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Capital Group: Il debito in valuta locale dei ME, un porto sicuro dai rialzi della Fed?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

Flavio Carpenzano, Investment Director per il Reddito Fisso di Capital Group. In passato i cicli restrittivi degli Stati Uniti sono stati generalmente fonte di stress per le economie emergenti e, di recente, hanno rappresentato un fattore di volatilità del debito in valuta locale dei ME, con variazioni nella valutazione delle tempistiche e del ritmo della normalizzazione della politica monetaria negli USA, influenzando il debito in valuta locale.Il debito in valuta locale dei ME tende a indebolirsi nei periodi di aumento dei tassi di interesse USA, in quanto l’aumento dei tassi statunitensi spesso coincide con il rafforzamento del dollaro USA e l’indebolimento delle valute dei ME, e anche per il fatto che normalmente l’aumento dei tassi USA determina una diminuzione del differenziale con i ME, riducendo la remunerazione ricevuta dagli investitori a fronte del rischio paese emergente assunto.Attualmente il dollaro USA è sopravvalutato in base al nostro modello fondamentale interno di valutazione dei tassi di cambio. Tuttavia, date le differenze nelle prospettive di crescita e la differenziazione dei tassi d’interesse reali tra Stati Uniti e resto del mondo, è probabile che questa situazione rimanga tale per un po’ di tempo. In base al nostro modello, le valute dei ME sono perlopiù sottovalutate, ma alcune economie a crescita più rapida potrebbero registrare un certo apprezzamento del relativo tasso di cambio rispetto al dollaro. Da inizio anno la maggior parte delle valute dei ME ha in realtà registrato un apprezzamento rispetto alle valute dei mercati sviluppati diverse dal dollaro, a conferma di questa sottovalutazione. I differenziali dei tassi di interesse sono scesi ai minimi del decennio nel 2020 per poi tornare a salire nel 2021. Le banche centrali dei ME hanno iniziato a normalizzare i tassi già nel 2021, ossia prima delle banche centrali dei mercati sviluppati (MS), sia a causa dell’aumento dell’inflazione dovuto all’eccesso di domanda nel mercato del lavoro (ad esempio in Europa orientale e Russia), sia a causa delle pressioni sulla credibilità politica e sulle finanze pubbliche (ad esempio in America Latina). I tassi d’interesse sia nominali che reali sono saliti, in particolare nei paesi a più alto rendimento che, in genere, risultano i più vulnerabili alla stretta della Fed.Un altro fattore da valutare è se il debito in valuta locale dei ME abbia già scontato l’aumento dei tassi d’interesse USA. Il debito in valuta locale dei ME tende a subire un’ondata di vendite massicce quando i rialzi della Fed iniziano a essere incorporati nei prezzi, ma spesso resta relativamente stabile, o addirittura in rialzo, una volta annunciati i rialzi della Fed.Guardando al taper tantrum del 2013, si nota in realtà che i rendimenti negativi sono stati per la maggior parte realizzati durante le fasi di discussione sulla stretta monetaria, piuttosto che durante il periodo di rialzo dei tassi. Infatti, durante il periodo di rialzo dei tassi tra dicembre 2013 e ottobre 2014, il rendimento in valuta locale è stato positivo, anche se l’elemento del tasso di cambio ha trascinato i rendimenti al ribasso.Sebbene i rendimenti complessivi del debito in valuta forte dei ME siano stati molto negativi rispetto alla media storica, questa volta (da agosto 2021 a maggio 2022) la maggior parte del calo è attribuibile alla duration, poiché gli extra rendimenti (che non tengono conto della componente di duration) hanno effettivamente mostrato una buona tenuta.È interessante notare come i tassi di cambio dei ME siano stati la principale fonte di debolezza dei rendimenti in valuta locale dei ME durante i periodi di inasprimento delle condizioni finanziarie, mentre attualmente la debolezza ha riguardato soprattutto la duration locale. Ciò evidenzia che, rispetto ai precedenti periodi con condizioni finanziarie più restrittive, la maggior parte delle valute dei ME risulta più debole rispetto al passato.Dopo un decennio di crescita debole, commercio stagnante e flessione dei prezzi delle materie prime, la pandemia ha obbligato i ME ad aumentare drasticamente la spesa pubblica. I disavanzi fiscali e il debito pubblico dei ME risultano quindi più elevati rispetto ai picchi precedenti, anche se i livelli di debito pubblico sono ancora nettamente inferiori ai livelli dei MS e rimangono gestibili (l’FMI prevede un debito pubblico dei ME pari al 66% del PIL nel 2022 rispetto al 116% del PIL dei MS).Anche la composizione valutaria, la scadenza e la proprietà del debito sono importanti per determinare l’esposizione di un paese ai rischi di mercato e di rifinanziamento. Dal 2013 i titoli di Stato dei ME sono in genere meno dipendenti dai prestiti esteri, molti paesi emergenti hanno allungato le scadenze delle relative emissioni e le partecipazioni estere nelle obbligazioni in valuta locale hanno tendenzialmente subito una flessione. Quindi, nonostante l’incremento del debito pubblico e dell’inflazione subito dal 2013, lo spostamento verso il debito in valuta locale e il debito a lungo termine ha contribuito a ridurre la dipendenza dai flussi di capitale estero a breve termine.Nel frattempo, è probabile che la debolezza del debito in valuta locale dei ME dovuta all’aumento dei tassi d’interesse USA si sia già in gran parte manifestata. I rendimenti sono saliti e le valutazioni sono diventate più convenienti per tassi di cambio e debito in valuta locale dei ME.

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“Capital Group: Il ciclo finanziario statunitense potrebbe essere vicino a una flessione”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

A cura di Jens Søndergaard, Analista valutario di Capital Group. Il ciclo finanziario dell’eurozona potrebbe aver già superato il proprio picco. Gli ultimi dati diffusi lasciano pensare che il ciclo finanziario dell’eurozona abbia già superato il proprio picco. Al di fuori della Germania non vi è alcun segnalare di un boom del comparto creditizio o di quello immobiliare nell’eurozona. L’attuale impennata dell’inflazione primaria nell’eurozona non farà che rendere più improbabile un’accelerazione in termini reali del debito privato. Di recente il mercato immobiliare tedesco ha registrato performance piuttosto buone, ma la crescita del credito nel Paese ha iniziato a ridursi. Nel 2020 i Paesi periferici dell’eurozona hanno sperimentato una crescita del credito dopo un decennio di deleveraging seguito alla crisi finanziaria, ma tale crescita sta iniziando a rallentare e potrebbe aver rappresentato solamente un effetto temporaneo della pandemia. Si tratta a mio parere di un fatto dagli effetti ribassisti per l’euro rispetto al dollaro. Non solo il ciclo finanziario dell’eurozona si sta indebolendo più rapidamente di quello statunitense, ma la Fed ha anche intrapreso un percorso di inasprimento delle politiche monetarie più aggressivo rispetto a quello della Banca centrale europea. Questo fatto è destinato a rendere il differenziale dei tassi reali più favorevole per il dollaro. L’Europa, inoltre, è molto più vulnerabile alle interruzioni delle forniture energetiche da parte della Russia.In Cina il ciclo finanziario è cresciuto vertiginosamente per anni dopo la crisi finanziaria globale data l’enorme mole dei debiti contratti da famiglie e imprese. Il ciclo ha ricevuto un ulteriore impulso grazie agli stimoli forniti dal governo nel 2020 in risposta alla pandemia.Ora, tuttavia, il ciclo finanziario cinese ha superato il proprio picco. Le autorità hanno fatto fatica a gestire un processo di deleveraging ordinato. I prezzi degli immobili e le relative vendite sono in caduta libera, e svariati promotori immobiliari sono alle prese con un significativo stress creditizio. Una serie di lockdown nell’ambito della politica “zero COVID” cinese potrebbe protrarsi per il resto di quest’anno e perfino oltre. Ciò, con tutta probabilità, peserebbe su dei consumi già deboli, deprimerebbe ulteriormente le vendite di immobili e inasprirebbe l’aumento della disoccupazione. Tutti questi fattori sono verosimilmente destinati a provocare un forte rallentamento dell’economia cinese e ulteriori interruzioni delle catene di approvvigionamento in grado di trainare al ribasso la crescita globale, con probabili ripercussioni negative per i mercati emergenti dipendenti dalle esportazioni e dalla domanda cinese, tra cui Vietnam, Malaysia e Brasile.Rispetto a un anno fa svariati Paesi si sono avvicinati o hanno addirittura superato il picco del proprio ciclo finanziario. L’aumento dell’inflazione e dei tassi d’interesse, il rallentamento della Cina e il conflitto tra Russia e Ucraina sono tutti fattori che stanno alimentando questo trend. In molti Paesi, i guadagni sul fronte dei prezzi degli immobili ottenuti dallo scoppio della pandemia di COVID-19 in poi appaiono sempre più vulnerabili, mentre nelle economie avanzate la crescita del debito privato è ormai piatta. Sebbene il picco del ciclo finanziario non segnali necessariamente una recessione imminente, esso fa presagire un periodo di deleveraging potenzialmente in grado di pesare sulla crescita economica globale. (abstract)

