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Infermieri, con l’allarme carenza a rischio la sicurezza delle cure

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

Gli infermieri mancano in maniera più che allarmante. Senza contare ‘Quota 100’ al tavolo del fabbisogno di posti per i corsi di laurea, dove la FNOPI è presente con il ministero della Salute e le Regioni, la Federazione ha portato i suoi dati: oggi rispetto alla domanda dei cittadini ci sono circa 30.000 infermieri in meno che diventeranno – visto che le proiezioni vanno di moda – 58.000 in meno nel 2023; circa 71.000 in meno nel 2028 e quasi 90.000 in meno nel 2033. “Se ‘Quota 100’ oggi registra il rischio di abbandono a breve termine per almeno 22.000 infermieri – afferma Tonino Aceti, portavoce FNOPI – che si aggiungeranno alle carenze descritte dai fabbisogni, le proiezioni parlano chiaro: al 2023 potrebbero salire esponenzialmente anche oltre le 100mila unità.
Cosa significa tutto questo, dovrebbe farlo capire il buon senso, ma a parlare chiaro sono gli studi internazionali (ad esempio: RN4CAST, pubblicato su The Lancet) che hanno quantificato gli effetti della carenza di infermieri: ipotizzando che si riuscisse ad avere un rapporto di 1 infermiere per 6 pazienti e nello staff fosse presente almeno il 60% di infermieri laureati, potrebbero essere evitate 3.500 morti all’anno.
Nella dotazione organica – rapporto infermiere/pazienti – a ogni aumento di una unità-paziente per infermiere, la probabilità di morte del paziente aumenta del 7 per cento.
A ogni aumento del 10% di personale infermieristico laureato corrisponde una diminuzione del 7% di mortalità.
L’associazione dei due valori – continua Aceti – ha rivelato che, negli ospedali in cui il 60% degli infermieri è laureato e il rapporto infermiere/paziente è di 1:6, la probabilità di decesso a trenta giorni dalla dimissione è del 30% inferiore rispetto a strutture in cui gli infermieri laureati sono del 30% ed il rapporto infermieri/pazienti è di 1:8.
In Italia – spiega Aceti – il rapporto infermieri-pazienti era nel 2017 (quindi senza ‘Quota 100’ e le sue carenze future, ma con gli effetti del blocco del turn over) di uno a 8-9 nelle Regioni benchmark, quelle con l’assistenza migliore e si arrivava a fino a uno a 17 nella Campania, che con gli effetti di Quota 100 potrebbe superare a situazione invariata il rapporto di uno a 20, dove il turn over è da decenni un araba fenice e i piani di rientro guardano prevalentemente la spesa.
I numeri – conclude – parlano chiaro: è davvero allarme rosso per la carenza di infermieri e la salute dei cittadini e dei pazienti. Chiediamo ora che ministro, Governo e Regioni corrano ai ripari. Questa sarebbe una delle misure da introdurre per rafforzare la fiducia dei cittadini calabresi e di tutte le altre Regioni nel Servizio sanitario nazionale”.
“Mancano tanti professionisti – conclude Mangiacavalli -. Ma a mancare in modo allarmante sono gli infermieri, quei professionisti cioè che prendono in carico il malato dopo qualunque intervento abbia subìto e fino alle sue dimissioni. Quei professionisti che hanno il compito di seguirlo a domicilio per assicurare che si curi, lo faccia bene e non abbia complicazioni e se queste subentreranno allora proprio quei professionisti faranno scattare l’intervento del medico di medicina generale, dove necessario e possibile, per evitare code, intasamenti e liste di attesa ai pronto soccorso”.

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Medici: Carenza specialisti

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Si parlerà anche della carenza di medici specialisti e di Medicina Generale, e delle possibili soluzioni, al tavolo tecnico di prossima istituzione presso il Ministero della Salute, che coinvolgerà la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) e l’Associazione Medici stranieri in Italia (Amsi), e che sarà dedicato a Sanità e Immigrazione.Ad annunciarlo, in un’intervista appena pubblicata sul Portale Fnomceo, il presidente della stessa Amsi, Foad Aodi, che ha incontrato venerdì scorso il Sottosegretario alla Salute, Armando Bartolazzi.
Sarà il 2025 l’anno nero per il Servizio sanitario nazionale: in quella data, infatti, la cosiddetta ‘gobba pensionistica’ toccherà il suo apice e, se non arriveranno nuovi specialisti a sostituirli, il Servizio sanitario nazionale rimarrà senza chirurghi, anestesisti, ortopedici, ginecologi, medici di famiglia. Ben 60mila professionisti, tra specialisti impegnati negli ospedali e nelle strutture private e medici di medicina generale, mancheranno all’appello, secondo un’indagine recentemente effettuata proprio dall’Amsi. Eppure i medici, nel nostro paese, ci sono: sono più di diecimila i giovani laureati e poi imprigionati nell’imbuto formativo, perché non vengono finanziate sufficienti borse per specializzarli. E, senza correttivi, diventeranno 19mila già nel 2021, quando si laureeranno gli studenti immatricolati in sovrannumero per ricorso al Tar. A loro si aggiungono i 19mila medici, per lo più specialisti, di origine straniera, che lavorano con contratti a termine e, in mancanza della cittadinanza, non possono accedere ai concorsi. Ma anch’essi se ne stanno andando dall’Italia, attratti da offerte di lavoro più convenienti e più stabili in altri paesi, tra i quali quelli d’origine. Come risolvere, dunque, la carenza di specialisti?“Innanzitutto, con una corretta programmazione, formando un numero adeguato di specialisti nelle specialità per le quali sarà più grave la carenza – precisa Foad Aodi -. Per prima cosa, dunque, dobbiamo specializzare i medici che escono dalle nostre università: ci associamo all’appello della Fnomceo per avere già da quest’anno almeno diecimila borse, in modo da formare gran parte dei medici oggi prigionieri dell’imbuto formativo”.“In secondo luogo, velocizzando il riconoscimento dei titoli per i medici stranieri già specializzati che vogliono lavorare in Italia. Poi, migliorando le condizioni contrattuali, in maniera da far rimanere in Italia i medici, italiani e stranieri, che già lavorano sul territorio, e da far tornare coloro che sono emigrati all’estero – conclude -. Infine, permettendo l’accesso ai concorsi anche ai medici stranieri che già lavorano da tempo in Italia, a condizione che, una volta superato il concorso, ottengano la cittadinanza”.

