Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘capital group’

Capital Group lancia Capital Learning e nomina un team dedicato

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Londra. Capital Group, una tra le società d’investimento più grandi e di maggior esperienza al mondo, con un patrimonio gestito pari a oltre 2.200 miliardi di dollari*, ha annunciato oggi il lancio di Capital Learning, un servizio di formazione rivolto ai clienti istituzionali e intermediari con sede in Europa e Asia Pacifico. Capital Learning sarà diretto da Leo Niers, Head of Client Education, per l’Europa e l’Asia, mentre Kyoko Shimada entra a far parte di Capital Group in qualità di Head of Client Education per il Giappone. I due lavoreranno a stretto contatto per sviluppare questa offerta dedicata ai clienti. Avvalendosi dell’esperienza di Capital Group nel campo degli investimenti, Capital Learning permetterà di condividere con i clienti competenze e contenuti su idee e trend di investimento, oltre a fornire moduli di formazione sulla gestione delle attività. I programmi saranno adattati alle esigenze dei clienti e disponibili in diversi formati, tra cui workshop interattivi, webinar, video e podcast. Capital Learning si basa sull’esperienza di Capital Group negli Stati Uniti nel fornire percorsi di formazione e training ai clienti attraverso la piattaforma di gestione, PracticeLab®. Il team di Europa e Asia Pacifico utilizzerà questo know-how per collaborare con i clienti e aiutarli a raggiungere i loro obiettivi. Leo proviene da Franklin Templeton, dove era responsabile di un team di consulenti per la formazione in tutta l’area EMEA e dell’attuazione di una strategia di formazione interna ed esterna. Ha più di 10 anni di esperienza nella creazione e nella realizzazione di contenuti per i clienti e ha ricoperto diversi ruoli nel settore, tra cui esperienze in AXA Investment Management e PIMCO. Kyoko proviene da abrdn, dove ha ricoperto il ruolo di Head of Marketing per il Giappone e la Corea; in precedenza, è stata Head of Marketing per il Giappone presso Fidelity. Ha maturato oltre 20 anni di esperienza in marketing, digital, brand e comunicazione.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Capital Group: Le supply chain si stanno spostando, non è deglobalizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 13 settembre 2022

By Noriko Chen, Gestore di portafoglio azionario di Capital Group. La fragilità delle catene di approvvigionamento globali, messa in luce durante la pandemia COVID-19, rimane una delle principali sfide economiche del mondo. Da un certo punto di vista, la globalizzazione è stata a lungo caratterizzata dalla delocalizzazione della produzione da parte dei Paesi dei mercati sviluppati verso località a basso costo. Ma ora le aziende stanno riconoscendo la necessità di creare ridondanze nelle loro linee di approvvigionamento, con impatti diversi su Paesi, aziende e industrie. Ciò non significa necessariamente che questo possa comportare una minore integrazione economica. Consideriamo TSMC, il produttore dominante a livello mondiale di semiconduttori all’avanguardia. Dopo aver concentrato la maggior parte della sua capacità a Taiwan, TSMC sta costruendo il suo primo centro di produzione negli Stati Uniti. Sta inoltre costruendo un nuovo impianto di semiconduttori in Giappone.La diversificazione dalla Cina richiederà tempo. Le multinazionali con una presenza significativa in Cina sono alla ricerca della prossima grande opportunità di raggiungere i consumatori al di fuori del Paese. Apple, che ha probabilmente costruito la catena di fornitura più impressionante di qualsiasi altra multinazionale in Cina, ha spostato una parte della produzione di iPhone in India, che si prevede avrà un miliardo di utenti di smartphone entro il 2026. Ci sono anche aziende cinesi che cercano di stringere legami commerciali più stretti con i loro clienti al di fuori della Cina. Il produttore cinese di batterie per veicoli elettrici CATL (Contemporary Amperex Technology Co. Limited) ha recentemente ricevuto l’autorizzazione a costruire un impianto di celle per batterie in Germania, dove lavora con le principali case automobilistiche tedesche. Per il momento, la Cina rimane una delle principali destinazioni mondiali per i flussi di investimenti diretti esteri, che riflettono le aziende che acquistano, costruiscono o reinvestono in operazioni all’estero. Secondo i dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), nel 2021 la Cina si è classificata al secondo posto dopo gli Stati Uniti, con un flusso di 334 miliardi di dollari. Le multinazionali vedono ancora il valore di attingere alla vasta e qualificata forza lavoro cinese. Ne è un esempio Tesla. La Cina è diventata un hub di produzione chiave per il produttore dominante di veicoli elettrici. Tesla ha aperto la sua gigafactory di Shanghai nel 2019 per contribuire a incrementare la produzione annuale di auto e aumentare la quota di mercato globale vendendo al primo consumatore mondiale di veicoli elettrici. Se c’è un settore che ha risentito delle difficoltà nella catena di approvvigionamento, è stato però quello dell’auto. General Motors, Ford, Stellantis e altre case automobilistiche hanno subito forti tagli alla produzione, con conseguente scarsità di veicoli e un forte aumento dei prezzi delle auto nuove e usate. Ciò sta portando a cambiamenti strutturali all’interno dell’industria automobilistica, che ha dovuto ripensare completamente le proprie catene di approvvigionamento. Uno dei risultati è stato il passaggio dalla ricezione di scorte “just-in-time” alla detenzione di scorte “just-in-case” per quanto riguarda i semiconduttori. La creazione di ridondanze nelle catene di approvvigionamento comporterà opportunità e sfide. Prevedo che il reshoring sarà un importante motore di crescita per alcune aziende industriali selezionate nei prossimi 5-10 anni. Molte industre statunitensi stanno investendo a livelli che non si vedevano dall’inizio degli anni 2000 per posizionarsi al meglio per soddisfare questa domanda. Maggiori esigenze di capitale circolante e pressione sui margini operativi a causa dei costi associati alla creazione di ridondanze e flessibilità nelle catene di approvvigionamento. Questi fattori potrebbero pesare sui margini e sulle valutazioni future delle aziende. I rendimenti più bassi del capitale investito potrebbero essere il risultato di un cambiamento del panorama geopolitico e delle politiche dei tassi delle banche centrali. Nonostante le preoccupazioni per la scarsità dell’offerta, i timori per la deglobalizzazione e l’atteso spostamento delle catene di fornitura globali, potrebbero emergere nuove opportunità nelle regioni in cui la produzione si sta spostando, così come nelle aree che la produzione sta abbandonando. (abstract by http://www.verinieassociati.com/)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Capital Group: Focus sull’inflazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

By Flavio Carpenzano, Investment Director di Capital Group. Per valutare l’evoluzione dell’inflazione nei prossimi mesi e anni, è utile passare in rassegna i cicli inflazionistici del passato e il relativo impatto sugli investimenti. In generale, le cause principali dell’inflazione sono state quattro, in alcuni casi sovrapposte: · Crescita eccessiva della massa monetaria – Il denaro in circolazione è di gran lunga superiore ai beni disponibili. La crescita della massa monetaria determina un aumento dei prestiti bancari e quindi un’accelerazione della crescita economica. · Elevati tassi di utilizzo delle risorse – I tassi di utilizzo che superano costantemente l’80% hanno rappresentato in passato una linea di demarcazione approssimativa tra l’aumento e la diminuzione dell’inflazione negli Stati Uniti. · Shock dei prezzi – L’inflazione da costi può essere determinata dai prezzi dell’energia, da altri aumenti dei prezzi dei fattori produttivi, da interruzioni della catena di approvvigionamento o da flessioni valutarie. · Aspettative inflazionistiche – L’inflazione può essere integrata nel sistema economico se i partecipanti iniziano a dare per scontato un aumento costante dei prezzi, di solito mediante aumenti salariali e contratti a lungo termine. Mentre vi sono sufficienti differenze in termini di cause e contesto di mercato, è difficile trarre conclusioni certe su ciò che potrebbe accadere in futuri periodi di inflazione. L’inflazione è complessa, e le cause e gli effetti sono diversi non solo in ogni singolo episodio, ma anche all’interno dell’episodio stesso.In generale esistono due tipologie di inflazione: l’inflazione vischiosa, che tende a durare più a lungo e riguarda categorie di spesa come salari, spesa per locazioni, assicurazioni e cure mediche; e l’inflazione flessibile, che è più volatile e si applica ad esempio a generi alimentari, energia e automobili, deriva dalla presenza di squilibri fra domanda e offerta.I prezzi delle materie prime sono aumentati molto più rapidamente negli ultimi mesi, soprattutto a causa del conflitto tra Russia e Ucraina che ha creato un significativo shock negativo a livello di offerta, dato che entrambi i paesi sono grandi esportatori di materie prime. L’aumento dei prezzi di generi alimentari ed energia non solo metterà sotto pressione l’inflazione complessiva ma potrebbe anche portare a disparità a livello d’inflazione, dato che le famiglie a basso reddito sono costrette a destinare una quota maggiore del loro reddito ai beni di prima necessità. Tuttavia, è importante notare che, diversamente dagli anni Settanta, finora le aspettative inflazionistiche a lungo termine sono rimaste relativamente stabili. Ad esempio, negli Stati Uniti i mercati prevedono un’inflazione a lungo termine di circa il 2,6%. (abstract)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Capital Group: Quanto potrà durare il rally del dollaro?

