dovrebbe raggiungere l’obiettivo del 3%. Si ricordi che questo era l’impegno preso a Lisbona nel 2000 da tutti i paesi dell’Ue. Oggi, oltre alla Germania, soltanto la Svezia e la Finlandia toccano questi livelli. La tenuta della produzione e la crescita delle esportazioni tedesche poggiano anche su queste fondamenta.  Invece in Italia gli investimenti nella ricerca si mantengono intorno a 1,2% del Pil. Almeno si spera. In quanto questo livello si riferisce al 2008, l’ultimo anno di cui si posseggono dati abbastanza precisi forniti dallo studio dell’Ocse per il 2010. Da esso si evince che tale investimento in Italia è stato di 250 euro pro capite, molto al di sotto delle media dei paesi Ocse. La media pro capite tedesca è stata invece di 654 euro.  E nel 2007 la parte di R&S finanziata dall’industria privata italiana è stata del 42%, molto al di sotto del 64% della media Ocse. Relativamente alle grandi imprese si calcola che l’Italia è al 21esimo posto della classifica delle spese in R&S fatte dai paesi Ocse, e al 14esimo posto per quanto riguarda le PMI. Anche se ancora in misura insufficiente, le nostre PMI dimostrano una maggiore vitalità e attenzione alle sfide del futuro.  Occorre tenere presente che il 10% circa di questo «Gerd» è finanziato dall’estero, cosa che abbatte ulteriormente l’impegno italiano.  E se il nostro investimento in R&S dovesse essere ancora così esiguo, si rischia di perdere anche la marginale attenzione straniera.  Come ben conoscono le nostre università e i nostri ricercatori precari, in Italia soltanto 4 su 1.000 occupati lavorano nella ricerca, mentre in Francia sono in media 8,7 su mille. Se l’innovazione tecnologica arranca, è chiaro che la produttività del lavoro in Italia sia stagnante dal 2000, come indica l’Ocse.  Anche la Commissione europea ha gettato il suo allarme sia per l’ Italia che per gli altri paesi europei, che rischiano di rallentare l’intera locomotiva dell’Unione. Osserva inoltre che nel periodo 2000-6 la produttività del lavoro negli Stati Uniti è cresciuta annualmente dell’1,6% e soltanto dello 0,9% in Europa.  In media, le industrie europee investono meno delle loro concorrenti americane e giapponesi. Tra poco anche di quelle cinesi. La Cina infatti dal 1996 al 2007 ha aumentato i suoi investimenti in R&S in media del 22% all’anno.  È vero che la crisi sta cambiando le tendenze economiche, ma non le ha ancora modificate in profondità. Entro il 2020 l’Europa avrà bisogno di ulteriori 16 milioni di lavoratori qualificati e di sostituire altri 12 milioni di posti di lavoro sotto qualificati. Se negli Usa, il 40% delle persone tra i 25 e i 34 anni hanno un diploma universitario e in Giappone superano il 50%, in Europa non raggiungono il 35%. Da oggi al 2020 la Germania stima di avere la necessità di altri 400.000 ingegneri per lo sviluppo della sua economia.  È una grande sfida per l’Europa e ancora di più per l’Italia che rischia di diventarne il fanalino di coda. Quando si parla di riforme universitarie, di lavoro, di competitività scientifica e tecnologica questi dati non possono essere messi in secondo ordine. Queste sono priorità che dovrebbero essere considerate ineludibili, come l’obbligo di pagare i circa 70-80 miliardi di euro l’anno di interessi del debito pubblico.  I nostri eccellenti vini, i deliziosi formaggi, le bellezze turistiche invidiabili e la moda sono cose importanti, ma non bastano a fare un’economia solida e moderna.  Su queste questioni, che riguardano il futuro del nostro paese e dei nostri giovani, sarebbe opportuno che vi fossero davvero idee e scelte condivise in Parlamento e non solo.  (Mario Lettieri Sottosegretario all’economia nel governo Prodi,  Paolo Raimondi Economista)

