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Posts Tagged ‘casi’

Tumori in Italia: ogni giorno mille nuovi casi

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

Il nostro Paese è leader a livello internazionale nelle ricerche sull’immuno-oncologia, che sta cambiando le prospettive di cura in molti tumori in fase avanzata. L’Italia infatti è fra i primi al mondo nelle sperimentazioni in questo campo, che rientra nell’oncologia di precisione, un approccio che mira a offrire il farmaco “giusto” al paziente “giusto” al momento “giusto”, migliorandone così l’efficacia e la qualità di vita. E la combinazione delle terapie immuno-oncologiche, anche con la chemioterapia e con la terapia mirata, sta evidenziando risultati importanti in tumori difficili da trattare in fase avanzata, come quelli del polmone, del rene, gastrico e dell’esofago, senza dimenticare il mesotelioma e il melanoma.

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Covid-19: Oltre mille i casi positivi nelle scuole

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

Sono almeno 1120 gli istituti scolastici in cui si è verificato almeno un caso di positività al Covid19. E 99 sono quelli “in cui tra i banchi è scoppiato un focolaio, con almeno due casi collegati tra loro”. Le scuole superiori sono le più colpite (il 31,8%), seguite dall’Infanzia (23,9%), dalla primaria (21%) e dalla secondaria di primo grado (20,5%). I dati numerici sono tratti da una mappa dei contagi nelle scuole, la piattaforma elaborata da due universitari, Lorenzo Ruffino e Vittorio Nicoletta, che hanno messo a punto un database che si aggiorna in tempo reale. Cresce il rischio contagio. Secondo i dati contenuti sino ad oggi dal database dei due universitari, in continuo aggiornamento, sono 1.056 le scuole (in tutta Italia ci sono 8mila istituti) dove finora si è registrato almeno un caso di positività al Coronavirus: in 780 casi gli istituti sono rimasti aperti, con classi di alunni e docenti in quarantena, mentre in 169 casi non si è riusciti a ricostruire i fatti. Dalla mappa, inoltre, emerge che i casi positivi nel 77,8% dei casi sono studenti, nell’10,6% docenti. Una parte non citata riguarda comunque anche il personale Ata, come è accaduto in almeno una scuola di Roma. A livello regionale, in cima per istituti colpiti c’è la Lombardia (222), seguita da Veneto (169), Toscana (113) e Emilia Romagna (109).

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Cresce in Italia il numero di nuovi casi di tumori genitourinari

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

Nel 2019 in totale 81.500 uomini e donne sono stati colpiti da cancro della prostata, vescica, rene e testicolo. Rispetto allo stesso dato del 2015 si è evidenziato un aumento del 7%. I pazienti che vivono con una di queste quattro neoplasie sono oltre 932mila pari a ben il 27% di tutti i malati oncologici residenti nel nostro Paese. E’ quanto emerge durante l’ultima giornata del XXX congresso nazionale della SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica) che quest’anno si svolge esclusivamente on line a causa della pandemia da Covid-19. “Negli ultimi anni registriamo anche un aumento delle neoplasie urologiche nei pazienti con meno di 50 anni – afferma il dott. Alberto Lapini, Presidente Nazionale SIUrO. Dal congresso virtuale della SIUrO arriva anche un appello per rendere disponibile un nuovo trattamento per il carcinoma del rene metastatico. “A nostro avviso va riconosciuta quanto prima la rimborsabilità alla combinazione nivolumab ed ipilimumab – aggiunge il dott. Giario Conti, Segretario Nazionale SIUrO -. Fin dal 2017 i due farmaci immunoterapici hanno ottenuto risultati clinici importanti che sono stati poi confermati da numerosi studi. Il vantaggio si è reso evidente nel sottogruppo di pazienti definiti a prognosi intermedia e sfavorevole che hanno una malattia più aggressiva e una minore attesa di vita. Rappresentano circa il 75% di tutti i casi registrati nel nostro Paese. Si tratta di un trattamento non certo risolutivo ma sicuramente capace di aumentare la quantità e qualità di vita nonché le possibilità di guarigione. Chiediamo quindi a tutti gli attori coinvolti: Agenzia Italiana del Farmaco, Ministero della Salute e azienda produttrice di riprendere le trattative. Questo permetterebbe inoltre alla comunità oncologica italiana di innalzare gli standard di cura a livello di quelli degli altri paesi europei e nordamericani”. “Nel tumore del rene la ricerca medico-scientifica sta facendo grandi passi in avanti dopo anni di sostanziale immobilismo – sottolinea il dott. Renzo Colombo, Vice Presidente SIUrO -. E’ una neoplasia che ogni anno fa registrare oltre 3.100 casi tra uomini e donne con meno di 50 anni. Si rende quindi necessario rendere quanto prima disponibili, anche nel nostro Paese, terapie innovative in grado di dare nuove chances a tutti i pazienti, anche quelli più ‘giovani. Quello dell’attenzione ai malati di queste neoplasie è uno degli obiettivi della SIUrO anche attraverso il portale tumorigenitourinari.it che SIUrO ha promosso e che sta riscuotendo grande successo”.