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2022

Jens Søndergaard, Analista valutario di Capital Group.Il rapido cambiamento delle prospettive dell’economia globale – scandito dall’impennata dell’inflazione, dall’aggravarsi dei problemi dell’Europa e dai crescenti timori di una recessione mondiale – sta avendo un enorme impatto sui mercati valutari. Il dollaro USA ha continuato a salire, dopo l’impressionante rally della prima metà dell’anno. Sia l’euro sia lo yen giapponese sono scambiati ai minimi da molti decenni e l’euro ha recentemente toccato la parità con il dollaro con un tasso di cambio di 1 a 1 per la prima volta dal 2002. La crescita globale sta rallentando più rapidamente del previsto e il quadro dell’inflazione è decisamente peggiore. Le banche centrali dei mercati sviluppati e di quelli in via di sviluppo stanno aumentando i tassi di interesse in modo aggressivo, con la Banca Centrale Europea (BCE) che ha sorpreso i mercati con il recente aumento di 50 punti base. Le valute stanno reagendo al cambiamento dei relativi fondamentali macro a cui stiamo assistendo.Crediamo che il dollaro possa continuare la sua ascesa per almeno altri sei mesi. È questo contrasto tra gli Stati Uniti e il resto del mondo che ha determinato tali oscillazioni valutarie. Prevediamo che i prossimi sei mesi saranno molto movimentati in termini di volatilità dei mercati, soprattutto a causa dei timori di recessione. Sebbene il dollaro sia sopravvalutato in base ai vari parametri che seguiamo, non vediamo un catalizzatore per un calo nel breve periodo. In caso di recessione, il dollaro è stato il porto sicuro preferito dagli investitori. Pertanto, prevediamo che il dollaro rimarrà forte fino a quando non vedremo segnali di stabilizzazione della crescita globale e indicazioni di un picco dell’inflazione in tutto il mondo.Lo yen si è mosso quasi perfettamente in tandem con il rendimento del Treasury decennale USA. Quando i rendimenti del Tesoro sono aumentati, lo yen si è indebolito. È un esempio da manuale di divergenza monetaria. La Fed sta stringendo i tempi, mentre la Bank of Japan (BoJ) rimane fedele alla sua politica di tassi d’interesse zero.Quasi tutte le valute dei mercati emergenti sono particolarmente convenienti in base al nostro quadro di valutazione di lungo periodo. Nel complesso, le valute asiatiche appaiono più interessanti di quelle dell’America Latina. I fondamentali dell’Asia sono migliori in termini di avanzo delle partite correnti, migliori prospettive di crescita e tassi di inflazione più bassi.Il renminbi cinese si è dimostrato resistente nei confronti del dollaro, grazie al suo rapporto di cambio fisso. Potrebbe verificarsi uno scenario in cui la Cina allenti la sua politica di “zero-COVID dinamico”, immetta più stimoli fiscali nella propria economia e la crescita economica riprenda dopo il rallentamento del secondo trimestre. In tal caso, ci aspettiamo che il renminbi vada bene.Le valute dell’America Latina hanno beneficiato di una forte domanda di materie prime e hanno mantenuto il proprio livello rispetto al dollaro l’anno scorso e in parte di quest’anno. Tuttavia, se la crescita globale dovesse peggiorare nei prossimi sei-nove mesi, le valute procicliche – o quelle che beneficiano di una ripresa economica – potrebbero essere penalizzate.I rischi di recessione hanno fatto crollare i prezzi del rame, del petrolio e dei metalli industriali, innescando un sell-off del real brasiliano, del peso cileno e del peso colombiano. Nel complesso, riteniamo che in America Latina vi siano problemi strutturali di più lungo periodo. Tali economie devono affrontare la deglobalizzazione, la rilocalizzazione delle catene di approvvigionamento e il cambiamento climatico. Anche la situazione politica in molti Paesi della regione è instabile. Pertanto, anche alle valutazioni attuali, non abbiamo una visione positiva delle valute latinoamericane.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Capital Group: Gli Stati Uniti sono già in recessione?

Posted by fidest press agency su domenica, 21 agosto 2022

By Diana Wagner, gestore di portafoglio azionario di Capital Group. L’economia statunitense è in recessione o no? Questa è la domanda che si pongono molti investitori, dato che il prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti è diminuito per due trimestri consecutivi nella prima metà dell’anno, una definizione comunemente riconosciuta di recessione. Tuttavia, con una crescita costante dei posti di lavoro, un tasso di disoccupazione ai minimi storici e una solida crescita dei consumi, non sembra una recessione che la maggior parte delle persone ricorderebbe. Qual è dunque la conclusione? Dipende dall’interlocutore. Con i prezzi dei generi alimentari, dell’energia e degli alloggi che aumentano più rapidamente dei salari, il consumatore americano medio probabilmente direbbe di sì. A nostro avviso, o siamo sull’orlo di una recessione o ci stiamo già entrando.L’arbitro ufficiale in fatto di recessioni negli USA, il National Bureau of Economic Research (NBER), impiega un po’ di tempo per esprimere il proprio parere. L’organizzazione prende in considerazione molti fattori oltre al PIL, tra cui i livelli di occupazione, il reddito delle famiglie e la produzione industriale. Poiché di solito il NBER non rivela i suoi risultati fino a sei-nove mesi dopo l’inizio di una recessione, è possibile che l’annuncio ufficiale non arrivi prima dell’anno prossimo. È giusto dire che alla maggior parte dei consumatori probabilmente non interessa cosa pensa il NBER. Vedono un’inflazione superiore al 9%, prezzi dell’energia in forte aumento e vendite di case in calo. Essi sentono l’impatto di questi dati. Il mercato del lavoro è uno degli unici dati che non segnala una recessione in questo momento.Tuttavia, questo numeri riflettono uno squilibrio tra domanda e offerta in un’economia che non si è ancora ripresa del tutto dalla pandemia. Nei prossimi mesi si prevede il ritorno di un maggior numero di persone in cerca di lavoro. Ciò dovrebbe far aumentare il tasso di disoccupazione, in quanto le aziende ridurranno le assunzioni.La spesa dei consumatori, invece, è aumentata dell’1,1% a giugno. In apparenza si tratta di un dato molto positivo, ma aggiustato per l’inflazione è sostanzialmente piatto. Inoltre, riflette l’aumento della spesa per beni di prima necessità, come l’assistenza sanitaria e l’abitazione, e nasconde il calo delle categorie di beni discrezionali come l’abbigliamento e il tempo libero.Un altro segnale preoccupante è il rapido calo delle vendite di nuove case. Con l’aumento aggressivo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve per combattere l’inflazione, i tassi dei mutui sono saliti alle stelle negli ultimi mesi, innescando una brusca reazione nel mercato immobiliare. Il mese scorso gli acquisti di nuove case unifamiliari sono scesi dell’8,1%, il calo maggiore in più di due anni. Le vendite di case di proprietà sono crollate del 5,4%, il quinto mese consecutivo di ribassi. Inoltre, il drastico aumento dei prezzi delle case durante la pandemia solleva preoccupazioni circa una potenziale e dolorosa correzione.Se ci stiamo avviando verso un periodo di recessione, il lato positivo potrebbe essere rappresentato dal rientro delle pressioni inflazionistiche estreme registrate nell’ultimo anno. In effetti, alcuni sostengono che l’inflazione sia andata così fuori controllo che potrebbe essere necessaria una recessione sostanziale per riportarla all’obiettivo del 2% fissato dalla Fed.Siamo dunque in un nuovo regime inflazionistico? A nostro avviso, no. È probabile che i prezzi al consumo scendano nei prossimi mesi a causa della recessione e del calo della domanda. In questo caso, il mercato obbligazionario potrebbe aver superato il momento peggiore, dato che la Fed sta valutando se può continuare ad aumentare i tassi di interesse in presenza di una recessione economica. In effetti, il mercato obbligazionario sta già prezzando le aspettative che la Fed taglierà i tassi più volte nel 2023. Ci sono molti segnali che indicano che l’inflazione ha raggiunto il suo picco, come il calo dei prezzi della benzina da metà giugno, del grano, del mais e di altre materie prime da metà maggio. Questo potrebbe dare alla Fed la copertura necessaria per sostenere la crescita economica, pur continuando a prendere sul serio l’inflazione.Nel frattempo, ci aspettiamo una maggiore volatilità man mano che il mercato si adegua alla politica monetaria più restrittiva. Per quanto riguarda i portafogli, ciò significa orientarsi verso investimenti di qualità superiore, tra cui i Treasury statunitensi e i titoli garantiti da ipoteca agency, ma anche cercare opportunità nelle obbligazioni societarie e dei mercati emergenti, dove gli investitori vengono ricompensati per il crescente rischio di recessione.Analogamente, nei mercati azionari, l’individuazione di società di alta qualità con flussi di cassa costanti e margini di profitto affidabili è fondamentale per superare le recessioni. Le società con dividendi solidi e in crescita sono particolarmente interessanti.In questo contesto, siamo orientati ad investire in società i cui fondamentali reggeranno relativamente meglio. Il potere di determinazione dei prezzi e la stabilità della domanda sono elementi importanti.Preferiamo un portafoglio relativamente concentrato, adatto a tutte le stagioni e in grado di performare in diversi contesti di mercato. Le nostre partecipazioni principali sono le società di assistenza sanitaria, di software e di assicurazioni. Stiamo considerando anche i beni di consumo, ma bisogna essere molto selettivi in questo settore perché alcune valutazioni sono diventate piuttosto elevate.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Capital Group: Quali insegnamenti seguire per affrontare i mercati ribassisti?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2022

A cura di Jody Jonsson, Gestore di portafoglio azionario di Capital Group. La pandemia ha segnato la fine del ciclo post crisi finanziaria globale, un ciclo dominato dalla riduzione della leva finanziaria, dagli shock della domanda e dall’espansione della globalizzazione. Tali condizioni hanno determinato un allentamento della politica monetaria e fiscale, un basso costo del capitale e l’inflazione dei prezzi azionari. Oggi siamo all’inizio di un nuovo ciclo, che prevediamo sarà caratterizzato dalla deglobalizzazione, dalla riduzione dell’offerta di lavoro e dalla decarbonizzazione, tutte condizioni che porteranno a un passaggio dall’inflazione dei prezzi degli asset a quella dei beni. I margini di profitto e i titoli di alto valore dovranno far fronte a continue pressioni. Con i cicli cambia anche la leadership di mercato. Pertanto, nel contesto attuale caratterizzato da tassi in aumento, ci siamo concentrati sulle opportunità di investimento in aziende a basso prezzo che generano un flusso di cassa solido. In genere ci teniamo a distanza dai “cool kids” (giovani brillanti) dell’ultimo decennio, sfavillanti aziende di tecnologia e mezzi di comunicazione, e cerchiamo opportunità tra gli “unpopular kids” (giovani impopolari) di quei settori colpiti dal basso costo del capitale, dalla scarsa allocazione di capitale e dalle normative sfavorevoli. In questo caso, un esempio potrebbero essere le principali società di telecomunicazioni in mercati come l’Europa, il Messico e il Giappone. In realtà, ci stiamo concentrando in gran parte sulle società non statunitensi. A nostro avviso, molte aziende degli Stati Uniti hanno beneficiato maggiormente della globalizzazione e del basso costo del capitale rispetto a società simili di altri mercati. Visti i recenti timori di una deglobalizzazione e di un aumento dell’inflazione, rivolgiamo la nostra attenzione alle società europee e giapponesi, nonché quelle dei mercati emergenti. Tra queste, ad esempio, le banche commerciali e le attività di beni di consumo in Cina, ma anche in Italia, Francia, Giappone e America Latina.Durante il periodo tra la fine degli anni Novanta e gli inizi degli anni 2000, alcuni dei maggiori titoli tecnologici sono scesi dell’80% o più, rimanendo in calo dai cinque ai dieci anni. E queste rappresentavano le società solide che sono sopravvissute; molte altre sono crollate fino allo zero. Per resistere a questo periodo occorreva disporre di uno spirito molto forte. Ci è voluto quasi un decennio prima che la tecnologia riconquistasse la leadership di mercato. I titoli finanziari si sono comportati in modo analogo dopo la crisi finanziaria del 2008, rimanendo fuori dai giochi per un altro decennio. In periodi come questi, occorre considerare che non è cambiata solo la valutazione di questi ex leader. Di solito, si corregge prima la valutazione e poi i fondamentali.Stiamo vivendo un “cambiamento climatico” del mercato, non solo una tempesta passeggera. Dobbiamo evitare di ancorarci ai tassi di crescita, ai margini di profitto o ai prezzi azionari del passato. Dato l’elevato livello di incertezza, ci concentriamo principalmente sulle “superpetroliere”, ossia le società dominanti nei rispettivi settori che generano un solido flusso di cassa, dispongono di punti di forza competitivi e sono in grado di finanziare la propria crescita. Stiamo investendo con maggiore parsimonia in quelli che definiremmo “colpi di fortuna”, ossia società a più alto rischio e a più alto rendimento che sono più volatili, perché in un contesto di tassi d’interesse in crescita gli investitori sono meno indulgenti sulle valutazioni delle società più speculative.Cerchiamo di detenere società con valutazioni ragionevoli e comprensibili per quanto riguarda utili a breve termine e flussi di cassa. A titolo di esempio, si possono citare i principali fornitori di servizi di assistenza gestita o i produttori di dispositivi nel settore sanitario, oppure i titoli finanziari non bancari, come gli assicuratori e le borse valori, che possono trarre vantaggio dall’aumento dei tassi di interesse e dai volumi di negoziazione elevati, e che non sono eccessivamente sensibili all’andamento dell’economia. Non sappiamo se l’attuale calo si inserirà nel pantheon dei mercati ribassisti del passato. Quello che sappiamo è che alla fine ogni periodo ribassista è giunto a termine, e il mercato ha ricominciato a salire. Nel tempo, e col tempo, i mercati finanziari hanno dimostrato una straordinaria capacità di anticipare un futuro migliore anche nel mezzo di notizie orrende. Se da un lato nessuno può prevedere il futuro e nessun calo di mercato è uguale a un altro, dall’altro lo abbiamo già vissuto in passato e abbiamo imparato a sopravvivere e prosperare quando i mercati iniziano a riprendersi.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Capital Group: Perché è il momento di investire in obbligazioni?