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Le guerre non si vincono solo sul fronte

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 gennaio 2011

Ci riferiamo ai numerosi segnali che ci pervengono dal mondo dell’informazione dove sono ben noti gli effetti dei cosiddetti “messaggi subliminali”. Essi non sono percepibili dalla coscienza dell’individuo cui sono diretti, ma proprio per questo si rivelano molto efficaci. La possibilità di condizionare il comportamento umano attraverso i messaggi subliminali (computer, televisione ecc.) è nota da tempo. Viene di solito utilizzato a scopo pubblicitario anche se per la sua subdola capacità di penetrazione, in alcuni Stati il suo uso è stato proibito per legge. Tale logica trasmissiva individua nel computer il tramite ideale per trasmettere siffatti “messaggi” in quanto costituisce uno strumento capace di favorire un contatto diretto e specifico con il singolo operatore che lavora al “videoterminale”. Le caratteristiche tecniche del mezzo consentono persino una messa a punto graduata e personalizzata a seconda della sensibilità dell’individuo che dovrà essere il bersaglio della stimolazione. Si può in questo modo indurre una persona al suicidio, farla diventare un soggetto pericoloso, spingerla a tradire il proprio Paese e a rivelare un segreto industriale ad una società concorrente e via dicendo. Se poi componiamo questa miscela affidandola a mani e a menti poco raccomandabili ci troviamo nel bel mezzo di una gestione del terrore difficile da controllare in quanto può albergare in chiunque e soprattutto in persone al di sopra di ogni sospetto e che pure ricoprono posti di responsabilità e controllano apparecchiature delicate e capaci di provocare immani stragi.  Tutto ciò può accadere anche in territori tradizionalmente tranquilli. La ragione si spiega nella realtà  dei  paesi industrialmente sviluppati. Infatti proprio in queste comunità, dove si cerca di rendere sempre più organizzata ed efficiente la vita collettiva, esistono delle aree di emarginazione e delle sacche di povertà alquanto estese. La loro condizione presenta un potenziale d’aggressività molto elevato. Ci basta poco per farlo esplodere. Se ad un certo  punto in quei agglomerati vi mescoliamo i transfughi provenienti dai paesi che hanno scelto alla base del loro riscatto la lotta armata, la miscela diventa davvero esplosiva. E la scintilla che accende la miccia brucia lungo la somma delle amarezze e delle avversità che si abbattono su chi si sente intrappolato e privo di una speranza di rivalsa e soffocato da una società consumistica che ci stimola a chiedere tutto e subito senza inutili attese. Il che si traduce in  una voglia di coinvolgere strati sempre più vasti di popolazione estendendo la propria “longa manus” nel malessere politico ed istituzionale che si avverte nelle piazze di molti paesi industrializzati e rende, nel complesso, il quadro inquietante per le sue intolleranze razziali, per la crisi dei “valori” e per la tendenza a rapportare il progresso umano attuale e in proiezione, in un futuro non molto lontano, allo sviluppo e alla proliferazione delle macchine. Ed è proprio alla base del nostro attuale malessere, per quanto può apparirci strano, che l’attuale conflittualità dell’uomo si gioca sul piano dell’evoluzione scientifica e tecnologica. Il prezzo da pagare sarà proprio quello di “scartare”, in prima battuta, l’uomo improduttivo o, per meglio dire, gli effetti negativi dei suoi “eccessi di produttività.” Ed è facile, a questo punto, trasferire sui più deboli le nostre pretese di assicurarci un posto sicuro nella società ovvero quella comunità che ci permette di considerarci uomini e donne di successo, dei privilegiati.  E le prime vittime diventano gli anziani, i disabili, gli emarginati, vedasi i barboni e i disoccupati, e gli immigrati perché sprovvisti dell’istruzione necessaria per essere agevolmente assorbiti in un sistema ad alto sviluppo tecnologico. Ed i genocidi che si perpetuano nel mondo a scapito di tribù o clan o etnie sono la conseguenza di questo nostro voler selezionare la specie e ridimensionarne il numero puntando più verso le affinità ad alto contenuto qualitativo in luogo delle opzioni quantitative dettate dalla logica dei tempi passati dove il numero creava ricchezza e potere.
Infatti se analizziamo il corso storico della presenza umana sulla terra ci accorgiamo che ai tempi di Cristo la popolazione mondiale non superava i 200 milioni di abitanti. Nel 1500 avevamo raggiunto il mezzo miliardo. Diventammo un miliardo nel 1950 ed ora ci avviamo a distanza di 50 anni a    quintuplicarci. Se non si interviene drasticamente nel 2050 arriveremo a quota 9 miliardi. Nel contempo al proprio interno si verifica un sensibile “mutamento demografico” in quanto nei paesi industrializzati il tasso di fertilità è molto basso mentre è il triplo se non il quadruplo nelle altre aree del  Pianeta. (dal libro di Riccardo Alfonso “L’ultima frontiera” Edizioni fidest)

