Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

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Covid-19: Nuovo monitoraggio Caritas

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

Seconda rilevazione nazionale condotta dal 3 al 23 giugno. L’indagine, attraverso un questionario strutturato destinato ai direttori/responsabili Caritas, ha approfondito vari ambiti: come cambiano i bisogni, le fragilità e le richieste intercettate nei Centri d’ascolto e nei servizi Caritas; come mutano gli interventi e le prassi operative delle Caritas alla luce di quanto sta accadendo; qual è l’impatto del Covid19 sulla creazione di nuove categorie di poveri; qual è l’impatto dell’attuale emergenza su volontari e operatori.I dati raccolti si riferiscono a 169 Caritas diocesane, pari al 77,5% del totale.Rispetto alla situazione ordinaria nell’attuale fase il 95,9% delle Caritas partecipanti al monitoraggio segnala un aumento dei problemi legati alla perdita del lavoro e delle fonti di reddito, mentre difficoltà nel pagamento di affitto o mutuo, disagio psicologico-relazionale, difficoltà scolastiche, solitudine, depressione, rinuncia/rinvio di cure e assistenza sanitaria sono problemi evidenziati da oltre la metà delle Caritas.Nel dettaglio rispetto alle condizioni occupazionali si sono rivolti ai centri Caritas per lo più disoccupati in cerca di nuova occupazione, persone con impiego irregolare fermo a causa della pandemia, lavoratori precari/saltuari che non godono di ammortizzatori sociali, lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria/cassa integrazione in deroga, lavoratori autonomi/stagionali in attesa del bonus 600/800 euro, pensionati, inoccupati in cerca di prima occupazione, persone con impiego irregolare, casalinghe.Altre questioni evidenziate sono: problemi burocratici/amministrativi, difficoltà delle persone in situazione di disabilità/handicap, mancanza di alloggio in particolare per i senza dimora, diffusione dell’usura e dell’indebitamento, violenza/maltrattamenti in famiglia, difficoltà a visitare/mantenere un contatto con parenti/congiunti in carcere, diffusione del gioco d’azzardo/scommesse.Fondamentale accanto all’impegno degli operatori è stato l’apporto di migliaia di volontari tra cui molti giovani che nella fase acuta della pandemia hanno garantito la prosecuzione dei servizi sostituendo molti over 65 che in via precauzionale rimanevano a casa. Tra operatori e volontari sono stati 179 quelli positivi al Covid-19, di cui 95 ricoverati e 20 purtroppo deceduti.Piccoli segnali positivi arrivano dal 28,4% delle Caritas che, dopo il forte incremento dello scorso monitoraggio, con la fine del lockdown hanno registrato un calo delle domande di aiuto.
Non tutte le Caritas interpellate hanno quantificato con precisione le persone accompagnate e sostenute da marzo a maggio, che comunque, dalle risposte parziali pervenute, risultano quasi 450.000, di cui il 61,6% italiane. Di queste il 34% sono “nuovi poveri”, cioè persone che per la prima volta si sono rivolte alla Caritas. 92.000 famiglie in difficoltà hanno avuto accesso a fondi diocesani, oltre 3.000 famiglie hanno usufruito di attività di supporto per la didattica a distanza e lo smart working, 537 piccole imprese hanno ricevuto un sostegno. Complessivamente – grazie al fiorire di iniziative di solidarietà e al contributo che la Conferenza Episcopale Italiana ha messo a disposizione dai fondi dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica – i servizi forniti sono stati molteplici: dispositivi di protezione individuale/fornitura igienizzanti, pasti da asporto/consegne a domicilio, servizi di ascolto e accompagnamento telefonico, acquisto farmaci e prodotti sanitari, ascolti in presenza su appuntamento, supporto/orientamento rispetto alle misure messe in atto dalle amministrazioni/governo, assistenza domiciliare, attività di sostegno per nomadi, giostrai e circensi, servizi di supporto psicologico, rimodulazione dei servizi per senza dimora, accompagnamento alla dimensione del lutto, sportelli medici telefonici, aiuto per lo studio/doposcuola, alloggio per quarantena/isolamento, presenza in ospedale/Rsa, accoglienza infermieri e medici.

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Nuovi poveri e nuove risposte, in un monitoraggio Caritas

