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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘cardiologi’

La denuncia della Federazione di oncologi, cardiologi e ematologi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

“Denunciamo la gravissima situazione che si sta determinando negli ospedali del nostro Paese a danno dei pazienti cardiologici a causa della pandemia. Dalla Lombardia alla Sicilia vengono ridotti i posti letto cardiologici per fare posto ai pazienti Covid, addirittura vengono chiuse intere unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC) e convertite in terapie intensive per pazienti Covid. L’intasamento dei Pronto Soccorso ed i percorsi promiscui in questi servizi di pronto intervento, che provocano i contagi del personale medico ed infermieristico, stanno inoltre determinando la paralisi delle attività di importanti hub cardiologici. Non possiamo permettere che si protragga questa situazione, il rischio concreto è di avere nelle prossime settimane più morti per infarto che per Covid perché le patologie cardiovascolari sono tempo-dipendenti”. È l’allarme lanciato da FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi), di fronte al progressivo depauperamento delle cardiologie e delle terapie intensive cardiologiche. “Durante la prima ondata della pandemia, uno studio della Società Italiana di Cardiologia (SIC), condotto in 54 ospedali italiani, ha valutato la mortalità dei pazienti acuti ricoverati nelle Unità di Terapia Intensiva Coronarica, confrontandola con quella dello stesso periodo dello scorso anno – afferma il Prof. Ciro Indolfi, Vicepresidente FOCE e Presidente SIC -. A marzo 2020, si è registrata una mortalità tre volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019, passando al 13,7% dal 4,1 %. Un aumento dovuto nella maggior parte dei casi a un infarto non trattato o trattato tardivamente. La tempestività dell’intervento può fare la differenza fra la vita e la morte. Ogni 10 minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento di un infarto miocardico grave, la mortalità aumenta del 3% e un intervento successivo ai 90 minuti dall’esordio dei sintomi può addirittura quadruplicare la mortalità. Non possiamo permettere il depotenziamento delle cardiologie ed è necessario ri-organizzare negli ospedali percorsi ad hoc per i pazienti cardiopatici acuti che dal territorio si ricoverano in urgenza”. “Mi risulta che, anche nel Lazio, si stiano penalizzando le strutture cardiologiche e si stiano chiudendo anche alcuni dei centri che eseguono elevati numeri di angioplastiche primarie – spiega il Prof. Francesco Romeo, Segretario FOCE e Presidente Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus -. Più in generale, il numero di ricoveri per patologie cardiovascolari è crollato. Invece, va preservata la rete dell’emergenza cardiologica. Chiediamo a tutti di segnalarci situazioni di disagio per i pazienti”. “Noi siamo i medici che curano e seguono ogni giorno gli undici milioni di cittadini in Italia colpiti da patologie oncologiche, cardiologiche e ematologiche – spiega il Prof. Francesco Cognetti. Presidente di FOCE -. Ne conosciamo le necessità, i bisogni e le problematicità. Abbiamo il dovere di proteggerli e di garantire loro la continuità dell’assistenza di diagnosi e cura, che per queste persone è cruciale e di primaria importanza. Siamo le antenne sul territorio che possono cogliere e denunciare le criticità a loro danno. E assistiamo con grande preoccupazione alla sottrazione di chances di cura, che rischia di vanificare vent’anni di progressi nella riduzione della mortalità. Chiediamo al Governo di stilare atti formali di indirizzo e coordinamento, per porre un argine a questa situazione. Uno degli otto punti irrinunciabili per la tutela delle persone con malattie oncologiche e cardiologiche, alla cui realizzazione è chiamato a lavorare il Tavolo Tecnico fra il Governo e FOCE da poco istituito, riguarda proprio la garanzia della piena operatività di tutte le strutture di oncologia medica (degenze ordinarie e day hospital), cardiologia (degenze cardiologiche e unità di terapie intensive cardiologiche) e ematologia (degenze ordinarie, day hospital, degenze per trapianto di midollo), anche a livello ambulatoriale”.