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Carenza di vitamina D: Cosa fare

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

È arrivata la primavera: le giornate si allungano e il freddo intenso dell’inverno sembra già un ricordo. Il sole ravviva le nostre giornate, migliora l’umore e ci stimola ad essere più attivi, ma non solo. La luce solare risulta fondamentale anche per “fare il pieno” di vitamina D.Uno studio condotto dall’Osservatorio nutrizionale Grana Padano e dall’Associazione Brain and Malnutrition Onlus (B&M) ha correlato la Vitamina D (25-OH) plasmatica non solo con ciò che mangiamo, ma anche con l’esposizione al sole, che permette all’organismo di sintetizzare questa vitamina. I volontari dell’associazione B&M hanno indagato le abitudini alimentari, i livelli di vitamina D nel sangue e l’esposizione al sole di 450 persone con età maggiore di 60 anni e in possesso degli esami ematochimici inerenti ai livelli di 25OH vitamina D, senza però aver consumato supplementi (integratori) di tale vitamina. Dall’indagine si evince che l’esposizione media al sole è di circa 1,6 ore a settimana e che con gli alimenti il campione intervistato assume circa 2.5 microgrammi al giorno di vitamina D. La concentrazione ematica media di Vitamina D (25-OH) rilevata dallo studio è di 17,8ng/ml (DS± 9,4), insufficiente per garantire il fabbisogno di molte funzioni dell’organismo. Dal campione preso in esame si evince che, a parità di vitamina D assunta dagli alimenti, chi si espone di più al sole ha una concentrazione di vitamina D nel sangue più elevata.L’importanza del corretto livello di tale vitamina nel sangue non è dovuta solo alle necessità del metabolismo del calcio, che la utilizza per preservare una corretta mineralizzazione ossea e prevenire l’osteoporosi, ma anche a diversi e importanti ruoli biologici. I dati che emergono dagli studi scientifici, infatti, supportano il legame tra carenza di Vitamina D nel plasma e aumentato rischio cardiovascolare, mentre studi su modelli sperimentali hanno dimostrato le proprietà antinfiammatorie della vitamina, oltre alle già note attività antitumorali e un possibile ruolo anche nelle patologie neurodegenerative.“I dati emersi confermano che la concentrazione ematica della vitamina D è molto bassa nella popolazione generale – spiega la dott.ssa Michela Barichella, medico dietologo, Presidente di Brain and Malnutrition in Chronic Diseases Association Onlus e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Grana Padano – e non raggiunge il valore minimo dei 30ng/ml, inoltre la Vitamina D (25-OH) diminuisce all’aumentare dell’età ed è influenzata direttamente dall’esposizione al sole. Dall’indagine emerge anche un’evidente ipovitaminosi D già dopo i sessant’anni, fattore che aumenta il rischio di osteoporosi e fratture ossee soprattutto nelle donne, oltre che eventi cardiovascolari e altre patologie”. I dati emersi dallo studio dell’Osservatorio nutrizinale Grana Padano confermano il dato già emerso sui consumi alimentari in Italia (INRAN-SCAI 2005-06) e il fatto che l’alimentazione non è sufficiente a coprire i fabbisogni di vitamina D. Dall’analisi statistica, infatti, non si trova una correlazione significativa tra livelli plasmatici di vitamina D e assunzione della stessa, correlazione positiva che si trova invece tra livelli plasmatici di vitamina D e introduzione dei PUFA (acidi grassi polinsaturi).I cinque consigli per combattere il deficit di vitamina D:
1. Fare tutti i giorni una passeggiata al sole affinché i raggi UV attivino la vitamina D. Esporsi alla luce solare (non filtrata da vetri) con la maggior superficie del corpo possibile e senza crema protettiva, per un periodo variabile in base al proprio fototipo: circa 10-15 minuti al giorno in estate e 20-30 minuti in inverno tra le 11:00 e le 15:00, cioè quando i raggi UV sono più attivi.
2. Mangiare ogni settimana tre porzioni di pesce, variando la specie e scegliendo anche quelli in cui è più presente la vitamina D. In ordine di quantità: aringa, tonno, pesce spada, alici, suro o sugarello, trota e coregone. Le noci (20 g al giorno) sono una valida fonte di grassi polinsaturi.
3. Consumare due porzioni di latticini al giorno, come latte o yogurt (anche parzialmente scremati), a colazione o a merenda e aggiungere un cucchiaio di formaggio grattugiato sui primi piatti. Chi non tollera il lattosio, può utilizzare latte delattosato e Grana Padano DOP perché privo di lattosio, ma ricco di calcio che grazie alla vitamina D fortifica le ossa.
4. Consumare due-quattro uova a settimana, sode o cotte in padella antiaderente (anche strapazzate o in frittata). Consumare una volta a settimana un primo piatto a base di pasta all’uovo.
5. Controllare il livello della vitamina D (25-OH) nel sangue e, in caso di carenza, provvedere alla corretta integrazione soprattutto nel periodo invernale, o comunque se non si ha un’esposizione al sole costante.

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“L’Ocse conferma: in Italia carenza allarmante di infermieri”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

Il numero di infermieri in Italia per mille abitanti è tra i più bassi dei 35 paesi considerati nel nuovo Rapporto Health at a Glance Europe 2018 appena diffuso, integrato con la banca dati OECD Health Statistics 2018: 5,6 che pone il nostro paese a sette posti dal peggiore (il Messico con 2,9) e ben lontano dalla media Ocse di 9,4. Al contrario, l’Italia è nona su 35 paesi per il numero di medici ogni mille abitanti e così, la proporzione tra infermieri e medici che dovrebbe essere di tre infermieri ogni medico (nell’Ocse la media è 2,87), si ferma inesorabilmente a 1,4, peggiorando l’1,5 registrato l’anno precedente. E si parla solo di medici e infermieri attivi che svolgono cioè davvero la professione (sia in ospedale che fuori e nel privato).“Già il rapporto tra infermieri dipendenti e pazienti che per rivelarsi ottimale nell’assistenza dovrebbe essere di uno a sei – afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri, FNOPI, la maggiore in Italia con i suoi oltre 440mila iscritti -, in Italia è in media di 1 a 11 con punte fino a 17-18 e il rapporto con i medici invece di essere uno a tre si ferma a 1 a 2,5 anche in questo caso con punte che sfiorano la parità (1:1) e un rapporto corretto nelle Regioni benchmark (ma non in tutte le aziende). Se guardiamo l’ultimo dato Ocse ci si rende conto che la maggiore carenza è proprio sul territorio che fa abbassare i valori medi, dove oggi la popolazione ha più bisogno per l’aumento della cronicità e della non autosufficienza legato all’età sempre più avanzata”.
L’Italia infatti ha exploit positivi come quello di essere tra i primi paesi – l’Ocse lo conferma – per aspettativa di vita: quarta dopo Giappone, Svizzera e Spagna con 83,30 anni medi (81 per i maschi e 85,60 per le femmine) e sempre in alta classifica (ma va un po’ peggio come posizione generale) per l’aspettativa di vita a 65 anni.“La FNOPI ha valutato da tempo la necessità di almeno 53mila professionisti infermieri e il dato Ocse conferma la carenza che senza un nuovo modello di assistenza andrà a totale discapito dell’assistenza”.
Un allarme già rilanciato anche dall’Organizzazione mondiale della Sanità a settembre nella sua Assemblea generale: “L’Italia deve affrontare un quadro di malattie croniche legate all’invecchiamento della popolazione che chiedono una risposta assistenziale complessa, proattiva, personalizzata”. E per farlo secondo L’Oms deve rispondere ad alcune sfide tra cui oltre a difendere meglio l’accesso universale all’assistenza, senza disuguaglianze, deve aumentare il numero di infermieri.

