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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

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Carte per gli acquisti di libri a famiglie e biblioteche

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

Rilanciare il mondo del libro sostenendo la domanda di famiglie e biblioteche attraverso carte per gli acquisti, così come proposto dalla Federation of European Publishers (FEP) e dalla European and International Booksellers Federation (EIBF) in un appello inviato alla Commissaria dell’istruzione, gioventù, sport e cultura Mariya Gabriel e ai Ministri della Cultura della UE.
Lo chiedono, in un comunicato congiunto, l’Associazione Italiana Editori (AIE) e l’Associazione Librai Italiani (ALI) all’indomani della creazione di un fondo per il mondo del libro nel decreto Rilancio. “Con la 18App l’Italia è stata in prima linea nel proporre un modello che ha fatto scuola in tutta Europa – dichiarano il presidente di AIE Ricardo Franco Levi e di ALI Paolo Ambrosini –. Adesso che le federazioni di settore europee propongono questo modello come via principale per uscire dalla crisi Covid-19 in tutto il Continente, chiediamo al governo e al parlamento di farsene carico, individuando nuove platee, accanto a quella dei neo-diciottenni, e sostenendo allo stesso tempo il sistema bibliotecario”.“L’obiettivo principale – spiega l’appello di FEP e EIBF in riferimento alle carte per la famiglia – è di aiutare i destinatari del bonus ad acquistare libri nelle proprie librerie. Il progetto, spiegano le due federazioni, è quello di “estendere il bonus a tutte le famiglie, a tutti gli studenti oppure ad alcuni classi di età, o categorie, come i disoccupati, eccetera”.Per quanto riguarda le biblioteche, “l’acquisto su larga scala di libri, attraverso le librerie – continua l’appello – conseguirebbe diversi obiettivi: servirebbe a fornire un’ancora di salvezza all’intera filiera del libro (dagli autori, agli editori, ai librai) grazie a un’iniezione di liquidità assolutamente necessaria, ad aggiornare e rimodernare le raccolte delle biblioteche e delle altre istituzioni, e, più in generale, a incentivare la lettura”.

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Adyen lancia la sua soluzione per l’emissione di carte

Posted by fidest press agency su domenica, 17 novembre 2019

Amsterdam. Adyen, la piattaforma internazionale di pagamento scelta da Aziende leader a livello mondiale, ha annunciato l’ampliamento della sua offerta con il servizio di emissione di carte. Adyen Issuing, questo il nome della soluzione, consentirà alle aziende clienti della piattaforma olandese di fornire carte virtuali e/o fisiche ai propri clienti. Le carte emesse da Adyen potranno essere utilizzate online, in-app, in store o essere integrate nei mobile wallet.Adyen Issuing soddisferà le più disparate esigenze dei clienti, offrendo loro la possibilità di emettere carte per svariati contesti d’uso: ad esempio, i marketplace potranno effettuare trasferimenti verso queste carte che, a loro volta, i clienti potranno utilizzare ovunque; oppure le agenzie di viaggio online avranno la possibilità di servirsi di carte virtuali per effettuare erogazioni a compagnie aeree e alberghi.Per le aziende le carte rappresentano una modalità molto efficace per connettersi con partner e clienti. Adyen Issuing potrà offrire loro numerosi vantaggi in questo senso:
● Una piattaforma globale unificata che offre ai propri clienti anche una soluzione di emissione di carte all’avanguardia, in grado di soddisfare le loro esigenze presenti e future.
● Una tecnologia API avanzata, che offre ai clienti il controllo sull’onboarding e la possibilità di personalizzare le carte con il proprio marchio.
● Potenti API in tempo reale che consentono ai clienti di essere integrati nel flusso di autorizzazione e di controllare l’esperienza del titolare della carta.
● Perfetta integrazione con l’acquiring di Adyen per ridurre i tempi di autorizzazione delle carte e aumentare la trasparenza del flusso di cassa.
● Le carte emesse dal cliente tramite Adyen sono mobile wallet friendly e possono essere utilizzate per l’acquisto online, in-app e in-store.