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Cuore e Covid: dai cardiologi interventisti allarme sugli anziani con patologie valvolari

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

Blocco dei ricoveri programmati, differimento degli interventi in elezione, allungamento delle liste d’attesa, saturazione delle terapie intensive, riconversione dei reparti e anche, di nuovo, la paura del contagio in ospedale. Questo lo scenario che con la seconda ondata di Covid-19 mette a rischio la vita di un milione di italiani over 65, affetti da patologie strutturali dovute al deterioramento delle valvole cardiache. La denuncia arriva dalla Società Italiana di Cardiologia Interventistica che nel 41° Congresso Nazionale (edizione virtuale da oggi fino al 30 ottobre), presenta il suo Manifesto per la tutela del paziente cardiovascolare. “Lanciamo quattro proposte concrete volte a garantire un adeguato e tempestivo accesso alle cure per le persone cardiopatiche in era Covid-19 e per ridurne i tempi di ospedalizzazione – annuncia il Presidente del GISE Giuseppe Tarantini -. Ripartiamo da un Piano Nazionale Cardiologico che favorisca una visione complessiva, pragmatica e prospettica per assicurare una gestione tempestiva e appropriata delle patologie coronariche e strutturali cardiache, sempre più priorità di politica sanitaria. Mettiamo in campo un modello organizzativo organico in grado di affrontare la situazione conseguente all’emergenza: investire per riportare alla normalità i tempi delle liste d’attesa, potenziando la struttura dei reparti e rivedendo le modalità di accesso alle strutture sanitarie, con percorsi dedicati ai pazienti cardiopatici. Destiniamo risorse alla tecnologia e all’innovazione, sfruttando in maniera appropriata le opzioni diagnostico-terapeutiche non invasive oggi disponibili, riportando a casa un paziente più sano e in tempi più brevi. Infine impegniamoci per un accesso equo alle tecnologie/terapie più avanzate per tutti i pazienti che potrebbero trarne beneficio, dando vita a un Fondo per l’Innovazione tecnologica (in analogia con quanto fatto per i farmaci innovativi) che ne sostenga l’adozione nella pratica clinica e riduca le disomogeneità di accesso tuttora esistenti”. “Una nostra survey su 130 Emodinamiche italiane che svolgono procedure di interventistica strutturale – riferisce Tarantini – confermava a metà ottobre una ripresa delle attività comunque sotto il 50% rispetto al periodo di pre-lockdown. Anche sul fronte delle angioplastiche nei mesi della “ripartenza” dopo la prima ondata di Covid-19 rispetto al periodo “pre-Covid” c’è stata un’analoga contrazione, tra il 50 e 75% per il 40% dei centri. Le barriere che hanno impedito la ripresa delle attività sono, per il 45% dei centri, organizzative (disponibilità di posti letto e del personale), per circa il 30% legate alla gestione delle liste di attesa, il 35% ha evidenziato anche un minore flusso di pazienti derivante da restrittive indicazioni di accesso in ospedale, infine circa il 30% ha segnalato la paura di un contagio ospedaliero da parte dei malati. Una ripresa dunque, già fortemente parziale rispetto alla normale routine, ma oggi comunque bruciata dalla saturazione di molte terapie intensive, dalla conseguente riconversione dei reparti e dai nuovi più recenti provvedimenti di blocco dei ricoveri. Tutto questo con effetti potenzialmente disastrosi su un segmento di una popolazione tanto considerevole quanto fragile. Ricordiamo infatti che tra chi ha più di 75 anni sono 200.000 le persone colpite da stenosi aortica e circa 600.000 quelle alle prese con insufficienza della valvola mitrale”. “I pazienti con malattie cardiache pregresse – spiega il Presidente eletto del GISE Giovanni Esposito – nel caso di infezione da Covid-19 sono esposti ad un maggior rischio di complicanze cardiovascolari e di ricovero in terapia intensiva, e a una probabilità di decesso più che doppia (da 2 a 4 volte maggiore) rispetto a chi non ha problemi di cuore. Tra le co-morbidità riscontrate nei pazienti morti in Europa per Covid-19, le malattie cardiovascolari risultano al primo posto. Parliamo di patologie che portano a una riduzione marcata dell’aspettativa di vita, spesso a una disabilità anche con perdita dell’autosufficienza. Senza trattamento, circa la metà dei pazienti con stenosi valvolare aortica severa sintomatica muore entro 2 anni dalla diagnosi. I pazienti affetti da rigurgito mitralico severo, se non trattato, vanno incontro ad un rischio di mortalità del 57% a un anno. Le procedure percutanee che sostituiscono o riparano con tecniche mini-invasive le valvole cardiache danneggiate in tempo di Covid-19 sono pertanto strategiche: non solo impattano positivamente sulla mortalità e la morbilità, ma rispetto agli interventi che richiedono intubazione ed ecocardiografia trans-esofagea, presentano un rischio minore di infezione da Covid-19 per il paziente e per gli operatori, riducono i tempi di ospedalizzazione e il rischio di complicanze, migliorano considerevolmente la qualità della vita del paziente. Per tali ragioni è fondamentale che i centri di Emodinamica siano messi in grado di erogare queste prestazioni in maniera continuativa”. “In questa seconda ondata di Covid-19 – dichiara il Segretario Generale di Cittadinanzattiva Antonio Gaudioso – stiamo ricevendo moltissime segnalazioni relative ai timori di blocco delle prestazioni in ambito cardiologico. Dobbiamo intervenire con tempestività e appropriatezza su tutto il processo, in fase di prevenzione, diagnosi e cura. Solo così potremo trattare la maggior parte delle patologie cardiovascolari cambiandone il decorso naturale e ripristinando la naturale aspettativa di vita delle persone. Pertanto affianchiamo con forza la Società Italiana di Cardiologia Interventistica per chiedere alle istituzioni sanitarie regionali, ai direttori generali di aziende sanitarie e ospedali, di individuare le strategie prioritarie e urgenti per abbattere le barriere che si ripresenteranno drammaticamente nei prossimi mesi. Investiamo nelle procedure salvavita, per evitare ai pazienti con patologie cardiovascolari di trascorrere più del necessario nelle rianimazioni e di dover dedicarsi a lungo alla riabilitazione. Contribuiamo anche così alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, già provata da questa epidemia”.

