Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘carcere’

Il carcere delle parole e delle assenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2012

Nuova edilizia penitenziaria, otto per mille per ristrutturare gli istituti di pena, porte girevoli da arginare, condanne residue da scontare agli arresti domiciliari-penitenziari, nessun indulto né amnistia per tentare di consolidare un senso di giustizia equa a una disumana ingiustizia.Rimangono ancora tanti problemi e non di poco conto sul carcere italiano, i troppi extracomunitari da riconsegnare ai propri paesi, la miriade di tossicodipendenti abbandonati dentro le celle in attesa della prossima tirata, del prossimo buco, l’esercito di persone miserevoli con le tasche vuote, tanti rumori nella testa, la sofferenza nel cuore da curare, da accompagnare fuori da un carcere che non si piega a nessuna utilità, scopo e prevenzione sociale.Questo carcere costringe a torsioni innaturali quanto il reato commesso, su questa linea di confine che sembra non appartenere ad alcuno, è fin troppo facile affermare con una verità comprata al supermercato delle parole che in galera non ci finisce più nessuno.Eppure chi scrive vi è ristretto da quarant’anni, senza dubbio c’è chi muore strozzato e disperato in una cella, c’è persino chi ci entra come cittadino adulto e ne esce come un adulto bambino, pronto alla detonazione che senz’altro avverrà.In carcere ci si va e come, si resta in un angolo dimenticato, non per pensare al male fatto agli altri ed a se stessi, ma perché schiacciati nella violenza del nulla, spingendo la mente a mosse obbligate per contenere l’ingiustizia di una pena, che sortisce l’effetto ipnotico autoassolvente, che mette in scacco la propria colpevolezza, figuriamoci le eventuali responsabilità.C’è in atto un nascondimento della follia individuale, dimenticando quella sociale in fase di implosione, peggio, di indifferente fatalità, al punto da accettare passivamente la tesi di un recinto dove ognuno è potenzialmente un morto che cammina.Non si tratta di emanare un atto di clemenza, occorre ripensare davvero ai tetti spropositati delle condanne, alle celle anguste che devastano ciò che è già sufficientemente ammaccato, ai benefici carcerari ridotti al lumicino. E’ necessario pensare ai programmi, ai progetti fattibili perchè chi esce non abbia a ritornarvi.Ma quali investimenti sono approntati, per rendere inattuabile la pratica darwiniana dell’alzare il tiro onde assicurarsi un’impossibile impunibilità.Cambiare è possibile, cambiare mentalità e atteggiamenti è un ‘opera di ricostruzione attuabile, ma nessuno si salva da solo.Quel che è sotto gli occhi di tutti induce a richiedere subito questo balzo in avanti, perché nelle carceri le persone muoiono, esse non scontano soltanto una condanna, ma un sovrappiù che consiste nelle sofferenze fisiche e psicologiche, negli abbandoni e nelle rese di una sconfitta che non esprime alcuna pietà.Ci sono situazioni devastanti, degradanti: alcune assolutamente non scelte, né mai totalmente descritte dalla cronaca o dalla romanzata fiction televisiva, permane il parassitismo strutturale che non consente responsabilizzazione nell’irresponsabile, ma altera e compromette ogni processo cognitivo, creando un arretramento culturale galoppante e una sorda commiserazione.Allora è davvero urgente una riforma che sottenda un valore in sé e trascini con sé la volontà a progettare e organizzare percorsi alternativi al carcere, per evitare inutili effetti spostamento-trascinamento.Posso assicurare che in carcere non si sta bene, è un luogo di afflizione, ma il sopravvivere abbruttendosi non ha alcun valore di interesse collettivo. Fino a quando non si comprenderà che in carcere si va perché puniti e non per essere puniti, questa dicotomia spingerà il detenuto privato della libertà a sedersi a tavola con la morte, decidendo di guardarla in faccia e sfidarla. Senza però tenere in considerazione che la morte quasi sempre vince. E’ una prova questa, che indica la paura del potere della morte, ma ugualmente il carcere continua a rimanere un luogo non autorizzato a fare nascere vita nè speranza, non rammentando che l’uomo privato della speranza è un uomo già morto.Momento dopo momento, giorno dopo giorno, anno dopo anno, in compagnia del solo passato che ricompone la sua trama, e passato, presente e futuro sono lì, in un presente che è attimo dove non esiste futuro.
Quando il sentimento dell’amore è segregato, sei ancorato a una stanchezza che ti fa sentire perduto; hai in comune con il tuo simile solo un dolore sordo, che evita di guardare all’indietro nè di pensare al domani, e allora riconoscere i propri errori è un’impresa ardua.Le analisi sistematiche a questo punto servono poco, per rendere più umano l’inumano: sono più propenso a credere che dobbiamo convincerci noi, quelli dentro, della possibilità di raggiungere dei traguardi e degli obiettivi, per ritornare a volerci un po’ bene, per riuscire a essere persone e non solo numeri usati per la statistica.Finchè i ragionamenti saranno un’estensione degli atteggiamenti negativi, le rappresentazioni mentali si trasformeranno in eventi negativi.Spesso la voce sociale indica il carcere come extrema ratio sulla carta ma prima necessità nelle intenzioni di chi sta all’angolo della paura e della sofferenza. Un carcere-medico sprovvisto di lauree per intervenire sui sintomi, sulle malattie, le terapie da apportare, affinché sordi, muti e ciechi non abbiano a continuare a calpestare i diritti altrui.Quando l’investimento ( non mi riferisco esclusivamente a quello finanziario ) copre quasi interamente il comparto della sicurezza, riservando poca attenzione-volontà, quella vera per la prevenzione-ricostruzione individuale, si produce una torsione che ammutolisce la coscienza.La stessa richiesta di giustizia giusta, perché pronta, equa, corrispondente alla esigenza di riparazione, non riceve alcun conforto, così che la sensazione comune indossa la maschera e i denti affilati della solitudine, spingendo ad affidarci al carcere che ancora non c’è.Sicurezza, rieducazione, risocializzazione, riparazione, appaiono sempre meno come il collante che può tenere insieme una società e farla crescere, politica e stili di vita si travestono di ideologie d’accatto, gli obiettivi a tutela delle persone divengono esigenze contrapposte, una didattica inversa a una pedagogia in costante affanno, come se ognuna di queste facce della stessa medaglia fossero improvvisamente vissute come aut aut al fare sicurezza: mettere in salvo il benessere delle persone, eliminando la parte di interventi che riguardano un preciso interesse collettivo, quella ricomposizione della frattura sociale, da attuare attraverso pratiche, funzioni, trattamenti che rimandano a una giustizia che rispetta la dignità delle persone, di quanti sono detenuti e stanno scontando la propria condanna, e intendono ritornare parte attiva del consorzio sociale, non certamente come soggetti antagonisti, perché ancora delinquenti.Le parole tentano di nascondere assenze e mancanze politiche, giungendo a fare di qualche certezza il terreno fertile della dubitosità, al punto da raccontare che sulla giustizia, sulla pena, sul carcere, le modalità da registrare sono quelle che vorrebbero la prigione come un albero senza radici, una città senza storia, un luogo di castigo sommerso indicibile, una sopravvivenza-negazione di una reale possibilità di riscatto da parte di chi paga il proprio debito alla collettivitàQuest’ultima pretende giustamente sanzioni efficaci a ripristinare l’ordine violato, ma deve evitare che l’esclusione del reo diventi una mera conseguenza di un sonno intellettivo, rimandando a tempo indeterminato la rielaborazione del reato, soprattutto dell’atteggiamento criminale, diventato nel frattempo uno status quo per lo più miserabile, ma non per questo meno pericoloso.Istituzione carceraria bistrattata e umiliata nei suoi contenuti “tutti”, ma tirata per i gomiti senza tanti complimenti, allorché sale disperata la richiesta di assolvimento dei problemi sociali, una specie di strategia studiata a tavolino, affinché sul carcere scenda un silenzio auto-assolvente, che produce noncuranza indifferente sui doveri e pure su qualche diritto di chi sta in cella. Forse la condicio sine qua non per una carcerazione meno brutale sta nel non indulgere in umanitarismi falsificanti le responsabilità, ritornando a consegnare al carcere la sua funzione, che non può essere basata su un versante prettamente retributivo, in quanto ciò non combatte efficacemente la recidiva, anzi la aumenta spaventosamente. (Vincenzo Andraous)