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Didacta mette in cartella 25 mila mazzi di carte da bridge

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 ottobre 2019

Didacta mette in cartella un mazzo di carte da bridge, sotto lo sguardo del Ministro dell’Istruzione Fioramonti, in visita a sorpresa allo stand. La Federazione Italiana Gioco Bridge, affiliata al Coni dal 1993, celebra con un cadeaux d’eccezione, 25 mila mazzi di carte, il + 50% di istituti che hanno deciso di adottare il bridge in classe. 150 le scuole coinvolte nell’insegnamento del gioco che aiuta a migliorare in matematica e allena la mente.Gli insegnanti cedono le loro ore curricolari di matematica o educazione fisica alla Federazione per praticare il bridge in classe.“Il Ministro – racconta Patrizia Azzoni, Consigliere FIGB Responsabile del settore insegnamento, visitando il nostro stand ha dichiarato che sostenere lo sport è una delle sue priorità, quindi speriamo anche noi di beneficiare di questa sua scelta politica, perché il bridge, come sport della mente, porta miglioramenti sia a livello didattico, vedi matematica e logica, sia relazionale”.“In passato – continua Azzoni – il nostro sport ha risentito del fatto che l’apprendimento richiedesse pazienza. Questo pregiudizio è oggi completamente superato grazie a un metodo innovativo, che la FIGB adotta da circa un anno. La ‘lezione zero’ è una sessione di insegnamento di 30, massimo 60 minuti durante la quale ci si siede subito al tavolo. Una lezione semplice e divertente che ha catturato l’attenzione di una platea sconfinata. Grazie alla lezione zero abbiamo portato il Bridge in tutti gli ambienti, dalle scuole elementari all’università, dai villaggi turistici alle case di reclusione, da Fiera Didacta alla Fiera del Levante, riscuotendo sempre grande successo di partecipazione ed ‘engagement’ da parte del pubblico”.Anche in questa terza edizione della fiera, allo stand la FIGB metterà a disposizione degli insegnanti, delle sessioni di formazione del gioco, mostrando così i benefici per gli alunni e le interazioni con le altre materie: il bridge rafforza le abilità nella concentrazione e nella riflessione logica, ma anche l’apprendimento di un linguaggio convenzionale e di un codice di comunicazione, così come il rispetto del compagno e degli avversari. Lo sostiene il Presidente della Federazione Italiana Gioco Bridge, Francesco Ferlazzo Natoli. “Come sa chi pratica questo sport da molto tempo (io gioco a Bridge da 40 anni!), il Bridge è in grado di arricchire la vita di una persona sotto molti aspetti: dalla socializzazione, alla prontezza mentale, alla capacità di ragionamento e problem-solving, al networking, che al giorno d’oggi sono un aspetto indispensabile anche della vita lavorativa”. (fonte: Ufficio stampa Federazione Italiana Gioco Bridge)

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L’Europa delle Costituzioni e delle Carte dei diritti