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Covid-19: Al via l’alleanza fra oncologi, cardiologi e ematologi

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

Martedì 20 ottobre, alle 12, è prevista una conferenza stampa on line. Interverranno Francesco Cognetti (Presidente Fondazione Insieme contro il Cancro e Direttore Oncologia Medica Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma), Giordano Beretta (Presidente Associazione Italiana di Oncologia Medica e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo), Paolo Corradini (Presidente Società Italiana di Ematologia e Direttore Ematologia Istituto Nazionale Tumori di Milano), Ciro Indolfi (Presidente Società Italiana Cardiologia e Ordinario di Cardiologia Università Magna Grecia di Catanzaro), Fabrizio Pane (Ordinario di Ematologia e Direttore Unità Operativa di Ematologia e Trapianti di Midollo Università Federico II di Napoli) e Francesco Romeo (Presidente Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus e Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata Roma). Sono stati invitati il Ministro della Salute, Roberto Speranza, e il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli. Le malattie oncoematologiche e cardiovascolari colpiscono un cittadino su 6. Sono grandi patologie, le più frequenti fra quelle “non trasmissibili”, che rendono fragili i pazienti colpiti e ancora più a rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19 rispetto alla popolazione sana, fino alla morte. Questi pazienti, nella prima fase della pandemia, sono andati incontro a sospensioni di terapie o cancellazioni di interventi chirurgici, visite di controllo e altri gravi inconvenienti. L’inizio della seconda ondata della pandemia richiede interventi urgenti. Per questo, nasce la prima alleanza al mondo che riunisce oncologi, cardiologi ed ematologi.

