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Posts Tagged ‘cardiologia’

La Cardiologia del Papa Giovanni tra le 200 migliori al mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Bergamo. Tra i 200 migliori reparti al mondo, c’è la Cardiologia del Papa Giovanni XXIII di Bergamo. A stabilirlo è la prima edizione della classifica World’s Best Specialized Hospitals 2021 (migliori ospedali specializzati del mondo) a cura dalla prestigiosa rivista statunitense Newsweek in collaborazione con Statista, elaboratore leader di dati sul mercato e sui consumatori. Un nuovo riconoscimento per l’ASST Papa Giovanni XXIII che arriva a poche settimane dal traguardo storico dei 1000 trapianti di cuore in 35 anni. L’indagine, condotta tra maggio e luglio 2020, mira a classificare le migliori strutture in sei campi medici in tutto il mondo, presentando i primi 200 ospedali in Cardiologia e in Oncologia e la top 100 in Endocrinologia, Neurologia, Gastroenterologia e Ortopedia. Il campione è composto da oltre 40.000 medici esperti – tra cui medici, dirigenti ospedalieri e operatori sanitari – che hanno espresso una valutazione su tutti gli ospedali del mondo. I risultati dell’indagine sono stati poi convalidati da un comitato di rinomati esperti medici. All’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo il paziente preso in carico per problemi cardiovascolari viene realmente messo al centro. Il singolo caso viene valutato congiuntamente grazie alle varie competenze di tutto il Dipartimento: il cardiologo, il cardiologo interventista, il cardiochirurgo, l’elettrofisiologo, il chirurgo vascolare e l’anestesista. E’ un modello organizzativo che caratterizza da sempre il lavoro dei professionisti bergamaschi. Il modello ispiratore è quello dell’Heart Team: una “squadra del cuore” che stabilisce per ciascun paziente il più idoneo trattamento terapeutico, chirurgico o interventistico, in misura altamente personalizzata.

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Lo ‘scompenso cardiaco’ o ‘insufficienza cardiaca’ è uno dei big killer della cardiologia

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

In Italia si stimano più di 1 milione di pazienti, 5,7 milioni negli USA e 15 milioni in Europa. La prevalenza della malattia aumenta di circa il 2% per ogni decade di età sino a raggiungere almeno il 10% nei pazienti over 70. Lo scompenso cardiaco cronico è gravato da un elevato tasso di mortalità: oltre il 25% muore entro un anno dalla diagnosi e circa la metà entro 5 anni ed è stato stimato che ogni ricovero ospedaliero correlato allo scompenso triplichi il rischio di morte entro 12 mesi. Ne hanno parlato esperti e diretti interessati nel 6° INCONTRO NAZIONALE ANNUALE dal titolo “LA GESTIONE DELLO SCOMPENSO CARDIACO NELL’ERA POST COVID-19: PARLIAMONE CON I PAZIENTI” che si è svolto al Senato a Roma. Nel saluto introduttivo la Presidente dell’Associazione AISC, Porzia De Nuzzo ha rivolto un caloroso saluto ai pazienti presenti e a quelli collegati via streaming ricordando che la pandemia non ha fermato il lavoro dell’associazione che anzi è ancora più motivata a trovare vigore e stimoli per assolvere alla mission di essere vicina al paziente e rendere la sua vita il più possibile normale “Mi riferisco” ha dichiarato la Presidente “non solo ai soggetti con scompenso che rientrano tra i soggetti fragili ma a quelli cronici e affetti da malattie rare che oggi sono presenti con i loro rappresentanti a dimostrazione che il mondo del volontariato ha una risposta univoca alle necessità dei pazienti”.La pandemia di Covid-19 ha rappresentato una sfida impegnativa per la medicina territoriale ma ha avuto in qualche modo un aspetto positivo: il recupero dell’idea che la telemedicina e i teleconsulti potessero mantenere il prezioso filo delle comunicazione con pazienti cronici o a rischio senza metterli in pericolo nel recarsi in ospedale o dal proprio medico. Il sistema di telemonitoraggio domiciliare durato sei mesi ha preso in carico 780 pazienti tra cui sono stati selezionati 325 soggetti positivi al Covid-19 con comorbidità quali diabete ed obesità. Di questi solo 24 hanno avuto bisogno di cure urgenti che sono state erogate tempestivamente e hanno permesso di evitare il ricovero in Terapia Intensiva. “E’ ormai chiaro che un intervento tempestivo nei soggetti covid 19 si traduce in un outcome migliore” sottolinea il Professor Di Somma.A conclusione dell’evento, Maria Rosaria Di Somma, Consigliere Delegato AISC, ha posto l’accento sulla necessità che il sistema sanitario adotti un nuovo modello di cura, basato sulla presa in carico e l’assistenza continuativa. “Un modello di HOME CARE che non deve essere pensato solo per le fasi emergenziali ma inserito in un processo di gestione integrata e interdisciplinare (che comprenda medici di medicina generale, specialisti, infermieri, farmacisti e non ultimo il mondo delle associazioni.) Il mosaico è pronto per essere composto grazie a modelli scientifici e linee guida nazionali. Siamo pronti ad aprire un tavolo di confronto con gli organi decisori che tenga conto della voce del paziente e lo metta al centro del Sistema Sanitario per utilizzare al meglio le risorse derivanti dal recovery Fund e ottenere contestualmente un risparmio di risorse pubbliche.“ By Dr.ssa Johann Rossi Mason

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Convegno nazionale di Cardiologia

