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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘cardiovascolari’

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 maggio 2021

(oltre il 40%) e una delle cause principali di morbosità e invalidità. Lo abbiamo scoperto drammaticamente in quest’anno di pandemia, che ha visto molti cardiopatici disertare gli ospedali e quindi sottrarsi ad accertamenti diagnostici e terapie. Va ricordato che chi sopravvive ad un attacco cardiaco diventa un malato cronico e la malattia modifica la qualità della vita. La prevenzione, pertanto, è l’unica possibile soluzione per intervenire tempestivamente sui diversi fattori di rischio modificabili (l’ipertensione arteriosa, l’eccesso di grassi e zuccheri nel sangue, il fumo, l’alcool, la sedentarietà e l’alimentazione scorretta). Su queste variabili intervengono sia la prevenzione primaria, che riguarda chi non ha mai sviluppato una malattia cardiovascolare, sia la prevenzione secondaria, volta a prevenire eventuali recidive in chi ha già subito un evento avverso. «I fattori di rischio modificabili sono il terreno sul quale possiamo giocare la nostra partita per il cuore, attraverso la prevenzione. E vincerla. Gli studi epidemiologici l’hanno dimostrato da tempo: il rischio cardiovascolare è reversibile e abbassare i livelli dei fattori di rischio riduce gli eventi cardiovascolari e la loro gravità. Uno stile di vita corretto – insieme alla terapia farmacologica quando è necessario – possono fare molto per la salute del cuore e la prevenzione delle conseguenze più gravi»- spiega la dottoressa Cristina Giannattasio, responsabile del Cardiocenter del Dipartimento Cardiotoracovascolare Ospedale Niguarda, sostenuto dalla Fondazione De Gasperis. Per ottenere risultati significati, sottolineano al Cardiocenter, la prevenzione deve divenire parte della nostra cultura, del livello sociale, a partire dai giovani, che dovrebbero adottare sin da subito uno stile di vita corretto. La prevenzione nasce dalla consapevolezza, ma se un comportamento favorevole alla salute del cuore viene vissuto come normale sarà più naturale farlo proprio e mantenerlo nel tempo.

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Malattie cardiovascolari e Covid-19

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2021

Il vaccino contro Covid-19 dovrebbe essere somministrato prima alle persone con malattia cardiovascolare (Cvd) avanzata rispetto a quelle con malattia ben gestita, secondo una dichiarazione dell’American College of Cardiology (Acc) pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology (Jacc). «Secondo la guida dei Centers for Disease Control and Prevention, tutti i pazienti di età compresa tra 16 e 64 anni con patologie mediche che aumentano il rischio di infezione grave da Covid-19 dovrebbero ricevere il vaccino con priorità e, sebbene il documento affermi che le malattie cardiache, l’ipertensione, il diabete, l’obesità e il fumo siano compresi in questa indicazione, non si è espresso sui livelli di rischio delle malattie cardiovascolari» afferma Thomas Maddox, della Washington University School of Medicine di St. Louis, che ha partecipato al comitato di scrittura della dichiarazione.Per questo motivo, gli esperti hanno sviluppato una dichiarazione che fornisce considerazioni generali sul rischio clinico e sull’esposizione e hanno proposto uno schema a più livelli del rischio di Cvd da incorporare nelle decisioni di assegnazione del vaccino. Inoltre, hanno evidenziato le grandi disparità negli esiti di Covid-19 e Cvd tra i gruppi razziali ed etnici e i diversi livelli di stato socioeconomico, e hanno richiesto di prendere in considerazione queste disuguaglianze nelle decisioni di assegnazione. Per esempio, nello schema di allocazione del vaccino si indica che i pazienti con ipertensione scarsamente controllata, diabete insulino-dipendente o diabete con complicanze microvascolari e macrovascolari a causa di uno scarso controllo glicemico dovrebbero essere considerati a rischio più elevato rispetto ai pazienti con controllo glicemico ottimizzato. Allo stesso modo, i pazienti con obesità patologica dovrebbero essere considerati a maggior rischio rispetto ai pazienti in sovrappeso. Secondo i ricercatori, il rischio clinico di infezione grave da Covid-19 è associato sia all’età avanzata che a condizioni mediche preesistenti, specialmente quando siano presenti due o più di esse, e anche alla fragilità. Per questo, esortano a dare la priorità per la vaccinazione Covid-19 ai pazienti più anziani con comorbilità multiple, comprese le patologie cardiovascolari. (Fonte doctor33)

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Covid-19 e i pazienti con malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2021

