Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘caserma’

Apologia di fascismo in caserma?

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2011

“A seguito di una delibera del Consiglio di base della rappresentanza militare della caserma «Salvatore Pisano»  di Capo Teulada (Cagliari) nella quale viene riferito che «che fermo restando il diritto di ogni militare di avere una propria idea politica e di poterla liberamente rappresentare secondo quanto previsto dalle norme appare improprio che in locali della caserma compaiano immagini, rappresentazioni, eccetera a sfondo politico che possano in alcuni casi configurare reato» il deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) ha presentato una interrogazione a risposta scritta (4-11486) indirizzata al Ministro della difesa  per chiedere chiarimenti  per conoscere «quali siano stati gli immediati provvedimenti adottati, e se sia stata interessata l’autorità giudiziaria competente al fine di verificare la sussistenza del reato di apologia del fascismo e gli eventuali responsabili.». Personalmente ci domandiamo – e domandiamo al Ministro La Russa – se difronte a un Governo che ha abolito il reato di banda armata, dove dei suoi esponenti hanno presentato una proposta di legge con cui di fatto mirano ad eliminare il reato di apologia del fascismo, dove si chiede con un disegno di legge di creare degli eserciti/milizie regionali, se il Governo si stia rendendo conto che quelli che si ostinano a sostenere che l’Italia è una Repubblica democratica e che questo Governo non è un “regime” sono ormai una sparuta minoranza.”. Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale e cofondatore del Pdm e Luca Marco Comellini, Segretario del, partito per la tutela dei diritti di militari e delle forze di polizia (Pdm).Fascismo Regime politico guidato da Benito Mussolini, stabilito in Italia dal 1922 al 1943, fondato sulla dittatura di un partito unico, la repressione degli oppositori, l’esaltazione nazionalista e il corporativismo. Secondo la Costituzione della Repubblica Italiana, Disposizioni Transitorie e Finali XII: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. E come si afferma nella Legge 20 giugno 1952, n. 645: “Art. 1 – (Riorganizzazione del disciolto partito fascista). Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, princìpi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”.

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Violenze in caserma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

“Ogni atto di violenza contro un altro essere umano è un fatto deprecabile e fra questi quelli di natura sessuale sono tra i più odiosi. Se poi questi atti sono commessi da chi indossa una divisa allora assumono sicuramente una rilevanza che non può essere ignorata. Adesso è opportuno evitare ogni sorta di strumentalizzazione politica o per scopi professionali degli episodi di violenza sessuale che hanno coinvolto militari e lasciare a chi ha il dovere di accertare i fatti il necessario tempo e spazio per poter  stabilire le verità.” Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm).

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Questa fabbrica non è una caserma o è il contrario?

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 gennaio 2011

Abbiamo sentito ripetere in questi giorni,  nel contesto del dibattito sull’accordo  sottoposto a referendum tra gli operai di FIAT Mirafiori, che la fabbrica “non è una caserma”.  Lo ha affermato il segretario generale della  CGIL Susanna Camusso. Qualche tempo fa era stato il presidente Fini, in piena bagarre interna al  PDL, a sostenere che il partito “non è una caserma”… Questo mi ha fatto riflettere su come sia ancora radicata nella società e  nella politica, l’idea della “Caserma” intesa non come luogo di lavoro,  seppur specifico, bensì come un contesto in cui la disciplina e l’ordine sono  le uniche basi su cui si fonda la quotidiana funzione del militare. Ebbene, sappiamo che la Confederazione guidata dalla Camusso, è impegnata da anni sul fronte dei diritti costituzionali da riconoscere ai  cittadini militari mentre, il Presidente Fini, più volte ha sottolineato  l’impegno dei militari nella difesa della democrazia dentro e fuori i confini  nazionali. Quindi anche in loro persiste quell’idea: la caserma come  “limite invalicabile” che racchiude un mondo separato dalla  società. Eppure in quelle caserme c’è chi, in questi giorni, forse ha pensato che sarebbe stato bello avere la possibilità di potersi esprimere con un referendum, sulle proprie condizioni professionali e sulla necessità di avere forme di rappresentanza più adeguate. A lungo, è stata avallata l’idea che, la limitazione di taluni diritti fosse  necessaria per non compromettere l’imparzialità delle FF.AA., la loro  coesione, l’efficienza basata sulla disciplina ecc., consolidando nel tempo,  anche nella società civile e tra le forze politiche, l’idea che – diritti come  Dignitá, Uguaglianza e Libertá – fossero i qualche modo fattori  pericolosi per la “tenuta” delle FF.AA. Mentre si è del tutto “cloroformizzata” la tesi contraria, ovvero che – privando gli operatori del Comparto dei loro più elementari diritti – di  fatto si accentua la loro separazione dalla società di cui fanno parte e dove  svolgono  compiti molto delicati che richiederebbero, invece, una  maggiore consapevolezza democratica.
Forze armate sempre più separate e marginali, possono diventare  funzionali a progetti di una società più conflittuale.  Abbiamo davanti a noi lo scenario di una Italia divisa in cui la crisi potrà  accentuare l’emersione di tensioni di tipo sociale, economico, ecologico,  etnico e dove, senza politiche sociali e senza tutela dei diritti, si possono  determinare modi di vivere diversi e inconciliabil e ingiustizie che possono  scivolare nella accettazione della illegalità come male minore, nella  violenza, nel razzismo e nell’intolleranza. In quest’ottica non è un caso la normalizzazione dell’utilizzo di militari  nelle più svariate emergenze, anche di ordine pubblico, proposti  mediaticamente come una panacea per i mali dell’Italia. Occorre rimettere al centro il “Lavoro militare” che miopi classi  dirigenti, si sono illuse di poter ignorare o peggio di poter cancellare nella  sua dignità e nella sua funzione sociale, derubricandolo dall’agenda  politica del Paese. I cittadini militari – dal canto loro – debbono far sentire la loro voce,  perché c’è un limite alla delega passiva e alla compressione dei diritti  sociali rigettando la solitudine del calcolo politico che li vuole ridurre a  numero o, peggio, a compiacenti esecutori dei desideri dei partiti e potenti  di turno; Esiste un nucleo fondamentale di diritti che appartengono all’individuo e  che va assunto come punto fondamentale per tutti. La caserma non è una fabbrica, ma davanti ai suoi muri, non può fermarsi il DIRITTO. (Antonella Manotti Direttore del Giornale dei Militari – in sintesi)