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Carenza infermieristica e pensionamenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Con le previsioni attuali della manovra per il 2019 la carenza infermieristica rischia di salire da circa 53mila vuoti di organico a oltre 90mila già nel primo anno di applicazione – il 2019 – del criterio “quota 100” per i criteri di pensionamento.Inoltre – e non è poco – l’aumento promesso del Fondo sanitario nazionale di un miliardo basta a coprire l’esigenza dei servizi, ma le Regioni hanno già calcolato che per contratti degni di questo nome al personale di miliardi ne servono almeno altri due: tre in tutto. Così non sarà possibile farcela e ancora una volta, da dieci anni a questa parte, i professionisti del Ssn, che di questo sono il motore, l’essenza e l’energia vitale, dovranno praticamente lavorare e tenere alto il nome del sistema sanitario solo grazia alla loro volontà personale, come è stato finora.A lanciare l’allarme è la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), che rappresenta gli oltre 440mila infermieri presenti in Italia, di cui circa 270mila alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale.“Abbiamo il dovere di sottolineare l’acuirsi di una crisi nella gestione dell’organizzazione e dell’assistenza sanitaria che avrà ripercussioni non solo sulla vita lavorativa dei professionisti, ma soprattutto sulla salute dei pazienti. Per quanto riguarda gli infermieri infatti, se per ognuno ci fossero non più di sei pazienti, la mortalità si abbatterebbe del 20%. Oggi la media è di 11 pazienti per infermiere a fronte della carenza di circa 53mila unità. Domani questa situazione potrebbe quasi raddoppiare e con lei i rischi che ne derivano”. Analizzando le prime ipotesi della manovra 2019 – che dovrà passare comunque il vaglio del Parlamento – per quanto riguarda le risorse per i nuovi contratti 2019-2021 la disponibilità sarebbe per ora di circa 284 milioni per il prossimo anno, mentre le Regioni hanno già sottolineato un fabbisogno di almeno due miliardi.Mantenendo costante la previsione di inflazione media annuale secondo l’indice Ipca (indice europeo) che per il 2019 ipotizza l’1,3%, si avrebbe a fine del periodo triennale un fabbisogno di aumenti pari al 3,9%, rispetto al 3,48% concesso nel contratto 2016-2018 chiuso da poco per il personale.Calcolando tale percentuale sulla retribuzione media degli infermieri nel 2016 (ma i conti andranno fatti su quella 2017 quando il relativo Conto annuale sarà disponibile), la massa degli aumenti per la categoria dovrebbe essere di almeno 343 milioni, già superiore quindi a quanto sarebbe disponibile per tutta la Sanità nella legge di Bilancio 2019.Volendo anche riferirsi agli aumenti per il solo 2019, la somma necessaria sarebbe pari a circa 114 milioni, il 40% circa della disponibilità preventivata.C’è poi il problema della carenza infermieristica vera e propria. Oggi mancano 53mila unità circa, ma con il meccanismo previdenziale a quota 100 rischia di diventare una cifra molto più alta, anche più di un allarme.Gli infermieri interessati dal meccanismo infatti – quelli dai 55 anni in su di età – sono circa 103mila, destinati presto a poter fuoriuscire dal Ssn.Di questi la metà (50.574) sono oltre i 60 anni e ancora tra questi oltre 39mila hanno anche un’anzianità sufficiente a raggiungere quota 100 allo scattare della norma. Una buona notizia per i colleghi che ormai stanchi e a forte rischio inidoneità continuano a garantire l’assistenza, ma un disastro se non si garantisce il ricambio generazionale.Nel 2019 quindi si rischia di raggiungere una carenza infermieristica tra organici già mancanti e nuovi pensionamenti di quasi 90mila infermieri. Un vero e proprio rischio di paralisi per l’assistenza.

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Infanzia: Fp Cgil a Di Maio, problema nidi non solo costo ma anche carenza offerta

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

“La proposta sulla copertura totale del costo degli asili nido da parte dello Stato da sola non basta perché il problema non è solo il costo ma soprattutto la carenza di offerta pubblica. Per questo il tema della gratuità deve andare parallelamente a quello del rafforzamento dell’offerta”. Così la Fp Cgil Nazionale commenta le affermazioni del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, oggi in risposta a un’interrogazione al Senato sulle misure per favorire l’occupazione femminile. “La gratuità è sicuramente un punto, che riprende le nostre battaglie, ma senza un ampliamento dell’offerta non saremmo mai in grado di dare una risposta all’oltre 80% di bambine e bambini che in Italia non accede al servizio proprio in ragione di una mancanza di servizi. L’allargamento dell’offerta che deve passare anche attraverso il rafforzamento dell’occupazione nel settore, che può contribuire anche alla creazione di nuovi posti di lavoro. Per questo giudichiamo la proposta del ministro Di Maio al momento non sufficiente. In ogni caso vigileremo che oltre le affermazioni di oggi si dia seguito nel corso della prossima legge di Bilancio”, conclude Bozzanca.