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

A cura di Flavio Carpenzano, Managing Director per il reddito fisso di Capital Group. Il 2022 è iniziato in maniera pessima per le obbligazioni, ma ha anche creato un punto di ingresso interessante per gli investitori. L’entità del drawdown registrato nel primo trimestre sui mercati del reddito fisso è stata ampia e rara rispetto all’andamento passato. Gli effetti della pandemia e del conflitto in Ucraina hanno spinto l’inflazione dei mercati sviluppati globali ai massimi da molti decenni. Di conseguenza, molte banche centrali dei mercati sviluppati hanno dato inizio a una stretta delle politiche monetarie con l’obiettivo di contrastare l’aumento incontrollato dell’inflazione. Questo ha provocato un calo delle obbligazioni, con l’indice Bloomberg Global Aggregate che, ad esempio, è sceso del 6,2% nel primo trimestre. Anche se per il mercato obbligazionario si è chiuso uno dei trimestri peggiori degli ultimi 30 anni – la variazione di 2,6 deviazioni standard equivale a una flessione del 16% dei titoli in un trimestre –, il taglio delle valutazioni che ne è derivato potrebbe rivelarsi interessante.Sebbene l’attuale ciclo di rialzi della Fed preveda probabilmente ulteriori aumenti dei tassi, i prezzi attuali delle obbligazioni tengono già conto di questi interventi. A questo punto, il mercato ha scontato un numero significativo di aumenti dei tassi a breve termine nei prossimi trimestri e i rendimenti dei Treasury USA a più lunga scadenza (ad esempio, quelli a 10 anni) riflettono già queste aspettative. Di fatto i tassi forward suggeriscono oscillazioni relativamente limitate dei rendimenti a più lunga scadenza nel corso del prossimo anno, riducendone di conseguenza l’impatto negativo sulle obbligazioni.I rendimenti di tutti i settori del reddito fisso sono nettamente superiori ai minimi toccati negli ultimi anni. In prospettiva futura, gli investitori hanno ora la possibilità di realizzare un reddito nettamente più significativo dalle obbligazioni. In effetti, una quota maggiore del fabbisogno di reddito degli investitori potrebbe essere soddisfatta con il reddito fisso tradizionale, più di quanto non sia avvenuto negli ultimi anni. Il reddito più elevato può tutelare i rendimenti complessivi nel tempo, anche se i prezzi rimangono volatili. I rendimenti iniziali del reddito fisso sono storicamente un buon indicatore dei rendimenti futuri. I rendimenti attualmente più elevati inducono a pensare a rendimenti più elevati in futuro. Ad esempio, nei periodi degli ultimi decenni in cui i rendimenti si sono attestati a livelli simili a quelli di fine maggio, i rendimenti obbligazionari sono stati sostenuti per i cinque anni successivi.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Capital Group: L’aggressivo programma di inasprimento delle politiche dalla Fed potrebbe comportare ulteriori turbolenze sui mercati

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2022

By Darrell Spence, Economista specializzato negli Stati Uniti di Capital Group.Con un rialzo dei tassi da 75 punti base, il suo singolo provvedimento più rilevante da quasi 30 anni a questa parte, la FED ha segnalato che il suo obiettivo principale è ridurre l’inflazione. L’istituto è passato ad un orientamento di policy più aggressivo in seguito alla pubblicazione del rapporto sull’indice dei prezzi al consumo (IPC) di maggio, che si è rivelato più negativo del previsto: l’indice è infatti cresciuto dell’8,6%, trainato da pressioni generalizzate sui prezzi. In assenza di segnali che tali pressioni abbiano raggiunto il proprio picco, e con l’aumento del rischio che l’inflazione entri in una spirale incontrollata, la Fed manterrà con tutta probabilità un atteggiamento aggressivo, salvo nell’eventualità di un brusco inasprimento delle condizioni finanziarie.Al momento assistiamo ad una significativa inversione del tratto a breve della curva dei rendimenti, con i futures sui tassi d’interesse che segnalano un picco del tasso sui Fed Fund in corrispondenza del 4% verso metà 2023 ma anche, successivamente, tagli per 50 pb. Si tratta di ipotesi plausibili considerando che il mercato continua a scontare la prosecuzione dei rialzi. Se da una parte continuiamo a ritenere che le pressioni inflazionistiche rimarranno elevate e che la Fed dovrà mettere in atto un’ulteriore stretta, crediamo anche che l’istituto porrà particolare attenzione al potenziale impatto sui mercati dell’inasprimento delle condizioni finanziarie. Sebbene rimanga estremamente concentrata sull’inflazione e abbia dimostrato un’elevata tolleranza nei confronti del calo del prezzo degli asset, la Fed non ignorerà la necessità di una certa stabilità nei mercati.Con il mercato che sconta già un picco del tasso sui Fed Fund in corrispondenza del 4% e rialzi per 200 pb previsti per le prossime tre riunioni della Fed, il rischio/rendimento legato al fatto di conservare una duration ridotta diviene via via meno interessante. La duration misura la sensibilità del prezzo di un’obbligazione alle variazioni dei tassi d’interesse. Mantenere un’esposizione alla duration e alla curva vicina ai propri valori neutrali risulta attualmente conveniente dato che ci avviciniamo a quello che sarà a mio avviso un periodo volatile per i mercati fino alla fine dell’anno.Stiamo iniziando ad assistere allo sviluppo di una moderata spirale salari-prezzi negli Stati Uniti, e guardando all’attuale situazione è davvero difficile capire come sarà possibile far tornare l’inflazione al target del 2% fissato dalla Fed senza trascinare l’economia in una recessione. Non potendo risolvere il problema delle strozzature sul fronte dell’offerta, se l’istituto vuole davvero ridurre l’inflazione dovrà far diminuire la crescita e aumentare la disoccupazione.L’unico modo di porre fine alla spirale salari-prezzi, a nostro avviso, è far rallentare notevolmente il mercato del lavoro spingendo al rialzo il tasso di disoccupazione. Prima che la crescita dei salari inizi a mostrare segni di moderazione, pertanto, potrebbe servire un incremento del tasso di disoccupazione di due o perfino più punti percentuali. Pertanto, nonostante i bilanci di famiglie e imprese siano al momento robusti, risulterà molto difficile evitare una recessione nel 2023.Tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo gli utili aziendali saranno messi probabilmente sotto pressione dal peggioramento del contesto economico. Sebbene il risvolto positivo dell’inflazione sia che è in grado di spingere al rialzo la crescita degli utili, quest’ultimo costituisce in genere un fenomeno di breve durata compensato infine dalla riduzione delle attività provocato potenzialmente dall’inflazione stessa, nonché dalla relativa risposta sul fronte delle politiche monetarie. Secondo le nostre previsioni nel 2022 gli utili per azione delle società che compongono lo S&P 500 cresceranno del 7%, per poi tuttavia ridursi di quasi il 10% nel 2023. Nel 2023 il multiplo prezzo di mercato/utili sarà pertanto pari a 18,7. Si tratta di un valore ancora elevato per il contesto da me pronosticato sul versante dei tassi d’interesse, e sussiste la possibilità di ulteriori revisioni al ribasso delle previsioni sugli utili.In conclusione, le fasi ribassiste legate alle recessioni tendono ad essere più profonde e durature, e i dati storici mostrano che in tali fasi (definite in questo caso da un calo minimo del mercato del 15%) la mediana del calo esibito dai mercati è pari al 33,9%, mentre la mediana della relativa durata è pari a 17 mesi: prima che i mercati tocchino il fondo, pertanto, potremmo continuare a sperimentare una certa volatilità di mercato e ulteriori ribassi.Grazie al suo orientamento più aggressivo la Fed continua a recuperare credibilità; i mercati rimarranno tuttavia volatili e gli asset rischiosi sotto pressione. Abbiamo sperimentato un lungo periodo caratterizzato da tassi bassissimi nel corso del quale le cosiddette azioni ad elevata duration hanno registrato performance decisamente buone. Purché tali titoli growth avessero delle buone prospettive a lungo termine non importava che i loro emittenti fossero profondamente in perdita. Questa dinamica si è invertita, dato che il tasso di sconto sui titoli azionari è salito insieme all’impennata dei rendimenti. Sui mercati, al contempo, c’è molta meno liquidità per via del passaggio dal quantitative easing al quantitative tightening. Data la minore liquidità gli investitori non sono più disposti a finanziare aziende attualmente in perdita in vista di una crescita futura. Insieme alle azioni, pertanto, sono state messe sotto pressione a vendere molte asset class più rischiose, come credito privato, private equity, criptovalute e finanziamento di operazioni di M&A.Le valutazioni azionarie hanno iniziato anch’esse a contrarsi data la compressione dei margini di profitto provocata a sua volta dall’aumento dei costi di produzione. Il maggiore potere negoziale dei lavoratori comporta infatti un aumento del costo del lavoro per le aziende. L’inasprimento dei rischi legati alle catene di approvvigionamento, allo stesso tempo, costringe le imprese ad abbandonare il modello delle scorte “just-in-time” e a dotarsi di ridondanze.Ciò detto, oggi i fattori negativi sono più facili da rilevare. I trend sono più evidenti e dunque vengono scontati rapidamente dai mercati. Nel lungo periodo, tuttavia, il fatto che i lavoratori godano di un potere negoziale strutturalmente maggiore rappresenta a mio avviso uno sviluppo positivo. È una buona notizia per le famiglie, e ciò che fa bene ai consumatori nel lungo periodo fa bene anche all’economia. Per il futuro prevedo temi d’investimento basati sull’innovazione, robusti e di lungo periodo, e ritengo che le aziende sopravvivranno e prospereranno man mano che gli investitori separeranno il grano dalla paglia.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Capital Group: L’arduo dilemma della BCE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022