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

La 54esima edizione sarà segnata, ovviamente, dal Covid 19 e farà il punto sull’impatto del coronavirus sul sistema cardiovascolare. Sono attesi oltre 1300 specialisti alle sessioni in streaming. Come sappiamo, il coronavirus colpisce soprattutto anziani e cardiopatici, che sono anche soggetti a rischio di stenosiaortica, altro tema caldo del convegno. «La SAo è il più comune difetto valvolare acquisito nel paziente anziano, interessando all’incirca 1 individuo su 8 di un’età ≥ 75 anni – spiega il coordinatore scientifico del convegno, Fabrizio Oliva, primario all’ospedale Niguarda di Milano -. L’esordio dei sintomi coincide con una drastica riduzione dell’aspettativa di vita che varia da 2-3 anni nei pazienti che presentano come prima manifestazione angina o sincope, fino a 1-2 anni nei pazienti che hanno come prima manifestazione lo scompenso cardiaco. La terapia della SAo è basata sull’impiego di due approcci alternativi tra loro, la sostituzione valvolare aortica elettiva (Surgical Aortic Valve Replacement, SAVR) e la TranscatheterAortic Valve Implantation (TAVI). La TAVI è oggi tendenzialmente l’approccio preferito nel paziente anziano, per via del ridotto tasso di complicanze e per una ridotta mortalità nel breve termine. Gli effetti benefici della TAVI sugli outcome a lungo termine sono invece meno chiari: nello studio PARTNER I, ad un anno dall’esecuzione della procedura, il tasso di mortalità era pari al 40%. dato suggerisce che per una quota di pazienti anziani l’intervento di TAVI o SAVR sia inutile o addirittura dannoso in termini di qualità di vita e prospettive prognostiche. Risulta dunque evidente come la sfida attuale della cardiologia e della medicina in genere sia quella di identificare in modo possibilmente accurato i pazienti che possano trarre benefici dalla procedura chirurgica (SAVR o TAVI) ed evitare invece la procedura in coloro nei quali l’intervento sarebbe futile. La possibilità di discriminare in modo efficiente il soggetto che potrebbe beneficiare dell’intervento rispetto a quello che invece non ne beneficerebbe ha ovviamente anche implicazioni economiche». Al convegno di Cardiologia, si parlerà anche di sindromi coronariche croniche, visto che durante l’emergenza Covid 19 un cardiopatico su due evitava i controlli per paura del contagio e ciò rappresenta un gravissimo rischio, che la fondazione De Gasperis ha denunciato. Durante le diverse sessioni, si affronterà specificamente l’impatto del coronavirus su cuore e vasi: sullo sfondo ci sono scompenso cardiaco, shock cardiogeno e arresto cardiaco ma esistono «nuovi trattamenti farmacologici in grado di cambiare radicalmente la prognosi di questi pazienti» avverte il vicecoordinatore scientifico, Claudio Russo, primario di cardiochirurgia a Niguarda (Milano)».

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54° Convegno di cardiologia

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

Milano dal 14 al 17 settembre più dimille cardiologi italiani si confronteranno a Milano sulle conseguenze delCovid 19 nel sistema cardiovascolare. E’ promosso dalla fondazione De Gasperis. Si terrà via web, ma si sta già registrando un boom di iscrizioni. Grande attenzione per le conseguenze del coronavirus, che come si sa attacca anche il sistema dei vasi e il cuore. Ma non solo. “Parleremo anche di sindromi coronariche croniche. Non dimentichiamo che durante l’emergenza Covid 19 – spiega Fabrizio Oliva, presidente del comitato scientifico – un cardiopatico su due evitava i controlli per paura del contagio e ciò rappresenta un gravissimo rischio, che abbiamo denunciato. Prendiamo ad esempio il paziente concardiopatia ischemica cronica sottoposto a procedure interventistichepercutanee (angioplastica): vi è indicazione a terapia antitrombotica; abbiamo a disposizione vari farmaci e varie possibili associazioni che devono essere modulate nel singolo paziente in base alle sue caratteristiche cliniche, in particolare in base al rischio trombotico e a quello emorragico. Anche le modalità di rivascolarizzazione (percutanea o chirurgica) devono essere valutate nel singolo paziente considerando non solo l’anatomia vascolare ma anche le comorbidità e il rischio perioperatorio; nei casi complessi è fondamentale una discussione in heart team. A Milano discuteremo recenti lavori scientifici che hanno messo in luce un possibile ruolo prognostico favorevole di alcuni nuovi trattamenti farmacologici per diabete e dislipidemia”.

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Il grande convegno di cardiologia si farà

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

L’anno scorso ha raccolto a Milano ben 1300 specialisti e anche quest’anno il convegno nazionale di Cardiologia si farà. La data è stata confermata per il 14-17 settembre. «Ovviamente in remoto – precisa Fabrizio Oliva, direttore scientifico insieme a Claudio Russo, entrambi primari al Cardiocenter del Niguarda – con una formula “distanziata” ma egualmente efficace». Il Covid 19 impone la teleconferenza sia al seminario iniziale che ai mini-corsi, che godranno di crediti Ecm e potrebbero addirittura ampliare la platea dei partecipanti. «Il simposio sarà in diretta e i corsi in streaming» conferma Oliva, anticipando che si parlerà di sindromi coronariche, embolia polmonare, cardiopatia aritmogena, fibrillazione atriale, stenosi aortica e, naturalmente, di cuore e coronavirus. «Abbiamo lavorato per non sospendere e non posticipare questo evento – spiega il presidente della fondazione Angelo De Gasperis, Benito Benedini, che promuove l’appuntamento – per la sua centralità nel panorama scientifico nazionale e internazionale ed anche un po’ perchè, per quanto il Covid 19 abbia segnato profondamente noi tutti, la vita va avanti e la scienza anche. Devono andare avanti». Info: https://www.degasperis.it

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53° Convegno Cardiologia: Lo shock cardiogeno uccide

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Milano, 23 · 26 settembre 2019 hotel Marriott. Se non si corre ai ripari con una diagnosi rapida e multiparametrica e un trattamento tempestivo e multidisciplinare focalizzato sull’obiettivo. Il Dipartimento Cardiotoracovascolare De Gasperis dell’Ospedale Niguarda di Milano, centro di riferimento per questa condizione patologica, ha un protocollo che è incentrato su una tempistica di intervento rapida per migliorare la prognosi dei pazienti e questo sarà uno degli argomenti del 53° convegno nazionale di Cardiologia. Si tratta dell’appuntamento più importante del settore ed è promosso dalla fondazione De Gasperis, che sostiene il Cardiocenter di Niguarda, leader nei trapianti di cuore, nei sistemi di assistenza meccanica al circolo e specializzato nelle terapie complesse. Lo shock cardiogeno è una condizione clinica che genera una mortalità ancora elevata ( intorno al 40% nella fase di ricovero) nonostante i progressi terapeutici, farmacologici e non. In più del 70% dei casi lo shock cardiogeno è dovuto a sindromi coronariche acute ma negli ultimi anni la casistica dello shock cardiogeno non conseguente a infarto miocardico acuto è in netto aumento;. «Durante il convegno parleremo di come curarlo, ma anche della prevenzione della morte improvvisa e della gestione della terapia anti-trombotica nel cardiopatico complesso. Inoltre tenteremo anche di definire meglio le malattie del muscolo cardiaco, le complicate interazioni cuore-cervello e le più recenti indicazioni a procedure interventistiche valvolari ed ablative» spiega Cristina Giannattasio, direttore del Cardiocenter e membro del comitato scientifico del convegno che riunisce annualmente 1400 specialisti cardiologi e cardiochirurghi e 300 docenti.

