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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘cartelle’

Su cartelle esattoriali dare risposte, basta rinvii

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2021

“Il governo nel prossimo decreto ristori prenda una decisione definitiva sulle cartelle esattoriali. La proroga al 31 gennaio 2021 dell’invio delle cartelle, non risolve il problema, semmai lo rimanda, e lo stesso farebbe un ulteriore allungo fino al 31 marzo, di cui pure si è parlato. Si è ipotizzato di rottamare le cartelle fino al 2019, ma anche questa opzione non risolve il problema delle cartelle affidate per la riscossione nel 2020, e che fino ad ora non sono state mai notificate a causa del blocco in vigore da marzo. Anche se si tratta di importi maturati nel periodo antecedente la pandemia, molte imprese e privati non sono nella condizione di poter pagare. Bisogna che lo Stato e il Fisco vadano loro incontro, altrimenti i bonus che si continuano ad erogare non hanno alcun senso se invece di ristorare i destinatari vanno di fatto girati all’Agenzia delle Entrate. Con il decreto Ristori 5 il governo è chiamato a risolvere la situazione, altrimenti come Fratelli d’Italia ci faremo carico di presentare proposte emendative in tal senso”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Nicola Calandrini, capogruppo in Commissione Bilancio.

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Cartelle esattoriali e pignoramenti, ulteriore sospensione

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

In conseguenza al persistere dell’emergenza correlata al Covid-19, un decreto legge entrato in vigore oggi 21 ottobre ha prorogato alcuni termini in ambito “riscossione”. Per quanto riguarda il pagamento delle cartelle esattoriali e’ stato nuovamente prorogato il termine, dal 15 ottobre al 31 dicembre 2020, con versamento del sospeso in un’unica soluzione entro il 31 gennaio 2021. La stessa proroga, originariamente sancita dal decreto “cura italia”, riguarda gli avvisi di accertamento esecutivi, gli avvisi di accertamento doganali e le ingiunzioni fiscali.Slitta anche la decadenza “allargata” per le rateizzazioni, introdotta a suo tempo dal decreto “cura italia” : per le rateizzazioni in essere alla data dell’8 marzo 2020 e per quelle ottenute da richieste presentate fino al 31 dicembre 2020, infatti, la decadenza (dalla dilazione) scatta in caso di mancato pagamento di dieci rate anziché cinque.Ulteriormente, slittano al 31 dicembre 2020 i pignoramenti esattoriali su stipendi e pensioni, già sospesi dal maggio scorso grazie al decreto “rilancio”.

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Rateizzazione bollette, multe, avvisi, cartelle, imposte: guida pratica dell’Aduc

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2013

In periodo di notevole mancanza di soldi da parte di molte persone, quando giunge una bolletta o una cartella -sperando che non si tratti di quelle cosiddette “pazze” che spesso arrivano, e che devono essere contestate- anche il pagamento di utenze e/o multe per violazioni di norme, e’ un problema. Prima di farsi prendere dalla collera e buttarle in un angolo, dove e’ molto facile che entrino nel “dimenticatoio”, e’ bene informarsi su come ottemperare ai propri impegni “senza levarsi il cibo di bocca” e magari dover poi affrontare una serie di peripezie per comunque pagarle, magari con importi raddoppiati. Per questo abbiamo preparato una scheda pratica che riassume metodi e tempi normativi per le rateizzazioni di bollette, multe, avvisi, cartelle, imposte.
A cura di Rita Sabelli, che e’ responsabile per l’Aduc in materia di aggiornamento normativo, la scheda prende spunto dalla recente entrata in vigore del DM ministero dell’Economia sulla rateizzazione straordinaria fino a 120 rate delle cartelle esattoriali: occasione per fare chiarezza sulle rateizzazioni ottenibili dall’utente/consumatore anche nella sua posizione di contribuente.La scheda e’ cosi’ articolata:
– Bollette: tlc, elettricita’ e gas, acqua. Dipende dai contratti.
– Verbali multe stradali: rateizzabili in massimo 60 rate, a determinate condizioni.
-Canone/imposta Rai: i pensionati con reddito non superiore a 18.000 euro possono scegliere di pagare il canone con una trattenuta dalla pensione, in massimo 11 rate.
– Avvisi di liquidazione: i cosiddetti “avvisi bonari” che possono scaturire dalle prime fasi dei controlli fiscali, automatici o formali, che riguardano le dichiarazioni obbligatorie (iva, dei redditi, etc.).
– Cartelle esattoriali e avviso di accertamento esecutivi: nei casi in cui il debitore possa dimostrare di essere in temporanea difficoltà finanziaria, con richiesta all’agente della riscossione che la concederà valutando liberamente il caso.
– Imposte da dichiarazione annuale: il saldo dovuto come da dichiarazione dei redditi e il primo acconto inerente le imposte dirette (IRPEF, IRES, IRAP), a condizione di aver esercitato l’opzione nella dichiarazione stessa. Fanno eccezione gli acconti di Novembre, che devono essere versati in un’unica soluzione. Anche per l’IVA a debito che scaturisce dalla dichiarazione annuale all’ordinario termine unico di versamento (16/3 dell’anno successivo a quello oggetto di dichiarazione).