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Caritas Italiana, fin dai primi giorni dell’emergenza Covid-19, ha intensificato il contatto e il coordinamento di tutte le 218 Caritas diocesane in Italia, svolgendo un ruolo di collegamento, informazione, animazione e consulenza. Grazie al suo essere radicata nel territorio e punto di riferimento per i più poveri, ha mantenuto la regia di quella cultura della prossimità e della solidarietà che da sempre promuove.In questo quadro rientra una prima rilevazione nazionale condotta dal 9 al 24 aprile. L’indagine, attraverso un questionario strutturato destinato ai direttori/responsabili Caritas, ha permesso di esplorare: come cambiano i bisogni, le fragilità e le richieste intercettate nei Centri di ascolto e/o servizi Caritas; come mutano gli interventi e le prassi operative sui territori; quale è l’impatto del Covid-19 sulla creazione di nuove categorie di poveri, ma anche su volontari e operatori. I dati del primo monitoraggio si riferiscono a 101 Caritas diocesane, pari al 46% del totale.Si conferma, come anticipato nei giorni scorsi, il raddoppio delle persone che per la prima volta si rivolgono ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane rispetto al periodo di pre-emergenza.
Cresce la richiesta di beni di prima necessità, cibo, viveri e pasti a domicilio, empori solidali, mense, vestiario, ma anche la domanda di aiuti economici per il pagamento delle bollette, degli affitti e delle spese per la gestione della casa. Nel contempo, aumenta il bisogno di ascolto, sostegno psicologico, di compagnia e di orientamento per le pratiche burocratiche legate alle misure di sostegno e di lavoro.Un dato confortante è il coinvolgimento della comunità e l’attivazione solidale che nel 76,2% delle Caritas monitorate ha riguardato enti pubblici, enti privati o terzo settore, parrocchie, gruppi di volontariato, singoli.Un fiorire di iniziative percepito anche a livello nazionale. A partire da Papa Francesco che ha donato 100mila euro per un primo significativo soccorso in questa fase di emergenza, e dalla Conferenza Episcopale Italiana che ha messo a disposizione un contributo di 10 milioni di euro dai fondi dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. A tutto questo si affianca la risposta alla campagna Caritas “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità”, che ha raccolto finora più di 1,9 milioni di euro da parte di 3.760 offerenti. Oltre alle donazioni di singoli, si registrano quelle di aziende, imprese, comunità, parrocchie e altre Caritas nazionali.Il monitoraggio svolto conferma che nel 59,4% delle Caritas sono aumentati i volontari giovani, under 34, impegnati nelle attività e nei servizi, che hanno consentito di far fronte al calo degli over 65 rimasti inattivi per motivi precauzionali. Purtroppo 42 tra volontari e operatori sono risultati positivi al Covid19 in 22 Caritas diocesane e in 9 Caritas si sono registrati 10 decessi.Di fronte al mutare dei bisogni e delle richieste, sono cambiati o si sono adattati anche i servizi e gli interventi, in particolare: i servizi di ascolto e accompagnamento telefonico con 22.700 contatti registrati o anche in presenza negli ospedali e nelle Rsa; la fornitura di pasti da asporto e consegne a domicilio a favore di più di 56.500 persone; la fornitura di dispositivi di protezione individuale e di igienizzanti a circa 290.000 persone; le attività di sostegno per nomadi, giostrai e circensi costretti alla stanzialità; l’acquisto di farmaci e prodotti sanitari; la rimodulazione dei servizi per i senza dimora; i servizi di supporto psicologico; le iniziative di aiuto alle famiglie per smart working e didattica a distanza; gli interventi a sostegno delle piccole imprese; l’accompagnamento all’esperienza del lutto.A tutto questo si aggiungono le strutture edilizie che le Diocesi hanno destinato a tre categorie di soggetti: medici e/o infermieri, persone in quarantena e persone senza dimora. Ad oggi sono 68 le strutture per quasi 1.450 posti messe a disposizione della Protezione civile e del Sistema Sanitario Nazionale da parte di 48 Diocesi in tutta Italia. A queste si sommano altre 46 strutture, per oltre 1.100 posti in 34 Diocesi, disponibili per persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali e più di 64 strutture per oltre 1.200 posti in 42 diocesi per l’accoglienza aggiuntiva di persone senza dimora, oltre all’ospitalità residenziale ordinaria.È questo il volto bello e solidale dell’Italia che non si arrende. La concretezza della carità.

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Caritas Italiana a favore di un piano per la protezione sociale universale contro la crisi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

Caritas Italiana vive con grande preoccupazione l’inedita fase storica che il nostro Paese sta attraversando. La sua presenza capillare nel territorio attraverso la rete delle Caritas Diocesane -al fianco di tante persone e famiglie in difficoltà – la porta a mettere in evidenza due pericoli che emergono sin da ora. Da una parte il diffondersi dell’impoverimento e l’acuirsi delle disuguaglianze, e, dall’altra, il sorgere di nuove tensioni sociali. Per evitarli è necessario agire con rapidità e decisione. Questa responsabilità è di tutti e coinvolge sia le scelte personali, sia le decisioni delle pubbliche Istituzioni.Nei prossimi giorni il Governo annuncerà le nuove misure di protezione dei redditi colpiti dalla crisi. Dopo gli interventi iniziali contenuti nel Decreto Cura Italia di Marzo e quelli successivi, siamo ora ad un passaggio rilevante per il Paese. Solo mettendo in sicurezza il presente, infatti, sarà possibile costruire la fiducia necessaria ad affrontare il futuro.Caritas Italiana sostiene tutte le proposte operative per fronteggiare immediatamente la caduta di reddito delle famiglie – a partire da quelle più povere- dovuta alla crisi innescata dalla diffusione della pandemia Covid-19. Tra queste in modo particolare quella di un piano per una protezione sociale universale contro la crisi, elaborata dal Forum Disuguaglianze Diversità – di cui Caritas Italiana è parte – e dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, insieme al Prof. Cristiano Gori.Tre, in particolare, sono gli obiettivi da segnalare, che vanno nella direzione auspicata di uno sviluppo integrale in vista della costruzione del bene comune. Primo, mettere in campo un intervento straordinario per i poveri. Bisogna costruire subito una diga contro l’impoverimento e raggiungere rapidamente la popolazione colpita.Secondo, fornire una risposta all’intera società italiana, sostenendo ognuno in base alle sue differenti esigenze e valorizzando le sue risorse. La questione povertà va infatti affrontata considerando la nostra società nel suo insieme, attraverso interventi equi e sostenibili di promozione umana.Terzo, guardare al futuro. Una volta predisposto l’auspicato piano per questi primi mesi bisognerà subito cominciare a preparare gli interventi necessari alla fase successiva, anch’essa impegnativa, senza omettere la partecipazione e il coinvolgimento sussidiario di tutte le realtà del nostro Paese impegnate nella lotta alla povertà, incluso il Terzo Settore. Sarà questo un modo per dare ascolto al recente messaggio di Papa Francesco “mentre pensiamo alla lenta e faticosa ripresa dalla pandemia, s’insinua un pericolo: dimenticare chi è rimasto indietro”.Per questo è necessaria unità tra noi, persone, comunità e stati. In particolare, alla vigilia di un importante vertice europeo, è fondamentale che – come auspicato oggi dal Papa – “l’Europa riesca ad avere questa unità fraterna che hanno sognato i padri fondatori dell’Unione Europea”.