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Cardiologia preventiva e riabilitativa

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 ottobre 2018

Genova 25-27 ottobre 2018, 14° Congresso nazionale GICR-IACPR (Italian Association  for Cardiovascular Prevention, Rehabilitation and Epidemiology. La cardiologia riabilitativa è la branca forse meno conosciuta e blasonata della cardiologia, ma è arrivato il momento di farla uscire dall’ombra per riconoscerle il ruolo che le spetta e soprattutto per farne conoscere i vantaggi a medici e pazienti. A supportarne l’utilità e l’importanza sono le statistiche: i pazienti che dopo un evento acuto coronarico,un intervento cardio-chirurgico o un episodio di scompenso cardiaco vengono avviati ad un percorso di cardiologia riabilitativa presentano una riduzione di mortalità cardiovascolare e riospedalizzazione del 30%. Sono risultati paragonabili solo a quelli dei trattamenti farmacologici più efficaci e potenti, come le statine e l’aspirina. Eppure, tutto questo è poco conosciuto. Dai pazienti, ma anche dagli stessi medici. Questo spiega perché il cosiddetto ‘referral rate’ cioè il tasso di invio in cardiologia riabilitativa dopo un evento coronarico acuto o un intervento cardio-chirurgico sia molto basso: appena il 30% di quanti ne avrebbero bisogno e diritto.
“In Italia, un elemento di criticità è rappresentato dal fatto che a livello ministeriale gli interventi riabilitativi, siano essi cardiologici, motori o neurologici, rientrano tutti nel ‘calderone’ del cosiddetto ‘codice 56’. Per il decisore pubblico – afferma il professor Pedretti – la cardiologia riabilitativa di per se non esiste, ma si parla genericamente di ‘riabilitazione’ (codice 56). Si ritiene che la prevenzione secondaria sia qualcosa che qualunque medico sia in grado di fare. Questo porta a perdere in specificità ed è un rischio! Non accettiamo di essere inseriti nel grande capitolo della riabilitazione; noi preferiamo parlare di cardiologia riabilitativa, come parte integrante della cardiologia”. L’ultimo censimento della cardiologia riabilitativa (survey ISIDE.13 del 2013) condotta da GICR-IACPR rilevava in Italia la presenza di 221 strutture dedicate alla cardiologia preventiva e riabilitativa (CPR), in media 1 struttura ogni 270 mila abitanti, distribuite però in maniera non uniforme sul territorio nazionale. L’offerta era prevalentemente in regime di degenza, anche con alta complessità organizzativa (l’11 per cento dei posti letto avevano un’organizzazione di tipo ‘sub-intensiva’). “Per incrementare il numero di pazienti trattati – afferma il professor Pedretti – sarà senza dubbio necessario incrementare le strutture di CPR, dedicando magari strutture già esistenti ad attività di CPR, sia ‘degenziale’ che ambulatoriale. Il non disporre di strutture di CPR in alcune aree del Paese può inevitabilmente condizionare una minor efficienza nell’uso dei posti letto per acuti.
La seconda importante declinazione della cardiologia riabilitativa è il setting ambulatoriale, che deve soddisfare dei criteri minimi operativi, quali un data base di archiviazione dati (in rete con i centri di CPR) e personale infermieristico formato ad hoc per il counseling e la raccolta dati; l’ambulatorio inoltre deve essere coordinato da un cardiologo con competenze specifiche nella prevenzione e riabilitazione, esperto nell’imaging cardiovascolare, nella gestione del fattori di rischio, nell’uso delle terapie antitrombotica, anticoagulante, anti-ischemica, nelle interazioni farmacologiche, nelle strategie di raggiungimento degli obiettivi terapeutici e dell’aderenza alla terapia. E’ questo un punto fondamentale, visti anche i risultati di una metanalisi su 370 mila pazienti che ha rivelato come l’aderenza alla terapia con farmaci cardiovascolari sia di appena il 57 per cento dopo una mediana di 24 mesi dalla prescrizione. In Europa la scarsa aderenza alla terapia provoca 200 mila decessi l’anno e genera costi per 125 miliardi di euro. “La cardiologia riabilitativa del futuro – prosegue il professor Pedretti – dovrà sempre più fare i conti con la popolazione anziana, destinata a crescere negli anni, con le sue problematiche di fragilità e di barriere all’accesso alla CPR (scarsa motivazione dei pazienti, insufficiente conoscenza dei benefici della CPR da parte dei medici, accessibilità alle strutture). Sarà inoltre necessario ‘importare’ nella cardiologia tradizionale la cultura geriatrica relativa a problematiche quali fragilità, sarcopenia, decondizionamento fisico, aspetti cognitivi e psicosociali”. Anche la cardiologia riabilitativa, branca della cardiologia restata finora abbastanza in ombra ma destinata ad avere un grande sviluppo in futuro con l’invecchiamento della popolazione e la gestione della cronicità, si appresta dunque a fare il suo ingresso nella dimensione 3.0, quella del futuro.
Il basso tasso di invio ai programmi di cardiologia riabilitativa (in Italia il 30 per cento) che priva larghe fasce di popolazione di un intervento molto efficace nel contenere la disabilità e ridurre la morbilità e mortalità a distanza. Si tratta tra l’altro di interventi inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e in quanto tali rimborsati.
Il team riabilitativo, già multidisciplinare (comprende cardiologo, infermiere, fisioterapista, dietista, psicologo) dovrà diventarlo sempre più in futuro per gestire al meglio pazienti di età avanzata e con diverse comorbilità associate. In quest’ottica dovranno essere coinvolti nella gestione di questi pazienti l’assistente sociale, il farmacista e tutta una serie di specialisti (internista, diabetologo, pneumologo, nefrologo, cardiochirurgo, fisiatra, infettivologo) Il ruolo delle associazioni di pazienti. Si propongono di operare sempre in sintonia e piena collaborazione con le strutture di Cardiologia afferenti al loro territorio svolgendo un ruolo di complementarietà e non di sussidiarietà. Sarebbe opportuno che contribuissero a far conoscere i benefici della cardiologia riabilitativa tra i pazienti e che se ne facessero portavoce nei confronti delle Istituzioni, visto che l’accesso alla CPR non è ancora garantito a molti pazienti cardiopatici, con ricadute sempre più evidenti sulla salute della collettività.
La cardiologia riabilitativa è la branca della cardiologia dedicata alla cura del paziente cardiopatico dopo un evento acuto o cronico. La sua mission è quella di migliorare la qualità di vita di questi pazienti e la loro prognosi. tutto ciò viene ottenuto stratificando la prognosi, ottimizzando la terapia farmacologica e non, gestendo le comorbidità (numerose nel paziente anziano), attraverso il trattamento della disabilità, facendo prevenzione secondaria e assicurando il mantenimento dell’aderenza alla terapia.