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Capital Group: Il copione in Cina è cambiato?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

A cura di Chris Thomsen, Equity Portfolio Manager di Capital Group. Gli investitori si trovano ad affrontare nuovi rischi e un mercato in costante evoluzione. Con il conflitto in Ucraina, l’inflazione elevata e l’aumento dei tassi di interesse, il futuro appare quanto mai incerto. In questi tempi di incertezza, crediamo sia importante fare un passo indietro e considerare le tendenze di lungo periodo che guidano le aziende e i mercati. Per questo motivo abbiamo identificato 10 trend chiave: 1) Potere dei prezzi Riteniamo che l’inflazione si accentuerà nei prossimi mesi, rivelandosi uno dei maggiori rischi che gli investitori dovranno affrontare nel 2022. 2) La tripletta tecnologica. I semiconduttori, il cloud computing e il software – quello che chiamiamo il trio tecnologico – sono tre settori che seguiamo da vicino. Nonostante i problemi legati alla catena di approvvigionamento, non prevediamo la fine della domanda mondiale per i semiconduttori. Oggi una nuova automobile utilizza fino a 3.000 chip e questo numero cresce con ogni nuovo modello. 3) Dividendi In modo particolare in Europa, le società hanno sospeso i dividendi durante la pandemia principalmente a causa di pressioni politiche o normative; tuttavia, molte di esse dispongono, al momento, di capitale in eccesso da reimpiegare sotto forma di dividendi. 4) Innovazione sanitaria. Oggi disponiamo di nuove terapie progettate per ingegnerizzare il modo in cui l’organismo riconosce e cura la malattia. Queste terapie hanno il potenziale per allungare la vita e generare ricavi miliardari per le aziende che sono in grado di svilupparle con successo. 5) Trasformazione dei trasporti. La curva di adozione dei veicoli elettrici (EV) si è impennata grazie soprattutto agli incentivi governativi e agli standard di emissione più severi per le auto a gas, in particolare in Cina e in Europa. Anche il prezzo delle batterie, che può rappresentare un terzo del costo di un veicolo, è crollato. 6) Cina: I rischi per gli investimenti in Cina sono aumentati a causa di questioni macro e normative. Gli investitori devono prestare attenzione a settori come l’immobiliare, l’istruzione e il gioco d’azzardo. 7) Media disruption. Sotto la spinta del boom di giochi dell’era pandemica, il panorama dei media sta trasformando radicalmente il modo in cui le persone comunicano e si svagano. 8) Il futuro dei finanziari. Oggi il settore finanziario comprende un insieme di opportunità più ampio rispetto alle banche e alle assicurazioni tradizionali. Tra queste vi sono le borse, i fornitori di dati e gli asset manager 9) Gli investimenti ESG sono ovunque e diventeranno sempre più importanti. 10) Reddito fisso flessibile. L’inflazione è in forte crescita e ciò ostacola i rendimenti obbligazionari. La buona notizia? L’inflazione elevata è in parte una risposta alla straordinaria domanda dei consumatori.

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“Capital Group: Come orientarsi nella nebbia verso la normalità”

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2022

A cura di Mike Gitlin, Head of Fixed Income di Capital Group. La crescita globale è destinata probabilmente a rallentare sulla scia dell’aumento del rischio geopolitico e dell’incertezza, dell’inasprimento della politica monetaria e del rallentamento dell’economia cinese. Esiste, inoltre, il forte rischio che l’inflazione resti elevata a lungo, a causa dei problemi alla filiera e del consistente aumento dei prezzi delle materie prime. Questi due fattori potrebbero portare a un periodo di stagflazione a livello globale. Nel lungo periodo (10 anni e oltre) le forze disinflazionistiche, come l’aumento dei livelli di indebitamento, i progressi tecnologici e l’invecchiamento demografico, potrebbero iniziare a normalizzarsi grazie alla ripresa degli approvvigionamenti e all’allentamento dell’inflazione.La Cina, oltre a non essere immune da queste forze globali, sta attraversando un periodo di rallentamento della crescita sullo sfondo di un contesto normativo in evoluzione.I tassi di riferimento sono in rialzo, trainati dalla forte inflazione. I mercati prevedono che il tasso sui Fed Fund raggiungerà il 2,8% circa entro fine anno, arrivando a toccare circa il 3,0% alla fine del prossimo. Fuori dagli Stati Uniti, la Banca centrale europea (BCE) è solo all’inizio della rinormalizzazione della politica monetaria, essendo di circa 6-12 mesi in ritardo rispetto alla Fed e alla Bank of England (BoE). Non è chiaro se nei prossimi due anni la BCE riuscirà a portare i tassi intorno all’1,5%, secondo le attese del mercato. Per qualcuno, investire nel reddito fisso in un mondo in cui l’inflazione è elevata e le banche centrali stanno alzando i tassi di interesse è preoccupante. Tuttavia, è importante ricordare le quattro funzioni principali che le obbligazioni possono svolgere in un portafoglio. 1. Diversificazione rispetto alle azioni: quando le azioni sono in difficoltà, detenere obbligazioni con una ridotta correlazione alle azioni può ridurre la volatilità del portafoglio. 2. Conservazione del capitale: un’allocazione obbligazionaria potrebbe contribuire a proteggere il capitale nella maggior parte dei contesti di mercato, soprattutto in uno scenario in cui aumentano tassi e aspettative sui tassi. 3. Reddito: garantire una fonte di reddito affidabile è una funzione fondamentale di un’allocazione obbligazionaria. 4. Protezione dall’inflazione: le obbligazioni direttamente collegate all’indice dei prezzi al consumo possono contribuire a proteggere il potere d’acquisto di un investitore. Per l’investimento a lungo termine, l’equilibrio è fondamentale. Gli investitori alla ricerca di un portafoglio bilanciato dovrebbero accertarsi che l’allocazione al reddito fisso sia adeguata a tutte e quattro le funzioni. Il miglioramento continuo dei fondamentali ha reso più appetibili le obbligazioni corporate investment grade, sulla scia del calo dei coefficienti di leva netti delle obbligazioni investment grade USA ed europee. Anche i fondamentali dell’high yield USA stanno migliorando. Anche i fondamentali di vari Paesi emergenti sembrano stabili. Sui mercati valutari prediligiamo il dollaro USA, tenuto conto dell’aumento dei rendimenti dei Treasury USA, dell’attuale volatilità e del rallentamento della crescita globale. Dato che probabilmente l’inflazione perdurerà, i titoli di Stato protetti dall’inflazione potrebbero contribuire a proteggere i portafogli dall’inflazione elevata. (abstract – fonte: http://www.verinieassociati.com)

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“Capital Group: Come investire nell’obbligazionario con i tassi al rialzo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Maggio 2022

A cura di Keiyo Hanamura, Investment Director di Capital Group. Con le principali banche centrali all’opera per contrastare l’inflazione, i rendimenti obbligazionari hanno già scontato un inasprimento delle politiche monetarie. Negli Stati Uniti i rendimenti dei Treasury nel segmento a 10 anni della curva si trovano su livelli osservati l’ultima volta prima della pandemia alla fine del 2019, con gli investitori che scontano un aggressivo ciclo di rialzo dei tassi nel corso dei prossimi due anni. Nell’eurozona, invece, il rendimento dei Bund tedeschi a 10 anni è tornato prepotentemente in territorio positivo per la prima volta da tre anni a questa parte. Perfino in Giappone, baluardo di lunga data dei tassi d’interesse ultra-bassi, il rendimento del titolo decennale di riferimento ha raggiunto il proprio massimo degli ultimi sei anni mentre i mercati stanno cercando di testare il limite superiore del target stabilito dalla Bank of Japan. Sebbene ci troviamo solamente all’inizio del nuovo ciclo di rialzo dei tassi, sembra che i mercati stiano già sperimentando una certa volatilità; ciononostante, gli asset a reddito fisso continuano a fornire stabilità ai portafogli e nell’attuale contesto di mercato possono fornire notevoli benefici agli investitori.

