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Posts Tagged ‘cardiovascolare’

Ipertensione in età pediatrica, nuove linee guida predicono meglio il rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

L’American Academy of Pediatrics (AAP) ha pubblicato nel 2017 nuove linee guida che hanno incluso un maggior numero di bambini nella classificazione con pressione sanguigna elevata rispetto all’edizione del 2004 e sono risultate migliori nel predire chi più facilmente svilupperà malattie cardiache una volta raggiunta l’età adulta. Sono le conclusioni di uno studio che ha coinvolto 3.940 bambini (47% maschi, età compresa tra 3 e 18 anni, 35% afro-americani) seguendoli per 36 anni, pubblicato su Hypertension. «Dopo aver esaminato le informazioni, abbiamo concluso era più probabile che i bambini classificati con pressione arteriosa elevata secondo le nuove linee guida sviluppassero ipertensione arteriosa, ispessimento della parete del cuore e sindrome metabolica da adulti, tutti fattori di rischio per le malattie cardiache, rispetto ai bambini con pressione arteriosa normale» afferma Lydia Bazzano, della Tulane School of Public Health and Tropical Medicine di New Orleans, autrice senior dello studio. L’11% dei partecipanti è stato incluso nel gruppo affetto da pressione alta secondo le linee guida 2017, rispetto al 7% utilizzando le linee guida del 2004. I dati hanno mostrato che il 19% dei bambini con pressione sanguigna alta secondo le linee guida 2017 ha sviluppato ispessimento del muscolo cardiaco durante il periodo di follow-up, rispetto al 12% di quelli considerati con pressione sanguigna alta secondo le linee guida del 2004. I ricercatori sottolineano che non tutti i bambini considerati ipertesi dalle nuove linee guida richiedono una cura farmacologica. «Per la maggior parte dei bambini con pressione alta non causata da una patologia o da un farmaco, i cambiamenti dello stile di vita sono la pietra angolare del trattamento. È importante mantenere un peso normale, evitare l’eccesso di sale, fare un’attività fisica regolare e mangiare una dieta ricca di frutta, verdura, legumi, noci, cereali integrali, proteine magre e limitare sale, zuccheri aggiunti, grassi saturi e trans per ridurre la pressione sanguigna» spiega Bazzano. Lo studio è però limitato dalla mancanza di dati su effettivi infarti e ictus durante l’età adulta, e dal fatto di essere stato svolto in una singola comunità in Louisiana. (fonte: doctor33 – Hypertension. 2019. Doi: 10.1161/HYPERTENSIONAHA.118.12469 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31006329)

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Rischio cardiovascolare nelle persone con diabete

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

Roma, 19 dicembre 2018 – ore 11.00 Sala della Presidenza dell’ANCI, 2° piano – via dei Prefetti, 46. Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nelle persone con diabete di tipo 2: rispetto a una persona sana, chi ha il diabete ha rischio di morte doppio e quadruplo di infarto o ictus. Nonostante ciò, un’indagine dell’International Diabetes Federation (IDF) ha evidenziato come le persone con diabete sottovalutino i rischi.
La campagna nazionale “Al cuore del diabete”, realizzata con il patrocinio di SID – Società Italiana di Diabetologia e AMD – Associazione Medici Diabetologi, in connessione con il progetto internazionale Cities Changing Diabetes e il contributo non condizionato di Novo Nordisk ha l’obiettivo di informare e sensibilizzare le persone con diabete sulla gestione della malattia per ridurre le complicanze ad essa correlate.
Ne parleranno:Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale ANCI
Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi
Roberto Pella, Vice Presidente Vicario ANCI
Francesco Purrello, Presidente Società Italiana di Diabetologia
Drago Vuina, Corporate Vice President Novo Nordisk
Modera: Ketty Vaccaro, Direttore Welfare e Salute Fondazione CENSIS

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Ipertensione sotto i 40 anni e rischio di malattia cardiovascolare futura

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Due studi e due editoriali pubblicati su JAMA hanno analizzato la relazione tra la presenza di pressione alta in adulti di età inferiore ai 40 anni e l’aumento del rischio di successivi eventi legati a malattie cardiovascolari. Nel primo studio, i ricercatori, guidati da Yuichiro Yano, della Duke University di Durham, Stati Uniti, hanno sottoposto 4.800 adulti afroamericani e bianchi a misurazioni della pressione arteriosa prima dei 40 anni. I dati raccolti hanno mostrato che gli adulti con pressione arteriosa elevata (sistolica da 120 a 129 mmHg; diastolica inferiore a 80 mmHg), ipertensione di stadio 1 (sistolica da 130 a 139 mmHg; diastolica da 80 a 89 mmHg) o ipertensione di stadio 2 (sistolica di 140 mmHg o superiore; diastolica di 90 mmHg o superiore) prima dei 40 anni presentavano un rischio associato più alto di sviluppare malattie cardiovascolari come malattia cardiaca coronarica fatale e non fatale, insufficienza cardiaca o ictus rispetto agli adulti che avevano una pressione sanguigna normale durante un follow-up di circa 19 anni. In un secondo studio, Sang Min Park, della Seoul National University di Seoul, Corea del Sud, e il suo gruppo di lavoro, hanno analizzato i dati del Servizio nazionale di assicurazione sanitaria coreano relativi a circa 2,5 milioni di adulti di età compresa tra i 20 e i 39 anni che sono stati sottoposti a misurazioni della pressione arteriosa nell’arco di quattro anni e che sono stati seguiti per altri 10 anni per riscontrare eventuali malattie cardiovascolari. Anche in questo caso, i ricercatori hanno osservato che gli adulti con ipertensione di stadio 1 o 2 prima dei 40 anni di età mostravano un aumento del rischio di malattia cardiovascolare successiva rispetto agli adulti con pressione arteriosa normale. «Esistono grandi lacune nelle attuali conoscenze su epidemiologia, diagnosi, stratificazione del rischio e gestione della pressione sanguigna elevata nei giovani adulti. Saranno necessari studi anche per chiarire le origini dello sviluppo di pressione elevata nei bambini e l’impatto dei determinanti sociali» dice in un editoriale di accompagnamento Ramachandran Vasan, della Boston University School of Medicine. In un altro editoriale, Naomi Fisher, del Brigham and Women’s Hospital di Boston, e Gregory Curfman, redattore capo della rivista, affermano che saranno necessari sistemi innovativi di assistenza sanitaria per gestire l’innalzamento della pressione arteriosa nella popolazione giovane. (fonte: doctor33)