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Il carcere che non c’è

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2011

Italiano: Il Carcere Mamertino (antico carcere...

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Se qualcuno volesse soppesare il mal di pancia di un paese, il malessere-disagio sociale che recide il valore delle relazioni, è sufficiente smanettare nella rete, saltellando da un blog all’altro. C’è un po’ di tutto, il furore e la rabbia di un popolo di delusi, e c’è pure poca conoscenza, un metodo artigianale dell’imparare, poco propenso a educarci a conoscere quanto ci circonda.Di fronte a questo pasticcio delle intenzioni, che affondano le radici nelle nostre emozioni, c’è forte la richiesta di abbandonare i parolai interessati e intenzionali, di mettere in campo una giustizia equa, una solidarietà costruttiva, che non dimentica le priorità di tutela a garanzia delle vittime di soprusi e omertà, ma che da questo punto di partenza rilancia nuove opportunità di conciliazione da parte del detenuto.La società non è qualcosa di astratto, che si riduce al parlato, al raccontato, è piuttosto una comunità fatta di persone, di istituzioni, di regole autorevoli da rispettare.E il carcere è società, non certamente una manciata di feudi out rispetto alle normative statuali, ma soggetti fondanti lo stato di diritto, eppure il carcere è diventato quotidianamente un caso che desta interrogativi, inquietudini, sordamente rispedite al mittente.Dentro le celle ci sono persone che scontano la propria pena, persone che lavorano, altre che svolgono il proprio servizio volontaristico, si tratta in ogni caso di cittadini, siano essi detenuti, o che prestano la loro professionalità, che consegnano il loro tempo alla speranza di tirare fuori insieme il meglio da ogni uomo privato della libertà. Ma ciò può essere raggiunto unicamente operando con lo strumento dell’educare, non con la solita reiterata tergiversazione per impedire la comprensione, la possibilità di una parete di vetro, dove osservare quel che accade, o purtroppo non accade per niente, perché il diritto è sottomesso e violentato dal sovraffollamento, dagli eventi critici, dai problemi endemici all’Amministrazione.Il rispetto per il valore di ogni persona ha urgenza di essere inteso non come qualcosa di imposto, ma come una condizione esistenziale da raggiungere attraverso l’esempio di persone autorevoli, anche là, dove lo spazio ristretto di un cubicolo blindato, non dovrebbe mai annientare la dignità del recluso.Se è vero che le vittime sono quelle che soffrono dimenticate nella propria solitudine, se i parenti delle vittime se la passano peggio dei colpevoli, occorre davvero fermarci a riflettere, pensare quale società desideriamo, di conseguenza quale carcere condividere, e non rimanere indifferenti a un penitenziario ridotto all’ ingiustizia di una afflizione fine a se stessa.

