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Casa Testori presenta: Persona

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Novate Milanese (MI sabato 9 giugno 2018 ore 18, Casa Testori (largo Angelo Testori, 13) inaugurazione Persona di Filippo Berta e Christian Fogarolli a cura di Carlo Sala con performance A nostra immagine e somiglianza di Filippo Berta (in mostra dal 10 giugno al 22 luglio 2018
ingresso libero, orari: martedì – venerdì 10.00-13.00 14.00-18.00; sabato, domenica 15.00-20.00) E’ il secondo appuntamento della rassegna Pocket Pair, che occupa il piano terra della dimora natale di Giovanni Testori.
I due artisti hanno lavorato attorno al tema che è evidenziato dal titolo “Persona”. Un titolo semplice che però evidenzia una questione capitale per il nostro tempo. Qual è lo spazio di libertà che l’individuo ha rispetto ad un contesto sempre più omologato, che tende ad incasellarlo in schemi prestabiliti? In che modo l’arte riesce ad essere un’affermazione ostinata di questo spazio di libertà? Naturalmente il tema vive delle sollecitazioni che vengono da un personaggio come Giovanni Testori, che è nato e ha abitato tutta la vita in questo luogo, un intellettuale irriducibile ad ogni incasellamento e che ha sempre messo la “persona” al centro della sua poetica e delle sue prese di posizioni pubbliche. Per questo i due artisti nel progettare la mostra, che fa ricorso a tanti mezzi espressivi come fotografie, sculture, installazioni, opere video, hanno preso spunto da alcuni risvolti biografici dello stesso Testori.
In occasione della mostra, gli autori propongono due lavori inediti sulla base delle suggestioni ricevute dal luogo e dal pensiero testoriano. Christian Fogarolli, nella nuova opera del progetto Stone of madness (2018), si rifà alle credenze di area nordeuropea del tardo Medioevo e Rinascimento (ma anche presenti nella civiltà preistoriche) che imputavano le devianze comportamentali, come follia o stranezza, alla presenza di una pietra nel cranio umano. Il lavoro è composto dalla fotografia analogica di un encefalo con una pietra incastonata al suo interno, una fluorite, che modifica il proprio tono cromatico grazie all’intervento dello spettatore invitato a interagire con uno strumento a luce ultravioletta.
Nel lavoro di Filippo Berta è la messa in scena di piccoli gesti quotidiani a far emergere la conflittualità e le tensioni insiti nel rapporto tra uomo e società. La serie di video e fotografie è l’esito di performance collettive dove azioni all’apparenza banali assumono un valore allegorico per smascherare il conformismo diffuso: nel dittico Just One (2017) il manto di lana di una pecora – bianco, di una bellezza uniforme – è tosato per allestire un elogio dell’imperfezione. Il tema del fallimento diviene metaforico in lavori come Allumettes 2 (2013), Forma perfetta (2017) o Sulla retta via (2014): quest’ultimo presenta un gruppo di persone che tenta di camminare in fila indiana seguendo il fugace confine tra la terra e il mare definito dalle onde. Una linea che si spezza continuamente evidenzia così l’impossibilità per l’uomo di trovare un equilibrio tra la sua primigenia natura emotiva e l’aspetto razionale necessario all’adesione al corpo sociale. In Déjà vu (2008) la sfida apparentemente ludica del tiro alla corda tra sei coppie di gemelli porta a una riflessione sulla competitività insita al nostro vivere.
Christian Fogarolli, ripercorrendo il rapporto tra arte e discipline scientifiche, indaga il sottile confine tra normalità e devianza insieme al carattere arbitrario delle relative categorizzazioni. Quest’aspetto è particolarmente evidente nel lavoro Leaven (2017), composto da una teca contenente i manuali pubblicati negli Stati Uniti dal 1952 al 2015 per classificare le malattie mentali che rendono palese come, negli ultimi cinquant’anni, un ristretto gruppo di studiosi ha determinano il concetto (assai mutevole) di “normalità” per l’intero genere umano. L’immaginario scientifico si riverbera in vari lavori: dalla scultura Midólla (2017) che trasferisce analogicamente sul marmo un’immagine di inizio Novecento raffigurante il midollo spinale di un malato mentale a Placebo (2018), giocata sulla relazione tra naturale e artifizio, fino a Misura di prevenzione (2017), una installazione che ricorda lo strumento della livella ad acqua usata fin dall’antichità, figurando così il concetto di squilibrio chimico, oggi considerato alla base di alcuni disturbi mentali. Infine, la scultura Loose (2017), dove lo spettatore deve relazionarsi con l’opera per riuscire pian piano a cogliere l’immagine-identità che emerge da un gioco di rifrazioni in una superficie specchiante.
Sabato 9 giugno alle 18.00 durante il vernissage il piano sotterraneo di Casa Testori ospiterà la performance inedita di Filippo Berta A nostra immagine e somiglianza.