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Prevenzione cardiovascolare

Posted by fidest press agency su martedì, 20 marzo 2018

Durante il congresso Siprec a Napoli, 10 società scientifiche ed enti di ricerca italiani hanno presentato un ‘Documento di consenso e raccomandazioni pratiche di prevenzione cardiovascolare’, coordinato da Massimo Volpe, presidente della Siprec (Società italiana per la prevenzione cardiovascolare), e pensato per sottolineare l’importanza della prevenzione nella lotta a infarti e ictus. Siprec, Simi (Società Italiana di Medicina Interna), Sid (Società Italiana di Diabetologia), Siia (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa), Sisa (Società Italiana per lo studio dell’aterosclerosi), Sif (Società Italiana di Farmacologia), Cnr (Consiglio Nazionale della Ricerca), Fmsi (Federazione Medico Sportiva Italiana), Gicr-Iacpr (Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa – Italian Association for Cardiovascular Prevention, Rehabilitation and epidemiology), Siti (Società di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) si appellano insieme alla classe politica perché aumentino i fondi destinati alla prevenzione, con uno sforzo collettivo che coinvolga la scuola, il mondo del lavoro, l’industria alimentare, il mondo dello sport. «Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di mortalità e morbilità nel mondo; e in particolare nei paesi occidentali e nelle economie come quella italiana e determinano un carico enorme, dal punto di vista sociale e individuale, ma anche dal punto di vista della sostenibilità economica e strutturale» afferma Volpe in un comunicato stampa. «Ritengo che l’unica strategia possibile per fronteggiare il problema nei prossimi anni e per garantire la tenuta del nostro sistema sanitario sia di investire fortemente nelle politiche di prevenzione delle malattie cardiovascolari» prosegue. Durante il congresso è emerso che i fattori di rischio da combattere non sono più solo quelli tradizionali, con l’aggiunta della sedentarietà, ma anche altri che per ora rimangono ancora relegati al mondo della ricerca, come le variazioni del microbioma intestinale. Appare evidente che sia da sottolineare l’importanza di una dieta sana ed equilibrata come quella mediterranea e l’assoluta necessità di attività fisica regolare, ma appare altrettanto chiaro che nei soggetti ad alto rischio bisogna ricorrere anche a farmaci contro il colesterolo, la pressione alta, il diabete, gestendo sempre più in maniera personalizzata i pazienti, all’interno delle tendenze attuali di una medicina sempre più di precisione. (fonte: Congresso Nazionale Siprec 2018 http://www.siprec.it/vi-aspettiamo-al-congresso-nazionale-siprec/ – doctor33)

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Rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 gennaio 2018

rischio cardiovascolareAlla tradizionale valutazione del rischio cardiovascolare o di un’arteriopatia periferica è il caso di aggiungere nuovi parametri come il calcio coronarico (CAC) e l’indice caviglia-braccio (ABI)? Alla domanda risponde la US Preventive Services Task Force (USPSTF) con due documenti pubblicati in bozza sul suo sito istituzionale lo scorso 16 gennaio, da cui emerge che gli studi finora svolti non sono sufficienti a validarne l’efficacia nella stima del rischio cardiovascolare (CVD). Inoltre, secondo gli esperti dell’USPSTF mancano prove che supportino con certezza l’uso dell’indice caviglia-braccio nello screening della malattia arteriosa periferica (PAD) in individui asintomatici. Le raccomandazioni dell’USPSTF, in attesa di commenti fino al prossimo 12 febbraio, si basano sui risultati di due studi. Nel primo, Jennifer Lin, del Kaiser Permanente Center for Health Research di Portland, Oregon, ha esaminato assieme ai colleghi l’uso dell’indice caviglia-braccio, della proteina C-reattiva ad alta sensibilità e del punteggio del calcio coronarico nella valutazione del rischio cardiovascolare in adulti asintomatici. «Dai risultati emerge un vantaggio nell’aggiungere questi fattori ai modelli esistenti di valutazione del rischio cardiovascolare» spiega la ricercatrice, precisando tuttavia che non è stato possibile valutare appieno l’efficacia del processo decisionale sul trattamento guidato da questi punteggi. Da qui le conclusioni dell’USPSTF: i dati attuali non bastano a valutare l’equilibrio tra danni e benefici derivanti dall’aggiunta di questi parametri alla valutazione del rischio cardiovascolare e della conseguente eventuale terapia. Nel secondo studio Janelle Guirguis-Blake, anch’essa del Kaiser Permanente Center for Health Research, ha svolto assieme ai colleghi una revisione sistematica sullo screening per malattia arteriosa periferica e rischio cardiovascolare basato sull’indice caviglia-braccio, concludendo che quest’ultimo è un test accurato per la rilevazione della malattia arteriosa periferica nei pazienti sintomatici. «Tuttavia, i dati disponibili sull’accuratezza dell’indice caviglia-braccio per l’identificazione di individui asintomatici che potrebbero trarre beneficio da un’eventuale terapia sono ancora insufficienti» spiegano gli autori. E anche in questo caso l’USPSTF conclude che gli studi attualmente disponibili sono insufficienti a validare l’efficacia dello screening per malattia arteriosa periferica e rischio cardiovascolare con l’indice caviglia-braccio, in termini di equilibrio rischi e benefici. (fonte: cardiologia33)

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Eventi cardiovascolari e danno d’organo, iperaldosteronismo primario e ipertensione essenziale a confronto