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Capital Group: Stile growth e stile value sono così tanto diversi?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2022

A cura di Christophe Braun, Investment Director di Capital Group. Vi sono delle differenze chiave quando si parla di value investing vs growth investing. Il value investing si concentra maggiormente sui titoli che sono “poco costosi” (non “cheap”) rispetto a fondamentali come le stime dei guadagni futuri (consensus). Il growth investing si concentra maggiormente sui titoli che potrebbero produrre una crescita degli utili superiore al consenso. In altre parole, i due stili hanno in comune un interesse nella valutazione del valore attuale degli utili futuri di una società, ma differiscono nella loro enfasi sul ruolo delle stime degli utili. Le caratteristiche delle aziende value e growth non sono così diverse come si potrebbe pensare in termini di crescita, esposizione ciclica o caratteristiche dei dividendi. Detto in parole semplici, inserendo le aziende in categorie di stile, gli investitori ignorano il rischio così come ignorano alcune opportunità di investimento.Le misure di valutazione tradizionali come P/E e P/B come filtro per le azioni assumono importanza se si sa come utilizzarle e interpretarle da un punto di vista assoluto/storico e relativamente al proprio gruppo di peers. Nell’ultimo decennio vi sono stati alcuni importanti cambiamenti secolari che hanno portato all’accumulo di rischi nel quadro value-growth e spiegano la debolezza della crescita degli utili del value, così come le recenti disparità di valutazione: – I settori maggiormente value sono da tempo in declino; – La digitalizzazione ha creato vincitori e vinti; – La concentrazione settoriale è diminuita; – La crescita degli asset intangibili ha reso la determinazione del valore intrinseco sempre più complessa. Le osservazioni e le conclusioni tratte dall’analisi di queste dinamiche di mercato e delle tendenze a lungo termine ci hanno aiutato a migliorare i nostri modelli di valutazione e il processo decisionale al momento di investire nelle aziende. Ad esempio, le banche e l’energia sono esempi di settori ciclici fortemente value che si trovano ad affrontare venti contrari che difficilmente si invertiranno con la ripresa economica. I tassi d’interesse persistentemente bassi hanno ostacolato la redditività delle banche a partire dalla crisi finanziaria globale, a causa dei bassi margini d’interesse netti – gli spread che le banche ricavano dai prestiti rispetto ai depositi. Inoltre, una regolamentazione più rigida ha spinto le banche a ridimensionare la propria attività di trading e a ridurre la propria esposizione al rischio per garantire la stabilità finanziaria del sistema. Tali fattori hanno messo sotto pressione i dividendi. Le banche cercano di diversificare i propri flussi di reddito e di sviluppare capacità digitali e, per fare ciò, hanno bisogno di superare la nuova e aggressiva concorrenza – in particolare le Fintech – per essere vincenti nel lungo periodo. Una quindicina di anni fa, le compagnie energetiche tradizionali hanno vissuto un boom; ora, tuttavia, si trovano a dover affrontare dei venti contrari. La riduzione della domanda dovuta al COVID, il prezzo basso di petrolio e gas, la riduzione dei flussi di cassa, il declino della produzione, elevati dividend payout ratio (ossia I rapporti tra i dividendi distribuiti ai soci e gli utili di una società) sono stati tutti elementi che hanno remato contro. Gli ultimi due decenni hanno anche dimostrato che lo stile di investimento e le definizioni di stile sono cambiati/evoluti man mano che le aziende si sono adattate a un ambiente in rapido cambiamento. Abbiamo osservato due cambiamenti evidenti: – Una crescita degli utili più debole per i titoli value: la crescita degli utili per i titoli value era storicamente stabile, ma negli ultimi 20 anni è diventata meno persistente e più volatile rispetto a quella dei titoli growth. – Valutazioni più alte per i titoli growth: Gli spread di valutazione sono aumentati significativamente e nel 2020 hanno raggiunto il punto massimo (il 100° percentile), un livello simile a quanto visto durante la bolla tecnologica.I tassi d’interesse rimangono ben al di sotto della media di lungo periodo e tendono ad essere utilizzati per scontare il valore attuale dei rendimenti futuri, facendo così crescere il valore dei titoli growth con più lunga duration. La caratteristica di duration più lunga significa che i flussi di cassa sono ponderati più in là nel futuro rispetto ai titoli value, il che li rende più sensibili alle variazioni dei tassi di interesse. Multipli di valutazione elevati implicano anche che i titoli growth sono più sensibili ai cambiamenti dei fondamentali, il che rende l’analisi titolo per titolo sempre più importante. Gli investitori fanno molto affidamento sull’abilità dei titoli growth di fornire la crescita desiderata. Qualsiasi deviazione, in positivo o in negativo, ha un impatto significativo sui multipli di valutazione. Gli investitori dovrebbero analizzare l’universo di investimento nel suo complesso per selezionare i titoli che soddisfano i propri obiettivi di crescita del capitale e di rendimento.

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“Capital Group: L’inflazione smorzerà la crescita?”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 Maggio 2022

A cura di Julie Dickson, Investment Director di Capital Group. La crescita globale si stava riprendendo fortemente dopo la pandemia, in particolare negli Stati Uniti e in Europa. Tuttavia, il picco dell’inflazione sembra destinato a smorzare tale fenomeno. A seguito della pandemia, abbiamo assistito allo scoppio di una tempesta perfetta caratterizzata da minore offerta e forte domanda, con conseguente ripresa dell’inflazione. Anche se alcuni di tali fenomeni sono transitori e l’inflazione dovrebbe iniziare a diminuire verso la fine dell’anno, vi sono ragioni strutturali per cui l’inflazione sarà più alta nel prossimo ciclo rispetto agli ultimi 20 anni. Questo fattore non dovrebbe essere trascurato in quanto il crescente potere contrattuale della manodopera locale porta a una maggiore richiesta di aumenti significativi dei salari.Vi sono alcuni settori che sono particolarmente ben posizionati per rispondere alle pressioni inflazionistiche, sfruttando il pricing power e la loro capacità di trasferire gli aumenti di prezzo, sia nei loro servizi sia nei loro prodotti oppure in aree in cui hanno una forte domanda da parte dei consumatori.Uno di questi settori è quello dei semiconduttori. Ciò è dovuto in parte alla dinamica domanda-offerta ma anche alla capacità di trasferire gli aumenti di prezzo. Per i settori relativi a bevande, articoli per la casa, abbigliamento e articoli di lusso, la domanda tende a rimanere relativamente stabile. Le aziende di tali settori sono anche in grado di trasferire gli aumenti dei costi e di proteggere meglio i propri margini di profitto.Quando l’inflazione comincia a insinuarsi nelle valutazioni, tendiamo a vedere un aumento della volatilità dei prezzi. Per esempio, possiamo vedere correzioni a breve termine dei prezzi delle azioni in risposta alle decisioni attese sui tassi d’interesse da parte delle banche centrali, che a loro volta rispondono alle aspettative sull’inflazione.Ciò a cui stiamo anche assistendo è che nel tempo, i dividendi o i rendimenti dei dividendi tendono a rimanere relativamente stabili e che il reinvestimento dei dividendi può aggiungere o, in alcuni casi, preservare rendimento in un momento in cui i mercati stanno correggendo. Per esempio, abbiamo visto l’inflazione salire alla fine del 2007 e all’inizio del 2010. Durante questi periodi, il gap di performance tra il reinvestimento dei dividendi e il rendimento azionario assoluto è diventato significativo. Le società che pagano i dividendi possono quindi fornire un modo per preservare il valore e i rendimenti durante i cali di mercato in risposta all’inflazione. Non c’è dubbio che il consumo globale di energia sia cresciuto enormemente negli ultimi 20 anni e che gran parte di questo provenga da fonti tradizionali come il carbone e il petrolio. I livelli di consumo energetico hanno spinto molte aziende ad esplorare fonti e aree di produzione energetica alternative, tra cui l’energia nucleare.Capire come le società di servizi e energetiche si approvvigionano di energia sta diventando un fattore importante quando si considerano le valutazioni. Le aziende che investono più capitale nello sviluppo e nella distribuzione di fonti alternative di energia non possono essere valutate allo stesso modo di quelle focalizzate sulle fonti tradizionali di energia. Questo perché la loro traiettoria di crescita nei prossimi 10-15 anni sarà molto diversa. Poiché le dinamiche inflazionistiche continuano ad espandersi, è importante non prendere decisioni a breve termine mentre si investe in contesti inflazionistici. Se guardiamo all’inflazione nel tempo, escludendo i periodi di inflazione estrema o di deflazione significativa, i mercati azionari hanno fornito valore nel lungo periodo.

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Capital Group: Il rally delle materie prime sarà sostenibile?