Italiano: carcere di Prato English: Prato prison

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In questa sopravvivenza carceraria, c’è una incultura che alla pena di morte vorrebbe consegnare la patente salvavita, basti pensare ai quaranta suicidi in questa metà di nuovo anno.Forse come nel Fidelio di Beethoven, non è sufficiente “cacciare via velocemente il cattivo suddito“, alle teorie assolute che pretendono di punire perché è stato commesso un reato, e le altre, che puniscono per impedire che nel futuro se ne commettano altri, c’è urgenza di chiederci quale persona entra in un carcere, e quale “cosa” ne esce, quale trattamento ha ricevuto quella persona, se oltre alla doppia punizione impartita, ha avuto possibilità di imparare qualcosa di positivo, o se invece di rieducazione, si tratta di una definitiva devastazione. (Vincenzo Andraous)

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Carcere tra vittime e carnefici

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2011

Il carcere

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In questi giorni sento dichiarazioni importanti da parte di uomini autorevoli, leggo lettere drammatiche scritte da persone detenute, che fino a ieri erano riferimenti certi per l’intero paese. Uomini di comando e di strategia politica incappano negli errori propri, nelle malefatte agite alle spalle, nei ripieghi del denaro che non fa prigionieri, scivolano dentro una cella dove rasentano la follia di una giustizia in solitudine, una legalità presa per il bavero, una equità che veste i panni del clown. Terribile e disperato l’urlo che si alza da quelle righe scritte in affanno, che ora fanno i conti con ciò che in carcere accade, ma che pure ieri era all’ordine del giorno, senza morso allo stomaco, senza un moto di consapevole disgusto civico. Qualcuno si sente in diritto di ridere e gioire del dramma di un onorevole caduto in disgrazia, invece è un liscio e busso che non assolve alcuno, che non fa scomparire la carenza di spazi, di materiali didattici e di mezzi, di attività trattamentali degne di questo nome, la disperante necessità di impiegare la volontà umana per riuscire diversamente dal passato. Il carcere è materia estremamente sdrucciolevole, addirittura ingannevole, ma quale pena, quale percorso occorre consegnare, quale significato, quale insegnamento fare scaturire da una carcerazione che riguarda tutti, vittime e carnefici, innocenti e colpevoli, perseguitati e furbi di vecchio e nuovo conio. E’ forse sufficiente buttarla nel ridicolo, costruendo abbellimenti dialettici, nelle parole di qualche ex potente finito in galera, che riconosce la barbarie penitenziaria italiana, le tumefazioni alla dignità di ciascuno, ben sapendo che quando la dignità è trucidata, la stessa umanità scompare, non resta che l’indifferenza a fare da sepolcro.
Non è limitativo ovviare a questa illegalità istituzionale, a questa ingiustizia statuale, attraverso la domanda fatidica: ma tu dov’eri quando urlavamo di una prigione irrappresentabile almeno quanto il reato commesso. Tu dov’eri quando altri parlamentari girovagavano per le prigioni della penisola, denunciando lo stato di abbandono, di violenza, la disperazione dei restanti neuroni ingabbiati tra le sinapsi del cervello, oramai in balia della follia. Ti sei mai chiesto quanti suicidi quest’anno hanno sancito l’edema della violenza dentro un carcere, quanta morte quest’anno ha alimentato l’illiceità di un girone dantesco camuffato da percorso di riparazione e riconciliazione. Della vera emergenza interpretata male, in questo recinto chiuso per il mantenimento dell’ordine e la sicurezza, ma irriguardoso e soprattutto antitetico a quel rispetto richiesto e auspicato per ogni persona umana, libera o detenuta che sia. Un carcere popolato di diseredati da ogni possibile eredità valoriale, del valore insito in ogni cittadino, dove ora “fanno vasche” pure gli uomini di vertice, eppure quante volte si è consigliata maggiore prudenza e attenzione, perchè in carcere potrebbe finirci chiunque, perfino chi oggi si sente impunito per vocazione e chi invece innocente lo è per davvero. Chissà se almeno adesso le parole pronunciate da un grande Direttore di prigione: “ il carcere dovrebbe arretrare nella sua voglia di dominare, controllare, punire, e mettere al centro della propria filosofia di vita la persona, diventando un’istituzione di servizio”, saranno ben di più del solito scatto in piedi, finalmente materia importante per un preciso interesse collettivo. (Vincenzo Andraous)

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Il carcere di Arezzo chiude?