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Mesotelioma: Stimati nuovi casi in Italia nel 2019

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

L’immunoterapia diventa personalizzata per combattere il mesotelioma pleurico, il cancro che colpisce la sottile membrana che riveste la pleura e che è associato all’esposizione, professionale o ambientale, all’amianto. La nuova frontiera è rappresentata dall’immunoterapia a base di cellule dendritiche: queste ultime sono ricavate con un prelievo di sangue dal paziente, vengono elaborate in laboratorio attraverso una complessa procedura, addestrate a stimolare la risposta immunitaria e poi reinserite nel corpo del malato. Ogni paziente riceve una dose “su misura” di cellule dendritiche stimolate in laboratorio. Per sperimentare il nuovo approccio, parte uno studio europeo che vede, come unico centro italiano coinvolto, la Clinica Oncologica dell’Università Politecnica delle Marche – Ospedali Riuniti di Ancona. Lo studio si chiama DENIM (Dendritic Cell-based immunotherapy to treat Malignant Mesothelioma) ed è svolto in 6 strutture europee: oltre a quella marchigiana, l’Erasmus University Medical Center di Rotterdam (centro coordinatore), il Netherlands Cancer Institute di Amsterdam, lo University Hospital Antwerp (UZA) in Belgio, l’Università di Leicester nel Regno Unito e il Centre Hospitalier Régional Universitaire di Lille in Francia. Saranno coinvolti 230 pazienti, di cui 30 ad Ancona, e il termine della sperimentazione è previsto a dicembre 2021. Nel nostro Paese, nel 2019, sono stati stimati 1.800 nuovi casi di mesotelioma (1.300 uomini e 500 donne).
“L’immunoterapia a base di cellule dendritiche si distingue dall’immunoterapia utilizzata finora con successo in neoplasie come il melanoma, il tumore del polmone e del rene, perché parte dal paziente e ritorna al malato passando attraverso una complessa procedura in laboratorio. Per questo, possiamo definirla più moderna e precisa – afferma la Prof.ssa Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Politecnica delle Marche e Direttore della Clinica Oncologica Ospedali Riuniti di Ancona -. Ad oggi non esiste una terapia curativa per il mesotelioma. A differenza di altri tumori solidi, anche in caso di diagnosi precoce, il trattamento chirurgico non ha impatto sulla sopravvivenza a causa dell’elevato tasso di recidive locali. Pertanto, nella maggior parte dei casi, il primo approccio terapeutico è di tipo farmacologico tramite chemioterapia. Dal 2004, il regime chemioterapico di combinazione (cisplatino/carboplatino con l’antifolato pemetrexed) è considerato lo standard di cura in prima linea ad intento palliativo. Ad oggi, non ci sono altri regimi terapeutici approvati. Non vi sono neppure standard terapeutici per il trattamento di mantenimento della risposta ottenuta con la chemioterapia in prima linea, né standard di cure approvati nelle linee successive. Lo studio DENIM nasce, quindi, per i pazienti che rispondono alla chemioterapia ed è finalizzato a modulare la risposta immunitaria per mantenere e consolidare i benefici ottenuti”.
Si tratta di uno studio randomizzato, in aperto, di fase 2/3 in pazienti adulti affetti da mesotelioma pleurico e che hanno ottenuto controllo di malattia con la chemioterapia di prima linea. È previsto il confronto di due opzioni di trattamento dopo la chemioterapia standard: immunoterapia a base di cellule dendritiche insieme alla migliore terapia di supporto rispetto alla sola terapia di supporto.
Nel nostro Paese, la sopravvivenza a 5 anni è pari all’8,5%. L’età media alla diagnosi è di 70 anni, senza differenze di genere. Più del 90% dei casi di mesotelioma registrati è a carico della pleura, i restanti interessano principalmente il peritoneo e il pericardio. L’Italia è uno dei Paesi al mondo maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie correlate all’amianto. Questa condizione è la conseguenza dell’ampio utilizzo di questo minerale, quantificabile a partire dal dato di 3.748.550 tonnellate prodotte nel nostro Paese nel periodo dal 1945 al 1992 e 1.900.885 tonnellate importate nella stessa finestra temporale. La produzione, lavorazione e vendita di amianto sono vietate in Italia dal 1992. Informazioni in merito al protocollo potranno essere richieste al team di professionisti (dott.ssa Zelmira Ballatore, medico referente e dott.ssa Alessandra Lucarelli e dott.ssa Michela Burattini data manager) che seguono il protocollo presso la Clinica Oncologica di Ancona

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Bambini scoliosi

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Nell’età adolescenziale colpisce 2 ragazzi su 100 fra i 12 e i 16 anni, mentre in quella infantile si dimostra più raramente, può presentarsi sotto l’anno di vita e rappresenta infatti solo l’1-2% di tutti i casi accertati. In tutti i casi se viene curata adeguatamente solo 2 bambini su mille rischiano conseguenze gravi.La scoliosi è la deformità più comune della schiena, una patologia che insieme al ginocchio valgo (le cosiddette ginocchia ad X) e al piede piatto rappresentano le principali e più comuni deformazioni del sistema scheletrico che possono insorgere nei bambini e ragazzi in età pediatrica e pre-adolescenziale.Ma come prevenirle e curarle? E come evitare che tali patologie persistano fino a richiedere interventi invasivi come il busto per la scoliosi o l’intervento chirurgico correttivo delle ginocchia?La Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT) in occasione della Giornata Mondiale della Fisioterapia celebrata oggi, spiega come un adeguato programma fisioterapico, successivo ad uno scrupoloso e tempestivo screening ortopedico, sia importante già in età infantile e adolescenziale, tale da scongiurare l’aggravarsi di tale patologie e il ricorso a strumenti invasivi.“La fisioterapia non è una risorsa solo per gli adulti – spiega il prof. Francesco Falez, presidente SIOT – al contrario, la terapia della riabilitazione nei bambini e negli adolescenti è diffusa ed importante come nell’età adulta e può spesso riguardare problematiche neurologiche congenite, comportamentali e disturbi motori di vario genere come conseguenza di patologie neonatali o perinatali. Di fronte a patologie infantili e peri-adolescenziali quali la scoliosi, il ginocchio valgo ed il piede piatto – continua Falez – in fase iniziale è fondamentale uno screening ortopedico che delinei poi un programma fisioterapico adeguato, che nelle mani di un terapista della riabilitazione competente può rappresentare un validissimo strumento per migliorare queste condizioni del bambino prima che possano peggiorare”.La scoliosi è una condizione che fa curvare la colonna vertebrale. Ne esistono diversi tipi che colpiscono bambini e adolescenti, ma nella maggior parte dei casi è di carattere è “idiopatica”, cioè che la causa esatta non è nota. La maggior parte dei casi di scoliosi idiopatica si verifica tra i 10 anni e il momento in cui si completa l’accrescimento. È una condizione raramente dolorosa e le piccole curve spesso passano inosservate ai bambini e ai loro genitori e vengono rilevate per la prima volta durante uno screening scolastico o durante un controllo regolare con il pediatra. In molti casi le curve della scoliosi sono modeste e non richiedono trattamento, ma nella fase di crescita potrebbero peggiorare e portare a un busto correttivo.Il ginocchio valgo, cioè le gambe ad X, è una deviazione angolare delle gambe che nel 98% dei casi si autocorregge entro il settimo anno di vita. Tuttavia, il fattore genetico può influenzare sfavorevolmente l’evoluzione naturale di questa deformità. La familiarità è un elemento importante da valutare anche nel caso del piede piatto, patologia spesso associata al ginocchio valgo, che può avere un’origine congenita. Anche in questo caso, prima che tali deformità diventino troppo accentuate da richiedere, con la crescita, interventi più importanti come l’utilizzo di plantari, o addirittura interventi chirurgici, peraltro risolutivi nei casi più gravi, occorre affidarsi ad un programma fisioterapico.“Anche per queste patologie – conclude Falez – dopo un screening dello specialista ortopedico e una diagnosi puntuale, è necessario accedere ad un programma riabilitativo che comprende sia esercizi di allungamento (stretching), sia di natura propriocettiva che possono aiutare durante la crescita del bambino a migliorare la forma delle ginocchia e del piede”.