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Aumentano i nuovi poveri

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

Un aumento in media del +114% nel numero di nuove persone che si rivolgono ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane rispetto al periodo di pre-emergenza coronavirus. È il dato allarmante che risulta da una prima rilevazione condotta a livello nazionale su 70 Caritas diocesane in tutta Italia, circa un terzo del totale.Caritas Italiana, in accordo con la Segreteria generale della Conferenza Episcopale Italiana della quale è organismo pastorale, fin dai primi giorni dell’emergenza ha intensificato il contatto e il coordinamento di tutte le 218 Caritas diocesane in Italia, a partire da quelle del nord più immediatamente colpite dalla diffusione del coronavirus. Coordinamento che continua anche attraverso questa rilevazione, in un’ottica anche di cura della rete e rafforzamento delle relazioni.Le Caritas diocesane interpellate hanno evidenziato nella quasi totalità dei casi un aumento nelle segnalazioni dei problemi di occupazione/lavoro e di quelli economici. Il 75,7% di esse segnala anche un incremento dei problemi familiari, il 62,8% di quelli d’istruzione, il 60% di salute, anche in termini di disagio psicologico e psichico, e in termini abitativi. Vengono poi indicati anche nuovi bisogni, come quelli legati a problemi di solitudine, relazionali, anche con risvolti conflittuali, ansie e paure, disorientamento e disinformazione.Allo stesso tempo, si registra un aumento rispetto alle richieste di beni e servizi materiali – in particolare cibo e beni di prima necessità, con la distribuzione di pasti da asporto/a domicilio, sussidi e aiuti economici a supporto della spesa o del pagamento di bollette e affitti, sostegno socio-assistenziale, lavoro e alloggio. Cresce anche la domanda di orientamento riguardo all’accesso alle misure di sostegno, anzitutto pubbliche, messe in campo per fronteggiare l’emergenza sanitaria, di aiuto nella compilazione di queste domande e la richiesta di dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti, etc.), che sono già stati distribuiti a circa 40.000 beneficiari.
Ad oggi sono 68 le strutture per quasi 1.450 posti messe a disposizione della Protezione civile e del Sistema Sanitario Nazionale da parte di 48 Diocesi in tutta Italia. A queste si sommano altre 45 strutture, per oltre 1.000 posti in 33 Diocesi, disponibili per persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali e più di 64 strutture per oltre 1.200 posti in 42 diocesi per l’accoglienza aggiuntiva di persone senza dimora, oltre all’ospitalità residenziale ordinaria.

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Dossier Caritas su 9 anni di guerra in Siria

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

Mentre in Italia l’emergenza legata alla diffusione del COVID-19 assorbe ogni nostra attenzione, occorre non abbassare lo sguardo verso altre tragedie non meno importanti e che durano da ancor più tempo. Siamo infatti arrivati ormai al nono anno dalla guerra in Siria, che dal 15 marzo 2011 oltre a provocare un doloroso esodo verso i paesi vicini, vede soffrire in modo particolare le donne: vittime, schiavizzate, violentate da una guerra che non hanno scelto.A questo ennesimo e luttuoso anniversario, proprio per non dimenticare, Caritas Italiana dedica il suo 55° Dossier con Dati e Testimonianze (DDT) dal titolo “Donne che resistono. Non solo vittime della guerra, ma parti attive del Paese che verrà”, animato dalla volontà di ripartire dal femminile, analizzando i molteplici contesti di conflitto nel mondo e i tanti ruoli svolti dalle donne in quei luoghi: da vittime di violenze perpetrate dagli uomini a pilastro che regge la famiglia e guida la società al di là della guerra.«Solo nel 1992 – ricorda il Dossier -, in seguito agli stupri di massa delle donne nell’ex Jugoslavia, la questione della violenza sessuale nei teatri di guerra è arrivata all’attenzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il 18 dicembre 1992, il Consiglio ha dichiarato che la “detenzione e gli stupri organizzati e sistematici di donne, in particolare musulmane, in Bosnia ed Erzegovina”, è un crimine internazionale che deve essere affrontato».Le donne in Siria sono sempre più spesso mater familias, occupano posizioni e ruoli che prima erano prerogativa unicamente maschile; sono donne che lavorano, che combattono per la libertà, donne che si impegnano nella difesa dei diritti. Papa Francesco, nel suo primo messaggio del 2020, ha ribadito la necessità di «ripartire dalla donna», perché senza di lei «non c’è salvezza». È l’obiettivo anche di questo dossier, animato dalla volontà di ripartire dal femminile, analizzando i tanti ruoli svolti dalle donne nel conflitto siriano: come, ad esempio, quello di pilastro famigliare e di guida della società al di là della guerra.Dall’inizio della crisi siriana Caritas Italiana è attiva, in coordinamento con la rete Caritas internazionale, in interventi a sostegno della popolazione locale e dei profughi siriani in tutti i Paesi che li ospitano del Medio Oriente e lungo la rotta balcanica, in particolare: Siria, Libano, Giordania, Turchia, Grecia, Cipro, Macedonia, Serbia, Bosnia-Erzegovina. Dal 2011 ad oggi Caritas Italiana ha avviato 68 progetti con un investimento complessivo di oltre 7,2 milioni di euro, provenienti da donazioni e dall’8Xmille alla Chiesa Cattolica.In sinergia con i media cattolici TV2000, Avvenire e Radio InBlu – costantemente attenti agli scenari di crisi internazionali e alle ricadute sui più deboli – e con Banca Etica, che da sempre rifiuta di fare profitti con il business delle armi, è in corso la Campagna Emergenza Siria – Amata e martoriata.

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Convegno sui 40 anni della Caritas di Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

Roma Mercoledì 19 febbraio, alle ore 17 alla Cittadella della carità di via Casilina Vecchia, il cardinale Angelo De Donatis aprirà il convegno sui 40 anni della Caritas di Roma. Sono previsti interventi dello storico Alberto Melloni e una tavola rotonda con le testimonianze di operatori e volontari. Nel corso dell’incontrò verrà presentato il documentario “Fare questo in memoria di me” realizzato dal Tgr Lazio – Rai. “Fate questo in memoria di me” è il tema dell’incontro che si svolgerà il prossimo 19 febbraio, alle ore 17, presso la Cittadella della carità “Santa Giacinta” in via Casilina vecchia, 19. L’iniziativa, promossa nell’ambito delle manifestazioni per il 40° anniversario di istituzione della Caritas di Roma, è l’occasione per riflettere sul contesto storico, culturale e sociale che ha visto nascere questa realtà nelle parrocchie romane. Il convegno verrà aperto dal saluto del cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, e dall’intervento dello storico Alberto Melloni. Seguirà una tavola rotonda moderata dal giornalista di Avvenire Toni Mira con la partecipazione di don Benoni Ambarus, direttore della Caritas romana; monsignor Enrico Feroci, già direttore dell’organismo diocesano; Daniela De Robert, associazione dei Volontari in Carcere; Carlo Fontana, capo redattore del Tgr Lazio – Rai.
Nel corso dell’incontrò verrà presentato il documentario “Fare questo in memoria di me” sulla storia della Caritas di Roma, realizzato dalla giornalista Isabella Di Chio del Tgr Lazio – Rai.

