Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘capital group’

Capital Group: La rivoluzione verde dà nuova energia ai titoli del settore utility

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2021

A cura di Bobby Chada, Investment Analyst di Capital Group. Dopo tre anni, continuativi di performance stellare, nel 2021 i titoli del settore dell’energia rinnovabile sono tornati con i piedi per terra. Ma il futuro dell’energia verde è ancora promettente, perché la transizione mondiale verso un’economia a basso tenore di carbonio sta acquisendo sempre più slancio. Nel breve periodo, i timori degli investitori in merito all’aumento dei rendimenti obbligazionari e dell’inflazione hanno spinto al ribasso il settore dei servizi di pubblica utilità. E il flusso enorme di liquidità negli investimenti ecologici degli ultimi anni ha alimentato il timore di una bolla verde. Tuttavia, a nostro avviso, le grandi aziende europee attive nel settore dell’energia pulita vantano fondamentali solidi.Il motivo principale per cui ci aspettiamo che le aziende attive nell’energia pulita realizzino buoni risultati è il fatto che la tecnologia rinnovabile diviene sempre più economica. L’energia rinnovabile è già di per sé competitiva, e il costo per costruire un megawatt di generazione di energia pulita, che si tratti di eolico onshore, eolico offshore o fotovoltaico solare, sta calando e dovrebbe continuare a farlo. Ogni anno il costo medio di produzione probabilmente scende di una percentuale compresa tra il 10% e il 15%, e lo stesso discorso vale per i costi della capacità di accumulo in batterie o dell’idrogeno verde. Un settore molto importante da tenere d’occhio è quello dell’idrogeno verde, considerato da molti esperti la chiave per la decarbonizzazione di settori come l’acciaio e le spedizioni. L’idrogeno è ancora costoso da produrre senza l’impiego di combustibili fossili, ma sembra che questa sarà la prossima innovazione tecnologica della transizione energetica.Esiste il rischio che le big oil possano accedere al settore dell’energia pulita e minacciare la dominanza degli attuali colossi delle rinnovabili, tra cui EDP, Enel, Engie, Iberdrola e Orsted. Ritengo tuttavia che il mercato stia crescendo a un ritmo sufficiente da lasciare spazio per tutti. E se da un lato aziende petrolifere come BP e Shell hanno iniziato a fare capolino nelle rinnovabili nell’ambito dei loro piani per lo zero netto, sarà difficile eguagliare le competenze, la portata e le pipeline esistenti dei colossi delle rinnovabili. Gli USA e la Cina, da sempre indietro sul tema del clima, si sono impegnate a ridurre le emissioni e orientarsi verso l’energia pulita. Ovviamente rimane da vedere come manterranno questi impegni, ma la direzione è piuttosto chiara.Anche l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), che ha sempre sottostimato la crescita delle rinnovabili, sembra oggi aver realizzato la portata degli sforzi necessari per scongiurare un disastro climatico. All’inizio dell’anno, la IEA ha pubblicato un report che mette in luce la necessità di incrementare gli investimenti nelle rinnovabili di tre volte entro il 2030.L’Unione Europea, già leader globale nell’energia pulita con una penetrazione delle rinnovabili pari al 20% circa, è destinata a una crescita elevata. L’UE ha pianificato di trarre metà della sua energia dalle rinnovabili entro il 2030, e il tanto atteso quadro di riferimento “Green Deal” dovrebbe fornire un’ulteriore spinta, considerando che il blocco intende ridurre le emissioni di gas serra raggiungendo lo zero netto entro il 2050.Il Green Deal dell’UE richiederà enormi investimenti (EUR 7.000 miliardi entro il 2050) che saranno tratti da un mix di investimenti privati, prestiti pubblici e finanziamenti sovvenzionati. In definitiva, anche senza finanziamenti governativi, pochi fattori potrebbero far deragliare la rivoluzione dell’energia pulita. Le rinnovabili godono di una posizione privilegiata sul fronte economico, trainata da un calo dei costi destinato a proseguire. Il settore non necessita di sussidi, nemmeno in un contesto di prezzi dell’energia ridotti. Lo slancio atto alla decarbonizzazione dell’economia mondiale è potente e sufficientemente durevole da trainare un cambiamento epocale. Questo significa che è ora di smettere di pensare alle utility come a investimenti statici e datati che non possono produrre una crescita a doppia cifra. Queste aziende non sono più bond proxy a crescita zero, e a nostro avviso sono destinate a produrre risultati di investimento molto solidi. (abstract)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Capital Group: Europa, motivi di ottimismo e prudenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2021

