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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘capitali’

Brescia e Bergamo si candidano a Capitali italiane della cultura 2023

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

Brescia e Bergamo lanciano un’alleanza strategica, che parte dalla cultura. In uno dei momenti più cupi della loro storia, le due città, che hanno pagato un tremendo tributo all’epidemia Covid-19, hanno deciso simbolicamente di candidarsi insieme a Capitale italiana della Cultura nel 2023.Due territori affini, una sofferenza comune, una volontà unica di risollevarsi dal dolore e progettare un domani sereno, in un percorso che veda cittadini, istituzioni e imprese accomunati dalla consapevolezza che la cultura sintetizza e simboleggia valori fondamentali per qualunque società.I tragici fatti degli ultimi mesi hanno comportato la sospensione di quasi tutte le attività culturali, imponendo una riflessione epocale e sistemica su perché, per chi, come e che cosa significherà “fare cultura” nei prossimi anni, posto che non è pronosticabile il momento del ritorno a una situazione di normalità per come la si intendeva solo pochi mesi fa.La sfida, oggi, è creare qualcosa di nuovo, andare avanti con una consapevolezza differente e stimoli inediti.Le due città e i loro territori intendono cogliere l’occasione per ripensare il proprio sistema di produzione e offerta culturale, a tutti i livelli, cooperando con il tessuto associativo e imprenditoriale, conservando e incrementare il patrimonio, attirando turisti, creando nuove opportunità di sviluppo e formazione.Questi obiettivi implicano un cambiamento di ciò che tradizionalmente è stata la politica culturale e suggeriscono un ripensamento dei compiti e delle strutture delle istituzioni culturali, senza determinare una distrazione rispetto alle missioni originarie. Si tratta di un lavoro che non può essere svolto individualmente ma deve essere, necessariamente, il risultato di un’attivazione complessiva delle energie del territorio. Servono quindi adeguati livelli di integrazione gestionale e politica e la piena collaborazione del tessuto imprenditoriale, non inteso come mero erogatore di risorse economiche, ma come detentore di una cultura del lavoro che unisce competenza, innovazione, creatività e cosmopolitismo.Dal 2016 ad oggi il progetto “Capitale Italiana della Cultura”, nato dalla riproduzione dell’omologo formato europeo nato nel 1985, ha conosciuto una forte evoluzione, trasformandosi da generico incentivo all’incremento della notorietà mediatica e dell’attrattività turistica a strumento strategico per condividere la riprogettazione di svariati asset territoriali per lo sviluppo socio-economico locale.Un’occasione rara per ascoltare le voci delle comunità residenti e degli operatori culturali e raccogliere le idee, le energie e gli stimoli che il processo di candidatura innesca, a prescindere dagli esiti della virtuosa competizione con le altre città tricolori.Brescia e Bergamo si candidano quindi a Capitale Italiana della cultura nel 2023, decise a creare una nuova strada per la fruizione della cultura nel nostro Paese. Il progetto ha già incassato il primo sì: è quello di UBI Banca, istituto bancario che a Bergamo e Brescia affonda le proprie radici storiche e che sarà partner dell’iniziativa sostenendo concretamente le istituzioni culturali delle due città.

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Nuovi capitali per ampliare il business che rivoluzionerà la mobilità

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

Helbiz, la società americana che ha lanciato il fenomeno del monopattino in sharing, annuncia un nuovo round di finanziamenti da 10 milioni di dollari guidato da investitori e venture capital interessati agli sviluppi della nuova economia della smart mobility.
Helbiz utilizzerà il capitale per far scalare le proprie attività a livello globale con un focus particolare verso l’iniziativa italiana. “Più della metà dei proventi verranno reinvestiti in Italia”, spiega Salvatore Palella, CEO e fondatore della società, preannunciando un programma di espansione basato su tre direttrici principali: apertura di nuove città, rafforzamento delle flotte di monopattini e del fleet team. “L’arrivo del Decreto Attuativo ha sbloccato lo stallo normativo che impediva ai Comuni tricolori di aprirsi al trasporto del futuro. Ora possiamo finalmente rompere gli indugi dando agli italiani un nuovo orizzonte di sviluppo, anche in termini occupazionali”.L’obiettivo a breve termine è replicare il successo di Milano, capitale italiana ed europea dello sharing. Nel capoluogo meneghino Helbiz gestisce oggi una flotta di quasi 800 monopattini elettrici in condivisione gestiti da un team di circa 30 persone fra addetti al ritiro, manutentori, city manager, responsabili amministrativi e marketing. Il nuovo flusso di capitali permetterà di ampliare il raggio d’azione del servizio, a cominciare da tutte quelle città – anche del Sud Italia – che combattono quotidianamente con i problemi di congestionamento della viabilità. Parte degli investimenti verranno inoltre destinati all’ammodernamento dei mezzi, che verranno equipaggiati con batterie removibili per incrementare il numero di ore di esercizio.Helbiz, che ha recentemente annunciato la presentazione di un’Offerta Pubblica Iniziale (IPO) dual listing al Nasdaq e in Borsa Italiana, è oggi presente in 10 Paesi nel mondo.

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La svolta capitalista nella società moderna

