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Didacta mette in cartella 25 mila mazzi di carte da bridge

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 ottobre 2019

Didacta mette in cartella un mazzo di carte da bridge, sotto lo sguardo del Ministro dell’Istruzione Fioramonti, in visita a sorpresa allo stand. La Federazione Italiana Gioco Bridge, affiliata al Coni dal 1993, celebra con un cadeaux d’eccezione, 25 mila mazzi di carte, il + 50% di istituti che hanno deciso di adottare il bridge in classe. 150 le scuole coinvolte nell’insegnamento del gioco che aiuta a migliorare in matematica e allena la mente.Gli insegnanti cedono le loro ore curricolari di matematica o educazione fisica alla Federazione per praticare il bridge in classe.“Il Ministro – racconta Patrizia Azzoni, Consigliere FIGB Responsabile del settore insegnamento, visitando il nostro stand ha dichiarato che sostenere lo sport è una delle sue priorità, quindi speriamo anche noi di beneficiare di questa sua scelta politica, perché il bridge, come sport della mente, porta miglioramenti sia a livello didattico, vedi matematica e logica, sia relazionale”.“In passato – continua Azzoni – il nostro sport ha risentito del fatto che l’apprendimento richiedesse pazienza. Questo pregiudizio è oggi completamente superato grazie a un metodo innovativo, che la FIGB adotta da circa un anno. La ‘lezione zero’ è una sessione di insegnamento di 30, massimo 60 minuti durante la quale ci si siede subito al tavolo. Una lezione semplice e divertente che ha catturato l’attenzione di una platea sconfinata. Grazie alla lezione zero abbiamo portato il Bridge in tutti gli ambienti, dalle scuole elementari all’università, dai villaggi turistici alle case di reclusione, da Fiera Didacta alla Fiera del Levante, riscuotendo sempre grande successo di partecipazione ed ‘engagement’ da parte del pubblico”.Anche in questa terza edizione della fiera, allo stand la FIGB metterà a disposizione degli insegnanti, delle sessioni di formazione del gioco, mostrando così i benefici per gli alunni e le interazioni con le altre materie: il bridge rafforza le abilità nella concentrazione e nella riflessione logica, ma anche l’apprendimento di un linguaggio convenzionale e di un codice di comunicazione, così come il rispetto del compagno e degli avversari. Lo sostiene il Presidente della Federazione Italiana Gioco Bridge, Francesco Ferlazzo Natoli. “Come sa chi pratica questo sport da molto tempo (io gioco a Bridge da 40 anni!), il Bridge è in grado di arricchire la vita di una persona sotto molti aspetti: dalla socializzazione, alla prontezza mentale, alla capacità di ragionamento e problem-solving, al networking, che al giorno d’oggi sono un aspetto indispensabile anche della vita lavorativa”. (fonte: Ufficio stampa Federazione Italiana Gioco Bridge)

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Tasse: Per la Cassazione è nulla la cartella emessa dal concessionario non competente per territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

TasseAltro “Stop” da parte di una significativa decisione della Cassazione per la vecchia Equitalia, che come ricorda lo “Sportello dei Diritti”, ha passato le sue competenze dal 1 luglio scorso all’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Con l’ordinanza 19577/17, pubblicata in data odierna dalla sezione tributaria della Suprema Corte, è stato ribadito e precisato il principio secondo cui è nulla la cartella di pagamento emessa dal concessionario del servizio di riscossione se territorialmente incompetente. Per i giudici di legittimità – con la decisione in questione che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene meritevole di diffusione – non trova nessun fondamento il fatto che la cartella esattoriale non sia un atto esecutivo perché tale circostanza non esclude che debba essere emanata solo da un concessionario che opera nel territorio in cui il contribuente iscritto a ruolo ha il suo domicilio fiscale. Nella fattispecie, i giudici di Piazza Cavour hanno accolto il ricorso di una società, che si era vista notificare a cura di Equitalia Esatri S.p.A. una cartella di pagamento di oltre 160mila euro a seguito della liquidazione delle imposte dovute in base alle dichiarazioni. Già in primo grado l’azienda aveva impugnata l’atto impositivo, rilevando la nullità per incompetenza territoriale del concessionario del servizio di riscossione per la provincia di Varese. Ma sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella regionale della Lombardia pur rilevando l’incompetenza territoriale, avevano ritenuto comunque valida la cartella di pagamento emessa da un concessionario non più competente per l’esecuzione. I giudici di legittimità, ribaltando i verdetti dei gradi di merito hanno ritenuto errate le conclusioni cui è giunta la sentenza della CTR ed hanno accolto il ricorso della contribuente ricordando che già con la sentenza 8049/17, aveva rilevato l’illegittimità dell’atto (in quel caso, un fermo di beni mobili registrati) emesso, «in violazione del criterio determinativo della competenza stabilito dai citati articoli 12, comma 1, e 24, comma 1, del Dpr. n. 602/73, da un concessionario operante in un ambito territoriale diverso da quello in cui è compreso il domicilio fiscale del contribuente e, perciò, territorialmente incompetente». Tale conclusione vale anche per la cartella di pagamento, emessa da un concessionario del servizio di riscossione territorialmente incompetente, «atteso che gli articoli 12, comma 1, e 24, comma 1, del decreto citato, delimitano la competenza per territorio del concessionario con riguardo, in generale, a tutti gli atti successivi alla consegna del ruolo, inclusa, quindi, la cartella di pagamento». L’illegittimità della cartella di pagamento, infatti, deriva dal fatto che «la competenza per territorio a emanare gli atti di riscossione, così come quella a emanare gli atti di accertamento in quanto definisce e delimita, in base a previsioni di legge, il potere spettante a ciascun ufficio non può essere derogata al di fuori delle ipotesi espressamente previste». A nulla vale la circostanza che la cartella di pagamento non sia ancora un atto esecutivo: ciò non esclude, che possa essere legittimamente emanata solo dal concessionario che opera nell’ambito territoriale in cui il contribuente iscritto a ruolo ha il proprio domicilio fiscale.