By Martyn Hole, Equity Investment Director di Capital Group. Da inizio anno l’Europa ha registrato una ripresa ben avviata. Con la riapertura delle economie, l’attività dei servizi ha registrato un netto rialzo, favorita dall’allentamento delle restrizioni alla mobilità. Con i governi che proteggono i redditi delle famiglie e i consumatori incapaci di mantenere i loro soliti livelli di consumo, i tassi di risparmio hanno registrato un’impennata. Potrebbe innescarsi la liberazione della domanda repressa al consumo, a beneficio di molte società. Stiamo iniziando a osservarne i primi dati con le vendite al dettaglio e la fiducia dei consumatori che diventano più sostenute. In un contesto di maggiore ottimismo in merito alla ripresa economica e di solidi utili aziendali, da inizio 2021 le azioni europee hanno registrato forti guadagni. L’indice MSCI Europe ha archiviato sette mesi consecutivi di rendimenti positivi, salendo di quasi il 20% in euro da inizio anno. Con il ritorno dell’economia globale alla crescita, molte società stanno cercando di riposizionarsi per la crescita futura e gli investitori stanno tentando di investire alti livelli di capitale. Questo elemento, unitamente a condizioni di finanziamento a basso costo, ha portato a un netto aumento delle attività di fusione e acquisizione. Nei primi sei mesi del 20213, l’attività globale di M&A ha raggiunto un massimo storico, con l’Europa in particolare che ha registrato un aumento significativo del flusso di operazioni. I volumi in Europa hanno subito un aumento grazie alle operazioni in una serie di settori, mentre a livello di Paese, la propensione per le attività di fusione e acquisizione nel Regno Unito è solida, dato che gran parte dell’incertezza connessa alla Brexit è venuta meno e una serie di titoli britannici sembrano essere ancora sottovalutati. Il primo fattore è la rapida diffusione della variante del Delta potrebbe penalizzare la ripresa, in particolare durante l’autunno, sebbene i governi sembrino riluttanti a imporre nuovamente restrizioni rigide. Finora, in termini di casi, l’Italia e la Germania hanno registrato tassi più bassi perché i governi sono stati cauti nell’allentare le restrizioni. Hanno sostenuto le rispettive campagne vaccinali sebbene di recente vi sia stato un rallentamento. Il secondo fattore è legato ai crescenti i timori in merito al fatto che la crescita negli Stati Uniti e in Cina possa aver già raggiunto il picco. L’economia europea potrebbe trovare difficile sfuggire all’attrazione gravitazionale dei suoi maggiori partner commerciali. La traiettoria del virus e le vaccinazioni negli Stati Uniti non stanno più progredendo in un modo che sia coerente con la previsione di un ritorno alla normalità nell’economia nazionale entro la fine del 2021. Ciò suggerisce che il ritorno all’equilibrio subirà probabilmente un ritardo, mentre è probabile che le “distorsioni”, in primo luogo l’aumento dell’inflazione, persisteranno. I recenti dati macroeconomici cinesi sono stati deboli e la crescita ha perso terreno più rapidamente del previsto, poiché la variante Delta e le alluvioni hanno interrotto le operazioni commerciali. Se la variante Delta avrà un impatto sulla crescita in Europa, un approccio combinato, fiscale e monetario, sarà fondamentale per la continua ripresa dell’economia nell’Eurozona. Dall’inizio della pandemia, abbiamo assistito a ingenti espansioni di bilancio da parte dei governi di Germania, Francia, Italia e Regno Unito, che rappresentano un profondo cambiamento di approccio rispetto alla crisi finanziaria globale. La politica monetaria continua a essere molto accomodante con la Banca Centrale Europea (BCE) che mantiene il ritmo degli acquisti di asset a sostegno dell’economia dell’Eurozona fino a quando non sarà sostenibile. La recente impennata del dato sull’inflazione ha fatto temere che potremmo assistere a un’ulteriore pressione rialzista sia sull’inflazione primaria che su quella core nei prossimi tre o sei mesi. La BCE ha dichiarato che guarderà oltre l’inflazione temporaneamente più elevata, ma il dibattito chiave in merito alla politica si concentra su quanto la ripresa prevista e la ripresa dell’inflazione possano giustificare tassi di interesse nominali/reali più alti. Negli ultimi 13 anni, il mercato azionario europeo ha sottoperformato gli Stati Uniti. Uno dei motivi risiede nel fatto che dopo la crisi finanziaria globale, l’economia statunitense si è ripresa più rapidamente, sostenuta dalla politica monetaria e dal quantitative easing. Al contrario, l’Europa ha adottato un approccio più prudente di disciplina fiscale, con conseguenti percorsi economici divergenti. Le azioni europee vengono attualmente negoziate a 16,0x in base a rapporti prezzo/utili previsti a 12 mesi, rispetto a 21,3x delle azioni statunitensi. Le società statunitensi hanno trainato la ripresa degli utili, riflettendo il netto rimbalzo economico, ma ora stiamo iniziando ad assistere a un forte aumento delle stime relative agli utili per azione nell’UE e nel Regno Unito, guidate dai settori finanziario e dei materiali. Le misure di premio al rischio azionario dimostrano che le azioni europee rimangono relativamente sottovalutate e sono anche meno vulnerabili all’aumento dei tassi di interesse rispetto agli Stati Uniti. Con la ripresa degli utili, i mercati europei, soprattutto il Regno Unito, potrebbero sovraperformare in maniera significativa. In particolare, la Germania e il Regno Unito sembrano relativamente “convenienti”, mentre la Francia è il più costoso tra i principali mercati europei. Tuttavia, data la loro maggiore ponderazione nei confronti dei titoli ciclici/value, la persistenza di questa valutazione a sconto in Germania e nel Regno Unito dipenderà dalla ripresa o meno del leit motiv della “reflazione” che ha sostenuto i rendimenti nella prima metà del 2021. Se gli investitori saranno più preoccupati per la ripresa, il leit motiv della “reflazione” si indebolirà ulteriormente, penalizzando potenzialmente i rendimenti in Germania e Regno Unito, ma dando slancio a quelli nei mercati con orientamento growth più “costosi”, come la Francia. (abstract)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Capital Group rafforza il team ESG con un nuovo direttore degli investimenti per l’Europa e l’Asia