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Elezioni comunali a Cosenza

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2010

La città  di Cosenza ha bisogno di un cambiamento radicale nella sua classe dirigente. In questi giorni sulla stampa stiamo sentendo i nomi dei soliti noti che si vogliono candidare a Sindaco nella città di Cosenza , nomi che non brillano certo per grande capacità di governo . Ci troviamo di fronte ad una riproposizione di una vecchia classe dirigente “ I cosiddetti distruttori della vita politica cittadina” . Cosenza ha bisogno prima di tutto di una coalizione di cambiamento, bisogna imprimere una vera e propria svolta al tessuto socio economico e produttivo della città. Vogliamo rappresentare attraverso la nostra coalizione una inversione di tendenza in una città  importante del sud, attraverso una coalizione che si presenterà all’elettorato cosentino come coalizione del cambiamento e del buon governo . Vogliamo essere uniti per un nuovo sud che non può essere quello dei distruttori della politica ma deve essere quello del nuovo volto della futura classe dirigente . Siamo pronti per governare questa città, bisogna rimboccarsi le maniche e condurre un lavoro costante coinvolgendo i quartieri della città . Unire i cittadini e i quartieri attraverso una nuova proposta politica di cambiamento . In questi giorni inizierà un viaggio itinerante nei quartieri della città per ascoltare le esigenze del territorio per selezionare coloro i quali vogliono impegnarsi in prima linea  candidandosi nelle nostre liste per dare voce al territorio e alle esigenze dei cittadini (Avv. Maximiliano Granata Portavoce coalizione del cambiamento)

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Il trasporto in Piemonte

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2010

L’intervento di Montezemolo a proposito della libera concorrenza in materia di trasporto su ferro, riporta alla ribalta due questioni che hanno riguardato molto da vicino il territorio piemontese. La prima ha a che fare con la capacità del nostro sistema trasportistico di evolvere verso la compiuta attuazione delle linee a suo tempo tracciate dall’allora ministro Burlando (1997) e, per la verità, assai poco applicate. Ciò  a totale detrimento del servizio ferroviario, le cui condizioni sono sotto gli occhi di tutti.  Lo sforzo fatto dalla Regione Piemonte negli anni della Giunta Bresso, con l’avvio delle gare per l’affidamento del servizio di trasporto ferroviario regionale, andava in quella direzione. E sarebbe troppo lungo raccontare quante e quali forme di ostruzionismo esso abbia incontrato da parte del gruppo Fs, fino alla decisione, sbagliata, della Giunta Cota di sospendere tutto, per ritornare a una contrattazione diretta con Trenitalia, non ancora conclusa dopo lunghi mesi. Mentre, intanto, il servizio peggiora. La seconda questione, strettamente connessa alla prima, riguarda invece la richiesta avanzata da Montezemolo, per la costituzione di un’authority che regoli la materia. In questo caso è eclatante la coincidenza di questa richiesta con il progetto, da lungo tempo condiviso (dagli industriali e dalle amministrazioni regionali di Piemonte e Liguria) e giacente in forma di proposta di legge (primo firmatario l’On. Mario Lovelli), per l’istituzione di un’authority nazionale dei trasporti proprio tra Torino e Genova.  Perché il Presidente Cota, che si dice liberalizzatore e federalista, convinto non si fa carico di rilanciare un’idea che sarebbe utile al Piemonte e all’intero sistema dei trasporti italiano? (Daniele Borioli Resp. Trasporti e Infrastrutture PD Piemonte)