By Robert Lind, Economista di Capital Group. Finora, durante tutto il 2022, l’economia europea ha retto molto bene nonostante le preoccupazioni degli investitori per una recessione causata dalla guerra. Ma mentre la Banca Centrale Europea (BCE) si prepara ad aumentare i tassi di interesse nella riunione del 21 luglio, l’economia si trova ad affrontare sfide importanti. La BCE si trova ad affrontare uno scenario simile a quello della Federal Reserve statunitense e della Banca d’Inghilterra, che stanno entrambe lottando per contenere i livelli storicamente elevati di inflazione senza innescare una profonda recessione. La banca centrale ha segnalato l’intenzione di aumentare i tassi di interesse nelle riunioni di luglio e settembre e ha confermato la fine del programma di acquisto di asset. È inoltre evidente che le aspettative di inflazione dei consumatori e delle imprese siano cambiate e abbiano iniziato a salire. Dato che i tassi reali rimangono eccezionalmente bassi e i rischi di inflazione sono in aumento in Europa, la BCE sarà probabilmente ansiosa di continuare con un allentamento fino a quando non ci saranno prove definitive di una chiara tendenza al ribasso dell’inflazione dell’indice dei prezzi al consumo.Tuttavia, mentre la robusta crescita dei consumi e dei servizi ha sostenuto l’economia nonostante l’indebolimento del settore manifatturiero, vediamo all’orizzonte tre rischi principali che potrebbero rendere più difficile un atterraggio morbido: un’interruzione delle forniture di gas dalla Russia; un’inflazione persistente e diffusa; l’aumento degli spread obbligazionari (differenza dei rendimenti) tra gli Stati membri dell’Unione Europea. La minaccia di interruzione delle forniture energetiche europee da parte della Russia è diventata molto concreta nelle ultime settimane. I prezzi dell’energia hanno già iniziato a crescere dopo una modesta riduzione delle importazioni dalla Russia. Berlino si sta chiaramente preparando a un’interruzione totale delle forniture di gas da parte della Russia, che richiederebbe un aumento della domanda in Germania e in altri Paesi, come l’Italia. Uno scenario del genere rappresenterebbe un bel dilemma per la BCE. Se si trattasse solo di attività economica e di un’interruzione delle forniture energetiche che creasse una recessione, la BCE dovrebbe tagliare i tassi di interesse. Il problema è che se il gas russo viene interrotto, l’inflazione probabilmente salirà ancora di più, forse a due cifre, il che indicherebbe che la BCE dovrebbe continuare a inasprire la politica monetaria. La spirale inflazionistica in Europa non è dovuta solo ai prezzi dell’energia. La BCE pubblica indici mensili per le principali voci dell’indice dei prezzi al consumo dell’eurozona. Negli ultimi tre mesi, tali indici hanno evidenziato un’ampia ripresa dell’inflazione. Mentre i prezzi dell’energia continuano a contribuire in modo significativo all’inflazione headline, si sono registrati notevoli aumenti dei prezzi dei beni e dei servizi industriali non energetici. Nei tre mesi fino a giugno, l’inflazione core annualizzata, che esclude l’energia e gli alimenti, è cresciuta dal 3,9% al 4,6%, rispetto all’aumento dal 2,4% al 3,2% dei tre mesi fino a febbraio.La BCE è preoccupata anche per la dinamica dell’inflazione di fondo. Sebbene gli aumenti salariali siano rimasti finora contenuti, è evidente che le imprese hanno potuto e voluto aumentare i prezzi di vendita per proteggere i margini di profitto a fronte di un sostanziale aumento dei costi dei fattori produttivi. Ciò ha aumentato lo scetticismo di molti funzionari della BCE nei confronti delle proiezioni che indicano un rapido calo dell’inflazione headline e di fondo. Con mercati del lavoro rigidi e pressioni inflazionistiche persistenti, i salari potrebbero aumentare ulteriormente. Ad esempio, il sindacato tedesco dei metalmeccanici IG Metall ha avanzato una richiesta iniziale di aumento salariale dell’8% entro la fine dell’anno.L’annuncio da parte della BCE di un rialzo dei tassi e di un’accelerazione della fine del programma di quantitative easing ha già iniziato a mettere sotto pressione i mercati obbligazionari europei, provocando un aumento degli spread tra i rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi dell’UE. Il crescente divario tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi ha provocato una riunione d’emergenza della BCE a giugno, durante la quale i governatori hanno parlato di un nuovo strumento “anti-frammentazione” progettato per affrontare l’allargamento degli spread.Tuttavia, non c’è accordo all’interno della BCE su cosa fare e come dovrebbe configurarsi questo strumento. A complicare le cose c’è anche la ferma opposizione dei politici tedeschi e olandesi, che ritengono che la banca centrale non debba sovvenzionare il governo italiano. I problemi macroeconomici fondamentali dell’Italia non sono scomparsi. Durante la pandemia, l’Italia ha accumulato notevoli deficit di bilancio e un aumento significativo del debito pubblico. Di recente l’economia ha subito un rallentamento a causa dello shock energetico provocato dalla guerra in Ucraina. L’interruzione delle forniture energetiche russe potrebbe causare ulteriori problemi all’Italia. Se la situazione dell’Italia peggiorerà, Berlino sarà costretta a decidere quando impiegare un “backstop”. Non sappiamo quanto dolore sarà necessario prima che l’UE intervenga e quali condizioni la Germania potrebbe chiedere in cambio.Se il backstop non si dovesse concretizzare, la portata dello shock sarebbe così grande che potrebbe iniziare a erodere le fondamenta dell’euro. Tuttavia, non siamo euroscettici per natura e non ci aspettiamo una crisi modello Grecia, anche perché crediamo che i policymaker abbiano imparato dagli errori commessi nel 2010 e riconoscano che una crisi del debito italiano sarebbe molto più pericolosa per l’eurozona. Tuttavia, una combinazione tra la diminuzione del sostegno della BCE e la rigida resistenza politica a qualsiasi misura fiscale per aiutare l’Italia potrebbe aumentare la tensione sui mercati obbligazionari, facendo aumentare gli spread.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Capital Group: è il momento di puntare sulle obbligazioni corporate investment grade?”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022

A cura di Peter Becker, Investment Director di Capital Group. Le obbligazioni corporate investment grade hanno reso il -16,1% da inizio anno. In un contesto di inflazione elevata, stretta della politica monetaria e aumento generale della volatilità macroeconomica. Apparentemente diversi rischi sembrano già scontati. In particolare, da inizio anno, il mercato ha già rivalutato in misura significativa le aspettative di rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve USA (Fed). In prospettiva, il tasso sui Fed Fund dovrebbe raggiungere quasi il 4% nel primo trimestre 2023, mentre all’inizio dell’anno il mercato prevedeva un incremento dei tassi nell’ordine dell’1,5%. Anche l’inflazione è rimasta più elevata del previsto a causa dell’eccesso di domanda nel mercato del lavoro, della guerra in Ucraina e dei persistenti problemi alla filiera globale. Inoltre, la propensione al rischio è debole. In caso di persistenza dell’inflazione a livelli elevati, per le banche centrali diventerebbe ancora più difficile trovare un equilibrio tra inflazione e crescita. Il rischio comunque è che le banche centrali decidano di inasprire la politica monetaria in maniera più aggressiva di quanto attualmente previsto. Anche una serie di altri fattori globali è negativa per gli spread, come la politica di tolleranza zero nei confronti del Covid della Cina e la guerra in Ucraina, con il relativo impatto negativo su crescita, inflazione e filiere. Ciò potrebbe significare che la volatilità del mercato rimane elevata. Inoltre, la volatilità del mercato potrebbe anche offrire a un gestore attivo l’occasione per scoprire opportunità interessanti. A marzo 2020 si è assistito a un ampliamento indiscriminato degli spread, che sono cresciuti in maniera generalizzata indipendentemente dalla rischiosità dei singoli emittenti, indicando un aumento del rischio sistemico nei mercati creditizi. Ora però iniziamo a ravvisare una maggiore differenziazione. Ad esempio, gli emittenti più esposti alla Russia, a causa della loro dipendenza da gas e/o sanzioni russi, sono attualmente scambiati a spread più ampi. C’è maggiore attenzione ai fondamentali per identificare opportunità di valore relativo. Un approccio a più lungo termine potrebbe anche offrire il vantaggio di essere in grado di mantenere il titolo in un periodo di volatilità del mercato. È qui che un approccio attivo e orientato ai fondamentali potrebbe aggiungere valore.Sono diversi i fattori che orientano la domanda sul mercato statunitense. La domanda potrebbe apparire un po’ debole, anche se l’evidenza suggerisce che il posizionamento sia già cauto. Gli investitori che si concentrano su spread/extra rendimenti saranno probabilmente più sensibili al rischio di duration, ma quelli che guardano ai rendimenti, come le strategie “buy and hold”, troveranno probabilmente il mercato più attraente vista l’elevata redditività complessiva degli investimenti. Inoltre, a questi livelli di rendimento, il reddito fisso è diventato molto più interessante e potremmo assistere a un’inversione della tendenza che ha portato a crescere la domanda di asset alternativi, mercati privati e asset illiquidi negli ultimi anni.In Europa le nuove emissioni sono state relativamente contenute, con il conflitto tra Russia e Ucraina che ne ha interrotto il trend, dove in realtà ravvisiamo segnali di ripresa, con gli emittenti pronti a trarre vantaggio da qualsiasi segnale di stabilità. Ciò potrebbe mettere a dura prova i mercati del credito europei in un contesto di volatilità dei tassi, aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e rallentamento della crescita. Inoltre, i mercati creditizi europei devono far fronte a criticità di natura tecnica dovute alla prospettiva di una riduzione del sostegno politico. La Banca Centrale Europea è destinata a terminare il programma di quantitative easing prima di aumentare i tassi di interesse, e anche il sostegno alle operazioni mirate di rifinanziamento più a lungo termine (TLTRO) sta per essere ritirato. L’interruzione del programma di acquisto di obbligazioni corporate da parte della Bank of England potrebbe rappresentare una sfida importante per quello che essenzialmente è un piccolo mercato di obbligazioni corporate, soprattutto a causa della scarsa liquidità delle relative partecipazioni. In termini di domanda, i mercati delle obbligazioni corporate risentono anche dei deflussi degli investitori retail.Il forte sell-off subito dai mercati del credito dall’inizio dell’anno ha migliorato le valutazioni e ha creato un punto di ingresso potenzialmente più interessante per gli investitori. Nel complesso, i mercati creditizi stanno scontando un discreto numero di rischi, ma non considerano ancora quello di recessione. Tuttavia, il profilo del mercato dal punto di vista del rischio/rendimento sembra essere più equilibrato rispetto a qualche mese fa. Nel breve e medio termine, tuttavia, i mercati delle obbligazioni corporate potrebbero essere ancora interessati da una certa volatilità.I rischi di ribasso giustificano ancora un orientamento complessivamente prudente, poiché gli spread potrebbero subire un ampliamento. Detto questo, i fondamentali aziendali sono ancora in buone condizioni, e le dinamiche di domanda e offerta hanno un impatto relativamente neutrale sugli spread. Ciò dovrebbe contribuire a limitare l’entità di un eventuale sell-off. Con questi rendimenti più elevati, gli investitori hanno ora la possibilità di guadagnare più reddito dalle obbligazioni. Il reddito più elevato può altresì tutelare i rendimenti complessivi nel tempo, anche se i prezzi rimangono volatili. Per un gestore attivo il mercato potrebbe offrire interessanti opportunità per trovare valore, anche se la selettività resta fondamentale nell’attuale contesto. (abstract) By http://www.verinieassociati.com/

