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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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Energia: fine del mercato tutelato

Posted by fidest press agency su martedì, 1 Maggio 2018

La Legge sulla concorrenza, approvata nel 2017, prevede che dal 1° luglio 2019, il mercato di maggior tutela per l’energia elettrica e il gas cessi definitivamente.Così ha deciso il legislatore, salvo eventuali iniziative del prossimo Governo per averne conferma – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale. In ogni caso le imprese di vendita (circa 1.000), sulla base dell’attuale normativa, hanno posto in essere una campagna aggressiva delle loro offerte, per accaparrarsi una fetta di mercato, tenendo conto che 17 milioni di famiglie e 3 milioni di Partite Iva non hanno ancora scelto il mercato libero.Sarà, come già lo è, una “battaglia” senza esclusione di colpi da parte di venditori nuovi per trovarsi al 1° luglio 2019 ben posizionati nel mercato libero e per consolidare la loro capacità di vendita – prosegue De Masi – L’oggetto del desiderio resta, sempre e comunque, il consumatore, al quale, già da tempo, viene offerto un contratto con risparmi spesso non realistici e/o con tempistiche discutibili.
Come Adiconsum, consapevoli delle condizioni di obiettiva difficoltà in cui versa il consumatore non ancora completamente informato di quello che rappresenta il mercato libero – continua De Masi – in questo periodo abbiamo intensificato le iniziative sul territorio per fornire le informazioni necessarie ai cittadini per attrezzarli ad una scelta consapevole.Ad avviso di Adiconsum – prosegue De Masi – è necessario che le Autorità preposte utilizzino questo periodo per trovare quelle soluzioni volte, da un lato ad accompagnare, con le garanzie necessarie, il passaggio al mercato libero e dall’altro ad una migliore tutela dei consumatori anche nel mercato libero. Di seguito le nostre proposte:
· assicurare la tutela dei dati degli utenti grazie ad una gestione, sicura e trasparente, come già avviene, attraverso il Sistema Informativo Integrato curato dall’Acquirente Unico
· aumentare il bonus sociale e renderlo facilmente esigibile alle famiglie incapienti, che sono oltre 5 milioni
· fare in modo che le c.d. offerte “Placet”, previste dall’attuale normativa, abbiano caratteristiche simili a quelle che hanno connotato il mercato di maggiore tutela
· prevedere criteri stringenti per essere inseriti nell’“albo” dei venditori
· obbligare gli operatori di mercato (venditori) alla stipula di fidejussioni proporzionate al numero di clienti serviti
· garantire i consumatori, in caso di fallimento di imprese venditrici, affinché i costi non vengano scaricati nelle fatture di coloro che hanno già correttamente pagato, come, purtroppo, è già accaduto
· promuovere, in questo anno, una campagna, formativa e informativa istituzionale, volta ad aumentare il livello di autotutela dei consumatori
· definire rapidamente la normativa per la costituzione dei gruppi di acquisto.
Queste, secondo Adiconsum, sono le condizioni e le garanzie utili per un passaggio dei cittadini-consumatori dal mercato tutelato al mercato libero. Ovviamente – conclude De Masi – Adiconsum resta disponibile a fare la propria parte per assistere i cittadini-consumatori, in tutte le proprie sedi sul territorio, per corrispondere a queste nuove esigenze, che, se non opportunatamente governate, possono trasformarsi in emergenze sociali.

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Energia positiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2015