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I dialoghi di Trani

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2010

Trani dal 24 al 26 settembre al Castello tornano “i dialoghi di Trani”. Il tema della nona edizione è “Passioni”. Tra i partecipanti anche Giancarlo Caselli, Umberto Ambrosoli, Luca Telese e il filosofo argentino Miguel Benasayag. Partendo dalle “passioni tristi” che contrassegnano l’epoca attuale dominata dalla paura e dal “furto della speranza”, ben argomentate dal pensiero del filosofo argentino Miguel Benasayag (che a Trani terrà una lezione magistrale venerdì 24 alle ore 18.00),  «la sfida che ci attende – spiega Benasayag –  è quella di interrompere questo circuito vizioso e perverso trasformando le passioni tristi in forze attive che espandano la nostra capacità di esistere e di agire».
Per la serie “Passioni civili”, l’appuntamento con la storia d’Italia e i suoi misteri irrisolti si terrà sabato 25 settembre alle ore 19.30 al Castello, con la testimonianza di  Umberto Ambrosoli, autore del libro “Qualunque cosa succeda” (Sironi, 2009).
A seguire, dalle ore 20.30 nel cortile centrale del Castello, il procuratore generale Giancarlo Caselli discuterà di “Etica dell’informazione” col giornalista del “Fatto Quotidiano” Luca Telese, volto noto dell’informazione di La7, la direttrice de “Il Secolo d’Italia” Flavia Perina, il massmediologo Giorgio Simonelli, e il giornalista e scrittore Mimmo Candito, direttore della sezione italiana di “Reportes Sans Frontierès”.

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La farmacia diventi impresa civile

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2010

È questo l’auspicio di Stefano Zamagni, Ordinario di Economia politica all’Università di Bologna, espresso nel corso del 1° Convegno Nazionale sul farmacista del territorio conclusosi ieri a Bologna. Il futuro professionale del risiede nella capacità di diventare protagonista nella gestione del 2° welfare Non usa giri di parole Stefano Zamagni, Ordinario di Economia Politica, all’Università di Bologna: la farmacia deve diventare impresa civile. Solo così, infatti, potrà garantirsi un ruolo strategico nel futuro delle politiche sanitarie nazionali. Il contesto è la tavola rotonda “Il futuro della Farmacia in Italia: moderno presidio sanitario o drugstore?” tenutasi nel corso del 1° Convegno nazionale dei Farmacisti Italiani appena conclusosi a Bologna.
“L’impresa civile – ha dichiarato Zamagni – si distingue da quella di tipo capitalistico e da quella sociale perché, pur mantenendo l’attenzione al profitto come quelle del primo tipo, è portatrice di conoscenze, competenze e servizi di pubblica utilità. Questa dimensione in un’ottica di sviluppo del 2° welfare permette alla farmacia pianificare un futuro di valore”. La scommessa è proprio quella di andare oltre il modello di farmacia dei servizi, nato 15 anni fa proprio in Emilia Romagna. Zamagni ha evidenziato come la nascita e lo sviluppo del 2° Welfare, il servizio di assistenza che va oltre i Lea e risponde alla crescente richiesta di benessere da parte della collettività, possa rappresentare una grande opportunità di crescita sia dell”impresa che del ruolo sociale della professione. Unanime la posizione dei protagonisti al dibattito che ha fatto seguito agli interventi introduttivi (Andrea Mandelli, Fofi, Annarosa Racca, Federfarma, Venanzio Gizzi, Assofarm, Sergio Daniotti, Anifa, Paolo Tagliavini Federfarma Servizi e Giuseppe Ronsisvalle Presidente Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Farmacia) sulla necessità di proseguire sulla strada intrapresa e far evolvere il modello della farmacia dei servizi che oggi non basta più. (fonte farmacista33)