Articolo a cura di SIAPAV- Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare. La pandemia da Covid-19 in cui stiamo vivendo ormai da molti mesi – in una sorta di tempo sospeso – sta influenzando in modo eccezionale gli ambiti sociali e professionali: in particolare per chi si occupa di malattie cardiovascolari, il quadro è assolutamente drammatico. Come ben sappiamo queste malattie hanno una diffusione amplissima nella popolazione e rappresentano la prima causa di morte (oltre il 30% secondo OECD Health Statistics 2020), con percentuali più alte anche di quelle delle malattie oncologiche. Questi dati sono ancora più tragici nella loro semplicità se li interpretiamo alla luce del periodo in cui viviamo: il Covid ha comportato in tutta Italia, e probabilmente non solo in Italia, la riduzione – e per un certo periodo il blocco – di tutte le prestazioni da erogare sia nell’ambito della valutazione clinica della popolazione a rischio sia in quello del trattamento terapeutico e del follow up. In ambito diagnostico il nostro lavoro prevede l’effettuazione di visite ed esami di diagnostica non invasiva mediante EcoDoppler per individuare, all’interno della popolazione a rischio, i pazienti affetti da malattie vascolari. Tutto questo è stato praticamente soppresso per molti mesi con un danno sanitario enorme che verrà pagato nei prossimi anni in termini di eventi vascolari: non aver individuato e trattato una stenosi carotidea significa che potremmo aspettarci che quel paziente arrivi prossimamente alla nostra attenzione con un evento ischemico cerebrale (TIA o ictus). Sul versante terapeutico i trattamenti chirurgici ed endovascolari nel trattamento delle patologie vascolari sono stati ovunque fortemente ridotti – quando non addirittura cancellati – durante il lockdown in cui è stato possibile soddisfare solo le urgenze. Ma le malattie vascolari non aspettano e progrediscono spesso in modo drammatico: un aneurisma dell’aorta addominale non trattato può portare a rottura dell’aorta e alla morte del paziente in percentuali sino al 40% dei casi (ESVS 2019 Guidelines on AAA).
La drammaticità del periodo in cui stiamo vivendo è che il carico di morbilità̀ e mortalità̀ delle patologie non trattate in questo frangente storico rischia di lasciare sul campo più danni e vittime della stessa pandemia. Nonostante tutti gli sforzi che il nostro sistema sanitario sta facendo, in questi giorni stiamo apprendendo con grande preoccupazione notizie di sospensione dell’attività clinica non urgente. Eppure, il lockdown primaverile ci dovrebbe avere insegnato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che le malattie vascolari non sono seconde a nessuno per gravità, neppure al Covid-19. Nella primavera scorsa la pandemia ci ha colto di sorpresa spingendoci a una chiusura generalizzata, ma ora conosciamo meglio il Covid-19 e abbiamo armi per fronteggiarlo per cui un nuovo blocco dell’attività sarebbe ingiustificato per i nostri pazienti.Limitare di nuovo l’accesso agli ospedali ai soggetti con patologie vascolari (sia per la valutazione diagnostica che per il trattamento e il follow up) sarebbe un errore imperdonabile, moralmente inaccettabile. Le conseguenze del primo lockdown le stanno pagando sulla propria pelle i pazienti con arteriopatia periferica (circa 200 milioni nel mondo secondo le ESVM Guidelines on PAD 2019). Questi pazienti, non recatisi in ospedale durante il lockdown, hanno poi affollato i reparti della nostra disciplina con arti in gangrena da amputare unicamente perché non trattati in precedenza con una semplice angioplastica o un bypass.È inoltre indispensabile che i pazienti siano consapevoli del fatto che l’accesso agli ospedali è sicuro con sanitari periodicamente sottoposti a screening con tamponi e test sierologici e con percorsi differenziati, e che è estremamente più rischioso rimanere a casa che recarsi in ospedale per prendersi cura di una malattia vascolare.In questo contesto pesano negativamente sulla qualità dell’assistenza anche i ritardi nella costruzione delle reti cliniche che si occupano su base regionale di patologia vascolare. Purtroppo, il Covid-19 allontana ancora di più la possibilità di portare a operatività questa rete che permetterebbe un accesso alle cure più omogeneo sul territorio, un migliore utilizzo delle risorse umane e tecnologiche e di conseguenza un forte guadagno per la salute dei pazienti.I “nostri” malati hanno già un carico di malattia pesante e permanente: non meritano proprio che questa pandemia glielo aumenti ancor più di quanto non ha già fatto.

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Covid-19: ecco l’impatto sulla cura dei pazienti con malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

I notiziari di tutto il modo riportano le ultime notizie sul bilancio diretto della pandemia da Covid-19, ma i suoi effetti indiretti richiederanno anni per essere misurati. Un tentativo in questa direzione viene da due articoli pubblicati su JACC, il Journal of the American College of Cardiology, in cui i autori hanno cercato di quantificare l’impatto della pandemia sulla cura dei pazienti con malattie cardiovascolari (Cvd).Nel primo studio, Rishi Wadhera e i colleghi del Beth Israel Deaconess Medical Center e della Harvard Medical School di Boston, Massachusetts, hanno analizzato i dati di popolazione per verificare eventuali modifiche della mortalità da cause cardiovascolari durante i primi mesi di pandemia. Usando i dati del National Center for Health Statistics, i ricercatori hanno confrontato i tassi di mortalità cardiovascolare negli Stati Uniti dal 18 marzo 2020 al 2 giugno 2020 (la prima ondata della pandemia) e dal 1 gennaio 2020 al 17 marzo 2020 (il periodo immediatamente prima dell’inizio della pandemia) confrontandoli con gli stessi periodi del 2019. «A livello nazionale c’è stato un aumento dei decessi causati sia da cardiopatia ischemica sia da malattia ipertensiva rispetto al 2019» concludono gli autori. Nel secondo articolo, Andrew Einstein del Columbia University Irving Medical Center di New York e colleghi hanno esaminato l’impatto della pandemia sulla diagnosi delle malattie cardiache in 108 paesi del mondo. «I volumi delle procedure sono diminuiti del 42% da marzo 2019 a marzo 2020 e del 64% da marzo 2019 ad aprile 2020. In particolare, l’ecocardiografia transtoracica è diminuita del 59%, quella transesofagea del 76%, gli stress test del 78% e l’angiografia coronarica del 55%, con cali particolarmente evidenti nei paesi a basso e reddito» conclude il ricercatore. E in un editoriale di accompagnamento Michael Young della Geisel School of Medicine di Dartmouth, New Hampshire, scrive: «Questi dati aiutano a spiegare l’eccesso di mortalità cardiovascolare nell’era della pandemia da Covid-19». (fonte doctor33)

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Malattie cardiovascolari, il ruolo dei cibi ad azione infiammatoria nella dieta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Secondo una ricerca pubblicata su Journal of the American College of Cardiology, una dieta con un alto contenuto di cibi associati all’aumento dell’infiammazione (quali carne rossa e processata, cereali raffinati e bevande zuccherate) può aumentare il rischio di cardiopatia e di ictus, rispetto a una dieta ricca di cibi anti-infiammatori. Inoltre, come suggerisce uno studio randomizzato apparso sulla stessa rivista, il consumo di noci, un cibo anti-infiammatorio, potrebbe avere effetti positivi sulla diminuzione del rischio di infiammazione e cardiopatia.«Il nostro studio è tra i primi a collegare un indice infiammatorio alimentare basato sul cibo con il rischio a lungo termine di malattie cardiovascolari» ha affermato Jun Li, della Harvard T.H. Chan School of Public Health degli Stati Uniti, autrice del primo studio in cui sono stati utilizzati i dati di oltre 210.000 partecipanti ai Nurses’ Health Studies I e II e all’Health Professionals Follow-up Study con un follow-up fino a oltre 30 anni. Gli autori hanno valutato la dieta dei partecipanti mediante un questionario alimentare ogni 4 anni e il potenziale infiammatorio della dieta utilizzando un punteggio Edip (empirical dietary infiammatory pattern) basato sul cibo che è stato predefinito in base ai livelli di 3 biomarcatori infiammatori sistemici. Dopo aver controllato per diversi fattori di rischio, tra cui l’indice di massa corporea e la storia familiare di malattie cardiache, le diete pro-infiammatorie sono risultate associate a un aumentato rischio di malattia coronarica (46%) e ictus (28%) rispetto a quelle anti-infiammatorie. Al contempo, il secondo studio mostra che dopo un follow-up di due anni, nelle persone che avevano consumato noci regolarmente (circa 30-60 grammi al giorno) rispetto a quelle randomizzate a una dieta priva di noci, si osservavano livelli minori di alcuni biomarcatori infiammatori circolanti. Così, l’effetto anti-infiammatorio delle noci, oltre a quello dell’abbassamento del colesterolo, potrebbe fornire un meccanismo per spiegare la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari (Cvd). «Una migliore conoscenza dei meccanismi di protezione della salute date da diversi alimenti e modelli dietetici, principalmente le loro proprietà antinfiammatorie […], dovrebbe fornire la base per progettare modelli dietetici più sani e potenziare i loro effetti protettivi contro le Cvd» si legge in un editoriale correlato. «Quando scegliamo gli alimenti nella nostra dieta, dovremmo effettivamente fare attenzione al loro potenziale pro- e anti-infiammatorio» concludono gli autori. (fonte doctor33)