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Una ricerca sui volontari della Caritas di Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

Negli ultimi cinque anni sono state 1.618 le persone che hanno partecipato ai Corsi di formazione al volontariato proposti dalla Caritas di Roma e si sono impegnati nei 52 servizi diocesani a sostegno dei poveri. Per due terzi sono donne, la metà è laureata (48%) e il 15% sono di origine straniera. Lo studio è stato presentato oggi nel corso della Giornata dei volontari che si è svolta alla Cittadella della carità.Don Benoni Ambarus: «il volontario è una persona che sa quale direzione e quale senso dare alla propria vita. Ma è anche una persona che non ha paura di voltarsi a guardare chi è rimasto indietro»Per due terzi sono donne, la metà è laureata (48%) e il 15% sono di origine straniera. Oltre la metà (53%) ha un’età compresa tra i 36 e i 65 anni, mentre gli anziani sono il 16%.
È il quadro che emerge tra le 1.618 persone che hanno frequentato i Corsi base di formazione al volontariato promossi dalla Caritas di Roma negli ultimi cinque anni e che l’organismo diocesano ha analizzato nel primo rapporto sul volontariato dal titolo “Occhi, cuore mani”. Lo studio è stato presentato questa mattina nel corso della “Giornata del volontario” che si è svolta presso la Cittadella della carità a Ponte Casilino.«In un momento in cui sembriamo esistere solo in quanto le nostre vite vengono esibite e le nostre parole urlate sui mezzi di comunicazione, c’è ancora un mondo di donne e uomini silenziosi e generosi che operano il bene senza grida e senza rumore, che non si rassegnano all’individualismo e che non cercano in un “like” conferma all’intensità del loro vivere» ha detto don Benoni Ambarus, direttore della Caritas, presentando il lavoro. Per queste persone «il dialogo non si riduce certo ad un cinguettio, ma è un faticoso sforzo di ascolto e comprensione. “Condividi” per loro non è un tasto su uno smartphone, ma un imperativo morale ed etico che li fa volgere verso chi ha bisogno e tendere loro la mano».Oltre la metà dei volontari è impegnata nel mondo del lavoro o nello studio, il 18% sono pensionati mentre il 14% sono casalinghe. Molti hanno lavorato o stanno lavorando in diversi ambiti: scuola, ospedali, aziende pubbliche e privati. Alcuni vogliono mettere a disposizione le loro competenze, altri cercano relazioni diverse dal loro lavoro.Il volontario è consapevole di essere un soggetto necessario (75,7%). Solo una ristretta minoranza sente di essere poco rilevante. Analizzando i rapporti con gli utenti li descrivono come una bella esperienza umana ma non tacciono momenti di difficoltà (60,6%). Il 78,7% dichiara che l’esperienza Caritas ha migliorato i suoi rapporti umani anche all’esterno: nella vicinanza dei problemi dell’altro trova la chiave di lettura per interpretare le proprie difficoltà, per ridimensionarle, per leggerle in una luce più equilibrata.Quasi tutti sentono che l’esperienza in Caritas li ha aiutati ad avere maggiore consapevolezza rispetto al territorio e alle sue problematiche (89,3%). L’87,4% afferma che l’esperienza di volontariato in Caritas l’ha aiutato a capire meglio le fragilità della città.«Dalla ricerca – ha spiegato don Ambarus – emerge con chiarezza una circolarità positiva attivata dall’azione di volontariato. Chi si china per alleviare le sofferenze dei fratelli in difficoltà riceve a sua volta una carica di energia positiva di tipo affettivo attraverso un sorriso, una parola di riconoscenza, anche un semplice grazie».Per il direttore «il volontario è una persona che sa quale direzione e quale senso dare alla propria vita. Ma è anche una persona che non ha paura di voltarsi a guardare chi è rimasto indietro. Un gesto, semplice e profondamente umano, che racchiude la forza e le speranze per una società più giusta».

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Molise: “Dai progetti faraonici della politica agli empori della Caritas”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

“Mentre c’è chi, in politica, continua a ventilare promesse irrealizzate e irrealizzabili, ad ipotizzare faraonici progetti, compreso l’approdo di imprenditori italiani e stranieri in Molise, e a distribuire prebende ai soliti noti, gli stessi che hanno non poche responsabilità per la condizione sempre più disastrosa di questo territorio, emerge con chiarezza che tanti altri molisani hanno bisogno di ben altre iniziative, come quelle solidali che sta promuovendo la diocesi di Isernia-Venafro in tandem con l’ufficio fondi della Caritas di Roma”.E’ quanto evidenzia l’associazione “Forche Caudine” di Roma, sottolineando la bontà dell’Emporio solidale della Caritas, nato a Roma a Ponte Casilino nel 2008 ed oggi presente in 180 località italiane, a breve Molise compreso. L’associazione ringrazia in particolare l’amico Gennaro Di Cicco, responsabile dell’ufficio fondi della Caritas, romano che onora in questo modo le origini molisane.
“Lo spaventoso aumento delle famiglie molisane in difficoltà, specie nella provincia di Isernia, insieme alla ripresa del dissanguamento migratorio, conferma il fallimento delle politiche adottate da molti amministratori regionali negli ultimi anni, incapaci di guardare oltre ai ristretti steccati del feudo elettorale. Cultura e solidarietà dovrebbero invece costituire i binari per il rilancio, anche in termini di coesione e di crescita, del territorio. Plauso, quindi, alla diocesi e alla Caritas che con l’apertura dell’emporio in corso Risorgimento ad Isernia metteranno in atto un aiuto finalmente concreto per i molisani”.