Posted by fidest press agency su domenica, 3 dicembre 2017

ipertensione_polmonareVi sono prove contrastanti, basate su studi eterogenei, sul fatto che l’eccesso di aldosterone sia responsabile di un aumento del rischio di complicanze cardio- e cerebrovascolari nei pazienti affetti da iperaldosteronismo primario. Un recente studio – apparso su “Lancet Diabetes and Endocrinology” e condotto da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino – ha inteso valutare l’associazione tra iperaldosteronismo primario ed eventi avversi cardiaci e cerebrovascolari, danno agli organi bersaglio, diabete e sindrome metabolica, rispetto all’associazione tra ipertensione essenziale e questi stessi eventi cardiovascolari e a carico degli organi bersaglio, integrando i risultati di studi precedenti.
Più in dettaglio, scrivono gli autori, coordinati da Paolo Mulatero, del Centro Ipertensione Arteriosa presso la Divisione di Medicina Interna dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, «abbiamo effettuato una meta-analisi di studi osservazionali prospettici e retrospettivi che hanno confrontato pazienti con iperaldosteronismo primario e ipertensione essenziale, per analizzare l’associazione tra iperaldosteronismo primario, da un lato, e, dall’altro, ictus e malattia coronarica (come endpoint co-primari) e fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca, danno d’organo bersaglio, sindrome metabolica e diabete (come endpoint secondari)». È stata condotta una ricerca su MEDLINE e sulla Cochrane Library di articoli pubblicati fino al 28 febbraio 2017, senza restrizioni circa la data di inizio. Gli studi eligibili dovevano avere confrontato pazienti affetti da iperaldosteronismo primario con pazienti con ipertensione essenziale (utilizzati come gruppo di controllo) e avere riportato gli eventi clinici o gli endpoint di interesse. Gli autori hanno anche posto a confronto tra loro i vari sottotipi di iperaldosteronismo primario, gli adenomi producenti aldosterone e i casi di iperplasia surrenale bilaterale. «Abbiamo identificato 31 studi per un totale di 3838 pazienti con iperaldosteronismo primario e 9284 pazienti con ipertensione essenziale» scrivono Mulatero e colleghi, elencando i risultati dello studio. «Dopo una mediana di 8.8 anni (IQR 6.2-10.7) dalla diagnosi di ipertensione i pazienti affetti da iperaldosteronismo primario, rispetto a quelli con ipertensione essenziale, presentavano un aumentato rischio di ictus (odds ratio [OR] 2.58, 95% CI 1.93-3.45), malattia coronarica (1.77, 1.10-2.83), fibrillazione atriale (3.52, 2.06-5.99) e scompenso cardiaco (2.05, 1.11-3.78)». Questi risultati, sottolineano gli autori, erano in linea con quelli dei pazienti con adenoma producente aldosterone o iperplasia surrenale bilaterale, senza differenze tra questi sottogruppi. Allo stesso modo, aggiungono, l’iperaldosteronismo primario ha incrementato il rischio di diabete (1,33, 1.01-1.74), sindrome metabolica (1.53, 1.22-1.91) e ipertrofia ventricolare sinistra (2.29, 1.65-3.17).
Il messaggio-chiave che emerge dallo studio, secondo l’équipe di Mulatero, consiste nel fatto che diagnosticare l’iperaldosteronismo primario nelle prime fasi della malattia, consentendo così l’inizio precoce di un trattamento specifico, è importante in quanto i pazienti che ne sono affetti presentano un rischio cardiovascolare superiore rispetto a quelli con ipertensione essenziale.
By Arturo Zenorini – fonte doctor33)

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La patologia cardiovascolare in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 20 agosto 2017

infarto-miocardico-acutoE’ la prima causa di morte. Ciò spiega la ragione per la quale si riserva, nello specifico, una particolare attenzione in specie nelle fasi di comparsa e di trattamento dell’evento clinico. Significa, in pratica, che la parte prevalente dell’intervento medico si sviluppa dopo e non prima il verificarsi di un fatto anginoso, di un infarto, di un arresto cardiorespiratorio, di una qualsivoglia patologia a carico delle arterie e del cuore. Il problema sta ora nel come sia possibile anticipare queste eventualità cercando di investire risorse finalizzate ad intercettare a monte la patologia così da evitarne, per quanto possibile, l’insorgenza e l’aggravamento. Parliamo, quindi, di prevenzione. I benefici sono indubbi. Potrremmo in tal modo ridurre la mortalità da infarto, ad esempio. Ma vi è anche un aspetto economico da non sottovalutare anche perché la malattia non è solo la principale causa di decessi ma per quelli che superano la fase critica si prospettano terapie di sostegno costose e prolungate nel tempo e che, a loro volta, potrebbero provocare altre patologie. Ma come è possibile avere una prevenzione la più efficace possibile? In primo luogo significa essere di più informati, di avere un referente qualificato, e potrebbe essere il medico di base, di sviluppare una vera e propria educazione alla salute che, partendo dall’aggiornamento dei programmi nelle scuole di ogni ordine e grado, attraverso la rivisitazione dei palinsesti radio-televisivi, diventi strumenti capace di completare il circuito virtuoso utile all’evoluzione degli stili di vita della popolazione. Un altro prezioso apporto è dato dal mondo del volontariato di settore di per sé portatore di esigenze, stimoli, ma necessita a sua volta, di considerazione, ascolto e rispetto.

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Nanotecnologie farmaceutiche dirette al distretto cardiovascolare