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Capital Group: Quando la volatilità è in aumento, la monotonia attrae

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2022

A cura di Diana Wagner, Gestore di portafoglio azionario di Capital Group. Le aziende tecnologiche e digitali in rapida crescita hanno suscitato un grande entusiasmo da parte degli investitori negli ultimi dieci anni, oltre a generare una quota di rendimenti di mercato sovradimensionata. Dall’inizio del 2022, tuttavia, molti di questi settori preferiti del mercato sono stati messi a dura prova. Tra il rallentamento della crescita economica, l’impennata dell’inflazione e il timore dell’aumento dei tassi di interesse, gli investitori potrebbero esaminare più attentamente le valutazioni elevate di molte piattaforme digitali e titoli software.Per gli investimenti è uno dei contesti più complessi da diversi anni. Ecco alcune tematiche di investimento che gli investitori più cauti potrebbero voler considerare. I cambiamenti a lungo termine verso un futuro digitale, l’implementazione dei veicoli elettrici e la transizione verso l’energia pulita continueranno probabilmente a creare opportunità per gli innovatori in queste aree. Tuttavia, queste tendenze stanno anche creando difficoltà per le vecchie industrie come l’estrazione mineraria e il trasporto ferroviario. Il nichel, ad esempio, è un componente chiave delle batterie dei veicoli elettrici. Lo stesso vale per il rame, necessario per gli aggiornamenti della rete elettrica. E mentre il settore software sta diventando un attore sempre più essenziale nella produzione di automobili moderne, l’acciaio rimane un componente necessario. In effetti, negli ultimi mesi i prezzi di determinate materie prime sono saliti alle stelle, una tendenza amplificata dalla guerra tra Russia e Ucraina, i principali produttori di nichel, rame e grano. Le persone hanno sottovalutato quanto rame sia necessario per sostituire e modernizzare la rete elettrica man mano che la domanda aumenta. Aziende come la società metallurgica e mineraria canadese First Quantum Minerals, che si concentra sul rame, e la brasiliana Vale, produttore di minerale di ferro, potrebbero trarne vantaggio. L’aumento della domanda di materie prime ed energia potrebbe anche far aumentare la domanda per le ferrovie del Nord America, che costituiscono la via più conveniente per trasportare materiali pesanti. Anche le ferrovie hanno un potenziale potere di determinazione dei prezzi, importante nell’attuale contesto inflazionistico. In genere, i prezzi si basano sul costo delle merci sottostanti che trasportano, quindi i ricavi aumentano con i prezzi delle materie prime. Anche l’aumento dei costi del carburante si dimostra vantaggioso, poiché la differenza tra il costo del trasporto su strada e quello ferroviario è al suo massimo da anni. Una ferrovia come la Canadian Pacific, che possiede l’unica rete tri-costiera Canada-USA-Messico, potrebbe ottenere una buona performance in una varietà di circostanze economiche. Le ferrovie statunitensi hanno margine per aumentare i prezzi in un contesto di boom delle materie prime. La spinta globale alla riduzione delle emissioni di carbonio e al miglioramento dell’efficienza energetica è spesso associata a veicoli elettrici o servizi che sfruttano l’energia solare ed eolica. A prima vista, le aziende industriali tradizionali che fabbricano macchinari, prodotti chimici e altri materiali da costruzione potrebbero essere considerate parte del problema e non la soluzione. Ma le società HVAC come Carrier e Daikin stanno sviluppando sistemi di condizionamento e riscaldamento che potrebbero contribuire a ridurre le emissioni globali di gas serra. Le normative europee e di altri paesi che richiedono la sostituzione dei sistemi più vecchi con prodotti più efficienti dal punto di vista energetico potrebbero spingere entrambe le aziende a cogliere opportunità a lungo termine. Una maggiore regolamentazione delle emissioni di carbonio e una spesa infrastrutturale nelle principali economie potrebbero anche fornire fondi per il produttore svizzero di prodotti chimici speciali Sika. L’azienda produce additivi per cemento in grado di ridurre le emissioni di carbonio e aumentare la resistenza. Può sembrare un’attività noiosa, ma il suo potenziale di crescita è piuttosto convincente con la stretta degli standard globali sulle emissioni.Quando le condizioni economiche diventano difficili, i consumatori possono naturalmente diventare più attenti alla spesa. Molti acquirenti iniziano a fare spese presso commercianti di prodotti scontati, noti come “treasure hunt retailer”. Questi negozi offrono abbigliamento, articoli per la cura personale e prodotti per la casa a prezzi relativamente bassi, oltre ad alcuni prodotti di qualità superiore a prezzi convenienti. In un contesto economico in rallentamento, molte persone passeranno ai ‘dollar store’ (i negozi ‘tutto a un dollaro). Tali attività hanno resistito bene nelle recessioni passate. Ciò che potrebbe essere meno intuitivo è che i treasure hunt retailer ben gestiti spesso hanno un potenziale di determinazione dei prezzi quando l’inflazione è in aumento. Ad esempio, Dollar Tree, che offre un’ampia varietà di articoli a 1 dollaro, ha recentemente lanciato la strategia “breaking the buck” (lett. “rompere il dollaro”). L’azienda inizialmente offriva una categoria di beni a $ 5, seguita da una categoria a $ 1,25. Questo stesso approccio ha aiutato altri treasure hunt retailer a generare una forte crescita delle vendite same-store e di espansione dei margini per diversi anni. Nel contesto attuale, cerchiamo aziende in grado di migliorare le loro attività e far sì che la loro crescita avvenga indipendentemente da ciò che fa l’economia. Dollar Tree potrebbe rappresentare una di queste storie di auto-sufficienza.Le principali aziende di piattaforme digitali, software cloud e tecnologie per veicoli autonomi continuano a ridefinire il nostro modo di lavorare, vivere e fare acquisti. Tuttavia, molte di queste aziende potrebbero aver agito prematuramente. Con l’aumento dell’inflazione e un potenziale di guadagno ancora distante alcuni anni per alcune di queste aziende, le valutazioni possono essere estese. Le principali aziende tecnologiche sembrano sempre promettenti nel lungo termine. Ma in questo contesto, stiamo spostando la nostra attenzione verso le aziende che effettivamente agiscono e tendono a restare attive in tutti i tipi di mercato.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Capital Group: Il debito in valuta locale dei ME, un porto sicuro dai rialzi della Fed?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