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100 casi di Erythema Pernio-like

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Sono stati raccolti e documentati in 20 giorni tra i nostri iscritti: un’anomala frequenza di una sintomatologia sovrapponibile a quella dei cosiddetti geloni, problema già poco comune in età pediatrica nella stagione invernale, ma residuale in primavera e comunque mai osservato con questa incidenza. Si tratta di insolite lesioni eritemato-edematose dei piedi (in particolar modo sulla superficie dorsale delle dita e nelle linee di confine plantare), ed in minor misura delle mani, con caratteristiche cliniche del tutto simili aquelle dell’Eritema Pernio”. Ad annunciare l’esito dell’indagine clinico-epidemiologica tra gli iscritti alla Federazione Italiana Medici Pediatri, il suo Segretario Nazionale alle Attività Scientifiche ed Etiche, Mattia Doria. “Si tratta –riferisce Giuseppe Ruggiero, Coordinatore Nazionale del Gruppo di Studio di Dermatologia Pediatrica della FIMP – di manifestazioni eritemato-edematose di colore rosso violaceo, che abbiamo potuto rilevare mediante esame fisico diretto o indirettamente, esaminando immagini trasmesse con i comuni sistemi di messaggistica o via email.I maschi sono risultati maggiormente interessati (64%) e l’età media complessiva è risultata di 12,5 anni. Il 40% dei casi è stato segnalato tra Sicilia e Campania. Il tempo medio dall’esordio dei sintomi alla segnalazione è stato di 13,87 giorni. In nessuno dei soggetti è stata rilevata una storia precedente di lesioni simili né una recente esposizione al freddo. Ad essere più colpite le estremità degli arti, con solo due casi che interessavano il viso. In 61 pazienti sono stati segnalati sintomi locali (almeno uno tra dolore, bruciore e prurito), mentre in 16 erano presenti anche sintomi extra-cutanei, in particolare febbre e mal di gola”. “Non sappiamo – segnala Doria – se queste lesioni Erythema Pernio-Like possano essere correlate all’epidemia di Covid-19.Solo alcuni dei pazienti osservati, per lo più privi di altri sintomi, hanno avuto la possibilità di accertamentidi laboratorio. Tuttavia, la coincidenza cronologica dei due eventi e la possibilità che fra i meccanismi patogenetici della infezione da Covid-19 possano rientrare alterazioni vascolari, lascia spazio alla non ancora verificata ipotesi che la comparsa di lesioni a carico delle estremitàErythema Pernio-Like possa rappresentare una espressione cutanea di questa infezione nel bambino”.“Occorreranno certo maggiori studi clinici ed epidemiologici – conclude Doria – per verificare la possibile correlazione fra insorgenza di lesioni Erythema Pernio-like (mai osservate in questa misura prima del febbraio 2020) e l’infezione da Covid-19 e magari per usare la manifestazione cutanea come campanello d’allarme di una positività.I Pediatri di Famiglia italiani, con il gruppo di studio di Dermatologia della FIMPcontinueranno a monitorare il fenomeno, per il quale rimane aperta la raccolta dei casi attraverso i canali istituiti dalla Federazione. Per procedere con una diagnosi differenziale ed eventualmente evitare il contagio, qualora fosse dimostrata la correlazione con Covid-19, invitiamo le famiglie a continuare a seguire le nostre indicazioni attraverso il triage telefonico. Ma vogliamo rassicurare i genitori: che si sia intervenuti con trattamenti farmacologici o che si sia invece attesa una risoluzione spontanea, le lesioni sono benigne e il decorso clinico al momento è favorevole”.