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

C’è un’altra nobiltà che si forma contestualmente al decadimento di quella classica e di certo non ne venne bene al proletariato delle città e ai braccianti agricoli delle campagne. Il suo carattere prese, lentamente forma, e oggi lo riconosciamo con il termine capitalismo. Gli effetti ben presto si resero evidenti: ascesa esponenziale dei traffici, dei commerci, dei flussi di ricchezza, di nuovi attori sulla scena del mondo e conseguente indebolimento dei diritti dei più deboli. Vi concorse anche l’arretratezza economica di molti paesi o parte di essi e che facilmente si aprivano alle iniziative altrui. Le maggiori città dell’epoca coinvolte, e che vi esercitarono una certa influenza, furono Londra, Bruges, Lione, Norimberga, Lisbona, Parigi, Barcellona, Maiorca, Avignone. I secoli tra il ‘200 e il ‘300 si possono definire una sorta di età dell’oro. Era l’età dei Bardi, dei Peruzzi, dei Datini, dei Polo e dei Vivaldi se mi limito ai più noti. Marco Datini, ad esempio, era un pratese venuto su dal nulla. Dopo una decina di anni aveva già fondachi e agenti in numerose città d’Italia, d’Europa e lungo le coste del Mediterraneo africano. Di lui e della sua famiglia si conserva ancora a Prato un grandioso archivio più unico che raro di lettere e registri che insieme a numerosi altri documenti del genere ci consentono di entrare nei modi di quel commercio e per comprendere sia le ragioni del successo sia quelle della decadenza. Fu un regresso dovuto non poco a circostanze esterne, europee, fattesi avverse ma non meno a errori ed eccessi delle stesse aziende. Concentrazioni di capitali in poche mani, spirito di speculazione, spregiudicatezza morale, interferenza con la politica mi fa ricordare non solo il passato ma anche la realtà odierna. La creazione di questo nuovo spazio provocò un inevitabile arretramento delle libertà umane, di là delle sue predicazioni, perché le nuove sfide spesso si resero rabbiose, bellicose e ansiose di procacciarsi, con la forza se necessario, le fonti energetiche. Così si aprì la stagione delle guerre di Sancio, re di Castiglia, contro l’emiro del Marocco, del re di Francia per la guerra e il blocco dell’Inghilterra e via di questo passo. Intanto nasceva e si consolidava un nuovo ceto sociale: la borghesia e la sua pretesa di volersi scrollare di dosso i tanti lacci e laccioli che ne condizionavano i movimenti derivanti da poteri politici ma non economici della nobiltà e dagli ecclesiastici con i loro latifondi improduttivi. (Riccardo Alfonso)

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Moneyfarm, nuovi capitali per continuare la crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

Moneyfarm, la società indipendente di gestione del risparmio fondata da Paolo Galvani e Giovanni Daprà nel 2011 e leader in Italia nell’innovazione legata alla consulenza finanziaria, annuncia di aver concluso un ulteriore importante round di finanziamento da 46 milioni di euro (il più alto finanziamento di sempre nel fintech Italiano). Questo porta il totale dei fondi raccolti da Moneyfarm a oltre 70 milioni di euro, una cifra che rende la società una delle aziende innovative più finanziate di sempre in Italia e in Europa.Al round, cui seguirà ora il processo di approvazione da parte dell’FCA (l’ente regolatore britannico), hanno partecipato Allianz Asset Management (lead investor), il fondo di Venture Capital Endeavor Catalyst e la Fondazione di Sardegna. Hanno anche aderito United Ventures e Cabot Square Capital, dando seguito agli investimenti già effettuati in Moneyfarm nei precedenti round, rispettivamente nel 2012 e nel 2015.L’importante aumento di capitale è finalizzato a consolidare ulteriormente la presenza di Moneyfarm in Italia e nel Regno Unito, oltre a supportare il progetto di espansione internazionale, permettendo alla Società di continuare a offrire ai risparmiatori una consulenza indipendente, investendo nella crescita, ampliando l’offerta di prodotti e consolidando il team che oggi conta 90 professionisti nelle sedi di Londra, Milano e Cagliari.Con la tecnologia che fa da facilitatore per combinare una consulenza finanziaria indipendente e sofisticata a un’esperienza d’uso semplice e trasparente, Moneyfarm ha dimostrato in questi anni che esiste un modo innovativo per offrire servizi di investimento altamente efficienti per i risparmiatori. Una tematica, quella dei costi, che sta diventando sempre più di attualità anche grazie agli interventi degli enti regolatori (non ultima la MiFiD II di recente introduzione) volti a rendere chiaro e trasparente un mercato che, anche in un recente passato, non ha sempre brillato in questo senso.Questo importante round di finanziamento, che valida un modello di business al quale anche gli istituti finanziari tradizionali hanno iniziato a guardare con grande interesse, supporterà la Società nel suo piano per affermarsi ulteriormente come leader europeo nel settore del risparmio gestito digitale e continuare a guidare l’innovazione della consulenza finanziaria.Moneyfarm è stata una delle prime società al mondo ad adottare il modello di consulenza ibrido che unisce innovazione tecnologica al lavoro di una squadra di consulenti tradizionali. Secondo Morgan Stanley, il segmento della consulenza finanziaria che opera online (robo advisory) ha raddoppiato i propri asset gestiti a livello globale nel 2017 e potrebbe superare i 2.000 miliardi nel 2020. Negli Stati Uniti esistono già due unicorni che operano nel settore (Betterment e Wealthfront) mentre in Europa il fenomeno vede Moneyfarm, insieme a Nutmeg nel Regno Unito e Scalable Capital in Germania, fare da capofila a un movimento in grande crescita.Moneyfarm gestisce oggi il patrimonio di oltre 27.000 risparmiatori tra Italia e Regno Unito a un ritmo di crescita che nel 2017 ha visto la base clienti triplicare e le masse gestite crescere del 225%.

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Capitali per la crescita delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

Università MercatorumRoma 23, settembre 2017 Università Mercatorum Piazza Mattei 10 Ore 10.00 evento di CONFASSOCIAZIONI Giovani e Startup, intitolato “Il ruolo propulsivo del Private Equity per lo sviluppo economico. Capitali per la crescita delle imprese italiane” che si svolgerà a Roma. “Un incontro pensato per presentare l’argomento a 360° grazie all’intervento di top manager di fondi e società di consulenza in ambito finanziario” – ha dichiarato Jamil ASHOUR, Presidente CONFASSOCIAZIONI Giovani e Startup -. Approfondiremo le principali caratteristiche che rendono una società target “investibile” ed “attractive” per un investitore finanziario, discuteremo su quali siano i principali driver per la creazione di valore, i principali trend in atto nel mercato del Private Equity e quale sia, ad oggi, la strutturazione e durata dei processi di investimento”. “D’altra parte, il nostro interesse come branch di CONFASSOCIAZIONI è quello di individuare percorsi dove sia possibile discutere diverse tematiche e realtà – dalla finanza alla consulenza, dal mondo startup a quello dello spettacolo – con i migliori professionisti, sempre con l’obiettivo di scambiarci idee, conoscerci e stringere relazioni”.
Con Angelo DEIANA, Presidente CONFASSOCIAZIONI e ANPIB, Jamil ASHOUR, Presidente CONFASSOCIAZIONI Giovani e Startup e Luca MASOBELLO, Vice Presidente CONFASSOCIAZIONI Giovani e Startup con delega alla Finanza, all’evento hanno già confermato la loro partecipazione Danilo IERVOLINO, Presidente Università Mercatorum e Università Pegaso, Fabrizio BARONI, Managing Partner di B4 Investimenti SGR SpA, Fabio BORSOI, CEO Banca IMI Fondi Chiusi, Riccardo BRUNO, Professore Structured Finance Luiss, Dario CENCI, Partner Armonia, Claudio ROSSI, Business Angel, Enrico SILVA, MED Private Equity Leader e Partner TAS EY.

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Nuove norme per proteggere gli investitori e aiutare le PMI ad accedere a capitali

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

capitaliIl Parlamento europeo ha approvato in via definitiva le nuove norme vincolanti sulle informazioni fornite nei prospetti finanziari agli investitori, allo scopo di proteggerli, creare un mercato unico dei capitali più efficiente e facilitare l’accesso delle piccole imprese ai finanziamenti.”Il Prospetto è un esempio concreto di come costruiremo l’Unione dei capitali. Abbiamo reso il regolamento sui prospetti informativi più adatto all’ambiente attuale e sarà di beneficio per chi vuole raccogliere fondi sul mercato, ponendo fine all’eccessiva dipendenza delle piccole imprese sulla raccolta bancaria. Il nuovo prospetto potrà ridurre i costi e aumentare la leggibilità e la pertinenza delle informazioni per gli investitori, che a sua volta migliorerà la tutela degli investitori”, ha detto il relatore Petr Ježek (ALDE, CZ) nel corso del dibattito.I prospetti sono documenti obbligatori che sono pubblicati quando titoli, come azioni societarie, e titoli non azionari, come le obbligazioni, sono offerti a investitori o ammessi al trading. Tali prospetti dovranno essere a disposizione del pubblico e pubblicati sul sito internet dell’emittente o dell’intermediario finanziario.Il testo legislativo è stato adottato con 517 voti a favore, 109 contrari e 71 astensioni. Secondo le nuove norme, le informazioni contenute nel prospetto devono consentire agli investitori di valutare le attività e passività, i costi, le perdite e i diritti connessi a prodotti di investimento.I prospetti dovranno includere una sintesi chiara e accurata di sette pagine (e ulteriori pagine, in un numero compreso tra una a tre pagine extra, nel caso siano necessarie ulteriori spiegazioni su un determinato tipo di protezione), che fornisca:informazioni fondamentali per gli investitori che hanno bisogno di capire i rischi e prendere una decisione informata,informazioni sull’emittente, sui titoli, sull’offerta al pubblico e sull’ammissione alla compravendita, e un chiaro avvertimento dei rischi connessi, come ad esempio il rischio di perdere una parte o la totalità degli investimenti.La sintesi del documento dovrebbe essere un’introduzione al prospetto stesso ed essere coerente con le altre parti del documento. Uno degli obiettivi principali del mercato unico dei capitali dell’Unione, per i quali il regolamento sul prospetto rappresenta una tappa essenziale, è quello di facilitare l’accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese (PMI).Poiché le PMI di solito hanno bisogno di trovare sul mercato importi inferiori rispetto ad altri emittenti, il costo di redigere un prospetto completo potrebbe essere sproporzionatamente alto. I deputati pertanto hanno istituito pertanto un prospetto di crescita specifico, standardizzato e più semplice per le PMI e gli altri emittenti che desiderano trovare piccole somme di denaro, fino a 20 milioni di euro nel corso di un periodo di dodici mesi.Una volta approvati, i prospetti di crescita dell’Unione dovrebbero beneficiare del regime di passaporto e dovrebbero essere validi per qualsiasi offerta al pubblico in tutta l’Unione. Le nuove norme si applicheranno a partire dai 24 mesi successivi alla loro entrata in vigore.

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Banche italiane verso gli stress test con meno stress

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2016

stress bancheLondra. La credibilità degli stress test sui bilanci bancari è stata messa a dura prova dopo che nel recente passato molte banche europee sono state promosse poco prima di ritrovarsi in situazioni di grave difficoltà sotto il profilo patrimoniale. La ragione principale risiede tuttavia prevalentemente nell’atteggiamento molto più restrittivo assunto in primis dalla vigilanza in termini di valutazione dei crediti in sofferenza, di livelli minimi di capitale richiesti e di tempistica per dare corso agli adeguamenti richiesti. Nondimeno l’adozione della normativa del “bail in” nel caso dei salvataggi degli istituti bancari ha ulteriormente enfatizzato gli elementi di debolezza potenziale insiti nei bilanci di alcune banche finendo per generare un effetto che tende ad autoalimentarsi. Infine nelle ultime settimane l’inatteso esito del referendum tenutosi nel Regno Unito con la vittoria del fronte pro-brexit ha ulteriormente complicato le cose. Ha messo sotto una lente di osservazione negativa le economie del vecchio continente (non solo quella UK) finendo per penalizzare ancora una volta il settore bancario la cui redditività caratteristica, cioè al di là di considerazioni relative alla struttura del capitale o del costo del funding, deriva anche dallo stato generale dell’economia. Avendo il brexit un effetto in termini di crescita ancora difficile da stimare specie per le economie continentali europee ma certamente negativo non stupisce che il voto dei britannici abbia innescato un violento e repentino movimento di correzione sul comparto che ha rivisto e riaggiornato i minimi toccati nei primi mesi del 2016
Condotti dall’Autorità Bancaria Europea (EBA), che pubblicherà i risultati il 29 luglio prossimo, hanno la finalità di fornire ulteriori informazioni ai regolatori europei che conducono il cosiddetto SREP (Supervisory Review and Evaluation Process) cioè il processo di valutazione prudenziale dell’adeguatezza del patrimonio degli istituti bancari in scenari di stress. Non si propone di fornire livelli di adeguatezza del capitale di per sè per le banche in esame ma di fornire al regolatore un quadro di riferimento che consenta di definire eventuali necessità di rafforzamento patrimoniale (sotto forma di raccolta di mezzi freschi piuttosto che con restrizioni nel calcolo e nella distribuzione di risorse della banca quali dividendi o cedole). La finalità è quella di definire i preventivi aggiustamenti patrimoniali necessari per affronatare il rischio di significativi eventi in condizioni di mercato avverso. La cosa più importante da sottolineare, quindi, è che i risultati non conterrano le indicazioni su eventuali rimedi a situazioni di elevata rischiosità che saranno competenza delle autorità di regolamento quali la vigilanza della BCE.
Sebbene come già specificato i risultati dello stress test non siano “dispositivi” è certo che questi indirizzeranno l’azione del regolatore in tempi rapidissimi. E’ importante osservare che le richieste del regolatore dovrebbero essere ottemperate attenendosi strettamente alle regole del bail-in. Queste prevedono che qualsiasi forma di salvataggio bancario debba essere realizzata in forma privatistica e con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse (azionisti, obbligazionisti junior e senior, correntisti). Negli ultimi anni condizioni sempre più severe in termini di capitale regolatorio da parte delle autorità europee hanno sempre finito per azzerare le risorse fresche iniettate. Di conseguenza è molto difficile trovare ulteriori finanziatori tra privati specie per le situazioni difficili che alla debolezza patrimoniale affiancano anche altri problemi (come quelli ad esempio che affliggono le due banche venete in difficoltà i cui recenti aumenti di capitale non hanno trovato compratori naturali finendo per prosciugare una bella fetta della prima dotazione del fondo Atlante). L’effetto concreto di tutti questi problemi si è visto nel caso del Monte dei Paschi di Siena. E’ stato interessato da insistenti voci di un esito fortemente negativo dello stress test e destinatario di una lettera della vigilanza che impone alla banca un piano triennale per riportare al suo livello fisiologico i crediti incagliati. Che i risultati dello stress test siano o meno dispositivi non fa differenza dal momento che nella sostanza vanno a condizionare immediatamente (e parrebbe addirittura preventivamente) l’azione del regolatore. Se il “bail in” non consente l’intervento statale rinviando tutto al mercato diventa quasi impossibile risanare la situazione nei termini che desidera l’autorità. La conseguenza è che la situazione si avvita su sé stessa, gli azionisti di fronte alla possibilità di ricapitalizzazioni iperdiluitive si danno alla fuga, la speculazione fa la sua parte e la valanga si ingrossa sempre più.
Se scorriamo le iniziative intraprese dalle banche italiane recentemente per ottemperare alle richieste in termini di rafforzamento patrimoniale e lo confrontiamo alla risposta del mercato nel brevissimo periodo, si può osservare come il focus sia tutto spostato sullo stato patrimoniale degli istituti bancari con una minor attenzione all’aspetto reddituale. Molte delle ultime operazioni messe in atto, infatti, se da un lato producono un effetto positivo sul CT1 (il capitale regolatorio degli istituti di credito) riducendo la richiesta al mercato di mezzi freschi e il relativo effetto diluitivo sugli utili, finiscono tuttavia per sacrificare la redditività ricorrente. Nel piano industriale di Ubi Banca recentemente presentato si prevede il concambio tra le residue azioni delle controllate Banca Regionale Europea e BP Commercio e Industria a valore di libro e azioni Ubi Banca che trattano ad un valore frazionale (intorno a 0,25) del valore di libro con una redditività relativamente alla valutazione superiore. Sacrificando della redditività si ottiene un effetto positivo in termini di patrimonializzazione con il CT1 che migliora di 30 punti base. Analoga la logica delle cessioni (parziali) delle redditizie partecipazioni in Fineco e Pekao da parte di Unicredit. Sulla notizia tuttavia i titoli hanno ben reagito con rotondi progressi che nel caso di Unicredit hanno raggiunto il 13% circa in un solo giorno. Le bassissime valutazioni sul patrimonio delle banche italiane giustificano ritorni reddituali già molto bassi, ma queste reazioni dimostrano come la sola preoccupazione al momento degli investitori sia che gli istituti non debbano richiedere risorse al mercato. Il problema della redditività prospettica è quasi trascurato al momento e rappresenta una questione che nel perdurare della attuale situazione di tassi ridottissimi non sembra destinata a risolversi nei prossimi mesi.  Massimo Saitta, Direttore Investimenti di Intermonte Advisory, la divisione di Intermonte SIM che si occupa di risparmio gestito e consulenza agli investimenti (foto: stress banche)

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La maledizione

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2015

capitaliL’umanità è divisa, fortemente divisa e conflittuale tra chi possiede e chi no, tra ricchi e poveri, tra la giustizia e l’ingiustizia. E’ la torre di babele che si ripete ma questa volta non per le diverse lingue che parliamo ma dal frutto avvelenato che ci offre un capitalismo sfrenato, avido e cinico. Restiamo, anche noi che non siamo ricchi o poveri ma ci troviamo nel mezzo del guado, rassegnati a vedere che una parte dei nostri simili diventi la vittima sacrificale degli egoismi di una classe politica, di una oligarchia di potenti e nel nostro agnosticismo non abbiamo netta la consapevolezza che si sta frantumando quanto di buono l’essere umano può generare ed esprimere. Mentre scriviamo migliaia di bambini muoiono di fame e di stenti. Mentre scriviamo migliaia di donne muoiono di parto. Mentre scriviamo migliaia di persone di tutte le età muoiono per mancanza di farmaci salvavita. E l’egoismo è stato tale che persino negli Usa, definita per antonomasia, la patria dei diritti civili, per assicurare l’assistenza sanitaria a milioni di suoi cittadini c’è voluta la ferma determinazione di un suo presidente anche se il risultato non è del tutto soddisfacente. In pratica se non si è benestanti si continua a morire e in Italia ci stiamo avviando su questa strada dopo che decenni di lotte ci hanno portato all’esaltazione dei nostri diritti per vivere con dignità e per morire con dignità. La prova è oggi sotto i nostri occhi con un governo che taglia risorse al sociale e umilia i più deboli e li condanna all’emarginazione. Nessuno si solleva perché le risorse vadano individuate altrove eliminando i rami secchi della politica, degli interessi corporativi, delle rendite milionarie. E’ questa l’ennesima prova della nostra incapacità di renderci consapevoli che di fronte alle sirene di un possibile guadagno ci illudiamo di poter salire sul carro del potente mentre si matura l’ennesimo inganno per tacitare le nostre coscienze, per allontanarci dal dramma che ci sovrasta. Cosa ci serve di più per avere la consapevolezza d’essere sull’orlo di un baratro non tanto e non solo come singole persone ma come figli di un padre comune. Homo homini lupus. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Micron lancia un’offerta di 870 milioni dollari di obbligazioni senior convertibili

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2012

Boise downtown at night

Boise downtown at night (Photo credit: Wikipedia)

Boise, Idaho, (GLOBE NEWSWIRE) — Micron Technology, Inc. (Nasdaq: MU) ha annunciato oggi che intende offrire, subordinatamente a considerazioni di mercato e di altro tipo, 435 milioni di dollari di valore nominale complessivo di obbligazioni senior convertibili con scadenza nel 2032 (“Obbligazioni 2032A”) e 435 milioni di dollari di capitale totale di obbligazioni senior convertibili con scadenza nel 2032 (“Obbligazioni 2032B” e, insieme alle obbligazioni 2032A, le “Obbligazioni”) attraverso un’offerta negli Stati Uniti ad acquirenti istituzionali qualificati ai sensi l’articolo 144A del Securities Act del 1933 e successive modifiche (“Securities Act”).In relazione a questa offerta, Micron intende concedere agli acquirenti iniziali un’opzione di “over-allotment” di un ulteriore valore nominale complessivo di 65 milioni di dollari per le Obbligazioni 2032A ed un ulteriore valore nominale complessivo di 65 milioni di dollari per le Obbligazioni 2032B.I termini delle Obbligazioni richiederanno a Micron il riacquisto delle Obbligazioni in contanti a discrezione dei titolari ed in date da stabilire, in ogni caso ad un prezzo di acquisto pari all’importo del capitale più gli interessi maturati e non pagati, ma escludendo la data di riacquisto. Inoltre, le condizioni delle Obbligazioni consentiranno ai titolari di richiedere a Micron il riacquisto delle loro obbligazioni in caso di cambiamento di controllo o di cessazione dell’attività, ad un prezzo di acquisto pari all’importo del capitale più gli interessi maturati e non pagati, ma escludendo la data di riacquisto .Le Obbligazioni saranno convertibili, a determinate condizioni, in contanti o azioni ordinarie di Micron o in una loro combinazione a discrezione di Micron. Il tasso d’interesse, il prezzo di conversione iniziale, le disposizioni di rimborso e le altre condizioni delle Obbligazioni verranno determinate dalle negoziazioni tra Micron e gli acquirenti iniziali.Relativamente all’offerta delle Obbligazioni, Micron prevede di concludere operazioni di “capped call” con una o più controparti, che possono includere alcuni degli acquirenti iniziali e/o loro affiliati. Le operazioni di “capped call” hanno lo scopo di ridurre la potenziale diluizione durante la conversione delle Obbligazioni.
Micron prevede di utilizzare una parte dei proventi netti dell’offerta per coprire il costo delle operazioni di “capped call” che Micron intende fare contemporaneamente con l’offerta delle Obbligazioni. Micron prevede di utilizzare il saldo dei proventi netti per scopi aziendali generali, che possono includere spese in conto capitale, capitale d’esercizio, acquisizioni strategiche, joint venture e altri investimenti e rimborso di altri debiti. I titoli non saranno registrati ai sensi del Securities Act, o di qualsiasi legge statale sui titoli, e a meno ché non saranno registrate, non possono essere offerti o venduti negli Stati Uniti ad eccezione nei casi di regime di esenzione dagli obblighi di registrazione a sensi del Securities Act e delle leggi statali applicabili.

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Italia: crescono i capitali all’estero

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 novembre 2011

ridateci i soldi

Image by 4v4l0n42 via Flickr

Crescono a dismisura i poveri possidenti con capitali all’estero, +9,4% nel 2011, i quali vivono spendendo migliaia di euro per beni di lusso, che possiedono cassette di sicurezza in Svizzera e non dichiarano al fisco italiano quello che guadagnano effettivamente. Questo è quanto emerge da una nuova inchiesta condotta da KRLS Network of Business Ethics per conto di “Contribuenti.it Magazine” dell’Associazione Contribuenti Italiani. “Poveri possidenti e ricchi nullatenenti” intimoriti dalle burrasche che scuotono i mercati finanziari e dalle manovre finanziarie lacrime e sangue del Governo Berlusconi. Cassette di sicurezza vengono richieste non solo a Lugano e Chiasso, ma anche in tutta la fascia di confine, Valle di Muggio compresa. La maggioranza di essi sono poveri, dalle dichiarazioni dei redditi irrisorie, presumibi lmente prestanome di imprenditori e professionisti che in questo modo eludono il fisco o, peggio ancora, fanno affari d’oro con la malavita organizzata. “La Guardia di Finanza, oggi, non dispone di risorse sufficienti per combattere fino in fondo l’evasione fiscale. E’ stata disarmata, lasciata priva di fondi con grave nocumento anche in danno dei diritti dei contribuenti – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Devono scendere in campo gli 007 per scoprire chi sono gli effettivi proprietari delle cassette di sicurezza che puntualmente, ogni anno, vengono aperte in Svizzera”.

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Sicilia: debiti con i cinesi

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2011

Description: Topography of Sicily, created wit...

Image via Wikipedia

Gli Indipendentisti du Frunti Nazziunali Sicilianu –“Sicilia Indipinnenti” assistono al dipanarsi e protrarsi della crisi finanziaria con trepidazione mista a preoccupazione. Appare, infatti, sempre più evidente che il Governo centrale romano e con esso le forze politiche tutte non sanno più che pesci prendere. Al punto che un po’ improvvidamente quanto semplicisticamente taluni a mo’ di soluzione miracolosa invocano l’intervento della Cina e dei suoi enormi capitali. E’ una prospettiva di cui si parla già da qualche tempo come quando si ventilò che la Cina acquistasse un ingente quantitativo di titoli di stato italiani. Non sappiamo se il Governo romano in carica sia davvero intenzionato a procedere in tale direzione. E’ comunque chiaro che se si trovasse lo “accordo” tra Roma e Pechino , questa intesa avrebbe condizioni economiche e ancor più politiche tutt’altro che lievi o indolorI. E ci dispiace che la Regione Siciliana sia pedissequa. Nessuno e men che mai Noi Indipendentisti du F.N.S. dimentica, infatti con quale attenzione e bramosia la Repubblica Popolare Cinese guardi alla Sicilia come HUB commerciale. In questa chiave di “imperialismo commerciale” si può leggere anche l’interesse manifestato dai cinesi anche al finanziamento del Ponte –iattura sullo Stretto di Messina. Appare evidente dunque quale potrebbe essere il ”prezzo” richiesto in cambio del sostegno finanziario cinese. Un prezzo che finirebbe per pesare prima sulla Sicilia e i Siciliani e poi per minacciare i già precari equilibri geopolitici del e nel Mediterraneo. Noi du Frunti Nazziunali Sicilianu –“Sicilia Indipinnenti” manifestiamo tutta la nostra ritrosia economica e geopolitica per una apertura al MOLOCH politico-economico CINESE e crediamo che se questa crisi dovrà e potrà avere una soluzione essa dovrà necessariamente prescindere dall’Apporto del “DRAGO ASIATICO” maturando nel contesto di quella Unione Europea di cui la Forma Stato Italia oggi è parte”.(fonte Segreteria Nazionale FNS)

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Crescono i capitali all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

Crescono a dismisura i poveri possidenti con capitali all’estero, +7,1% nel 2011, i quali vivono spendendo migliaia di euro per beni di lusso, che possiedono cassette di sicurezza in Svizzera e non dichiarano al fisco italiano quello che guadagnano effettivamente. Questo c quanto emerge da una nuova inchiesta condotta da KRLS Network of Business Ethics per conto di “Contribuenti.it Magazine” dell’Associazione Contribuenti Italiani. “Poveri possidenti e ricchi nullatenenti” intimoriti dalle burrasche che scuotono i mercati finanziari e dalle manovre finanziarie lacrime e sangue del Governo Berlusconi. Cassette di sicurezza vengono richieste non solo a Lugano e Chiasso, ma anche in tutta la fascia di confine, Valle di Muggio compresa sono poveri, dalle dichiarazioni dei redditi irrisorie, presumibilmente prestanome di imprenditori e profession isti che in questo modo eludono il fisco o, peggio ancora, fanno affari d’oro con la malavita organizzata.
“Da sola la Guardia di Finanza non pun combattere l’evasione fiscale che c diventato lo sport piu praticato dagli italiani – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Devono scendere in campo gli 007 per scoprire chi sono gli effettivi proprietari delle cassette di sicurezza che puntualmente, ogni anno, vengono aperte in Svizzera”.
Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani.

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Vogliamo un partito che dica: non ci stiamo

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

Tutta la sceneggiata di questi giorni, circa la crisi economica e le minacce di declassare la nostra capacità di onorare i nostri debiti a livello internazionale, ci lascia scettici. Prima di tutto perché i diretti interessati non sono i lavoratori pubblici e privati, i precari, i disoccupati, i pensionati, le piccole imprese, gli artigiani, ma i grandi capitali, le multinazionali, gli speculatori dell’alta finanza, le banche. Costoro vogliono far pagare agli incolpevoli la crisi di sistema: con gli Usa che hanno un debito da capogiro ma non si privano di tenere eserciti in tutte le parti del mondo e ad investire ingenti somme per armi di distruzione di massa sempre più evolute e l’Italia, per ciò che ci riguarda, a mantenere enti inutili (province ed istituti che ci costano 16 miliardi di euro), a favorire gli interessi partitici a quelli nazionali come le quote latte di cui paghiamo multe salatissime per evitare che lo facciano gli amici degli amici. (circa 5 miliardi di euro). Abbiamo oltre 70 miliardi di euro, certificati dalla corte dei conti, di sprechi e di consulenze milionarie. Ci permettiamo di rinnovare il nostro parco di armamenti a suon di miliardi di euro e, guarda caso, l’accorto ministro delle finanze non fa una piega ma non è dello stesso parere se si tagliano le pensioni, se si congelano le retribuzioni dei dipendenti, se si impongono ticket per la salute come se fosse un optional ammalarsi, se si ignorano i precari, se non si incentivano le imprese per ridurre la disoccupazione in primo luogo giovanile. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Sfumano investimenti miliardari in Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2011

Con la scelta di appoggiare militarmente gli oppositori interni al Governo Gheddafi l’Italia sta perdendo le grosse opportunità garantite, fino a prima della guerra, dal sostanzioso interesse dei fondi sovrani libici nei confronti di ENI, Telecom e di altre nostre aziende” dice l’ing. Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere. “Acquisito il 4,23 del capitale Unicredit – continua –la Libia aveva manifestato un interesse crescente per diverse aziende italiane tra cui l’ ENI”. Citando in merito il rapporto dell’ICE, racconta: “Il 6 dicembre scorso una nota della Presidenza del Consiglio dei ministri aveva reso pubblico questo interesse:’ingresso della Libia in ENI con una quota di capitale rilevante era stato concordato con il governo italiano. L’obiettivo del Libyan Energy Fund, il fondo sovrano che avrebbe dovuto acquisire la partecipazione in ENI, era di giungere ad ottenere il 10% a fronte di un esborso di circa 6 miliardi di euro. Operazione vantaggiosa per entrambe le parti:la Libia avrebbe rafforzato i legami con un’azienda che estraeva nel paese 800 mila barili di petrolio al giorno (di cui 300 mila di esclusivo utilizzo dell’ENI) investendo parte dell’ingente liquidità accumulata con la vendita di greggio in una delle più redditizie imprese industriali italiane; l’ENI avrebbe consolidato i rapporti con un paese in cui è presente fin dalla fine degli anni ’50 con attività di grande valore strategico.La Libia rappresenta per l’ENI il primo paese di produzione su scala mondiale che lì, in prospettiva, aveva stimato investimenti per 15 miliardi di euro. Nel2010 l’ENI aveva concluso un accordo strategico con la società di Stato libica LNOC, che le ha consentito di prolungare fino al 2042 la durata dei suoi titoli minerari per l’estrazione di petrolio e fino al 2047 quelli per l’estrazione di gas. Il fondo libico sarebbe quindi diventato il secondo azionista dell’ENI dopo lo Stato italiano, che ne possiede il 30% ed esercita sul gruppo una serie di poteri speciali attraverso il ministero dell’Economia e quello dello Sviluppo. Oltre all’ENIla Libia si era dimostrata interessata a Telecom, Impregilo, Terna e Generali e ad altre 4-5 grandi aziende di altri settori”.  La prima partecipazione libica in Italia avvenne nel 1976.La Libiaattraversola Lafico(Libyan Arab Foreign Investment) entrò nel capitale di una FIAT in forte crisi con una quota iniziale di circa il 9,7%, fornendo liquidità fondamentale per il rilancio dell’azienda torinese.

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Giornata contro la pena di morte

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 novembre 2010

La Giornata Internazionale delle “Città per la Vita, Città contro la Pena di morte “- che si celebra ogni 30 Novembre, in ricordo dell’anniversario della prima abolizione della pena capitale ad opera di uno stato europeo, il Granducato di Toscana, avvenuta nell’anno 1786 – rappresenta una straordinaria iniziativa che nel corso degli anni ha riunito numerose amministrazioni locali e società civili, per offrire e promuovere universalmente questa battaglia tanto decisiva per l’umanità intera.  L’approvazione, in quattro anni, di tre Risoluzioni per una Moratoria Universale della pena capitale all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, confermano una tendenza del mondo verso una nuova soglia, più alta, di rispetto dei diritti umani. L’ultima votazione, l’11 novembre scorso, ha visto due stati in più dichiarare formalmente la loro adesione alla battaglia contro la pena di morte, portando a 107 il numero dei paesi che hanno approvato il testo ONU, che ne auspica l’abolizione definitiva in tutto il mondo. La pena capitale è un residuo del passato, come a lungo lo sono stati la schiavitù e la tortura, poi rifiutati dalla coscienza universale. Tuttavia, la strada verso la sua eliminazione resta lunga e difficile e necessita di un’azione decisa e a lungo termine, in vista della implementazione della Risoluzione e della sua totale scomparsa quale misura punitiva.
L’edizione di quest’anno, 2010, ha avuto l’adesione di oltre 1.300 città, ( 500 in Italia) di cui 61 capitali, in 83 paesi di ogni continente. Rappresenta la più grande mobilitazione internazionale finora realizzata per fermare nel mondo tutte le esecuzioni capitali.

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La moneta unica e lo sviluppo del mercato dei capitali

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2010

Non vi è dubbio che i due aspetti si sono espansi contemporaneamente. Intendiamo dire che la creazione di un mercato dei capitali nei paesi dell’area dell’euro ha permesso la creazione di un mercato unico della moneta e della finanza. Essa è avvenuta senza che il trattamento fiscale e le regole di emissione dei paesi membri siano stati pienamente uniformati.  Ciò tende a concentrare le emissioni su quei mercati in cui la fiscalità e gli adempimenti imposti dalla normativa risultano meno onerosi. Tali mercati sono localizzati soprattutto in economie di piccola dimensione; i titoli emessi tendono a rifluire, in gran parte, nei paesi di insediamento del gruppo di appartenenza dei singoli emittenti. L’attività delle banche internazionali contribuisce a diffondere, in tutti i mercati, tecniche e prassi omogenee nelle procedure di collocamento dei prestiti obbligazionari e a fissare adeguate condizioni di emissione in relazione ai rischi propri di ciascun emittente. Nell’area dell’euro dall’avvio della moneta unica le emissioni di obbligazioni sono aumentate dal 44 al 59% del prodotto interno lordo. Per l’Italia i collocamenti sono cresciuti dal 28 al 47%. Ma vi è anche un risvolto negativo. La debolezza del ciclo economico internazionale ha determinato un aumento dei default. Nel 2009 ben 32 società europee non sono state in grado di onorare i prestiti obbligazionari e, per quello che ci è dato di sapere lo stesso andazzo si è verificato nel corrente anno. Le insolvenze si sono concentrate  nei paesi dove maggiore è lo sviluppo dei mercati finanziari vedesi la Grecia e la Spagna.

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Legg Mason: La Russia offre sfide e opportunità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 maggio 2010

Secondo Nathalie Wallace, gestore di Batterymarch, società del gruppo Legg Mason, le enormi risorse energetiche della Russia hanno dato a questo paese un ruolo di attore chiave nell’economia globale. tuttavia, diversamente dagli altri paesi del BRIC — Brasile, India e Cina, nella recente recessione mondiale, la Russia ha attraversato gravi difficoltà economiche. Mentre India e Cina sono cresciute anche durante il rallentamento dell’economia globale e in Brasile la recessione è stata relativamente leggera, la Russia invece è stata colpita fortemente dalla drastica caduta dei prezzi del petrolio seguita a una contrazione della domanda e a un massiccio allontanamento dei capitali.  Dopo un decennio di forte crescita, il quasi totale orientamento dell’economia della Russia verso il settore energetico e la sua vulnerabilità alla minore disponibilità di credito a livello globale, hanno avuto come conseguenza una caduta del Pil del 7,9% nel 2009, il peggior calo di cui si abbiano dati. Inoltre, gli oligarchi russi che avevano accesso cospicui prestiti presso banche estere utilizzando le proprie quote azionarie come garanzia, sono stati costretti a svenderle proprio durante la flessione dei prezzi del mercato azionario, creando a questo mercato una ulteriore sofferenza.  La qualità del credito sovrano russo è probabilmente fra le migliori del mondo, con un rapporto debito-Pil proiettato sul 2010 del 7%. In confronto, il rapporto debito sovrano-Pil in altre parti del mondo va dal 15% dell’Australia al 227% del Giappone. Il bilancio delle famiglie russe e quelli di molte aziende sono anch’essi molto forti.  Inoltre, analogamente ad altri mercati emergenti, la Russia detiene cospicue riserve di valuta estera e si prevede che registrerà un surplus delle partite correnti, elementi che offrono al governo la possibilità di agire con flessibilità nella politica monetaria e in quella fiscale. L’inflazione russa, che a causa dei prezzi fuori controllo nel 1992 era lievitata del 2.500%, è ora ai livelli più bassi dalla fine dell’era sovietica. Mantenendosi in una tendenza deflattiva ha continuato a scendere e potrebbe attestarsi per l’anno corrente, secondo quanto ha dichiarato il primo ministro Vladimir Putin, a soli 6,5 punti percentuali.  Sullo sfondo di queste condizioni finanziarie, corroborate da una nuova disciplina fiscale, il rublo che, durante il periodo del calo del prezzo del petrolio tra il 2008 e il 2009, si era molto indebolito dovrebbe ora apprezzarsi mentre, al tempo stesso, gli interessi sul debito sovrano resteranno contenuti.  Dalla prospettiva degli investitori, la mancanza di infrastruttura e di una rigorosa regolamentazione del mercato azionario restano un problema sostanziale che spinge molte compagnie russe a quotarsi nelle borse estere, soprattutto Londra e più recentemente anche Hong Kong. Il mercato russo si è caratterizzato storicamente per la volatilità, che ha portato a performance sbalorditive alternate a marcate fasi di ribasso dei prezzi.  In Russia non è ancora stata introdotta la cultura dei fondi comuni di investimento né quella dei piani pensionistici delle aziende — e del limitato numero di quote azionarie flottanti. La riforma delle pensioni, permettendo di investire nel mercato azionario domestico, dovrebbe aiutare la Russia ad allargare il bacino degli investitori e a rendere il paese meno dipendente dalle fonti esterne di capitale come in Polonia, Brasile, Cile, Mexico e Cina. Questi cambiamenti sono già stati realizzati nel settore del reddito fisso.

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Imprenditorialità internazionale: incontro a Economia

Posted by fidest press agency su martedì, 2 marzo 2010

Pavia  4 marzo alle 11 la facoltà  di Economia  ospita, nell’ambito della nuova Laurea Magistrale in International Business and Economics, un incontro di presentazione del progetto di avviamento alla imprenditorialità internazionale finanziato da Fondazione Cariplo e coordinato da Università dell’Insubria di Varese, Università di Pavia e Politecnico di Milano con Mind the Bridge Foundation. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del programma del Mind The Bridge Italy Tour 2010, un progetto promosso dalla Mind The Bridge Foundation – associazione non-profit, con sede a San Francisco (California) -, il cui obiettivo è favorire l’incontro dei migliori talenti imprenditoriali italiani con le opportunità e i capitali della Silicon Valley. Il tour prevede tappe nelle Università ed Incubatori di tutta Italia allo scopo di stimolare forme di imprenditoria in ambito accademico e aiutare lo sviluppo di startups. L’incontro  di Pavia fa parte del progetto “Educazione all’imprenditorialità internazionale: dalla creazione di impresa alla raccolta di capitali” finanziato dalla Fondazione Cariplo, organizzato dal CrESIT dell’Università dell’Insubria e dal CIBIE dell’Università di Pavia. L’ingresso è libero ed aperto al pubblico. Altri incontri sono in fase di programmazione nelle facoltà scientifiche e nei poli ospedalieri.

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Paradisi fiscali e fuga di capitali

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2010

Potenziare l’azione dell’UE e adottare misure concrete e immediate, incluse sanzioni, contro i paradisi fiscali, l’evasione fiscale e la fuga illecita di capitali. E’ quanto chiede il Parlamento auspicando l’applicazione dello scambio automatico delle informazioni nell’UE e con i paesi terzi e la promozione di accordi antifrode. Raccomanda anche la creazione di un sistema di incentivi per recuperare i crediti fiscali transfrontalieri e di una base imponibile comune per i gruppi industriali.  Approvando con 554 voti favorevoli, 46 contrari e 71 astensioni la relazione di Leonardo Domenici (S&D, IT), il Parlamento “condanna fermamente il ruolo svolto dai paradisi fiscali nell’incoraggiare e nel trarre profitto dall’evasione fiscale, dall’elusione fiscale e dalla fuga di capitali”. Esortando pertanto gli Stati membri “a considerare prioritaria” la lotta contro questi fenomeni, invita l’UE “a potenziare la sua azione e ad adottare misure concrete e immediate, ad esempio sanzioni, contro i paradisi fiscali, l’evasione fiscale e la fuga illecita di capitali”.   Propone anche l’istituzione di un registro pubblico dell’UE “che elenchi i nomi delle persone e delle imprese che hanno creato società e aperto conti in paradisi fiscali”, con lo scopo di svelare i veri beneficiari celati dietro alle società off-shore. Esorta inoltre l’Unione europea ad adottare misure che impediscano l’abuso del “principio di residenza” mediante regimi di domicilio e proprietà fittizi che consentono alle holding senza attività o alle società di comodo di evitare ai loro proprietari effettivi di pagare le tasse nel loro paese di domiciliazione. L’UE dovrebbe inoltre adottare un approccio comune all’applicazione di misure anti-abuso, che sia “efficace, equo e coerente con il concetto di costruzione di puro artificio”.

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Diritti umani per il 2008

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2009

La III Commissione Affari esteri e comunitari, esaminata, ai sensi dell’articolo 127, comma 1, del regolamento, la relazione annuale dell’Unione europea sui diritti umani per il 2008; rilevato come la tutela dei diritti umani costituisca un aspetto essenziale della politica estera dell’Unione europea sia in sede internazionale sia nelle relazioni bilaterali;  sottolineato il fatto che in molti accordi bilaterali stipulati dall’Unione con Paesi terzi sono previsti dei meccanismi per intervenire in caso di violazione grave dei diritti umani, fino alla sospensione dei trattati stessi; condivisa la soddisfazione espressa nella relazione per la riduzione, sebbene lieve, dell’applicazione della pena di morte, pur con il permanere di alcune situazioni di estrema criticità, quali la Cina e l’Iran; esaminata la situazione dei diritti umani in Russia, dove l’Unione europea ha incontrato un netto rifiuto rispetto al dialogo cui partecipassero anche le ONG che si occupano della loro tutela,  nonché quella di altri paesi dell’ex Unione Sovietica, quali Bielorussia, Turkmenistan e Uzbekistan; rilevato che lo svolgimento delle Olimpiadi in Cina non ho portato alle aperture auspicate, in particolar modo in relazione alla condizione del Tibet, che in queste settimane si è ulteriormente aggravata, assieme al rifiuto delle autorità cinesi di avviare un serio, concreto e veritiero dialogo politico con il Dalai Lama, al controllo su Internet e gli altri mezzi di informazione e alla limitazioni delle libertà personali; espressa grande preoccupazione per le violenze e scontri fra le forze di
sicurezza iraniane e manifestanti, a seguito della contestazione dei risultati ufficiali delle elezioni presidenziali del giugno 2009, e per le restrizioni alla libertà di espressione considerato che nell’area del sud-est asiatico gli sforzi compiuti dalla comunità internazionale non hanno prodotto alcuna significativa riduzione delle gravi violazioni dei diritti umani in Birmania e che, pur con alcuni progressi, in Vietnam si verificano numerosi casi di limitazione della libertà di espressione e di culto; espressa una valutazione positiva sulla relazione che offre un’ampia panoramica della situazione dei diritti umani nel mondo ed individua alcuni strumenti innovativi, quali ad esempio l’inclusione fra i soggetti destinatari delle risorse della cooperazione allo sviluppo dei gruppi che operano a sostegno della tutela dei diritti umani; impegna il Governo a promuovere il rispetto della clausola relativa ai diritti umani e alla democrazia nell’attuazione degli accordi sottoscritti dall’Unione europea con i Paesi terzi e a svolgere un’efficace azione di coordinamento con i Governi degli altri Stati membri dell’Unione europea e di sensibilizzazione nei confronti dei Governi dei Paesi terzi, al fine di incrementare le probabilità di successo delle iniziative europee, quali la dichiarazione contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, svolte in sede di Nazioni Unite ed in particolare nel Consiglio per i diritti umani, in un quadro di alleanze transnazionali, come avvenuto nel caso della moratoria ONU delle esecuzioni capitali.

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