Flavio Carpenzano, Investment Director per il Reddito Fisso di Capital Group. In passato i cicli restrittivi degli Stati Uniti sono stati generalmente fonte di stress per le economie emergenti e, di recente, hanno rappresentato un fattore di volatilità del debito in valuta locale dei ME, con variazioni nella valutazione delle tempistiche e del ritmo della normalizzazione della politica monetaria negli USA, influenzando il debito in valuta locale.Il debito in valuta locale dei ME tende a indebolirsi nei periodi di aumento dei tassi di interesse USA, in quanto l’aumento dei tassi statunitensi spesso coincide con il rafforzamento del dollaro USA e l’indebolimento delle valute dei ME, e anche per il fatto che normalmente l’aumento dei tassi USA determina una diminuzione del differenziale con i ME, riducendo la remunerazione ricevuta dagli investitori a fronte del rischio paese emergente assunto.Attualmente il dollaro USA è sopravvalutato in base al nostro modello fondamentale interno di valutazione dei tassi di cambio. Tuttavia, date le differenze nelle prospettive di crescita e la differenziazione dei tassi d’interesse reali tra Stati Uniti e resto del mondo, è probabile che questa situazione rimanga tale per un po’ di tempo. In base al nostro modello, le valute dei ME sono perlopiù sottovalutate, ma alcune economie a crescita più rapida potrebbero registrare un certo apprezzamento del relativo tasso di cambio rispetto al dollaro. Da inizio anno la maggior parte delle valute dei ME ha in realtà registrato un apprezzamento rispetto alle valute dei mercati sviluppati diverse dal dollaro, a conferma di questa sottovalutazione. I differenziali dei tassi di interesse sono scesi ai minimi del decennio nel 2020 per poi tornare a salire nel 2021. Le banche centrali dei ME hanno iniziato a normalizzare i tassi già nel 2021, ossia prima delle banche centrali dei mercati sviluppati (MS), sia a causa dell’aumento dell’inflazione dovuto all’eccesso di domanda nel mercato del lavoro (ad esempio in Europa orientale e Russia), sia a causa delle pressioni sulla credibilità politica e sulle finanze pubbliche (ad esempio in America Latina). I tassi d’interesse sia nominali che reali sono saliti, in particolare nei paesi a più alto rendimento che, in genere, risultano i più vulnerabili alla stretta della Fed.Un altro fattore da valutare è se il debito in valuta locale dei ME abbia già scontato l’aumento dei tassi d’interesse USA. Il debito in valuta locale dei ME tende a subire un’ondata di vendite massicce quando i rialzi della Fed iniziano a essere incorporati nei prezzi, ma spesso resta relativamente stabile, o addirittura in rialzo, una volta annunciati i rialzi della Fed.Guardando al taper tantrum del 2013, si nota in realtà che i rendimenti negativi sono stati per la maggior parte realizzati durante le fasi di discussione sulla stretta monetaria, piuttosto che durante il periodo di rialzo dei tassi. Infatti, durante il periodo di rialzo dei tassi tra dicembre 2013 e ottobre 2014, il rendimento in valuta locale è stato positivo, anche se l’elemento del tasso di cambio ha trascinato i rendimenti al ribasso.Sebbene i rendimenti complessivi del debito in valuta forte dei ME siano stati molto negativi rispetto alla media storica, questa volta (da agosto 2021 a maggio 2022) la maggior parte del calo è attribuibile alla duration, poiché gli extra rendimenti (che non tengono conto della componente di duration) hanno effettivamente mostrato una buona tenuta.È interessante notare come i tassi di cambio dei ME siano stati la principale fonte di debolezza dei rendimenti in valuta locale dei ME durante i periodi di inasprimento delle condizioni finanziarie, mentre attualmente la debolezza ha riguardato soprattutto la duration locale. Ciò evidenzia che, rispetto ai precedenti periodi con condizioni finanziarie più restrittive, la maggior parte delle valute dei ME risulta più debole rispetto al passato.Dopo un decennio di crescita debole, commercio stagnante e flessione dei prezzi delle materie prime, la pandemia ha obbligato i ME ad aumentare drasticamente la spesa pubblica. I disavanzi fiscali e il debito pubblico dei ME risultano quindi più elevati rispetto ai picchi precedenti, anche se i livelli di debito pubblico sono ancora nettamente inferiori ai livelli dei MS e rimangono gestibili (l’FMI prevede un debito pubblico dei ME pari al 66% del PIL nel 2022 rispetto al 116% del PIL dei MS).Anche la composizione valutaria, la scadenza e la proprietà del debito sono importanti per determinare l’esposizione di un paese ai rischi di mercato e di rifinanziamento. Dal 2013 i titoli di Stato dei ME sono in genere meno dipendenti dai prestiti esteri, molti paesi emergenti hanno allungato le scadenze delle relative emissioni e le partecipazioni estere nelle obbligazioni in valuta locale hanno tendenzialmente subito una flessione. Quindi, nonostante l’incremento del debito pubblico e dell’inflazione subito dal 2013, lo spostamento verso il debito in valuta locale e il debito a lungo termine ha contribuito a ridurre la dipendenza dai flussi di capitale estero a breve termine.Nel frattempo, è probabile che la debolezza del debito in valuta locale dei ME dovuta all’aumento dei tassi d’interesse USA si sia già in gran parte manifestata. I rendimenti sono saliti e le valutazioni sono diventate più convenienti per tassi di cambio e debito in valuta locale dei ME.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Capital Group: Il ciclo finanziario statunitense potrebbe essere vicino a una flessione”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

A cura di Jens Søndergaard, Analista valutario di Capital Group. Il ciclo finanziario dell’eurozona potrebbe aver già superato il proprio picco. Gli ultimi dati diffusi lasciano pensare che il ciclo finanziario dell’eurozona abbia già superato il proprio picco. Al di fuori della Germania non vi è alcun segnalare di un boom del comparto creditizio o di quello immobiliare nell’eurozona. L’attuale impennata dell’inflazione primaria nell’eurozona non farà che rendere più improbabile un’accelerazione in termini reali del debito privato. Di recente il mercato immobiliare tedesco ha registrato performance piuttosto buone, ma la crescita del credito nel Paese ha iniziato a ridursi. Nel 2020 i Paesi periferici dell’eurozona hanno sperimentato una crescita del credito dopo un decennio di deleveraging seguito alla crisi finanziaria, ma tale crescita sta iniziando a rallentare e potrebbe aver rappresentato solamente un effetto temporaneo della pandemia. Si tratta a mio parere di un fatto dagli effetti ribassisti per l’euro rispetto al dollaro. Non solo il ciclo finanziario dell’eurozona si sta indebolendo più rapidamente di quello statunitense, ma la Fed ha anche intrapreso un percorso di inasprimento delle politiche monetarie più aggressivo rispetto a quello della Banca centrale europea. Questo fatto è destinato a rendere il differenziale dei tassi reali più favorevole per il dollaro. L’Europa, inoltre, è molto più vulnerabile alle interruzioni delle forniture energetiche da parte della Russia.In Cina il ciclo finanziario è cresciuto vertiginosamente per anni dopo la crisi finanziaria globale data l’enorme mole dei debiti contratti da famiglie e imprese. Il ciclo ha ricevuto un ulteriore impulso grazie agli stimoli forniti dal governo nel 2020 in risposta alla pandemia.Ora, tuttavia, il ciclo finanziario cinese ha superato il proprio picco. Le autorità hanno fatto fatica a gestire un processo di deleveraging ordinato. I prezzi degli immobili e le relative vendite sono in caduta libera, e svariati promotori immobiliari sono alle prese con un significativo stress creditizio. Una serie di lockdown nell’ambito della politica “zero COVID” cinese potrebbe protrarsi per il resto di quest’anno e perfino oltre. Ciò, con tutta probabilità, peserebbe su dei consumi già deboli, deprimerebbe ulteriormente le vendite di immobili e inasprirebbe l’aumento della disoccupazione. Tutti questi fattori sono verosimilmente destinati a provocare un forte rallentamento dell’economia cinese e ulteriori interruzioni delle catene di approvvigionamento in grado di trainare al ribasso la crescita globale, con probabili ripercussioni negative per i mercati emergenti dipendenti dalle esportazioni e dalla domanda cinese, tra cui Vietnam, Malaysia e Brasile.Rispetto a un anno fa svariati Paesi si sono avvicinati o hanno addirittura superato il picco del proprio ciclo finanziario. L’aumento dell’inflazione e dei tassi d’interesse, il rallentamento della Cina e il conflitto tra Russia e Ucraina sono tutti fattori che stanno alimentando questo trend. In molti Paesi, i guadagni sul fronte dei prezzi degli immobili ottenuti dallo scoppio della pandemia di COVID-19 in poi appaiono sempre più vulnerabili, mentre nelle economie avanzate la crescita del debito privato è ormai piatta. Sebbene il picco del ciclo finanziario non segnali necessariamente una recessione imminente, esso fa presagire un periodo di deleveraging potenzialmente in grado di pesare sulla crescita economica globale. (abstract)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Capital Group: Il copione in Cina è cambiato?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

A cura di Chris Thomsen, Equity Portfolio Manager di Capital Group. Gli investitori si trovano ad affrontare nuovi rischi e un mercato in costante evoluzione. Con il conflitto in Ucraina, l’inflazione elevata e l’aumento dei tassi di interesse, il futuro appare quanto mai incerto. In questi tempi di incertezza, crediamo sia importante fare un passo indietro e considerare le tendenze di lungo periodo che guidano le aziende e i mercati. Per questo motivo abbiamo identificato 10 trend chiave: 1) Potere dei prezzi Riteniamo che l’inflazione si accentuerà nei prossimi mesi, rivelandosi uno dei maggiori rischi che gli investitori dovranno affrontare nel 2022. 2) La tripletta tecnologica. I semiconduttori, il cloud computing e il software – quello che chiamiamo il trio tecnologico – sono tre settori che seguiamo da vicino. Nonostante i problemi legati alla catena di approvvigionamento, non prevediamo la fine della domanda mondiale per i semiconduttori. Oggi una nuova automobile utilizza fino a 3.000 chip e questo numero cresce con ogni nuovo modello. 3) Dividendi In modo particolare in Europa, le società hanno sospeso i dividendi durante la pandemia principalmente a causa di pressioni politiche o normative; tuttavia, molte di esse dispongono, al momento, di capitale in eccesso da reimpiegare sotto forma di dividendi. 4) Innovazione sanitaria. Oggi disponiamo di nuove terapie progettate per ingegnerizzare il modo in cui l’organismo riconosce e cura la malattia. Queste terapie hanno il potenziale per allungare la vita e generare ricavi miliardari per le aziende che sono in grado di svilupparle con successo. 5) Trasformazione dei trasporti. La curva di adozione dei veicoli elettrici (EV) si è impennata grazie soprattutto agli incentivi governativi e agli standard di emissione più severi per le auto a gas, in particolare in Cina e in Europa. Anche il prezzo delle batterie, che può rappresentare un terzo del costo di un veicolo, è crollato. 6) Cina: I rischi per gli investimenti in Cina sono aumentati a causa di questioni macro e normative. Gli investitori devono prestare attenzione a settori come l’immobiliare, l’istruzione e il gioco d’azzardo. 7) Media disruption. Sotto la spinta del boom di giochi dell’era pandemica, il panorama dei media sta trasformando radicalmente il modo in cui le persone comunicano e si svagano. 8) Il futuro dei finanziari. Oggi il settore finanziario comprende un insieme di opportunità più ampio rispetto alle banche e alle assicurazioni tradizionali. Tra queste vi sono le borse, i fornitori di dati e gli asset manager 9) Gli investimenti ESG sono ovunque e diventeranno sempre più importanti. 10) Reddito fisso flessibile. L’inflazione è in forte crescita e ciò ostacola i rendimenti obbligazionari. La buona notizia? L’inflazione elevata è in parte una risposta alla straordinaria domanda dei consumatori.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

“Capital Group: Come orientarsi nella nebbia verso la normalità”

