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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

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La Caritas di Roma cerca nuovi volontari

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 settembre 2022

Sono aperte le iscrizioni al Corso base di formazione al volontariato promosso dalla Caritas di Roma. L’iniziativa, che prevede otto incontri strutturati in moduli base e in approfondimenti, inizierà il 10 ottobre 2022 per concludersi il 10 novembre.La formazione è indirizzata non solo a quanti desiderano impegnarsi nei centri Caritas, ma anche a coloro interessati ad approfondire le tematiche e gli aspetti del volontariato.Gli incontri saranno tenuti da operatori e animatori della Caritas e si svolgeranno in orari diversi (mattina, pomeriggio, sera) per favorire il più possibile la partecipazione nella sede della Cittadella della carità (via Casilina vecchia, 19 – Metro C “Lodi”).Chi lo desidera, al termine del corso, potrà operare come volontario nelle opere-segno promosse dalla Diocesi di Roma in attività a favore dei senza dimora, dell’integrazione dei cittadini immigrati, nella promozione della solidarietà al fianco dei giovani in difficoltà, delle famiglie, degli anziani soli.Per iscrizioni – fino al 7 ottobre – rivolgersi all’Area educazione, volontariato e cittadinanza attiva, telefono 06.88815150, dal lunedì al venerdì ore 9-16

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Caritas Internationalis on World Refugee Day: the dignity and rights of every displaced cannot be ignored

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Every person has the fundamental right to seek and enjoy asylum, and on World Refugee Day 2022, Caritas Internationalis is raising its voice and expressing concern about the lack of international solidarity in welcoming refugees and asylum seekers without discrimination. The calls for safety and for a life in dignity for the refugees has mostly remained unheard, and Caritas Internationalis will not be deaf to the cry of the poor of our world or be silent about their plight and their resilience in rebuilding their lives.In the first months of 2022, more than 100 million people were forcibly displaced worldwide due to persecution, conflict, violence or human rights violations, and climate disasters, the highest levels of displacement on record. Today we see also how these factors become co-causes of displacements and cannot be considered separately. From 2019-to 2021, more than 8,436 migrants, including asylum seekers, have lost their lives, and 5,534 migrants have gone missing in transit. In addition, the safety, dignity, and human rights of asylum seekers are at risk due to agreements that created physical and legal walls through the externalisation of regional border controls and outsourced asylum processes. Through the Humanitarian Corridors, European, Middle East, and African Caritas Confederation Members have assisted, jointly with other faith-based organizations, vulnerable asylum seekers fleeing from conflicts and violence to reach safe destinations and welcoming communities where they can restart their lives. They have advocated for rescue and safe and secure disembarkation of people at risk of their lives in the Mediterranean and all across the world. Through these actions, Caritas Confederation stands with refugees and asylum seekers to save their lives and nurture a culture of encounter, non-discrimination and sharing. Providing all refugees and asylum seekers with access to basic services, vocational training and work opportunities both in the countries of transit and of destination, without any discrimination, is key to restore their dignity and their aspiration for a peaceful life. This is evident in the dedicated work of Caritas staff and volunteers who, in the wake of the outbreak of war in Ukraine, were ready at the borders to support the thousands of vulnerable people fleeing in search of safety in neighboring countries. Caritas also stands by those who find themselves obliged to live for long periods in precarious settings like refugee camps. Caritas South Sudan and Caritas Uganda are particularly active in refugee and IDPs camps with educational programs and distribution of pieces of land to refugees living in camps, in collaboration with UNHCR, to allow them to restart living from their work. In Jordan, where 83% of Syrian refugees currently reside, Caritas are working in collaboration with the government to find sustainable humanitarian solutions to alleviate the burdens faced by millions of men, women and children who are victims of war. It is important to keep before our eyes the face, story and pain of each person affected by conflicts and violence, fleeing their home to seek safety. Therefore, Caritas Internationalis wishes to recall on this World Refugee Day the fundamental right of everyone to seek and enjoy asylum from persecution in other countries, as enshrined in article 14 of the Universal Declaration of Human Rights and in line with the 1951 Convention.

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42° Convegno nazionale delle Caritas diocesane

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2022

Inizia lunedì 20 giugno a Rho (MI) con inizio alle ore 16 il 42° Convegno delle Caritas diocesane che proseguirà fino al 23 giugno. Dopo i saluti delle autorità civili e dell’arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini, intervengono: il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale Italiana, Mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia e presidente di Caritas Italiana, mons. Valentino Bulgarelli, sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana. In serata sono previsti incontri tematici su giovani, comunicazione e la presentazione di un quaderno sulle migrazioni.Il Convegno si apre proprio nella Giornata Mondiale del Rifugiato e, accanto al crescere delle povertà, vuole sottolineare anche semi e segni di speranza. “Penso in questo momento alla disponibilità che, negli ultimi anni, ha mosso intere popolazioni ad aprire le porte per accogliere milioni di profughi delle guerre in Medio Oriente, in Africa centrale e ora in Ucraina” ha detto il Papa nel Messaggio per VI Giornata Mondiale dei Poveri, aggiungendo che “Le famiglie hanno spalancato le loro case per fare spazio ad altre famiglie, e le comunità hanno accolto con generosità tante donne e bambini per offrire loro la dovuta dignità”. I dati Istat confermano per il 2021 che in Italia ci sono 5,6 milioni di persone in povertà assoluta e la rete delle Caritas, che già nel 2020 aveva sostenuto 1,9 milioni di persone, intensifica l’impegno e l’attività di osservazione permanente, grazie agli oltre 2600 centri di ascolto in rete, in 193 diocesi. Le priorità nell’intervento sono strettamente collegate ai volti di povertà rilevati nel territorio, è fatta di ascolto attento e di accompagnamento, con un’attenzione preferenziale verso i più fragili e i meno tutelati. Nella consapevolezza che, come ribadito dal Papa nel Messaggio citato, “È urgente trovare nuove strade che possano andare oltre l’impostazione di quelle politiche sociali «concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che unisca i popoli» (Enc. Fratelli tutti, 169)”. http://www.caritas.it

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Caritas: A Leopoli l’incontro con la Chiesa locale

