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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Cardiochirurgia pediatrica

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

Ci sono 5 milioni di bambini cardiopatici nel mondo. In Italia, ne nascono circa 4.500 all’anno. Alessandro Frigiola: “Le cardiopatie congenite sono la terza causa di morte in età pediatrica nel pianeta dopo infezioni e malnutrizione. Quasi 2 milioni di bambini muoiono ogni anno a causa di queste malformazioni nonostante i progressi della medicina abbiano abbattuto la mortalità nei Paesi avanzati”. Al 1° posto in Italia, per numero di interventi di cardiochirurgia pediatrica, c’è il Policlinico San Donato – Gruppo San Donato di San Donato Milanese. Seguono: l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, il Policlinico Sant’Orsola – Malpighi di Bologna, l’Azienda Ospedaliera dei Colli – Monaldi di Napoli, la Fondazione Gabriele Monasterio – stabilimento ospedaliero di Massa – Osp. del Cuore G. Pasquinucci, l’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, l’Ospedale di Padova, l’Istituto Gianna Gaslini di Genova, l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti Ancona “G. M. Lancisi” e il Presidio Ospedaliero San Vincenzo di Taormina.“Quarant’anni fa, i bambini che nascevano con una cardiopatia complessa avevano ovunque poche speranze di sopravvivenza. In Italia, negli anni ’70, la mortalità superava il 70-80%; oggi, invece, risulta inferiore al 5%. Il quadro cambia, però, nei Paesi in via di sviluppo, dove mancano medici e strutture ospedaliere. In Africa, ad esempio, la mortalità arriva ancora al 50-60%”.
Il cuore si forma nei primi cinquantacinque giorni di vita embrio-fetale. È in questa fase che, circa otto volte su mille, si generano difetti di varia entità, da piccole anomalie a forme incompatibili con la vita. “Le cardiopatie congenite sono malformazioni che coinvolgono il cuore e i grossi vasi. Si dividono in semplici, quando si limitano a un difetto dei setti cardiaci (difetto interatriale, difetto intraventricolare, dotto di Botallo), o complesse, se i difetti sono multipli e associati tra loro. Quarant’anni fa, i bambini che nascevano con una cardiopatia complessa avevano ovunque poche speranze di sopravvivenza.

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Cardiochirurgia: Interventi sempre più complessi

Posted by fidest press agency su martedì, 29 novembre 2016

cardiologyE’ il 21 settembre 1960: il cardiochirurgo americano Albert Starr impianta la prima protesi di valvola cardiaca, sviluppata insieme all’ingegnere idraulico Miles Lowell Edwards. Si tratta di una valvola meccanica, che assomiglia a una gabbietta per tappo da champagne. Trascorrono poco più di 7 anni. Il 3 dicembre 1967 l’equipe di Christiaan Barnard, a Città del Capo, esegue il primo trapianto di cuore umano al mondo. Sembra passata una vita, ma sono trascorsi meno di cinquant’anni. Da allora molta strada è stata percorsa da una disciplina che può essere considerata un paradigma dell’innovazione scientifica e tecnologica in medicina. Siamo, infatti, passati dall’introduzione della circolazione extra-corporea, e quindi dell’intervento ‘a cuore aperto’, a fine anni ‘50, all’avvento e al consolidamento, oggi, delle procedure minimamente invasive, delle protesi valvolari sutureless a impianto rapido, dei VAD (dispositivi di assistenza ventricolare, costituiti da pompe meccaniche che aiutano il cuore nell’attesa di un trapianto), del cuore artificiale.“Contemporaneamente si assiste a un ulteriore cambiamento epocale, legato all’evoluzione dei trattamenti medici, al miglioramento dello stile di vita, allo sviluppo della cardiologia interventistica e delle procedure percutanee: all’inizio degli anni 2000, in Italia, si effettuavano circa 70mila angioplastiche coronariche, oggi sono 146mila, con un raddoppio di interventi in 15 anni. Tra le opzioni di cura per le malattie cardiache si sono affermate tecniche interventistiche che prima non esistevano, come ad esempio l’impianto di valvola aortica per via transcatetere, la TAVI, nata nel 2002 e arrivata in Italia nel 2007: nel 2015, nel nostro Paese, sono stati trattati con questa metodica circa 3.500 pazienti”, spiega Francesco Musumeci, Direttore Cardiochirurgia e Trapianti di Cuore dell’AO San Camillo Forlanini di Roma e presidente eletto SICCH. “Come conseguenza, il fabbisogno di interventi cardiochirurgici è diminuito sul territorio nazionale: oggi se ne effettuano circa 50.000 l’anno, con una riduzione di circa il 10% rispetto a quanto avveniva 5-6 anni fa”, aggiunge.Un altro aspetto fondamentale è il profondo cambiamento del profilo clinico dei pazienti che vengono sottoposti ad intervento. Grazie al miglioramento delle tecniche e delle tecnologie, e al progressivo aumento dell’aspettativa di vita, chi va incontro alla cardiochirurgia oggi è più anziano, presenta un numero maggiore di comorbidità di tipo medico e problemi cardiaci più articolati: si assiste, quindi, a un sensibile incremento di interventi combinati, di maggiore complessità, come ad esempio la sostituzione valvolare più il bypass coronarico.Positivi sono i risultati clinici. Secondo i dati rilevati dal Programma nazionale esiti di Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, la mortalità a 30 giorni per gli interventi di valvuloplastica o sostituzione di valvole cardiache è in continua diminuzione, dal 3,5% del 2008 al 2,9% del 2014; è stabile, intorno al 2,4%, la mortalità a 30 giorni per interventi di bypass aortocoronarico. “Tutto questo è indubbiamente reso possibile dal progresso scientifico, dalla messa a punto di nuove tecniche d’intervento, dalla disponibilità di tecnologie ultramoderne e di nuovi materiali”, prosegue Musumeci.Ne è un esempio la protesi valvolare aortica Inspiris Resilia, capostipite della nuova classe di valvole ‘resilienti’ sviluppata dai ricercatori e dai tecnici di Edwards Lifesciences, l’azienda fondata dall’inventore della protesi valvolare cardiaca impiantata da Starr, alla quale anche si deve la messa a punto delle valvole biologiche in tessuto animale.Questa nuova classe di valvole ha due caratteristiche. La prima è la costruzione con un nuovo tessuto, denominato RESILIA™– pericardio bovino trattato con una tecnologia brevettata – che gli garantisce caratteristiche di resilienza, ossia la capacità di resistere e adattarsi a ogni sollecitazione dinamica, e permette lo stoccaggio delle valvole in ambiente asciutto anziché immerse in un liquido di conservazione. “Il nuovo tessuto permette alla valvola, dal punto di vista pratico, di resistere meglio al processo di calcificazione e di avere migliori proprietà emodinamiche. Inoltre, il non dover lavare e preparare la valvola prima dell’intervento, per eliminare i residui del liquido di conservazione, semplifica e rende più rapido il lavoro in sala operatoria”, dice Musumeci.Seconda caratteristica è la tecnologia VFit, che le predispone la valvola, laddove in futuro se ne presentasse la necessità, all’alloggiamento ottimale di una seconda protesi impiantata con la procedura valve in valve. “Questa tecnica – spiega Musumeci – corrisponde all’inserimento per via percutanea di una protesi all’interno dell’altra, qualora la prima risulti, col tempo, a sua volta degenerata o danneggiata. Proprio grazie alla sua conformazione e alla capacità resiliente sarà possibile impiantare, nella prima, protesi valvolari di dimensioni più adeguate al bisogno”, chiarisce Musumeci.

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La Cardiochirurgia di Chieti sarà completata

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2011

Intesa raggiunta tra la Asl Lanciano Vasto Chieti e l’Associazione temporanea di imprese (Ati) titolare dell’appalto per la realizzazione della palazzina della Cardiochirurgia presso l’Ospedale di Chieti: nei prossimi giorni l’Azienda sanitaria locale approverà la delibera e sottoporrà all’Ati il contratto per il completamento delle opere necessarie a rendere funzionale e funzionante l’intera struttura, utilizzando il finanziamento di cinque milioni di euro a disposizione, senza costi aggiuntivi e senza lasciare i lavori in sospeso o, peggio, incompiuti in attesa di futuri finanziamenti, che nessuno ha mai né stanziato né ipotizzato. Durante il confronto svoltosi nel pomeriggio il direttore generale della Asl, Francesco Zavattaro, ha chiarito subito la volontà dell’Azienda e della Regione Abruzzo di dotare Chieti di un Polo cardiochirurgico e cardiologico all’avanguardia: «Non c’è nessuno scippo in atto – ha garantito -, anzi, c’è la volontà di dare al più presto a Chieti una struttura d’eccellenza che offra agli utenti una cardiochirurgia moderna e sempre al passo con i tempi». Il punto controverso erano i cinque milioni di euro rimasti in cassa per ultimare la struttura. La precedente Direzione generale aveva deciso di utilizzarli per la realizzazione di una sala operatoria “open space” (ne esistono pochissime al mondo), i cui costi elevati avrebbero assorbito tutte le risorse economiche rimaste, senza lasciare fondi per completare il resto della palazzina (ad esempio l’11° piano sarebbe rimasto grezzo, non sarebbero stati ultimati né l’ingresso né la pensilina di collegamento agli altri corpi dell’ospedale, sarebbero mancati gli arredi). L’attuale Direzione generale ha verificato che tale soluzione avrebbe lasciato l’opera incompiuta e, d’intesa con la Regione Abruzzo, ha rimodulato il progetto prevedendo la realizzazione di due sale operatorie all’avanguardia, sia pure non “open space” ma perfettamente in linea con le tecnologie di ultima generazione, recuperando le risorse necessarie a concludere tutti i lavori necessari. Va sottolineato che alle due sale operatorie si aggiungono, su due piani, un paio di sale per l’emodinamica (già realizzate nelle opere murarie e per le quali è in corso l’acquisto delle apparecchiature tecnologiche), aree per le degenze cardiologiche, mentre i restanti nove piani ospiteranno ambulatori medici, consentendo di riorganizzare gli spazi nell’intero Policlinico. «Un gioiello che produrrà effetti positivi per tutto l’Ospedale, altro che scippo!», ha ribadito Zavattaro.
Ci sono voluti alcuni mesi per rimodulare nei minimi dettagli il progetto, nel pieno rispetto della normativa sugli appalti pubblici. Oggi è stato proposto all’associazione temporanea di imprese l’affidamento di tutte le opere rimanenti per l’importo di circa cinque milioni di euro, compresa la realizzazione delle due sale operatorie, ovviamente inserendo nel contratto stringenti clausole di salvaguardia con le quali le imprese dovranno garantire il completamento chiavi in mano di tutte le opere, rinunciando a qualunque tipo di eccezione che possa ritardare la positiva conclusione dei lavori.

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