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Equitalia e cartelle esattoriali

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2012

Ancora più cautele per i consumatori. Per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, sono molteplici, infatti, le sentenze che attribuiscono un sempre più stringente dovere di trasparenza a carico delle società incaricate della riscossione nazionale dei tributi. La mancata indicazione del procedimento di computo degli interessi e delle singole aliquote su base annuale, rende nulla la cartella esattoriale. E’ quanto disposto dalla Corte di Cassazione, con la sentenza 21 marzo 2012, n. 4516. Il caso riguardava un contribuente il quale aveva impugnato la cartella di pagamento con cui l’Ufficio di Padova aveva iscritto a ruolo le somme riportate in un avviso d’accertamento, oltre interessi. Il ricorso è stato accolto dalla CTP, e su ricorso di Equitalia Polis S.p.A., tale decisione è stata poi impugnata dinanzi alla CTR del Veneto, la quale ha statuito che la mancata sottoscrizione ed indicazione del responsabile del procedimento non invalidava la cartella, aggiungendo inoltre che l’omessa indicazione delle modalità di calcolo degli interessi, riportati solo nel totale, violava il diritto di difesa del contribuente e pertanto rendeva parzialmente illegittima la cartella.
Avverso tali sentenze, il contribuente e l’Agenzia delle Entrate hanno proposto ricorso in Cassazione.
Gli ermellini hanno respinto l’eccezione sollevata dal contribuente circa l’obbligo per l’ufficio di indicare il responsabile del procedimento visto che l’art. 7 della legge n. 212/2000, pur qualificando “tassativo” l’obbligo dell’indicazione del responsabile del procedimento negli atti dell’Amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione, non indica, in alcun modo, la sanzione connessa alla sua violazione.
D’altra parte, con l’unico motivo dedotto, il Fisco ha censurato che, nell’annullare la cartella esattoriale nella parte relativa agli interessi, i giudici d’appello avrebbero disatteso il principio secondo cui la cartella esattoriale notificata a seguito di accertamenti definitivi non necessita di motivazione, anche “nella parte relativa al calcolo degli interessi disciplinato puntualmente dall’art. 20 DPR n. 602/73”.
I giudici di legittimità, hanno giudicato inammissibile tale motivo di ricorso. In particolare, è stata condivisa la decisione dei giudici d’appello, secondo i quali “nella cartella viene riportata solo la cifra globale degli interessi dovuti, senza essere indicato come si è arrivati a tale calcolo, non specificando le singole aliquote prese a base delle varie annualità che nella fattispecie, vale sottolinearlo, essendo l’accertamento riferito all’anno d’imposta 1983, sono più di 23 anni calcolati”.
Sulla scorta di tali argomentazioni, l’operato dell’ufficio era ricostruibile “attraverso difficili indagini dovute anche alla vetustà della questione” che non competevano al contribuente che subiva in tal modo, una violazione del suo diritto di difesa.
Ha sostenuto la Suprema Corte a tal proposito, di alcun pregio sono state valutate le considerazioni svolte da parte ricorrente circa la non necessità della motivazione della cartella derivante da una sentenza passata in giudicato, né dal richiamo all’art. 20 del dPR n. 602 del 1973, essendo rilevante non la spettanza degli interessi, bensì il modo con cui è stato computato il totale contenuto nella cartella.
In conformità con la giurisprudenza di legittimità, secondo cui i motivi per i quali si richiede la cassazione devono presentare, a pena d’inammissibilità, i caratteri di specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata (Cass. n. 17125 del 2007), tale motivo è stato, quindi, dichiarato inammissibile.

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Cartelle esattoriali tramite Pec

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2010

Forse non tutti i consumatori sanno che nella “Manovra finanziaria correttiva”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 31 maggio u.s., vara una nuova modalità di notifica della cartella esattoriale, attraverso lo strumento della Posta Elettronica Certificata (PEC). Gli elenchi contenenti gli indirizzi PEC infatti sono consultabili non solo dalla Pubblica Amministrazione, ma anche dagli agenti della riscossione. La PEC – dichiara Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum – è un sistema di posta elettronica con valore legale. Il solo fatto di possedere un indirizzo PEC abilita l’utente a ricevere la posta elettronica certificata permettendo al contribuente di comunicare immediatamente con la Pubblica Amministrazione, senza la necessità di autorizzare preventivamente la ricezione dei messaggi. Pertanto, tutti coloro che hanno attivato una casella PEC – che per i consumatori non è obbligatoria ma opzionale e facoltativa – dovranno provvedere a controllarla periodicamente prestando la massima attenzione ai messaggi ricevuti, poiché in essa vi potranno confluire anche eventuali cartelle di pagamento! Adiconsum ricorda che la notifica delle cartelle esattoriali di pagamento tramite PEC si intende eseguita al momento della consegna all’indirizzo certificato a prescindere dall’avvenuta lettura di essa da parte del contribuente.