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Conferenza “Malattie cardiovascolari: differenze di genere, prevenzione e cura”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

L’Accademia di Medicina e l’Accademia delle Scienze organizzano il 9 novembre alle 16 una conferenza dal titolo “Malattie cardiovascolari: differenze di genere, prevenzione e cura”. Intervengono Patrizia Presbitero, primario di chirurgia interventistica presso l’Istituto Humanitas di Rozzano (MI), nonché socia dell’Accademia di Medicina e Silvia De Francia, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Chimiche e Biologiche presso l’Ospedale San Luigi Gonzaga a Orbassano. L’incontro verrà introdotto dalla dott.ssa Gabriella Tanturri che ha contribuito al documento elaborato dall’Accademia di Medicina sulla pandemia da Covid 19: “Rischio di esposizione, suscettibilità biologica alle infezioni, socio-economia, scelte individuali: tutte variabili che si modificano secondo il genere delle persone e le loro interazioni con il tessuto sociale”. A seguito del DPCM del 18 ottobre 2020 si potrà assistere alla conferenza solamente da remoto. Per seguire la diretta streaming occorre collegarsi al canale youtube dell’Accademia. Il link è il seguente(www.youtube.com/c/AccademiadelleScienzediTorino).

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Le malattie cardiovascolari sono nel nostro Paese la causa di oltre una morte su tre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Un milione di italiani con più di 65 anni soffre di patologie strutturali dovute al deterioramento delle valvole cardiache. Una popolazione vulnerabile nel caso di infezione da Covid-19, ma il cui destino è reso ancora più fragile dagli effetti che il virus ha avuto, e di nuovo sta avendo in questi giorni, sul blocco dei ricoveri, il differimento degli interventi in elezione e l’inesorabile allungamento delle liste d’attesa per le procedure valvolari mini-invasive. Il GISE, la Società Italiana di Cardiologia Interventistica, propone i risultati di una survey effettuata in 130 emodinamiche italiane, traccia il quadro della contrazione di attività, delle cause che l’hanno prodotta, della direzione che stiamo prendendo e della necessaria correzione di rotta per tutelare le persone malate di cuore.A presentare il Manifesto a tutela del paziente cardiopatico, nel corso di una conferenza stampa virtuale, saranno il Presidente della Società Italiana di Cardiologia Interventistica Giuseppe Tarantini, il Presidente Eletto del GISE Giovanni Esposito e il Segretario Generale di Cittadinanzattiva Antonio Gaudioso.

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Malattie cardiovascolari e Covid-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2020

ESC – Società Europea di Cardiologia, in seguito al meeting del 25 giugno scorso, con il Commissario per la Salute Stella Kyriakides e con i Membri del Parlamento Europeo, ha lanciato un programma concreto di lotta per la prevenzione delle malattie cardiovascolari denominato “Cardiovascular Disease – a Blueprint for EU action”. Nel corso della pandemia da COVID si è verificato un considerevole aumento delle malattie cardiovascolari in particolare di Embolia Polmonare, complicanza più grave della Trombosi Venosa Profonda, infarto e ictus cerebrale. Le CVD sono state la prima causa di morte e di grave invalidità a livello mondiale anche prima di Covid, che ha ulteriormente aggravato lo scenario. Oltre 60 milioni di cittadini dell’UE vivono con le conseguenze di eventi cardiovascolari: a questi ogni anno si aggiungono 13 milioni di nuovi pazienti. Nell’insieme le malattie cardiovascolari (CVD) in particolare causate da Trombosi ed Embolia sono responsabili di 36 morti su 100 e sono la prima causa di morte prematura: fra i cittadini della UE che perdono la vita prima dei 65 anni, 20 su 100 muoiono per un evento cardiovascolare. La relazione pericolosa fra COVID-19 è stata confermata e richiede attenzione e interventi urgenti per molte ragioni: la maggior parte dei pazienti colpiti da COVID -19 aveva una malattia cardiovascolare preesistenteil COVID-19 scatena una risposta infiammatoria che danneggia la parete interna delle arterie, delle vene e del cuore, reazione che scatena la formazione di trombi e di emboli in qualunque distretto del corpo: polmone, cervello, rene, causando embolia, infarti, ictus cerebrale.

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Covid-19: problematiche cardiovascolari dell’infezione

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

È noto che il Covid 19 non provoca solo polmonite virale ma ha ripercussioni sul sistema cardiovascolare; sia i pazienti con i classici fattori di rischio cardiovascolare (diabete mellito, ipertensione arteriosa, obesità, età avanzata) che i pazienti con malattia cardiovascolare accertata costituiscono una popolazione vulnerabile in termini di maggiore morbilità e mortalità. Le complicanze cardiovascolari dell’infezione da nuovo coronavirus includono la sindrome coronarica acuta, la tromboembolia polmonare, la miocardite e i potenziali effetti aritmici del trattamento medico. Il Cardiocenter dell’ospedale Niguarda, che è sostenuto dalla fondazione De Gasperis, sta studiando i meccanismi biochimici che stanno alla base del danno cardio-vascolare. Si tratta di uno studio multicentrico europeo coordinato dal Parigi: Pierre Boutouyrie e Rosa Maria Bruno ( Université Paris-Descartes, Faculté de Médecine René Descartes, INSERM), cui partecipa il Niguarda COVID Resarch Group, seguito dai cardiologi Cristina Giannattasio e Alessandro Maloberti. In particolare, si studiano i mediatori dell’infiammazione e il ruolo della proteina spike. «Fin dall’inizio della pandemia COVID è apparso chiaro quante poche informazioni erano disponibili e quante invece fossero necessarie specialmente se si dovesse venire a determinare una recidiva nei prossimi mesi. Un altro punto caldo è quello relativo alle sequele a lungo termine nei sopravvissuti all’infezione – osserva il cardiologo Alessandro Maloberti -. Purtroppo non è ancora chiaro se vi potranno essere dei danni permanenti a livello polmonare ed ugualmente anche a livello cardiaco e vascolare. La necessità di ricerca su quanto accaduto e sulle sequele a lungo termine ha determinato a Niguarda la nascita del Niguarda COVID Research Group che si propone di raccogliere i dati di tutti i pazienti transitati da niguarda con questa patologia (ben 1000 persone circa) mentre le sequele a lungo termine saranno valutate con un programma di follow-up ambulatoriale pneumologico e cardiologico protratto nel tempo. Due particolari aspetti ci premono a livello cardiologico ovvero le sequele sulla funzione di regolazione autonomica (del sistema nervoso) del sistema cardio-vascolare e sulla sua risposta alla tempesta citokinica ed infiammatoria determinata dall’infezione. Nel primo caso ci proponiamo di valutare la frequenza cariaca, in quanto marcatore della regolazione cardiaca da parte del sistema nervoso centrale) e le sue variazioni nell’ambito del ricovero e nel successivo follow-up. Allo stesso modo la tempesta citokinica-infiammatoria potrebbe determinare danni a livello del sistema cardiaco e vascolare principalmente determinando fibrosi dei vasi e del tessuto del cuore. Tutti i pazienti seguiti presso il nostro ospedale faranno durante il follow-up a lungo termine una valutazione con ecocardiogramma e della rigidità arteriosa con metodica Pulse Wave Velocity».