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Editoriale: Al voto, al voto… senza il botto

Posted by fidest press agency su domenica, 5 settembre 2010

Editoriale Fidest. Dopo la grande attesa arriva la delusione per il discorso di Fini sul palco di Mirabello. E’ deluso chi aspettava una rottura traumatica con il Pdl. E’ deluso chi sperava per una stagione di grandi alleanze da Rutelli al Pd passando dall’Udc e dai transfughi del Pdl che si ritenevano sempre più numerosi affascinati dall’uomo nuovo. Nessuna nave affonda. I topi non fuggono dalla stiva. Questo perché non siamo tra quelli che confidavano nella grande svolta, da terza repubblica, per intenderci. E’ mancata la materia prima, lo spessore del leader, la sua capacità di aggregazione per qualcosa di più che una “chiamata alle armi” dei nostalgici. Fini, a nostro avviso, ha commesso un errore iniziale accettando di entrare con i suoi luogotenenti e tutto il popolo della destra in una nuova formazione: il Pdl. I leghisti, in questo senso sono stati più previgenti. Ora la tattica di Fini si rivela più modesta: vuole, semplicemente, far digerire al “capo” l’idea che se vi è l’alleato esterno con il suo gruppo parlamentare costituito dalla Lega si può anche parlare di “Alleanza per l’Italia” senza con ciò creare grossi traumi alla maggioranza. A questo punto gli hanno concesso il suo canto del cigno in una kermesse da forte richiamo mediatico, ma i contenuti del discorso di Fini non è rivolto agli italiani, ai loro problemi esistenziali, in quanto si è rivelato solo una questione di potere. E’ stata accarezzata l’idea di una successione ad un Berlusconi che non è certo convinto di mollare. Un Fini che ha fatto leva anche sull’avversione che taluni pidiellini hanno nei riguardi di Bossi e delle sue entrature nella vita economica e finanziaria del Nord. E’ senza dubbio un grosso problema anche perché le ambizioni leghiste sono quelle di espandersi oltre i confini tradizionali della “Padania”. D’altra parte Fini ha dovuto subire un attacco senza precedenti riguardo una faccenda che lo ha coinvolto da vicino e che ha interessato in prima persona la sua compagna Elisabetta Tulliani e il fratello. E’ come se un uccello che sta per prendere il volo si accorga all’ultimo momento di avere un’ala spezzata. E un politico così dimezzato ha poca strada da fare. Ci dispiace per chi ha puntato per Fini: ha sbagliato, non è un cavallo di razza. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Medicina: Test università inadeguati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2010

Secondo il segretario nazionale di Anaao Assomed, Costantino Troise, l’attuale test per l’ammissione alla Facoltà di Medicina è una formula di selezione assolutamente inadeguata. Lo comunica una nota dell’associazione alla vigilia della prova che il 2 settembre vedrà coinvolti circa 90mila giovani. «Il nostro giudizio negativo- commenta Troise – finalmente condiviso da più parti, appare giustificato anche dalla mancanza di una graduatoria nazionale, per cui il punteggio necessario per l’ammissione presenta un’estrema variabilità da una sede all’altra: studenti esclusi in una Facoltà sarebbero stati largamente ammessi con lo stesso punteggio in diverse altre. La formazione del medico di domani e lo sviluppo delle sue qualità professionali rappresentano un tema troppo importante per essere lasciato in via esclusiva nelle mani dell’Università». Ecco perché secondo Troise è necessario che «il ministro della Salute batta un colpo per rivendicare ed esercitare un ruolo attivo nell’abolizione di una ipocrita lotteria e nella sperimentazione di nuove modalità di selezione che tengano conto delle attitudini e delle capacità dei singoli, da valutare, magari, non con bizzarri e cervellotici quesiti, ma dopo l’acquisizione di specifici crediti formativi». (fonte doctornews)