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78° Congresso nazionale della Società italiana di cardiologia

Posted by fidest press agency su martedì, 19 dicembre 2017

citrus bergamottoRoma. Delle proprietà benefiche del bergamotto si è parlato al 78° Congresso nazionale della Società italiana di cardiologia (SIC) conclusosi ieri a Roma, grazie allo stand di “Citrus – L’Orto italiano” che ha incontrato diversi cardiologi presenti. Ricco di flavonoidi, il bergamotto riduce i livelli di colesterolo nel sangue, ed è particolarmente consigliato dai medici.“Il succo del bergamotto presenta una elevata concentrazione di bioflavonoidi – ha spiegato il prof. Vincenzo Montemurro, membro del Consiglio direttivo del SIC – e dal suo succo sono stati estratte strutture analoghe alle statine, i farmaci inibitori del colesterolo. Dunque consigliamo a chi soffre di ipercolesterolemia di bere quotidianamente una spremuta di bergamotto, eventualmente mescolata con una spremuta di arancia che ne mitiga l’asprezza”.I flavonoidi possiedono proprietà antiossidanti, antiinfiammatorie e vasoprotettive.
“Ma nessun agrume ne ha una concentrazione così ricca – ha sottolineato ancora Montemurro – per cui il consumo di bergamotto è consigliato anche a diabetici, obesi, ipertesi, a chi soffre di epatopatie, a fumatori. Si tratta di un ‘farmaco naturale’ ben conosciuto come salva-cuore”.Il bergamotto è una pianta endemica della Calabria molto utilizzata nell’industria dei profumi, recentemente riscoperta come frutto di consumo. Artefice del rilancio un’azienda di Cesena, Citrus, che da anni commercializza nei supermercati un retino di bergamotti e che ha appena lanciato una confezione premium accompagnata da una ricetta dello chef Davide Oldani.“Il 90% della produzione va all’industria cosmetica – ha chiarito Ezio Pizzi, Presidente del Consorzio del Bergamotto – e il 10% in frutterie, ma la crescita dei consumi cresce a livelli esponenziali ogni anno. Oggi vengono commercializzati 20 mila quintali annui di frutto fresco per un valore di circa 3 milioni di euro. Oltre che gustato come frutto, viene consumato anche per spremute, infusi, o come aromatizzante o in marinatura in gastronomia. Ricordiamo anche che si tratta di una DOP a filiera controllata O.P. riconosciuta dal Ministero dell’Agricoltura”.
Citrus – L’orto italiano nasce a Cesena poco più di due anni fa con l’intento di riscoprire e valorizzare le tante tipicità locali italiane: agrumi, frutta, verdura ed erbe aromatiche. Attraverso un’attenta opera di comunicazione, Citrus ha riportato sugli scaffali della Grande Distribuzione prodotti come il verdello, limone siciliano estivo, il bergamotto ed altri ancora. Sono tutti prodotti provenienti da filiere etiche, controllate e di qualità, selezionati per le loro proprietà salutistiche e di prevenzione a tavola grazie alla collaborazione dei nutrizionisti di Fondazione Umberto Veronesi alla quale Citrus destina parte del ricavato proveniente da ogni singolo prodotto per sostenere la ricerca scientifica (foto: citrus bergamotto)

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Cardiologia e le malattie “orfane”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

riminiRimini, sabato 18 novembre, congresso nazionale di Senior Italia Federanziani. Le cosiddette “malattie orfane” riguardano un milione di Italiani, più della metà dei quali troverebbe giovamento in un intervento di cardiochirurgia o di cardiologia interventistica – Eppure in Italia, si eseguono meno di 30 mila interventi sulle valvole cardiache l’anno – Scarsa conoscenza, diagnosi carente, barriere al trattamento, limitato accesso alle terapie innovative, le principali cause denunciate da Cuore Italia – Heart Valve Voice nel “Libro Bianco sul trattamento delle malattie valvolari cardiache”
Le malattie delle valvole cardiache colpiscono in Italia oltre 1 milione di persone e riguardano il 10 per cento della popolazione oltre i 65 anni, la fascia più colpita. Si stimano in oltre 130 mila gli Italiani che soffrono di stenosi aortica grave sintomatica, per i quali le linee guida nazionali e internazionali suggeriscono un intervento di sostituzione della valvola, e in circa 600 mila quelli che accusano un’insufficienza mitralica da moderata a grave, per molti dei quali sarebbe utile un intervento correttivo. Eppure, in Italia, ogni anno si eseguono meno di 30 mila interventi sulle valvole cardiache, a testimonianza di malattie cui viene concessa scarsa considerazione nel nostro Paese.Poco conosciute dagli stessi pazienti, non diagnosticate con tempestività e attenzione, non sufficientemente e adeguatamente trattate, gravate da significative barriere all’accesso alle cure più innovative, le malattie delle valvole cardiache sembrano malattie orfane: questa la denuncia che emerge dal “Libro Bianco sul trattamento delle malattie valvolari cardiache” realizzato da Cuore Italia, l’associazione appartenente alla rete internazionale Heart Valve Voice, nata per dare voce alle persone colpite da queste patologie. Il documento sarà presentato in anteprima a Rimini, sabato 18 novembre, nell’ambito del congresso nazionale di Senior Italia Federanziani.“Il Libro bianco rappresenta il coronamento del primo anno e mezzo di lavoro di Cuore Italia – Heart Valve Voice, associazione che costituisce il punto di riferimento in Italia per quei malati fino a oggi isolati e troppo spesso ignari della possibilità di allungare la propria vita e migliorarne significativamente la qualità, grazie alle cure disponibili”, spiega Roberto Messina, Presidente di Cuore Italia – Heart Valve Voice. “Con questo documento ci proponiamo di evidenziare i fattori e le barriere ancora esistenti nel nostro Paese sui quali risulta necessario un intervento. Dalla poca notorietà, ai ritardi nella diagnosi, al fatto che cure oggi disponibili non sono uniformemente accessibili sul territorio nazionale, con disparità di trattamento tra cittadini di regioni diverse e di età diverse”, precisa.“Le malattie delle valvole cardiache sono molto più frequenti di quanto si possa pensare e producono un impatto sulla salute e sulla qualità di vita importante, soprattutto nelle persone in età avanzata, in cui la malattia è più spesso severa e invalidante”, dice Pierluigi Stefano, Direttore Divisione di cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze e membro del Comitato scientifico di Cuore Italia – Heart Valve Voice.Generalmente le malattie delle valvole cardiache sono poco conosciute e “trascurate” dai cittadini: solo il 5 per cento degli italiani oltre i 60 anni ne ha sentito parlare e ancora meno, il 2 per cento, se ne preoccupa, nonostante le forme più gravi abbiano una prognosi fortemente negativa, simile a quella di molti tumori. La buona notizia è la possibilità di diagnosticarle con sufficiente semplicità – basta un’attenta auscultazione del cuore con il fonendoscopio – e curarle con interventi che consentono di sostituire la valvola malata o di ripararne la porzione danneggiata lasciando la valvola “naturale”, allungando la vita e migliorandone la qualità in modo significativo.“Le evidenze scientifiche dimostrano che i benefici dell’intervento sono sempre maggiori: la mortalità intra- e quella post-operatoria sono in costante diminuzione e il rischio di tali eventi è nettamente inferiore al grande beneficio che ne deriva. Le tecniche mini o non invasive garantiscono al paziente riabilitazione e tempi di ripresa delle normali attività quotidiane più rapidi, con minori complicanze e miglioramento delle condizioni post-operatorie. Il tutto, con un indubbio impatto positivo anche sul Servizio sanitario nazionale”, aggiunge Stefano.Cuore Italia – Heart Valve Voice, in linea con gli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Commissione europea, ritiene che affrontare in maniera adeguata le malattie delle valvole cardiache permetta il raggiungimento di quella condizione definita “healthy ageing”, contribuendo da un lato a mantenere attiva, indipendente e autosufficiente un’ampia parte della popolazione e a valorizzarne il potenziale, di grande valore per la società.“La popolazione italiana invecchia; già oggi gli over 65 rappre­sentano il 22 per cento, contro una media europea del 18,9 per cento, e nei prossimi 25 anni ISTAT stima questo dato possa abbondantemente oltrepassare la soglia del 30 per cento. Per questo, le malattie delle valvole cardiache saran­no sempre più diffuse”, dichiara Alessandro Boccanelli, Presidente della Società Italiana di cardiologia geriatrica (SICGe), anch’egli membro del Comitato scientifico di Cuore Italia – Heart Valve Voice. “Troppo spesso queste malattie non sono diagno­sticate e, anche quando ciò avviene, non sempre i pazienti sono avviati al trattamento più adeguato: è stato documentato che cir­ca un terzo dei pazienti affetti da stenosi aortica con indicazione al trattamento chirurgico non vengono operati, e che ciò si veri­fica in un caso su 2 per la malattia della valvola mitrale. Nel nostro Paese, inoltre, esistono barriere al trattamento, specialmente per le procedure e le tecnologie innovative come la TAVI (sostituzione della valvola aortica per via transcatetere) e la mitraclip (la clip per l’insufficienza mitralica), che causano accesso non uniforme alle cure, disparità di trattamento tra cittadini di regioni diverse e migrazione di pazienti in altre regioni per rice­vere le cure appropriate”, dice ancora.“Auspichiamo che il Libro bianco rappresenti uno strumento importante di conoscenza e lavoro per chi deve compiere scelte di politica sanitaria a livello nazionale e locale. Possa quindi spingere i decisori a sostenere l’informazione dei pazienti, ad adottare politiche che consentano l’accesso ai trattamenti innovativi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale valorizzando adeguatamente l’innovazione tecnologica, e che mantengano il sistema al passo con l’evoluzione delle tecnologie sanitarie, partendo dall’applicazione di documenti e linee guida già esistenti, elaborati dalla comunità scientifica e fin qui largamente disattesi. Confidiamo che la voce della comunità dei pazienti sia ascoltata e che il Libro bianco possa contribuire all’evoluzione dell’approccio al problema, nella direzione di una sempre maggiore tutela dei pazienti, specialmente i più fragili”, conclude Roberto Messina.