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Carenza di organici nelle forze di polizia

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Tanto l’apprezzamento del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) in seguito all’audizione del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, davanti alle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato. «Ancora una volta abbiamo avuto modo di constatare che il Ministro dell’Interno, quando parla di sicurezza, parla la lingua del Sap – dichiara il Segretario Generale Stefano Paoloni -. Il Ministro ha parlato di superamento del piano di assunzione quinquennale e di investimenti sulle Forze dell’Ordine, tutti argomenti che, da sempre, sono oggetto delle nostre battaglie»
Dopo la riforma Madia e i relativi tagli fatti passare come “razionalizzazione”, si è registrata una carenza di organico pari a 50 mila uomini di cui solo 20 mila nella Polizia di Stato, considerando anche l’età media dei poliziotti intorno ai 47 anni e i prossimi avviati verso il pensionamento.«Lo sblocco del turnover è un passo fondamentale per incrementare l’organico e scongiurare il collasso operativo di alcune questure e commissariati che disperatamente chiedono rinforzi. Le intenzioni del Ministro – prosegue Paoloni – sono quelle di garantire maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio e, dunque, maggiore sicurezza, così come stabilito nel contratto di Governo al puto 23, che con coerenza l’esecutivo sta continuando a perseguire. A nostro avviso – conclude – il grande piano di assunzioni straordinario annunciato da Salvini è il primo passo fondamentale, per una nuova Polizia. Quella che il Sap ha sempre voluto».

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Carenza di iodio: una minaccia allo sviluppo cerebrale nei bambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Cracovia. Lo iodio è un micronutriente essenziale che ricaviamo dall’acqua e dagli alimenti che assumiamo ed è necessario per la produzione degli ormoni tiroidei, importanti regolatori del metabolismo per la crescita e lo sviluppo. Durante la gravidanza, le donne hanno un maggiore bisogno di iodio, spesso non sufficientemente assunto attraverso l’alimentazione. Persino una minima carenza di iodio può compromettere le funzioni neurocognitive e ridurre il QI dei loro bambini; nonostante ciò, molte mamme non sono consapevoli delle conseguenze che il basso livello di iodio può avere sulla salute dei loro bambini.Secondo gli esperti, in molti Paesi europei con programmi assistenziali che prevedono la fortificazione del sale da cucina con iodio, fino al 50% dei neonati sono comunque esposti ad una lieve carenza iodica e pertanto il loro potenziale cognitivo è a rischio. Mentre una moderata diminuzione del QI può colpire negativamente gli individui, che potrebbero avere problemi di apprendimento e non riuscire a sviluppare adeguatamente le loro piene potenzialità, la riduzione del QI a livello di popolazione potrebbe influenzare la performance economica di interi Paesi.Nonostante siano ormai noti gli importanti effetti negativi sulla salute causati da carenza di iodio che gravano sui sistemi sanitari, i programmi di prevenzione per queste malattie ricevono poca attenzione da parte dei decisori politici, degli opinion leader e dei cittadini Europei. È da sottolineare che la carenza di iodio può essere evitata, in modo economicamente vantaggioso, dalla fornitura di cibo fortificato. Da diversi anni, l’OMS ritiene importante un monitoraggio sistematico per eliminare la carenza di iodio in Europa, ma purtroppo soltanto otto paesi dell’UE osservano questa norma minima per affrontarla.
i ricercatori europei che si sono riuniti a Cracovia nei giorni scorsi hanno presentato i loro studi sulle malattie da carenza di iodio sotto l’organizzazione Horizon2020 research and innovation action EUthyroid (Project ID: 634453), preoccupati dello scarso impegno da parte dei decisori politici. Il consorzio ha quindi avviato un appello che coinvolga tutte le parti interessate per richiamare l’attenzione dei decisori politici, delle Istituzioni e della comunità medico-scientifica per assicurare delle strategie concrete per prevenire le malattie da carenza iodica in tutta Europa. Obiettivo della Dichiarazione di Cracovia è infatti l’eliminazione della carenza iodica, e attraverso la quale gli esperti chiedono metodi di prevenzione: le autorità e i decisori politici dovrebbero armonizzare l’obbligatorietà del sale arricchito di iodio per assicurare un libero scambio di cibi fortificati in Europa. Allo stesso modo, il cibo per animali richiede l’approvazione di normative per assicurare un libero scambio nell’UE.
Controlli di prevenzione: i governi nazionali e le autorità sanitarie dovrebbero uniformare il monitoraggio e valutare i programmi di fortificazione con iodio a intervalli prestabiliti per assicurare l’apporto ottimale di iodio.
Sostegno alla prevenzione: gli scienziati, insieme alla sanità pubblica, alle organizzazioni di pazienti, all’industria e al pubblico, dovrebbero appoggiare le misure necessarie per assicurare che i programmi di prevenzione delle malattie dovute alla carenza iodica siano sostenibili, considerando l’ambiente e una maggiore consapevolezza sociale anche su questo argomento.
I firmatari della Dichiarazione di Cracovia sullo Iodio chiedono il sostegno dell’Europa per raccogliere le risorse e le competenze per assicurare che le malattie dovute alla carenza di iodio vengano eliminate.www.iodinedeclaration.eu

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M5S Lombardia: Carenza medici, agire con visione di medio lungo periodo

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 febbraio 2017

medico_di_base“Entro il 2023, circa 21.700 medici di famiglia italiani andranno in pensione, e con l’attuale sistema per l’assegnazione dei posti da medici di base si farà fatica a sostituirli: potrebbero essercene 16.000 in meno rispetto al numero considerato necessario”. Lo scrivono in una mozione che sarà discussa dal Consiglio regionale martedì 7 febbraio, i consiglieri regionali lombardi del Movimento 5 Stelle Paola Macchi e Dario Violi. I due consiglieri riportano “i dati dell’Enpam, l’ente nazionale di previdenza per i medici e gli odontoiatri”. “Considerando – aggiungono – che il numero medio di pazienti per ogni medico di famiglia è circa 1.200, nel 2023 un italiano su tre potrebbe rimanere senza medico di base: la regione in cui andranno in pensione più medici è la Lombardia (2.776)”.
Per questo gli esponenti del M5S chiedono alla Giunta Maroni di “valutare in tempi brevi la situazione della disponibilità di medici di medicina generale nell’arco dei prossimi 5 anni” e “a fronte di risultati che confermino l’allarme sulla possibile futura carenza di medici di famiglia aumentare il numero di medici abilitati che possano frequentare i corsi di formazione specifica in Medicina Generale, in accordo con i ministeri della Salute e della Ricerca”.
Paola Macchi dichiara: “E’ indispensabile che la politica abbia una visione a lungo termine dei problemi che si possono venire a creare. Per questo riteniamo opportuno occuparci, fin da subito, di questa tematica su cui è stato dato l’allarme molte volte dagli stessi medici, ma che pare non essere ancora stata presa in considerazione di Regione Lombardia. Già ora in Lombardia molti medici seguono anche più dei 1500 pazienti dati come limite massimo dalla legge e con la prevedibile e certa ondata di pensionamenti la situazione potrebbe diventare esplosiva e i servizi per i pazienti potrebbero essere molto ridotti”.

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Sanità Lazio : Dimitri (Cisl FP) Sovraffollamento e Carenza di Personale all’Asl RM 5

Posted by fidest press agency su martedì, 2 agosto 2016

Ogni cittadino iscritto al Servizio sanitario nazionale ha diritto a un medico di famiglia, figura cruciale tanto per la sua salute quanto per il corretto andamento della macchina della sanità.La CISL FP Roma/Rieti Territoriale denuncia con forza il fatto che questa figura Sanitaria di Medicina del Territorio delega, ormai da tempo, alla struttura Ospedaliera il Lavoro di loro Competenza! L’80% di chi arriva nel Pronto Soccorso all’Ospedale di Tivoli , cosi come in quelli delle altre Strutture della ASL RM 5 non ha alcun bisogno di cure ospedaliere. È esplicita consuetudine da parte dei Medici di Base locali, indirizzare presso i punti di primo intervento Ospedaliero i pazienti che invece andrebbero trattati in regime ambulatoriale oppure a domicilio. Possiamo affermare che se il Pronto Soccorso e’ intasato molto dipende da un completo disallineamento dell’attività del Medico di Famiglia con le indicazioni del sistema sanitario locale. Se l’assistenza sul territorio funzionasse davvero, non esisterebbero situazione insostenibili come quelle che si vivono quotidianamente nei Pronto Soccorso delle ASL RM 5. La CISL FP ha piena consapevolezza che ad aggravare la situazione, rendendo difficile e spesso impossibile il deflusso dei Pazienti verso i reparti o posti di continuità assistenziale, sono anche le realtà di pronto soccorso piccole, vecchie e male organizzate a causa di una drammatica carenza di personale dovuta ad un blocco del turnover che combattiamo da almeno 10 anni, la mancanza di incentivi per il personale esposto al Rischio biologico e stress correlato ed i carichi di lavoro eccessivi.L’affollamento cronico – è la cartina tornasole del declino del servizio sanitario locale. (Cecchinelli Dimitri Responsabile Territoriale CISL FP Roma Capitale Rieti).

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Rifugiati e carenza di fondi

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2015

rifugiati sirianiSecondo un rapporto pubblicato oggi, la carenza di fondi sta ostacolando gli sforzi di assistenza umanitaria e di sviluppo volti a soddisfare le esigenze di 3,9 milioni di rifugiati fuggiti dal conflitto in Siria, oltre che di più di 20 milioni di persone delle comunità locali che li ospitano nei paesi limitrofi.
I più di 200 partner del Piano Regionale su Rifugiati e Resilienza (3RP) in risposta alla crisi siriana chiedono alla comunità internazionale di agire più rapidamente per dare seguito ai propri impegni a sostegno del 3RP.
Rispetto ai 4,53 miliardi di dollari necessari per i programmi attuati dalle agenzie dell’ONU e dalle ONG nell’ambito del piano, alla fine di maggio erano stati raccolti solamente 1,06 miliardi di dollari – il 23%. Rimangono scoperti circa 3,47 miliardi di dollari.
“Questa massiccia crisi richiede molta più solidarietà e condivisione delle responsabilità da parte della comunità internazionale, rispetto a quanto abbiamo visto finora”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres. “Invece, siamo così pericolosamente a corto di fondi, che si rischia di non essere in grado di soddisfare nemmeno le esigenze più elementari di sopravvivenza di milioni di persone nei prossimi sei mesi.”
Già ora, come conseguenza della mancanza di fondi, 1,6 milioni di rifugiati si sono visti ridurre l’assistenza alimentare nell’anno in corso; 750.000 bambini non frequentano la scuola; e i servizi sanitari fondamentali per salvare tante vite umane stanno diventando troppo costosi per molti, tra cui 70.000 donne in gravidanza a rischio di parto non sicuro. Circa l’86% dei rifugiati urbani in Giordania vive al di sotto della soglia di povertà di 3,2 dollari al giorno, mentre il 45% dei rifugiati in Libano vive in alloggi in condizioni inferiori agli standard minimi. Quasi la metà di tutte le persone colpite da questa crisi sono bambini e molti di loro, insieme alle loro famiglie, lottano per far fronte al disagio causato dalle violenze e dallo sconvolgimento che hanno subito.
I partner del 3RP avvertono che se ulteriori fondi non arriveranno presto, fino a 130.000 famiglie vulnerabili non riceveranno l’assistenza in denaro necessaria per aiutarle a soddisfare i bisogni primari e molte persone vulnerabili smetteranno di ricevere i buoni pasto mensili. L’erogazione dell’acqua e i servizi delle acque reflue di cui godono milioni di persone in tutta la regione saranno in pericolo. Fino a 1,7 milioni di persone potrebbero trovarsi ad affrontare l’inverno di quest’anno senza carburante, riparo, isolamento, coperte o vestiti pesanti. Lo scorso anno molte persone, tra cui anche dei bambini, hanno perso la vita durante l’inverno più duro che la regione abbia visto negli ultimi quarant’anni.
A metà dell’anno, avendo ricevuto meno di un quarto dei fondi necessari e con l’inverno proprio dietro l’angolo, i partner del 3RP hanno urgente bisogno di finanziamenti certi per poter pianificare le attività e dare risposte tempestive.
La crisi in Siria ha anche prodotto importanti effetti sociali ed economici sui paesi ospitanti, che restano in prima linea nella crisi e che stanno attraversando instabilità politiche, economiche, sociali e di sicurezza. Nel pieno del suo quinto anno, la crisi siriana sta avendo un impatto sullo sviluppo e la sicurezza globale.
Secondo l’Amministratore dell’UNDP Helen Clark, “le lezioni apprese nel corso degli ultimi quattro anni di risposta alla crisi siriana mostra senza ombra di dubbio l’importanza di offrire un approccio umanitario e di sviluppo basato sulla costruzione di resilienza. Un Piano 3RP ben finanziato sosterrà la stabilizzazione aiutando le persone a trovare un impiego, ad avere accesso ad opportunità imprenditoriali, e a migliorare la sicurezza alimentare delle famiglie.”
Il rapporto rileva che, se da un lato la pressione sui paesi ospitanti continua a crescere, dall’altro è sempre più difficile per i siriani trovare sicurezza, anche richiedendo asilo. Queste difficoltà hanno fatto aumentare il numero di siriani che cercano sicurezza e protezione al di fuori della regione, anche intraprendendo viaggi spesso pericolosi attraverso il Mediterraneo, nella speranza di raggiungere l’Europa. Molti siriani hanno perso la vita in questi viaggi.
Il rapporto invita la comunità internazionale a condividere maggiormente l’onere portato dai paesi ospitanti, attraverso una tempestiva fornitura di finanziamenti e l’offerta di soluzioni, come ulteriori opportunità di reinsediamento e altre forme di ammissione umanitaria per i rifugiati siriani. I partner del 3RP avvertono che se la richiesta di azione rimarrà inascoltata, una generazione di siriani rimarrà indietro e i paesi limitrofi continueranno con fatica a fare il possibile per riuscire a garantire un bene pubblico che non possono e non devono offrire da soli.
Il contesto di 3RP Il Piano Regionale su Rifugiati e Resilienza (3RP) in risposta alla crisi siriana è un appello internazionale volto a rispondere alle esigenze di protezione dei rifugiati, ai bisogni umanitari delle persone più vulnerabili, e agli impatti socio-economici a lungo termine della crisi siriana sui paesi limitrofi, ovvero Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto. Il 3RP è un appello per il finanziamento di 5,5 miliardi di dollari, che comprende 1 miliardo di dollari da dare ai governi dei paesi di asilo e 4,5 miliardi di dollari per i programmi attuati dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalle organizzazioni non governative (ONG). L’appello è pianificato sulla base in uno scenario di 4,27 milioni di rifugiati siriani nella regione per la fine del 2015, e ha lo scopo di assistere nell’anno in corso più di 20 milioni di altre persone nelle comunità locali coinvolte.