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2022

By Lisa Thompson, Equity Portfolio Manager di Capital Group. I prezzi delle materie prime sono saliti bruscamente dopo l’invasione del 24 febbraio, soprattutto per quelli prodotti in Russia e Ucraina. Ciò include grano, petrolio e gas naturale, così come altri metalli chiave come alluminio, palladio e rame. Ma i prezzi stavano aumentando molto anche prima dell’inizio del conflitto, contribuendo a pressioni inflazionistiche che non si vedevano dai primi anni ’80. Quindi, la domanda cruciale per gli investitori è: questi picchi di prezzo sono sostenibili? Nel breve termine, la risposta è no. Il mercato ha reagito in modo eccessivo e stiamo già vedendo una diminuzione dei prezzi. Ma, rispetto ad un anno fa, i prezzi delle materie prime sono significativamente più alti – e pensiamo che si tratti di una tendenza duratura.Nel lungo periodo è probabile che i prezzi rimarranno elevati a causa di una serie di fattori, tra cui l’aumento della domanda, la scarsità dell’offerta e le forze di deglobalizzazione iniziate con la guerra in Ucraina e rinforzate dalle tensioni tra USA e Cina. Per questo ci dovremmo aspettare un aumento dei prezzi in un contesto in cui il commercio libero e aperto sta diminuendo. Da una prospettiva d’investimento, questa situazione ha delle implicazioni per il settore metallurgico e minerario. È stata un’area trascurata del mercato per più di un decennio – anche di più se si esclude l’ultima grande impennata dei prezzi durante la crisi finanziaria globale del 2008.Il settore è stato sottovalutato per anni e rimane tale anche oggi, nonostante un recente rally nei titoli delle società minerarie. Molti prezzi delle materie prime rimarranno alti per anni a causa del sotto-investimento cronico nell’industria dal 2015. Il problema è aggravato dal fatto che ci vuole più tempo che in passato per lanciare nuovi progetti minerari.In termini di prezzo, ciò indica il protrarsi di forti scostamenti fino a quando i nuovi investimenti inizieranno a produrre risultati. Questa dinamica non si applica alle produzioni alimentari e ad altre coltivazioni perché la produzione in queste aree può essere incrementata molto più velocemente.A nostro parere tutte le grandi compagnie minerarie sono sottovalutate. Il mercato non sta guardando alle conseguenze del tema del sotto-investimento. Le valutazioni, e le stime di consenso sugli utili, presuppongono che i prezzi delle materie prime diminuiranno nei prossimi anni, più vicini alle medie storiche. Pensiamo che questo non sia corretto.Un esempio per tutti: se guardiamo alla capitalizzazione di mercato delle sette maggiori compagnie minerarie del mondo, anche insieme, non si avvicinano al valore di mercato di una società della new-economy come Tesla. La casa automobilistica ha bisogno di specifici metalli raffinati, tra cui il nichel, per produrre le sue batterie agli ioni di litio. Tanto che il CEO di Tesla Elon Musk ha citato l’accesso al nichel come una delle sue maggiori preoccupazioni di produzione molto prima che la Russia invadesse l’Ucraina. Oltre al sotto-investimento, un altro fattore che potrebbe portare ad un aumento dei prezzi delle materie prime nel lungo termine è la spinta mondiale per le fonti di energia sostenibile. L’elettricità, in particolare, è diventata una risorsa privilegiata. L’espansione della rete elettrica – insieme alla rapida adozione di veicoli elettrici – richiederà un sacco di rame, nichel e altri metalli chiave. Come maggiore importatore di materie prime, la Cina consuma più della metà delle forniture mondiali di minerale di ferro, carbone e rame. Inoltre, la Cina sta affrontando una recrudescenza del COVID-19 che potrebbe ulteriormente ostacolare l’economia mentre il governo rinnova le restrizioni sui viaggi e l’intrattenimento.Anche prima dell’ultimo focolaio di COVID, l’economia cinese stava decelerando o almeno stabilizzandosi ad un tasso di crescita molto basso. È probabile che le cose peggiorino prima di migliorare, e una recessione sufficientemente grave potrebbe far crollare i prezzi delle materie prime.La banca centrale cinese probabilmente taglierà presto i tassi di interesse mentre la maggior parte delle altre banche centrali del mondo si stanno muovendo nella direzione opposta.Indipendentemente da dove i mercati andranno, l’attuale impennata dei prezzi conferma, ancora una volta, che le materie prime sono una copertura efficace contro l’inflazione. Questo non è sorprendente, dato che quelle stesse materie prime – petrolio e gas, per esempio – alimentano molti aspetti dell’economia globale e possono contribuire ad alimentare un’inflazione più alta.Storicamente parlando, il comparto dell’energia – specialmente il petrolio – si è mosso strettamente in linea con l’inflazione, misurata dall’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti. Poiché il petrolio è di solito una componente importante degli indici legati alle materie prime, la correlazione a lungo termine tra i prezzi delle materie prime e l’inflazione è alta.Tuttavia, è anche importante notare che ci sono grandi differenze tra le principali categorie di materie prime. Il petrolio e il gas, i metalli, il cibo e i prodotti agricoli seguono spesso i loro propri cicli.Gli investitori che cercano una copertura dell’inflazione dovrebbero tenerlo a mente, Tutto dipende dalla fonte dell’inflazione.Non sorprende che il settore energetico tenda a fare bene quando l’inflazione è in aumento, perché gli aumenti dei prezzi dell’energia, soprattutto per la benzina, possono essere rapidamente trasmessi ai consumatori. Questo non vale per altre materie prime, dove gli aumenti di prezzo possono essere assorbiti mentre ci si sposta lungo la catena di produzione.

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“Capital Group: I 7 principi guida per gli investitori durante i ribassi di mercato”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2022

A cura di Matteo Astolfi, Managing Director di Capital Group in Italia. In periodi di volatilità, è importante che i clienti si ricordino che l’investimento intelligente può battere il potere dell’emotività concentrandosi su ricerche pertinenti, dati solidi e strategie collaudate. Ecco sette principi che gli investitori devono tenere a mente per guidare le loro decisioni d’investimento in periodi di ribassi di mercato. 1. I cali di mercato fanno parte degli investimenti Per lunghi periodi di tempo, le azioni hanno avuto la tendenza a muoversi costantemente al rialzo, ma la storia ci dice che i cali del mercato azionario sono una parte inevitabile dell’investimento. 2. Time, not timing – il tempo nel mercato conta, e non il timing. Nessuno può prevedere accuratamente i movimenti di mercato a breve termine e gli investitori che attendono in disparte rischiano di perdersi i periodi di significativo apprezzamento che seguono i ribassi. 3. L’investimento emotivo può essere pericoloso. Le reazioni emotive agli eventi di mercato sono perfettamente normali. Gli investitori dovrebbero aspettarsi di sentirsi nervosi quando i mercati calano, ma sono le azioni intraprese durante questi periodi che possono fare la differenza tra il successo e il fallimento degli investimenti. 4. Fare un piano e attenersi ad esso. Creare e rispettare un piano d’investimento costruito con cura è un altro modo per evitare di prendere decisioni d’investimento miopi, soprattutto quando i mercati si muovono al ribasso. Il piano dovrebbe considerare diversi fattori, tra cui la tolleranza al rischio e gli obiettivi a breve e lungo termine. 5. La diversificazione conta. Un portafoglio diversificato non garantisce profitti e non assicura che gli investimenti non diminuiranno di valore, ma aiuta a ridurre il rischio. 6. Il reddito fisso può aiutare a portare equilibrio. Le azioni sono elementi importanti di un portafoglio diversificato, ma le obbligazioni possono fornire un contrappeso essenziale. Questo perché le obbligazioni hanno in genere una bassa correlazione con il mercato azionario, il che significa che hanno la tendenza a fare zig quando il mercato azionario fa zag. 7. Il mercato tende a premiare gli investitori a lungo termine. È ragionevole aspettarsi rendimenti del 30% ogni anno? Certamente no. E se le azioni si sono mosse al ribasso nelle ultime settimane, non si dovrebbe nemmeno pronosticare che sia l’inizio di una tendenza a lungo termine. L’economia comportamentale ci dice che gli eventi recenti hanno un’influenza eccessiva sulle nostre percezioni e decisioni.È naturale che le emozioni salgano durante i periodi di volatilità. Gli investitori che riescono a non pensare alle notizie e a concentrarsi sui loro obiettivi a lungo termine sono meglio posizionati per tracciare una saggia strategia d’investimento. (fonte: Commento Capital Group)

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Capital Group: I mercati emergenti in prima linea per affrontare l’inflazione dopo la crisi

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2022

A cura di Kirstie Spence, Gestore di portafoglio di Capital Group. Oltre alla tragedia umanitaria per il popolo ucraino e le onde d’urto a livello politico in tutto il mondo, c’è stato anche un effetto significativo sui mercati finanziari. Un elemento di spicco è l’ambiente inflazionistico e in che misura la “slowflation” – un termine che descrive una crescita più lenta e un’inflazione più elevata – continuerà. Riteniamo che l’inflazione sarà più elevata e diventerà più duratura, a causa dell’impatto diretto della crisi sui prezzi globali di cibo ed energia, accentuando le pressioni inflazionistiche che erano già in atto. La buona notizia per i mercati emergenti è che essi erano già in prima linea nel combattere l’ambiente inflazionistico. Le motivazioni sono le seguenti: – Gestire l’inflazione è un impegno quotidiano per i mercati emergenti rispetto ai mercati sviluppati. I panieri dell’IPC nei mercati emergenti hanno tipicamente una percentuale molto maggiore di cibo ed energia, il che vale in particolare per alcuni dei mercati emergenti a basso reddito. Ciò ha già innescato in passato una risposta della banca centrale, dato che le pressioni inflazionistiche erano presenti già nel 2021, con un impatto sul reddito rilevante e anche rapido. – Le banche centrali dei paesi emergenti stavano già affrontando i normali impatti ciclici dell’inflazione, anziché preoccuparsi di come ridurre il quantitative easing come le loro controparti dei mercati sviluppati. Prima di questa crisi, eravamo convinti che i mercati emergenti fossero almeno in linea con la curva, se non in anticipo rispetto ad essa, in termini di gestione delle crescenti pressioni inflazionistiche. Il contesto attuale indica probabilmente che i mercati emergenti sono in leggero ritardo, ma almeno si sono già incamminati in quella direzione. – Alcuni mercati emergenti sono meglio posizionati per essere maggiormente protetti dagli impatti della crisi. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che sono più autosufficienti in termini di cibo ed energia o al fatto che sono addirittura esportatori netti di queste materie prime. Ma alcuni mercati emergenti sono anche più distanti, sia politicamente sia geograficamente, dalla crisi. Sono inclusi mercati come il Medio Oriente e l’America Latina: queste aree potrebbero dimostrarsi più resistenti rispetto ad altre regioni. Nel complesso, le banche centrali si impegneranno maggiormente a sostenere la crescita una volta che avranno cercato di mitigare il pericolo imminente di un’inflazione più elevata, cercando di non compromettere sia la propria popolarità sia la fragile economia globale.