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Le nuove sfide per sconfiggere le malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

villa_mianiRoma giovedì 7 e venerdì 8 settembre 2017 villa Miani “New frontiers to beat cardiovascular disease” Le patologie cardiovascolari sono ancora oggi il principale problema di salute e la prima causa di mortalità, disabilità, ospedalizzazione e costi socio economici. Tutto questo nonostante gli innegabili progressi nella diagnosi e nel trattamento raggiunti negli ultimi quarant’anni. Per contribuire alla lotta contro le patologie cardiovascolari, cardiologi italiani e provenienti da diverse parti del mondo illustreranno i più recenti risultati delle ricerche durante il convegno.
Il convegno è organizzato dal Professor Massimo Volpe, preside della Facoltà di Medicina e Psicologia, Università ‘La Sapienza’ di Roma, Ordinario di cardiologia e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia, Ospedale Sant’Andrea di Roma, ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Durante il congresso saranno illustrati i recenti progressi e le sfide del futuro che già oggi possiamo raccogliere, grazie alla disponibilità di nuove tecnologie e delle nuove scoperte della ricerca, e che siamo pronti a trasferire nella pratica clinica per migliorare la salute di tutti i pazienti» spiega il Professor Volpe. «Sarà un appuntamento di confronto e condivisione con i maggiori esperti in cardiologia per individuare insieme le migliori strategie in grado di ridurre lo sviluppo e le conseguenze delle cardiopatie, con l’ambizioso obiettivo di sconfiggere le malattie del cuore». Tra i principali argomenti del congresso, da segnalare la prima sessione di giovedì 7 settembre dedicata alle cause dell’infarto, cui seguono nella giornata altre sessioni riguardanti l’insufficienza cardiaca, le più recenti terapie anticoagulanti e contro l’ipertensione, la prevenzione della morte cardiaca improvvisa e le nuove strategie contro l’ipertensione polmonare. La giornata di venerdì 8 settembre sarà dedicata alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, alla medicina di precisione e alla descrizione dei più recenti test diagnostici in grado di contribuire alla valutazione del rischio per ogni singolo paziente.

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Cardiologia: Stenosi aortica, la Tavi italiana compie 10 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 giugno 2017