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Tumori e malattie cardiovascolari: Va rivista l’assistenza

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

I tumori e le malattie cardiovascolari sono le patologie croniche più frequenti nel nostro Paese e rappresentano le principali cause di morte. Proprio i pazienti già colpiti da cancro, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, ictus e cardiopatia ischemica sono più a rischio di sviluppare gravi complicanze, se contagiati dal coronavirus. E stanno subendo danni per sospensioni o ritardi di prestazioni necessarie. È imminente l’inizio della cosiddetta fase 2, che porterà alla progressiva riapertura di alcune attività. Servono linee di indirizzo specifiche rivolte a questi pazienti, che devono essere stilate dagli specialisti che ogni giorno li curano. L’obiettivo è proteggerli dall’infezione da COVID-19 e garantire loro percorsi di cura sicuri. E il sistema sanitario deve riorganizzarsi in questo senso.Per indicare i punti chiave della riorganizzazione dell’assistenza, Fondazione Insieme contro il Cancro organizza una conferenza stampa on line. Alla Virtual Press Conference interverranno Francesco Cognetti (Presidente Fondazione Insieme contro il Cancro e Direttore Oncologia Medica Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma), Saverio Cinieri (Presidente eletto Associazione Italiana di Oncologia Medica e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi), Stefano Vella (infettivologo e docente Global Health Università Cattolica di Roma), Ciro Indolfi (Presidente SIC, Società Italiana Cardiologia) e Francesco Romeo (Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata Roma).La conferenza on line si terrà martedì 28 aprile dalle 11 alle 12. La registrazione è obbligatoria e va effettuata prima dell’inizio dell’evento. Per registrarsi è sufficiente cliccare qui e seguire la procedura.

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Disturbi cardiovascolari

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha annunciato una partnership con Allelica, startup italiana che opera nel campo della medicina di precisione. Al centro dell’accordo, lo sviluppo di due algoritmi predittivi nell’area dei disturbi cardiovascolari, a conferma del rinnovato impegno di Merck in quest’ambito terapeutico.Nell’ambito della partnership, Allelica si impegnerà a sviluppare un algoritmo basato sul Polygenic risk score, un metodo che permette di riassumere il contributo di molteplici variazioni genetiche nel determinare il rischio di patologie multifattoriali. L’algoritmo verrà poi validato su un database che contiene i dati di più di 500mila volontari coinvolti in uno studio genomico prospettico con più di 9 anni di follow-up. Allelica ha già prodotto un test del DNA dal funzionamento analogo, Cardioscore, che identifica individui con rischio di sviluppare infarto del miocardio superiore del 300% rispetto alla media, anche ove non rilevato con gli indicatori diagnostici tradizionali. Nel caso dell’algoritmo che sarà sviluppato per Merck, invece, si intende identificare su basi genetiche il rischio di insufficienza cardiaca cronica (patologia nota anche come scompenso cardiaco).Il secondo algoritmo oggetto dell’accordo con Merck utilizzerà tecnologie di deep learning per sviluppare l’abilità di riconoscere e misurare il rischio di scompenso cardiaco in un paziente attraverso la lettura di dati diagnostici. L’algoritmo verrà integrato in un’applicazione web protetta con protocollo crittografato a tutela della sicurezza delle informazioni trasmesse.A livello globale le malattie cardiovascolari sono responsabili di circa un decesso su tre, per un totale di 17,5 milioni di morti ogni anno. Si tratta della prima causa di morte nei Paesi sviluppati e, addirittura, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che entro il 2030 il numero dei decessi sia destinato a salire a circa 24 milioni ogni anno.L’insufficienza cardiaca è una patologia provocata dalla compromissione della funzione cardiaca, ovvero dell’attività attraverso la quale il cuore pompa il sangue e garantisce, quindi, il corretto apporto di ossigeno a tutti gli organi.Nel mondo colpisce oltre 23 milioni di persone e in Europa, così come negli Stati Uniti, provoca circa 300.000 decessi all’anno.In Italia l’insufficienza cardiaca cronica rappresenta la seconda causa di ricovero dopo il parto, con degenza media di 4-5 giorni; la fascia di età più frequente nei pazienti ricoverati è quella tra i 75 e gli 85 anni. La prevalenza della malattia aumenta proporzionalmente all’età, andando dall’1-2% della popolazione generale al 6,4% per gli over 65.6 Nel nostro Paese la spesa annuale per paziente è di circa 11.800 Euro.

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Malattie cardiovascolari nell’anziano