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2022

“Sono grato a Mons. Baturi, al direttore della Caritas nazionale e a tutta la Chiesa italiana, per la preghiera ma anche per la solidarietà che ci viene offerta per tutto ciò di cui abbiamo bisogno, in particolare negli ospedali, per curare quotidianamente i feriti, e per l’accoglienza dei bambini orfani”. S.E. Mons Mieczysław Mokrzycki, arcivescovo latino di Leopoli, ha accolto con queste parole S.E. Mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, che in questi giorni si è recato a Leopoli. I due vescovi sono legati da un rapporto di profonda amicizia. Insieme a Mons. Baturi c’erano don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, ed Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli.“Mi sono recato in questa terra martoriata – afferma Mons. Baturi – per incontrare un caro amico e assicurargli vicinanza. Ho constatato le ferite di questa nazione, il senso di paura e precarietà che si avverte quando si attivano gli allarmi nella città, il bisogno di un supporto fraterno per lenire le sofferenze di una popolazione duramente provata”.“Abbiamo voluto far sentire ancora una volta la nostra vicinanza, nella preghiera e nella carità operosa che non si stanca di alimentare la speranza, anche tra le macerie di una guerra”. Così don Pagniello ha incoraggiato don Vyacheslav Grynevych, Direttore di Caritas Spes, e Tetiana Stawnychy, presidente di Caritas Ucraina, a proseguire nella loro incessante azione accanto alla popolazione locale, assicurando il sostegno di Caritas Italiana. In Ucraina le Caritas dall’inizio della guerra hanno aiutato oltre 500mila persone. Un lavoro di assistenza, conforto e ascolto che ha raggiunto anche le comunità delle città più colpite dai bombardamenti. Hanno inviato circa 500 tonnellate di aiuti di prima necessità in tutto il paese, assicurando ogni giorno 23.000 pasti caldi e la distribuzione di più di 5000 kit per l’igiene. Sono stati organizzati punti di raccolta e informazione nei 60 centri di accoglienza, nei quali hanno offerto riparo a più di 8000 persone, assistenza sanitaria e sostegno psicologico mirato.Caritas Italiana come segno tangibile di vicinanza mette a disposizione altri 600mila euro per le Caritas in Ucraina – in particolare in favore di chi sta subendo traumi e disagi psicologici – in Polonia, in Romania e negli altri Paesi impegnati nell’accoglienza, inclusa l’area balcanica. Nel contempo prosegue l’accoglienza diffusa nelle Diocesi che si apprestano anche a vivere un momento di preghiera per la pace durante le celebrazioni della Domenica delle Palme (la proposta di Preghiera per la Pace è disponibile sul sito della CEI http://www.chiesacattolica.it).

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Il nuovo Rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2021

Uno spaccato dei volti e delle storie di povertà in tempo di pandemia. È quanto emerge dal Rapporto di Caritas Italiana su povertà ed esclusione sociale che, facendo seguito ai 4 monitoraggi nazionali effettuati nel 2020, è pubblicato on line sul sito http://www.caritas.it. Alla vigilia della Giornata internazionale di lotta alla povertà, il Rapporto “Oltre l’ostacolo”, prende in esame: le statistiche ufficiali sulla povertà, i dati di fonte Caritas, il tema dell’usura e del sovra-indebitamento, la crisi del settore turistico, lo scenario economico-finanziario, le politiche di contrasto alla povertà. Come sottolinea il titolo, l’obiettivo è di cogliere e di evidenziare, a partire dalle situazioni e dalle storie incontrate sul territorio, elementi di prospettiva e di speranza. Esempi di risposta e resilienza, da parte di tanti attori, pubblici e private e in particolare delle comunità locali, capaci di farsi carico delle situazioni di marginalità e vulnerabilità affiorate nel corso della pandemia. Tale capacità spesso si è incrociata con le risposte istituzionali offerte a livello nazionale ed europeo, dando luogo ad una serie di triangolazioni positive, che hanno evidenziato l’importanza di lavorare in rete, assumendo responsabilità diverse ma condivise. Caritas e pandemia In linea con le statistiche ufficiali i dati rilevati dalle 218 Caritas diocesane sul territorio, espressione delle rispettive Chiese locali. In dodici mesi (nel 2020) la rete Caritas, potendo contare su 6.780 servizi a livello diocesano e parrocchiale, e oltre 93mila volontari a cui si aggiungono circa 1.300 volontari religiosi e 833 giovani in servizio civile, ha sostenuto più di 1,9 milioni di persone. Di questi il 44% sono “nuovi poveri”, persone che si sono rivolte al circuito Caritas per la prima volta per effetto, diretto o indiretto, della pandemia. Disaggregando i dati per regione civile si scorgono alcune importanti differenze territoriali che svelano quote di povertà “inedite” molto più elevate; tra le regioni con più alta incidenza di “nuovi poveri” si distingue la Valle d’Aosta (61,1%,) la Campania (57,0), il Lazio (52,9), la Sardegna (51,5%) e il Trentino Alto Adige (50,8%). Ma la crisi socio-sanitaria ha acuito anche le povertà pre-esistenti: cresce anche la quota di poveri cronici, in carico al circuito delle Caritas da 5 anni e più (anche in modo intermittente) che dal 2019 al 2020 passa dal 25,6% al 27,5%; oltre la metà delle persone che si sono rivolte alla Caritas (il 57,1%) aveva al massimo la licenza di scuola media inferiore, percentuale che tra gli italiani sale al 65,3% e che nel Mezzogiorno arriva addirittura al 77,6%. Siamo quindi di fronte a delle situazioni in cui appare evidente una forte vulnerabilità culturale e sociale, che impedisce sul nascere la possibilità di fare il salto necessario per superare l’ostacolo. Il 64,9% degli assistiti dichiara di avere figli; tra loro quasi un terzo vive con figli minori. Il dato non è affatto irrisorio se si immagina che dietro quei numeri si contano altrettante, o forse più, storie di povertà minorile che ci sollecitano e allarmano. Rispetto alle condizioni abitative, oltre il sessanta per cento delle persone incontrate (63%) vive in abitazioni in affitto, Il 5,8% dichiara di essere privo di un’abitazione, il 2,7% è ospitato in centri di accoglienza. Percentuali queste ultime che si legano chiaramente alla condizione Comunicato n.35 | 16 ottobre 2021 degli “homeless”, i cui numeri anche per il 2020 risultano tutt’altro che trascurabili. Le persone senza dimora incontrate dalle Caritas sono state 22.527 (pari al 16,3% del totale), per lo più di genere maschile (69,4%), stranieri (64,3%), celibi (42,4%), con un’età media di 44 anni e incontrati soprattutto nelle strutture del Nord. Delle persone sostenute dal circuito Caritas, oltre un terzo (il 37,8%) è supportato anche da alcuni servizi pubblici con i quali a volte le Caritas sui territori svolgono un lavoro sinergico e coordinato soprattutto in questo tempo di criticità. Una persona su cinque (19,9%) di quelle accompagnate nel 2020, dichiara di percepire il Reddito di Cittadinanza (RdC). Usura e sovraindebitamento Il capitolo su usura e sovra-indebitamento, curato dalla Consulta nazionale Antiusura “Giovanni Paolo II”, dimostra che già prima della pandemia almeno due milioni di famiglie sopportassero debiti non rifondibili a condizioni ordinarie. La vulnerabilità all’indebitamento patologico e all’usura si proietta sullo sfondo della recessione economica e della povertà assoluta, che hanno conosciuto un netto incremento a causa della pandemia. Basti pensare che nelle province dichiarate “zona rossa” per tempi più prolungati, il reddito si è ridotto di oltre il 50 per cento per un nucleo familiare ogni 20, mentre solo un piccolo gruppo di privilegiati (2,6%) ha visto aumentare il proprio reddito. Il settore turistico Il Rapporto contiene anche uno studio sugli effetti della pandemia su 4 aree di interesse turistico: Assisi, Ischia, Riva del Garda e Venezia. Bastano alcuni dati per ognuna di queste realtà a far comprendere il quadro della situazione. Solo ad Assisi città e frazioni, tra giovani laici e religiosi, la Chiesa locale ha messo a disposizione da giugno 2020 a inizio 2021 circa 7200 ore di volontariato per servizi assistenziali, empori e attività di distribuzione. A Ischia il 70% degli operatori del turismo non lavora. Nel 2019 la Caritas sfamava 500 famiglie, oggi sono 2500 famiglie e sono in aumento perché su circa 15000 lavoratori stagionali almeno il 50% non ha ricevuto nessun tipo di supporto economico. A Riva del Garda la crisi del turismo ha prodotto una fuga della manodopera, in gran parte straniera, ripartita verso i paesi di origine e mai più ritornata. Viene confermato un trend di crescita delle persone incontrate e aiutate da Caritas, con 302 nuclei familiari seguiti e un migliaio di persone coinvolte nel 2020, su una comunità di riferimento di circa 20.000 abitanti (dati in linea anche per il primo trimestre 2021. A Venezia lo scoppio dell’emergenza ha prodotto un crollo dei flussi turistici con in un calo di entrate di 2miliardi di euro. Per sostenere le famiglie, la diocesi ha istituito il Fondo San Nicolò, distribuendo circa 250.000 euro. Le Politiche di contrasto alla povertà Il focus sulle politiche di contrasto alla povertà riguarda in particolare sul reddito di cittadinanza (RdC), che ha complessivamente supportato 3,7 milioni di persone nel corso del 2020 a livello nazionale, ha interessato uno su cinque fra coloro che si sono rivolti ai centri e servizi Caritas nel 2020 e più della metà (55%) dei beneficiari di una indagine longitudinale sui beneficiari Caritas monitorati dal 2019 (pre-pandemia) al 2021. Viene presentata l’”Agenda Caritas per il riordino del RdC” che prevede un pacchetto complessivo di interventi con un mix di ampliamento e riduzione dei criteri di accesso e che ponga attenzione al processo di miglioramento/rafforzamento di servizi e azioni per l’inserimento lavorativo e per l’inclusione sociale, al fine di intervcettare al meglio la povertà assoluta. Oltre l’ostacolo Allargando lo sguardo al 2021 la fotografia che emerge dai primi otto mesi dell’anno (gennaio[1]agosto) è la seguente: – rispetto al 2020 crescono del 7,6% le persone assistite; – le persone che per la prima volta nel 2020 si erano rivolte ai servizi Caritas e si trovano ancora in uno stato di bisogno rappresentano il 16,1% del totale; – rimane alta la quota di chi vive forme di povertà croniche (27,7%); più di una persona su quattro è accompagnata da lungo tempo e con regolarità dal circuito delle Caritas diocesane e parrocchiali; – preoccupa anche la situazione dei poveri “intermittenti” (che pesano per 19,2%), che oscillano tra il “dentro-fuori” la condizione di bisogno, collocandosi a volte appena al di sopra della soglia di povertà e che appaiono in qualche modo in balia degli eventi, economici/occupazionali (perdita del lavoro, precariato, lavoratori nell’economia informale) e/o familiari (separazioni, divorzi, isolamento relazionale, ecc.). Dati questi che – come ha sottolineato il Presidente della Conferenza episcopale Italiana, card. Gualtiero Bassetti, lo scorso 27 settembre aprendo i lavori del Consiglio Permanente – si prestano a una lettura ambivalente. Da una parte, possono essere indice dei primi effetti positivi della ripresa; dall’altra, mostrano che ancora troppe persone continuano a “non farcela” e rischiano di vedere in qualche modo “cristallizzata” la propria condizione di bisogno. È dunque indispensabile che i benefici della crescita economica siano distribuiti in modo da ridurre quanto più possibile le disuguaglianze che si sono approfondite a causa della pandemia. Senza lasciare nessuno indietro. su http://www.caritas.it testo integrale, sintesi, video e altri materiali di approfondimento.