valvola-aortica-stenosiEra il 4 giugno di esattamente 10 anni fa, Corrado Tamburino, oggi Professore di Cardiologia all’Università di Catania e Direttore Unità Cardiotoracovascolare, AO Policlinico-Vittorio Emanuele della città etnea, con la sua équipe, effettuava, per la prima volta in Italia, un intervento TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation o impianto di valvola aortica per via transcatetere), inserendo nel cuore di un’anziana donna una protesi valvolare biologica CoreValve di Medtronic. L’intervento, avvenuto in contemporanea a Padova per mano del dottor Angelo Ramondo, allora rivoluzionario perché l’impianto della valvola sostitutiva avveniva per via mininvasiva attraverso l’inguine anziché aprendo il torace e il cuore, era stato messo a punto nel 2002 dal cardiologo francese Alain Cribier per curare la stenosi aortica – ossia il restringimento dell’omonima valvola che rende difficile il passaggio del sangue dal cuore all’aorta. La metodica era stata da poco approvata e quindi non era più considerata come “sperimentale” con l’ottenimento, nel maggio 2007, del marchio CE da parte della valvola TAVI CoreValve di Medtronic. Il decennale della TAVI, che oggi consente di inserire la valvola sostitutiva attraverso l’arteria femorale o altre arterie minori, è al centro del meeting “10 Years of Evolution” dedicato agli specialisti della TAVI, che Medtronic promuove proprio a Catania oggi e domani.“La stenosi aortica è la malattia delle valvole cardiache più frequente nella popolazione occidentale oltre i 75 anni, spiega Tamburino. La malattia colpisce infatti il 4-6% della popolazione oltre i 75 anni, più di 280.000 persone in Italia, un quinto delle quali – circa 50-60.000 – soffre di stenosi aortica definita grave e sintomatica, destinata a prognosi infausta nel giro di un paio d’anni”. Dal 2007 al 2016, secondo i dati del Rapporto di attività di GISE-Società italiana di cardiologia interventistica, che raccoglie informazioni sugli interventi di diagnosi e cura effettuati nei centri di emodinamica italiani, le TAVI effettuate nel nostro Paese sono state oltre 20.000, al 31 dicembre dello scorso anno, la metà delle quali, effettuate con protesi valvolari CoreValve, nelle sue diverse evoluzioni. “Le persone che soffrono di stenosi aortica mostrano mancanza di respiro, svenimenti, dolori anginosi e possono presentare episodi di scompenso cardiaco e morte improvvisa,” aggiunge Francesco Bedogni, Direttore della Cardiologia dell’IRCCS Policlinico San Donato di Milano. “È fondamentale intervenire prima che il cuore risulti gravemente compromesso; trattandosi, tuttavia, prevalentemente di pazienti anziani e, come tali, portatori di diverse altre patologie, spesso fragili, il tradizionale intervento cardiochirurgico è spesso improponibile. La TAVI ha aperto nuove possibilità di cura proprio per questi pazienti. Secondo le linee guida internazionali, la TAVI è indicata nei pazienti inoperabili o a elevato rischio per intervento cardiochirurgico. Oggi, tuttavia, gli studi clinici hanno dimostrato come possa essere efficace anche nelle persone a rischio più basso. Di certo, rappresenta l’intervento più adeguato nei pazienti più anziani, indipendentemente dal loro grado di rischio valutato secondo SCORE chirurgici che poco si adattano a questa tipologia di pazienti. In ogni caso, la corretta indicazione deve essere condivisa all’interno di un ‘heart team’ cioè l’équipe formata da cardiochirurgo, cardiologo interventista e anestesista con il compito di scegliere la migliore opzione terapeutica, tenendo anche in conto la volontà del paziente.” “A fronte dei vantaggi della TAVI, di carattere clinico, grazie alla minore invasività, all’ospedalizzazione più breve, ad un più rapido recupero e ritorno alle normali attività quotidiane, la TAVI a 10 anni dalla sua introduzione risulta ancora sottoutilizzata, anche nelle sole indicazioni previste dalle linee guida”, sottolinea inoltre Bedogni, in quanto attualmente in Italia viene eseguito meno di un terzo degli interventi che sarebbero necessari.“Una delle ragioni – interviene Tamburino – è che a tutt’oggi non esiste un DRG per questo tipo di intervento e quindi una sua disponibilità uniforme sul territorio nazionale. In alcune Regioni la TAVI è rimborsata dal sistema sanitario, in altre ancora no. Tutto questo produce disparità tra i cittadini e soprattutto ingenera mobilità sanitaria verso le strutture e le regioni che la mettono a disposizione. Sarebbe fondamentale un cambio di mentalità da parte degli amministratori. Le Regioni dovrebbero organizzarsi per identificare un numero adeguato di centri, dotati di cardiochirurgia, destinati a eseguire la TAVI. In questo modo i centri opererebbero con alti volumi, garantendo efficacia ed efficienza. La TAVI rappresenta senza ombra di dubbio il futuro della cura della stenosi aortica, non si può non considerarlo”.Dopo i primi interventi realizzati in Italia con la TAVI a Catania e Padova seguì a stretto giro l’esperienza della Prof.ssa Anna Sonia Petronio, Direttore del Laboratorio di Emodinamica dell’Azienda ospedaliero universitaria Pisana. Oggi la TAVI viene eseguita in oltre 90 Centri in Italia.

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Test in 3D, terapia genetica e rigenerativa: il futuro della cardiologia è oggi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

triesteTrieste il 26 e 27 maggio 2017, si svolge al Centro Congressi Stazione Marittima, il simposio internazionale dal titolo “Advances in heart failure, cardiomyopathies and pericardial diseases”, dedicato ad alcune patologie del cuore, come l’insufficienza cardiaca, le cardiomiopatie e la pericardite, infiammazione del pericardio, ovvero quella membrana che avvolge, sostiene e protegge il cuore. Il simposio è organizzato sotto gli auspici del Dipartimento Cardiovascolare, Azienda Sanitaria Universitaria Integrata e Università di Trieste ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. «Il simposio si apre venerdì 26 maggio con relazioni sulle pericarditi, per proseguire con una lettura di Perry Elliott, Professore di Medicina Cardiovascolare all’University College di Londra, Regno Unito» spiega Gianfranco Sinagra, presidente del simposio, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare agli “Ospedali Riuniti” Trieste e Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare all’Università di Trieste. «Prosegue con una sessione sulle miocarditi, infiammazioni del muscolo cardiaco in genere associate a infezioni e nel pomeriggio un’altra sulle cardiomiopatie, responsabili anche delle morti improvvise tra i giovani e gli atleti. Sabato 27 maggio parleremo di insufficienza cardiaca e delle nuove tecniche di intervento chirurgico per sostituire le valvole del cuore, delle tecniche di imaging in 3D, della medicina rigenerativa e della terapia genetica».

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Per una cardiologia innovativa, efficace e sostenibile

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

firenzeFirenze. Si svolgerà il 20 e 21 aprile a Firenze, alla Stazione Leopolda, la seconda edizione di “Thinkheart with GISE”, appuntamento promosso dalla Società italiana di cardiologia interventistica (GISE). Si partirà dai dati raccolti nei centri di emodinamica italiani, per riflettere ad ampio spettro, grazie al confronto tra clinici e decisori, istituzioni e società civile, sul tema di un nuovo modello di governo della cardiologia interventistica nell’ambito del sistema sanitario nazionale, puntando su innovazione, efficacia e sostenibilità.“Il progetto ha preso vita dalla sempre maggiore consapevolezza di come l’efficacia dell’assistenza sanitaria non sia una sfida che possa essere affrontata esclusivamente sul piano clinico: è la governance dell’intero percorso, oggi, a determinare il successo di un modello di welfare sanitario innovativo e veramente efficace”, spiega Giuseppe Musumeci, Presidente GISE.Una consapevolezza necessariamente evidente nel caso delle malattie cardiovascolari che, pur a fronte di un importante calo della mortalità, continuano a crescere in Europa, come in Italia. Secondo i recenti dati del Rapporto European Heart Network 2017, tra il 1990 e il 2015 il numero di casi di malattia cardiovascolare nel continente è cresciuto in assoluto del 34 per cento tra gli uomini e del 29 per cento tra le donne. In Italia si è passati dai 2 milioni di casi tra gli uomini ai 2,6 milioni e dai 2,13 milioni ai 2,78 milioni tra le donne: un ecumenico +30 per cento. Rispetto all’aumento complessivo della popolazione italiana negli ultimi 25 anni, è comunque diminuita la prevalenza, rispettivamente passata dal 6 al 5 per cento per gli uomini e dal 4,66 al 3,9 per cento per le donne.Di pari passo sono in crescita i costi che, tra spesa sanitaria, mancata produttività, costi sociali e via dicendo, hanno superato i 200 miliardi di euro nei soli Paesi UE; in Italia nel 2015, secondo il Rapporto, le malattie cardiovascolari hanno assorbito 15,7 miliardi di euro di sola spesa sanitaria, pari al 15 per cento del totale.“Tutte ragioni, queste, per cui GISE sente forte la responsabilità di farsi promotrice di un approccio più sinergico, che coinvolga tutti gli attori del percorso assistenziale: aziende, decisori, amministratori, pazienti – continua Musumeci. Solo una visione globale, infatti, incentrata sul concetto di qualità di vita del paziente e dei suoi familiari, aspetto quest’ultimo spesso sottovalutato, può assicurare un controllo della spesa sanitaria che non pregiudichi validità delle cure ed eccellenza nella ricerca e nell’innovazione”.GISE da molti anni promuove una consistente raccolta di dati sull’attività dei centri di emodinamica in Italia, un patrimonio di conoscenze inestimabile, la cui corretta lettura ed approfondita analisi possono indicare i percorsi da seguire per determinare le strategie e le azioni possibili volte a concreti progetti di miglioramento. L’appuntamento del 20 e 21 aprile costituirà pertanto una nuova importante occasione di confronto, “un’ulteriore decisiva tappa verso la definizione di un modello di cardiologia interventistica nel nostro Paese che possa essere in costante positiva evoluzione e realmente sostenibile”, conclude il Presidente GISE.