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Capital Group nomina Kat Ferris Head of Product Development per l’Europa e l’Asia

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2022

Capital Group, tra le società d’investimento più grandi e di maggior esperienza al mondo, con un patrimonio gestito pari a oltre 2700 miliardi di dollari USA (dati al 31 dicembre 2021), annuncia la nomina di Kat Ferris in qualità di Head of Product Development per l’Europa e l’Asia. Kat Ferris sarà basata a Londra e riferirà ad Alexandra Haggard, Head of Product and Investment Services per l’Europa e l’Asia. Kat Ferris creerà e guiderà il team responsabile dello sviluppo e della gestione dei prodotti e della governance della gamma di soluzioni d’investimento di Capital Group rivolte ai clienti europei e asiatici. Tra le sue responsabilità vi sarà la supervisione dell’espansione dell’offerta di Capital Group per gli investitori attraverso l’ampliamento della gamma dei fondi azionari, obbligazionari e multi-asset.Kat Ferris vanta oltre 16 anni di esperienza nel settore della gestione patrimoniale ed è specializzata nello sviluppo di prodotti per i mercati europei e asiatici. Arriva da Morgan Stanley Investment Management, dove ha ricoperto il ruolo di Head of International Product per quattro anni occupandosi di strategia di prodotto, di sviluppo, lancio e gestione di fondi d’investimento nell’area EMEA rivolti ai clienti retail e istituzionali e di sviluppo della politica di governance del prodotto. Prima di unirsi a Morgan Stanley ha lavorato come Product Manager presso Robeco.

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“Capital Group: veicoli elettrici, riuscirà il settore dell’automotive a stare al passo con il cambiamento?”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

A cura di Julie Dickson, Investment Director di Capital Group. La penetrazione di mercato dei veicoli elettrici (EV) in Europa ha visto un aumento di cinque volte negli ultimi due anni, passando dal 4% al 20%. Questa accelerazione è stata in gran parte guidata dalla regolamentazione e dagli incentivi. Gli stati europei hanno introdotto maggiori sussidi all’acquisto dei veicoli elettrici come parte di un più ampio pacchetto di stimoli per salvare l’economia dalla pandemia. I veicoli elettrici sono anche sulla soglia della redditività grazie al calo dei costi delle batterie e all’ulteriore innovazione che dovrebbe compensare i costi più elevati delle materie prime.Anche la base di acquirenti si sta allargando con il calo dei prezzi e il miglioramento delle infrastrutture di ricarica. Tuttavia, la chiave affinché si raggiunga una adozione di EV di massa è che l’industria crei un EV che sia accessibile e conveniente da possedere e gestire come i tradizionali veicoli con motore a combustione interna (ICE).La Cina – il più grande mercato automobilistico a livello globale sia per gli ICE che per gli EV – l’anno scorso ha venduto più di tre milioni di EV, che è circa la metà di tutte le unità EV vendute a livello globale. Mentre la Cina ha cercato di diventare un produttore ICE di successo per oltre tre decenni, i marchi stranieri costituiscono più del 70% del mercato cinese oggi. Al contrario, i marchi cinesi hanno più dell’80% della quota di mercato EV, guidato da aziende come BYD e Shanghai Auto così come le start-up come NIO. Nonostante sia entrata nel mercato solo due anni fa, Tesla è l’unico marchio EV straniero in Cina a fare progressi significativi, avendo venduto mezzo milione di unità nel 2021.Nonostante i notevoli progressi, le sfide persistono. Ci sono preoccupazioni che la recente carenza di semiconduttori possa rivelarsi il primo di una serie di colli di bottiglia mentre i produttori di EV aumentano la produzione. Le case automobilistiche hanno risposto alla carenza di chip cercando di integrarsi verticalmente o di assicurarsi la fornitura tramite partnership. La gestione della catena di approvvigionamento e la garanzia di accesso alle risorse necessarie saranno cruciali per le aziende automobilistiche nei prossimi anni.Poiché un numero crescente di persone possiede dei veicoli elettrici, è probabile che la domanda di punti di ricarica per veicoli elettrici superi l’offerta. Dobbiamo considerare l’impatto di questa domanda aggiuntiva sulla fornitura elettrica e sulla capacità di erogare specifici incentivi. Come tale, i governi devono lavorare a stretto contatto con le società dei servizi e i produttori di auto per creare una rete di ricarica che sia adatta allo scopo. I servizi di pubblica utilità devono sviluppare un piano strategico per consentire e permettere una maggiore fornitura e distribuzione di elettricità, così come la possibilità per le auto di essere caricate in luoghi diversi – per esempio, abbiamo bisogno di punti di ricarica più lenti vicino a casa e al lavoro, e punti di ricarica più veloci sulla rete stradale.Per le aziende automobilistiche tradizionali, la transizione presenta tensioni significative. Gli ICE sono estremamente complessi, ma al contrario gli EV sono meccanicamente semplici con solo una batteria, un motore elettrico, un inverter e una trasmissione a una velocità. Questo significa che il costo fisso per la produzione di un EV è molto più basso di un ICE, rendendolo un business più facile da scalare. Tuttavia, i veicoli elettrici richiedono investimenti nel software e nell’architettura elettronica. I produttori di auto tradizionali devono spendere molti soldi per specializzarsi nei software. D’altra parte, hanno il vantaggio di generare profitti e flussi di cassa dal loro business ICE, così come una lunga storia di costruzione di automobili, che però nel tempo può diventare più di uno svantaggio a causa della complessità di dover investire sia in ICE che in EV. Le opportunità esistono in particolare per le aziende tecnologiche che potranno collaborare con i produttori dove i software diventeranno un fattore di differenziazione. I veicoli elettrici che possono offrire un’esperienza davvero soddisfacente in un veicolo connesso potrebbero essere opportunità di monetizzazione molto concrete per i produttori. Così come, c’è una maggiore probabilità che aziende come Apple, Alphabet e Sony entrino nel mercato dei veicoli elettrici e cerchino di fornire i software che stanno alla base dei veicoli elettrici. Tuttavia, dato il numero di aziende automobilistiche, sia ICE che EV, questa è una struttura industriale che è sia subottimale che improbabile che cambi. Pertanto, queste aziende tecnologiche, molte delle quali sono abituate a dominare l’industria in cui operano, possono anche trovare l’industria automobilistica meno attraente dei loro mercati principali.I veicoli elettrici sono sulla soglia della redditività, e gli investitori possono aspettarsi di vedere una vasta gamma di opportunità di investimento in molti settori da questo processo di trasformazione. Nonostante questo slancio, risolvere le sfide presenti in fatto di adozione di massa del mercato rimane la sfida chiave da affrontare per l’industria.

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Capital Group: Il ritorno del consumatore europeo

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2022

A cura di Robert Lind, Economista di Capital Group. Nel 2021 la spesa al consumo europea è aumentata, ma ha registrato un ritardo rispetto alla ripresa molto più marcata segnata negli Stati Uniti. A nostro avviso, nel 2022 questo divario sarà colmato. Nonostante i numerosi ostacoli, come il forte aumento del prezzo dell’energia e il calo della fiducia dei consumatori, crediamo che quest’anno gli europei risparmieranno meno e che la domanda repressa sia sufficiente per sostenere una solida crescita dei consumi.Nel breve termine, la spesa al consumo europea dovrà affrontare alcuni ostacoli. La fiducia dei consumatori è diminuita nelle quattro maggiori economie della regione (Germania, Francia, Italia e Regno Unito) per due motivi principali. In primo luogo, la diffusione della variante Omicron tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 ha influito sul comportamento dei consumatori. Nell’Eurozona, i governi hanno inasprito le misure restrittive e ciò ha penalizzato l’attività economica. In secondo luogo, i redditi reali dei consumatori europei hanno subito una forte diminuzione, dovuta al balzo registrato dall’inflazione negli ultimi sei mesi. In base all’Indice dei Prezzi al Consumo, l’inflazione primaria è salita ben oltre l’obiettivo ufficiale del 2% in tutte e quattro le economie superando il 5% in Germania, Italia e Regno Unito. Tale andamento è riconducibile a numerosi fattori. Nel caso della Germania, le modifiche fiscali hanno spinto l’inflazione al rialzo. Tuttavia, ci sono influenze comuni nelle quattro economie. In generale, il principale fattore è costituito dall’assorbimento di un forte aumento del prezzo dell’energia da parte dei consumatori europei. Nelle principali economie dell’Eurozona l’inflazione primaria sembra vicina al picco e questo dovrebbe portare presto un miglioramento della situazione per i consumatori. Nel Regno Unito, l’inflazione primaria probabilmente continuerà a crescere all’inizio del 2022, poiché l’aumento dei prezzi dell’energia viene trasferito ai consumatori. Secondo le attuali stime, l’inflazione britannica potrebbe raggiungere il picco intorno al 6-7% in primavera, e ciò implica una sensibile diminuzione dei redditi reali delle famiglie. Tuttavia, queste ipotesi sull’andamento del prezzo dell’energia sono soggette evidentemente a una forte incertezza, soprattutto a causa degli sviluppi della situazione tra Russia e Ucraina.