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Innotech Solar: straordinario rapporto qualità/prezzo

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 agosto 2010

Colonia, Germania, Innotech Solar presenta il suo nuovo modulo solare “ITS Off-grid” alla fiera internazionale EU PVSEC. Progettato per installazioni di sistemi solari indipendenti dalla rete, il nuovo modulo offre un rapporto qualità/prezzo decisamente conveniente. Il particolare design di questo prodotto, che utilizza stringhe di celle corte, consente di utilizzare un considerevole numero di tipi di celle solari, tra cui celle di dimensioni ridotte della metà o di un terzo rispetto a quelle standard. La versione base del modulo fuori rete, certificata IEC, ha una capacità di 80 Wp, ma possono essere commissionati anche modelli personalizzati a partire da una capacità di 5 Wp.  Sebbene il modulo “ITS Off-grid” di Innotech Solar rappresenti una valida soluzione per gli utenti europei che desiderino installare un sistema di alimentazione indipendente dalla rete, si rivela altresì particolarmente adatto per i mercati africani e sudamericani le cui reti elettriche sono spesso insufficienti.  Il nuovo tipo di modulo fa parte della terza linea di prodotti Innotech Solar, impegnata nell’elaborazione e ottimizzazione di celle solari per creare moduli altamente efficienti ed economicamente vantaggiosi. Tale risultato è conseguito attraverso due procedure. Con la prima, le impurità delle celle vengono isolate mediante l’utilizzo di laser.
Il gruppo Innotech Solar è un’azienda impegnata nell’ambito della tecnologia solare ed è leader nella fornitura di moduli fotovoltaici a livello internazionale. La società è specializzata nell’analisi e nell’ottimizzazione di celle solari e si serve di processi industriali sviluppati dai propri team di ricerca. Innotech Solar collauda, classifica e ottimizza il numero più elevato di celle, realizzate da diversi produttori, rispetto a qualsiasi altro fornitore di moduli o celle del mondo. Lo stabilimento di produzione in Norvegia è supportato da filiali in Germania, Cina e Svizzera.  http://www.innotechsolar.com

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La capacità dell’Italia di attirare investimenti esteri

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2010

Un elemento di attrazione, soprattutto per i paesi industriali, è collegato in qualche modo alla rispettiva competitività strutturale. Ne consegue che i bassi afflussi di investimenti diretti esteri non possono altro che essere la conseguenza di un deterioramento competitivo non percepibile attraverso i tradizionali indicatori di prezzo. Se andiamo, tuttavia, ad esaminare i principali fattori di attrazione individuati dalla letteratura teorica ed empirica, e quindi discutendo la posizione dell’Italia con riferimento a questi fattori ci rendiamo conto che la situazione è in sé molto più complessa del solo aspetto che concerne la nozione di competitività strutturale e per la quale tale nozione riveste solo legami indiretti. Ma vorremmo dire, in proposito, qualcosa di più. Gli investimenti diretti esteri, pur essendo nel complesso desiderabili, non rappresentano  un valido sostituto né di politiche industriali  volte a favorire l’allargamento della base produttiva, né di investimenti nazionali in R&S volti ad allargare la base delle conoscenze tecnologiche del nostro paese. Alla luce di queste considerazioni, gli investimenti diretti esteri costituirebbero un fattore di importanza unicamente secondaria per la crescita dell’occupazione in Italia.

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