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

parma universitàParma. Le malattie cardiovascolari, come l’infarto del miocardio e lo scompenso cardiaco, rappresentano tuttora un peso sociale non indifferente, provocando oltre il 30% dei decessi a livello globale e impegnando una spesa sanitaria di circa 190 miliardi di euro solo in Europa. Nonostante i numerosi passi avanti fatti dalla medicina in questo ambito, le terapie convenzionali sono ancora poco efficaci. Critici sono, ad esempio, i metodi di somministrazione comunemente utilizzati, come la via orale o endovenosa, che permettono alla dose di farmaco di raggiungere il cuore dopo distribuzione nel circolo sanguigno, causando effetti collaterali e limitandone l’efficacia.La start up parmigiana PlumeStars, fondata da docenti del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma, è stata scelta insieme ad altri 18 partner per entrare a far parte del progetto Cupido (www.cupidoproject.eu), finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Horizon 2020 e avviato nel febbraio 2017. L’obiettivo di Cupido è quello di creare una terapia innovativa basata su nanotecnologie farmaceutiche dirette al distretto cardiovascolare.Cupido si prefigge di sviluppare nanoparticelle di farmaco da somministrare per inalazione che, con un semplice respiro, possono, attraverso l’epitelio polmonare, trasportare l’agente terapeutico direttamente al cuore malato. Queste nanoparticelle sono di dimensioni 100.000 volte più piccole di un granello di sabbia e troppo piccole per essere visualizzate con microscopi convenzionali.L’utilizzo di questo nano-sistema terapeutico come mezzo di somministrazione del farmaco può davvero rivoluzionare la farmacoterapia cardiovascolare, diventando il primo approccio terapeutico non invasivo e specifico per il cuore.Per raggiungere l’obiettivo, il consorzio di Cupido sta lavorando per sviluppare nanoparticelle biocompatibili, biodegradabili e che possono auto-assemblarsi per incapsulare farmaci (nuovi o già esistenti), da trasformare successivamente in un preparato adatto al trattamento delle malattie cardiache per via inalatoria. Le nanoparticelle, una volta inalate, raggiungono direttamente il cuore passando attraverso i polmoni. Una volta arrivate al tessuto cardiaco, le nanoparticelle catturate dai cardiomiociti rilasceranno il farmaco che potrà agire nel sito di interesse. La cardio-specificità di questo medicinale sarà garantita da una guida di natura chimica o magnetica, riducendo così l’eventualità di effetti collaterali e abbassando la quantità di farmaco necessaria.Il consorzio, composto da sei gruppi di ricerca, cinque piccole e medie imprese, due industrie e una società farmaceutica, raccoglie una vasta gamma di competenze e unisce la ricerca di punta con l’esperienza pre-clinica e di produzione industriale.
PlumeStars, nata nel 2013 grazie a BioPharmaNet-TEC (Centro Interdipartimentale di ricerca dell’Università di Parma), apporta le sue competenze nell’ambito dei prodotti inalatori, settore che a Parma ha avanzate conoscenze accademiche ed industriali. Durante i quattro anni, finanziati con sei milioni di euro nell’ambito del programma quadro dell’UE Horizon 2020, il progetto cercherà di provare la fattibilità della nanoterapia per via inalatoria in ambito preclinico, preparando la strada a futuri studi clinici. Per maggiori informazioni: http://www.cupidoproject.eu

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Europa: 55 donne su 100 muoiono o moriranno per colpa di una malattia cardiovascolare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

trombosi-1L’Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus, in occasione della 6° Giornata Nazionale per la Lotta alla Trombosi, dal 21 marzo al 12 aprile, dà appuntamento a tutti, in Italia e all’estero, sui social media con la campagna social «I CAMBIAMENTI PIU’ IMPORTANTI SI FANNO CON UN….. SALTO», invitando a fare un SALTO di conoscenza e di qualità che può salvare la vita. Le malattie da Trombosi si chiamano Infarto, Ictus, Embolia: colpiscono ogni anno 600mila persone in Italia, uno spreco enorme, perché almeno 200 mila avrebbero potuto evitarle, cambiando in tempo il proprio stile di vita. Le malattie a Trombosi sono l’incontro più probabile per tutti coloro che hanno o avranno più di 50 anni, e non solo: ma potranno essere evitate, con l’informazione e con un atto di volontà che ci permetta di cambiare stile, facendo un SALTO di qualità per la nostra vita e per la vita di chi ci sta accanto. Solo 33 italiani su 100 sanno di questo pericolo e dell’opportunità di evitarlo: è un vero spreco, ALT lavora perché tutti hanno il diritto di sapere, di prendersi la responsabilità di agire e di SALTARE. ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus, in occasione della 6° Giornata Nazionale per la Lotta alla Trombosi, dal 21 marzo al 12 aprile, dà appuntamento a tutti, in Italia e all’estero, sui social media, invitando a fare un SALTO di conoscenza e di qualità che può salvare la vita.

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Fondazione Italiana Per Il Cuore: Prevenzione Rischio Cardiovascolare

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

cardiologiaRoma 18 gennaio 2017, ore 10.00-11.30 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Sala D’Antona – via Flavia n. 6. L’impatto socio-economico delle patologie cardiovascolari, che restano la prima causa di morte in Italia, è in costante aumento, con un ruolo sempre più incisivo sulla produttività. Un segnale forte può e deve arrivare, oltre che dall’ambito medico scientifico, anche dal mondo del lavoro, con azioni e iniziative adeguatamente inserite in una logica di welfare aziendale, come la Campagna “Lavora con il cuore”. Un tema di salute pubblica che se affrontato con specifiche politiche di prevenzione, con il tempo potrà portare a ricadute positive sui singoli cittadini e sull’intero Sistema Sanitario Nazionale. Durante l’incontro verranno analizzati e commentati i risultati e le prospettive della campagna “Lavora con il Cuore”, che nel periodo Dicembre 2015 – Febbraio 2016 ha coinvolto oltre 550 persone, valutando i principali fattori di rischio cardiovascolare dei lavoratori delle sedi centrali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a Roma che si sono sottoposti a tale indagine, con l’obiettivo di informarli e sensibilizzarli sull’importanza della prevenzione di detti fattori di rischio.

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Rischio di morte cardiovascolare nelle persone con scompenso cardiaco