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AmeriHealth Caritas Louisiana and Governing Present Putting the Community Back in Healthcare

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

AmeriHealth Caritas Louisiana, a Healthy Louisiana Medicaid managed care organization and part of the AmeriHealth Caritas Family of Companies, and Governing, the nation’s leading media platform covering politics, policy and management for state and local government leaders, have collaborated to release Putting the Community Back in Healthcare, a roadmap for improving communication and engagement in support of local communities. The paper is available for download from Governing.com.In 2018, AmeriHealth Caritas Louisiana hosted two roundtables in collaboration with Governing at the plan’s Shreveport and New Orleans Community Wellness Centers to explore the issues of communication and coordination among stakeholders in delivering effective community health. This paper highlights some of the important conversations that took place at the roundtables and spotlights examples of success that emerged from the events themselves, as well as from follow-up conversations with experts throughout the country.
“Because we know that overall well-being means more than just physical healthcare, AmeriHealth Caritas Louisiana has built a coalition of community partners throughout the state to help ensure we deliver meaningful and impactful services,” said AmeriHealth Caritas Louisiana Market President Kyle Viator. “It takes a whole-body, member-centered approach and all of us working together to innovate and identify resources. A community focus is critical to finding answers that may lead to better solutions that ultimately contribute to improved health and well-being.”“It’s becoming increasingly clear that to be effective, healthcare needs to move far beyond merely treating disease,” said Publisher and Governing Institute Director Mark Funkhouser. “It needs to be focused on the whole person and placed in the context of the whole community and the entirety of the individual’s place within the community. That’s why we at the Governing Institute were grateful for the opportunity to work with AmeriHealth Caritas Louisiana – one of the very first managed care organizations to develop an integrated model of care ­ in developing this white paper aimed at helping others put the community back in healthcare.”

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Volontariato alla Caritas di Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 22 gennaio 2019

Al via le iscrizioni per la nuova edizione del «Corso base di formazione al volontariato»: dieci incontri dal 18 febbraio al 12 aprile. Il corso è gratuito. Sono aperte le iscrizioni al Corso base di formazione al volontariato promosso dalla Caritas di Roma. Il corso, dieci incontri strutturati in moduli base e in approfondimenti, inizierà il 18 febbraio per concludersi il 12 aprile. La formazione è indirizzata non solo a quanti desiderano impegnarsi nei centri Caritas, ma anche a coloro interessati ad approfondire le tematiche e gli aspetti del volontariato.Gli incontri, che comprendono sia aspetti teorici – teologia e pastorale della carità, dinamiche di lavoro di rete, conoscenza dei servizi sociali – che esperienze di tirocinio, saranno tenuti da operatori Caritas insieme ad esperti del mondo del volontariato e dei servizi sociali pubblici e privati, e si svolgeranno in orari diversi e sedi dislocate in tutta la città per favorire il più possibile la partecipazione.
Chi lo desidera, al termine del corso, potrà operare come volontario nelle 51 opere-segno della Caritas a livello diocesano in attività a favore dei senza dimora, dell’integrazione dei cittadini immigrati, nella promozione della solidarietà al fianco dei giovani in difficoltà, delle famiglie, dei detenuti e dei malati di Aids.Per iscrizioni – fino al 15 febbraio – rivolgersi all’Area Educazione al Volontariato della Caritas diocesana di Roma, telefono 06.88815150, dal lunedì al venerdì ore 9-16. Il programma completo del corso è disponibile nel sito http://www.caritasroma.it

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Povertà a Roma: Un punto di vista

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

Roma Martedì 15 gennaio, alle ore 11.30, presso la Cittadella della carità (via Casilina vecchia, 19 – Metro C “Lodi”), la Caritas di Roma presenterà la nuova edizione del Rapporto “La povertà a Roma: un punto di vista”.La pubblicazione, 180 pagine ricche di dati e infografiche, riporta un quadro generale della situazione socio-economica della Capitale e quattro ambiti di approfondimento su immigrazione, anziani e solitudine, salute mentale e dipendenze. Non manca anche un report sull’attività dei 145 centri di ascolto promossi dalle parrocchie romane.Alla presentazione interverranno: don Benoni Ambarus, direttore della Caritas di Roma; Elisa Manna, curatrice del Rapporto. Gli approfondimenti verranno illustrati da alcuni degli autori: Salvatore Geraci, responsabile dell’Area sanitaria; Roberta Molina, responsabile dell’Area ascolto e accoglienza; Massimo Pasquo, responsabile dell’Area promozione umana.

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High-Level Dialogue on Diagnosis and Treatment of Paediatric HIV

