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Il caso Salvini tra politica e magistratura

Posted by fidest press agency su domenica, 26 agosto 2018

L’argomento sul piano politico e giuridico ha una certa fascinazione nel comune sentire popolare. Ci ricordano Aristotele e Montesquieu e la loro idea della tripartizione delle funzioni fondamentali dello Stato (legislativa, esecutiva, giudiziaria) al fine di evitare che potesse essere minacciata la libertà. Non ci soffermiamo, per ragioni di spazio, ad una diversa separazione dei poteri teorizzati da Locke e ancora prima ai tempi di Bracton, nel tredicesimo secolo, tra il potere governativo e quello giudiziario. Oggi lo scenario, pur essendo mutato, risente il disagio derivante dalla mancata consapevolezza, da parte degli addetti ai lavori, che la stessa espansione globale del mercato abbia provocato la progressiva erosione dei sistemi democratici nazionali. Non solo. Se delimitiamo il nostro ragionamento al caso italiano dobbiamo pensare alle masse e al loro diverso carattere che attribuiscono allo Stato e ai suoi rapporti mediati dalla politica tra i suoi organi rappresentativi e di governo nell’ambito delle specifiche competenze e in relazione alle loro possibili conflittualità tra poteri. Oggi non c’è legge o dettato costituzionale che sia immune dalla perdita delle sue certezze per cui lo stesso diritto, che definisce i comportamenti e le pene per l’ordine violato, lo si vorrebbe “flessibile.” Ci verrebbe da pensare ad una democrazia senza Stato e affidata solo agli interessi e alle fluttuazioni di poteri di governo e sociali non sottoposti a limiti. E’ questo il caso di Salvini e il suo interconnettersi con gli umori popolari? La risposta a questo interrogativo richiederebbe una riflessione complessa ma che evito richiamandomi ad una sola osservazione. Convengo che il magistrato, nella fattispecie, ha inquisito il politico per un caso particolare e ne ha la facoltà ma il giudizio è stato restrittivo venendogli meno la sua visione globale del problema perché i responsabili sono anche altri e le ipotesi di reato ancora più inquietanti e coinvolgenti non sono solo di questo governo ma coinvolgono quelli che li hanno preceduti e la stessa Europa che predica solidarietà e avvelena gli animi con decisioni contrarie alle stesse leggi della convivenza civile. E allora perché non inserire nel registro degli indagati non solo Salvini ma lo stesso Matteo Renzi e i vertici della commissione europea per istigazione alla violazione dei diritti umani? Se oggi ci troviamo a questo punto è perché più di qualcuno ha ciurlato nel manico e deve assumersene la responsabilità e subire i conseguenti rigori della legge. (Riccardo Alfonso)

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