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2016

Lo scompenso cardiaco è un fattore di rischio significativo per morte cardiovascolare. Ma come valutare questo rischio per ogni singolo paziente? Ci ha pensato il Centro Cardiologico Monzino, che ha realizzato il MECKI score (Metabolic Exercise, Cardiac, Kidney Index), uno strumento per la stima del rischio dello scompenso cardiaco, basato su dati ottenuti dal test cardiopolmonare e integrato con parametri ecocardiografici e di laboratorio. E’ sufficiente inserire i dati di sei valori, che insieme stabiliscono la gravità del malato nel modo più obiettivo possibile: emoglobina, sodio, funzionalità renale, frazione di eiezione ventricolare siscompenso cardiaconistra (la porzione di sangue che il cuore pompa dal ventricolo sinistro a ogni battito cardiaco), picco di consumo dell’ossigeno ed efficienza ventilatoria sotto sforzo. Grazie al MECKI score è possibile stabilire la probabilità di morte cardiovascolare o urgente trapianto cardiaco entro due anni nelle persone con scompenso cardiaco sistolico. Sarà questo uno dei temi principali del Simposio Internazionale “Chronic heart failure in 2016: prognosis” in programma a Milano dal 25 al 27 febbraio. Il Simposio è organizzato dal Centro Cardiologico Monzino di Milano e dal Dipartimento di Scienze Cliniche dell’Università di Milano, ed è promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Il MECKI score è l’ultimo nato tra gli score prognostici dello scompenso» spiega PierGiuseppe Agostoni, responsabile dell’Area di Cardiologia critica del Centro Cardiologico Monzino. «Lo score è stato validato da uno studio in cui abbiamo preso in considerazione diversi parametri demografici, clinici, ecocardiografici, di laboratorio e del test da sforzo cardiopolmonare, su una popolazione di 2716 pazienti con scompenso cardiaco cronico da disfunzione sistolica provenienti da tredici centri italiani, e identificando quelli che mantenevano un valore predittivo indipendente all’analisi multivariata. Sono stati così individuati 6 parametri dotati di forte valore predittivo indipendente e che sono stati inseriti nel calcolo dello score tenendo conto del loro peso specifico nel determinare la prognosi. Il MECKI score costituisce un modello di valutazione prognostica fortemente fondato su parametri del test da sforzo cardiopolmonare, considerando sia il VO2 di picco (il massimo volume di ossigeno consumato per minuto) sia l’efficienza ventilatoria, e costituisce al momento lo score dotato della più alta affidabilità negli schemi predittivi come il ROC (Receiver operating characteristic) tra gli score disponibili per la valutazione prognostica a lungo termine dello scompenso a funzione sistolica depressa. Il MECKI score si sta affermando tra gli specialisti, tanto che oggi i centri italiani che collaborano sono ventisei con più di seimila pazienti in follow up. In più è in corso una valutazione europea per riconoscere al MECKI score l’egida della società europea di cardiologia».

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Medici in piazza, test gratuiti contro il rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2015

ospedale-bergamo-papaBergamo. A Bergamo i medici e gli operatori sanitari del Papa Giovanni XXIII, dell’ospedale di Treviglio, Humanitas Gavazzeni, Clinica Castelli, Istituto Palazzolo e Casa di cura San Francesco saranno presenti all’inizio di via XX Settembre sabato 6 giugno dalle 9 alle 17,30. Non parleranno solo di sindrome metabolica ma spiegheranno anche di cosa si occupa la medicina interna. Una disciplina che ricopre un ruolo sempre più cruciale, da un lato nella cura della pluripatologia, nei pazienti fragili e spesso anziani, gravati da un alto tasso di re-ricoveri, e dall’altro per le diagnosi difficili in pazienti di qualunque età, in una fase in cui la iperspecializzazione non giova nelle situazioni complesse. Al loro fianco i volontari della Croce Rossa italiana di Bergamo. Glicemia, trigliceridi, pressione, colesterolo e giro vita fuori standard: se vi riconoscete in almeno tre di queste situazioni, non siete solo impreparati alla prova costume, ma soffrite di sindrome metabolica. Situazione che aumenta del 50% il rischio di avere problemi cardiovascolari, secondo uno studio pubblicato sul Giornale italiano di Cardiologia. La sindrome metabolica in Italia colpisce un adulto su tre, in pratica 15 milioni, ma il dato ancora più preoccupante è che il fenomeno riguarda ormai anche bambini e adolescenti.Per saperne di più e individuare i soggetti a rischio – misurando pressione, glicemia e circonferenza vita – la Società italiana di Medicina interna e la Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI), con il patrocinio della Croce Rossa, hanno organizzato la prima giornata nazionale della medicina interna sulla sindrome metabolica e i fattori di rischio cardiovascolari. Il titolo «Un metro per la vita» segnala che oltre ai controlli gratuiti i cittadini che si presenteranno ai gazebo allestiti nelle piazze di 16 città italiane, riceveranno un metro di carta per invitare a misurare la «pancetta», oltre a 10 consigli per uno stile di vita corretto.

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Farmaci cardiovascolari: il problema è l’aderenza

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2013

Le malattie cardiovascolari rappresentano la maggior causa di morbilità e mortalità dei paesi industrializzati con elevati costi per sistemi sanitari. Se si considera la sola ipertensione arteriosa, in numeri sono impressionanti. L’Oms considera questa patologia come la principale causa di decessi e come fattore chiave nel 49% delle malattie coronariche e nel 62% dei casi di ictus e di malattie cerebrovascolari. Colpisce ormai quasi il 30% degli italiani, soprattutto nelle fasce di età dai 45 ai 75 anni con un’incidenza maggiore in quest’ultima fascia di età. Per questa patologia disponiamo di numerosi farmaci molto efficaci. Diuretici, beta-bloccanti, Ace-inibitori, Sartani, Calcio-antagonisti da soli o in combinazione offrono possibilità di controllare la pressione arteriosa in pressoché tutti i pazienti. A fronte di questo vasto armamentario terapeutico si assiste ad un con trollo insufficiente della patologia per la scarsa aderenza dei pazienti alla terapia. Secondo recenti dati (Health Search 2010), l’aderenza alla terapia antipertensiva in Italia è pari al 53,7% dei casi!. le ragioni della scarsa aderenza sono molteplici . Molto importante è la percezione sintomatologica della malattia. L’ipertensione è chiamata “the silent killer”, (il killer silenzioso) perché raramente causa sintomi; solo in alcuni casi possono manifestarsi cefalea, vertigini, emorragie nasali, sudorazione. Pertanto a lungo andare il paziente tende ad assumere i farmaci con meno frequenza. Altre ragioni di scarsa aderenza sono gli effetti collaterali dei farmaci o eventuali interazioni . La scarsa aderenza può derivare anche da un uso non attento dei farmaci generici. Se il paziente non è ben informato, può avere una percezione del farmaco generico come un farmaco di minore qualità. Inoltre se in un trattamento cronico si continua a sostituire tra “brand” e generico ma anche tra generico e generico si possono ottenere variazioni delle concentrazioni ematiche del principio attivo che può indurre sintomi che inducono il paziente a ridurre la’assunzione dei farmaci. La differenza, inoltre, di confezioni può indurre rischio di confusione nel paziente nell’assunzione quotidiana dei farmaci. Con farmaci cosi efficaci nel controllare la pressione arteriosa, l’aderenza alla terapia dovrebbe essere altamente considerata sia dal medico sia dal paziente.