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 novembre 2019

Oltre 3 clinici su 10 prediligono l’impiego di strumenti tecnologici quali wearable devices, App e servizi di telemedicina, e ben il 66% ritiene che l’utilizzo sinergico delle nuove tecnologie con gli strumenti tradizionali rappresenti la soluzione più efficace per affrontare le criticità riscontrate nella gestione del paziente anziano cardiopatico o a rischio cardiovascolare: percentuale che sale al 70% prendendo in esame la classe medica della fascia d’età 56-75 anni.Questi, in estrema sintesi, alcuni dei risultati di una survey promossa e realizzata da HPS – AboutPharma and Medical Devices e presentati oggi alla conferenza organizzata da Daiichi Sankyo Italia. L’indagine ha coinvolto oltre 450 clinici, tra cardiologi, Medici di Medicina Generale, internisti e geriatri, allo scopo di far emergere quali possono essere gli strumenti patient-friendly da utilizzare al fine di migliorare la gestione dell’anziano cronico e politrattato in area cardiovascolare, favorendo altresì la promozione di corretti stili di vita presso la popolazione anziana.Complice anche l’innalzamento dell’aspettativa di vita – siamo, infatti, il secondo Paese al mondo più longevo dopo il Giappone e il primo nella classifica europea per la percentuale di persone over 65 – in Italia si registra un aumento delle malattie croniche. Tra queste, “le patologie cardiovascolari rappresentano nel nostro Paese la prima causa di morte, essendo responsabili del 35% delle morti totali e comportando costi – diretti ed indiretti – considerevoli per il sistema sanitario nazionale”, esordisce Ciro Indolfi, Presidente Società Italiana di Cardiologia. “Lo scompenso cardiaco rappresenta un serio problema di sanità pubblica. Dal punto di vista terapeutico, la difficile gestione dell’anziano con tale patologia è legata sia all’estrema fragilità dei pazienti, sia al fatto che le attuali Linee Guida si basano su trial condotti su popolazioni di età media inferiore a 65 anni. Un’altra malattia ad altissima prevalenza nella popolazione geriatrica è la fibrillazione atriale, gravata da una significativa morbilità e mortalità, e associata a un incremento di cinque volte dell’incidenza di ictus e di tre volte dell’incidenza di insufficienza cardiaca. Infine, un’ulteriore problematica è l’iperlipidemia e, in particolare, il colesterolo LDL, anche considerando il fatto che i dati circa l’ipercolesterolemia nei pazienti anziani sono rari e non vi sono, attualmente, studi di intervento né raccomandazioni riguardanti la gestione delle iperlipidemie in questa fascia d’età”.
Un risultato inaspettato è quello relativo alla telemedicina, considerata dal 69% degli intervistati la soluzione più efficace per favorire la socializzazione del paziente e ridurre quindi il suo senso di isolamento. “Nella gestione del paziente anziano il processo di cura deve essere individualizzato sulle caratteristiche e sulle necessità della singola persona, che deve essere considerata parte integrante dell’iter terapeutico”, afferma Graziano Onder del Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Endocrino-metaboliche e Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità. Andando ad analizzare nel dettaglio le altre aree di intervento prese in esame, si evince come i wearable devices (dispositivi indossabili) siano gli strumenti più utili per implementare strategie di prevenzione primaria e secondaria (80%), sopperire al mancato o limitato supporto del caregiver o familiare (79%), promuovere uno stile di vita salutare dal punto di vista dell’alimentazione e dell’attività fisica (75%) e contrastare il decadimento cognitivo (58%).

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Malattie cardiovascolari in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 26 ottobre 2019

C’è da chiedersi come mai, pur sapendo di rischiare la propria vita, una persona ad alto rischio cardiovascolare, decida di non preoccuparsi o magari di rimuovere il problema. Sono poco incoraggianti i risultati di un’indagine sugli italiani ad alto rischio cardiovascolare che conferma come 3 su 10 non assumono i farmaci prescritti, la metà li assume in modo saltuario e più della metà non ha cambiato stile di vita2. Questi e altri risultati sono stati commentati da esperti nel corso dell’incontro svoltosi a Roma c/o la Sala Stampa della Camera dei Deputati per approfondire i meccanismi che portano all’informazione e alla consapevolezza dei pazienti i quali sembrano “incagliarsi” nel mettere in pratica quanto viene indicato e prescritto dal medico.
Una realtà, quella italiana, che si inserisce in un contesto europeo che ha voluto lanciare una call to action attraverso una lettera aperta al neo-nominato Commissario Europeo per la salute Stella Kyriakides3, firmata congiuntamente dallo European Heart Network (EHN) e dalla European Society of Cardiology (ESC). La richiesta è quella di sviluppare con urgenza un piano d’azione dedicato per combattere la principale causa di morte in Europa, poiché ancora oggi le malattie cardiovascolari non ricevono la stessa attenzione che l’EU riserva ad altre patologie, né fondi adeguati per la ricerca. La preoccupazione è che questa mancanza di attenzione sia dovuta ad una errata percezione dell’impatto che le malattie cardio-cerebrovascolari hanno in termini umani, economici e sociali.
“In Europa si contano ben 49 milioni di persone che vivono con una patologia cardio-cerebro-vascolare, e più di 1,8 milioni di persone muoiono ogni anno per queste malattie. In Italia inoltre i dati ISTAT ci dicono che, già sopra i 45 anni, le malattie del sistema cardiovascolare sono la prima causa di ospedalizzazione.Tutto questo oltre al valore umano ha anche un notevole costo per il sistema salute con una stima di 210 miliardi di € a livello europeo – spiega Emanuela FOLCO, Presidente FIPC – La Fondazione Italiana per il Cuore, in questo contesto, si conferma allineata con la proposta europea nello sviluppare iniziative che aiutino ad aumentare il livello di consapevolezza sul rischio delle malattie cardiovascolari”. Interventi precisi in termini di prevenzione, possono mettere al riparo dai temuti eventi cardiovascolari che hanno dimostrato avere molte ripercussioni anche sulla qualità di vita. “Ben il 70% di chi ha avuto un evento dichiara2 che questo ha influito in modo significativo sulla sua qualità di vita e sul benessere psicologico. E questo è un effetto che perdura nel tempo. Dopo 7 anni infatti ancora 1 paziente su 2 ne dichiara il pesante impatto.– spiega Giuseppe CIANCAMERLA, Presidente di Conacuore – Le ripercussioni sulla qualità della vita dei pazienti hanno risvolti importanti sotto diversi punti di vista, basti pensare che un quarto2 di chi ha avuto un evento cardiovascolare ha dovuto ridurre o abbandonare il lavoro”.
Sono 5 miliardi i costi indiretti tra cui la perdita di produzione ai quali si aggiungono 15,7 miliardi all’anno di costi sanitari. “Oltre a questi costi diretti e indiretti vanno anche considerati quelli sostenuti dal sistema previdenziale per le malattie cardiovascolari – commenta Francesco Saverio MENNINI, Direttore Centro per la Valutazione Economica a HTA – che ammontano oggi circa a 800 milioni di euro con un trend in aumento. Questi dati ci fanno comprendere quanto sia importante e urgente prevedere degli interventi sia di natura preventiva che di presa in carico precoce dei pazienti così da ridurre oltre all’impatto clinico anche quello economico e finanziario” Raggiungere rapidamente ed efficacemente la popolazione italiana significa sapere esattamente come e dove gli italiani cercano le informazioni che riguardano la propria salute. E’ in questa direzione che FIPC si è prefissata di indagare, grazie anche al contributo non condizionante di Sanofi che da sempre sostiene progetti di sensibilizzazione sulle malattie cardiovascolari.