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

Cardinal Peter Turkson, Prefect of the Dicastery for the Promotion of Integral Human Development, will convene a dialogue on Diagnosis and Treatment of Paediatric HIV at the Pontifical Academy of Sciences in the Vatican on 6-7 December 2018. He will address CEOs of pharmaceutical and diagnostic companies as part of the Holy See’s drive to assure optimal drugs formulations and testing tools for infants, children and adolescents living with HIV.
Building on consultations in April and May 2016 and November 2017, the meeting, fully titled High-Level Dialogue to Assess Progress on and Intensify Commitment to Scaling Up Diagnosis and Treatment of Paediatric HIV, will be organised by the co-chairs of the AIDS Free Working Group of the Start Free, Stay Free and AIDS Free Framework, PEPFAR, UNAIDS, in collaboration with partners of the AIDS Free Working Group, including Caritas Internationalis and the World Council of Churches-Ecumenical Advocacy Alliance.As well as leaders of major diagnostic and pharmaceutical companies, multilateral organisations, governments, regulators, faith-based and other organizations directly engaged in services to children living with HIV, and other key stakeholders, will participate in the consultation.The main aim of the meeting is to address bottlenecks that limit access to Early Infant Diagnostic products and programs and to scale up strategies that can help quickly identify HIV-exposed children and link them to testing and treatment services. In addition, the Dialogue will be an opportunity to assess progress on achieving the commitments made by participants in 2017.As the global community continues to make significant progress on scaling up access to adult HIV and AIDS testing and treatment services, more than 120,000 children continue to die each year from AIDS-related causes, and over 13,000 children are newly infected each month.
Participants in the Dialogue will agree to a plan of action to introduce and scale-up optimized diagnostics and case-finding strategies for HIV. Also, to intensify commitments in key challenging areas, including formulations development, and regulatory approval of optimal formulations and diagnostic products.Caritas Internationalis has taken strong responsibilities and commitments over mobilizing our network. We work with communities to help build treatment literacy and expand access to antitretroviral drugs among children. We also raise awareness in global fora about the unmet diagnostic and treatment needs of children with HIV.
Caritas members confirmed recently the need to continue to work at a global and national level for the wellbeing of children living with HIV. At the Dialogue, we will reaffirm our commitment and pledge to expand our efforts to help diagnose and treat those children.

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Austrian decision not to sign migration framework ‘harmful’ says Caritas

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

Caritas Internationalis says the Austrian decision to pull out of the UN Global Compact on safe, orderly and regular migration risks destabilizing international efforts at providing coordination in protecting the lives of migrants and refugees. It comes after the USA and Hungary pulled out. The Global Compact on Migration offers a framework to governments to improve their response to the mass movements of people and to reduce the suffering of millions. It is due to be signed at the Intergovernmental Conference in Morocco on the 10 and 11 of December.It’s a legally non-binding agreement, that respects the sovereignty of states to manage their borders and acknowledges that migration is a global phenomenon that cannot be handled by a single state alone.“The Global Compact on Migration represents the policies needed to welcome, protect and integrate migrants,” says Michel Roy, Secretary General of Caritas Internationalis. “It is a sign of hope that the international community recognizes human mobility as a feature of our times and wants to make it positive for migrants, countries of origin and countries of destination.“Caritas witnesses every day the suffering, exploitation and exclusion of migrants. The migration compact strikes a fine balance between upholding their rights and the right of every country to protect its borders.”Caritas organisations work with and for migrants and builds bridges with the receiving societies in order to support a fair integration which takes into account the needs of migrants as well as the needs of receiving societies. (Patrick Nicholson – Director of Communications)

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Assemblea della Caritas diocesana romana

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

Roma Sabato 20 ottobre alle 9.30 nell’Aula Magna della Pontificia Università Lateranense (piazza San Giovanni in Laterano, 4) si svolgerà l’assemblea di inizio anno della Caritas diocesana di Roma con la presentazione del programma pastorale 2018-2019 dal titolo “Questo povero grida e il Signore lo ascolta”. L’incontro si aprirà con la preghiera guidata dal direttore della Caritas don Benoni Ambarus. Seguiranno gli interventi del vescovo Gianpiero Palmieri, ausiliare per il settore Est, e di don Paolo Asolan, docente alla Pontificia Università Lateranense. I due relatori illustreranno il programma pastorale della diocesi di Roma soffermandosi in particolare su tre passaggi: il primo fino a Natale, imperniato sul “fare memoria”; il secondo nel periodo tra gennaio a Pasqua, che sarà dedicato alla “riconciliazione”; il terzo, da Pasqua a Pentecoste, sull’ascolto del “grido della città” e sulla missione.Don Benoni Ambarus illustrerà invece le iniziative che la Caritas propone alle comunità parrocchiali, alle associazioni e ai movimenti ecclesiali nell’ambito del cammino diocesano: le esperienze di “prossimità territoriale” tra le parrocchie e i centri di carità presenti nel quartiere; la conoscenza delle “solitudini domestiche” soprattutto nel caso degli anziani e il coinvolgimento dei volontari; le iniziative di accoglienza dei rifugiati con il progetto “Pro-Tetto”; un’indagine conoscitiva sul mondo giovanile realizzata insieme alle parrocchie e alle associazioni. Durante l’incontro interverranno anche i cinque incaricati per la carità nei settori pastorali della diocesi. Le conclusioni saranno affidate al cardinale Angelo De Donatis, vicario del Santo Padre per la diocesi di Roma.
“Questo povero grida e il Signore lo ascolta” (Sal 34,7) è la riflessione che Papa Francesco ha indicato per la seconda Giornata mondiale dei poveri che si celebrerà il prossimo 18 novembre. Un invito che la Caritas ha scelto come tema dell’anno. Il nostro vescovo ci chiede un’attenzione spirituale verso i poveri; non delle opere di carità o collette, bensì un nuovo approccio delle comunità affinché i poveri siano persone da cui imparare e da prendere a testimonianza. Essi sono i testimoni privilegiati, coloro che più di ogni altro ci aiutano a riconoscere la presenza di Dio e a dare testimonianza della sua vicinanza insegnandoci che anche nel buio della notte non fa mancare il calore del suo amore e della sua consolazione». Così, don Ambarus, introduce il percorso del nuovo anno della Caritas.

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Volontariato in Caritas, aperte le iscrizioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

La Caritas di Roma promuove una nuova edizione del Corso base di formazione al volontariato. Dieci incontri dal 15 ottobre al 7 dicembre. Il corso è gratuito. Da qualche giorno sono iniziate le iscrizioni al Corso base di formazione al volontariato promosso dalla Caritas di Roma. Il programma, dieci incontri strutturati in moduli base e in approfondimenti, inizierà il 15 ottobre per concludersi il 7 dicembre. La formazione è indirizzata non solo a quanti desiderano impegnarsi nei centri Caritas, ma anche a coloro interessati ad approfondire le tematiche e gli aspetti del volontariato.Gli incontri, che comprendono sia aspetti teorici – teologia e pastorale della carità, dinamiche di lavoro di rete, conoscenza dei servizi sociali – che esperienze di tirocinio, saranno tenuti da operatori Caritas insieme ad esperti del mondo del volontariato e dei servizi sociali pubblici e privati, e si svolgeranno in orari diversi e sedi dislocate in tutta la città per favorire il più possibile la partecipazione. Chi lo desidera, al termine del corso, potrà operare come volontario nei 51 centri della Caritas a livello diocesano in attività a favore dei senza dimora, dell’integrazione dei cittadini immigrati, nella promozione della solidarietà al fianco dei giovani in difficoltà, delle famiglie, dei malati di Aids. Il programma completo del corso è disponibile nel sito http://www.caritasroma.it

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Don Benoni Ambarus nuovo direttore della Caritas di Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Roma Don Benoni Ambarus – detto Don Ben – da sabato primo settembre è il nuovo direttore della Caritas di Roma. A nominarlo alla guida dell’organismo diocesano, di cui era già vicedirettore dal 16 ottobre 2017, è stato il cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Don Ambarus succede a monsignor Enrico Feroci, che ha diretto la Caritas per nove anni; già presidente degli Oblati del Divino Amore, dal primo settembre monsignor Feroci è il nuovo rettore del seminario della Madonna del Divino Amore.Nato il 22 settembre 1974 a Somusca-Bacau (Romania), don Benoni Ambarus entra al Seminario Minore della diocesi di Iasi, in Romania, nel 1990; consegue la maturità nel 1994 e quindi, fino al 1996, frequenta il Seminario Maggiore di Iasi. Il 23 novembre del 1996 arriva a Roma, presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore, dove completa gli studi e consegue il baccalaureato in Teologia. Il 29 giugno del 2000 viene ordinato presbitero a Iasi. Ma poi rientra a Roma, dove, nel 2001, consegue la licenza in Teologia dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana. Dal 2001 al 2004 svolge il servizio di educatore al Seminario Romano Maggiore; dal 2004 al 2007 è collaboratore parrocchiale a San Frumenzio ai Prati Fiscali; dal 2007 al 2010 è viceparroco presso la stessa parrocchia. Dal 2010 al 2012 è invece viceparroco nella comunità di Santa Maria Causa Nostrae Laetitie a Torre Gaia. Nel 2012 don Ambarus diviene parroco dei Santi Elisabetta e Zaccaria a Valle Muricana: sarà la prima parrocchia a ricevere la visita pastorale di Papa Francesco, il 26 maggio del 2013. Infine, nel 2017, la nomina a vicedirettore della Caritas di Roma.«Sono consapevole – dichiara don Benoni Ambarus – di arrivare a svolgere un servizio impegnativo e delicato con la certezza di poter contare sull’esperienza e la dedizione di molti operatori, volontari e di tutti i poveri. L’esperienza di vicedirettore, vissuta negli ultimi mesi, è stata per me la scuola del Vangelo della vita attraverso gli occhi e il cuore dei poveri. La Caritas continuerà il suo percorso al fianco delle tante comunità parrocchiali e di tutto quel vasto mondo della Chiesa di Roma in cui la carità si realizza attraverso la difesa della dignità e della giustizia: esperienze che sempre più debbono operare in comunione».

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Caritas sends help in wake of Kerala flood devastation

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 agosto 2018

Caritas is distributing food to survivors of Kerala floods, declared as the Indian state’s worst in living memory. Caritas Internationalis has launched a €1.1 million global appeal to support Caritas India in providing food, clean water, shelter and assistance on livelihoods to 43,000 people over 12 months.The Kerala floods have left over 350 people dead, thousands marooned, forced 1.4 million people from their homes into relief camps and caused damage totalling over US$2.84 billion.“Declared as the worst flood in a century, the people of Kerala have never faced a deluge of this magnitude before,” says Fr Paul Moonjely, director of Caritas India.In Kerala, monsoon season started as far back as June, although the rains didn’t become severe until the beginning of August, when flash flooding caused rivers to overflow and nearly three dozen dams to be breached. As the rain stopped 20 August and waters began to recede, people began to return to their homes to find scenes of complete devastation with their houses filled with 60cm of mud. Authorities are concerned that returnees could now be hit by an outbreak of waterborne diseases.
The immediate needs include food, clothes, beds, mosquito nets, medicines, safe water and temporary shelter. Caritas is focusing on vulnerable people, such as women, children and the elderly. Remote caste and tribal dominated areas are completely cut off.“Our teams are reaching the most isolated areas where the poorest and most vulnerable Dalit and tribal people live,” says Fr Paul Moonjely. “Many people are helpless and homeless without even food and water.” Caritas India is rolling out its Kerala flood aid efforts in the districts of Alleppey, Kottayam, Wayanad, Idukki, Pathanamtitta and Ernakulam. Caritas will provide food, clean water, shelter and livelihood support over the initial phase of the emergency response.After all these needs are met, Caritas India says further support will be necessary for longer term rehabilitation, reconstruction and job creation. Farmers and labourers will not be able to earn anything for the next 3 months. Thousands have no homes to go back to.
“We ask all our supporters to extend their helping hand. This is our chance to show our solidarity with those who have lost everything, those who are desperate for help. In times like this, every second and every donation counts,” says Fr Paul Moonjely.“Kerala is known as God’s own country. We appeal especially to all Catholics for help in this hour of dire need. Remember, our Lord said, ‘Whatsoever you do to the least of my brethren, that you do unto me.’”