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Scompenso: italiano il calcolatore online dell’indice prognostico

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

Un ampio studio multicentrico coordinato dalla Fondazione Monzino di Milano ha permesso – attraverso la combinazione di test da sforzo cardiopolmonari con dati clinici, laboratoristici ed ecocardiografici routinari – di ottenere un punteggio prognostico molto affidabile di rischio di morte cardiovascolare o di urgente trapianto cardiaco entro 2 anni: il Mecki (Metabolic exercise cardiac kidney index) score. L’algoritmo di calcolo è stato inoltre trasformato in un applicativo on line utilizzabile in forma anonima sia dai curanti – cardiologi o medici di famiglia – sia dai pazienti per ottenere in tempo rea le il risultato (in quest’ultimo caso si raccomanda il supporto del medico per il corretto inserimento dei parametri e l’interpretazione dei risultati, ma anche per la gestione di eventuali reazioni d’allarme nell’assistito o nei parenti). Una volta collegati alla pagina web, non occorre fare altro che riempire i campi obbligatori, corrispondenti a 6 parametri, indicati sul sito mediante sigle internazionali – peak Vo2, Ve/Vco2 slope, Hemoglobin, Na+, Lvef, Mdrd – corrispondenti nell’ordine a picco di consumo d’ossigeno (% rispetto all’atteso), efficienza ventilatoria, emoglobinemia, sodiemia, frazione d’eiezione ventricolare sinistra (valutata ecocardiograficamente) e stima della funzione renale (secondo l’equazione dello studio Modification of diet in renal disease). Sono proprio questi 6 parametri su cui si basa il Mecki score, apparsi correlati in modo indipendente allo scompenso cardiaco in base ai risultati della ricerca coordinata da Piergiuseppe Agostoni del Centro cardiologico Monzino, che ha coinvolto 2.716 pazienti scompensati, seguiti in 13 centri italiani per un follow-up medio di 1.041 giorni, considerando un endpoint combinato di morte cardiovascolare e trapianto cardiaco urgente, al termine di un’analisi di regressione di Cox per i rischi proporzionali con selezione graduale delle variabili e procedura di validazione incrociata.(fonte cardiologia33)

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Malattia cardiovascolare negli anziani

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

E’ disponibile, nel Download Center di Doctor33, il capitolo dedicato alla “Malattia cardiovascolare negli anziani” tratto dalla nona edizione di “Malattie del cuore di Braunwald”. Il capitolo n. 80 illustra in dettaglio epidemiologia, fisiopatologia, terapia farmacologica, vasculopatia, scompenso cardiaco, aritmie e valvulopatia in questa particolare categoria di pazienti. Il Download Center di Doctor33 è la nuova area dalla quale i lettori del portale possono scaricare gratuitamente contenuti della pubblicistica Elsevier. Si tratta di un’iniziativa volta alla formazione e all’aggiornamento della nostra comunità Medikey.

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Farmaci fascia A: cala la spesa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 dicembre 2011

Medicine drugs

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Nei primi nove mesi del 2011 la spesa per i farmaci di classe A, quelli totalmente a carico del Servizio sanitario nazionale, è scesa del 3,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo affermano i dati preliminari del rapporto Osmed presentati all’Istituto superiore di sanità (Iss). Secondo il rapporto la diminuzione della spesa non è legata però a un andamento simile nei consumi: ogni mille abitanti sono state prescritte 965,4 dosi rispetto alle 954,2 dell’anno precedente. E’ stata riscontrata una maggiore incidenza dei ticket, in aumento del 36,5%, mentre la spesa privata per farmaci per automedicazione, per farmaci di fascia C, per farmaci di fascia A acquistati privatamente è aumentata del 5,3%. Dal punto di vista del tipo di farmaci consumati quelli per l’appartato cardio-vascolare rappresentano la principale categoria sia in termini di dosi (47% del totale) che di spesa procapite (36% del totale) seguiti dal quelli dell’apparato gastro-intestinale, che sono anche la categoria che ha fatto registrare l’aumento più elevato nella prescrizione rispetto al 2010 (+3,2%). «I consumi continuano ad aumentare» ha affermato Anna Maria Marata, del Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria «e questo indica che non c’é una maggiore appropriatezza nell’uso dei farmaci».