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Capital Group: Il futuro dei media – che il gioco abbia inizio!

Posted by fidest press agency su domenica, 6 marzo 2022

A cura di Julien Gaertner, Analista degli investimenti azionari di Capital GroupLe azioni relative ai software cloud degli Stati Uniti — che sono schizzate alle stelle durante la pandemia — sono al centro di una dolorosa spirale al ribasso da novembre. Per il trimestre chiuso al 31 gennaio 2022, il BVP NASDAQ Emerging Cloud Index, una misura delle società di software basate su cloud, è crollato del 33,4%. Ciò si confronta con un calo del 3,9% per lo Standard & Poor’s 500 Composite Index, che misura il mercato azionario più ampio statunitense. Perché queste aziende sono crollate così improvvisamente? In parte, è dovuto alle aspettative che la Federal Reserve presto aumenterà i tassi di interesse. Tali aumenti tendono ad avere un impatto più negativo sulle aziende in rapida crescita come quelle di software cloud, note anche come SaaS (software as a service), rispetto al mercato più ampio. Tassi di interesse più alti riducono il valore attuale dei guadagni molto più elevati che tali imprese si aspettano di generare ulteriormente nel futuro.Gli investitori potrebbero anche domandarsi se molte di queste aziende sono cresciute troppo velocemente. Dopo uno sprint decennale a cui la pandemia aveva messo il turbo, il software cloud adesso è sotto pressione? Intense raffiche di volatilità non sono nulla di nuovo per le azioni del comparto software. Negli ultimi anni, le società di software come gruppo hanno sostenuto forti diminuzioni pari al 20%-35% circa ogni 18 mesi, pertanto gli investitori devono avere lo stomaco forte e molta pazienza. La transizione al cloud ha accelerato il passaggio a un nuovo approccio alla sicurezza informatica, denominato architettura zero trust. Tradizionalmente, le aziende conservavano le applicazioni e i dati nei data center centrali che solitamente avevano un unico punto di ingresso protetto da un firewall, la cosiddetta architettura “a castello e fossato”. L’architettura zero trust sostituisce il singolo data center con una serie di server, utenti finali, carichi di lavoro cloud e la rete che li connette. Ciò richiede l’autenticazione e la gestione degli utenti per ogni servizio e per tutte le informazioni a cui si accede. I provider di sicurezza legacy sono stati lenti ad adattarsi al modello zero trust. E diverse aziende di software innovative e di piccole dimensioni sono emerse per colmare il vuoto. Zscaler, ad esempio, una società di sicurezza di rete aziendale basata su cloud fondata nel 2007, fornisce un accesso sicuro alle applicazioni ospitate localmente ed esternamente. Okta, una società di gestione delle identità e degli accessi, offre un sistema che consente a un utente di accedere a più sistemi utilizzando un unico processo di accesso.Meno visibile della cybersecurity, ma non meno pronto per la disruption è il mercato del software per database. Ogni applicazione creata necessita di un database sottostante per essere eseguita. La chiave per gli investitori è la selettività e la pazienza. Il cloud è l’ultima generazione in fatto di tecnologia da 10 anni a questa parte, ma crediamo che sia ancora il prossimo futuro. Nulla dura per sempre, ma, fintanto che i computer e i software continuano a diventare più intelligenti, non vediamo perché la loro ascesa dovrebbe terminare a breve. (abstract)

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Capital Group: Il futuro dei media – che il gioco abbia inizio!

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2022

A cura di Jody Jonsson, Gestore di portafoglio azionario di Capital Group A gennaio, in soli 21 giorni, il rapido ritmo di cambiamento nel settore dei media e dell’intrattenimento ha dato il via a tre grandi negoziazioni. Microsoft ha annunciato l’intenzione di acquistare l’editore di videogiochi Activision Blizzard per 75 miliardi di dollari USA, una transazione che mira a portare le serie esclusive di Call of Duty e World of Warcraft sotto il dominio del gigante tecnologico. Take-Two Interactive ha rivelato il suo piano di acquistare, per 12,7 miliardi di dollari USA, il produttore di giochi per dispositivi mobili Zynga, noto soprattutto per la serie Farmville. E Sony si è accordata per l’acquisto di Bungie, creatore dei famosi giochi Halo e Destiny, per 3,6 miliardi di dollari USA. Se tutte e tre le operazioni dovessero concludersi con successo, si tratterebbe di 85 miliardi di dollari USA in attività M&A incentrata sui videogiochi, il segmento in più rapida crescita nel settore dei media. L’operazione Activision è la più grande acquisizione di Microsoft di sempre e potrebbe portarla al vertice del settore del gaming, un’industria da 200 miliardi di dollari USA, seconda solo alla cinese Tencent.Trainato in parte da un boom del gaming durante la pandemia, il panorama in rapida evoluzione dei media sta trasformando radicalmente le modalità di interazione e intrattenimento delle persone in un mondo in cui la visione tradizionale della TV e la presenza nei cinema sono in grande declino. Questa dinamica rende i giochi interattivi ancora più preziosi per società come Microsoft, Sony e altre. Pensiamo che sia una prova di quanto potente e accattivante sia diventato il settore dei videogiochi, l’industria globale del gaming offre intrattenimento coinvolgente a un costo ragionevole e ha già superato il settore cinematografico in termini di ricavi lordi annui. Fondamentalmente, riteniamo che questa crescita continuerà e addirittura accelererà nei prossimi anni. Un altro fattore di grande importanza è il fatto che molte società stanno cercando di espandersi nelle aree di attività degli altri. C’era un’epoca in cui ognuno aveva un’area tutta per sé, ma non è più così. Tutti osservano le attività degli altri, cercando di entrarvi. Ad esempio, Netflix, leader indiscusso nello streaming video, è esposta alla feroce concorrenza di Amazon e Apple, nonché di società di media storiche come Disney. In meno di tre anni, il servizio di streaming Disney+ è cresciuto fino a raggiungere 130 milioni di abbonati. Nel settore dei social media, TikTok sta mettendo a dura prova la capogruppo di Facebook, Meta Platforms, attirando orde di giovani spettatori grazie al potere dei suoi brevi video. Facebook ha risposto lanciando la propria funzionalità di condivisione di brevi video, denominata “Reels”, che sta crescendo di popolarità, ma non tanto velocemente quanto TikTok, l’app più scaricata del 2021. I media sono costantemente sconvolti dal cambiamento tecnologico. Quando Internet ha iniziato a creare difficoltà ai tradizionali canali di comunicazione all’inizio degli anni 2000 è stato percepito come un grande cambiamento. Quando YouTube è entrato in scena, ha fatto grande clamore. E poi sono arrivati i social network, gli smartphone e lo streaming video. Tutti questi cambiamenti hanno destabilizzato il settore e continuano a farlo. Una nuova tendenza interessante è la globalizzazione della produzione e del consumo di contenuti. Caso in questione: Tre delle serie più popolari di Netflix, Squid Game, Lupin e La Casa di Carta, sono girate rispettivamente in Corea del Sud, Francia e Spagna. Inoltre, vengono forniti con sottotitoli in inglese, che in precedenza erano stati un deterrente per molti spettatori madrelingua inglesi. Ma non è più così.Guardando al futuro, quale sarà la prossima fonte di destabilizzazione dei media? Sulla base del crescente numero di titoli sensazionalistici, uno dei candidati è certamente il metaverso. A seconda della persona a cui si chiede, il tanto pubblicizzato metaverso è il futuro di Internet o un sogno impossibile della realtà virtuale. Come è stato descritto dai tecnologi, il metaverso è un mondo digitale incredibilmente coinvolgente e vasto in cui le persone possono interagire, parlare, giocare, partecipare a concerti, guardare film, incontrare i colleghi in un ufficio virtuale e intraprendere una miriade di attività attraverso avatar creati dagli utenti. L’idea è così potente che ha spinto Facebook a cambiare il suo nome quattro mesi fa in Meta Platforms, promettendo di trasformare il gigante dei social media in una “società del metaverso”. Tuttavia, dovrà affrontare una concorrenza agguerrita. Microsoft ha dichiarato che l’operazione Activision è, in parte, trainata dal desiderio di sviluppare contenuti accattivanti per il metaverso, un mondo in cui i dispositivi per la realtà virtuale possono diventare comuni come gli smartphone. Ci sono anche molti siti Web indipendenti focalizzati sul metaverso, tra cui Sandbox, fondata nel 2012, e Decentraland, lanciata tre anni dopo. Gli utenti di questi siti stanno già acquistando terreni, case e opere d’arte virtuali, spesso con criptovalute come Bitcoin, Ethereum, Cardano e Solana. Questa situazione cambierà rapidamente, il che significa che per gli investitori la corsa all’apprezzamento e alla comprensione del metaverso è iniziata. Il cambiamento è già in atto e la crescita è esponenziale. Non credo che si dovranno attendere 10 anni. Più probabilmente il metaverso è oggi.