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I padri separati sono i nuovi poveri

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

Una vera e propria piaga sociale quella dei padri separati che, dai dati diffusi dalla Caritas, rappresentano i nuovi in Italia. Secondo le statistiche della Caritas, i padri separati e divorziati rappresentano oltre il 46% dei poveri. Padri costretti a dormire in macchina, a mangiare alla mensa della Caritas o a dividersi in più lavori per riuscire ad arrivare alla fine del mese e mantenere la famiglia, attraverso l’assegno mensile che viene dato al genitore affidatario, rappresentato nella stragrande maggioranza dei casi dalla madre. Il 66,1% dei separati, secondo il Rapporto Caritas 2014, non riesce a provvedere alle spese per i beni di prima necessità. Un dato allarmante che dovrebbe portare a rivedere le sentenze di separazione, profondamente ingiuste e a favore solo del genitore affidatario. Per l’Associazione CODICI, che si è sempre battuta per l’affido condiviso e la bigenitorialità, affiancando i numerosissimi casi di padri che si sono rivolti all’Associazione per vedere riconosciuto il loro ruolo nelle decisioni nella vita familiare, la situazione ad oggi è drammatica. La causa di questa emergenza sociale va rintracciata nelle sentenze dei Tribunali e, dunque, nelle decisioni dei Giudici, che fanno finire i padri sul lastrico in fase di separazione: le sentenze sono incredibilmente sproporzionate a favore delle madri (in Italia nel 92-97% dei casi il figlio viene affidato alla mamma) e ogniqualvolta un padre si ritrova a dover partire da zero, a dover lasciare la casa e a sostenere le spese per il mantenimento dei figli, viene impoverito e diventa a rischio indigenza. L’Associazione CODICI chiede a gran voce ai Giudici di rivedere le ragioni che portano ad una evidente sproporzione nei casi di separazione, che si concludono con il collocamento dei figli quasi esclusivamente presso la madre, la quale in pratica può usufruire di un altro stipendio, mentre mette seriamente a repentaglio il destino dei padri, sempre più impoveriti e fragili di fronte alla decisione della magistratura.“La nuova emergenza sociale è rappresentata dall’impoverimento di quei padri che restano soli dopo la separazione e la colpa è dei Giudici che riducono in stato di povertà, in maniera cosciente e consapevole i padri separati – questa l’affermazione del Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli, che porta all’attenzione i dati dei Tribunali italiani nelle cause di separazione in Italia.“Come emerge da un’analisi condotta da CODICI, confermata dalla Corte d’Appello di Roma e dall’ISTAT – ricorda Ivano Giacomelli – secondo i dati emersi sulle sentenze dei vari tribunali italiani, il peggiore è quello di Roma, in cui nel 97,2% dei casi di separazione, i figli vengono assegnati alla madre. Una situazione completamente capovolta a favore della madre, che ha come immediata conseguenza quella di portare sempre più la figura paterna ad essere relegata a mero sfondo nella vita dei figli” commenta il Segretario Nazionale di CODICI.Per far fronte a questo dramma, stanno nascendo strutture in tutta Italia dedicate all’accoglienza dei padri che non hanno un posto dove condividere il proprio tempo libero con i figli e spesso non riescono ad affrontare le spese della separazione, sintomo di un sistema giuridico che mette in grande difficoltà questa categoria, senza guardare alle necessità dei padri che devono recuperare la loro dimensione e dignità.Dal canto nostro, noi di CODICI, consapevoli dei tantissimi padri separati che continuano a segnalarci comportamenti scorretti nei loro confronti da parte delle ex mogli o dei Tribunali, riteniamo responsabili i Giudici di questa problematica e continuiamo ad offrire la nostra assistenza legale e psicologica.L’obiettivo dell’Associazione Codici, che ha una forte vocazione a tutela dei cittadini, è quello di offrire sostegno ai genitori che vivono situazioni di questo tipo, con iniziative ad hoc come la Campagna “Voglio Papà”.

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Journalists Caritas Ebola response Congo

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2018

Caritas is extremely concerned and actively responding to the latest Ebola outbreak in the Democratic Republic of Congo amid fears that it could escalate into an epidemic.Government officials confirmed the outbreak on 8 May and have since indicated that the disease in the central African country is now in a “new phase” after cases of the deadly virus were identified in the city of Mbandaka in the Bikoro region. The country’s ministry of health has announced there are a growing number of suspected cases and confirmed deaths. The deaths occurred in Bikoro, which is about 150km from Mbandaka.Caritas Mbandaka-Bikoro says dozens of people have reported symptoms of fever, abdominal pain, diarrhea and haemorrage since early April but the size and scope of the epidemic is not yet fully understood.The first urban case significantly raises the risk of an epidemic and Caritas has joined the Congolese government, the UN World Health Organisation and other agencies in a joint mobilisation to respond to the emergency.Caritas is preparing for any escalation of the disease and will work strenuously with other agencies to stop it from spreading to other countries.A delegation of Caritas Congo led by Dr. Rose Mukunu went 16 May to Mbandaka along with the Diocesan Office of Medical Surgery (BDOM) of Mbandaka-Bikoro.“The situation is worrying because it’s urban unlike earlier ones,” said Dr Rose Mkunu. “We do not have much control as yet over preventing contact with patients and that’s what is dangerous. Caritas is doing everything it can to raise awareness and brief community and religious leaders on the disease as well as means for protection and surveillance but we are limited by our means.”This latest Ebola outbreak is the ninth that has occurred in the Congo. But significantly it is the first time the Ebola virus has been reported in this health zone.
The very first Ebola outbreak – the actual discovery of the virus – in the Congo was declared in 1976. According to figures compiled by the European Commission there have been 1,056 reported cases and 756 people have died since it was first identified in Congo.There are real concerns that the new Ebola outbreak in the Congo carries a potential risk of broader contamination because the epicenter of the epidemic, Bikoro, is on the shores of Lake Tumba with direct access to the Congo river that connects directly to Kinshasa – with an estimated population of 12 million people – as well as Brazzaville and Bangui.Mbandaka has a population of more than a million people and is close to the epicentre. There are fears that the disease could be transmitted by travellers from a remote location to an urban centre.Three health workers are amongst the reported cases – one of whom has already died – and there are concerns that medical practitioners may have been in close contact with patients and could transmit the disease.Caritas is committed to raising awareness and community mobilization in Mbandaka and other locations. Caritas staff are being briefed and important information will also be given to priests and church congregations. Caritas has already planned to provide food to 1500 households as well as health support.“We plan to focus our efforts on prevention, water, hygiene and sanitation, community mobilization and communication,” Caritas said in a statement. “For this, we are counting on the involvement of priests, men and women religious, teachers and nursing staff working in the affected areas.”

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