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Casa Testori presenta Iscariotes di Matteo Fato e Nicola Samorì

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

Novate Milanese: sabato 7 aprile dalle ore 18.00 Apertura al pubblico: 8 aprile – 6 maggio 2018 Casa Testori (largo A. Testori 13). La mostra è il primo appuntamento della rassegna Pocket Pair, attraverso cui il piano terra della dimora natale di Giovanni Testori viene affidato a cinque curatori incaricati di selezionare due artisti ciascuno, una scelta che corrisponde alla propria scommessa sul talento artistico.
La prima proposta è affidata a Alberto Zanchetta. «Ho raccolto la sfida e ho deciso di giocare due assi», afferma il direttore del MAC di Lissone, il quale ha deciso di invitare due artisti dal curriculum importante e legati da una comune riflessione sulla disciplina pittorica e quella scultorea.
Nel percorso espositivo le opere di Fato e Samorì si intrecciano e si sovrappongono alla memoria di Casa Testori attraverso un allestimento che sottolinea affinità tematiche tra i due artisti, che per l’occasione hanno realizzato una serie di lavori ad hoc ispirati alla passione testoriana per la pittura. Iscariotes è il titolo scelto per questa mostra, che è al tempo stesso affermazione, ripensamento, rifiuto, trasformazione, accettazione dell’appartenenza a una tradizione.
Scrive Alberto Zanchetta: «L’apostolo Giuda incarna quell’apostasia e quell’apologia che appartiene sia a Matteo Fato, sia a Nicola Samorì. E proprio come Giuda, anche le Belle Arti possono essere indotte al suicidio e alla loro redenzione. Sotto l’egida di un sacrificio che non resterà impunito, la mostra viene siglata dalla parola Iscariotes, un nome proprio che si aggiunge alla triangolazione che coinvolge gli artisti e il curatore. Il mefistofelico orgoglio del non serviam (tradire cioè la tradizione) converte il peccato di vanità in una virtù; anziché rassicurare lo sguardo, i due artisti cercando di sobillarlo con disfatte e trionfi, cedevolezze e resistenze, intermittenze e persistenze. Dipinti, sculture, disegni, collage e incisioni stabiliscono infatti un’affinità [s]elettiva, dove analogie e accidentalità rivelano una contiguità d’intenti, che però si biforca su un versante di tenebra e di turbamenti, nel caso di Samorì, o in un crinale luminoso e numinoso, nel caso di Fato. Le contra[ddi]zioni che si manifestano scorrendo lo sguardo da un autore all’altro mettono in evidenza un’iconoclastia che non consiste più nel distruggere le immagini, ma vieppiù nel produrne di nuove che – in una spirale infinita – confinano le precedenti nell’oblio. Se queste opere incarnano un “peccato”, di certo è dispensato dal rimorso e tenta al contrario di far affiorare il rimosso; in questo senso si devono leggere anche gli omaggi che ambo gli artisti dedicano a Giovanni Testori, intervenendo su libri o dipinti da lui amati e qui completamente tra-sfigurati. Come se non bastasse, gli ambienti della casa testoriana vengono assunti non tanto a semplice con/testo espositivo, bensì come un sotto/testo delle stesse opere (tra suggestioni ed echi spettrali, i soffitti, i caminetti, le pavimentazioni e le nicchie vengono sviscerati attraverso un inesauribile carotaggio di immagini mnemoniche o mediatiche). Con questa mostra, Matteo Fato e Nicola Samorì ripensano le discipline tradizionali, le rivoltano come un guanto, rispecchiandosi l’uno nell’altro. Un incontro e un confronto che ha impresso il nome dell’Iscariota”. Accompagna la mostra un catalogo con immagini di allestimento.

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