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2022

A cura di Mike Gitlin, Head of Fixed Income di Capital Group. La crescita globale è destinata probabilmente a rallentare sulla scia dell’aumento del rischio geopolitico e dell’incertezza, dell’inasprimento della politica monetaria e del rallentamento dell’economia cinese. Esiste, inoltre, il forte rischio che l’inflazione resti elevata a lungo, a causa dei problemi alla filiera e del consistente aumento dei prezzi delle materie prime. Questi due fattori potrebbero portare a un periodo di stagflazione a livello globale. Nel lungo periodo (10 anni e oltre) le forze disinflazionistiche, come l’aumento dei livelli di indebitamento, i progressi tecnologici e l’invecchiamento demografico, potrebbero iniziare a normalizzarsi grazie alla ripresa degli approvvigionamenti e all’allentamento dell’inflazione.La Cina, oltre a non essere immune da queste forze globali, sta attraversando un periodo di rallentamento della crescita sullo sfondo di un contesto normativo in evoluzione.I tassi di riferimento sono in rialzo, trainati dalla forte inflazione. I mercati prevedono che il tasso sui Fed Fund raggiungerà il 2,8% circa entro fine anno, arrivando a toccare circa il 3,0% alla fine del prossimo. Fuori dagli Stati Uniti, la Banca centrale europea (BCE) è solo all’inizio della rinormalizzazione della politica monetaria, essendo di circa 6-12 mesi in ritardo rispetto alla Fed e alla Bank of England (BoE). Non è chiaro se nei prossimi due anni la BCE riuscirà a portare i tassi intorno all’1,5%, secondo le attese del mercato. Per qualcuno, investire nel reddito fisso in un mondo in cui l’inflazione è elevata e le banche centrali stanno alzando i tassi di interesse è preoccupante. Tuttavia, è importante ricordare le quattro funzioni principali che le obbligazioni possono svolgere in un portafoglio. 1. Diversificazione rispetto alle azioni: quando le azioni sono in difficoltà, detenere obbligazioni con una ridotta correlazione alle azioni può ridurre la volatilità del portafoglio. 2. Conservazione del capitale: un’allocazione obbligazionaria potrebbe contribuire a proteggere il capitale nella maggior parte dei contesti di mercato, soprattutto in uno scenario in cui aumentano tassi e aspettative sui tassi. 3. Reddito: garantire una fonte di reddito affidabile è una funzione fondamentale di un’allocazione obbligazionaria. 4. Protezione dall’inflazione: le obbligazioni direttamente collegate all’indice dei prezzi al consumo possono contribuire a proteggere il potere d’acquisto di un investitore. Per l’investimento a lungo termine, l’equilibrio è fondamentale. Gli investitori alla ricerca di un portafoglio bilanciato dovrebbero accertarsi che l’allocazione al reddito fisso sia adeguata a tutte e quattro le funzioni. Il miglioramento continuo dei fondamentali ha reso più appetibili le obbligazioni corporate investment grade, sulla scia del calo dei coefficienti di leva netti delle obbligazioni investment grade USA ed europee. Anche i fondamentali dell’high yield USA stanno migliorando. Anche i fondamentali di vari Paesi emergenti sembrano stabili. Sui mercati valutari prediligiamo il dollaro USA, tenuto conto dell’aumento dei rendimenti dei Treasury USA, dell’attuale volatilità e del rallentamento della crescita globale. Dato che probabilmente l’inflazione perdurerà, i titoli di Stato protetti dall’inflazione potrebbero contribuire a proteggere i portafogli dall’inflazione elevata. (abstract – fonte: http://www.verinieassociati.com)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

“Capital Group: Come investire nell’obbligazionario con i tassi al rialzo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Maggio 2022

A cura di Keiyo Hanamura, Investment Director di Capital Group. Con le principali banche centrali all’opera per contrastare l’inflazione, i rendimenti obbligazionari hanno già scontato un inasprimento delle politiche monetarie. Negli Stati Uniti i rendimenti dei Treasury nel segmento a 10 anni della curva si trovano su livelli osservati l’ultima volta prima della pandemia alla fine del 2019, con gli investitori che scontano un aggressivo ciclo di rialzo dei tassi nel corso dei prossimi due anni. Nell’eurozona, invece, il rendimento dei Bund tedeschi a 10 anni è tornato prepotentemente in territorio positivo per la prima volta da tre anni a questa parte. Perfino in Giappone, baluardo di lunga data dei tassi d’interesse ultra-bassi, il rendimento del titolo decennale di riferimento ha raggiunto il proprio massimo degli ultimi sei anni mentre i mercati stanno cercando di testare il limite superiore del target stabilito dalla Bank of Japan. Sebbene ci troviamo solamente all’inizio del nuovo ciclo di rialzo dei tassi, sembra che i mercati stiano già sperimentando una certa volatilità; ciononostante, gli asset a reddito fisso continuano a fornire stabilità ai portafogli e nell’attuale contesto di mercato possono fornire notevoli benefici agli investitori.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Capital Group: Stile growth e stile value sono così tanto diversi?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2022

A cura di Christophe Braun, Investment Director di Capital Group. Vi sono delle differenze chiave quando si parla di value investing vs growth investing. Il value investing si concentra maggiormente sui titoli che sono “poco costosi” (non “cheap”) rispetto a fondamentali come le stime dei guadagni futuri (consensus). Il growth investing si concentra maggiormente sui titoli che potrebbero produrre una crescita degli utili superiore al consenso. In altre parole, i due stili hanno in comune un interesse nella valutazione del valore attuale degli utili futuri di una società, ma differiscono nella loro enfasi sul ruolo delle stime degli utili. Le caratteristiche delle aziende value e growth non sono così diverse come si potrebbe pensare in termini di crescita, esposizione ciclica o caratteristiche dei dividendi. Detto in parole semplici, inserendo le aziende in categorie di stile, gli investitori ignorano il rischio così come ignorano alcune opportunità di investimento.Le misure di valutazione tradizionali come P/E e P/B come filtro per le azioni assumono importanza se si sa come utilizzarle e interpretarle da un punto di vista assoluto/storico e relativamente al proprio gruppo di peers. Nell’ultimo decennio vi sono stati alcuni importanti cambiamenti secolari che hanno portato all’accumulo di rischi nel quadro value-growth e spiegano la debolezza della crescita degli utili del value, così come le recenti disparità di valutazione: – I settori maggiormente value sono da tempo in declino; – La digitalizzazione ha creato vincitori e vinti; – La concentrazione settoriale è diminuita; – La crescita degli asset intangibili ha reso la determinazione del valore intrinseco sempre più complessa. Le osservazioni e le conclusioni tratte dall’analisi di queste dinamiche di mercato e delle tendenze a lungo termine ci hanno aiutato a migliorare i nostri modelli di valutazione e il processo decisionale al momento di investire nelle aziende. Ad esempio, le banche e l’energia sono esempi di settori ciclici fortemente value che si trovano ad affrontare venti contrari che difficilmente si invertiranno con la ripresa economica. I tassi d’interesse persistentemente bassi hanno ostacolato la redditività delle banche a partire dalla crisi finanziaria globale, a causa dei bassi margini d’interesse netti – gli spread che le banche ricavano dai prestiti rispetto ai depositi. Inoltre, una regolamentazione più rigida ha spinto le banche a ridimensionare la propria attività di trading e a ridurre la propria esposizione al rischio per garantire la stabilità finanziaria del sistema. Tali fattori hanno messo sotto pressione i dividendi. Le banche cercano di diversificare i propri flussi di reddito e di sviluppare capacità digitali e, per fare ciò, hanno bisogno di superare la nuova e aggressiva concorrenza – in particolare le Fintech – per essere vincenti nel lungo periodo. Una quindicina di anni fa, le compagnie energetiche tradizionali hanno vissuto un boom; ora, tuttavia, si trovano a dover affrontare dei venti contrari. La riduzione della domanda dovuta al COVID, il prezzo basso di petrolio e gas, la riduzione dei flussi di cassa, il declino della produzione, elevati dividend payout ratio (ossia I rapporti tra i dividendi distribuiti ai soci e gli utili di una società) sono stati tutti elementi che hanno remato contro. Gli ultimi due decenni hanno anche dimostrato che lo stile di investimento e le definizioni di stile sono cambiati/evoluti man mano che le aziende si sono adattate a un ambiente in rapido cambiamento. Abbiamo osservato due cambiamenti evidenti: – Una crescita degli utili più debole per i titoli value: la crescita degli utili per i titoli value era storicamente stabile, ma negli ultimi 20 anni è diventata meno persistente e più volatile rispetto a quella dei titoli growth. – Valutazioni più alte per i titoli growth: Gli spread di valutazione sono aumentati significativamente e nel 2020 hanno raggiunto il punto massimo (il 100° percentile), un livello simile a quanto visto durante la bolla tecnologica.I tassi d’interesse rimangono ben al di sotto della media di lungo periodo e tendono ad essere utilizzati per scontare il valore attuale dei rendimenti futuri, facendo così crescere il valore dei titoli growth con più lunga duration. La caratteristica di duration più lunga significa che i flussi di cassa sono ponderati più in là nel futuro rispetto ai titoli value, il che li rende più sensibili alle variazioni dei tassi di interesse. Multipli di valutazione elevati implicano anche che i titoli growth sono più sensibili ai cambiamenti dei fondamentali, il che rende l’analisi titolo per titolo sempre più importante. Gli investitori fanno molto affidamento sull’abilità dei titoli growth di fornire la crescita desiderata. Qualsiasi deviazione, in positivo o in negativo, ha un impatto significativo sui multipli di valutazione. Gli investitori dovrebbero analizzare l’universo di investimento nel suo complesso per selezionare i titoli che soddisfano i propri obiettivi di crescita del capitale e di rendimento.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: | Leave a Comment »

“Capital Group: L’inflazione smorzerà la crescita?”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 Maggio 2022