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“Capital Group: Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti possono influire sui listini?”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2022

A cura di Matt Miller, Economista politico di Capital Group. Mancano più di nove mesi alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, ma questa scadenza è già prioritaria per politici ed elettori, e non a caso. Quelle del 2022 potrebbero essere tra le elezioni di metà mandato più importanti della storia degli Stati Uniti.Dal momento che la perdita dei seggi è così usuale, di solito questo viene scontato dai mercati all’inizio dell’anno. Ma la portata di uno squilibrio di potere politico — e delle seguenti ripercussioni politiche — rimane incerta fino a fine anno.La nostra analisi dei rendimenti dell’Indice Standard & Poor’s 500 Composite dal 1931 ha indicato che l’andamento dei titoli durante gli anni delle elezioni di metà mandato varia notevolmente rispetto a tutti gli altri anni.Poiché i mercati in genere mettono a segno un rialzo sui lunghi periodi, anche il movimento medio dei titoli nel corso di un anno dovrebbe registrare una crescita progressiva. Tuttavia, abbiamo rilevato che nei primi mesi degli anni con elezioni di metà mandato, i titoli tendono ad avere rendimenti medi inferiori e spesso guadagnano poco terreno fino a poco prima delle elezioni.Il luogo comune per cui ‘i mercati non amano l’incertezza’ è particolarmente calzante in questo caso. All’inizio dell’anno vi sono meno certezze riguardo all’esito e all’impatto delle elezioni, ma i mercati tendono a riprendere quota quando risulta più facile prevedere i risultati nelle settimane prima di un’elezione, e continuano a salire alla chiusura dei sondaggi.Essere consapevoli del fatto che nel 2022 i mercati potrebbero mostrarsi instabili può risultare utile, ma non per questo gli investitori dovrebbero pensare di restare in attesa degli sviluppi o cercare di indovinare le oscillazioni del mercato. L’andamento dei titoli varia notevolmente durante ogni ciclo elettorale e la tendenza generale dei mercati nel lungo termine è sempre stata positiva. Le elezioni possono mettere a dura prova i nervi. Perciò non dovrebbe sorprendere che la volatilità del mercato statunitense sia più elevata negli anni delle elezioni di metà mandato, soprattutto nei mesi precedenti all’Election Day. Dal 1970, gli anni di metà mandato hanno registrato una deviazione standard mediana dei rendimenti di quasi il 16%, rispetto al 13% di tutti gli altri anni. Il lato positivo per gli investitori è che dopo tali periodi di volatilità, i mercati tendono a mostrare un forte recupero nei mesi successivi e il rally che spesso inizia poco prima dell’Election Day non è solo un incidente di percorso a breve termine. I rendimenti superiori alla media sono tipici per l’intero anno successivo al ciclo elettorale. I titoli statunitensi hanno messo a segno buoni risultati indipendentemente dalla composizione dei palazzi del potere di Washington.Nel 2020, molti investitori temevano lo scenario della cosiddetta “onda blu”, o il jackpot dei Democratici. Eppure, nonostante questi timori, l’Indice S&P 500 ha messo a segno un rialzo di quasi il 35% dopo le elezioni del 2020 (fino al 12 gennaio 2022).Vi sono buone probabilità di un aumento della volatilità nel 2022, ma questo non deve spaventare. La verità è che i rendimenti azionari a lungo termine provengono dal valore delle singole società nel tempo. Per investire in modo intelligente è opportuno guardare oltre i massimi e i minimi a breve termine e mantenere invece il focus sul lungo termine. (abstract)

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Capital Group: perché c’è stato un sell-off dei mercati azionari

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2022

Martyn Hole, Investment Director di Capital Group. I timori in merito all’inflazione persistente, all’inasprimento della politica monetaria e all’aumento dei rendimenti obbligazionari hanno portato gli investitori che hanno risentito di questa situazione a liquidare i titoli growth dall’inizio dell’anno. I settori con valutazioni più elevate, come quello tecnologico, sono stati i più penalizzati dai sell-off, poiché le loro valutazioni sono sottoposte a un esame più attento viste le aspettative di tassi di interesse maggiori. A fine gennaio l’indice Nasdaq Composite ha perso il 7,6%, archiviando il calo più significativo dall’inizio della pandemia facendo salire a -12,5% le perdite da inizio anno. In particolare, tra le società più colpite si registra Netflix: il 21 gennaio, infatti, il prezzo delle sue azioni è sceso del 22% dopo aver segnalato una crescita degli abbonati inferiore al previsto, il che fa presagire che incrementare gli abbonati potrebbe diventare più difficile. Questo ha rafforzato i timori in merito al fatto che persino i colossi del settore non sono esenti dal calo della domanda e dal potenziale deterioramento degli utili. Il ritmo e la gravità della correzione del mercato riflettono un sentiment degli investitori sempre più avverso al rischio, con marcate flessioni per mercati azionari e asset speculativi quali le criptovalute. Nel quarto trimestre Netflix ha registrato risultati dignitosi, segnalando tuttavia una crescita degli abbonati inferiore al previsto, il che fa presagire che incrementare gli abbonati potrebbe diventare più difficile. Prevedere con precisione l’andamento dell’attività è risultato complesso, come è evidente dagli utili inferiori alle attese e dalle sorprese positive degli ultimi anni, il tutto ulteriormente aggravato dalla situazione unica dovuta al COVID-19. Riteniamo che le ultime segnalazioni debbano essere compensate da altri aspetti positivi, come la relativa solidità dei risultati del quarto trimestre, il tasso di abbandono al minimo storico, il forte engagement, l’assenza di spese eccessive in termini di marketing, l’ottima posizione competitiva, e il fatto che rimane fondamentalmente interessante nel lungo termine.Inoltre, il mercato complessivo di riferimento è sempre vasto e per Netflix rimane la possibilità di continuare ad acquisire quote di mercato. In un contesto di passaggio secolare a lungo termine dalla TV lineare ai servizi di video streaming on-demand (video-on-demand, VOD), prevediamo che i contenuti di Netflix (grazie ai recenti successi di Squid Games e Don’t Look Up) e il vantaggio di scala rispetto ai competitor continuino a crescere. È giustificato che gli investitori siano prudenti nei confronti dei livelli di valutazione, soprattutto in prossimità dei massimi di mercato, poiché siamo alle prese con le sfide e le complessità dei cambiamenti di politica monetaria, il rallentamento della crescita e i timori in merito all’inflazione.Come per tutti gli investimenti di successo a lungo termine, la volatilità delle quotazioni azionarie è prevedibile. Negli ultimi 15 anni, alcune note società in rapida crescita hanno subito molteplici correzioni in termini di quotazioni, ma se gli investitori avessero mantenuto gli investimenti avrebbero ottenuto rendimenti interessanti. È importante sottolineare che la selettività è fondamentale: nei momenti di difficoltà alcune società registrano un rimbalzo più marcato, mentre altre vacillano. A nostro avviso, la correzione del mercato rappresenta un’opportunità per modificare i portafogli, assumendo posizioni selettive nelle aree in cui risiedono le nostre tesi d’investimento di lungo periodo, in modo da poter essere ben posizionati per i prossimi cinque o dieci anni. (abstract)

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Capital Group: cogliere le opportunità in un’economia globale in continua evoluzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2022