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

di Franco Ippolito. Nel giugno del 1918 Luigi Einaudi, avendo alle spalle la carneficina della Prima guerra mondiale, evidenziava sul Corriere della Sera l’anacronismo dello Stato sovrano, definendolo «il nemico numero uno della civiltà umana, il fomentatore pericoloso dei nazionalismi e delle conquiste», e aggiungeva, criticando la natura e la struttura della nascente intergovernativa Società delle Nazioni, «se si vuole tra 25 anni una nuova guerra che segni la fine dell’Europa, si scelga la via della Società delle Nazioni; se si vuole tentare seriamente di allontanare lo spettro della distruzione totale, si vada verso l’idea federale». La stessa convinzione Einaudi ribadì con forza, in un discorso alla Costituente il 29 luglio 1947. Forse Jean Monnet e Robert Schuman avevano in mente la tragica profezia einaudiana del 1918, quando affermarono, nella Dichiarazione del 9 maggio 1950 da cui scaturì la creazione della Ceca, «gli Stati non hanno voluto l’Europa, hanno avuto la guerra». L’opzione federalista di Einaudi, mentre ancora infuriava la guerra e sembrava che la furia totalitaria nazista avrebbe dominato l’Europa, era stata ripresa e rilanciata da Altiero Spinelli, con il Manifesto di Ventotene, che avvertiva «se la lotta restasse domani ristretta nel tradizionale campo nazionale, sarebbe molto difficile sfuggire alle vecchie aporie». Monnet, Schuman, Adenauer e De Gasperi percorsero un’altra via, quella funzionalistica. Pur nella rilevante diversità di impostazione, anche la costituzione della Ceca (poi Cee, Ce e infine UE) fu finalizzata ad impedire altre guerre tra Francia e Germania: intendeva sottrarre agli Stati nazionali le politiche sul carbone e sull’acciaio, risorse indispensabili per preparare e fare le guerre. Da qui dunque occorre partire per ogni discorso sull’Europa. Il primo straordinario risultato della costruzione europea − in un continente per secoli devastato da guerre, massacri, feroci lotte religiose, crimini contro l’umanità sino all’orrore dell’Olocausto e ai 50 milioni di morti − è stata la pace, «il più lungo periodo di pace della propria storia ultramillenaria: basti pensare che il precedente più lungo fu la famosa Pax romana di Ottaviano Augusto, durata meno della metà di quella che, dal 1945 a oggi, caratterizza il nostro continente» (F. Munari). Un periodo di pace così lungo da sembrare scontato e naturale alla gran parte degli europei (e degli italiani) chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento europeo. Ma la pace, come la democrazia, non è naturale; va costruita e va mantenuta con cura, passione e determinazione. Naturali sono la forza e il dominio del più forte. La pace non si conserva per inerzia, ma per rinnovata iniziativa di chi la persegue attivamente e con convinzione. Basti ricordare le guerre divampate tra gli “Stati sovrani”, rinati dopo la disintegrazione della Jugoslavia e dell’Unione Sovietica.
Evidentemente non basta la garanzia della pace, se l’indice della fiducia degli italiani verso l’Europa è calato vistosamente negli ultimi anni. Sembra riacquistare forza il mito sovranista, per quanto anacronistico e pericoloso, alimentato da forze politiche nazionaliste e autoritarie che alimentano e strumentalizzano, a fine di consenso elettorale, incertezze e paure diffuse.Al di là di ogni discussione sulla risorgenza del fascismo, sta di fatto che nell’incertezza e nel disorientamento determinati dalla crisi, come negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, è facile, soprattutto per i più vulnerabili, scivolare nell’affidamento alle illusorie promesse di nazionalisti e demagoghi, che − autoqualificandosi sovranisti e populisti − recitano slogan semplicistici dinanzi a difficoltà e situazioni complicate.
Non è sufficiente una posizione puramente difensiva e di denuncia contro i sovranismi e i populismi. Né basta la pur indispensabile rivendicazione al processo europeo del mantenimento della pace tra i paesi dell’Unione e del conseguimento del più alto livello di tutela dei diritti umani e di sviluppo rispetto ad ogni altra parte del mondo.
A noi, che non possiamo e non vogliamo parlare alla pancia ma alle teste e ai cuori delle persone, non bastano le parole né la pur nobile retorica europeistica, ma necessitano fatti e proposte di cambiamento e di rilancio del progetto europeo, sulla base di una preliminare evidente constatazione: senza l’Unione europea il nostro Paese non ha futuro!