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Controllo glicemico

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2011

Regulação da glicemia - esquema adaptado

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Ingelheim, Germania e Indianapolis, USA, Boehringer Ingelheim e Eli Lilly and Company (NYSE: LLY) hanno annunciato i risultati del braccio in aperto di uno studio di fase III, della durata di 24 settimane, su linagliptin in terapia iniziale d’associazione con metformina. I risultati, presentati al congresso internazionale dell’International Diabetes Federation (IDF) a Dubai, evidenziano riduzioni significative della glicemia in adulti con diabete di tipo 2 (T2D).1 Al completamento delle 24 settimane, la terapia iniziale d’associazione di linagliptin più metformina ha raggiunto riduzioni medie di HbA1c del 3,7% in pazienti con scarso controllo glicemico. La terapia è stata ben tollerata, infatti la percentuale di pazienti che ha avuto effetti avversi (EA) associati alla terapia farmacologica è stata del 9% e solo l’1,5% dei pazienti ha riferito episodi ipoglicemici.1
Inoltre, nel prolungamento di 34 settimane di uno studio di un anno con linagliptin in monoterapia ha dimostrato di ottenere miglioramenti duraturi del controllo glicemico con un basso rischio di eventi avversi.2, 3
Linagliptin è stato confrontato con glimepiride in pazienti con T2D che per ragioni di intolleranza o controindicazione non potevano assumere metformina. La riduzione dei livelli di HbA1c nei pazienti trattati con linagliptin è rimasta stabile passando da 7,5% alla settimana 18 a 7,4% alla settimana 52.2 Analoga stabilità è stata osservata nei pazienti che dopo le prime 18 settimane di trattamento con placebo sono stati trattati con glimepiride.2, 3 Il gruppo di pazienti che ha ricevuto linagliptin ha avuto un numero complessivamente inferiore di eventi avversi:2 Gli EA associati al farmaco sono stati inferiori con linagliptin (4,4%) rispetto a glimepiride (7,8%)
Gli episodi ipoglicemici sono stati tre volte meno con linagliptin (2,2%) che con glimepiride (7,8%) (statisticamente significativo); non si sono verificati episodi gravi in nessuno dei due gruppi
Il peso corporeo è rimasto stabile nel braccio in terapia con linagliptin mentre è aumentato nel braccio in terapia con glimepiride da 82,5 kg a 85,0 kg (aumento statisticamente significativo). Linagliptin (nome commerciale Tradjenta™ negli Stati Uniti, e Trajenta™ in Europa e negli altri mercati mondiali) è l’unico ipoglicemizzante approvato con dosaggio unico (5 mg/cpr, una volta/die) per tutti i pazienti adulti con diabete di tipo 2 che non richiede alcun aggiustamento di dose.4, 5 A differenza di altri inibitori dell’enzima DPP-4, linagliptin viene primariamente escreto non metabolizzato per via biliare ed intestinale, ciò significa che non è necessario alcun aggiustamento di dosaggio per pazienti con concomitante deterioramento delle funzionalità renale o epatica.4, 5 Inoltre, una metanalisi condotta su 8 studi internazionali di fase III supporta il promettente profilo di sicurezza cardiovascolare (CV) di linagliptin.6 L’endpoint primario è stato l’insieme di mortalità per cause CV, ictus non fatale, infarto miocardico non fatale e ricovero per angina instabile. I risultati combinati hanno rivelato una riduzione del 69% degli eventi dell’endpoint primario nei pazienti con il più alto punteggio di rischio Framingham* al basale che sono stati trattati con linagliptin rispetto ai rispettivi farmaci di confronto.6 Il profilo di sicurezza CV di linagliptin è attualmente oggetto di valutazione nello studio CAROLINA (Cardiovascular Outcome Study of Linagliptin Versus Glimepiride in Patients With Type 2 Diabetes, ovvero Studio sugli esiti cardiovascolari di linagliptin a confronto con glimepiride in pazienti con diabete di tipo 2 ) con 6.000 pazienti.7, 8

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Prevenzione cardiovascolare

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2011

Roma. “Le malattie cardiovascolari costituiscono la più importante causa di morte nel mondo e la loro elevata, crescente prevalenza incide, anche in Italia, sulla salute pubblica e sulle risorse sanitarie ed economiche. I recenti dati Istat riportano che 1 italiano su 4 è affetto da malattie cardiache, che rappresentano la principale causa di disabilità fra gli anziani. La frequenza di nuovi eventi coronarici avviene nella fascia di età 35-69 anni è di 5,7/ 1000/ anno negli uomini e di 1,7/ 1000/ anno nelle donne e la spesa per gli interventi cardiochirurgici è stimabile in circa 650 milioni di euro/anno e rappresenta da sola l’1% della spesa sanitaria. L’invecchiamento della popolazione e l’aumentata sopravvivenza dopo eventi cardiaci acuti ne giustificano l’aumento di prevalenza negli ultimi anni e l’ulteriore incremento previsto nei prossimi decenni”. Questo è l’incipit del capitolo “Malattie cardiovascolari” del Piano Sanitario Nazionale 2011-2013 predisposto dal Ministero della Salute.Un quadro allarmante eppure le malattie cardiovascolari si possono prevenire. Le strategie su cui puntare si basano sul cambiamento di particolari abitudini comportamentali e in particolare su una corretta alimentazione. Le attuali indicazioni nutrizionali per prevenire le malattie cardiovascolari puntano meno sui divieti e più sulle qualità positive dei cibi.Un’alimentazione corretta ed equilibrata, sullo stile della dieta mediterranea, infatti è in grado di offrire un maggiore effetto protettivo del cuore e dei vasi sanguigni senza rinunciare ai piaceri della buona tavola.
In questo ambito è nata l’agenda per la prevenzione cardiovascolare 2012 promossa dalla Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC) che si pone l’obiettivo di dimostrare che la prevenzione può essere fatta quotidianamente, anche tra le mura di casa, non necessariamente in ospedale o in uno studio medico. E il primo passo è in cucina.L’iniziativa conta del supporto di Teva, azienda farmaceutica leader nella produzione di farmaci equivalenti e impegnata nel miglioramento della qualità dell’assistenza ai pazienti associato al concetto di risparmio e di rispetto dell’ambiente.
L’agenda, oltre a offrire un diario dove annotare i valori di pressione arteriosa, colesterolo, glicemia, ore di attività fisica e calorie assunte, presenta 33 ricette regionali che hanno un effetto positivo sul cuore e che sono adatte a tutta la famiglia. Ogni mese vengono proposte ricette semplici e gustose da preparare con frutta e ortaggi di stagione, alleati della sostenibilità. Infatti scegliendo prodotti di stagione si riducono gli sprechi energetici necessari a produrre le primizie e l’inquinamento del trasporto di questi beni sulle lunghe distanze. In questi mesi invernali meglio portare in tavola barbabietole, broccoli, cavolfiori, finocchi, patate, ananas, arance, mandarini, cachi, kiwi, pere, noci e pompelmi. Senza dimenticare il pesce, il cui consumo settimanale può ridurre del 30% la probabilità di malattie cardiache e vascolari grazie all’apporto degli acidi grassi Omega-3 sia nelle donne sia negli uomini.
Le ricette sono state approvate dal cuoco Filippo La Mantia, dell’omonimo ristorante dell’Hotel Majestic di Roma, che ha letto con attenzione ogni piatto, riconoscendone la genuinità, la semplicità di preparazione e gli effetti positivi sulla salute. Sua una ricetta speciale, tutta salute e tutto gusto: il pesto agli agrumi. “Mangiare bene con ingredienti di qualità per me è una componente imprescindibile della nostra esistenza” dichiara La Mantia. “Avvicinarsi alla cultura alimentare sana deve rappresentare uno stile di vita per ciascuno di noi e non essere visto come un sacrificio, bensì come un piacere in grado di soddisfare corpo e mente”.Seguire un’alimentazione equilibrata significa avere uno stile di vita più salutare e ridurre l’incidenza di malattie cardiovascolari. Attraverso una dieta bilanciata si può arrivare a una consapevolezza alimentare indispensabile per una vita in salute. “Siamo convinti che la prevenzione cardiovascolare possa e debba essere un percorso ricco di stimoli per poter privilegiare la salute a tavola, coniugando il rispetto delle regole di una sana alimentazione al gusto, alle tradizioni regionali e alla convivialità del pasto” conclude Laura Ebbli, dietista S.C. Direzione Medica, Ospedale San Paolo di Savona. “L’agenda SIPREC è l’esempio pratico di come tutto ciò sia realmente e piacevolmente realizzabile”.