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Coronavirus: oltre 208 mila i casi stimati in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

I casi confermati al 26 marzo sono 80.539, ma quanti sono davvero i casi di infezione da coronavirus in Italia? La Fondazione GIMBE ha stimato i casi non identificati tenendo conto che:
• In Italia i tamponi vengono effettuati prevalentemente sui soggetti sintomatici e, esaminando solo la punta dell’iceberg, la gravità di COVID-19 viene ampiamente sovrastimata
• La distribuzione di gravità della malattia è verosimilmente sovrapponibile a quella delle coorte cinese: 81% casi lievi, 15% ospedalizzati e 5% in terapia intensiva (JAMA, 20 febbraio 2020)
Sulla base di queste assunzioni si stima che la parte sommersa dell’iceberg contenga quasi 128.000 casi lievi non identificati per un totale di oltre 208.000 casi. DI conseguenza:
• la piramide si “ricompone” riducendo sia la percentuale di pazienti ricoverati e in terapia intensiva, sia del tasso di letalità che scende al 3,9%
• l’elevato numero dei soggetti infetti non identificati conferma la validità delle misure di distanziamento sociale

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Coronavirus, i primi due casi in Italia. Conte: nessun allarme

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

Anche in Italia arrivano, dopo giorni di falsi allarmi, i primi due casi di coronavirus. La notizia arriva nel corso del vertice a Palazzo Chigi. “Abbiamo due casi accertati di Coronavirus in Italia” – ha annunciato in una conferenza stampa convocata all’improvviso, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – che ha anche reso noto la chiusura del traffico aereo da e per la Cina. I due casi accertati sono due turisti cinesi che sono venuti nel nostro paese nei giorni scorsi e che si erano sentiti male ed erano stati portati allo Spallanzani dove erano in osservazione da ieri. “Lo Spallanzani è la Bibbia in questo settore – ha detto Conte – e non c’è nessun motivo di creare panico e allarme sociale. Domani mattina ho convocato un Cdm in cui adotteremo ulteriori misure in modo da mettere tutte le strutture competenti a disposizione, ivi compresa la protezione civile”. Intanto sono partite le verifiche per ricostruire il percorso dei due turisti cinesi e “per isolare i loro passaggi, per evitare assolutamente – ha aggiunto Conte – qualsiasi rischio ulteriore rispetto a quello già accertato”. Che ci potessero essere dei casi anche in Italia “è un fatto abbastanza normale – ha detto da canto suo il ministro della Salute Roberto Speranza – se pensiamo alla statistica, visto che in Europa ci sono già dieci casi. Era abbastanza probabile, lo dicevano già da tempo i nostri scienziati presenti al tavolo della task force. La situazione è seria ma non bisogna fare allarmismi, la situazione è totalmente sotto controllo”. “Il sistema sanitario italiano è uno dei migliori del mondo – ha detto ancora il ministro – voglio ringraziare i medici e gli infermieri che anche in coordinamento con le Regioni ci consentono di assicurare la giusta sicurezza ai nostri cittadini. In queste ore faremo tutte le verifiche del caso per tracciare il percorso di queste due persone nel nostro Paese e ci sono tutte le condizioni per riconoscere che la situazione è sotto controllo”. “Per superare il rischio di panico e allarme non c’è altro che fidarsi delle autorità competenti. Posso assicurarvi – ha voluto sottolineare ancora Conte – che in questo momento siamo in Italia nella linea di massimo rigore in funzione preventiva. Siamo nella condizione di poter tranquillizzare tutti i cittadini. La situazione è assolutamente sotto controllo. Ma non significa che ci stiamo appagando nelle prime misure. Sono fiducioso che la situazione rimarrà confinata”. I due turisti cinesi ricoverati in isolamento, “sono in buone condizioni e questo ci fa pensare che non ci siano persone esposte” ha detto il direttore scientifico dello Spallanzani di Roma Giuseppe Ippolito sempre nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi. Ippolito ha assicurato che “al momento sembra non ci siano rischi” di focolai. Intanto la coppia di turisti soccorsa ieri nell’albergo di via Cavour era in Italia da circa 10 giorni. La stanza in cui alloggiavano marito e moglie è stata sigillata per consentire alla Asl di effettuare la decontaminazione ed è già stata attivata la sorveglianza sanitaria sulle persone venute in contatto con la coppia. (fonte: doctor33)

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Aumentano i casi di violenza nei luoghi di lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Se ne è parlato a Madrid al secondo seminario: “Violenza sul lavoro: come proteggere i lavoratori vittime”, organizzato dalla Confederazione dei Sindacati Indipendenti Europei (CESI) in collaborazione con i suoi membri spagnoli e finanziato dall’Unione Europea. All’evento era presente anche una delegazione ANIEF, in rappresentanza di CISAL e CONFEDIR, che ha partecipato attivamente al seminario, durante il quale è stata illustrata la situazione attuale in diversi settori, sia del pubblico che del privato, individuando le migliori prassi, proponendo campagne di sensibilizzazione e richiedendo politiche e normative dedicate. In base a quanto espresso dai relatori, risulta che la violenza sul posto di lavoro contro i lavoratori del settore pubblico è un fenomeno in aumento in Spagna e nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea. Secondo il 2014 EU-OSHA Indagine europea fra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti (ESENER 2), il 67% del personale nei settori dell’istruzione e dei servizi sociali nel paese deve confrontarsi quotidianamente con una utenza problematica. Nella pubblica amministrazione il tasso si attesta al 62%. Secondo gli esperti, i dati vengono sostanzialmente confermati nel panorama dei Paesi dell’Unione Europea, dove violenza verbale e fisica, molestie sessuali e cyberbullismo costituiscono le principali minacce alla sicurezza e salute del lavoratore che spesso manifesta una certa riluttanza nella denuncia e condivisione delle violenze subite. Solo il 40% delle istituzioni dichiara di avere attivato procedure idonee per la gestione e la prevenzione dei casi di violenza. La CESI si pone, dunque, un triplice obiettivo. In primo luogo dovrebbe essere oggetto di una ampia campagna di sensibilizzazione il ruolo dello Stato nella tutela dei dipendenti pubblici. In secondo luogo, sarebbe necessario migliorare gli strumenti di prevenzione e repressione dei fenomeni di violenza sul posto di lavoro con una maggiore attenzione verso le vittime. Infine, sarebbe auspicabile lo sviluppo di una legislazione più efficiente per migliorare la sicurezza sul lavoro, nonché una più efficace difesa degli interessi e dei diritti delle vittime, prevedendo anche sanzioni più rigorose per gli atti di violenza commessi contro i dipendenti pubblici.
Le idee e le proposte emerse nel corso dei lavori saranno fatte proprie dal sindacato Anief e portati all’attenzione dei tavoli di contrattazione nazionali per la tutela dei lavoratori della scuola, un comparto nel quale sempre più spesso si manifestano atti di violenza.