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Sabrina forse in carcere dopo l’interrogatorio

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2010

“Sabrina Misseri, cugina di Sarah Scazzi, al termine dell’interrogatorio fiume al quale è stata sottoposta nella caserma dei Carabinieri di Manduria, potrebbe essere condotta direttamente in carcere. Le esigenze cautelari deriverebbero, infatti, dal rischio di inquinamento delle prove”. E’ quanto apprende l’emittente salentina TeleRama da fonti vicine agli inquirenti.

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Riaprire caserma Tor bella Monaca

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2010

Roma. “Trovo incredibile che la destra si riempia la bocca con slogan demagogici sulla sicurezza, mentre chiude i presidi della polizia e taglia i fondi alla giustizia” quanto dichiara Claudio Bucci, Consigliere dell’Italia dei Valori alla Regione Lazio, in merito all’imminente chiusura della Caserma della Polizia dello Stato che insiste sul territorio di Tor Bella Monaca. “Seicento metri quadri di uffici e locali, attrezzature moderne e in ottime condizioni chiusi da anni, ma il Viminale continua a pagare canone di locazione, riscaldamento, energia elettrica e addirittura le pulizie: dal 2003 il Ministero dell’Interno non vuole riaprire, pur essendo necessario. In compenso sono già arrivate notifiche di sfratto alle sette famiglie di dipendenti della polizia ivi alloggiate” prosegue Bucci “I problemi non si esauriscono qui: un dato su tutti, nel Municipio interessato vi è la presenza di un poliziotto ogni 1845 abitanti. Un assurdo se lo si confronta con il rapporto nel I Municipio: un poliziotto ogni 219 abitanti”. “La politica di questa Giunta abbandona sempre di più a sé stessa la periferia, lasciandola in balia di disagi infrastrutturali e situazioni di sicurezza emergenziali” continua il Consigliere IDV. “Prendere le impronte ai bambini rom non è la soluzione dei problemi legati alla sicurezza nella Capitale, come fa intendere invece Alemanno” conclude Bucci “Occorre dare le giuste risorse alle forze dell’ordine ed impedire la chiusura dei presidi della Polizia, soprattutto in modo scellerato, andando a colpire zone già fortemente penalizzate con alta densità di criminalità”.

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Il codice etico del militare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2009