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Conferenza internazionale “The diagnosis, management and treatment of hypoparathyroidism”

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2015

firenzeFirenze dal 07 al 09 maggio a Palazzo Ximènes Panciatichi, Borgo Pinti 68, Firenze. La partecipazione è aperta a tutti i medici ed è gratuita. Gli organizzatori sono: Università degli Studi di Firenze, Columbia University di New York, Stati Uniti, McMaster University di Oakville, Canada, Harvard Medical School di Boston, Stati Uniti e Fondazione Internazionale Menarini.La carenza dell’ormone tiroideo, prodotto dalle paratiroidi, quattro piccole ghiandole poste nel collo, in prossimità della tiroide, può provocare una insufficienza di calcio nel sangue e diversi disturbi. Fino a oggi non esisteva un trattamento specifico, ma a breve sarà disponibile una terapia ormonale sostitutiva che potrebbe migliorare significativamente la qualità di vita delle persone con questo problema.
Per capire come utilizzare questa nuova terapia tutti i maggiori esperti mondiali si raduneranno a Firenze in occasione della Conferenza internazionale “The diagnosis, management and treatment of hypoparathyroidism”.
In questa occasione verranno stilate le Linee Guida in un’area ancora mancante di indicazioni. Saranno le prime Linee Guida su questa problematica.

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Sanità Lazio e contratti lavoro part-time

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 maggio 2011

I Direttori Generali delle Aziende Ospedaliere e Sanitarie del Lazio, scelti dalla Presidente Polverini, stanno selvaggiamente revocando i contratti di lavoro part-time che per il 90%, riguardano le donne, lavoratrici costrette a rinunciare ad una parte del salario per prendersi cura di bambini, anziani, disabili e sopperire così alla carenza di servizi sociali di questa regione. La revoca obbliga il rientro in servizio a tempo pieno già dal 1° giugno, proprio quando chiudono le scuole, nel tentativo di recuperare qualche unità di fronte ad un’enorme carenza di personale, carenza aggravata ulteriormente dalle ferie estive e che porterà inesorabilmente alla chiusura/accorpamento di numerosi reparti e servizi. Prosegue la rappresentante USB: “Nonostante la nostra denuncia e la richiesta di un intervento tempestivo, che ponesse un argine alla discrezionalità dei singoli Direttori Generali come avvenuto in altre Regioni, e l’appello al senso di appartenenza ad un genere già fortemente penalizzato nel mondo del lavoro, la Polverini, evidentemente presa da altre priorità, non ha neanche risposto a questo grido d’allarme, rendendosi responsabile di quello che tra breve arrecherà un danno sociale e personale enorme alle lavoratrici e ai lavoratori di questa Regione”, conclude Licia Pera.

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Ricchi per sempre?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2011

Modena. Venerdì 20 e sabato 21 maggio 2011 si terrà l’importante convegno nazionale “Ricchi per sempre?”. Storici dell’economia ed economisti per i 150 anni di economia italiana, presso l’Aula Magna della Facoltà di Economia Marco Biagi (il venerdì mattina) in Viale Berengario 51 e presso l’Auditorium Marco Biagi (il venerdì pomeriggio e il sabato mattina) in Largo Marco Biagi 10. Il convegno è organizzato dal Comitato 150 Modena per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia a Modena a provincia, in collaborazione con SISE – Società Italiana degli Storici dell’Economia e SIE – Società Italiana degli Economisti. I lavori si apriranno venerdì mattina alle ore 9.00, l’ingresso è libero ed è gradita iscrizione su http://www.150modena.it, dove è possibile anche scaricare il programma del convegno che qui alleghiamo. L’inserimento nel quadro internazionale, sebbene risulti determinante ai fini della comprensione dello sviluppo economico, non spiega in modo esaustivo le peculiarità del nostro Paese. I fattori decisivi – è stato ipotizzato – sono piuttosto endogeni, nazionali: a una strutturale insufficienza di cultura competitiva interna si somma la carenza di infrastrutture materiali e istituzionali fra cui spiccano il quadro giuridico/legale e la farraginosità dell’amministrazione pubblica da un lato, e la instabilità delle politiche finanziarie, dall’altro. A ciò si aggiunge lo scarso dinamismo di lungo periodo del sistema innovativo italiano, sia sotto il profilo tecnologico sia organizzativo, in cui i punti di debolezza, in vari momenti storici, hanno finito per prevalere su quelli di forza. L’incontro sinergico o lo scontro deleterio fra questi fattori è andato sviluppandosi nella storia economica italiana dando origine a momenti di vigorosa crescita, come gli anni del decollo industriale nel periodo del miracolo economico postbellico, e a fasi di profondo squilibrio, come nel caso della crisi di fine Ottocento o del fascismo degli anni Trenta. Né il mercato, con i suoi aggiustamenti spontanei, né lo Stato, con le sue imposizioni dirigistiche, dunque, sono stati in grado da soli di suscitare, sostenere o ripristinare lo sviluppo economico. Da qui, parte l’ipotesi di lavoro del convegno.
In questa due giorni, un gruppo di accreditati studiosi (in ordine di intervento: P. Ciocca, M. Salvati, S. Paba, F. Vella, M. Zavani, A. Giuntini, F. Karrer, V. Zamagni, C. Guerra, G. Conti, M. Onado, R. Giannetti, M. Russo, G. Vecchi, A. Roncaglia, F. Amatori, A. Colli, L. Paolazzi, G. Berta, T. Boeri, G. Bertocchi, M. Cattini), analizzeranno alcune delle principali questioni della vicenda economica nazionale, esplorando i temi che più direttamente hanno influenzato e influenzano la crescita o la stagnazione/recessione di un modello economico assai peculiare qual è quello italiano. Se, come è stato in più sedi sottolineato, lo sviluppo economico italiano nel lungo periodo (dalla fase post-unitaria alla crisi del fine secolo XX) è stato soggetto a un andamento “a pendolo” che ha visto susseguirsi momenti di crescita a stadi di stagnazione e arretramento, appare opportuno, dopo 150 anni, interrogarsi con ampiezza di visione sulle cause persistenti delle peculiarità del caso relativo al nostro paese.
Al termine di ogni relazione un discussant commenterà il tema esposto sforzandosi altresì di collegare le questioni trattate con la situazione economica attuale.

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Lazio: apertura domenicale ambulatori medici

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

Non poche polemiche ha suscitato il progetto denominato “Porte aperte al cittadino”, promosso della Regione Lazio per attivare anche di domenica gli ambulatori ospedalieri che nei giorni feriali spesso restano chiusi. Un iniziativa che purtroppo però non pone rimedio alla situazione di collasso all’interno dei reparti di Pronto soccorso, di Rianimazione e di Terapia intensiva di molti ospedali della Capitale, dovuta alla carenza di personale medico. “Ottima idea – afferma con sarcasmo Vittorio Marinelli, responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti, in merito alla questione –, solo che l’unico ambulatorio che dovrebbe essere aperto è quello del Cim, altresì detto Centro di Igiene Mentale. La Polverini peraltro appartiene a quella generazione di baby boomer che da bambini cantavano a squarcia gola la canzoncina ‘Via dei matti numero zero’, mentre nella realtà si smantellano presidi di pronto soccorso che dovrebbero essere aperti, quelli sì, ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni alla settimana”.  L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro continua imperterrito: “Ora si  adotta un provvedimento che per di più va a dispetto anche del papa sovrano. Scorda la Polverini le genuflessioni ultime passate del sindaco ‘Aledanno’, che ha presentato appunto l’ultimo danno, ossia la nuova giunta al pontefice romano. Scorda la collega della Pisana-Via dei Matti, la stessa deferenza avuta in campagna elettorale oltre Tevere. Scorda soprattutto che il settimo giorno anche il Signore si sia riposato, quello che vorrebbero fare i romani e i laziali di domenica, anziché assistere all’ottimo sfarzo della sanità pubblica a favore del privato”.

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Carceri: Che fine ha fatto il ddl Alfano?

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2010

Intervento in Aula della senatrice Donatella Poretti, parlamentare Radicale Il disegno di legge Alfano, quello che prevede di scontare l’ultimo anno di pena agli arresti domiciliari e chiamato impropriamente svuota carceri, il cui iter al Senato sarebbe dovuto essere rapido, data la grave situazione in cui versano le carceri italiane messe a dura prova dal sovraffollamento e dalla carenza di operatori, è tristemente scomparso. Tale disegno di legge, cercava di operare un intervento, seppur minimale, sulla gravissima situazione del sistema penitenziario italiano, cercando di portare fuori dalle carceri le persone che stavano scontando l’ultimo anno di pena. In realtà, il disegno di legge si è andato svuotando a seguito delle votazioni della Camera ed il testo che è arrivato in Senato, per stessa ammissione del sottosegretario Caliendo, non riuscirà a intervenire se non su pochissime persone (forse 1.000, o al massimo 2.000). Tuttavia, perlomeno si prevedeva la possibile assunzione di 2.000 agenti penitenziari e ciò avrebbe potuto comportare l’apertura di alcuni reparti e quindi avrebbe consentito di intervenire sul sovraffollamento penitenziario. La Commissione giustizia si era impegnata a licenziare rapidamente questo disegno di legge facendo decadere tutti gli emendamenti, perché, per bocca dello stesso presidente Berselli, si sarebbe dovuti arrivare rapidamente all’esame dell’Assemblea, ma in realtà ciò non avviene perché pare manchi la relazione tecnica, cioè mancano i fondi per coprire l’assunzione dei possibili 2.000 agenti penitenziari. Essendo un disegno di legge di iniziativa governativa, forse sarebbe utile che il Governo trovasse anche i finanziamenti per poterlo sbloccare e licenziare rapidamente. Il provvedimento reca la data del 30 luglio 2010; vista l’emergenza della situazione penitenziaria (di cui è inutile ricordare i numeri: si sta per arrivare a 70.000 detenuti, 55 sono i suicidi dall’inizio dell’anno), forse è il caso che lo stesso Governo si prenda un impegno sull’iter di questo intervento che, seppur minimale, rappresenta un segnale per il nostro sistema penitenziario.

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Licenziamenti alla Nuova Pansac in Veneto

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 maggio 2010

“Anche le industrie del Veneto iniziano ad avere grossi problemi causati da questa crisi, che a detta degli analisti durerà altri tre anni. Il Governo deve iniziare a dare più soldi e soluzioni per sopperire allo stallo del nostro comparto industriale”. E’ questo il commento del responsabile per il Lavoro e l’Occupazione dell’Italia dei Diritti, Giuseppe Criseo, alla notizia che la Nuova Pansac, azienda leader e all’avanguardia nella tecnologia dell’estrazione di film in bolla, in crisi per carenza di liquidità e di materie prime, prevede un taglio del personale di circa il 50 per cento. Alle recriminazioni dei sindacati, che avrebbero unanimemente dichiarato il piano “inaccettabile”, visto che non contemplerebbe l’accordo con gli istituti di credito, l’azienda avrebbe minacciato la mobilità. “Molte fabbriche stanno andando in crisi anche perché i loro fornitori o clienti sono già crollati. In pratica le società si stanno trascinando a vicenda in direzione di una stagnazione economica. Per evitare la situazione greca – continua Criseo – bisogna necessariamente tentare di eliminare l’evasione fiscale e gli sprechi di vario genere. Tagliare le spese superflue e dare segnali forti di intolleranza verso i disonesti sono alcuni dei modi per arginare la crisi”. L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro termina aggiungendo: “Non assolvere persone come Scajola che fanno una vita al di sopra delle loro possibilità economiche, gravando anche sulla spesa pubblica, è uno dei comportamenti da mettere in pratica; oltre all’aiutare in maniera decisiva le classi disagiate”.