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I casi gestiti da telefono azzurro

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

In oltre 30 anni di attività Telefono Azzurro attraverso la linea gratuita 1.96.96 ha dato ascolto a quasi 75mila bambini e adolescenti e gestito oltre 20mila casi attraverso il numero 114, dedicato alle emergenze. Attualmente le richieste di aiuto da gestire sono il triplo rispetto all’avvio del servizio, per questo la onlus, che nel corso degli anni ha ampliato le modalità di ascolto implementando anche una chat e un numero WhatsApp, ha lanciato la Campagna Sms Solidale “Il vero ascolto”, che sarà attiva dal 10 al 23 febbraio e che è finalizzata proprio a potenziare il Centro Nazionale di Ascolto, ovvero il nucleo di raccolta delle segnalazioni. In particolare, attraverso un sms o una chiamata da rete fissa al 45592 sarà possibile donare 2, 5 o 10 euro e aiutare Telefono Azzurro a potenziare il servizio di ascolto e gestione delle richieste di aiuto di bambini e adolescenti.
Nel solo 2018 Telefono Azzurro ha gestito, complessivamente, 1416 casi attraverso la linea per le emergenze 114 e 2794 casi attraverso la linea 1.96.96. La maggior parte delle segnalazioni riguarda casi di abuso e violenza. Negli ultimi anni stanno, tuttavia, emergendo in maniera sempre più insistente problematiche legate al mondo di internet. Nel 2018, in particolare, Telefono Azzurro ha gestito attraverso la linea telefonica gratuita 1.96.96 oltre 250 casi relativi al web, che hanno coinvolto principalmente pre-adolescenti e adolescenti di sesso femminile. Nella nota in allegato dati dettagliati e percentuali.

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Casi di tumore in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

tumore metastaticoSono 369mila i nuovi casi di tumore in Italia stimati nel 2017 (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine), nel 2016 erano 365.800. È un vero e proprio boom di diagnosi di cancro del polmone fra le donne: 13.600 nel 2017 (+49% in 10 anni), dovuto alla forte diffusione del fumo fra le italiane. Crescono in entrambi i sessi anche quelli del pancreas, della tiroide e il melanoma; in calo, invece, le neoplasie allo stomaco e al colon-retto, grazie anche alla maggiore estensione dei programmi di screening. E oggi oltre 3 milioni e trecentomila cittadini (3.304.648) vivono dopo la diagnosi, addirittura il 24% in più rispetto al 2010. Poi, una conferma: il cancro colpisce più al Nord della Penisola, ma al Sud si sopravvive di meno.
È questo il censimento ufficiale, giunto alla settima edizione, che fotografa l’universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) e della Fondazione AIOM, raccolto nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017” presentato oggi all’Auditorium del Ministero della Salute in un convegno nazionale. “L’incidenza è in netto calo negli uomini (-1.8% per anno nel periodo 2003-2017), legata principalmente alla riduzione dei tumori del polmone e della prostata, ed è stabile nelle donne, ma si deve fare di più per ridurre l’impatto di questa malattia, perché oltre il 40% dei casi è evitabile – afferma il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. Ormai è scientificamente provato che il cancro è la patologia cronica che risente più fortemente delle misure di prevenzione. Migliaia di studi condotti in 50 anni hanno dimostrato con certezza il nesso di causalità fra fattori di rischio quali gli stili di vita sbagliati (fumo di sigaretta, sedentarietà e dieta scorretta), agenti infettivi, a cui può essere ricondotto l’8,5% del totale dei casi (31.365 nel 2017), esposizioni ambientali e il cancro. Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per combatterlo, come l’immunoterapia e le terapie target che si aggiungono alla chemioterapia, chirurgia e radioterapia. Tutto questo, unito alle campagne di prevenzione promosse con forza anche da AIOM, si traduce nel costante incremento dei cittadini vivi dopo la diagnosi. Lo scorso anno si temeva che il nostro sistema sanitario non riuscisse a reggere le conseguenze economiche dovute all’arrivo dei nuovi trattamenti. Siamo riusciti ad evitare questo rischio grazie al Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi che ci ha permesso di garantire a tutti i pazienti le migliori cure disponibili. Per questo rilanciamo anche per il 2018 la richiesta di proroga del Fondo con risorse dedicate”. “La conoscenza dei dati presentati in questo volume – spiega il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nella prefazione – potrà rendere più facile e incisiva l’azione di miglioramento del livello delle prestazioni e dei servizi, in particolare per lo sviluppo dei percorsi e delle reti oncologiche, garanzia di uguale accesso, tempestività, qualità e appropriatezza sia negli iter diagnostici che nelle cure per tutti i cittadini in tutte le Regioni. Ricerca clinica e traslazionale, umanizzazione, rapporto medico-paziente, informazione e prevenzione sono alcune tra le parole chiave da conoscere ed implementare per chi ha compiti di responsabilità nei confronti dei cittadini ammalati di tumore”. Nel 2014 (ultimo dato ISTAT disponibile) sono stati 177.301 i decessi attribuibili al cancro. Le neoplasie rappresentano la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi) dopo le patologie cardio-circolatorie (37%). Il tumore che ha fatto registrare nel 2014 il maggior numero di decessi è quello al polmone (33.386), seguito da colon-retto (18.671), mammella (12.330 decessi), pancreas (11.186) e stomaco (9.557). “La mortalità, – sottolinea la dott.ssa Stefania Gori, presidente eletto AIOM -, continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori, quali la prevenzione primaria (in particolare la lotta al tabagismo), la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in termini di efficacia e di qualità di vita in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato. Più pazienti hanno lunghe sopravvivenze e più persone guariscono dal cancro: e questo è un importante risultato di sanità pubblica”. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni nelle donne raggiunge il 63%, migliore rispetto a quella degli uomini (54%), in gran parte determinata dal tumore del seno, la neoplasia più frequente fra le italiane, caratterizzata da una buona prognosi. I cittadini che si sono ammalati nel 2005-2009 hanno una sopravvivenza migliore rispetto a chi è stato colpito dalla malattia nel quinquennio precedente sia negli uomini (54% vs 51%) che nelle donne (63% vs 60%). Le percentuali più alte a 5 anni si registrano in Emilia-Romagna e Toscana sia negli uomini (56%) che nelle donne (65% donne). “Un bilancio nel suo complesso fortemente positivo – continua il prof. Pinto – perché, anche con minori risorse economiche disponibili in percentuale del PIL rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale, la sanità pubblica italiana raggiunge questi importanti risultati. La bestia nera in termini di mortalità in entrambi i sessi riguarda ancora il tumore del pancreas (solo 8% i pazienti vivi a 5 anni dalla diagnosi)”. Le 5 neoplasie più frequenti nel 2017 nella popolazione sono quelle del colon-retto (53.000 nuovi casi), seno (51.000, in crescita solo nelle fasce di età dove si è avuto un ampliamento dello screening, cioè fra i 45-49 anni e nelle over 70), polmone (41.800), prostata (34.800) e vescica (27.000). E si conferma, anche dal Rapporto 2017, un’Italia a due velocità. “Emerge una forte difformità tra il numero di nuovi casi registrati al Nord rispetto al Centro e Sud sia negli uomini che nelle donne – spiega la prof.ssa Lucia Mangone, presidente AIRTUM -. In particolare, al Nord ci si ammala di più rispetto al Sud. Il tasso d’incidenza tra gli uomini è più basso dell’8% al Centro e del 17% al Sud/Isole rispetto al Nord e per le donne del 5% e del 18%. Alla base di queste differenze vi sono fattori protettivi che ancora persistono al Sud, ma anche una minore esposizione a fattori cancerogeni (abitudine al fumo, inquinamento ambientale ecc). Per contro, al Sud si sopravvive di meno: nelle regioni meridionali, dove gli screening oncologici sono ancora poco diffusi, non si è osservata la riduzione della mortalità e dell’incidenza dei tumori della mammella, colon-retto e cervice uterina”. “Nel mondo il ruolo delle infezioni croniche è considerato responsabile del 16% di tutte le neoplasie – afferma la dott.ssa Gori -. Per l’Europa questa stima è pari al 7%, simile a quanto evidenziato per l’Italia (8,5%). Nel nostro Paese è stato calcolato che, tra i tumori dovuti a agenti infettivi, l’Helicobacter pylori è causa del 42%, il virus dell’epatite B e C del 35%, il virus del papilloma umano (HPV) del 20%. Nel complesso quasi 4.400 casi ogni anno sono riconducibili all’HPV, ma oggi è disponibile un’arma fondamentale per combatterlo, la vaccinazione. In Italia è offerta gratuitamente e attivamente alle dodicenni in ogni Regione dal 2007-2008. Inoltre, tra le vaccinazioni previste nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza e nel Piano nazionale Vaccini 2017-2019 ora vi è anche quella contro l’HPV nei maschi undicenni”.
“I cittadini devono essere sensibilizzati sull’importanza di aderire alle campagne di prevenzione – conclude il dott. Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM -. Lo dimostrano i risultati ottenuti grazie all’estensione del programma di screening colorettale, quello più recentemente implementato in Italia. A livello nazionale fino al 2005 le esperienze di screening colorettale erano sporadiche, ma in seguito hanno avuto ampia diffusione. L’incremento è stato notevole, passando da una copertura di poco più del 10% nel 2005 a quasi il 75% nel 2015. L’efficacia di questi programmi è tanto maggiore quanto più elevata è l’adesione all’invito. Il dato del 2015 non è, però, del tutto soddisfacente: complessivamente solo il 43% degli invitati ha aderito, con notevoli differenze fra Nord (53%), Centro (36%) e Sud (25%). Serve ancora molto impegno su questo fronte”.

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Aumentano casi di ictus: +2% in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 aprile 2017