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2011

Si vuole chiudere il carcere San Benedetto di Arezzo? Questa è la domanda ricorrente e allarmata tra il personale di vigilanza e amministrativo in pianta organica all’istituto, che dal 12 giugno scorso non effettua più servizio in quanto è stato svuotato anche degli ultimi detenuti, con la motivazione di ristrutturazioni interne. Peccato che però di lavori dentro al carcere, che avrebbe sì bisogno di ristrutturazioni con una previsione di spesa dai 2 ai 4 milioni, non se ne sono ancora visti e non sono in previsione, né finanziati né appaltati. Ma allora perché non continuare a tenere in funzione nel frattempo quella piccola sezione di “accettazione” (da 10 a 19 detenuti) che serviva a custodire temporaneamente le persone arrestate nel territorio della Provincia fino alla convalida o meno dell’arresto? Questa era l’unica sezione, assieme a 4 detenuti definitivi lavoranti e un semilibero, rimasta attiva dopo che, nel luglio 2010, erano iniziati dei lavori di ristrutturazione delle mura esterne, per un importo di circa 2 milioni e mezzo d’euro, con termine previsto al prossimo novembre. Ora che anche questa sezione è stata “temporaneamente sospesa” in attesa di lavori di non si sa quando, le Forze dell’Ordine che effettuano gli arresti nel territorio aretino sono costretti a portare le persone arrestate a Firenze, a Siena o a Perugia, trasferimenti che costano certo tempo e denaro, e che privano per il tempo necessario il territorio di competenza della loro azione di controllo e prevenzione. Inoltre, anche magistrati, legali e parenti dei detenuti, sono costretti a simili dispendiose e impegnative trasferte per le convalide degli arresti, l’assistenza e i colloqui. Senza considerare che tutto il personale del carcere di Arezzo ora attende risposte dal DAP alle incognite apertesi in questo modo sul proprio futuro lavorativo, e temono di venire distaccati un domani presso altri istituti toscani. In un quadro di grave sovrappopolazione dei detenuti in tutta Italia, con quasi 5000 detenuti nella Regione Toscana a fronte di poco più 3000 supposti posti tollerabili, di sempre peggiore carenza di risorse e di organico, il sospetto di un ulteriore sperpero di denaro e della soppressione o della sospensione a tempo indeterminato di un istituto di pena, grava come un macigno sulla disastrata situazione penale della Toscana e nazionale. Per avere delle risposte in merito, con il Sen. Marco Perduca, abbiamo presentato un’interrogazione al Ministro della Giustizia. Lo dichiara la senatrice radicale Donatella Poretti.

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Carcere Catanzaro: situazione grave

Posted by fidest press agency su sabato, 14 maggio 2011

I deputati calabresi del Partito Democratico, onn. Franco Laratta e Nicodemo Oliverio, visitano il carcere di Siano, Catanzaro, dove la situazione ha raggiunto livelli esplosivi, tanto da non poter più accogliere nuovi detenuti. Intanto si registra un’impennata di suicidi, mentre scoppiano in continuazioni liti e tafferugli fra detenuti. “Vogliamo renderci conto della realtà in cui si trova il carcere di Siano- hanno affermato Oliverio e Laratta- anche perchè mercoledi prossimo è in discussione alla Camera dei Deputati una mozione sulla situazione delle carceri italiane”. Per Franco Laratta: “Il Governo ha una diretta responsabilità sulle condizioni assai gravi in cui versano le carceri italiane. Mi chiedo che fine abbia fatto l’annunciato ‘Piano carceri’ del ministro Alfano, che fine abbiano fatto le risorse finanziarie che avrebbero dovuto rendere più vivibili i nostri istituti di pena. In carcere ormai è una strage di detenuti, la gran parte dei quali in attesa di giudizio, quindi tanti innocenti o estranei ai fatti che non ce la fanno e preferiscono il suicidio”. Laratta e Oliverio hanno anche annunciato una interrogazione urgente al ministro di Giustizia sulla maxrissa tra detenuti scoppiata nel carcere minorile di Catanzaro, che ha provocato alcuni feriti fra gli agenti di custodia

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Carcere alternativo per le madri detenute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 aprile 2011

Approvato definitivamente il 30 marzo il Disegno di Legge che tutela il rapporto fra detenute madri e figli minori. Quando imputati siano o una donna incinta o madre di figli non oltre sei anni d’età, o un padre (se la madre è deceduta o non in grado ad assistere i figli), la custodia cautelare in carcere non può essere disposta fino a quando i figli non avranno compiuto il sesto anno di età. Circa il diritto di visita al minore malato: il magistrato di sorveglianza può concedere il permesso con provvedimento urgente: nel caso di ricovero ospedaliero terrà conto della durata del ricovero e del decorso della patologia. In situazioni di assoluta urgenza il permesso è concesso dal direttore dell’istituto. La condannata, l’imputata o l’internata madre di un bambino di età inferiore a dieci anni, o il padre condannato, imputato o internato (qualora la madre sia deceduta o non sia in grado di assistere il figlio) sono autorizzati ad assisterlo durante le visite mediche relative a gravi condizioni di salute. Quanto alla detenzione domiciliare: essa può avvenire (per curare ed assistere i figli) presso un istituto a custodia attenuata o, se non sussiste concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti, nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora o in luogo di cura. Infine, se la pena non può essere espiata nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora, potrà essere espiata in case famiglia protette, se siano state istituite. Le caratteristiche tipologiche delle case famiglia protette sono determinate con Decreto del Ministro della Giustizia d’intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali.

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Carcere: tutela alla salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2011