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Prevenzione cardiovascolare

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2011

Gropello Cairoli

Image by _ Night Flier _ via Flickr

Gropello Cairoli (PV). Prosegue il programma di prevenzione cardiovascolare “DireFareCuore”: da novembre fino al mese di gennaio, alla farmacia Bonacossa di Gropello Cairoli, i cittadini riceveranno consigli utili per prevenire le malattie cardiovascolari. Misurazioni gratuite della pressione arteriosa a novembre, dell’indice di massa corporea a dicembre e della glicemia a gennaio. Sarà inoltre distribuito un omaggio a tutte le signore.
L’iniziativa si inserisce nella campagna di prevenzione “DireFareCuore – un patto contro il rischio cardiovascolare”, resa possibile grazie al contributo di Teva Italia, azienda leader mondiale nel settore dei farmaci equivalenti.
“Una dieta corretta ed equilibrata è essenziale per la sua azione stabilizzante e curativa, che potrebbe aiutare a risolvere le forme di patologie meno gravi”, sottolinea la dottoressa Paola Angela Guagnini. “Una sana alimentazione è importante per rallentare o impedire lo sviluppo di varie patologie, quindi ha un’azione preventiva. Inoltre non sono da trascurare le interazioni che si instaurano tra le caratteristiche che contraddistinguono alcune patologie, e spesso anche quelle tra i farmaci utilizzati per controllarle, e certi cibi tanto da considerali come un veri e propri farmaci”.
Gli studi scientifici dimostrano infatti che ridurre il sovrappeso, mantenersi attivi e consumare più frutta e verdura consentono non solo di vivere più a lungo, ma anche di sentirsi meglio, prevenendo malattie cardiovascolari. Diagnosi precoce e controllo di malattie quali ipertensione, iperglicemia, sindrome metabolica, diabete e obesità hanno un ruolo fondamentale nella prevenzione di scompenso cardiaco, ictus e infarto, che oggi, in Europa, sono causa del 48% dei decessi. E quando è necessario ricorrere a farmaci è bene ricordare che esistono gli equivalenti (o generici). A parità di qualità, sicurezza ed efficacia costano meno, assicurando un risparmio sia ai cittadini sia al Sistema Sanitario Nazionale.
Le malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali cause di morte nei Paesi industrializzati. Ipertensione arteriosa, iperglicemia, coronaropatie e vasculopatie, infarto e ictus sono patologie spesso invalidanti, destinate a crescere a causa dell’aumento dell’età media. Si stima che gli ipertesi nel nostro Paese siano più di 12 milioni. Ne conseguono circa 195mila episodi di ictus ogni anno (uno ogni 4 minuti e, in 12mila casi, si tratta di persone con meno di 45 anni) e 160mila infarti.
I farmaci equivalenti (detti anche farmaci generici), pur avendo lo stesso principio attivo, presente alla medesima dose, la stessa forma farmaceutica, la stessa via di somministrazione e le stesse indicazioni terapeutiche del farmaco originale, costano meno, per motivi indipendenti dalla qualità del prodotto, legati alla commercializzazione e sviluppo. Forniscono le medesime garanzie di sicurezza, efficacia e qualità dei farmaci originali ma ad un prezzo inferiore. Questo a tutto vantaggio delle tasche dei cittadini e del Sistema Sanitario Nazionale. Per maggiori informazioni: http://www.equivalente.it

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Farmacie torinesi: prevenzione cardiovascolare

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2011

Continua la campagna itinerante di Teva Italia DireFareCuore, dedicata alla prevenzione cardiovascolare. Lunedì 11 luglio, a Torino, dalle 12.00 alle 20.00, presso la farmacia “i Gelsi”, all’interno del Centro Commerciale “Le Gru” di Grugliasco, i farmacisti saranno a disposizione dei cittadini per offrire consigli utili sul corretto stile di vita da adottare, al fine di prevenire le malattie cardiovascolari. Verrà inoltre distribuito un libro riguardante ipertensione e alimentazione (fino ad esaurimento scorte) e sarà possibile sottoporsi alla misurazione gratuita della pressione. L’iniziativa è promossa dalla farmacia “I Gelsi” ed è resa possibile grazie alla collaborazione di Teva Italia. Tutti gli studi scientifici dimostrano che ridurre il sovrappeso, mantenersi attivi e consumare più frutta e verdura consentono non solo di vivere più a lungo, ma anche di sentirsi meglio, prevenendo malattie cardiovascolari. Diagnosi precoce e controllo di malattie quali ipertensione, iperglicemia, sindrome metabolica, diabete e obesità hanno un ruolo fondamentale nella prevenzione di scompenso cardiaco, ictus e infarto, che oggi, in Europa, sono causa del 48% di tutti i decessi. E quando è necessario ricorrere a farmaci è bene ricordare che esistono gli equivalenti (o generici). A parità di qualità, sicurezza ed efficacia costano meno, assicurando un bel risparmio sia ai cittadini che al Sistema Sanitario Nazionale.
Le malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali cause di morte nei Paesi industrializzati. Ipertensione arteriosa, iperglicemia, coronaropatie e vasculopatie, infarto e ictus sono patologie spesso invalidanti, destinate a crescere a causa dell’aumento dell’età media. Si stima che gli ipertesi nel nostro Paese siano più di 12 milioni. Ne conseguono circa 195.000 episodi di ictus ogni anno (uno ogni 4 minuti e, in 12.000 casi, si tratta di persone con meno di 45 anni) e 160.000 infarti.

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