ictus-cerebraleSono circa 200mila i casi di ictus in Italia, di cui l’80% primi eventi e il 20% recidive, con un incremento del 2% circa in più l’anno rilevato dalle recenti statistiche sul campo. La causa è legata all’invecchiamento: poiché l’età media in Italia si sta innalzando, la tendenza è verso un aumento della sua incidenza. Nel contempo, però, si è ridotta la mortalità nella fase acuta: questo comporta un aumento della prevalenza, ossia la gestione dei pazienti che sopravvivono e rappresentano la quotidianità per chi si occupa di riabilitazione.”Un paziente su tre mostra un disturbo di un linguaggio dopo un ictus dovuto alla lesione delle aree del linguaggio: é la conseguenza di una lesione celebrale generalmente localizzata nella metà sinistra del cervello. Parlare, ricordare, leggere può diventare un’impresa – spiega il Prof. Stefano Paolucci, Direttore UOC Fondazione S. Lucia IRCCS di Roma – e deve essere trattato in maniera adeguata. Quello che risulta ancora complesso è stabilire un trattamento che risulti omogeneo tra tutti gli specialisti nella cosiddetta medicina basata sull’evidenza. Quale dunque il trattamento ideale? Esistono alcune tecniche classiche, come anche stimolazioni magnetiche e farmacologiche, per affrontare il problema, ma non ci sono dati certi sulla terapia ideale”.
Se ne parla a Pisa, presso il Palazzo dei Congressi, in occasione del 17° Congresso Nazionale della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica – SIRN, che si conclude stasera, presieduto dalla Prof.ssa Caterina Pistarini Direttore Istituti Clinici Scientifici Maugeri Genova Nervi. Al centro del confronto la prevalenza della malattia dell’ictus, le conseguenze per la disabilità del paziente, il ruolo della robotica. “Si va dalle neuroscienze alle abilità cliniche – dichiara la Prof.ssa Pistarini – Sono tematiche strettamente legate anche all’esperienza dell’Università di Pisa, che ha sempre dato un grande impulso alle attività di neuroriabilitazione della Società”.
Come si può ridurre il rischio di ictus? “Occorre monitorare costantemente pressione e cuore – suggerisce il Prof. Paolucci – Bisogna sempre seguire il giusto trattamento terapeutico; svolgere una costante attività sportiva, va bene anche una passeggiata a passo spedito di 20 minuti; seguire una dieta mediterranea; evitare di fumare. Nella nostra esperienza abbiamo casi di ictus che hanno colpito giovani e giovanissimi, laddove però le concause si rinvengono in problemi cardiovascolari. In caso di ictus, la finestra di intervento in cui agire terapeuticamente è di 4/5 ore: entro 3 ore occorre arrivare al Pronto Soccorso. E’ necessario un intervento immediato, chiamando il 118, perché il primo soccorso possa indicare, dopo il triage, quale struttura ospedaliera coinvolgere per l’intervento. Le stroke unit, unità dedicate al trattamento nelle primissime fasi, non sono distribuite in maniera omogenea nel territorio nazionale”.La telemedicina viene in aiuto per mantenere e migliorare le prestazioni del paziente a casa dopo la dimissione del trattamento riabilitativo. “Il paziente – spiega la Dr.ssa Donatella Bonaiuti, Direttore Reparto Neuroriabilitazione Ospedale San Gerardo di Monza – non si sente in tal modo abbandonato ed è motivato a mantenere, con la propria attività, i risultati del training riabilitativo appena terminato. Questo è possibile con l’ausilio di sensori che vengono indossati e registrano l’attività quotidiana, monitorata dal paziente e, a distanza, dallo specialista senza ulteriori disagi, e con la precisione delle tecnologie wireless e l’utilizzo di terminali e device economici di ultima generazione”.
Dagli studi scientifici degli ultimi dieci anni emerge un continuo e crescente interesse per sistemi robotici per la riabilitazione e l’assistenza. Un numero sempre maggiore di robot per queste applicazioni di grande impatto sociale è utilizzato in sperimentazioni cliniche e in alcuni casi in terapie riabilitative sempre più consolidate, grazie alle evidenze scientifiche che ne hanno dimostrato sicurezza per i pazienti, alta affidabilità ed efficacia del trattamento (in molti casi ancora parziale).
Gli ultimi sviluppi si focalizzano verso i sistemi robotici indossabili (esoscheletri) e l’integrazione tra robot e tecniche di stimolazione muscolare (ad es. la stimolazione elettrica funzionale) e tecniche di neuromodulazione. Le sperimentazioni in corso sono moltissime, presso centri clinici in Italia e all’estero, ed hanno differenti obiettivi: alcuni si focalizzano sulle prestazioni motorie dell’arto superiore, altri sul recupero del cammino. “I pazienti che possono utilizzare i sistemi robotici per la riabilitazione – spiega Stefano Mazzoleni, ricercatore presso l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – sono potenzialmente tutti quelli affetti da patologie neurologiche che causano disordini del movimento, dell’equilibrio e della postura. Solo però dopo un’ampia e solida sperimentazione clinica che rispetti i principi rigorosi della metodologia di ricerca si possono evidenziare i possibili benefici e le limitazioni dei vari tipi di trattamento. Infine i trattamenti che hanno dimostrato efficacia e validità devono poi essere riconosciuti all’interno dei percorsi riabilitativi “ufficiali” da parte delle istituzioni competenti in materia sanitaria (Ministero della Salute, Sistemi Sanitari Regionali)”.”In Italia – spiega il Prof. Stefano Mazzoleni – ci sono vari ospedali e centri clinici che utilizzano tecnologie robotiche per la riabilitazione post-ictus e si trovano sull’intero territorio nazionale. Il suggerimento è di rivolgersi al proprio medico di famiglia, mettersi in contatto con un fisiatra presso l’azienda sanitaria locale o con i responsabili della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN) per avere informazioni dettagliate. (foto: paolucci, pistarini)

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Epatite A da frutti di bosco surgelati. Raddoppiati i casi

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 agosto 2013

Raddoppiati i casi di epatite A in persone che hanno consumato frutti di bosco surgelati. La notizia viene da Epicentro, il portale dell’epidemiologia della sanita’ pubblica (1). Le indagini di laboratorio sugli alimenti, fino a ora condotte presso la rete degli Istituti zooprofilattici sperimentali (Iizzss) tra i quali principalmente l’Izsler, hanno permesso di isolare il virus dell’epatite A (Hav) su 4 diversi campioni di frutti di bosco surgelati corrispondenti ad altrettanti prodotti mix a base di ribes rossi, mirtilli neri, more e lamponi. In seguito al riscontro di positività (2) in 4 campioni (Mix Bosco Reale lotto 13036 della ditta Asiago Food; 2 Mix Bosco Buono della ditta Green Ice lotto 13015 e lotto 13079; mix frutti di bosco della ditta Erica) è stata lanciata un’allerta non solo al territorio nazionale ma a tutti gli Stati membri della Ue che ha consentito di ritirare dal commercio i lotti contaminati e di avviare la raccolta informativa sulla tracciabilità dei prodotti e delle materie prime. Consigli? Sarebbe opportuno sospendere il consumo di frutti di bosco surgelati in attesa di ulteriori indagini.(fonte aduc)

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Aumentano i casi di tumore correlato a infezioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2012