Lamezia Terme. 1 aprile, l’on. Doris Lo Moro, membro della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari regionali, visiterà il carcere di Lamezia Terme per effettuare un sopralluogo nella struttura penitenziaria calabrese in cui da tempo si registra una situazione di emergenza dovuta al grave sovraffollamento. La visita è prevista nell’ambito del filone d’inchiesta sulla tutela del diritto alla salute fisica e psichica all’interno delle strutture detentive, coordinato dagli on. Melania De Nichilo Rizzoli e Doris Lo Moro e avviato a dicembre 2009 dalla Commissione presieduta dall’on. Leoluca Orlando. Sono sempre più allarmanti, infatti, i dati della Uil Pa Penitenziari sui suicidi in carcere: 14 detenuti, dall’inizio dell’anno a oggi, si sono tolti la vita, 194 sono stati i tentati suicidi e 1025 sono stati gli episodi di autolesionismo. Episodi che crescono di pari passo con l’aumentare del sovraffollamento: 67.318 detenuti al 20 marzo 2011 a fronte di una disponibilità reale di posti detentivi pari a 45.059. “Il surplus di 22.259 detenuti, che determina un indice medio nazionale di affollamento pari al 54,2%, si traduce in un  peggioramento delle condizioni di vita, della situazione igenico-sanitaria e, più in generale, della sicurezza fisica”, ha spiegato Orlando. “A Lamezia Terme, da questo punto vista, si registra la situazione peggiore, con un indice di sovraffollamento pari al 193%. Dopo aver già visitato il carcere di Sulmona, La Spezia e Laureana di Borrello, la Commissione d’inchiesta, che ha il compito di verificare la garanzia del diritto alla tutela della salute per tutti i cittadini, compresi quelli privati della propria libertà personale –  ha concluso Orlando – effettuerà, pertanto, un sopralluogo nel penitenziario calabrese, al fine di conoscere personalmente la situazione ed assicurarsi che le condizioni di vita, già di per sé dure a causa della detenzione, non vengano aggravate dal mancato rispetto dei livelli essenziali di assistenza”. (Livia Parisi)

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Morti in carcere

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2011

Roma – <<È importante fare piena luce sul caso di Carmelo Castro, il ragazzo di 19 anni deceduto in carcere a marzo del 2009>>. Lo afferma Antonio De Napoli, Portavoce del Forum Nazionale dei Giovani, l’unica piattaforma di rappresentanza giovanile in Italia. <Castro è deceduto dopo tre giorni di detenzione. La famiglia – prosegue De Napoli – non ha mai accettato la tesi del suicidio così come riportato formalmente, chiedendo immediatamente la riapertura delle indagini, negata a distanza diquasi un anno. A questa richiesta si è recentemente associata anche Antigone, rilevando numerose stranezze nei verbali depositati in procura e nei referti medici>>. <<Il Forum si è occupato pochi mesi fa di giustizia penitenziaria con una ricerca sulla percezione che i giovani hanno della funzione sociale del carcere. Sono emersi – aggiunge il Portavoce del Forum – dati molto interessanti che indicano un’attenzione particolare dei giovani sul complesso tema delle carceri. Fugare definitivamente ogni dubbio sulla morte di un ragazzo di appena 19 anni deve essere la principale preoccupazione. L’emergenza carcere si combatte anche facendo piena luce su casi come questi>>. <<Ricordiamo – conclude De Napoli – che le morti in carcere nel 2010 sono state più di 170, un dato che non può essere considerato una semplice statistica>>.

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Radicali: Capodanno in carcere

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 dicembre 2010

Padova. Una delegazione Radicale guidata da Marco Pannella, composta dalla deputata Rita Bernardini e dai membri del Comitato nazionale di Radicali Italiani Matteo Angioli e Maria Grazia Lucchiari, oggi sarà a Padova per visitare gli istituti di pena e trascorrere la notte di Capodanno con i detenuti. Alla delegazione si unirà anche la direttrice di Ristretti Orizzonti Ornella Favero.
Alle ore 14 i Radicali si recheranno in visita alla Casa Circondariale di Padova. Al termine la delegazione si sposterà alla Casa di Reclusione “Due Palazzi”, per cenare e attendare l’arrivo del nuovo anno insieme ai detenuti, agli agenti e alla redazione di Ristretti Orizzonti.

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Del carcere sappiamo davvero tutto?

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2010

Sul carcere è scesa nuovamente una cappa fumogena, una sorta di comando a non  esaltare troppo la pietà, in fin dei conti è tutto nello stato naturale delle cose, la ferraglia arrugginita  è ben custodita, non vale la pena dedicare tempo e denaro, meglio impegnarsi su altri fronti, più redditizi in termini di visibilità e consenso. Questa è la sintesi su cui poggia l’intero impianto penitenziario italiano, il sentire comune sul carcere, che trasforma il diritto dei principi fondamentali in optional da sbandierare a comodo,  che non interpellano la nostra coscienza, sul ruolo,  sull’utilità, la stessa pena che alberga drammaticamente all’interno delle sue celle. C’è un conflitto permanente sulla giustizia, un quotidiano affermare ciò che è vero oggi è falso domani, una dinamica che riproduce e rafforza intolleranza e indifferenza nei riguardi di chi ha sbagliato ma rimane un cittadino detenuto, che bisognerebbe aiutare a diventare una persona  con il proprio contributo da consegnare alla collettività.
C’è un silenzio che non possiede responsabilità per gli effetti collaterali, gli eventi critici,  che attraversano le fondamenta del carcere italiano: si muore sul terzo piano di un letto a castello, su un materasso buttato a terra, sopra una turca posta a fianco delle stoviglie miserabili disperse qua e là. Si muore così, avvolto il capo in un sacchetto di plastica, con una corda, con un po’ di sapone, si muore lentamente con gli occhi sbarrati, per vederla tutta la propria vita annientata, dentro una latrina fatiscente a dismisura. Quando un uomo se ne va in questa maniera, è  privato della possibilità di un perdono, muore castigato a morte, con il male a farla da padrone, muore con la speranza strozzata in gola, senza tribunali, senza giudici, una condanna nella condanna, il suicidio è un’arma di ritirata strategica, è attenuante prevalente alla aggravante, diviene uscita di emergenza per chi dall’altra parte del muro di cinta,  volta le spalle, abbassa lo sguardo, dimenticando che la periferia è il luogo da dove parte la città, la ramificazione di ogni esistenza.
Del carcere tutti sappiamo tutto, ma a pochi importa qualcosa davvero, questo vale anche per chi in carcere si arrende, per chi in galera sopravvive, per chi ci lavora, perché ognuno parla, agisce, dimentica, per ideologia, per appartenenza, ciascuno mira al proprio interesse personale, al rafforzamento della propria casta, al male minore da scegliere. Educare a rieducare è capacità  operativa a ricostruire insieme, non è una forma dialettica rinsecchita, che serve solo a giustificare le inadempienze, ma intendimento a ritrovare un sistema di valori condivisi, come processo veritativo per una conquista di coscienza.  (vincenzo.andraous)

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Sovraffollamento carcere minorile

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 novembre 2010

Bologna. “Le agitazioni sindacali che hanno coinvolto di recente il carcere di Pratello, rientrano in un clima di penalizzazione che il nostro governo porta avanti ostacolando la sopravvivenza di numerose strutture pubbliche e private. La Regione non appoggia di certo questo comportamento e forse per tale motivo, l’Emilia Romagna, è sfavorita in maggior misura”. Dure le parole del responsabile per la provincia di Bologna dell’Italia dei Diritti, Marcello De Giorgio, nell’esprime il suo parere in merito al grido di allarme lanciato dai rappresentati dei lavoratori della polizia penitenziaria del carcere minorile bolognese, a causa della condizione di sovraffollamento della struttura e dell’enorme mole di lavoro a carico degli esigui dipendenti. Molti detenuti sono infatti costretti a dormire a terra in quanto non ci sono più posti letto, e gli agenti di polizia si sono visti revocare ferie e permessi per non lasciare la gestione priva di personale. “Se il centrodestra non intende promuovere un’inversione di tendenza – incalza l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro –, problemi come quello sorto nella struttura del Pratello, si intensificheranno ancor di più. Mi chiedo se gli eccessivi disagi dei reclusi minorenni non faciliteranno episodi ben più gravi, penso ad esempio ai suicidi. Non mi stupirebbe tutto questo, purtroppo negli altri penitenziari dove i detenuti sono maggiorenni, tragedie del genere sono all’ordine del giorno”.

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Pena capitale e morti in carcere

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2010

“Oggi si celebra la giornata mondiale contro la pena di morte. Nei giorni scorsi la Camera, tra un tripudio di belle parole, ha votato alla unanimità  una risoluzione in tal senso. Il fatto e’ che nelle carceri italiane, dall’inizio dell’anno, vi sono stati piu’ di cinquanta suicidi. Non è anche questa una odiosa pena di morte di cui e’ in larga misura responsabile lo Stato?” (On. Giuliano Cazzola)

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No ai bambini in carcere

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 ottobre 2010

Dichiarazione di Rita Bernardini deputata radicale in commissione giustizia:  “Il testo unificato licenziato per la sede referente in commissione giustizia, è la resa completa agli istinti più giustizialisti presenti in parlamento. Quanto contenuto nelle proposte di legge originarie e quanto auspicato dallo stesso Ministro della giustizia con lo slogan “mai più bambini in carcere” è destinato a rimanere un sogno. Eppure, considerate le cifre del fenomeno – stiamo parlando di 60 – 70 bambini in tutta Italia detenuti con le loro madri – si tratta di problema facilmente risolvibile con il semplice buon senso. Ma ormai sembra diventato uno sport molto praticato quello di varare leggi che nulla hanno a che fare con gli scopi originari che ci si prefigge.  Sono tali e tanti i compromessi accettati che è più che sicuro che i bambini piccolissimi continueranno a scontare la galera al seguito delle loro madri detenute; senza che vengano in alcun modo tutelate le esigenze
di socialità e di relazione con l’esterno del minore. Intanto, perché a legislazione vigente ci sono ancora bambini detenuti, se già le norme prevedono forme di detenzione domiciliare speciale per le detenute madri? Semplicemente perché le mamme, per lo più tossicodipendenti e nomadi, sono recidive, e quindi vi è il rischio che una volta uscite dal carcere tornino a delinquere. Ora, la proposta radicale (e anche quella del PD prima delle rinunce compromissorie) prevedeva, oltre al rafforzamento della detenzione domiciliare, anche l’introduzione di forme di custodia presso le case famiglia protette e, solo in casi veramente eccezionali di pericolosità sociale, la detenzione presso gli ICAM, cioè strutture gestite dal ministero dove almeno non ci sono sbarre e personale in divisa. Con il testo unificato viene così a cadere quel percorso individualizzato per mamme e bambini che – come ci avevano suggerito le associazioni del volontariato che abbiamo audito in commissione – avrebbe potuto assicurare un serio reinserimento sociale in grado di abbattere i tassi di recidiva.

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Carceri: trattamenti più umani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2010

Con la sentenza n. 30511/2010 la I sezione della Cassazione penale interviene su un tema doloroso e quantomai attuale: il problema dei trattamenti carcerari. In particolare, con la decisione in epigrafe la Suprema Corte facendo proprio un principio di diritto oltreché umanitario stabilisce che non sono ammessi trattamenti contrari al senso di umanità nei confronti dei detenuti persuadendo le corti di merito ed in particolare il Tribunale di sorveglianza a non infliggere pene che superano l’umana tollerabilità, soprattutto a coloro che si trovano “in condizioni di salute non perfette”. La statuizione fa presente come una sofferenza aggiuntiva sia inevitabile ogni qualvolta la pena debba essere eseguita nei confronti di soggetto in non perfette condizioni di salute. Ma tale sofferenza può assumere rilievo se si dimostra presumibilmente “di entità tale da superare i limiti della umana tollerabilità”.  Sulla scia del principio enunciato la Corte ha accolto il ricorso di un detenuto che doveva scontare una pena di 5 anni di reclusione. L’uomo si era visto negare il differimento della pena che aveva chiesto in vista di un delicato intervento chirurgico per l’asportazione di un cancro al cervello. Il Tribunale di sorveglianza aveva negato ai domiciliari sostenendo che “il regime di detenzione non era incompatibile con la patologia” e che “il reato in espiazione impediva l’uscita dal carcere del detenuto”. La questione è approdata in Cassazione la quale ha dato ragione al detenuto che aveva rivendicato il “diritto alla salute costituzionalmente garantito” chiedendo un trattamento detentivo “più umano”. Alla luce della sentenza in commento e della tragica questione dell’affollamento delle carceri, secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” è giunto il momento di creare in ogni regione ove hanno sede gli istituti di detenzione la figura istituzionale del “Garante per i diritti dei detenuti” affinché siano costantemente tutelati i diritti umani delle persone soggette a pene detentive troppo spesso calpestati in conseguenza di istituti stracolmi ed inadeguati. Ciò anche al fine di tutelare le migliaia di agenti di polizia penitenziaria costretti a tour de force inimmaginabili in altri Paesi europei. In ogni caso lo “Sportello dei Diritti” continuerà a ricevere le denunce e si adopererà per la difesa dei diritti umani dei detenuti in ogni sede.

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Proposta chiusura carcere di S. Sebastiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2010

Luigi Manconi, Guido Melis, Gianpiero Scanu, Arturo Parisi Irene Testa hanno fatto pervenire il seguente comunicato: “Il presidente di A Buon Diritto, Luigi Manconi i parlamentari sardi del Pd Guido Melis, Gianpiero Scanu, Arturo Parisi e il segretario dell’associazione il Detenuto Ignoto Irene Testa hanno chiesto la chiusura immediata del carcere di San Sebastiano perché, nel collasso generale del sistema penitenziario italiano, rappresenta una situazione particolarmente drammatica e palesemente non riformabile. Un istituto fatiscente dove i WC sono a vista, collocati nello stesso ambiente dove i detenuti dormono e cucinano, dove sono ospitati 90 tossicomani senza il supporto di alcun psicologo, dove il caldo d’estate e il freddo d’inverno costituiscono due autentiche forme di supplizio. Il sovraffollamento è superiore a quello medio delle carceri italiane e mancano beni di primissima necessità. Tutto ciò mentre i lavori per la realizzazione del nuovo carcere di Sassari, in località Bancali, appaltati alla ditta Anemone, sono tenuti in stato di assoluta e immotivata segretezza, senza che alcuna informazione venga fornita agli amministratori locali, ai cittadini, ai parlamentari che, da tempo, sollecitano risposte adeguate. Si conferma così che il piano carceri costituisce un vero e proprio diversivo per un governo che si mostra totalmente incapace di assumere qualunque provvedimento in materia. Su tutto ciò Manconi Melis Scanu Parisi e Testa hanno presentato un esposto denuncia alla Procura della Repubblica di Sassari perché intervenga nei tempi più rapidi possibili per accertare lo stato di illegalità in cui versa San Sebastiano e alla Asl di Sassari e al sindaco della città, titolari di competenze in materia igienico sanitaria”.

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L’ispettore Dell’Utri va in “carcere”

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2010

Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata Radicale nel gruppo del Pd, membro della Commissione Giustizia. “Al campione di garantismo, di legalità, di rispetto delle regole Mauro Palma, autorevole Presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, che ci chiede di evitare di includere nel gruppo di parlamentari coloro che, stando alle sentenze, potrebbero esservi ospitati, mi sento di rispondere: “grazie, grazie, grazie a Marcello Dell’Utri”, che ha accolto l’invito di tutti i capigruppo della Commissione Giustizia della Camera, i quali non si sono sognati di escludere alcuno fra coloro che in base all’articolo 67 dell’Ordinamento Penitenziario hanno la prerogativa di effettuare visite nelle carceri senza dover essere autorizzati. Sono convinta che il sen. Dell’Utri farà un ottimo lavoro di sindacato ispettivo, come accadrà per gli oltre 200 parlamentari di tutti i gruppi politici che sotto ferragosto visiteranno gli oltre 200 istituti penitenziari dove detenuti e personale sono sottoposti in modo continuativo a trattamenti disumani e degradanti.”

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Pannella in visita a Regina Coeli

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2010

Oggi, nell’ambito dell’iniziativa “Ferragosto 2010 in carcere” il leader Radicale Marco Pannella sarà in visita alla casa circondariale di Regina Coeli a Roma. Parteciperanno alla visita anche il deputato del Pd Antonio Rugghia e Marco Cappato segretario dell’Ass.ne Luca Coscioni. Al termine della visita, intorno alle ore 12, la delegazione incontrerà la stampa all’uscita dell’istituto.

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Radicali: Ferragosto in carcere

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2010

Firenze 13 agosto a Sollicciano/Firenze. Conferenza stampa alle 11,30 Per l’iniziativa radicale “Ferragosto in carcere”, venerdi’ 13 agosto tocchera’ al carcere fiorentino di Sollicciano per verificare lo stato dei fatti anche dopo le diverse visite compiute in passato. La visita ispettiva sara’ fatta da – Donatella Poretti, senatrice Radicali – Daniela Lastri, consigliere regionale toscano del Pd – Massimo Lensi, consigliere Provincia Firenze, Pdl – Giuseppe Bianco, magistrato – Valentina Piattelli, presidente associazione per l’iniziativa radicale Andrea TamburiAl termine della visita, alle 11,30, all’uscita della casa circondariale di via Minervini, sara’ tenuta una conferenza stampa

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Ferragosto in carcere

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2010

Dal 13 agosto a domenica 15, in tutta Italia, si terrà su iniziativa dei Radicali la seconda edizione del “Ferragosto in carcere”, una massiccia visita ispettiva nei 216 istituti di pena sul territorio nazionale. Oltre 200 tra deputati, senatori, europarlamentari e consiglieri regionali di tutti gli schieramenti politici, garanti per i diritti delle persone private della libertà, ma anche magistrati di sorveglianza, presidenti di tribunali e procuratori generali, nel week-end di Ferragosto si uniranno alla “comunità penitenziaria” per una ricognizione approfondita della difficilissima situazione delle carceri italiane in quello che si sta rivelando l’anno più duro. Mai in passato i detenuti ristretti nelle nostre carceri sono stati così tanti (68.206) e il personale di ogni livello così ridotto nel suo organico. Ciò ha comportato e comporta che oggi – più che nel passato – il carcere sia sempre di più (e spesso esclusivamente) il luogo della pena che poco o niente ha a che vedere con quanto sancito dall’art. 27 della Costituzione Italiana secondo il quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Anche il ricorso eccessivo, e spesso illegittimo, allo strumento della custodia cautelare in carcere stride con il principio costituzionale in base al quale “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Per altro verso, l’art. II-64 della
Costituzione Europea, stabilisce che “nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti”. Dall’inizio dell’anno sono 41 i detenuti suicidi nelle carceri italiane, mentre il totale dei detenuti morti nel 2010, tra suicidi, malattie e cause “da accertare” arriva a 106 (negli ultimi 10 anni i “morti di carcere” sono stati 1.703, di cui 594 per suicidio). Nei primi sette mesi del 2009 (anno che ha fatto registrare il “record storico” di suicidi in carcere, con 72 casi), il numero dei detenuti suicidi era attestato a 31. Un numero inferiore, quindi, rispetto a quest’anno. Un trend negativo che, a meno di clamorose inversioni, a fine anno rischia di produrre un numero di decessi in carcere mai visto, né immaginabile fino a pochi anni fa. Ma non sono soltanto i detenuti a “morire di carcere”: da inizio anno già 4 agenti di Polizia penitenziaria si sono tolti la vita e il 23 luglio si è ucciso anche il Provveditore alle carceri della Calabria, Paolo Quattrone. Tra i promotori del “Ferragosto 2010 in carcere” anche Radio Radicale, con il direttore Paolo Martini, i capigruppo in Commissione Giustizia alla Camera Matteo Brigandì (Lega), Enrico Costa (PdL), Donatella Ferranti (PD), Elio Vittorio Belcastro (Gruppo misto), Federico Palomba (IdV), Roberto Rao (Udc), oltre al Segretario di Radicali Italiani Mario Staderini.

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Il carcere è società

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2010

Più  volte è stato sostenuto che ogni intuizione educativa, responsabilizzante, un cambio di mentalità all’interno di una prigione, è sistematicamente resa monca, dal sovraffollamento, dalla carenza di personale e di fondi.  Forse è possibile recuperare un atteggiamento più attivo e propositivo anche dentro un carcere, perché rifuggire il nuovo, senza scommettersi, non impegnarsi insieme con gli altri, Operatori Penitenziari e Società civile, non esponendosi in prima persona  per la  propria crescita personale e professionale, equivale a non vivere pienamente questa vita che ci precede e osserva, trasfigurando la quotidianità, trascendendo l’umanità stessa.  “Se il carcere permarrà un sistema chiuso, esso gestirà i problemi del cambiamento e dell’aggiornamento tentando di mantenere lo status quo ripiegandosi su se stesso; se invece diverrà un sistema di detenzione aperto agli ideali nuovi e possibili, allora diverrà anche un luogo di reale testimonianza”. Credo che occorra fare bene il proprio mestiere di uomo, sia di uomo libero che di uomo ristretto per gli errori commessi, infatti esercitare il mestiere di uomo, significa agire in modo da rispettare in noi e negli altri la dignità insita all’essere umano. Mi viene in mente la pedagogia della speranza della Comunità Casa del Giovane, quanta importanza abbia una  tecnica dialogica che consenta all’altro di accorciare le distanze, l’essere capaci di ascoltare l’altro in se stessi, con sensibilità diverse, interpretazioni diverse, ma   giungendo alla stessa finalità. Non serve a nulla tifare ideologicamente per una o altra ortopedia penitenziaria, piuttosto c’è necessità di fare camminare rettamente dentro quei percorsi sociali condivisi, per tentare di riparare la frattura, di lenire il dolore e la lacerazione di coloro che hanno ricevuto il male, imparando che espiazione e risarcimento non equivalgono a vendetta, né a indifferenza, colpa-pena-punizione non è un’astrazione filosofica o limitata al giudice che eroga una sentenza, ma memoria di ciò che è stato, e proprio da qui occorre ripartire per una assunzione di responsabilità commisurate alle reali capacità delle persone detenute, per non rendere l’attuale condizione una dimensione di nullità e di peso,  dannoso per se stessi e per gli altri.  (Vincenzo Andraous in sintesi)

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