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Caritas Sud Sudan nel decimo anniversario dell’indipendenza

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

“Il decimo anniversario dell’indipendenza può rappresentare un punto di partenza per un nuovo Sud Sudan che proceda verso la stabilità politica e che garantisca lo sviluppo umano integrale attraverso attività di sviluppo incentrate sulle comunità, messe in atto dalle organizzazioni della società civile». Così afferma Aloysius John, segretario generale di Caritas Internationalis, esprimendo l’auspicio dell’intera confederazione. Ma perché questo accada, è necessario un forte sostegno da parte della comunità internazionale, che oggi più che mai potrebbe essere decisivo, come spiega Gabriel Yai, direttore di Caritas Sud Sudan. I partiti principali (SPLM, SFLA-I0, SSOA, SSOPP) hanno infatti recentemente firmato un accordo di pace e lo sostengono. I diversi eserciti si sono uniti e vengono ora addestrati al fine di formare un esercito nazionale. Il Consiglio di Stato e i consigli legislativi sono stati formati e i membri delle due camere del Parlamento hanno prestato giuramento. «Questa è un’opportunità d’oro per la comunità internazionale di sostenere la costruzione della nazione. Il nostro Paese ha più che mai bisogno di un supporto politico internazionale al fine di consolidare l’emancipazione politica dei leader e di formare un esercito statale che protegga il proprio popolo. La nostra nazione avrebbe potuto iniziare questo processo appena in seguito all’indipendenza, se solo la comunità internazionale fosse stata presente per accompagnare la transizione facilitando la costruzione di un’autonomia politica nazionale e la formazione di vertici politici e amministrativi», continua Gabriel Yai. La Confederazione Caritas ha accompagnato il processo di pace negli ultimi anni, che purtroppo sono stati profondamente segnati da gravi conflitti. Caritas Sud Sudan è stata creata nel novembre 2011 per rispondere ai bisogni delle persone che tornavano nel Paese e per migliorare le condizioni dei sud-sudanesi che in questi anni hanno vissuto in condizioni di grave povertà. Con una rete di diverse Caritas a sostegno di quella del Sud Sudan, è stato messo in atto un piano di programmi di emergenza e riabilitazione nelle sette diocesi. In tutto il Paese, Caritas ha dato il via a diversi programmi di assistenza: programmi per la sicurezza alimentare, fornitura di mezzi di sussistenza, alloggi e beni di prima necessità, e costruzione della pace. Caritas ha altresì risposto alle situazioni di emergenza create da condizioni climatiche estreme quali la siccità e le inondazioni. In alcuni luoghi sono state tentate anche attività agricole, purtroppo ostacolate dalle violenze legate ai conflitti interni. Mentre Caritas serviva e curava la popolazione, i leader della Chiesa erano al tavolo delle trattative per parlare di pace e armonia con le diverse fazioni in guerra. La Chiesa cattolica, insieme alle altre confessioni cristiane, ha motivato e incoraggiato le diverse parti a partecipare alle trattative di pace e invitato i due leader Salva Kiir e Riek Machar ad unirsi a loro.