Sono circa 2 milioni i casi di cancro causati ogni anno da agenti infettivi: per questo l’applicazione dei metodi esistenti di sanità pubblica per la prevenzione delle infezioni, come le vaccinazioni, il ricorso a metodi di iniezione più sicuri, l’uso di trattamenti antimicrobici, potrebbero determinare un impatto sostanziale sul futuro carico di cancro a livello mondiale. Ne è convinto il gruppo di Martyn Plummer, dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione (Francia), autore di una revisione e di un’analisi sintetica degli studi su virus, batteri e parassiti identificati come forti fattori di rischio per specifiche forme tumorali, fornendo così un update sul tema. Per gli agenti infettivi carcinogeni presi in considerazione gli studiosi hanno calcolato una frazione attribuibile di popolazione (Paf) del pianeta, utilizzando stime sull’incidenza di cancro nel 2008. Su 12,7 milioni di nuovi casi di cancro occorsi in quell’anno, il Paf per agenti infettivi è stato di 16,1%; ciò significa che circa 2 milioni di nuovi casi di cancro sono attribuibili a infezioni. Questa quota è più elevata nei Paesi meno sviluppati (22,9%) rispetto a quelli più avanzati (7,4%), passando dal 7,4% dell’Africa sub-Sahariana al 32,7% di Australia e Nuova Zelanda. Helicobacter pylori, virus dell’epatite B e C, e Papillomavirus umano sono risultati responsabili di 1,9 milioni di casi. Nelle donne il cancro della cervice uterina ha rappresentato circa la metà del carico di cancro correlato a infezione, mentre negli uomini, con i tumori dello stomaco ed epatici, la cifra corrispondente è salita oltre l’80%. Da notare, infine, che circa il 30% dei casi tumorali attribuibili a infezioni avviene in persone più giovani di 50 anni. Lancet Oncol, 2012 May 8. [Epub ahead of print fonte doctornews33 ]

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Bologna: due casi di dengue

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2010

Rilevati a Bologna, in zona Corticella, due casi di dengue importati. I casi sospetti erano stati segnalati al Dipartimento di Sanità Pubblica il 9 settembre dall’Ospedale S.Orsola. Si tratta di una coppia che si era recata per una vacanza in Cambogia e Thailandia, dove ha contratto la malattia, trasmessa con tutta probabilità da una puntura di zanzara infetta. Al ritorno in Italia ha presentato i tipici sintomi: febbre alta, dolori articolari e muscolari, spossatezza. Immediatamente attivate le misure di profilassi. E’ in corso la disinfestazione dell’area circostante la casa delle persone colpite, come da specifico protocollo regionale. Sono state, inoltre, impartite istruzioni sulle principali misure di protezione dalle punture di zanzara, in modo da prevenire l’insorgenza di eventuali casi secondari. Le misure protettive infatti richiedono di proteggersi dalle punture, utilizzando sulla pelle prodotti insetto-repellenti e nell’ambiente prodotti che allontanino le zanzare (come zampironi e piastrine).
La dengue è una malattia infettiva virale, che normalmente ha un decorso benigno con una fase acuta di circa una settimana. In alcuni casi la convalescenza può essere caratterizzata da una prolungato senso di spossatezza. La terapia è di tipo sintomatico e serve soprattutto a ridurre i dolori. Le condizioni di salute delle due persone, di età compresa tra 35 e 40 anni, sono in via di miglioramento.

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In Abruzzo casi di melanoma

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2010

Chieti 17 luglio, dalle ore 9 nell’Aula Magna delle Palazzine Sebi in via dei Vestini si parlerà di melanoma in occasione del primo Incontro abruzzese di Dermatologia promosso dalla Clinica Dermatologica dell’Ospedale teatino. Parteciperanno dermatologi, radiologi, medici di medicina generale, anatomopatologi che illustreranno l’epidemiologia del melanoma in Italia e in Abruzzo e le terapie più aggiornate in materia.
In Abruzzo ogni 100mila abitanti si registrano 14,1 casi di melanoma, tumore maligno che ha origine dai melanociti della cute e delle mucose: è quanto risulta dai dati di una ricerca epidemiologica, basata sui registri degli istituti di anatomia patologica, secondo la quale l’età media dei pazienti al momento della diagnosi è di 45 anni. Più colpite sono le donne (58,8%). Generalmente il tronco è la regione corporea interessata più di frequente (30.7%), seguita dagli arti inferiori (25.94%) e da viso e collo (16.42%). Il dato abruzzese è in linea con altre regioni del Centro, come la Toscana (15,8 casi ogni 100mila abitanti per gli uomini, 16,5 per le donne) e le Marche (12,4 per gli uomini e 16,8 per le donne), ma è superiore rispetto ad analoghe indagini effettuate in alcune province dell’Italia Meridionale, come Salerno (6,9 per gli uomini, 6,8 per le donne) e Napoli (rispettivamente 4,2 e 4,0). La Clinica Dermatologica di Chieti, diretta dal professor Antonello Tulli, dal 2004 a oggi ha effettuato 116 interventi per il linfonodo sentinella in pazienti affetti da melanoma. Si tratta di una tecnica fondamentale per la stadiazione del melanoma maligno avente uno spessore inferiore a un millimetro. L’eventuale positività del linfonodo sentinella, ovvero del primo linfonodo drenante dalla lesione tumorale cutanea, permette di effettuare l’asportazione precoce della catena linfonodale locoregionale con un netto miglioramento della prognosi a 5 anni.

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Parlamento europeo: piccole imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2010

Le micro-imprese potrebbero essere esentate da obblighi in materia d’informativa finanziaria grazie ad una modifica della legislazione UE in materia di diritto societario che sarà votata dai deputati mercoledì. Tali esenzioni, se approvate, dovrebbero comunque ricevere l’approvazione dei singoli Stati membri per entrare in vigore e le imprese dovrebbero in tutti i casi registrare leloro transazioni commerciali e la loro situazione finanziaria.

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