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I fattori di rischio delle malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su sabato, 28 settembre 2019

Gli stili di vita sono dunque al centro dei messaggi che FIPC insieme a Conacuore rinnova il 29 settembre per la Giornata Mondiale per il Cuore, la campagna promossa in tutto il mondo dalla World Heart Federation e coordinata in Italia dalla FIPC. Nel corso del mese di settembre e anche oltre sono moltissime le iniziative aperte al pubblico in forma gratuita, organizzate da associazioni di pazienti, ospedali, aziende sanitarie locali, enti pubblici e privati per sensibilizzare le persone a prendersi cura del proprio cuore.
Si deve fare ancora molto per aumentare la consapevolezza degli italiani sui fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, e su quali siano le armi vincenti a disposizione per prevenirle. Questa è una priorità perché le malattie cardiovascolari rappresentano ancor oggi la prima causa di morte in Italia e nel mondo ed uccidono ogni anno 17,9 milioni di persone.
Un’indagine recente condotta a livello nazionale da Astra Ricerche per FIPC, conferma la buona notizia di quanto nel nostro Paese sia aumentata la consapevolezza dei danni legati al fumo (attivo e passivo) identificato dal 60% degli intervistati, quasi a pari merito (56%) con colesterolo, ipertensione e diabete. Per preservare la salute del cuore, stupisce che ancora meno di 1 italiano su 3 consideri come alleati quotidiani le corrette abitudini alimentari, quelle legate all’attività fisica e la gestione dello stress.
Lo sforzo che chiediamo è quello di preoccuparsi di cosa sia possibile fare per il proprio cuore – spiega Emanuela Folco, Presidente FIPC, Fondazione Italiana per il Cuore – Si tratta di piccoli gesti e modifiche del nostro stile di vita quotidiano, gli stessi che l’indagine sottolinea e che non sono ancora percepiti come utili per vivere più a lungo, meglio e con un cuore più sano. Occorre intervenire per ridurre il rischio delle malattie cardio-cerebrovascolari, tra cui infarto, scompenso e ictus, che in Italia colpiscono e uccidono ogni anno ben 127mila donne e 98mila uomini. Nella Giornata Mondiale per il Cuore chiediamo, quindi, di diventare un eroe del cuore, promettendo, per noi stessi e per i nostri cari, piccoli ma costanti accorgimenti quotidiani, fatti di quelle scelte legate al corretto stile di vita”.
“Diventa un eroe del cuore” è il razionale (e anche il titolo) dell’opuscolo della Giornata Mondiale per il Cuore di quest’anno, distribuito in 120.000 copie in tutta Italia. Inoltre, grazie alla collaborazione con Federfarma Lombardia, nelle farmacie di Milano e provincia, Monza e Lodi che aderiscono all’iniziativa, oltre a ricevere una copia dell’opuscolo della Giornata Mondiale per il Cuore 2019, sarà possibile effettuare gratuitamente un test a punteggio per valutare la salute del cuore e ricevere informazioni sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari.
L’elenco delle iniziative in tutta Italia è disponibile su fondazionecuore.it e conacuore.it
Una giornata, quella del 29 Settembre, che vuole essere un’opportunità per capire quanto siamo disposti a rinunciare o a impegnarci per la salute del nostro cuore.Basterà mangiare e bere con moderazione, fare più attività fisica e dire no al fumo? Potremmo davvero cominciare tutti da qui.

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Malattie cardiovascolari, una sola polipillola efficace per prevenire infarti e ictus

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2019

Secondo i risultati di uno studio pubblicato su Lancet, una pillola con più componenti a dose fissa da assumere una volta al giorno è risultata efficace nella prevenzione di eventi cardiovascolari gravi negli adulti residenti in regioni a basso e medio reddito, e ha fatto registrare elevata aderenza e pochi eventi avversi. I ricercatori hanno arruolato 6.838 persone che vivevano in aree a basso e medio reddito nella regione del Golestan in Iran e le hanno randomizzate a ricevere un trattamento con questa “polipillola” a dose fissa contenente acido acetilsalicilico, atorvastatina, idroclorotiazide ed enalapril o valsartan o le cure minime standard. L’esito primario dello studio erano eventi cardiovascolari importanti, tra cui ricovero per infarto miocardico fatale, morte improvvisa, insufficienza cardiaca, procedure di rivascolarizzazione dell’arteria coronarica e ictus non fatale e fatale. Entrambi i gruppi, composti sia da persone con malattia cardiovascolare che sane, hanno ricevuto una formazione educativa su stile di vita sano, dieta, controllo del peso e astinenza dal fumo e dall’oppio. Ebbene, gli individui nel gruppo di intervento hanno mostrato una minore incidenza dei principali eventi cardiovascolari (HR=0,66) rispetto ai partecipanti che non hanno ricevuto la polipillola. Ma non solo, i dati infatti hanno mostrato che non vi erano differenze significative negli esiti in base al fatto che i partecipanti avessero già una malattia cardiovascolare al basale o meno. «Per la pratica clinica, il messaggio principale è che non dovremmo aspettare fino al verificarsi dell’infarto o dell’ictus per iniziare il trattamento. Piuttosto, dovremmo prevenire infarto e ictus in persone apparentemente sane che hanno uno o più fattori di rischio avviando la prevenzione con una polipillola una volta al giorno, che è sicura» conclude Reza Malekzadeh, della Teheran University of Medical Science, Iran, che ha guidato il gruppo di lavoro. La sicurezza del trattamento è confermata dal fatto che l’incidenza di emorragia intracranica e sanguinamento gastrointestinale è risultata simile nei due gruppi (rispettivamente 0,6% rispetto a 0,3% e 0,4% rispetto a 0,3%). Gli autori sottolineano la necessità di ampliare la popolazione di studio per comprendere altre etnie in modo da rendere generalizzabili i risultati. (fonte doctor33)

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Rapporto Osmed: cardiovascolari i farmaci più diffusi