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Caritas South Sudan on the tenth anniversary of the country’s independence

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

“The 10th anniversary of independence could be a starting point for a new South Sudan moving towards political stability, ensuring integral human development through community-based development activities put in place by civil society organisations,” says Aloysius John, secretary general of Caritas Internationalis, expressing the wish of the confederation for the world’s youngest State.But for this to happen, there is a need for strong support from the international community, which now, more than ever before, can be decisive, as explains Gabriel Yai, Director of Caritas South Sudan. Today the major parties (SPLM, SFLA-I0, SSOA, SSOPP) have signed the peace agreement, and they support it. The different armies have been combined, and they are being trained to form a national army. The State Council and the legislative councils have been formed, and the members of the two houses of parliament have been sworn in.The Caritas Confederation has accompanied the peace process during these ten years, which were unfortunately deeply marked by serious conflicts. Caritas South Sudan was created in November 2011 to cater to the needs of people returning to the country, and also to improve the living conditions of those who were living in poverty in South Sudan during these years. With a network of several Caritas member organisations helping Caritas South Sudan, a vast emergency and rehabilitation program was put in place in the seven dioceses to respond to the needs of the poorest. Caritas introduced emergency and recovery programs all over the country, consisting of four different kinds of activities: emergency food security assistance, livelihood, shelter and non-food items, and peacebuilding through awareness building. Caritas also responded to the emergency situations created by the harsh extreme climatic conditions such as drought and floods. In some places, small agricultural activities were also attempted, but they were hampered by violence due to the internal conflicts between the warring factions.While Caritas was serving and caring for the people, the Church authorities were at the negotiating table to talk about peace and harmony in the new state with the different belligerent factions. The Catholic Church, along with the other Christian denominations, motivated and encouraged the different factions to come to the negotiating table. They were also motivating and encouraging the two top leaders Salva Kiir and Riek Machar to join the peace table.

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La Caritas italiana compie 50 anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2021

Nata il 2 luglio 1971, per volere di Paolo VI, nello spirito del rinnovamento avviato dal Concilio Vaticano II, la Caritas Italiana è l’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana per la promozione della carità. Ha lo scopo cioè di promuovere «la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica» (art.1 dello Statuto).In questi 5 decenni ha continuato ad animare il territorio alimentando una cultura della prossimità e della solidarietà. Molti gli ambiti di intervento, in Italia e nel mondo: attività di formazione, studi, ricerche, vicinanza alle vittime di calamità naturali e conflitti, emergenza e ricostruzione, impegno per la giustizia sociale accanto ai più poveri ed emarginati, integrazione di migranti e rifugiati, interventi di sviluppo ed investimenti etici, cooperazione fraterna per lo sviluppo integrale e la pace.

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Dossier Caritas: per una finanza al servizio dell’umanità

Posted by fidest press agency su martedì, 25 Maggio 2021

Al termine dell’Anno Speciale di Anniversario dell’Enciclica “Laudato si’”, iniziato nel 2020, Caritas Italiana pubblica un Dossier con dati e testimonianze dal titolo “Per una finanza a servizio dell’umanità. Mettere la vita davanti al debito”. L’Enciclica è una cartina di tornasole che ci aiuta a leggere le sfide del mondo di oggi, messo a dura prova dalla pandemia, ma le cui tensioni e contraddizioni hanno radici ben più in profondità. Questo dossier racconta perché il debito è tornato a essere un problema solo pochi anni dopo le grandi iniziative di remissione del debito sviluppatesi attorno al Grande Giubileo del 2000, che caratteristiche ha oggi questo fenomeno, quale tipo di cambiamento è necessario nel modo in cui le questioni finanziarie sono gestite a livello globale.Per costruire una vera alleanza tra l’umanità e il pianeta è necessario superare un sistema che non rispetta la dignità delle persone, non si ferma davanti ai limiti della biosfera e ai diritti delle generazioni future. Un sistema in cui la finanza ha un peso superiore a quello della vita delle persone, dove il debito continua a generale relazioni distorte tra le nazioni e limitare i diritti delle persone più vulnerabili. La reazione alla pandemia richiede un rinnovato impegno dei governi nell’assicurare la costruzione di sistemi di protezione sociale realmente accessibili ai più poveri: proprio sulle loro spalle pesa in modo intollerabile il macigno del debito.Caritas Internationalis, rilanciando l’appello che Papa Francesco ha ripetuto in questi ultimi mesi per una finanza giusta e per un peso del debito ormai nuovamente insostenibile, intende sollecitare l’attenzione di tutto il mondo Caritas e di tutta l’opinione pubblica mondiale con una campagna su questo tema, che verrà promossa nei prossimi mesi. Con l’obiettivo di chiedere politiche più giuste e più rispettose della vita delle persone e del pianeta a tutti i livelli, aiutando a cogliere le connessioni tra tematiche complesse e diverse, ma strettamente legate.Molti paesi erano sulla soglia di una crisi del debito già alla fine del 2019. Questa situazione si è aggravata molto nel corso del 2020. La situazione attuale richiede una risposta molto più netta di quanto sia stato fatto finora: una chiara riduzione del debito e l’identificazione di risorse finanziarie che possano aiutare i governi a rispondere alle sfide del momento. Oltre a questo è necessario un meccanismo internazionale per affrontare le crisi di sovraindebitamento: un meccanismo neutrale e indipendente, sotto l’egida delle Nazioni Unite che non lasci i paesi alle prese di una crisi debitoria e finanziaria alla sola mercé dei creditori. Ma occorre anche chiedere con forza che si affrontino le cause strutturali e sistemiche che causano il debito e aggravano i vincoli finanziari dei paesi più poveri: per questa ragione è necessario chiedere una nuova cooperazione fiscale internazionale; sistemi fiscali che chiedano ai più ricchi di contribuire in modo commisurato al loro patrimonio; una vera lotta contro l’evasione internazionale e contro i flussi finanziari illeciti.Il Dossier è disponibile online sul sito http://www.caritas.it

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Covid: Caritas, in 7 mesi salgono del 24,4% i nuovi poveri

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 Maggio 2021

Secondo la Caritas, durante la pandemia, quasi una persona su quattro (24,4%) è diventata un “nuovo povero”. Si tratta di 132.717 persone in totale. “Dati sconcertanti e drammatici che richiedono una nuova risposta nel Dl Sostegni ora in discussione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Gli aiuti dati finora, infatti, tra reddito di cittadinanza e reddito di emergenza, per quanto importanti, non sono stati sufficienti a contenere questa nuova ondata di poveri a dir poco vergognosa. Anche i vari ristori dati a pioggia, se all’inizio erano giustificati dalla necessità di dover intervenire rapidamente, ora vanno mirati e potenziati per i più bisognosi” conclude Dona.

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Caritas attende il Papa in Iraq

