Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘carismatico’

Veterani di una guerra di nessuno

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 Mag 2011

E’ accaduto un’altra volta che un giovanissimo abbia fatto “piazza pulita” del proprio coetaneo: di certo non ci sono professionisti del crimine dietro questo schiantarsi della ragione, c’è solamente una periferia invisibile, un territorio esistenziale dimenticato per il carico delle sue eredità. Un bullismo che combatte altre schiere di pari, un disagio relazionale demenzialmente carismatico, una generazione di maledetti per vocazione, che irrompe negli spicchi di città lasciati senza custodi educazionali. Una colonna di impavidi per età, per inesperienza, per solitudine, che imperversa nelle mancanze altrui, a cominciare da quelle della strada, dove non esiste più regola, né valore, figuriamoci ideale, il disvalore non è più solo la spiegazione acculturata di una negatività, è soprattutto ciò che campeggia sui sellini degli scooter mal allineati ai margini della via. Ragazzi e ragazze cadono, colpevoli di non essere duri e prepotenti a sufficienza, o perché turisti innocenti di una sera. Rileggo le cronache, gli sforzi letterari per rendere meno ostico il messaggio che traspare, ma in queste morti c’è poco spazio per qualsivoglia letteratura noir, romanticismo o nostalgia criminale di altri tempi. Tanti anni fa raccontai della sofferenza che ho provato per il raglio di un mulo ferito a morte, un raglio che ti penetra sottopelle, ti grida dentro le ossa, fino a farti impazzire per non ascoltarlo più. La gente discute delle ferite, delle lacerazioni, della morte inaccettabile, a me tornano in mente le parole scritte dal mio amico Erri: “ La vergogna del sangue, vergogna che paralizza più dell’ira”. Troppo facile risolvere e concludere la tragedia con una sentenza, con un’altra condanna del colpevole, troppo semplice e scontato l’epitaffio. Mi viene più fisico e dunque meno caritatevole il disagio per quella vergogna che dovrebbe assalire; “intero il corpo e la mente, per tanto sangue offeso e umiliato. Vergogna del dolore e vergogna del sangue “. Quando la vergogna entra nelle case disabitate dal cuore, non c’è più giustificazione né risposta che possa bastare. Se c’è vergogna che bussa alla tua porta, non è miracolo di qualche seduta di psicoanalisi, piuttosto è capolinea, è ultima stazione concessa alla cecità dell’esser contro sempre e comunque. E’ ghigliottina per ogni colpevole accettazione di un folklore metropolitano che genera cultura dei totem e del branco. Quando le nocche delle dita sono sbucciate, e nelle orecchie stride il rumore dei denti spezzati, è davvero il momento di mettersi lo zaino in spalla, cacciandovi dentro le armi di offesa e di difesa della propria ottusità e delle proprie miserie, in codici d’onore presi a calci dalla storia. Adesso c’è chi piange, chi colpevolmente volge le spalle da un’altra parte, chi tenta inutilmente di esorcizzare il male con qualche parentesi a effetto, senza però denunciare le morti per difetto. Quando un giovane si schianta nella propria disumanità, c’è la torsione delle emozioni, c’è soprattutto a farla da padrone la rampa di lancio dell’innamoramento del “ sono tosto “, forse c’è pure lo spinello, quello deposto come un fiore, e l’altro da fumare, comunque droga sbagliata. Violenza che diventa simbolo di un associazionismo diverso, ma assai ben conosciuto, dove il fumo e l’alcol che scendono ai polmoni si tramutano in propellente che lega a filo doppio i clan di bambini adulti. (Vincenzo Andraous)

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Libia: La povertà nella ricchezza

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2011

Map of the three regions of Libya.

Image via Wikipedia

A costo di passare per un ingenuo mi chiedo come si può essere poveri in un paese come la Libia dove gli abitanti “galleggiano sull’oro nero”. Un paese che non dovrebbe essere di meno di quelli occidentali quali la Svizzera per i suoi forzieri, Montecarlo per affrancare i cittadini dalle tasse e dalla Gran Bretagna con la sua “Magna Charta”. Ed invece hanno subito per 41 anni una dittatura che è passata dal “libro verde” dei diritti e delle liberalità, della giustizia e della condivisione del potere, ad una spietata repressione e ad un impoverimento crescente della sua popolazione. Gheddafi fu da me salutato 41 anni fa come il capostipite di una rivoluzione diversa da quelle che siamo stati adusi nel XX secolo. Aveva abbattuto un tiranno, praticamente senza colpo ferire, e gli occidentali lo lasciarono fare convinti che ad un corrotto sarebbe subentrato un altro della stessa “stazza”. Si sbagliarono, ovviamente, ed io esultai perché eravamo nel pieno del post-colonialismo dove si era passati dalla gestione diretta delle “colonie” a quella del “re travicello” da gestire a piacimento per lucrare sulle debolezze umane e la fame di potere e di ricchezze di uomini corruttibili ai massimi gradi, e ora era giunto qualcuno che avrebbe smentito questa “automatica successione di interessi malavitosi”. Ma direbbero gli inglesi “the flesh is weak” la natura degli esseri umani è debole e l’idolo che pensavo tale e che ho trattato con rispetto in un mio libro è crollato miseramente scoperchiando la pentola dove erano riposte tutte le possibili e le impossibili malvagità. Così oggi ci ritroviamo con il dramma di un popolo, fondamentalmente pacifico e accondiscendente, che si vede bombardato, mitragliato e cannoneggiato dal suo stesso leader carismatico. Un popolo ridotto in povertà mentre la ricchezza è sotto i suoi piedi. Un popolo che vede crollare una guida suprema che si è rivelata come colui che ha fatto affari e ha accumulato ricchezze in nome del popolo ma che ne ha beneficiato in proprio. Non ha comprato trattori, tecnologie ad usi civili ma carri armati, blindati, armi sofisticate, tecnologie militari d’avanguardia. Si è fatto servire da mercenari e da vichinghe come guardie del corpo e per diletto personale. Ma ciò che mi appare più vergognoso non è stata la valutazione di un ingenuo cittadino del mondo come il sottoscritto, ma di quanti posti in alto loco sapevano da tempo e hanno lasciato fare in nome del dio denaro, dei benefici economici e finanziari ottenuti pur sapendo che il tutto era condotto riducendo un popolo in miseria, limitando le sue libertà civili e politiche. E’ questa la doppiezza dell’occidente che predica le libertà e i diritti fondamentali dei popoli e nei fatti si riduce ad essere un cinico mercante avido e fazioso. Se non spezziamo questa spirale sul nascere saremo destinati per molti anni ancora a convivere con le guerre, gli olocausti, i genocidi, gli affari più sporchi e la depravazione. E dobbiamo cominciare proprio da noi come italiani, come europei come occidentali. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Mostra video: Tra due pontefici

Posted by fidest press agency su martedì, 29 dicembre 2009

Roma, 30 dicembre 2009 ore 17.00  Piazzale degli Archivi, 32 (EUR) Sala delle Esposizioni, Sede Risorse per Roma SpA, mostra video fotografica di Pier Paolo Cito  Intervengono:  Domenico Kappler, Presidente Risorse per Roma SpA Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura del Comune di Roma  Andrea De Priamo, Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Roma Cinzia Pellegrino, Presidente Associazione Morrighan Ingresso su prenotazione obbligatoria.  Cinquantacinque fotografie per raccontare l’ultimo decennio di storia del soglio pietrino: dalla malattia del carismatico – e già venerabile – Giovanni Paolo II fino ai giorni nostri, passando per il conclave e i primi anni di papato del teologo Benedetto XVI. Da una parte un pontificato che è già nella storia, che ha commosso il mondo, un magistero ecumenico all’insegna del dialogo e della riconciliazione. Dall’altra l’esperienza di Benedetto XVI – già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede nell’era Wojtyla  – impegnato nel difficile compito di rafforzamento dei pilastri della dottrina cattolica nell’epoca del relativismo culturale e religioso con encicliche fondamentali come “Spe salvi” e “Deus caritas est”.  Pier Paolo Cito Nasce a Brindisi nel 1963. Nel 1991 inizia l’attività di fotografo freelance collaborando con la redazione brindisina di “Quotidiano”. (benedetto XVI, fianco a fianco)

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Berlusconi e le “Cose di cosa nostra”

Posted by fidest press agency su sabato, 5 dicembre 2009

Editoriale Fidest. Le dichiarazioni del pentito di mafia Spattuzza, riguardanti i rapporti tra i boss apicali della mafia e taluni politici compreso il presidente Silvio Berlusconi, hanno fatto dire all’on.le Mantovani del Pdl Sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti con delega all’edilizia abitativa e statale: “Siamo di fronte ad una delle pagine più tristi della democrazia italiana”. L’on.le Mantovani ha ragione. Dobbiamo, tuttavia, fare una riflessione ricordando il nostro recente passato. Una situazione analoga l’abbiamo avuta allorché i pentiti fecero il nome di un politico carismatico, l’attuale senatore a vita Giulio Andreotti tanto che la procura di Palermo aprì nei suoi riguardi un fascicolo. Anche allora Andreotti, come Berlusconi, si difese affermando che il suo governo aveva avuto il primato per la lotta alla mafia e rivendicandone alcuni successi. Per Andreotti la storia finì nel momento in cui il procedimento avviato nei suoi confronti fu prescritto per decorrenza dei termini processuali. Se dovesse reggere questa analogia conclusiva Berlusconi non avrebbe nulla da temere dalla magistratura. L’accusa, nei peggiori dei casi, andrà in prescrizione. Ma se mettiamo da parte l’aspetto giudiziario e guardiamo con un certo distacco la storia dell’Italia repubblicana ci rendiamo conto che la politica in questi 64 anni ha germinato a più riprese tanti uomini politici “in odore di mafia” che all’opinione pubblica appare persino scontato che possa esserci stata una connivenza a tutti i livelli di potere anche se non si può fare di tutta l’erba un fascio. Nel caso Andreotti quello che fece tentennare l’accusa, vista dall’uomo della strada, fu la confidenza di un pentito che parlò di abbracci e baci tra il senatore e Totò Riina. Sembrò tanta assurda che anche gli altri fatti raccontati persero di colpo il segno della veridicità. L’unica speranza per Berlusconi, a questo punto, per sgonfiare del tutto la vicenda, sarebbe quella di avere un pentito che ci parli di abbracci e baci. La caccia è aperta. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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