A cura di Julie Dickson, Investment Director di Capital Group. La crescita globale si stava riprendendo fortemente dopo la pandemia, in particolare negli Stati Uniti e in Europa. Tuttavia, il picco dell’inflazione sembra destinato a smorzare tale fenomeno. A seguito della pandemia, abbiamo assistito allo scoppio di una tempesta perfetta caratterizzata da minore offerta e forte domanda, con conseguente ripresa dell’inflazione. Anche se alcuni di tali fenomeni sono transitori e l’inflazione dovrebbe iniziare a diminuire verso la fine dell’anno, vi sono ragioni strutturali per cui l’inflazione sarà più alta nel prossimo ciclo rispetto agli ultimi 20 anni. Questo fattore non dovrebbe essere trascurato in quanto il crescente potere contrattuale della manodopera locale porta a una maggiore richiesta di aumenti significativi dei salari.Vi sono alcuni settori che sono particolarmente ben posizionati per rispondere alle pressioni inflazionistiche, sfruttando il pricing power e la loro capacità di trasferire gli aumenti di prezzo, sia nei loro servizi sia nei loro prodotti oppure in aree in cui hanno una forte domanda da parte dei consumatori.Uno di questi settori è quello dei semiconduttori. Ciò è dovuto in parte alla dinamica domanda-offerta ma anche alla capacità di trasferire gli aumenti di prezzo. Per i settori relativi a bevande, articoli per la casa, abbigliamento e articoli di lusso, la domanda tende a rimanere relativamente stabile. Le aziende di tali settori sono anche in grado di trasferire gli aumenti dei costi e di proteggere meglio i propri margini di profitto.Quando l’inflazione comincia a insinuarsi nelle valutazioni, tendiamo a vedere un aumento della volatilità dei prezzi. Per esempio, possiamo vedere correzioni a breve termine dei prezzi delle azioni in risposta alle decisioni attese sui tassi d’interesse da parte delle banche centrali, che a loro volta rispondono alle aspettative sull’inflazione.Ciò a cui stiamo anche assistendo è che nel tempo, i dividendi o i rendimenti dei dividendi tendono a rimanere relativamente stabili e che il reinvestimento dei dividendi può aggiungere o, in alcuni casi, preservare rendimento in un momento in cui i mercati stanno correggendo. Per esempio, abbiamo visto l’inflazione salire alla fine del 2007 e all’inizio del 2010. Durante questi periodi, il gap di performance tra il reinvestimento dei dividendi e il rendimento azionario assoluto è diventato significativo. Le società che pagano i dividendi possono quindi fornire un modo per preservare il valore e i rendimenti durante i cali di mercato in risposta all’inflazione. Non c’è dubbio che il consumo globale di energia sia cresciuto enormemente negli ultimi 20 anni e che gran parte di questo provenga da fonti tradizionali come il carbone e il petrolio. I livelli di consumo energetico hanno spinto molte aziende ad esplorare fonti e aree di produzione energetica alternative, tra cui l’energia nucleare.Capire come le società di servizi e energetiche si approvvigionano di energia sta diventando un fattore importante quando si considerano le valutazioni. Le aziende che investono più capitale nello sviluppo e nella distribuzione di fonti alternative di energia non possono essere valutate allo stesso modo di quelle focalizzate sulle fonti tradizionali di energia. Questo perché la loro traiettoria di crescita nei prossimi 10-15 anni sarà molto diversa. Poiché le dinamiche inflazionistiche continuano ad espandersi, è importante non prendere decisioni a breve termine mentre si investe in contesti inflazionistici. Se guardiamo all’inflazione nel tempo, escludendo i periodi di inflazione estrema o di deflazione significativa, i mercati azionari hanno fornito valore nel lungo periodo.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Capital Group: Il rally delle materie prime sarà sostenibile?

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2022

By Lisa Thompson, Equity Portfolio Manager di Capital Group. I prezzi delle materie prime sono saliti bruscamente dopo l’invasione del 24 febbraio, soprattutto per quelli prodotti in Russia e Ucraina. Ciò include grano, petrolio e gas naturale, così come altri metalli chiave come alluminio, palladio e rame. Ma i prezzi stavano aumentando molto anche prima dell’inizio del conflitto, contribuendo a pressioni inflazionistiche che non si vedevano dai primi anni ’80. Quindi, la domanda cruciale per gli investitori è: questi picchi di prezzo sono sostenibili? Nel breve termine, la risposta è no. Il mercato ha reagito in modo eccessivo e stiamo già vedendo una diminuzione dei prezzi. Ma, rispetto ad un anno fa, i prezzi delle materie prime sono significativamente più alti – e pensiamo che si tratti di una tendenza duratura.Nel lungo periodo è probabile che i prezzi rimarranno elevati a causa di una serie di fattori, tra cui l’aumento della domanda, la scarsità dell’offerta e le forze di deglobalizzazione iniziate con la guerra in Ucraina e rinforzate dalle tensioni tra USA e Cina. Per questo ci dovremmo aspettare un aumento dei prezzi in un contesto in cui il commercio libero e aperto sta diminuendo. Da una prospettiva d’investimento, questa situazione ha delle implicazioni per il settore metallurgico e minerario. È stata un’area trascurata del mercato per più di un decennio – anche di più se si esclude l’ultima grande impennata dei prezzi durante la crisi finanziaria globale del 2008.Il settore è stato sottovalutato per anni e rimane tale anche oggi, nonostante un recente rally nei titoli delle società minerarie. Molti prezzi delle materie prime rimarranno alti per anni a causa del sotto-investimento cronico nell’industria dal 2015. Il problema è aggravato dal fatto che ci vuole più tempo che in passato per lanciare nuovi progetti minerari.In termini di prezzo, ciò indica il protrarsi di forti scostamenti fino a quando i nuovi investimenti inizieranno a produrre risultati. Questa dinamica non si applica alle produzioni alimentari e ad altre coltivazioni perché la produzione in queste aree può essere incrementata molto più velocemente.A nostro parere tutte le grandi compagnie minerarie sono sottovalutate. Il mercato non sta guardando alle conseguenze del tema del sotto-investimento. Le valutazioni, e le stime di consenso sugli utili, presuppongono che i prezzi delle materie prime diminuiranno nei prossimi anni, più vicini alle medie storiche. Pensiamo che questo non sia corretto.Un esempio per tutti: se guardiamo alla capitalizzazione di mercato delle sette maggiori compagnie minerarie del mondo, anche insieme, non si avvicinano al valore di mercato di una società della new-economy come Tesla. La casa automobilistica ha bisogno di specifici metalli raffinati, tra cui il nichel, per produrre le sue batterie agli ioni di litio. Tanto che il CEO di Tesla Elon Musk ha citato l’accesso al nichel come una delle sue maggiori preoccupazioni di produzione molto prima che la Russia invadesse l’Ucraina. Oltre al sotto-investimento, un altro fattore che potrebbe portare ad un aumento dei prezzi delle materie prime nel lungo termine è la spinta mondiale per le fonti di energia sostenibile. L’elettricità, in particolare, è diventata una risorsa privilegiata. L’espansione della rete elettrica – insieme alla rapida adozione di veicoli elettrici – richiederà un sacco di rame, nichel e altri metalli chiave. Come maggiore importatore di materie prime, la Cina consuma più della metà delle forniture mondiali di minerale di ferro, carbone e rame. Inoltre, la Cina sta affrontando una recrudescenza del COVID-19 che potrebbe ulteriormente ostacolare l’economia mentre il governo rinnova le restrizioni sui viaggi e l’intrattenimento.Anche prima dell’ultimo focolaio di COVID, l’economia cinese stava decelerando o almeno stabilizzandosi ad un tasso di crescita molto basso. È probabile che le cose peggiorino prima di migliorare, e una recessione sufficientemente grave potrebbe far crollare i prezzi delle materie prime.La banca centrale cinese probabilmente taglierà presto i tassi di interesse mentre la maggior parte delle altre banche centrali del mondo si stanno muovendo nella direzione opposta.Indipendentemente da dove i mercati andranno, l’attuale impennata dei prezzi conferma, ancora una volta, che le materie prime sono una copertura efficace contro l’inflazione. Questo non è sorprendente, dato che quelle stesse materie prime – petrolio e gas, per esempio – alimentano molti aspetti dell’economia globale e possono contribuire ad alimentare un’inflazione più alta.Storicamente parlando, il comparto dell’energia – specialmente il petrolio – si è mosso strettamente in linea con l’inflazione, misurata dall’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti. Poiché il petrolio è di solito una componente importante degli indici legati alle materie prime, la correlazione a lungo termine tra i prezzi delle materie prime e l’inflazione è alta.Tuttavia, è anche importante notare che ci sono grandi differenze tra le principali categorie di materie prime. Il petrolio e il gas, i metalli, il cibo e i prodotti agricoli seguono spesso i loro propri cicli.Gli investitori che cercano una copertura dell’inflazione dovrebbero tenerlo a mente, Tutto dipende dalla fonte dell’inflazione.Non sorprende che il settore energetico tenda a fare bene quando l’inflazione è in aumento, perché gli aumenti dei prezzi dell’energia, soprattutto per la benzina, possono essere rapidamente trasmessi ai consumatori. Questo non vale per altre materie prime, dove gli aumenti di prezzo possono essere assorbiti mentre ci si sposta lungo la catena di produzione.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Capital Group: I 7 principi guida per gli investitori durante i ribassi di mercato”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2022

A cura di Matteo Astolfi, Managing Director di Capital Group in Italia. In periodi di volatilità, è importante che i clienti si ricordino che l’investimento intelligente può battere il potere dell’emotività concentrandosi su ricerche pertinenti, dati solidi e strategie collaudate. Ecco sette principi che gli investitori devono tenere a mente per guidare le loro decisioni d’investimento in periodi di ribassi di mercato. 1. I cali di mercato fanno parte degli investimenti Per lunghi periodi di tempo, le azioni hanno avuto la tendenza a muoversi costantemente al rialzo, ma la storia ci dice che i cali del mercato azionario sono una parte inevitabile dell’investimento. 2. Time, not timing – il tempo nel mercato conta, e non il timing. Nessuno può prevedere accuratamente i movimenti di mercato a breve termine e gli investitori che attendono in disparte rischiano di perdersi i periodi di significativo apprezzamento che seguono i ribassi. 3. L’investimento emotivo può essere pericoloso. Le reazioni emotive agli eventi di mercato sono perfettamente normali. Gli investitori dovrebbero aspettarsi di sentirsi nervosi quando i mercati calano, ma sono le azioni intraprese durante questi periodi che possono fare la differenza tra il successo e il fallimento degli investimenti. 4. Fare un piano e attenersi ad esso. Creare e rispettare un piano d’investimento costruito con cura è un altro modo per evitare di prendere decisioni d’investimento miopi, soprattutto quando i mercati si muovono al ribasso. Il piano dovrebbe considerare diversi fattori, tra cui la tolleranza al rischio e gli obiettivi a breve e lungo termine. 5. La diversificazione conta. Un portafoglio diversificato non garantisce profitti e non assicura che gli investimenti non diminuiranno di valore, ma aiuta a ridurre il rischio. 6. Il reddito fisso può aiutare a portare equilibrio. Le azioni sono elementi importanti di un portafoglio diversificato, ma le obbligazioni possono fornire un contrappeso essenziale. Questo perché le obbligazioni hanno in genere una bassa correlazione con il mercato azionario, il che significa che hanno la tendenza a fare zig quando il mercato azionario fa zag. 7. Il mercato tende a premiare gli investitori a lungo termine. È ragionevole aspettarsi rendimenti del 30% ogni anno? Certamente no. E se le azioni si sono mosse al ribasso nelle ultime settimane, non si dovrebbe nemmeno pronosticare che sia l’inizio di una tendenza a lungo termine. L’economia comportamentale ci dice che gli eventi recenti hanno un’influenza eccessiva sulle nostre percezioni e decisioni.È naturale che le emozioni salgano durante i periodi di volatilità. Gli investitori che riescono a non pensare alle notizie e a concentrarsi sui loro obiettivi a lungo termine sono meglio posizionati per tracciare una saggia strategia d’investimento. (fonte: Commento Capital Group)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »