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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘capo’

Anbi saluta nuovo capo protezione civile

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

Angelo-Borrelli“La scelta di continuità operata dal Premier, Gentiloni, al vertice della Protezione Civile è la più opportuna in un momento di grande impegno per una struttura, la cui professionalità ci è invidiata dal mondo e con cui siamo orgogliosi di collaborare.”
E’ questo il commento di Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), alla notizia della nomina del vice, Angelo Borrelli, al vertice della Protezione Civile dopo le improvvise dimissioni di Fabrizio Curcio per motivi strettamente personali.
“Di Fabrizio Curcio – prosegue il Presidente ANBI – voglio sottolineare la dedizione, la disponibilità e l’umanità messi in una missione dove, alla casualità degli eventi, si sommano ormai le responsabilità di miopi scelte passate, cui oggi si deve porre rimedio. In questa battaglia, i Consorzi di bonifica vogliono essere preziosi alleati della Protezione Civile nella necessaria opera di prevenzione.”
“Sono sicuro – conclude il Direttore Generale ANBI, Massimo Gargano- di condividere con Borrelli, così come con il suo predecessore, un pensiero: intervenire costantemente in emergenza, seppur encomiabile e meritorio, è comunque una sconfitta per il Paese. Insieme lavoriamo per costruire una cultura nuova.”

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Vizi e virtù di un capo e di un popolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 luglio 2017

tribunale-milanoQuante volte ci siamo imbattuti in una notizia che ci indica i vizi più delle virtù di un leader? A questo punto mi chiedo, prima di trattare la questione sotto un profilo etico, se possiamo pretendere un premier virtuoso mentre tutto intorno vi è una società che si considera libera solo perché è lasciata al suo arbitrio che spesso non riesce a distinguere la ragione dal torto, il bene dal male? Ne consegue che dopo decenni di istigazione al fai come ti pare anche la morale, quella della nostra tradizione per intenderci, sembra oramai tramontata.
In effetti la piega assunta dalla pubblica moralità italiana è stata una vera e propria degenerazione dei costumi in soli pochi anni. Oggi è normale che una coppia conviva senza sposarsi e avere figli. Oggi è normale che si evade e se ne tragga vanto. Oggi è normale sbeffeggiare le leggi, la giustizia e i suoi tutori in specie se si hanno i soldi per attendere sentenze a distanza di anni e raggiungere la prescrizione. E’ normale entrare nell’icona dei privilegi, e la politica è una di essi, per sentirsi al di sopra delle leggi. Oggi anche nelle piccole cose si ha sentore di “immunità”: auto lasciate in seconda fila, parcheggiate sotto i cartelli di divieto, si sfreccia sulle autostrade a 200 all’ora, si telefona mentre si guida, ecc. Sembra che i cittadini siano lasciati senza controllo. Ma proprio per questo motivo dovremmo non giustificare, ma severamente censurare, chi ricoprendo cariche pubbliche e continua a dare esempi poco edificanti peggiorando quell’andazzo che sta determinando, anno dopo anno, pesanti ricadute non tanto sulla moralità quanto sulla tenuta della democrazia, sul rispetto delle istituzioni, sulla necessità di porre mano a riforme come quella della giustizia non nel senso di favorire qualcuno ma nell’interesse generale del paese. Oggi non abbiamo il 45% degli elettori che disertano le urne per dissenso ideologico ma perché nauseati dal comportamento dei loro rappresentanti. Mi riferisco allo spettacolo di parlamentari che cambiano casacca con disinvoltura, che litigano per un incarico affidato ad altri o ancora di sprechi, di abusi e quanto altro da parte di chi è preposto alla gestione del denaro pubblico e al suo buon uso. A Napoli dicono, e non credo solo a Napoli: “il pesce puzza da la capa” e allora troviamo il coraggio e la fermezza d’invertire questa tendenza perversa incominciando proprio da “la capa” perché dobbiamo lasciare un messaggio e un segnale proprio da chi ci guida. (Riccardo Alfonso)

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Mandare “a fanculo” il capo?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2011