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Caritas Internationalis è con il Santo Padre in questo pellegrinaggio in Iraq, che rappresenta un momento cruciale per esprimere solidarietà ai cristiani nel Paese e in tutto il Medio Oriente. Un momento per chiedere dialogo e riconciliazione in una nazione che ha affrontato decenni di guerra. La confederazione si unisce al Papa in questa visita che sarà «un forte segno di speranza sia per i cristiani che per i musulmani».«La nostra forza è ispirata dalla nostra fede e dalla nostra speranza che saranno entrambe rafforzate dalla Sua visita – afferma il direttore di Caritas Iraq, Nabil Nissan, in un messaggio indirizzato a Papa Francesco – Siamo sicuri che Lei non ci lascerà soli e ci ispirerà ad essere presenti ovunque vi siano dolore e sofferenza».Dal 1992, Caritas Iraq è in prima linea, servendo, difendendo e accompagnando i più poveri e vulnerabili senza alcuna distinzione di fede e costruendo pertanto ponti tra le diverse comunità in un Paese profondamente segnato dalle divisioni settarie. Attualmente Caritas serve più di 5000 famiglie ogni mese e lavora in aree difficili e dimenticate quali Fallujah e Mosul. Da quando l’ISIS ha iniziato la sua drammatica avanzata nel 2014, Caritas ha servito quasi 390.000 persone in Iraq.«La visita di Papa Francesco è un momento importante, specialmente in questo in questo tempo di Quaresima. È un segno di speranza per i cristiani, è un messaggio di pace e riconciliazione per le diverse comunità per costruire ponti con altre fedi», commenta Aloysius John, segretario generale di Caritas Internationalis. «Caritas Iraq semina la speranza e i semi di riconciliazione attraverso la propria presenza e le proprie opere in favore delle comunità irachene e ci ricorda che l’unità prevarrà solo quando i diritti umani saranno rispettati e sarà promossa la dignità umana».
In questi momenti bui della storia dell’Iraq, la missione di Caritas è anche di infondere speranza attraverso la solidarietà con le comunità cristiane, e con altre minoranze religiose, che sono gravemente private dei loro bisogni e che hanno lasciato il Paese in gran numero negli ultimi 20 anni a causa di gravi discriminazioni e violenze, come quelle perpetrate dallo Stato Islamico. Accanto all’aiuto materiale, il sostegno di Caritas Iraq contribuisce a restituire ai cristiani la fiducia in loro stessi, a riconoscerli in quanto cittadini al pari degli altri iracheni, a mostrare la presenza e il sostegno della Chiesa alle comunità più vulnerabili, a offrire ai cristiani l’opportunità di vivere la propria fede attraverso il loro servizio in Caritas.Caritas rappresenta un messaggio di dialogo tra le comunità e opera in quattro governatorati dell’Iraq (Baghdad, Anbar, Mosul, Duhok) grazie all’impegno di oltre 270 collaboratori e circa 200 volontari.Le iniziative in Iraq comprendono programmi per la pace e la riconciliazione, la fornitura di mezzi di sussistenza – per offrire la possibilità di ricostruire la propria vita a quanti sono stati messi in ginocchio dalla guerra, dalla violenza e dalla crisi economica – la fornitura di alloggi, programmi di istruzione, il sostegno psicologico e sanitario –inclusi i programmi di sensibilizzazione per prevenire i contagi da COVID-19 – e i programmi per promuovere un ruolo attivo delle donne e dei giovani. Caritas Iraq è sostenuta dai diversi membri della confederazione Caritas.

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Caritas awaits the Pope in Iraq

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Caritas Internationalis is with the Holy Father on this pilgrimage to Iraq, a crucial moment of expressing solidarity with Christians in the country and in the Middle East. It is a moment to call for dialogue and reconciliation in a country recovering from decades of war. The confederation unites with the Pope on this visit which will be “a strong sign of hope to Christian and Muslim alike”. The director of Caritas Iraq, Nabil Nissan, directs this message to Pope Francis, “Our strength is inspired by our faith and hope and your visit will strengthen these things and will enable us to bear our cross.Since 1992, Caritas Iraq has been at the forefront, serving, defending and accompanying the poorest and the vulnerable both Muslims and Christians without any distinction, and thus building bridges between the different communities in a country heavily plagued by sectarian divisions.Currently, Caritas is serving more than 5000 families per month and works in neglected areas such as in Fallujah and Mosul. Caritas has served almost 390,000 people in Iraq since ISIS started attacking communities in 2014. “Pope Francis’ visit an important moment at this time of Lent. It is a sign of hope for Christians, it is a message of peace and reconciliation to the different communities to build bridges with other faiths and within communities,” says Aloysius John, Caritas Internationalis secretary general.At these dark moments of the history of Iraq, the mission of Caritas Iraq is to give hope through the expression of solidarity to the Christian communities, and other religious minorities, who are severely deprived of their needs and who have left the country in large numbers over the last 20 years due to severe discrimination and violence, such as that perpetrated by the Islamic State. Beyond material help, Caritas Iraq’s support to Christian communities is important to restore their self-confidence, recognise them as citizens on equal terms with other Iraqis, demonstrate the presence of the Church to the most vulnerable communities, give an opportunity to Christians to live out their faith through their work in Caritas.Working in four major governorates in Iraq (Baghdad Capital, Anbar, Mosul, Duhok), supported by over 270 staff and about 200 volunteers, Caritas offers a message of dialogue between communities. Programmes in Iraq include peace and reconciliation, livelihoods – to offer a chance to rebuild the lives of those who have been brought to their knees by war, violence and the economic crisis – shelter, education, psychological support, health, protection from COVID-19 and programmes to promote an active role of women and young people. Caritas Iraq is supported by different members of the confederation.

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Caritas Internationalis urges decision to ensure equitable access to the vaccine

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

Caritas Internationalis calls on the United Nations and the international community to take urgent action to deal with the Covid-19 pandemic and the access to the vaccine. In a joint appeal signed by Cardinal Luis Antonio Tagle, President of Caritas Internationalis, Cardinal Peter K. A. Turkson, Prefect of the Dicastery for the Promotion of Integral Human Development, and Aloysius John, Secretary General of Caritas Internationalis, Caritas confederation urges decision makers and the United Nations to call for a Security Council meeting to address access to vaccines as a global security problem, to undertake debt remission of the poorest countries, thus freeing up resources to upgrade their health systems, and to make vaccines more available by promoting local hubs close to the neediest areas. The three also urged rich nations to shun any form of vaccine nationalism and protectionism, saying it would hurt the poorest nations the most. They appealed to political leaders to look beyond the interests of their own nations and see the crisis in the wider context of the global health situation.

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Campagna Caritas-Focsiv: la pandemia ha aumentato le diseguaglianze

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2021

Quando il ciclone della pandemia sarà passato, quando il COVID – 19 sarà debellato o soggiogato dal vaccino e dall’immunità di gregge che mondo ci troveremo a dover affrontare? Le sfide che si pongono nell’immediato futuro debbono oggi trovare i presupposti che diano le risposte adeguate alla stessa sopravvivenza dell’intera umanità. La differenza la farà la diffusione dei vaccini ed il loro accesso per tutti. La questione della disuguaglianza passa proprio dall’accesso ai vaccini, che non ha una valenza solo di carattere finanziario e di potere economico tra gli Stati, ma riguarda le diverse strutture e capacità dei sistemi nazionali. Per i paesi impoveriti questo sarà più complesso a causa del loro sistema di trasporto e della loro organizzazione logistica. Un problema su tutti, ad esempio, l’insufficiente disponibilità di celle frigorifere per l’immagazzinamento, conservazione e distribuzione, che in alcuni casi è inesistente. A questo si sovrappone la questione dei sistemi sanitari nazionali, per la distribuzione e somministrazione della vaccinazione sul campo, nei tanti villaggi e piccole città disperse in vasti territori, dove sono assenti medici e personale infermieristico. In Guinea, Liberia e Sierra Leone – tre degli Stati, ad esempio, più colpiti dall’emergenza Ebola – la densità dei medici è di 4,5 ogni 100mila abitanti, mentre la media italiana è di circa 376 medici ogni 100mila abitanti.Altra disuguaglianza è la diversa capacità produttiva di medicinali e di attrezzature medicali. Il mantenere nei propri paesi alcune produzioni di beni medicali può essere strategico, ma questo oggi è impossibile nei paesi impoveriti, dove non esiste una men che minima industrializzazione del settore sanitario e tutto dipende da costose importazioni dall’estero e dall’aiuto dei paesi più ricchi. D’altro canto, la poca capacità produttiva locale va ricercata nella progressiva concentrazione della ricerca e dello sviluppo dei beni per la salute in grandi imprese oligopolistiche sul mercato internazionale.La cosiddetta “Big Pharma” comprende grandi multinazionali, che in questi anni hanno acquisito le aziende del farmaco di diversi paesi, accentrando il potere tecnico, produttivo, finanziario e decisionale. Oggi gli Stati devono trattare con loro per avere accesso al vaccino, in parte finanziandole con denaro pubblico. L’egemonia di questo colosso farmaceutico è ancora più evidente con la corsa dei governi nazionali a concorrere tra di loro per ottenere sia i migliori contratti che i vaccini al minor prezzo. Le divisioni tra gli stati di fatto stanno ancor di più indebolendoli, mentre cresce il potere di Big Pharma. I paesi impoveriti non possono partecipare a questa corsa. Sono fuori dal mercato.Le diseguaglianze passano anche dalla difficoltà di ottenere le licenze di produzione per la protezione dei diritti di proprietà intellettuale sui vaccini. Seppure i paesi impoveriti avessero capacità produttiva, si troverebbero a dover negoziare il pagamento dell’utilizzo dei brevetti, su un prodotto che apparentemente è riconosciuto come bene pubblico globale.A tal proposito sono tante le iniziative che stanno nascendo per sensibilizzare l’Italia e l’Unione Europea e l’Organizzazione Mondiale del Commercio affinché gli Stati, in una situazione di pandemia e di difficoltà economica, possano produrre direttamente i vaccini, farmaci salva-vita, come farmaci generici, scavalcando così l’esclusività dei brevetti, considerando i vaccini anti-covid un bene comune per l’umanità. La questione fondamentale è l’ingiustizia sociale globale, derivante dalla crescente concentrazione nelle mani di poche grandi multinazionali del potere tecnico, economico e finanziario. Si tratta di un problema di democrazia internazionale. Gli Stati dovrebbero accrescere la capacità di regolazione internazionale e di mobilitazione finanziaria per sostenere i sistemi sanitari pubblici e la crescita di imprese nel settore della salute anche nei paesi impoveriti. Ciò non dovrebbe essere pensato come un’azione di mera assistenza o più banalmente come elemosina. Il diritto alla vita è alla base della convivenza umana di tutti.La questione posta dai vaccini e del loro accesso per tutti e non per pochi mette in evidenza le mancanze e le distorsioni del sistema globale che fin qui ci ha governato. Bisogna allora cogliere l’opportunità mettendo in pratica quanto indicato da Papa Francesco nella Laudato Sì «Affinché sorgano nuovi modelli di progresso abbiamo bisogno di “cambiare il modello di sviluppo globale”, la qual cosa implica riflettere responsabilmente “sul senso dell’economia e sulla sua finalità, per correggere le sue disfunzioni e distorsioni”» (LS, n. 194).Sempre con la consapevolezza «di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti» (FT, n.32).

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Appello Caritas per la situazione in Bosnia e Erzegovina e lungo la rotta balcanica

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

Si aggrava sempre di più, anche per il peggioramento delle condizioni meteorologiche, l’emergenza umanitaria per i migranti bloccati in una situazione disumana al campo di Lipa, nel nord-ovest della Bosnia e Erzegovina. Abbondanti nevicate e temperature che scendono fino a -10°C mettono a rischio la vita di circa 900 persone che vivono nel campo in condizioni molto carenti. Ad oggi infatti sono state montate, da parte dell’esercito bosniaco, solamente una dozzina di tende non ancora riscaldate che danno riparo notturno a circa metà di queste persone, mentre l’altra metà continua a dormire in rifugi improvvisati. Le condizioni igieniche sono disastrose, dal momento che mancano completamente i servizi igienici, l’acqua potabile e un sistema fognario. Non ci sono nemmeno i collegamenti elettrici, le strade di accesso al campo sono ghiacciate e difficilmente percorribili, e l’altopiano di Lipa è di fatto isolato.Mons. Komarica, Vescovo di Banja Luka ha lanciato un accorato appello, chiedendo a tutti i rappresentanti politici che possono prendere decisioni di “lavorare insieme, con l’aiuto materiale della comunità internazionale, per risolvere questa catastrofe umanitaria in modo positivo ed efficace, il prima possibile”. Mentre l’esercito monta le prime tende e gli aiuti umanitari stanno arrivando, gli operatori di Caritas Italiana raccolgono le voci di quanti sull’orlo della morte soffrono per l’indifferenza prolungata della comunità internazionale. “Fa troppo freddo, sto impazzendo, non sono sicuro di farcela a sopravvivere” è il disperato grido di aiuto di Ali, uno degli ospiti del campo proveniente dal Pakistan.Caritas Italiana, in collaborazione con altre realtà non profit presenti sul posto, è impegnata nella distribuzione di cibo e di abbigliamento invernale (scarpe, giacche a vento, sciarpe, cappelli) e soprattutto di legna da ardere, per consentire ai migranti di scaldarsi. Questi aiuti sono resi possibili grazie alla solidarietà mostrata da molte persone ed organizzazioni che in questi giorni stanno contribuendo alla raccolta fondi necessaria proprio per l’acquisto di beni essenziali per la sopravvivenza di queste persone.Rimane difficile comprendere la decisione del governo della Bosnia e Erzegovina di trasformare Lipa in un campo permanente, pur sapendo che serviranno molte settimane per raggiungere degli standard minimi di sicurezza, e il rifiuto di ricollocare i migranti in strutture più pronte e più adatte all’inverno a seguito anche delle forti proteste delle comunità locali interessate. Anche l’Unione Europea chiede che a Lipa vengano rispettati i diritti umani ed ha stanziato nuovi fondi, oltre quelli già messi a disposizione, per poter migliorare le condizioni del campo, ma senza un esito concreto immediato.Caritas Italiana lancia di nuovo con forza un allarme per la estrema drammaticità della situazione a Lipa, come anche in molte altre località della rotta balcanica. “Non si può più aspettare – sottolinea don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana – è assolutamente urgente fare ogni sforzo per garantire un’accoglienza dignitosa e sicura, rafforzare l’assistenza umanitaria a Lipa e in tutti gli altri campi profughi della Bosnia e Erzegovina”.
È necessario far cessare le prassi di respingimenti violenti sulla frontiera bosniaco-croata e ridiscutere le procedure e le politiche migratorie del paese e della regione, per sviluppare un sistema che tuteli maggiormente la vita e i diritti delle persone in transito o dei richiedenti asilo, procedure più snelle e sicure per il transito verso l’Unione Europea dei migranti, soprattutto di quelli in condizioni più vulnerabili, anche grazie a nuovi corridoi umanitari. Le persone in transito lungo la Rotta Balcanica sono infatti spesso in fuga da scenari di guerra e persecuzione, ed hanno pieno diritto alla protezione internazionale lungo il proprio percorso migratorio.

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Caritas Internationalis launches an emergency appeal to support Caritas Croatia in giving shelter to quake-affected people

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2021

Caritas Internationalis launches an €880,000 appeal to help Caritas Croatia’s work in ensuring safe and dignified living conditions to people made homeless by a recent earthquake.“The ground has been shaking every day since the original earthquake and people are living in constant fear and stress. A vast area of around 2000 square kilometres has been affected,” says Suzana Borko, deputy director of Caritas Croatia.“Two hundred Caritas volunteers have been out delivering food and hygiene items to those affected since the earthquake happened. We’re now focusing on the long-term as we aim to help people rebuild their homes and communities.”Caritas’ eight-month project will initially help up to 200 households by providing prefabricated container accommodation and financial and technical help so people can repair their homes.“Many of those affected in rural areas want to stay near their crops and livestock so they are sleeping in barns, in their cars and in the ruins of their homes. Caritas Croatia will help them as they rebuild their homes and communities so they can live in safe and dignified conditions,” she says. The 6.4 magnitude earthquake struck around 30 miles to the south of Zagreb on 29th December, between the towns of Petrinja, Sisak and Glina. It was the second earthquake in two days and the strongest in the area for 140 years.Caritas’ response will focus on helping people in rural areas who risk being overlooked because of their geographical isolation.Suzana Borko says that up to 90 percent of houses in villages between Petrinja and Glina have been damaged. One of the challenges is that houses have to be reassessed to see if they are inhabitable after each successive quake.In spite of the challenges, she sees signs of hope and says, “At this challenging time we’ve seen a miraculous humanitarian response within our country, with many people sending food and clothes and construction items to the affected areas. Decent shelters and the rebuilding of homes are a primary focus for us and we will stick with these communities until we have achieved this.” Donations can be made here: https://www.caritas.org/donate-now/croatia-earthquake/

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La povertà a Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2020

All’inizio del 2020 il 18% della popolazione romana era a rischio povertà, quasi il 10% non riusciva ad affrontare spese improvvise o legate all’abitazione e il 7% viveva in condizioni di grave deprivazione abitativa.È questa la situazione che presentava la Capitale prima del Covid-19 e il lockdown ha fatto da cartina al tornasole per tante fenomenologie, che in parte già covavano sotto le increspature di superficie della società, ma che erano pronte ad emergere alla prima congiuntura negativa.Una vera e propria emergenza così come risulta dalle persone che si sono rivolte ai Centri di ascolto delle parrocchie romane nei primi nove mesi dell’anno.Sono state infatti 21.160 le persone accolte nelle comunità dalla Diocesi, il 35,3% della quali ha varcato la soglia della Caritas per la prima volta (7.476 persone). Questi ultimi, nel 48,7% dei casi sono italiani, seguiti dai filippini (16,3%) soprattutto badanti che vivevano nelle case degli assistiti e si sono trovati senza reddito né abitazione.È quanto emerge dal Rapporto 2020 “La povertà a Roma: un punto di vista” povertà presentato oggi dalla Caritas. Il volume, 130 pagine ricche di infografiche e tabelle, documenta le numerose iniziative promosse dalle parrocchie di Roma nel periodo del lockdown fino al mese di ottobre. Dati sugli aiuti alimentari, la distribuzione dei buoni spesa, le mense sociali, le numerose iniziative di prossimità promosse dalle comunità e un focus sull’attività del Fondo “Gesù Divino Lavoratore” istituito da papa Francesco.Nel Rapporto, che ha per tema “Nessuno si salva da solo”, vi è anche una sezione dedicata allo scenario economico-sociale della Capitale e un’analisi sull’efficacia delle misure messe in atto dalle istituzioni per far fronte alla crisi economica seguita alla pandemia. Completa il lavoro un’indagine realizzata in 177 parrocchie di Roma.Tra i nuovi utenti della Caritas, il 64,4% erano donne e il 54% aveva un’età al di sotto dei 45 anni, mentre gli over 65 erano il 14,7%. 4.621 nuovi iscritti hanno chiesto aiuti alimentari attraverso pacchi e buoni spesa (62%), nel 30% dei casi con l’accesso agli Empori della solidarietà e nell’8% dei casi attraverso l’attivazione del Fondo anticrisi, con l’elargizione di un massimo di 500 euro per spese improcrastinabili come bollette, rate di condominio, spese mediche, riparazioni.Il numero delle persone assistite dalle parrocchie è letteralmente esploso: l’85,9% dei Cda presenti nelle parrocchie romane ha registrato un’impennata del numero delle persone assistite (che in alcuni casi è arrivato a decuplicare). La maggior parte delle parrocchie ha visto un aumento fino a 50 persone. In 6 casi l’aumento delle persone assistite è stato addirittura di oltre 500. Durante il lockdown si sono rivolti alle parrocchie soprattutto persone con un impiego irregolare fermo, disoccupati di lunga data, lavoratori precari, lavoratori dipendenti in cassa integrazione, infine gli intermittenti e stagionali in attesa di bonus. Da notare anche una alta percentuale di pensionati, pari al 51,5%. Tra le richieste principali: gli alimenti (84,3%), la mancanza di lavoro/reddito (79,1%) e la mancanza di denaro per pagare l’affitto o il mutuo (71,5%). Un altro fenomeno da segnalare sono il 5,7% di episodi di violenze domestiche riferiti dalle parrocchie.

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Campagna natalizia di Caritas Internationalis

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2020

È totalmente incentrata sul COVID-19 la campagna di Natale di Caritas Internationalis. La confederazione invita i propri benefattori a donare un Natale sicuro e giusto a quanti in tutto il mondo soffrono a causa della pandemia e delle conseguenze drammatiche che questa ha comportato in termini di aumento di povertà e insicurezza alimentare. Attraverso il Fondo di risposta al COVID-19, promosso da Caritas Internationalis e dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, 38 Caritas nazionali hanno sostenuto programmi in favore di più di 13,7 milioni di persone, in Paesi quali Bielorussia, Etiopia, Giordania, Ruanda, Iraq, Grecia, Nigeria, Pakistan, Libano, Ucraina e Repubblica Democratica del Congo. Esempi circa i progetti realizzati, sono disponibili nel libretto Rispondere con amore durante la pandemia di COVID-19, realizzato da Caritas Internationalis. Caritas Gerusalemme, ad esempio, ha fornito assistenza medica a Gaza dove circa l’80% della popolazione dipende dagli aiuti umanitari e circa il 90% delle famiglie non ha accesso all’acqua potabile. Caritas India sta portando avanti programmi di sensibilizzazione sulla prevenzione del contagio e fornendo aiuti alimentari e beni di prima necessità. Caritas Sudafrica ha già ricevuto e sostenuto oltre 12mila persone vulnerabili, in maggioranza migranti che oggi rischiano di morire di fame e sono maggiormente esposti alla pandemia. Tra loro una rifugiata angolana madre di sei figli. «Questa mamma mi ha detto che l’aiuto di Caritas è stata la risposta alle sue preghiere!», riferisce Suor Maria Rissini direttrice di Caritas Sudafrica. «Purtroppo però vi sono tante famiglie che non siamo in grado di sostenere per mancanza di risorse ed è davvero triste non avere la possibilità di dar da mangiare alle madri e ai bambini malnutriti che bussano alla nostra porta». Questo Natale Caritas Internationalis chiede un ulteriore aiuto ai propri benefattori, per finanziare altri nove progetti in Armenia, Burundi, Cambogia, Eritrea, Georgia, Haiti, Liberia, Mozambico e Sierra Leone.I progetti includono la distribuzione di pacchi alimentari e di kit igienici e dispositivi di protezione personale (mascherine, guanti, ecc.), e programmi di sensibilizzazione circa l’igiene personale e la prevenzione del contagio da COVID-19. I programmi comprendono anche la distribuzione di coperte, materassi, combustibile per il riscaldamento, indumenti invernali e tende per i rifugiati alloggiati nei campi, in modo che possano far fronte alle fredde temperature dei mesi invernali. Le Caritas si assicurano anche che i bambini delle comunità rurali possano continuare i propri studi attraverso programmi di apprendimento a distanza. Il 45% dei bambini nei Paesi in via di sviluppo non ha accesso a Internet. «Vogliamo donare ai più vulnerabili un Natale di giustizia, salute e amore – afferma il segretario generale di Caritas Internationalis Aloysius John – e garantire il rispetto dei loro i diritti: il diritto ad essere protetti, il diritto ad avere accesso al cibo e all’acqua, il diritto ad un rifugio, il diritto all’istruzione. La pandemia COVID-19 ci ha mostrato quanto siamo interconnessi e fragili. La lotta contro la propagazione di questo virus è una nostra responsabilità collettiva. Come buoni samaritani dobbiamo dimostrare il nostro amore universale incondizionato, soddisfare i bisogni dei più vulnerabili e portare consolazione. Consolazione che può spezzare la desolazione e dare speranza quando tutto è buio. Questo è il miracolo della carità».È possibile effettuare donazioni all’indirizzo: https://www.caritas.org/2020/11/christmas-2020/

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Caritas Internationalis Christmas campaign

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2020

Caritas Internationalis’ Christmas campaign is focused on COVID-19. The confederation invites its benefactors to give a safe Christmas to all the people around the world who are suffering because of the pandemic and its dramatic consequences in terms of increased poverty and food insecurity.Through the COVID-19 Response Fund, promoted by Caritas Internationalis and the Dicastery for Promoting Integral Human Development, 38 Caritas organisations have supported programmes in to help more than 13.7 million people in countries such as Belarus, Ethiopia, Jordan, Rwanda, Iraq, Greece, Nigeria, Pakistan, Lebanon, Ukraine and the Democratic Republic of Congo. Examples of implemented projects are available in booklet Responding with Love during the COVID-19 pandemic, by Caritas Internationalis.Caritas Jerusalem, for example, has provided medical assistance in Gaza where about 80% of the population depends on humanitarian aid and about 90% of families have no access to drinking water. Caritas India is carrying out awareness programmes on the prevention of contagion and is providing food assistance and basic necessities. Caritas South Africa has already received and supported more than 12,000 vulnerable people in six dioceses, mostly migrants who are now at risk of starvation and more vulnerable to the pandemic. Among them, there is an Angolan refugee mother of six.“This mother told me that Caritas’ help was the answer to her prayers!” says Sister Maria Rissini, director of Caritas South Africa. “But unfortunately there are many families that we are unable to support due to lack of resources and, sadly, we do not have the opportunity to feed the malnourished mothers and children who knock at our door”.This Christmas, Caritas Internationalis is asking for further help from its benefactors to fund nine more projects in Armenia, Burundi, Cambodia, Eritrea, Georgia, Haiti, Liberia, Mozambique and Sierra Leone.The projects include the distribution of food parcels and hygiene kits and personal protective equipment (masks, gloves, etc.), as well as awareness-raising programmes on hygiene and the prevention of COVID-19 infection. The programmes also include the distribution of blankets, mattresses, heating fuel, winter clothes and tents to refugees staying in camps, so that they can cope with the cold temperatures of the winter months. Caritas also ensures that children in rural communities can continue their studies through distance learning programmes. Forty-five percent of children in developing countries have no access to the Internet.The COVID-19 pandemic showed us how interconnected and fragile we are. The fight against the spread of this virus is our collective responsibility. As Good Samaritans, we are called to demonstrate our unconditional universal love, meet the needs of the most vulnerable and bring consolation which can break desolation and create hope when everything is dark. This is the miracle of charity”.

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Direttore di Caritas Filippine: “Tifoni frutto del cambiamento climatico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2020

Il direttore di Caritas Filippine (NASSA) padre Tony Labiao sottolinea l’urgente necessità di una risposta globale per affrontare le cause alla radice del cambiamento climatico e prevenire le calamità naturali sempre più potenti che ogni anno si abbattono sul Paese asiatico.Ad un mese dai quattro tifoni che hanno colpito le Filippine e in occasione dell’anniversario dell’accordo sul clima di Parigi del 12 dicembre 2015, padre Tony Labiao dichiara a Caritas Internationalis: «Dobbiamo andare oltre la risposta alle emergenze. È necessario prevenire le cause del cambiamento climatico. Ma non possiamo farlo da soli nelle Filippine, abbiamo bisogno dell’aiuto della comunità globale. È solo lavorando insieme che possiamo assicurarci che le generazioni future saranno al sicuro».Alla fine di ottobre il tifone Goni, il più potente tifone ad aver colpito le Filippine negli ultimi vent’anni, ha costretto oltre 350.000 filippini a lasciare le loro case e ha avuto effetti su circa cinque milioni di persone. A Catanduanes, l’isola dove si è abbattuto, oltre il 90% delle infrastrutture è andato distrutto.Nei dodici giorni successivi al tifone Goni, le Filippine sono state colpite dalle tempeste tropicali Atsani ed Etau e dal tifone Vamco, che hanno interessato oltre 4 milioni di persone.«Dobbiamo affrontare le vere cause di queste calamità: il cambiamento climatico, il degrado delle nostre montagne, il disboscamento illegale, l’estrazione di legname e le pratiche agricole non sostenibili», afferma padre Labiao. «Non è solo responsabilità del governo, ma della Chiesa e di tutti».Caritas Filippine ha adottato un approccio multidimensionale per tutelare le comunità rispetto a eventi climatici sempre più aggressivi. Tale approccio comprende il sostegno a diverse modalità di estrazione mineraria e il contrasto al disboscamento illegale, fattori essenziali per ridurre l’impatto delle condizioni climatiche estreme sul Paese.«Tutti questi problemi sono interconnessi», dichiara padre Labiao. «Dobbiamo far sentire la nostra voce più forte per far capire alla gente come le nostre azioni hanno un impatto sull’ambiente e sui poveri».Caritas Filippine lavora con le comunità prima del verificarsi di eventuali calamità naturali, attraverso programmi di preparazione alle emergenze che includono sistemi di allarme rapido e assicurano che le comunità reagiscano rapidamente e in modo coordinato in caso di disastri.A seguito dei recenti eventi climatici, le squadre Caritas sul campo hanno fornito assistenza a oltre 76.000 persone, distribuendo aiuti alimentari, kit igienici, lampade solari, utensili per cucinare, sacchi a pelo e acqua potabile.A lungo termine la Caritas costruirà rifugi permanenti, offrirà sostegno per il sostentamento e attività di sviluppo delle capacità.

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