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Class action della Cgil romana contro la Gerit

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2010

“Non ci sorprende più niente ormai. La Gerit, infatti, non è nuova a questo genere di iniziative che già in passato hanno creato situazioni poco chiare. In questo caso specifico la legge è ineccepibile e non mi sembra ci sia molto da interpretare: se le contravvenzioni non sono state notificate come richiesto dopo cinque anni cadono in prescrizione. Invito la Gerit a essere molto accorta, altrimenti è lecito che nelle persone possa insinuarsi il dubbio che tali provvedimenti siano un malcelato tentativo di recuperare fondi”. È quanto sostiene il vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori, Oscar Tortosa, commentando la notizia che la Cgil romana è intenzionata a promuovere una class action contro la Gerit, la società statale di recupero crediti, emittente di numerose cartelle che richiedono il pagamento di sanzioni la cui origine è già prescritta. Almeno secondo i legali del sindacato capitolino che sta valutando la fattibilità giuridica di una causa collettiva, volta a difendere i cittadini da questa sorta di ‘sanatoria’, poiché nelle lettere recapitate agli abitanti si offrono pagamenti agevolati. “Io mi rivolgo al sindaco Alemanno, che in qualità di primo amministratore della città dovrebbe intervenire per fare chiarezza sul caso”, prosegue l’esponente regionale del partito fondato da Antonio Di Pietro, aggiungendo che: “Se qualcuno ha delle colpe per le mancate notifiche esigo che se ne assuma la responsabilità. A meno che l’amministrazione comunale non abbia intenzione di fare cassa attraverso questo sistema, racimolando denaro che poi, puntualmente, viene mal impiegato invece di sopperire ai bisogni più urgenti della città. Perciò – precisa Tortosa mettendo il suo punto esclamativo sulla vicenda -, ben venga l’azione legale della Cgil in difesa dei cittadini, perché poi sono sempre le categorie più deboli e indifese che soccombono ai deficit o alle irregolarità delle istituzioni”.

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Cartelle pazze, niente scuse

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2009

I contribuenti Italiani non accettano le ennesime scuse da Equitalia. Chiedono al Ministro dell’Economia Tremonti fatti concludenti e ricordano quando lo stesso Ministro nel lontano 2003 disse di fronte al TG1: “Mi dispiace, mi scuso io per tutto questo, per il disagio causato ai cittadini” per “avvisi pazzi” e “cartelle pazze”. Le cartelle pazze sono “il geniale prodotto delle esattorie e dei concessionari”. “Attendiamo un provvedimento urgente del governo per fermare il fenomeno delle cartelle pazze e ristabilire la fiducia con i contribuenti italiani. Il sistema informatico di Equitalia non riconosce e non blocca le cartelle sbagliate – afferma Vittorio Carlomagno – presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Se è vero che i vertici di Equitalia hanno riconosciuto questi macroscopici errori, abbiano ora il buon gusto di rassegnare le proprie dimissioni, senza attendere auspicabili provvedimenti disciplinari”. Rinnovamento già atteso dopo la recentissima ed esemplare condanna di Equitalia Polis (già Gest Line) al pagamento di € 1.465.384,00, con rivalutazione e interessi emessa dalla Corte dei Conti Sezione Seconda Giurisdizionale Centrale d’appello con la sentenza n. 28 del 2009 nella quale la quale la stessa Corte affermava che:“Nessun dubbio sussiste sul fatto che il concessionario non ha affatto curato con la necessaria diligenza l’organizzazione e il funzionamento del servizio di riscossione, vigilando adeguatamente sull’attività dei dipendenti. Infatti, solo una grave mancanza di controlli sull’operato degli Ufficiali della riscossione ha permesso la compilazione di verbali attestanti ricerche di contribuenti o di beni pignorabili mai effettuate, in numero giornaliero abnorme rispetto alle concrete possibilità o in giorni in cui gli ufficiali della riscossione erano assenti dal servizio”. Se i contribuenti dell’Emilia Nord piangono, quelli di Napoli non ridono. Sul fenomeno delle cartelle pazze la Procura di Napoli ha avviato da tempo le indagini curate dal P.M. Valeria Gonzales y Royero per l’ipotesi di abuso d’ufficio nell’attività di riscossione, con la richiesta di interdizione dai pubblici uffici per alcuni dirigenti di Equitalia.

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