Qualcuno dirà che è sempre maleducazione mandare “a fanculo” un’altra persona, e specie sul posto di lavoro, se quella persona è il capo, il comportamento dovrebbe essere ancor più censurabile. Ma se il dipendente è sempre stato ligio al dovere, insomma se è un impiegato modello un “fanculo” a “carattere episodico” è concesso e quindi il lavoratore non può essere licenziato.  Secondo la Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza n. 3042 che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta, “un comportamento, per quanto grave, se ha carattere episodico e se è riconducibile ad un dipendente che non ha mai dato luogo a censure comportamentali, non può fare arrivare ad un giudizio di particolare gravità” tale da determinare il licenziamento disciplinare. È questo il principio espresso dai giudici di piazza Cavour nel rigettare il ricorso di una casa di cura di Catanzaro che aveva intimato il recesso dal rapporto di lavoro ad una dipendente alla quale sarebbero state addebitati comportamenti disciplinarmente rilevanti tra i quali l’aver usato espressioni offensive nei confronti di un superiore.  La donna aveva vinto entrambi i giudizi di merito e si era vista reintegrare nel posto di lavoro, ma  la propria azienda aveva proposto comunque ricorso per cassazione  Gli ermellini hanno quindi respinto ritenendo che la sentenza impugnata “è particolarmente diffusa per escludere che quei fatti, in via generale punibili con sanzione conservativa, ricoprissero quel carattere di particolare gravità che giustificherebbe il licenziamento”, ed hanno peraltro precisato che un lavoratore modello, “per quanto possa avere sul posto di lavoro un comportamento grave”, se è di “carattere episodico” non merita il licenziamento.

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Roma: nuovo capo comunicazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2010

È Luigi Di Gregorio il nuovo capo della comunicazione del Comune di Roma. Di Gregorio, giovane trentacinquenne, professore di politiche pubbliche all’Università della Tuscia, coordinatore dell’area di ricerca “Nuovi diritti e politiche sociali” della Fondazione Fare Futuro, uomo molto apprezzato sia dal sindaco Gianni Alemanno che dall’assessore alla cultura Umberto Croppi, prende il posto di Mario Schintu la cui gestione della comunicazione aveva creato non pochi problemi tra il primo cittadino e il suo assessore. (Primaonline.it – 11 ottobre 2010)

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Editoriale:Il carisma del “capo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 luglio 2010

Editoriale fidest In questi giorni di evidente difficoltà dell’esecutivo il presidente del consiglio non trova di meglio che mettere in campo la sofferenza di chi si sente assediato da interessi corporativi sempre più forti ma per contrastarli, ci dice, non ha il potere per farlo. Non solo. Cerca di dimostrare che se non ci fosse lui l’Italia andrebbe a catafascio poiché è solo il suo carisma a salvarla. Per quanto siamo stati e restiamo critici per il suo modo di governare e d’inserire motivi di grave turbativa nel sistema Italia, dobbiamo, almeno in parte, dargli ragione. Simuliamo uno scenario dove per un motivo qualsiasi Berlusconi sparisce dalla scena politica. Chi pensate possa sostituirlo e quali possibilità avere di portare avanti sino alla fine del mandato questa maggioranza? Qualcuno potrebbe dire Fini ma si scontrerebbe con il netto rifiuto dei leghisti. E allora? Casini? Di certo no. I veti incrociati crescerebbero a dismisura. E allora un governo di tecnici sotto la guida di Tremonti? Non è certo l’uomo della provvidenza considerando le tantissime antipatie che si porta dietro con la sua manovra economica. Lo sbocco più logico sarebbero le elezioni anticipate. Ma poi? Se continua a vincere il centro-destra dovremmo immaginarci uno scenario politico diverso e forse ingovernabile dove tutti andrebbero contro tutti. I sintomi li avvertiamo già da oggi. Alla fine dovremmo rimpiangere Berlusconi. Ma se vincesse il centro-sinistra la situazione non muterebbe. Manca nell’area un rapporto coesivo in quanto è tuttora conflittuale lo stare insieme tra l’Idv di Di Pietro, i Radicali di Pannella-Bonino, le tre anime sofferenti da Bersani a Franceschini via Enrico Letta e di tutta l’area della sinistra tra Vendola, Ferrero e altri. Ogni partito, a sua volta, non vuole alienarsi le lobby e le corporazioni che potrebbero fare la differenza nel voto politico e questo significa che si resta schiacciati da una deriva dove il clientelismo, il voto di scambio, gli intrallazzi para-mafiosi e via di questo passo si mescolano inquietanti nel dibattito politico dalla destra alla sinistra senza soluzione di continuità. L’unica strada, anche se è tutta in salita, resta quella di un rimescolamento delle carte. Ma come? E’ uno scenario che non riusciamo a immaginarlo con gli ingredienti disponibili oggi. Ecco perché abbiamo Berlusconi e nolenti o volenti dobbiamo tenercelo. Ecco perché il sistema politico italiano resta bloccato. Perché non sappiamo scegliere una alternativa e una leadership in quanto i “galli si pizzicano tra loro e le galline restano all’asciutto”. Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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