Nessuno degli Stati europei, neppure la Germania, è in grado di confrontarsi da solo con le grandi potenze di dimensioni continentali (Stati Uniti, Cina, Russia) né di rappresentare un reale argine di equilibrio all’aumentato rischio di conflitti (non solo commerciali), in una fase di rifiuto o messa in discussione del multilateralismo. Del resto è ben evidente il comune interesse degli Usa di Trump e della Russia di Putin a minare la costruzione di un’Unione politica, preferendo il rapporto con tanti staterelli nazionali, inevitabilmente destinati al vassallaggio.L’Unione, che è stata capace di elevare gli standard dei diritti dei suoi cittadini e di assicurare pace tra i suoi Paesi membri, è l’unica entità che può rilanciare multirateralismo e diritto internazionale, anche sui grandi temi dell’ambientalismo, del cambiamento climatico e della tecnologia, e giocare un ruolo di pace nel mondo, ponendo così anche rimedio, sia pure postumo e tardivo, alle pesanti responsabiltà di Paesi europei nella guerra jugoslava e in quella libica.L’Unione europea, per promuovere, come vuole il Trattato sull’Unione (art. 3.1), «il benessere dei suoi popoli», deve abbandonare l’ideologia neoliberista e le politiche antisociali di austerità, che hanno favorito i Paesi più forti e fatto crescere le disuguaglianze prodotte dalla finanziarizzazione dell’economia, rese ancora più manifeste dalla crisi economica in atto dal 2008.A tale risultato negativo ha concorso anche l’impianto istituzionale, che vede il sistema di “governo” dell’Unione affidato, nelle materie più rilevanti (politica economica, politica estera, immigrazione, sicurezza) all’accordo unanime (e perciò al veto) dei governi, anziché alle deliberazioni del Parlamento europeo e della maggioranza qualificata degli Stati membri. Una vera Unione in effetti funziona soltanto nei settori affidati alle decisioni delle istituzioni di tipo “federale” (Parlamento, Commissione, Corte di giustizia, Banca centrale europea). Molte delle politiche realizzate o mancate, che vengono quotidianamente criticate dai governi nazionali (a cominciare da quello italiano), sono ascrivibili a scelte degli stessi governi che scaricano la responsabilità sull’Europa. Ne consegue la necessità di rafforzare le istituzioni “federali”, con la formazione e il sostegno attivo di partiti, movimenti e associazioni europei e transnazionali.
L’Europa delle Costituzioni e delle Carte dei diritti, l’Europa della pari dignità delle persone non può chiudersi in una fortezza, alzando muri materiali o giuridici, senza tradire sé stessa e perdere la sua identità e la sua stessa “anima”.Sappiamo bene che per governare fenomeni complessi non basta invocare il diritto e i diritti, ma è necessaria la politica, a cui compete la cura e la responsabilità degli interessi delle popolazioni. Chi ha il compito di adottare scelte politiche deve certamente tenere conto delle dimensioni dei movimenti migratori e non può ignorare i diffusi timori che percorrono le società europee né la complessità dei processi di integrazione dei migranti e dei rifugiati.
I limiti e le carenze dell’Unione sono evidente anche in altri settori. È stato creato un unico mercato interno, ma si continuano a permettere trattamenti differenziati dei lavoratori sul piano salariale, contributivo, fiscale e si tollerano “paradisi fiscali” che comportano una concorrenza sleale fra i Paesi membri e i loro cittadini.Come ha scritto Luigi Ferrajoli, in un documento che delinea uno specifico impegno della Fondazione Basso, per rilanciare l’Europa nella mente e nei cuori dei cittadini è urgente una politica in grado di restituire popolarità al progetto dell’Unione, ricostruendo, a livello d’opinione, la fiducia in una comunità politica basata sull’uguaglianza e sui diritti fondamentali di tutti. Questo mutamento dell’immagine dell’Europa nella percezione popolare, oggi screditata soprattutto tra i ceti più deboli, dipende − più ancora che da riforme, pur necessarie, di carattere istituzionale − da una modifica delle politiche degli organi comunitari idonea a riaccreditare l’Unione presso i popoli europei.È indispensabile un vero ed efficace welfare dell’Unione con l’adozione di misure sociali direttamente europee, a cominciare dall’unificazione del diritto del lavoro e delle sue garanzie, prime tra tutte la stipulazione di un salario minimo e l’effettiva tutela, prevista dall’art. 30 della Carta dei diritti dell’Unione, contro i licenziamenti ingiustificati; dall’istituzione di un servizio sanitario europeo realmente uguale, universale e gratuito.
Queste misure varrebbero a mostrare, dell’Europa, il volto benefico della solidarietà e della giustizia e non più solo quello ostile dei mercati, dell’austerità e dei sacrifici. L’uguaglianza nei diritti, del resto, è il principale fattore di unità politica. Realizzarla anche soltanto in qualcuno dei diritti sociali promessi dalla Carta dei diritti dell’Unione varrebbe a ristabilire il senso di appartenenza a una medesima comunità politica. (Il testo integrale dell’articolo è possibile richiederlo a ”
Fondazione Lelio e Lisli Basso – ONLUS via Dogana Vecchia 5 Roma”)