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Vacanze al mare: le raccomandazioni dei cardiologi

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

con l’estate torna la voglia di mangiare sano e di fare più movimento, di scoprirsi e prendersi cura del proprio corpo. Non c’è momento migliore dell’anno per mettere in atto accorgimenti utili a preservare anche la salute del nostro cuore. Di seguito alcuni consigli utili del Prof. Claudio Ferri:
1. Mangia tanta verdura e della frutta: aumenta il consumo di questi alimenti, usando la frutta anche per colazione e le verdure sia a pranzo che a cena.
2. Mangia tanto pesce: il pesce è un piatto estivo per eccellenza e, notoriamente, contribuisce alla salute del cuore dei pazienti.
3. Se sei al mare: cammina dentro l’acqua quando la temperatura è più fresca, immergendo le gambe fino alla parte alta delle cosce, potrai stimolare la circolazione. Per praticare un’attività aerobica cammina a passo svelto per almeno 30 minuti ogni giorno, evitando le ore “bollenti” e cercando l’ombra e le ore più fresche della giornata.
4. Se sei in montagna o al lago: sfrutta ogni occasione per fare delle belle passeggiate, da solo o in compagnia, respirando a pieni polmoni e godendo del panorama e del contatto con la natura. Se scegli una località montana e hai malattie cardiovascolari e/o sei iperteso: chiedi al tuo medico come andare “in alto” in totale sicurezza.
5. Non fumare: le vacanze sono un buon momento per dire basta alla dipendenza da nicotina. Se lo ignoravi, a proposito, è bene che finalmente Tu lo sappia: fumare è una dipendenza, non è né “un vizio” né “un vezzo”.
6. Stai sotto l’ombrellone o sotto un albero: rilassati dopo il bagno o una passeggiata, distendi i muscoli, allontana lo stress e respira profondamente a più riprese. Libera la mente dalle preoccupazioni. Non dico che il sole sia un veleno, anzi, ma specie se sei cardiopatico, hai avuto un evento cerebrovascolare e/o sei in là con l’età: fai attenzione al caldo, alla disidratazione e all’insolazione diretta. Se sei al sole, porta sempre con te un cappello.
7. Screening cardiologico: approfitta del relax delle vacanze per pianificare e prenotare una visita di controllo e chiedere al medico di poter effettuare gli esami necessari.
Come seguire i consigli giusti online: i canali dove i pazienti, i care-giver e gli utenti possono reperire informazioni e consigli online esistono, basta scegliere quelli affidabili e accreditati, come ad esempio il sito della SIIA che rappresenta uno strumento serio cui affidarsi per essere aggiornati.Per promuovere una corretta prevenzione delle malattie cardiovascolari, Bayer ha scelto di comunicare anche sui social media: sulla pagina Facebook “Il Battito del cuore“ è possibile, da agosto, trovare contenuti inediti, ispirati alla forza del linguaggio universale della musica, uniti a tanti consigli per prendersi cura del proprio cuore, anche in questo periodo di lento ritorno alla normalità. La campagna, al suo terzo anno, vede il coinvolgimento di un grande artista e testimonial, Luca Carboni, che nel 2019 ha cantato insieme a cinque cardiologi musicisti. Qui la versione inedita di “Ci vuole un fisico bestiale”, re-interpretata da un formidabile Luca Carboni insieme alla Special Band di cardiologi.
http://www.ilbattitodelcuore.it

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Riduzione colesterolo Ldl, nuova guida dei cardiologi Usa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

chicagoChicago. L’American College of Cardiology (ACC) ha aggiornato il suo percorso decisionale consensuale sull’utilizzo di farmaci non del gruppo delle statine per ridurre il colesterolo LDL nei pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica clinica (ASCVD). Il documento, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, include alcuni cambiamenti rispetto alla prima versione presentata nel 2016. «Dalla pubblicazione di quel documento sono emerse ulteriori prove e prospettive da studi clinici randomizzati e da altre fonti, in particolare quelle che considerano l’efficacia a lungo termine e la sicurezza degli inibitori della proproteina della convertasi subtilisina/Kexin tipo 9 (PCSK9) nella prevenzione secondaria della malattia cardiovascolare aterosclerotica clinica» spiegano gli autori del lavoro, guidati da Donald Lloyd-Jones, della Feinberg School of Medicine di Chicago. Più in particolare, sono stati presi in considerazione gli studi FOURIER e SPIRE-1 e -2, che hanno valutato rispettivamente evolocumab e bocociumab, e ulteriori studi sui tipi di pazienti che hanno più probabilità di beneficiare dell’uso di ezetimibe in aggiunta alla terapia statinica dopo sindrome coronarica acuta. Il contenuto dell’intero documento è stato modificato seguendo queste nuove indicazioni, con una guida più ampia e dettagliata per quanto riguarda il processo decisionale sia nel testo che negli algoritmi. Sono state fornite raccomandazioni riviste per i pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica clinica con o senza comorbilità in terapia statinica per la prevenzione secondaria. Infatti, per coloro che sono in tale situazione e hanno un colesterolo LDL di 70-189 mg/dL, la soglia per una diminuzione netta della riduzione del rischio è, come già descritto in passato, un abbassamento del colesterolo LDL di almeno il 50%, ma i medici possono ora considerare un colesterolo LDL inferiore a 70 mg/dL o un livello di colesterolo non HDL inferiore a 100 mg/dL per tutti i pazienti, indipendentemente dalle comorbilità. Per i pazienti in questa gamma di LDL con comorbilità, i medici possono considerare la prescrizione di ezetimibe o PCSK9. Fattori che favoriscono la scelta di ezetimibe includono la necessità di abbassare ulteriormente il colesterolo LDL del 25% e il costo di ezetimibe generico, ma un inibitore PCSK9 può essere preferibile se il paziente necessita di un abbassamento più elevato di LDL. Vengono inoltre elencati i fattori che possono aiutare a identificare i pazienti con ASCVD a rischio più elevato per eventi ricorrenti, tra cui età di 65 anni o più, infarto miocardico o ictus non emorragico pregresso o fumo quotidiano di sigarette. (fonte: doctor33)

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Inaugurazione Winter Village

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2017

regione lombardiaMilano, mercoledì 18 gennaio 2017, ore 10.00 Sala conferenze Winter Village – Via Mario Pagano / Via del Burchiello cinque giorni di consulenze mediche, conferenze, show cooking, degustazioni e la possibilità di conoscere il proprio corpo e i rischi legati a stili di vita non corretti attraverso un’esperienza digitale di realtà virtuale. L’evento è promosso da Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna, grazie al contributo incondizionato di Doc Generici, con il patrocinio di Regione Lombardia, della Città metropolitana e del Comune di Milano, e la collaborazione di 8 fra Società scientifiche e Associazioni – AIDI (Associazione Igienisti Dentali Italiani), AMD (Associazione Medici Diabetologi), ARCA (Associazioni Regionali Cardiologi Ambulatoriali), SIIA (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa), SIMG (Società Italiana di Medicina Generale), SIP (Società Italiana di Psichiatria), SOI (Società Oftalmologica Italiana) e URI (Urological Research Institute dell’Ospedale San Raffaele). Saranno inoltre premiati i giornalisti vincitori del concorso “Donne e salute. Prevenzione, cura e assistenza”.

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I cardiologi cinguettano in inglese

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2016

cardiology congress-2016Roma. Nella ricerca di metodi sempre più efficaci di formazione continua si analizzano anche i social media più noti come Facebook e Twitter, basti pensare che il 5% di tutte le ricerche sul motore di ricerca Google riguarda proprio la salute. Un gruppo di ricercatori inglesi ha analizzato i contenuti dei cinguettii cercando le parole ‘cardiologo’ e ‘cardiologia’. Il monitoraggio aveva come oggetto sia il numero di presenze che i contenuti veicolati. “Sono stati selezionati 90 account e analizzati 8676 tweet: l’80% degli attivi era maschio, il 61% era americano con la Gran Bretagna al secondo posti nei paesi di lingua inglese, con il 20% degli utenti” – spiega Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e ESC Local Press Coordinator. “Trentotto account postavano almeno un tweet al giorno e nove una attività molto intensa che superava i 9 cinguettii quotidiani. Il 55% dei tweet era un contenuto originale e il 45% un retweet. La maggior parte degli account intestati a cardiologi è attiva e twitta su argomenti sociali o legati alla professione. E’ interessante notare come il 90% dei contenuti sia risultato aderente alle linee guida sull’uso dei social media dettate dal General Medical Council inglese”.
Sono sempre di più le piattaforme di e-learning in medicina: i fornitori di contenuti scientifici (società, associazioni, istituzioni) diffondono articoli e novità mentre i professionisti possono creare discussioni con una comunità di colleghi, scambiarsi informazioni e valutare casi clinici.

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Anche i cardiologi americani approvano la dieta mediterranea

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2015

SanDiegoSecondo uno studio condotto dai ricercatori della Harokopio University di Atene presentato al Congresso dell’American College of Cardiology di San Diego è emerso che la dieta mediterranea può ridurre di circa il 47% il rischio di malattie cardiache nel lungo periodo. Lo studio, iniziato nel 2001, ha osservato benefici anche nei primi anni di rilevazione, in cui è stato riscontrato uno stretto collegamento tra la dieta mediterranea e la perdita di peso, la riduzione del rischio di diabete, l’abbassamento della pressione sanguigna e dei livelli di colesterolo nel sangue. La Campagna Curare la Salute, iniziativa nata nel 2014 con l’obiettivo di informare e sensibilizzare la popolazione italiana sull’importanza di prendersi attivamente cura di sé, partendo dall’alimentazione e da uno stile di vita virtuoso, conferma nell’anno di Expo il suo impegno a favore del benessere dei cittadini e mette al centro proprio la Piramide della dieta mediterranea e i benefici ad essa correlati. La seconda edizione della campagna, avvalendosi di un comitato scientifico di esperti costituito da Medici di Medicina Generale, Nutrizionisti e Farmacisti, si propone come punto di informazione in rete, ricco di notizie, interviste, consigli sulla nutrizione, stili di vita e integrazione nutrizionale. A partire dalla Piramide Alimentare della Dieta Mediterranea, è stata sviluppata la nuova versione del Test di Curare la Salute: il Test della Piramide. Rispondendo alle domande proposte il test genererà come risultato una piramide personalizzata atta a mettere in luce come la propria alimentazione corrisponda a quanto indicato dalla Piramide Alimentare. La piramide personalizzata perciò permetterà poi di rivolgersi in maniera consapevole al professionista della salute, farmacista o medico, di riferimento per chiedere un consiglio mirato. “La Nuova Piramide della Dieta Mediterranea Moderna, realizzata insieme al prof. Carlo Cannella – sottolinea il Prof. Michele Carruba, Direttore del Centro Studi e Ricerche sull’Obesità dell’Università degli Studi di Milano, firmatario della nuova piramide alimentare (INRAN 2009) è stata strutturata inserendo gli alimenti che compongono un pasto principale alla base e, via via a salire, gli altri alimenti necessari a completare il pasto, distribuiti a seconda che la frequenza di consumo consigliata sia giornaliera o settimanale. La nuova piramide tiene anche in considerazione in modo più allargato gli stili di vita e le abitudini sociali, evidenziando l’importanza basilare dell’attività fisica, della convivialità a tavola, dell’abitudine di bere acqua e suggerendo di privilegiare il consumo di prodotti locali su base stagionale.”

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Congresso internazionale dei cardiologi

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 novembre 2010

Lo studio Rocket AF, presentato recentemente a Chicago alla comunità scientifica internazionale riunita per l’AHA (American Heart Association), ha dimostrato, in particolare, la superiorità di rivaroxaban in  pazienti con  fibrillazione atriale (FA) non valvolare nel ridurre il rischio di ictus emorragico (0,26% contro 0,44%) e di eventi embolici sistemici non a carico del sistema nervoso centrale (0,04% contro 0,19%), rispetto a warfarin nella popolazione effettivamente trattata secondo quanto previsto dal protocollo e che ha completato lo studio. Questi dati rappresentano un enorme passo avanti nell’affrontare un problema sanitario in costante aumento: sono 200.000 gli italiani colpiti ogni anno da ictus che vanno incontro a grave disabilità permanente o morte. “Nel 25% dei casi l’ictus cerebrale ischemico è causato dalla fibrillazione atriale che si manifesta con irregolarità del battito cardiaco, sintomi di affaticamento, palpitazioni, dispnea – afferma il prof. Diego Ardissino, direttore della Cardiologia dell’Azienda Ospedaliera dell’Università di Parma –. La malattia colpisce 2 persone su 100, spesso non dà sintomi e per questo è molto pericolosa.
“Nella fibrillazione atriale – continua il prof. Ardissino – il cuore perde il normale sincronismo e gli atrii non si contraggono più in maniera efficace. La conseguenza è la formazione, all’interno della camera cardiaca, di coaguli di sangue, che, partendo dall’atrio sinistro, possono formare emboli nel corpo o nel circolo cerebrale causando danni molto importanti: infarti intestinali, renali, gangrene agli arti inferiori, o molto più frequentemente ictus cerebrale. “Sinora la prevenzione dell’ictus nel singolo paziente, valutato sulla base della presenza di alcuni fattori di rischio, si basava su due opzioni, terapia con antiaggreganti piastrinici per i soggetti a basso rischio o anticoagulanti orali (antagonisti della vitamina K) per i soggetti ad alto rischio, concorda il prof. Carolei – ma oggi una nuova categoria di anticoagulanti orali, come rivaroxaban, che inibisce direttamente il fattore X attivato, un importante fattore della coagulazione, è in grado di fornire importanti vantaggi.
Rivaroxaban, anticoagulante orale che inibisce in maniera diretta il fattore Xa, viene  somministrato sotto forma di compresse una volta al giorno. La molecola, già in commercio per la profilassi del tromboembolismo venoso negli interventi di sostituzione di anca e di ginocchio, non necessita di monitoraggio della coagulazione e non interferisce con la dieta, rappresentando quindi un’alternativa maneggevole, efficace e con buon profilo di sicurezza per la protezione di milioni di pazienti affetti da fibrillazione atriale e quindi ad elevato rischio di ictus.

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80% morti cardiovascolari evitabili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2010

Entro il 2030 le malattie cardiovascolari provocheranno quasi 24 milioni di decessi nel mondo. L’incremento maggiore dell’incidenza di questi disturbi pare si verificherà nei paesi del Mediterraneo orientale, e delle morti nel Sud-Est asiatico. La stima arriva dai quasi 27 mila cardiologi riuniti a Stoccolma per il congresso annuale della European society of cardiology (Esc). In questo evento l’Italia tiene alto il proprio nome nel settore della ricerca: dopo la Germania è seconda per numero di lavori presentati (913, il 9,6% del totale), seguita da Giappone e Grecia. «La nostra società scientifica» ha detto durante la conferenza stampa di apertura dell’evento Roberto Ferrari, presidente dell’Esc e direttore della Clinica cardiologica dell’università di Ferrara «è la più importante al mondo perché rappresenta le associazioni nazionali di 52 Stati, per un totale di oltre 65mila membri». Il focus dell’evento, che nel 2009 a Barcellona si era concentrato sulla prevenzione, è rappresentato quest’anno dalle «malattie ischemiche» ha evidenziato Ferrari «la vera “pandemia” moderna. Affronteremo l’argomento spaziando dalla genetica ai risultati dei nuovi trial clinici». Nel mondo circa 17,1 milioni di persone sono morte per malattie cardiovascolari nel 2004, cioè il 29% di tutti i decessi a livello mondiale. Di questi, si calcola che 7,2 milioni siano imputabili a malattia coronarica (soprattutto infarto) e 5,7 milioni a ictus cerebrale. Le malattie cardiovascolari colpiscono soprattutto i Paesi a basso e medio reddito dove si registra l’82% delle morti per queste patologie, senza differenze significative di tassi tra uomini e donne. Per quanto riguarda l’Europa, regione Oms che comprende 53 Paesi, questi disturbi provocano più di 4,3 milioni di morti e più di 2 milioni di decessi nell’Unione europea a 27 Paesi. (fonte doctornews)

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