A cura di Steven Watson, gestore di portafoglio azionario di Capital Group. Con l’avvio di un nuovo anno, gli investitori potrebbero acquisire maggiore consapevolezza dei rischi che gravano sui mercati finanziari. La crescita economica globale sta rallentando, soprattutto in Cina. Le banche centrali hanno avviato una riduzione graduale delle iniziative di stimolo monetario. Le valutazioni sono elevate un po’ dappertutto, dai titoli alle obbligazioni fino all’immobiliare, e l’equilibrio tra inflazione e deflazione potrebbe plasmare i mercati negli anni a venire. Nonostante la sua relativa complessità, il contesto ci appare tuttavia ideale per effettuare investimenti selettivi basati sulla ricerca fondamentale di tipo bottom-up.Nel breve e nel lungo periodo sono individuabili diversi fattori che creano opportunità e sfide. Analizzare questi scenari utilizzando un quadro di riferimento strutturato può aiutare a individuare le aziende destinate a prosperare in un determinato contesto. Anche se l’inflazione elevata registrata sulla maggior parte dei mercati globali dovrebbe ridursi nel tempo, potrebbe comunque persistere per tutto il 2022. L’inflazione è preoccupante perché può erodere i profitti delle aziende e dunque anche i rendimenti degli investitori. Dall’altra parte, un’inflazione misurata consente alle aziende di alzare i prezzi e migliorare la redditività, e questo è tendenzialmente il caso delle aziende con una posizione competitiva solida e potere di determinazione dei prezzi.Nel settore dei semiconduttori sono presenti alcune aziende che godono di questa dinamica. Il settore, nel suo complesso, beneficia di una domanda favorevole. Le componenti per i semiconduttori utilizzate negli smartphone, nelle auto e nei centri dati hanno evidenziato un netto incremento non solo a livello di domanda ma anche di prezzo e di sofisticazione. Il designer e produttore di semiconduttori Broadcom dispone di un portafoglio di componenti proprietarie che hanno un ruolo critico in applicazioni come sensori per l’automazione industriale, connettività di rete e infrastruttura wireless. Grazie alla solida domanda dei suoi prodotti, Broadcom può trasferire gli incrementi di costo ai suoi clienti senza un impatto significativo sulla domanda stessa.Anche se il COVID-19 potrebbe rimanere tra noi ancora per diverso tempo, grazie ai vaccini, ai booster e a farmaci ottimizzati la nostra società potrebbe gradualmente adattarsi a coesistere con il virus. Nel frattempo la ripresa economica globale dovrebbe proseguire, anche se a un ritmo inferiore rispetto a quello registrato nel 2021. Considerate le incertezze, focalizzarsi sulle aziende sensibili al ciclo economico che sono leader di settore potrebbe aiutare a offrire rendimenti a lungo termine più durevoli. Lo spedizioniere globale DSV è un esempio di questa categoria. DSV non solo è potenzialmente posizionato per beneficiare della ripresa economica, ma dispone altresì di un piano strategico per ampliare la sua quota di mercato. Tramite acquisizioni, consolidamenti e diversificazione, mira a divenire la società di spedizioni maggiore al mondo. Dal 2006, non solo i suoi ricavi annuali sono aumentati passando da 5 miliardi di USD a quasi 20 miliardi di USD nel 2020, ma l’azienda è passata da un mix di ricavi concentrato a uno più bilanciato.Ci sono numerose tendenze di crescita secolare che probabilmente continueranno a manifestarsi nel lungo periodo. Settori come i veicoli elettrici, l’energia rinnovabile e la tecnologia medica si trovano ancora in una fase di sviluppo piuttosto iniziale. La penetrazione di queste tecnologie rivoluzionarie, se paragonate al mercato nel suo complesso, è ancora relativamente ridotta. E questo offre alle aziende che operano in questi settori il potenziale per crescere significativamente di dimensioni nel lungo periodo. Per investire in quest’area, potrebbe essere utile adottare un approccio specifico per i singoli titoli. Ad esempio, nel settore sanitario le attività di ricerca e sviluppo stanno creando cambiamenti trasformativi. Ma in un settore altamente specializzato e regolamentato, per individuare le aziende che potrebbero essere vincitori a lungo termine è necessaria una ricerca approfondita. BeiGene è una società di biotecnologie con sede in Cina che si focalizza sull’oncologia. Dispone di un’ampia gamma di trattamenti e terapie orientate a diversi tipi di tumori, tra cui il cancro al cervello, al collo e alla testa, alla vescica, alla prostata, alle ovaie, alla cervice e la leucemia. Ha in atto numerosi studi clinici con oltre 13.000 pazienti registrati in più di 40 geografie. Grazie alle sue ampie risorse umane, tra cui senior leader con decenni di esperienza internazionale, il nostro analista ritiene disponga di una pipeline potenzialmente competitiva a livello globale.Nessuno può sapere con certezza quale di questi scenari si manifesterà nel breve e nel lungo periodo. Ciononostante, un portafoglio diversificato che mira a investire in aziende posizionate per realizzare buoni risultati in scenari diversi può aiutare gli investitori a mitigare alcuni rischi e generare profitti nel lungo periodo.

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“Capital Group: mantenere la barra dritta e non cercare di regolare il mercato”

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 febbraio 2022

A cura di Rob Lovelace, Vicepresidente e Presidente di Capital Group. Gli investimenti nell’era della pandemia hanno posto una serie di sfide del tutto nuove. Tuttavia, per certi versi, i fondamentali non hanno subito cambiamenti. Gli utili aziendali continuano a essere importanti. C’è un quadro, che mi piace utilizzare, che consta di tre parti: pandemia, economia, mercati. La pandemia ci accompagnerà per un po’ di tempo, ma il suo impatto sull’economia diminuirà nel corso del tempo. Questo è il modello che abbiamo osservato. Inoltre, la salute dell’economia conta molto per il mercato obbligazionario, ma meno per i mercati azionari. Il mercato azionario è determinato dagli utili delle società quotate e molte società hanno registrato una performance positiva anche durante il periodo di COVID. Dovremmo quindi ritenere che la pandemia ha meno impatto sull’economia. Quest’ultima continua a espandersi e le società sono ben posizionate per prosperare.Ci aspettiamo una solida crescita economica negli Stati Uniti e in Europa. La crescita potrebbe essere più lenta in Cina, ma come abbiamo detto in precedenza le economie non sono necessariamente gli indicatori migliori dei livelli del mercato azionario. I mercati azionari conseguiranno risultati positivi a seconda della performance delle società sottostanti. Il fattore chiave è la crescita degli utili aziendali.Fino a poco tempo fa, i mercati cinesi stavano crescendo a un ritmo simile a quello degli Stati Uniti, tuttavia, a causa dei recenti annunci del governo sulla prosperità comune e l’intervento dello Stato in vari settori, la metrica di valutazione è stata quasi dimezzata. Inoltre, la crescita degli utili in Cina è stata relativamente modesta. Ci sono alcune società in rapida crescita ma sono presenti anche molte altre nei settori immobiliare e bancario che hanno perso denaro, e quindi gli utili netti sono stati pressoché invariati.In questo momento vediamo opportunità in società con basi solide, che stanno conseguendo guadagni elevati, e non solo nelle loro aree di attività strategica, come i FAANG ma anche Tesla che, a nostro avviso, dovrebbe entrare a far parte di questo gruppo. Siamo anche entusiasti dei progressi nel settore dell’assistenza sanitaria. La maggior parte dei vaccini anti-COVID è stata creata sulla base del sistema di somministrazione della tecnologia mRNA sviluppato circa 20 anni fa, e finalmente si sta facendo strada tra i farmaci comuni. Questa struttura sarà utilizzata per sviluppare molteplici trattamenti nuovi e anche cure per malattie mortali. Cambierà la nostra vita, sono quindi interessato a un certo numero di società operanti in questo settore. (abstract)

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Capital Group: Cosa è successo sui mercati finanziari

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 febbraio 2022

A cura di Martyn Hole, Equity Investment Director di Capital Group. I timori di un’inflazione persistente, di una politica monetaria più restrittiva e di un aumento dei rendimenti obbligazionari hanno portato gli investitori più emotivi ad abbandonare i titoli growth dall’inizio dell’anno. I settori più ricchi di valore, come quello tecnologico, hanno sofferto il peso del sell-off, dato che le loro valutazioni sono sottoposte a un esame più attento con aspettative di tassi di interesse più alti. Il Nasdaq Composite è sceso del 7,6% la scorsa settimana, subendo il suo più grande declino dall’inizio della pandemia ed estendendo la sua perdita annuale a -12,5%. È giustificato che gli investitori siano cauti sui livelli di valutazione, specialmente durante dei picchi di mercato; tuttavia, non dovrebbero avere paura delle società altamente valutate ed evitarle completamente, poiché la storia ha dimostrato che molte società ad alto rendimento potrebbero continuare ad apprezzarsi finché i fondamentali si rivelano superiori alle aspettative nel tempo. Le valutazioni di partenza sembrano contare meno nel lungo termine e alcune aziende sono costose per buone ragioni. Ci concentriamo su una analisi fondamentale accurata per trovare vincitori a lungo termine con un potenziale sottovalutato, anche se hanno valutazioni più alte, perché siamo consapevoli che spesso la valutazione si rivela più corretta su orizzonti temporali più lunghi. Questo è particolarmente vero per le aziende a crescita secolare che hanno mercati di riferimento ampi e in espansione; tutto ciò, combinato con bassi tassi di penetrazione, dà origine ad una crescita dei ricavi e degli utili potenzialmente molto lunga. Pertanto, concentrarsi sui fondamentali dell’azienda porterà chiarezza sulla volatilità di breve termine e aiuterà a identificare i vincitori a lungo termine.

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