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2021

Londra. Capital Group, una delle società di investimento più grandi e di maggiore esperienza al mondo con un patrimonio gestito di 2.600 miliardi di dollari, ha nominato Belinda Gan come ESG Investment Director, Europe e Asia Client Group, a partire dal 1° ottobre 2021. Belinda riporterà ad Alexandra Haggard, Head of Product and Investment Services per Europa e Asia.Basata a Londra, Belinda Gan collaborerà con il team ESG di Capital Group per guidare il client servicing in prospettiva ESG. Le sue responsabilità includeranno la collaborazione con clienti, consulenti, altri intermediari e associati di Capital Group per informare ed educare sull’approccio di Capital Group in ambito ESG e sulla filosofia d’investimento di tutte le strategie della società.Alexandra Haggard, responsabile dei prodotti e dei servizi di investimento per l’Europa e l’Asia, ha dichiarato: “Siamo impegnati a soddisfare le esigenze dei clienti in materia di ESG. Dato che continuiamo a promuovere le solide strategie azionarie, a reddito fisso e multi-asset dell’azienda agli investitori in Europa e in Asia, si tratta di un ruolo della massima importanza. La profonda conoscenza della materia e l’esperienza di Belinda Gan saranno fondamentali per Capital Group nel supportare l’evoluzione delle esigenze ESG dei clienti.Belinda ha più di 17 anni di esperienza nel settore, con una forte attenzione al cambiamento climatico e all’ESG nel corso degli ultimi otto anni. Recentemente ha ricoperto il ruolo di Investment Director, Global Sustainability presso Schroders UK e di membro del comitato per la sostenibilità e gli investimenti responsabili della Investment Association. Belinda Gan ha iniziato la sua carriera presso Goldman Sachs Australia.Belinda Gan, ESG Investment Director, Europe and Asia Client Group, ha dichiarato: “L’approccio agli investimenti di lungo periodo di Capital Group è profondamente intessuto di ESG. Un approccio così ponderato e robusto è essenziale per aiutare i clienti a destreggiarsi tra le proprie esigenze in continua evoluzione in materia di ESG e non vedo l’ora di guidare l’impegno di Capital Group in questo ambito”.Belinda Gan è una CFA Charterholder e ha conseguito una laurea in commercio e una in sistemi aziendali presso la Monash University. Nel 2021 Capital Group è stata selezionata dal Financial Reporting Council come firmataria dell’UK Stewardship Code e ha aderito alla UN Global Compact Initiative (UNCG). Capital Group è anche firmataria della Task Force for Climate-related Financial Disclosures e del Framework Principles for Responsible Investment (PRI).