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Direttiva pagamenti e novità per le carte: nuova scheda pratica di Aduc

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 febbraio 2018

A Gennaio 2018 è entrato in vigore il decreto di recepimento della Direttiva europea “Psd2” (payment services directive) che ha aggiornato le regole relative ai sevizi di pagamento, conti e carte in ambito europeo nella cosiddetta “area SEPA” (area pagamenti unica europea), adeguando inoltre le normative italiane al regolamento europeo che disciplina il tetto delle commissioni sui pagamenti con carte.
Alcune regole sono state semplicemente riscritte con aggiornamenti non sostanziali, altre sono nuove.Tra quelle nuove rileviamo le più importanti:
– l’obbligo per gli emittenti di carte di pagamento di preavvisare i clienti prima della loro iscrizione al CAI -la cenrale d’allarme interbancaria- a causa per esempio di un debito relativo all’utilizzo di una carta di credito o di una carta revolving non andato a buon fine, dando loro la possibilità di pagare evitando l’iscrizione;
– abbassamento da 150 a 50 euro della franchigia di “responsabilità” nel caso di utilizzo indebito della carta di pagamento a seguito di furto o smarrimento, stante la regolare segnalazione del fatto alla banca o altro istituto di emissione con blocco dello strumento. Si tratta in pratica della massima perdita sopportabile dal cliente nel caso ovviamente in cui non venga ravvisato un suo comportamento fraudolento o incauto in termini di conservazione della carta stessa (o dei suoi codici di utilizzo).
– nuovi limiti alle commissioni interbancarie sulle carte di debito e prepagate: per ogni singolo utilizzo commissione non superiore a 5 centesimi di euro in combinazione con una percentuale massima dello 0,2% del valore dell’operazione.Per i micropagamenti -di importo inferiore a 5 euro- da Aprile 2018 dovranno essere applicate commissioni inferiori rispetto alle altre operazioni di pagamento.Altre novità arriveranno in futuro, dopo l’adozione di decreti tecnici con ampi termini di adeguamento per le banche. Si tratta di un nuovo metodo di identificazione del cliente più stringente -detta “autenticazione forte” e della possibilità di affidare singoli ordini di pagamento o accessi alle informazioni sui propri conti a prestatori di servizi di pagamento diversi da quello presso il quale si ha il conto corrente.Si fa presente in ultimo che i clienti titolari di contratti attivi al Gennaio 2018 -precisamente al 13/1/18- dovranno essere preavvisati dalla propria banca -o altro istituto di pagamento- relativamente alle novità introdotte a seguito del recepimento della nuova Direttiva entro il 12 Marzo 2018, con una comunicazione scritta o effettuata mediante altro supporto durevole accettato preventivamente.
Il cliente, lo ricordiamo, ha conseguentemente il diritto di recedere senza spese dal contratto entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione, con applicazione in sede di liquidazione del rapporto delle condizioni preesistenti. ( Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Pagamenti in contanti e con carte: le novità dal 2016