Leonardo Bitti Delegato Cocer Categoria “C” sez E.I in una sua lettera ha messo il punto alcuni aspetti che riguardano il comportamento del militare in divisa e nella vita civile che riproduciamo per sommi capi: “Per i militari -egli scrive – non è proibito aderire ai partiti politici. E’ vietato, invece, fare attività e propaganda politica all’interno di un’infrastruttura militare, o farla in divisa qualificandosi come militare, oppure per ricoprire il ruolo di scrutatore o presidente di seggio. La libera uscita, al contrario, non è una concessione ma è un diritto cioè quello di uscire dalla caserma che è il luogo di lavoro per recarsi dove uno meglio crede sino all’inizio della successiva giornata lavorativa. La licenza è, anche questa, un diritto irrinunciabile del lavoratore sancito, per altro, dalla Costituzione. In questi casi, quindi, il termine “concessione” è improprio sebbene, nella fattispecie pratica, non si voglia far entrare questa logica pure nelle licenze per maternità e paternità o allattamento, o parentali, o per lo studio ecc. Colui che firma queste tipologie di licenze riconosce il diritto a beneficiarne ma, sicuramente, non è una mera concessione”.  “Ritengo  – osserva Bitti – che il militare possa maturare tale distinguo e scindere la differenza tra la concessione, quale può anche essere invece il passi per macchina o l’alloggio ASC in caserma per il personale in SPE, gli orari allo spaccio ecc., e non definendola tale per la frequenza a corsi scolastici o universitari, al volontariato ad iscriversi a partiti e partecipare all’attività politica in qualità di consiglieri comunali o circoscrizionali. Si tratta di un impegno etico e civile che consente al militare di acquisire nozioni importanti e di confrontarsi con le varie realtà socio-culturali e di farsi  apprezzare per ciò che la vita militare offre in termini di dirittura morale. “Questo lo scrivo – osserva Bitti – poiché sento dire che negli ambienti militari si limitano i diritti fondamentali dell’individuo, (cosi come avviene con la limitazione della libertà personale con la consegna semplice e di rigore)”.  E soggiunge: “Come sai in questi giorni si sta discutendo in parlamento una legge quadro sulle missioni all’estero e sto provando a far passare il principio che l’indennità di missione sia uguale per tutti e maggiormente per i gradi più bassi che risultano poi essere quelli che pagano il maggiore tributo di sangue. Lo stesso discorso vale per i moduli abitativi per evitare in futuro che si ripeta quanto già è accaduto in Macedonia negli anni 99’/2000 dove solo gli ufficiali e sottufficiali e carabinieri erano alloggiati in moduli abitativi, mentre la truppa era confinata, in 250, negli hangar e con letti a castello alcuni senza materasso o addirittura alloggiati in tenda, con uno schelter bagni multifunzionale e super mega tecnologico uno ogni 100 persone, praticamente in 70 cmq ci stava il lavello, il water e la doccia, che nella realtà dei fatti altro non era che la turca con una griglia a ribalta sopra e una piccola doccia per lavarsi. Scena vista e rivista in Bosnia nel 96’ e in Iraq del 2003/2004”.

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I quaranta giorni inutili delle ronde

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2009

E’ stato troppo comodo. – dice Franco Maccari Segretario Generale del  Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia, lasciare i poliziotti a piedi per mancanza di soldi per la  manutenzione delle volanti. Troppo comodo lasciare i poliziotti in caserma per il blocco degli straordinari. La risposta dei cittadini adesso dovrebbe essere “vi rimboccate le maniche e riorganizzate la Polizia di Stato, i Carabinieri e quant’altro esiste, assegnando loro stipendi dignitosi e mezzi adeguati”, facendo in modo che gli Operatori di Polizia facciano il mestiere per i quali sono stati assunti, preparati e delegati dallo Stato, ossia garantire la sicurezza dei cittadini. Cosa ne penserebbe un malato che aspettando di essere operato da un chirurgo finisse sotto i ferri di un farmacista?”  si chiede il leader del Sindacato Indipendente di Polizia, che continua –  “Le ronde, come ha denunciato più volte il Coisp, avranno ben pochi effetti tangibili sull’abilità dello Stato di combattere i comportamenti criminali; però c’è da scommettere che i “pruriti” violenti e forcaioli di gran parte della popolazione saranno ben soddisfatti. Tra l’altro, questi aspiranti miliziani, che ancora parlano, non si sono accorti che il decreto “ronde” è una presa in giro che pian piano sta venendo fuori se è vero come è vero che proprio nel Nord Est a 40 giorni dal decreto Maroni le domande di autorizzazione sono a zero. Dopo 40 giorni possiamo affermare senza tema di smentita – conclude il Segretario Generale del Coisp – che questo è stato  l’ennesimo bel colpo propagandistico e ad effetto di scarsa efficienza. E siamo d’accordo, almeno stavolta, con l’onorevole D’Alema quando afferma, come ha fatto oggi a Venezia, che la sicurezza va garantita fornendo il carburante necessario alle auto delle Forze dell’Ordine. C’e’ un contrasto tra la pretesa di mettere la sicurezza al centro delle politiche pubbliche e scelte che poi penalizzano la sicurezza stessa dei cittadini.”

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Stanziamenti caserma cc

Posted by fidest press agency su sabato, 8 agosto 2009

Roma, Campidoglio. “La notizia che in assestamento di bilancio sono stati stanziati più di 200mila euro per la predisposizione di una caserma dei Carabinieri al Trullo rappresenta un atto tangibile che i residenti da tempo attendevano in termini di sicurezza e un messaggio importante che la politica da in termini di coerenza e concretezza al cittadino”, così dichiara in una nota Augusto Santori, consigliere del PDL del Municipio XV. “Ringraziamo quindi il Sindaco Alemanno che ha dato coerente seguito a quanto aveva annunciato in conseguenza di fatti di sangue che avevano purtroppo caratterizzato il Trullo, la migliore risposta che si poteva dare all’immobilismo della sinistra e alle chiacchiere della giunta Paris ”, conclude la nota di Santori.

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