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Capital Group: quali le opportunità d’investimento in Cina

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2021

A cura di Noriko Chen, Equity Portfolio Manager di Capital Group. A luglio il mercato azionario cinese ha registrato uno dei peggiori cali mensili in un decennio a causa dell’escalation delle pressioni normative. Il crollo ha sollevato timori sui rischi e sulle prospettive di investimento nelle azioni cinesi. Alcune società e industrie affrontano una maggiore incertezza, ma quelle più allineate con le priorità del governo possono presentare opportunità di investimento. Di seguito vengono indicati alcuni esempi. L’energia verde è una priorità, pertanto le società che contribuiscono alla transizione verso un’energia più pulita potrebbero beneficiare di maggiori investimenti. Altro ambito legato al desiderio di ridurre le emissioni e l’inquinamento è quello dei veicoli elettrici, che richiedono meno componenti rispetto a quelli con motore a combustione interna e la loro economia è maggiormente legata ai costi delle batterie, oltre che alla scala di produzione. In tale ambito i produttori cinesi presentano un vantaggio grazie alle sovvenzioni, al basso costo del capitale, alla produzione nazionale di batterie e separatori e alla loro capacità di produrre su scala, il che rende la Cina il maggiore produttore di veicoli elettrici al mondo, tanto che in futuro il suo ruolo in tale mercato diventerà sempre più importante. Fin dal 2015 il governo cinese si è poi concentrato su prodotti farmaceutici e innovazione in ambito medico al fine di migliorare l’accesso a cure di qualità e ridurre la dipendenza dalle importazioni estere. Le riforme hanno drasticamente migliorato il panorama sia per le società straniere che nazionali facendo sì che la Cina sia più in linea con gli standard globali. Le sostituzioni delle importazioni sono fondamentali per ridurre la dipendenza della Cina dai fornitori stranieri e costituiscono parte della strategia governativa della doppia circolazione. Tali sostituzioni riguardano vari settori, ma quello dei semiconduttori è di importanza strategica. Il governo cinese intende rafforzare le proprie capacità nella progettazione e produzione di semiconduttori, soprattutto dopo che gli Stati Uniti hanno messo al bando il gigante delle telecomunicazioni Huawei e hanno fatto pressione su altri Paesi perché facessero lo stesso. Altri ambiti di investimento strategico per il governo sono quelli dei software e dei servizi della tecnologia dell’informazione, settori sottosviluppati dove società innovative potrebbero beneficiare di maggiori investimenti, evitando la pressione normativa a cui sono soggette le aziende tecnologiche che si rivolgono ai consumatori. Dalla nostra esperienza di investimento in Cina, riteniamo che il governo sia sensibile ai timori del mercato, anche se le motivazioni dei funzionari del partito possono sembrare nebulose. Durante l’ultima ondata di vendite, il vice-premier Lui He e i rappresentanti della China’s Securities Regulatory Commission hanno interagito attivamente con le banche d’investimento globali e altri operatori nel tentativo di attenuare i timori del mercato. Hanno ribadito il loro sostegno al mercato azionario e alle società private, comprese quelle quotate all’estero, enfatizzando inoltre il loro impegno volto ad aprire ulteriormente i mercati finanziari cinesi agli investitori stranieri. Quest’ultimo periodo di turbolenza del mercato evidenzia come gli investimenti in Cina comportino maggiori rischi. Dalla nostra esperienza trentennale di investimenti nel Paese abbiamo però capito che è possibile individuare buone opportunità tra le varie regolamentazioni e flessioni economiche. La Cina rappresenta il classico mercato adatto alla selezione dei titoli, con un numero crescente di società di alta qualità e un’innovazione continua; quindi, per una maggiore sicurezza è importante investire società per società.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Capital Group: I mercati emergenti sono prossimi a un boom dei dividendi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2021