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2016

euroSi tratta dell’ennesima modifica alla soglia oltre la quale i pagamenti in contanti sono vietati, alzata da 1.000 a 3.000 euro. Precisiamo che l’unica novità è questa, mente le regole fissate dalle norme antiriciclaggio rimangono invariate.
In estrema sintesi è vietato effettuare tramite contanti pagamenti, di qualsiasi tipo e natura, di somme pari o superiori a 3.000 euro. Si va dal pagamento di una fattura, di un debito tra due persone, del conto di un medico, della merce acquistata in un negozio, etc.etc. La regola vale per tutti i soggetti, imprese, professionisti e privati consumatori, in rapporto tra di loro.Il divieto riguarda anche pagamenti frazionati in modo artificioso, ovvero in modo non certificato da un contratto oppure da una rateizzazione promozionale o di legge. Vi rientrano , in poche parole, tutti i casi dove il frazionamento appare eseguito con fini elusivi.La regola si applica anche al pagamento di stipendi, ora possibile in contanti fino a 3.000 euro e con qualsiasi altro mezzo per importi superiori (assegno, bonifico, etc.). Attenzione, però, ciò vale solo in ambito privato. Le aziende pubbliche devono continuare ad eseguire i pagamenti di stipendi e pensioni oltre la vecchia soglia di 1.000 euro con modalità esclusivamente elettroniche (bonifici bancari o postali, accredito su carte prepagate, etc.).Per quanto riguarda il pagamento dei canoni di affitto, una interessante ulteriore novità: torna la possibilità di pagarli in contanti perché è stata abrogata la norma che imponeva pagamenti tracciabili a prescindere dal loro importo. Ovviamente deve comunque essere rispettata la nuova soglia. La vecchia soglia di 1.000 euro resta per gli assegni (bancari e circolari) trasferibili, i vaglia (postali e cambiari), i libretti di deposito al portatore e per i trasferimenti in contanti nell’ambito dei servizi di pagamento, ovvero quando dietro compenso un prestatore di servizi trasferisce contanti da un soggetto ad un altro.
Per altri servizi di pagamento, dove il trasferimento non avviene in contanti ma è tracciato (per banca, posta, istituti di moneta elettronica,etc.) non si applica alcun limite.Non cambia nulla per i prelievi di contanti agli sportelli bancari o al bancomat. Per questi non si applica la soglia (non sono pagamenti) né scatta in automatico alcuna segnalazione della banca alle Autorità di controllo. Le segnalazioni avvengono solo se vi sono sospetti che l’operazione avvenga per scopi elusivi della legge antiriciclaggio.
Già dal Giugno 2014 i negozi, i professionisti ed in genere i venditori di prodotti e/o servizi devono accettare, per pagamenti di importo superiore a 30 euro, mezzi elettronici come il bancomat.
Dal 1 Gennaio 2016 l’obbligo si è esteso anche ai pagamenti effettuati con carte di credito, a parte i casi di oggettiva impossibilità tecnica. Inoltre dal 1 Luglio 2016 la regola si applicherà anche ai pagamenti dei parcheggi nelle aree destinate alla sosta (1).
Viene anche ridato impulso ai micropagamenti con carta (di credito o debito), prevedendo per quelli inferiori ai 5 euro nuove disposizioni ministeriali che dovranno assicurare l’applicazione del Regolamento UE 751/2015 in special modo relativamente alla riduzione delle commissioni applicabili.
E’ il Ministero dell’economia che dovrà provvedere, e quindi le vere novità per il consumatore si vedranno in quel momento.
Per finire, una nota curiosa sulla modifica della soglia al contante: la Legge di Stabilità 2016 è intervenuta sull’art.49 comma 1 del D.lgs.231/2007 stabilendo che “le parole: «euro mille» sono sostituite dalle seguenti: «euro tremila»”. Ma in realtà la cifra rimasta sul suddetto comma 1 era ancora di “12.500 euro” perché le successive modifiche alla soglia erano avvenute non intervenendo direttamente sul comma ma semplicemente enunciando la modifica (si veda per esempio il D.lgs.201/2011 che citava “ Le limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore di cui all’articolo 49 comma 1 (….) sono adeguate all’importo di euro mille.” ). E’ chiaro per chiunque, quindi, quanto mal eseguita e volendo dubbia sia questa modifica, pur potendo dirsi chiara l’intenzione del legislatore. Materia per avvocati? La segnalazione era dovuta. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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I deputati chiedono limiti alle spese per pagamenti con carta e garanzie per pagamenti online