Energia (il Volo), 24 x 32 cm, 2003, tecnica mista, Palermo, Archivio SamonàValutiamo positivamente la relazione del Presedente dell’Authority per l’energia e l’acqua che affronta con incisività la forte transizione energetica in atto, sia sul versante elettrico che per gas e acqua. E’ questo il commento a caldo del Segretario Generale della FLAEI Cisl Carlo De Masi a margine della presentazione dell’attività dell’Authority illustrata oggi alla Camera dei Deputati dal Presidente Guido Bortoni. Siamo d’accordo con l’Authority – prosegue De Masi – quando richiama la trasparenza della bolletta elettrica, la revisione delle sue componenti a invarianza di risorse, l’indipendenza degli operatori della distribuzione, il sostegno ai produttori termici attraverso il capacity market, i controlli e qualificazione delle Società di vendita dell’energia elettrica, nonché un nuovo ruolo che dovrebbe assumere l’Acquirente unico a tutela dei consumatori deboli. Per ciò che riguarda direttamente i temi energetici – sottolinea il Segretario Generale della FLAEI Cisl – condividiamo l’analisi dell’Authority che poggia, in particolare, su una strategia che vede una mutazione profonda del sistema sia di produzione sia di consumo dell’energia elettrica. La politica, le Istituzioni e le Imprese – aggiunge Carlo De Masi – debbono essere in grado di leggere questi fenomeni e orientarli sia per il mix di fonti primarie, sia soprattutto nel favorire l’utilizzo dell’energia elettrica come fattore di equilibrio ambientale. Il futuro prossimo sarà da appannaggio del vettore elettrico diffuso in funzione della sostenibilità delle fonti energetiche. Dobbiamo d’altro canto rilevare – conclude il Segretario Generale della FLAEI/Cisl – che non è stato fatto alcun cenno all’utilizzo del ciclo dei rifiuti, oggi di grande attenzione, come risorsa energetica. Ciò risolverebbe molti problemi socio ambientali e potrebbe agire in modo positivo sulla riconversione di parte delle Centrali da dismettere.

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Elettrico: De Masi (Flaei/Cisl)condivisibili preoccupazioni Bordoni, agiamo su intero sistema

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

Le preoccupazioni espresse oggi dal Presidente dell’Autorità per l’Energia Guido Bortoni a proposito di un problema di sostenibilità della bolletta elettrica, sono ampiamente condivisibili. Lo ribadisce in una nota il segretario generale della Flaei – Cisl Carlo de Masi precisando come da tempo la FLAEI e la Cisl premano per ridisegnare in modo equo i costi della bolletta, in un contesto di scelte integrate alle strategie energetiche future. E’ sin troppo evidente – prosegue De Masi – che non si possa ragionare per singoli segmenti che gravano sulla bolletta, ma occorra una riflessione ragionata ed un incisivo intervento che sia connesso con le necessità strategiche del Paese.Dobbiamo adeguare – sottolinea De Masi – l’efficienza delle aziende produttrici ed erogatrici di energia alle diverse necessità di cittadini, Imprese, tessuto produttivo e sociale, in una prospettiva di crescita della qualità dei servizi e dell’occupazione e di contenimento dei costi al fine di ridurre le bollette per tutti.Non sono gli allarmi autorevoli, comunque utili – prosegue De Masi – a invertire una tendenza a trasferire gli oneri delle scelte politiche mancate su tutti: consumatori, lavoratori, cittadini, imprese. Dobbiamo uscire dalle ambiguità invertendo la tendenza dell’intera filiera elettro-energetica; solo così potremo essere di nuovo competitivi per ciò che riguarda il sistema produttivo e si potranno contenere i costi della bolletta elettrica.
La FLAEI e la Cisl – conclude il segretario generale – restano in prima linea per un progetto Paese equo e sostenibile. Gli oneri della bolletta elettrica, così come quelli di tutti gli altri servizi pubblici essenziali, devono andare di pari passo con i grandi progetti di crescita e modernizzazione del Paese. Altre vie sono utili ma non risolvono né i problemi di Cittadini e Imprese, né tantomeno quelli dei Lavoratori.

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Piano industriale Enel 2011-2015

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 marzo 2011

“Riduzione dell’indebitamento e continuità nel flusso degli investimenti, con particolare attenzione alle Rinnovabili, alle Reti e alla Ricerca: questi gli elementi positivi che emergono dai risultati di Bilancio 2010 e dal Piano 2011-2015, presentato ieri dall’AD di Enel, Fulvio Conti”, è quanto afferma il Segretario Generale della FLAEI-CISL, Carlo De Masi. “Rileviamo prospettive incoraggianti sul versante dell’indebitamento che, comunque, rimane ancora elevato,” prosegue il sindacalista, “e apprezziamo l’impegno di Enel a confermarsi leader nei mercati di riferimento, così come l’obiettivo di portarsi ai vertici mondiali nel campo dell’Innovazione e delle Rinnovabili. Valutiamo, invece, insufficienti gli investimenti in Italia e gli interventi infrastrutturali, anche per le prospettive di sviluppo e crescita dell’occupazione, diretta e indotta. È quanto chiederà la FLAEI-CISL alla presentazione del Piano alle OO.SS.” “In tal senso, e in un momento di crisi come l’attuale, ci aspettavamo maggiore equilibrio tra dividendi, investimenti e riduzione dell’indebitamento: un pay out al 60% dell’utile netto e un dividend yeld superiore al 7% ci sembrano elevati” conclude De Masi.

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In vista del 3°contratto nel Settore elettrico

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2010

Speciale fidest. Intervista al segretario Generale della Flaei/Cisl Carlo De Masi. Siamo alla vigilia del rinnovo del terzo contratto di Settore dei lavoratori elettrici. Il sindacato di categoria se ne fa carico, aprendo il dibattito non solo con la parte Datoriale ma anche rivolgendosi al mondo politico, alle Imprese e alle utenze familiari. Lo impongono l’evoluzione dei mercati, lo sviluppo tecnologico, la tutela del lavoro e la “necessità di ripensare la contrattualistica nel suo complesso”. E’ tempo che le politiche energetiche escano dal ristretto ambito degli Addetti ai lavori, siano essi Imprenditori o Lavoratori del Settore, per realizzare “investimenti strutturali, un mercato efficiente”, offrire “prezzi non speculativi, una adeguata diversificazione delle fonti e un corretto sviluppo eco-sostenibile”. E’ importante, a questo punto, che gli organi d’informazione facciano la loro parte, con una corretta e puntuale comunicazione mediatica, affinché tutti siano posti nelle condizioni di valutare l’importanza strategica dell’energia che non può essere considerata alla stregua di una merce qualsiasi ma che è e deve essere considerata, un servizio pubblico essenziale per l’economia del Paese e per offrire a tutte le sue componenti le necessarie garanzie di efficienza, economicità e sicurezza. Se è vero, come è vero, che, nel XX secolo, il driver dello sviluppo è stata l’auto, nel XXI sarà, inevitabilmente, quello dell’energia e dell’ambiente. Osserva De Masi: “stiamo parlando di un servizio pubblico essenziale. Dobbiamo partire dalla strategicità dell’energia: il suo connotato sociale è indubbio. Oggi, purtroppo, è vissuta più per fare affari e non per offrire un servizio di qualità e a prezzi contenuti. Qui non si pongono in discussione gli aspetti pubblicistici o privatistici del Settore, in seguito all’avvenuta liberalizzazione del mercato, bensì la mancanza di una “cabina di regia” per l’energia, riaffermando, attraverso un modello partecipato, la socialità del servizio. Del resto, una svolta s’impone anche perché, oggi, paghiamo in Italia l’energia più cara d’Europa, per via della nostra dipendenza prima dal petrolio e dall’olio combustibile e ora dal gas (80% della produzione totale). “E’ un prezzo – osserva De Masi – che presenta ricadute significative, anche riguardo la qualità del servizio che, in alcune aree del Paese, è peggiorata significativamente, come al Sud, per una serie di ragioni: quella prevalente è  la rete, nella quale non si investe più perché le Aziende devono fare utili per i loro azionisti di riferimento, a partire dal Tesoro. E’ il caso dell’Enel, che ha ridotto investimenti e occupazione. Questo settore, infatti, contava una forza lavoro di 160mila unità e ora si è ridotto a 60 mila, anche perché sono state esternalizzate molte attività e perse competenze. Ne consegue – sottolinea De Masi – che i cittadini pagano un servizio che è andato degradandosi nel tempo; manca una programmazione concertata del settore per scelte condivise e partecipate: quelle operate sinora, nel corso d’opera, si sono rivelate sbagliate, cosa che si poteva prevedere ed evitare a monte, e questa eventualità continua ad essere presente con una politica di opzioni energetiche decentrate e slegate da una visione complessiva del sistema elettro-energetico. “Questa premessa – precisa De Masi – introduce il discorso al ruolo del sindacato e spiega i motivi che supportano la piattaforma contrattuale presentata alle Imprese elettriche. Le Federazioni di Categoria, hanno proposto tre piattaforme separate, per via dell’accordo interconfederale; la CGIL si è sentita svincolata poiché non l’ha firmato. Poi abbiamo cercato, nel corso della trattativa, di unificarle per tenere il più possibile unitario il tavolo delle trattative, per tentare di chiudere il contratto. Purtroppo, scontiamo ritardi e registriamo, ancora una volta, l’insensibilità da parte della Delegazione datoriale perché, nonostante tutti gli sforzi che stiamo facendo, le Aziende non si muovono da quelle che sono le condizioni minimali. L’aspetto, ovviamente, non concerne solo la parte retributiva e normativa, ma anche la regolamentazione dello sciopero.” “Noi diciamo – chiarisce De Masi – che, da una parte, il Settore si è evoluto, ma per altro verso, è rimasto fermo al monopolio, in quanto ai lavoratori è proibito, di fatto, scioperare. In altri termini, mentre il trasporto lascia a piedi i viaggiatori e l’ospedale fa funzionare solo le emergenze, nel Settore elettrico tutto deve essere, comunque, assicurato. E’ un non senso, se si considera che, per i Gestori, l’energia è una merce, ma per chi vorrebbe scioperare diventa un servizio essenziale, Questo ci andrebbe anche bene, se esistesse una compensazione, con una serie di salvaguardie per il potere contrattuale dei Lavoratori e per un corretto riposizionamento del Sistema elettrico nazionale. Dal contratto ci aspettiamo, quindi, risposte su Bilateralità, Partecipazione, Impegni differiti e un incremento economico adeguato alla redditività delle Aziende. Sul versante del riposizionamento del Settore, invece, riteniamo fondamentale istituire una sorta di “cabina di regia”, che tenga conto degli interessi generali del Paese e che si potrebbe tradurre in un Osservatorio per l’energia presso la Presidenza del Consiglio con la partecipazione dei Ministeri competenti (Sviluppo economico e Ambiente) e di tutti gli attori del settore, con il compito di analizzare e programmare le politiche energetiche definite dal Governo. L’Autorità per l’energia elettrica e il gas, con maggiore autonomia e indipendenza, potrebbe sviluppare al meglio il suo ruolo di regolazione e controllo, anche nella previsione di allargare i suoi ambiti di intervento al Comparto idrico. E’ evidente che, per meglio interfacciarsi con le realtà del Paese, la stessa dovrebbe essere composta anche da Rappresentanti delle forze sociali e produttive. Un altro aspetto importante è quello di superare la frammentazione, oggi esistente, fra i diversi soggetti del Settore, per stabilire un razionale coordinamento fra loro, finalizzato a realizzare la programmazione degli insediamenti energetici, la interlocuzione tra Istituzioni e Cittadini a livello locale, accordi di programma sul territorio, la semplificazione dei percorsi autorizzativi, definire intese tra le associazioni imprenditoriali e sociali, al fine di creare una cultura energetica/ambientale. Va da se che, per realizzare l’obiettivo di abbattimento delle emissioni di CO2, occorre una partecipazione corale alle politiche di risanamento ambientale del Paese, sia in termini di rispetto degli standard di manutenzione, sia per una rete magliata e flessibile e sia per cogliere l’obiettivo delle reti intelligenti (smart greeds). Ma va previsto pure il rilancio della ricerca applicata di sistema, per garantire l’affidabilità e la sicurezza anche rispetto alla ricostruzione della filiera nucleare. Quest’ultima, nello specifico, per la sua natura complessa e multilivello, richiede coesione e scelte stabili e condivise. L’argomento non riguarda solo l’allocazione sul territorio nazionale degli impianti di produzione, ma anche quello dello stoccaggio delle scorie, l’efficienza del decommissioning (attraverso la Sogin), la progettazione, la realizzazione e l’esercizio degli impianti, attraverso la realizzazione di consorzi di Aziende energetiche ed energivore sul modello Finlandese. A tutto ciò si aggiunge la recente sentenza del Consiglio di Stato per cui Cassa Depositi e Prestiti dovrà provvedere, in breve, alla dismissione della sua partecipazione in Enel e, quindi, alla completa privatizzazione del Settore: se non vogliamo mettere a rischio il Sistema elettrico nazionale, ad avviso della Flaei/Cisl, è necessaria la creazione di una grande società delle reti, a controllo pubblico. Per De Masi, il settore energetico può offrire una grande opportunità all’Italia nel fare, di energia e ambiente, il futuro elemento propulsivo per uno sviluppo armonico, credibile e condiviso da tutte le forze sane e produttive, che ne hanno, da sempre, riverberato le grandi potenzialità. Questo discorso vale anche per le politiche dell’Enel, che tende a prestare maggiore attenzione alla finanza e alla internazionalizzazione piuttosto che agli impegni industriali e alla sua presenza in Italia. Ciò va fatto con una politica del lavoro che crei occupazione, con una politica imprenditoriale che crei nuove opportunità di espansione e di miglioramento del servizio e sia da volano per le altre Imprese che ruotano nell’indotto, facendo dell’energia una mission in difesa del sociale e della qualità della vita.

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Le reti elettriche e il Piano Industriale di C.D. e Prestiti

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2010

Un articolo di Sergio Rizzo, pubblicato sul Corriere della Sera di martedì 29 settembre u.s., e i successivi rilievi della Corte dei Conti al Piano industriale della Cassa Depositi e Prestiti Spa del  22 ottobre, pongono al centro dell’attenzione la dismissione della quota di partecipazione in Enel da parte di CDP, entro il primo luglio 2010, in attuazione della decisione dell’Antitrust  confermata dal Consiglio di Stato. L’articolo, nell’approfondire gli aspetti relativi alle partecipazioni detenute da CDP, alla  situazione economico-finanziaria e alle previsioni contenute nel Piano industriale 2009-2011, nel quale la Cassa prevede di continuare “a gestire le altre rilevanti partecipazioni acquisite dopo la trasformazione in Spa (ENI, Poste, Terna e STM)”, stimola alcune riflessioni. Appare evidente che, in linea con la missione istituzionale affidatale (finanziare lo sviluppo del Paese), CDP è in grado di svolgere un determinante ruolo di supporto all’economia italiana,  attraverso finanziamenti di infrastrutture e investimenti di interesse pubblico. Riteniamo che questo valga, in particolare, per la questione energetica italiana, dove si manifesta, con sempre maggiore urgenza, la necessità di garantire: sicurezza al Sistema Elettrico Nazionale; recupero del gap infrastrutturale tra Nord e Sud d’Italia; sviluppo ed  efficienza delle Reti; loro adeguamento e innovazione; sostegno delle Fonti rinnovabili. La stessa Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, nella Relazione annuale, analizzando la situazione energetica complessiva del Paese ha rilevato che mercato e concorrenza possono svilupparsi in modo compiuto solo nella produzione e nella vendita dell’energia: per la Rete e la Misura (che devono rispondere a criteri di terzietà, trasparenza e neutralità) la  configurazione deve essere di altro tipo. Né va trascurato che le Aziende distributrici hanno annunciato, per il prossimo triennio, una  riduzione degli investimenti che mal si concilia con l’esigenza di garantire un adeguato tasso di sostituzione delle Reti, rapportato ai livelli medi di obsolescenza (30-35 anni).  La diminuzione degli investimenti rischia di penalizzare, inoltre, due progetti strategici per il futuro del Sistema Elettrico Nazionale: la generazione distribuita (con lo scambio sul posto) per  consentire lo sviluppo delle Energie Rinnovabili e la realizzazione delle Reti elettriche interattive (smart grids).  Come FLAEI-CISL, abbiamo proposto la costituzione di una grande Società delle Reti e di una  Società per la Misura, entrambe sotto il controllo pubblico. Oggi, CDP è il maggiore azionista di Terna, che gestisce la Rete di Trasmissione Nazionale: ne  detiene il 29,99% del capitale che, ai valori attuali, equivale a poco più di 1,6 miliardi di euro. Ma CDP detiene anche parte del capitale di Enel: il 17,36% che, ai valori attuali, equivale a  poco meno di 7 miliardi di euro. Ecco, quindi, che la proposta della FLAEI-CISL può trovare attuazione, entro luglio 2010,  attraverso la costituzione di una nuova Società che, mettendo insieme le Reti elettriche, veda, con CDP, la partecipazione delle Aziende del Settore, eventualmente degli Enti Locali, dell’Azionariato diffuso, del capitalismo associativo dei Lavoratori Elettrici. Tra l’altro, il trasferimento di assets, risolverebbe, automaticamente, il problema (sollevato  dalla Corte dei Conti) del reperimento, entro il primo luglio 2010, da parte del Tesoro, delle  risorse necessarie all’acquisto della quota Enel detenuta da CDP.  Un progetto, il nostro, connotato sul versante sociale e funzionale al Paese e ai Cittadini. Ci auguriamo che esso raccolga i consensi necessari, Politici ed Istituzionali, e per la sua realizzazione possa essere sostenuto anche da una corretta informazione. (Carlo De Masi Segretario generale Flaei/Cisl)

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