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Il latte formulato deve mimare quello materno

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 maggio 2010

L’allattamento al seno prima di tutto ma, nei casi di necessaria sostituzione, sono da privilegiare latti formulati che riproducano gli effetti funzionali del latte materno a breve e lungo termine per evitare anche la carenza di ferro. Lo sostiene Giacomo Biasucci, del Dipartimento Ospedaliero Materno-Infantile U.O.C di Pediatria e Neonatologia dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza, in occasione del Convegno Internazionale di Nutrizione Pratica, Nutrimi, ribadendo l’importanza di un’alimentazione ricca di ferro nei bambini. Esiste una forte correlazione, si legge in una nota del congresso, tra un’assunzione adeguata di ferro e lo sviluppo fisico ed intellettivo nei bambini durante i primi mesi di vita, quando il sistema nervoso è ancora in fase di accrescimento. Scientificamente è dimostrata una minore capacità di concentrazione ed apprendimento in bambini con carenza di ferro. I disturbi causati dall’insufficienza di ferro, prosegue il comunicato, possono essere risolti grazie a un’adeguata integrazione di questo minerale nell’alimentazione quotidiana. “Ecco perché – sostiene Biasucci – è fondamentale proibire il latte vaccino, almeno fino al primo anno di vita. La sua composizione risulta inadeguata ai fabbisogni nutrizionali dei bambini durante la fase dello svezzamento. Per esempio contiene troppe proteine, il cui eccesso può essere causa di obesità, ed è carente di ferro, importante per lo sviluppo del sistema nervoso”. Una particolare attenzione deve essere rivolta al periodo dello svezzamento, momento cruciale per la crescita del bambino, al quale si deve garantire un’alimentazione di alto livello nutrizionale. (fonte farmacista33)

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Controllo asili nido privati a Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2010

“Non c’è nulla di sbagliato nel voler predisporre azioni di verifica, ma non vorrei che tutto questo servisse da alibi per non affrontare l’annosa questione della difficoltà di accesso alle scuole dell’infanzia gestite dal settore pubblico”. Così Oscar Tortosa, vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori, ha espresso la sua opinione sull’iniziativa di Cristiano Bonelli, presidente del IV municipio di Roma, di approntare una squadra di ispettori da affiancare ai vigili urbani nel controllo qualitativo delle strutture private che forniscono servizi di asilo nido e micronido. “Non tutti possono permettersi di spendere 700 euro per i loro figli – ha continuato l’esponente del partito guidato da Antonio Di Pietro – quindi il punto non è se sia giusta o sbagliata la proposta di Bonelli. L’aspetto critico è la carenza di servizi pubblici per i meno abbienti, coloro che non possono permettersi simili esborsi di denaro. I tagli al comparto dell’istruzione pubblica e i sempre più massicci finanziamenti ai plessi scolastici riconducibili a istituti religiosi dipingono un panorama a tinte fosche che mortifica l’idea di stato di diritto solidale, basato sul principio di uguaglianza e di servizio al cittadino. Le scene di genitori che ritinteggiano a loro spese e con le loro braccia le pareti fatiscenti delle aule in cui gli alunni trascorrono la gran parte del tempo sono a dir poco desolanti, oltre che indegne per un paese che dice di appartenere al Primo Mondo”.

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Fare il punto sui vaccini adiuvati

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2009

In questi giorni l’attenzione dei media si è  focalizzata sullo squalene, componente di due dei tre vaccini pandemici che contengono questa sostanza come adiuvante  per incrementare la risposta immunitaria .La presenza di questa emulsione acqua-olio permette di ottenere una cross-reattività, ovvero di garantire una copertura anche verso ceppi etero varianti e quindi proteggere dal virus anche se dovesse mutare. Inoltre, riduce la quantità di antigene necessaria per determinare un’adeguata protezione: ciò permetterà di disporre di un maggior numero di dosi, elemento importante stante la carenza di prodotto determinato dai tempi di produzione. Lo squalene è presente in natura (nelle piante, negli animali e negli esseri umani), viene sintetizzato nel fegato e circola nel sangue umano. Si trova in alimenti, cosmetici, farmaci e integratori. Viene estratto dall’olio di pesce, in particolare dall’olio di fegato di squalo, e purificato in caso di utilizzo come componente di farmaci o vaccini. L’MF59, un adiuvante contenente lo squalene, fa parte del vaccino anti-influenzale stagionale ed è stato autorizzato nel 1997 in Italia. Ogni dose di vaccino contiene circa 10mg di squalene e fino a oggi ne sono state somministrate oltre 47 milioni, con un numero di eventi avversi paragonabile ai vaccini convenzionali che fanno ritenere all’OMS sicura la sostanza. Un altro “tormentone” riguarda il tiomersale, composto organico del mercurio che sarà presente nei vaccini pandemici multi dose per la vaccinazione di adulti (per bambini e donne in gravidanza sarà disponibile un quantitativo di vaccino monodose in siringa preriempita privo di questo conservante). Il mercurio in passato è stato associato all’insorgenza di autismo nei bambini sottoposti alle vaccinazioni dell’infanzia, ma non ci sono conferme scientifiche, se non qualche problema in neonati sottopeso vaccinati alla nascita per l’epatite B. Si rileva che l’apporto di mercurio è ben più elevato con la dieta: il pesce contiene mercurio organico a dosi di milligrammi per kilo di peso. Venendo all’andamento dell’epidemia, nella 42a settimana del 2009 nell’emisfero settentrionale del pianeta, l’OMS registra un andamento stabile dell’influenza, mentre sono in continuo aumento le infiammazioni respiratorie e i virus para-influenzali, soprattutto in Belgio, Israele, Olanda, Norvegia, e Gran Bretagna. 8 Paesi europei hanno pazienti ricoverati in ospedale per l’influenza A/H1N1 e 3 Paesi questa settimana hanno registrato complessivamente 31 nuovi decessi. Il sistema italiano di sorveglianza dell’influenza dimostra un livello di incidenza ancora a livello basale di pre-stagione, ma con un indice più alto rispetto la passata stagione e in continuo aumento. La fascia più colpita rimane quella di età pediatriche e i valori delle malattie respiratorie acute febbrili rimangono più alti rispetto alla passata stagione. Sono stati segnalati alcuni casi gravi di influenza con ricovero in rianimazione, tra i quali una bimba di 11 anni di Bolzano.

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