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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘carceri’

Carceri: Sì a strutture con priorità riabilitazione carcerato”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 maggio 2016

carceri-cella-affollata“Non posso che essere d’accordo con la proposta del ministro Orlando, ripresa anche dal candidato sindaco di Milano Parisi, di ‎cedere ai Comuni le vecchie carceri e costruirne di nuove, piu’ moderne e funzionali, lontane dai centri delle città ma ben servite da infrastrutture, in cui la funzione di riabilitazione del carcerato sia prioritaria. Anche San Vittore e’ un carcere in pieno centro e ormai obsoleto. Mi auguro che, dopo anni e anni di discussioni, si giunga a una soluzione che sarebbe anche sinonimo di riqualificazione di strutture prestigiose, patrimonio della città”. E’ quanto afferma Maurizio Lupi, capogruppo di Area popolare alla Camera e capolista di Milano popolare.

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Nel nome del popolo italiano

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2015

carceri-cella-affollataMe ne stavo disteso in piscina rilassato e tranquillo, acqua blu, un cielo ribaltato ai miei piedi. Una giornata di sole e di riposo domenicale, ci voleva proprio, un bisogno feroce di staccare la spina, la necessità di rimanere in scia a quel dipinto tra le dita. A pochi passi dal mio lettino, una coppia con qualche anno adagiato nei capelli, stanno parlottando con una loro conoscente incontrata casualmente pochi istanti prima. Le parole sono pronunciate con perentorietà, nonostante gli schiamazzi intorno impossibile non farci caso, le voci esprimono consapevolezza di chi sa quel che sta dicendo, si presume partorite dalla conoscenza del tema in oggetto. “Hai sentito che hanno scarcerato quello? Tre anni ed è già fuori, è ospite in quella comunità da quel prete famoso. Proprio vero, in galera non ci sta più nessuno, tutti fuori sti buontemponi, a fare quel che facevano prima, come quell’altro amichetto prima di lui. Non c’è niente da fare questi non cambiano mai, ce l’hanno nel Dna l’irrefrenabile desiderio a reiterare i reati. In che paese viviamo, non ci sono leggi, norme, regole, ognuno fa e disfa come meglio crede, tanto non c’è pena certa, non c’è castigo, non c’è sanzione, la pena retributiva è soltanto una mera utopia”. Pochi attimi e la signora si congeda mentre la coppia di amici ritorna serenamente ad abbronzarsi. Li per li ho sorriso sotto i baffi, mentre la mia compagna con gli occhi chiusi e il sole ben calcato sul viso, non ha colto una sola parola della chiacchierata da poco conclusa. Un malessere sottile mi attraversa la testa, il petto, la pancia, come a volermi significare che non c’è un bel niente da ridere, anzi, permane discutibile il mio silenzio, somigliante a una sorta di comoda ritirata. Per tutto il pomeriggio ho pensato a quelle affermazioni, come a volte l’informazione sia ammorbata a tal punto da fare ammalare di indifferenza il cittadino comune, attraverso una vera e propria inondazione di notizie e accadimenti spesso comunicati con lo strumento dell’appropriazione indebita, costringendo la verità a piegarsi al danno minore. Eppure il carcere non è quello raccontato con la tecnica del bar sport, è piuttosto uno scafo affondato dall’ingiustizia, uno spazio scomposto dai tanti vuoti a perdere, e come traspare evidente dalle affermazioni di quei villeggianti, è percepito come una sorta di scivolata intellettuale.
Le carceri italiane sono sovraffollate di cose, di numeri, di oggetti, di corpi e storie accatastate ma rese inesistenti da colpevoli che non debbono assolutamente fare comunione con alcun innocente. Chissà se sarà davvero così. Ho ascoltato, sono rimasto muto come un pesce, con un sorriso da ebete sulle labbra, invece avrei dovuto intervenire, tentare di dire a quelle persone, che in carcere ci si va e come, soprattutto quelli che si credono i più furbi, in carcere si paga il dazio e come, fino in fondo, anche per quarant’anni checchè se ne dica bellamente il contrario, una, due, tre, condanne, una sopra all’altra, moltiplicate all’infinito, più in là della stessa condanna erogata dal Giudice, dal Tribunale, dal popolo Italiano. A volte il carcere ti seppellisce, ti annienta, ti devasta così profondamente da diventare quel dato statistico che fa di te non più soltanto un detenuto, ma un vero e proprio malato, spesso terminale, ma questo non bisogna dirlo. Le persone non cambiano mai?
Sul carcere pregiudizi e spallucce più o meno pilotate da sempre hanno fatto fallire rinnovamento e ideale rieducativo. Ugualmente gli uomini cambiano “nonostante” questo carcere capovolto negli scopi e nelle sue utilità, sarebbe bene che la collettività guardasse con occhi e sguardi nuovi a cosa non accade mai in quelle celle, quando per le legge, per norma, per quella Costituzione così tanto sbandierata, dovrebbe accadere, non per un atto puramente pietistico, più semplicemente per un dovere che sta a diritto di ogni tutela e interesse collettivo, in quella giustizia giusta che sta innanzitutto dalla parte delle vittime ma proprio per questo non abbandona i rei. Come ho già detto in passato: una comunità è vera quando aperta allo scambio relazionale e delle idee, perché a volte si ha la sensazione di non avere nulla da dare che già non ci sia. Tranne che la voglia e la volontà di crescere insieme. (Vincenzo Andraous)

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Posti letto in carcere: la matematica fai da te

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 agosto 2014

carceri-cella-affollataL’Italia è veramente uno strano paese dove la matematica non è una scienze esatta.E nei carceri italiani si usa la matematica fai da te. A secondo del governo di destra, di centro o di sinistra, e il ministro della giustizia che lo rappresenta, i posti letti in carcere aumentano e diminuiscono come per magia.Fino a poco tempo fa i posti letto erano 38.000 (Fonte: Associazione Antigone, confermati dall’allora Ministra della Giustizia, Annamaria Cancellieri).Dopo qualche mese i posti letto erano diventati 43.000 (Fonte dall’inchiesta di “Reporter”per Rai 3).E con meraviglia l’altro giorno ho letto che i numeri dei posti letto erano di nuovo cambiati: “(…) I dati, aggiornati al 31 luglio, del Ministro della Giustizia indicano nei 204 penitenziari 54.414 detenuti a fronte di 49.402 posti”(Fonte: Il Gazzettino, domenica 3 agosto 2014)Penso che neppure Gesù riuscirebbe a moltiplicare i posti letto come fanno i funzionari del Dipartimento Amministrativo Penitenziario.Credo che gli italiani siano famosi nel mondo per la loro creatività ma penso che negli ultimi tempi la maggioranza dei posti letto in carcere si siano moltiplicati facendo diventare doppie le celle singole e quintuple quelle triple.Bugie e semplificazioni sul carcere se ne sentono tante e ancora l’altro giorno ho letto “Detenuto suicida con la bombola a gas Il sindacato degli agenti di Polizia ha chiesto che siano vietate”.Come se uno non si potesse suicidare impiccandosi con le lenzuola, o con le maniche di una camicia.E come proporre di non costruire più automobili perché nelle strade italiane ci sono troppi decessi per incidenti di macchine.Se si levassero i fornellini a gas nelle prigioni come farebbero i detenuti a mangiare?Non lo sa il sindacato degli agenti della Polizia penitenziaria che il cibo che passa l’Amministrazione dell’istituto non basterebbe neppure per i topi che vivono in carcere?
Quante cose inesatte si dicono e si leggono sul carcere, ma è normale perché parlano tutti fuorché i carcerati.
Sempre l’altro giorno sull’ultimo suicidio che è accaduto nel carcere di Padova, ho letto che il segretario generale del sindacato autonomo di Polizia penitenziaria denuncia carenze negli organici: “Come può un solo agente controllare 80 o 100 detenuti?”.A parte che sono i detenuti che controllano la Polizia penitenziaria-perché non potrebbe essere altrimenti- come farebbe un solo agente da solo a controllare ottanta o cento detenuti senza l’aiuto e il consenso degli stessi prigionieri?Se e carceri non scoppiano, e i detenuti preferiscono ammazzarsi piuttosto che spaccare tutto come facevano nel passato, è merito della crescita interiore dei detenuti, o forse della loro rassegnazione, o, quasi certamente, della quantità di psicofarmaci e tranquillanti che vengono erogati.E trovo di pessimo gusto approfittare dei morti ammazzati di carcere per chiedere miglioramenti sindacali di organico e finanziari.Noi non abbiamo bisogno di agenti penitenziari piuttosto abbiamo necessità di educatori, psicologi, magistrati di sorveglianza e di pene alternative.Ricordo a proposito che per i detenuti che scontano l’intera pena la recidiva sale al 70%, invece per chi sconta pene alternative al carcere la recidiva non supera il 12%.Solo così aumenterebbero realmente i posti letto e diminuirebbero i detenuti nelle carceri italiane, non certo con la matematica fai da te. (Carmelo Musumeci) (foto carcerli cella affollata)

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Carceri: simpone una seria riflessione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2014

Man Behind Bars“Le parole rese oggi dal procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, durante l’audizione in commissione giustizia alla Camera sul dl carceri, ci impongono una seria riflessione” così Alessandro Pagano, capogruppo di Ncd in commissione giustizia alla Camera, commenta la relazione del procuratore aggiunto e già direttore del Dap, Sebastiano Ardita. “Sono due gli aspetti, sottolineati dal procuratore, che preoccupano e non poco. Da una parte, la questione della “liberazione anticipata speciale” che, con il meccanismo previsto dal decreto, per cui lo sconto cresce con il crescere della pena, crea una situazione paradossale, ovvero la possibilità di far uscire i soggetti più pericolosi sul piano criminale. In parole più semplici, ciò vuol dire che a usufruire di tale liberazione anticipata speciale potrebbero essere esponenti della criminalità mafiosa, condannati a pene lunghe. Dall’altra, la questione del risarcimento cosiddetto equitativo. Si tratta di una disposizione che, se applicata massicciamente, costringerebbe lo Stato a sostenere costi elevatissimi. Parliamo di cifre folli, fino a 365 milioni di euro l’anno, tanto quanto lo stanziamento per il piano carcerario” spiega Pagano. “Di fronte a tutto questo, credo sia necessario avviare una seria e profonda riflessione. Dobbiamo evitare che il dl carceri si trasformi in un boomerang, i cui effetti sarebbero tutti a carico della collettività, sia in termini di sicurezza dei cittadini che di costi” conclude.

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Carceri: indulto mascherato

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 agosto 2013

«È incredibile che il Senato piuttosto che correggere il vergognoso decreto svuota carceri, che noi abbiamo ribattezzato “l’indulto mascherato”, sia riuscito addirittura a peggiorarlo. L’abuso della carcerazione preventiva in Italia è una grande questione aperta, che Fratelli d’Italia ha posto tra le priorità che il Parlamento deve affrontare, anche per risolvere l’emergenza del sovraffollamento carcerario. Un conto però è lavorare per modificare il meccanismo nel suo complesso, un altro è intervenire in maniera schizofrenica con provvedimenti che rischiano di compromettere l’incolumità dei cittadini e delle vittime. Sono fattori decisivi, come ad esempio il livello di pericolosità sociale, a determinare quali reati debbano prevedere la custodia cautelare. E nel caso specifico dello stalking si tratta di una misura necessaria per evitare il reiterarsi del reato. Fratelli d’Italia non resterà a guardare: interverremo alla Camera per modificare ulteriormente il provvedimento, anche proponendo un innalzamento del massimo della pena, e ci faremo promotori di un referendum abrogativo a difesa dei cittadini onesti che non devono pagare le inefficienze dello Stato».È quanto dichiara il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Carceri: Napolitano e il Parlamento

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2012

Carcere di Regina Coeli

Carcere di Regina Coeli (Photo credit: Wikipedia)

Dichiarazione di Irene Testa Segretario dell’Associazione Radicale Il Detenuto Ignoto La giustizia italiana, per violazione di ogni termine di durata dei processi e di norme legali per la detenzione, da troppi anni versa in una condizione, essa stessa, di flagrante criminalità ormai “professionale”, come testimoniato dall’ormai triste primato di condanne della Corte europea e dei richiami internazionali contro l’Italia. Unici strumenti di legge ravvisabili per interrompere tale flagranza nel più breve tempo possibile, continuano a essere provvedimenti di amnistia e di indulto che da tempo invochiamo. E’ più che mai opportuno e necessario che il
Presidente Napolitano invochi e suggerisca alle Camere tali mezzi divenuti imprescindibili per il ripristino immediato dello Stato di diritto prima di rendersi sempre più complice, per una sorta di “omissione di soccorso”, del crimine che sempre più consistentemente è consumato.

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Carceri: inadeguatezza dei provvedimenti governativi

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2012

Dichiarazione del Senatore Marco Perduca, co-vicepresidente del senato deln Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, membro della commissione giustizia “Le preziose informazioni che elaborate dall’associazione Ristretti Orizzonti ci confermano oggi che né le misure adottate dal governo Berlusconi col cosiddetto svuotacarceri di Alfano del dicembreo 2010 né quelle più recenti del governo Monti col cosiddetto salva carceri del Ministro Severino abbiano minimamente influito sul sovraffollamento carcerario. Ammesso e non concesso che fosse quello il problema da affrontare alla radice, secondo Ristretti Orizzonti la popolazione detenuta al 29 febbraio 2012 vede in carcere66.632 persone, con un totale in Area Penale Esterna di 30.864. La capienza delle carceri e detenuti presenti Istituti di pena: 206 Capienza complessiva: 45.742 Detenuti presenti: 66.632 Di cui stranieri: 24.069 Di cui donne: 2.846 In Semilibertà: 901 Di cui stranieri: 102 Detenuti presenti per posizione giuridica Condannati definitivi: 38.195 Totale imputati: 26.989 di cui In attesa di primo giudizio: 13.628 Appellanti: 7.130 Ricorrenti: 4.699 Misto: 1.53 Internati: 1.385. Da impostare (**): 63.
Non solo non vi è stata alcuna diminuizione nel numero totale dei detenuti, che avrebbe potuto esser frutto dell’anticipo a 18 mesi del passaggio dal carcere agli arresti domiciliari e del ricorso alle camere di sicurezza per evitare il fenomeno delle cosiddette “porte girevoli”, ma si conferma anche che in oltre un anno dall’entrata in vigore del decreto Alfano, “rafforzato” dal decreto Severino, degli oltre 10mila che avrebbero potuto goderne solo la metà ha ricevuto parere favorevole dalla magistratura di sorveglianza. La Ministra Severino interrogata sull’amnistia non risponde mai nel merito della proposta di Marco Pannella, ma si nasconde dietro questioni procedurali, credo che l’evidenza di questo fallimento possa suggerire maggiore saggezza anche alla vigilia della preprazione del disegno di legge più volte annunciato, ma a oggi scomparso, che il governo vorrebbe inviare alla camere perle pene alternative e possibili minime depenalizzazioni.

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Carceri e amnistia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2011

Prison 2

Image by planetschwa via Flickr

“Condividiamo le parole del ministro della Giustizia, Paola Severino, che ha escluso il ricorso ad amnistie o indulti per risolvere l’annoso problema del sovraffollamento delle carceri. Condividiamo anche la proposta del ministro di ricorrere a misure alternative alla detenzione. A tal fine, ricordiamo le proposte di legge di Italia dei Valori su questo tema, che giacciono da molto tempo in Parlamento, e che ci auguriamo possano diventare base per un serio e costruttivo confronto” lo dichiara Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo IDV alla Camera.

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Una proposta passata sotto silenzio

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2011

Fiore nello Stagno

Image via Wikipedia

Abbiamo scritto giorni fa una lunga lettera al Presidente Monti proponendogli la costituzione di un dipartimento nell’ambito della Presidenza del Consiglio avente come solo obiettivo quello di recuperare le risorse e di individuare gli sprechi per porvi riparo. Un compito non difficile se si pensa che come ha già fatto “striscia la notizia” di casi del genere ve ne sono ad iosa: ospedali, metropolitane, centri assistenziali, carceri ecc., costruiti e poi abbandonati ma anche uffici pubblici nella Capitale, per non dire altrove, che sono sotto utilizzati o che usano personale in eccedenza o mal distribuito. Un dipartimento che secondo il nostro orientamento nascerebbe a costo zero riguardo il personale e che potrebbe autofinanziarsi per potenziare il suo ruolo “indagatore” riscuotendo il 10% delle somme introitate dal recupero degli sprechi. Non avrebbe altro compito che quello di individuare e segnalare alle autorità competenti le anomalie accertate e seguire i correttivi che potranno essere adottati per favorire il recupero delle strutture o il miglior utilizzo dei servizi e del personale. Nello stesso tempo potrebbe diventare un mezzo per accogliere le segnalazioni che provenissero dai cittadini e per accertare in loco la veridicità e l’eventuale gravità de fatti indicati. Questo segnificherebbe anche rendere più sensibile il governo alle istanze che provenissero dal territorio e dimostrare la sensibilità nel dare loro un certo riscontro attraverso una verifica adeguata. Un tempo, ma non molti anni fa, bastava un articolo di giornale che segnalasse una disfunzione nei servizi resi al pubblico della amministrazioni centrali per far intervenire un ispettore del ministero competente per accertare la situazione. Oggi si possono scrivere decine di articoli, formulare migliaia di proteste ma il risultato è l’assenza totale dello Stato e delle amministrazioni locali. Questa insensibilità, alla fine, si ritorce a danno delle istituzioni e che il cittadino vede sempre più come uno strumento repressivo e vessatorio. Un esempio classico lo riscontriamo proprio con la nostra proposta, considerato che il Presidente del consiglio o chi per esso si è guardato bene da accennare a un qualche riscontro sia pure interlocutorio. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Questioni carceri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

“Niente di concreto ancora sul fronte della questione carceri: la discussione deve andare avanti e servono dei provvedimenti al più presto”. Con queste parole Susanna Cenni, deputata toscana del Pd, commenta il breve incontro con la dottoressa Mariapia Giuffrida, direttrice regionale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, avvenuto nei giorni scorsi. “Resto molto preoccupata – continua Cenni – per la situazione del carcere di Ranza e per la mancanza di risposte sia da parte del ministro della giustizia, sia da parte della direzione nazionale del Dap”. “Sovraffollamento, carenza di personale, situazione idrica pessima: queste sono le condizioni in cui versa l’istituto penitenziario di Ranza. La criticità della situazione – prosegue la deputata toscana – è ben chiara anche alla dottoressa Giuffrida, che ha rappresentato le problematiche presenti ai dirigenti nazionali, impegnandosi a verificare ogni possibilità per affrontare intanto il problema idrico. Nonostante la gentilezza e la disponibilità mostrata dalla direttrice, rimango perplessa e preoccupata riguardo alla concreta possibilità di risolvere la questione, o attutirne la gravità alla luce delle novità annunciate sui costi nell’ultimo consiglio comunale aperto a Sam Gimignano”. La parlamentare senese sostiene che la dottoressa Giuffrida ha confermato la sua assoluta convinzione che Ranza rappresenta una priorità nel quadro delle carceri Toscane, ma la dirigente non è stata comunque in grado di indicare possibili soluzioni, e del resto già sue comunicazioni ufficiali avevano confermato questa opinione. “La situazione del sistema carcerario Italiano – conclude Cenni – sembra oramai piombata in un vicolo cieco e drammatico, in un pozzo di disperazione senza fondo; è di questi giorni anche l’accorato appello dei magistrati sul sistema carcerario, un appello al quale il ministro Alfano, evidentemente occupato nella costruzione del Partito degli Onesti, non ha ancora fornito alcuna risposta. Noi comunque non ci arrendiamo, e soprattutto non lasciamo soli gli agenti ed i lavoratori del carcere e i detenuti che vivono una situazione intollerabile per un Paese civile”.

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Radicali: le carceri italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2011

Roma 26 giugno dalle ore 10 alle 12 in piazza Navona, in occasione della Giornata internazionale Onu contro la tortura, i Radicali insceneranno la tragedia degli ottocento morti in carcere dal 2002 a oggi, per denunciare le condizioni di tortura a cui sono quotidianamente sottoposte le migliaia di reclusi negli istituti di pena italiani. La manifestazione, promossa dal Gruppo Carceri di Radicali Italiani, si svolgerà sotto una forca, e vedrà la partecipazione tra gli altri della deputata Radicale Rita Bernardini, del segretario di Radicali Italiani Mario Staderini, di Irene Testa, segretaria de Il Detenuto Ignoto, di Sergio D’Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino, di Marco Cappato, segretario dell’Ass.ne Luca Coscioni, insieme ad altri militanti e dirigenti radicali.

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Carceri: 2 giugno, amnistia per la repubblica

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

Stamani sit-in dei Radicali dalle ore 11 alle 12.30, davanti alle carceri d’Italia perché la Festa della Repubblica possa al più presto essere celebrata anche con uno sguardo alla sua giustizia e alle sue carceri i Radicali saranno presenti davanti alle carceri di:
• Roma – Regina Coeli – Via della Lungara, 29 – organizza: Irene Testa 349.10.91.378
• Fuorni (Salerno)- Via del Tonnazzo, 1 – organizza: Donato Salzano – 349.72.64.967
• Palermo – Ucciardone – via Enrico Albanese, 3 (piazza Giachery) – organizza: Donatella Corleo – 334.37.52.066
• Bologna – Carcere della Dozza – via del Gomito, 2 – organizza: Monica Mischiatti – 339.81.50.231
• Genova- Marassi – Piazzale Marassi, organizza Susanna Mazzucchelli- 3396180810
Marco Pannella è in sciopero della fame ormai da 42 giorni, perché l’Italia «torni a poter in qualche misura essere considerata una democrazia» e affinché venga finalmente varato un provvedimento di amnistia – che nel nostro Paese non viene concesso da 21 anni – indispensabile per il ripristino del funzionamento del sistema giudiziario e della legalità nelle carceri italiane. Insieme a lui, si sono ad oggi impegnati a dar corpo con lo sciopero della fame a questa proposta circa 7500 persone in tutta Italia, tra detenuti e loro familiari, agenti di Polizia penitenziaria, direttori, ma anche
numerosi liberi cittadini e cittadine. L’obiettivo dell’iniziativa nonviolenta di Marco Pannella e di tutti
coloro che la appoggiano vuol essere un messaggio di speranza per l’intera comunità penitenziaria – detenuti, psicologi, educatori, agenti di polizia penitenziaria, infermieri, medici, direttori e personale amministrativo – che vive una situazione di grande sofferenza a causa del sovraffollamento e dell’insufficienza di personale e per tutti quei cittadini che,
ingiustamente, attendono per troppi anni la celebrazione di un processo o agognano in tempi certi e ragionevoli la conclusione di una causa, siano essi imputati o parte lesa. Perché la giustizia nella Repubblica torni al più presto a essere tale.

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Sciopero della fame nelle carceri

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2011

“Aderisco per la giustizia sostanziale, perché la giustizia formale ha fallito”, ha dichiarato Patrizio Gonnella, presidente di Antigone che in questi giorni festeggia i vent’anni di attività, annunciando ai microfoni di Radio Radicale l’adesione all’iniziativa di Marco Pannella, giunto oggi al 33 esimo giorno di digiuno affinché venga varato un provvedimento di amnistia. “68 mila detenuti ristretti in 44 mila posti letto, condizioni di vita intollerabili per un paese democratico, internamento di massa di persone che non sono socialmente pericolose. Di fronte a tutto ciò è necessario un atto di giustizia sostanziale, per questo è importante lo sciopero della fame di Pannella ed è importante che vi sia adesione da parte dei detenuti e di chi come noi da vent’anni ripropone e sostiene con forza le sue stesse argomentazioni. Insieme potremo forse rompere l’omertà mediatica che ci opprime e quell’indifferenza politica che impedisce non solo di discutere l’amnistia o un progetto più ampio di riforma del codice, ma anche alcune insignificanti mozioni parlamentari. Amnistia è una parola che deve far ricordare a tutti che nelle galere ci sono persone i cui diritti umani sono profondamente violati”, ha spiegato Gonnella. Ed è sempre più ampia la partecipazione all’iniziativa del leader radicale nelle carceri d’Italia, dove sono ormai migliaia i detenuti in sciopero
della fame. In queste ore hanno aderito gli istituti di Brindisi e dell’Ucciardone, mentre si continua a digiunare a Regina Coeli, Rebibbia, Rieti, Fuorni, Poggioreale, Catania Piazza Lanza, Sassari San Sabastiano, Agrigento, Cagliari Buon Cammino, Vercelli, Velletri, Milano Opera e San Vittore, Imperia, Ancona, Prato, Ariano Irpino, Venezia, Alessandria, Lanciano, Lucca, Marassi e Santa Maria Capua Vetere. Oltre cinquecento sono invece le adesioni tra i familiari dei detenuti, che si sono così uniti alla lotta di Marco Pannella e dei loro cari, per porre fine allo stato di illegalità delle carceri italiane.

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Carceri: le favole di Alfano

Posted by fidest press agency su sabato, 14 maggio 2011

Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale (Gruppo PD), membro della Commissione Giustizia della Camera dei deputati. E’ triste che proprio nel giorno in cui si celebra la festa della Polizia Penitenziaria, il Ministro Alfano se ne esca affermando che il sistema penitenziario funzioni. Ciò accade mentre gli agenti di polizia penitenziaria sono sotto organico di 6.000 unità, non vedono il loro contratto rinnovato da anni, fanno turni massacranti e si vedono pagare gli straordinari e le missioni con enormi ritardi. La situazione è talmente drammatica che ieri sera il Nucleo Traduzioni di Rebibbia Nuovo Complesso si è autoconsegnato, e la direttrice del Carcere di Siano ha appena annunciato che si rifiuta di far entrare altri detenuti in carcere perché non ci sono più posti. Gliel’ho proposto più volte ad Angelino Alfano: venga con me e Marco Pannella (giunto oggi al 24° giorno di sciopero della fame proprio per quell’amnistia che Alfano si vanta di non aver promosso) a farsi un giro a Poggioreale o all’Ucciardone, a San Vittore, a Regina Coeli, nel Carcere di Gazzi a Messina o a Piazza Lanza a Catania… L’elenco delle carceri, della loro illegalità, del loro portato di morte e disperazione è lunghissimo. Marco Pannella, parlando di galere italiane, usa, a regione, l’espressione “nuclei consistenti di Shoah”. Stasera alle ore 21, il leader radicale parteciperà ad un’edizione straordinaria di Radio Carcere e, da radicali, invitiamo tutti ad organizzare l’ascolto.

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Superaffollamento carceri: contenzioso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 aprile 2011

Brutta tegola per il Ministero di Grazia è Giustizia, già in perenne emergenza per la questione del sovraffollamento delle carceri, dopo la condanna risarcitoria inflittagli dal Tribunale civile di Trieste.Secondo il giudice il Ministero dovrà risarcire oltre 51 mila euro di danno non patrimoniale al detenuto caduto dal letto a castello ingiustamente assegnatogli in quanto palesemente invalido ad una mano. Il dicastero di via Arenula e per esso l’amministrazione penitenziaria, infatti, è obbligato a garantire comunque l’integrità dei reclusi né può essere chiamato a scriminante il permanente sovraffollamento delle carceri italiane. A darne notizia è Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti” Nel caso di specie, il condannato era caduto per terra dalla sommità di un letto a castello a tre livelli e poiché era disabile perché invalido a una mano, non ha potuto attutire le conseguenze della caduta aggrappandosi a un sostegno. Il giudice ha ritenuto infatti che a causa delle condizioni di salute del detenuto quel posto non poteva essere assegnato a questi poiché l’inabilità all’arto superiore era di per sé una causa impeditiva per quella collocazione e pertanto concausa dell’evento di danno tanto da determinare un concorso di colpa al 70 per cento a carico del Ministero. Il togato ha sottolineato che l’amministrazione penitenziaria ha l’obbligo di verificare le condizioni di salute dei reclusi anche al momento dell’assegnazione dei posti letto e per queste ragioni ha condannato il Ministero al risarcimento del danno biologico tabellarizzato secondo le indicazioni del Tribunale di Milano. Alla luce dei tanti incidenti che accadono nelle carceri e della decisione in commento si profilano migliaia di azioni di risarcitorie quando si possa ravvisare la responsabilità del Ministero di Grazia e Giustizia. Come sempre lo “Sportello Dei Diritti” è pronto a coadiuvare i detenuti ed i loro familiari anche in questa battaglia di civiltà giuridica e sociale.

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Salute nelle carceri

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2011

Una delegazione della Commissione parlamentare sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali, guidata dall’ on. Doris Lo Moro, ha visitato stamane il carcere maschile di Lamezia Terme, alla presenza, tra gli altri, del Direttore del carcere, la dott.ssa Mendicino, e del Responsabile sanitario, il dott. Cugnetto.  Il sopralluogo ha evidenziato un sovraffollamento allarmante, pari al doppio del numero considerato come tollerabile: 85 detenuti a fronte di una capienza ottimale di 27 persone e ad una capienza tollerabile di 27. E’ stato inoltre constatato, dato ancor più grave, che questo sovraffollamento è ormai diventato un dato strutturale: da oltre un anno a questa parte, infatti, il numero dei detenuti ha sempre oscillato tra gli 80 e i 90.  Sono complessivamente 40 gli stranieri, ma di questi solo 7 hanno commesso reati in Calabria, mentre gli altri 33 arrivano da altre regioni. Accanto al sovraffollamento è emersa, durante la visita, la carenza di agenti della polizia penitenziaria, sottorganico persino in riferimento alle condizioni ordinarie. L’altra grande criticità riguarda l’aspetto sanitario. Tre le principali problematiche enucleate: la scarsità dei servizi forniti dal sistema sanitario territoriale; la difficoltà nel reperimento farmaci; l’assenza del servizio di psichiatria e la mancanza di continuità col servizio del Sert, a fronte della presenza di ben 23 tossicodipendenti. Infine una guardia medica presente solo dalle 14 alle 20. La delegazione ha visitato la struttura, soffermandosi in particolare sui luoghi di cura, di lavoro e ricreativi, e ha poi incontrato detenuti e agenti, acquisendo dati e documenti che saranno valutati in maniera attenta. “I dati di Lamezia confermano il sovraffollamento ma chiariscono che si tratta di un sovraffollamento strutturale. Evidenziano, inoltre, carenze particolarmente gravi in alcuni servizi sanitari” ha commentato l’on. Lo Moro. “Elementi che la Commissione valuterà grazie ai dati e ai documenti raccolti – ha aggiunto l’on. Lo Moro – anche per capire se le carenze segnalate riguardino solo l’istituto lametino o siano invece indicative di una mancata o parziale attuazione della riforma della sanità penitenziaria, che ha stabilito il passaggio della sanità carceraria dal ministero della Giustizia alle regioni, e della difficoltà che tale riforma incontra nell’esser tradotta in pratica in tutta la Calabria”. “Questa missione come quelle già fatte e quelle che si faranno in altri penitenziari italiani – ha commentato il Presidente Orlando – conferma la dimensione strutturale della crisi degli istituti detentivi e sottolinea la necessità che le condizioni di vita dei detenuti vengano finalmente poste nell’agenda politica del nostro Paese. La Commissione ritiene, infatti – ha aggiunto Orlando – che, accanto alla denuncia di singole gravi disfunzioni, sia necessaria una presa di coscienza da parte della politica e un intervento deciso e organico da parte del Governo, un intervento che incida in modo significativo sulla natura strutturale del problema del sovraffollamento delle carceri”.

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Sovraffollamento carceri in Calabria

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2011

“La situazione delle carceri in Calabria si impone come un’emergenza e occorre adottare al più presto provvedimenti burocratici”. Commenta con queste parole Pamela Aroi, responsabile per la Calabria dell’Italia dei Diritti, la condizione di sovraffollamento che regna all’interno del sistema carcerario calabrese. Il numero dei detenuti è stimato a 3.200, a fronte dei 1.900 posti di capienza previsti. Il contesto in cui si trovano a lavorare gli agenti di custodia non è dunque ottimale e ciò va a discapito della sicurezza stessa. Turni massacranti, straordinari non sempre pagati, aggressività dei carcerati e tentativi di sventare i suicidi degli stessi. Queste le conseguenze limite di un sistema su cui agire senza indugi.

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Sovraffollamento carceri

Posted by fidest press agency su martedì, 14 dicembre 2010

Da alcune settimane il DDL Alfano sulla detenzione domiciliare è Legge. In sintesi il Magistrato di Sorveglianza dispone l’esecuzione domiciliare degli ultimi 12 mesi di pena, ma di fatto vengono esclusi la stragrande maggioranza dei detenuti.  E quindi, a mio parere, è come se si levasse una goccia di acqua salata in un oceano. In 206 istituti di pena ci sono 68 mila detenuti per 44 mila posti letti regolamentari (… ) risulta che tutte queste carceri sono fuori legge dal punto di vista socio-sanitario. I semiliberi sono 887, sono 7800 i detenuti ammessi all’affidamento in prova, mentre sono 4.692 le persone in detenzione domiciliare. (Fonte: ANSA, 22 ottobre 2010) Secondo me, invece di questo DDL Alfano, sarebbe molto meglio che i Magistrati di Sorveglianza non avessero  paura dei mass media e applicassero le leggi che ci sono per mandare a lavorare e, perché no, a togliere la spazzatura dalle strade, tutti i detenuti, boss compresi, che possono farlo.
Dovrebbe far riflettere che su 68.000 detenuti siano solo 877 i detenuti semiliberi che escono dal carcere al mattino per lavorare e rientrano la sera per pernottare nella cella. Pensando con la forza della ragione dovrebbero  essere molto di più, all’incirca 20.000. Il carcere così com’è, fa diventare criminali i detenuti e delinquenti  chi li mette dentro e li tiene in una situazione d’illegalità. E non dimentichiamoci che in carcere ci può entrare chiunque, ma chi è forte, potente e ricco esce subito, mentre i poveracci ci rimangono. Sempre con il DDL Alfano, per fronteggiare l’emergenza in atto, è stata autorizzata l’assunzione di 2.000 agenti di Polizia penitenziaria. Spesso i nostri politici non truffano solo i detenuti, ma riescono a truffare anche la Polizia penitenziaria, perché queste 2.000 unità non superano neppure il numero degli agenti che sono andati in pensione in questi anni. Il carcere è il peggiore nemico di se stesso. (Carmelo Musumeci)

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Carceri: Che fine ha fatto il ddl Alfano?

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2010

Intervento in Aula della senatrice Donatella Poretti, parlamentare Radicale Il disegno di legge Alfano, quello che prevede di scontare l’ultimo anno di pena agli arresti domiciliari e chiamato impropriamente svuota carceri, il cui iter al Senato sarebbe dovuto essere rapido, data la grave situazione in cui versano le carceri italiane messe a dura prova dal sovraffollamento e dalla carenza di operatori, è tristemente scomparso. Tale disegno di legge, cercava di operare un intervento, seppur minimale, sulla gravissima situazione del sistema penitenziario italiano, cercando di portare fuori dalle carceri le persone che stavano scontando l’ultimo anno di pena. In realtà, il disegno di legge si è andato svuotando a seguito delle votazioni della Camera ed il testo che è arrivato in Senato, per stessa ammissione del sottosegretario Caliendo, non riuscirà a intervenire se non su pochissime persone (forse 1.000, o al massimo 2.000). Tuttavia, perlomeno si prevedeva la possibile assunzione di 2.000 agenti penitenziari e ciò avrebbe potuto comportare l’apertura di alcuni reparti e quindi avrebbe consentito di intervenire sul sovraffollamento penitenziario. La Commissione giustizia si era impegnata a licenziare rapidamente questo disegno di legge facendo decadere tutti gli emendamenti, perché, per bocca dello stesso presidente Berselli, si sarebbe dovuti arrivare rapidamente all’esame dell’Assemblea, ma in realtà ciò non avviene perché pare manchi la relazione tecnica, cioè mancano i fondi per coprire l’assunzione dei possibili 2.000 agenti penitenziari. Essendo un disegno di legge di iniziativa governativa, forse sarebbe utile che il Governo trovasse anche i finanziamenti per poterlo sbloccare e licenziare rapidamente. Il provvedimento reca la data del 30 luglio 2010; vista l’emergenza della situazione penitenziaria (di cui è inutile ricordare i numeri: si sta per arrivare a 70.000 detenuti, 55 sono i suicidi dall’inizio dell’anno), forse è il caso che lo stesso Governo si prenda un impegno sull’iter di questo intervento che, seppur minimale, rappresenta un segnale per il nostro sistema penitenziario.

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Appello sulle carceri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2010

Il Comune di Firenze ha aperto una vertenza con la direzione del carcere di Sollicciano, anche in seguito alla segnalazione fatta dalle associazioni A Buon diritto e Antigone lo scorso giugno, per chiedere di intervenire immediatamente per porre rimedio ai gravi problemi che rendono il penitenziario insalubre per detenuti, agenti ed operatori.
I Sindaci, infatti, hanno il dovere di tutelare e garantire l’incolumità, la salute e l’igiene pubblica di tutti i cittadini, anche quella dei detenuti che vivono negli istituti di competenza territoriale. A buon diritto, Antigone e il manifesto lanciano l’appello Sindaci, ora tocca a voi per chiedere a tutti i primi cittadini di assumere la tutela del diritto dei reclusi a vivere in dignitose condizioni igieniche e sanitarie.

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