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La carta per l’Italia dei geologi

Posted by fidest press agency su martedì, 10 Mag 2016

tettonica(Fidest) Si tratta di un pacchetto di proposte che i geologi italiani hanno presentato al Governo affinché si faccia carico, responsabilmente, del rischio idrogeologico che passa dalla risorsa acqua alle bonifiche dei suoli e ancora dal rischio sismico al geoturismo, dall’energia alla professione e a tutti i temi riguardanti la pianificazione. Vi è, inoltre, la necessità d’informare il cittadino dei piani di emergenza comunali per porlo nelle condizioni di comportarsi di conseguenza in caso di emergenza. Non dimentichiamo che almeno il 50% delle vittime le abbiamo dalla mancata conoscenza dei pericoli incombenti e sul modo come proteggersi.
Ci rendiamo conto che per i politici italiani questo discorso non è di facile accettazione non perché manca loro la consapevolezza della fragilità del territorio nazionale quanto l’incapacità di assegnare le opportune risorse per la prevenzione mentre trovano più comodo, per motivi elettoralistici, promettere provvedimenti salvifici nel momento in cui la catastrofe ha compiuto la sua opera distruttrice. Alla base vi è, se non soprattutto, un aspetto culturale. La scuola in primis dovrebbe preparare le nuove generazioni alla conoscenza del proprio territorio e i rischi che potrebbero derivarne se non s’interviene in tempo utile. E a farlo potrebbero essere proprio i geologici che con le loro strumentazioni e per la conoscenza storica del suolo sanno misurare con apparecchi di precisione le condizioni di salute delle aree più a rischio.
Per Ann C. Pizzorusso, una geologa nuovayorchese che ha scritto, tra l’altro, un interessante libro titolato “Twittando da Vinci”, “L’Italia è nel mezzo di ciò che può essere paragonato a un incidente stradale, in cui le placche geologiche rappresentano delle auto che si scontrano tra loro. Le giganti placche (africana e eurasiana situate rispettivamente sul basso tirreno e sul canale di Sicilia) si spingono tra loro costringendo l’Italia a muoversi in direzione antioraria. Le placche più piccole, detta Adria anatoliana, (poste a Sud est della Sicilia e della Calabria al largo del Mar Ionio) provocano terremoti ed eruzioni perché si scontrano tra loro e sono soggette a subduzione, (quest’ultima zona è situata lungo la fascia costiera a Nord e al centro del mar Adriatico) mentre le faglie provocano il movimento e la spaccatura nella terra”. Ne deriva che le aree di collisione accertate interessano tutto il quadrante a Sud delle Alpi, tagliano la parte meridionale della pianura padana e si portano sulla costa adriatica generando quattro zone di collisione: quella emiliana, la pugliese a sud del Gargano, l’Arco calabrese al largo del mar Ionio e siciliana nei pressi dell’Etna.
E tutto questo è da mettere in conto se ci limitiamo ai rischi sismici mentre altre insidie si nascondono dietro l’angolo con la presenza di vulcani attivi dall’Etna al Vesuvio e dai campi Flegrei allo Stromboli. E, dulcis in fundo, dobbiamo aggiungere i dissesti idrogeologici in gran parte dovuti alle improvvide opere dell’uomo che ha edificato dove non doveva e ha disboscato in maniera sconsiderata favorendo lo smottamento e le frane dei terreni collinosi e montani e l’esondazione di torrenti e fiumi.
Mi sembra vi sia materiale sufficiente perché la classe politica italiana, nel suo insieme, si renda finalmente conto che non vi sia futuro senza prevenzione. Come ha affermato Francesco Peduto “La Carta per l’Italia che è stata consegnata al Governo è il fattivo e responsabile contributo che i geologi vogliono dare alla costruzione dell’Italia del futuro.” E che noi possiamo chiamare “sicurezza” per i nostri figli e nipoti poiché le forze della natura e le debolezze umane non servano come alibi per le calamità che potrebbero abbattersi sull’Italia rendendoci tutti partecipi e responsabili del nostro modo di essere e divenire. Tutte le proposte dei geologi sono su http://www.congressonazionalegeologitaliani.it (foto dal libro di Ann C. Pizzorusso “Twittando da Vinci”)

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