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Cardiologia dalle conoscenze alla pratica

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2017

madridMadrid dal 23 al 25 febbraio 2017 Westin Palace Hotel, Plaza de las Cortes 7,più di trenta cardiologi spagnoli e internazionali parteciperanno al simposio “Cardiology in practice 2017” organizzato dagli ospedali universitari La Zarzuela e Ramón y Cajal della città madrilena. Il simposio e presieduto José Luis Zamorano, Docente di Cardiologia dell’Università di Madrid ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. «Ogni anno vengono pubblicati più di diecimila articoli scientifici relativi ai progressi che vengono raggiunti in cardiologia» spiega Zamorano. «Oggi siamo in grado di diagnosticare disturbi cardiaci ancora prima che si manifestino i sintomi al paziente, stabilire la prognosi con maggiore sicurezza e assistiamo a un’autentica rivoluzione nelle terapie. Possiamo sostituire valvole cardiache senza anestesia generale, correggere difetti anatomici per via percutanea, prolungare la vita e migliorarne la qualità. Per questo continuo progredire della cardiologia, è fondamentale che i medici siano costantemente aggiornati e condividano tra loro le scoperte più recenti, ed è questo lo scopo principale del simposio» conclude Zamorano. Il simposio si svolge al Madrid.

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77° Congresso Nazionale della Società Italiana di Cardiologia (SIC)

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2016

cardiologyRoma. Il 19 dicembre si chiude l’assise congressuale della società nazionale di cardiologia che si è tenuta a Roma presso l’Hotel Cavalieri. Si è trattato del più importante appuntamento scientifico nazionale del nostro Paese riguardante la cardiologia. Sono state affrontate, e approfondite a 360 gradi, patologie che interessano milioni di cittadini come ipertensione, infarto, scompenso cardiaco e aterosclerosi. Il Congresso Nazionale della SIC ha rappresentato un’occasione unica di incontro e dialogo per i rappresentati della professione, la comunità scientifica internazionale, le Istituzioni preposte alla tutela della ricerca scientifica e della salute e i cittadini.
Tra l’altro è stato fatto il punto sullo stato dell’arte della cardiologia italiana: le nuove linee guida sul colesterolo, le terapie innovative, la prevenzione (con focus sulla vaccinazione contro l’aterosclerosi) la cardiochirurgia. http://www.sicardiologia.it

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77° Congresso Nazionale della Società Italiana di Cardiologia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2016

cardiologyRoma, 16-19 dicembre 2016 Rome Cavalieri (Via Cadlolo 101) Si tratta del più importante appuntamento scientifico nazionale del nostro Paese riguardante la cardiologia. Verranno affrontate, e approfondite a 360 gradi, patologie che interessano milioni di cittadini come ipertensione, infarto, scompenso cardiaco e aterosclerosi. Il Congresso Nazionale della SIC rappresenta un’occasione unica di incontro e dialogo per i rappresentati della professione, la comunità scientifica internazionale, le Istituzioni preposte alla tutela della ricerca scientifica e della salute e i cittadini. La conferenza stampa ufficiale si terrà venerdì 16 dicembre alle 11.00 in sede congressuale. Parteciperanno all’incontro con i giornalisti, tra gli altri il prof. Francesco Romeo (Presidente Nazionale SIC) che farà il punto sullo stato dell’arte della cardiologia italiana: le nuove linee guida sul colesterolo, le terapie innovative, la prevenzione (con focus sulla vaccinazione contro l’aterosclerosi) la cardiochirurgia. Per tutta la durata del Congresso, Intermedia diffonderà comunicati stampa e coordinerà le interviste con i relatori del congresso. Nella speranza che gli impegni ti consentano di partecipare, ti ricordiamo che siamo a disposizione per qualsiasi necessità e ti porgiamo un caro saluto. Il programma dell’evento è disponibile all’indirizzo http://www.sicardiologia.it

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Le ultime scoperte in cardiologia entrano nella pratica clinica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2016

cardiologiaTaormina dal 24 al 26 novembre 2016. Il congresso internazionale di cardiologia dal titolo “From Scientific Evidence to Clinical Practice” si apre con la lettura di Marianne J. Legato, cardiologa della Columbia University di New York e massima esperta mondiale della medicina di genere, cui seguirà una lettura di Fausto J. Pinto, cardiologo di Lisbona e presidente della Società Europea di Cardiologia dal 2014 al 2016. Il congresso proseguirà venerdì e sabato con sessioni dedicate a scompenso cardiaco, ischemia cardiaca, malattie delle valvole, aritmie, imaging cardiaca, cardio-oncologia, morte improvvisa cardiaca. Da segnalare nella giornata di sabato un intervento di Francesco Romeo, presidente della Società Italiana di Cardiologia.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progresso esplosivo nelle conoscenze in cardiologia. Il risultato è un miglioramento senza precedenti nella salute della popolazione ma anche la necessità di un continuo aggiornamento da parte dei cardiologi e dei medici in generale.