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 agosto 2019

Antipertensivi e antiulcera regnano in farmacia, ma il maggior costo per il Servizio sanitario è ormai generato dagli antitumorali. Di tasca loro, gli italiani curano per lo più il raffreddore, il dolore fisico (passeggero, si spera), lo stress. Lo dicono i dati del “Rapporto nazionale Osmed 2018 sull’uso dei farmaci in Italia”, dell’Aifa, aggiornato allo scorso anno, quando si sono curati con medicinali 67 italiani su 100, il 71% delle femmine e il 62% dei maschi.
Il Rapporto dedica sezioni speciali agli ultrasessantacinquenni, il 98% dei quali ha più di una prescrizione, ai minori e alle donne in gravidanza, indicando per ciascuna classe d’età i farmaci più consumati. Per gli over 65 – che nella classe 80-84 anni hanno il picco di spesa, 782 euro a testa, e hanno assorbito il 70% delle dosi giornaliere -sono in testa i farmaci cardiovascolari (antipertensivi e statine) seguiti da antibiotici sistemici, Pppi e antidiabetici. Per i bambini i più usati sono gli antibiotici (46,6% degli under 18) seguiti da anti-asma (24,3%) e ormoni (8,4%). Nelle donne in gravidanza, considerando i dati dei certificati d’assistenza al parto in Emilia Romagna, Lazio e Puglia, sono più prescritti i farmaci relativi alla categoria terapeutica del sangue e organi emopoietici (55,9%) seguiti da antimicrobici per uso sistemico (41,9% e del sistema genito-urinario, inclusi ormoni sessuali (25,5%). Dei 21,9 miliardi spesi dal Ssn in medicine (8 quelli spesi dagli italiani di tasca propria), 10 sono stati erogati dalle farmacie e 11,9 da strutture sanitarie pubbliche. Ogni giorno sono state consumate 978,8 dosi ogni 1.000 abitanti, in crescita dell’1% circa rispetto al 2017. I farmaci più utilizzati sono stati quelli per l’apparato cardiovascolare ma in termini di spesa con 3,241 miliardi sono al secondo posto dopo gli antitumorali (5,569 miliardi). Questi ultimi, all’undicesimo posto per consumi, hanno un costo unitario molto superiore. Al secondo posto i prodotti per apparato gastrointestinale e metabolismo, 2,835 miliardi di spesa, tra cui inibitori di pompa per curare ulcera e reflusso. Terza piazza per i medicinali per sangue e organi emopoietici (2 miliardi di spesa), e infine i farmaci per il sistema nervoso centrale (1,782 miliardi), e la respirazione (1,166 miliardi). Dei 166 euro spesi dal Ssn per ogni italiano nelle farmacie, 49 sono andati all’apparato cardiovascolare, 33 al tratto digerente, 22 al Snc e 16 all’apparato respiratorio. Invece, dei 197 euro a cittadino spesi in acquisti diretti delle Regioni dalle industrie, 89 sono andati ad antitumorali-immunomodulanti, 35 ad antibiotici (contro 13 di spesa territoriale) e 26 a sangue ed organi emopoietici. Tra i farmaci somministrati direttamente dall’ospedale (3,1 miliardi di spesa) svettano anticorpi monoclonali, antivirali/anti-Hiv e fattori della coagulazione.
La spesa a carico del cittadino si compone per 5,4 miliardi di acquisti di medicine in classe C e di automedicazione e per altri 1,4 miliardi dell’acquisto privato di medicinali di fascia A. (dall’articolo di Mauro Miserendino su Farmacista33)

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Dal codice genetico dei centenari la possibilità di una nuova terapia contro le malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Alcune persone vivono molto più a lungo della media, in parte anche grazie al loro DNA. Una ricerca tutta italiana mostra che potrebbe essere possibile replicare questo “dono genetico” anche per chi ne è sprovvisto. Si apre la strada ad un modello innovativo di terapia, capace di prevenire e combattere le malattie cardiovascolari attraverso un vero e proprio ringiovanimento dei vasi sanguigni.Lo studio, condotto dall’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), dall’I.R.C.C.S. MultiMedica di Sesto San Giovanni (MI) e dal Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria, Scuola Medica Salernitana dell’Università degli Studi di Salerno, con il sostengo di Fondazione Cariplo e Ministero della Salute, è stato pubblicato sul giornale scientifico European Heart Journal ed è incentrato sul gene che codifica la proteina BPIFB4. In passato lo stesso gruppo di ricerca aveva individuato una variante di questo gene, la cosiddetta LAV (“longevity associated variant”), che prevale nelle persone dalla vita particolarmente lunga, oltre i cento anni. Ora i ricercatori hanno inserito, attraverso un vettore virale, il gene LAV-BPIFB4 nel DNA di animali da laboratorio particolarmente suscettibili all’aterosclerosi e, di conseguenza, a patologie cardiovascolari.
“I risultati – dice Annibale Puca, coordinatore di un’équipe di ricerca presso l’Università di Salerno e presso l’I.R.C.C.S. MultiMedica – sono stati estremamente incoraggianti. Abbiamo osservato un miglioramento della funzionalità dell’endotelio (la superficie interna dei vasi sanguigni), una riduzione di placche aterosclerotiche nelle arterie e una diminuzione dello stato infiammatorio”.In altri termini, l’inserimento del “gene dei centenari” nei modelli animali ha provocato un vero e proprio ringiovanimento del sistema cardiocircolatorio. Lo stesso effetto positivo è stato ottenuto anche in laboratorio, questa volta non inserendo geni nelle cellule ma somministrando la proteina codificata dal gene LAV-BPIFB4 a vasi sanguigni umani.A questi dati sperimentali i ricercatori hanno quindi aggiunto un ulteriore studio condotto su gruppi di pazienti. Si è visto prima di tutto che ad un maggiore livello di proteina BPIFB4 nel sangue corrispondeva una migliore salute dei loro vasi sanguigni. Inoltre proprio i portatori della variante genetica LAV avevano livelli di proteina maggiori.“Questo studio – commenta Carmine Vecchione, Preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Salerno, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’Ospedale Ruggi D’Aragona di Salerno e Responsabile del Laboratorio di Fisiopatologia Vascolare dell’I.R.C.C.S. Neuromed – apre la strada alla possibilità di soluzioni terapeutiche basate sulla proteina LAV-BPIFB4. Naturalmente saranno necessarie ancora molte ricerche, ma pensiamo che sia possibile, somministrando la proteina stessa ai pazienti, rallentare i danni cardiovascolari dovuti all’età. In altre parole, anche se una persona non possiede quelle particolari caratteristiche genetiche che la rendono longeva, potremmo essere in grado di offrire lo stesso livello di protezione”.

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Malattie Cardiovascolari: come prevenire e diminuire la mortalità

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 novembre 2018

Roma 20 Novembre 2018; ore 09.00 – 13.00 Ministero della salute Sala Auditorium Lungotevere Ripa, 1 Duecentomila casi all’anno di morte per ictus, un tasso di mortalità elevato (maggiore nelle donne) prima dei 75 anni, per un totale che ricopre il 44% delle morti a causa della malattia cardiovascolare in Italia.Combattere efficacemente i fattori di rischio quali ipertensione, ipercolesterolemia, fumo, sedentarietà è lo sforzo congiunto di diverse Società Medico-Scientifiche hanno, di recente, portato alla pubblicazione di documenti e linee guida, sulla prevenzione secondaria della malattia cardiovascolare ischemica aterosclerotica, principale causa di morte nella popolazione italiana.Nei vari testi, frutto di un attento lavoro di sintesi, vengono indicati i percorsi clinici di maggiore efficacia ed appropriatezza per le attività di prevenzione secondaria delle recidive ischemiche nei pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica. Di fatto, il clinico pratico dispone di forti evidenze scientifiche e di molti documenti di sintesi, nazionali e locali, che dovrebbero indirizzare coerentemente la loro azione quotidiana.
Eppure i dati che emergono dagli studi di osservazione nel cosiddetto “mondo reale” ci dicono che non è così. In effetti, le informazioni disponibili per il nostro paese sembrano indicare che tutte le misure di prevenzione secondaria, seppure certamente efficaci, vengono prescritte ed applicate significativamente meno di quanto si dovrebbe. Nel complesso si deve constatare con sorpresa e rammarico che le raccomandazioni contenute nelle linee guida sono spesso disattese nella pratica clinica corrente. I fattori di rischio, come ipertensione, ipercolesterolemia, fumo, sedentarietà, non vengono combattuti efficacemente.Questa situazione comporta un inevitabile tributo in termini di recidive ischemiche, spesso invalidanti o potenzialmente letali. In questo momento, tuttavia, le più sensibili associazioni scientifiche mediche ritengono necessario tentare il superamento delle difficoltà che impediscono il dispiegarsi di efficaci attività di prevenzione secondaria in favore dei pazienti che hanno sofferto un evento coronarico o cerebrovascolare acuto. Questa particolare popolazione di pazienti è infatti gravata dal maggiore possibile rischio di ulteriori complicanze cardiovascolari a breve termine. L’evento si propone di fare il punto sulla Prevenzione Cardiovascolare Secondaria e definire scenari sostenibili di implementazione efficace delle evidenze scientifiche attualmente disponibili.

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Malattie cardiovascolari: nuove prospettive per la riduzione del colesterolo

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

Come diminuire l’impatto delle malattie cardiovascolari in Italia, sia in termini di vite umane perdute e di morbilità, sia per le ricadute economiche? Se n’è parlato a Meridiano Cardio “Nuove prospettive nella prevenzione secondaria cardiovascolare: focus sull’ipercolesterolemia” giunto alla seconda edizione. «Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel nostro Paese, essendo responsabili del 35% delle morti totali. Non deve dunque sorprendere che i costi sanitari associati a tali patologie, ammontino circa a 21 miliardi di euro/anno. In particolare i costi diretti, riconducibili per l’84% alle ospedalizzazioni, ammontano a 16 miliardi» esordisce Francesco Saverio Mennini, professore di economia sanitaria all’Università Roma Tor Vergata. Cifre considerevoli che potrebbero essere ridotte anche grazie a interventi di prevenzione secondaria dopo un primo evento cardiovascolare. Per esempio, da uno studio dell’European Atherosclerosis Society Consensus Panel emerge che una riduzione del colesterolo LDL di 39 mg/dL si associa a un calo del rischio relativo di eventi cardiovascolari del 10% al primo anno, del 16% al secondo anno e del 20% dopo tre anni di trattamento. «Si stima che in prevenzione secondaria poco meno del 50% dei pazienti raggiungano il target dei livelli di colesterolo LDL» afferma Marcello Arca, direttore dell’UOS Centro arteriosclerosi del Policlinico Umberto I di Roma e segretario nazionale SISA, Società italiana per lo studio dell’Aterosclerosi. E Pasquale Perrone Filardi, direttore della scuola di specializzazione in malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università “Federico II” di Napoli, aggiunge: «In quest’ambito giocano un ruolo chiave i nuovi farmaci come gli inibitori di PCSK9, composti innovativi dal punto di vista della farmacologia cardiovascolare che riducono i livelli di colesterolo anche oltre il 50% a fronte di una buona tollerabilità e sicurezza». Tuttavia Federico Spandonaro, professore di economia sanitaria all’Università Roma Tor Vergata, puntualizza che nonostante gli inibitori di PCSK9 siano un’opportunità terapeutica di indubbia rilevanza, il loro utilizzo resta limitato al 13-14% dei pazienti eleggibili. «È come se i pazienti si perdessero in una rete assistenziale dalle maglie troppo larghe. Le criticità che emergono dimostrano la necessità di percorsi reali di presa in carico dei pazienti ipercolesterolemici, integrati fra i diversi servizi sul territorio» conclude Sabrina Nardi, Direttore Coordinamento nazionale delle Associazioni di Malati Cronici di Cittadinanzattiva. (fonte doctor33)

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Linee guida ipertensione, negli Usa primo bilancio su eventi cardiovascolari e mortalità

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

L’adozione delle linee guida 2017 per l’ipertensione arteriosa, che abbassano la soglia di trattamento a 130/80 mm Hg, ridurrà in modo significativo morbilità e mortalità, secondo uno studio pubblicato su JAMA Cardiology, primo autore Joshua Bundy del Dipartimento di epidemiologia alla Tulane University School of Public Health di New Orleans, Stati Uniti. Basandosi sui dati del National Health and Nutrition Survey, su studi clinici e su studi di coorte, i ricercatori stimano che secondo le linea guida del 2017 a soffrire di ipertensione è il 45,4% degli adulti statunitensi, ossia 105,3 milioni di persone. «Numeri che riflettono un significativo aumento di quanto stimato dalle precedenti linee guida, in base alle quali risultava iperteso il 32% degli americani, con differenze particolarmente evidenti negli uomini tra 40 e 50 anni. Inoltre, secondo il documento del 2017, il 35,9% degli adulti statunitensi avrebbe le caratteristiche per essere sottoposto al trattamento antipertensivo, contro il 31,1% stimato da quello pubblicato nel 2014» scrivono gli autori, spiegando che con la piena attuazione delle linee guida 2017 si eviterebbero ogni anno 610.000 eventi cardiovascolari e 334.000 decessi tra i pazienti di 40 anni o più, contro 270.000 e 170.000, rispettivamente, secondo il precedente documento. «L’implementazione delle linee guida 2017 potrebbe potenzialmente prevenire 340.000 eventi cardiovascolari e 156.000 morti ogni anno in più» conclude Bundy. E Lawrence Fine, dei National Institutes of Health di Bethesda, scrive in un editoriale: «Queste stime ci ricordano quanto resta da fare per ridurre i livelli pressori mettendo in atto linee guida più efficaci, specie nei pazienti a rischio». Conclude Clyde Yancy, della Feinberg School of Medicine alla Northwestern University di Chicago, e vicedirettore di JAMA Cardiology: «Gli eventi avversi connessi al trattamento, tra cui ipotensione e insufficienza renale acuta, aumenterebbero, ma sarebbero ampiamente superati dai benefici connessi alla riduzione di morbilità e mortalità, cosa che qualifica le linee guida del 2017 come una solida strategia di prevenzione». (fonte: doctor33)

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