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Annullata la cartella esattoriale per “difetto di motivazione”

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2013

Il Fisco e gli esattori quando pretendono un credito tributario devono adeguatamente motivare le ragioni e consentire agevolmente d’individuare la causale delle somme richieste, mentre sovente le cartelle esattoriali riportano sinteticamente il solo importo dei tributi e degli accessori, senza specificare altri elementi utili in tal senso.Ad evidenziarlo Giovanni D’Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti” ancora più convinto che tale comportamento debba essere censurato dopo aver letto l’interessante sentenza n. 258/24/13, depositata l’1 ottobre scorso, dalla Commissione Tributaria Regionale di Bari – Sez. 24 – Sezione Staccata di Lecce (Presidente Giovanni Romano, relatore Paola Bracciale, giudice Vincenzo Schilardi) che, in sede di appello, ha confermato la sentenza di primo grado della CTP di Lecce accogliendo le eccezioni formulate da un contribuente difeso dall’avvocato Maurizio Villani ed ha totalmente annullato la cartella esattoriale notificata da Equitalia S.p.a. per “carenza di motivazione”.I giudici tributari leccesi, hanno rigettato il ricorso della P.A. Sulla scia della più recente corte di Cassazione in particolare delle sentenze della sezione IV n. 20039 del 30.08.2013 e n. 20211 del 03.09.2013 ed in particolare, su tutte la n. 15188 del 18.06.2013 per cui in ipotesi di liquidazione di imposta ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973 art. 36 bis o D.P.R. n. 633 del 1972 art. 54 bis, “la cartella di pagamento costituisce l’atto con il quale il contribuente viene a conoscenza per la prima volta della pretesa fiscale e come tale deve essere adeguatamente motivata…”.
“Nella fattispecie” si legge in motivazione, “la cartella riproduce semplicemente le voci relative ai tributi ed accessori senza nessuna ulteriore analitica ancorchè succinta motivazione”.

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Cartella esattoriale notificata in ritardo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

L’intimazione al versamento delle tasse non pagate deve avvenire entro termini certi. Se l’amministrazione ne richiede il pagamento in ritardo, è destinata incontrovertibilmente a perdere il diritto all’esazione. Secondo i giudici tributari della commissione tributaria provinciale di Catania con la sentenza 252/06/10, che ha accolto il ricorso del contribuente, la notifica di una cartella, verificatasi nel 2008, relativa ad imposte del 1997, è tardiva. La sentenza in materia tributaria, infatti, parte dal presupposto che il principio guida in materia di notifica è segnato inderogabilmente dal D.L. n. 106/2005 che obbliga uffici amministrativi e agenti della riscossione a seguirne le norme ivi dettate.  In conformità a queste norme, le cartelle devono essere notificate entro termini certi, a pena di decadenza. Inoltre i termini per la notifica valgono anche per il passato. Regola stabilita dalla Corte di cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 26104/2005, dove è statuito che la fissazione di specifici termini di notifica della cartella comportano l’applicazione di quegli stessi termini e di quelli dettati in via transitoria ai rapporti ancora pendenti.  In altre parole, poiché la norma introdotta nell’agosto del 2005 vale per il passato, nel 2008 non si sarebbe dovuta emettere alcuna cartella, per somme concernenti il 1997, che, in base alle predette norme, doveva poi essere annullata per decadenza dei termini. Secondo il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA,  ancora un’importante decisione dei Giudici tributari che dovrebbe indurre maggiore attenzione sia nei confronti degli agenti della riscossione che della P.A. che dovranno verificare tassativamente la tempestività della notifica delle cartelle onde evitare in primo luogo la lesione dei diritti dei cittadini che saranno soggetti a termini certi anche per esercitare puntualmente il proprio diritto alla difesa in merito al recupero delle somme pretese e quindi a limitare il sovraccarico degli uffici giudiziari.

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