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 aprile 2014

parlamento europeoLe commissioni che le banche addebitano ai rivenditori per l’elaborazione dei pagamenti con carta di credito e di debito potrebbero essere limitate, secondo nuove norme che sono state votate giovedì. Misure per rendere più sicuri i pagamenti online, ridurre i costi e dare agli utenti maggiori possibilità di scelta sono state inoltre adottate in una votazione separata nella stessa giornata.Secondo la Commissione, le tasse bancarie sui pagamenti con carta costano ai rivenditori europei oltre 10 miliardi di euro ogni anno. Queste tasse non sono ben conosciute dagli utenti di carte di credito e debito e sono diverse fra gli Stati membri, perché non sono fissate da alcuna legge, ma dalle autorità nazionali di concorrenza. I rivenditori pagano per ogni transazione con carta e normalmente aggiungono tali spese ai prezzi dei beni o dei servizi che vendono.Le spese che le banche fanno pagare per l’elaborazione di transazioni nell’ambito di regimi come Visa e MasterCard saranno limitate al 0.3% del valore della transazione per le transazioni con carta di credito e 7 centesimi di euro o 0.2% del valore della transazione (se inferiore) per quelle con carta di debito. I limiti si applicheranno sia alle transazioni nazionali sia a quelle nell’UE.Questi limiti saranno applicati per transazioni transnazionali e nazionali nell’UE e diverranno effettive un anno dopo l’entrata in vigore della norma. Col tempo, le tasse più basse dovrebbero tradursi in prezzi più bassi per gli utenti di carte.La legislazione UE in materia di quote di emissione CO2 per il settore dell’aviazione riguarderà solo i voli all’interno dell’UE fino all’inizio del 2017, e solo successivamente si applicherà a tutti i voli da e per l’UE, secondo le norme approvate giovedì dal Parlamento. Nell’atto, i deputati hanno anche richiesto agli stati membri di riferire come sono spese le entrate della vendita all’asta delle quote di emissione. “Per quanto riguarda l’ambiente, questo testo non è solo migliore rispetto alla posizione del Consiglio, ma anche migliore rispetto alla proposta della Commissione. Ringrazio i miei colleghi per aver dato il sostegno che la proposta meritava”, ha detto mercoledì il relatore Peter Liese (PPE, DE). L’accordo informale col Consiglio dei ministri, è stato approvato da 458 voti a favore a 120, con 24 astensioni, dopo aver incontrato l’opposizione, il mese scorso, della commissione ambiente.“L’elemento principe per noi riguarda il campo di applicazione. Il sistema di emissioni sarà nuovamente e completamente applicato dopo il 2016. Il Parlamento non poteva accogliere la volontà del Consiglio di “fermare il tempo” fino al 2020, Liese ha aggiunto.Nei negoziati, i deputati hanno anche assicurato l’introduzione di disposizioni che impongono agli stati membri di riferire come spendono i ricavi delle aste sulle quote ETS. Tali proventi, dovrebbero essere utilizzati per affrontare il cambiamento climatico e la ricerca di fondi, in particolare, per il trasporto a basse emissioni soprattutto nel settore aeronautico. Tale trasparenza è fondamentale per sostenere gli impegni internazionali dell’UE, secondo i deputati.

 

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La vita di Michelangelo

Posted by fidest press agency su domenica, 30 maggio 2010

Napoli fino all’8/8/2010 Piazza Museo Nazionale, 19 Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Carte, poesie, lettere e disegni autografi del Maestro Mostra su progetto scientifico della Fondazione Casa Buonarroti  a cura di Lucilla Bardeschi Ciulich e Pina Ragionieri  In un’area acquistata nel 1508 da Michelangelo, la Casa Buonarroti quale ancor oggi ci appare e’ l’esito del lungo lavoro di un davvero memore pronipote, Michelangelo Buonarroti il Giovane, che in circa trent’anni, tra il 1612 e il 1643, seppe trarre da una modesta proprietà immobiliare la casa “onorevole” in Firenze alla quale a lungo e invano aveva aspirato il suo grande avo. Uomo di lettere e di corte, amico e protettore di artisti e scienziati al di là dell’effettivo rilievo sociale della sua figura, Michelangelo il Giovane ebbe anche spiccata passione di collezionista; e fu un assiduo conservatore delle memorie e delle carte familiari, con un naturale e specialissimo riguardo per tutto quanto si riferisse al sommo artista dal quale discendeva: caratteristiche che dopo di lui rimasero piu’ o meno una tradizione di famiglia. E’ questo il principale motivo per cui, nonostante le vicissitudini a volte drammatiche attraversate nei secoli, la Casa Buonarroti conserva tuttora la documentazione senza dubbio piu’ ricca su Michelangelo. Qui si conservano l’Archivio Buonarroti, di proprietà della Casa, che contiene il fondo piu’ importante di carte autografe dell’artista, e anche la collezione piu’ cospicua al mondo di disegni autografi di Michelangelo.(michelangelo)

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Carte revolving: uno strumento pericoloso

Posted by fidest press agency su sabato, 10 aprile 2010

Le richieste d’aiuto pervenute all’Ambulatorio Antiusura di Roma stanno aumentando in modo esponenziale. Tra delle cause frequenti dell’aggravarsi delle situazioni d’indebitamento c’è l’uso delle carte revolving Gli operatori dell’Ambulatorio Antiusura di Roma, nel corso del 2009, hanno gestito 824 consulenze (contro le 752 del 2008). Da quando l’Ambulatorio gestisce i fondi di prevenzione del Ministero dell’Economia, della Regione Lazio e della Provincia di Roma, sono stati erogati prestiti per oltre 2 milioni di Euro.  Le previsioni per l’anno in corso vedono un incremento sostanziale delle richieste d’aiuto da parte di singoli e famiglie nella morsa dei debiti. Sempre più di frequente i casi di sovra-indebitamento vedono, tra le cause, l’utilizzo delle carte di credito revolving. Strumenti finanziari presentati in modo allettante che nascondono insidie capaci di portare in breve tempo una famiglia alla disperazione. I soggetti già in difficoltà vengono attratti dall’illusione della liquidità immediata, rimborsabile in comode rate. Ma, prima o poi, scopriranno che, tali rate, sono accompagnate da tassi d’interesse ai limiti dell’usura e da penali, nel caso di mancato o ritardato pagamento, che lasciano ben poca speranza di rientro dalla situazione d’indebitamento. La leggerezza con la quale si offrono e si forniscono tali strumenti e le offerte ad essi collegate s’insinua in un vuoto di controlli al quale si deve porre rimedio al più presto. Nell’attesa e nella speranza che vengano creati strumenti di tutela ad hoc, l’Ambulatorio Antiusura invita tutti i consumatori ad avvalersi del consiglio di un esperto (ad es. le associazioni dei consumatori) prima di aderire a iniziative di credito al consumo o di richiedere una carta di credito revolving.

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