Commento a cura di Valeria Vine, Investment Director di Capital Group Uno dei principali sviluppi avvenuti durante la pandemia di COVID-19 è stato l’impegno delle banche centrali a mantenere politiche monetarie accomodanti e a sostenere le rispettive economie. Dato il contesto caratterizzato da tassi di interesse continuamente bassi, crescono le discussioni sulla necessità per chi investe in reddito di ampliare le proprie opzioni rivolgendosi ai titoli che corrispondono dividendi. L’esperienza del 2020 ha però evidenziato l’importanza della diversificazione. I classici terreni fertili come l’Europa e il Regno Unito hanno infatti registrato un crollo nella distribuzione dei dividendi nel 2020, mentre i ME si sono dimostrati molto più resilienti, con un calo dei dividendi limitato all’8,8%.Ciò è dovuto principalmente al fatto che l’Asia settentrionale, che costituisce circa il 65% dell’indice MSCI EM, si è ripresa dalla crisi dettata dal COVID-19 molto più velocemente del resto del mondo. Gran parte dell’Europa e del Nord America ha iniziato ad allentare le misure di restrizione solo negli ultimi mesi, mentre le attività commerciali e produttive in Cina, ad esempio, erano già prossime ai livelli pre-pandemia più di un anno fa. Le statistiche ufficiali del governo cinese indicano che il tasso nazionale di ripresa del lavoro delle piccole e medie imprese era dell’84% al 15 aprile 2020 (poco più di un mese dopo lo scoppio della pandemia in Europa e Nord America), mentre per le grandi imprese industriali il dato si attestava al 99%.Altro fattore alla base della resilienza dei dividendi dei ME è la netta solidità dei bilanci di molte delle loro società. Tali società tendono ad avere riserve di liquidità maggiori in considerazione dell’ambiente commerciale, sociale e politico più volatile in cui operano. Devono inoltre far fronte a mercati di finanziamento a breve termine meno sviluppati e alle fluttuazioni dei tassi di cambio. Il grafico sottostante mostra che dal 2006 le società dell’indice MSCI EM hanno costantemente detenuto un livello più elevato di liquidità in percentuale dei loro asset rispetto alle controparti globali (indice MSCI World). Infatti, secondo i dati di Capital Group, negli ultimi 15 anni le società dell’MSCI World non hanno mai registrato alla fine dell’anno solare più liquidità (in percentuale degli asset totali) rispetto alle società dell’MSCI EM. Questo impiego più conservativo della liquidità ha favorito le società dei ME nel contesto estremamente volatile dettato dalla pandemia.Le prospettive dei dividendi appaiono interessanti nel lungo termine, sostenute da rapporti di distribuzione relativamente bassi, in crescita rispetto a una base storicamente bassa. Ma la cultura dei dividendi sta acquisendo slancio, in particolare negli ultimi cinque anni, poiché il ritmo di crescita ha superato notevolmente le medie globali, statunitensi ed europee.Eppure, osservando solo gli indici si rischia di non capire appieno il potenziale d’investimento dei ME. I tradizionali benchmark, come l’indice MSCI EM, possono fornire agli investitori internazionali un quadro approssimativo delle opportunità offerte dai ME, ma non quello effettivo poiché circa il 23% dell’indice (in termini di capitalizzazione di mercato) è composto da imprese controllate dallo Stato. Queste ultime tendono a operare in settori più ciclici come il petrolio e il gas, gli industriali e i materiali, ma i maggiori successi negli ultimi anni si riscontrano tra le società private, in grado di sfruttare l’interessante profilo demografico della regione (popolazione giovane e vivace) e la rapida crescita del ceto medio.Nelle imprese di Stato, poi, gli interessi aziendali e quelli degli azionisti possono divergere, in particolare quelli degli azionisti di minoranza. Se a questo si aggiunge un contesto di scarso attivismo degli azionisti sul fronte interno e di limitato potere degli amministratori indipendenti e dei comitati di supervisione, gli azionisti di minoranza esteri possono essere esposti a ulteriori rischi. Questa incapacità di essere ascoltati può essere particolarmente dannosa per gli investitori in caso di decisioni strategiche o di asset allocation. La gestione di alcune imprese controllate dallo Stato è in parte dettata da obiettivi di politiche pubbliche; pertanto, il valore degli azionisti di minoranza può talvolta passare in secondo piano. Il grafico sottostante evidenzia tale situazione, poiché mostra l’enorme divario in termini di distribuzioni di dividendi effettuate dalle imprese statali e da quelle private nei ME. http://www.verinieassociati.com

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »