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Posts Tagged ‘cardiaco’

Scompenso cardiaco, la disfunzione diastolica aiuta a predire il rischio di eventi avversi e morte

Posted by fidest press agency su domenica, 16 Maggio 2021

Bergamo. Lo studio è stato di recente pubblicato su International Journal of Cardiology, una rivista scientifica influente in campo cardiovascolare. I risultati dello studio suggeriscono di aggiornare le linee guida che i cardiologi di tutto il mondo seguono per predire i ricoveri per scompenso cardiaco o il rischio di decesso nei pazienti con scompenso cardiaco, la seconda causa di morte in Italia ogni anno. Nel corso della vita, una persona su cinque è a rischio di sviluppare questa condizione cardiovascolare, che consiste nell’incapacità del cuore di pompare quantità di sangue sufficienti nell’organismo. Oggi gli specialisti cardiologi riescono a classificare, per ciascun paziente, una stima approssimativa della prognosi negli anni a venire, grazie ad algoritmi predittivi che si basano su alcuni parametri, i cosiddetti ‘score di rischio’ prognostico. Secondo questo studio, gli algoritmi andrebbero ora aggiornati, comprendendo la disfunzione diastolica, un parametro che può essere sempre rilevato dagli esami ecocardiografici di controllo. “Con i colleghi ricercatori di Boston abbiamo valutato la probabilità di eventi avversi, tenendo in considerazione i fattori di rischio usati nella pratica clinica, di 1.155 pazienti affetti da scompenso cardiaco a ridotta frazione di eiezione – ha spiegato Mauro Gori della Cardiologia del Papa Giovanni e ‘principal investigator’ dello studio -. I nostri dati dimostrano come proprio la disfunzione diastolica rappresenti il primo fattore da usare per stratificare il rischio di questi pazienti, meglio di quanto si possa fare con parametri di uso comune, quali i peptidi natriuretici. In tutti i sottogruppi, la disfunzione diastolica si è rivelata un grande fattore prognostico indipendente di scompenso cardiaco o decesso in pazienti con frazione di eiezione ridotta. Questo apre a una considerazione utile per noi specialisti. Va tenuto in considerazione questo dato quando si valutano le condizioni di un paziente per stabilire il programma terapeutico più efficace”. Lo studio è nato dal vivace rapporto di collaborazione scientifica tra l’ospedale di Bergamo ed i ricercatori del Dipartimento Cardiovascolare del Brigham and Women’s Hospital (BWH) di Boston, tra cui il direttore della Cardiologia non invasiva Scott David Solomon, professore alla Harvard Medical School. “Il Papa Giovanni è centro di riferimento per lo scompenso cardiaco in fase avanzata o acuta e per pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico, sia a funzione sistolica ridotta che preservata. Trattiamo i pazienti con terapie multifarmacologiche individualizzate, sistemi di assistenza respiratoria e/o di circolo, tecniche di ultrafiltrazione o di dialisi, terapia elettrica, impianti di assistenza ventricolare – ha sottolineato Michele Senni, direttore della Cardiologia e direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Studi come questo hanno una ricaduta clinica immediata. Inseriremo infatti fin da subito nei nostri protocolli la misurazione della disfunzione diastolica come elemento da considerare per la definizione della prognosi e delle terapie per i nostri pazienti”. “Tra il nostro ospedale e quello di Boston è in atto da tempo una relazione che si basa sulla ricerca clinica in campo cardiovascolare e su esperienze di fellowship negli Stati Uniti di nostri medici specialisti – ha commentato Fabio Pezzoli, direttore sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. E’ da collaborazioni come questa che scaturiscono risultati importanti per individuare le cure più efficaci per i nostri pazienti”. International Journal of Cardiology, “Combining diastolic dysfunction and natriuretic peptides to risk stratify patients with heart failure with reduced ejection fraction” Mauro Gori, Brian Claggett, Michele Senni, Dorit Knappe, Ann-Catherine Pouleur, Scott D. Solomon DOI: https://doi.org/10.1016/j.ijcard.2021.04.028

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Cosa fare in caso di arresto cardiaco

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Maggio 2021

Il tema del soccorso in caso di Covid 19 è ancora molto caldo e le raccomandazioni di italian Resuscitation Council sulla procedura da adottare in caso di arresto cardiaco (cioè quando la respirazione è assente o anormale) durante la pandemia sono riprese nelle linee guida che l’ILCOR (International Liaison Committee on Resuscitation che riunisce le 7 società continentali che si occupano di arresto cradiaco) ha pubblicato il 27 marzo. Come spiega il cardiologo di Italian Resuscitation Council (IRC), Niccolò B.Grieco, del Dipartimento cardiotoracovascolare dell’Ospedale Niguarda di Milano, sostenuto dalla fondazione De Gasperis, si raccomanda agli operatori sanitari di indossare i dispositivi di protezione individuale, valutare la respirazione senza mai avvicinarsi al naso o alla bocca della vittima; predisporre protocolli per l’intubazione di emergenza ed elettiva di tutti i pazienti potenzialmente affetti da COVID-19 , sia adulti che bambini, utilizzando tubi tracheali cuffiati o optare per la videolaringoscopia per una migliore visualizzazione ma a distanza di sicurezza; utilizzare un farmaco bloccante neuromuscolare per prevenire la tosse ( salvo in caso di ostruzioni). «Quando si riconosce un arresto cardiaco bisogna chiamare i servizi di emergenza e seguire le indicazioni fornite dal centro in attesa dei soccorsi. Prima di eseguire le compressioni toraciche e la defibrillazione ( se disponibile) è necessario coprire bocca e naso della vittima con un asciugamano o una mascherina. Una volta eseguita la RCP occorre subito lavare accuratamente le mani con acqua e sapone o disinfettarle con un gel per le mani a base di alcol. I “primi soccorritori” che vengono inviati o avvisati di arresti cardiaci in pazienti con COVID sospetto o confermato dovrebbero avere accesso e formazione sull’uso dei DPI per la protezione delle vie aeree. Le équipe che rispondono ai pazienti con arresto cardiaco (sia all’interno che all’esterno dell’ospedale) dovrebbero essere composte solo da operatori sanitari con accesso e formazione all’uso di DPI per la prevenzione della trasmissione aerea. Questi infatti devono sempre utilizzare DPI per la protezione delle vie aeree per le procedure che generano aerosol (compressioni toraciche, interventi sulle vie aeree e ventilazione) durante la rianimazione. Le compressioni toraciche e la ventilazione devono essere eseguite con un sistema maschera-pallone e ossigeno in un rapporto di 30: 2. Deve essere utilizzate un filtro antiparticolato ad alta efficienza (HEPA) o un filtro per scambiatore di calore e umidità (HME) tra la sacca autogonfiabile e la maschera per ridurre al minimo il rischio di diffusione del virus. Bisogna utilizzare due mani per tenere la maschera e garantire una buona tenuta per la ventilazione della maschera a sacco. Ciò richiede un secondo soccorritore: la persona che esegue le compressioni può stringere la sacca quando si ferma dopo ogni 30 compressioni. I team BLS (Basic Life Support ) meno qualificati o a disagio con la ventilazione con maschera a sacco non dovrebbero fornire ventilazione con maschera-pallone a causa del rischio di generazione di aerosol. Queste squadre dovrebbero posizionare una maschera di ossigeno sul viso del paziente, somministrare ossigeno e fornire una RCP con sola compressione».Se il defibrillatore è disponibile, sottolinea Grieco, bisogna accenderlo, applicare gli elettrodi del defibrillatore ed erogare uno shock se il ritmo è fibrillazione ventricolare / tachicardia ventricolare senza polso (FV / pTV). Se si utilizza un DAE, si devono seguire le istruzioni ed erogare uno shock se indicato. Se il paziente rimane in VF /TV e se si indossano DPI per precauzione per via aerea, si possono avviare le compressioni toraciche. In caso contrario, si devono somministrare fino a due shock aggiuntivi (se indicati) mentre gli altri operatori sanitari indossano DPI per precauzione per via aerea. Non si può procedere con compressioni toraciche o interventi sulle vie aeree senza DPI di precauzione per via aerea. Se non è già sul paziente, si deve posizionare una maschera per l’ossigeno e somministrare ossigeno. Lasciare la maschera sul paziente fino all’arrivo di un dispositivo maschera-pallone. Se non ci sono segni di vita (e se si indossano DPI per precauzione aerea), iniziare le compressioni toraciche continue. Se è necessaria una RCP prolungata, prendere in considerazione l’uso di un dispositivo di compressione toracica meccanica e assicurarsi che sia presente un filtro virale (filtro HME o filtro HEPA) tra il pallone e le vie aeree (maschera, via aerea sopraglottica, tubo tracheale). La ventilazione manuale deve essere ridotta al minimo ed eseguita solo da personale competente utilizzando una tecnica a 2 persone. La persona che esegue le compressioni può fermarsi per stringere la sacca. Il personale competente per le vie aeree deve inserire precocemente una via aerea sopraglottica (SGA) o un tubo tracheale in modo da ridurre al minimo il periodo di ventilazione in maschera. Si consiglia di considerare la videolaringoscopia per l’intubazione tracheale da parte di operatori che hanno familiarità con il suo utilizzo in quanto ciò consentirà all’operatore che intuba di rimanere più lontano dalla bocca del paziente. Occorre considerare l’interruzione precoce della RCP se sono state affrontate cause reversibili trattabili di arresto cardiaco; garantire la rimozione sicura dei DPI per prevenire l’auto-contaminazione e intraprendere un debriefing della squadra.

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Scompenso cardiaco, ecco i sintomi precoci da non perdere

Posted by fidest press agency su martedì, 22 dicembre 2020

Chi viene ricoverato in ospedale con una diagnosi di scompenso cardiaco (Sc) potrebbe aver manifestato in passato sintomi precoci dell’incombente evento acuto che non sono stati tempestivamente riconosciuti dai medici, almeno secondo quanto conclude uno studio che ha messo a confronto tre coorti, ciascuna di oltre 26.000 pazienti ricoverati in ospedale per Sc di nuova diagnosi o stabile oppure per broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco).«Il numero di visite ambulatoriali, di ricoveri per altri motivi o la frequenza di accessi al pronto soccorso ha iniziato a salire costantemente durante l’anno precedente, molto più tra le persone che hanno successivamente ricevuto una diagnosi di Sc o Bpco» esordisce Kim Anderson, dell’ospedale Regina Elisabetta II di Halifax, Nuova Scozia , Canada, coautrice dell’articolo appena pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology: Heart Failure, precisando che l’incremento di prestazioni sanitarie è stato particolarmente marcato tra i pazienti con scompenso cardiaco rispetto a quelli con Bpco. «Molti soggetti che sviluppano gradualmente uno scompenso di cuore ricevono la diagnosi solo dopo un ricovero in ospedale e molteplici interazioni con il proprio sistema sanitario» scrivono gli autori, aggiungendo che un aumento della frequenza di contatti con i medici, dato un profilo di sintomi coerente, potrebbe essere considerato un vero e proprio avvertimento. «Gli attuali sistemi sanitari sono ben attrezzati per reagire in modo appropriato agli eventi acuti, ma sfortunatamente sono meno proattivi nell’identificare i sintomi che nel tempo possono portare a un ricovero in ospedale» riprende Anderson. E in un editoriale di commento Harlan Krumholz, della Yale School of Medicine, New Haven, Connecticut, commenta: «Questi risultati suggeriscono, specie ai medici di cure primarie e ai colleghi di pronto soccorso, che è necessario porre un sospetto di scompenso cardiaco ogni qual volta si presenta un paziente con sintomi come dispnea, affaticamento o con edemi agli atri inferiori». (fonte: Cardiologia33)

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Lo ‘scompenso cardiaco’ o ‘insufficienza cardiaca’ è uno dei big killer della cardiologia

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

In Italia si stimano più di 1 milione di pazienti, 5,7 milioni negli USA e 15 milioni in Europa. La prevalenza della malattia aumenta di circa il 2% per ogni decade di età sino a raggiungere almeno il 10% nei pazienti over 70. Lo scompenso cardiaco cronico è gravato da un elevato tasso di mortalità: oltre il 25% muore entro un anno dalla diagnosi e circa la metà entro 5 anni ed è stato stimato che ogni ricovero ospedaliero correlato allo scompenso triplichi il rischio di morte entro 12 mesi. Ne hanno parlato esperti e diretti interessati nel 6° INCONTRO NAZIONALE ANNUALE dal titolo “LA GESTIONE DELLO SCOMPENSO CARDIACO NELL’ERA POST COVID-19: PARLIAMONE CON I PAZIENTI” che si è svolto al Senato a Roma. Nel saluto introduttivo la Presidente dell’Associazione AISC, Porzia De Nuzzo ha rivolto un caloroso saluto ai pazienti presenti e a quelli collegati via streaming ricordando che la pandemia non ha fermato il lavoro dell’associazione che anzi è ancora più motivata a trovare vigore e stimoli per assolvere alla mission di essere vicina al paziente e rendere la sua vita il più possibile normale “Mi riferisco” ha dichiarato la Presidente “non solo ai soggetti con scompenso che rientrano tra i soggetti fragili ma a quelli cronici e affetti da malattie rare che oggi sono presenti con i loro rappresentanti a dimostrazione che il mondo del volontariato ha una risposta univoca alle necessità dei pazienti”.La pandemia di Covid-19 ha rappresentato una sfida impegnativa per la medicina territoriale ma ha avuto in qualche modo un aspetto positivo: il recupero dell’idea che la telemedicina e i teleconsulti potessero mantenere il prezioso filo delle comunicazione con pazienti cronici o a rischio senza metterli in pericolo nel recarsi in ospedale o dal proprio medico. Il sistema di telemonitoraggio domiciliare durato sei mesi ha preso in carico 780 pazienti tra cui sono stati selezionati 325 soggetti positivi al Covid-19 con comorbidità quali diabete ed obesità. Di questi solo 24 hanno avuto bisogno di cure urgenti che sono state erogate tempestivamente e hanno permesso di evitare il ricovero in Terapia Intensiva. “E’ ormai chiaro che un intervento tempestivo nei soggetti covid 19 si traduce in un outcome migliore” sottolinea il Professor Di Somma.A conclusione dell’evento, Maria Rosaria Di Somma, Consigliere Delegato AISC, ha posto l’accento sulla necessità che il sistema sanitario adotti un nuovo modello di cura, basato sulla presa in carico e l’assistenza continuativa. “Un modello di HOME CARE che non deve essere pensato solo per le fasi emergenziali ma inserito in un processo di gestione integrata e interdisciplinare (che comprenda medici di medicina generale, specialisti, infermieri, farmacisti e non ultimo il mondo delle associazioni.) Il mosaico è pronto per essere composto grazie a modelli scientifici e linee guida nazionali. Siamo pronti ad aprire un tavolo di confronto con gli organi decisori che tenga conto della voce del paziente e lo metta al centro del Sistema Sanitario per utilizzare al meglio le risorse derivanti dal recovery Fund e ottenere contestualmente un risparmio di risorse pubbliche.“ By Dr.ssa Johann Rossi Mason

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Non farti battere dallo Scompenso Cardiaco

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2019

Roma Venerdì 8 marzo 2019, ore 10.45 Auditorium della tecnica (Confindustria) Sala Conferenza Stampa Viale dell’Astronomia, 30 conferenza stampa di lancio della campagna nazionale di sensibilizzazione di pazienti e caregiver sui rischi correlati allo scompenso cardiaco, sull’importanza di una corretta prevenzione e sull’urgenza del trattamento.

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Nasce primo Centro Scompenso Cardiaco affidato ad AISC

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

Roma La presa in cura del paziente affetto da scompenso cardiaco segna oggi un importante passo in avanti. Grazie alle convenzioni siglate oggi da AISC – Associazione Italiana Scompensati Cardiaci con l’Ospedale Vannini e con l’IRCCS San Raffaele Pisana prende il via un nuovo modello di gestione del paziente che permetterà una reale presa in carico di quanti sono affetti da una patologia che è ancor oggi poco considerata, pur rappresentando la seconda causa di morte in Italia. Nel 2015, sono stati oltre 17.000 i pazienti che nel Lazio sono dovuti ricorrere ad un ricovero ospedaliero a causa dello scompenso cardiaco, con una degenza media vicina ai 10 giorni (9,4). Nel corso della vita una persona su cinque è a rischio di sviluppare scompenso cardiaco ed è più frequente che questa patologia si presenti in età avanzata, con un’incidenza progressivamente maggiore in relazione all’invecchiamento.Con l’apertura di una struttura dedicata presso il Poliambulatorio di Via Arce – afferente all’Ospedale Vannini – e la firma della convenzione con una realtà di eccellenza per la riabilitazione come il San Raffaele, sarà possibile assicurare ai pazienti affetti da scompenso cardiaco la miglior soluzione in ogni fase della loro patologia, migliorando l’aderenza alle terapie e garantendo una gestione coordinata dei diversi specialisti. Per i pazienti AISC è inoltre previsto uno specifico protocollo diagnostico. Presso il Centro di Scompenso Cardiaco – affidato per la prima volta all’Associazione Pazienti – saranno assicurate anche attività di informazione, ricerca e formazione e presto la collaborazione con l’Ospedale permetterà anche l’istituzione di un master di primo livello per la formazione di personale infermieristico dedicato alla gestione del paziente scompensato.
A rendere ancora più significativa la giornata è la Tavola Rotonda “Un nuovo modello per la gestione ottimale dello scompenso cardiaco in Italia: tra esigenze del paziente, realtà assistenziali e Istituzioni” a cui partecipa anche la Regione Lazio con cui AISC ha da tempo avviato un rapporto di proficua collaborazione per la messa a punto dei Percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali (PDTA) dedicati ai pazienti scompensati che troppo spesso sottovalutano sintomi ed il progredire della loro malattia privandosi così delle cure necessarie. Centri dedicati come quello nato oggi, renderanno più facile riconoscere per tempo la patologia e soprattutto prevenirla, in particolar modo ora che le nuove soluzioni terapeutiche oggi disponibili permettono una significativa riduzione della mortalità.
Il Prof. Salvatore Di Somma, Direttore Scientifico dell’AISC ha concluso – “Nonostante la varietà dei quadri sintomatologici diversi che il paziente può avvertire, tutte le forme di scompenso cardiaco acuto dovrebbero essere gestite in modo uniforme con l’intento di consentire un inquadramento completo delle condizioni cliniche del paziente e soprattutto per prevenire la morte o la reospedalizzazione a breve termine. Purtroppo, ancora molti sono i casi di riammissione/anno in ospedale per riacutizzazioni cliniche da scompenso cardiaco; da qui nasce l’esigenza di creare un percorso unico per i sempre più numerosi pazienti affetti da questa patologia che inizi dal medico di Pronto Soccorso fino al medico di Famiglia passando attraverso le fasi di ricovero in ospedale e quindi in riabilitazione in strutture idonee. Sono quindi molto contento che si intraprenda oggi questa fase di organizzazione innovativa presso centri selezionati per i pazienti AISC ove potersi avvalere del supporto di percorsi assistenziali condivisi con il nostro comitato scientifico e appositamente studiati per le esigenze complesse dei pazienti con scompenso cardiaco”.

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Scompenso cardiaco prima causa di ricovero per gli over 65: dal 2 al 10 maggio campagna in 24 città italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 aprile 2015

cuoreItalia in prima linea nelle Giornate europee dello scompenso cardiaco, promosse dalla Società Europea di Cardiologia (European Society of Cardiology – ESC) e dalla Heart Failure Association (HFA) of the ESC: attività e incontri in 24 città con il patrocinio del Ministero della Salute per migliorare prevenzione e diagnosi di questa patologia che in Italia colpisce 600.000 persone ed è la prima causa di ospedalizzazione per gli over 65. Affanno, difficoltà di respiro, senso di stanchezza sono i sintomi più frequenti dello scompenso cardiaco, la cui incidenza è in aumento a causa degli stili di vita, dell’aumentata sopravvivenza dopo un infarto e dell’invecchiamento della popolazione. Il 30% dei pazienti muore a un anno dalla diagnosi, il 50% a 5 anni.
Oltre 600.000 persone colpite, 500 ricoveri ogni giorno per un totale di 165.000 all’anno, una durata media di degenza che supera i 10 giorni con un totale di 1.650.000 giornate di ricovero all’anno. I numeri dello scompenso cardiaco sono quelli di una vera e propria emergenza sanitaria e sociale. Contro questa patologia si mobilita anche l’Italia: dal 2 al 10 maggio si svolgeranno, con il supporto di Novartis, le Giornate europee dello scompenso cardiaco, declinazione italiana dell’European Heart Failure Awareness Day, campagna europea di sensibilizzazione e informazione promossa dal 2010 dalla Società Europea di Cardiologia (European Society of Cardiology – ESC) e dalla Heart Failure Association (HFA) of the ESC. Grazie al coinvolgimento di Centri di riferimento cardiologici in 24 città di dieci Regioni, da Nord a Sud, cardiologi e personale sanitario, pazienti e familiari, volontari e istituzioni parteciperanno a open day negli ambulatori, incontri educazionali, attività di sensibilizzazione nelle piazze. Capofila della campagna a livello nazionale, la AUSL di Piacenza, la prima istituzione ad aver promosso lo scorso anno questa iniziativa in Italia, con una serie di attività che per la loro efficacia si sono guadagnate il riconoscimento di campagna di maggiore successo a livello europeo.
«Le Giornate europee dello scompenso cardiaco sono una campagna paneuropea che ha l’obiettivo di aumentare la conoscenza di questa patologia, principale causa di ricovero dopo il parto e prima patologia per giornate di ricovero – afferma Massimo Piepoli, membro del Board di HFA e Responsabile Ambulatorio Scompenso e Cardiomiopatie, Ospedale di Piacenza – Siamo lieti che la campagna abbia avuto in Italia il patrocinio del Ministero della Salute, perché lo scompenso ha pesanti ripercussioni in termini di qualità di vita, costi sociali e costi sanitari. La diagnosi tempestiva insieme al controllo dei fattori di rischio permettono di rallentare il decorso della patologia. I progressi compiuti negli ultimi anni ci permettono di intervenire con efficacia, migliorando la sopravvivenza. E per il prossimo anno aspettiamo l’arrivo di nuove terapie farmacologiche che ci auguriamo possano migliorare la prognosi del paziente».

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Scompenso cardiaco

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2010

Milano 22 novembre 2010 alle ore 10,30 presso il Centro Congressi San Raffaele Aula Caravella S. Maria Via Olgettina, 58.   Lo scompenso cardiaco colpisce in Italia circa 1 milione di persone (300 mila delle quali di età inferiore ai 60 anni), ed è diventata negli ultimi anni la prima causa di ricovero ospedaliero (200.000 ricoveri l’anno) dopo il parto naturale. Lo sviluppo di tecnologie innovative per il trattamento di patologie invalidanti come lo scompenso cardiaco offre nuove opportunità di cura ma anche importanti sfide soprattutto riguardo l’appropriatezza e la sostenibilità dell’innovazione stessa. Innovazione che si esprime con l’applicazione di nuovi approcci terapeutici che hanno valore solo se eseguiti nel rispetto delle indicazioni, da operatori esperti nell’ambito di un percorso di cura che ponga il “paziente al centro”. Da qui l’esigenza di un nuovo metodo multidisciplinare che richiede, oltre a nuove soluzioni terapeutiche, l’integrazione di diverse competenze specialistiche che permettano di trovare la soluzione migliore per ciascun paziente. In questo contesto si inserisce una nuova tecnica operatoria, nata da un’idea sviluppata dall’equipe del professor Ottavio Alfieri, Direttore del Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano per il trattamento dell’insufficienza mitralica con rischi notevolmente inferiori rispetto alla chirurgia tradizionale, per la quale si può presentare un sostanzioso bilancio. L’incontro sarà anche l’occasione per prendere in esame gli aspetti economici delle terapie e dei trattamenti rivolti ai pazienti affetti da scompenso cardiaco, una delle patologie croniche a più alto impatto sulla sopravvivenza, sulla qualità di vita dei pazienti e sull’assorbimento di risorse.

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Improvviso arresto cardiaco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

1 ogni 19 minuti: questa è la frequenza di casi di morte per arresto cardiaco improvviso in Italia, per un totale di 60.000 vittime ogni anno. La percentuale di sopravvivenza all’arresto cardiaco è inferiore al 2%, dal momento che i sistemi tradizionali di soccorso non arrivano in tempo per eseguire con successo la defibrillazione elettrica, terapia in grado di ripristinare la normale attività cardiaca. Infatti, ogni minuto di ritardo nel somministrare la scarica elettrica riduce del 5-10% le possibilità di riavviare il cuore. La tempestività dell’intervento è quindi un punto cruciale. Nonostante gli sforzi profusi negli ultimi decenni per migliorare il tasso di sopravvivenza, l’arresto cardiaco extraospedaliero continua a essere una delle principali cause di morte in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi industrializzati: in Italia corrisponde al 10% dei decessi annui, e al 50% di tutti quelli per malattie cardiovascolari.
La promozione di un’ampia diffusione dei defibrillatori automatici e semiautomatici esterni e la diffusione a larghe fasce della popolazione della cultura dell’emergenza, per formare i comuni cittadini, ad essere soccorritori in caso di necessità (punti cardine del Disegno di Legge del 30 maggio 2008, attualmente in fase  di approvazione) sono i temi al centro del dibattito dal titolo: “De-brillazione precoce: tra qualità e integrazione”, tenutosi a Roma presso la Sala Capitolare del Palazzo della Minerva del Senato e promosso dall’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione, dall’associazione Conacuore Onlus e dal leader di prodotti elettromedicali Medtronic, cui hanno partecipato il Senatore Antonio Tomassini – Presidente XII Commissione Permanente Igiene e Sanità del Senato della Repubblica che ha introdotto il dibattito, il Senatore Daniele Bosone – Vicepresidente XII Commissione Permanente Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, il Senatore Claudio Gustavino – Membro VII Commissione Permanente Istruzione Pubblica, Beni Culturali, il Senatore Stefano De Lillo – Membro XII Commissione Permanente Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, l’Onorevole Antonio Palmieri – Presidente Parlamentari del Cuore Camera dei Deputati, il Senatore Giuliano Barbolini – Presidente Parlamentari del Cuore Senato della Repubblica e Membro VI Commissione Permanente Finanze e Tesoro, ill Dottor Claudio Cricelli – Presidente S.I.M.G, il Professor Giovanni Spinella – Presidente Conacuore, il Dottor Antonio Destro – Responsabile di “Rimini Cuore” e Dirigente Modulo Organizzativo Emergenze Cardiologiche AUSL Rimini, il Dottor Antonio De Santis – Direttore Generale Ares 118, il Dottor Alessandro Barelli – Presidente IRC (Italian Resuscitation Council), il Generale Prof. Giuseppe Marceca – Dirigente Superiore Medico, Direttore Servizio Operativo Centrale di Sanità, Coordinatore Nazionale BLSD della Polizia di Stato, il Colonnello Prof. Angelo Giustini – Capo Servizio Sanitario del Corpo della Guardia di Finanza “Direttore di Sanità”, il Dottor Vincenzo Castelli – Presidente Fondazione Giorgio Castelli, Vicepresidente Conacuore, e l’Onorevole Domenico Di Virgilio – Membro XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, che ha concluso l’incontro.
Saper usare correttamente un defibrillatore semiautomatico esterno e apprendere le manovre di BLSD (Basic Life Support Defibrillation), ovvero le operazioni da attivare in caso di perdita di coscienza dovuta ad arresto cardiaco, richiede un semplice corso di formazione di poche ore, a seguito del quale si ottiene l’autorizzazione all’utilizzo del dispositivo, senza la necessità di ulteriore esperienza medica.  Un’altra importante questione è rappresentato dall’assenza di defibrillatori nei grandi luoghi pubblici come gli aeroporti, le navi da crociera, i club sportivi, i supermercati e, soprattutto, le scuole.Una maggiore diffusione dei defibrillatori automatici pone le Istituzioni di fronte alla necessità di creare un sistema integrato a livello nazionale e regionale per coordinare le attività di soccorso successivo all’impiego del defibrillatore, valutare e garantire la qualità dei dispositivi disponibili, promuovere il costante aggiornamento dei defibrillatori in uso, così da garantire l’accesso a tecnologie d’avanguardia come quelle che alla funzione principale affiancano il trasferimento dei dati del paziente alle unità mobili di soccorso e agli ospedali.

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Impianto valvolare cardiaco

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2010

TAVI, questo il nome dell’innovativa tecnica con la quale è oggi possibile intervenire, senza aprire il torace, per sostituire una valvola cardiaca: per il momento quella aortica, da cui il nome Transcatheter Aortic Valve Implantation o impianto di valvola aortica transcatetere. Il primo impianto di una valvola cardiaca fu effettuato il 21 settembre 1960 dal cardiochirurgo americano Albert Starr, che insieme all’ingegnere idraulico Miles Lowell Edwards aveva messo a punto la prima valvola sostitutiva meccanica. Assomigliava a una gabbietta per tappo da champagne.  Da allora molta strada è stata compiuta. Esattamente 50 anni dopo, il 22 settembre 2010, il prestigioso New England Journal of Medicine ha ospitato l’articolo “Transcatheter Aortic Valve Implantation for Aortic Stenosis in Patients Who Cannot Undergo Surgery”, che riporta i risultati dello studio PARTNER che confronta la tecnica TAVI con la terapia farmacologica o di valvuloplastica percutanea, riservate ai pazienti che non possono essere sottoposti all’intervento chirurgico a cuore aperto. I dati di riduzione della mortalità per tutte le cause mostrati dallo studio accreditano definitivamente “l’impianto trans catetere con valvola  espandibile con pallone come il trattamento di elezione per i pazienti con stenosi aortica che non possono essere sottoposti a intervento chirurgico”. Secondo lo studio PARTNER, dopo 12 mesi la mortalità nei pazienti trattati tradizionalmente è stata del 50,7%, mentre con la TAVI è stata del 30,7%, 20 punti percentuali in meno, pari a una riduzione della mortalità del 39,4%.
I vantaggi della tecnica TAVI sono ben evidenti: “E’ possibile programmare l’intervento in modo che il paziente sia ricoverato il martedì, venga sottoposto a TAVI il mercoledì, torni a casa sabato e il lunedì successivo sia pronto per tornare alle sue normali attività. In pratica in una settimana si risolve tutto”, interviene Antonio Colombo, Direttore Dipartimento cardiologia interventistica ed emodinamica H. San Raffaele di Milano e Direttore Laboratorio emodinamica Centro Cuore Columbus, Milano. Se i vantaggi per il paziente sono evidenti, quale è l’impatto di una simile innovazione sul sistema sanitario? Lo abbiamo chiesto a Rosanna Tarricone, Responsabile area valutazioni economiche sui programmi sanitari dell’Università Bocconi di Milano. “Una tale tecnologia – ci dice – porta anche benefici economici all’interno del sistema: basti pensare alla riduzione del numero di giornate di degenza, da almeno 15 giorni a meno di 7, alla riduzione del tempo passato in terapia intensiva (da 3 a 1 giornata), o alla possibilità di evitare il ricorso a cure riabilitative. Come dice il dr. Guagliumi, i nostri medici sono già all’avanguardia in questo settore; se anche la programmazione li aiutasse, il nostro sistema sanitario raggiungerebbe un’altra vera eccellenza”, conclude Tarricone.

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Scompenso cardiaco e degenze brevi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2010

I ricoveri per scompenso cardiaco (Hf) avvenuti in Spagna negli ultimi 14 anni hanno fatto registrare una riduzione della durata delle degenze e della mortalità intraospedaliera, una meno marcata diminuzione della mortalità a 30 giorni e modifiche nelle disposizioni alle dimissioni accompagnate da un aumento delle riammissioni entro 30 giorni. È quanto riportano Héctor Bueno e collaboratori dell’Ospedale generale universitario Gregorio Marañon di Madrid in uno studio osservazionale condotto su quasi 7 milioni di pazienti ospedalizzati per Hf dal 1993 al 2006 nell’ambito di un servizio di assistenza privata a pagamento per servizio (fee-for-service). Obiettivo della ricerca: verificare se il calo dei tempi di degenza dei soggetti con Hf fosse associato a modificazioni degli outcome a breve termine. Lungo l’intero periodo analizzato, la durata media dei ricoveri è diminuita da 8,81 a 6,33 giorni. La mortalità intraospedaliera è scesa dall’8,5% del 1993 al 4,3% del 2006, quella a 30 giorni da 12,8% a 10,7%. Le dimissioni all’abitazione del paziente o con assistenza domiciliare integrata sono calate da 74,0% a 66,9%, mentre l’affidamento a strutture infermieristiche professionali è aumentato da 13,0% a 19,9%. Sono cresciute anche le frequenze di riammissione a 30 giorni: da 17,2% a 20,1%. Infine, il rapporto tra rischio di mortalità a 30 giorni nel 2005-2006 rispetto al 1993-1994 è risultato di 0,92, quello di riammissione a 30 giorni di 1,11. (fonte doctor news)

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