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Le ultime scoperte in cardiologia entrano nella pratica clinica

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2016

taorminaTaormina Dal 24 al 26 novembre alle 17 del 24 il congresso si apre con la lettura di Marianne J. Legato, cardiologa della Columbia University di New York e massima esperta mondiale della medicina di genere, cui seguirà una lettura di Fausto J. Pinto, cardiologo di Lisbona e presidente della Società Europea di Cardiologia dal 2014 al 2016. Il congresso proseguirà venerdì e sabato con sessioni dedicate a scompenso cardiaco, ischemia cardiaca, malattie delle valvole, aritmie, imaging cardiaca, cardio-oncologia, morte improvvisa cardiaca. Da segnalare nella giornata di sabato un intervento di Francesco Romeo, presidente della Società Italiana di Cardiologia. u Il risultato è un miglioramento senza precedenti nella salute della popolazione ma anche la necessità di un continuo aggiornamento da parte dei cardiologi e dei medici in generale. Con questi presupposti si svolge il congresso internazionale di cardiologia dal titolo “From Scientific Evidence to Clinical Practice” in programma a Taormina dal 24 al 26 novembre 2016, organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Cardiologia dell’Università di Messina e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.

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Nasce a Desenzano del Garda la cardiologia a KM Zero

Posted by fidest press agency su domenica, 23 ottobre 2016

desenzano-del-gardaLa cardiologia a km zero parte da Desenzano del Garda. Il Basso Garda presenta le caratteristiche ideali, per organizzazione territoriale e dimensioni, per curare subito i pazienti colpiti da malattie cardiovascolari integrando ospedale e territorio, con grande beneficio per i cittadini e risparmi per il servizio sanitario. Il fattore cruciale è rappresentato dalla rapidità di intervento e in quest’area è possibile un “sistema territorio” che veda l’alleanza efficace tra cittadini, medici di medicina generale e ospedale per garantire l’accesso immediato a cure che devono essere disponibili ai primi sintomi. In provincia di Brescia ci sono oltre 200.000 cittadini che, con vario grado di disabilità, sono colpiti da malattie croniche cardiovascolari, che hanno anche un forte impatto sulla spesa sanitaria. Alle nuove prospettive nella cura di questi pazienti è dedicato il convegno “La sfida del cardiologo alla cronicità, aggiungere qualità agli anni”, oggi e domani a Desenzano del Garda (Hotel Acquaviva). “Un ricovero per scompenso cardiaco costa al Servizio Sanitario Nazionale circa 3.200 euro, per fibrillazione atriale 1.800 euro, per angina pectoris con conseguente intervento di angioplastica circa 5.000 euro – afferma il prof. Claudio Ceconi, direttore della Cardiologia all’Ospedale di Desenzano -. Diminuire le riacutizzazioni ottimizzando le cure e i tempi del ricovero significa non solo risparmiare risorse, ma anche migliorare la qualità di vita del paziente che può continuare la propria attività lavorativa. Il nostro territorio rappresenta la palestra ideale per realizzare la cardiologia a km zero. Ospedali piccoli e locali possono diventare virtuosi ed essere esempi a livello nazionale. Le risorse liberate vanno poi reinvestite in altri momenti della continuità assistenziale. Ovviamente le necessità più complicate troveranno risposte nei centri a più ampio volume”. Le principali malattie cardiovascolari sono rappresentate da infarto (quasi 3.000 nuovi casi ogni anno in provincia di Brescia), fibrillazione atriale (oltre 15.000 persone vivono con la diagnosi in provincia di Brescia) e scompenso cardiaco (circa 4.500 ricoveri annui in provincia di Brescia), che costituisce anche la più importante voce della spesa sanitaria ospedaliera. Ogni anno infatti, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, le uscite per i ricoveri per scompenso cardiaco sono pari a 545 milioni di euro. Il paziente con un sintomo cardiologico (ad esempio dolore o mancanza di respiro) dovrebbe avere il primo contatto con la struttura sanitaria entro pochissimo tempo dai sintomi iniziali. “E l’ospedale – continua il prof. Ceconi – dovrebbe farsi carico del paziente portandolo subito al trattamento, necessariamente entro 2 ore, idealmente in meno di 60 minuti. Queste scadenze possono essere rispettate in un territorio come quello di pertinenza dell’Azienda ospedaliera di Desenzano del Garda, a differenza delle grandi metropoli o, purtroppo, di territori più disagiati”. “Varie Regioni – continua il prof. Ceconi – hanno promulgato Piani Sanitari e Decreti di Riordino dell’assistenza sanitaria che interpretano i cambiamenti epidemiologici delle cardiopatie. Vent’anni fa il modello era basato su Aziende Ospedaliere organizzate per trattare ‘l’acuzie’, ovvero con grandi strutture che ‘aspettavano’ i pazienti. Oggi i sistemi si stanno adattando alla gestione della cronicità, della multimorbidità, delle problematiche della disabilità correlate all’età, della restrizione di risorse. Il modello che si sta delineando deve trovare un’integrazione multidisciplinare e strutturata con il territorio, dove medici di medicina generale, cardiologi e internisti collaborano in un sistema paritario”. Il Convegno è l’occasione per un’analisi a 360 gradi delle sfide immediate nei principali settori della medicina cardiovascolare (scompenso, cardiopatia ischemica, ipertensione arteriosa, etc…). “Nella prima parte dell’evento interverranno massimi esperti nazionali e mondiali a fare il punto, in modo multidisciplinare, sulle più avanzate conoscenze in cardiologia – conclude il prof. Ceconi -. Poi studieremo in modo concreto come applicare queste conoscenze nella nostra realtà locale e lo faremo in quattro gruppi di lavoro, study session, in cui si confronteranno in modo paritario cardiologi, internisti e medici di medicina generale su temi che spazieranno dalla gestione della terapia antiaggregante nel territorio a ‘cosa fare’ del paziente dimesso con diagnosi di scompenso cardiaco”. (foto: fonte wikipedia)

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Progetto città della prevenzione

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2016

Roma, 29 agosto 2016, ore 11 Fiera di Roma (Ingresso Nord, Via Portuense 1645/1647) Sala stampa ESC, parte da Ferrara il Progetto città della prevenzione. L’iniziativa sarà presentata al Congresso della European Society of Cardiology (ESC, European Society of Cardiology), che si svolge a Roma dal 27 al 31 agosto con la partecipazione di 35mila esperti, sarà presentato il progetto nazionale “Città della prevenzione” che parte a settembre da Ferrara e coinvolgerà numerosi comuni italiani. Si tratta del primo progetto al mondo per educare intere città a corretti stili di vitacon la partecipazione del prof. Roberto Ferrari, direttore della Cardiologia all’Università di Ferrara e past president ESC, del prof. Francesco Romeo, presidente Società Italiana di Cardiologia (SIC), e del prof. Francesco Cognetti, presidente Fondazione “Insieme contro il cancro”. In conferenza stampa saranno presentate anche le attività della Fondazione umanitaria European Heart for Children (EHC) che organizza missioni per operare bambini con cardiopatie congenite in Paesi in cui per loro non ci sono possibilità di cura.

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